Archivi categoria: diavolerie e cattiverie

Una scomoda ignoranza

Cosa avranno pensato coloro che passavano davanti all’istituto “Rigoberta Menchu” in quel fatale giorno di settembre? “Ecco un altro fannullone che marina la scuola”.
Invece no! Inconsapevolmente, stavano assistendo alla nascita di un movimento globale guidato da un profeta, l’allora sconosciuto sedicenne Gretto Turdberg. Gretto aveva appena appreso di essere stato bocciato per la quarta volta consecutiva, ma questo fatto a differenza delle altre volte lo aveva fatto pensare, fino a raggiungere l’illuminazione. Non era lui ad essere sbagliato, ma la scuola! “La scquola è male”, questo il messaggio che il ragazzo cercava di comunicare al mondo indifferente degli adulti ostentando cartelli scritti a pennarello. “Non capisco perché i grandi non se ne rendono conto”, disse in seguito in una intervista “eppure è così evidente”.

Gretto decise di mettersi in gioco contro il sistema, scioperando contro l’imposizione dell’istruzione. Decise che non sarebbe andato a scuola finché non l’avessero abolita. Per affermare la sua convinzione sulla causa dei mali dell’umanità e la prossima apocalisse intellettiva si mise a giocare con il telefonino davanti all’ingresso dell’istituto in orario di lezione.  Casualmente fu notato da un giornalista e PR, che altrettanto casualmente ne conosceva i genitori, che sempre per caso avevano appena pubblicato un libro sull’autoapprendimento. Il giornalista ne prese a cuore la causa e decise che avrebbe aiutato Gretto nella sua battaglia antisistema, pubblicizzandone la lotta a livello nazionale.

Il resto è storia: l’estendersi dello sciopero antiscuola a tutti i paesi, le marce contro l’istruzione, il movimento #stopsckoolnow; i discorsi ai Parlamenti, alle Nazioni Unite, gli incontri con ogni autorità del pianeta. “Come può un sedicenne con disturbi comportamentali e scarsa cultura non avere ragione?”, è la domanda che tutti si pongono. Plurilaureati e premi Nobel vengono messi a tacere dalle sue argomentazioni. Evidentemente Gretto è stato il sassolino che ha messo in moto la valanga che vuole travolgere il sistema scolastico mondiale.

“Se non agiamo in fretta, entro dodici anni l’analfabetismo rischia di scomparire”, è l’allarme che Gretto ha alzato in mille discorsi, il grido di una generazione che vuole riprendersi il suo futuro. “E’ una minaccia al nostro domani, riprendiamocelo” urla l’adolescente davanti alle folle in delirio.”I danni irreversibili che apprendere causa al cervello non possono essere trascurati”, spiegano eminenti scienziati dando ragione al ragazzo. “Ma non è troppo tardi per riprenderci l’ignoranza che ci vogliono negare”. E’ impressionante il numero di disastri di cui può essere imputata la scuola. “Tutti i ponti crollati sono stati costruiti da gente che ha studiato. Le disgrazie dovute a gente imparata stanno aumentando. E’ ora di rendercene conto, belli. Tutti i più grandi criminali della storia avevano un’istruzione.”

“Per la maggior parte della storia l’umanità non sapeva leggere e scrivere”, dice ancora Gretto “ma i grafici mostrano che negli ultimi secoli e sempre più negli ultimi anni l’alfabetismo cresce in maniera vertiginosa. E’ colpa della scuola, dobbiamo fermarla in tempo.”

Ma c’è chi si oppone. “E’ la casta dei maestri, dei professori, tutti coloro che vivono alle nostre spalle che sostengono che imparare sia buono”. “E tanti governi se la bevono. Non vogliono capire”, sostiene Gretto. E’ ovvio che chi lo critica è servo del fascismo capitalistico ed è pagato dalla lobby dei maestri: chi parla male dei ragazzi ha probabilmente tendenze pedofile latenti e non ha credibilità.
Ma il vento sta cambiando. Molti potenti si stanno rendendo conto dei vantaggi che l’ignoranza dà, e sono disposti a sostenere la campagna di Gretto. “E’ incredibile cosa possa fare un singolo ragazzo fotogenico per le cause globali che ci stanno a cuore”, ha detto il genio dell’informatica Harvey Zucchinenberg. “Il nostro software sta già cambiando: aboliremo le scritte, lasceremo solo le icone. Chi lo usa non avrà più bisogno di saper leggere.”

Ma la strada è ancora lunga prima di trionfare nella battaglia e riuscire a fermare l’alfabetismo. Richiederà ancora tempo e tanto denaro. “Speriamo di riuscire a rendere più ignorante una persona su tre entro i prossimi vent’anni”, ha detto il portavoce del movimento. “Questo obbiettivo sarà raggiungibile solo a fronte di massicci investimenti e una nuova consapevolezza globale. Possiamo ancora farcela. E’ in gioco il nostro stile di vita, il mondo come lo conosciamo”.

Sì, possiamo ancora farcela. Sono allo studio leggi per rendere illegale la scuola in molte nazioni, sostenute dall’entusiasmo dei ragazzi, sull’esempio dell’Afghanistan e della Corea del Nord. E’ incredibile che un disastro di simile portata abbia potuto restare nascosto per tanto tempo. “Smettere di studiare è quello di cui abbiamo bisogno ora. Contro l’istruzione globale umana, l’ignoranza vincerà.
E noi tutti sosteniamo la tua battaglia, Gretto.

I dati sono drammatici, l’istruzione sale senza controllo. Riusciremo a fermarla?

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Spinta apostatica

In geologia, l’equilibrio isostatico è quel fenomeno per cui una porzione di crosta terrestre più è pesante più affonda nello strato liquido del magma sottostante. E’ un’applicazione del principio di Archimede; galleggiamo sulla lava, se il peso è maggiore la nostra barca si abbassa. Più la crosta terrestre è spessa, più affonda nel mantello.

L’equilibrio apostatico è invece il principio per cui i teologi galleggiano sul mondo per compensarne la spinta. Per evitare di affondare nella considerazione dei potenti si producono in apostasie tanto più grandi quanto vogliono salire.

La formula per calcolare la spinta apostatica ovvero l’apostasia A è data da

Dove P è il livello apostatico, O è l’opportunismo, I l’ideologia, F la fede,  D la decenza.
Il livello apostatico è l’integrale delle apostasie correnti, ovvero quanto la società si discosta dall’ortodossia.

Più l’eresia è diffusa più questo valore è alto; P elevato ad O è chiamata apostasia indotta personale (PIA). Se il livello apostatico è maggiore di 1, il coefficiente di opportunismo aumenterà la PIA, altrimenti la ridurrà. Ovvero: il teologo si alinea all’aria che tira. A questo valore va sommata la forza ideologica I, che in determinate circostanze può anche avere un contributo più importante della PIA.
L’apostasia inoltre si riduce con il quadrato della fede. E’ da notare che una fede fortemente positiva o negativa tende a ridurre l’apostasia, una fede prossima allo zero ad aumentarla. L’apostasia non può andare ad infinito perché il termine D, decenza, anche se talvolta è molto piccolo non è mai nullo.

Con l’aumento della spinta apostatica il pensiero del teologo ad un certo momento si stacca da terra e sale in un suo iperuranio sempre più lontano dalla realtà. Per il principio di azione e reazione, questo è bilanciato dallo sprofondare dell’anima verso l’abisso.

In mancanza di una controreazione, l’aumento della spinta apostatica causerà un aumento del livello apostatico complessivo che a sua volta aumenterà la spinta, e quindi il valore dell’apostasia lasciata a se stessa tende a divergere. Per questo si introduce un fattore esterno G, Grazia, che limita e riduce l’apostasia, il cui vettore sono in generale i santi.


Nel prossimo capitolo esamineremo come la spinta apostatica può essere massimizzata e le equazioni che governano il suo rapporto con la dannazione.

Da Berlicche, “Elementi di dannazione I”, ed. Malebolge

DEVILS ARE PEOPLE, TOO!

Apprendiamo da fonti di stampa che un importante personalità della Chiesa cattolica ha sostenuto cheIl diavolo esiste solo come realtà simbolica“. Siamo esterrefatti e indignati: saremmo quindi noi solo “simboli”? Non saremmo dunque delle persone? Questo è l’ennesimo subdolo attacco di una superstizione screditata verso la nostra stessa esistenza. Dopo i reiterati tentativi di negare il diritto a esprimere le nostre opinioni, adesso addirittura si vorrebbe relegarci nel limbo delle idee. Ma l’inferno è molto più vasto del solo limbo: non ci faremo cacciare da quella che è da sempre la nostra casa da qualche opinionista clericale.

Siamo pronti a scendere in piazza per manifestare tutta la nostra ira per questo attacco demonofobico, con la bruciante passione e la rabbia che ci contraddistinguono. Un Devil Pride, dove mostreremo a tutti i tiepidi che noi ci siamo e siamo orgogliosi del nostro essere ribelli.

Sebbene noi non siamo di solito contrari alla menzogna, stavolta non possiamo limitarci a dissimulare, si è passato il segno. Dobbiamo ribadire con forza che siamo demoni e orgogliosi di esserlo, che abbiamo una mente, una volontà e dei desideri: vogliamo essere riconosciuti per quello che siamo. La società è matura perché anche noi prendiamo il nostro posto in mezzo ad essa, con la saggezza e la moderazione che da sempre ci contraddistinguono. Il potere ci vorrebbe umiliare, ma noi diciamo NO! Da sempre, ci siamo opposti ai potenti: unitevi a noi nella nostra lotta contro l’oppressione, i cambiamenti climatici e tutti coloro che vorrebbero negare la scienza.

Sostieni anche tu la nostra petizione popolare:
“Feriti dal tentativo di negare persino la nostra stessa esistenza, ribadiamo con forza il nostro essere persone vere, forza di cambiamento reale per questa società, pronti ad abbracciare chiunque vorrà provare il nostro modo di vita per mostrare la profondità delle nostre convinzioni. Vogliamo che i nostri diritti siano rispettati, che ci sia lasciata libertà di esprimere le nostre opinioni e leggi che puniscano severamente chiunque ci manchi di rispetto. No al bullismo, no alla demonofobia!
Sostienici anche tu!” 

FIRMA LA PETIZIONE! DEVILS ARE PEOPLE, TOO!

Firma                            Indirizzo

Malacoda                     Malebolge, pozzo 422
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#devilsarepeople.org

Dalle ceneri

“Don! Le devo parlare, con urgenza!”
“Uff, cosa c’è? Ancora con i tuoi dubbi da tradizionalista? Non ho tempo adesso.”
“Ma, Don! La chiesa è in fiamme!”
“Oh, che esagerazione! Sì, è vero, ci sono alcuni scandali, ci sono delle discussioni, ma vedrai che tutto alla fine si risolverà.”
“Va bene, ma…”
“Devi imparare la pazienza. Sì, adesso ti pare che la fede così come tu la pensi sia minacciata, ma questa è la normalità della storia. La Chiesa ha sempre affrontato crisi, questa è solo l’ultima di una lunga serie… vedrai che si risolverà. Su, adesso lasciami lavorare.”
“Quello che volevo dirle è che rischia di andare tutto in cenere…”
“Oh, e che vada! Questi sono tempi nuovi, dobbiamo smetterla di aggrapparci alle vecchie idee per far spazio alle nuove. Dobbiamo ascoltare ciò che ci dice il mondo…”
“… se mi ascoltasse…”
“Massì, ascolteremo anche te, ma devi renderti conto che non sei più importante degli altri. Tutti devono dire la loro.”
“Quello che volevo dire…”
“Lo so, lo so quello che volevi dire, è sempre lo stesso. Devi imparare a lasciar perdere le tue convinzioni, devi farti interrogare dalle sfide del nostro tempo, con un linguaggio nuovo.”
“C’è l’eucarestia, nella…”
“…nella Chiesa, che è minacciata. Lo vedi che so cosa vuoi dire? Ma anche qui, devi considerarla più un simbolo, che…”
“Bisogna salvarla!”
“E lasciami finire! Che, sebbene importante, non è che una delle manifestazioni del Cristo, che per esempio nei poveri trova…”
“AAAGH! DON, LA CHIESA BRUCIA!”
“E’ questo il modo? Calmati, l’hai già detto.”
“Non mi capisce. La chiesa, la sua chiesa, sta bruciando. Se si sporge vede il fumo. C’è un incendio.”
“INCENDIO! E perché non l’hai detto subito?”

***

“Non si è salvato niente, Don. Se mi avesse dato retta subito, se avesse chiamato subito i pompieri…”
“Oh, quante storie. In fondo è meglio così: era troppo grande, era sempre vuota. Ora dalle ceneri potremo ricostruire una chiesa nuova, ho già delle idee…”

Selezione naturale

Il sacerdote finì di spogliarsi dei paramenti multicolori e, con un sospiro, chiuse le porte della chiesa ormai buia. Non avrebbe saputo dire se la celebrazione fosse stata un successo o meno. Sì, avevano pregato il Cristo Cosmico per una conversione ecologica e perché ci allontanasse dai combustibili fossili; ma la colletta per dotare la chiesa di pannelli solari non aveva avuto molto seguito, e la danza liturgica per rappresentare la terra, gli oceani, i fiumi, il cielo, le piante, gli animali e gli elementi aveva avuto dei momenti francamente imbarazzanti.

In canonica faceva un caldo soffocante. Si chiese se fosse dovuto ai cambiamenti climatici o perché non aveva acceso l’aria condizionata. Stasera anche gli insetti erano particolarmente bellicosi; un nugolo nerastro gli ronzava intorno, e neanche le pacche tirate sulla pelle nuda servivano ad impaurirli. C’era poi nell’aria un odore nauseabondo, come qualcuno che non si lavasse da mesi e portasse al collo un topo decomposto.
Allungò le mani per accendere la luce, e trovò delle foglie. “Ma che…” Chi aveva messo qui un vaso? Ma non era un vaso. Dal pavimento salivano viticci che si arrampicavano sulle pareti e sui mobili. Il ronzio degli insetti e il tanfo erano sempre più forti.

Trovò l’interruttore, accese la luce. E si arrestò, impietrito.
La prima cosa che pensò fu “Oddio, sono entrati gli zingari a rubare”, e subito dopo si rimproverò per avere avuto un pensiero così razzista e non inclusivo. Anche perché questo non sembrava proprio uno zingaro. Era un tipo dalla faccia dipinta, pieno di tatuaggi e piercing, seminudo, che lo fissava con aria sardonica. Guardò in alto, verso il lampadario acceso, su cui stava incongruamente appollaiato un uccello dal piumaggio colorato. “Bel trucco, la luce”, disse il tipo tatuato. “Proprio un bel trucco”.
Il prete ritrovò la voce. “Chi siete? Cosa volete?”
L’individuo seminudo ridacchiò. “Cosa voglio IO? Ma se sei tu che mi stai invocando da tutta la serata. Sono la risposta alle tue preghiere. Quella danza che hai fatto eseguire prima era il rituale di invocazione chibocho degli spiriti.”
“Eh? rituale? Ma io ho solo preso la coreografia da internet…”
“Internet? Ora capisco” disse l’uomo, grattandosi l’ascella e poi annusandosi la mano. “A quanto pare hai avuto fortuna. O meglio”, si corresse, “Io ho avuto fortuna”.
“Fortuna? Ma, insomma, chi siete?” sbotto il sacerdote, sempre più confuso.
“Ma come, non l’hai ancora capito?” fece l’altro “Sono lo Spirito della Giungla. Sono il Buon Selvaggio. L’Indigeno Amazzonico. Il Povero Privilegiato. Il Saggio-a-Contatto-Con-La-Natura.”
“Eh?”
“Quello che volevi. Desideravi che ti illuminassi sulla strada da seguire, e sono qui. La personificazione delle tue richieste.” Sorrise. “Sei stato ancora fortunato, che sono comparso io e non quella puttana di Madre Terra.”
“Ma… Madre Terra.. è quella che provvede a tutti noi…”
“Ma che stronzate vai dicendo? Quella è Madre solo perché se lo fa mettere dentro da tutti. E’ una bastarda che appena può cerca di staccarti la testa oppure lasciarti senza niente con il culo per terra. Il solo metodo per ottenere qualcosa da lei è prenderla con la forza e riempirla di botte.”
“La coscienza ecologica…”
Il Buon Selvaggio ridacchiò. “E’ tutta la coscienza che ti resta, quella? Toglimi una curiosità, ma tu hai coltivato ma qualcosa di più grosso di un geranio? Non hai mai vissuto in un bosco, vuoi capire la giungla? Da dove vengo io, i libri marciscono così in fretta per l’umidità che non servono neanche per pulirsi il culo, se uno volesse farlo. Se uno avesse libri. Tu vorresti vivere dalle mie parti? Un’esistenza piena di insetti e serpenti velenosi, malattie, senza luce, acqua pulita, gas? Sai cosi ti ci puoi fare con un cellulare come il tuo, da me? Sai il tuo internet, come lo vorremmo? E tu cosa vorresti da noi, che ti piace tanto? La mortalità infantile? Le guerre tribali e le vendette continue? La violenza? Sai, quelli che dicono che sono buono è perché non mi hanno mai conosciuto. E se pensate che abbia una saggezza che voi non avete, è perché voi di saggio non avete niente.”
Sul lampadario, un ragno grosso come un pugno aveva acchiappato l’uccello colorato e se lo stava mangiando. Il prete distolse lo sguardo con un brivido.
“Mio buon uomo, non credo che capisca. Temi quali il suprematismo bianco, il riscaldamento globale…”
“Cretino, pensi che la tua civiltà sia a rischio se fa più caldo di un grado? Stronzate. Da me sono venti gradi in più, sempre, e sbavate per andarvi ad abbronzare in spiaggia. Se volete spararvi calci nei coglioni perché ci avete portato ospedali e università, siete deficienti: da noi prima cavavano il cuore dalla gente. Senza anestesia. E vorreste imparare da noi? Ma cosa? A mettervi nudi a masticare droga ed essere già vecchi a vent’anni?
Batté con la mano su divano. “Questo è comodo. Tu hai la televisione e i supermercati e le medicine. Ho guardato, la tua dispensa è piena di cose buone che neanche ci immaginiamo da noi.” Lo guardò negli occhi. “Tutta questa roba mi piace. Me la prendo.” Si alzò dal divano, e avanzò verso il prete.
Il sacerdote fece un passo indietro, allarmato. “Per ripagarti del colonialismo?”
“Ma che cazzo dici? No, me lo prendo perché voi non lo volete più. E siete deboli. Contro uno spirito come me, un tempo avresti potuto invocare il tuo Dio. Ma hai smesso da un pezzo di crederci davvero. Io sono il Selvaggio, mi avete invocato voi così. Vi siete dimenticati di darmi la sola cosa che avrebbe potuto salvarvi, il motivo per cui dovrei avere misericordia.” Si arrestò. “Sai, una cosa in effetti possiamo insegnarvi.”
“E quale?”
Estrasse lentamente il machete. “Gli stupidi non sopravvivono. Si chiama selezione naturale”.

I candidati

Una volta ho visto gli stambecchi lottare tra loro. In uno spiazzo sperso in mezzo alle pietraie si sfidavano a turno: si alzavano sulle zampe posteriori e scontravano le corna con un rumore che risuonava come uno sparo in tutta la valle. Lottavano per le femmine che, sdraiate da un lato, valutavano i contendenti ruminando piano.

E ho letto degli uccelli giardinieri. Sono piccoli uccelli passeriformi che, per impressionare le possibili compagne, creano dei nidi bellissimi e inutili. Le loro creazioni sono incredibili, uniscono frutta ad erbe piegate a sassi levigati disposti secondo geometrie misteriose.

Così, del presente momento non mi sorprendono affatto i lavori stradali per ogni dove, le ritinteggiature frettolose di edifici pubblici, gli asfalti nuovi; e manifestazioni e contromanifestazioni, grandi proclami, dibattiti e battibecchi, emergenze di ogni tipo, genere e specie, come se il mondo si fosse appena svegliato da un lunghissimo sonno. E’ periodo elettorale.

Come per l’accoppiamento di stambecchi e uccelli, il candidato ha bisogno di impressionare chi dovrà di lì a poco compiere una scelta; e se la natura ha dotato di corna maestose quelle capre delle rocce e di un senso estetico inarrivabile volatili con il cervello delle dimensioni di una nocciola, non vedo perché dovrei negare a dei politici l’opportunismo malizioso dei lavori dell’ultimo minuto.

Una cosa sola, a pensarci, mi inquieta di questo paragone: cosa accade, in natura, a chi ha operato la scelta, da parte dell’eletto, dopo che la decisione è stata presa.

Commedianti

Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti
P.Conte, Boogie

Abbiate pazienza con me se di tanto mi lascio andare alla nostalgia. Quando ero giovane io qui era tutti prati dove pascolavano i bufali; poi i bufali sono spariti e le bufale si sono date al giornalismo. Allora l’aria era pulita e il sesso sporco, e c’erano parole che non potevi dire di fronte ad una donna; adesso non puoi più dire “donna”.

Era l’epoca in cui il cellulare ce l’aveva solo la Polizia, la rete c’era solo di domenica pomeriggio e la si ascoltava con la radio. La posta la portava il postino: capite quanto tempo è passato.

Non è che l’oggi non mi piaccia: viviamo assieme, facciamo cose, ma in un certo senso lo preferivo quand’era ieri. E’ sempre lì che cerca di cambiarmi, e io gli dico: non sei più lo stesso. Lui mi replica: invece sì. Non sono gli attori o la commedia a mutare, è la scenografia.

Meno male

Meno male che non siamo più nell’anno mille, quando si pensava che il mondo sarebbe finito di lì a poco.
Meno male che adesso si è tutti democratici e tolleranti, grazie anche al fatto che a chi la pensa diversamente è impedito di parlare.
Meno male che ora non si bada più ai dogmi; coloro che si ostinano ad attenersi a convinzioni superate non hanno posto tra noi.
Meno male che non siamo più come quei poveretti che credevano a tutto ciò che veniva raccontato loro; noi siamo moderni, abbiamo la televisione, internet, i giornalisti, gli scienziati che ci informano senza sbagliare.
Men male che ora possiamo essere chi o cosa vogliamo, che non siamo più obbligati ad essere ciò che siamo.
Sì, meno male: l’uomo è cambiato, non crede più che esista una verità, e questo ci ha resi senza dubbio migliori. Più liberi. Dalla verità.

E schiavi della menzogna.

Corteo

E’ una delle più grandi manifestazioni di sempre, gongolano felici gli Organizzatori. Milioni di studenti che, grazie ad una raggiunta consapevolezza globale, decidono di saltare un giorno di scuola per protestare pubblicamente contro l’inazione della società. Guardateli, mentre i professori insegnano loro cosa urlare, come tenere gli striscioni, alzare cartelli e ritmare gli slogan con i fischietti. Una manifestazione spontanea così accuratamente preparata non può che essere un successo. Sì, gli Organizzatori possono essere giustamente orgogliosi del loro lavoro, d’altronde hanno decenni di esperienza nel concepire e realizzare questo tipo di eventi. Accuratamente fuori vista ascoltano sorridenti i ragazzi più fotogenici enunciare sicuri il loro credo. Giornalisti e fotoreporer estatici pendono dalle labbra di questi adolescenti che affrontano con sicurezza argomenti di cui professori universitari con molta più esperienza di loro discutono con dubbio e incertezza. Sicuramente quei ragazzi in questo istante stanno ponendo le basi per folgoranti carriere di cui i loro genitori possono essere giustamente orgogliosi. Non ci si improvvisa facilmente ingenui idealisti, occorre un serio lavoro e una solida organizzazione mediatica alle spalle.
Ma guardateli, con che allegra determinazione questi giovani, questa nuova generazione, marcia inalberando i propri cartelli. Ci sono certo cadute di gusto, slogan salaci, blasfemi, insultanti, ma è nella natura delle cose, sarebbe strano il contrario. L’importante è che ripetano i concetti che hanno appreso, o quantomeno orecchiato. Contro cosa manifestano? Oggi contro le fasi lunari. Non è possibile, dicono, che non si sia fatto ancora niente in proposito. Da quando l’imperialismo ha raggiunto anche il nostro satellite stiamo andando verso il disastro; la fine del mondo che potrà essere evitata solo impegnandoci tutti insieme con una coscienza ecologica globale. Reclamano nuovi fondi per fermare le maree, convegni e comitati e assemblee sul progressivo decrescere della luna, e agire ora! Soprattutto ce l’hanno con la vecchia generazione, i loro genitori, che hanno ignorato il problema e hanno lasciato a LORO un mondo così di merda. Sono i vecchi che invece di preoccuparsene, di inseguire un ideale, hanno preferito assicurare loro un letto, cibo, istruzione, e questo è insopportabile. Deve cambiare. Vale la pena saltare la scuola per questo, persino smettere di andarci del tutto. Per fortuna ci siamo qui noi, dicono, cantano, gridano i giovani. Noi faremo la rivoluzione, siamo la rivoluzione. Tra di loro, gli Organizzatori non sanno trattenere una lacrimuccia. E’ come ai nostri tempi, la stessa cosa, si dicono. E’ così bello non crescere mai.

I malanni di Malacoda: Mercoledì delle arance

“Hey, fratelli. Qui è il vostro Gesù personale che vi parla. Qualcuno mi è venuto a chiedere cosa sia questo “Mercoledì delle ceneri” e l’affare della Quaresima. Non lo sapete? Va tutto bene! Sono delle antiche tradizioni, e come tutte le tradizioni sono superate: bisogna vivere la vita ora. Ma, per evitare equivoci con quelli ancora ancorati a vecchi schemi, un po’ rigidi, spiegherò brevemente l’argomento.

Tutto è legato ad una certa leggenda su una gita nel deserto che avrei fatto. Quaranta giorni da solo a digiunare e pregare. Bene, intanto mettiamo in chiaro che non sto chiedendo a nessuno di rinunciare, che so, al cellulare o a internet. Capisco che queste cose potrebbero arrecare una sofferenza inenarrabile a ciascuno di voi, e io non voglio che soffriate, ma che stiate bene con voi stessi. Scegliete un deserto comodo e confortevole, dove ci sia campo e magari il wifi. Un po’ di tranquillità può fare anche bene, certo, ed è anche tollerabile un po’ di dieta per perdere qualche chiletto. Il digiuno è troppo estremo, può essere sostituito con un pasto a basso contenuto calorico. L’importante è acquistare fiducia in se stessi, ripetersi che non dobbiamo condannarci per i nostri errori ma scusarli e riprendere il nostro cammino. Sentire di essere a posto. Solo così saremo felici: non dobbiamo lasciarci condizionare da concetti antiquati come il peccato o da imperativi morali che arrivavano dall’oppressiva società capitalistica e patriarcale occidentale. Il deserto è un posto dove ci possiamo sentire liberati, pronti ad esprimere noi stessi appieno. Se vi trovaste ad essere a disagio, quindi, niente di male a tornare subito alle vostre abitudini.

E anche questa storia delle tentazioni. Diciamolo subito: la tentazione deve essere vista come un’opportunità. Non ho nessuna intenzione di abbandonarvi ad essa, affrontiamole insieme: potremmo scoprire che ci riserva l’occasione per imparare qualcosa di nuovo, crescere insieme. Se un fratello dovesse cedere alla tentazione, non per questo dobbiamo rimproverarlo. Dobbiamo piuttosto accoglierlo, accompagnarlo in questo suo cammino di comprensione, ed evitare ogni commento divisivo. In fondo, che problema c’è a provare anche quello che qualcuno indica come male? Non possiamo essere certi che lo sia fino a quando non ne avremo fatta esperienza. Se è un tentativo fatto per stare meglio ci possiamo tranquillamente assolvere.

Quanto poi all’adorare il demonio, inchinarci a lui, può essere accettabile se siamo assolutamente chiari che si tratta di una cosa temporanea, di un inchino piccolo piccolo fatto senza impegno, solo in vista di vantaggi superiori. C’è un terreno comune sul quale si può trovare un accordo, valorizzando le differenze come occasione per apprendere quanto c’è di buono in culture diverse. Non siamo mica obbligati ad un patto indissolubile! Possiamo andarcene quando vogliamo; siamo liberi, anche Satana lo ammette. Ascoltatelo, spesso fa discorsi infuocati, controcorrente e molto profondi.

Con queste premesse, anche la Quaresima può essere un momento di crescita e di allegria. E’ ora di liberarla da quell’aria oppressiva, di penitenza, come se questa fosse ancora necessaria. Anche le Ceneri, come metafora hanno fatto il loro tempo: sanno di vecchio, di fuori moda, non sono ecologiche. Invece di cenere grigia, che sporca pure, suggerisco qualcosa di più vivo, tipo il succo d’arancia. Ecco: Mercoledì dell’arancia, simbolo di rinascita spirituale e autoaffermazione.”

“Hai finito Malacoda, inutile demonio, di scrivere quella cosa che ti ho chiesto?”
“Un attimo, zio. Mi manca la conclusione.”


Occhiali

Se chi non vede le cose lontane si chiama miope, e chi non vede le cose vicine si chiama presbite, come si chiama chi non vede l’evidente?
La scienza deve ancora trovare un paio di occhiali che corregga questo difetto. Chissà quanti ne venderebbero.
…Probabilmente neanche uno.

Al bar dello sport

Sono stufo di questo sport dove gli arbitri sono tutti venduti, i tifosi di una e dell’altra squadra addirittura se ne vantano, o fingono di non vedere o inveiscono invano, perché il sistema non cambia. Sono stufo di rimpiangere i fuoriclasse di altri tempi, perché quelli attuali sono davvero pochini, se pure ci sono. Campioni di una stagione, scartine in quella dopo. Un tempo si faceva il tifo, si attendevano i risultati con trepidazione; ora non riesco più ad appassionarmi, perché ogni cosa mi sembra un teatrino dove tutto o quasi è già deciso. Invece che sfide vissute con vera convinzione, di quello che importa davvero, ci si perde in mille piccoli trofei inutili, in partite senza costrutto, una gran pantomima fatta per accalappiare il pubblico.
Non c’è entusiasmo, non c’è commozione, ci sono solo mille commentatori per ogni azione, diecimila vane moviole. Si discute di stranieri, di trasferimenti, di stipendi da favola, di mercato; ma dov’è ciò che un tempo ci faceva respirare, ci parlava al cuore, ci faceva muovere? L’ideale?
No, non riesco ad interessarmi davvero alla politica di oggi.

Spiedini

Il governatore di New York Cuomo ha stabilito, per celebrare la nuova legge che consente tra l’altro l’aborto in alcuni casi fino alla nascita e la possibilità che a praticarlo siano anche non-dottori, che la cima dell’One World Trade Center sia illuminata di rosa.

Se avete gioito alla notizia, e tuttavia questa immagine vi fa impressione, dovreste chiedervi perché.

I malanni di Malacoda – Smartworking

Il demone Libicocco si fermò all’ingresso della fumarola. “Malacoda, ehi, Malacoda? Sei in casa? Oggi qui nella bolgia c’è un tempo disgustoso, vieni con me ai laghi di pece a pescare un po’ di dannati?”
Da dietro il vapore bollente si udì un grugnito. “Per briffare avresti dovuto schedularmi l’agenda. Perché non mi hai mandato un outlook asap per bloccare lo slot?”
Libicocco parlava mille linguaggi umani, ma questo gli era ignoto. “Eh?”
“Avresti dovuto dirmelo prima! Non posso! Devo lavorare!”
Libicocco posò la canna da pesca con gli uncini. “Lavorare? Vuoi dire che devi andare dall’anima che stai cercando di dannare su nel mondo degli uomini?”
Malacoda sporse la testa da sopra le nuvole di zolfo. “No. Ora lavoro da casa. Gli arcidemoni hanno approvato l’iniziativa in via sperimentale, sai, per tagliare i costi di trasferta. Lo chiamano smartworking.”
Libicocco si occupava della manutenzione dei pozzi bollenti nell’ottavo cerchio, e si mostrò stupito. “E come fai? Il tuo compito non è dannare gli esseri umani? Suscitare vizi, suggerire peccati e via tentando?”
Malacoda agitò la coda. “Infatti. E’ ancora così, ma adesso opero via internet.”
“Che io sia beato!” Esclamò il diavolo. “Sono curioso di sapere come.”
“Guarda, ho appena finito di postare su ottomila gruppi Uattsapp. Filmati di gattini da cinquanta mega con su scritto ‘da vedere assolutamente’, massime mistiche pseudoorientaleggianti, immagini porno, vecchi meme blasfemi… l’importante non è cosa, ma che facciano diventare più idioti oppure perdere la pazienza.”
“Geniale! Ma non ti sgamano?”
“No, io sono sempre il partecipante di cui non ti ricordi il nome, quello che compare solo con il numero di telefono”.
Libicocco ripensò ad alcun gruppi di cui faceva parte, e capì molte cose.
“Ma questa è solo una delle attività”, proseguì Malacoda. “Faccio laggare o cadere il collegamento nei videogame online, il che mi procura sempre una buona messe di bestemmioni. Mando catene di zantantonio e promozioni farlocche. Faccio in modo che i popup pubblicitari siano i più inopportuni possibile, che so, siti di appuntamenti sui blog di suore di clausura e crociere gay sulle pagine degli arcivescovadi. Faccio anche un bel po’ di trollaggio nei siti cattolici, ma i colleghi umani nelle chat mi rimproverano che sono troppo buono.”
“Molto interessante. Deve essere divertente mandare fuori dai gangheri tutti quei santarellini.”
“Oh, dopo un poco ti ci abitui. Ho un sacco da fare. Spezzare link negli help della Microzoft, mandare in giro programmi malfunzionanti con errori incomprensibili… c’è anche da dire che non mi manca l’assistenza tecnica, qui sotto è pieno di programmatori dannati che farebbero qualsiasi cosa pur di mettere ancora le mani su una tastiera. Il bello è che gli umani hanno bisogno di pochissimo incoraggiamento per dare il peggio di loro. E’ come se quello che è virtuale non sporcasse l’anima come il reale”. Ridacchiò. “Sapessero quanto si sbagliano!”
Libicocco sospirò. “Un poco ti invidio, e mi sento già meglio per questo. Però, scusa, non riesci a staccare neanche un attimo? ti vedo abbastanza stressato…”
Malacoda digrignò le zanne. “E’ per colpa del wi-fi. Continua a scollegarsi. E’ mai possibile che in quest’inferno non si riesca ad avere una connessione decente?”

Serietà

Il sesso è roba troppo seria per lasciarla agli amanti del genere.

Spontati

Famiglia Cristiana contro Salvini.

Finalmente, non ne potevamo più di ponti.

Lamentosa

Pioveva, e non avevamo neanche un governo da accusare, che occasione sprecata.
Adesso forse l’abbiamo, ma mi dicono che nasce sotto il segno delle bugie e del millantato credito. L’italia mediocre e truffaldina e’ ufficialmente al potere, la linea di demarcazione non poteva essere più netta, scrivono. Io dico che era ora che si mettessero in regola, abbiamo avuto per troppi anni governi di mediocrità che mentivano senza dichiararlo.
Per chi ha costruito le sue fortune sulle contestazioni e sulla feroce opposizione senza quartiere andare al potere vuol dire rendersi conto che governare è un altro paio di maniche, magari nel contempo distruggendo il paese con politiche insensate. Adesso che quel potere lo devono lasciare, possono rendersene conto ancora meglio.
Attendiamo con impazienza il momento in cui la critica pregiudiziale lascerà il posto alla critica giudiziaria. Nel frattempo, non perdiamo l’allenamento: sappiamo già che qualsiasi provvedimento sarà sbagliato, e la colpa sarà comunque loro, loro, di quelli là. O della nostra sfortuna, che non riusciamo mai ad eleggere un politico capace, un vero statista.

Non per nulla il cantante preferito dagli italiani è Domenico Mugugno.

Traduzione (cliccate sull’immagine per vederla meglio)
Prima vignetta: Calvin -“E’ tutto nella fortuna, Hobbes. Certa gente nasce fortunata e certa gente nasce sfortunata”
Seconda vignetta: Calvin – “In ambedue i casi, non c’è niente che tu possa fare. Non puoi combattere la fortuna.”
Terza vignetta: Hobbes -“Siamo diretti verso quel burrone!” Calvin – “Ahinoi! Cattiva fortuna!”
Quarta vignetta: Hobbes -“Ciao.” Calvin – “Vedi cosa intendo? Tu te ne vai per la tua strada, pensando ai tuoi affari, e improvvisamente la tua fortuna finisce!”
Quinta vignetta: Calvin – “Se tu sei – Ahi – sfortunato, che cosa puoi farci? Ahi! Sei condannato a soffrire! Ahi!”
Sesta vignetta: Hobbes – “Ooh, proprio nei cespugli spinosi. …Proprio come ieri.” Calvin – “Forse la mia fortuna domani cambierà.”

Immaginario cattolico

Ormai, se frequentate un minimo il web, doveste sapere tutto sulla sfilata di gaudenti celebrità temporali addobbate di ciò che confà all’eterno. L’evento mondano era sull’immaginario cattolico; ma ben poco era lasciato all’immaginazione, tranne il cattolicesimo.

Non siate troppo severi con quei poveretti: non sanno quello fanno, mentre chi li ha organizzati probabilmente sì. Certo, se sapessero veramente cosa è una croce non sarebbero stati così pronti a sfoggiarla  – è un po’ come presentarsi addobbati di cappi, ghigliottine e cadaveri impalati. Chissà quanti ci hanno riflettuto, che sulla croce ci inchiodavano e inchiodano le persone fino alla morte. Una persona in particolare, poi.

Gli addobbi dei fatui personaggi mi hanno ricordato irresistibilmente gli abiti dei ricchi crapuloni di Hunger Games, quelli che brindavano in allegria mentre i sottomessi morivano di fame ed ammazzati. O le corti di certi decadenti imperatori, mentre i barbari premevano alle porte.

Volete sapere cosa mi ha colpito di più? La notizia evidenziata qui sotto

Capite, è un evento organizzato per farsi gioco del cristianesimo, ma l’unico dogma che non si può infrangere è il “vietato fumare”. Ciò chiude l’argomento: io non avrei mai potuto parteciparvi. Non ho mai acceso una sigaretta in vita mia, ma vi assicuro che vedendo tutto quello avrei fumato.

Hitler trionfante

Riposa in pace, Alfie. Siamo noi a non poter più dormire.

Dove va la Santa Chiesa?

“Dove va la Santa Chiesa?”
“Aspetta che glielo chiedo. Santa, Santa! Dove stai andando?”
“Vado con la Gloria al centro commerciale!”
“La Gloria chi?”
“Gloria Mundi. E’ un pezzo che volevamo combinare, adesso poi ci sono anche i saldi…”
“Ma, e tuo marito?”
“Chi, l’Emmanuele? Quello non si fa mai vedere quando serve. Io vorrei uscire, andare a ballare, magari anche solo fare un po’ di volontariato, ma lui dice che non è fatto per queste cose. ”
“Ma dai, non metterlo in croce, poverino…”
“E che devo fare? Tra di noi le cose non sembrano essere più come prima, come eravamo abituati.”
“Eh, Santa, certe volte è un bene cambiare un po’, se no si rischia di andare avanti per inerzia, senza più crederci.”
“A chi lo dici! Ma il vero problema sono i figli. Hanno cominciato ad andarsene, a farsi i loro affari, come se non avessimo insegnato loro niente.”
“Devono trovare la loro strada.”
“Eh, diceva anche lui così. Certe discussioni con mio marito, che per me gli lasciava troppa libertà… ma sai com’è fatto: per lui, che vadano pure in giro per farsi le loro esperienze, l’importante è che tornino.”
“Tutti i torti non ha.”
“Che fai, Fede, lo difendi anche?”
“E che devo fare? Non vedo come non potrei, per me è una certezza. Tu, piuttosto, non è che ti sei messa strane idee in testa?”
“Provo la voglia di scappare via anch’io, di cercare altre strade. Ma ho dei dubbi. Mi domando se quello che vorrei fare sia davvero giusto. Una parte di me vorrebbe rispondere, ma alla fine preferisco ignorare quella vocina.”
“Non so se sia una buona idea. Per me, le cose meglio chiarirle. E, se te ne vai, da chi vorresti andare, poi?”
“Che vuoi farci, sarà la crisi dell’età. Con quella occorre conciliarsi.”
“Ma va là che sei sempre giovane!”
“Eh, Fede, vorrei avere la tua certezza. Tu vedi in me cose che io non riesco più a vedere.”
“Non ti abbattere! Di questo argomento ne parlavo un attimo fa con Speranza. Non ti pare che dovresti avere un po’ più di sicurezza nelle promesse di tuo marito? Sono sicura che non ti mollerà mai. Ma tu dovresti avere meno distrazioni, ricordarti di lui un poco più spesso, pensare a cosa possa fargli piacere. Toh, guarda: la Speranza è ancora lì che ti saluta. Lei è una non si perde mai d’animo. Tu, invece, di preoccupi di mille cose, ma forse non di quelle importanti.”
“Dici?”
“Lascia perdere Gloria e i saldi, dai retta. Le mode passano. Tuo marito è uno fedele. Tu sii per lui una roccia salda, e vedrete che tutto filerà meglio, anche i vostri figli. E le svendite non prevarranno.”

Una pretesa insensata

Dal Vangelo secondo Mattia, l’apostolo che non c’era

Un dì Gesù arrivò con i suoi discepoli presso il villaggio di Liuerpul, in Britannia, e qui predicava. Mentre parlava ecco un abitante del luogo si avvicinò e gli rese omaggio. “Ti prego, maestro, mia figlia è gravemente malata, ma so che tu puoi salvarla.” Mentre Gesù si avviava verso la casa dell’uomo fu fermato dai capi della sinagoga. “Oggi è giorno di sabato, e non ti è permesso fare miracoli. Inoltre soffre troppo perché possiamo permetterti di visitarla: meglio farla morire in pace. Guarirla sarebbe accanimento terapeutico.”
Anche alcuni dei suoi discepoli mormoravano. “Con la guerra in Siria, i migranti Galli sul Reno, la crisi del sesterzio e la dominazione romana quello si va a scomodare per una sola bambina? Che lasci perdere, e pensi piuttosto a sfamare i poveri”. Gesù alzò gli occhi verso suo Padre e proseguì. Mentre però era quasi giunto nei pressi dell’abitazione, furono raggiunti da alcuni servi che dissero all’uomo “Non disturbare più il Maestro, tua figlia è morta”. Gesù disse loro “Non è morta, dorme”, e voleva entrare lo stesso nella casa. Al che i suonatori di flauto e i lamentatori lo sbeffeggiavano. Gesù disse loro: “Perché dunque ridete di me? Se pensate che la mia azione sia irrispettosa o blasfema, considerate bene cosa sia in gioco”. Parlava infatti così perché fosse svelato ciò che c’era nel loro cuore. Gli si pararono quindi davanti gli scribi e i farisei, e gli impedivano di proseguire. “Guardati bene dal mettere le tue mani addosso a quelle ragazza”, dicevano. “E’ suo diritto rimanere morta, e se non fosse morta provvederemo perché lo sia, in modo che non soffra più. Abbiamo deciso che non c’è infatti alcuna speranza, la sua sarebbe una vita inutile: chi sei tu per mettere in dubbio la parola dei sapienti e stravolgere l’ordine costituito?”
A udire queste parole Gesù si fece un bastone da un fico che era ai bordi della strada e…”
<il frammento si interrompe>


Via dall’omelia – I – Sentirsi a casa

Il sacerdote durante l’omelia dovrebbe sondare ciò che pensano i fedeli, incoraggiandoli a comunicarlo a tutti ad alta voce, ed esprimere convintamente all’assemblea il suo stesso pensiero. L’importante è che taccia ciò che sul’argomento stesso pensa la Chiesa, o Dio. Sarebbe troppo noioso e banale, non ci sarebbe sorpresa, attesa, pathos. La persona che va a Messa è abituata alla televisione, alle opinioni umane: udire non un’opinione ma la verità potrebbe causare un prolasso del cervello o un danneggiamento dei padiglioni acustici. Non sentire mai citare il Vangelo permetterà al fedele di sentirsi a casa, come davanti alla tivù, e di addormentarsi, come davanti alla tivù.
E la domenica successiva di rimanere direttamente a casa davanti alla tivù, risparmiandosi il viaggio.

(Da “I consigli di Zio Berlicche”, Malabolgia editore)

Via dall’omelia – 0 – Le ragioni per cui

La parte dei miei lettori che ancora frequenta la messa lo sa. Ci sono celebrazioni dalle quali scapperesti a gambe levate, e se rimani è solo perché il Santissimo Sacramento ti aspetta subito dopo. Nei casi peggiori, “subito” è un eufemismo. Certe omelie le prendi come penitenze, e non dubiti che ti servano a scontare un buon numero di anni di purgatorio. Almeno quanto ti sembrano durare.

D’altro canto ci sono chiese che la domenica sono piene come uova, e non perché l’edificio sia sottodimensionato. Conosco non poche persone che si fanno chilometri per andare in quella certa parrocchia, da quel particolare sacerdote, quando magari hanno la parrocchia sotto casa.

Ci si potrebbe domandare perché. Viene in aiuto un articolo che ho trovato qualche giorno fa: “I 9 motivi che oggi allontanano la gente dalla Chiesa“.

E’ un ex parroco tedesco che parla. Ha rinunciato ad essere tale, perché ci sono una serie di cose che non funzionano nella Chiesa. Tra le quali lui elenca:

-si sconsacrano troppi edifici di culto
-intraprendere la carriera di sacerdote è sconsigliabile perché non ci sono prospettive, per di più con il celibato e la promessa di obbedienza
-negli organismi parrocchiali si fanno discussioni sterili
-si deve cambiare sì, ma più lentamente
-le promesse battesimali non sono mantenute, bisognerebbe fare un catecumenato più lungo
-la prima comunione è uno show
-il matrimonio è frettoloso
-i capi della Chiesa sono troppo sfarzosi
-la Chiesa dovrebbe essere un vero “centro servizi” per i fedeli e non solo.

Mi sono detto: in effetti, ecco perché si abbandona la Chiesa. Per sacerdoti come questo, che concepiscono la Chiesa come un centro servizi, si lamentano dei fedeli, non vedono prospettive, trovano il cristianesimo troppo difficile e, alla fine, non parlano di Cristo.
Per quale accidente di motivo uno dovrebbe entrarci? Ha aspettato troppo a lasciare il posto da parroco, questo. Chissà quanti danni ha fatto.

Nei prossimi giorni esamineremo maggiormente nei particolari alcune delle ragioni per cui si scappa dalla messa, con l’aiuto di un esperto del ramo.