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Il conflitto

Tra religione e scienza c'è un inevitabile conflitto che sfocia in ostilità pubblica quando la chiesa attacca le nuove idee scientifiche come, ad esempio, nel caso Galileo.

OK, ci siete? Niente da dire? Tutto bene?
Se va tutto bene vuol dire che ci siete cascati in pieno. L'affermazione alla prima riga sarebbe stata giudicata, prima della fine del 1800, un'emerita cazzata. Ovvero quello che la ritengono la maggior parte dei moderni storici.
L'affermazione di cui sopra, nota anche come tesi del conflitto o tesi Draper–White, è infatti decisamente recente. Risale a due americani: lo scienziato John William Draper e l'intellettuale Andrew Dickson White.

Il primo pubblicò nel 1874 un pamphlet contro l'infallibiltà papale sostenendo che il cattolicesimo opprimeva la scienza, mentre l'Islam e il protestantesimo no.
"La storia della scienza non è una pura registrazione di scoperte isolate; è la dialettica tra due poteri conflittuali, la forza espansiva dell'intelletto umano da un lato e la compresssione che sorge dalla fede tradizionale e dall'umano interessa dall'altro" (da "History of the Conflict between Religion and Science")

Qualche anno più tardi, nel 1890, White pubblica la "Storia del conflitto della scienza con il cristianesimo nella cristianità". Dicendolo il culmine di trent'anni di ricerche il diplomatico americano "dimostra" con molti esempi l'esistenza di questa titanica guerra.
Grazie ad una potente campagna di stampa, le posizioni dei due diventano immensamente popolari. Sono insegnate nelle scuole, assunte senza critica dalla maggioranza degli storiografi.
Peccato che presto ci si cominci a rendere conto che le "prove" portate sono una montagne di balle.

"Draper si prende tali libertà con la storia, spacciando leggende per fatti, che è decisamente evitato al giorno d'oggi nei seri studi storici. Lo stesso è altrettanto vero di White, sebbene il suo prominente apparato di prolifiche note a piè di pagina possa creare un'impressione di meticolosa professionalità." scrive C.Russell

Al giorno d'oggi (quasi) più nessuno crede che nel medioevo la Chiesa condannasse chi credeva che la terra non fosse piatta – che fosse sferica era un fatto acquisito durante tutto il "buio" medioevo. Nè che fosse scomunicato chi praticava la dissezione di cadaveri. Non si registrano peraltro roghi di scienziati.

Al contrario si capisce sempre meglio che è stata proprio la visione cristiana del mondo a portare alla nascita della scienza come la conosciamo ora. Che la Chiesa non solo è stato il maggior sponsor della scienza e della ricerca fino alla rivoluzione francese, ma che la scienza stessa è possibile solo se si è convinti di abitare in un cosmo ordinato e con uno scopo. Ed è dovere dell'uomo capire questo universo sempre meglio, si tratti di tracciare le orbite dei pianeti o le equazioni dell'elettromagnetismo.

“La principale meta di tutte le investigazioni del mondo esterno dovrebbe essere la scoperta dell'ordine razionale e dell'armonia che è stato imposto ad esso da Dio e che Lui ci rivela nel linguaggio della matematica" (Keplero, De fundamentis Astrologiae Certioribus, Thesis XX, 1601)

E se ancora qualcuno non ne è convinto, e vuole portare avanti la tesi del conflitto, bene…lo faccia in modo scientifico. Ne porti le (reali) prove.

Macabradanza

Chi bazzica un poco d'arte ne avrà visto qualche esempio, ma probabilmente l'esempio più famoso non è un dipinto: è un film.
Al termine del Settimo Sigillo, di Ingmar Bergman, i protagonisti della vicenda sono presi per mano dalla morte e condotti via. La rappresentazione live di una delle più diffuse iconografie medioevali, la danza macabra.

Nella danza macabra i defunti, o la Morte stessa, danzano insieme ai vivi tenendosi per mano. Dal Papa al Re al più umile mendicante, tutti condividono questo ballo. Tutti devono morire, e tutti saranno giudicati per quanto hanno compiuto, non per quello che sono stati. Come la livella di Totò, ci viene ricordato che per quanto possiamo illuderci il nostro tempo sulla Terra passa: "Io fui quello che tu sei, tu sarai quello che io sono", dice lo scheletro a colui che l'accompagna. E il tempo della danza non lo decidiamo noi.

"Vieni via con me", dice la Morte. "Vieni via con me": questo è l'invito che ci viene rivolto oggi da molti. Senza però la consapevolezza di essere anche loro parte di quella macabradanza. Che sottende un giudizio dove non avranno spazio share o cariche o appoggi politici, se non per chiedercene conto.
Perchè ci verrà chiesto conto del tempo che su questa terra abbiamo buttato o usato male, il giorno che ci verrà presa la mano per danzare.

Clerostorica: Conclusione

Se volete mettere alla prova la vostra fede, leggete la storia della Chiesa.
Ai papi terribili del secolo X succedono i papi tremendi del secolo XI. Che Dio ci scampi da quelli del XV. E ancora non si era (forse) ancora toccato il fondo. Non che il resto della cristianità stesse meglio.
A S.Ignazio di Loyola consigliano di evitare di andare a Roma, se vuole conservarsi credente. A Martin Lutero non fanno lo stesso favore, questi vi si reca e poi succede quel che succede.

Le varie leggende nere che in questa serie di post ho cercato di smitizzare sono, appunto, leggende. Esagerazioni dei fatti, distorsioni, spesso vere e proprie consapevoli menzogne. Ciò non vuol dire che i componenti della Chiesa siano stati sempre tutti santi, limpidi, onesti e puri. Non per niente Padre Dante ci riempie mezzo inferno.

Quando Costantino legalizza la Chiesa, in apparenza sta facendole un gran favore. In pratica, cinque minuti dopo i soliti furbastri capiscono che i soldi che Costantino non darà più ai templi pagani a qualcun altro andranno. E improvvisamente i "convertiti" fioccano.
Come si fa a distinguere l’opportunista dal credente sincero? Come si fa a dividere chi cerca il potere da chi fa l’Opera di Dio? Come si fa a separare il buono dal malvagio? Come si fa, quando dentro noi per primi si svolge in permanenza lo stesso combattimento?

Nel corso di duemila anni la Chiesa è caduta molte volte e molte volte si è risollevata. Qualsiasi altra struttura umana così tante volte in mano a persone corrotte e immorali, squassata da divisioni e immobilismi, sempre sull’orlo di venire ingoiata dal potente di turno, sarebbe caduta. Si sarebbe disfatta, dimenticata, come è successo ad ogni altra realtà storica. Ma non è successo a lei, la Santa. La cui sostanza va oltre gli uomini di cui pur è fatta.
E’ ancora qui, che fa quello per cui è stata fondata, e che non ha mai smesso di fare pur nelle ore più buie: portare nel mondo la memoria di Cristo. Coloro che, credendosi migliori, se ne sono andati, si sono persi.
Sì, leggete la storia della Chiesa. Ne rimarrete stupiti. Se non l’hanno affondata i cristiani, la navicella di Pietro non affonderà mai. E le porte degli inferi non prevarranno.

Clerostorica XII – Scienziati

Come ho già tentato di dire Galileo non è stato processato in un ottica scientifica, ma teologica. Il pisano non è in grado di giustificare scientificamente l’eliocentrismo, la sua dimostrazione è errata, ed è questo a causare la sua condanna. Di fatto, quello che viene condannata in Galileo non è la scienza, ma la sua antiscientificità nel volere imporre una teoria non dimostrata.

A ideare la leggenda che scienza e religione siano incompatibili sono stati i propagandisti dell’Illuminismo, scienziati autoproclamatisi tipo Voltaire, Diderot e Gibbon, i quali erano tuttalpiù pessimi compilatori di enciclopedie. Nell’epoca di Galileo e in quelle seguenti in tutta Europa i libri di scienza circolano liberamente; la religione (o l’Indice) non se ne occupa. Saranno i Nazisti a bruciare i volumi di "fisica ebraica", i Comunisti russi a imporre la scienza di Stato sradicando la "genetica borghese". Non credo che ci sia nessuno che ha invocato questi fatti per dimostrare l’incompatibilità tra politica e scienza.

Al contrario: è l’idea cristiana che il cosmo sia un’opera ordinata e consapevole dotata di leggi che è il fondamento della ricerca scientifica. Come dice nella Bibbia il libro della Sapienza di Salomone: "(Signore,) Tu hai ordinato tutte le cose secondo misura, numero e peso".
Quello che rende possibile il lavoro degli scienziati è, come fa notare Whitehead, "l’inespugnabile credere che ogni dettagliato avvenimento può essere correlato con i suoi antecedenti in modo perfettamente definito, secondo principi generali" che arriva dalla teologia medievale. "Senza questa convinzione l’incredibile lavoro degli scienziati sarebbe senza speranza".
Il grande apologeta cristiano dei primi secoli, Tertulliano, dice "La ragione è una cosa di Dio, così non vi è nulla che Dio Creatore non abbia provveduto, ordinato e disposto secondo ragione".  La scienza è ricercata perchè è dovere degli uomini conoscere meglio l’opera di Dio. Per dirlo con S.Bonaventura, lo scopo della scienza è che "Dio sia onorato".
Le grandi figure del fiorire della scienza del XVI e XVII secolo – inclusi Cartesio, Galileo, Keplero e quel Newton che per primo darà quelle dimostrazioni di cui Galileo non è stato capace – confessano la loro fede in un Dio Creatore, la cui opera comprende regole razionali che attendono la scoperta.

Rodney Stark, nel suo "For the glory of God" (da cui ho attinto in larghissima parte il materiale per questi post) prende in esame tutti i maggiori scienziati europei attivi tra la data convenzionale di inizio della Rivoluzione scientifica, il 1543 in cui viene pubblicata il De rivolutionibus orbium coelestium di Copernico, e il 1700. Dei 52 nomi selezionati (di cui 15 inglesi, 9 francesi, 8 italiani, 7 tedeschi e gli altri olandesi, danesi, fiamminghi, polacchi e svedesi) ne troviamo 26 protestanti e 26 cattolici. Di questi, un terzo sono ecclesiastici (il 40% tra i cattolici); e, se si analizzano le loro biografie,  per il 61% risultano avere una profonda devozione religiosa, il 35 % sono convenzionalmente religiosi e solo per il 4% scettici (Paracelso e Halley, se qualcuno se lo chiede).
Che la stragrande maggioranza di coloro che sono stati i protagonisti dello sviluppo della scienza avessero una grande fede in Dio forse può volere dire qualcosa. Se ci si basa sulla scienza e non sul preconcetto, chiaramente.

Clerostorica XI – Copernico e i giganti

La leggenda dice che ci siano ancora storici convinti che il Medioevo sia stato un’epoca buia. Probabilmente si tratta di una bufala, in quanto ormai da parecchio tempo è noto che, qualunque cosa dica Voltaire, quella fu un’epoca di profondo e veloce progresso che portò l’Europa a sorpassare il resto del mondo. La Rivoluzione Scientifica del sedicesimo secolo è figlia diretta della Scolastica dell’undicesimo secolo, a sua volta figlia della teologia cristiana. E’ la scolastica a trarsi per prima fuori dalle secche del pensiero filosofico greco. E’ qui che l’astrologia diventa astronomia, l’alchimia chimica.

Prendiamo Copernico (1473-1543). La vulgata che di solito si sente è che un oscuro canonico polacco scoprì per un lampo di genio il contrario di quello che tutti avevano sempre creduto, cioè che la Terra ruota attorno al Sole, e per questo fu perseguitato dalla Chiesa.
In realtà Copernico ebbe una educazione superba. Laureato in primo grado a Cracovia, una delle più grandi università del tempo, studiò altri tre anni e mezzo a Bologna, che di tutte era forse la migliore. Quindi quattro anni a Padova, e un un altro po’ a Ferrara, dove si laureò in legge canonica.
Fu nei suoi studi, dai suoi professori, che apprese le basi di quello che sarebbe stato il modello eliocentrico. Copernico non migliorò gli insegnamenti dei suoi maestri: tirò solo le conseguenze di quello che aveva appreso.

I greci credevano che il vuoto non esistesse, quindi i pianeti per ruotare e non fermarsi per l’attrito dovevano essere continuamente spinti. Dionigi il Piccolo (ca. 550), l’estensore del primo calendario cristiano, propose che fossero esseri angelici a farlo.
Guglielmo Occam (1340) suggerì che se invece nei cieli ci fosse stato il vuoto sarebbe bastata una spinta iniziale data da Dio per far girare i pianeti in eterno. Le idee di Occam furono portate avanti soprattutto a Oxford (da Burley e  Heytesbury, ad esempio) e Parigi.
Qui era rettore Giovanni Buridano, che aveva già demolito punto per punto la fisica aristotelica. Lui riprese la tesi di Occam e la estese, anticipando di fatto la prima legge della dinamica di 300 anni; e scrivendo una lunga discussione sulla possibilità che fosse la terra a ruotare, creando albe e tramonti, cosa che avrebbe richiesto molta meno velocità che non mettere in moto i corpi celesti.
Se Buridano la lascia come ipotesi, questa teoria fu abbracciata dal suo successore, Nicola d’Oresme (1325-1382), che dopo essere stato rettore a Parigi finì come vescovo di Lisieux. Fu proprio lui a superare l’obiezione del fatto che non c’è vento dovuto alla rotazione della terra, e una freccia lanciata in aria non finisce distante dal punto dove dovrebbe atterrare. Bastava pensare che anche l’aria e la freccia ruotano con il resto.
Dopo che i professori iniziarono ad insegnare queste nozioni, e quindi che non era più necessario che il sole girasse attorno alla terra per spiegare il sorgere degli astri, non mancavano che pochi passi per arrivare all’eliocentrismo. Nicola Cusano (che divenne anche lui vescovo) nel 1450 notò che ovunque un uomo sia, sulla terra, la luna o le stelle, gli sembrerà sempre di occupare un punto fermo, e che tutto il resto sia in moto.

Quindi quale fu il merito di Copernico? Poco più di proporre un modello del sistema solare con il sole al centro. Il resto del suo De rivolutionibus orbium coelestium era errato. Perchè, ancora ammaliato dalla filosofia greca, proponeva orbite circolari, inadeguate a spiegare il moto dei pianeti. Trovandosi così nella necessità di far fare capriole (letteralmente) ai corpi celesti per poterne calcolare la posizione. Finendo così con un modello decisamente più complicato e meno credibile di quello del vecchio Tolomeo. 
Se sappiamo così poco del lavoro dei suoi predecessori è perchè anch’egli, come Galileo, si "dimenticò" di citarli nelle sue opere. Anzi, Galileo fece di peggio: cercò di appropriarsi il merito di scoperte altrui, come il cannocchiale o le macchie solari. Che, prima di Galileo, erano state osservate da altri, ad esempio dal gesuita Christoph Scheiner. I quali non la perdonarono al pisano, e proprio l’ostilità di tanti accademici fu uno dei motivi dei suoi guai giudiziari. Eh, altro che "religione contro scienza"!

Clerostorica X – Eppure non si muovono

Molte persone pensano che Galileo sia stato torturato o imprigionato a lungo. In realtà la sua pena fu il confino dapprima nel palazzo di un vescovo amico e poi nella sua villa di Arcetri; e la recita dei salmi penitenziali che sbolognò alla figlia suora. Una pagina triste comunque.
 
Però che Galileo non era un isolato. Faceva parte di una rete di scienziati diffusa in tutta Europa, e che aveva i suoi nodi nelle università. Il lavoro di Galileo nell’astronomia fu fermato: ma in verità non conteneva niente di originale, eccettuata un’unica teoria che del resto era errata.
Altri proseguirono, riuscendo dove lui aveva fallito. E’ questo scambio di conoscenze fecondo – non era raro che i docenti universitari insegnassero in decine di istituti diversi sparsi in tutto il continente nel corso della loro carriera – che è l’humus nel quale sorge l’albero della scienza. In Europa, e non altrove. Perchè solo in Europa è sorto il fattore che ha causato la sua nascita, e precisamente il cristianesimo.
Perchè in Europa, alla fine del medioevo e non altrove? Prendiamo in esame quelle che avrebbero potuto essere culle alternative.

In Cina avvengono grandi scoperte tecnologiche, ma esse non portano ad una filosofia della scienza compiuta. Questo perchè gli intellettuali seguono una religione senza Dio; il sovrannaturale è un’essenza o un principio che governa la vita, ma impersonale, remoto e appartenente al regno del non-essere. Il Tao è un’essenza, yin e yang un principio. E questi non sono in grado di fare niente, non agiscono. L’universo è e sempre sarà; non c’è ragione di credere che funzioni secondo leggi razionali, nè che possa essere compreso in forme fisiche piuttosto che mistiche. Di conseguenza, gli intellettuali cinesi nei millenni hanno cercato illuminazione, non spiegazioni. Insomma, non pensavano che la scienza fosse possibile.

L’antica Grecia per secoli è sembrata essere sul punto di dare origine alla scienza; i suoi filosofi cercavano di spiegare il mondo con principi astratti e generali. Alcuni di loro erano osservatori accurati; ma alla fine tutto quello che ottennero furono filosofie non empiriche, o addirittura anti empiriche, scollegate dalla realtà, e poche isolate tecnologie. Questo perchè la loro immagine degli dèi era insufficiente a concepire un Creatore consapevole; e quindi pensavano l’universo come eterno e increato, procedente in cicli. Per finire, la loro concezione religiosa trasformava gli oggetti in creature viventi capaci di scopi, emozioni e desideri; cosa che ha dato il colpo di grazia alla ricerca di teorie fisiche.
Così Platone concepisce sì un Demiurgo, ma che lavora idealmente con forme perfette; i pianeti sono esseri vivi, i corpi cadono perchè amano la terra, e Aristotele afferma che si muovono perchè a loro piace così. La ciclicità del tempo rende inutile affaticarsi più di tanto, dèi capricciosi non possono scrivere leggi che valga la pena di trovare. Alla fine i Greci stagneranno per secoli, e non farà per niente bene ai Romani l’averne adottato la filosofia.

Non farà bene neanche all’Islam: i suoi filosofi migliori si impantanano in un aristotelismo dogmatico che alla lunga non li porterà da nessuna parte. D’altra parte l’Allah islamico è un dio assai attivo, e sorse presto l’idea che scrivere le leggi della natura sarebbe stato equivalente a volere limitare Dio nel suo volere: insomma, blasfemia. Se Dio fa quello che gli pare, non si possono scrivere leggi per l’Universo. Dopo alcuni progressi in astronomia e medicina anche per l’Islam la corsa si arresta.
La scienza comincia proprio quando la filofia Scolastica scarta l’aristotelismo grazie alla nozione che la missione dell’Uomo è conoscere l’Universo che Dio ha creato. Come vedremo.

Clerostorica IX – Scienza

Maffeo Barberini? Un uomo del Rinascimento, dotto, interessato nelle scienze astronomiche; aveva difeso Galileo nel corso del suo primo processo a Firenze. Quando Barberini era divenuto Pontefice con il nome di Urbano VIII, Galileo aveva capito di avere un occasione d’oro per esporre liberamente le sue idee . Era stato il Papa stesso a dargli l’autorizzazione a procedere, ma ad un patto: che presentasse la teoria copernicana come un’ipotesi e non come un dato di fatto. La concezione di Urbano era, in sostanza: "Dio può fare il mondo come vuole, e se non abbiamo prove certe non possiamo dare risposte definitive"
Retrospettivamente, fu una cavolata da parte di Galileo mettere nel suo libro queste parole in bocca ad uno stupido.

Perchè comunque le Chiesa non è affatto contro la scienza: è contro la pretesa della scienza di dettare l’agenda, di essere verità in se stessa e a sè bastante. Scienza e religione non sono in contrasto tra di loro: anzi, si potrebbe affermare che sono inseparabili. Il sorgere della scienza avviene infatti ad opera di studiosi Cristiani profondamente religiosi.
La cosiddetta Rivoluzione Scientifica è preparata da secoli di sistematico progresso ad opera della teologia scolastica medioevale, sostenuta da quell’invenzione unica della cristianità che è l’università.
E’ importante capire che la scienza non è mera tecnologia. Una società non è scientifica solo perchè può costruire navi a vela o mangiare in piatti di porcellana. La scienza è un metodo utilizzato in sforzi organizzati per formulare spiegazioni della natura, sempre soggette a modifiche e correzioni attraverso osservazioni sistematiche.
In sostanza, la scienza è teoria e ricerca. Organizzata: non il singolo che lavora in solitaria e fa la scoperta casuale, ma una rete di relazioni che si sviluppa nel tempo.

Fino a tempi recenti, il progresso tecnico, anche considerevole, era solo empirico. Frutto di osservazioni e tentativi, ma mancante di teoria. Le innovazioni tecnologiche dei tempi Greco-Romani, Islam, Cina, come quelle della preistoria non sono scienza ma saggezza, abilità, tecnica, tradizione, artigianato, tecnologia, ingegneria, studio o semplice conoscenza.
Parecchi popoli del passato avevano eccellenti capacità astronomiche, ma senza una teoria da provare le loro osservazioni erano solo fatti. Per quanto riguarda i Greci antichi e l’Oriente il loro empiricismo era ateorico, e le loro teorie non empiriche. Ad esempio, Aristotele non permetteva che l’osservazione influisse sulle sue teorie, altrimenti si sarebbe accorto che gettando un sasso due volte più pesante questo non cadeva due volte più in fretta. Bastava un giro alla torre più vicina. Gli atomi di Democrito erano pura speculazione.
No, la scienza è sorta una sola volta, nell’Europa cristiana. E vedremo perchè.

Clerostorica VIII – America, America

E’ il 1537. Sono passati 45 anni dalla scoperta dell’America, 15 anni da chè Cortes ha conquistato il Messico, appena due dalla caduta dell’Impero Incaico ad opera di Pizarro. Due delle forse più sanguinarie civiltà mai apparse sono state abbattute da un manipolo di soldati che hanno sgominato forze 200 e più volte superiori.
Gli spagnoli, che per tutto il secolo saranno in numero estremamente esiguo rispetto agli abitanti del continente, riescono a mantenere il dominio grazie alle alleanze strategiche con alcuni popoli e fazioni locali. Ma fin dall’inizio cominciano i soprusi di chi cerca di sfruttare la situazione a proprio vantaggio personale.
Il frate domenicano Antonio Montesinos, l’ultima domenica dell’avvento 1511, aveva dichiarato che i frati avrebbero negato l’assoluzione a quegli spagnoli che osassero tenere a loro servizio gli Indios come schiavi e che non si fossero pentiti della loro condotta. Un altro frate, Bartolomeo de las Casas, si era posto (in modo forse anche esagerato) contro ogni sfruttamento degli abitanti delle nuove terre.
Grazie anche alla sua azione il Papa Paolo III, il 2 giugno 1537 pubblica la bolla Veritas Ipsa (nota anche come Sublimis Deus) che scomunica chiunque riduca in schiavitù o tenti di convertire a forza "gli Indiani e le altre genti".

(…) Il nemico del genere umano, che sempre si oppone alle opere buone affinché gli uomini periscano, inventò un mezzo fino ad oggi inaudito per impedire che la Parola di Dio fosse predicata alle genti per la loro salvezza e ispirò alcuni dei suoi sottoposti che, desiderando compiacerlo, non hanno esitato ad affermare che gli Indiani occidentali e meridionali e le altre genti di cui in questi tempi abbiamo avuto conoscenza, devono, con il pretesto che ignorano la fede cattolica, essere condotti alla nostra obbedienza come se fossero animali e li riducono in schiavitù, affliggendoli con quelle violenze che si usano con le bestie.
Noi quindi che, benché indegnamente, facciamo in terra le veci di Nostro Signore e che con ogni sforzo cerchiamo di condurre al suo ovile le pecore del suo gregge che ci sono state affidate e che stanno fuori del suo recinto, considerando gli stessi indiani come i veri uomini che sono, che non solo sono capaci di ricevere la fede cristiana, ma che, secondo le nostre informazioni, accorrono prontamente ad essa, e desiderando intervenire con rimedi opportuni, facendo uso dell’Autorità apostolica determiniamo e dichiariamo attraverso le presenti lettere che detti Indiani, e tutte le genti di cui in futuro i cristiani verranno a conoscenza, benché vivano fuori della fede cristiana, possono usare, possedere e godere liberamente e lecitamente della loro libertà e del dominio delle loro proprietà; che non devono essere ridotti in schiavitù e che quanto sia fatto contro di ciò è nullo e senza valore; che detti Indiani e le altre genti devono essere invitati ad abbracciare la fede di Cristo attraverso la predicazione della Parola di Dio e con l’esempio di una santa vita.

Seguiranno altre bolle da parte dello stesso Paolo III e poi, tra gli altri, di Gregorio XIV e Urbano VIII. Nei paesi cattolici dell’America i nativi saranno protetti, entreranno a far parte delle strutture di potere, conserveranno le lingue e le usanze, daranno vita ad una cultura ed una società assolutamente originali. Indicativo che la prima università d’America, l’Università Maggiore di San Marco, siata stata fondata dai Gesuiti a Lima e aperta a tutti già nel 1551. Anche oggi i discendenti degli Indios in America Latina sono la stragrande maggioranza della popolazione.

Negli Stati Uniti, colonizzato da quegli inglesi che hanno creato e alimentato la Leggenda Nera Spagnola, i discendenti degli abitanti originari sono meno dell’1% della popolazione. Soltanto nel 1924 fu loro accordata la cittadinanza statunitense.

Clerostorica VII – Il giudizio e le pene

Chi va in una delle città medievali che costellano il nostro paese e non solo ha un’alta probabilità di imbattersi nei simpatici, allegri e un filo morbosi "Musei della tortura". Ovviamente è l’Inquisizione che compare nei manifesti e nelle locandine; poi, quando si vanno ad esaminare nei particolari gli strumenti (quelli originali) si scopre invariabilmente che facevano parte invece della "dotazione" del signore locale. Già, perchè l’Inquisizione obbediva a regole strette che, a differenze di quelle civili, non prevedevano l’uso della tortura come mezzo preferenziale. Possediamo parecchi manuali ce le descrivono. Possono essere così riassunte:

• L’inquisitore giudica solo i battezzati, non ebrei e musulmani.
• Giunto sul posto, si presenta al vescovo, riunisce la popolazione, ordina che gli siano riferite notizie su eresia ed eretici (Editto di fede).
• Subito concede il perdono ad ogni eretico che si presenta spontaneamente, si pente e denuncia i complici (Editto di grazia).
• Concede per editto un mese di tempo (tempo di grazia) per ricevere denunce, ascoltare confessioni, interrogare a piede libero i sospetti.
• Obbligatoria la presenza del notaio (una novità per l’epoca) che mette per iscritto tutte le fasi del procedimento, deposizioni, testimonianze.
• L’interrogatorio del sospetto avviene in presenza di testimoni. L’imputato può ricusare giudice e testimoni se dimostra che sono prevenuti contro di lui.
• L’imputato può difendersi, anche se con limitazioni. Si avvale di un avvocato difensore.
• Il tormentum (tortura) è limitato, dura al massimo mezz’ora, non può essere ripetuto, non deve procurare né la morte né mutilazioni. Avviene in presenza di un medico. Quasi sempre non viene comunque praticato perchè ritenuto strumento inadatto a raggiungere la verità sui fatti.
• L’inquisizione istituisce la giuria, che prende visione degli atti processuali, si pronuncia sui fatti e sulla pena da infliggere. Ascoltato questo parere, l’inquisitore emette la sentenza.
• Se l’imputato è innocente, viene assolto. Se è colpevole per ignoranza, una volta chiarito l’errore, non viene punito. Se confessa e abiura il proprio errore, è soggetto a lievi punizioni, come la recite di preghiere o il vestire di sacco. La condanna al carcere è, in genere, per brevi periodi. Non esiste l’ergastolo. È possibile il trasferimento di detenuti anziani o ammalati in casa o convento, la semi-libertà, la licenza per buona condotta o per attendere al lavoro dei campi. Gli inquisitori possono attenuare le pene.
• Se recidivo, il colpevole è consegnato al "braccio secolare", ovvero alla giustizia penale che applica le pene previste dalle leggi civili.
• Ma prima dell’esecuzione si opera in tutti i modi, facendo intervenire parenti, amici, persone prestigiose, perché il condannato si ravveda e gli sia risparmiato il rogo.
• La condanna al carcere può comportare una breve detenzione oppure la prigionia "perpetua e irremissibile". In realtà, la detenzione definita "perpetua" non dura più di cinque anni, se il detenuto si pente, e quella "irremissibile" circa otto; condanne come quella "al carcere perpetuo per anni uno" sono di ordinaria amministrazione nei dispositivi inquisitoriali. La pena dell’ergastolo sarà una "invenzione" del Settecento illuminista.

Come si vede siamo in un regime assai più garantista di quello di tante epoche successive. Anche per questo le condanne saranno in percentuale bassissima rispetto al numero di processi. Certo, erano altri tempi: al giorno d’oggi nessuno si sognerebbe di condannare persone perchè vogliono imporre un diverso ordinamento politico, creano organizzazioni segrete o negano quelli che sono considerati dogmi storici, vero?

Clerostorica VI – I fuochi dell'Inquisizione

Se vogliamo capire cos’era l’Inquisizione dobbiamo comprendere bene alcuni punti.

1-Durante il medioevo, e fino a tempi assai più recenti, la pena per quasi qualsiasi delitto era la morte. Nel periodo che prendiamo in esame sono state certamente giustiziate molte, molte più persone per omicidio o furto di quante possano essere state anche solo giudicate dall’Inquisizione.
2-Il potere di infliggere queste condanne era dell’autorità civile. Che non ci andava certamente piano. La tortura era comunemente accettata, e talvolta era parte integrante della pena.
3-La religione era il substrato della convivenza civile. L’eretico a quel tempo è quello che oggi è il terrorista: uno che minaccia lo stato e mina l’ordine costituito.
4-Quindi i principi si sentivano autorizzati ad intervenire in merito, adoperando i proprii criteri, anche servendosi di ecclesiastici poco preparati o a loro succubi. Gli abusi erano frequentissimi, i verdetti di colpevolezza spesso automatici.
5-E qui interviene la Chiesa. Essa avoca a sè il diritto di giudicare imputati di delitti contro la fede. Si serve di persone preparate giuridicamente, che agiscono secondo regole precise e garantiste. Questi sono appunto gli Inquisitori.

Un esempio può essere quello verificatosi nel 1549. Nel resto dell’Europa è cominciata la "caccia alle streghe", che causerà circa 60.000 morti nel giro di 200 anni. Non però nei territori sotto l’Inquisizione, vale a dire Spagna e Italia, dove questa pratica è bollata come superstizione. A Barcellona il locale Inquisitore approva il rogo di sei "streghe". I suoi superiori, stupiti del fatto, mandano immediatamente un’ispezione. L’Inquisitore Francisco Vaca, appena giunto, ordina il rilascio immediato di due donne in attesa di esecuzione. Dopo ulteriori indagini vengono rilasciati anche tutti gli altri accusati e tutte le proprietà confiscate vengono restituite. Il suo rapporto che i processi sono stati "illegali e contrari alle regole del Sant’Uffizio" e le accuse "ridicole" causa la rimozione del rappresentante locale. Dopo tali fatti, l’Inquisizione si adopera quando possibile per fermare questo tipo di esecuzioni, riuscendoci salvo pochissime eccezioni.

Come nei precedenti casi anche qui in gran parte la cattiva fama e le esagerazioni arrivano dalle falsificazioni protestanti e illuministiche, che ora man mano vengono alla luce. L’Inquisizione potrà apparire abominevole ai nostri occhi contemporanei dove colpisce le opinioni, ma se si sta ai fatti non si può non vedere come rappresenti un tentativo di dare un assetto giuridico alla costante tentazione umana di giudicare con gli occhi del carnefice.

Clerostorica V – Alle Crociate!

Ah, le Crociate. Quanti film, libri, inchieste televisive più o meno scandalistiche…l’imperialismo cristiano, l’aggressione occidentale ai pacifici arabi…
Diamo un poco di contesto.

Intanto, sì, le crociate sono veramente esistite. Ce ne sono state più o meno una dozzina, di cui nove verso la Terrasanta.
Sono gli ultimi anni del XI secolo. E’ passato appena un secolo da quando i musulmani sono stati scacciati dal Lazio. La Spagna è in gran parte loro. Bande di scorridori e pirati maomettani infestano ancora il sud dell’Europa, fin sulle Alpi.  Ma la loro pericolosità è ridotta da una serie di successi militari degli europei, come la riconquista della Sicilia avvenuta qualche anno prima ad opera dei normanni: ormai sono parecchio indeboliti. La causa ultima di ciò è la caduta del califfato ad opera delle dinastie turche dei Selgiuchidi che soppiantano gli arabi nel dominio del Medio Oriente. Questi conquistatori si impadroniscono dell’Asia Minore, una delle più antiche terre cristiane, e minacciano da vicino Costantinopoli.

Mentre nei quattrocento anni passati dalla conquista da parte degli arabi di Gerusalemme i pellegrinaggi erano sempre avvenuti indisturbati o quasi, le cose adesso cambiano decisamente. Le carovane sono attaccate, i cristiani derubati, uccisi, presi come schiavi. E’ impossibile giungere nei luoghi dei Vangeli. E’ una situazione che desta particolare senzazione in Europa; nasce l’idea di un pellegrinaggio armato per riaprire le vie di comunicazione; che si trasforma, alla fine, in un tentativo di strappare la Terra Santa ai suoi nuovi padroni. Favoriti dalle guerre in corso tra i diversi stati musulmani dell’area, i soldati occidentali conquistano Gerusalemme e alcune altre città, tra cui Nicea (sì, quella del Concilio) ed Antiochia (dove, raccontano gli Atti degli Apostoli, i cristiani furono chiamati per la prima volta così).

Non c’è dubbio che sia una prospettiva di fede a guidare i primi cruce signati, almeno nella stragrande maggioranza. E’ un voto, e non altro, a far cucire la croce sulle tuniche dei pellegrini-soldato e a far rischiare loro la vita. Nobili e comuni cittadini lasciano tutto quello che possiedono per quello che è un atto penitenziale. Come in tutte le attività umane vi è poi sempre una componenente di bramosia di potere, di opportunismo. A parte la prima tutte le altre crociate verso la Terrasanta saranno anche a causa di ciò dei fallimenti più o meno completi.

La brutalità degli episodi guerreschi visti da noi osservatori contemporanei non deve fare dimenticare che quello era lo standard dell’epoca. Pensare che i crociati avrebbero potuto comportarsi diversamente equivale a dire che erano degli stupidi perchè non pensarono di andare in Palestina in aeroplano. Quella del tempo è una mentalità, sono usi molto diversi dai nostri.

E’ da notare che gli anni avevano completamente rimosso la memoria di quelle guerre dalla storia musulmana, episodi tutto sommato marginali nel mezzo di conflitti decisamente più sanguinosi. Saranno ancora una volta gli illuministi del ‘700 a ritirare fuori l’argomento usandolo a fini propagandisti e anticristiani; e dall’Europa il termine crociata, molto più tardo rispetto a quei fatti, arriverà seguendo gli antichi intinerari a scaldare gli animi dei musulmani contemporanei.

Clerostorica IV – Chi dice donna

Scrive Regine Pernoud, la grande storica del Medioevo: "Le donne di oggi, femministe comprese, hanno ancora parecchio da fare prima di raggiungere il prestigio e l’influenza che ebbero nel Medio Evo cattolico".
In effetti, a leggere i documenti si resta sconcertati. Non era questo il periodo in cui la Chiesa, prima di decidersi ad ammettere che pure le femmine hanno l’anima, ha convocato concili, nicchiato, è stata terreno di liti teologiche?
Qualche dotto cita pure il concilio di Mâcon. Però a Mâcon, nella Francia centrale, si tenne nell’anno 585 non un "concilio" ma un sinodo provinciale. Ne possediamo gli atti, ma invano vi cercheremmo discussioni sull’anima, tanto meno su quella femminile. Né vi è traccia di simili discussioni mai, nè prima nè dopo, in nessun documento della Chiesa ufficiale.
San Gregorio, che vi partecipò, ci ha lasciato nel libro ottavo della sua Historia Francorum la descrizione dei lavori. Racconta che in una pausa un vescovo pose ai confratelli una questione filologica: il termine latino homo, può essere usato nel senso allargato di "persona umana", comprendente dunque entrambi i sessi, o è da intendersi nel senso ristretto di vir, di maschio? Al che i confratelli lo cazziarono, docendo di andarsi a leggere la Genesi, secondo cui Dio creò l’essere umano (homo) come maschio e femmina; e, inoltre, la definizione di Gesù come "figlio dell’uomo" (filius hominis), benché egli fosse "figlio della Vergine", dunque di una donna.

In effetti fin dal suo inizio il cristianesimo ha sostenuto la pari dignità di uomini e donne, distinguendo i ruoli. Alla donna sottomessa del mondo pagano contrappone figure spesso molto più libere e degne delle loro controparti maschili. L’essere umano più alto per i cristiani è una donna, Maria.

Giusto per fare un paio di esempi: Caterina da Siena (1347-1380), una giovane borghese qualunque, intrattiene una corrispondenza fittissima con i regnanti di mezza Europa, è chiamata a dirimere controversie tra stati e si permette di dire al Papa di tirare fuori le palle. Roberto d’Arbrissel (1047-1117) fonda un ordine conventuale misto dove i monaci maschi sono sottomessi ad una badessa, approvato dalla Chiesa e diffuso in tutto il continente, che sarà poi abolito dal francesi dopo la rivoluzione.

Già, perchè saranno gli illuministi (gli stessi che idearono la leggenda nera del "concilio di Mâcon") a tirare fuori la retorica dell’angelo del focolare, e Napoleone a diffondere le leggi che "rimettevano al suo posto" la donna (negandole ad esempio la docenza universitaria). E non a caso tutti gli illuminati utopisti dell’epoca invocano il "mettere in comune" le donne, a disposizione dei maschi, come cardine fondante nella loro società ideale.
Nell’epoca dei lumi diventano impossibili quei ritratti che ho visto sulle pareti del Sacra di S.Michele o nel castello di Manta: donne diritte, fiere, con in mano le armi, i simboli del potere o il libro, che ti guardano negli occhi certe di quello che sono: figlie di Dio.

Clerostorica III – Fatti

Siamo alla domanda 3 del nostro test.
La risposta c, come abbiamo già visto, è da escludere. La posizione b, cioè che i Vangeli siano elaborazioni tardive delle comunità cristiane, è stata la posizione delle principali scuole teologiche del secolo scorso. Si cita spesso Bultmann come il principale estensore di questa teoria, che staccherebbe il Vangelo dalla storia per riposizionarlo nel mito.

Ma a partire dagli ultimi anni del XX secolo, con il raffinarsi della filologia e alcune nuove scoperte archeologiche, questa ipotesi ha subito duri colpi.
Il papiro egiziano "Rylands", contenente alcune righe del Vangelo di Giovanni, risale a non oltre il 125. Considerando il tempo che il testo deve avere impiegato per arrivare da Efeso (dove fu scritto l’originale) in Egitto non deve essere più distante di 30-40 anni dall’originale. Quindi il Vangelo di Giovanni non può essere stato redatto nel 200 ma molto prima.
Nelle grotte di Qumran, appartenenti alla comunità essena massacrata dai romani nel 67 d.C e rimaste sigillate da allora, è stato rinvenuto un minuscolo frammento di papiro (7Q5)  identificato con un passo del Vangelo di Marco. Altri criteri datano questo frammento al 50 d.C.; tuttavia non tutti accettano questa attribuzione delle poche lettere contenute.
Altri tre frammenti del papiro P 64 del Magdalen College di Oxford, appartenenti al Vangelo di Matteo, sono stati recentemente retrodatati al 60 d.C.

Questo per l’archeologia. L’analisi del testo ha poi evidenziato che l’originale dei Vangeli, quantomeno sinottici, è l’aramaico, la lingua parlata in Palestina ai tempi di Gesù. Sono presenti costruzioni sintattiche incompatibili con la lingua greca, e comprensibili solo ipotizzando che siano stati scritti originariamente nella stessa lingua parlata da Gesù e i discepoli.
Qual’è l’importanza del fatto che i Vangeli siano stati scritti così presto? Che, se sono stati redatti entro pochi anni dalla morte di Gesù, dovevano essere ancora vivi testimoni in grado di smentirli se avessero contenuto imprecisioni o inesattezze. Se i miracoli fossero stati dei falsi, le profezie fasulle. Se Gesù non fosse mai esistito. Visto il grado di conflittualità con le gerarchie ebraiche, queste obiezioni sarebbero certamente venute fuori nei documenti anticristiani dei primi secoli che certo non ci mancano. Invece niente.
I Vangeli non sarebbero quindi favole edificanti, ma testimonianza storica. Fatti accaduti. Fatti.

Clerostorica II – Canonici

Se alla domanda 2 del test avete risposto "a"…allora probabilmente avete letto il "Codice da Vinci".
E’ proprio in quel romanzuncolo che si trova infatti la frase "Più di ottanta vangeli sono stati presi in considerazione per il Nuovo Testamento…Costantino commissionò e finanziò una nuova Bibbia". Che non sta nè in cielo nè in terra.

L’evento cristiano, a partire dal suo inizio, è un evento storico ed è verificabile con i documenti come ogni altro fatto.
Ora, sappiate che gli antichi testi manoscritti su cui si basa la nostra conoscenza di un particolare autore si chiamano "codici". Di Orazio abbiamo circa 250 codici. Di Platone una decina. Di Tacito tre. Del Nuovo Testamento 5300 circa, e dei Vangeli in particolare pressapoco 2100.
L’autore classico con il codice più antico è Virgilio, e risale a circa 350 anni dopo la sua morte. Per Cesare addirittura 900 anni dopo, Platone 1300, Eschilo 1500. Nessuno, che io sappia, ha mai dubitato della loro attendibilità. Come vedremo poi, i più antichi documenti del Nuovo Testamento risalgono a poche decine di anni dalla data della loro probabile stesura.

Esistono altri vangeli, i cosiddetti "vangeli apocrifi". Sono circa una decina quelli di cui si hanno notizia. Di ognuno restano pochissimi codici, a volte solo frammenti. I più importanti sono lo Pseudo Tommaso, il Vangelo di Pietro, l’apocalisse copta di Pietro, il Vangelo copto di Tommaso, il Vangelo di Maria, il Vangelo di Filippo. Ma mentre i Vangeli canonici sono scritti in ambiente evidentemente palestinese, e con una sana dose di verosomiglianza, tutti gli apocrifi appaiono ad analisi filologiche come redatti molto più tardi (anche 300 anni dopo), scritti in un contesto diverso e con uno stile spesso esagerato.
Gli antichi autori citano spesso i Vangeli canonici: ad esempio Papia, vescovo di Gerapoli, nel 120 definisce l’evangelista Marco "traduttore" di Pietro, e scrive che Matteo raccolse in lingua ebraica i fatti su Cristo e li tradusse in greco come ne era capace. Giustino di Sichem nel 150 cita oltre 260 volte i quattro Vangeli canonici, Ireneo (180 d.C.) più di 1000.

La prima lista quasi completa dei testi del Nuovo Testamento risale al 170-190, è il cosiddetto "Canone muratoriano". Eusebio, contemporaneo di Costantino, dice che la discussione sul canone preciso è ancora aperta, ma che i testi sui quali sono tutti concordi sono i Quattro Vangeli, gli Atti, le lettere di Paolo, la prima di Giovanni e la prima di Pietro. Il canone definitivo, 27 libri, arriva con Atanasio nel 367.

I criteri che hanno determinato questa scelta sono storici e testuali. Criteri solidi, incontestabili. I cristiani hanno i piedi per terra. Necessità, visto i tanti che quella terra da sotto i piedi gliela vorrebbero levare.

Clerostorica I – Costantino

Costantino. Non uno stinco di santo, ma un Imperatore Romano. Conquista il potere ammazzando gli altri pretendenti al titolo, che cercavano di fare altrettanto. Parla di una visione, di una voce, che lo porta ad adottare la croce come emblema del suo esercito.

Nei trecento anni precedenti i cristiani sono stati perseguitati in tutte le maniere, a più riprese. Ci sono stati Imperatori che li hanno sopportati purchè stessero in silenzio, altri che li hanno ricercati, stanati, imprigionati, uccisi. E’ pericoloso un culto che dice che l’Imperatore è un uomo come gli altri. Che chiede di dare a Dio ciò che di Dio, che separa se stesso dallo Stato. Mal si adatta ad un Impero dove l’Imperatore è il sommo sacerdote, dove si chiama pio chi pratica il culto con precisione – fede non compresa.

Ma adesso i cristiani sono troppi, sono dappertutto. A forza di vederseli intorno qualche pregiudizio cade. Non è vero che mangiano carne umana e bevono sangue nei loro riti. Non del tutto, almeno. E sono bravi soldati, forse anzi più bravi degli altri. Fanno il loro dovere con uno spirito nuovo.
Costantino, dicevamo. Vede una croce nel cielo, e la mette nelle sue insegne. Il suo esercito sconfigge l’avversario, conquista Roma. E quindi l’editto di Milano: per la prima volta il cristianesimo diventa religio licita, diventa legale essere cristiani. Per la prima volta.

Costantino no, non lo diventa. I cristiani sono minoranza, per poco ancora. E Costantino no, non è proprio uno stinco di santo, non come sua madre, Sant’Elena.
Si farà battezzare una settimana prima di morire. Questo, qualcosa vorrà pur dire. Si può essere l’uomo più importante del mondo, ma arriva per tutti il momento in cui l’opportunità politica, la potenza, la gloria diventano niente rispetto a quello che sta davanti. Un uomo deve essere sincero, almeno davanti alla morte. Pur se, come dice Evelyn Waugh nel suo "Elena", "Tutti abbiamo la possibilità di scegliere la Verità, e immagino che agli Imperatori sia concesso di farlo in maniera più spettacolare che alla gente qualunque".

Test clerostorico

Prendendo ispirazione (e non solo) da bizblog, ho messo su un quizzetto veloce sulle "leggende nere" della storia della Chiesa. Non vale andare in rete…rispondete di botto, e poi confrontate le risposte al fondo.
Delle tre risposte alle seguenti domande, solo una è giusta. Dica il candidato quale.

1. Chi era Costantino il Grande?
a) Era il Papa che indisse il concilio di Nicea, nel quale fu deciso a maggioranza il fatto che Cristo era il Figlio di Dio
b) Era l’Imperatore che adottò il cristianesimo come religione ufficiale dell’Impero, bandendo il culto di Giove e degli altri dèi.
c) Era un Imperatore che stabilì libertà di culto per il cristianesimo ma che si fece battezzare solo sul letto di morte

2. Ai tempi del Concilio di Nicea…
a) C’erano oltre ottanta Vangeli diversi, tra i quali ne vennero scelti arbitrariamente quattro come ufficiali 
b) Non era stato scritto ancora alcun Vangelo. Fu proprio nel corso del Concilio (325 d.C.) che fu deciso di dare forma scritta alle tradizioni orali preesistenti.
c) Esisteva una solida tradizione che identificava i quattro Vangeli canonici.

3. Quando furono scritti i primi Vangeli?
a) Furono scritti in aramaico entro pochissimo tempo dalla morte di Gesù. Ci sono prove filologiche e papiri risalenti a non più di 35 anni da quella data.
b) Sono prodotti tardivi delle comunità cristiane, redatte alla fine del II secolo e basati su una tradizione orale. Le prime prove archeologiche risalgono al 190 d.C. circa (papiro di Alessandria)
c) Furono scritti all’indomani del concilio di Nicea su richiesta di Costantino, in greco prima e poi tradotti in latino.

4. La donna, per i cristiani del medioevo…
a) non aveva l’anima, o almeno la cosa era in forte dubbio. Fu solo il Concilio di Mâcon a stabilire che anche la donna possedeva un’anima immortale.
b) era tenuta altamente in considerazione, tanto che si dà il caso di badesse che comandavano su conventi maschili.
c) Doveva rimanere sottomessa e soggiogata, e tale rimase fino all’illuminismo (sec.XVII)

5. Come nacquero le crociate?
a) Furono un fenomeno imperialista che mirava a soggiogare o distruggere le pacifiche popolazioni musulmane del Medio Oriente
b) Nacquero come risposta al blocco della Terra Santa da parte dei musulmani e alle scorrerie che devastavano le coste del Mediterraneo
c) Non sono mai realmente esistite.

6. Quante furono le condanne a morte seguite a processi dell’Inquisizione?
a) Per l’inquisizione medioevale circa dell’1% dei processi. Per l’inquisizione spagnola è  stato calcolato una  percentuale di condanne nel periodo 1540-1700 dell’1,83%, e 500 esecuzioni; in quella romana 97 in tutto in tre secoli. In tutto circa mille persone.
b) Circa 80.000 persone fino al 1826, con una percentuale di condanne del 43% per l’inquisizione spagnola.
c) Furono bruciati circa 8 milioni di persone, tra cui due milioni di streghe e un milione di ebrei.
 
7. Cosa introdusse l’inquisizione nei processi medioevali?
a) la tortura della ruota
b) l’avvocato difensore
c) il rogo

8. Nella colonizzazione dell’America…
a) La Chiesa fino al XVII secolo giustificò la schiavizzazione degli Indios, asserendo che non avevano anima, e autorizzò la soppressione di quanti non si convertivano ricorrendo all’Inquisizione.
b) Si disinteressò della questione indigena, operando solo tra gli spagnoli; fino al XVIII secolo agirono solo pochi missionari gesuiti. 
c) Proibì, anche tramite bolle ed encicliche, ogni schiavizzazione degli indios fin dal primo momento, e promosse il cristianesimo che subentrò con grande successo ai cruenti riti locali. 

9. Il papa Urbano VIII (Maffeo Barberini), pontefice all’epoca del processo a Galileo…
a) era un vecchio amico di Galileo e uomo colto e aggiornato in fatto di scienza
b) era un vecchio nemico di Galileo (che disprezzava in quanto insegnava in Università), e riteneva la nuova scienza inferiore alla magia
c) era un oscurantista dedito alla persecuzione di scienziati, maghi e uomini di cultura in genere.

10. Durante il processo Galileo
a) fu torturato a lungo fino all’abiura
b) non fece nemmeno un giorno di prigione, nè subì alcuna tortura
c) fece circa 3 mesi di prigione a Castel Sant’Angelo

11. Quali furono le condizioni poste dagli inquisitori a Galileo?
a) Galileo avrebbe potuto sostenere l’eliocentrismo ma specificando che si trattava di una teoria non ancora dimostrata dai fatti
b) Galileo avrebbe dovuto sostenere che il sole girava intorno alla terra
c) A Galileo sarebbe stato vietato di guardare il cielo col cannocchiale, essendo il cannocchiale opera del demonio. Doveva inoltre dire 3 Paternoster e 4 Ave Maria tutte le mattine

12. La teoria eliocentrica ai tempi di Galileo
a) era già effettivamente dimostrabile da dati di fatto, come del resto Galileo fece al processo
b) non aveva ancora prove definitive e del resto Galileo non fu in grado di produrle al processo
c) era di dominio pubblico presso sette segrete 
 

RISPOSTE:

Evidenziare qui sotto per leggere le risposte. Dato che oggi siamo lunghi ogni risposta sarà discussa e giustificata per esteso nei prossimi post.

1. c – Note
2. c – Note
3. a – Note
4. b – Note
5. b – Note
6. a – Note
7. b – Note
8. c – Note
9. a- Note
10. b – Note
11. a- Note
12. b- Note

Note conclusive