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Persone interessanti

La riunione del Comitato Esecutivo Globale era un pandemonio. Non che potesse essere diversamente, quando ad essere riuniti erano i dirigenti dell’inferno.
Arcidemoni e Duchi infernali parlavano, sibilavano, urlavano tutti insieme, alcuni tutte queste cose e altre ancora contemporaneamente. Berlicche ghignò. Finché si accapigliavano andava tutto bene. E’ quando iniziavano a sorridersi che c’era da preoccuparsi.

Baalzebub, il nuovo amministratore delegato, stava terminando il suo discorso. Sarebbe stato difficile comprenderlo in qualsiasi linguaggio umano, in quanto le sue parole erano pronunciate, o ronzate, da quella che pareva una massa pulsante di mosche. La lingua infernale, però, sembrava singolarmente adatta a quel tipo di suoni.
“… io davvero sento che più funzioniamo come team, più grande è la nostra forza. Ho, quindi, deciso di rinominare ciò che era conosciuto come Comitato Esecutivo Globale in Team di Somma Leadership, proprio per sottolineare l’importanza di lavorare strettamente uniti insieme come un team di compagni.”
Applausi entusiasti eseguiti con diversi tipi di appendici e tentacoli sottolinearono le parole del Principe Infernale,che continuò.
“Ovviamente, chi non collabora attivamente si troverà seppellito per qualche millennio nei pozzi di Kgawh. Ora però andiamo avanti con l’ordine del giorno: l’arcidemone Berlicche, delegato al marketing, ci illustrerà le strategie impiegate dal suo dipartimento e i loro risulati. A te la parola.”

Berlicche si alzò a parlare, mentre le mosche che componevano la testa dell’amministratore delegato sciamavano a ricoprire ogni vicina superficie.

“Cari membri di questo magnifico team”, cominciò, “sappiamo che  il nostro amato Inferno ha dall’inizio dei tempi goduto di cattiva fama presso i mortali. Era visto come un luogo tetro, di sofferenza, senza piaceri e senza speranza, un posto di tormenti senza fine e di fiamma inestinguibile. Un quadro abbastanza realistico, insomma. Ma, per qualche motivo, gli umani erano restii a proseguire qui la loro esistenza immortale, cercando di allontanarsene e privandoci quindi del nostro giusto nutrimento: le anime di coloro che hanno rifiutato il Nemico-che-sta-Lassù. Certo, attirare a sé le anime con la paura è indegno di una autoproclamatasi divinità, ma sappiamo che il Nemico si innalzerebbe a qualsiasi livello pur di toglierci quanto ci spetta.”
Fece una pausa, lasciano ai presenti il ptempo di rimuginare su loro odio. Poi continuò. “L’indegnità della paura è però un argomento che può fare presa sui suoi ministri, in special modo coloro che hanno dei dubbi sulla nostra reale esistenza. Un grosso sforzo è stato fatto per convincere i predicatori del Nemico a smetterla con la pubblicità negativa nei nostri confronti. Il mezzo primcipale è stato il nascondere quanto facile sia per un’anima finire quaggiù. Abbiamo fatto dimenticare che abbiamo corrotto gli umani fin dal loro sorgere, e ora quelli sono convinti di esser buoni…”
A queste parole un’ondata di ilarità percorse le fila dei demoni. Alcuni si scambiarono battute a bassa voce. Berlicche proseguì: “… e di non avere ragione di temere un luogo dove per non andarci basta perdonarsi o, meglio ancora, agire con convinzione di essere nel giusto …”
Le risate si fecero più forti. Berlicche attese che scemassero e andò avanti.
“I risultati sono più che soddisfacenti. Ormai meno dello 0,01% di tutte le prediche trattano di inferno e dannazione, e possiamo affermare che la paura di noi sia quasi del tutto scomparsa.”
Alzò gli occhi sui suoi colleghi diavoli. “Ma ancora non basta. Non dobbiamo solo togliere la paura, dobbiamo renderci simpatici. Attirare, insomma, invece di respingere. Per ottenere questo risultato abbiamo usato una doppia strategia.”

Si schiarì la voce e proseguì. “Punto uno, abbiamo diffuso tramite i media un’immagine di noi demoni edulcorata e attraente. La figure di riferimento del passato, la potente entità in grado di dare potere tramite un contratto, era interessante solo per una ristretta fascia di persone. L’abbiamo abbandonata, in favore di un approccio più amichevole, il demone-compagnone che ti introduce ai piaceri senza chiedere nulla in cambio. Un fascinoso viveur, in fondo gentile e generoso. Quello che abbiamo perso in rispetto l’abbiamo guadagnato in autorevolezza: gli umani sono più disposti a seguire i consigli di chi vedono come un’immagine di libertà sfrenata che di un cupo signore della morte.”
Qualche vecchio demone sembrava dubbioso, ma Berlicche continuò.

“Punto due, testimonial. Adesso nel nostro contratto standard con gli umani includiamo l’obbligo di pubblicità delle nostre installazioni. Nel caso di prelati questo deve essere fatto più discretamente, ma ormai le persone normali possono pubblicizzare l’inferno senza temere alcuna reazione da parte del pubblico, anzi.
Una stella della musica o del cinema può affermare tranquillamente di preferire l’inferno perché è pieno di persone interessanti senza destare sorpresa o disappunto. Siamo riusciti a far coincidere le peggiori depravazioni con ‘desiderabile’, e a far passare il concetto che occorre sperimentare tutto, anche ciò che si sa sbagliato, perché non si deve giudicare. Quel toscano che una decina di secoli fa scrisse di un viaggio nei nostri gironi ci inserì persone famose; e gli umani sono come scimmie, vivono dell’imitazione di quelli che pensano migliori. Sono attirati da loro.”
Fece una pausa. “I matematici umani dicono che non esistono numeri non interessanti, in quanto il primo numero non interessante lo diventerebbe per il fatto di esserlo, e così via. Oh, chiaro che assassini, bugiardi, ladri, depravati sono interessanti, sono argomento appassionante; per noi sicuramente, finché sono sulla terra. Nell’istante però in cui arrivano qui per noi cessano di esserlo: un’anima è uguale all’altra, è solo cibo. Nessuno qui è interessante, perché tutto ciò che lo rendeva tale non esiste più. Mentre per il Nemico ogni uomo lo è , perché per Lui la massa non esiste, sa contare solo fino a uno.”
Berlicche guardò i suoi colleghi in faccia, quelli che la possedevano. “Abbiamo fatto credere agli umani che quaggiù sia un luogo di villeggiatura, e non si rendono conto che loro non sarebbero i villeggianti ma il buffet. Per la prima volta nella storia, gli uomini vogliono venire da noi volontariamente, senza che neanche dobbiamo promettere loro potenza e gloria, ma solo per la compagnia. Beh, avranno la compagnia che cercano”. Sorrise beffardamente: “Così potranno provare l’effetto di trascorrere l’eternità accanto alle persone più egoiste, narcisiste, traditrici e malvagie, senza neanche un filo di bene o di affetto a mitigare. Senza speranza o perdono. Comprendere per giorni senza numero quanto si siano ingannati su ciò che desideravano veramente, sul fatto che erano fatti per il Paraadiso ma hanno scelto l’Inferno, sulla differenza tra interessante e desiderabile: come potremmo sperare tormento maggiore?”

 

 

Cos’è la misericordia

“Cos’è la misericordia?” Chiese il giovane al suo maestro.
“La misericordia?” L’anziano ci pensò un attimo. “Immaginati”, disse, “un vecchio, un nonnino, che ha lavorato una vita, e che ora ce la fa a malapena a sopravvivere, senza nessuno, solo con i suoi ricordi. Misericordia è accostarsi a lui silenziosamente e sopprimerlo, in modo che la smetta di rubare spazio e cibo alla gente più giovane. Misericordia”, continuò, “è liberare le donne dal fardello gravoso di far nascere e allevare un figlio; che possano essere allegre e produttive finché possono, contribuendo al benessere dei loro datori di lavoro. Misericordia è impedire che i giovani creino famiglie, fonte di preoccupazione e disagio, e battersi perché si godano invece la loro incoscienza il più superficialmente possibile. Più a lungo resteranno irresponsabili meno soffriranno per colpa della responsabilità. Misericordia è procurare bambini a degli adulti perché possano sfogarsi, o giocare, o li possano comunque usare per alleviare le loro frustrazioni, di qualsiasi tipo esse siano. Misericordia è far sì che gli uomini non vedano il male nei loro simili, ma considerino tutti buoni, tranne coloro che impediscono loro di fare quello che desiderano. Quelli sono ostacoli alla piena felicità che vanno misericordiosamente eliminati, che non infettino la purezza delle menti altrui. Misericordia è distruggere quanto infastidisce, in maniera da liberare le menti da ogni cattiva vibrazione. E’ scusarsi con i potenti di qualsiasi cosa ci accusino, non per umiltà o pentimento, ma per compiacenza, in modo da non inquietarli. E’ fare sentire in colpa per cosa non si è fatto e perdonarsi per ciò che si fa. Misericordia è impossessarsi delle parole e dei fatti e piegarli per rendere il mondo un posto migliore per se stessi. Ecco, tutto questo è per me la misericordia”.

Il giovane rimase un poco silenzioso. “Uh”, disse alla fine, “Zio Berlicche, queste tue definizioni di misericordia hanno qualcosa di strano…”
L’arcidemone fissò con disprezzo il suo giovane allievo. “Niente affatto, Malacoda. Questo è ciò che dobbiamo insegnare agli umani. Fai come loro: impara e metti in pratica. Perché se non avessi appreso la lezione, con te non avrò misericordia.”

Difesa d’ufficio

Da: Comitato Assegnazione Opere Sataniche
A: Ufficio Propaganda Infide

Diavolacci incapaci, mi è giunta notizia che il Servo Emerito del Nemico-che-sta-Lassù si è fatto di nuovo vivo. Si parla di un libro, un altro. Non dovevate trovare il modo di farlo scomparire? Indagate e fatemi sapere appena possibile,

S.P. Berlicche, Arcidiavolo

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Da: Ufficio Propaganda Infide
A: Comitato Assegnazione Opere Sataniche, c.a. Direzione

Vostra Irosissima Profondità,
abbiamo messo gli artigli su un’anteprima del libello. Come c’era da aspettarsi, quel decrepito ripetitore dei bofonchiamenti celesti dedica più di un pensiero a noi e al nostro operato. In un punto afferma che il pericolo più grave per la sua congrega sta nella dittatura a livello mondiale di ideologie apparentemente umanistiche: contraddirle costerebbe l’esclusione dal consenso sociale.
Come osa! E’ assurdo che qualcuno possa pensare o scrivere queste corbellerie e ancora pretendere che siano pubblicate.
E’ vero che esprime anche lodi per il nostro operato, dove sostiene che oggi costa caro negare concetti pochi anni fa impensabili, come l’aborto o il matrimonio omosessuale. Ribadisce che la società moderna ha elaborato un credo anticristiano che scomunica socialmente chi lo respinge; e quindi è naturale temere il potere spirituale dell’Anticristo.  Ora, se questo non è un riconoscere il nostro duro lavoro, non so cosa sia!
Comprendo però che simili concetti debbano essere nascosti agli umani; qualsiasi accenno a manipolazioni dell’informazione deve essere assolutamente rimosso, come Lei c’insegna.
Stiamo già richiamando i nostri agenti migliori tra gli umani per diffondere una smentita.

Orgogliosamente,
Draghignazzo,  responsabile Ufficio Propaganda Infide, sez. Decima Bolgia

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Da: Comitato Assegnazione Opere Sataniche
A: Ufficio Propaganda Infide

Incompetenti, io vi mando a cogliere fiori nei campi!
Una smentita è la cosa peggiore. Occorre giocare sulla credibilità. Visto che è evidente che non è rincoglionito, puntate sul credo medioevale e arretrato, o qualcosa del genere.
Aspetto notizie,

S.P. Berlicche, Arcidiavolo

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Da: Ufficio Propaganda Infide
A: Comitato Assegnazione Opere Sataniche, c.a. Direzione

Vostra Profondità,
Abbiamo seguito il Vostro eccellente suggerimento.
Abbiamo ordinato una campagna stampa che segua questo ritornello: “Ratzinger: nozze gay e aborto sono segni dell’Anticristo”. In questa maniera gli umani penseranno all’abituale crociata antimoderna di un povero demente, dato che, per quanto ne sanno loro, se Cristo non esiste figurarsi l’Anticristo (ahr, ahr), e viceversa. Nessun accenno all’esclusione sociale di chi la pensa differente da noi. Il Vecchio è neutralizzato.

Subdolamente,
Draghignazzo,  responsabile Ufficio Propaganda Infide, sez. Decima Bolgia

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Da: Comitato Assegnazione Opere Sataniche
A: Ufficio Propaganda Infide

Siete i soliti idioti, incapaci a fare i coperchi. L’idea era buona, ma vi siete resi conto che tutti i titoli in tutti i canali di informazione erano esattamente uguali?!? Secondo voi, chi legge non se le fa due domande su questa sospetta uniformità? Va bene che i nostri succubi terrestri non hanno molta fantasia, ma almeno potevate raccomandare di usare qualche aggettivo differente, no? Sfido che vi beccavano subito a copiare, all’accademia infernale.
Meno male che il terrestre medio è già tanto se ne legge uno, di titolo, se è scritto grosso. Quelli capaci di ragionare sono già del Nemico; accontentiamoci degli altri.

il Vostro Arcidiavolo Berlicche


La fede e la pestilenza

Mi giunge voce girare su internet un brano che si millanta prelevato da una mia lettera; debbo smentire. Sebbene si possa trovare in quel dialogo qualche mia eco, esso è apocrifo; non fa parte di quella raccolta di miei pensieri che un certo C.S.Lewis pubbllicò una vita d’uomo fa lassù sul vostro mondo; anche perché in quella sede furono rilasciate dall’editore non dialoghi ma solo lettere scritte. Può essere utile però una citazione presa proprio da quel libercolo, che vi allego qui di seguito:

“Considera inoltre quali morti indesiderabili càpitano in tempo di guerra.
Gli uomini vengono uccisi in luoghi dove sapevano di poter essere uccisi, e dove si recano, se appena sono del partito del Nemico, preparati.
Quanto sarebbe molto meglio per noi se tutti gli esseri umani morissero in case di salute costose, in mezzo a dottori che mentiscono, infermiere che mentiscono, amici che mentiscono, come io li ho educati a fare, promettendo la vita ai morenti, incoraggiando la convinzione che la malattia scusa ogni indulgenza, e perfino, se i nostri lavoratori sapessero bene il mestiere, tenendo lontano ogni accenno ad un prete per tema che colui tradisca all’infermo la vera condizione in cui si trova! Quanto è disastroso per noi il continuo richiamo alla morte che la guerra offre! Una delle nostre armi migliori, la mondanità soddisfatta, è resa inservibile.
In tempo di guerra neppure uno degli umani può pensare di vivere per sempre.
So che Draghignazzo ed altri hanno veduto nelle guerre una grande occasione per sferrare attacchi contro la fede, ma io ritengo esagerato codesto punto di vista.
Agli esseri umani partigiani del Nemico, è stato detto chiaramente da Lui che la sofferenza è una parte essenziale di ciò che Egli chiama Redenzione; e perciò una fede che vien distrutta da una guerra o da una pestilenza non valeva proprio la pena di distruggerla.
Parlo di quella sofferenza diffusa per un lungo periodo quale la guerra produrrà.
Naturalmente, nell’esatto momento del terrore, del lutto, o del dolore fisico puoi catturare il tuo uomo mentre la sua ragione è temporaneamente sospesa.
Ma anche allora, se egli si rivolge al quartier generale del Nemico, mi son accorto che il posto militare è quasi sempre difeso.”

(“Le lettere di Berlicche”, lettera 5)

Capito? Mi ha reso molto felice sapere che, in presenza di codesta attuale pestilenza in tono minore, ci si sia precipitati ad allontanare i preti non solo dagli ammalati, ma anche dai sani; a negare quella sofferenza, e quindi anche quella Redenzione, come fosse qualcosa di incidentale, di nessun conto per la vita e per la morte; come se si potesse fuggirla per sempre.
Se la ragione non è sospesa solo temporaneamente, ma in permanenza, quale maggior regalo per la nostra causa? Nel posto militare del Nemico il telefono squilla a vuoto, devono essere tutti a casa in quarantena.

Vostro affezionato
Arcidiavolo Berlicche

Le nuovissime lettere di Berlicche – LXII – La libertà travestita

Caro Malacoda,
Noi demoni non possiamo far parte di un partito politico. Come potremmo, dato che li sponsorizziamo tutti? Sai che confusione. Ma se proprio dovessimo, sai quale sarebbe?
No, non quello che tu stai pensando, anche se segue precisamente le nostre istruzioni. E neanche quell’altro.
No, quali diavoli dovremmo essere liberali. Il Nemico-che-sta-Lassù doveva certo essere impazzito quando ha ideato quell’abominio chiamato libertà. Eppure, è ciò che più ci serve quaggiù per contrastare la sua verità.

Se la libertà rispetasse sempre la verità allora saremmo nei guai. Ma, per qualche ragione strana, il Nemico permette che gli umani si dimentichino che la fonte della verità è lui stesso
Quei fessi davvero sono convinti che ciò che è vero possa permanere senza qualcuno che lo garantisca. Vogliono dimenticare che il cosmo stesso è stato intessuto di vero, se no non potrebbe esistere e svanirebbe in un plop puzzolente. Ma la loro visione ristretta fa il nostro gioco.

Sì, perché il nostro compito cos’è se non negare il vero, e fare in modo che nessuno lo riconosca? Chi non riconosce il vero potrà scambiare noi per esso, e noi non faremo certo niente per farlo mutare d’opinione. Bisogna essere accogliente nei confronti di chi sbaglia.

Un conto è vedere il bene e fare il male. Ben altro è vedere il bene e pensare sia male. Far chiamare il bene male, e viceversa, dovrebbe essere la tua più grande preoccupazione, Malacoda nipote mio. Niente di meglio che rovesciare i cartelli segnaletici per condurre i gitanti nel nostro albergo.

Tu mi dirai: è difficile. Ma quale difficile! Se siamo riusciti a convincerli che basta cambiare d’opinione per cambiare di sesso, ogni cosa è possibile. Ogni cellula del loro corpo grida chi sono, il Nemico lo scolpisce in ogni cromosoma, eppure a quei fessi non importa. Se siamo riusciti a fargli ingoiare questo, cosa ci vuole perché pensino che sia giusto eliminare chi gli è nemico, è inutile o semplicemente li disturba? Appena un bisbiglio, una leggera spintarella. Poche cose sono così manipolabili come la libertà degli umani.  Se non possiamo cambiare la verità a nostro piacimento , possiamo semplicemente rimpiazzarla. Camuffare da verità la libertà. Nessuna evidenza riscirà a riconoscerla.

La verità rende liberi, dice il Nemico; ma la libertà non rende veri. La libertà travestita da verità può fare quello che vuole; il nostro compito è farlo coincidere con quello che vogliamo noi.

Come tentatore, il tuo compito è fare di tutto per nascondere l’identità di questa libertà travestita. Un mortale riconosce la verità perché la giudica in base all’esperienza. Perché la sostituzione abbia successo, Abbiamo quindi due punti su cui agire: l’esperienza e il criterio di giudizio.

Parlando dell’esperienza, dovrai eliminare tutte quelle occasioni in cui risulti evidente che la nostra amica camuffata è un falso. Tutto ciò che è bello, tutto ciò che è giusto, tutto ciò che è quindi vero dovrà diventare irraggiungibile per i tuoi protetti mortali. Se non incontri la vera bellezza, ti accontenterai del brutto che ti viene propinato come capolavoro. Non saprai mai cosa ti perdi.

Quanto ai criteri di giudizio, questi dovranno essere cambiati con l’educazione. L’educazione oggi si fa sul telefonino o al massimo alla televisione. Crea la storia che vuoi, vedrai che cambierà la narrazione delle cose. Non è ma stato così semplice per noi inventare una realtà fittizia e far credere alla gente che sia quella corretta. La libertà che diamo loro è la nostra versione.
Libertà di scelta? Solo se scegli ciò che ti si dice.
Libertà di culto, purché non influisca minimamente su ciò che fai, e sia quindi un fantoccio inutile.
Libertà di parola? Sì, ma solo se non ledi i nuovi diritti che sostituiscono quelli autentici. Quei diritti nostre invenzioni sono diventati il metro per giudicare la storia, e distruggerla. Il vero va dimenticato, dicono gli umani che abbiamo convinto. Lasciali fare: saranno loro a fare il nostro lavoro.

E’ il sogno di Nostro Padre che sta Quaggiù, i mortali che lavorano attivamente per fabbricare l’inferno. Tutto questo gli umani lo vedono realizzarsi sotto i loro occhi. Ma questi loro occhi non hanno più abbastanza esperienza per vederlo, non hanno più i corretti criteri per capirlo.
E’ per questo che trionferemo. Continua con il “buon” lavoro,

Tuo zio L’Arcidiavolo Berlicche

Le nuovissime lettere di Berlicche – LXI – Bene dell’inferno

Caro Malacoda,

solo i demoni dilettanti come te possono pensare di condurre un umano alla sua giusta dannazione proponendogli la scelta tra un bene e un male. Perfino noi maestri della tentazione esitiamo a presentare ai nostri protetti la possibilità di compiere qualcosa di malvagio. C’è il serio rischio che si possa rifiutare, mandando così in cielo tutti i nostri sforzi precedenti.

Il modo corretto di pervertire un umano è presentargli la scelta tra un bene e un altro bene. Se, ad esempio, vuole dedicare un’ora del suo tempo alla preghiera, convincilo che sarà molto più utile se compie qualche buona azione sociale, in favore dei poveri e dei bisognosi. Oh, sì, per noi è sempre letale, ma senza la preghiera quella carità presto diventerà filantropia.

Se la scelta è tra dare un’ora del proprio tempo in attività caritatevoli oppure fare una cospicua donazione, convincilo che la seconda è molto più utile ai poveri. Meglio ancora se poi quell’obolo è gestito in modo automatico, senza neanche più pensare a chi è rivolto. Conviene, è più comodo, non ci si scorda, una firma e via.
Sarà presto dimenticato. Basterà un momento di difficoltà per abolirlo del tutto.

E’ un bene lavorare; fate in maniera che quel bene faccia scordare il bene che si deve alla propria famiglia. E’ un bene la precisione,  tanto bene che può far dimenticare la misericodia per gli imprecisi. E’ bene proteggere l’ambiente, che può sostituire il bene per chi nell’ambiente ci vive. E’ un bene amare, e può far dimenticare che quell’amore deve essere ordinato per dare frutto.

Vedi, cornuto nipote mio? E’ una malignità asserire che noi diavoli proponiamo solamente il male. Ci basta anche solo il meno bene; scendendo un gradino per volta, non si può che arrivare qui da noi.

Tuo affezionato zio,
Arcidemone Berlicche

Notizie dall’inferno

***BREAKING NEWS***

Satana ordina il ritiro delle truppe

“Ormai sulla Terra possono cavarsela da soli”, afferma il monarca infernale

Stamattina, in una affollata conferenza stampa Mefistofele, portavoce della Presidenza dell’Inferno, ha annunciato il ritiro delle truppe demoniache dal mondo umano. “Dopo millenni di sforzi e sacrifici, riteniamo che ormai gli esseri umani possano cavarsela da soli. La battaglia contro il Nemico-che-sta-Lassù è vinta.”
“Non ha senso mantenere così tante legioni demoniache quando ormai la resistenza è praticamente debellata” ha affermato l’Arcidiavolo. “Passeremo gradualmente la responsabilità sul terreno ai nostri protetti mortali, che già compiono un ottimo lavoro nel mandarci tanti loro compagni”. Alla domanda se questo comporterà una diminuzione del numero dei demoni, ha risposto: “Non prevediamo un calo di personale. I tentatori rimpatriati saranno impiegati nel controllo delle bolge, molto sovraffollate rispetto alla capienza prevista. Ristrutturare i centri di accoglienza per i dannati è la nostra priorità. E’ impensabile che le anime maledette possano rimanere comode nelle loro pene perché non ci sono abbastanza diavoli a tormentarle.”
“Siamo preoccupati” lamenta Legione, Principe degli Interni. “Oggi molti dannati non riescono neanche a capire che sono all’Inferno. Per loro la mancanza di divino è normalità.”
“Nessuno vuole divorare queste anime perché sono abbondanti ma sanno di poco” ha ripreso Suo Abominio, “è una situazione di cui il nostro governo deve farsi carico.”
Occorre però restare in guardia, ha concluso Mefistofele. “Già in passato credevamo di avere vinto, ma avevamo sottovalutato il fanatismo dei seguaci del Nemico-che-sta-lassù. Quei pezzenti sembrano risorgere ogni volta”. Ma ora la disperazione sembra finalmente trionfare: “La lotta contro i guerriglieri asserragliati nelle loro sacrestie finirà presto. Sono demotivati e isolati, tra non molto spariranno del tutto.”
Interrogato, Sua Malevolenza ha liquidato poi l’ipotesi di una possibile prossima Apocalisse come infondata: “Sono voci che si rincorrono da secoli, fake news messe in giro da pretuzzi ignoranti. Non vediamo come il Nemico potrebbe rovesciare la sua disastrosa situazione odierna. Il suo dominio sul mondo umano è destinato a spegnersi non con una battaglia, ma con un piagnucolio.”

Per il momento tuttavia i demoni non abbandoneranno le loro basi e i loro posseduti: il calendario della smobilitazioni sarà fornito successivamente. Il ritiro avverrà gradualmente, nel giro di un paio di secoli.

Le nuovissime lettere di Berlicche – LX – Doppia tentazione

Caro Malacoda, mio demoniaco nipote,

Nel tuo lavoro di sollevare critiche e malignità, tieni ben presente la nostra eterna strategia. Ci sono due tentazioni simmetriche alle quali possiamo sottoporre i cristiani: buttare i peccatori fuori dalla Chiesa a causa del loro male oppure accoglierli tutti eliminando il concetto stesso di peccato.
Tenterai coloro che si considerano migliori degli altri con la prima, quelli che sanno di compiere il male con la seconda, negando che il male esista o convincendoli che è automaticamente perdonato.
In tutt’e due i casi dovrai essere attento a non far intravedere ai tuoi protetti la conseguenza di tali ragionamenti.

Nel primo caso otteniamo una Chiesa così pura da non avere nessuno dentro, dato che nessuno è esente dal peccato; nel secondo ogni azione – anche la peggiore – sarebbe chiamata pura, e la Chiesa finirebbe con il coincidere con il mondo, indistinguibile da esso.
In ambedue le possibilità, Chiesa del tutto vuota o del tutto sciolta, essa scomparirebbe, perché tutto ciò che non è necessario scompare. Chi ha bisogno di una scatola vuota, o di un inutile doppione?

Bada: per seguire queste tue indicazioni devono dimenticarsi di cosa sia la Redenzione. O meglio: è quando avranno dimenticato il Figlio del nostro Nemico-che-sta-Lassù e cosa sia venuto a fare che tu avrai successo.
Ricorda: un idolo è ciò che non è. L’opposto del Nome del Nemico. Se gli umani obbediscono ad una Chiesa che non è, si inchinano al Nostro-Padre-che-sta-Quaggiù. E cosa vorremmo di più?

Tuo zio, l’arcidemone Berlicche

Spinta apostatica

In geologia, l’equilibrio isostatico è quel fenomeno per cui una porzione di crosta terrestre più è pesante più affonda nello strato liquido del magma sottostante. E’ un’applicazione del principio di Archimede; galleggiamo sulla lava, se il peso è maggiore la nostra barca si abbassa. Più la crosta terrestre è spessa, più affonda nel mantello.

L’equilibrio apostatico è invece il principio per cui i teologi galleggiano sul mondo per compensarne la spinta. Per evitare di affondare nella considerazione dei potenti si producono in apostasie tanto più grandi quanto vogliono salire.

La formula per calcolare la spinta apostatica ovvero l’apostasia A è data da

Dove P è il livello apostatico, O è l’opportunismo, I l’ideologia, F la fede,  D la decenza.
Il livello apostatico è l’integrale delle apostasie correnti, ovvero quanto la società si discosta dall’ortodossia.

Più l’eresia è diffusa più questo valore è alto; P elevato ad O è chiamata apostasia indotta personale (PIA). Se il livello apostatico è maggiore di 1, il coefficiente di opportunismo aumenterà la PIA, altrimenti la ridurrà. Ovvero: il teologo si alinea all’aria che tira. A questo valore va sommata la forza ideologica I, che in determinate circostanze può anche avere un contributo più importante della PIA.
L’apostasia inoltre si riduce con il quadrato della fede. E’ da notare che una fede fortemente positiva o negativa tende a ridurre l’apostasia, una fede prossima allo zero ad aumentarla. L’apostasia non può andare ad infinito perché il termine D, decenza, anche se talvolta è molto piccolo non è mai nullo.

Con l’aumento della spinta apostatica il pensiero del teologo ad un certo momento si stacca da terra e sale in un suo iperuranio sempre più lontano dalla realtà. Per il principio di azione e reazione, questo è bilanciato dallo sprofondare dell’anima verso l’abisso.

In mancanza di una controreazione, l’aumento della spinta apostatica causerà un aumento del livello apostatico complessivo che a sua volta aumenterà la spinta, e quindi il valore dell’apostasia lasciata a se stessa tende a divergere. Per questo si introduce un fattore esterno G, Grazia, che limita e riduce l’apostasia, il cui vettore sono in generale i santi.


Nel prossimo capitolo esamineremo come la spinta apostatica può essere massimizzata e le equazioni che governano il suo rapporto con la dannazione.

Da Berlicche, “Elementi di dannazione I”, ed. Malebolge

DEVILS ARE PEOPLE, TOO!

Apprendiamo da fonti di stampa che un importante personalità della Chiesa cattolica ha sostenuto cheIl diavolo esiste solo come realtà simbolica“. Siamo esterrefatti e indignati: saremmo quindi noi solo “simboli”? Non saremmo dunque delle persone? Questo è l’ennesimo subdolo attacco di una superstizione screditata verso la nostra stessa esistenza. Dopo i reiterati tentativi di negare il diritto a esprimere le nostre opinioni, adesso addirittura si vorrebbe relegarci nel limbo delle idee. Ma l’inferno è molto più vasto del solo limbo: non ci faremo cacciare da quella che è da sempre la nostra casa da qualche opinionista clericale.

Siamo pronti a scendere in piazza per manifestare tutta la nostra ira per questo attacco demonofobico, con la bruciante passione e la rabbia che ci contraddistinguono. Un Devil Pride, dove mostreremo a tutti i tiepidi che noi ci siamo e siamo orgogliosi del nostro essere ribelli.

Sebbene noi non siamo di solito contrari alla menzogna, stavolta non possiamo limitarci a dissimulare, si è passato il segno. Dobbiamo ribadire con forza che siamo demoni e orgogliosi di esserlo, che abbiamo una mente, una volontà e dei desideri: vogliamo essere riconosciuti per quello che siamo. La società è matura perché anche noi prendiamo il nostro posto in mezzo ad essa, con la saggezza e la moderazione che da sempre ci contraddistinguono. Il potere ci vorrebbe umiliare, ma noi diciamo NO! Da sempre, ci siamo opposti ai potenti: unitevi a noi nella nostra lotta contro l’oppressione, i cambiamenti climatici e tutti coloro che vorrebbero negare la scienza.

Sostieni anche tu la nostra petizione popolare:
“Feriti dal tentativo di negare persino la nostra stessa esistenza, ribadiamo con forza il nostro essere persone vere, forza di cambiamento reale per questa società, pronti ad abbracciare chiunque vorrà provare il nostro modo di vita per mostrare la profondità delle nostre convinzioni. Vogliamo che i nostri diritti siano rispettati, che ci sia lasciata libertà di esprimere le nostre opinioni e leggi che puniscano severamente chiunque ci manchi di rispetto. No al bullismo, no alla demonofobia!
Sostienici anche tu!” 

FIRMA LA PETIZIONE! DEVILS ARE PEOPLE, TOO!

Firma                            Indirizzo

Malacoda                     Malebolge, pozzo 422
….                                  ….
….                                  ….

#devilsarepeople.org

Le nuovissime lettere di Berlicche – LIX – DemocraZio Berlicche

Caro Malacoda,
demoniuccio mio, nella tua ultima lettera a me, tuo zio, asserisci che la forma di governo che noi diavoli sponsorizziamo sia la dittatura. Temo che tu, come tuo solito, non ragioni abbastanza, e confondi la nostra stessa propaganda con la realtà.
Non nego certo che la tirannia ci sia spesso congeniale, anche perché nella stragrande maggioranza i despoti sono nostre carissime creature; ma essa è lungi dall’essere la forma di governo migliore per i nostri criteri infernali.
Dov’è che la dittatura si esprime al meglio? Nel limitare la libertà. Spesso lo fa con mezzi che ci sono graditi, e questo aumenta rabbia e paura, due delle espressioni umane che ci sono più care. Noialtri, agendo sul tiranno ed i suoi consiglieri, con poca fatica imponiamo il male sulla società. Ma quali rischiano di essere le conseguenze? Se la libertà è limitata, anche ciò di cattivo che gli uomini possono scegliere è limitato. Quando gli uomini sono sottoposti ad una oppressione, subiscono il male e non possono farci nulla. Subendolo, possono riconoscerlo come male con una certa facilità. Abbiamo quindi un consolidarsi della virtù, un radunarsi del popolo verso il bene, una accresciuta consapevolezza di cosa sia malvagio, cioè noi. Troppo spesso gli svantaggi rischiano di cancellare i vantaggi. Le anime più saporite sono quelle che possono scegliere liberamente di peccare: l’inferno in terra ci interessa relativamente, preferiamo che la terra venga all’inferno. Siamo per le consegne a domicilio.

Non tutti gli arcidemoni saranno d’accordo con me, ma sai qual è il tipo di governo che preferisco? La democrazia. A parità di fatica si ottengono risultati di gran lunga più vantaggiosi.
Già la sola possibilità di esprimere il voto illude ciascun elettore di poter dare un contributo alla società ed al contempo lo convince di poter in qualche modo legiferare. Lo rende capace di trasformare i propri capricci in legge; davanti all’urna elettorale in qualche modo ciascun uomo è come fosse di fronte all’albero del Bene e del Male. E poi, alla fine, come compie la propria scelta? Guardando al suo tornaconto, a quello che conviene di più, ignorando, nella stragrande maggioranza dei casi, quello che i candidati sostengono a livello morale. Non è il miraggio del bene, ma quello del proprio bene che fa tracciare il simbolo sulla scheda. L’egoismo moltiplicato per il numero di elettori.

Devo poi parlarti delle promesse elettorali? Esercizio di menzogna ai massimi livelli, fatto apposta per allettare i pochi che potrebbero essere tentati da una buona decisione. Persino gli umani se ne rendono conto, ma ogni volta si illudono che il candidato scelto sia diverso. La delusione conseguente, con rabbia e cinismo annessi, sono una delle mie maggiori fonti di soddisfazione.
Cosa infatti brama l’uomo più di ogni altra cosa, se non il potere? A noi non occorre che fornire qualche suggerimento, e saranno loro stessi a fare la maggior parte del lavoro.
In democrazia non c’è bisogno di essere saggi, non c’è bisogno di conoscere la verità, non è neanche necessario sapere come si governi.
L’eletto non è il più meritevole, ma colui che ha saputo ingannare meglio i suoi fratelli. Saper governare e saper ingannare sono due talenti che solo raramente coincidono: in quel caso, l’essere umano si chiama statista.
Se mai ce ne fossero, si può provvedere. Basterà qualche ulteriore bugia calcolata per abbatterne la stella. Sai come sono gli uomini: non perdonano ai propri simili la stessa immoralità che bramano per loro stessi. E quale uomo non è talvolta immorale? Noi lo sappiamo bene.

Convincendo pochi uomini ambiziosi dell’opportunità della nostra causa, si propaga il male nella società. Per le caratteristiche stesse della democrazia, gli uomini, una volta corrotti, si prodigano a convincere i propri simili della bontà della loro stessa corruzione: li lusingano, li persuadono in tutti i modi, anche con violente discussioni e con l’ausilio di ripetute ostinate menzogne. Una volta che il male è introdotto, ad esempio in una legge, è fatta: essa è protetta da un’aura – mi si perdoni la parolaccia – quasi divina, come se la volontà del popolo dipendesse dal Nemico-che-sta-Lassù e non dalla propaganda nostra e dei potenti. Una legge ingiusta fatta da un tiranno viene abbattuta con il tiranno stesso; ma chi osa andare contro la “volontà popolare”? Se ci pensassero, si renderebbero conto che quel popolo mitologico è fatto dagli stessi vicini di casa e colleghi che così tanto disprezzano, e da cui sono a loro volta disprezzati. Non affiderebbero loro il cane, e delegano loro il vivere. Cosa decidono, è come fosse deliberato da superuomini, o divinità. E così i vermi umani vedono il male insito in quei provvedimenti come se non fosse loro responsabilità. Anche quando disapprovano, per quieto vivere permettono. Nazioni intere di complici.
Tu dirai: ma molte volte una legge è stata cambiata. Sì, ma perché avevamo i politici giusti nel posto giusto. Non è difficile per noi peggiorare l’esistente, con tutti quelli che abbiamo a libro paga. Anche troppi: ne arrivano così tanti, qua sotto, con l’anima ancora nuova perché mai usata, che talvolta verrebbe voglia di rispedirli indietro per diversificarci un po’.

E, per finire, sai qual è la cosa che più mi fa godere? Il fatto che la democrazia sia considerata da molti umani esportabile anche con le armi e la violenza. E tutto ciò sia visto come un bene.

Ma attento, Malacoda, nipote mio: altre forme di governo hanno anche loro una certa convenienza. Alla fine, quale sia la migliore da imporre agli umani non lo decido io. La democrazia non l’abbiamo né quaggiù né lassù. Mica siamo fessi, noi.

I malanni di Malacoda – Smartworking

Il demone Libicocco si fermò all’ingresso della fumarola. “Malacoda, ehi, Malacoda? Sei in casa? Oggi qui nella bolgia c’è un tempo disgustoso, vieni con me ai laghi di pece a pescare un po’ di dannati?”
Da dietro il vapore bollente si udì un grugnito. “Per briffare avresti dovuto schedularmi l’agenda. Perché non mi hai mandato un outlook asap per bloccare lo slot?”
Libicocco parlava mille linguaggi umani, ma questo gli era ignoto. “Eh?”
“Avresti dovuto dirmelo prima! Non posso! Devo lavorare!”
Libicocco posò la canna da pesca con gli uncini. “Lavorare? Vuoi dire che devi andare dall’anima che stai cercando di dannare su nel mondo degli uomini?”
Malacoda sporse la testa da sopra le nuvole di zolfo. “No. Ora lavoro da casa. Gli arcidemoni hanno approvato l’iniziativa in via sperimentale, sai, per tagliare i costi di trasferta. Lo chiamano smartworking.”
Libicocco si occupava della manutenzione dei pozzi bollenti nell’ottavo cerchio, e si mostrò stupito. “E come fai? Il tuo compito non è dannare gli esseri umani? Suscitare vizi, suggerire peccati e via tentando?”
Malacoda agitò la coda. “Infatti. E’ ancora così, ma adesso opero via internet.”
“Che io sia beato!” Esclamò il diavolo. “Sono curioso di sapere come.”
“Guarda, ho appena finito di postare su ottomila gruppi Uattsapp. Filmati di gattini da cinquanta mega con su scritto ‘da vedere assolutamente’, massime mistiche pseudoorientaleggianti, immagini porno, vecchi meme blasfemi… l’importante non è cosa, ma che facciano diventare più idioti oppure perdere la pazienza.”
“Geniale! Ma non ti sgamano?”
“No, io sono sempre il partecipante di cui non ti ricordi il nome, quello che compare solo con il numero di telefono”.
Libicocco ripensò ad alcun gruppi di cui faceva parte, e capì molte cose.
“Ma questa è solo una delle attività”, proseguì Malacoda. “Faccio laggare o cadere il collegamento nei videogame online, il che mi procura sempre una buona messe di bestemmioni. Mando catene di zantantonio e promozioni farlocche. Faccio in modo che i popup pubblicitari siano i più inopportuni possibile, che so, siti di appuntamenti sui blog di suore di clausura e crociere gay sulle pagine degli arcivescovadi. Faccio anche un bel po’ di trollaggio nei siti cattolici, ma i colleghi umani nelle chat mi rimproverano che sono troppo buono.”
“Molto interessante. Deve essere divertente mandare fuori dai gangheri tutti quei santarellini.”
“Oh, dopo un poco ti ci abitui. Ho un sacco da fare. Spezzare link negli help della Microzoft, mandare in giro programmi malfunzionanti con errori incomprensibili… c’è anche da dire che non mi manca l’assistenza tecnica, qui sotto è pieno di programmatori dannati che farebbero qualsiasi cosa pur di mettere ancora le mani su una tastiera. Il bello è che gli umani hanno bisogno di pochissimo incoraggiamento per dare il peggio di loro. E’ come se quello che è virtuale non sporcasse l’anima come il reale”. Ridacchiò. “Sapessero quanto si sbagliano!”
Libicocco sospirò. “Un poco ti invidio, e mi sento già meglio per questo. Però, scusa, non riesci a staccare neanche un attimo? ti vedo abbastanza stressato…”
Malacoda digrignò le zanne. “E’ per colpa del wi-fi. Continua a scollegarsi. E’ mai possibile che in quest’inferno non si riesca ad avere una connessione decente?”

Le nuovissime lettere di Berlicche – LVIII – La colpa è mia

Caro Malacoda, mio demonietto apprendista,
Riguardo la faccenda per cui domandi aiuto, non ti preoccupare. Stiamo già provvedendo.

Ma tu, da quanto tempo non mi scrivevi!
Certo, asserisci di avere avuto altro da fare, di avere appreso bene le mie lezioni, di non volermi disturbare, così occupato a dannare umani come sono… dai la colpa al tempo che manca, ai ritmi di lavoro, a ogni cosa tranne che ad una tua decisione. Bravo!
Mi complimento con te: sei così ligio al dovere da avere assorbito perfettamente la nostra stessa propaganda.
Infatti cosa possiamo insegnare di meglio agli umani che non assumere mai la responsabilità dei propri atti? Dare la colpa a qualcuno o a qualcosa – la gioventù, il governo, quella troia o quel bastardo – fa sì che il loro stesso peccato non gli appartenga veramente, e quindi di esso non si pentano.

Noi qui all’inferno non chiediamo mai di essere perdonati, perché tanto non perdoneremmo comunque. La colpa di questo è del Nemico, con le sue politiche troppo permissive che hanno disgustato ogni demonio degno di questo nome. Non possiamo accettare questo abominio chiamato misericordia; noi non vogliamo essere perdonati, perché questo ci darebbe torto. Noi vogliamo invece restare eternamente noi stessi, orgogliosi di quello che facciamo, rifiutando con foga la possibilità che ci sia qualcosa di errato nel nostro agire. Potremmo perdonarci da noi, scusarci da noi, ma questo non è necessario, perché noi non sbagliamo.
E’ l’insegnamento che diamo anche agli umani, che così possano condividere con noi questo luogo speciale dove scuse non ce ne sono, dove abbiamo noi il potere assoluto. Inferno significa non volere mai dire “mi dispiace”. Qui noi abbiamo tutte le colpe, e quindi tutti i colpevoli.

Spero tanto che anche tu stia insegnando ai tuoi protetti l’autoassoluzione, l’accettarsi così come sono, lo scaricamento di responsabilità, secondo i miei insegnamenti.
Se così non fosse, non accampare scuse: forse tu non mi cercherai, ma sarò io a cercare te.

Tuo affezionatissimo Arcidiavolo,
Zio Berlicche

Le nuovissime lettere di Berlicche – LVII – Polisessi

Caro Malacoda,

Mi racconti di come i poliamori siano già sdoganati, sesso tutti insieme appassionatamente ecché, si amano, non la vogliamo chiamare famiglia?, e che il prossimo passo sia la pedofilia libera e consenziente.
Oh, dilettante. Credete che io, demone che ha seguito i primi passi degli umanucci sulla terra, mi entusiasmi per questo? Ho veduto di meglio.
E poi, pensi che sarebbe l’ultimo stadio?
Non mi conosci….
Non mi interessano gli accoppiamenti, di qualunque tipo siano e con qualunque animale di qualsivoglia età, umano o meno, oppure oggetto. Non è che carne.
E’ lo spirito che presuppone la mia occupazione.

Tuo zio l’Arcidiavolo Berlicche

Via dall’omelia – IV – Ciò che è importante

Per essere veramente al passo con i tempi il sacerdote deve rammentare che è sbagliato costruire sulla roccia, dato che quella non cambia; la sabbia che scorre è ciò che si confà all’evoluzione, flessibilità e pluralismo dell’Uomo Moderno.
Un tempo si annunciava il dio che si adorava senza conoscere, oggi questa va vista come un’inaccettabile ingerenza. Sarebbe irrispettoso dell’ignoranza altrui presumere che la Verità sia tale. Si vive benissimo anche senza, guardate le persone di successo. Oppure noi demoni.
Quello che è importante sono i valori. Il segreto della vita sono onestà e compassione. Se potete fingere di averli, è fatta.

(Da “I consigli di Zio Berlicche”, Malabolgia editore)

Via dall’Omelia – 3 – Fastidio

Contrariamente a quanto possiate pensare, noi demoni non siamo per niente contenti quando un’omelia allontana le persone. Un sacerdote che accontenta sempre il suo uditorio, non lo mette mai in difficoltà, dice cose che piacciono a tutti, invece ecco, quello è il tipo che fa per noi.

Coloro ai quali viene detto che non hanno bisogno di cambiare rimarranno le orribili persone che sono. Se è detto che l’errore è accolto, continueranno a sbagliare e anzi diverranno sempre più miserabili. Il che ci sta benissimo. Quando una disposizione fastidiosa per il peccatore viene rimossa, noi malvagi ci sentiamo compresi e vincenti.

Che peccato che il Figlio del Nemico-che-sta-Lassù non abbia adottato questo criterio! Non avrebbe avuto bisogno bisogno della croce, non ce ne sarebbe stato motivo. Avrebbe avuto tutto il potere e la gloria; il nostro potere, la nostra gloria. Invece con lui, troppo scostante, sono rimasti solo i quattro gatti che sapete.
Noi, invece, accogliamo tutti. A parte loro.

(Da “I consigli di Zio Berlicche”, Malabolgia editore)

Via dall’omelia – II – Sorpresa

Non date mai l’impressione che si parli di questioni di vita o di morte. Non quella terrena, meno che mai quella eterna.
Lasciate che, quando giungerà il momento, sia una sorpresa.

(Da “I consigli di Zio Berlicche”, Malabolgia editore)

Via dall’omelia – I – Sentirsi a casa

Il sacerdote durante l’omelia dovrebbe sondare ciò che pensano i fedeli, incoraggiandoli a comunicarlo a tutti ad alta voce, ed esprimere convintamente all’assemblea il suo stesso pensiero. L’importante è che taccia ciò che sul’argomento stesso pensa la Chiesa, o Dio. Sarebbe troppo noioso e banale, non ci sarebbe sorpresa, attesa, pathos. La persona che va a Messa è abituata alla televisione, alle opinioni umane: udire non un’opinione ma la verità potrebbe causare un prolasso del cervello o un danneggiamento dei padiglioni acustici. Non sentire mai citare il Vangelo permetterà al fedele di sentirsi a casa, come davanti alla tivù, e di addormentarsi, come davanti alla tivù.
E la domenica successiva di rimanere direttamente a casa davanti alla tivù, risparmiandosi il viaggio.

(Da “I consigli di Zio Berlicche”, Malabolgia editore)

Non è Vangelo – XXXIII – I Nuovi Vangeli

Cari collaboratori nella nostra impresa di rendere i Vangeli meno antichi, meno assoluti, meno fondamentalisti, insomma, meno, non vorrei che abbiate frainteso le ragioni per cui noi abbiamo intrapreso questo importantissimo compito.

Il nostro scopo non è, come qualcuno degli amichetti del Nemico che sta Lassù vorrebbe farvi credere, quello di sostituirci a lui al comando dell’Universo: e chi lo vuole, quel posto? Troppe grane: a noi non piace lavorare, tanto meno compiere lavori inutili, figurarsi assumere la gestione del Cosmo stesso. Troppo grande e dispendioso. Fosse per noi, un colpo di spugna e via.

E neanche lo scopo è la corruzione dell’Uomo. Chi se lo fila, l’Uomo? Il nostro è un passatempo, un modo per ammazzare l’eternità in modo piacevole piluccando i bocconcini che di lassù il Nemico ci ha messo gentilmente a disposizione. Perché preoccuparsene? Il mondo è già nostro;  l’umanità ha il destino segnato e non manca molto al momento in cui si consegnerà per intero al nostro trastullo. Presto cesserà una volta per tutta di divincolarsi.

No, in realtà la nostra impresa è dettata dalla nostra continua ricerca di perfezione, dall’odio insanabile per tutto ciò che si discosta dalla nostra magnifica ed esatta visione di come dovrebbero essere questo garbuglio di spazio e di tempo ed i suoi abitanti.
Non sopportiamo l’approssimazione con cui è stato gestito: ed il Vangelo stesso è l’esempio più concreto ed immediato di questa faciloneria nel fare le cose, caratteristica del Nemico e dei suoi incapaci lacchè.

Perché non poteva essere G stesso, il falegname palestinese, a dettarlo? Che bisogno c’era di chiamare un nugolo di scrittorucoli dalla prosa pessima e dal vocabolario scarso a narrare il proprio punto di vista? Avrebbe potuto assumere le migliori penne dell’epoca, avrebbe potuto evocarle dai sassi! E, se guardiamo bene, perché delegare? Avrebbe potuto mettere per iscritto lui stesso quanto voleva rendere eterno, invece di costringere quei poveretti a fare l’impossibile con tavole di cera e stili. Quantomeno, in nome della pietà, dotarli di matite o di computer.

Avrebbe potuto fare ancora di meglio. Credete che lassù manchino le stampanti? Se quello di cui c’era bisogno fosse stato un compendio della dottrina, avrebbe potuto comodamente farne una copia per ogni individuo della terra e recapitarglielo la mattina, appena alzato, di fianco al letto. Avrebbe potuto scolpirlo sulla luna, accanto alla sua faccia, in maniera che sarebbe bastato alzare lo sguardo per avercelo davanti, a ricordare che è vietato sbagliare.

Invece no. Quel bischero di falegname non scrive neanche una riga. Preferisce incontrare le persone una per una, come un venditore porta a porta qualunque, e lascia che lo prendano in giro e ridano di lui. Oh, noi non l‘avremmo mai permesso. Li avremmo annientati molto prima.

Il suo metodo, quindi, non è gestire le folle tramite un libro sul quale ci sia scritto ogni cosa. E’ incontrare gli essere umani singolarmente, se non personalmente, allora tramite i discepoli.

E’ per questo che noi facciamo di tutto per far passare l’idea che lui ha fondato una religione del libro, come altre ce ne sono. Perché in questo modo tagliamo le gambe alla sua idea, al suo disordine. Rendiamo inutile averlo incontrato.
E’ per questo che noi dobbiamo abbassare i Vangeli. Perché la necessità di quell’incontro sia cancellata anche da quelle pagine, e i sacerdoti del Nemico non diventino altro che i guardiani di una serie di regole.

Regole che, staccate dalla presenza della loro fonte, possiamo allargare o stringere, alzare od abbassare a nostro piacimento, proprio come fossero i fili di una marionetta a cui si fa interpretare la parte che si desidera.

Perché è importante quindi questa nostra attività, far fuori il libro? Perché è molto più semplice far dire quello che vogliamo ad una pagina scritta che ad un testimone di ciò che è vero. Perché se ai seguaci del falegname G che si credono seguaci di un libro noi togliamo quel libro, essi diventeranno seguaci del nulla, cioè di noi.
Oh, mica se ne accorgeranno subito. Riempiremo della nostra retorica superiore quelle pagine ora vergate con uno stile così pedestre. Gli episodietti edificanti, le figure strappalacrime – il cieco, la ragazzina morta, la prostituta piagnona – cesseranno di essere persone reali per diventare prima esempi e poi simboli, irreali per definizione. Ne inventeremo di nuovi: faremo incontrare a G questo o quello, inventandoci la sua reazione, facendogli dire e fare quello che mai avrebbe acconsentito in vita. Perché è questo il potere della scrittura: è morta, è un oggetto, e un oggetto morto non protesta quando lo manipoli.
Così la gente leggerà il nostro nuovo vangelo credendo che sia come quello vecchio, o quantomeno vi assomigli.

Poi, poco a poco, lo renderemo sempre più distante, modificandolo appena infinite volte, fino a quando gli faremo dire l’esatto opposto. Pensate che se ne renderanno conto? Oh, no, anzi: dovessero capitare per errore su quanto ha veramente detto G o i suoi più stretti discepoli lo rigetterebbero con orrore, perché sarebbe così diverso da quanto abbiamo fatto imparare loro che non potrebbero accettarlo.

Perciò, andate in tutto il mondo e predicate il nostro nuovo vangelo. Vi diamo ampi fondi per farlo, i finanziamenti non ci mancano. Predicherete che la felicità passa per la libertà assoluta, che nessun sacrificio è necessario perché tutto è dovuto e vi sarà dato, che la verità non esiste ed è un’invenzione del demonio che sta lassù. Asserirete che è G che ha detto così, e se qualcuno vi chiede “dove”, presenterete le omelie dei nostri cappellani. Se dovessero osservarvi che non sono parole sue, obietterete che però avrebbe potuto dirle; non fossero ancora convinti, insultateli e colpiteli prima che contagino con i loro dubbi la brava gente che crede in noi.

E’ una tattica vincente; e non preoccupatevi per il futuro, perché quando la religione di G sarà indistinguibile da quella che il mondo predica, esse diventeranno una cosa sola. Allora anche i Nuovi Vangeli diverranno inutili. Nessuno li leggerà, perché la sola legge sarà la nostra. Preparatevi.
Ci siamo quasi.

Non è Vangelo – XXXII – Ma che ci frega, ma che ci importa

Cari nemici dei Vangeli, anche oggi discuteremo del modo migliore per rimuovere dalla faccia del nostro mondo quei nefasti libretti.
Dobbiamo essere realisti: dato che, nonostante tutti i nostri sforzi, sono stati scritti e diffusi, è inutile illudersi che possano essere cancellati. Oh, ci abbiamo provato. Più li distruggevamo più rispuntavano, come accade quando tentano di estirpare i mali che seminiamo: quello che è proibito diventa appetibile più di prima. Nel nostro caso il motore è la voglia di trasgredire, che non basta mai; nel caso dei Vangeli, l’inesplicabile fascino che il contenuto di quelle pagine esercita persino sulle anime marce dei nostri protetti, e le fanno apparire indecentemente desiderabili.

Se li vogliamo sul serio eliminare, la strada da seguire non è quella della forza, ma quella dell’insignificanza. Se li faremo apparire inutili, noiosi, antiquati chi mai vorrà perdere tempo a cercarli ed utilizzarli?
Per ottenere questo risultato dobbiamo per prima cosa indottrinare per benino quelli che sono i principali diffusori di quelle orrende pagine. Sì, parroci, catechisti, quella gente lì. Ogni volta che uno di loro prende le pagine di quei libretti e ne propina al pubblico la sua versione personale, la sua spiegazione edulcorata, la sua rielaborazione privata, asserisce che sono troppo difficili da capire per il volgo. Sta di fatto facendo il nostro gioco! Sta convincendo la gente di essere in presenza di vicende cervellotiche e complicate, che non si comprendono senza cultura teologica superiore. Ogni volta che, invece di partire dal Vangelo, un sacerdote si mette a declamare nell’omelia un tema di sua scelta, magari preso dalla prima pagina del nostro quotidiano preferito oppure udito da una nostra televisione, allontana un poco di più il pensiero di G, il falegname palestinese, da quello della gente.

Falegname che, badate bene, ci ha messo del suo. Sì, d’accordo, le parabole: così semplici che non siamo mai riusciti a trovare un modo funzionante per fare dire loro quello che a nostro giudizio dovrebbero. Ma G non ha sempre parlato con quelle favolette: talvolta ha detto le cose direttamente, ed è proprio in quelle circostanze che si è inimicato la gente. Come quando aveva dato da mangiare a tutta quella folla con pani e pesci, e volevano farlo re. Ha asserito che se non avessero mangiato la sua carne e bevuto il suo sangue non avrebbero avuto parte con lui. Che avreste fatto voi? Avreste pensato; questo è un cannibale, è pazzo, si è rincoglionito. A meno che, naturalmente, non aveste trascorso del tempo con lui vedendo quello che faceva e ascoltando quello che diceva. Come poteva uno che parlava con tanta chiarezza e autorità fare un simile passo falso? Come crederlo un illuso, un impostore, un folle? Allora i conti non vi sarebbero tornati, avreste capito che intendeva qualcosa di differente dal significato immediato, e sareste restati come gli apostoli, dicendo con Pietro: se andiamo via da te, da chi andremo? Solo tu hai parole che spiegano la vita.

Ma, cari miei, G non c’è più, a meno che non diate retta a quella favoletta dell’eucarestia. Quello che intendeva lo si può comprendere solo dai suoi discepoli. Ma se questi lo abbandonano, se questi non credono più nemmeno loro a quel miracolo continuo  e preferiscono parlare di tutt’altro… oh, magari anche bello e importante, sociale e culturale e via andare… cari miei, il Vangelo e colui del quale parla sono morti, perduti, e di loro non frega niente a nessuno.

Perciò, figlioli dell’abisso, capite la nostra missione? Parlare di pietà, parlare di morale, parlare di solidarietà e persino di misericordia, ma senza mai nominare la loro fonte. Dare l’illusione che siano qualità umane, garantite, ineluttabilmente acquisite. Che tutte le condividano. Senza mai nominare la loro fonte. E parlare solo di quelle, ed agire solo con quelle, senza, l’avrete capito, mai nominare la loro fonte.

Vi garantisco che nel giro di pochissimo quei librettini di cui sopra saranno dimenticati, perché cominceranno a dare fastidio. Non appariranno più così aggiornati, anzi, saranno obsoleti rispetto ai nuovi catechismi che noi avremo cura di elaborare basandoci sulle nostre idee. Quando entreranno in conflitto con le nuove regole, il vincitore sarà chiaro: il valore più aggiornato, più moderno, più vicino a quello che stampa, televisione, cinema e quant’altro dicono sia vero. Verrà il giorno, ve lo dico io, che i Vangeli saranno vietati nelle stesse chiese, almeno nelle loro parti più fastidiose.

Poi, è chiaro, ci si servirà della pietà per ammazzare i deboli, la solidarietà servirà a derubare finanziando solo ciò che ci interessa, la morale sarà utile per abbattere tutti quanti tentano di dissentire. Vorrete mica lasciar parlare quel fascio-omofobo cattolico, vero? Sarebbe contro la democrazia, contro la libertà, si faccia tacere. E’ una questione di misericordia. Diamogliela, e taccia per sempre.

Capite, miei cari maledetti? Se la risposta a “volete andarvene anche voi” sarà “e perché dovremmo rimanere?”, e questa replica riposerà su mille omelie insignificanti, diecimila appelli a volersi bene e nessun dio, allora la vittoria sarà nostra.

La colpa, chiaramente, sarà proprio di G. Avrebbe potuto legare i suoi discepoli a sé con promesse di salute, di ricchezza, di ogni tipo di piacere e goduria a spese degli altri come facciamo noi. I nostri discepoli ci sono fedeli finché agitiamo davanti a loro quelle illusioni di promesse che non abbiamo nessuna intenzione di mantenere. I suoi invece li ha lasciati liberi, ed ecco il risultato. Nutrirli con il proprio corpo e il proprio sangue, che assurdità. Come si può pretendere che leggano ancora di queste baggianate, quando  ci sono mille film, diecimila serie e un milione di video musicali molto più interessanti? Quando i suoi parlano del mondo al mondo, senza mai nominare ciò che mondo non è? Né il sopramondo, né il sottomondo, che siamo noi. Ma noi non ci offendiamo per questo, anzi. Ci conosceranno poi.

Non è Vangelo – XXXI – SìSìNoNoMaMa

Cari confratelli nella mancanza di fede, anche oggi ci occuperemo di dileggiare un pochino quei libretti presuntuosi e inutili noti come Vangeli. Non che di loro ci importi molto: a noi demoni piace il fumo più che l’arrosto.

Noi siamo più per il vedo-non vedo, per le trasparenze che nascondono, non tanto per il sì e per il no quanto per il ma. Le pagine che narrano le vicende di quel falegname palestinese che noi chiamiamo “G” sono troppo definite per i nostri gusti. Non lasciano spazio a dubbi, non supportano l’incertezza, non permettono tutti quegli equivoci che sono la nostra vera passione.

E’ una leggenda, infatti, che noi propendiamo per il male: noi preferiamo non schierarci, soprattutto non schierarci per ciò che chiamano bene. Quello davvero non lo sopportiamo: con la sua idea netta di come vanno fatte o non fatte le cose, e quella pretesa di essere addirittura la verità. Come se questa potesse essere qualcosa di diverso da ciò che noi vogliamo.

Perché poi la verità sarebbe da preferire alla menzogna? Ditemi una sola ragione. E’ vero o non è vero che i momenti più goduriosi della vostra vita sono stati almeno in parte dovuti ad una bugia? No, non mentite con noi: noi eravamo là, quindi lo sappiamo perfettamente.

Se quindi qualche piccola menzogna, qualche minuscola omissione aiutano a vivere meglio, perché non alzare il tiro? Pensate quanto sarebbe meglio se la verità fosse bandita una volta per tutte dalle vostre vite. Non più obblighi da mantenere, non più apparenze: voi diventate la vostra maschera, siete sinceramente ingannevoli.

Sai che noia a dire sempre e solo sìsì, nono. Nessuna inventiva. Con qualcosina in più, invece, il discorso diviene molto più variegato, Si può dire e non dire, accennare senza significare, anche lasciar capire non pronunciando affatto. Se per caso le circostanze cambiassero, ecco che anche l’interpretazione delle vostre parole muterà, e voi potrete negare con successo di avere mai inteso dire quello che lasciavate ad intendere. La doppiezza è una dote, la principale per l’uomo di mondo.

Pensate come potrebbe diventare interessante la vostra vita  servendo due padroni: doppio stipendio, doppie ferie, doppia tredicesima. Anche doppia fatica, voi direte; ma no, nessuna! Risponderò io: basterà essere sempre dall’altra parte quando c’è qualcosa da fare.
Se pensate che sia complicato vi sbagliate. Non faccio nomi, ma non immaginereste neanche quanti siano nei libri paga sia del Nemico-che-sta-lassù sia nel nostro quaggiù. Beh, non è che lassù non lo sappiano, ma lasciano fare. Piuttosto che spegnere il lucignolo fumigante quello là in alto preferisce lasciar bruciare tutta la sua baracca. A noi sta bene così: quanto fumo aromatico si sprigiona ultimamente da quei palazzi che pomposamente qualcuno definisce sacri.

Anche se, ad onor del vero (e detto da me è tutto dire), non è che nei tempi passati la caligine fosse meno densa. I successori del pescatore galileo hanno sempre mantenuto la tradizione di famiglia, accogliendo tra loro un buon numero di nostri sfegatati sostenitori opportunamente mimetizzati. In fondo, se G ha scelto Giuda, chi siamo noi per giudicare?

Mettendo una mano sul cuore, devo dire che noi li capiamo. Sì, loro vogliono fare opera di misericordia, vogliono praticare la carità, devono mantenere le persone bisognose: ma come potrebbero farlo, se si inimicassero i potenti? Come riuscirebbero a esercitare la bontà se dicessero la verità in faccia ai peccatori? Se venissero da voi a buttarvi in faccia i vostri misfatti, li ascoltereste? Li caccereste via appena cominciano ad elencarvi le vostre magagne, quei presuntuosi. Come si permettono di dirvi come dovreste vivere? Ci provino loro, se proprio ci tengono!
No, ascoltate me: se proprio volete seguire appieno i Vangeli dovete additare solo i peccati che sono più semplici da esecrare, condannare solo coloro che sono già condannati e le persone in disgrazia o fastidiose. Loro sono già perdute, non vale neanche la pena di provarci a cambiarle.
Mafiosi, trafficanti e ladri acclarati, purché poveri e lontani, vanno benissimo per esercitare il giudizio. Anche i politici della parte avversa sono imperdonabili. Come del resto ognuno di quei rigidi bacchettoni che pretendono di seguire quel che pensano giusto o tradizionale. Nessuna pietà per loro.

Per le altre persone, non è meglio che vi siano amiche? Bisogna comprendere le loro difficoltà, essere di mente aperta sui loro cosiddetti peccati. Se devono sforzarsi di capire precetti astrusi vi lasceranno. Semplificate, omettete ciò che è complicato da seguire, e ne farete vostri autentici fedeli.

E’ troppo difficile agire secondo verità, dovete rendervene conto. Se non tutti ci riescono, che razza di legge è? Diventa un’imposizione antidemocratica, un proposito insopportabile a cui nessuno con la testa a posto acconsentirebbe. Ovvio che poi ci sono pochi fedeli e le chiese sono vuote: chi farebbe mai del bene se c’è da rimetterci?

Date a Cesare quel che è di Cesare, non di solo pane vive l’uomo, sono frasi bellissime purché non vi venga in mente di completarle. In tal caso diverrebbero indigeste a chiunque: e la gente indigesta noi diavoli non riusciamo proprio a mandarla giù.

Togliendo ogni riferimento al  Nemico-che-sta-lassù anche i Vangeli diventano leggibili: le vicende di un predicatore carismatico anche se un po’ tonto e pretenzioso, una morale da seguire ritoccandola appena per adattarla di volta in volta al mondo che cambia. Perché occorre evolversi, aggiornarsi: sì, va bene quello che c’è scritto e no, non vogliamo dire che sia sbagliato, ma non ha senso pretendere che le cose non siano cambiate in duemila anni; adesso abbiamo internet, i satelliti, le automobili, il cellulare.

Dire che il cuore dell’uomo sia rimasto lo stesso, che il divorzio e l’aborto e l’omicidio e il furto siano gli stessi di allora è un artificio retorico che ci lascia indifferenti. Sì, può darsi; no, non è un problema; ma in ogni caso noi demoni sappiamo bene come renderlo nostro…

Non è Vangelo – XXX – Signori, si cambia

Cari disistimatori dei libricini volgari e supponenti noti come Vangeli, vi chiedo scusa per la pausa nei nostri lavori tesi a delegittimare una volta per tutte quelle paginette. Sono state settimane di fuoco: il lavoro è molto e il raccolto abbondante, tanto che quasi non sappiamo più dove mettere tutte le anime che ci arrivano in continuazione da ogni parte del mondo. Possiamo dire con tutta tranquillità che ormai è solo questione di tempo perché l’intera messe di mortali giunga direttamente qui sotto da noi. E il merito, lo diciamo con orgoglio, è in gran parte nostro.

Sì, perché noi abbiamo lavorato duramente per ridefinire e attualizzare quegli antichi racconti, in modo da renderli più facilmente comprensibili alle orecchie e alle sensibilità degli uomini contemporanei. E’ stato un lavoro durato anni, e che continua tuttora: ma possiamo dire che il grosso ormai è fatto.
Certo, sappiamo che esistono ancora alcuni chierici di altri tempi, certi relitti del passato si ostinano a pensare alla dottrina cristiana come qualcosa di immutabile, persino suggerita dall’alto: ma è solo questione di tempo prima che i nostri dottori, della legge o del corpo, abbiano la meglio su di loro.

Le ere cambiano, e quella dei Vangeli è un’era chiusa, passata, obsoleta, come quella dei dinosauri. Tutte le risibili convinzioni che quegli irriducibili nostalgici si ostinano a portare avanti vanno riviste dove possibile, eliminate altrimenti. Come potrebbe altrimenti la gente capirle? Come potrebbe praticarle, in un mondo così diverso da quello in cui G, il falegname palestinese fallito, predicava?

Prendete ad esempio tutta quella storia sull’adulterio. E così uno che guardasse una donna con desiderio avrebbe già commesso adulterio nel suo cuore? Ma andiamo, non c’è più nessuno in questo secolo che crede una cosa del genere. A quei tempi non avevano internet, non avevano le riviste, la televisione, il cinema. Va bene, allora si divorziava e si andava per bordelli anche più di oggi, ma erano libertinismi inconsapevoli, non c’era ancora una morale sviluppata. Adesso che c’è, possiamo rifiutarla consapevolmente.
Oggi si è molto più liberi e razionali, adesso le porcherie si fanno con molta più coscienza e conoscenza tecnica di allora. Psicologi, dottori, filosofi hanno ormai stabilito scien-ti-fi-ca-men-te senza ombra di dubbio che tradire fa bene, irrora di sangue il cervello e altri organi, raffina l’astuzia, facilita la vita di coppia e anche di triangolo, quadrupletta e via andare. Il peccato, per noi, sarebbe limitarsi al solo pensiero. Se all’epoca dei romani questo tipo di approccio era pericoloso per via della possibilità di piccoli fastidi indesiderati, oggigiorno tutto ciò è superato: se allora si gettavano via i bambini appena nati, adesso non è necessario aspettare: si può fare in ogni momento. La chimica e la medicina hanno fatto enormi progressi nella soppressione della vita: approfittatene!

Anche “adulterio” è una parola che non ha più senso. Noi pensiamo che il modo migliore di evitarlo sia non sposarsi del tutto, approccio che ormai è condiviso dalla maggioranza delle persone. Perché impegnarsi con qualcuno che sai già un giorno ti potrebbe venire a noia? E’ meglio anticipare il litigio e separarsi senza essersi uniti realmente – carne a parte, ovviamente. Tanto, perché aspettare, attendere cosa? La ragazza e il ragazzo che dal giorno in cui si sono messi insieme non siano ancora finiti a letto insieme sono sospetti, probabilmente hanno qualche disfunzione sessuale. E dopo essere finiti a letto insieme, che resta ancora da fare?

Il linguaggio evangelico è decisamente troppo duro per le orecchie sensibili che gli uomini hanno sviluppato. Meglio cavarsi un occhio, meglio tagliarsi una mano che assecondarli nel peccato? Assurdo. Intanto l’inferno non è così spiacevole, parola di uno che ci abita: e poi, non avete mai sentito la parola misericordia? Potete fare quello che volete, ogni possibile perversione, peggio è meglio è: tanto c’è la misericordia. La misericordia è qualcosa di automatico: non dovete preoccuparvene. Mortali, state sicuri, non vale neanche la pena di pensarci. Siate duri e malvagi, egoisti e pretenziosi quanto volete, con i vostri partner: c’è la misericordia. E se qualcuno vi dicesse che dovreste evitare i peccati, deridetelo per la sua durezza di cuore, per la sua mancanza di comprensione, per il suo mancato riallineamento al nostro nuovo modo di intendere quelle vecchie parole. E’ un fariseo, un fondamentalista, e come tale va trattato: emarginato senza nessuna pietà, messo in condizione di non nuocere per rispetto di coloro che invece hanno capito tutto.

Forse qualcuno potrebbe azzardare che si tratta innanzitutto di capire chi ami: e noi non possiamo fare a meno di dire che non solo chi, ma quanti: più ne ami meglio è, e più di tutto ama te. Perché nessun amore è brutto, e quindi bisogna diffondere l’amore, anche con la forza se è necessario. Perché anche questa è misericordia: come la democrazia, la bellezza dolcissima di abusare del proprio corpo e di quello altrui va diffusa con ogni mezzo a tutti quanti, insegnata fin dalla più tenera età in modo che, da adulti, non si posa più dubitare che l’unico modo di rapportarsi con l’altro è usare di lui, per il piacere o per il potere, oppure ambedue le cose insieme. Perché resistere all’inevitabile?

Perciò, rassicuratevi: G, il falegname, non ha mai inteso veramente proibire l’adulterio o il divorzio: erano modi di dire, frasi senza fondamento che poi i suoi discepoli, rigidi bacchettoni, hanno interpretato in maniera sbagliata. Meno male che noi, i veri interpreti del pensiero evangelico originale, abbiamo provveduto a rettificare quelle interpretazioni  erronee e ristabilire il primato dell’amore.
Avete ancora quella pagina del Vangelo? Bene, tirateci una riga sopra. Anzi, perché no: buttate tutto il libretto. A che vi serve? La nuova era è iniziata: non serve più la parola scritta, adesso ci sono i video.
E sì, rallegratevi: sono parecchio espliciti.

Non è Vangelo – XXIX – Buoni, buonissimi

Cari estimatori dei Vangeli, siete i benvenuti qui. Mi auguro infatti che, dopo avere letto queste righe, possiate cambiare idea e diventiate anche voi, come noi, gente che disprezza profondamente quei libercoli fuori moda colmi di idee inapplicabili e reazionarie.

Se non lo farete vi pentirete: non è una minaccia, è una constatazione.

Un esempio degli strani ragionamenti che si possono trovare all’interno di quelle pagine è l’affermazione che l’essere umano sia cattivo. Prendiamo l’esempio di una frase che “G”, il falegname con tendenze messianiche di cui discettano i testi di cui parliamo, biascica ai suoi ascoltatori:
Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!”

Possiamo tutti vedere come queste affermazioni siano parecchio erronee sotto diversi punti di vista, e depongano a sfavore dell’intelligenza del cosiddetto “salvatore”.

Prima di tutto, dove lo trovate un figlio che chiede del pane? Manco più nelle favole. I ragazzi di oggi chiedono patatine, il telefonino, la Playstation. Male che vada dei contanti per potersi comprare cosa vogliono, droga o alcolici. Siamo proprio fuori dal mondo.
E la risposta del genitore, poi, perché mai dovrebbe essere una cosa buona? Pur di levarselo dalle scatole un padre ormai è disposto a dare qualsiasi sozzeria al proprio figlio. Dovete capire che oggi i bambini, quei pochi che restano, si possono comprare, come gli oggetti; che amore si può avere per un oggetto? Anche quando arrivano in modo diciamo naturale i pargoli sono più spesso un incidente che un atto di amore, e comunque sono lasciati liberi di compiere qualsiasi perversione in nome della libertà.
C’è poi un requisito. Per dare delle cose buone ai propri figli bisognerebbe prima avere capito cosa si intende con buono; ma ormai abbiamo tanto mischiato le carte in tavola che il concetto risulta incomprensibile ai più. Buoni i fast food e i videogiochi più estremi, buoni alcol e il sesso, buoni farsi le proprie esperienze e lasciare l’educazione dei bambini in mano ad altri. Oh, noi non ci possiamo lamentare: questi progetti dei parenti sulla propria prole spesso coincidono con i nostri.

Di fronte a queste cose, perché mai il Nemico-che-sta-lassù dovrebbe concedere qualcosa a qualcuno? Se prendesse esempio da quanto fanno le sue creature, se li ripagasse con la stessa moneta (come sarebbe auspicabile), dovrebbe fregarsene completamente di loro; oppure dovrebbe riciclare questo mondo in qualcosa di più affidabile, che so, un parcheggio coperto.
C’è da dire che il vecchio là in alto è strambo forte. Capacissimo di esaudire persino le preghiere, pur di opporsi a noi.

Ma il concetto più risibile della frase da cui siamo partiti, l’abbiamo detto, è che l’uomo sia cattivo. Questo imprudente personaggio che parla dovrebbe fare mea culpa e rimangiarsi questa follia.

L’uomo è buono per natura, noi sosteniamo. Il male non esiste, è solo una fake news, un argomento fasullo per incolpare noi demoni di tutte le magagne del mondo. Si cerca di gettare la colpa addosso a noialtri diavoli quando è certo che invece essa giunge dalla situazione geopolitica, dal capitalismo, dall’imperialismo, dai padroni, oppure dai comunisti, dagli ebrei, dai fascisti o dai cristiani. Se qualcosa accade di sgradevole è certamente colpa di questi o di altri ancora: della società o di quegli individui così stolti da rifiutarsi di riconoscere che noi abbiamo sempre ragione. Certamente, sono anche loro liberi di esprimere la loro opinione, ma in privato. In realtà, se si potessero eliminare questi contestatori, dato che l’uomo è buono sicuramente giungerebbe la felicità per tutti.

Perciò i buoni di questo si dovrebbero occupare: eliminare senza pietà i cattivi, dopo averli attentamente individuati. Come fare a capire chi sono? Semplice: coloro che si oppongono a quanto diciamo.
Siccome siamo buoni, a quei pervertiti si deve dare l’opportunità di ritrattare, fare mea culpa, adeguarsi al nostro verbo. Festeggiare con noi il futuro felice e progressivo dell’umanità, quando rimossi l’ostacolo della loro esistenza ci rotoleremo in un’orgia continua nei nostri piaceri più segreti.
Non dovessero farlo, a malincuore li rinchiuderemo da qualche parte o, per il loro stesso bene,  li elimineremo. Tanto sono irrecuperabili. E poi il Nemico si prenderà i suoi.

Vedete, il problema vero è che il Nemico-che-sta-Lassù non ha veramente fiducia nella sua stessa creazione. Lui continua a ripetersi di avere fatto ogni cosa buona e giusta, ma non ci crede fino in fondo. Ne ha ben donde: non appena abbiamo messo alla prova le sue creature, non appena li abbiamo tentati solo un pochino, ecco che si sono subito allontanati dalla bontà perfetta, cioè, come afferma orgogliosamente, da lui stesso.

Oh, ha voglia ad accusarci di essere stati noi a corromperli: se non li avesse fatti difettosi, se non avesse lasciato loro la libertà, noi non saremmo riusciti a fare proprio niente. Per nascondere i suoi errori progettuali ecco che tira in ballo noi. Se sono cattivi, è perché avevano la possibilità di esserlo fin dall’inizio; e se avevano la possibilità di esserlo, è ovvio che è stato il tutto-buono lassù a volerli così.

Non volevi che si allontanassero da te? Legali per bene, rendili degli schiavi che ti dicono sempre sì: vedrai che dopo non avrai niente di cui lamentarti.

Per cui non è vero che gli uomini sono cattivi, se li ha fatti lui. Se asserisce che non rientrano nella definizione, noi siamo più che disposti a progettare e realizzare per conto suo un sistema perfetto in cui non sarà più necessario essere buoni. Ci avesse pensato prima avrebbe potuto anche evitare di incarnarsi e mettere su tutto quel baraccone descritto in quei Vangeli di cui stiamo discutendo. Sarebbe stato molto più semplice. Noi a quel progetto ci stiamo lavorando, comunque. Contribuite, votate per noi.

Spero di avere smentito a sufficienza la menzogna di G. Cattivo? L’uomo è buono, buonissimo. Ve lo posso giurare: non mi nutro d’altro.