VI – Non Credo…in un unigenito figlio di…

Mi preme ricordarvelo.

Stiamo parlando del Credo, quella strana filastrocca usata dagli uomini, quegli esseri di intelletto limitato, per ricordarsi in che cosa devono credere. O meglio, stiamo parlando della maniera di sabotarne tutti gli articoli, uno a uno, in maniera che non ci siano più per i mortali ragioni per credere. Credere al Nemico-che-sta-lassù, almeno. Sì, perché negli esseri umani è connaturato l’impulso di credere in qualcosa. Anche quelli che dicono di non credere a niente, in realtà a qualcosa credono: a noi. Perché al di fuori del Nemico ci siamo solo noi, i figli prediletti del Nulla.

Questo titolo di “unigenito”, invece, è decisamente “qualcosa”. Ditemi, non provate anche voi un senso di fastidio, quasi di ribrezzo? Qualcuno che dovrebbe essere la purezza assoluta, la totale lontananza da quella porcheria nota come ”materia”, che sceglie di annodarsi con la sua stessa creazione. “Genito”, generato. Invece di rimanere del tutto Altro, il creatore si mischia con la creatura. Davvero voi dareste fiducia a un’entità del genere? Lo riterreste credibile? Ma fatemi il piacere. E’ uno che non è in grado di rispettare le premesse, incapace di mantenere le distanze da quello che fa. Arrivare fino a immaginare un universo, d’accordo. Esercizio della fantasia. Ma incarnarsi…diamine, questo no.

E perché poi lo avrebbe fatto? Perché è nella sua natura amare, dice. Ma c’era proprio bisogno di un figlio per questo? Avrebbe potuto crearselo, costruirselo, obbligarlo ad essere come voleva. Invece no, lo ha generato dalla sua stessa sostanza.

Ce l’ha fatto capire chiaramente: noi non bastavamo. Noi demoni in fondo siamo le sue parole cristallizzate, siamo i suoi ex messaggeri. Il nostro modo di vedere le cose è completamente diverso da quello umano. Questo amore, noi non l’abbiamo mai capito bene. Tutte le emozioni e sentimenti umani li conosciamo perfettamente ma non vuol dire che li comprendiamo, come gli uomini non possono capire noi. Quello che noi chiamiamo odio, le nostre motivazioni sono in realtà qualcosa al di fuori della loro esperienza. Persino “odio” è una parola troppo blanda: come descrivere una tempesta dell’oceano parlando di gocce.

Anche il vero amore del Nemico ci è incomprensibile: a noi, figurarsi ai mortali. Ragione in più per non ricordarglielo, per tenere nascosto questo suo volto. Non bisogna mai permettere che gli umani si soffermino sul fatto dell’incarnazione. Potrebbero farsi l’idea sbagliata, cioè che c’è qualcuno che vuole loro bene.
Non solo sbagliata, ma sbagliatissima: dopo non presterebbero più attenzione a quello che noi raccontiamo.

Tanto l’uomo in generale non si rende per niente conto di quanto tutto ciò significhi. Lo capisse sul serio noi tentatori avremmo vita grama. “Figlio di dio, embè?” Questa è esattamente la reazione che dobbiamo suscitare. Indifferenza, incomprensione, stolida sottovalutazione.

Se un politico di secondo piano, o anche solo il vicino, venisse a trovarli lavorerebbero come muli per fare trovare la casa tutta in ordine. Il creatore dell’Universo scende tra loro e quelli non fanno una piega. Perché non capiscono quant’è grande l’Universo; la complicazione anche della più semplice forma di vita, il gioco delle reazioni chimiche, l’intrecciarsi perfetto delle leggi fisiche per loro deve rimanere abitudine e non fonte di stupore. Sapessero il numero di angeli che sovrintende ogni cosa intorno a loro rimarrebbero stupefatti.

Mentre ormai sono abituati al termine “Figlio di Dio” come se si parlasse del figlio della portinaia. Sono gli effetti di dare troppa confidenza ai mortali, come sosteneva nostro Padre che sta Quaggiù; e ora questa confidenza ci torna utile.

Basta pomparli un po’, convincerli che sono loro e non altri il vertice del cosmo. Esaltarli quando scoprono teoremi che sono stati pensati da ben prima che le stelle splendessero, applaudirli quando comprendono il funzionamento di una cellula progettata ben prima che qualsiasi vivente fosse davvero. Inorgoglirli per ogni aggeggio che la loro tecnica riesce a produrre, senza ricordare loro che quello stesso apparecchio svanirebbe in una nube di particelle indefinite se qualcuno smettesse di pensarli nel ticchettio del tempo.
Se loro sono così bravi, che se ne fanno del figlio dell’altissimo? D’accordo, ridicoli, è come se conoscendo il bricolage della domenica volessero progettare un grattacielo. Ma candidati per diventare dei magnifici dannati fai-da-te.

Estremamente utile è mettere in dubbio l’eccezionalità dell’incarnazione. Rimpicciolirlo abbinandolo a qualche effimera ideologia (”E’ stato il primo vattelapeschista”). E poi sostenere che quel carpentiere di Nazareth non fosse poi così uni-co; che non ci sarebbero poi tante difficoltà a trovarne una dozzina di simili a lui. Consiglio il tentatore accorto di farsi un elenco di uomini saggi da poter proporre per confortare quest’idea. Basta solo che poi non si approfondisca cosa questi saggi abbiano combinato veramente o quali siano state le conseguenze delle loro teorie.

Fondatori di religioni, semidei leggendari, avatar e guru: la frase magica è “anche loro…”. La sola cosa su cui non bisogna mai soffermare l’attenzione è che nessuno di questi ha mai osato proclamarsi Dio. Se, disgraziatamente, quest’argomento fosse tirato in ballo, ribattete che neanche il nazareno lo ha mai fatto, e se siete fortunati il vostro interlocutore sarà così ignorante da crederci. Se però sapesse il fatto suo, non demordete: ponete in dubbio l’onestà del falegname, la sua sanità mentale, la sua reale esistenza. Sarà difficile che vi troviate davanti qualcuno con la competenza necessaria a sconfessarvi, perché è molto più semplice denigrare e distruggere  che provare il vero. Se poi dinnanzi vi trovaste un osso duro, consolatevi: è uno su mille, e se siete fortunati gli avrete messo in testa qualche dubbio.

Non dovreste trovarlo difficile: noi siamo i multigeniti figli di nostro Padre: e lui è il padre della menzogna.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 9 maggio 2016 su Non Credo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Ogni Natale e ogni Pasqua, ogni volta a sorbirsi le palle di Mitra, Iside, Budda…ecco da dove parte tutto! ;-)

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