Archivi categoria: diavolerie e cattiverie

Corteo

E’ una delle più grandi manifestazioni di sempre, gongolano felici gli Organizzatori. Milioni di studenti che, grazie ad una raggiunta consapevolezza globale, decidono di saltare un giorno di scuola per protestare pubblicamente contro l’inazione della società. Guardateli, mentre i professori insegnano loro cosa urlare, come tenere gli striscioni, alzare cartelli e ritmare gli slogan con i fischietti. Una manifestazione spontanea così accuratamente preparata non può che essere un successo. Sì, gli Organizzatori possono essere giustamente orgogliosi del loro lavoro, d’altronde hanno decenni di esperienza nel concepire e realizzare questo tipo di eventi. Accuratamente fuori vista ascoltano sorridenti i ragazzi più fotogenici enunciare sicuri il loro credo. Giornalisti e fotoreporer estatici pendono dalle labbra di questi adolescenti che affrontano con sicurezza argomenti di cui professori universitari con molta più esperienza di loro discutono con dubbio e incertezza. Sicuramente quei ragazzi in questo istante stanno ponendo le basi per folgoranti carriere di cui i loro genitori possono essere giustamente orgogliosi. Non ci si improvvisa facilmente ingenui idealisti, occorre un serio lavoro e una solida organizzazione mediatica alle spalle.
Ma guardateli, con che allegra determinazione questi giovani, questa nuova generazione, marcia inalberando i propri cartelli. Ci sono certo cadute di gusto, slogan salaci, blasfemi, insultanti, ma è nella natura delle cose, sarebbe strano il contrario. L’importante è che ripetano i concetti che hanno appreso, o quantomeno orecchiato. Contro cosa manifestano? Oggi contro le fasi lunari. Non è possibile, dicono, che non si sia fatto ancora niente in proposito. Da quando l’imperialismo ha raggiunto anche il nostro satellite stiamo andando verso il disastro; la fine del mondo che potrà essere evitata solo impegnandoci tutti insieme con una coscienza ecologica globale. Reclamano nuovi fondi per fermare le maree, convegni e comitati e assemblee sul progressivo decrescere della luna, e agire ora! Soprattutto ce l’hanno con la vecchia generazione, i loro genitori, che hanno ignorato il problema e hanno lasciato a LORO un mondo così di merda. Sono i vecchi che invece di preoccuparsene, di inseguire un ideale, hanno preferito assicurare loro un letto, cibo, istruzione, e questo è insopportabile. Deve cambiare. Vale la pena saltare la scuola per questo, persino smettere di andarci del tutto. Per fortuna ci siamo qui noi, dicono, cantano, gridano i giovani. Noi faremo la rivoluzione, siamo la rivoluzione. Tra di loro, gli Organizzatori non sanno trattenere una lacrimuccia. E’ come ai nostri tempi, la stessa cosa, si dicono. E’ così bello non crescere mai.

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I malanni di Malacoda: Mercoledì delle arance

“Hey, fratelli. Qui è il vostro Gesù personale che vi parla. Qualcuno mi è venuto a chiedere cosa sia questo “Mercoledì delle ceneri” e l’affare della Quaresima. Non lo sapete? Va tutto bene! Sono delle antiche tradizioni, e come tutte le tradizioni sono superate: bisogna vivere la vita ora. Ma, per evitare equivoci con quelli ancora ancorati a vecchi schemi, un po’ rigidi, spiegherò brevemente l’argomento.

Tutto è legato ad una certa leggenda su una gita nel deserto che avrei fatto. Quaranta giorni da solo a digiunare e pregare. Bene, intanto mettiamo in chiaro che non sto chiedendo a nessuno di rinunciare, che so, al cellulare o a internet. Capisco che queste cose potrebbero arrecare una sofferenza inenarrabile a ciascuno di voi, e io non voglio che soffriate, ma che stiate bene con voi stessi. Scegliete un deserto comodo e confortevole, dove ci sia campo e magari il wifi. Un po’ di tranquillità può fare anche bene, certo, ed è anche tollerabile un po’ di dieta per perdere qualche chiletto. Il digiuno è troppo estremo, può essere sostituito con un pasto a basso contenuto calorico. L’importante è acquistare fiducia in se stessi, ripetersi che non dobbiamo condannarci per i nostri errori ma scusarli e riprendere il nostro cammino. Sentire di essere a posto. Solo così saremo felici: non dobbiamo lasciarci condizionare da concetti antiquati come il peccato o da imperativi morali che arrivavano dall’oppressiva società capitalistica e patriarcale occidentale. Il deserto è un posto dove ci possiamo sentire liberati, pronti ad esprimere noi stessi appieno. Se vi trovaste ad essere a disagio, quindi, niente di male a tornare subito alle vostre abitudini.

E anche questa storia delle tentazioni. Diciamolo subito: la tentazione deve essere vista come un’opportunità. Non ho nessuna intenzione di abbandonarvi ad essa, affrontiamole insieme: potremmo scoprire che ci riserva l’occasione per imparare qualcosa di nuovo, crescere insieme. Se un fratello dovesse cedere alla tentazione, non per questo dobbiamo rimproverarlo. Dobbiamo piuttosto accoglierlo, accompagnarlo in questo suo cammino di comprensione, ed evitare ogni commento divisivo. In fondo, che problema c’è a provare anche quello che qualcuno indica come male? Non possiamo essere certi che lo sia fino a quando non ne avremo fatta esperienza. Se è un tentativo fatto per stare meglio ci possiamo tranquillamente assolvere.

Quanto poi all’adorare il demonio, inchinarci a lui, può essere accettabile se siamo assolutamente chiari che si tratta di una cosa temporanea, di un inchino piccolo piccolo fatto senza impegno, solo in vista di vantaggi superiori. C’è un terreno comune sul quale si può trovare un accordo, valorizzando le differenze come occasione per apprendere quanto c’è di buono in culture diverse. Non siamo mica obbligati ad un patto indissolubile! Possiamo andarcene quando vogliamo; siamo liberi, anche Satana lo ammette. Ascoltatelo, spesso fa discorsi infuocati, controcorrente e molto profondi.

Con queste premesse, anche la Quaresima può essere un momento di crescita e di allegria. E’ ora di liberarla da quell’aria oppressiva, di penitenza, come se questa fosse ancora necessaria. Anche le Ceneri, come metafora hanno fatto il loro tempo: sanno di vecchio, di fuori moda, non sono ecologiche. Invece di cenere grigia, che sporca pure, suggerisco qualcosa di più vivo, tipo il succo d’arancia. Ecco: Mercoledì dell’arancia, simbolo di rinascita spirituale e autoaffermazione.”

“Hai finito Malacoda, inutile demonio, di scrivere quella cosa che ti ho chiesto?”
“Un attimo, zio. Mi manca la conclusione.”


Occhiali

Se chi non vede le cose lontane si chiama miope, e chi non vede le cose vicine si chiama presbite, come si chiama chi non vede l’evidente?
La scienza deve ancora trovare un paio di occhiali che corregga questo difetto. Chissà quanti ne venderebbero.
…Probabilmente neanche uno.

Al bar dello sport

Sono stufo di questo sport dove gli arbitri sono tutti venduti, i tifosi di una e dell’altra squadra addirittura se ne vantano, o fingono di non vedere o inveiscono invano, perché il sistema non cambia. Sono stufo di rimpiangere i fuoriclasse di altri tempi, perché quelli attuali sono davvero pochini, se pure ci sono. Campioni di una stagione, scartine in quella dopo. Un tempo si faceva il tifo, si attendevano i risultati con trepidazione; ora non riesco più ad appassionarmi, perché ogni cosa mi sembra un teatrino dove tutto o quasi è già deciso. Invece che sfide vissute con vera convinzione, di quello che importa davvero, ci si perde in mille piccoli trofei inutili, in partite senza costrutto, una gran pantomima fatta per accalappiare il pubblico.
Non c’è entusiasmo, non c’è commozione, ci sono solo mille commentatori per ogni azione, diecimila vane moviole. Si discute di stranieri, di trasferimenti, di stipendi da favola, di mercato; ma dov’è ciò che un tempo ci faceva respirare, ci parlava al cuore, ci faceva muovere? L’ideale?
No, non riesco ad interessarmi davvero alla politica di oggi.

Spiedini

Il governatore di New York Cuomo ha stabilito, per celebrare la nuova legge che consente tra l’altro l’aborto in alcuni casi fino alla nascita e la possibilità che a praticarlo siano anche non-dottori, che la cima dell’One World Trade Center sia illuminata di rosa.

Se avete gioito alla notizia, e tuttavia questa immagine vi fa impressione, dovreste chiedervi perché.

I malanni di Malacoda – Smartworking

Il demone Libicocco si fermò all’ingresso della fumarola. “Malacoda, ehi, Malacoda? Sei in casa? Oggi qui nella bolgia c’è un tempo disgustoso, vieni con me ai laghi di pece a pescare un po’ di dannati?”
Da dietro il vapore bollente si udì un grugnito. “Per briffare avresti dovuto schedularmi l’agenda. Perché non mi hai mandato un outlook asap per bloccare lo slot?”
Libicocco parlava mille linguaggi umani, ma questo gli era ignoto. “Eh?”
“Avresti dovuto dirmelo prima! Non posso! Devo lavorare!”
Libicocco posò la canna da pesca con gli uncini. “Lavorare? Vuoi dire che devi andare dall’anima che stai cercando di dannare su nel mondo degli uomini?”
Malacoda sporse la testa da sopra le nuvole di zolfo. “No. Ora lavoro da casa. Gli arcidemoni hanno approvato l’iniziativa in via sperimentale, sai, per tagliare i costi di trasferta. Lo chiamano smartworking.”
Libicocco si occupava della manutenzione dei pozzi bollenti nell’ottavo cerchio, e si mostrò stupito. “E come fai? Il tuo compito non è dannare gli esseri umani? Suscitare vizi, suggerire peccati e via tentando?”
Malacoda agitò la coda. “Infatti. E’ ancora così, ma adesso opero via internet.”
“Che io sia beato!” Esclamò il diavolo. “Sono curioso di sapere come.”
“Guarda, ho appena finito di postare su ottomila gruppi Uattsapp. Filmati di gattini da cinquanta mega con su scritto ‘da vedere assolutamente’, massime mistiche pseudoorientaleggianti, immagini porno, vecchi meme blasfemi… l’importante non è cosa, ma che facciano diventare più idioti oppure perdere la pazienza.”
“Geniale! Ma non ti sgamano?”
“No, io sono sempre il partecipante di cui non ti ricordi il nome, quello che compare solo con il numero di telefono”.
Libicocco ripensò ad alcun gruppi di cui faceva parte, e capì molte cose.
“Ma questa è solo una delle attività”, proseguì Malacoda. “Faccio laggare o cadere il collegamento nei videogame online, il che mi procura sempre una buona messe di bestemmioni. Mando catene di zantantonio e promozioni farlocche. Faccio in modo che i popup pubblicitari siano i più inopportuni possibile, che so, siti di appuntamenti sui blog di suore di clausura e crociere gay sulle pagine degli arcivescovadi. Faccio anche un bel po’ di trollaggio nei siti cattolici, ma i colleghi umani nelle chat mi rimproverano che sono troppo buono.”
“Molto interessante. Deve essere divertente mandare fuori dai gangheri tutti quei santarellini.”
“Oh, dopo un poco ti ci abitui. Ho un sacco da fare. Spezzare link negli help della Microzoft, mandare in giro programmi malfunzionanti con errori incomprensibili… c’è anche da dire che non mi manca l’assistenza tecnica, qui sotto è pieno di programmatori dannati che farebbero qualsiasi cosa pur di mettere ancora le mani su una tastiera. Il bello è che gli umani hanno bisogno di pochissimo incoraggiamento per dare il peggio di loro. E’ come se quello che è virtuale non sporcasse l’anima come il reale”. Ridacchiò. “Sapessero quanto si sbagliano!”
Libicocco sospirò. “Un poco ti invidio, e mi sento già meglio per questo. Però, scusa, non riesci a staccare neanche un attimo? ti vedo abbastanza stressato…”
Malacoda digrignò le zanne. “E’ per colpa del wi-fi. Continua a scollegarsi. E’ mai possibile che in quest’inferno non si riesca ad avere una connessione decente?”

Serietà

Il sesso è roba troppo seria per lasciarla agli amanti del genere.

Spontati

Famiglia Cristiana contro Salvini.

Finalmente, non ne potevamo più di ponti.

Lamentosa

Pioveva, e non avevamo neanche un governo da accusare, che occasione sprecata.
Adesso forse l’abbiamo, ma mi dicono che nasce sotto il segno delle bugie e del millantato credito. L’italia mediocre e truffaldina e’ ufficialmente al potere, la linea di demarcazione non poteva essere più netta, scrivono. Io dico che era ora che si mettessero in regola, abbiamo avuto per troppi anni governi di mediocrità che mentivano senza dichiararlo.
Per chi ha costruito le sue fortune sulle contestazioni e sulla feroce opposizione senza quartiere andare al potere vuol dire rendersi conto che governare è un altro paio di maniche, magari nel contempo distruggendo il paese con politiche insensate. Adesso che quel potere lo devono lasciare, possono rendersene conto ancora meglio.
Attendiamo con impazienza il momento in cui la critica pregiudiziale lascerà il posto alla critica giudiziaria. Nel frattempo, non perdiamo l’allenamento: sappiamo già che qualsiasi provvedimento sarà sbagliato, e la colpa sarà comunque loro, loro, di quelli là. O della nostra sfortuna, che non riusciamo mai ad eleggere un politico capace, un vero statista.

Non per nulla il cantante preferito dagli italiani è Domenico Mugugno.

Traduzione (cliccate sull’immagine per vederla meglio)
Prima vignetta: Calvin -“E’ tutto nella fortuna, Hobbes. Certa gente nasce fortunata e certa gente nasce sfortunata”
Seconda vignetta: Calvin – “In ambedue i casi, non c’è niente che tu possa fare. Non puoi combattere la fortuna.”
Terza vignetta: Hobbes -“Siamo diretti verso quel burrone!” Calvin – “Ahinoi! Cattiva fortuna!”
Quarta vignetta: Hobbes -“Ciao.” Calvin – “Vedi cosa intendo? Tu te ne vai per la tua strada, pensando ai tuoi affari, e improvvisamente la tua fortuna finisce!”
Quinta vignetta: Calvin – “Se tu sei – Ahi – sfortunato, che cosa puoi farci? Ahi! Sei condannato a soffrire! Ahi!”
Sesta vignetta: Hobbes – “Ooh, proprio nei cespugli spinosi. …Proprio come ieri.” Calvin – “Forse la mia fortuna domani cambierà.”

Immaginario cattolico

Ormai, se frequentate un minimo il web, doveste sapere tutto sulla sfilata di gaudenti celebrità temporali addobbate di ciò che confà all’eterno. L’evento mondano era sull’immaginario cattolico; ma ben poco era lasciato all’immaginazione, tranne il cattolicesimo.

Non siate troppo severi con quei poveretti: non sanno quello fanno, mentre chi li ha organizzati probabilmente sì. Certo, se sapessero veramente cosa è una croce non sarebbero stati così pronti a sfoggiarla  – è un po’ come presentarsi addobbati di cappi, ghigliottine e cadaveri impalati. Chissà quanti ci hanno riflettuto, che sulla croce ci inchiodavano e inchiodano le persone fino alla morte. Una persona in particolare, poi.

Gli addobbi dei fatui personaggi mi hanno ricordato irresistibilmente gli abiti dei ricchi crapuloni di Hunger Games, quelli che brindavano in allegria mentre i sottomessi morivano di fame ed ammazzati. O le corti di certi decadenti imperatori, mentre i barbari premevano alle porte.

Volete sapere cosa mi ha colpito di più? La notizia evidenziata qui sotto

Capite, è un evento organizzato per farsi gioco del cristianesimo, ma l’unico dogma che non si può infrangere è il “vietato fumare”. Ciò chiude l’argomento: io non avrei mai potuto parteciparvi. Non ho mai acceso una sigaretta in vita mia, ma vi assicuro che vedendo tutto quello avrei fumato.

Hitler trionfante

Riposa in pace, Alfie. Siamo noi a non poter più dormire.

Dove va la Santa Chiesa?

“Dove va la Santa Chiesa?”
“Aspetta che glielo chiedo. Santa, Santa! Dove stai andando?”
“Vado con la Gloria al centro commerciale!”
“La Gloria chi?”
“Gloria Mundi. E’ un pezzo che volevamo combinare, adesso poi ci sono anche i saldi…”
“Ma, e tuo marito?”
“Chi, l’Emmanuele? Quello non si fa mai vedere quando serve. Io vorrei uscire, andare a ballare, magari anche solo fare un po’ di volontariato, ma lui dice che non è fatto per queste cose. ”
“Ma dai, non metterlo in croce, poverino…”
“E che devo fare? Tra di noi le cose non sembrano essere più come prima, come eravamo abituati.”
“Eh, Santa, certe volte è un bene cambiare un po’, se no si rischia di andare avanti per inerzia, senza più crederci.”
“A chi lo dici! Ma il vero problema sono i figli. Hanno cominciato ad andarsene, a farsi i loro affari, come se non avessimo insegnato loro niente.”
“Devono trovare la loro strada.”
“Eh, diceva anche lui così. Certe discussioni con mio marito, che per me gli lasciava troppa libertà… ma sai com’è fatto: per lui, che vadano pure in giro per farsi le loro esperienze, l’importante è che tornino.”
“Tutti i torti non ha.”
“Che fai, Fede, lo difendi anche?”
“E che devo fare? Non vedo come non potrei, per me è una certezza. Tu, piuttosto, non è che ti sei messa strane idee in testa?”
“Provo la voglia di scappare via anch’io, di cercare altre strade. Ma ho dei dubbi. Mi domando se quello che vorrei fare sia davvero giusto. Una parte di me vorrebbe rispondere, ma alla fine preferisco ignorare quella vocina.”
“Non so se sia una buona idea. Per me, le cose meglio chiarirle. E, se te ne vai, da chi vorresti andare, poi?”
“Che vuoi farci, sarà la crisi dell’età. Con quella occorre conciliarsi.”
“Ma va là che sei sempre giovane!”
“Eh, Fede, vorrei avere la tua certezza. Tu vedi in me cose che io non riesco più a vedere.”
“Non ti abbattere! Di questo argomento ne parlavo un attimo fa con Speranza. Non ti pare che dovresti avere un po’ più di sicurezza nelle promesse di tuo marito? Sono sicura che non ti mollerà mai. Ma tu dovresti avere meno distrazioni, ricordarti di lui un poco più spesso, pensare a cosa possa fargli piacere. Toh, guarda: la Speranza è ancora lì che ti saluta. Lei è una non si perde mai d’animo. Tu, invece, di preoccupi di mille cose, ma forse non di quelle importanti.”
“Dici?”
“Lascia perdere Gloria e i saldi, dai retta. Le mode passano. Tuo marito è uno fedele. Tu sii per lui una roccia salda, e vedrete che tutto filerà meglio, anche i vostri figli. E le svendite non prevarranno.”

Una pretesa insensata

Dal Vangelo secondo Mattia, l’apostolo che non c’era

Un dì Gesù arrivò con i suoi discepoli presso il villaggio di Liuerpul, in Britannia, e qui predicava. Mentre parlava ecco un abitante del luogo si avvicinò e gli rese omaggio. “Ti prego, maestro, mia figlia è gravemente malata, ma so che tu puoi salvarla.” Mentre Gesù si avviava verso la casa dell’uomo fu fermato dai capi della sinagoga. “Oggi è giorno di sabato, e non ti è permesso fare miracoli. Inoltre soffre troppo perché possiamo permetterti di visitarla: meglio farla morire in pace. Guarirla sarebbe accanimento terapeutico.”
Anche alcuni dei suoi discepoli mormoravano. “Con la guerra in Siria, i migranti Galli sul Reno, la crisi del sesterzio e la dominazione romana quello si va a scomodare per una sola bambina? Che lasci perdere, e pensi piuttosto a sfamare i poveri”. Gesù alzò gli occhi verso suo Padre e proseguì. Mentre però era quasi giunto nei pressi dell’abitazione, furono raggiunti da alcuni servi che dissero all’uomo “Non disturbare più il Maestro, tua figlia è morta”. Gesù disse loro “Non è morta, dorme”, e voleva entrare lo stesso nella casa. Al che i suonatori di flauto e i lamentatori lo sbeffeggiavano. Gesù disse loro: “Perché dunque ridete di me? Se pensate che la mia azione sia irrispettosa o blasfema, considerate bene cosa sia in gioco”. Parlava infatti così perché fosse svelato ciò che c’era nel loro cuore. Gli si pararono quindi davanti gli scribi e i farisei, e gli impedivano di proseguire. “Guardati bene dal mettere le tue mani addosso a quelle ragazza”, dicevano. “E’ suo diritto rimanere morta, e se non fosse morta provvederemo perché lo sia, in modo che non soffra più. Abbiamo deciso che non c’è infatti alcuna speranza, la sua sarebbe una vita inutile: chi sei tu per mettere in dubbio la parola dei sapienti e stravolgere l’ordine costituito?”
A udire queste parole Gesù si fece un bastone da un fico che era ai bordi della strada e…”
<il frammento si interrompe>


Via dall’omelia – I – Sentirsi a casa

Il sacerdote durante l’omelia dovrebbe sondare ciò che pensano i fedeli, incoraggiandoli a comunicarlo a tutti ad alta voce, ed esprimere convintamente all’assemblea il suo stesso pensiero. L’importante è che taccia ciò che sul’argomento stesso pensa la Chiesa, o Dio. Sarebbe troppo noioso e banale, non ci sarebbe sorpresa, attesa, pathos. La persona che va a Messa è abituata alla televisione, alle opinioni umane: udire non un’opinione ma la verità potrebbe causare un prolasso del cervello o un danneggiamento dei padiglioni acustici. Non sentire mai citare il Vangelo permetterà al fedele di sentirsi a casa, come davanti alla tivù, e di addormentarsi, come davanti alla tivù.
E la domenica successiva di rimanere direttamente a casa davanti alla tivù, risparmiandosi il viaggio.

(Da “I consigli di Zio Berlicche”, Malabolgia editore)

Via dall’omelia – 0 – Le ragioni per cui

La parte dei miei lettori che ancora frequenta la messa lo sa. Ci sono celebrazioni dalle quali scapperesti a gambe levate, e se rimani è solo perché il Santissimo Sacramento ti aspetta subito dopo. Nei casi peggiori, “subito” è un eufemismo. Certe omelie le prendi come penitenze, e non dubiti che ti servano a scontare un buon numero di anni di purgatorio. Almeno quanto ti sembrano durare.

D’altro canto ci sono chiese che la domenica sono piene come uova, e non perché l’edificio sia sottodimensionato. Conosco non poche persone che si fanno chilometri per andare in quella certa parrocchia, da quel particolare sacerdote, quando magari hanno la parrocchia sotto casa.

Ci si potrebbe domandare perché. Viene in aiuto un articolo che ho trovato qualche giorno fa: “I 9 motivi che oggi allontanano la gente dalla Chiesa“.

E’ un ex parroco tedesco che parla. Ha rinunciato ad essere tale, perché ci sono una serie di cose che non funzionano nella Chiesa. Tra le quali lui elenca:

-si sconsacrano troppi edifici di culto
-intraprendere la carriera di sacerdote è sconsigliabile perché non ci sono prospettive, per di più con il celibato e la promessa di obbedienza
-negli organismi parrocchiali si fanno discussioni sterili
-si deve cambiare sì, ma più lentamente
-le promesse battesimali non sono mantenute, bisognerebbe fare un catecumenato più lungo
-la prima comunione è uno show
-il matrimonio è frettoloso
-i capi della Chiesa sono troppo sfarzosi
-la Chiesa dovrebbe essere un vero “centro servizi” per i fedeli e non solo.

Mi sono detto: in effetti, ecco perché si abbandona la Chiesa. Per sacerdoti come questo, che concepiscono la Chiesa come un centro servizi, si lamentano dei fedeli, non vedono prospettive, trovano il cristianesimo troppo difficile e, alla fine, non parlano di Cristo.
Per quale accidente di motivo uno dovrebbe entrarci? Ha aspettato troppo a lasciare il posto da parroco, questo. Chissà quanti danni ha fatto.

Nei prossimi giorni esamineremo maggiormente nei particolari alcune delle ragioni per cui si scappa dalla messa, con l’aiuto di un esperto del ramo.

Dritto al cuore

Diffidate di chi non vuole la ragione, ma arrivare al cuore delle persone.

La strada più veloce per arrivare al cuore di un uomo è attraverso il suo petto.

Eroismi

Sta circolando in rete da alcuni giorni un video, si dice di una telecamera di sorveglianza di una stazione, che mostra una donna che salva in extremis un uomo dal lanciarsi sotto un treno.
C’è discussione se il filmato sia o no autentico. Se lo fosse, mi sembra doveroso identificare la donna che ha compiuto quel gesto, e denunciarla immediatamente alle autorità.

Come ha osato ostacolare in maniera così sfrontata la libertà di un’altra persona? Non ha pensato ai danni psicologici che potrebbe avere causato, alle sofferenze che quell’uomo dovrà patire e che si sarebbe potuto evitare se lei fosse stata meno impicciona? E’ chiaro che un comportamento così egoistico debba essere fermamente condannato in modo che non si debba più ripetere, mettendo a tacere il blaterare di una minoranza di filofascisti tradizionalisti conservatori che si ostinano a definire “eroico” un atto così illiberale. Benemerita sarebbe stata invece nell’assecondare il suicida, accompagnandolo nel suo percorso interiore verso l’obitorio, magari con un spintarella. Il morto le sarebbe stato grato per sempre.

Occore sia punita severamente, in modo che i giovani non la prendano come esempio. Proprio quando si era riusciti a convincerli che ognuno deve pensare solo a se stesso…

Incidente di percorso

Don Letizio fissò il foro tondo della canna della pistola, e cadde in ginocchio.

“Ti prego, Alfonso, non uccidermi! Pensa al percorso di redenzione che stai facendo, dopo la galera! Eri a messa l’altro giorno, hai preso la comunione! Pensa alla salvezza della tua anima! Finirai in peccato mortale!”

Alfonso scosse la testa. “A’ don, ma che peccato mortale? Peccato veniale è.”

“Ma che dici!” Fu la risposta disperata. “Tu m’accidi! Materia grave!”

“Naa. Vede, io so’ in percorso de redenzione, proprio come m’aveva detto. Quando sono entrato nell’organizzazione non capivo bene che era peccato, mica è colpa mia, è la società. Adesso so che è male ammazzare, ma tengo le attenuanti. Io cerco di smettere, vorrei, lo giuro. Ma non è che posso mettere in pericolo la mia famiglia per disobbedire agli ordini del capo. Pensate a mia moglie, ai piccolini! Devo mantenerli, sono abituati bene, cosa penserebbero di me altrimenti? Don, la vorrei proprio risparmiare, le giuro, ma non posso smettere adesso.”

Fece fuoco due volte. Guardò il corpo immobile e si strinse le spalle. “Aho, speriamo che il prossimo confessore non sia uno di quei tradizionalisti…”

Sapienti come noi

Il vescovo di Brobdingnag amava il progresso. Per questo non poteva soffrire i suoi parrochiani. Oh, sia ben chiaro, li amava tutti: In fondo era il loro pastore. Non è scritto però da nessuna parte che un pastore non possa trovare le pecore insopportabilmente ottuse.
Perché i fedeli della sua chiesa erano, insomma, troppo fedeli. Mancavano di immaginazione, di fantasia. Si accontentavano di quello che avevano sempre saputo, invece di mettersi al passo con i tempi. Non ci mettevano quella trasgressione, quella sana mancanza di rispetto all’autorità – non la sua, beninteso – che ne avrebbe fatto spiriti liberi.

Ma che ci volete fare, la pazienza è una virtù. Quella era la sua prima nomina: il vescovo era convinto che di lì a poco, dimostrando sufficiente spirito di iniziativa e di innovazione, lo avrebbero promosso ad una diocesi di altro spessore. Così aveva accettato quella cattedra storcendo un po’ il naso ma, come i suoi amici che avevano già fatto carriera gli confermavano, con la consapevolezza che era un male necessario. Magari, grazie a lui e alla sua guida, anche quei testardi contadinotti sarebbero finalmente entrati in una nuova era di comprensione.

Così si era dato da fare per organizzare una serie di conferenze sulla nuova organizzazione pastorale che aveva elaborato. Era tempo di correggere qualcuno degli atteggiamenti retrogradi e obsoleti, indegni di una Chiesa moderna, che ancora affliggevano le sue parrocchie.
Aveva invitato a tenere con lui la discussione Giovanni Allamoda, il famoso filosofo e teologo, suo intimo amico. Certo, Allamoda non era proprio un credente: ma occorreva correggere quella visione arretrata per cui solo i cristiani potevano dire la loro sul cristianesimo. Bisogna imparare dalle altre esperienze, specie quelle più qualificate. La menta eccelsa dell’intellettuale, ne era certo, avrebbe sostenuto e validato il suo discorso.

La sera della conferenza il vescovo era rimasto a lungo indeciso. Come vestirsi? Da laico, per far vedere quant’era alla mano, suggerendo che non c’erano differenze tra lui e loro? Alla fine aveva optato per indossare tutti i paramenti, simbolo di autorità. Una strizzata d’occhio ai tradizionalisti, che così magari si sarebbero lasciati imbonire.

La chiesa era colma, anche se non stracolma come si sarebbe augurato. Il vescovo transitò nella navata, benedicendo e stringendo mani, fino a giungere ad un tavolo posto di fronte all’altare, dove già l’aspettava Allamoda. Dopo uno scambio di convenevoli, il vescovo attaccò il discorso che aveva preparato.
Era tempo di scrivere un nuovo capitolo del Vangelo, aveva esordito. Per troppo tempo la pastorale era stata appesantita da una dottrina troppo rigida, Era ora di liberarsi delle interpretazioni restrittive ed adeguarsi ai tempi, aprendo…
La gente lo ascoltava, immobile. Dalla prima fila un ragazzino alzò la mano. Il vescovo cercò di ignorarlo.
…accoglienza di colui che sbaglia: chiamarlo peccatore è discriminante, occorre comprendere che spesso è costretto delle pressioni della società a cui…
il ragazzotto agitava il braccio. L’oratore provò a lanciare occhiate ai genitori, ma questi non reagirono. Qualcuno cominciava a mormorare. Il vescovo capì che doveva liberrsi dell’impiccione, se voleva completare il suo programma per la serata.

Sorrise, un po’ rigidamente, al ragazzotto. “Sì figliolo? Hai qualche dubbio? Qualcosa non è chiaro?”
Il ragazzo si alzò in piedi. “Mi scusi, eccellenza, forse non ho capito bene. Sta dicendo che la verità può cambiare?”
Il vescovo ridacchiò. Povera mente confusa. “Oh, non la verità, ma come noi la vediamo. Quello che oggi è bianco, domani può essere nero, o un misto tra i due: rimane la verità, ma si adatta ai tempi e alle persone.”
“Quindi mi sta dicendo che quello che valeva prima per la Chiesa oggi non vale più, e domani potrebbe cambiare ancora?” insistette il giovane.
Oh, uno di quelli. Il vescovo allargò il sorriso. “In un certo senso. Si tratta di adeguare il Vangelo alle circostanze per farlo capire meglio, per renderlo pienamente utilizzabile da tutti, te compreso. Non ti farebbe piacere un Vangelo che capisse le tue esigenze, che ti facesse sentire a posto, giusto?”
“No.”
Il sorrso del prelato si congelò. “Come no?”
“A me non interessa qualcosa che si adatta a me. Come sono fatto lo so già, e non riesco a rendermi felice. Io sbaglio sempre. A me interessa qualcosa che non cambi, che rimanga sempre uguale in ogni momento e in ogni luogo, perché vuol dire che quello non può sbagliare, e lo posso seguire. Credevo che la Chiesa fosse così. Ma se non è così, se la Chiesa è come dite voi, non mi interesssa. Vuol dire che è solo una buffonata fatta dagli uomini. E perché dovrei starti a sentire, quindi?”
“Ragazzino, come ti permetti?”
“Scusami, vescovo, ma io stavo a sentirti solo perché pensavo che dicessi la verità. Ma se non esiste, ed è solo quello che piace a me o a te, allora con quale autorità mi dici che dovrei seguire qualcosa che ieri era sbagliato e domani cambierà ancora? Senza qualcosa che arriva attraverso i secoli direttamente da Dio sei solo un ometto vestito buffo che racconta le sue idee. Grazie tante, non mi interessano, ne conosco di migliori. Adesso penso andrò a casa.”
Si alzò ed uscì. I genitori, imbarazzatissimi, si alzarono a loro volta e lo seguirono. Come ad un segnale, altri si avviarono verso l’uscita fino a che la chiesa si svuotò quasi completamente.
Il vescovo era rimasto a bocca aperta. Annichilito, si volse verso il teologo, come in cerca di aiuto. Questo alzò le spalle. “Peggio per loro, sono ignoranti, dei sempliciotti. Mica tutti possono essere sapienti come noi.”

Verrà il giorno

Verrà il giorno, ed è questo, in cui ci uccideranno con il sorriso sulle labbra, come si sorride all’animale macellato; e, come l’animale, non capiremo perché.

 

(Rassicuratevi: per loro, dopo, verrà la noia)

Politicamente corretto grappa

La persona diversamente giovane entrò nella rivendita di sostanze a contenuto alcolico variabile entro il limiti di legge, macchine per il giuoco severamente vietate ai minori nella fascia oraria 8-14 e bevande a base acquosa lievemente eccitanti.

Si avvicinò al bancone e si sedette pesantemente su uno sgabello. “Barista! Un caffè, corretto grappa!”
Tutti gli occhi nel locale si girarono verso di lui.

Il responsabile della vendita al dettaglio si chinò verso di lui. “Mi scusi, gentile avventore, lei forse intende chiedere un infuso a base acquosa contenente caffeina addizionato di bevanda DOP a tasso alcolico non inferiore ai quaranta gradi?” chiese ad alta voce.
“Eh?”
“Caffè corretto grappa“ sussurrò il barista, in maniera che solo l’anziano potesse sentire.

“Che ti piglia, ragazzo? E’ quello che ho detto no?”
Con pazienza, l’addetto dietro al bancone recitò “Sono tenuto ad avvertirla per legge che l’assunzione di sostanze eccitanti può essere dannosa, e che l’alcol ha effetti nocivi sul fegato e sulla soglia di attenzione. La guida…”
“Va bene, ve bene, portamelo, eh?” tagliò corto il diversamente giovane.
Il barista esitò. “Mi scusi, ma posso chiederle se il suo tasso alcolemico…”
“Eh?”
Il barista si avvicino ancora alla testa dell’uomo “Ha già bevuto, signore?”
“Certo che ho bevuto, ragazzo! Qualche cicchetto!”
Il ragazzo fece per dire qualcosa, spalancò la bocca, la richiuse, e si voltò verso la macchina del caffè.

“Eh, sì, che vita grama! Tu sei giovane, non conosci la vita! C’è questa mia nipote disgraziata…”
Gli altri avventore del locale si guardarono tra loro.

“…Che si è messa con ‘sto negher che arriva dall’Africa…”

A un cliente che stava bevendo andò di traverso, e cominciò a tossire e sputacchiare.

“Un bravo ragazzo, neh, con voglia di lavorare, che ci sono tanti disgraziati che vendono droga e peggio…”

Una coppia si alzò di scatto, gettò i soldi sul tavolino e si diresse quasi di corsa verso l’uscita.

“…ma tra che l’è negher e che è un po’ zoppo…”

“Mi scusi, mi scusi” disse rapidamente il barista guardandosi attorno “intendeva dire che proviene da paesi sottosviluppati ed è svantaggiato fisicamente, vero?”

“No, l’è proprio zoppo e negher” continuò imperterrito il vecchio “e così non trova un lavoro che è uno. Il fatto è che mia nipote è rimasta incinta, e adesso vorrebbe abortire…”

Un altro avventore lasciò il proprio tavolo e uscì in fretta.

“La prego…dica interruzione di gravidanza, almeno…” supplicò il barista.

“…Ma io dico no! I bambini sono bambini!…” disse il vecchio alzando un dito e la voce.

“La prego! La prego! Feto, grumo di cellule…”

“…E la mamma è sempre la mamma!” esclamò l’avventore.

“Genitore uno oppure due…” mugulò il barista.

“…Bisogna essere ciechi e sordi per non vederlo!…”

“Non vedenti, non udenti…la prego, la prego…” Il ragazzo dietro il banco sudava profusamente.

“Va bene che non credi in Dio, in Nostro Signore, ma…”

Il ragazzo sbiancò. “Ssshhh! Non si dice Non si dice!”

“…E dico io, si sposassero, che adesso si sposano pure i ricchioni!”

Altri due tavoli furono lasciati precipitosamente liberi. Il barista non tirava neanche più il fiato. “Persone omosessuali…”

“…che non c’ho niente io contro i ricchioni, avevo pure un zio che…”

“Il suo caffè!” Interruppe con voce disperata il barista.

Il vecchio prese la tazzina e mandò giù il contenuto d’un colpo solo.  “Ah, buono! Quanto le devo?”

In lontananza si sentivano delle sirene. “Niente, niente, offre la casa! Ma adesso come di consueto dobbiamo serrare per il fine turno! Buona serata, è stato un piacere!”
“Allora grazie, neh! Ritornerò!” ed uscì dal locale con passo lievemente malfermo.

Quando fu uscito il barista lasciò andare un lungo sospiro. Le sirene si avvicinavano. Il solo altro avventore rimasto scosse la testa. “Ma non conosceva la legge, quello? Lo sa cosa gli faranno adesso? E chi era, poi?”
Il barista fissava ancora la porta. “Non lo so. Una persona non politicamente modificata, forse. Uno genuino” aggiunse, portandosi poi la mano alla bocca come qualcuno che ha detto qualcosa di imperdonabile.

Risiko

Sandra aprì la porta, reggendo la borsa della spesa. Roberto era sul divano, che leggeva. Suo marito alzò appena gli occhi. “Ciao”.
“Ciao. Novità?” chiese la donna.
Roberto alzò le spalle. “Niente di particolare”.
L’occhio di Sandra cadde sul ricevitore del telefono di casa. Era uno di quelli antichi, ancora con la cornetta. Ed era staccato.
“Scusa, perché c’è la cornetta staccata?” Chiese Sandra.
Suo marito non smise di leggere. “Ah, l’ho staccata io. Non la smetteva più di chiamare.”
“Chi, scusa?”
“Il Papa. Gliel’ho detto che era andato via, ma non ascolta, quell’uomo.”
Sandra spalancò gli occhi. “Dici che ha telefonato il Papa? E chi sarebbe che è andato via?”
“Trump. Non si è fermato molto, giusto il tempo di scambiare due chiacchere.”
“Con te?”
“Ma no. Con Putin, ovviamente.”
“Perché, c’era anche Putin?” domandò la moglie, sempre più incredula.
“Beh, sì. E’ arrivato subito dopo che è venuto giù quella specie di aereo.”
“Aereo?”
“Ma sì, quello strano, color argento, che è atterrato nel cortile dietro. Aveva schiacciato le aiuole, ma gli omini vestiti di nero le hanno rimesse a posto. Bravi ragazzi.”
“Così c’erano anche gli uomini vestiti di nero…”
“Sì, un sacco. Li aveva portati quell’altro tizio, quello nella grossa macchina.”
“E sentiamo, chi sarebbe questo tizio? Il Presidente del Consiglio?”
“No, quello ha telefonato prima del Papa dicendo che non poteva venire. A dire la verità non so chi fosse: aveva tutte quelle modelle attorno, e poi gli occhiali scuri…”
“Andiamo bene, anche le modelle!”
“Non le ho neanche guardate, cara, lo giuro! E poi ero troppo occupato a fare i pop-corn per tutti. A proposito, non c’è bisogno che li ricompri: Trump  ha mandato qualcuno del servizio segreto al supermercato a fare provvista.”
“Va bene. Basta. Ci rinuncio. Scema io a chiedere. Vado a cambiarmi, intanto tu riattacca il telefono, vuoi?”
Sandra, scuotendo la testa, salì le scale. Robertò sospirò, poi si alzò e riattaccò il telefono. Immediatamente cominciò a squillare.
Roberto alzò gli occhi al cielo e sollevò la cornetta. “Pronto?”
Ascoltò pazientemente qualche secondo, poi sbottò. “Mi scusi, Santità, davvero, qui non c’è più nessuno. Ha provato sul cellulare?”
Attese la risposta. “Capisco. Comunque, direi martedì. Dopo le nove, credo.”
Rimase a sentire quanto gli veniva detto, poi annuì. “Sì, certo. Donald ha detto che le pizze le prende lui. Credo giocheremo a Risiko.”

Sprechi

Lo sproposito, mi dicono 850 euro, che occorreva pagare per andare a sentire l’ex presidente Obama a Milano, non è che mi scandalizzi più di tanto. I personaggi pubblici si guadagnano da vivere in quella maniera: la notorietà si fa pagare.
Se non mi scandalizza, però mi dice molto sui componenti di questo quadretto. Chi sono, secondo voi, quelli che hanno pagato lo stipendio di un mese di qualcuno per una mezzoretta di discorsetto infarcito dei più banali luoghi comuni?
E soprattutto, perché hanno pagato?

Alla prima domanda apparentemente non è così difficile rispondere. Innanzi tutto, sono persone alle quali Obama piace. Questo le colloca in una precisa parte dello schieramento ideologico, quello che idealmente difende i poveri oppressi sfruttati, si batte per l’uguaglianza e lotta contro gli sprechi. Massì, avete capito: il radical-chic di sinistra, l’ex-sessantottino di successo, il borghese in cerca di riscatto proletario. E ricco. Perché, non so voi, ma qui ottocentocinquanta euri vogliono dire fare o non fare la vacanza, curare quel dente o sperare non si spacchi del tutto. A uno i soldi devono proprio uscirgli da dove non si dice per potere permettersi di buttarli in una mezz’oretta di orgiastica trance da progressismo. Capisco la passione per la politica, ma qui non è più politica. E torniamo al perché.

Perché é di moda? Perché si vuole vedere? Perché occorre farsi vedere? Perché è lì che si conta la gente che conta, quelli disposti a spendere per cause illusorie, a contribuire con i dané ad un certo progetto.
Essere disposti, insomma, a dare per ottenere. Quanti erano lì per dimostrare la loro lealtà?

Perché, signori, è ovvio che certe cause costano. Costa il jet privato e la carovana infinita di macchine di lusso. Costa la location e il personale.  Costa, che qualcuno venga ad insegnarci a controllare gli sprechi, di cibo ed energia. Perché è proprio lì la lezione. Come un uomo che ha sprecato tutto, dal Nobel a otto anni di potere che hanno lasciato il mondo peggiore, può farci vedere e toccare. Ottocentocinquanta euro a testa, per sentirsi dire che occorre muoversi contro le carestie. Detto da lui. Chissà se qualcuno li rimpiange.