Archivi categoria: diavolerie e cattiverie

Verrà il giorno

Verrà il giorno, ed è questo, in cui ci uccideranno con il sorriso sulle labbra, come si sorride all’animale macellato; e, come l’animale, non capiremo perché.

 

(Rassicuratevi: per loro, dopo, verrà la noia)

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Politicamente corretto grappa

La persona diversamente giovane entrò nella rivendita di sostanze a contenuto alcolico variabile entro il limiti di legge, macchine per il giuoco severamente vietate ai minori nella fascia oraria 8-14 e bevande a base acquosa lievemente eccitanti.

Si avvicinò al bancone e si sedette pesantemente su uno sgabello. “Barista! Un caffè, corretto grappa!”
Tutti gli occhi nel locale si girarono verso di lui.

Il responsabile della vendita al dettaglio si chinò verso di lui. “Mi scusi, gentile avventore, lei forse intende chiedere un infuso a base acquosa contenente caffeina addizionato di bevanda DOP a tasso alcolico non inferiore ai quaranta gradi?” chiese ad alta voce.
“Eh?”
“Caffè corretto grappa“ sussurrò il barista, in maniera che solo l’anziano potesse sentire.

“Che ti piglia, ragazzo? E’ quello che ho detto no?”
Con pazienza, l’addetto dietro al bancone recitò “Sono tenuto ad avvertirla per legge che l’assunzione di sostanze eccitanti può essere dannosa, e che l’alcol ha effetti nocivi sul fegato e sulla soglia di attenzione. La guida…”
“Va bene, ve bene, portamelo, eh?” tagliò corto il diversamente giovane.
Il barista esitò. “Mi scusi, ma posso chiederle se il suo tasso alcolemico…”
“Eh?”
Il barista si avvicino ancora alla testa dell’uomo “Ha già bevuto, signore?”
“Certo che ho bevuto, ragazzo! Qualche cicchetto!”
Il ragazzo fece per dire qualcosa, spalancò la bocca, la richiuse, e si voltò verso la macchina del caffè.

“Eh, sì, che vita grama! Tu sei giovane, non conosci la vita! C’è questa mia nipote disgraziata…”
Gli altri avventore del locale si guardarono tra loro.

“…Che si è messa con ‘sto negher che arriva dall’Africa…”

A un cliente che stava bevendo andò di traverso, e cominciò a tossire e sputacchiare.

“Un bravo ragazzo, neh, con voglia di lavorare, che ci sono tanti disgraziati che vendono droga e peggio…”

Una coppia si alzò di scatto, gettò i soldi sul tavolino e si diresse quasi di corsa verso l’uscita.

“…ma tra che l’è negher e che è un po’ zoppo…”

“Mi scusi, mi scusi” disse rapidamente il barista guardandosi attorno “intendeva dire che proviene da paesi sottosviluppati ed è svantaggiato fisicamente, vero?”

“No, l’è proprio zoppo e negher” continuò imperterrito il vecchio “e così non trova un lavoro che è uno. Il fatto è che mia nipote è rimasta incinta, e adesso vorrebbe abortire…”

Un altro avventore lasciò il proprio tavolo e uscì in fretta.

“La prego…dica interruzione di gravidanza, almeno…” supplicò il barista.

“…Ma io dico no! I bambini sono bambini!…” disse il vecchio alzando un dito e la voce.

“La prego! La prego! Feto, grumo di cellule…”

“…E la mamma è sempre la mamma!” esclamò l’avventore.

“Genitore uno oppure due…” mugulò il barista.

“…Bisogna essere ciechi e sordi per non vederlo!…”

“Non vedenti, non udenti…la prego, la prego…” Il ragazzo dietro il banco sudava profusamente.

“Va bene che non credi in Dio, in Nostro Signore, ma…”

Il ragazzo sbiancò. “Ssshhh! Non si dice Non si dice!”

“…E dico io, si sposassero, che adesso si sposano pure i ricchioni!”

Altri due tavoli furono lasciati precipitosamente liberi. Il barista non tirava neanche più il fiato. “Persone omosessuali…”

“…che non c’ho niente io contro i ricchioni, avevo pure un zio che…”

“Il suo caffè!” Interruppe con voce disperata il barista.

Il vecchio prese la tazzina e mandò giù il contenuto d’un colpo solo.  “Ah, buono! Quanto le devo?”

In lontananza si sentivano delle sirene. “Niente, niente, offre la casa! Ma adesso come di consueto dobbiamo serrare per il fine turno! Buona serata, è stato un piacere!”
“Allora grazie, neh! Ritornerò!” ed uscì dal locale con passo lievemente malfermo.

Quando fu uscito il barista lasciò andare un lungo sospiro. Le sirene si avvicinavano. Il solo altro avventore rimasto scosse la testa. “Ma non conosceva la legge, quello? Lo sa cosa gli faranno adesso? E chi era, poi?”
Il barista fissava ancora la porta. “Non lo so. Una persona non politicamente modificata, forse. Uno genuino” aggiunse, portandosi poi la mano alla bocca come qualcuno che ha detto qualcosa di imperdonabile.

Risiko

Sandra aprì la porta, reggendo la borsa della spesa. Roberto era sul divano, che leggeva. Suo marito alzò appena gli occhi. “Ciao”.
“Ciao. Novità?” chiese la donna.
Roberto alzò le spalle. “Niente di particolare”.
L’occhio di Sandra cadde sul ricevitore del telefono di casa. Era uno di quelli antichi, ancora con la cornetta. Ed era staccato.
“Scusa, perché c’è la cornetta staccata?” Chiese Sandra.
Suo marito non smise di leggere. “Ah, l’ho staccata io. Non la smetteva più di chiamare.”
“Chi, scusa?”
“Il Papa. Gliel’ho detto che era andato via, ma non ascolta, quell’uomo.”
Sandra spalancò gli occhi. “Dici che ha telefonato il Papa? E chi sarebbe che è andato via?”
“Trump. Non si è fermato molto, giusto il tempo di scambiare due chiacchere.”
“Con te?”
“Ma no. Con Putin, ovviamente.”
“Perché, c’era anche Putin?” domandò la moglie, sempre più incredula.
“Beh, sì. E’ arrivato subito dopo che è venuto giù quella specie di aereo.”
“Aereo?”
“Ma sì, quello strano, color argento, che è atterrato nel cortile dietro. Aveva schiacciato le aiuole, ma gli omini vestiti di nero le hanno rimesse a posto. Bravi ragazzi.”
“Così c’erano anche gli uomini vestiti di nero…”
“Sì, un sacco. Li aveva portati quell’altro tizio, quello nella grossa macchina.”
“E sentiamo, chi sarebbe questo tizio? Il Presidente del Consiglio?”
“No, quello ha telefonato prima del Papa dicendo che non poteva venire. A dire la verità non so chi fosse: aveva tutte quelle modelle attorno, e poi gli occhiali scuri…”
“Andiamo bene, anche le modelle!”
“Non le ho neanche guardate, cara, lo giuro! E poi ero troppo occupato a fare i pop-corn per tutti. A proposito, non c’è bisogno che li ricompri: Trump  ha mandato qualcuno del servizio segreto al supermercato a fare provvista.”
“Va bene. Basta. Ci rinuncio. Scema io a chiedere. Vado a cambiarmi, intanto tu riattacca il telefono, vuoi?”
Sandra, scuotendo la testa, salì le scale. Robertò sospirò, poi si alzò e riattaccò il telefono. Immediatamente cominciò a squillare.
Roberto alzò gli occhi al cielo e sollevò la cornetta. “Pronto?”
Ascoltò pazientemente qualche secondo, poi sbottò. “Mi scusi, Santità, davvero, qui non c’è più nessuno. Ha provato sul cellulare?”
Attese la risposta. “Capisco. Comunque, direi martedì. Dopo le nove, credo.”
Rimase a sentire quanto gli veniva detto, poi annuì. “Sì, certo. Donald ha detto che le pizze le prende lui. Credo giocheremo a Risiko.”

Sprechi

Lo sproposito, mi dicono 850 euro, che occorreva pagare per andare a sentire l’ex presidente Obama a Milano, non è che mi scandalizzi più di tanto. I personaggi pubblici si guadagnano da vivere in quella maniera: la notorietà si fa pagare.
Se non mi scandalizza, però mi dice molto sui componenti di questo quadretto. Chi sono, secondo voi, quelli che hanno pagato lo stipendio di un mese di qualcuno per una mezzoretta di discorsetto infarcito dei più banali luoghi comuni?
E soprattutto, perché hanno pagato?

Alla prima domanda apparentemente non è così difficile rispondere. Innanzi tutto, sono persone alle quali Obama piace. Questo le colloca in una precisa parte dello schieramento ideologico, quello che idealmente difende i poveri oppressi sfruttati, si batte per l’uguaglianza e lotta contro gli sprechi. Massì, avete capito: il radical-chic di sinistra, l’ex-sessantottino di successo, il borghese in cerca di riscatto proletario. E ricco. Perché, non so voi, ma qui ottocentocinquanta euri vogliono dire fare o non fare la vacanza, curare quel dente o sperare non si spacchi del tutto. A uno i soldi devono proprio uscirgli da dove non si dice per potere permettersi di buttarli in una mezz’oretta di orgiastica trance da progressismo. Capisco la passione per la politica, ma qui non è più politica. E torniamo al perché.

Perché é di moda? Perché si vuole vedere? Perché occorre farsi vedere? Perché è lì che si conta la gente che conta, quelli disposti a spendere per cause illusorie, a contribuire con i dané ad un certo progetto.
Essere disposti, insomma, a dare per ottenere. Quanti erano lì per dimostrare la loro lealtà?

Perché, signori, è ovvio che certe cause costano. Costa il jet privato e la carovana infinita di macchine di lusso. Costa la location e il personale.  Costa, che qualcuno venga ad insegnarci a controllare gli sprechi, di cibo ed energia. Perché è proprio lì la lezione. Come un uomo che ha sprecato tutto, dal Nobel a otto anni di potere che hanno lasciato il mondo peggiore, può farci vedere e toccare. Ottocentocinquanta euro a testa, per sentirsi dire che occorre muoversi contro le carestie. Detto da lui. Chissà se qualcuno li rimpiange.

Fatta la legge

Secondo la nuova legge sulla legittima difesa votata alla Camera, se un criminale entra a casa tua si potrà reagire all’aggressione solo se è notte.

Soros a Palazzo Chigi è arrivato di giorno.

Animali estinti, e dove trovarli – Ininfluentis Invisibilis

E’ proprio il caso di dire che nessuno ha mai visto un Ininfluentis Invisibilis. Questa infatti era la sola specie conosciuta della classe degli Aorati, ovvero animali terrestri dotati di un qualche tipo di invisibilità. Persino l’aspetto dell’Ininfluentis non è del tutto noto: ben pochi naturalisti hanno avuto l’occasione di esaminarne esemplari viventi. La sola descrizione attendibile è quella lasciataci dal biologo Accagi, che era riuscito a catturarne una coppia. Lo scienziato ce lo descrive come un oviparo dotato di scaglie e piume rifrangenti, morbido e oleoso al tocco, con piccoli denti arrotondati e di indole mansueta. Se possedeva una voce non si è mai saputo; non emetteva suono, neanche morendo. Gli Ininfluentis si nutrivano di escrementi degli altri animali. Secernevano una specie di olio che, unito alle straordinarie proprietà ottiche delle loro scaglie, li rendevano virtualmente invisibili ai predatori. Tale olio era ricercato anticamente per vari scopi, principalmente nascondere gli oggetti che ne venivano unti. Per questo l’Ininfluentis era oggetto di una caccia feroce.

Oltre all’essere preda ambita, disgraziatamente l’Ininfluentis oltre che ai predatori era anche invisibile a chiunque altro. Non emettendo suoni ed essendo molto lento gli capitava spesso di essere urtato o calpestato inavvertitamente. Molto fragile dato la natura delle sue pelle, l’animale raramente sopravviveva.  I nidi  – eretti dalla bestia con fibre vegetali nei luoghi comuni di transito – venivano distrutti perché ci si passava sopra senza accorgersene, rendendosi conto della presenza di uova solo dal residuo umido della loro rottura.

Sebbene fossero già rari secoli fa, è stata la caccia e la progressiva distruzione del suo habitat a causarne il declino. Ancora negli anni ’50 sono riportati avvistamenti, ma dopo di allora non vi sono state più segnalazioni. Nel mondo moderno non c’è posto per un animale invisibile.
Alcuni biologi pensano che in realtà alcuni esemplari esistano ancora. Un sintomo potrebbe essere la sparizione di materiale tessile, come calze o altri indumenti, usati per costruie il nido.

In questa rara foto due donne colpiscono uno degli ultimi esemplari conosciuti di Ininfluentis selvatico, al centro dell’immagine.

Esorcizziamo

“Eminenza, la prego, aiuti nostra figlia!”
Il sorriso del cardinale si incrinò impercettibilmente. Interruppe l’intervista che stava concedendo ai giornalisti di “Donna Oggi” e si rivolse alla coppia che, abbracciata e tremante, aspettava da lui un cenno.
“Carissimi, se vi rivolgerete all’ufficio diocesano sono sicuro…”
“Non ci ascoltano! La prego! E proprio qui accanto!” disse la donna, torcendosi le mani.
Il cardinale sospirò. “Quanto le serve? Se…”
“Non è questione di soldi! Nostra figlia è indemoniata!”
Il prelato si arrestò a metà frase. Con lentezza, disse “Carissimi, come credo sappiate spesso un buon psicologo…”
La madre scoppiò a piangere. Il padre la strinse. “Fuggiti! Sono fuggiti tutti! Crediamo che…Dio ci scampi, crediamo che ci si veramente il demonio dentro nostra figlia!”
Il cardinale sbirciò con la coda dell’occhio i due giornalisti che, con le antenne dritte, aspettavano la sua reazione. Non si poteva rifiutare.
Sospirò. “E va bene, vengo a dare un’occhiata.” Preceduto dalla coppia entrò in una casa dall’altra parte della strada. Fece un cenno ai reporter. “E’ una questione privata, sarebbe meglio che aspettaste qui fuori”.
L’interno dell’appartamento era a soqquadro. “Al piano di sopra…” “Meglio aspettiate qui anche voi”, suggerì il prelato ai genitori.
Mentre saliva le scale diede un’occhiata all’orologio. Era meglio non metterci troppo, aveva un’inaugurazione tra cinquanta minuti.
Pochi dubbi su dove fosse la ragazza. Una nebbia fetida e verdastra filtrava da sotto una porta. Il cardinale l’aprì.
C’era, all’interno della stanza, un letto macchiato di ogni genere di liquami. Una ragazza di forse dieci anni, in camicia da notte, levitava un buon metro sopra le lenzuola. Il suo volto era deformato da una smorfia immonda. “Ah, un prete? Sei venuto a cercare di scacciarmi?” ringhiò, con voce cavernosa.
Il cardinale si fermò, perplesso. “Perché, scusa? E’ camera tua, questa, no?”
Il volto demoniaco aggrottò le ciglia. “Eh?”
“Ho detto: è camera tua, no, bambina?”
Una lunga lingua azzurrina saettò tra le labbra screpolate della ragazza. “Io abito in questa ragazzina, adesso!”
Il prelato annuì. “Va bene. Se questo ti detta la tua sensibilità sono sicuro che si può trovare un accomodamento.”
“Non riuscirai…come?”
“Ho detto che è importante trovare la propria dimensione spirituale. Se la tua convinzione è di essere posseduta da…ehm…una cretura infernale…”
“Ma quale convinzione! Io sono davvero un demone!” La ragazzina girò la testa di 180 gradi. “Convinto, pretonzolo?”
“E’ stupefacente cosa possa fare la psicologia delle persone” disse il prelato. “L’hai visto in qualche film?”
“Ma quale film? Io sono l’originale!” gridò con timbro animalesco la creatura.
“La ricerca di originalità nei giovani è importante. Carissima, credo che se parlassi con i tuoi genitori potremmo aiutarli a capire i tuoi desideri nascosti…”
La ragazzina atterrò con un tonfo sul letto. “Vuoi dire che non sei qui per l’esorcismo?”
Il cardinale rise. “Ah, il rito dell’esorcismo è superato. Era frutto di antiche concezioni del peccato, legate ad una personalizzazine tipica delle civiltà semitiche. Ormai sappiamo che il male è frutto della società, di un disagio. Vuoi che ne parliamo?”
“Parlare… questo vuole parlare…” la ragazza sembrava molto agitata. “Vuoi dire che non credi che io esista?”
“Esistere? Certo che esisti. Per i giovani è molto importante che qualcuno dica loro che esistono, che c’è chi li ama, li stringe in un abbraccio…”
“Ah! Ho trovato!” Fece l’indemoniata. “Abbraccio? Io so che tu…”
Il cardinale la lasciò parlare, sbirciando ogni tanto verso la porta, assicurandosi che fosse chiusa. Quando ebbe finito, la ragazza aveva un ghigno di trionfo sul volto. “Allora? Non ti chiedi come faccio a sapere queste cose?”
“Evidentemente frequenti cattive compagnie. Dovresti lasciare perdere internet” disse il cardinale. “Oppure è una specie di candid camera. Ovviamente nego decisamente questa ricostruzione dei fatti.”
L’indemoniata pestò i piedi. “Insomma, non capisci? Nessun essere umano poteva sapere queste cose!”
“E’ proprio questo: non c’è nessuna prova. Ed io nego decisamente.” Il cardinale restò serio ancora qualche secondo, poi disse “Una ragazzina come te certi, ahem, fatti di vita non li dovrebbe conoscere. Ma rientra anche questo nei segni dei tempi, che dobbiamo comprendere ed accogliere.”
La bambina ululò. “Insomma, non capisci? Io sono un demonio, il Nemico del tuo dio! Sto possedendo un’innocente! Perché non mi combatti?”
Il prelato ridacchiò. “Oh, no davvero. Sei solo una proiezione antropomorfa della libido e del senso del male presente nei preadolescenti. Con un adeguato percorso di introspezione, confrontandoti con te stessa riuscirai a scendere a patti con la tua diversità, con il tuo essere unica e accolta.”
La piccola indemoniata si strappò i capelli incrostati di sudiciume “Insomma, mi stai dicendo che per te non esisto davvero?”
“Ma no, esisti, esisti! Tu sei importante per me! I giovani…”
“Agh, ma quale giovane! Io sono più vecchio dell’universo stesso…”
“Capisco che certe volte ci si possa sentire così, ma l’importante è comprendere come non siamo limitati dal nostro male. In fondo il male non esiste davvero, è solo questione di scelte personali forzate dall’ambiente che di per sé…”
La bambina guardò il sacerdote, spazientita.
“Insomma, proprio niente esorcismo?”
“Quello che bisogna esorcizzare è la paura di non vedersi accettati.”
“Acqua santa? Crocefissi?”
“Mia cara bambina, quelli sono solo simboli. Sarebbe grave non rispettare…”
“Insomma, vecchio, dimmelo chiaramente: tu non credi in me.”
“Ma no, cara, io credo in te: nei tuoi progetti, nella tua giovinezza…”
“Ma neanche in…quello lassù, allora?”
“Chi, piccolina?”
La ragazzina alzò le braccia. “Basta. Non lo reggo più. Me ne vado. Dovrei essere contento, ma credo che dovrò andare da uno psicologo. Non so più chi sono. Non so neanche se ci sono davvero…”
Una specie di fumo nero uscì dalla bocca della indemoniata, aleggiò verso il bagno, si infilò nello scarico e scomparve. I lineamenti della ragazzina ormai libera si rilassarono, tornando quelli di una piccola della sua età.
Quando il cardinale e la bambina scesero dalle scale i genitori l’abbracciarono piangendo, mentre i giornalisti filmavano e intervistavano. “Dev’essere veramente un santo”, esclamò la madre asciugandosi le lacrime.

Barbariccia pescava anime dannate dalle pozze di pece quando adocchiò Malacoda che si trascinava verso la sua bolgia, la coda che strisciava per terra. “Giornataccia?”, gli chiese.
Il demone scosse la testa. “Non me ne parlare”.

Animali (e piante) estinti e dove trovarli: Civicristicum Europeum

Quest’oggi parleremo soprattutto di un albero, il Civicristicum europeum. Questa pianta era, fino a pochi secoli fa, assai diffusa. Di alto fusto, ricche fronde, dotata di fiori profumati e frutti gustosi, sopportava però malamente la coltivazione e di venire costretta in spazi limitati. Il suo legname pregiato era molto ricercato, e spesso privati e governi ne abbattevano grandi quantità a fini speculativi.

Non è stata però la scure a causare il declino di questo albero, bensì un piccolo insetto, l’anobium illuminatum, detto anche “tarlo dei lumi” per la sua caratteristica di essere molto attirato dalle fiamme, dentro alle quali si butta appena può. Il tarlo dei lumi viveva solo nelle radici del Civicristicum, nutrendosene fino a disseccarle del tutto. Negate le radici, l’albero si inaridiva e marciva..

L’epidemia causata dall’anobium illuminatum ha fatto rinsecchire le foreste che una volta ricoprivano il continente. Con la fine dell’albero è giunta anche la fine del tarlo dei lumi stesso, incapace di vivere di vita propria. Tuttavia gli esperti non sono del tutto convinti che il Civicristicum sia completamente estinto, e confidano di riuscire a ritrovarne, prima o poi, un qualche germoglio in grado di riportare questa pianta ad essere rigogliosa come un tempo.

Animali estinti e dove trovarli – Panda Buddhaci

Non tutte le razza di panda si sono salvate dall’estinzione. Si sono ormai perse le speranze di trovare altri Panda Buddhaci  – Ailurus Buddhaci – selvatici.
Questo animale assomigliava al suo cugino Panda gigante, da cui si distingueva per il colore del pelo, tendente al rossiccio, e la testa e la bocca di dimensioni maggiori. Un’altra differenza è che questo urside mangiava non solo bambù ma letteralmente di tutto. Di indole estremamente pacifica, non esitava ad abbracciare qualsiasi visitatore che si avvicinasse compresi, disgraziatamente, anche i cacciatori.

L’etologo Salvatore Messina, che lo studiò a lungo, descrive così la sua scomparsa:
“Fu un incidente orribile. Il loro numero era ridotto a causa dei bracconieri: quegli animali, al contrario di altre specie, non solo non li fuggivano ma li accoglievano e ospitavano nelle loro tane senza reagire neanche quando venivano uccisi, salvo che con mugolii di terrore. Nonostante questo, un sondaggio tra noi addetti ai lavori dava per certa la sua sopravvivenza in quanto specie protetta e per le sue abitudini alimentari molto meno sofisticate. Fu così che, confortati dal risultato, aprimmo al pubblico la loro riserva. Ci fu un’affluenza popolare straordinaria, ma incontrollata. Purtroppo i Buddaci erano abituati a mettersi in bocca quello su cui potevano mettere le zampe, così non si limitarono ad ingoiare il cibo ma anche la carta di giornale nel quale era avvolto, avvelenandosi, e persino le macchine fotografiche dei visitatori.” (“Panda where?”, 2008)

L’ultimo Panda buddaci morì tra dolori orribili con l’intestino perforato da una telecamera.

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Quasi vero

Vediamo tutti come sulla stragrande maggioranza dei media si stia dando contro il Presidente.
Ma che avete capito? No, non il nostro Presidente. Quell’altro, Trump. Brucia ancora, evidentemente, se ne parlano di più che dei disastri e scandali del nostro paese. La campagna stampa prosegue imperterrita, giorno dopo giorno. Poiché, è chiaro, Trump non avrebbe vinto senza le fake news. Quindi ogni giorno ne ascoltiamo di nuove sui media – se è stata una strategia vincente, avranno ragionato, perché non adottarla?
Questo articolo di “The Federalist” di qualche settimana fa elenca sedici-dico-sedici bufale che la stampa americana ha diffuso dopo l’elezione di Novembre. Cosa hanno in comune, a parte essere tutte bufale ed essere tutte contro il Presidente degli Stati Uniti? Che sono state tutte riprese dai nostri giornali più diffusi e dalla RAI. Tutte. Acriticamente. Ma mentre negli USA almeno le smentite sono un poco circolate, qui da noi manco l’ombra. E non è che il ritmo negli ultimi giorni sia calato: anche stamattina

Perciò, apprendendo come sia stata avanzata una proposta di legge per colpire con forza i diffusori di notizie false, o anche solo un pochetto esagerate, neh, non ho potuto fare a meno di pensare che se andasse in porto la sua approvazione i vertici RAI e delle nostre principali testate giornalistiche si troverebbero con più denunce che scissioni del loro partito. Ma non temete, cari lettori. Avranno la stampa dalla loro.

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Secondo coscienza

Le coperte lo opprimevano, si sentiva bruciare dalla febbre, aveva dolore anche a respirare. Le energie gli venivano meno. Chiuse gli occhi per un secondo.
Quando li riaprì, tutto sembrava buio e silenzio. Allungò la mano e accese la lampada del comodino. Spalancò gli occhi. Non era più nella sua stanza.

L’ambiente aveva un che di indistinto, come se la camera fosse colma di nebbia. Come fosse fatta di nebbia. Si mise a sedere sul letto. Si sentiva stranamente leggero…
“Il prossimo!” risuonò, assieme ad un colpo secco come di martello.
Si accorse di non essere solo.
Erano seduti uno accanto all’altro dietro un tavolo dall’aspetto austero. Erano in cinque. Sembrava in tutto e per tutto una commissione d’esame…
Era una commissione d’esame, capì. Era per lui.
Quello al centro era un uomo corpulento, dal viso flaccido. Scartabellò attraverso una pila di fogli fino ad estrarne uno. Lo scorse velocemente, ripetendo sotto voce quanto leggeva, quindi alzò la testa verso di lui.
“Bene arrivato. Secondo le nuove norme procedurali circa il decentramento delle pratiche soteriche lei compare davanti a questa commissione giudicatrice che deciderà in forma di inappellabile giudizio la sua idoneità al luogo noto come Paradiso o, in seconda battuta, Purgatorio, oppure la non idoneità. Se ha qualche obiezione lo dica adesso. Bene, nessuna obiezione, possiamo procedere.”
“Ehm.”
L’uomo corpulento si interruppe e gettò addosso al giudicato uno sguardo gelido come un secchio di ghiaccio. “Sì?”
“Ecco… se non vi dispiace, potrei chiedere come è composta questa commissione? Perché, insomma, credo di sapere il nome di alcuni di voi, ma mi chiedo come…”
Il capo dei giudici sbuffò. “Forse lei ha riconosciuto quelli tra noi più vicini al suo tempo. Ad esempio, dato che lo sta fissando, sì: l’uomo con i baffetti è proprio quell’Adolf noto per essere uno dei grandi organizzatori della nazione germanica del secolo antecedente il suo. Dall’altro lato, con i mustacchi, c’è Iosif Vissarionovic Džugašvili, anche lui con lunga esperienza nel giudicare milioni di persone…”
“Stalin”, sussurrò l’uomo sul letto.
“Era proprio noto con quel soprannome. Qui accanto a me può trovare un rappresentante di un secolo precedente, il marchese De Sade, noto scrittore. Alla mia sinistra Jane Toppan, il cui nome magari non conosce ma che si è distinta in vita per la sua compassione estrema nei confronti dei malati. Spero di avere soddisfatto la sua curiosità.”
Il poveretto era impallidito. “Mi scusi, signor…signor?”
“Lutero. Mi chiamo Lutero.” disse l’uomo corpulento.
Il suo interlocutore deglutì. “Ah. Posso chiedere a quale titolo dei dannati… ”
“Dannati? Come si permette? Qui in commissione non c’è nessun dannato. Siamo tutti abitanti del paradiso a pieno titolo, scelti per la loro competenza in fatto di peccato umano.”
“Eh?”
L’uomo corpulento sospirò. “Per andare all’inferno occorre peccare. Noi, qui presenti, potremmo anche avere avuto idee divergenti dalla Chiesa Cattolica su quanto sia vero oppure no, ma l’abbiamo fatto sempre con la convinzione di essere nel giusto.”
“Io sono stata anche assolta, per infermità mentale” puntualizzò Jane Toppan.
“Quindi”, proseguì Lutero, “essendo convinti in coscienza di avere operato il bene e il meglio, di fatto non abbiamo nessun peccato. Dopo l’ultima riorganizzazione siamo stati perciò assunti a pieno titolo tra tutti i santi. Ma”, e si sporse in avanti, “mi sembra di capire che lei disapprova.”
“Io? Io…” l’uomo sul letto si agitò a disagio “…ecco, trovo solo la cosa difficile da capire…”
“Ah.” Lutero scambiò una lunga occhiata con i suoi colleghi. “Questo è significativo. Signori, voi che ne dite?”
“Il soggetto sembra incapace di comprendere la categoria della misericordia”, disse la Toppen. “Non credo sia adatto.”
“E’ un papista,” disse De Sade, “ed evidentemente un tradizionalista. Cosa mai può venire di buono da essi? Incapaci di provare il piacere, non è adatto per gustare il Paradiso. Giù.”
“Non mi piace il suo naso, troppo adunco” disse Hitler. “E poi è un cattolico! Ci considera male! Non comprende il nuovo ordine! Ci è nemico! Che sia giudicato con lo stesso metro! Giù.”
“E’ un capitalista. Il paradiso è dei lavoratori. Giù.” Disse Stalin.
Lutero sospirò. “Certa gente sembra proprio predestinata all’Inferno. Non idoneo, quindi, all’unanimità.”
“Aspettate!” Urlò l’uomo sul letto. “Non ho mai commesso niente di grave! Mi sono confessato, sono stato assolto!” I membri della commissione ridacchiarono.
“Almeno il Purgatorio!” tentò disperatamente.
Ma sotto di lui si spalancò il nulla. Mentre cadeva verso un vago bagliore rossastro, gli parve di udire le ultime parole di Lutero: “Io, in coscienza, non ho mai creduto nel Purgatorio…”

Si svegliò, madido di sudore, e si sedette di scatto sul letto. Tutto intorno era buio e silenzio. Era stato un sogno, dunque? Tremava ancora tutto. Allungò la mano verso l’interruttore della luce…

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Sfruttamenti

A Sanremo niente vallette. A sfruttare il corpo femminile ci pensano già certi ospiti.

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Animali estinti e dove trovarli: Dendropicos Masochistus

Dendropicos Masochistus

Il Dendropicos Masochistus è stato per lungo tempo considerato una varietà del Dendropicos fuscenses, da cui però si distingueva per il colore della livrea adulta di un rosso talvolta virante al porpora negli esemplari più anziani, e per il caratteristico comportamento in fase di nidificazione. Oggi i biologi credono fosse una specie a sé, di cui ormai è quasi certa l’estinzione.

Questo picchio si nutriva andando a ricercare larve nella corteccia morta, che estraeva usando abilmente la lunga lingua vischiosa. Il picchiare insistito del becco era una forma di comunicazione in codice per gli altri esemplari. Per niente schivo, detto volatile si associava spesso a specie diverse, fattore che probabilmente ne ha affrettato la scomparsa vista la tendenza ad acquisire per imitazione comportamenti non proprii.

Il tratto che ha determinato il suo declino è da ricercarsi nelle abitudini nidificatorie. Il Dendropicos Masochistus infatti non occupava cavità degli alberi come i picchi tradizionali ma costruiva nidi sui rami in maniera analoga a tipi di uccelli differenti.  Quando veniva disturbato o si sentiva minacciato, però, questo picchio cominciava a martellare con il potente becco la base del ramo su cui era posato, fino a staccarlo del tutto. Sebbene forse fatto con intenti di protezione, una volta separato dal tronco il ramo precipitava assieme al nido ed eventuali uova. Di qui il progressivo calo numerico fino alla eventuale scomparsa.

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Animali estinti, e dove trovarli: Bisons progressivus

Il Bisonte Progressivo (Bison progressivus (Linnarellus, 1789)), detto anche bisonte rosso per il colore del suo vello, era un mammifero artiodattilo della famiglia dei Bovidi. Alcuni biologi sostengono che non fosse che una varietà del bisonte europeo, sebbene la sua massima diffusione si sia avuta in Asia.

La caratteristica di questo animale era il suo procedere sempre in avanti in linea retta, senza nessun riguardo per il tipo di terreno o quanto avrebbe potuto trovare sulla strada. Se nel percorso incontrava un intoppo o un ostacolo che l’avrebbe obbligato a tornare indietro il bisons progressivus tentava di superarlo comunque come se non fosse esistito. Se non ci riusciva, si lasciava andare ad una furia devastatrice nel tentativo di abbatterlo; in caso anche ciò fosse fallito, il capobranco era incornato a morte e l’esemplare che ne prendeva il posto stabiliva una nuova direzione di marcia.

Secondo gli etologi, questo comportamento bizzarro era dovuto al fatto che la bestia era fisiologicamente incapace di sollevare lo sguardo per vedere quanto stava di fronte.  Non riuscendo ad alzare lo sguardo dalla zolla che gli era innanzi dava per scontato che andando avanti le sue  condizioni di vita sarebbero sempre migliorate.
L’espandersi della civiltà ha causato, come si può immaginare, l’estinzione della specie. L’ultimo bisonte progressivo morì nel 1989 fracassandosi il cranio in un muro.

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Nessun bisogno di prenotazioni

Cari teologi, filosofi, preti e quant’altro che volete certe novità per la Cattolica: vi avviso che le potete già trovare in altre chiese. Andate quindi là, non abbiate timore di far coda, le troverete vuote.

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Animali estinti e dove trovarli: Paradodussus Imbecillis

La rubrica “Animali estinti, e dove trovarli“ ha lo scopo di presentare ai piccoli lettori alcune specie che hanno fallito la sfida della selezione naturale.

Paradodussus Imbecillis

Il paradodussus era un uccello di medie dimensioni che viveva in alcune isole dell’Oceano Pacifico. A causa della loro voracità i Paradodussi adulti perdevano la capacità di volare, assumendo un peso eccessivo per le loro deboli ali. Ma a causare la fine di questo animale non fu tanto questo quanto la sua fallimentare strategia nei confronti dei predatori.
Questo uccello era apparentemente convinto che, se avesse ignorato completamente il predatore, anche il predatore avrebbe ignorato lui. Sfortunatamente nessuno aveva informato i predatori di questo particolare.
Secondo testimoni era possibile vedere Paradodussi che, mentre i carnivori facevano strage degi loro compagni di stormo, immobili guardavano ostentatamente da un’altra parte. Alcuni naturalisti asseriscono che negli ultimi tempi alcuni esemplari avevano tentato un approccio diverso: non fuggivano né ignoravano i predatori ma li accoglievano con strilli gioiosi giungendo a strofinarsi contro di loro in segno di amicizia.
Il paradodo è stato decretato ufficialmente estinto.

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Animali estinti, e dove trovarli: Plagiarius Communis

Continuiamo la nuova rubrica, “Animali estinti, e dove trovarli“ che ha lo scopo di presentare per l’edificazione dei piccoli alcune specie che hanno fallito la sfida della selezione naturale.

Plagiarius communis
Il Plagiarius Communis era un mansueto erbivoro che per sopravvivere imitava i suoi predatori. Ci riusciva così bene da diventare indistinguibile da essi ad un esame anche non superficiale.
Si estinse perché, quando un plagiarius si avvicinava per l’accoppiamento, l’altro componente della coppia scappava credendo fosse un predatore che voleva divorarlo; allo stesso modo alcuni esemplari avvicinavano i predatori stessi credendo fossero altri plagiarius, con le immaginabili conseguenze.
Alcuni etologi sostengono che gli animali che si cibavano del plagiarius riuscissero a distinguerli benissimo, ma che facessero finta di non accorgersi di loro per potere avere sempre un’utile fonte di cibo a disposizione. Altri non pensano che il plagiarius sia davvero estinto, ma che si sia così identificato con il predatore da essere diventato uno di loro.

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Barnum

Chiude il Circo Barnum!
E’ una notizia che genererà disperazione in tutti coloro che adorano credere a meraviglie immaginarie. La gente adorava essere presa per il naso da questi simpatici imbonitori, che millantavano prodigi mirabolanti sfilando con destrezza i contanti agli spettatori distratti.
I costi sono troppo alti, è andato in rovina, nessuno crede più a quanto racconta. Annoia. Quindi il sipario cala, tra il pianto di coloro che da questo ricavavano di che vivere e i nostalgici di stagioni passate. Verrà a mancare lo spettacolo di questi spassosi trasformisti che, con un veloce cambio d’abito, illudevano con promesse di miracoli. Non si cercherà più di insegnare ai bambini che basta travestirsi per diventare cosa vuoi; non vedremo più donne barbute e clown che si fingono ministri, battibecchi tra pagliacci, equilibristi che con doppi salti mortali cercano di stare in sella e le torme di giovani sfaccendati che assistono a questi spettacoli in mancanza di un lavoro migliore.
Questo Circo per le famiglie vere era troppo costoso, e la direzione non le ha mai appoggiate. Questa aveva preferito loro i proprii parenti, i VIP, i banchieri, i cantanti e i politici che però, a parte qualche figlio comprato occasionalmente, non avevano portato molti ingressi. Egoisticamente i pensionati o i giovani avrebbero preferito qualche medicina vitale in più o qualche tassa in meno piuttosto che la fecondazione artificiale e il cambio di sesso gratuito, prospettive diverse da una unione civile seguite da un divorzio lampo e manovre correttive per pagare le bancarotte degli amici di…
Ah, no, scusate. Ho fatto confusione tra le notizie. Quel Circo lì sta ancora andando avanti.

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I bufali del Vermont

L’hanno già scritto in tanti, e anch’io: quelli che parlano di fake news e invocano il controllo verità sull’informazione da parte dello stato sono esattamente gli stessi che da sempre negano che la verità possa esistere, e poi hanno tentato di imporre la loro con il possesso quasi totale di televisioni e stampa.

Volevo raccontarvi di una di queste bufale, giusto perché se no è di difficile comprensione il livello al quale siamo.
Molti di voi avranno sentito, l’ultimo dell’anno, la notizia che gli hacker russi erano penetrati nella rete elettrica del Vermont. Tutti i giornali e telegiornali italiani ne hanno parlato. Repubblica, Corriere, la RAI
In fondo non riprendevano che uno scoop del Washington Post, che a sua volta era stato “informato” da ambienti federali. Ovvio che nel clima isterico del bufalone obamiamo sulle elezioni influenzate dai russi una notizia del genere era come il cacio sui maccheroni. Che bastardi questi russi, penetrare nella rete elettrica del Vermont, e…

Un attimo. Che ci fanno i russi con la rete elettrica del Vermont? Il Vermont???
E’ lo stato meno popoloso d’America, grosso come il Piemonte; la sua città più grande ha meno abitanti di Cuneo. Anche ammesso che qualcuno sia penetrato nel sistema informatico della rete elettrica, che se ne fa? Legge le bollette? Queste sono le domande che mi sono fatto quando ho sentito la notizia. Dobbiamo essere stati in pochi ad avere dubbi, dato che tutti i grandi giornalisti delle testate di cui sopra l’hanno pubblicata senza verificarla.

Se l’avessero fatto, avrebbero appreso che sul computer di un dipendente di un piccolissimo distributore privato di energia, non connesso alla rete aziendale, c’era una mail con un malware. Una banale, comunissima mail infetta… La cosa è stata segnalata, e si è scatenato il finimondo.
Questo bel post ricostruisce l’accaduto. In sintesi,

qualcuno del governo USA ha “interpretato male” il report;
qualcuno del governo USA ha fatto trapelare al Washington Post;
il WP non ha verificato e ha pubblicato immediatamente;
I ripetitori di notizie farlocche hanno preso e distribuito.

E’ stata la rivista Fortune a svelare il ridicolo equivoco, e il Washington Post ha ammesso di averla fatta fuori dal vaso. Avete visto analoghe ammissioni da parte dei giornali o telegiornali nostrani? Per loro, tank sovietici scorrazzano ancora nel Vermont ordinando di accendere le luci per aumentare il riscaldamento globale. Eppure sarebbe bastato chiedere…

Questa è solo la più ridicola delle ultime vicende sulle bufale delle stampa. Certo, se vogliamo trascurare l’esilarante notizia delle innominabili perversioni di Trump in Russia, risultate una boutade di un troll su un sito di fake news ripresa da un agente britannico reclutato dai nemici di Trump per trovare qualcosa contro di lui, e trasmesse da McCain, per sua stessa ammissione, alla CIA. Che l’ha incluso in un rapporto ufficiale e segreto, passato anche questo alla stampa.
Non è questa la cosa esilarante: è che, sebbene si sappia da due giorni, e che Trump l’abbia accennato nella sua conferenza stampa ufficiale, la RAI non se ne è accorta. Quello che ho udito dai nostri canonepagati inviati non ha niente a che fare con quello che Trump ha detto, e i commenti di illustri pischelli a seguito sono allucinanti nel loro distacco da quello che accade. Tutti tesi a dimostrare la disperazione e l’inadeguatezza del prossimo Presidente degli US, ma che riescono solo a porre in evidenza la penosa inadeguatezza di alcuni schemi mentali. Gli stessi incapaci di vedere la ragioni di certe sconfitte, di certe previsioni sballate. Non si capisce, davvero, se ci sono o ci fanno.

Quelle sono solo le vicende di casa altrui. E le nostre?
I bufali in amore muggiscono non solo nel Vermont. Anche qui è pieno di bufale.

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Animali estinti, e dove trovarli: Sycophantantrum furiosus

Comincia oggi una nuova rubrica, “Animali estinti, e dove trovarli“. Il nostro scopo è presentare al pubblico giovanile alcuni animali ormai estinti fornendo una piccola carrellata delle loro curiose caratteristiche. Tutte le specie di cui parleremo hanno fallito la sfida della selezione naturale, e sono scomparse. Il lettore curioso si dovrebbe chiedere: perché?

 

Sycophantantrum furiosus

Il Sycophantantrum furiosus era un piccolo mammifero che prediligeva gli ambienti desertici. Notate le grandi orecchie, i denti digrignati, gli occhi iniettati di sangue. Questa specie era molto aggressiva, e i suoi individui attaccavano senza sosta chi dava loro fastidio, cioè praticamente tutto. Disgraziatamente per loro, i sycophantantrum non erano particolarmente dotati nel combattimento.
Nel momento in cui udivano qualcosa che non era di loro gradimento si dirigevano verso la possibile minaccia emettendo versi sconnessi. Quando, come spesso accadeva, risultavano sconfitti, se ne erano ancora in grado cercavano di defecare sul loro avversario.
I Sycophantus si estinsero perché non solo cercavano di sbranare senza misericordia anche gli appartenenti alla loro stessa specie, compresi quelli con cui avrebbero dovuto accoppiarsi, ma talvolta giungevano fino a litigare con loro stessi mutilandosi e divorandosi da soli.

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2017

Quest’anno nuovo è pieno di avvenimenti usati

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Avviso: sono in viaggio con la famiglia…post se posso e quando posso.

Ma io sono cattivo

Cosa farei se fossi un politico che ha governato male e che, trombato in qualche maniera dai cittadini, volessi far ripartire la mia carriera? Ve lo dico: mi tirerei nobilmente da parte, e nel frattempo sceglierei tra il mio seguito le peggio mezze figure, i più inutili, antipatici, invisi. Questi sacrificabili, assetati di potere come ogni politicante o semplicemente incapaci di capire, li spingerei al governo. Avrei la loro gratitudine servile e la garanzia di una pessima amministrazione in grado di far dimenticare ogni mio precedente fallimento. Si stava meglio quando si stava peggio, si dice così, no? per quindi poi ritornare come salvator di patria. Due piccioni con una fava: pesi morti eliminati, verginità politica ricostruita. Tanto si sa che l’elettore medio ha la memoria di una trota.
Eh, farei in questo modo. Ma io sono cattivo, lo sapete.

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Stiamo ai fatti

Facciamo un po’ di fact-checking (controllo dei fatti, per dirla all’italiana) sulle ragioni del no al referendum.

“Non è vero che si risparmia così tanto”
Un soldino risparmiato è un soldino guadagnato. Ad esempio, i soldi risparmiati nel primo anno riusciranno a ripagare quasi per intero la pubblicità che il governo ha fatto per il “Sì”. In cinque anni l’Italia si ripaga forse pure il referendum stesso.

“Non è vero che le leggi saranno approvate più rapidamente, già adesso solo una piccola percentuale delle leggi hanno più delle letture minime”
Sì, ma tutte le leggi che ora non sono neanche sottoposte al Parlamento perché tanto si sa che non passerebbero? Dopo le modifiche, chi è al potere potrà fare votare quello che vuole perché l’opposizione non ne potrà niente. Perché la volontà dei tre quarti degli italiani dovrebbero poter bloccare una legge, se il partito di maggioranza decide così?

“Si perde in sussidiarietà, federalismo, e si va verso uno statalismo centralista”
E’ un vantaggio: i nostri statisti a Roma potranno finalmente dedicarsi al bene comune senza essere distratti da istanze locali.

“E’ scritta male, pesante, farragginosa”
Ma andiamo! Avete dato un’occhiata alle altre leggi? E poi, siamo onesti: normalmente, chi le guarda?

“Il Governo potrà imporre quello che vuole, con il controllo del parlamento, del potere giudiziario e dei media”
Realismo. Ha già imposto i decreti e le leggi che voleva, i giudici sono già proni e la RAI è già a senso unico senza che si vedano scioperi, cortei o manifestazioni per denunciarlo. Non potrà cambiare di molto.

“Il sistema adesso funziona, perché cambiarlo?”
Ha portato al governo Renzi, no?

Spero siate convinti, adesso…

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