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Scritti Politti: fichi per tutti

La scritta che commento oggi è virtuale.
Sono passati parecchi anni da quando iniziavo le mie giornate leggendo le informazioni del giorno dal sito del Sussidiario. Era un’utile finestra sul mondo; ci scriveva gente interessante, ero certo di trovare sempre degli spunti utili, una visione diversa.
Poi cominciò a cambiare. Ci si trovava sempre più attualità becera, di quella uguale a mille altri siti; sempre più gli articoli erano fonte di perplessità o di stupore, in negativo. Si faticava a trovare qualcosa di valore. Lo spezzettamento dei post per esigenze pubblicitarie, con queste ultime sempre più invadenti, causarono la mia disaffezione. Ormai sono anni che lo frequento pochissimo.

Il sito dei vecchi tempi non avrebbe mai twittato una frase come quella sottostante:


Scritta bianca su tramonto bucolico: “Si dimentica che i frutti appartengono a tutti e che la terra non appartiene a nessuno. (Jean-Jacques Rousseau)”

Sì, in altri tempi si sarebbe citato Rousseau solo per evidenziare il disastro che ha causato nella civiltà occidentale il suo pensiero. La frase che è riportata sintetizza bene la sua filosofia di vita, quella del mantenuto che non si vuole assumere responsabilità, neanche quella dei figli, e cerca di giustificarsi. A noialtre persone comuni invece piace godere dei frutti che coltiviamo sulla nostra terra. Anche perché se la terra non è nostra, per quale motivo dovremmo amarla, o anche solo coltivarla? Se i frutti non li abbiamo con pazienza fatti crescere, protetti, raccolti, cosa ci abilita a prenderne? Chi lavora, chi suda per produrre, chi si prende cura delle cose sa valutare quanto valga la citazione, e quanto sia applicabile nella vita reale. Se per caso poi qualcuno pensasse ancora che in via teorica potrebbe funzionare, un secolo di comunismo applicato, di disastri collettivisti, dovrebbe aver cancellato una volta per tutte quell’illusione. Se uno sa la storia, ovviamente. Se la si vuole vedere.

La frase del filosofo francese ci dovrebbe tornare in mente quando riceviamo lo stipendio, un ladro ci entra in casa o andiamo a comperare verdura. Per poterci ridere sopra, se ci riusciamo.

Scritti Politti: Déjà vu

La scritta di cui ci occupiamo oggi è apparsa sulla parete di una chiesa cilena che dei simpatici manifestanti hanno devastato e dato alle fiamme; la potete vedere qui sotto:

Vernice nera su pietra, “Muerte al Nazareno”, “Morte al Nazareno”.

Cari amici, studiate. E’ già stato fatto. I vostri colleghi l’hanno già ucciso.
E poi è risorto; e la storia che ne è nata ha prodotto bellezza, bontà, pace. Tutte cose che, mi pare, voi non apprezziate.
Tentateci, provateci pure ancora. Lui non si stancherà di cercare di salvarvi.

Scritti politti: solamente

Per la serie Scritti politti, ecco un nuovo motto, appeso su una baita contornata anche da altre insegne di simile tenore e bandierine arcobaleno, buddiste e pirata.

“Per realizzare ogni buona cosa serve solamente che ciascuno faccia per bene il proprio dovere”,
il nostro amico Guido Sartori

Certamente è molto importante fare il proprio dovere. Secondo Sartori, un medico ayurvedico, sarebbe anzi la insopprimibile condizione per realizzare tutto ciò che c’è di buono.

Erano certamente d’accordo con lui i nazisti che, al processo di Norimberga, si giustificarono per il massacro di tante persone proprio asserendo di non avere compiuto altro che il proprio dovere, ubbidendo agli ordini. Forse la gente dei campi di concentramento non lo sarebbe stata altrettanto, quantomeno per ciò che riguarda la bontà del risultato.

Potrebbe sembrare che il punto stia nel capire quale sia il proprio vero dovere. Perché se il proprio dovere è fare qualcosa di male, allora a starci dietro molto difficilmente si riesce a sortire del buono. Il dovere verso chi: verso lo Stato? La Patria? Il Partito? Verso il Re, il Presidente, il Papa? La ditta? L’ambiente? Verso se stessi? Verso Dio? Parrebbe che ci siano tante definizioni di dovere, tra cui scegliere, spesso contrastanti. Per cui se le cose vanno storte si può sempre dire: “Hey, pistola, hai scelto il dovere sbagliato. In realtà dovevi fare questo e quell’altro”. Tutti saggi, a posteriori.

Ma sapete qual è il punto autentico? Che anche così, non è vero. E’ una stronzata. Perché le cose buone non si ottengono solamente con la forza di volontà, con il nostro sforzo, per quanto ben diretto e titanico sia. Quando anche diamo tutto noi stessi alla causa giusta, il risultato è che ogni cosa si sfalda nelle nostre mani.

La Bibbia ammonisce:
Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
che pone nella carne il suo sostegno
e dal Signore si allontana il suo cuore.
Egli sarà come un tamerisco nella steppa,
quando viene il bene non lo vede;
dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.

Questo vale anche se l’uomo in cui confidiamo siamo noi stessi. Non illudiamoci di esser dei, di saperci dare ciò che è buono. Anche quando questo fosse il nostro dovere. Tutto andrà storto, quante volte l’abbiamo provato?
Possiamo prendere atto che il buono arriva da un altro luogo, è dato, e noi non possiamo pretenderlo ma solo cercarlo. Oppure possiamo sempre accusare qualcuno che non ha fatto il proprio dovere.

Scritti Politti: Ultimo posto

Iniziamo oggi una nuova rubrica, “Scritti Politti”.
A tutti sarà capitato di leggere una targa, un manifesto, una scritta appesa ad un muro o dipinta con lo spray che a tutta prima sembra avere senso, essere magari anche profonda; ma che poi, ragionandoci su, ci rendiamo conto essere completamente imbecille, assurda o deleteria. Questi post si prefiggono di mostrare alcuni esempi di tali orrori. Invito i lettori a farmi avere eventuali esempi che potessero avere incontrato nel loro peregrinare.
Il nome “Scritti Politti” è quella di una famosa band del secolo scorso, che deriva dal titolo di una raccolta di opere di Antonio Gramsci, Scritti Politici, storpiato per farlo suonare come il titolo del brano Tutti Frutti di Little Richard.
Mi sembrava adeguato.

***
Trovato inchiodato ad una roccia in un sentiero di alta montagna, scritto a mano:

“Finché l’uomo non si metterà all’ultimo posto fra le creature sulla Terra, non ci sarà per lui alcuna salvezza”, Gandhi.

Oh, wow. Profondo, vero. Però, aspetta un attimo…
Cosa significa “mettersi all’ultimo posto”? Che devo considerarmi meno della faina, della mosca e della formica? Che devo dare loro la precedenza, quindi non potrò più costruire case o tracciare sentieri, come quello su cui è inchiodato questo cartello, per non distruggere nidi e formicai, e meno che mai nutrirmi di qualsiasi cosa di vivente? E poi, creature, salvezza… salvezza da che? Gandhi era un attivista politico indù, e quelli sono termini cristiani. Va bene che mischiava alquanto le cose, ma la citazione sembra alquanto sospetta – non sono riuscito a rintracciarne la fonte.
Ma, anche ammesso che sia autentica, formulata in quella maniera è una solenne castroneria. L’uomo è uomo perché è sopra a tutte le creature della terra: ha la ragione, sa comprendere ciò che un animale non può. Che esiste un ordine di valori superiore che non quello materiale, senza il quale anche la citazione non avrebbe alcun senso.
L’uomo può, e deve, custodire le altre creature. Ma dal primo posto, il suo, non dall’ultimo.
Che poi possa salvarsi con le proprie mani, lascio al lettore intelligente il giudicarlo. Provate, provate a mettervi all’ultimo posto: poi mi dite.