Il paradiso delle cetonie

Sto seduto fuori, in giardino, accarezzato dal sole. A pochi passi da me i lillà gridano il loro profumo alla primavera. Conosco pochi piaceri nella vita pari ad un buon libro letto all’aperto, in tranquillità, sotto un albero che sussurra piano la sua ombra ai fiori appena sbocciati e a me.

Il silenzioso stormire è interrotto da un rumore insistente, come una indiscreta nota di contrabbasso che diventa sempre più forte.

Qualcosa mi urta.

Un grosso insetto volante. Percepisco un corpo tozzo, un lampo di verde cangiante. Una cetonia.

Esistono pochi insetti più belli della cetonia. Una carapace fatto di smeraldo e di sole, di una eleganza sobria ed essenziale. Nessun nobile cavaliere ha mai avuto un’armatura tanto magnifica. Da ragazzo disegnavo astronavi a forma di cetonia, cercando di carpirne i colori, l’irraggiungibile luce verdedorata.
La cetonia vive tra i fiori. La potete scovare all’interno di una rosa, in giardino. Aprite i boccioli delicati. Lei è lì. La potete prendere in mano: non vi farà del male.

Credete che la cetonia si renda conto della sua bellezza? Che sia consapevole di essere un gioiello alato, di soggiornare in palazzi di petali profumati? Mi stupirebbe molto. Nel suo piccolo cervello non credo ci possano stare altri concetti oltre al fatto di essere una cetonia.
E noi, siamo consapevoli della nostra fortuna? Di quanto siamo belli, splendidi, sublimi, noi e il nostro mondo? O viviamo in un paradiso senza rendercene conto, ottusi insetti, incapaci di cogliere noi stessi e la nostra vera forma?
Salvo brevi sprazzi, in cui l’eterno ci raggiunge: una musica, un quadro, un gusto, una cetonia.

(…) in fondo la vita è così : molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso. E’ come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale , una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai. (…) D’ora in poi, per te, andrò alla ricerca del sempre nel mai. La bellezza, qui, in questo mondo.
(Muriel Barbery, “L’eleganza del riccio”)

Così dice il libro che sto rileggendo. Non sono d’accordo. L’apparizione della cetonia dorata, insetto sincronico, mi dice che non ci sono sprazzi di bellezza nella disperazione, ma un mondo di  bellezza con sprazzi di consapevolezza. Istanti in cui l’eterno che costituisce non l’eccezionalità, ma la normalità del nostro esistere si rivela.
Il sempre che ci fa essere fa breccia nella nostra cecità. Il mai non esiste. Esiste solo la nostra inconsapevolezza, il nostro confuso volare, dimentichi come cetonie.

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 28 aprile 2014 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. e il ronzio delle cetonie dorate che appena si appoggiano sulla nostra mano e camminano ci solleticano la pelle con le loro zampette!

  2. “Un altro giorno Piumadoro ghermì nel cuore d’una rosa uno scarabeo di smeraldo.
    – Lasciami andare, per pietà!
    Piumadoro lo lasciò andare.
    – Grazie, bella bambina. Come ti chiami?
    – Piumadoro.
    – Grazie, Piumadoro. Io mi chiamo Cetonia Dorata. Cerco le rose di terra lontana. Un giorno forse ti ricompenserò.
    E la cetonia volò via.
    …”
    http://www.rodoni.ch/busoni/bibliotechina/autoriinrete/ladanzadeglignomi/piumador.htm

  3. Ho letto anch’io “L’eleganza del riccio”. La mia vita precedente da pessimista attivo, mi dice che la vita è disperazione intervallata da attimi di bellezza, e mi sono sempre per aumentare gli sprazzi di bellezza nelle vite degli altri. Non ce l’ho fatta e da pessimista attivo, sono passato al pessimista nichilista: nulla a senso, ma un po’ alla Qoelet. Vorrei ritrovare la speranza, che mi son lasciato rubare, e vedere la vita come bellezza con sprazzi di consapevolezza; vorrei che questi sprazzi si impadronissero sempre più di me ed io ne diventassi dipendete, drogato; vorrei cancellare la parola mai, fine. Vorrei sentirmi figlio di un Padre che mi ha pensato come meraviglia, ancor prima che il tempo e lo spazio fossero. Ma come?

  4. FedeFrodo, hai mai provato a chiederlo direttamente a Lui, al Padre, che ti faccia sentire figlio Suo?
    A volte un buon percorso può iniziare da una semplice e spontanea domanda…

    Nulla ha senso, sì.
    Ma solo se è svincolato dall’Eterno.

  5. “Il mai non esiste” perché Cristo è risorto.

  6. FEdefrodo,
    Ti rispondo per come ho superato quello stadio per cui sono passato anch’io. Semplicement affidandomi. Ho detto: “io non ce la faccio. Fai Tu” e l’ho detto davvero, non come modo di dire.
    E tutto si è trasformato, in un modo che non ritenevo possibile.

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