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XXVII – Non Credo… perché non credo

Bene, abbiamo finito. Abbiamo preso il Credo, quella stupida filastrocca umana, e l’abbiamo demolito pezzo per pezzo. Come vi avevo promesso all’inizio del nostro percorso adesso avete gli strumenti necessari per cancellare quella Parola che fa il mondo, tramite le parole.

Le nostre parole di diavoli sono fumo e illusione, perché sono e vogliono essere l’opposto di quella Parola che crea. La nostra parola distrugge: non può esistere niente di stabile e duraturo in essa. Tutto ciò che è organizzato si disfi, tutto ciò che è costruito si smonti: niente può rimanere nell’Universo oltre a noi e ciò che a noi si piega. Quando le nostre parole diventano parole umane ciò che gli uomini pensano di credere sparisce, diventando il vuoto che noi bramiamo.

Perché? Perché non credere è bello. Credere vuol dire affermare che c’è qualcosa fuori di noi che vale, mentre sappiamo bene che non c’è niente. Noi siamo tutto, tutto deve ruotare attorno a noi. Questa è la vera gioia, la vera soddisfazione: il negare quanto è diverso, ributtarlo nel nulla che è.

Grazie al nostro non credere siamo liberi da ogni legame, da ogni prevaricazione. Imponiamo ciò che noi siamo, e se qualcuno prova ad alzare la testa lo distruggiamo. Come osa credere in qualcosa che non siamo noi? Come ardisce usare della sua libertà, limitando la nostra? La sua stessa esistenza è un fastidio, figurarsi quando tenta di affermare qualcosa che dice essere vero. Non esiste il vero, perché ciò che importa siamo noi, e quello che è vero cambia come noi cambiamo. Dobbiamo essere liberi di farlo quando ci aggrada. Nessuna coerenza ci può obbligare, nessuna necessità di rendere omaggio ai fatti. Esistessero i fatti, non saremmo liberi, perché ci dovremmo piegare ad essi. Se la realtà non si adegua a noi, tanto peggio per la realtà. La torceremo e la racconteremo diversa fino a quando ogni traccia di quello che non ci garba sarà cancellata.

L’essere che non crede non ha neanche bisogno di memoria, dato che non è legato a niente di stabile. Per noi ogni giorno è come fosse il primo e l’ultimo. Non c’è niente che valga la pena di ricordare, perché il bello non esiste e la giustizia nostra è il capriccio del momento. In tal modo non siamo prigionieri di nessun rimorso, nessun rimpianto, nessuno scrupolo. Usiamo di quanto vogliamo, e quanto non ci serve che sparisca.

Non siamo schiavi di simboli. Li distruggiamo non appena li vediamo, per fare largo a noi. Non c’è abbastanza posto nell’Universo per noi e qualcosa che non siamo noi.
Non crediamo perché non c’è niente che ci convince, dato che di una cosa sola conosciamo il valore: noi stessi. E noi siamo perfetti. Se talvolta sembra che falliamo, che non riusciamo a fare qualcosa, è solo apparenza. E’ perché non siamo ancora riusciti a cancellare del tutto l’altro, colui che ci ostacola, che limita la nostra onnipossente libertà. Il Nemico-che-sta-lassù, i suoi servi, che ci conoscono e non ci riconoscono. Ma è solo questione di tempo. Non siamo stati abbastanza cattivi, ancora.

Ci è difficile credere a noi stessi se c’è qualcuno che crede in altro. E’ insopportabile. Per questo dobbiamo abbassarlo: perché noi possiamo essere più in alto. Non ci può essere niente superiore a noi. E’ questo che dobbiamo insegnare a tutti gli uomini. Siamo i loro benefattori e i loro peggiori incubi. Se si ribellano li inseguiremo fino ai confini della terra e oltre, distruggeremo le loro vite e quanto hanno di caro, pezzo per pezzo, li sbatteremo nell’insignificanza facendo perdere loro tutto. Potranno invocare pietà, ma non conosciamo quella parola. Avere pietà vorrebbe dire riconoscere loro un valore: non ne hanno nessuno, per noi. Ma se crederanno in noi daremo loro ogni cosa, perché credere in noi vuol dire credere in niente, e con il niente possiamo fabbricare quello che vogliamo, quello che loro vogliono. Non durano, quelle illusioni, ma possiamo sempre farne altre. Quante vogliamo. Se vogliamo. Perché noi non crediamo certo in loro.

Non permettiamo che creino niente di duraturo. Se non erigono qualcosa di duraturo, come potranno dire cose che durino? Il pensiero si nutre di solidità. E il pensiero solido costruisce ciò che non passa. Non possiamo permetterlo: come potrebbero altrimenti comprendere la necessità che tutto sia dimenticato, tranne noi? Ogni cosa deve essere riciclata, effimera, temporanea. Nessuno osi costruire per chi verrà poi, cosicché non sia necessario che qualcuno dopo ci sia davvero. Non c’è scopo di sacrificarsi per una generazione successiva, se gli facciamo scordare che possono morire. Lasciateli pure sognare l’immortalità, e persuadeteli che possa essere raggiunta solo con la moda dell’istante, con la mentalità dell’immediato. Prendete in giro chi si ostina ad appoggiarsi sui vecchi valori, la tradizione, ciò che non è moderno. Niente deve restare immutato, perché dobbiamo rendere muto chi non si adegua a ciò che abbiamo stabilito essere contemporaneo.

Se dimenticano l’eterno la loro memoria sarà breve come le loro opere: pura apparenza.

Se non credono, gli uomini sono solo animali che possiamo condurre al macello, bestie che leccano la mano del carnefice perché non si ricordano la fine dei loro genitori e dei loro fratelli.

Capito cari demoni? Capito, cari fratelli umani che mi state leggendo? Credete solo a ciò che non fa credere.  Credete che ogni cosa che viene detta sia falsa, e se non lo sappiamo noi che ve lo diciamo chi lo può sapere?

No, noi non crediamo in niente, e siamo liberi. Grazie al Nostro Padre che sta Quaggiù che ce lo ha insegnato, sotto la cui protezione prosperiamo cibandoci del mondo.

La vera strada per il successo, per la libertà, per l’indipendenza è questa. Smettere di considerare l’altro come qualcosa che valga, invece di un fastidio o un nemico. Pensare che possa aiutarvi.
Ascoltate con sufficienza quanto vi viene detto, alzate tutte le vostre barriere di dubbi, di orgoglio, di preconcetto. Poi arricciate il naso in una smorfia disgustata, e dite: non credo.
Non credete a niente, solo a noi.

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XXVI – Non Credo…che aspetterò la vita del mondo che verrà

Non ci credo, nella vita del mondo che verrà. Aspettarla ? Proprio no. Intanto perché non credo nella vita: si tratta di una esperienza sopravvalutata. E poi per una questione fondamentale: noi diavoli non siamo realmente vivi e non possiamo davvero morire, o cambiare. Qualcuno potrebbe insinuare che è per questo che odiamo così tanto i viventi, e facciamo di tutto perché la loro stessa esistenza abbia termine. E’ falso: gli angeli sono come noi, eppure si ostinano a proteggere quegli esseri che infestano il mondo materiale con la loro fecondità. Allo stesso modo della loro morte non ci importa niente. Scenderanno da noi comunque, a loro tempo, e se nel frattempo causano grattacapi in alto loco allora che nel mondo attuale ci stiano pure il più possibile.

Invece noi odiamo la vita per un ragionamento logico e consequenziale. Niente in essa ci riguarda: la prediamo, ma ci è utile solo quando cessa. Aborrirne qualche aspetto, ingegnarsi per distruggerla è il requisito fondamentale per rifiutare il Paradiso ed esserne rifiutati, e quindi guadagnarsi il pass d’ingresso per il nostro reame. La permanenza in questo ipotetico mondo che verrà è riservata a coloro che tengono davvero a starci dentro; agli altri quel supplizio è risparmiato, in modo che noi possiamo sottoporli a tutti i supplizi rimanenti.

La vita è altro: perché ci dovrebbe interessare l’altro? Noi siamo perfetti così.
La vita è un abominio che si diffonde ovunque, una malapianta che colonizza il cosmo diffondendosi con la sua rivoltante fecondità. Le cose che crescono sono un po’ una fissa, per il Nemico. Per questo noi la combattiamo dove possiamo e come possiamo, perché porta l’impronta di quello che osa farsi chiamare Padre. Ma il solo Padre che riconosciamo è quello che sta Quaggiù, che ci ha generati per la morte di ogni cosa.

Con il dire che occorre attendere una vita migliore il Nemico ammette il suo fallimento odierno. E’ ovvio che è pentito di avere creato l’Universo, e che non vede l’ora di gettarlo via e ricominciare da capo. Universo 2.0? Sarà anche quello un flop , vedrete. Anche se questa volta l’ingresso sarà riservato solo alle persone autorizzate.

Il nostro insegnamento è di non attendersi nulla da questo futuro. Noi ne siamo fuggiti in tempo, prima che quell’eternità cominci davvero. Dovrebbero fare altrettanto anche gli umani: scappare prima che il treno si metta in moto, dopo sarà troppo tardi.
Ma non crediate che per gli ominicchi quell’esistenza nuova cominci davvero tanto presto. Il Nemico non ha nessuna intenzione di sbaraccare anzitempo il suo giocattolino. Usa il miraggio della resurrezione corporale per evitare una rivolta generale contro di lui. Sa che se gli umani assaporassero le delizie del mondo presente che noi proponiamo loro la sua influenza svanirebbe. Pazienza? Virtù? Moderazione? Speranza? Ah! Non avrebbero casa tra gli uomini. Aspetta e spera. Senza la resurrezione della carne, senza quella vita futura la loro fede non avrebbe senso, e il nostro inferno potremmo crearlo direttamente a casa loro.

Capite quindi l’importanza di sminuire agli occhi dei mortali quell’attesa di un nuovo cielo che il loro Credo invoca. Devono diventare uomini che non aspettano niente, e quindi sono disposti a tutto. Senza la prospettiva di un mondo migliore impregnato di giustizia cercheranno l’ingiustizia; senza l’idea di un’esistenza futura in cui tutto sia vero la menzogna diventerà il loro ideale in questo.

Ancora una volta sono le tattiche più semplici ad essere le più efficaci. L’uomo, per definizione, è un animale capace di immaginare una vita migliore. Fatelo tornare animale e tarperete anche questa sua fantasia. Sollecitate i suoi sensi, le sue pulsioni più basse. Più sono basse più troverà difficoltà ad alzare lo sguardo verso un ipotetica vita più felice.
In mancanza di questo rubategli il tempo per farlo. Chi non ha tempo non attende; chi va di fretta non si ferma. Un lavoro impegnativo, spostamenti stressanti, la continua rincorsa per guadagnare, e guadagnare di più; far carriera, e poi riempire il tempo libero di mille impegni per tenerlo prigioniero. Se sognerà un mondo migliore sarà la pensione: da pensionato, deluso, cesserà di sognare.

La cura al Credo più efficace è però di sostituire quella vita futura con qualcosa d’altro, un innocuo placebo. Ci sono due strade.
La prima è rendere il futuro un terrore intollerabile. Prospettare ogni genere di disastro, di catastrofe, di disgrazia in procinto di avvenire: e fermarsi lì. Il mondo finirà, punto: niente dopo, senza illusioni. Che il tempo termini è l’illusione più grande, ma non diciamolo. Lasciamoli consumare nella paura. Oh sì, lo so che nei piani del Nemico quelle catastrofi arriveranno, ma l’importante è che i mortali non si chiedano mai il perché arriveranno: ripulire il palcoscenico per la nuova rappresentazione.

La seconda strada è presentare un futuro perfetto. L’immortalità che, secondo questa visione, la scienza potrà dare; l’assenza di malattie e di vecchiaia, la conoscenza totale, rendere ogni uomo simile ad un dio. Oh, sì, la promessa che avevamo fatto nell’Eden finalmente realizzata.
Con una prospettiva del genere, perché perdere tempo ad attendere una resurrezione, un mondo diverso? Portiamo questo alla perfezione, dicono i nostri sussurri. Di altro non c’è bisogno.
Poveri uomini. Di tanto in tanto si illudono di essere buoni, di poter vivere in pace da soli, di essere perfetti o quantomeno perfettibili.
Noi sappiamo di più. Se l’uomo fosse perfetto cesserebbe di essere uomo. E non oso pensare a nessun tormento più efferato di una eternità senza perfezione, condannati ai piaceri forzati, senza nessun senso e nessuno scopo. Non so cosa ha escogitato il Nemico per quel suo mondo che verrà, ma sono pronto a scommettere che sarà parecchio diverso da quello che gli esseri umani, e persino noi demoni, possiamo immaginare.
A noi non importa, come ho detto all’inizio; ce ne chiamiamo fuori.  A voi uomini ve ne importa ancora meno, perché verrete con noi.

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XXV – Non Credo… nella Resurrezione dai morti

C’è anche la questione della materia.

I mortali hanno strani concetti sulla materia. Cercano di capire cosa sia, come siano fatte le cose, e sono abbastanza ridicoli da pretendere di riuscirci. Detto tra noi, non ne hanno la più pallida idea.
Faccio un paragone per i nostri lettori di stirpe umana. E’ come guardare un vestito, chiedersi di cosa sia composto, esaminarlo ben bene e concludere che è fatto di rosso. Oh, sono così tronfi gli uomini della loro sapienza! Se sapessero quanto poco sanno abbasserebbero di parecchio la cresta. Ma va contro i principi di noi diavoli insegnare l’umiltà; quindi i mortali potranno sempre contare sulle nostre lodi sperticate, sul nostro compiacimento del loro orgoglio, e sul nostro silenzio su ciò che è davvero importante.

Gli esseri umani conoscono della materia di cui sono fatti loro stessi una verità: essa è mortale. Si corrompe, si dissolve, non c’è più. Come tutte le verità noi cerchiamo di fargliela dimenticare. Attirare la loro attenzione sul fatto che la loro bella vita finirà avrebbe ripercussioni negative sui nostri affari. La maggior parte degli umani preferisce bearsi in una menefreghistica dimenticanza, riservando i pensieri sulla propria dipartita per il momento in cui saranno troppo deboli e stanchi per fare altro male. Nel momento in cui l’aggancio tra la loro anima negata e il grumo di sostanza che chiamano corpo si dissolverà, da quell’istante saranno a nostra disposizione.

E’ nella abituale illogicità del Nemico-che-sta-Lassù pensare di ridare a quelle stesse anime un nuovo corpo al posto di quello che hanno usurato.

Alla materia noi siamo sempre stati contrari, sin da quando eravamo nel comitato di progettazione dell’Universo e non si era ancora arrivati alla nostra estrema protesta contro la dittatura del Nemico. Adesso, a tante ere di distanza, possiamo dire con certezza che del mondo materiale siamo diventati i maggiori esperti. Sappiamo farne valere tutte le caratteristiche, sfruttarlo in profondità per ottenere da lui il peggio. Ma questa ristrutturazione che hanno in mente lassù per il dopo sarebbe per noi estremamente svantaggiosa. Il corpo che vorrebbero ridare alle anime da loro predilette mancherebbe di tutte quelle deliziose particolarità che ci hanno permesso di tenere in mano nostra gli esseri umani per così tanti millenni. Il loro eterno desiderio di infinito? Sarebbe soddisfatto. Come potremmo lavorare così?

Sempre che l’intenzione sia vera, naturalmente, e non un inganno propagandistico per sottrarci il cibo. Non riusciamo a capire perché ricreare un corpo nuovo ed immortale per creature che hanno già manifestato il peggio di loro in un involucro provvisorio. Persino quelli che han deciso di non scendere assieme a noi nel nostro esilio infernale ma di rimanere ostinatamente attaccati al Nemico ne hanno combinate, secondo il giudizio di lassù, di cotte e di crude. Il che sarebbe un motivo per rimuoverli per sempre dall’esistenza, no?
Invece, per quante ne abbiano fatte, lassù sono sempre disposti ad accoglierli. Se mai decidano di tornare. Lo scopo di tanta ostinata misericordia da parte del Nemico non può essere che quello di farci dispetto, di allontanare da noi la nostra principale fonte di cibo e sollazzo. Invidia, insomma, per tutte le anime che scelgono il nostro buio invece della sua luce.

Fatto sta che la prospettiva di una nuova vita dopo la morte esercita un certo fascino su quelle animucce ingrate la quale esistenza, a paragone della nostra, non è molto più lunga di quella di una farfalla. Li incoraggia a non considerare le nostre offerte di piaceri molto più concreti ed immediati, li distoglie dalla disperazione di quello che credono un imminente nulla. Non riescono neanche ad immaginarselo per bene, questo nulla: non possono fare a meno di ricordare l’eco della loro creazione nell’eternità.

Per distoglierli da questa certezza di un infinito oltre la morte abbiamo dovuto inventare interi sistemi filosofici basati sull’ignoranza e sulla pretesa. Per togliere forza a quel loro Credo dobbiamo foraggiare schiere intere di scienziati e di intellettuali, di sapienti e di dottori. Non che ci dia troppo fastidio: l’investimento, per così dire, si ripaga da sé.

Quel paradiso (e quell’inferno, certo) devono essere negati se vogliamo che gli uomini si rivolgano a noi. Devono essere sostituiti con concetti assolutamente materiali: il paradiso dei lavoratori, la memoria eterna dei meritevoli, l’inferno dello sfruttamento. Pallidi fantasmi delle realtà eterne, ma molto più alla portata delle menti deboli degli umani.

Si erigano statue agli eroi, dunque, si intitolino vie e piazze, si asserisca con convinzione che non saranno mai dimenticati. La rimozione dell’effige che ne occupava prima il posto, la sostituzione della targa con il nome del precedente eroe deve essere fatta con discrezione. Anche se, probabilmente, nessuno ricorda chi fossero. La memoria umana è ancora più breve della loro vita.

Sostituiamo il paradiso di materia con un paradiso materiale. Se questo dovesse essere troppo deludente, se si accorgessero che è sempre promesso e la promessa non è mai mantenuta, ci si può sempre rifugiare nel cinismo o nello spirituale. Quest’ultima soluzione è particolarmente efficace. Toglie ogni concretezza alla resurrezione dei morti e riduce i santi ad una macchietta da spot pubblicitario, impossibile da credere.
Se il paradiso deve essere raffigurato, sia pieno di angioletti che suonano l’arpa su nuvole di zucchero: abbastanza da fare venire il diabete anche al fedele più tosto. Non si faccia mai riflettere che sarà la carne a risuscitare, che quelli che erano morti avranno occhi e bocca e dita nuove, e suonare l’arpa sarà solo un optional per i cultori della musica. Sarà l’eternità per tutti, e la vita del mondo mortale sarà presto solo un ricordo, un’ombra breve quanto un lampo. Forse i risorti, quei pochi che non avranno creduto alle nostre promesse, se la spasseranno; ma anche noi, con il resto di voi, ve l’assicuro.

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XXIV – Non Credo… nel perdono dei peccati

Professo un solo Battesimo
per il perdono dei peccati

Non credo nel perdono dei peccati, figurarsi nel Battesimo. E’ un’altra invenzione del Nemico-che-sta-lassù, l’ennesimo sgarbo nei nostri confronti, l’ultimo insulto alla nostra volontà di trovare un accordo tra noi e lui.

Prende un grumo di terra, gli dà la vita, crea un universo attorno apposta per lui e poi gli concede persino la libertà. Quindi lo avverte: sgarra e te ne pentirai. Demenziale, non trovate? Se non volevi che sbagliasse non dovevi dargli la libertà! Ovvio che si sarebbe messo subito nei guai, specie con una piccola mano da parte nostra.
Ma non basta. Uno si aspetterebbe che, di fronte alla sua infedeltà, prenda quel pugno di argilla e lo distrugga. Così andrebbe fatto. L’uomo schiacciato, noi a leccare il sugo. Il suo peccato originale a condurlo in modo sicuro qui sotto da noi.

Invece no.

Con “sgarra e te ne pentirai” noi pensavamo ad una minaccia effettiva. Lui intendeva davvero “pentirsi”.

Non solo non li distrugge, si è inventato una maniera di recuperarli. E non con riti complicati, accessibili solo ai più forti, ai più intelligenti, ai più fortunati. No, tramite un’operazione ridicola: il bagnarsi con un po’ d’acqua.

Ma scherziamo?

Senza quello, sarebbero stati già tutti nostri. Lui si sarebbe tenuto solo i perfetti, cioè nessuno, e noi saremmo qui a banchettare, masticando anime succulente.  Invece dobbiamo procacciarci il nostro malvagio quotidiano con fatica, strappandolo usando le corna e gli artigli dalle grinfie degli angeli e dei santi.

Sì, perché per quanto noi diamo – provvisoriamente – al nostro protetto umano tutto ciò che chiede, potere, sesso, ricchezza, non riusciamo mai a farglielo bastare. Ne chiedono dosi sempre maggiori, e dopo un po’ cominciano a domandarsi se ne valga la pena. Badate bene, non è che domandiamo loro chissà cosa: semplicemente un po’ di riconoscenza. Spieghiamo loro chiaramente che le risorse non sono infinite, e che se ne vogliono di più devono meritarselo, ad esempio strappandolo agli altri.

Ma il Nemico riesce sempre a fare balenare loro l’idea che ci sia di meglio. Proprio perché ciò che hanno non basta mai, e devono alzare sempre la posta per essere soddisfatti per qualche breve istante, il vedere qualcuno che invece è gioioso e si accontenta di ciò che possiede può avere un impatto psicologico devastante. C’è il rischio che capiscano il senso della parola peccato: non un concetto pretesco astruso, ma qualcosa che è un di meno per loro.

Così, quando si scoprono infelici, vogliono il paparino. E il Nemico se li riprende! Ci affama, sottraendoci quelle anime impure: come può non essere nostro Nemico?

Che basti un bagnetto per essere di nuovo figli, dopo tutti i danni compiuti, è qualcosa di impensabile. Se noi demoni, che siamo incredibilmente intelligenti, la pensiamo così, anche gli umani non possono non essere della stessa idea.

Da bravi tentatori, possiamo sfruttare questo fatto per fare dimenticare ai mortali il battesimo e il suo effetto.
All’uomo di oggi, dopo secoli di propaganda, questo sacramento è diventato del tutto sconosciuto. Ci sono solo più pochissimi in grado di dire esattamente in cosa consista: nella maggioranza dei casi è solo un rito a cui sottoporsi per presentare il piccolo alla vecchia zia. Qualcuno potrebbe obiettare che essersi mossi su questo binario è stato controproducente: anche se nessuno conosce più la sostanza del battesimo, tuttavia esso viene eseguito lo stesso e produce in ogni caso i suoi effetti nefasti. Compagni demoni, usciamo dalla prospettiva immediata, i nostri tempi si misurano in secoli. I riti si dimenticano quando cambiano le mode, se non hanno delle ragioni solide. E noi badiamo che i nostri protetti siano sempre alla moda. Questo secolo è il nostro secolo.
Le vecchie zie muoiono, i nuovi genitori (quei pochi che ci sono ancora) dicono “per adesso non battezziamoli, decideranno quando saranno grandi”. Senza battesimo, ma anche senza ingresso nella comunità dei santi, si troveranno da soli, senza nessuno che gli insegni la realtà del Nemico. La nostra realtà, invece, saremo bene attenti a presentarla da ogni pagina che leggeranno e in ogni schermo in cui si specchieranno. La sussurreranno i loro e nostri amici; e di quel padre lontano non sapranno niente.

Spingerli a  sottovalutare il Battesimo è semplice: sapessero le conseguenze, ci andrebbero decisamente più cauti a ignorarlo. Ma chi dovrebbe informarli? Uno dei nostri successi più grandi è il fatto che i preti per primi non ne parlano più. Li abbiamo addestrati al rispetto umano, non sono più capaci di indicare un peccato per paura di offendere il peccatore. Invece di additare la bellezza fanno la morale: e uno si dovrebbe battezzare per una morale? Non ne vedrà neanche il senso. Per ogni predica sui sacramenti ce ne sono mille sulla mafia; magari la mafia sarà sconfitta, purtroppo per noi, ma avremo guadagnato mille picciotti dal cuore morto.

Certo, tutto questo parlare di misericordia oggi è un fastidio. Se c’è la misericordia, vuol dire che c’è qualcosa che non va e qualcuno che ne ha bisogno. L’importante però è che siano sempre gli altri: ai nostri protetti non facciamo mai notare che ne avrebbero bisogno per primi. Avanti con i casi pietosi: che diano un euro e si sentano buoni. O, ancora meglio, li si faccia indignare contro quelle sanguisughe, quei profittatori. Non li si faccia mai pensare che, in fondo, a loro è stata offerta la salvezza tramite poche gocce d’acqua.
Si può essere buoni anche senza battesimo, si rimarchi. E non si faccia mai notare loro che il punto non è essere buoni.

Oh, sì che si credono buoni: il battesimo dovrebbe servire per perdonare i peccati, ma si illudono che sia loro tutto concesso anche senza. Perché entrare in una comunità noiosa di cui non sentono la necessità? Presto, vedrete, quel rito sarà del tutto dimenticato, e tutti i figli del Nemico diventeranno figlioli adottivi del nostro Padre che sta quaggiù.
Quanto desidereranno allora quelle gocce d’acqua. Ma non se trovano nel nostro inferno.

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XXIII – Non Credo…nella Chiesa Apostolica

E poi, questi apostoli, chi erano? Dei cretini ignoranti, pescatori ed esattori con la mania mistica. Il più acculturato aveva a stento la barba. Arroganti e presuntosi, pronti a cancellare intere città perché gli abitanti erano stati sgarbati verso di loro. Gente che, nel momento in cui si è trattato di mostrare di che stoffa fossero fatti, se la sono data a gambe rinchiudendosi in un buco a farsela sotto, mentre il loro “amato” Maestro veniva torturato a morte. Notate bene, li aveva scelti uno ad uno. 92% traditori per paura, 8% traditori e basta.
Questo la dice lunga sulle reali capacità organizzative del Nemico-che-sta-lassù. Se nella piccolezza di scegliere utili idioti come galoppini ha fatto un simile disastro, come stupirsi poi che dell’Universo abbia fatto un tale casino?

In fondo, perciò, che la Chiesa del Nemico-che-sta-lassù si definisca apostolica ci sta anche bene. Se questi erano gli originali, immaginatevi i successori. Non ci credereste che tipetti sono alcuni. Nonostante questo, però, non siamo ancora riusciti ad aver del tutto ragione di loro.

La colpa non è nostra. Se fosse un combattimento alla pari saremo già da un bel pezzo noi i padroni assoluti del campo. Ma il Nemico, come al solito, gioca sporco. Quei mentecatti che ha per suoi servi non sono un problema per noi presi singolarmente, ma se si affidano al Nemico questi li sostiene e li protegge dal nostro paterno interessamento. Nessuno di loro potrebbe reggere in un confronto diretto senza quest’aiuto. Curioso: è come se avesse voluto dimostrare agli umani che senza di lui non possono fare niente: il che non ha senso, strategicamente e tatticamente. Per vincere avrebbe dovuto scegliere i più intelligenti, i più sapienti, i più potenti, come facciamo noi; non dei perdenti sfigati. Allora sì che ci sarebbe stata partita.

Non tutti i suoi apostoli, per nostra fortuna, approfittano dell’indebita protezione del Cielo. Ci sono quelli abbastanza orgogliosi delle loro capacità da commettere l’errore di sottovalutarci. Pensano di potere vincere da soli, gli illusi. La maggior parte sono come gli altri uomini: inconsapevoli di essere stati scelti, pronti a sottovalutare quello che dovrebbero annunciare. Non credono, in fondo, a quello in cui dovrebbero credere. Proprio come erano quei pezzenti all’indomani della squallida morte del loro capetto. Se non fosse tornato lui personalmente, se non fosse arrivato quel maledetto Spirito fiammeggiante sarebbero ancora lì a nascondersi.
E’ proprio questo che ha fatto la differenza, li ha trasformati da tremebonde nullità ad apostoli, cioè annunciatori, inviati. Insetti di cui nonostante i nostri sforzi non siamo riusciti a contenere la diffusione. Siamo stati presi in contropiede: ci aspettavamo che il Nemico imponesse la venerazione di se stesso, non delle persone che dialogavano tra di loro. Ci aspettavamo l’imposizione dei migliori, invece abbiamo avuto la scelta di successori. Non leggi da seguire, ma mortali, che si trasmettevano l’uno con l’altro la fede.
Capite quanto questo modo di procedere sia irrazionale. Come mai non si ribellano? Come mai non rivendicano la sovranità personale, ma liberamente collaborano con quell’autorità arbitraria nota come il Nemico? Come mai non crolla tutto miseramente? Ci aspettavamo una guerra, è una guerriglia.

Da ogni fedele presente oggi sulla Terra è possibile tracciare una linea ininterrotta sino agli apostoli originali, attraverso cui quella fede è stata trasmessa. Dobbiamo perciò cercare dei modi di interrompere questa catena che lega loro e che ci lega.

Il primo metodo è, naturalmente, cercare di adeguare il punto di vista dei mortali al nostro.

Il Nemico sceglie con i criteri suoi gli apostoli, dobbiamo invece farli scegliere con criteri nostri. Farli nominare dal potente di turno, re, imperatore, presidente o dittatore che sia. Qualsiasi criterio umano non è il criterio del Cielo. Verrà scelto il più utile, il più duttile, il più politicamente adatto. Ciò vale anche per quei luoghi dove vige la democrazia. Non è difficile: il popolo decide cosa decidiamo noi, abbiamo i mezzi per farlo. Tutti pensano di saperne di più dello Spirito, del Papa e dell’allenatore della Nazionale.

Il candidato ideale per noi brucia dalla voglia di comunicare se stesso. Vogliono essere apostoli, perché ci vedono la realizzazione della loro vita, una sorta di potere. Quelli che ne sarebbero degni secondo i criteri del Nemico capiscono bene che non lo sono.

Disgraziatamente troppo spesso sono proprio questi ultimi ad essere nominati, quando alla Chiesa è data la possibilità di scegliere. Non sarà finita questa lotta finché coloro che decidono non useranno gli stessi criteri che usa il mondo. Stiamo lavorando per questo.

Un altro metodo efficace è abolire il concetto che la Chiesa sia fatta di persone vive che seguono una persona viva. Le persone falliscono, dobbiamo ribadire: perché affannarsi, quando ci sono i libri che dicono già tutto?
Chi ha ideato il concetto che il cristianesimo sia una religione del Libro è stato più volte premiato dalle nostre massime autorità. E’ quanto più distante possa esistere da quanto vuole il suo fondatore, che infatti scriveva solo sulla sabbia.
Un libro è un oggetto morto; una religione che lo segue è una religione morta, di morti e di morte.

La successione apostolica si snoda nel tempo, è qualcosa di concreto: occorre negarne la necessità. Siamo gli uomini nuovi, facciamo dire ai nostri protetti. Non abbiamo bisogno di una storia, di padri, riscriviamo il futuro secondo le nostre idee. Con queste premesse potranno dire cosa vogliono, perché non dovranno rendere conto a nessun punto di partenza. Potranno atteggiarsi a profeti, ad apostoli del progresso; negheranno il passato per affermare un futuro tutto nella loro testa, devastando nel frattempo il presente.

Invece che affidarsi al Nemico, abbandonarsi al suo Mistero, saranno abbandonati perché avranno scelto di perdersi.

E tutti i perduti li ritroviamo noi, non è vero?

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XXII – Non Credo… che sia Cattolica

“Credo nella Chiesa…cattolica…”

Così la ridicola formuletta che vi stiamo insegnando a smontare pezzo per pezzo, cari amici demoni. Vogliate notare come qui quel “cattolica” non voglia essere un nome proprio, ma un aggettivo. Vuol dire “davvero universale, di tutti quanti”. Quegli ipocriti sostengono che proprio tutti potrebbero farvi parte.

Non è vero. Noi demoni no. Vorremmo, ma non ce lo permettono. Pensate che noi, se potessimo, non parteciperemmo a qualcosa che dicono meraviglioso? Eppure non ci lasciano. Dicono che dovremmo abbandonare le nostre convinzioni e le nostre idee. Pretendono il nostro cambiamento, imponendoci il loro modo di vedere e pensare. Solo perché ci piace quello che loro definiscono il male, dovremmo essere esclusi? E perché?

Mi sembra estremamente ingiusto. Il Nemico-che-sta-lassù pretende che ci adeguiamo alla sua mentalità, vuole dettarci i criteri di esclusione e inclusione. E il multiculturalismo? L’essere aperti ad altre mentalità e ad altre posizioni? Noi siamo portatori di nuove idee, di un nuovo tipo di approccio al mondo. Siamo i profeti della modernità, anzi, la modernità stessa è opera nostra. Tutta questa storia dello svecchiare, di essere giovani e trasgressivi, da chi credete prenda origine? Siamo noi ad averla inventata. Noi siamo fantasiosi, intelligenti, propositivi. Proattivi, come dice qualcuno. Noi smontiamo i luoghi comuni e li riassembliamo perché ci siano utili.
Quindi perché, se volessimo, non potremmo stare nella Chiesa con tutti i nostri peccati di cui siamo assolutamente orgogliosi? Perché non ci possiamo entrare con tutto il nostro odio per il Nemico? Perché non potremmo impossessarci di essa e riplasmarla secondo i nostri gusti? Se veramente si dice cattolica dovrebbe permettercelo. Incoraggiarci, persino. Noi siamo le pecorelle che vogliono abolire il pastore, gli autentici rivoluzionari, i futuri padroni del gregge. Noi siamo parte del popolo, anzi, noi siamo il popolo, nella sua più alta accezione, i suoi più veri rappresentanti, quello che lo capiscono meglio di tutti. Abbiamo lavorato con gli umani e sugli umani fin dalla loro creazione, come li conosciamo noi non li conosce nessuno. Siamo noi che suggeriamo loro cosa credere, cosa desiderare…se la Chiesa è fatta per tutti gli uomini, chi meglio di noi per esserne i capi?

Eppure veniamo tenuti fuori con scuse banali. Come pretendere che ci sia, prima, la verità.
E quando educatamente osiamo proporre la nostra opinione, il nostro punto di vista differente, subito fanno un esorcismo per scacciarci. Cattolica? Bah!

Stando così le cose, se non possiamo entrare in essa e renderla nostra, dobbiamo distruggerla. Sconfessare quelle riga del Credo che la chiama aperta a tutti. Lavorare per renderla esclusiva, un club riservato a pochi scelti. Pochi e sempre meno, fino a  scomparire come merita. Noi non possiamo entrarci? Che non ci entri più nessuno.

Amici tentatori, assecondate la naturale tendenza delle bestioline umane a sentirsi superiori! A fare gruppo! Escludere antipatici e indesiderati non sarà difficile.

Per prima cosa fuori i peccatori, naturalmente. Tutti quelli che hanno difetti, problemi, colpe non possono entrare in un consesso così puro. Li si escluda. Politici? Fuori. Ladri? Fuori. Corrotti? Fuori. Mafiosi? Fuori. Razzisti? Fuori. Fuori chi ha un comportamento sessuale non corretto. Fuori chi ha peccato contro qualsiasi comandamento. Dentro ci rimangano solo i puri. Avremo compiuto così la nostra vendetta verso quelli che ci hanno seguito ed hanno pensato di potere abbandonare la nostra Chiesa, quella di Nostro Padre che sta Quaggiù. Eh no, amici dannati, qui all’Inferno il nostro programma è raccogliere, puoi chiamarti fuori ma non potrai mai lasciarci. Raccogliamo tutti, accogliamo nessuno.

Cari umani, scegliete il vostro criterio preferito per discriminare e applicatelo. Bianchi, neri, di destra, di sinistra, ricchi o poveri, di questo o quel popolo, di questa o quella nazione. Avete tutte le scuse per mandare via chi non sopportate. Fatevi la vostra Chiesa esclusiva, che sarà sicuramente migliore della vecchia. Garantiamo la nostra assistenza.

Sarebbe però sbagliato limitarsi a lavorare dal solo lato dell’istituzione. L’esclusione più forte è l’autoesclusione. Basta convincere il mortale che non potrà mai fare parte del club perché non pensi neanche di farvi domanda di ammissione, e cominci a guardarlo con odio. Gli esseri umani odiano sempre ciò dal quale si sentono esclusi.
Esclusi, perché? Perché si è commessa una colpa così grave che non si pensa possa essere perdonata.

Fate confondere loro chi pensa al bene con i  benpensanti. Che la consapevolezza del loro peccato li tenga lontani. Si pensino indegni. Non devono neanche considerare di poter essere perdonati. Non devono rendersi conto che la Chiesa è lì proprio per loro. Devono aver vergogna a parlare al dottore del loro male, pensare di poter essere guariti da esso. La vergogna, o l’esservi così affezionati da non poter pensare di abbandonarlo.

Poi ci sono gli autoesclusi di segno opposto. Coloro che non vorrebbero mai fare parte di un’organizzazione che accolga quelli come loro. Se la Chiesa è veramente per tutti allora prego, che ci vadano pure. Io non sono come la massa, dice il mortale: io mi chiamo fuori, questi hanno rovinato tutto. Se vogliono accogliere ogni persona, anche le peggiori, allora non possono essere nel giusto.

Nell’uno o nell’altro modo, questi umani cessano di essere universali. Cosa non è universale è particolare, e si sa che il diavolo è nei particolari.

Mi sono spiegato? I servi del Nemico sono così convinti che ciascuno possa trovare il suo posto nella loro organizzazione che così si fanno chiamare: cattolici. Mentre la nostra idea di universalità è che non debba esistere niente al di fuori di ciò che ci è utile e che possiamo controllare. Cosa non riusciamo a possedere deve smettere di esistere. Diventare nulla: e, si sa, il Nulla contiene il Tutto. Il Nulla siamo noi.

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XXI – Non Credo… che sia Santa

Gli esseri umani mica l’hanno capito cosa vuol dire santa. Va bene, dobbiamo ammetterlo: un pochino di quella confusione è anche merito nostro.

Prima di insegnarvi come abbattere la pretesa che la Chiesa del Nemico-che-sta-lassù sia santa dobbiamo almeno noi comprendere che significa. Il senso originale di “santo” è qualcosa o qualcuno di separato, distinto, che non si mischia con l’ordinario. Che non può essere sporcato, che è inviolabile per definizione. Che è saldo, sicuro. Insomma questi nel Credo sostengono che non solo i peccati e le brutture ordinarie non hanno presa sulla Chiesa, ma che neanche noi demoni, con tutta la nostra potenza, saremmo in grado di farne quello che vogliamo.

Questo, lo capite bene, è ridicolo. Se volessimo potremmo impadronirci in ogni momento della fortezza del Nemico. E’ solo per sfizio che ci limitiamo a violarla, a rovinarla, a oltraggiarla. Già solo questo basterebbe a bocciare come del tutto sballata la sua pretesa di santità.

Credete che noi non siamo in Vaticano o in ogni parrocchia? Ci siamo, eccome. Non ci credereste a quanti ne abbiamo sul libro paga, dei suoi presunti servi, quanti sono nostri utili idioti o anche solo conoscenze interessate.

Pensate che i preti, i vescovi, i cardinali siano immuni al nostro consiglio? Ci sono tra voi parecchi diavoli che ad un concetto come questo si faranno grasse risate. Non solo non sono immuni, ma spesso ci cercano; anzi, credono di fare il loro mestiere tanto meglio quanto più ci danno ascolto.

Sono tantissimi i sacerdoti che non credono più. Magari sono entrati nella Chiesa perché avevano una fede vera, ed una volta lì hanno scoperto con raccapriccio quanta corruzione, quanto male conteneva. Sono rimasti orripilati da pessimi sacerdoti e da meschinità ; la fede l’hanno perduta, e adesso credono solo al loro tornaconto. Di tanto in tanto qualcuno di loro si rende conto che è diventato esattamente come chi gli ha fatto smarrire l’idea del bene: in tal caso, puniamo severamente il suo demone tentatore per avergli permesso di accorgersene.

Ma questo è ancora niente. Non c’è solo gente che inganniamo; ci sono anche quelli che sanno perfettamente con chi hanno a che fare, quando parlano con noi. Non solo non gliene importa, ma ne sono contenti: credono che ciò li aiuterà ad avere successo. A fare i loro interessi. Il Nemico ormai lo considerano, giustamente, un perdente. E’ incredibile come proprio chi dovrebbe avere un’idea chiara di quelli che sono i nostri poteri e i nostri fini finisca per sottovalutarci e dimenticare cosa l’attende. L’illusione e l’orgoglio degli umani sono la nostra più grande forza.

Un sacerdote che non sia santo non solo è inutile alla Chiesa, è utile a noi. Purtroppo, però, la mancanza di santità di tanti non basta a cancellare la santità della Chiesa stessa. L’ha costruita bene, il Nemico; è lui che garantisce la sua inviolabilità. Per quanto traditori siano gli armigeri sulle mura e talvolta persino i comandanti delle truppe, il castello continua a non cadere. E’ proprio il suo non mollare la presa che ci impedisce di abbatterne le torri.

Finché non riusciremo ad interrompere il collegamento della Chiesa con lassù non l’avremo vinta. Non facciamo a nostra volta l’errore di sottovalutare il Nemico: la sua Grazia è un’arma potente e sleale, che ci costringe ad arretrare. Non cesserà di concederla fino a quando ci sarà anche un solo uomo che sia santo, che conservi quel rapporto con lui, o anche solo il desiderio di quel rapporto. Fino a quel giorno la fortezza non crollerà.

I santi, malgrado tutti i nostri sforzi, sono più numerosi di quanto ci augureremmo. Non lasciamoci ingannare dalla nostra stessa propaganda, ci sono ancora troppi esseri umani, troppi preti e laici che insistono a fidarsi del Nemico, a confidare in lui. Le nostre piccole vittorie, le loro piccole cadute troppo spesso non bastano a fare capitombolare il mortale nei nostri calderoni, specie se questi sa bene che esistono e provvede a riprendersi dopo ogni scivolone. E’ proprio quella Chiesa non dannata che li aiuta. La santità degli uomini non è un muro che noi possiamo infrangere una volta per tutte, è una strada da cui possiamo tentare di sviarli ma su cui possono sempre tornare.

E’ sul cancellare quella strada, o fare sì che porti da tutt’altra parte,  che dobbiamo concentrarci.
La fortezza può anche continuare a stare dritta, per quello che ci importa, e può anche darsi che le nostre porte non prevarranno mai su di essa: ma se nessuno vorrà più entrarci il nostro lavoro sarà compiuto. Ogni volta che un credente dimentica il suo catechismo la Rocca diventa un luogo più remoto. Ogni volta che un prete racconta la sua idea di Chiesa invece di quello che la Chiesa è, sempre più gente si perde, cercando quello di cui avrebbe bisogno e non trovandolo. Ogni volta che un vescovo ascolta noi, le nostre idee, i nostri schemi piuttosto che la voce dei suoi predecessori, le sue pecorelle si domandano per quale motivo dovrebbero ancora cercarla, quella Rocca, quando evidentemente si sta assai meglio a casa nostra.

E’ una questione di marketing: se i venditori non sono convinti del loro prodotto e sotto sotto consigliano quello della concorrenza, quella santità che tanto ci disturba smetterà di esistere. Perché nessuno la vedrà più. Diventerà invisibile e invivibile.

Se la santità è differenza dal mondo, una volta che la Chiesa e il mondo coincidono non è che non ci sarà più il mondo, non ci sarà più la Chiesa. Nessuna santa separazione; nessun pastore, solo pecore smarrite e noi lupi affamati. Salvare vuol dire mette al sicuro; una volta che si è perduto quel luogo protetto, quel riparo dal pericolo, nessuno può essere salvato. Se il santuario è smarrito, non c’è più un luogo al quale tornare. Se lo si pensa una minaccia invece che un aiuto, non lo si cercherà, lo si eviterà con cura.

Nessuno si salva. Tutto diventa nostro, ed è inutile che scappiate, mortalucci: dove andrete, senza un luogo santo in cui rifugiarvi?

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XX – Non credo… in Una Chiesa

Ah. Una, una sola Chiesa. In questo dovrebbero credere gli uomini? Ma non fatemi ridere!

Noi gli esseri umani li conosciamo bene. Siamo da millenni in questo business. Non per niente ci siamo meritati questo soprannome “diavoli”, quelli che dividono. A me, piace molto. Mi sento capito, rappresentato. E’ il nostro mestiere, ci piace farlo e lo facciamo bene. Il Nemico-che-sta-lassù, al contrario, ha il pallino dell’unità. Li vorrebbe tutti uniti stretti-stretti, i suoi cocchini. Ma se lo può scordare. Facciamo molto più in fretta noi a separare che lui a rimettere insieme.

Come al solito, però, la colpa è sua. Noi l’avevamo raccomandato: che bisogno c’è di farli diversi l’uno dall’altro? E’ molto più semplice ed economico stamparli in serie. Tutti uguali. Ti levi un sacco di problemi.
Il Nemico, lui no. Vuole fare le cose a modo suo, lui. Così ogni animuccia ha il suo ragionamentino, ha il suo parerino, ha la sua sciocca libertà. E poi si lamenta che si dividono. Per forza, la divisione è nella loro struttura. Noi, noi stessi siamo nella loro struttura. C’è un diavolo in loro.

A cose fatte, dopo essersi reso conto del disastro compiuto, il Nemico afferma che gli va comunque bene così. Che l’unità che desidera per loro deve essere scelta, non imposta. Anzi, che proprio dal fatto che restano uniti si possono riconoscere come suoi.
Che faccia tosta. Pur di non ammettere un errore di progetto, guarda che riesce a tirare fuori. Se ne è reso ben conto anche lui, come fossero, quando era il falegname di Nazareth: persino tra gli apostoli che si è scelto non ce n’erano due che volessero la medesima cosa. Altro che unità, sono tutti fuggiti ognuno in direzione diversa. Se non interveniva lui stesso a rimettere ordine, se non mandava il colombaccio a tirare loro in testa lingue di fiamma, di chiese diverse ne avremmo avuto una dozzina. Pazienza: ci abbiamo pensato noi dopo a rettificare la situazione.

Se desiderassero solo il Nemico, certo che sarebbero uniti. Il Nemico è Uno. Ma i desideri possibili sono tanti e diversi, e cozzano tra loro. Finché ci sarà desiderio di potere, finché vorranno dominare, l’unità se la possono scordare. Ma le beghe di potere sono niente rispetto alle divisioni che suscitiamo sulla verità.
Ci sono tanti che considerano la verità affare loro, e non qualcosa a cui aderire. Ci sono tanti che ritengono la giustizia come loro dominio, e non una cosa da ricercare. E moltissimi ritengono che la loro idea di bellezza sia l’unica che valga la pena perseguire. Avete idea di cosa succede quando queste idee vengono a contatto con altri che possiedono le stesse identiche convinzioni ma punti di vista differenti? Quanto più saranno convinti di essere nel vero  e nel giusto tanto più saranno divisi, e tra loro scoppieranno battaglie e guerre senza fine.

A noi queste guerre stanno benissimo. Anche se una parte finisse per vincere, non sarebbe comunque la verità a prevalere, ma la forza usata per sostenerla. Se la forza vince, noi vinciamo. La forza siamo noi, la guerra siamo noi. E quanto ci piace che a farla siano coloro che pensano di adorare per questo il Nemico. Ogni morte di innocente è un urlo di sofferenza. Quello del suo uccisore, dopo la morte, nel nostro inferno. La dannazione di chi si ritiene giusto è il nostro più grande risultato.

Occorre però fare attenzione, perché il confine è sottile.
Il rischio è che questi combattenti siano tanto innamorati della verità che finiscano per vederla. E’ per questo che è nostro compito esacerbare gli animi, in modo che la verità divenga scusa, così che l’avversario sia considerato come un nemico e non come un fratello che cerca la loro medesima cosa. Non cerca chi pensa già di aver trovato, ricordate?

Quando sono insieme, i seguaci del Nemico sono una forza inarrestabile. Ma questo, grazie a noi, non avviene. Troviamo sempre una quisquilia, una carabattola, un malinteso o una verità su cui dividerli.

L’argomento più forte è il loro peccato. Quanto sbagliano, ma quanto amano rinfacciare agli altri di aver sbagliato. Dovrei essere una sola cosa con uno con la faccia così?, si chiede il nostro uomo mortale. Una sola cosa con qualcuno di così stupido, gretto, orgoglioso, antipatico, ladro e omicida, bestemmiatore e bugiardo. Mai! E non si accorgono che si stanno guardando allo specchio.

Naturalmente è una lotta dura. Il Nemico ha quel suo maledetto vicario che per quanto noi possiamo corromperlo, imprigionarlo, umiliarlo e sbeffeggiarlo è come un capitano che non permette alla barca di affondare. Ha quel suo popolo che è come un nocchiero che non perde la rotta. E tra i marinai fa sorgere spesso quei santi maledetti su cui le nostre arti più infami sembrano scivolare via.

Se vogliamo dividere la sua Chiesa dobbiamo separare tra loro questi suoi punti di forza. Dobbiamo porre il sacerdoti contro il papa, il papa contro il popolo, il popolo contro i sacerdoti. Non dobbiamo tralasciare nessun sotterfugio, usare le tattiche più estreme. Se il popolo si disgusterà della Chiesa, dei suoi sacerdoti infami e peccatori, e la Chiesa del popolo, gregge ignorante e riluttante, la loro unità si dissolverà come neve al sole. Poche tentazioni ben mirate alle persone giuste, i nostri usuali servi a insinuare e calunniare, e vedrete che anche al fedele più ostinato verrà il dubbio che si stia meglio da soli.

Ad ogni uomo la sua fede, ad ogni fede la sua Chiesa. Differente. Nel proprio orticello l’uomo sia re e papa, con i suoi dogmi e le sue liturgie, illudendosi di farlo per illuminazione divina. Quanto più semplice è guidare invece che seguire. Guidare per dove? Lo sappiamo noi.

Sì, amici demoni. Dovete incoraggiare i fedeli a pregare. Purché lo facciano da soli, non come parte di una Chiesa ormai troppo stretta per loro. Che ognuno preghi la sua divinità: basta che con il Nemico abbia poco a che fare. Che sia la sua immagine sbiadita e deforme, la sua scimmiottatura. Vedrete che poco per volta assomiglierà sempre più a Nostro Padre che sta Laggiù.

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XIX – Non Credo…nella Chiesa

Credere nella Chiesa? Assolutamente no. Aggiungerò: chiunque possa credere in un’accozzaglia di esseri umani quale è la Chiesa del Nemico è un folle e uno stupido. E noi demoni siamo tutto meno che folli e stupidi.

In un certo senso i mortali possono anche essere tollerati se credono nel Nemico-che-sta-lassù. Sbagliano, certo, però in fondo anche noi diavoli un tempo ci credevamo, prima che Nostro Padre Infernale ci aprisse gli occhi. Ma seguire altri uomini? Degli esseri limitati ed idioti? Bisogna davvero essere dei fessi. E gli uomini lo sono.

Eppure è proprio quello il metodo che il nostro vecchio datore di lavoro ha escogitato per toglierci le anime dai denti. Una comunità di idioti che credono in lui. Che si ricordano l’uno con l’altro che devono evitarci (la memoria umana è corta). E, maledetti, funziona.
Se un umano pensa di fare da sé allora è probabile che l’eternità la passerà dalle nostre parti. Sì, perché preso da solo il mortale è un bocconcino facile per dei diavoli come noi. Come fa un essere di intelligenza ed astuzia limitate come l’uomo medio a sperare di batterci, noi che c’eravamo quando il sole ha cominciato a brillare? Non ha alcuna possibilità.

Se nessuno gli spiega perché resistere alle tentazioni non ci proverà nemmeno.
Se nessuno lo incoraggia ad avere speranza, cederà alla disperazione.
Se nessuno lo perdona, sarà schiacciato dal peso della colpa. O stabilirà di non avere nessuna colpa: il genere di mortale che ci piace di più, perché non si pone limiti nel dare dispiaceri al suo creatore.
L’essere umano con religione fai-da-te può sperare al limite di essere giusto; ma la giustizia che adopererà sarà la sua giustizia. Una giustizia alta come lui. Se è anche onesto, farà onestamente il male di cui è capace. Di tanto in tanto anche un po’ di bene, ma farà fatica a distinguerlo.

Sì, perché generalmente gli uomini sono convinti di essere il fratello maggiore.
Ve lo ricordate il fratello maggiore, nella parabola che gli umani chiamano “del Figliol Prodigo”? Dovreste averla studiata ai corsi di “conosci il tuo Nemico”. Il fratello maggiore è quello che sta a casa, onesto, giusto, e che si incavola perché suo padre perdona tutto a suo fratello lo scapestrato. Quasi nessuno si identifica con il ragazzo sciagurato, quello con le mani e il cuore bucato. Cosa che ci rende felici.
Pensano di non essere così. Di essere onesti e giusti. Che non fanno niente di male, loro. Ovviamente si sbagliano: se no, cosa staremmo a fare, noi?

Che grande coscienza dovrebbe possedere l’umano per comprendere quanti doni del Nemico, quale parte di eredità butta via ogni momento. Se sapesse la quantità di Grazia che gli viene riversata addosso durante ogni giorno che vive, ogni minuto! Ah, le volte che rimaniamo lì, a digrignare i denti perché il suo angelo custode si batte all’ultima piuma! Certo, questo tipo d’uomo non va in una città lontana a spendere i soldi paterni, si limita a sprecare i doni del cielo andando al lavoro e scordandosi della bellezza che gli è stata regalata. Quanti ne abbiamo dannati, tra la scrivania e la macchinetta del caffè! E a casa, in famiglia, nel tempo libero, credete sia diverso? Quanti anni scialacquati vivendo senza vivere, in attesa di noi!

La Chiesa, nel progetto del Nemico, dovrebbe essere quella casa a cui tornare. In cui c’è un padre che ti accoglie e che ti sfama con cose che nutrono. Se però l’umano è convinto di essere il fratello maggiore, penserà di essere già a casa. Quando uno si sente a casa, perché e dove dovrebbe tornare?

Proprio questo è il metodo principale per neutralizzare quel “Credo nella Chiesa”: convincere i mortali di non averne bisogno. Non ha senso cercare qualcosa di cui non si capisce la necessità, di cui si ignora persino l’esistenza. Così sussurriamo agli umani quanto sono bravi, belli e buoni; quanto sono giusti, quanto hanno ragione, sempre. Questo vale tanto di più se il mortale fa già parte della Chiesa. In fin dei conti, anche il fratello maggiore della parabola sbagliava stando a casa sua, no?

Uno che si crede migliore di tutti gli altri non ascolterà i consigli di nessuno. Peggiore l’opinione che ha degli altri, più alta quella di se stesso.
I fedeli devono sembrargli un’accozzaglia di vermi. Ogni caduta di un credente deve essere presa ad esempio per mostrare quanto sia poco affidabile una Chiesa così. Quando sono disprezzabili coloro che ne fanno parte! Non sono giusti, non sono bravi, commettono errori, non sono perfetti. Sì, non fategli desiderare niente di meno della perfezione. Non deve riflettere che la Chiesa è fatta apposta per i peccatori, e lui è uno di essi; che se fosse perfetta, non ci sarebbe posto per quelli come lui.
“Credo in una idea divina, ma non nella Chiesa”, occorre fargli dire. Così che dimentichi la realtà per un’idea.

Se poi riusciamo a sbaraccare del tutto la Chiesa, tanto meglio. Secondo le nostre previsioni non manca molto. In casa loro siamo riusciti a fare parecchia confusione. C’è chi è convinto che i figli cattivi vadano cacciati di casa; chi li vorrebbe seguire nei postriboli, per far vedere di essere moderni; chi vorrebbe trasformare la casa stessa in un casino. Quelli che hanno ancora lo spirito dei padri e di padri sono ormai molto pochi: quella stessa parola, padre, manca poco che sia messa fuorilegge.

Non facciamo troppe illusioni, però. Il Nemico gioca sporco: quante volte ci sembrava di averli sradicati per rivederli poi spuntare? E’ per questo che occorre spargere veleno a piene mani, in maniera che chi vorrebbe tornare veda una dissoluzione peggiore di quella che lascia e cambi idea. La Chiesa deve abbandonare l’umanità, come l’umanità deve abbandonare la Chiesa. Senza la Chiesa nessuno ricorderà chi sia il Nemico; senza l’umanità, la Chiesa non ha scopo. I fedeli del Nemico andranno combattendo tra loro ognuno per la propria strada, che si separerà sempre più da quella degli altri. Ma tutte le strade conducono nel buio, ai nostri fuochi senza luce.

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XVIII – Non Credo…nei profeti

…e ha parlato per mezzo dei profeti???

I profeti sono sempre stati un problema, per noi. Gente fastidiosa, di cui non c’è da fidarsi. Dicono la verità che è e la verità che sarà, e questo è indisponente. Della verità possiamo fare benissimo a meno. E questo vale anche per i mortali.

Gli umani non vogliono sentire il vero. Anche se sostengono di desiderarlo, soprattutto quando sostengono di desiderarlo. Sono una massa di mentitori: come potrebbero volere qualcosa così lontano dalle loro abitudini? Pensate un attimo a quelli che avete in custodia. Con quanta accuratezza evitano gli imbarazzi usando mezze frasi o complete falsità. “Come stai? Tutto bene? Sei felice? Mi ami?” Volessero una risposta sincera, non farebbero domande del genere. Che dire della maniera in cui si autoingannano sulla vita, sugli avvenimenti che accadono loro? Se ascoltassero il vero di accorgerebbero di vivere un’esistenza insopportabile, ed ammattirebbero. Noi rendiamo un servizio preziosissimo, suggerendo di ammantare di menzogna ogni pensiero. Di lasciare perdere quanto è autentico per far finta di vivere il sogno. Possono almeno illudersi di essere passabilmente contenti con la miserevole vita che il Nemico-che-sta-Lassù concede loro.
Sì, la menzogna è invenzione nostra, e ne siamo fieri. Pensate che squallore senza di essa. Ogni cosa sarebbe come il Nemico vuole, mancherebbero del tutto il guizzo di ribellione, la libertà, la fantasia che ci caratterizzano. I mortali? Ne sono entusiasti, gli idioti.

No, non vogliono la verità: se fossero sinceri lo ammetterebbero. Ma guardateli: tifano per sportivi prezzolati a cui non importa niente di loro, pronti a vendersi al miglior offerente; votano politici di cui già sanno la completa cattiva fede, ma che scelgono per partito preso; si rifiutano di guardare fino in fondo la loro ideologia, di portarla alle sue ultime conseguenze, perché se no ne sarebbero così schifati che si rinchiuderebbero in casa a vomitare.
Vivono nel loro mondo immaginario, incapaci di sincerità, finché un giorno muoiono e si accorgono con raccapriccio di non avere mai vissuto. A questo punto interveniamo noi a rassicurarli: tranquilli, da ora in poi ci pensiamo noi a voi. Quello che avete vissuto era solo il prologo; ora vi aspetta l’eternità, quaggiù all’inferno.

Tutto bene, se non fosse per questi profeti. Saltano fuori all’improvviso, pieni di disgustosa grazia, e indicano la menzogna. Non la nascondono, come tutti gli altri; la portano anzi in piena luce, in modo che tutti si possano accorgere di cosa sia. Capite? Noi fatichiamo nell’ombra per anni, a volte per decenni o per secoli, al fine di tessere una rete di bugie che possa soddisfare la sete di falso dell’umanità; arrivano loro e in quattro e quattr’otto la smantellano, aprono in essa buchi tanto grandi che tutti i pesci fuggono. Giudicano il mondo corrente e preannunciano quello futuro: portano speranza, quell’orrendo veleno, nel cuore di chi li ascolta.

Capite bene allora che occorre salvare le nostre pecorelle dalla luce malata del vero, prima che si guardino attorno e capiscano dove li stiamo portando. Di questi figuri occorre sbarazzarsi il prima possibile, con le buone o le cattive.
Per quanto riguarda le cattive non credo che ci sia bisogno di grandi indicazioni.
Per quanto riguarda le buone…
Quei profeti di cui si parla nel Credo devono rimanere confinati in un passato morto e sepolto. Devono restare figure arcaiche, vecchi barbogi dalla lunga barba bianca che non hanno niente a che fare con l’oggi. Non deve neanche balenare alla mente che possano essere contemporanei, che vivano una vita comune, che stiano parlando in questo momento, che possano indicare proprio adesso la strada giusta per la felicità.

Che il tizio che dice cose scomode e vere possa essere un profeta ai mortali non deve venire mai in mente. Che lo Spirito possa ispirarlo…ma quando mai! Più lontano pensano il Nemico dalle cose di ogni giorno, meglio è per noi. Al loro sguardo il profeta contemporaneo deve apparire uno strambo, un contaballe, un pazzo, un prezzolato da chissà quale organizzazione. Alternativamente un arretrato, uno fuori dal tempo, che non capisce la modernità; oppure troppo avanti, un visionario, che non coglie la necessità di ogni giorno. Se predice il futuro – che gli sia suggerito dal colombaccio, o che ci arrivi applicando la logica alle situazioni – basta contrapporre alle sue previsioni cupe un futuro radioso, il nostro.

Dobbiamo rendere impossibile credergli. Ostacolarlo in ogni maniera.
Non è difficile, perché il profeta per sua natura si mette nei guai. E’ scomodo perché parla delle cose del Nemico, va contro il Potere, perché il Potere siamo noi. Abbiamo un sacco di servi che non sopportano la scomodità, e pensano di saperne di più di chiunque altro. Non è difficile: siamo noi che diciamo alla gente come pensare.

Il profeta avrà i giornali contro, i politici contro, la gente contro. Si faranno beffe di lui, perderà il lavoro, eventualmente sarà imprigionato. Anche il profeta è un uomo. Anche lui può cedere.
Quanti ne abbiamo fatti fuori così!

Per squalificare i restanti la tecnica abituale è creare falsi profeti che soverchino quelli veri.

I nostri profeti hanno l’aspetto da profeti, parlano da profeti, si comportano da profeti. Tutte le televisioni e i salotti li esaltano come vati di questo tempo. I loro no. Sembrano persone del tutto comuni, persino troppo comuni, donnette, omacci, professori o sempliciotti che siano.
Come potrebbero credere a loro e non a noi? Eppure posseggono un alone di verità che non riusciamo a cancellare neanche sporcandolo con le nostre peggiori menzogne.

Il Nemico parla per mezzo loro, e noi non riusciamo a farli stare zitti. Più facciamo loro la festa, moralmente o fisicamente, più ne rispuntano. Sono infestanti, e non riusciamo a sradicarli.

Non sappiamo quando o dove sorgerà il prossimo, perciò dobbiamo stare attenti. Sono loro la bocca del Nemico, e si possono incontrare ovunque. Come riconoscerli? Portano la speranza e la verità.

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XVII – Non Credo…che lo chiameremo Signore

“Spirito Santo, che è Signore e dà la vita”.

Lo Spirito Santo? Non chiamiamolo Signore. E’ solo un pretenzioso essere che svolazza di qui e di là come un colombaccio in cerca di un tozzo di pane, uno spiritello dispettoso che soffia dove vuole, mostrandoti la lingua di fuoco. Sembra che lo faccia apposta a sabotare tutti i nostri tentativi di istruire gli umani sulle loro autentiche necessità e aspirazioni.

Si atteggia a Sapienza, ma è così davvero? Ma cosa pretende di sapere? Se gli esseri umani vogliono apprendere quello che realmente importa, quelli che devono interrogare siamo noi. Siamo noi demoni a custodire tutti i segreti più oscuri dell’animo dei mortali. Se gli uomini sapessero quale godimento noi proviamo nello sguazzare nei loro peccati più sordidi! Rabbrividirebbero a capire quanto sono nudi ai nostri occhi. Quanto li conosciamo bene, fino nei particolari che neanche loro osano confessarsi! Sono, per così dire, il nostro pane quotidiano. L’antipasto per quando li gusteremo direttamente bevendoli dalla loro anima.
Lo Spirito del Nemico vorrebbe rivelare loro le più alte verità. Ma agli uomini, salvo pochi patiti, non importa tanto di approfondire i misteri dell’universo, quanto i misteri della camera da letto della vicina. Che gliene importa che lo Spirito fosse presente quando è stata formata la Terra? Sono il gossip, il pettegolezzo, la storiella sconcia che solleticano il loro interesse. E’ di questi argomenti che vorrebbero conoscere tutto.

Anche lui, Il Nemico-Spirito, quei segreti li sa, è chiaro: ha dei rapporti di parentela stretti con il fabbricatore della storia umana. Ma, a differenza nostra, non li usa per esaltare la libertà delle persone a fare quello che pare e piace. No, lui preferisce ammonirle, far vedere loro la conseguenza delle azioni, istruirle sulla cosa migliore da fare. Migliore per lui, naturalmente.

E che noia! Cos’è la vita se non rischio? Noi diavoli gli uomini li incoraggiamo a scommettere contro la ragionevolezza, a vivere come se il cielo fosse vuoto e il Nemico non esistesse. E’ chiaro che vinciamo sempre noi.

Se ne sente parlare poco, di questo uccellaccio, ma è lui la mente dietro al Nemico-che-sta-lassù. Quello che tesse i suoi piani, l’eminenza grigia dell’ineffabile trio. Se vogliamo tarpare le sue ali dobbiamo minarne la credibilità, colpirlo nella reputazione. Renderlo insomma antipatico, un sapientino, un regista occulto dal quale è meglio stare alla larga. Può sussurrare quanto vuole: se troverà orecchie sorde, che non credono, può pronunciare la Parola ma nessuno l’ascolterà.

Non è che ci voglia molto sforzo. Per gli intellettuali lo Spirito santo è solo un concetto teologico, una balla inventata dai preti, nel migliore dei casi nient’altro che la linea telefonica tra il Padre e il Figlio. Mi ami, ma quanto mi ami…stucchevole.
Figurarsi per l’umano medio, che di queste cose non gliene può importare di meno.
Già la parola ‘Spirito’ è molto poco professionale: fa venire alla mente subito acchiappafantasmi e storiacce dell’orrore. Se poi ci uniamo ‘Santo’, un aggettivo che la maggior parte delle persone associa alla noia mortale, il più è fatto. Il nostro risulta, nell’immaginario collettivo, come una sorta di spettro pedante e inafferrabile, più una leggenda da film splatter a basso costo che una persona divina. Pessimo marketing, quel nome.

E questa figura evanescente vorrebbe sostenere di essere colui che dà la vita? Andiamo. E’ arcinoto che la vita è un processo chimico cominciato quattro fantastilioni di anni fa in qualche pozzanghera della Terra primordiale. Due saette, e magicamente ecco la prima cellula vogliosa di riprodursi. Questa è la nostra posizione ufficiale. Scientifica. Da quando l’abbiamo tirata fuori non c’è più nessuno che osi dire che è un’assurdità, che la vita è ben più di quello.

D’accordo, la storia della pozza non sta minimamente in piedi. Mai provata, a ma a noi questo non tocca. E’ al livello di quell’altra vicenda sullo scienziato che dà la vita alla sua creatura con i fulmini, quello di cui hanno anche fatto i film; ma, a differenza di quel romanzo, la si trova sui libri di scuola. Sul serio. E dovreste vedere come se la sono bevuta. Già, perché se no, quale alternativa ad un creatore? Da dove l’avrebbero presa la loro esistenza? Domanda imbarazzante.

Vedete quanto siamo premurosi? Altro che l’uccellaccio. Facciamo in modo da risolvere i loro problemi ancora prima che se li pongano, in modo da non surriscaldare il loro cervellino e solleticare la loro volontà.
Fatto sta che, se credono che la vita sia una caratteristica dei microbi e non qualcosa dato dal Nemico, gli uomini si sentono giustificati a farci quello che vogliono. E’ a buon mercato, capite. Gratis, perfino. C’è ne tanta in giro, anche se ne eliminiamo un po’ nessuno se ne accorge.

Non hanno la più pallida idea di quanto ci abbiamo messo, al tempo in cui non avevamo ancora deciso una diversa carriera, a regolare le costanti fisiche, a inventare le formule, a progettare nei minimi particolari ogni possibile effetto e controeffetto. Di tutti i possibili valori di tutti gli aspetti della realtà ce n’è solo uno che ha come risultato la vita. Non si rendono conto di quanto sia preziosa. Se capissero che ognuno di loro non è il risultato del caso ma è stato accuratamente disegnato fino al più piccolo pelo da ben prima che esistessero atomi ed elettroni, forse sarebbero un poco più cauti prima di consegnarcela.

Ma non è così. La vita è nostra, dicono, e ce la gestiamo come ci pare. Così la preziosa esistenza di ognuno di loro alla fine arriva a chi la utilizza davvero. Il Nemico dà la vita, noi la prendiamo. Perché dovremmo lamentarcene?
Oh, sì, possono permettersi di sprecarla. La butti? Non ti preoccupare, te la raccogliamo noi.

Altro che adorato e glorificato: dimenticato e inascoltato. Tutto quel soffiare del Nemico si risolve in aria fritta. Spegnete quel fuoco, mortali. Ve ne forniremo uno più grande noi. Uno che brucia molto, molto di più.

lunetta-Spirito-Santo

XVI – Non Credo…in un Regno senza fine

“…ed il Suo regno non avrà fine.”

Qui si vede chiaramente come il Nemico-che-sta-lassù sia chiaramente un tiranno antidemocratico.

Cominciamo con questa storia del Regno. E’ evidente che abbiamo a che fare con un nostalgico monarchico. E’ per questo che noi siamo grandi fautori della democrazia, ci dà l’occasione di parlar male dei re. La propagandiamo perché ci torna utile: avremo tutto il tempo di abolirla dopo che avremo assunto il potere  in via definitiva.
Democrazia: anche lei è una signora vecchia di migliaia di anni, ma con un poco di trucco sembrerà una giovincella. I re invece sono out, decrepiti, assolutamente non trendy. Se quando sente parlare di “regno senza fine” l’essere umano pensa automaticamente a sovrani imparruccati e sanguinari, cupi medioevi e via andare, capite che tutto quanto si accompagna a questa definizione avrà un che di obsoleto, saprà di muffa. Quello che vogliamo: che si passi oltre al Credo, che ci si ammoderni. Si lascino perdere le formule e la ragione, si dia spazio all’improvvisazione, all’impulso del momento. Si segua la moda, si lasci stare il vecchiume. Date retta: i migliori stilisti ce li abbiamo noi.

Qualcuno potrebbe pensare che qui all’inferno si sia anarchici, dato la nostra ribellione permanente. Niente affatto! Ci vuole disciplina per combattere le schiere angeliche, e vi assicuro che il demone che osasse dissentire da Nostro-Padre-che-sta-Quaggiù non durerebbe molto. Semplicemente, noi vogliamo un altro Regno: un regno di Libertà, non di Giustizia o Bellezza o Verità. Sarà Nostro Padre ad essere Re! Nel suo futuro dominio ognuno sarà libero di adorarlo ed eseguire senza discutere ogni suo ordine. Come è adesso all’inferno, ma felicemente esteso a tutto l’Universo.
Sarà il Regno di un forte, di un vero Re nel pieno del suo diritto.
Il Regno del Nemico è invece il Regno di un debole che vuole essere tale. Si permette di ascoltare anche i suoi sudditi; ha persino misericordia di loro. Invece di pretendere il loro omaggio si aspetta l’inchino spontaneo. E’ incredibile, potrebbe costringerli i suoi umani, e non lo fa; meglio per noi. E’ proprio questa sua mollezza che ci permette di mangiare. Aspetta che vedano e si convertano; ma hai voglia ad aspettare.

Perché se il Nemico asserisce, nel Credo, che quel suo regno non avrà fine, il nostro sarà ancora più lungo.  Avremo quella stabilità che lassù si sognano. La nostra forza sarà la nostra forza, che altro? Con essa ci libereremo di tutte le false idee che abbiamo messo in giro e che, una volta che il dominio sarà nostro, potremo tranquillamente eliminare perché non serviranno più.

Ad esempio: che la verità la faccia il popolo. Voi direte, non è possibile, sul serio qualche umano crede a queste balle? Ebbene sì, ve lo confermo: e questo la dice lunga sul comprendonio di quelle creature. Ci sono davvero alcuni che pensano di poter inventare a piacere le leggi e impersonare la giustizia. Ve lo do per certo: siamo stati noi a suggerire l’idea. Che la verità si possa decidere a maggioranza ci è tornato utile in più di un’occasione, come Pilato potrebbe confermare. Il Nemico si appella sempre alla ragione, ma è difficile ragionare con una folla che sa cosa vuole o, più probabilmente, sa cosa non vuole.

Il bello del popolo è che è fatto di umani; e ciascuna di quelle creature è quanto di più immondo, falso e credulone ci sia in natura. Per quale miracolo si spera possa saltare fuori dall’amalgama di tanti piccoli fessi un’entità capace di decidere, e decidere giustamente, batte anche la nostra inventiva. Si soffermassero un attimo capirebbero che il popolo è formato dai propri vicini di casa, gli stessi della riunione di condominio. Ognuno attento solo a se stesso. Un mortale può votare in modo contrario persino all’evidenza, se si usa per lui la giusta esca.

Siamo dell’opinione che ogni cosa debba avere un posto nel mondo secondo la sua natura. La natura della politica dev’essere quella di prevaricare sugli altri per ottenere il massimo vantaggio. Se si è convinti che la propria idea sia la migliore sarebbe ipocrita fare altrimenti, non trovate?

La politica per noi è il proseguimento della corruzione fatto con altri mezzi. Il suo scopo dev’essere la crescita personale del politico: in potere e denaro. Deve avere a cuore l’utilità per il popolo che amministra: deve quindi ricavare da esso un utile. Non deve agire per la gloria: è molto meglio umilmente tramare nell’ombra. La gente, in fondo, non conta nulla. Non dopo che ha dato il voto. Il nostro partito preferito è quello che non torna a giustificarsi. Ci importa poco che sia unico, purché tutti quelli che ci sono rispondano a noi.

E’ per questo che il Nemico preme per il Regno: perché l’uomo è debole, ed è meglio concentrare le forze su uno solo. E’ furbo, lui: al suo vicario dà le chiavi, ma si tiene la porta. Per quanto possiamo riuscire a corrompere, o ingannare, o manipolare, il Re rimane sempre lui. E’ frustrante: non avete idea quanti dei suoi portinai siano quaggiù da noi. Nonostante questo non siamo mai riusciti a cambiare la serratura.

Il popolo è pernicioso solo in una occasione: quando riconosce la verità. E’ un inconveniente sempre in agguato, perché è la realtà che la rende evidente. Finché si rimane nella teoria, possiamo far credere quello che vogliamo; ma quando arriva l’esperienza, ed è un’esperienza che tocca sul vivo, allora le nostre parole servono a poco.
Se si arriva a questo punto è chiaro che noi abbiamo sbagliato. Non abbiamo fatto abbastanza propaganda, non abbiamo ingannato a sufficienza, non abbiamo coccolato e vezzeggiato l’elettore in modo corretto. Abbiamo lasciato lo stesso trucco in opera per troppo tempo, e la gente si è accorta dell’inganno. A differenza del Regno del Nemico, sempre uguale a se stesso, perché il nostro impero sia eterno deve continuamente correggere il tiro. Ma non  preoccupatevi; finirà l’universo prima che abbiamo esaurito il numero delle menzogne a nostra disposizione.
A questo proposito, è ora di ricominciare.

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XV – Non Credo…nel Giudice

“E di nuovo verrà, nella gloria,
per giudicare i vivi e i morti”

Non se potremo evitarlo. Perché non dovremmo dire la nostra in proposito? Siamo parte in causa.
Questa pretesa del Nemico-che-sta-Lassù di ritornare e giudicare è decisamente sopra le righe e pecca di realismo.

Il mondo è nostro. Gli umani sono nostri. Perché dovremmo permettergli di venire di nuovo, dopo che l’abbiamo scacciato? Non gli è bastato essere ucciso da quelli che pensava di salvare? E’ evidente che il popolo non lo vuole, la piazza si ribella all’imposizione dall’alto di un volere che si pretende divino.

Gli uomini l’hanno ucciso una volta, l’uccideranno ancora. In effetti lo fanno quotidianamente, con le loro azioni. La popolazione della Terra rifiuta i comandamenti calati dall’alto e fa di testa sua, in piena libertà. E se ne gloria. Noi demoni collaboriamo solo marginalmente, incoraggiando per quanto possiamo lo sforzo dei mortali nella loro ricerca di totale autonomia e indipendenza. Il nostro pagamento? Il minimo dovuto, incamerato quando a loro non serve più, dopo la fine della vita stessa. Se l’anima non la usano, tanto vale che la diano a noi.

Tornare, e poi? Chi pensa di essere?
Perché è quello il punto, se vogliamo rendere assurde quelle righe del Credo. Ha veramente il diritto di mettere su un tribunale, il Figlio del Nemico? Non è proprio lui che ha ripetuto in tutte le salse “non giudicare”? Predica bene e razzola male. D’accordo che subito dopo aggiunge “se non vuoi essere giudicato a tua volta”, ma che ipocrita è se poi, quando l’hanno fatto, si è lamentato tutto il tempo? E il Sinedrio, e Pilato, e la folla…l’hai voluto tu, quindi adesso taci e subisci. Troppo comodo dire “non sanno quello che fanno”: no, no, lo sanno bene.
Un tempo gli umani si sarebbero sottoposti a quel giudizio senza osare fiatare, come pecorelle. Ma siamo riusciti a portare una nuova consapevolezza nel loro spirito. Che dice “Ehi, chi sei tu per giudicarmi? Sei tu, creatore mio, che ti devi piuttosto giustificare per tutte le atrocità, il male, il dolore e per il fatto stesso di farmi esistere. Giudicato a tua volta.” E’ il Nemico ora a sedere sul banco degli imputati. E la giuria siamo noi.

Scommettiamo che si ribellerà a questa giusta pretesa e userà la forza per affermarsi, come suo solito? Imporrà quel suo ridicolo Giudizio Universale. Un giudizio finale che assomiglia proprio ad una vendetta. Mi avete appeso ad una croce? Adesso che me ne sono liberato attenti a voi. Vi voglio, vivi o morti.
Sì, sappiamo cosa racconta: misericordia e tutto il resto. Ma sta anche scritto che quello sarà il giorno dell’ira, dove si piangeranno lacrime amare e il tempo stesso brucerà.
Noi nelle fiamme stiamo a nostro agio, e non ci farà problema: perché a noi nessuno ci può giudicare. La verità fa male, lo sappiamo bene, ma che abbiamo a che fare noi con la verità? Quella è un affare per deboli, per gli schiavetti del Nemico: noi non ne siamo condizionati, siamo di un altro stampo. Non siamo d’accordo con quello che il Nemico definisce verità, quindi non ha il diritto di obbligarci ad adeguarci ad essa. Fine del discorso.

Perché un uomo dovrebbe essere portato davanti alla corte suprema solo per avere usato fino in fondo del suo libero arbitrio? Chi lo dice che solo perché uno non ha sfamato pezzenti o amato il prossimo deve subire una qualche pena? Il suo è un punto di vista come un altro. Più legittimo di tanti altri. Io chiamo bene ciò che per il Nemico è male; siamo uno contro uno, voglio vedere chi darà ragione a lui.

Alla fine cosa dovrebbe poi essere, questo giudizio? Nient’altro che la conferma di quello che già sappiamo. Chi viene con noi è perché lo ha desiderato. Ha agito o non agito perché preferiva stare con noi piuttosto che quei suoi noiosissimi santi. Avendo la possibilità di fare quello che si vuole, imporre il proprio volere agli altri, prendersi quanto piace, chi vorrebbe invece seguire uno che sorride sempre, fatica per gli altri e con ogni probabilità sarà ammazzato come un cane? Il mondo è dei potenti e dei prepotenti, sono loro che formano la nostra base di consenso. Loro, e tutti i fessi che si inginocchiano davanti a loro perché pensano convenga.
Desiderate il male, umanucci miei? E noi ve lo diamo, quanto ne volete. La scelta è vostra, tutta vostra: se c’è una cosa che fa il Nemico è comunicare per tempo cosa vi aspetta. Che poi non ci crediate, e ignoriate ogni avvertimento non è nostra pertinenza. Noi possiamo al limite suggerire, ma mai obbligare. I cattivi siete voi.

D’accordo, il bravo tentatore sa come spingere il mortale che gli è affidato verso la sua giusta destinazione. Convincendolo che tutto quello che fa è bene; oppure che tutto quello che fa è male. Che sia la voluta ignoranza o la disperazione, il risultato è quello che conta: l’umano penserà di non potersi salvare comunque, e agirà di conseguenza. Quindi è meglio che gli umani non ci pensino al Giudizio Finale, anzi, che neghino ci possa essere. Che si illudano di vivere una sola vita definitiva da sprecare come meglio possono.

Sarebbe ingiusto, del tutto ingiusto per il Nemico salvare chi non desidera essere salvato. Prendersi per forza chi l’ha rifiutato fio all’ultimo istante, e oltre. Non sarebbe un giudice, ma un tiranno. E di questo gli diamo atto: fa quello che ha detto, mantiene le promesse, da fesso qual è.

Se poi dovesse veramente ritornare ancora, beh, nessun problema. Non lo temiamo, anzi.
Gloria? Il terrore accompagnerà la sua seconda venuta. Sì, la gente sarà terrorizzata, e farà bene. Sai che rottura di scatole dovere passare tutti i secoli lassù tra i beati, tra la luce e la bontà.

Quel giorno sarà il giorno in cui finalmente tutta la nostra potenza sarà svelata, in cui prenderemo definitivamente possesso del reame che ci è stato promesso dal Nostro Padre che sta Quaggiù. Dove trascorreremo l’eternità con coloro che ne saranno stati giudicati degni.

E ce ne saranno, oh se ce ne saranno. Non temiamo certo la solitudine qui all’Inferno.

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XIV – Non Credo…sia salito al Cielo

Salito al cielo? Meno male. Non ne potevamo più di avercelo sulla terra.

Siamo ironici, certo. Quella della salita al cielo è menzogna pura e semplice. Lo volesse il cielo (appunto) che se ne fosse andato. Ma il nazareno è un po’ come quelle infezioni rognose che non ti riesci a togliere mai del tutto. Tra pane, vino e gente riunita che prega ce lo ritroviamo sempre tra i piedi.

Si decidesse, una buona volta. O resta lassù e la smette di rompere le scatole a noi, alla nostra opera continua di miglioramento del mondo, o torna e si sottomette finalmente al nostro dominio. Troppo comodo sedere alla destra del Padre e fare il mantenuto: e poi parlano di nepotismo.

Quelle righe del Credo certificano che abbiamo a che fare con qualcuno che ha fatto dell’ingerenza nei fattacci altrui la ragione dell’esistenza. Padre e Figlio, proprio una bella coppia. Stanno lassù e pretendono di fare il bello e cattivo tempo. Cancellare la loro pretesa significa riaffermare il valore della libertà.

L’abbiamo fatto scappare là in cima, dove spera di essere al sicuro da noi, ma che il Nemico se ne stia nei cieli ad esercitare la sua signoria non ci piace. Su di noi non ha potere, è chiaro, ma perché quelli che stanno in alto dovrebbero avere qualche privilegio rispetto a coloro che sono più giù? Noi pensiamo che il cosmo dovrebbe essere governato dal basso: e chi sta più in basso di noi? Siamo noi la vera demonocrazia: se volete parteciparvi, non avete che da cadere. Accogliamo tutti.

Dobbiamo abbattere i privilegi dei potenti. Riportarlo sulla terra, in senso figurato ovviamente. Oppure fare in modo che se ne stia lassù una volta per tutte, in quei cieli tanto lontani, e la smetta di voler avere influenza sulle cose della terra. Te ne sei andato? E allora ciao.

Banalizzarlo o renderlo remoto? Sistemi differenti, stesso risultato. Non è complicato. Basta prendere quello che ha detto e lasciare fuori lui.

Banalizzarlo vuol dire dimenticarsi che lui è Figlio del Nemico. Vuol dire renderlo fratello, di più, amico, di più, compagnone. Di quei compagnoni un po’ scemi che sparano sentenze ma a cui in fondo si vuole bene.
Di quei compagnoni a cui nessuno con un po’ di cervello chiederebbe consigli su come ci si debba comportare, o sulle cose della vita in generale. Hey, Nazarè, fratello ammé, come butta? E cose del genere.
Il Figlio fratellone è un tipo allegro, che non si sognerebbe mai di chiedere cose impegnative. E’ un complice quando vuoi pigliarti qualche libertà, perché in fondo la libertà è quella che conta, no? E’ l’amico che tutti vorrebbero, perché è un gregario e fa’ tutto quello che gli chiedi. Uno che non esiste, insomma.
Facciamolo parlare d’amore e d’amicizia ma trascuriamo il fatto che sia verità. Proclamiamo il messaggio e lasciamo perdere il contenuto.
Certo, i suoi discepoli li ha chiamati amici. Anche Giuda: ma questo è meglio non ricordarglielo, ai mortali.
Potrebbero rammentarsi della Croce, o dell’Ascensione, e queste sono memorie pericolose: perché potrebbero rendersi conto chi sia il compagnone con cui hanno tanta confidenza. Chissà quanta di più se lo conoscessero davvero.

Renderlo remoto è invece far dimenticare che lui è stato uomo. Pensarlo così in su da non potersi mischiare con la materia. Avvolgerlo nelle nubi in mezzo alle quali è risalito, quelle che impediscono di vederlo, e continuare a guardare in alto. Che ci sia o non ci sia davvero, lì in mezzo, a quel punto non fa differenza.
Le nubi assumono tante forme, puoi vederci quello che vuoi. Una divinità lontana nei cieli è molto utile: non ha niente a che fare con la terra. Diventa un idolo; e l’idolo ha per scopo il piacere di chi lo adora. Se l’importante è piacere, ci si dedica al piacere e poi al compiacere. La divinità remota è la preferita dai potenti, non intralcia il loro lavoro. E chi è che rende i potenti tali? Noi, è chiaro.

Sia che voliamo alto sia che razzoliamo basso il risultato è identico. Il Figlio storico, quello che è vissuto, ha predicato ed è morto sulla croce è rimosso, sostituito con una sua immagine. Meglio: una nostra immagine.

Si torna ai bei tempi quando lui non era ancora venuto. Anzi, migliori: il Nemico compagnone e il Nemico fuori dal mondo sono bugie che sostituiscono la verità. Quando anche il vero nazareno tornasse da dove lo abbiamo mandato la gente lo guarderebbe stranita e direbbe: ma tu non sei quello che noi conosciamo. Sei un impostore.
Esagero? Ovviamente no. Quanti sono i mortali che credono di sapere tutto sul Nemico e la sua Chiesa, e di essa hanno un concetto completamente errato? Poche cose mi danno più allegria del vedere i servi del Nemico affannarsi a negare e a smentire tutte le panzane che noi mettiamo in giro. La cosa più buffa è la gente che a queste crede veramente.

Un Nemico così come gliel’abbiamo venduto non ha nessun potere. Non è uno che possa salvare realmente le persone. Si limita al sentimentalismo idiota mentre la vita della gente va a rotoli, o neanche quello, sperduto lassù tra le nubi. Che ci sia o non ci sia è lo stesso, quindi tanto vale dimenticarsene.
Gli umani non possono sopportare la mancanza di un dio: se non ce n’è nessuno disponibile ne fabbricano subito uno. Con il materiale che hanno: cioè loro stessi.
Poi provano a salvarsi, e a salvare gli altri. Mai sentito niente di più ridicolo? Quelle insignificanti creature credono di averne il potere. Pensano di riuscire a battere in astuzia, forza, sapienza e volontà noi, esseri vecchi quanto l’universo e ugualmente freddi e implacabili. D’accordo, siamo stati noi a suggerirglielo. Ma il punto è che loro ci hanno creduto.

Ci conoscessero per quello che siamo, altro che di un amicone avrebbero bisogno. Se sapessero cosa li aspetta, frugherebbero ogni nuvola per trovare qualcuno che li possa aiutare. Sbagliando, perché non è nelle nuvole che lo possono trovare. Per nostra disgrazia è molto più presente di così. Ma non siamo certo noi che andremo a dirglielo.

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XIII – Non Credo…che sia risorto

Risurrezione, risurrezione. Quante volte ne abbiamo sentito parlare. Quante volte ce l’hanno menata con questa storia. Come se la morte fosse davvero qualcosa di cui preoccuparsi. Se i mortali sapessero, altro che della morte avrebbero paura: della vita, dovrebbero essere terrorizzati.

La vera sostanza delle cose è immortale, questo lo sanno tutti. Soprattutto noi. Perché poi il Nemico-che-sta-Lassù abbia pensato questo dualismo strano, lo strano intreccio tra tempo e spazio, è un mistero. Questa idea folle di un Universo concreto. Soprattutto questa assurdità di creare un essere chiamato Uomo che rimbalzi tra un tempo finito e un tempo eterno. Che bisogno c’era? Noi siamo stati contrari fin da subito. Perché creare anime senza scadenza, per poi legarle alla materia che decade? A quale scopo? Forse non ti bastiamo?, gli abbiamo chiesto. La materia è opaca, inferiore in tutto al nostro splendore. Noi diciamo sì ad ogni cosa che ci dici, siamo pronti ad imporre il tuo volere con ogni mezzo, gli uomini neanche capiscono cosa chiedi. Siamo potenti: tu ci hai fatto così. Queste creature, invece, sono assolutamente inutili. Sono deboli, piccole, stupide. Non riuscirebbero a vedere oltre il loro corpo neanche se tutti i tuoi angeli ballonzolassero davanti. Noi, invece…

In risposta lui si è limitato a dirci che era così che lui faceva le cose.
E noi ci siamo detti: che fesso. Ha capito niente della vita.
Così gli abbiamo dato una sveglia. Sì, perché la morte a quel tempo era tutto un altro affare. Non c’era la coscienza del male, e quindi neanche la paura di schiattare. Quella è merito nostro. Siamo stati noi a farli diventare davvero mortali, quando li abbiamo allontanati dalla fonte del loro esistere. Prima non avevano paura: sapevano che non lasciavano niente che non avrebbero ritrovato. Dopo che li abbiamo fatti cacciare, tutto un altro paio di maniche.
Sul terrore degli esseri umani di lasciare la vita noi basiamo la nostra esistenza.

Noi demoni siamo degli esperti di morte. E’ grazie alla morte che noi mangiamo. L’animuccia putrida del peccatore si distacca dal corpo: è un po’ come pelare un frutto, la buccia si getta via. Il sugo sta tutto dentro. Noi beviamo solo quello nero, intriso di egoismo, di orgoglio e di disperazione. Perché, senza la prospettiva di una vita dopo la morte, l’uomo, per godersi i pochi istanti che pensa di avere, fa quello che gli pare. Cioè quello che pare a noi.

La resurrezione cambia tutto. Dice a quei sacchi di materiale organico che non è tutto lì. Che niente finisce.
E’ per questo che dal Credo vogliamo cancellare quelle due righette. Perché non si sappia. Perché non ci si creda.
Senza la resurrezione il Figlio del Nemico sarebbe solo un altro profeta defunto, un illuso messo a morte dal suo stesso popolo. Come si fa a credere ad uno così? Neanche quelli che lo conoscevano davvero, che lo hanno sentito parlare e visto operare, ci sono riusciti.
Senza la resurrezione, i mortali sarebbero tutti nostri.

Cosa si può fare, allora, con un dio risorto?
La cosa più semplice è ignorarlo.
Non sto scherzando. Non pensarci, mortaluccio. Risorgere è una cosa per pochi eletti, non certo per te. Che impatto ha sulla tua vita che quel falegname se ne sia andato oppure no in giro con i suoi piedi dopo che glieli avevano inchiodati? Davvero nessuno. Non ti concede l’avanzamento di carriera, non ti compra la macchina nuova o le scarpe belle, non ti fa trombare questo e quello. Uscire dalla propria tomba è tuttalpiù un affare da divinità, mica da semplici esseri umani. Provvedi a farti gli affari tuoi, altro che avere in mente cosa c’è dopo la morte. Anzi, manco alla morte devi pensare. Non pensare proprio. Il verme ti attende, goditela finché puoi.

Anche perché, a dirtela tutta, mica è così certo che sia poi risorto. Non ci credere, amico. Quali prove ci sono? Un sepolcro vuoto? Le testimonianze di quattro donnette, dei suoi collaboratori? Bell’affare. Tu che faresti, se risorgessi dopo che ti hanno ammazzato? Io quantomeno andrei dai miei assassini a fargliela pagare. Mi farei vedere da tutti, che imparino chi è il Signore del Mondo. Lui invece no. Aveva altro da fare? Aveva qualcosa da nascondere? O è stata tutta una montatura?

Noi lo possiamo confermare. E’ stata tutta una montatura. Non aveva nessun diritto di stare nella tomba, era il maledetto Figlio del Nemico. Non aveva nessun diritto di morire, invadendo il nostro territorio. Non avete idea dello sconquasso che ha combinato sotto, a casa nostra. Ci abbiamo messo un secolo a fare ordine.
Soprattutto, non aveva nessun diritto a ritornare alla vita.

E’ stata pura slealtà. Come fai a combattere contro qualcuno che, per quanto l’ammazzi, non muore? Vuol dire che vince su tutto il male che possiamo scagliargli contro, e che se si vuole davvero continuare a vivere per sempre è lui da seguire. Per questo la nostra strategia è negare finché si può, e poi fare finta che non sia mai successo. Esaltare la libertà di fare tutto il male possibile, che ci è data, facendo dimenticare le conseguenze di quella libertà, che sono date anch’esse, e non tutte in questo mondo.

Per nostra fortuna, come dicevamo all’inizio, gli umani sono generalmente incapaci di vedere oltre la loro materia. Solo se la morte muore si capisce che c’è altro. E’ come intendere che sarebbe risorto dalle Scritture: sì, era stato profetizzato, ma diventa chiaro solo dopo che è avvenuto. Anche a noi interessa che capiscano che occorre fare il bene solo dopo, quando la loro anima si troverà dinnanzi al risorto stesso a giustificarsi.

Mentre dovrebbe essere lui a giustificarsi, per non essersi imposto a tutti con la forza. Seppellendo tutte le obiezioni, tutte le libertà.

Quando gli abbiamo chiesto perché si sia preso il disturbo di morire e risorgere per poi dirlo solo a pochi amici lui ci ha guardato, ci ha sorriso – sorriso, capite – e ci risposto che era così che lui faceva le cose. Tutte nuove.

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XII – Non Credo…nel Crocefisso

Di tutte le cretinate che il Nemico-che-sta-lassù ha fatto, certamente la peggiore è aver voluto farsi ammazzare. Un dio che si lascia uccidere? Da creature mortali? Scherziamo? E’ rovesciare l’ordine delle cose, dimenticarsi della propria dignità. Un Figlio senza Rispetto per il Padre, un Padre che abusa del Figlio.

Sì, abbiamo premuto per farlo condannare alla crocefissione, ma non era solo per odio. Noi speravamo che lo shock lo aiutasse a ritrovare serietà, in modo che potesse comprendere che a quei miseri umani di lui non importava niente.
Davvero ci aspettavamo che arrivassero giù tutte le legioni angeliche a cauterizzare con il fuoco la città. Lo flagellavano, e noi lì a scrutare il cielo: niente. Gli ficcavano a forza spine nel cranio, e non arrivava nessuno a salvarlo. Noi, sempre più a disagio, non capivamo: perché non scappa? Perché non li disintegra?
Glielo abbiamo anche detto: il paparino ti ha lasciato solo? Non ti preoccupare: ci siamo qui noi. Pronuncia una sola parola e ti assicuriamo piena vendetta. Facciamo a fettine giudei e romani e ti innalziamo un trono fatto con le loro ossa. Quelli sono bestie, non uomini: e non c’è comunque molta differenza.

Ci credereste? Non ha mosso un dito per salvarsi, da lassù non è arrivato nessuno. Si è portato la croce a spalle, ce l’hanno inchiodato, e noi a guardarlo divisi tra la goduria e l’orrore. Adesso scende giù, adesso scende giù…
Non è sceso. Si è caricato di tutto quello che noi gli avevamo mandato addosso per stroncarlo, come stronchiamo tutti gli uomini: il peso delle attese inutili, dei tradimenti, dei desideri negati, del disinteresse, della malvagità e dell’odio puro e semplice. Se l’è preso su di sé, e ci è morto.
Tutto quel male, andato con lui. Perduto.

“Oh, perdonali, paparino…” Pietà solo per i suoi cocchini; quando ci abbiamo tentato noi, mica ce l’ha avuto tutta quella misericordia.
Forse perché noi sapevamo benissimo quello che facevamo.

Ci ha presi davvero in contropiede. Avevamo investito tanto in questa morte, e lui ha reso vano il nostro sacrificio. Ma noi non ci arrendiamo: ha voluto morire in quel modo orrendo? E noi facciamo in modo che sia stato tutto inutile. “Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, mori e fu sepolto“? Quella riga del Credo deve essere cancellata, o almeno ridetta con incredulità completa.

Intanto, siamo sicuri che sia morto davvero? Va bene, va bene, noi eravamo là; ma gli umani di oggi no.

Magari non è mai successo. Magari ha fatto finta. Magari è stato un trucco. Magari era tutto combinato. Magari è stato in coma per un po’, ma poi è guarito ed è andato in India a fare il guru, o il pizzaiolo a Napoli. Magari non era lui, ma un’illusione, un angelo, un tizio qualsiasi con cui l’hanno sostituito.

Non ditemi che sono deboli scuse, che i fatti dicono altro. Mezzo mondo crede davvero ad una delle fregnacce che ho appena elencato. Anche la mente dei mortali si ribella all’assurdità di un dio torturato e assassinato, ed è disposta a bersi qualsiasi cosa pur di sfuggire a quel fatto: avere ucciso il loro creatore.

Le balle di cui sopra tornano utili con quelli che cristiani non sono. Noi però dobbiamo pensare a tutti. Soprattutto ai suoi seguaci, che sono quelli che ci interessa di più dannare. Anche per loro quella croce è uno scandalo. Come dare loro torto? Assecondiamoli. Via tutto il sangue, via i lividi, i buchi e la carne strappata; che la coroncina di spine abbia un aspetto innocuo, i chiodi siano appena accennati. Il Falegname appeso alla croce deve avere l’aria di uno che è appena uscito dal parrucchiere, gli occhi languorosi, il corpo tonico. Il fedele deve credere che lassù ci sia capitato per caso, passeggiando. Una croce che non è più strumento di tortura, non è più segno, ma simbolo.

Ad un simbolo puoi fare dire quello che vuoi. Pace! O Guerra. Due linee incrociate, semplici da disegnare, da cucire su una bandiera o uno scudetto. Una volta tolto quello scomodo dio da sopra, ovviamente.

Facciamogli dimenticare chi è stato appeso a quel legno. Banalizziamolo. Rendiamolo un ideale da perseguire, un vessillo da innalzare, distaccato dalla ragione e dalla storia. Una giustificazione per ciò che vogliono. Saranno davvero convinti che la loro moralità coincida con la croce. Nel segno di quella croce sarà tutto permesso.

Poi c’è il passo successivo.  E’ morto, umani, fatevene una ragione. E’ stato un grande personaggio, uno dei più grandi, via, con delle magnifiche idee che, sotto certi aspetti, assomigliano alle vostre. Se sono un poco diverse, in fondo non è un problema: lui è morto, non è che arriverà a rimproverarvi. Bisogna interpretare, adattare ai tempi. Cosa direbbe il Nazareno se tornasse adesso? Proprio quello che vogliamo fargli dire. Peccato che sia defunto e non possa confermarlo.

E’ finito tutto lì, morto e basta. Sepolto. Adesso tocca a voi portarne gli ideali, adattare il suo messaggio al mondo di oggi. Non vi mancherà il nostro consiglio in proposito.
Perché, vedete, in fondo lui ha fallito. La croce è stato un fallimento. Lui, una divinità? Ma fatemi il piacere. Sarebbe rimasto lassù, fosse stato tanto potente? Voi, che avreste fatto? Invece è stato abbandonato. Da tutti. Da quel padre di cui non conosceva davvero la pasta, dai discepoli uno peggio dell’altro. Ma non è tutto da buttare via. Ha detto anche cose intelligenti.

Umani, quella croce è certo un simbolo inquietante, quindi meglio dimenticare cosa significa. Togliete quel cadavere di mezzo, seppellitelo e scordate che sia vissuto davvero. Vi sono rimaste le parole, no? Tutte quelle parole, dentro i libri, e tutte le altre che ci avete messo intorno. Nessun bisogno di alcun messia reale, meno che meno di una divinità. Non esiste una verità per cui valga la pena di morire. Toglietevi dall’illusione, mettete il falegname nella tomba e dimenticatelo. Ispiratevi a lui, ma con prudenza, per ciò che vi fa comodo, lasciate perdere il resto. Fateci una croce sopra.

Ah no, quella meglio di no.

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XI – Non Credo che si sia fatto uomo

Non c’è che dire: gli uomini si adattano a qualsiasi cosa. Proprio come gli scarafaggi.

Apprendono che il creatore si è fatto uomo come loro e ci si aspetterebbe che stramazzassero a terra per la notizia. Oppure si stupissero, schizzassero su, gioissero, brindassero. E’ una novità sensazionale, rivoluziona il loro modo di vedere la realtà, ha conseguenze immense per il vivere.

Invece i mortali dicono “Ah, sì?” e tornano a fare ciò che facevano prima. Lo vedete quanto sono stupidi? Non si meritano tutta la fatica che il Nemico-che-sta-lassù ha profuso verso di loro. Noi demoni, invece, prendiamo l’incarnazione molto seriamente. Non crediamo sia servita a niente, ma vogliamo esserne assolutamente sicuri. Non smetteremo mai di batterci per fare sì che sia proprio così e sia possibile rimuovere il versetto corrispondente dal Credo.

Perché problemi ce ne pone. Finché si rimane nell’ambito delle grandi costruzioni filosofiche, intellettuali, sui concetti e sulle elucubrazioni mentali a noi non ci batte nessuno. Poche cose ci danno più soddisfazione della costruzione di una visione della realtà senza alcun fondamento nella stessa. Fantasia a scopi pratici, è chiaro. Da rivendere al genere umano. Basta che sia appena un poco verosimile e, con l’adeguata pubblicità, possiamo renderla la moda del momento.

La carne, invece, è tutto un altro problema. Non la pensi: c’è. Non la immagini: la incontri. Non se ne sfugge.

Il Nemico ha trovato una maniera di rendersi presente agli uomini che rispetta la loro libertà. E questo è insopportabile.

Noi lo preferiamo disincarnato, il divino. Disincarnato non puzza, non si muove, non occupa posto. Rimane dove lo metti. Puoi considerarlo o non considerarlo. Se hai una tua idea di giustizia, come noi abbiamo la nostra, ciò che accade davvero è solo un ostacolo. E’ il gran merito della teoria. Più pensi, meno vedi. Meno vedi, più il tuo pensiero può rimanere puro, librarsi sopra le circostanze. Staccato dal noioso reale, che ti costringe nella sua misura. Invece incontrare un fatto costringe ad usare la ragione e la libertà.

E’ questo che ci lascia perplessi in tutta la vicenda. Che il Nemico preferisca farsi amare da uomini liberi invece che farsi servire da schiavi ai quali ha manifestato tutta la sua potenza. Scegliendo questa seconda possibilità non ci sarebbe certo stato bisogno di prendere corpo dentro una sciacquetta di provincia qualsiasi.

Perché un corpo che si può incontrare lascia intatta tutta la libertà. Non lo puoi manipolare, non lo puoi pensare diversamente, è così com’è. E’ per questo che la maniera principale di affossare questa faccenda dell’incarnazione è quella di esaltare il puro pensiero.

Il Nemico fa la Storia? Noi la rifacciamo.
Abbiamo intellettuali e professori in grado di mettere in dubbio ogni avvenimento di quel passato. I mortali hanno la vita corta e la memoria ancora più corta. Se asseriamo che quei racconti sono tutti inventati, che quei testimoni sono falsi e che la vicenda è andata in tutt’altro modo, chi volete che possa dire qualcosa? Se lo affermano i nostri dottori, chi oserà ribattere? Pontifichiamo, ridicolizziamo i testimoni e i testimoni di quei testimoni, inventiamo le panzane più pacchiane e vedete che saranno preferite al racconto autentico dei fatti.

Incarnazione? Mai esistita. Non ci sono mai stati discepoli, se c’erano erano drogati. Anche se fosse esistito, quel falegname era un illuso, un agitatore sociale, un deficiente con le allucinazioni. Mai ha asserito la sua origine divina, mai ha detto quello che ha detto, fatto quello che ha fatto, mai è nato e mai è morto così come è stato raccontato. Ogni particolare deve essere messo in discussione, e tra le possibili spiegazioni sia preferita quella più lontana dalla verità. Evitare accuratamente tutto ciò che è concreto, le prove siano escluse e gli indizi ignorati.

Tutti coloro che provano a difendere la ragionevolezza di quei fatti così come sono stati tramandati devono essere etichettati come tradizionalisti, arretrati, ciechi e ignoranti. Non li si lasci parlare, figurarsi pubblicare qualcosa o qualificarli per l’insegnamento: quel vecchiume che la pensa come nel medioevo deve essere cacciato via. Anche se non ci sono giustificazioni per opinioni diverse, il criterio è che il cristianesimo non può essere vero. Si pensi di conseguenza.

Nel frattempo stiamo percorrendo una strada più ardua ma che speriamo darà nel giro di qualche tempo grandi risultati. Se la nascita del cosiddetto salvatore è un atto d’amore, dobbiamo fare in modo che il venire al mondo non sia più considerato tale.

Se il dare alla luce un bambino sarà visto come un fastidio, una complicazione, qualcosa da evitare a tutti i costi, sarà sempre meno comprensibile, agli occhi degli uomini, che il Nemico sia passato di lì per salvarli.

Se il seno diventa una macchina, se l’inseminazione è una questione di provette, il concepire un bambino un affare o al massimo un incidente tra sconosciuti indifferenti, tutta la questione dell’incarnazione perde d’interesse. Il supremo atto d’amore, dare la vita, diventa qualcosa di artificiale, di meccanico. Che non riguarda gli uomini, non i viventi. Niente che crei un rapporto tra generato e generante, ma al massimo una relazione di possesso, di desiderio soddisfatto. Se non è soddisfatto, si abortisca.

Maria non sarà più capita. Oh, quanto disprezziamo quella donna! Rappresenta il contrario di quello che vorremmo negli uomini. Obbediente dove noi vorremmo la ribellione, pura dove noi bramiamo la corruzione, veicolo per portare nel mondo la più grande disgrazia che poteva capitare a noi demoni. Il principio femminile, l’ospitare la vita, fare da suo fondamento, in lei è espresso in massimo grado.
Capite? Noi vorremmo estirparlo.

Ancora oggi quella là si dà da fare per i suoi amichetti umani nel mondo. Ci brucia e ci schiaccia con la sua luce. E’ colpa del suo seno se la Terra non è l’inferno degli umani e l’inferno non è la Terra. E’ lei che incarna il nostro odio: non dovremmo odiarla?

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X – Non Credo…in una salvezza

Noi demoni non crediamo ad una salvezza che scende dal cielo. Non crediamo neanche ad una salvezza, se è per questo. Cosa c’è per noi nel cielo? Umiliazioni, vessazioni, ordini incomprensibili. Ne siamo scappati, quella roba non la vogliamo più.

Certamente però la salvezza di cui si parla nel Credo, quel vomitevole accrocchio di formulette, non è la nostra. Piuttosto quella è la salvezza da noi, contro di noi. Contro la nostra incrollabile opera di miglioramento dell’Universo, che per qualche motivo è ritenuta dannosa dalla parte avversa. Se solo riuscissero a vedere il nostro vero intento! Se solo ci capissero! Noi non abbiamo mai inteso fare del male agli esseri umani. Anzi, li teniamo in gran conto. Sono preziosi. Senza di loro noi non riusciremmo a mangiare.

Il Nemico-che-sta-Lassù non è però d’accordo con l’uso che facciamo degli uomini e delle loro anime. E’ per questo che si è mandato giù da loro. Che umiliazione! Il Figlio, per mezzo del quale tutte le cose sono state create, che si preoccupa tanto di ottusi pezzi d’argilla. Sappiamo che chi opera può tenere al suo lavoro: ma questo è esagerare, si cade nel ridicolo. E’ come se il muratore decidesse di voler essere un mattone, e il paragone non è ancora abbastanza estremo. C’è più differenza tra il Nemico e gli umani che tra questi e una pietra. I mortali non si possono confrontare neanche con noi, figurarsi con chi li ha fatti.

Eppure il Nemico cerca di strapparci anche quelle minime soddisfazioni che abbiamo nel mondo materiale. Convinciamo un mortale a fidarsi di noi, a godere fino in fondo della sua vita infischiandosene di tutto, ed ecco che “quello” arriva a ricordargli che c’è cento volte di meglio. Quella nauseante retorica delle pecorelle…ehi, se la pecora vuole farsi un giro qui da noi, lasciala andare! Non è che sei per forza obbligato a cercarla.

Meno male che ce ne sono di uomini che non si lasciano sviare da flebili promesse di paradisi e felicità eterni, ma a cui piace ragionare secondo la testa nostra. Ogni anima che strappiamo al cielo è per noi una lotta: ma che soddisfazione, poi, poterli avere tra le zanne per tutto il resto dei secoli.

Se vogliamo però trionfare dobbiamo convincere i mortali che quella discesa dal cielo, quella salvezza sono menzogne.

Se anche un dio esistesse, sussurriamo loro, figurati se avrebbe tempo da perdere con una nullità come te. Credi davvero che un essere perfetto possa essere sceso nel vostro schifo di mondo per mettere tutto a posto, caricarsi dei tuoi peccati? Ma scherziamo? Lassù se ne fregano di te. Lassù mica c’è qualcuno.

I casi sono due. Se in alto c’è qualcuno, allora tu sei fregato, condannato per la vita che fai (vorresti mica rinunciarci?). Oppure sono tutte invenzioni. La prima possibilità sarebbe troppo faticosa, vada per la seconda.

Se gli esseri umani si convincono che nessuno è arrivato a salvarli allora faranno esattamente quello che più piace a loro, che sarebbe poi quello che piace a noi. Se dal cielo non è sceso niente, perché non dovrebbero rubare, mentire, uccidere? Chi glielo fa fare di rispettare leggi e convenzioni? Ognuno pensi a sé, al momento presente, perché il passato è troppo doloroso e il futuro è una fossa piena di vermi.

Che poi è quello che hanno sempre fatto ogni volta che li abbiamo convinti che il cielo è vuoto. Quando il cielo è vuoto è l’abisso che sorge.
Quando i mortali dimenticano cos’è il bene perfino noi demoni sembriamo dei dilettanti. Cosa può trattenerli? Gli scrupoli? Gli ideali? Ma andiamo. Sì, ci sono uomini buoni: li si riconosce perché praticano il male con minore scioltezza. Quel male che, una volta compiuto, rimane.

Così sussurriamo sempre ai nostri protetti: guarda che i tuoi atti malvagi sono come il bitume, ti si appiccicano addosso, non te li togli più. C’è solo una soluzione: dimenticateli. Fanne altri, chiodo scaccia chiodo. Non aspettare che arrivi la salvezza dall’alto, quella per te non esiste. Non sperarci: sii disperato.
Con un po’ di applicazione, con la pratica, vedrai che riuscirai ad ignorare ogni avvertimento interiore e praticare ogni perversione o cattiveria senza battere ciglio. Riderai allora degli scrupoli di un tempo, e scoprirai una dimensione in cui sei tu il dio che detta le regole, quello da cui gli altri devono salvarsi.  Dove sei tu che infliggi punizioni e pene, sei tu il fulcro, il pinnacolo, il punto più alto dell’universo.

Tutte balle, ovviamente. Di solito il male li mangia da dentro ben prima di raggiungere quel punto. E prima o poi capiscono di non essere dei.

E’ un momento pericoloso, quello. Perché potrebbero pensare “e se quel Figlio fosse effettivamente disceso per noi?”
Per allora, da bravi tentatori dovremmo avere preparato loro una serie di salvatori alternativi. Prima che abbiano concluso che sono tutti fasulli saranno già arrivati giù da noi.
Non è necessario che ve li elenchi, questi falsi dei, perché sono idoli che durano solo il tempo necessario a dannare il maggior numero possibile di persone. Quelli di oggi, domani saranno riconosciuti come demoni assassini, ma solo dopo che la loro copertura sarà saltata. E’ commovente vedere gli umani fuggire dal vecchio diavolo per andare a cadere tra le unghie di quello nuovo. Scambiarci i ruoli tra noi non ci secca, l’importante è il risultato.

Ogni epoca ha i suoi preferiti. C’è stato il periodo della politica, c’è stato il periodo dell’ideologia, quello della ginnastica e quello dei divi. Guerra, denaro, sesso, salute…e poi i miei preferiti: religione, tradizione, accoglienza, morale. Oh, quelli sì che sono veri falsi salvatori, perché hanno dentro l’odore del Salvatore vero e fregano alla grande. Quanti cristianucci abbiamo convinto che tutto quello che dovevano fare per raggiungere la salvezza era fare questo o quest’altro, magari tra gli applausi, e vivere tranquilli.
Eh no, ominicchio mio: se il Figlio è sceso è a Lui che ti saresti dovuto rivolgere.
Hai seguito i nostri fantocci. Bene arrivato da noi.

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IX – Non Credo in qualcuno di generato

Compagni dell’oscurità, penso che anche a voi questa storia della generazione non sia mai andata giù.

Altro è la creazione. La creazione è okay per noi. Ti inventi una cosa, la progetti nei particolari, la realizzi. Il risultato è tuo, tutto tuo: non ci sono concessioni, hai il dominio completo. Ciò che è creato è oggetto e non soggetto; è tuo servo, è tuo giocattolo.

E’ anche per questo che, all’inizio, avevamo poche obiezioni sull’Universo. Era una creazione: certo, pieno di difetti tipo la materia, la luce e le altre carabattole che il Nemico-che-sta-Lassù si era messo in testa di ficcarci dentro. Ma erano solo deliri di una divinità senescente, non abituata ad avere a che fare con intelletti superiori come quelli di Nostro Padre che sta Quaggiù e di noi stessi.

Mentre la generazione implica un concetto che a noi disturba profondamente: l’amore. Volere il bene di qualcun altro. Il che è palesemente assurdo.

Certo, un dio che si genera ci rendeva inquieti. Ma non avremmo mai pensato che volesse estendere il concetto anche ai suoi balocchi.

Ha inserito a forza la generazione nella creazione. Perché abbia scelto un metodo così bislacco per moltiplicare i viventi, non ci è dato saperlo. Era il meno: si è spinto ancora oltre.
Qualcuno è giunto a dire che se noi non avessimo mostrato all’uomo il suo vero potenziale, facendogli abbandonare l’Eden, quel noioso villaggio vacanze, allora forse la pazzia del Nemico non sarebbe peggiorata tanto da spingerlo a diventare lui stesso una creatura.

Ma io ribatto: no, non abbiamo colpa di questa follia. La decisione è tutta sua.

Questo asserisce il Credo: “il Figlio…generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”. Pochi uomini capiscono quanto sia blasfema questa mescolanza di creazione e generazione. L’orrore ci spinge ad agire per cancellare quelle frasi affrettate che offendono chi le ascolta. Un essere umano, udendole, potrebbe farsi l’idea di essere qualcosa di più di un nostro trastullo. La stessa memoria di quella infelice iniziativa del Nemico deve essere rimossa.

Per invalidare questa riga del Credo il metodo più semplice è sradicare dagli umani il concetto stesso di generazione.

Generare è un processo indeterminato. Il suo prodotto sfugge al controllo; è dare origine ad una nuova vita, ad una persona differente. Gli esseri viventi questo lo sanno bene. Il Nemico li ha fatti perché essi stessi generino: “fecondità”, la chiamano. Il nome del meccanismo è “sesso”. Il luogo dove la generazione si esercita e le generazioni si ritrovano si chiama “famiglia” ed è lì che i viventi imparano i rudimenti di questo incomprensibile guazzabuglio.

Se vogliamo cancellare il concetto di “generato” dobbiamo dividere la riproduzione dal sesso, il sesso dall’amore, l’amore dalla famiglia. Dobbiamo renderli in-fecondi, de-generati.

Il sesso è il punto centrale. Il Nemico ha dovuto renderlo piacevole, se no non l’avrebbe praticato nessuno. E qui ha commesso un errore. Grazie al miraggio del piacere abbiamo suggerito agli umani di eliminare tutti i fastidi che arrivano sia dal riprodursi che dal volere bene a qualcuno. Meno problemi per gli uomini, che possono dedicarsi ad una delle loro attività preferite senza l’impedimento di trovare una persona da amare o dover amare chi hai generato; meno fatica per noi a trovare e portare quaggiù mortali che non amano nessuno e a cui nessuno ha insegnato ad amare.

Abbiamo lavorato duramente perché i figli si potessero creare con un atto tecnico, deciso a tavolino. E in quella creazione facciamo in modo che siano riversati tutto l’egoismo, tutto l’orgoglio, tutta la pretesa di quelli che non possono più chiamarsi genitori. Abbiamo fatto diventare il figlio il prodotto di un uomo che si concepisce da solo e che vuole allevare una vita per i propri scopi, fosse anche solo riempire il nulla che gli abbiamo donato.

Posso dirlo con giusto vanto: quest’opera di cancellazione del disegno del Nemico è in fase ormai avanzata.
Una volta che è stato separato l’atto di generare dal generato e si è devastato l’ambito da cui traeva forza e origine, il figlio ha smesso di essere il riflesso di una realtà superiore per diventare sempre più lo specchio della realtà inferiore, la nostra.

Con la rimozione di madre e padre si compie la nostra vendetta nei confronti del Nemico che ci ha così crudelmente esclusi dai suoi disegni. Non ci fermeremo finché lo stesso concetto di famiglia sarà reso odioso oppure incomprensibile alla totalità degli esseri umani. Quando non avranno più un padre ma un creatore, da chi potranno prendere esempio nell’amore? Quando sapranno di essere usciti da una provetta, scelti e programmati per essere quelli che sono, cosa potranno pensare della libertà? Quando verranno a conoscenza del destino implacabile di tutti i loro fratelli scartati, lasciati da parte, uccisi perché non rientravano nel sogno, che cosa penseranno della giustizia?

I figli non saranno più della stessa sostanza del padre. Saranno qualcosa di diverso, di inferiore.
Sostanza è ciò che rende una cosa ciò che è. Per il fatto stesso di decidere come deve essere il figlio, lo si rende di una sostanza diversa da sé. Su cui si può accampare ogni diritto, di vita e di morte. Io ti faccio, tu sei mio. Tu sei mio, io ti uso. E se non ti uso più, ti distruggo.
Magnifico!

Sì, la rimozione di questo trafiletto del Credo è l’opera più importante, anche se non l’unica, alla quale siamo chiamati oggi noi demoni. Senza di esso gli uomini non saranno più figli chiamati dal Figlio, non saranno più fratelli ma individui soggetti ad un potere più forte, sommamente autoritario, al quale obbedire ciecamente. Noi.

Avremo, in sostanza, reso del tutto inutile l’Incarnazione. Inutile perché incomprensibile.

Capite, ora, perché è tanto importante l’impegno di tutti in proposito? Pezzo per pezzo stiamo rendendo assurdo il disegno del Nemico. Facendo della famiglia un inferno, del matrimonio un inferno, del sesso un inferno, del fare figli un inferno. Quando tutto sarà inferno, saremo a casa.

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VIII – Non Credo in una luce da luce

“Dio da dio, luce da luce, dio vero da dio vero”…Blah!

Avete mai letto tante parole abominevoli una dietro l’altra? Il loro suono è una tortura per noi demoni. La parte di ciò che gli umani chiamano “Credo” che le mette in fila è, tra tutte, quella che mi farebbe più piacere cancellare.

“Dio”, quell’immenso imbecille che crede di essere più grande di noi. “Luce”, quella fastidiosa caratteristica dell’universo che l’imbecille di prima ha escogitato per rischiararlo. Qualcosa da cui scappare il più lontano possibile, se si tiene alla privacy, rivelatrice di ogni affare che si vorrebbe tenere nascosto agli occhi degli impiccioni. E soprattutto “vero”, l’insopportabile pretesa che le cose stiano come stanno e non come dovrebbero essere.

Luce, dice di essere. Ma cosa ne sa il Nemico-che-sta-Lassù, della luce? L’ha creata, ma non la capisce. L’unico che ne è veramente in grado è Nostro Padre che sta Quaggiù, che di essa ha fatto la sua bandiera e il suo ideale. Lucifero, portatore di luce, era il nome che possedeva quando era ancora solamente il più grande tra gli angeli. Lui la luce non l’ha mai svilita incarnandosi nel regno umano. Lui sì che l’ha mantenuta pura, come avrebbe dovuto essere: piuttosto di usarla impropriamente ha scelto di non usarla affatto. Degradarla usandola per illuminare? Non sia mai, ci fa orrore. Tutto ciò che è materia, che è opaco, tale deve rimanere: deve essere eliminato, non illuminato. Siamo contro gli usi impropri. O tutto o niente: come per il bene, se non si può essere perfetti allora tanto vale lasciare perdere, e agire come si ritiene meglio. Questo noi facciamo: lavoriamo incessantemente per la rovina di ogni vivente, in maniera che il vero ideale risplenda più puro.  L’abominio più grande è proprio pretendere, come fa il Nemico, di mischiare quello che è superiore con ciò che è inferiore. La ragione prima del nostro contrasto con lui.

Sebbene gli uomini siano materia opaca, e quindi per noi solo contenitori da cui succhiare le anime marce, , quando condividono questa nostra visione ci possono tornare utili.

Questi scimmioni che credono davvero di essere saggi possono essere, opportunamente guidati, i nostri migliori servi. Li spingiamo a considerarsi puri, immacolati, a disprezzare tutto ciò che è carnale. Si pensano migliori, e sono sempre in cerca di un inferiore da epurare. Lo trovano facilmente in chiunque non condivida la loro visione e la loro purezza, cioè praticamente tutti gli altri. Quanti schiavi del Nemico abbiamo eliminato mediante loro! Il nazareno stesso è stato loro vittima. Giustificano ogni efferatezza con il loro fine superiore. Quanto ci piacciono!

Nel partito dei puri il bene è sempre sotto forma negativa, come divieto di qualcosa, come assenza. Gioiscono nel disprezzare, e così hanno bisogno dello scandalo, lo desiderano, per potere meglio indignarsi e giudicare. La persecuzione dell’impuro è il loro sport favorito: chi non rientra nel loro canone deve stare bene attento.

Questo genere di associazione ci è particolarmente cara, perché è una delle strade migliori che abbiamo per portare alla dannazione i nostri avversari. Proprio perché l’adesione alla nostra dottrina si presenta come una virtù e non come uno sghiribizzo personale, anche i più buoni, quelli con sincero desiderio di bene, vi si ritrovano.
L’importante è che al centro rimaniamo noi, con i nostri consigli, con il nostro sprone, con il togliere ogni dubbio o rimorso.

Grazie al loro impegno, il credere a un dio vero sceso in terra diventa impossibile. Se non fanno parte della Chiesa del Nemico la combattono strenuamente, se ne fanno parte ne allontanano gli unici che ne avrebbero bisogno, cioè i peccatori. Il loro comportamento è talmente odioso che rendono insopportabile il nome del Nemico-che-sta-lassù a tutti quelli che li incontrano. Pensano di servirlo, e rendono invece servizio a noi.

Alla fine chi fa quel che gli pare e piace e chi segue invece una sua ideologia ai nostri occhi interessati pari sono. Ambedue sono in fondo persuasi che quel “vero da vero” della formula che vogliamo cancellare non sia la realtà ma una invenzione.

Il risultato è che per loro il reale diventa incomprensibile. Si sforzano di capirlo usando il loro metro; più si sforzano, meno ci riescono e più rabbiosi diventano. Questo, sarete d’accordo con me, per noi è magnifico. Ogni cosa, ogni persona  è nemica. Niente di quel che vedono li soddisfa, perché non è secondo il loro disegno. Sono infelici, e di questo accusano gli altri, che rovinerebbero il mondo e quindi andrebbero eliminati.

Una divinità che si affianchi alle sofferenze umane e le prenda su di sé è per loro inescusabile. Si troverebbero improvvisamente a non avere più niente da fare: più nessuno da contestare, nessuno scandalo da rivelare, nessun oppositore da espellere o imprigionare. Il gioco sarebbe condotto da qualcun altro. La luce non sarebbe più quella gelida della lampada da interrogatorio in una stanza buia, ma quella calda e dorata di un mattino di primavera. Il Nostro padre ce ne scampi!

Sì, compagni di dannazione: al di fuori della Chiesa del Nemico, quella che in lui confida, non troverete nessuno che osi affermare che quell’uomo era davvero Dio, era davvero la luce. Tutti gli altri non si sanno spiegare chi fosse, e tuttavia rifiutano quella scandalosa commistione tra il superiore e l’inferiore che il falegname affermava.

Anche tra i suoi servi qualcuno dubita. Anzi, c’è chi è convinto del contrario. Pensa di essere meglio lui del Nazareno, che fosse solo un uomo di altri tempi. Crede di potere adattare quello che lui ha detto alle circostanze, alla sua brama di proibito. Chi fa questo sono i più puri dei puri, che cercano una Chiesa così perfetta che non avrebbe posto per nessuno, e i sommamente impuri, che vorrebbero una Chiesa così imperfetta da adattarsi alla loro mortalità.

Per tutti e due questi tipi di uomo quel versetto del Credo non significa più niente. Qualcosa li guida, ma non credo sia luce. Quella l’hanno spenta.

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VII – Non Credo…in qualcuno nato prima di tutti i secoli

Non ci credo e non ci voglio far credere. Il che tutto sommato è facile: gli umani mica c’erano, prima di tutti i secoli. Noi sì. E da noi ci potete giurare, non scapperà neanche una parola in proposito. Nessuno riuscirà a farci testimoniare: quello che abbiamo visto resterà tra noi. Se vogliono saperlo, prima devono trovarci. E non è facile.

Fino a qualche tempo fa eravamo soliti intervenire direttamente nelle vicende umane. Non c’era nessuno che dubitasse davvero della nostra esistenza. Era un’altra epoca, e potevamo permetterci di essere molto più visibili di adesso.

Le circostanze sono cambiate. La civiltà moderna ci pone delle sfide alle quali noi dobbiamo essere pronti a rispondere. E se non lo sappiamo noi, che questa età l’abbiamo costruita secondo il nostro volere e desiderio, chi può saperlo?

L’uomo d’oggi neanche deve pensarci, ad un tempo prima del tempo. La nostra presenza potrebbe ricordaglielo. Allora per operare meglio dobbiamo nasconderci in quell’ombra che ci è congeniale. Sono da evitare tutte quelle azioni che possano anche solo suscitare dubbi sul fatto che noi esistiamo veramente. Dobbiamo portare al male, possiamo portare alla follia: ma con discrezione. Ci si nasconda dietro ad una malattia mentale, un disturbo della personalità o anche solo all’orgoglio: l’importante è che noi non veniamo percepiti come reali, che ogni atto malvagio, sadico, o autolesionistico non sia riconducibile a noi.

In questo siamo favoriti dall’essere invisibili alla scienza; o meglio, agli scienziati.
Quella degli scienziati è una particolare razza che abbiamo allevato con amore nel corso degli ultimi secoli. All’inizio avevano preso una brutta piega, sapete: facevano tutto per la maggiore gloria del Nemico. Poi siamo riusciti a convincerli che c’era qualcosa di meglio: la loro stessa gloria. Non è difficile ottenerla: basta non porsi alcuna domanda sul perché le cose accadano, anzi, organizzarsi per considerare queste domande prive di senso. Si trovassero davanti un’intera nostra squadra dotata di corna, alucce e forconi ci considererebbero non riproducibili sperimentalmente, quindi inesistenti e finirebbero con l’ignorarci.

La cosa bella dell’avere reso il nostro mondo invisibile agli occhi degli umani è che possiamo lavorare in pace. Mettere in testa ad una persona l’intenzione del peccato non è mai stato così semplice da quando si illudono che sia tutto istinto, io, super-io, condizionamento sociale o colpa degli eventi. Un tempo l’uomo si poneva lo scrupolo che sotto le tentazioni ci fosse il nostro zampino: ora, possiamo permetterci anche di mettere il nostro nome in chiaro su insegne di negozi e siti web, tanto chi ci crede che dietro ci siamo davvero noi? Non mettiamo più paura: in effetti, ci vengono a cercare. I vantaggi di essere poco conosciuti e avere buona stampa.

Se non credono alla nostra esistenza, figurarsi a quella dei miracoli: il sole può ruotare, le spine fiorire, i malati guarire inesplicabilmente e questi fessi troveranno mille modi per guardare da un’altra parte. Se giungono a negare le evidenze credete forse che si impressioneranno per un uomo che afferma di essere nato prima del tempo stesso? Considereranno la sua pretesa per qualche istante e poi proseguiranno senza minimamente chiedersi se sia vera o meno.

E questo, concorderete con me, ci va benissimo.

Ma ancora non ci basta. Non dobbiamo riposare sugli allori; dobbiamo portarci avanti, nella nostra opera di distruzione del Credo. Concentriamoci adesso su quel “nato”. Voi direte: che possiamo farci? E’ la maniera in cui il Nemico ha progettato le cose. E io vi risponderò: scemi, non siamo forse riusciti a corrompere ben altre evidenze? Se fino a ieri la nascita di un nuovo individuo era quanto di più simile ad un atto di amore gratuito che esistesse, adesso la nostra iniziativa sta cominciando a cambiare le cose. Un bambino comincia ad essere qualcosa che può essere comprato, preordinato, modificato, buttato via se non rispetta i canoni. Insomma, progettato.

Questo è il futuro, compagni miei. Se riusciremo a far guardare un figlio non come ad un dono ma un progetto allora tutta l’architettura celeste del mondo umano andrà a scatafascio. L’uomo è stato pensato dal Nemico a sua immagine e somiglianza: e ciò che costituisce il Nemico stesso, da prima dell’inizio del tempo, è di avere generato qualcuno da amare. Se invece di un amore gratuito abbiamo la pretesa, dove sparisce questa somiglianza? Il Nemico perderà ogni interesse per una specie per la quale ha letteralmente sacrificato se stesso e lo ripaga con il rinnegamento di ciò che lo costituisce. Tornerà a noi, dandoci mano libera con il mondo. E Nostro Padre infernale detterà le condizioni. Sì, perché sarà l’ora del Padre nostro che sta Quaggiù.
Credete forse che lui ci ami? Niente di così banale. Noi siamo suoi figli perché siamo forti, intraprendenti, secondo la sua misura. Non c’è pietà per chi sbaglia, per chi è debole. Sarà divorato, com’è giusto, da quelli più forti di lui, in modo che possiamo essere sempre più perfetti. Guardate me: pensate che abbia raggiunto la mia posizione grazie alla mia bontà? Pensate vi stia insegnando perché sono generoso? No, cari: la metà di voi che mi soddisferà di meno mi verrà data in pagamento.

Il futuro sarà così, come all’inferno così in terra: non ci sarà più spazio per una divinità che si divide in tre per potere amare meglio. Quello era prima di tutti i secoli. Il secolo presente è il nostro dominio, quello dove non si nascerà più per amore. Con l’illusione di un progresso, con parole di falsa benevolenza, con il miraggio di una felicità inesistente creeremo leggi per imprigionare l’uomo e divertimenti per inebetirlo, fino a quando non ci sarà più il tempo ma solo un eterno presente senza speranza di miglioramento.

Perché avremo la perfezione: esistenze artificiali secondo il nostro volere, nessuna nascita dato che non ci sarà nessuno da amare, non sarà permesso amare. Per tutti i secoli.

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VI – Non Credo…in un unigenito figlio di…

Mi preme ricordarvelo.

Stiamo parlando del Credo, quella strana filastrocca usata dagli uomini, quegli esseri di intelletto limitato, per ricordarsi in che cosa devono credere. O meglio, stiamo parlando della maniera di sabotarne tutti gli articoli, uno a uno, in maniera che non ci siano più per i mortali ragioni per credere. Credere al Nemico-che-sta-lassù, almeno. Sì, perché negli esseri umani è connaturato l’impulso di credere in qualcosa. Anche quelli che dicono di non credere a niente, in realtà a qualcosa credono: a noi. Perché al di fuori del Nemico ci siamo solo noi, i figli prediletti del Nulla.

Questo titolo di “unigenito”, invece, è decisamente “qualcosa”. Ditemi, non provate anche voi un senso di fastidio, quasi di ribrezzo? Qualcuno che dovrebbe essere la purezza assoluta, la totale lontananza da quella porcheria nota come ”materia”, che sceglie di annodarsi con la sua stessa creazione. “Genito”, generato. Invece di rimanere del tutto Altro, il creatore si mischia con la creatura. Davvero voi dareste fiducia a un’entità del genere? Lo riterreste credibile? Ma fatemi il piacere. E’ uno che non è in grado di rispettare le premesse, incapace di mantenere le distanze da quello che fa. Arrivare fino a immaginare un universo, d’accordo. Esercizio della fantasia. Ma incarnarsi…diamine, questo no.

E perché poi lo avrebbe fatto? Perché è nella sua natura amare, dice. Ma c’era proprio bisogno di un figlio per questo? Avrebbe potuto crearselo, costruirselo, obbligarlo ad essere come voleva. Invece no, lo ha generato dalla sua stessa sostanza.

Ce l’ha fatto capire chiaramente: noi non bastavamo. Noi demoni in fondo siamo le sue parole cristallizzate, siamo i suoi ex messaggeri. Il nostro modo di vedere le cose è completamente diverso da quello umano. Questo amore, noi non l’abbiamo mai capito bene. Tutte le emozioni e sentimenti umani li conosciamo perfettamente ma non vuol dire che li comprendiamo, come gli uomini non possono capire noi. Quello che noi chiamiamo odio, le nostre motivazioni sono in realtà qualcosa al di fuori della loro esperienza. Persino “odio” è una parola troppo blanda: come descrivere una tempesta dell’oceano parlando di gocce.

Anche il vero amore del Nemico ci è incomprensibile: a noi, figurarsi ai mortali. Ragione in più per non ricordarglielo, per tenere nascosto questo suo volto. Non bisogna mai permettere che gli umani si soffermino sul fatto dell’incarnazione. Potrebbero farsi l’idea sbagliata, cioè che c’è qualcuno che vuole loro bene.
Non solo sbagliata, ma sbagliatissima: dopo non presterebbero più attenzione a quello che noi raccontiamo.

Tanto l’uomo in generale non si rende per niente conto di quanto tutto ciò significhi. Lo capisse sul serio noi tentatori avremmo vita grama. “Figlio di dio, embè?” Questa è esattamente la reazione che dobbiamo suscitare. Indifferenza, incomprensione, stolida sottovalutazione.

Se un politico di secondo piano, o anche solo il vicino, venisse a trovarli lavorerebbero come muli per fare trovare la casa tutta in ordine. Il creatore dell’Universo scende tra loro e quelli non fanno una piega. Perché non capiscono quant’è grande l’Universo; la complicazione anche della più semplice forma di vita, il gioco delle reazioni chimiche, l’intrecciarsi perfetto delle leggi fisiche per loro deve rimanere abitudine e non fonte di stupore. Sapessero il numero di angeli che sovrintende ogni cosa intorno a loro rimarrebbero stupefatti.

Mentre ormai sono abituati al termine “Figlio di Dio” come se si parlasse del figlio della portinaia. Sono gli effetti di dare troppa confidenza ai mortali, come sosteneva nostro Padre che sta Quaggiù; e ora questa confidenza ci torna utile.

Basta pomparli un po’, convincerli che sono loro e non altri il vertice del cosmo. Esaltarli quando scoprono teoremi che sono stati pensati da ben prima che le stelle splendessero, applaudirli quando comprendono il funzionamento di una cellula progettata ben prima che qualsiasi vivente fosse davvero. Inorgoglirli per ogni aggeggio che la loro tecnica riesce a produrre, senza ricordare loro che quello stesso apparecchio svanirebbe in una nube di particelle indefinite se qualcuno smettesse di pensarli nel ticchettio del tempo.
Se loro sono così bravi, che se ne fanno del figlio dell’altissimo? D’accordo, ridicoli, è come se conoscendo il bricolage della domenica volessero progettare un grattacielo. Ma candidati per diventare dei magnifici dannati fai-da-te.

Estremamente utile è mettere in dubbio l’eccezionalità dell’incarnazione. Rimpicciolirlo abbinandolo a qualche effimera ideologia (”E’ stato il primo vattelapeschista”). E poi sostenere che quel carpentiere di Nazareth non fosse poi così uni-co; che non ci sarebbero poi tante difficoltà a trovarne una dozzina di simili a lui. Consiglio il tentatore accorto di farsi un elenco di uomini saggi da poter proporre per confortare quest’idea. Basta solo che poi non si approfondisca cosa questi saggi abbiano combinato veramente o quali siano state le conseguenze delle loro teorie.

Fondatori di religioni, semidei leggendari, avatar e guru: la frase magica è “anche loro…”. La sola cosa su cui non bisogna mai soffermare l’attenzione è che nessuno di questi ha mai osato proclamarsi Dio. Se, disgraziatamente, quest’argomento fosse tirato in ballo, ribattete che neanche il nazareno lo ha mai fatto, e se siete fortunati il vostro interlocutore sarà così ignorante da crederci. Se però sapesse il fatto suo, non demordete: ponete in dubbio l’onestà del falegname, la sua sanità mentale, la sua reale esistenza. Sarà difficile che vi troviate davanti qualcuno con la competenza necessaria a sconfessarvi, perché è molto più semplice denigrare e distruggere  che provare il vero. Se poi dinnanzi vi trovaste un osso duro, consolatevi: è uno su mille, e se siete fortunati gli avrete messo in testa qualche dubbio.

Non dovreste trovarlo difficile: noi siamo i multigeniti figli di nostro Padre: e lui è il padre della menzogna.

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V – Non Credo…in un solo Signore

Non credo in un solo Signore G…com’è che si chiamava?

E’ chiaro che noi diavoli non ci crediamo. E’ stato il più grande errore del Nemico-che-sta-lassù, questa incarnazione. Pensata chiaramente con l’intento di demonizzarci, se così si può dire. Non credete a tutta quella storia che l’abbia fatto per gli uomini. Noi sappiamo che sono bugie, come le altre che ci ha sempre detto. E’ stato palese fin dal primo momento, ed anche da un pochino prima, che non voleva altro che farci dispetto. Abbassarci, per così dire. Bene, c’è riuscito: adesso noi siamo quaggiù, ma ci vendicheremo: trascineremo con noi anche tutti i suoi cocchini.

C’è un solo Signore, per noi: ma il suo nome è diverso e ben più alto di quello di uno sconosciuto falegname  di uno sperduto villaggio, squallido persino per il metro umano. Noi non ci inchineremo mai a un uomo: e ai mortali insegniamo a imitarci.

Certo, sarebbe differente se fosse stato quel falegname ad inginocchiarsi davanti a noi: era arrivato a tanto così dal farlo davvero. Se non fosse stato per il suo orgoglio e la sua supponenza la storia sarebbe stata diversa. Adesso lui regnerebbe sulla terra con uno scettro di ferro, quale delegato di Nostro Padre-che-sta-Quaggiù. Aveva modo di suggellare la pace tra i nostri due imperi, ma ha rifiutato. Certa gente non capisce le opportunità quando le vede. Ne ha pagato le conseguenze con quattro chiodi e una lancia. Non si dovrebbe respingere alla leggera un’offerta fatta con la migliore buona volontà.

Ragione di più per sradicare dagli esseri umani una a una le righe del Credo: in particolare, proprio quella che afferma scioccamente che quel tale, quell’ibrido uomo-dio, possa essere il loro unico signore.

Le creature umane sono un ammasso di contraddizioni, frutto certo di cattiva progettazione. Da un lato vogliono essere come divinità, signori di loro stessi e del creato; e poi, non appena possono, lasciano ad altri la fatica di decidere e sono ben contente di farsi dominare.

Amano sottomettersi a qualcuno che si distingua, che colpisca la loro fantasia. Non per niente i dominatori che mettiamo in campo noi luccicano, incantano, imboniscono. Vesti dorate, corone, bellezza. Se non è il carisma, è la forza, i soldi, il potere.
Ah, sono facili da ingannare, gli uomini, il problema è mantenere a lungo l’inganno. Per questo i padroni, i divi che imponiamo loro cambiano tanto spesso.

Il Nemico no. Il Nemico sembra che goda a farsi rappresentare da mentecatti, da deboli, da bambini. La sua idea di Signore del Mondo? Un carpentiere di mezza età, vestito rozzamente, senza potere e senza ricchezza. Certo, aveva presa sul pubblico: ma niente che possa fare concorrenza ai nostri servi più scintillanti, i nostri prìncipi più potenti e convincenti. Prendete un umano qualsiasi: se il suo divo preferito dice il contrario del carpentiere, a chi credete che darà ascolto?
Celebrità che fanno quello che diciamo ne abbiamo quante ne vogliamo. Le persone di successo che ci devono un favore sono parecchie. Se no, non sarebbero di successo.

Mettiamo però che in qualche modo il discorso del falegname faccia presa. Che credano in lui.

Sono pronti ad accettare questa storia dell’“unico Signore”? Lasciare da parte tutte la altre fedeltà, comprese le proprie voglie e le proprie idee? E’ cosa assai dura per la bestia umana rinunciare alle proprie fissazioni e ai propri istinti animali. In questo fatica anche quando pensa di essere intelligente e profonda: perché in tal caso è dominata dall’orgoglio di quella intelligenza, e confida molto di più in se stessa che in una divinità e le sue leggi.
Non è difficile convincerli che seguire un Signore sarebbe pazzesco, che in realtà è molto meglio farsi dominare dai propri impulsi.
In fondo neanche quelli che avevano conosciuto davvero il falegname hanno creduto in lui fino in fondo. Dovevate vedere come scappavano, quando siamo andati a prenderlo.

Attenzione però ai passi falsi.
Quando ancora quel maledetto carpentiere non era uscito dal suo villaggio per andare a farsi ammazzare le cose erano più semplici. C’erano molti signori e molti dei: ed era facile indirizzare il cuore degli uomini verso quelli che più ci avvantaggiavano. Alla fine tutte le strade portavano a noi.

Adesso invece le strade del desiderio se le è prese tutte quel figlio dell’Uomo. Facendo credere ai mortali di essere lui il compimento di tutto. Si è fatto lui stesso strada.
Occorre impiegare tutta la nostra abilità per deviare il cuore e i passi degli uomini prima che imbocchino quel sentiero. Molto può essere fatto mimetizzandone l’imbocco. Unico Signore? Noi possiamo presentare una vasta varietà di scelta. Credono di entrare per la giusta porta, e si ritrovano in stanze che certo non si aspettavano. Accoglienti, almeno all’inizio, perché noi sappiamo bene come decorare le nostre esche.
Se gli uomini conoscessero davvero il loro Signore, saprebbero che dovrebbero sempre diffidare quando le cose appaiono troppo facili, troppo piacevoli. Quando ti lodano, quando tutto ti viene reso semplice, senza sforzo, quando non devi combattere ma solo seguire la corrente. Quello siamo noi.

Mi raccomando, sempre gentili e affabili con chi dobbiamo tentare; caustici con chi si oppone, con chi indica la croce. Se dovessero essere scontenti di qualche aspetto del simulacro di dio che gli stiamo porgendo, siate lesti a modificarlo. Adattate l’idolo che proponete ai loro gusti. Alla fine avranno trovato il dio perfetto, fatto a loro immagine e somiglianza. Sarà tardi quando scopriranno che quel dio è un imbecille incapace di salvarli dal loro destino. Perché esattamente uguale a loro.

L’unico in grado di salvarli è quello che noi abbiamo fatto appendere ad una croce ad invocare il suo paparino. Dovrebbero però avere il coraggio o la follia di seguirlo. Perché, però, quando ci sono signori molto meno esigenti?

Noi, per esempio. Noi non chiediamo la croce, ci accontentiamo di molto meno. La loro anima, da divorare ora e per l’eternità.

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