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Vi Meraviglierete VII – La potenza della parola

Vi siete meravigliati di quello che abbiamo detto finora? Qualcuno potrà anche essersi stufato di questa serie di post: non è immediato capire cosa possa avere a che fare con la nostra vita di oggi, con tutti i problemi e i drammi che ci assillano ogni giorno una discussione su una enciclica nota a pochi, risalente a quasi duecento anni fa, redatta con un linguaggio che ci appare ostico e duro.

Eppure il suo contenuto è decisivo ancora oggi. Anzi, forse oggi più di allora. Quando è stata scritta molto di quello che sosteneva erano ammonimenti sulle conseguenze di prendere certe strade. Oggi possiamo vedere cosa è successo quando quelle strade si sono prese, percorrendole fino alla loro destinazione.

Il caso, ad esempio, della libertà di stampa. La Mirari Vos ammonisce che, come è sbagliato asserire che la menzogna abbia lo stesso diritto di cittadinanza della verità, così anche affermare che possa essere pubblicata ogni menzogna, ogni errore e non possa esserci su questo nessun limite è sbagliato e dannoso.

Ah, la libertà di stampa. Negli anni in cui Gregorio scrive l’Italia è letteralmente inondata di opuscoli da parte di “società bibliche” inglesi ed americane. Chi voglia farsi un’idea dell’incredibile quantità e numero può provare a consultare le biblioteche. E’ la prosecuzione di quella tecnica di cui l’Inghilterra elisabettiana è stata l’ideatrice e la prima realizzatrice, e ci ha “donato” la Leggenda Nera: l’insieme di tutte quelle palle anticattoliche che ancora adesso troviamo persino sui libri di testo.
Inondare di libelli il “nemico”; mettere in dubbio, diffamare, ideare e diffondere ogni sorta di menzogna che possa indebolire l’avversario. Queste sono le tecniche.

Probabilmente la Rivoluzione Francese non sarebbe mai avvenuta senza i pamphlet che hanno creato di Luigi e Maria Antonietta un’immagine negativa molto oltre i loro effettivi demeriti; e senza la straripante editoria del regno sabaudo e dei suoi alleati liberali anche l’immagine che abbiamo del Risorgimento sarebbe alquanto diversa e forse più vicina alla realtà.

Non è un caso se al gaudente e annoiato “spurcaciùn” Massimo D’Azeglio, arruolato dalla massoneria per “fare” l’Italia, per prima cosa viene chiesta pubblicistica contro lo Stato della Chiesa. E costui, che nel 1844 sosteneva essere la penisola il paese più libero del mondo, dove “qual è l’opinione, l’idea, il pensiero che non si possa dire o stampare oggi in Italia, e sul quale non si possa discutere e deliberare? (..) basta andare d’accordo con il codice civile e criminale; del resto potete a piacimento radunarvi, mettere fuori teorie politiche, teologiche, sociali, artistiche, letterarie (…); chi vi dice niente?” – costui, dicevamo, comincia a sfornare libelli diffusi capillarmente in decine di migliaia di copie sull’oscurantismo dello Stato della Chiesa…

Oggi appare impensabile qualsiasi tentativo di limitare questa “libertà di stampa”. Con la comunicazione digitale un testo può essere diffuso e copiato istantaneamente. Ma siamo veramente più liberi? Se possiamo scegliere tra mille versioni errate, ma ci manca quella giusta, cosa serve questa nostra libertà? Come facciamo a separare chi ci mente con malizia da chi cerca solo il bene? Come proteggiamo chi è troppo debole per farlo da solo?

Potreste anche dire: non con il proibire. E va bene: ma non sarebbe una risposta. Non sarebbe una risposta.

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Vi meraviglierete VI – Del tutto indifferente?

Potrà meravigliarvi, ma non tutte le religioni sono uguali.
C’è una teoria filosofica che afferma invece proprio questo. Che tutte le religioni sono vere, ovvero nessuna è vera. Che Dio guarda solo alla sincerità delle intenzioni e che tutti possono servirlo rimanendo nella religione in cui sono stati educati o cambiandola a piacimento con qualsiasi altra (così, ad esempio, sostiene Rousseau nel suo Émile).
Questa teoria si chiama indifferentismo, ed è il nonno del relativismo, il relativismo per chi ancora pensa che Dio ci sia.

Se non c’è certezza su cosa Dio voglia realmente, se non ce lo dice esplicitamente che ne sappiamo noi? E quindi tanto vale prendere il primo metodo che ci capita. O quello che ci sembra meglio: tanto, se Dio non si scomoda, perché dovremmo noi?

Così, in prima battuta, potrebbe sembrare ragionevole. Ma poi, pensandoci meglio…
A Dio fa ugualmente piacere il buddista che nega la sua esistenza e il maya che estrae il cuore a diecimila schiavi? Se sacrifico una vittima a Kali o Wotan sono altrettanto in grazia che se contemplo il sacramento in una Chiesa cattolica? Un pochetto questo pare strano. Perché se fosse vero vorrebbe dire che qualsiasi comportamento, compreso quello che ci sembra più ripugnante, è indifferente. Se ne deduce che uno potrebbe fare da sé la propria religione, secondo quello che ritiene più opportuno. Perché seguire quelle barbe di preti, santoni, sacerdoti?

In definitiva l’indifferentismo è dire: faccio quello che voglio, il mio dio lo faccio da me.

Le religioni sono il tentativo umano di trovare la strada verso Dio. I loro fondatori hanno, spesso sinceramente, cercato con le loro forze di trovare una soluzione a questo infinito che percepiamo fuori di noi. Una sola volta, però, c’è stato un uomo che ha detto non “fate questo e arriverete a Dio”, ma “Io sono Dio”. “Io sono la via, la verità e la vita”.
Se quell’uomo-Dio ha detto il vero allora non esiste più indifferentismo, perché Dio ha parlato, ha indicato lui la vera strada. E’ per questo che Gregorio nella “Mirari Vos” condanna l’indifferentismo, perché le altre strade, quando quella giusta è indicata, sono tutte false piste che portano nel buio.

E se pensate che a Dio faccia comunque piacere essere adorato secondo modi così differenti, pensate a questo: se vostro figlio vi regalasse un collage, fatto da lui con amore, e poi vi accorgeste che per costruirlo ha ritagliato i vostri documenti, le insostituibili foto di famiglia e i quadri d’autore che avevate alle pareti, cosa fareste?

Vi meraviglierete V – L’intellettuale

Vi meraviglierete, ma la gran parte dell’enciclica “Mirari Vos” è dedicata ad un solo uomo: Félicité Robert de Lamennais.

Lamennais è una figura singolare. Orfano, cresciuto da uno zio, lettore compulsivo, decide tardi di aderire alla Chiesa anche spinto da suo fratello sacerdote. Dopo avere preso, riluttante, i voti, si dedica all’apologetica ottenendo un gran successo letterario. Diventa un punto di riferimento per tutti gli intellettuali cattolici, per lui le lodi si sprecano.
Le sue posizioni sono all’inizio ortodosse e di assoluta fedeltà al Papa. Ma poco per volta sviluppa un sistema di pensiero suo, in cui suggerisce l’esistenza di una religione primigenia comune agli uomini, esalta la completa libertà di opinione e propaganda la separazione assoluta tra Chiesa e Stato. Insieme con un gruppo di seguaci fonda un giornale, “L’Avenir” (1830), in cui espone le sue idee. Ottiene il plauso dei salotti liberali ma anche l’ostilità di parecchi, tra cui il suo vescovo con cui entra in conflitto aperto. Per respingere le accuse viaggia fino a Roma, ma gli viene risposto con la “Mirari Vos” che stronca, senza mai fare esplicitamente il suo nome, le posizioni da lui assunte.

In un primo momento Lamennais accetta l’enciclica, pur mugugnando. Quando gli viene però richiesto un atto di adesione formale rompe completamente i ponti, lascia la Chiesa e scrive un libello assolutamente ostile (Les Paroles d’un croyant) che verrà condannato con una apposita enciclica (la Singulari Nos) nel 1834. Negli anni seguenti pubblicherà altri lavori anticristiani e parteciperà come deputato alla vita politica su posizioni radicali . Triste destino per chi si era pensato, ad un certo momento, di creare anche cardinale.

Quali erano le posizioni di Lamennais che l’enciclica condanna? Intanto il conflitto con il suo vescovo, e il fatto di potere far dottrina tramite pubblicazioni pur essendo solo un sacerdote. Poi l’asserire la necessità di rivedere la Tradizione. Se Lamennais non era a senso stretto un indifferentista, vale a dire che non riteneva che qualsiasi fede fosse indifferente per ottenere la salvezza, è in questa visione della religione che il Papa rintraccia la fonte delle tesi propugnate dal sacerdote francese.
Lamennais aveva proposto un Acte d’union a tutti i liberali perché lavorassero per la libertà del mondo, e aveva pensato di metterne a capo il Papa. Ma in un momento in cui erano proprio i liberali a tenere sotto attacco il Pontefice e la libertà di coscienza, come abbiamo visto, era usata come scusa per colpire il cattolicesimo tutto ciò non poteva essere recepito.

I collaboratori di Lamennais si piegarono all’enciclica, il loro maestro no. Sensibilità esagerata, orgoglio intellettuale: nessuno seppe prenderlo dal lato giusto e la Chiesa perse una della sue personalità più brillanti.

E’ questo che distingue il santo dall’intellettuale. Il santo è spesso perseguitato dalla gerarchia, ma obbedisce perché confida in Dio; ed alla fine vede riconosciuta la sua posizione. L’intellettuale pensa di essere il più grande, confida solo in sè, non si piega, e finisce per perdersi.

Vi meraviglierete IV – Attacco alla Chiesa

Un po’ di meraviglia la dichiarazione seguente in alcuni potrebbe destarla.

“La liberazione d’Italia – opera eminentemente massonica – fu sorretta, in ogni suo passaggio fondamentale, dalla iniziativa delle Comunioni massoniche d’oltralpe“. Chi dice questo non è un cattolico fanatico e beghino, ma il Gran Maestro Armando Corona, nelle conclusioni del convegno del 1988 “La liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria”. La rivista “Il libero muratore”, nel 1977, definisce la presa di Roma,  “Accadimento voluto dalle forze massoniche“.

Chi pensava allora all’Italia, alla sua indipendenza, alla sua rigenerazione? Meno poche eccezioni, la schiuma sopraffina della canaglia, che si riuniva misteriosamente nelle vendite dei Carbonari“. Chi scrive questo non è altri che quel Massimo D’Azeglio che sarà la “faccia presentabile” della massoneria stessa quando a metà del secolo deciderà di cambiare metodo e passare dall’organizzare rivoluzioni a organizzare rivoluzioni per i Savoia.

Figliuola della Framassoneria“, scrive a riguardo della Carboneria lo storico (massone) Giuseppe La Farina nel 1851. Nell’Istruzione Permanente del 1818, in pratica il manuale strategico della Carboneria, si legge: “Il nostro scopo finale è quello di Voltaire e della rivoluzione francese: l’annichilimento completo del cattolicesimo e perfino dell’idea cristiana“. In una corrispondenza capi carbonari (1829) si scrivono così: “L’indipendenza e l’unità d’Italia sono chimere. Pure queste chimere producono un certo effetto sopra le masse e sopra la bollente gioventù. Noi, caro Nubio, noi sappiamo quello che valgono questi principii. Sono palloni vuoti.

Questi sono i personaggi ai quali si riferisce Papa Gregorio nella sua Mirari Vos. E non è certo il primo Papa a denunciare il pericolo. Appena tre anni prima Pio VIII con la “Traditi Humilitati” c’era andato giù altrettanto pesante, trattando degli stessi temi. Questo perché l’attacco è assolutamente reale. E si svolge sia dal punto di vista politico che culturale.

Politicamente si pensa che, cacciando il Papa da Roma, anche la Chiesa sparirà. L’esistenza dello stato pontificio, e quindi l’indipendenza del papato dal potere politico, dipende solo al precario equilibrio delle potenze europee – una guerra fredda ante litteram – che impedisce per alcuni anni che la situazione precipiti. Quando gli interessi delle potenze finiranno per coincidere, di lì a pochi anni, tutto cambierà drasticamente.

Culturalmente, la visione liberale è ormai diffusa nei circoli intellettuali di tutta Europa. E’ alla moda, vincente: e influenza anche appartenenti alla Chiesa. Vedremo in che maniera.

Vi meraviglierete III – Libertà come arma contundente

C’è da meravigliarsi come la parola libertà non sia stata bandita dal vocabolario, visto come talvolta è stata usata.

I rivoluzionari francesi l’hanno adoperata come primo elemento della loro trinità. In nome della libertà di culto e di opinione hanno imposto al clero la costituzione civile, cioè la completa sottomissione allo Stato, massacrando quanti non erano d’accordo.  Non si era liberi di non adorare la libertà.

D’altronde il liberalismo è “il rifiuto di accettare una verità o una legge imposta all’uomo dall’esterno“. Il liberale, nella sua accezione originaria ottocentesca, accetta come unica verità quella che si trova da sé, e non esita ad imporla a quanti stanno attorno. Se la mia libertà ha il suo limite nella libertà dell’altro, allora basta eliminare l’altro per rendere la mia libertà illimitata.

E’ in questo senso che l’idea di libertà viene portata avanti da quei circoli massonici che, giunti al massimo del potere all’inizio dell’800, influenzeranno in maniera pesantissima la politica mondiale. “Al 30° grado abbiamo appreso che la Libertà, e in primo luogo la libertà di coscienza con tutti i suoi corollari era il primo obbiettivo del nostro Ordine” si legge nei rituali del Rito Scozzese Antico ed Accettato dei Liberi Massoni.

I “fratelli” sono liberi nel senso che si ritengono sciolti da qualsiasi vincolo o limite, da ogni Dogma o Rivelazione. Sono essi stessi a stabilire quale sia ciò che si deve credere: I princìpi massonici devono divenire “legge effettiva e suprema di tutti li atti di vita individuale, domestica e civile“, specifica all’articolo 3 la Costituente del 1863. La stessa che nell’articolo 8 indica che l’Ordine deve “raccogliere tutti gli uomini liberi in una gran famiglia, la quale debba e possa a poco a poco succedere a tutte le chiese (…) per costruire la vera e sola chiesa dell’umanità“.

E’ quindi ovvio che la Chiesa, che osa dire che la Verità debba precedere la Libertà e che non ha nessuna intenzione di abbandonare Cristo per un Gran Maestro sia il primo nemico da abbattere.

Queste Associazioni segrete di cui la carboneria sarà in Italia il braccio armato sono esattamente ciò a cui si riferisce Gregorio XVI nella Mirari Vos dove parla di quelle Società nelle quali sembra essersi raccolto, come in sozza sentina, quanto v’ha di sacrilego, di abominevole e di empio nelle eresie e nelle sette più scellerate“.

Vedremo nei prossimi post che l’allarme di Gregorio non era affatto campato per aria.

Vi Meraviglierete II – L'enciclica

Può meravigliarvi. Sono le prime parole dell'enciclica Mirar i Vos, da cui il suo titolo.
Abbiamo già visto le circostanze in cui è stata redatta. Non è lunga, ma per vostra comodità eccone un riassunto in italiano corrente. Dove fosse poco chiaro e per esempi fate riferimento, come è ovvio, al testo originale.

Mirari Vos

Può meravigliarvi che ancora non abbia scritto encicliche, ma avete visto che razza di attacchi e insolenze abbiamo dovuto sopportare. Siamo stati indulgenti e questo anzichè ammansire ha reso sfrenati i ribelli. Adesso però che l'ordine è stato ristabilito possiamo darci da fare, nonostante i tempi rimangano durissimi. Vedete anche voi: disonesti e sfrontati vanno contro tutto ciò che è sacro, ogni diritto, ogni disciplina. Viene attaccata Roma, la sua autorità; si muove guerra apertamente contro la Fede cattolica, la si vuole assoggettare; si insegnano falsità, si corrompe la gioventù. Nel demolire la Religione la conseguenza è che tutta la società va a rotoli perché ne si minano le basi. La causa di ciò sono in particolare quelle Società che raccolgono il peggio del peggio dei nemici della Chiesa (la Massoneria).

Ma non basta lamentarsi, bisogna battersi perché non l'abbiano vinta. Come Papa spetta a me dare la sveglia e unire nella lotta. Se resteremo uniti nella tradizione non riusciranno a separarci e farci fuori. Questo avviene se i vescovi rimangono uniti a me, se i sacerdoti seguono i loro vescovi. Pensare di poter buttare via quanto la Chiesa ha detto finora per adeguarla alla mentalità corrente vuol dire pensare che la Chiesa sia cosa umana, mentre è divina. Se si tratta di calibrare meglio le cose al limite è il Papa che può farlo, non certo il singolo per suo capriccio.

Per esempio contro il celibato clericale non hanno parlato solo i filosofi, ma anche ecclesiastici senza pudore. Voi, invece, difendete quanto dicono i Canoni.
Nel matrimonio non deve essere introdotto niente che sia contrario alla sua santità o indissolubilità. Essendo sacro, solo seguendo le prescrizioni della Chiesa è possibile conservarlo forte, valido e giusto. Se il matrimonio è fatto solo per assecondare i bollori e senza disciplina e benedizione del Cielo sapete bene che fine fa.

Un'altra sorgente di mali è l'indifferentismo, cioè dire che qualsiasi religione vada bene, basta essere onesti. Non esiste! Come pure non basta essere battezzati se non si è uniti con la Chiesa. Dall'indifferentismo nasce l'idea sbagliata che la libertà di coscienza si debba sempre ammettere e garantire. "Ma qual morte peggiore può darsi all’anima della libertà dell’errore?" esclamava Sant’Agostino. Se si lasciano libere idee sbagliate tutto quanto va in rovina.

Proprio per mettere in circolazione ogni sorta di errore si vorrebbe la libertà di stampa, la licenza di pubblicare ogni cosa. Inondare il pubblico di ogni genere di menzogna, sostenendo che in mezzo ci sono anche opere meritorie…un po' come sostenere che si può fare circolare liberamente del veleno solo perché da qualche parte c'è un antidoto.
La Chiesa invece sostiene che i libri cattivi andrebbero eliminati, anche se c'è qualcuno che gliene nega il diritto.

Alcuni di questi scritti contestano l'autorità dei governi e incitano alla rivolta. State attenti. S.Paolo ammonisce che non vi è potere se non da Dio. Quelli che vogliono le rivoluzioni contro i regnanti vanno contro sia il diritto umano che divino. I primi Cristiani, pur perseguitati, erano comunque fedeli all'Impero, salvo riconoscere il Signore. Avrebbero potuto ribellarsi, scelsero invece il martirio.
Di fronte a questi esempi sono da condannare quelli che, desiderando una libertà senza freni, vogliono sotto la bandiera di questa libertà rendere schiavi i popoli. Non per altro si sono mossi questi pensatori moderni, compiaciuti di essere liberi da tutti e quindi disposti a fare qualsiasi cosa per raggiungere i propri fini.
Non sono diversi quelli che non vorrebbero ci fossero rapporti tra il potere civile e quello religioso. I sostenitori della libertà assoluta temono quella concordia tra Chiesa e Stato che ai due governi ha sempre fatto bene.
A questi si unirono certe associazioni che, anche con l'aiuto di gente di altre religioni, suscitano rivolte e negano l'autorità sostenendo di agire per pietà e attaccamento alla religione, ma con fine ultimo la rivoluzione.

Vi scrivo queste cose, triste ma confidante in Dio, per spronarvi a lottare. Abbiate fiducia in Dio. Ai filosofi e ai teologi dite di fare attenzione a confidare solo nella loro intelligenza. Non basta la sola ragione della nostra debole mente per capire i misteri della Fede.

Per il resto i governanti assecondino queste cose per il bene della Chiesa e dello Stato. L'autorità è conferita loro non solo per governare le cose terrene ma per sostenere la Chiesa. Riflettano su cosa è meglio per ambedue, ponendo la Fede innanzi tutto.
Perché ciò accada preghiamo la Santissima Vergine Maria, la ragione tutta della Nostra speranza; S.Paolo e S.Pietro, perché siate saldi. Confidiamo che Cristo ci consolerà.

Questa l'enciclica. Nei prossimi post ne vedremo, uno per uno, i punti "caldi".

Vi Meraviglierete I – Anni turbolenti

Vi meraviglierete. O, almeno, cercherò di meravigliarvi, facendovi vedere come una serie di luoghi comuni che date per scontati siano fasulli. Lo spunto è l'enciclica "Mirari Vos", spesso deprecata, forse anche perché chi lo fa sa poco o niente dei motivi che spinsero papa Gregorio XVI a scriverla nel 1832. E magari non ne conosce neanche il vero contenuto. Questo è quanto vedremo insieme nei prossimi giorni.
Lo stupore è componente essenziale della conoscenza. Provate a prendere sul serio ciò che dico, sentitevene sfidati, verificate, così come ho fatto io. Mettetevi in discussione. Meravigliatevi.

Le idee della Rivoluzione Francese sono state esportate in tutta Europa da Napoleone. Lo scopo primo di Napoleone, muovendosi contro il resto dell'Europa, è saccheggiarla. La Rivoluzione ha prosciugato i forzieri dello stato francese. L'unica maniera per evitare una completa bancarotta è impossessarsi dei beni degli altri paesi. "Siamo perduti se non entrate al più presto nel paese nemico dove prendere mezzi di sussistenza ed effetti di ogni genere", manda a dire ai generali francesi il Comitato di Salute Pubblica nel 1994.
 Cosa di meglio che siano gli stessi popoli invasi ad aiutare la spoliazione? Il diffondere le idee rivoluzionarie diviene una maniera per assicurarsi una quinta colonna compiaciente. I beni ecclesiastici saranno svenduti sottoprezzo ai borghesi che diventeranno i più interessati sostenitori della "Rivoluzione".
Sono loro che, dopo la caduta di Napoleone, ormai potentissimi e immanicati ovunque, lottano perché quanto da loro acquistato non ritorni agli antichi proprietari.
 Dove non hanno il potere tramano per ottenerlo. E' il caso della Carboneria italiana, loro strumento, che susciterà decine di insurrezioni grandi e piccole negli stati componenti un'Italia che rimane ancora cattolica.

 Quando Gregorio XVI sale al soglio papale, nel 1831, siamo nel pieno di un sommovimento di cui ora a stento ci possiamo rendere conto.
 La Prussia discrimina pesantemente i cattolici. In Polonia è il regime russo che li reprime. Spagna e Portogallo perseguitano sanguinosamente la Chiesa. In Italia è morto Pio VIII, stroncato – si dice – per le preoccupazioni derivanti dalle rivoluzioni in Belgio e Francia. La Francia stessa e l'Austria si confrontano in Italia, appoggiandosi a sovrani e mestatori locali. I cardinali sono avvertiti di fare in fretta ad eleggere un nuovo Papa perché sta per divampare l'insurrezione. Infatti immediatamente scoppiano i moti di Modena, presto estesi alle regioni vicine, che solo le truppe austriache saranno in grado di fermare.
 Per il ristabilimento dell'ordine i poteri forti dell'Europa (Austria, Russia, Francia, Prussia e Inghilterra) fanno scontare al Papa il loro prezzo. Queste potenze – delle quali tre non cattoliche e tutte autoritarie – cercano di imporre allo Stato pontificio una riforma in senso liberale tramite un Memorandum. Il Papa accetta qualche imposizione, ma si rifiuta di concedere tutti i poteri ai laici come richiesto. Negli anni seguenti i territori pontifici saranno occupati spesso da guarnigioni di uno o dell'altra di queste nazioni e scossi da continue rivolte alimentate dall'esterno.

In questo panorama dove i complotti si succedono alle rivoluzioni giunge il caso del giornale L'Avenir, pubblicato in Francia dall'abbè Lamennais, che assume alcune posizioni liberiste su fede e politica. Su tutto questo Gregorio XVI scrive nel 1832 la sua prima enclica, quella Mirari Vos che esamineremo nei prossimi post.