XXVI – Non Credo…che aspetterò la vita del mondo che verrà

Non ci credo, nella vita del mondo che verrà. Aspettarla ? Proprio no. Intanto perché non credo nella vita: si tratta di una esperienza sopravvalutata. E poi per una questione fondamentale: noi diavoli non siamo realmente vivi e non possiamo davvero morire, o cambiare. Qualcuno potrebbe insinuare che è per questo che odiamo così tanto i viventi, e facciamo di tutto perché la loro stessa esistenza abbia termine. E’ falso: gli angeli sono come noi, eppure si ostinano a proteggere quegli esseri che infestano il mondo materiale con la loro fecondità. Allo stesso modo della loro morte non ci importa niente. Scenderanno da noi comunque, a loro tempo, e se nel frattempo causano grattacapi in alto loco allora che nel mondo attuale ci stiano pure il più possibile.

Invece noi odiamo la vita per un ragionamento logico e consequenziale. Niente in essa ci riguarda: la prediamo, ma ci è utile solo quando cessa. Aborrirne qualche aspetto, ingegnarsi per distruggerla è il requisito fondamentale per rifiutare il Paradiso ed esserne rifiutati, e quindi guadagnarsi il pass d’ingresso per il nostro reame. La permanenza in questo ipotetico mondo che verrà è riservata a coloro che tengono davvero a starci dentro; agli altri quel supplizio è risparmiato, in modo che noi possiamo sottoporli a tutti i supplizi rimanenti.

La vita è altro: perché ci dovrebbe interessare l’altro? Noi siamo perfetti così.
La vita è un abominio che si diffonde ovunque, una malapianta che colonizza il cosmo diffondendosi con la sua rivoltante fecondità. Le cose che crescono sono un po’ una fissa, per il Nemico. Per questo noi la combattiamo dove possiamo e come possiamo, perché porta l’impronta di quello che osa farsi chiamare Padre. Ma il solo Padre che riconosciamo è quello che sta Quaggiù, che ci ha generati per la morte di ogni cosa.

Con il dire che occorre attendere una vita migliore il Nemico ammette il suo fallimento odierno. E’ ovvio che è pentito di avere creato l’Universo, e che non vede l’ora di gettarlo via e ricominciare da capo. Universo 2.0? Sarà anche quello un flop , vedrete. Anche se questa volta l’ingresso sarà riservato solo alle persone autorizzate.

Il nostro insegnamento è di non attendersi nulla da questo futuro. Noi ne siamo fuggiti in tempo, prima che quell’eternità cominci davvero. Dovrebbero fare altrettanto anche gli umani: scappare prima che il treno si metta in moto, dopo sarà troppo tardi.
Ma non crediate che per gli ominicchi quell’esistenza nuova cominci davvero tanto presto. Il Nemico non ha nessuna intenzione di sbaraccare anzitempo il suo giocattolino. Usa il miraggio della resurrezione corporale per evitare una rivolta generale contro di lui. Sa che se gli umani assaporassero le delizie del mondo presente che noi proponiamo loro la sua influenza svanirebbe. Pazienza? Virtù? Moderazione? Speranza? Ah! Non avrebbero casa tra gli uomini. Aspetta e spera. Senza la resurrezione della carne, senza quella vita futura la loro fede non avrebbe senso, e il nostro inferno potremmo crearlo direttamente a casa loro.

Capite quindi l’importanza di sminuire agli occhi dei mortali quell’attesa di un nuovo cielo che il loro Credo invoca. Devono diventare uomini che non aspettano niente, e quindi sono disposti a tutto. Senza la prospettiva di un mondo migliore impregnato di giustizia cercheranno l’ingiustizia; senza l’idea di un’esistenza futura in cui tutto sia vero la menzogna diventerà il loro ideale in questo.

Ancora una volta sono le tattiche più semplici ad essere le più efficaci. L’uomo, per definizione, è un animale capace di immaginare una vita migliore. Fatelo tornare animale e tarperete anche questa sua fantasia. Sollecitate i suoi sensi, le sue pulsioni più basse. Più sono basse più troverà difficoltà ad alzare lo sguardo verso un ipotetica vita più felice.
In mancanza di questo rubategli il tempo per farlo. Chi non ha tempo non attende; chi va di fretta non si ferma. Un lavoro impegnativo, spostamenti stressanti, la continua rincorsa per guadagnare, e guadagnare di più; far carriera, e poi riempire il tempo libero di mille impegni per tenerlo prigioniero. Se sognerà un mondo migliore sarà la pensione: da pensionato, deluso, cesserà di sognare.

La cura al Credo più efficace è però di sostituire quella vita futura con qualcosa d’altro, un innocuo placebo. Ci sono due strade.
La prima è rendere il futuro un terrore intollerabile. Prospettare ogni genere di disastro, di catastrofe, di disgrazia in procinto di avvenire: e fermarsi lì. Il mondo finirà, punto: niente dopo, senza illusioni. Che il tempo termini è l’illusione più grande, ma non diciamolo. Lasciamoli consumare nella paura. Oh sì, lo so che nei piani del Nemico quelle catastrofi arriveranno, ma l’importante è che i mortali non si chiedano mai il perché arriveranno: ripulire il palcoscenico per la nuova rappresentazione.

La seconda strada è presentare un futuro perfetto. L’immortalità che, secondo questa visione, la scienza potrà dare; l’assenza di malattie e di vecchiaia, la conoscenza totale, rendere ogni uomo simile ad un dio. Oh, sì, la promessa che avevamo fatto nell’Eden finalmente realizzata.
Con una prospettiva del genere, perché perdere tempo ad attendere una resurrezione, un mondo diverso? Portiamo questo alla perfezione, dicono i nostri sussurri. Di altro non c’è bisogno.
Poveri uomini. Di tanto in tanto si illudono di essere buoni, di poter vivere in pace da soli, di essere perfetti o quantomeno perfettibili.
Noi sappiamo di più. Se l’uomo fosse perfetto cesserebbe di essere uomo. E non oso pensare a nessun tormento più efferato di una eternità senza perfezione, condannati ai piaceri forzati, senza nessun senso e nessuno scopo. Non so cosa ha escogitato il Nemico per quel suo mondo che verrà, ma sono pronto a scommettere che sarà parecchio diverso da quello che gli esseri umani, e persino noi demoni, possiamo immaginare.
A noi non importa, come ho detto all’inizio; ce ne chiamiamo fuori.  A voi uomini ve ne importa ancora meno, perché verrete con noi.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 ottobre 2016 su Non Credo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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