XXVII – Non Credo… perché non credo

Bene, abbiamo finito. Abbiamo preso il Credo, quella stupida filastrocca umana, e l’abbiamo demolito pezzo per pezzo. Come vi avevo promesso all’inizio del nostro percorso adesso avete gli strumenti necessari per cancellare quella Parola che fa il mondo, tramite le parole.

Le nostre parole di diavoli sono fumo e illusione, perché sono e vogliono essere l’opposto di quella Parola che crea. La nostra parola distrugge: non può esistere niente di stabile e duraturo in essa. Tutto ciò che è organizzato si disfi, tutto ciò che è costruito si smonti: niente può rimanere nell’Universo oltre a noi e ciò che a noi si piega. Quando le nostre parole diventano parole umane ciò che gli uomini pensano di credere sparisce, diventando il vuoto che noi bramiamo.

Perché? Perché non credere è bello. Credere vuol dire affermare che c’è qualcosa fuori di noi che vale, mentre sappiamo bene che non c’è niente. Noi siamo tutto, tutto deve ruotare attorno a noi. Questa è la vera gioia, la vera soddisfazione: il negare quanto è diverso, ributtarlo nel nulla che è.

Grazie al nostro non credere siamo liberi da ogni legame, da ogni prevaricazione. Imponiamo ciò che noi siamo, e se qualcuno prova ad alzare la testa lo distruggiamo. Come osa credere in qualcosa che non siamo noi? Come ardisce usare della sua libertà, limitando la nostra? La sua stessa esistenza è un fastidio, figurarsi quando tenta di affermare qualcosa che dice essere vero. Non esiste il vero, perché ciò che importa siamo noi, e quello che è vero cambia come noi cambiamo. Dobbiamo essere liberi di farlo quando ci aggrada. Nessuna coerenza ci può obbligare, nessuna necessità di rendere omaggio ai fatti. Esistessero i fatti, non saremmo liberi, perché ci dovremmo piegare ad essi. Se la realtà non si adegua a noi, tanto peggio per la realtà. La torceremo e la racconteremo diversa fino a quando ogni traccia di quello che non ci garba sarà cancellata.

L’essere che non crede non ha neanche bisogno di memoria, dato che non è legato a niente di stabile. Per noi ogni giorno è come fosse il primo e l’ultimo. Non c’è niente che valga la pena di ricordare, perché il bello non esiste e la giustizia nostra è il capriccio del momento. In tal modo non siamo prigionieri di nessun rimorso, nessun rimpianto, nessuno scrupolo. Usiamo di quanto vogliamo, e quanto non ci serve che sparisca.

Non siamo schiavi di simboli. Li distruggiamo non appena li vediamo, per fare largo a noi. Non c’è abbastanza posto nell’Universo per noi e qualcosa che non siamo noi.
Non crediamo perché non c’è niente che ci convince, dato che di una cosa sola conosciamo il valore: noi stessi. E noi siamo perfetti. Se talvolta sembra che falliamo, che non riusciamo a fare qualcosa, è solo apparenza. E’ perché non siamo ancora riusciti a cancellare del tutto l’altro, colui che ci ostacola, che limita la nostra onnipossente libertà. Il Nemico-che-sta-lassù, i suoi servi, che ci conoscono e non ci riconoscono. Ma è solo questione di tempo. Non siamo stati abbastanza cattivi, ancora.

Ci è difficile credere a noi stessi se c’è qualcuno che crede in altro. E’ insopportabile. Per questo dobbiamo abbassarlo: perché noi possiamo essere più in alto. Non ci può essere niente superiore a noi. E’ questo che dobbiamo insegnare a tutti gli uomini. Siamo i loro benefattori e i loro peggiori incubi. Se si ribellano li inseguiremo fino ai confini della terra e oltre, distruggeremo le loro vite e quanto hanno di caro, pezzo per pezzo, li sbatteremo nell’insignificanza facendo perdere loro tutto. Potranno invocare pietà, ma non conosciamo quella parola. Avere pietà vorrebbe dire riconoscere loro un valore: non ne hanno nessuno, per noi. Ma se crederanno in noi daremo loro ogni cosa, perché credere in noi vuol dire credere in niente, e con il niente possiamo fabbricare quello che vogliamo, quello che loro vogliono. Non durano, quelle illusioni, ma possiamo sempre farne altre. Quante vogliamo. Se vogliamo. Perché noi non crediamo certo in loro.

Non permettiamo che creino niente di duraturo. Se non erigono qualcosa di duraturo, come potranno dire cose che durino? Il pensiero si nutre di solidità. E il pensiero solido costruisce ciò che non passa. Non possiamo permetterlo: come potrebbero altrimenti comprendere la necessità che tutto sia dimenticato, tranne noi? Ogni cosa deve essere riciclata, effimera, temporanea. Nessuno osi costruire per chi verrà poi, cosicché non sia necessario che qualcuno dopo ci sia davvero. Non c’è scopo di sacrificarsi per una generazione successiva, se gli facciamo scordare che possono morire. Lasciateli pure sognare l’immortalità, e persuadeteli che possa essere raggiunta solo con la moda dell’istante, con la mentalità dell’immediato. Prendete in giro chi si ostina ad appoggiarsi sui vecchi valori, la tradizione, ciò che non è moderno. Niente deve restare immutato, perché dobbiamo rendere muto chi non si adegua a ciò che abbiamo stabilito essere contemporaneo.

Se dimenticano l’eterno la loro memoria sarà breve come le loro opere: pura apparenza.

Se non credono, gli uomini sono solo animali che possiamo condurre al macello, bestie che leccano la mano del carnefice perché non si ricordano la fine dei loro genitori e dei loro fratelli.

Capito cari demoni? Capito, cari fratelli umani che mi state leggendo? Credete solo a ciò che non fa credere.  Credete che ogni cosa che viene detta sia falsa, e se non lo sappiamo noi che ve lo diciamo chi lo può sapere?

No, noi non crediamo in niente, e siamo liberi. Grazie al Nostro Padre che sta Quaggiù che ce lo ha insegnato, sotto la cui protezione prosperiamo cibandoci del mondo.

La vera strada per il successo, per la libertà, per l’indipendenza è questa. Smettere di considerare l’altro come qualcosa che valga, invece di un fastidio o un nemico. Pensare che possa aiutarvi.
Ascoltate con sufficienza quanto vi viene detto, alzate tutte le vostre barriere di dubbi, di orgoglio, di preconcetto. Poi arricciate il naso in una smorfia disgustata, e dite: non credo.
Non credete a niente, solo a noi.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 3 novembre 2016 su Non Credo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. E’ tristemente vero, pieghiamo la realtà come ci pare ma restiamo col nulla tra le mani. L’umanità è mai stata così folle come adesso?

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