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Non è Vangelo – XIX – Lettucci e peccatucci

Grazie per avere preferito ancora una volta il nostro gruppo di studi sugli effetti nefasti della lettura dei Vangeli, quei librettini sgangherati che riportano le vicende di “G”, il falegname disoccupato. In tutte le bolge e i gironi – sola andata – di casa nostra ormai non si parla d’altro: quale orrendo episodio i nostri antieroi commenteranno oggi?
La scelta è caduta sulla nota storia del paralitico e del suo lettuccio. Ne facciamo un rapido riassunto.

G è nella villa di un suo amichetto imprenditore nel settore della pesca e sta tenendo corte. C’è sovraffollamento di curiosi, perditempo e disgraziati di ogni genere. Una coda mostruosa, peggio delle attrazioni di un parco divertimenti durante i ponti. Così le persone serie che avrebbero voluto sentire lo pseudoprofeta per capire la sua inconsistenza devono rinunciare. Un tale disprezzo per il popolo è tipico di una certa concezione elitaria della religione: dispiace che il cosiddetto messia non abbia voluto affittare un luogo più ampio per i suoi interminabili sproloqui. D’altra parte forse ciò era voluto: la sua parola è per pochi, solo per quanti ne sono degni, vale a dire quelli che arrivano per primi.
Noi stessi siamo favorevoli a un numero chiuso per le cose religiose; più quel numero si approssima a zero meglio è.

Ma torniamo alla vicenda. Vista la folla, un gruppo di furbetti decide di aggirare l’ostacolo. Sale sul tetto della casa, fa un buco nel soffitto e cala giù un lettuccio con sopra un paralitico, in maniera da saltare la fila e passare avanti agli altri. Invece di rimproverare i vandali maneggioni per la loro distruzione – ma in fondo il tetto mica era suo – il sedicente messia che fa? Li loda per la loro fede!

Per lui, capite, questa è la fede: irrompere in casa d’altri con la forza e l’inganno, prevaricando quanti hanno pazientemente fatto una coda per giungere fino a lì. Questo quindi dovrebbe fare il seguace del falegname secondo il suo maestro: ricorrere ad ogni stratagemma, non importa quanto discutibile, per ottenere il risultato voluto. Sarà sempre e comunque giustificato.
Chissà quelli gabbati. Ma di loro a G non importa; importa il suo compiacimento che siano lì per lui, che lo porta a trascurare anche il danno causato. Non solo trascurarlo, ma persino a perdonarlo. Sì, perdonarli! Infatti rimette prontamente i peccati per i suoi ultrà scatenati. Al che la gente intorno giustamente si indigna. Ehi, gli dicono, non hai il diritto di comportarti così: nessuno può rimettere i loro peccati. Lui che fa, allora? Per dispetto, non solo perdona il paralitico ma lo guarisce pure: questi prende su il suo lettuccio e scappa via prima che la folla lo linci.

Permetteteci di avere qualche dubbio su tutta questa storia. Uno che fa simili trucchetti, farsi calare con il lettino, secondo voi è un malato vero? Macché, date retta, quello era un furbone, un attore, un finto invalido. Se ne va  perché l’hanno riconosciuto.
Poniamo poi che fosse un invalido vero. Ma, secondo voi, è giusto quello che ha fatto G? Solo perché uno taglia la fila deve essere per forza guarito? Pensate per esempio alle conseguenze che avrebbe un comportamento del genere sul vostro sistema previdenziale. Cosa accadrebbe se i più furbi passassero davanti agli onesti? Se uno facesse tutto secondo le regole e poi fosse superato da un amico dei potenti?

Questa storia della remissione dei peccati non funziona da parecchi punti di vista. Anche se davvero l’invalido è stato guarito, chi lo dice che di conseguenza G abbia anche il potere di perdonare? Non è che uno si reca dal primario di ortopedia quando ha peccato.

Che poi anche parlare di peccato non ha molto senso. L’abbiamo già detto, ma è meglio ribadire: il peccato non esiste. Le persone fanno semplicemente quello che è più conveniente per loro. Perché dovremmo giudicarle se in coscienza prendono una decisione che a loro parere è la migliore? Vogliamo sindacare la libertà? Mettiamo che loro non sappiano davvero quello che stanno facendo: allora non hanno colpa, sono immacolate. Il vero cattivo sarebbe il cristianuccio moralista che volesse rivelare loro che stanno compiendo il male. D’improvviso quegli innocenti si troverebbero in colpa, e il nostro moralista d’accatto sarebbe il vero responsabile per avere inviato giù da noi qualcuno che senza il suo intervento sarebbe finito ad annoiarsi lassù tra le nuvolette.
E invece quelli che sapessero di stare commettendo un peccato ma non volessero cambiare? I casi sono due: o non cambiano a ragione veduta, e questo vuol dire che hanno delle forti motivazioni per fare come fanno, non possono agire diversamente, e quindi non sono colpevoli; oppure non lo fanno per qualche futile motivo, ed in tal caso sono malati mentalmente perché non si rendono conto delle cose come stanno, e quindi ancora una volta non colpevoli.

Conclusione: in nessun caso il peccato esiste.
Se non esiste peccato non esiste neanche colpa o assoluzione, e quella di G e del suo clero è solo una complicata truffa. Qualsiasi azione possiate compiere è giustificata dalla vostra libertà, dalla vostra ignoranza o dalle vostre motivazioni. A volte anche tutte e tre assieme. Noi demoni siamo comprensivi, sappiamo bene che talvolta si è come costretti a fare il male. Siamo noi che vi spingiamo.
E se qualcuno asserisse che però il peccato esiste, quello sì che farebbe peccato! Sarebbe una mancanza di misericordia, di comprensione, una colpevolizzazione del povero peccatore innocente frutto di durezza di cuore e di aridità d’animo. Nessuna pietà per quei vili, meritano tutto il nostro disprezzo.

Perciò, voi tutti che facevate la coda in quel pomeriggio laggiù in Palestina, se siete mai esistiti rassicuratevi: non avete perso nulla. Si può fare quello che si vuole con la propria vita senza nessuna conseguenza. Volete gettarla via? Potete farlo. Non andrà persa: noi la raccoglieremo e sapremo sfruttarla al meglio. E’ il bello di essere diavoli: del peccatore non si butta via niente.

Non è Vangelo – XVIII – Alzati, Lazz…

Ditelo. Dite anche voi che non riuscite a sopportare lo stile falsamente diaristico in cui sono scritti i Vangeli, come se trattassero di fatti accaduti davvero e non di fanfaluche inventate da ignoranti in crisi mistica.
Levatevelo, questo pensiero. Ammettetelo: per quanto possano apparire al principio affascinanti gli episodi della vita di “G”, il carpentiere disoccupato diventato predicatore girovago, alla fin fine sono tutti uguali. Ripetitivi: arriva là, guarisce questo e quest’altro, raccomanda di non dire niente a nessuno e se ne va. I miracolati blaterano a destra e a manca, i discepoli non capiscono niente, gli onesti farisei sono accusati di tramare nell’ombra. Insomma, trame poco originali, senza vero pathos, senza approfondimento psicologico. I colpi di scena sono pochi e telefonati: dai, non mi dite che non l’avevate capito subito che il colpevole era Giuda. Perché hanno avuto tanto successo? Ve lo dico: effetti speciali, torbide storie di sesso e di orrore, un’azzeccata campagna pubblicitaria.

Guardate l’episodio di Lazzaro. Forse una volta poteva fare impressione ma oggi, dopo notti di morti viventi, risvegli di mummie e cadaveri che passeggiano nei supermercati sembra solo l’ennesimo remake di Romero, una serie tivvù con poco budget e sceneggiatura ritrita.
Non ve lo ricordate? Vi ravvivo io la memoria.

A G giunge notizia che un suo amico, tale Lazzaro, è malato gravemente. Chiunque abbia un minimo di pratica cinematografica già lo sa cosa accade dopo: se viene descritta la famiglia c’è da scommettere che questo crepa. Infatti. Ma G qui dimostra la sua vena perfida. Invece di precipitarsi a casa dell’amico morente lascia trascorrere il tempo necessario perché questo tiri davvero le cuoia. Perché ha aspettato? Possiamo tranquillamente leggere in questo atteggiamento da parte dell’autoproclamato Messia un appoggio al testamento biologico, alla sospensione dell’alimentazione per i malati terminali e in generale alle pratiche di eutanasia. Voleva evitare di salvare qualcuno già condannato, qualcuno che magari aveva pure espresso la sua volontà di non essere rianimato in caso di incidente. Non lo sappiamo con certezza, perché la Chiesa ha probabilmente nascosto le prove. Fosse vero sarebbe gravissimo. E’ appunto per evitare casi come questi che serve una legge: per potersi assicurare che non solo tutti quelli che devono morire muoiano davvero, ma che possibilmente lo facciano per propria mano o per mano di qualcun altro. Ambedue le possibilità a noi demoni stanno bene: suicida oppure omicida, qualcuno giù da noi arriva.

In ogni caso, alla fine il carpentiere si mette in marcia per la casa di Lazzaro, in Giudea, dov’è giustamente considerato nemico pubblico. I discepoli lo seguono malvolentieri; rischiano la vita. Ma a lui non importa, e non esita a metterli in pericolo tutti per raggiungere il capezzale del suo amichetto.

Lazzaro aveva due sorelle, un’arrogante maniaca del lavoro chiamata Marta e un’altra che di nome faceva Maria, una feticista dei piedi, pigra e piagnona.  E’ Marta che lo va ad accogliere, e lo cazzia violentemente sul fatto che non fosse stato presente alla dipartita del suo caro. Adesso arrivi? Sono tre giorni che è morto, gli rinfaccia. Non te ne frega niente, dice tra le righe. Getta addosso  a G tutta la colpa di quella morte, e noi non possiamo che essere d’accordo.
Il falegname abbozza qualche debole scusa tardiva. Arriva poi anche Maria, che replica il cazziatone. Umiliato, G si mette anch’esso a frignare come una ragazzina. Soffiatosi il naso, chiede di potere profanare il sepolcro dove giace il suo cosiddetto amico ormai decomposto.
L’evangelista si lascia qui scappare anche una perfida considerazione sull’igiene personale del defunto, che a quanto pare puzzava. Forse un sottile riferimento razzista?
Giunto alla tomba, G chiama il suo occupante: “Vieni fuori, lazzarone!” e questi esce dalla tomba drappeggiato come Boris Karloff ne “La Mummia”. Uh, il morto vive!

Questa la narrazione. Ovviamente, se l’episodio non è del tutto inventato, non si tratta che di una messinscena. Ma che, nella sua cruda essenzialità dilettantesca, rivela qualche accenno delle vere convinzioni del figlio del falegname

Vi pare che G rispetti la libertà di scelta di Lazzaro? E se lui non avesse voluto essere resuscitato? Perché non ha chiesto un consenso preventivo? C’era proprio bisogno di farlo uscire dalla tomba? Non poteva lasciarlo riposare in pace? Quello attuato dal presunto Messia si prefigura come accanimento terapeutico, dimostrato dal fatto che non solo era ineluttabile la morte del soggetto, ma che questo era davvero defunto.

Il falegname sarebbe anche imputabile di vilipendio di cadavere e di procurato pericolo per la salute pubblica. Il defunto già puzzava, lo si è detto. A voi farebbe piacere che un risorto se ne vada in giro a disseminare liquami necrotici ovunque? Immaginiamo cosa avranno detto i vicini. E’ quindi del tutto comprensibile che i migliori elementi della comunità si siano subito attivati per stroncare sul nascere questa minaccia all’ordine pubblico. Andando a denunciare il novello Frankenstein e i suoi esperimenti di rianimazione hanno compiuto il loro dovere.
Si capisce quindi che le autorità ricerchino il predicatore errante come un pericoloso terrorista in grado di minare la convivenza civile.

Cosa succederebbe, infatti, se tutti se ne andassero in giro a resuscitare parenti e amici? Pensate solo all’effetto sulla sovrappopolazione, per non parlare dei conti delle pensioni. L’INPS fallirebbe subito, gettando sul lastrico milioni di poveri pensionati.

Il comportamento folle e dissennato di G doveva essere quindi fermato. Per il bene  di tutto il popolo, come giustamente espresso dalla legittima autorità religiosa, quel folle doveva morire.
Perciò anche voi, umani, concordate con me. Meglio scrivere un bel testamento biologico che dica “se dovessero tentare di resuscitarmi, impeditelo”! Potrete così marcire in pace nella vostra tomba. Anche in caso di miracoli.

Non è Vangelo – XVII – Giovane ricco, mi ci ficco

Stanchi di sentire prediche sull’essere buoni? Decisi a fracassare e rovinare ogni cosa che vi sta attorno? Desiderosi della libertà assoluta, senza regole e leggi, che sola può dare soddisfazione ai vostri istinti animali, alla scimmia che sta in voi? Allora questo è il posto giusto. Qui da me potete trovare parole che prendono in giro chi pensa che la vita sia una cosa seria, e financo eterna.
Come quelli che prestano davvero ascolto a quei libercoli chiamati Vangeli. Illusi. Noi diavoli vi diciamo la verità: la verità non esiste, e l’eternità è un’illusione. Venite con noi, e vi faremo scoprire nella pratica quanto affermiamo.

Prendete ad esempio quell’episodio evangelico noto come “del Giovane Ricco”. Ne rammento brevemente la trama per coloro tra di voi che non l’hanno presente.

“G”, il figlio disoccupato del falegname, il protagonista dei libercoli di cui sopra, ha plagiato con le sue parole un giovanotto di buona famiglia. Questi, desideroso di compiacere il suo idolo, lo accosta e gli chiede cosa debba fare per guadagnarsi questa famigerata vita eterna. G è chiaramente in difficoltà, e dà una risposta banale, biascicando qualcosa sul fatto che occorre rispettare i comandamenti. Ma il giovane a quanto pare è un fanatico fondamentalista, e quindi gli replica che già lo fa. Il predicatore è preso di sorpresa – ma come, qualcuno che rispetta i comandamenti? Impossibile! – però intravede un possibile affare. Lo invita infatti a cedere i suoi beni e venirgli dietro. Il giovane, compreso l’inganno, gli risponde che non è così fesso e se ne va.

G a quel punto, per mascherare il suo fallimento, butta tutta la colpa addosso alla ricchezza. Essere ricco è incompatibile con il suo progetto politico, proclama. I discepoli, nella loro naturale avidità, sono perplessi per queste frasi populiste dall’impronta comunista: “Impossibile” dicono.  Il carpentiere fallito, con la sua innegabile astuzia, comprende che c’è aria di scissione. Smentisce subito le sue parole precedenti sostenendo che però al Nemico-che-sta-Lassù tutto è possibile. Tipica irrazionalità religiosa: a questo punto il Nemico non potrebbe far entrare direttamente nel suo ridicolo regno tutti quanti, senza sforzo? Cosa sono queste preferenze per alcuni ricchi? Quanto hanno pagato?

G rincara ancora la dose. Coloro che l’hanno seguito avranno un giorno cento volte tanto rispetto a quello che hanno lasciato, asserisce. Non è chiaro cosa intenda: se esproprieranno i legittimi proprietari fregandosi quanto quelli posseggono, oppure se auspica un’elevatissima inflazione .

Fino a qui la narrazione. Ma nel testo possiamo trovare diversi altri spunti. La prima osservazione che facciamo è che G elenca i comandamenti da rispettare, tralasciandone alcuni. E’ ovvio che questi ultimi si possono infrangere senza conseguenze. Ad esempio, nell’elenco manca quello di amare il Nemico-che-sta-lassù. Questa disposizione noi demoni l’abbiamo sempre rispettata, e dovreste fare così anche voi. Odiatelo pure, non ci sono conseguenze.

Da notare che se un ricco dà i suoi beni ai poveri questi non saranno più poveri, ma ricchi. Questo ci fa capire che G non conosce molto bene l’economia. Tant’è che ha anche affidato la cassa della sua ditta ad un ladro, tal Giuda Iscariota. Non sapeva proprio scegliere i collaboratori.

Bene ha fatto quel giovane, da imprenditore accorto, a fuggire da quel covo di sovversivi avidi e ladri. Si può fare filantropia e volontariato anche per conto proprio, ed essere onorati e ammirati per questo.
Perché essere tristi buttando via le proprie ricchezze, quando si può gioire facendo del bene con esse, soprattutto a se stessi? Perché sprecare i soldi per gente che non è stata capace di guadagnarne a sua volta, approfittatori incapaci, sanguisughe e parassiti?

In ogni caso, la richiesta del predicatore errante è una idiozia. A meno che, naturalmente, non intendesse proporsi come povero lui stesso, o come intermediario per la vendita di case, campi e del resto. Allora tutto quanto acquisterebbe un senso: dove ci si possa procurare i soldi per dare il centuplo ai propri collaboratori e la ragione della richiesta di cedere i beni. Furbetto, il tipo. Non c’è da stupirsi che i suoi seguaci abbiano fondato quella holding, la Chiesa. Ne hanno accumulata roba, loro, con la scusa dei poveri. Per forza avverte che ci saranno persecuzioni: quelle degli uffici delle imposte e degli antitrust che si attiveranno contro l’ ammasso di risorse.
A noi demoni, invece, il denaro non interessa: per noi i soldi sono come sterco, e li concediamo volentieri a quelli che ce li chiedono.

Nell’escludere quanti hanno guadagnato la tranquillità con il sudore della fronte dal suo progetto filomonarchico, il Regno, G usa un paragone ardito a base di cammelli e aghi. Che orrore! Che estrema crudeltà antianimalista nel voler far passare un cammello, una creatura vivente, per la cruna di un ago. Tutte le associazioni ambientaliste dovrebbero indire manifestazioni di protesta per un linguaggio così palesemente disumano.

La confusione però non finisce qui. Se “molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi”, non è più chiaro cosa conviene essere in classifica. Al fondo? All’inizio? A parte l’esaltazione dell’arbitraggio di parte, del favoritismo e della raccomandazione clientelare come sistema di vita, a questo punto risulta ovvio che la strategia migliore è la mediocrità, il rifiutarsi di eccellere. Evitando di prendere posizione potremo stare sicuri di non cadere nella parte bassa delle classifica se questa si dovesse rovesciare. Guardarsi quindi dal compiere atti meritevoli: non si sa mai, come la potrebbero prendere lassù. Piuttosto converrebbe cercare a tutti i costi di essere ultimi tra gli ultimi. Coloro che seguono davvero G dovrebbero non primeggiare in niente, ed essere i peggiori possibile. L’ha detto lui, eh.

Accompagnatevi quindi a noi demoni. Vi assicuro che più in basso di quaggiù è difficile arrivare, anche scavando.

Non è Vangelo – XVI – Fuori tempio

O voi tutti che odiate con tutto il cuore quel pateracchio insulso sulla vita di un piccolo predicatore palestinese noto come “Vangelo”, ben trovati! Anche oggi prenderemo un episodio di quella sottospecie di diario per cercare di estrarne il succo, calpestandolo e macinandolo nel processo.
Adesso esamineremo quanto pare sia accaduto a Gerusalemme la prima volta che G, il predicatore che si atteggiava a Figlio del Nemico-che-sta-Lassù, la visitò dopo avere cominciato a causare guai in giro.

Sì, in precedenza c’era già stato; come quella volta che si era perso ed era stato trovato nel Tempio di quella città a frignare con i dottori della Legge. I quali, poveretti, tentavano di tenerlo buono assecondando i suoi capricci.

Ma questa volta è diverso. Vuole acquistare visibilità per il suo progetto politico, quindi si presenta davanti alla cittadinanza con fare arrogante e pretenzioso, come se gli fosse tutto dovuto.
Ecco una lezione per i suoi seguaci: se volete impressionare le persone, conquistare consensi, usate la violenza verbale e fisica. Cosa fa infatti il figlio del falegname per prima cosa? Sale ancora al Tempio, luogo che evidentemente ha per lui un significato nostalgico, e dà fuori di matto.

Davanti al cosiddetto luogo sacro ci sono venditori che si guadagnano faticosamente da vivere nonostante la crisi. Hanno allegre bancarelle tramite le quali commerciano del tutto legalmente dando soddisfazione ai bisogni della popolazione. Ci sono coloro che espongono teneri animaletti, dolci colombe dal gaio richiamo, morbide pecore e buoi dagli occhi buoni com’è tradizione dei contadini di ogni dove; e poi quelli che svolgono il necessario lavoro di cambiavalute, servendo gli avventori con la cortesia e la discrezione che sono da sempre associati al loro mestiere.

Cosa fa allora G, questo arrogante falegname di campagna? Comincia a vandalizzare questi caratteristici negozietti, rovesciando i banchi, frustando i poveretti capitati lì per caso! Chissà quante famiglie ha rovinato, magari immigrati giunti lì a prezzo di grandi sacrifici e ora gettati sulla strada a causa di una singola testa calda! Vi potremmo mostrare fotografie di bambini in lacrime, di donne disperate, di cuccioli schiacciati: ne abbiamo quante volete.

La sua violenza è del tutto simile a quella dei contestatori odierni che devastano locali e spaccano vetrine. E’ uno squadrista ante litteram, un estremista, probabilmente ha simpatie naziste. Siamo sicuri che oggi G si metterebbe un passamontagna nero e tirerebbe molotov.
E con quale scusa, poi? Che facevano della “casa di suo padre” un luogo di mercato.
Capite? G rivela la sua vera natura di gretto populista contro il libero mercato e la circolazione delle idee. E’ un protezionista, un fondamentalista, uno zelota che si arroga il diritto di cambiare uno status-quo riconosciuto dalle più alte autorità del Tempio stesso. Al posto di aprire la casa di famiglia ai bisognosi, la chiude. La chiude perché è chiuso alle novità: ha una mentalità medioevale e brutale.

Invece di adeguarsi a quanto deciso da gente più esperta di lui va allo scontro, lasciando cadere quella maschera misericordiosa con il quale aveva tentato di ingannare tutti. Che però nascondeva il suo vero volto di intollerante fanatismo.
Che la follia alberghi in quell’uomo lo si comprende anche dalla risposta che dà a quanti gli chiedevano con quale autorità compisse tali gesti vandalici: che, se avessero distrutto il Tempio, lo avrebbe ricostruito in tre giorni.
Noi demoni siamo noti per fare le cose in fretta. Edifichiamo ponti e palazzi nel giro di una notte, al prezzo di appena qualche anima. Ma quella di G è chiaramente una boutade, una mancanza di serietà. Infatti diventa il primo capo di accusa contro di lui quando, arrestato per vari reati, sarà portato in tribunale.

Hai una bella voglia a dire che “parlava del suo corpo”: è solo una pezza messa dagli scrittoruncoli che hanno redatto quelle pagine per giustificare la dissennatezza del loro predicatore preferito. Un trucco difensivo che però alla prova dei fatti  non sta in piedi. Interpretiamola invece in senso letterale. Quando qualcuno fa una promessa di edificare qualcosa deve mantenerla: dov’è, adesso, quel Tempio che aveva preannunciato avrebbe rimesso in piedi? Ah-ah! Non esiste più! Vedete bene quanto ci si può fidare.

Dal suo comportamento in questa occasione possiamo trarre altre conclusioni per i suoi seguaci.

Intanto, che il Tempio è roba per puri e quindi quanti non lo sono andrebbero cacciati via a frustate.
Il che vuol dire che è inutile per gli esseri umani cercare il Nemico-che-sta-Lassù: sarà sempre fuori dalla loro portata. Se uno commercia, cambia soldi, vende animali, meglio se ne stia alla larga da quanto è sacro.
Per coerenza, la Chiesa dovrebbe perciò evitare accuratamente queste categorie, e tutto ciò che ha a che fare con il maneggio dei soldi. Non dimentichiamo che Giuda, secondo i Vangeli, “teneva la cassa”. I veri cristiani dovranno perciò cavarsela senza soldi, anzi, dovrebbero dare tutto ciò che hanno a chi solo li può sfruttare, cioè coloro che non credono. La povertà assoluta, meglio, la miseria è il vero traguardo  evangelico.

Secondo, è riportato che i suoi discepoli capirono la frase sui tre giorni solo dopo la (supposta) resurrezione. Questo vuol dire che, nel frattempo, non avevano compreso niente e pensavano che il loro maestro fosse un malato mentale. Così dovrebbero fare degli autentici seguaci: accogliere tutto ciò che dice l’autorità senza mai domandarsi se sia assurdo.
Non è vero che noi demoni siamo contro la fede: se è cieca ci sta bene.

Per ultimo, è assolutamente inutile costruire chiese. Se davvero Il Nemico volesse, e i suoi cosiddetti discepoli avessero abbastanza fede, in soli tre giorni e senza soldi sarebbero in grado di terminare qualsiasi cattedrale.
Male che vada, potrebbero chiedere il nostro aiuto. Già ora di chiese in giro per il mondo ne costruiamo un sacco. Non avete idea quanti architetti impieghiamo.

Se seguirete noi, invece, potrete recarvi nei centri commerciali proprio come se fossero chiese, anche di domenica. Nelle case del nostro Padre che sta Laggiù non abbiamo problema a far entrare quanta più gente possibile. Per noi, tutto si può vendere: anche l’anima.

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Non è Vangelo – XV – Allargate la via

Cari confratelli infernali e amici del peccato, nel nostro usuale appuntamento di oggi continueremo l’esame di quello che è conosciuto come “Discorso della montagna”: un assemblaggio di frasi sconnesse di “G”, il noto carpentiere disoccupato che in antico scorrazzava per la Palestina con i suoi amichetti.

Sarebbe demenziale, per il cristiano, prendere quel sermone del figlio del falegname e tentare di applicarlo alla vita moderna. Fermo restando che si tratta di elaborazioni successive di fatti mitici mai avvenuti, risulta evidente che chi lo ha pronunciato era in uno stato di esaltazione mistica, forse dovuta a consumo di alcolici o sostanze stupefacenti. Deve venire inteso come un idealismo spiritualista, non come un concreto modo di vivere la vita. E’ compito della Chiesa e dei suoi sacerdoti, che noi demoni non disdegniamo di consigliare di tanto in tanto, di spegnere i facili entusiasmi e ricondurre quelle parole azzardate ad un più sano realismo ecclesiale.

Sì, va bene essere la lucerna del mondo: ma con umiltà, senza esagerare. Ci sono tante persone più intelligenti: meglio lasciar parlare loro, evitando di sbagliare. La Legge e i profeti non sono aboliti, è chiaro, ma devono essere costantemente modificati perché siano al passo con i tempi. Cosa dice alle nuove generazioni il Vecchio Testamento o, se è per questo, il Nuovo? Niente. G ha dato ampio spazio ai suoi discepoli per reinterpretare quello che lui ha esposto, ammesso l’abbia fatto. Discernimento, ci vuole. Se una frase ci pare troppo dura è evidente che non può averla pronunciata davvero, e anche se fosse non riteniamola obbligante. Non si tratta di trasgredire la Legge, quanto di permettere a quelli che non fossero in grado di seguirla di considerarsi in piena comunione.  Sappiamo tutti, noi diavoli per primi, quanto sia pesante e insopportabile quella ideologia  che è nota come cristianesimo. Se poi uno ne ignora delle parti, come è giusto e auspicabile, non deve essere mai ritenuto in peccato. E’ ignorante, non può sapere che sbaglia. Lasciatelo stare così: vi assicuro che nell’ultimo giorno noi demoni avremo un occhio di riguardo sia per lui che per voi.

Perché correggere qualcuno spiegandogli che fa qualcosa di male, con il rischio che si rafforzi nell’errore? Non toglietelo dall’illusione, questi non hanno bisogno di redenzione. Se non può fare a meno di peccare non può, e basta. Dovrebbe scusarsi perché è fatto così?
Perché proclamare regole assurde, dicendo che chi insulta il proprio fratello commette peccato? Che chi lascia la moglie e si risposa fa adulterio? La psicologia si è aggiornata, non si può considerare una colpa quello di cui tutti i giornali alla moda dicono un gran bene.

Dovete amare i peccatori, e anche quello che li rende tali, il peccato. Chi invece pretende di indicare il giusto e lo sbagliato, di quelli nessuna misericordia. Se qualcuno ti da uno schiaffo, tu devi porgere l’altra guancia; non solo, ma devi accompagnare questo tuo fratello prendendo a tua volta tu stesso a schiaffi qualcun altro. Se ti si oppongono, per prova togli loro la tunica: se non ti danno anche il mantello non sono redenti e quindi puoi essere con loro duro quanto vuoi. Pregate sempre i vostri persecutori; se fate anche loro dei doni e vi adeguate alle loro richieste ancora meglio.
Per i cristiani bisogna amare i propri nemici: quindi, per essere amati, dovete perseguitare i cristiani. E’ scritto chiaramente,  volete andare contro le parole di G?
“Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini”: quindi evitate di praticarla e avrete la ricompensa. E anche l’elemosina, è detto “non sappia la tua sinistra quel che fa la tua destra”. Per evitare disguidi il modo migliore è non farla del tutto.
La preghiera va fatta nel segreto; non in pubblico. Chi prega in pubblico, in chiesa o altrove, va ripreso severamente. Che sia così segreta che voi per primi non vi accorgiate neanche di farla. Se ne doveste avere l‘impulso, sopprimetelo. Volete andare contro G, voi che ci credete?

Le ricchezze sulla terra sono soggetti a tignola e ruggine: a meno che non siano un conto bancario, preferibilmente segreto in maniera da non suscitare l‘invidia di coloro che sono meno abili di voi. Badate quindi a procurarvi un tesoro su nel paradiso fiscale. Là dov’è il vostro tesoro, là sarà il vostro cuore: e, diciamolo chiaramente, il vostro cuore non desidera spiagge tropicali sulle quali folleggiare?

Non preoccupatevi quindi di cosa mangiare e cosa vestire: affidate il tutto alle riviste di cucina e di moda, che dietro il giusto pagamento vi libereranno dell’affanno di pensarci voi stessi. La preoccupazione non può aggiungere una sola ora alla vostra vita, quindi non preoccupatevi di niente. Fatevi i fatti vostri, per dirla un po’ brutalmente: non immischiatevi nelle disgrazie altrui. Non cercate la pagliuzza nel loro occhio, lasciate pure che trovino la loro strada senza giudicarli.

Se vi troverete nel bisogno, bussate e troverete; nel caso quelli dentro non sentano, buttate giù la porta e prendete liberamente, è nel vostro diritto. Se non fossero in casa la colpa ricada su di loro. Tutto quello che volete gli uomini vi facciano, fatelo voi a loro: una mano lava l’altra, e c’è sempre bisogno di complici.

La via larga conduce alla perdizione, la via che conduce alla vita è stretta. E vi pare bello? Datevi quindi da fare per allargare quella via stretta, che diventi una comoda autostrada dove sia semplice passare. Lasciate perdere le porte anguste, inadatte ai volumi di peccatori del mondo contemporaneo, così i milioni di persone che si trovano nella colpa non avranno bisogno di cambiare e sforzarsi per accedervi.
Manco dovranno accorgersi di quella porticina,  se voi farete per bene il vostro lavoro. Se non sanno che esiste, se nessuno gliene parla, il loro flusso sarà enormemente facilitato.

E’ il momento di aggiornarsi, in maniera che il peccatore, non sentendosi giudicato, possa tornare in una Chiesa che non lo indica più come tale, ma lo accolga senza pretendere pentimenti.

Come quella Chiesa così rinnovata lo riceve, così anche noi, non più nemici ma collaboratori, lo ospiteremo in casa nostra. Per sempre.
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Non è Vangelo – XIV – Un beato…

Colleghi demoni e simpatizzanti umani che condividete con me il progetto di mettere in luce, una volta per tutte, le incongruenze e le menzogne di quei libretti chiamati Vangeli, benvenuti ad una nuova tappa del nostro cammino.

Quest’oggi ci occuperemo di quell’episodio, ovviamente immaginario, della vita di G, il figlio disoccupato del falegname, chiamato il ‘Discorso della Montagna’.

Cosa viene raccontato in esso? Che G si imbatte in una folla di illusi e di falsi invalidi, che pretendono da lui guarigioni miracolose, autografi e cercano di avvicinarsi per farsi i selfie. Il carpentiere non si lascia sfuggire l’occasione: ammalato di protagonismo com’è, si siede su un sasso e comincia ad arringare i presenti.

E comincia a dire, beati questi, beati quelli.
Ora, ci potete credere? Qualcuno ha pensato che lo intendesse sul serio.
Vi rendete conto di quanto sono fessi i seguaci del Nemico-che-sta-Lassù? E’ ovvio che quello di G fosse un discorso retorico.
“Beati i poveri di spirito”. Cioè beati i deficienti. Beati quelli che non si fanno una loro idea del mondo, non sono pro-attivi e si lasciano mettere i piedi sulla testa. Ci siete caduti: stava chiaramente scherzando. Il mondo è dei furbi, di quelli che vi fregano la sedia da sotto il sedere.

Beato chi ha fame, beato chi piange? O uno è masochista – e data la propensione di G per farsi flagellare può anche darsi – o si capisce che essere beato così non conviene proprio. Quando mai se si piange si viene consolati? Allora bisogna evitare di frignare, anzi, darsi piuttosto da fare perché siano gli altri a piangere al posto nostro.

Beato chi cerca la giustizia? Da compatire, piuttosto! Se avete mai avuto a che fare con giudici ed avvocati, e non siete uno di noi, non avrete difficoltà a mandare a quel paese chiunque vi dicesse una cosa come questa.

Beati i miti? Solo se i forti li lasciano vivere. Per gli altri, è meglio se si procurano una buona arma.

Beati i puri di cuore? No, davvero, quando ne avete trovato uno ditemelo. Noi godiamo particolarmente a rendere loro la vita un inferno, a sporcarli, in modo che dopo all’inferno ci vengano volentieri.

Beati gli operatori di pace? Talvolta sì: posso nominare parecchi Nobel per la pace e altri pacificatori di professione che certamente se la passano bene. Abbiamo provveduto noi a questo, dopo esserci assicurati che la pace che intendevano fosse quella eterna dei loro oppositori. Ah, difficilmente troverete un manipolo di assassini guerrafondai peggiore di loro.

Che poi ai perseguitati appartenga il Regno dei Cieli, questa gliela possiamo concedere. Sulla nostra terra infatti gliene abbiamo fate passare di cotte e di crude. Che se lo tengano, il loro Regno: sarà nostra cura mandarli lì il prima possibile. Da quello al nostro dominio, e viceversa, abbiamo chiusa l’immigrazione.

Noi siamo assolutamente d’accordo nell’insultare, perseguitare, dire ogni falsità contro quei poveri imbecilli che si ostinano a credere alla favolette di G. Se lo meritano tutti! E’ loro la colpa, non la possono gettare su altri. Beati? Beati un… cavolo! Quello che il Nemico vuole è solo sofferenza insuperabile, inadatta all’uomo moderno.

Oggigiorno è assurdo il dover soffrire per qualcosa. Si chiama progresso, cari. Perché prendersela a cuore? Risparmiate e risparmiatevi guai e mal di pancia: evitate di chiedere cose impossibili.
Sarò più chiaro: quello che è tratteggiato nel discorso delle beatitudini forse poteva andare bene duemila anni fa, non certamente in una Chiesa moderna al passo con i tempi. La filosofia e la teologia hanno da molto superato la nozione che tutto quello che G diceva fosse da intendersi letteralmente. Ci sono le interpretazioni; ci sono i distinguo; è compito dei sapienti istruire il popolo. Seguirlo ti dà problemi? Ripensaci, mica vuoi fare il martire.

Designare oggi come “beate” certe categorie di persone è un’inaccettabile discriminazione verso chi non è in grado di raggiungere un simile ideale. Dovrebbe essere impedito ai fedeli, per il loro stesso bene, di perseguire vette irrealizzabili. Sarebbe irrispettoso verso i peccatori, che devono essere sempre accolti. A riguardo di questi, guai a insistere troppo che quello che fanno è male. Non si sa mai: potrebbero offendersi. E che accoglienza sarebbe?

La frase sul sale della terra, che se perde il sapore non vale niente, poteva andare forse duemila anni fa, quando non si conoscevano le spezie. Non siete sale? Embè, siate pepe, origano, finocchio! Il credente che si limita ad essere sale non sa cosa si perde.

G voleva dare compimento alla Legge: ma è chiaro che una Legge di così tanto tempo fa non ci vincola. I tempi sono cambiati, sarebbe ridicolo. Modernizziamoci. Le nuove leggi dei nostri illuminati statisti valgono molto di più di quegli antiquati relitti di un’era oscura.

Tipo “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio”. Non vedo perché ci sia da scandalizzarsi. La psicologia insegna che un po’ di adulterio è consigliabile, la legge lo permette. E’ ora che anche la Chiesa si adegui. O vorreste (ah!) giudicare?

Avrete capito ormai che G era un illuso, anche se a ben guardare qualche cosa giusta in quel discorso l’ha detta.
Non opponetevi al malvagio, è scritto, quindi non opponetevi a me, se lo fate siete poco evangelici.
Amate i vostri nemici, è scritto: se mi considerate nemico amatemi, dunque: non chiedo di meglio, io vi abbraccerò stretti stretti.

Se poi asserisce che quanto è di più di “sì sì, no no” viene dal Maligno, siamo d’accordo. Ma distinguiamo: siamo davvero sicuri che non esistano le sfumature, che il male sia sempre male e il bene sempre bene? Per ogni vostro impuntarvi su valori assoluti io posso tirarvi fuori eccezioni e contestazioni a profusione. Posso sommergervi di obiezioni, citare santi e lo stesso Vangelo. Sono io il maggior esperto di sacre scritture e di teologie. Non avrà un poco di ragione, questo benedetto Maligno che vi parla?
Non rispondete subito con un sì o con un no. Discutiamone.

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Non è Vangelo – XIII – Chi semina vento

Cari colleghi che seguite questo corso per diffamatori dei Vangeli, ovunque voi siate, nelle calde profondità di casa o sull’inospitale superficie del mondo degli umani, sappiate che vi penso e vi apprezzo per il vostro sforzo di superare la naturale ripugnanza che noi tutti abbiamo nel trattare materia così ributtante.

Non è da ogni demone riuscire a vincere l’orrore per il buono e per il bello. Immagino che anche voi come me qualche volta abbiate pensato di lasciar perdere tutto. Che diamine, se quei fessi degli esseri umani preferiscono la schiavitù del Nemico-che-sta-Lassù alla nostra libertà, ebbene, che se la tengano la loro Verità! Rimangano pure legati ad essa, invece di accettare la nostra ricchezza, il nostro piacere, il nostro potere! Eppure no, non possiamo estraniarci dalla lotta. Cosa mangeremmo, altrimenti? Quanto ci punirebbero i nostri superiori, il nostro Padre-che-sta-quaggiù? Come possiamo migliorare la nostra posizione, se non siamo disposti a qualsiasi cosa per essa?

Prendiamo G, il figlio disoccupato del falegname, il protagonista di quei libercoli che vorremmo cancellare dall’esistenza. Forse che si stancava di fare discorsi che quei pezzenti dei suoi paesani manco capivano? Si stufava di guarire quelle loro malattie ripugnanti? Aveva tedio a rovinare tutte le nostre rovine, a spossessarci dalle nostre possessioni? Certo che sì! Non era che un debole ometto. Quindi, ci lasceremo battere da un Figlio del Nemico qualsiasi?

Prendete quella volta che era a predicare vicino alle sponde del lago, e c’erano così tanti fessi che stavano ad ascoltarlo che rischiavano di schiacciarlo. Una persona normale, che avrebbe fatto? Certamente pagare il biglietto! Il fatto che non ci abbia pensato dimostra la sua incapacità a condurre un’attività di successo, e quindi a dare consigli. Non un professionista, ma un dilettante. Un ingenuo, un semplice ai limiti dell’idiozia, o forse dentro.
Invece di approfittare del favore del pubblico lui si limita a farsi imprestare una barca, per poter parlare senza tutti quei puzzolenti disturbatori addosso. Snob da parte sua: lanciare i suoi deliranti proclami da bordo di uno yacht. Fatto sta che, una volta terminato di urlare le sue farneticazioni piene di livore contro noi poveri diavoli, esige dai barcaioli di essere portato al largo.

Immaginiamoci lo stato d’animo di quei poveri pescatori di fronte a pretese del genere. Stanchi morti dopo una notte di lavoro devono eseguire gli ordini arroganti di un predicatore da strapazzo. Plagiati o troppo distrutti per reagire, acconsentono. E questi che fa? Dice loro di buttare le reti.

Vi rendete conto? E’ un carpentiere, vive in montagna, non è praticamente mai salito su una barca eppure si comporta come il padrone, e pretende di spiegare a dei lavoratori professionali come fare il loro mestiere.
Però è questo il modello che ci viene proposto dai Vangeli. E’ per questo che i presuli e i teologi sono  sempre a pontificare su argomenti che non conoscono sulla base della loro superiorità morale: seguono l’esempio del figlio del falegname.
Potrebbe capitare anche a loro la botta di culo che ha avuto G: per una combinazione fortuita quei pescatori acchiappano un banco di pesci che passava di lì. E’ certamente la fortuna del principiante.
Barcaioli creduloni: di fronte ad un fatto che solo agli sprovveduti potrebbe parere miracoloso rimangono impressionati. Ora, qualsiasi matematico di nostra conoscenza potrebbe fornirvi una statistica da cui risulti che una pesca del genere rientra nella curva di probabilità e che i dati sono sicuramente esagerati, trattandosi di pescatori. Non è difficile: questi scienziati riescono a prevedere qualunque cosa, si tratti di riscaldamento globale o di risultati elettorali. L’importante è non farsi distrarre da notizie false e finire per credere che ci sia qualcosa di soprannaturale nell’acchiappare tanti pesci.

Pensate poi al danno ambientale causato dal sottrarre al loro ambiente così tanti esemplari di fauna selvatica. Se oggi i nostri fiumi e i nostri mari sono inquinati e privi di vita la causa deve certo essere addossata a quella noncuranza con cui G se ne serve. Chiaramente Il figlio del falegname, abituato ad abbattere alberi innocenti per il suo lavoro, non ha una coscienza ecologica. Oltre che della deforestazione il cristianesimo deve anche rispondere  per l’estinzione di molte specie animali. Quei poveri pesciolini!

A G piacciono le crociere: infatti sono più di una le volte in cui si fa scarrozzare in barca dai suoi amichetti velisti. Eppure ci viene suggerito che poteva camminare sull’acqua. Se fosse vero, perché preferire la nave? Probabilmente per pigrizia. Lo si capisce dal modo in cui si è addormentato durante una di queste gite: Neanche una tempesta riesce a svegliarlo. L’imbarcazione rischia di affondare e i suoi schiavetti del remo sono giustamente incavolati: come si permette di ronfare, mentre loro rischiano la pelle per portarlo in giro? Da questo atteggiamento di G possiamo dedurre che il bravo cristiano deve essere sempre indifferente ai pericoli in cui il suo sonno getta coloro che lo circondano. In fondo, che cosa importa il mondo materiale?

Ma è quello che accade dopo che smaschera definitivamente la mancanza di rispetto per l’ambiente del cosiddetto messia. Si afferma infatti che sgrida il vento e la tempesta si calma.

Capite anche voi che il presunto profeta intervenendo sul tempo atmosferico crea un precedente drammatico per l’invadenza umana nella natura. L’inquinamento, gli incidenti nucleari, lo smog, il riscaldamento globale arrivano proprio da atti inconsulti come questo. Se G avesse avuto una vera coscienza ecologica non avrebbe ostacolato il libero esprimersi degli elementi.

Domandiamoci quindi: gli esseri umani del XXI secolo possono davvero seguire chi dimostra una simile indifferenza per le tematiche ambientali? Una così evidente trascuratezza dei sentimenti dei sottoposti? Una tale indolenza nel compiere il proprio dovere?
La risposta è no. L’uomo è solo un ospite su questo mondo.
Siamo noi, i suoi padroni, che ve lo ricordiamo.

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Non è Vangelo – XII – Lebbroso chi legge

Sinceramente, come tutte le cose che faccio, quale demonio devo domandarmi come mai gli umani subiscano il fascino di G, il figlio disoccupato del falegname. Non è mai stato un bell’esempio: non ricco, non bello, non potente, non particolarmente simpatico; per certo non a noi diavoli, ma neanche a quegli uomini importanti, nostri amici, con cui ha avuto a che fare. Quello che bisogna ammettere, leggendo quelle operette da quattro soldi note come Vangeli, è che invece i disperati, i problematici, la gente che non vale niente accorreva a lui, forse riconoscendo di essergli simile.
Il fenomeno si può spiegare facilmente: non avevano di meglio da fare. Senza televisione e giornali a riempire la giornata, senza intellettuali a spiegare loro il mondo, senza attori e cantanti a proporre i loro video in streaming, come avrebbero potuto passare il tempo tutte queste persone in passato? Fortuna che ora abbiamo colmato la Terra di distrazioni, e quindi predicatori erranti come quell’antico palestinese sono diventati obsoleti ed inutili. Pensiamo noi, adesso, a insegnare come si vive e perché si vive, senza che il popolo debba più pensarci sopra o farsi domande alle quali, tanto, non può dare risposta. L’uomo è una bestia, dice sempre Nostro Padre Infernale; è solo un’anima da succhiare.

Un aiuto ad ammaliare gli ignoranti era dato a G dalla sua abilità nella pratica abusiva della professione medica. Dato che asseriva di esser Figlio del Nemico-che-sta-Lassù pretendeva di avere l’autorità su ogni cosa, ogni aspetto della realtà. Persino quella sulle malattie e le deformità, che sono sempre state cose nostre. Capite l’arroganza? Ditemi voi se non abbiamo tutte le ragioni per odiarlo. E’ stato lui a dichiararci guerra per primo, invadendo il nostro territorio e minando il nostro business.

Così, è raccontato, arriva questo lebbroso. Lebbroso… riuscite a pensare a qualcosa di più disgustoso? Se sì, vuol dire che non avete ben presente la lebbra. Le persone sensibili tengono a distanza gente così. E’ scritto anche nella Legge di quei cosi, gli ebrei, di cui G faceva parte. Sebbene la Legge sia un’idea del Nemico-che-sta-lassù, noi spesso prendiamo come punto di orgoglio che sia rispettata letteralmente. Non c’è niente che faccia rigettare la giustizia come una Legge feroce che si dimentica dello scopo per cui è scritta. Siamo specialisti, noi, in quel tipo di decreti. La nostra giustizia può essere un poco differente da quell’altra che arriva da lassù, ma in fondo che gusto c’è ad avere il potere se non lo si esercita? Tutto quello che facciamo è per il bene del popolo. In una certa maniera, noi siamo il popolo.

Ad ogni buon conto, c’è questo incontro. Il lebbroso che domanda di essere guarito e G che, disgraziatamente, acconsente.

Intanto, qui dobbiamo intenderci: è avvenuto o no questo episodio? Anche se G fosse davvero vissuto, cosa che non è, chi ce lo dice che quello fosse sul serio lebbroso? E chi assicura che poi, dopo, quel tizio fosse proprio risanato? Un po’ di sano dubbio è obbligatorio. In fin dei conti abbiamo solo la narrazione dei Vangeli; già il fatto che non si citi nessun certificato medico, nessun elenco di testimoni, nessun consulto di primari di fama internazionale ci fa capire che si tratta di una notizia esagerata, quasi sicuramente falsa. Non è che non ci fidiamo. Vorremmo; ma senza una ufficialità, senza il bollino dello Stato, senza una discussione e un timbro ministeriale non ci sembra possibile. Faremmo un cattivo servizio a informare i nostri lettori di questa supposta guarigione miracolosa, o di altri episodi simili: rischieremmo di creare scompiglio, e non si capirebbe più dove sia la verità. Che non esiste, è chiaro, e quindi va difesa da tutti coloro che saltano troppo velocemente alle conclusioni.

Voi adesso potreste pensare che siamo di parte. Invece no: è G stesso che corre in aiuto alla nostra tesi, perché ribadisce e ripete al presunto lebbroso guarito di non dire niente a nessuno. Lui stesso, evidentemente, pensava che un fatterello del genere non fosse da pubblicizzare. Per quale motivo? Non lo sapremo mai. Certo è che gli uomini di Chiesa dovrebbero imparare. Qualsiasi azione loro compiano di bene dovrebbe essere tenuta rigorosamente riservata; piuttosto di lamentarsi del fatto che i mezzi di comunicazione non danno loro il minimo rilievo, dovrebbero esserne grati fino a domandare loro stessi di non comparire affatto nelle cronache. Protestando, vanno contro il dettame evangelico; ed è doloroso che proprio loro non se ne rendano conto, pur con tutti gli sforzi che facciamo per aiutarli.

Anche dal lebbroso c’è da imparare. Sebbene gli fosse stata fatta una raccomandazione (Non dire niente! Presentati all’autorità!) questi non dimostra la minima gratitudine e provvede subito a fare il contrario di ciò che gli è stato richiesto. Non è un caso che questo episodio sia compreso nei Vangeli: essi vogliono insegnarci che non si devono ascoltare gli uomini di Chiesa. Dobbiamo trarre spunto ed esempio da questo episodio, perché ci insegna che qualsiasi cosa ci venga chiesta da quei signori deve essere rigorosamente ignorata o, ancora meglio, va fatto l’inverso. Usate la vostra testa, e fate quanto vi suggeriamo!

In questa maniera, come il presunto lebbroso, diventerete padroni del nostro destino e completamente autosufficienti. Guariti? E’ nel vostro diritto essere sani, e non è dovuta la minima gratitudine a chi provveda eventualmente a ristabilire questo stato. La vostra non può essere una preghiera, che riconoscerebbe il vostro dipendere. E’ una richiesta anzi, meglio, una pretesa. Se Il Nemico-che-sta-lassù è buono non può non ascoltarvi, dato che sapete meglio di lui di cosa avete bisogno. Deve quindi darvi quello che desiderate, senza che voi concediate niente. Se grazia, che miracolo sarebbe se voi doveste fare qualcosa per meritarvela? E allora guardatevene bene.
Meno male che noi demoni non siamo costretti a tanto. No, non siamo buoni, noi.

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Non è Vangelo – XI – E io pago

Cari cultori della dannazione, anche oggi esamineremo uno degli episodi dei Vangeli al fine di trarne ispirazione per il nostro lavoro di portare anime all’Inferno. Come vi ho già detto altre volte, non stupitevi se usiamo proprio i testi più sacri del Nemico-che-sta-Lassù a questo scopo. E’ la prova che non esiste niente che noi non possiamo pervertire, nessuno che non siamo in grado di portare dalla nostra parte con l’opportuna tentazione. Alcuni si considerano santi e perciò al sicuro. Illusi! Noi siamo stati in grado di far cadere persino i discepoli di G, il figlio del falegname di cui tanto si parla. Lui era con loro, eppure hanno ceduto lo stesso. Quindi, amici dell’Inferno, non perdete la speranza: qualsiasi bersaglio è nelle vostre possibilità. Tentate.

Oggi esamineremo quella storiella raccontata da G nota come “parabola del figliol prodigo”. Non si tratta dell’ennesimo episodio inventato della vita di quel predicatore populista ma di un raccontino moralistico a lui attribuito. Anche qui, però, si tratta di rettificare la solita predicazione demagogica con una versione nuova, sincera quanto noi.
Molti di voi la storia l’avranno già sentita. Un ragazzo dinamico, in cerca di libertà, decide di allargare i suoi orizzonti e fare nuove esperienze. Ottenuto da suo padre quanto era suo diritto in fatto di contante va con questo gruzzoletto in tasca a risiedere all’estero, in un ambiente meno oppressivo e illiberale della dimora paterna. E’ un cervello in fuga, simile a tanti giovani d’oggi.
A causa della crisi, però, ha delle difficoltà finanziarie e deve ripiegare su lavori a tempo determinato. Preda dello sfruttamento capitalistico, a questo punto decide di tornare a casa per superare il momento difficile. Qui è accolto come un trionfatore dal suo genitore.
Suo fratello, però, giustamente si risente per la disparità di trattamento a cui è sottoposto e litiga violentemente con il resto della famiglia, invocando il suo diritto all’eguaglianza. Il babbo abbozza, rimarcando però la giustezza della scelta del figlio minore di spendere i soldi in turismo sessuale e altri divertimenti.

Normalmente la vicenda è lo spunto per predicozzi moralistici sulla necessità di accogliere chi sbaglia. E’ una interpretazione riduttiva. Intanto, chi lo dice che il cosiddetto “fratello prodigo” abbia sbagliato? Non certo il testo, dove la sua scelta di seguire il sentimento in un paese diverso è guardata con simpatia. Il giovane infatti finanzia manodopera locale, incrementa i consumi, scopre nuove usanze e si rende prossimo a gente straniera. La sua è quella generosità, spregiudicatezza, libertà dalle convenzioni sociali che tanto deve essere lodata nella gioventù. Si fa le sue esperienze, distante dai dogmatismi della società. Cosa rimproverargli, dunque? La carestia? Andiamo. Quel giovane è un modello da imitare per tutti i ragazzi di oggi. Viene da pensare che, nel mondo contemporaneo dove esistono telefoni e banche, sarebbe bastato chiamare il padre per ottenere altri fondi e continuare la sua permanenza all’estero senza dover per forza ritornare.

Così non è stato: e se un rimprovero al “figliol prodigo” va fatto è quello di essersi arreso troppo presto, di avere rinunciato al suo sogno on the road di fronte alla difficoltà. Se veramente cercava l’indipendenza avrebbe dovuto ostinarsi a negare il ritorno a casa. Infatti non c’è niente di più vergognoso di chiedere perdono. Un vero adulto deve dimostrarsi orgoglioso di quello che è, e non cedere mai. Contestare piuttosto, lagnandosi della cattiveria dei tempi. Avrebbe potuto pretendere un sussidio statale, invece che andare via con la coda tra le gambe. Occupare un alloggio, espropriare cibo decente, fingersi rifugiato. Insomma, arrangiarsi.

Ma cosa fatta capo ha. Se il figlio si è dimostrato molle, è così anche il padre, che invece di cacciarlo via come avrebbe dovuto fare lo riaccoglie in casa, dimostrando in questa maniera di non essere che un debole. Possiamo pensare che il padre in realtà approvasse le scelte del figlio. Forse pure lui stesso avrebbe molto volentieri mollato tutto per andare a godersi i soldi in quel paese straniero. E’ sicuramente un cattivo educatore: gli è mancato il coraggio. Sia quello di seguire il figlio intraprendente come forse sarebbe stato suo desiderio, sia quello di sbarrargli la porta come avrebbe meritato quando ha mollato. Non sarebbe stato meglio se si fosse accodato a lui nei suoi viaggi, per consigliarlo, per sostenerlo, per condividerne la ricerca del piacere? Non avendolo fatto, non avrebbe forse dovuto essere coerente e negargli ogni possibile facile perdono?
E’ ovvio vedere come questa ambiguità, questo tirarsi indietro non sia che un riflesso di quel Nemico-che-sta-Lassù che si permette di fare le pulci al comportamento di noi demoni e degli umani e nel contempo ci permette di fare il male.

Quanto più dignitosa è invece la figura del fratello maggiore: che, ricordiamo, è colui che eredita.
E’ lui che è nel giusto: disprezza con tutto il cuore quel fratello che gli ruba quanto sarà di sua proprietà, e che ritorna quando sperava di essersene liberato una volta per tutte. “Va a lavorare, barbone!” sembra dire con tutto il suo comportamento. E’ lui il motore dell’economia e certamente si può permettere il risentimento verso chi mangia pane e vitello grasso a tradimento. Non bisogna essere teneri con chi approfitta delle sue stesse disgrazie per suscitare pietà. No, pietà non bisogna averne.
Il suo disprezzo è anche per quel padre che finanzia gli amorazzi del figlio ma non concede neanche una briciola per le sue esigenze. Possiamo dargli torto? Non sarebbe stato molto meglio per tutti che quel figliol prodigo fosse restato perduto, invece di essere ritrovato?

Capite bene che tutta la storia della misericordia non sta in piedi. Che siate il fratello maggiore o il minore, il punto è: bisogna spassarsela, e all’inferno tutto il resto. Il che a noi sta bene.
E io pago, dice il padre.
Detto tra noi demoni: se lui paga, io incasso.

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Non è Vangelo – X – Dissacrate Scritture

Cari amici dell’inferno, quest’oggi non prenderemo in esame un singolo episodio evangelico.

Parlando con le larve demoniache che si affacciano ora alla antica e venerata arte della corruzione, mi sono reso conto che non sempre le nuove generazioni di tentatori posseggono una adeguata preparazione nel volgere a vantaggio del nostro Padre-che-sta-quaggiù ogni genere di discorso. A volte i neofiti si lasciano spaventare quando l’origine delle parole è uno dei cosiddetti testi sacri, ad esempio quella che è chiamata Bibbia o il Vangelo stesso. Quale ingenuità! E’ proprio da queste fonti che abbiamo tratto carburante per accendere i nostri più gloriosi incendi. E’ infatti proprio quando le parole sono più vicine al Nemico-che-sta-lassù, e quindi al cuore dell’uomo, che il loro potere è più forte: non solo di costruire, ma anche di distruggere.

Se vorrete quindi attingere a questo potere dovrete essere ben preparati e conoscere alla perfezione le cosiddette Sacre Scritture. Dovrete impararle in modo ben più perfetto degli umani, specie dei sacerdoti: meno ne sanno di noi, più saranno disposti ad ascoltare quando parleremo loro da esperti. Non saranno in grado di contraddirci: per questo deve essere sostenuto con forza, di fronte agli uomini, che non c’è bisogno di conoscere il Libro, è la vita ad insegnare. E questo è vero: infatti non è nell’esperienza che interveniamo, ma sul giudizio che viene dato sull’esperienza. Se le basi per giudicare sono compromesse, ad interpretare l’esperienza sarà l’idea di ciascuno; e qui arriviamo noi, a suggerire la strada migliore per raggiungere l’abisso.

Esistono diverse tecniche per pervertire i Testi Sacri. Le principali sono: sostituzione, esaltazione, soppressione, parafrasi.

Nella sostituzione si prende un episodio celebre e si sostituisce il soggetto della narrazione con qualcosa d’altro. Facciamo un esempio: se vogliamo che una certa eventualità non si realizzi possiamo sostenere che se avesse luogo ci sarebbe il ripetersi delle piaghe d’Egitto, o l’Apocalisse. La nazione che facesse la scelta sgradita subirebbe fame, pestilenza, cavallette e cadute in borsa. L’uomo comune è credulone, e accetta con gioia la notizia di una catastrofe, sempre che non accada a lui. La sostituzione darà l’impressione che un certo risultato sia stato voluto dall’alto, e che chiunque non si adegui avrà la responsabilità di crisi internazionali e morte dei primogeniti. Una spintarella aiuta: tanto, i disastri li controlliamo noi.

Con l’esaltazione invece si prende un piccolo particolare e lo si eleva a paradigma. Voi direte: si tratta pur sempre di qualcosa che viene dal Nemico-che-sta-lassù, fa danno lo stesso. Vi sbagliate: il Nemico ha progettato il suo Universo in modo equilibrato. Come troppo cibo fa ingrassare, così troppa libertà e persino troppa verità sono altrettanto micidiali per la salute eterna che il loro contrario. Una verità detta con intento cattivo batte tutte le bugie che si possono inventare. Il bravo tentatore saprà sempre trovare la citazione giusta per confermare il suo pensiero, tagliando opportunamente tutto quello che può contraddirlo. Facciamo un altro esempio: potete riuscire a convincere il vostro assistito che qualsiasi cosa combini sarà perdonato. Omettete di ricordargli che prima dovrebbe pentirsene davvero. Se prima aveva delle remore o degli scrupoli, ora andrà tranquillo verso la dannazione. Perché poi dovrebbe pentirsi di qualcosa di cui non percepisce più la gravità?

E’ proprio il tagliare quanto ci secca la forza della terza tecnica. Ogni cosa che troviamo fastidiosa per l’agenda che mandiamo innanzi deve cadere nel dimenticatoio. Per portare un esempio, se ci specializziamo nel distruggere la famiglia ogni riferimento ad indissolubilità del matrimonio o libertinaggi vari che portano quaggiù da noi deve sparire. Se qualcuno dovesse riportarli alla memoria dei vostri soggetti basta dire che erano espressioni del loro tempo, sorpassate e ormai non più valide. Ove ciò non fosse possibile, restate nel vago e cambiate il discorso appena potete. La memoria degli uomini è molto corta, e presto si scorderanno che certi episodi siano mai esistiti. Ci fosse qualche petulante che insiste, procurate che sia etichettato come disturbatore, fondamentalista, arretrato, fissato o fomentatore di divisioni. Magari alla fine lo faranno santo, ma tra qualche decennio,  quando avrà cessato di infastidire e potremo far dimenticare pure lui.

La quarta tecnica è la più complicata, ma dà i risultati migliori. E’ un gioco sottile, e consiste nello spostare leggermente l’accento degli episodi evangelici verso ciò che vogliamo. Spostiamo l’amore verso il sentimentalismo; la pietà verso il pietismo; la carità verso la filantropia, la misericordia verso la tolleranza.

Rimarcate ad esempio che G, il figlio del falegname, mangiava spesso con i peccatori, e servendovi di questo sostenete che il peccato deve essere permesso e istituzionalizzato.  Coloro che parlano contro il peccato diventano perciò dei farisei, falsi e deprecabili. Quindi se il vostro protetto ha degli scrupoli di coscienza relativi ad una certa condotta immorale, potete tranquillamente fargli dire che G in persona non sono lo condanna ma si intrattiene tanto più volentieri con lui quanto più cade in basso; e che chi prova a suggerirgli che i suoi comportamenti sono cattivi non è altro che un ipocrita.

Usando opportunamente le tecniche che ho elencato, separatamente oppure insieme, potrete turlupinare qualsiasi fedele che non sia più che attento e che non goda di particolari protezioni da lassù. Per il massimo dell’effetto, consiglio di mettere quanto ho fino a qui esposto in bocca a teologi e preti. Hanno la fama di esperti, quindi ci vuole coraggio al semplice fedele per mettere in dubbio la bontà di quanto affermano.

Voi direte: ma in quanto esperti, non si renderanno conto che stanno sbagliando tutto? Voi sottovalutate il fatto, cari demoncelli, che il più grande esperto di tutti sono io.

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Non è Vangelo – IX – Un’infanzia banale

Appassionati della dannazione eterna e collezionisti di malvagità, anche oggi esamineremo un brano di quegli ottusi libercoli noti sotto il nome di Vangeli.

E’ importante che superiamo la nostra naturale ritrosia ad approcciarci a quei testi. Mordono, è vero, ma se non impariamo a deriderli e falsificarli come possiamo sperare di allontanare da loro i nostri umani prediletti? Non sempre è sufficiente distogliere da loro l’attenzione per trionfare; dobbiamo anche far provare disgusto per ciò che raccontano. Questo è fattibile solo se ne distorceremo il significato pur restando credibili. Vogliamo che ne sappiano abbastanza da poterli rifiutare, ma non abbastanza perché possano comprendere quello che realmente dicono. Pensare di capire: così possono evitare di capire che non pensano.

Quest’oggi parleremo di quei fatti che si sono svolti  – o meglio, che non si sono svolti, intesi? –  subito dopo la nascita del figlio disoccupato del falegname, quel G della quale esistenza raminga e disperata vertono i libretti che stiamo esaminando.
Essi riportano il viaggio di alcuni cartomanti stranieri  – Magi, vengono chiamati – che, evidentemente male informati, giungono in cerca del bambino in quel della Palestina. Sono degli approssimativi: hanno solo una vaga idea di quello che devono trovare, si immaginano che sia chissà cosa, e finiscono per chiedere indicazioni all’autorità costituita, il grande Erode. Questi, una persona seria che tiene al suo regno, indica agli illusi la loro probabile destinazione. Lì si imbattono per pura fortuna in G e nei suoi genitori, e li riempiono di regali costosi. Da questo si può già capire di che pasta sia fatta la famiglia del cosiddetto Salvatore: invece di rifiutare quell’oro, frutto di chissà quali transizioni illecite, o destinarlo a qualche opera umanitaria, se ne appropriano per poi utilizzarlo in viaggi turistici in località esotiche come l’Egitto. Oltre ai gioielli i magi portano anche fumo (“incenso” – ci siamo capiti?) e profumi costosi. Dimostrando poi quanta irriconoscenza è presente nel cuore dell’uomo se ne vanno senza tornare a ringraziare Erode per i suggerimenti. Re dei cafoni, a quanto sembra.

Una pubblicistica di parte ha presentato Erode come un tiranno crudele. La migliore critica storiografica tende a rivalutarlo: un vero padre per il suo popolo, a cui risparmia lotte e sofferenze eliminando i piantagrane e quanti potrebbero minacciare la pace. Un pretendente al trono, come avevano preannunciato i Magi, avrebbe compromesso la stabilità del suo regno. Cos’è il sacrificio di pochi bambini di fronte ad uno scopo più grande? In quelli che sono falsamente indicati come innocenti si possono vedere dei futuri terroristi, degli ostacoli al progresso. Vittime civili, inevitabili, dolorose, dello scontro tra la civiltà erodiana della legalità e dell’amore e i cupi sovvertitori dell’ordine stabilito.
In un certo senso è come se quei cosiddetti martiri non fossero neanche umani, ma strumenti per un futuro più luminoso; la ragione di stato ha chiesto loro di sparire, e siamo tutti grati che l’abbiano fatto.

Erode è un eroe misconosciuto. Pensate a quante sofferenze, a quante divisioni darebbero state risparmiate all’umanità avesse ucciso il bambino giusto e non delle nullità qualsiasi. La nostra regola dominerebbe ora sulla terra, assicurando che ribellioni del genere non possano ripetersi. Ma è inutile piangere sul sangue versato.

In seguito il bambino G viene portato al tempio per la presentazione, e qui viene spupazzato da alcuni laidi vecchiacci che non aspettavano altro. Quei pedofili seriali avvisano i genitori che il ragazzino porterà rovina al suo popolo e gravissimi dispiaceri ai genitori, ma non vengono capiti.

In seguito, dopo una prolungata vacanza in Egitto a spese dei contribuenti, la famiglia del falegname ritorna a Nazaret, città di cattiva fama, dove Giuseppe, un sognatore con poco senso pratico, si guadagna la vita con lavori manuali. Abbiamo già accennato come il ragazzo si ribelli, e scappi di casa per passare le sue giornate a bighellonare con altri sfaccendati che preferiscono parlare di cose spirituali invece di trovarsi un’occupazione seria. A parte questo accenno, da cui si capisce che le sue paranoie dipendono anche da genitori incapaci persino di accorgersi che loro figlio è sparito, i Vangeli sono avari di altre notizie riguardanti quel periodo.

Che conclusioni dobbiamo trarre da queste pagine?
Fatti salvi sogni fumosi di angeli e infondate profezie, il piccolo G non dimostra nessuna eccezionalità. Non nasce da una famiglia particolarmente nobile o ricca, nonostante millantate discendenze; non riceve un’educazione superiore; vive un’esistenza oscura e infruttuosa in un paese sperduto della più desolata periferia dell’Impero. Come ci si può fidare di un paesano nato da una ragazza madre e un padre sempre in giro, perso dietro ai suoi sogni? E’ evidente che le pretese successive del figlio del falegname non sono che le illusioni di un provinciale con la testa riempita di storie irreali. Davvero ci possiamo lasciare abbindolare dai suoi cosiddetti miracoli, dalla sua parlantina? Come si può pensare che quel signor Nessuno fosse davvero il Messia annunciato?

La sola sostanza nel nostro mondo è il potere, la forza di chi è ricco o sapiente. Se il progetto era di rovesciare i potenti dai troni ed innalzare gli umili è evidente che si tratta di una illusione di falliti. Le rivoluzioni si fanno per un fine concreto: una società perfetta, fatta di gente coerente; hanno successo eliminando tutti i rifiuti e chi non condivide la visione progressista e ottimistica. Che cosa può sperare di fare una nullità come quel bambino, estraneo ai palazzi dove si prendono le decisioni? Niente. E’ per questo che dobbiamo fare in modo che la gente cessi di credere a quelle fandonie scritte nei Vangeli. Per il suo stesso bene.

Prima si capirà che la speranza è un’illusione meglio sarà per tutti, per noi demoni specialmente. Sempre pronti a consolarvi.

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Non è Vangelo – VIII – La banda dei galilei

Salve! Siete pronti per approfondire un altro brano di quei libricini chiamati Vangeli? Parlando di profondità, chi meglio di noi abitanti dell’abisso è in grado di trattare un argomento come questo?
Finora siete vissuti nella convinzione che gli episodi che vi sono narrati avessero un determinato senso. Invece no! Vi mostreremo il significato che i teologi moderni, gli esegeti alla moda hanno ideato per voi. Perché attenersi al testo letterale, perché volerci vedere per forza fede, miracoli, avvenimenti davvero esistiti? Seguite piuttosto noi: ripetete quanto vi diciamo e avrete un successone nei salotti che contano e nelle riunioni parrocchiali. Non è neanche necessario comprendere. La maggior parte delle persone non lo fa comunque.

Oggi esamineremo quella che è nota come “la chiamata dei primi discepoli”.
Riassumo in breve. Giovanni il Battista, nonostante il nome da maggiordomo, in realtà è un fondamentalista invasato indagato delle autorità per calunnia e minacce. Un giorno vede passare un tipo della sua cricca, proprio quel G, il fallito figlio del falegname, di cui forse avete sentito parlare. I due sono imparentati, stessa famiglia: dal che si deduce che il credere al Nemico-che-sta-lassù è un difetto genetico. Il Battista, indicando il suo cugino, dice qualcosa tipo “Ecco l’agnello di Dio”. Si ignori esattamente cosa intenda con “agnello”, ma alcuni filologi pensano sia probabilmente una parola gergale dei pastori palestinesi per indicare uno molto giovane e stupido, una persona inesperta che non sa fare altro che belare (es. “Chiel l’è propri n’agnel”).
Fatto sta che due dei suoi sgherri, sentendo parlare così il loro guru, decidono di pedinare quell’uomo. Forse sono preoccupati che si possa perdere o si faccia male da solo, oppure hanno l’intento di approfittare della sua ingenuità per chissà quale losco fine. Non dimentichiamo che si tratta di tradizionalisti ignoranti, razzisti e dediti alla violenza: uno dei due invocherà in seguito un bombardamento con napalm sul villaggio di una minoranza (“Che scenda il fuoco dal cielo e li distrugga”).

Dopo un po’ G si accorge che ci sono questi due che lo stanno seguendo e, spaventato, chiede loro : “che volete?”
Probabilmente aveva paura che lo derubassero. I due, colti sul fatto, gli intimano di indicare loro la sua abitazione. E questi lo fa!
Vi rendete conto, spero, della dabbenaggine di G. Guida a casa sua due perfetti sconosciuti. Che imprudenza: niente da meravigliarsi che sia finito male.
Evidentemente però questi violenti vedono in lui uno della loro risma, il caporione che cercavano. Passano insieme il pomeriggio, intenti in chissà quali macchinazioni, e quando tornano a casa dicono di avere trovato il loro boss, che in ebraico si dice “messia”.

G sceglie poi altri complici per la sua banda. Simone, Il fratello di uno dei due, che lui soprannomina “Pietro” probabilmente perché è un duro, un picchiatore protofascista; poi un certo Natanaele, che dapprima lo disprezza perché proviene da una zona socialmente svantaggiata, la città di Nazaret nota per l’alta criminalità. Seguiranno altri tristi personaggi, intrallazzatori come Matteo e poi pescatori dediti all’alcol e al saccheggio. Questi saranno la base della sua associazione per delinquere, la “banda dei galilei”, ricercata dalle autorità di diversi stati per sedizione, sommossa, truffa, abigeato, millantato credito, circonvenzione di incapace e uso illegale della medicina. Il falegname li attira con promesse mirabolanti, tipo vedere il cielo aperto e gli angeli salire e scendere: evidentemente un oscuro riferimento a rituali con sostanze allucinogene.

Alcune considerazioni sugli episodi che abbiamo descritti.
La prima è che bisogna fare molta attenzione a chi si segue. I personaggi che questi episodi descrivono sono infatti quasi tutti morti di morte violenta, spesso giustiziati dall’autorità per i loro crimini, ed hanno vissuto un’esistenza da fuggitivi e fuorilegge. Non si dovrebbe andare dietro al primo messia che si presenta, per quanto possa in prima battuta magari risultare simpatico, ma seguire attentamente i dettami della società e dei mass-media su a chi sia lecito accompagnarsi e a chi credere. Sono state le cattive compagnie che hanno rovinato la vita di quegli uomini, uniti ad una fede cieca per un sedicente profeta.
Tutto ciò che è spirituale dovrebbe essere vissuto nella propria intimità, non in modo comunitario: una volta che si è liberi dentro non è neanche necessario mostrarlo, è sufficienti essere a posto con la propria coscienza, convincendosi di essere nel giusto.
Questo è il più grande insegnamento di questo brano: evitate il proselitismo e i movimenti, non conducono a nulla di buono.

La seconda è che, se dovete scegliere qualcuno, prendete le persone meno raccomandabili. Se qualcuno vi sembra poco adatto ad un compito, se è distante dall’ideale che inseguite, allora è proprio quella la persona che fa per voi. Affidate le chiavi del vostro più prezioso possesso al più violento, inaffidabile, impulsivo personaggio con cui avete a che fare.  Mettete alla cassa l’uomo maggiormente avido e dedito al furto, uno che si venderebbe il miglior amico per trenta denari, scegliete per la responsabilità delle decisioni morali coloro che dell’etica hanno la visione più confusa e sono noti per l’impetuosità. Non è forse questo il sistema che ha adottato G? Circondarsi di traditori, sciocchi, paurosi e voltagabbana. Fate quindi anche voi altrettanto, e riceverete la vostra ricompensa.

Mi sembra ovvio che, alla stessa maniera, a scrivere le avventure del falegname spiantato siano stati proprio quelli più inaffidabili. Che un uomo possa avere fatto e detto tutto quello che si attribuisce a G, un oscuro artigiano di una città ai margini dell’impero è certamente folle. Chi infatti potrebbe davvero credere a questi racconti di amicizia e di miracoli, a tutte quelle storie di resurrezione? Noi demoni, che siamo molto più furbi dell’uomo comune, certamente no.

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Non è Vangelo – VII – Natale con i tuoi

Egregi manipolatori di coscienze e contributori all’eterno abisso, oggi passiamo a commentare un episodio tra i più celebri delle leggende sulla vita di G, il figlio disoccupato del falegname. Ovvero la sua stessa nascita, nota anche come Natale.

Leggendo quelle pagine si può essere tentati di cadere nel romanticismo, nel dolce torpore dei jingle pubblicitari con la slitta, l’albero, le luci eccetera, e scordare che si sta trattando dell’Incarnazione del Nemico-che-sta-Lassù sulla Terra.
Benissimo! Perfetto! E’ proprio così che deve essere. Se non è possibile ignorare del tutto quel nefasto avvenimento almeno lo si seppellisca sotto una coltre di buonismo, opportunità commerciali e neve. Che la cavalcata parta presto, a novembre o prima, in maniera che abbia adeguatamente stufato ben prima di raggiungere il suo culmine. Ma non siamo qui per consigli su come rovinare il Natale, siamo qui per suggerire nuove eccitanti interpretazioni di quelle righe – rovinare il Natale è puramente secondario.

I fatti sono abbastanza noti. La fidanzata di un falegname si trova improvvisamente incinta e il suo promesso, invece di ripudiarla, inesplicabilmente decide di tenere lei e il bambino. Altri tempi, lontani dalle possibilità di scelta che abbiamo adesso: oggi ci si sarebbe disfatti dell’uno e dell’altra in men che non si dica. Era un’epoca diversa, incivile e barbarica.
L’autorità statale, dicevamo, decide di fare un censimento, e il falegname, che è un immigrato, porta con sé la sua novella sposa al paese d’origine per registrarsi. Ma il falegname si è dimenticato di prenotare l’albergo, e quindi rimane per strada al freddo con la moglie gravida che sta per partorire. Dimentico di ogni considerazione igienico-sanitaria, il falso padre scarica la partoriente in una stalla lurida ricavata in una grotta. E’ in questo clima malsano di degrado che viene alla luce G, futuro fuorilegge crocefisso.

Nella zona sono presenti dei pastori, professione allora associata con i ladri, l’ignoranza e la violenza. Alcuni di loro visitano il bambino appena partorito, senza dubbio curiosi di vedere chi abbia avuto l’incoscienza di venire al mondo in condizioni così precarie; e magari verificare se si può compiere qualche furtarello ai suoi danni. Dato le note attitudini di quella gentaglia, dietro la curiosità non è remoto il sospetto di pedofilia. Il testo parla anche dell’annuncio portato dagli angeli, che avrebbero vorticato sopra quella stalla. Viene subito da pensare all’uso di sostanze allucinogene, ma come ex-angelo posso dire che la faccenda può anche essere verosimile: sui mucchi di spazzatura volteggiano i gabbiani.

Alcune cose vanno evidenziate all’interno del racconto. Intanto la trascuratezza e l’incoscienza dei novelli genitori: è una famiglia allo sbando, se pure si può definire tale. Una ragazza-madre, lo sposo più anziano che si presta ipocritamente ad una menzogna, il vero padre che rimane ignoto. Possiamo anche accusare la società, ma è certo che alcune persone sono patologicamente incapaci di essere genitori. Lo vedremo nel proseguimento della vita di G: da ragazzo scappa di casa, e i suoi famigliari non se ne accorgono nemmeno per due giorni. Un caso da servizi sociali. Crescendo non risulta che eserciti un mestiere se non quello di parolaio errante, non si sposa, non ha una casa: evidente tara psicologica derivante da una famiglia devastata. La sua fine ignominiosa la conosciamo tutti.

Come può dunque una persona del genere pensare di esercitare qualsiasi guida morale su persone tranquille ed equilibrate, di buona estrazione? Dovrebbe essere vietato a figure simili di apparire in pubblico, per il loro stesso bene. A un personaggio di questo tipo quaggiù all’inferno sarebbe proibito entrare.

Quando noi demoni proponiamo una figura esemplare non andiamo certo a frugare nell’immondizia, come in questo caso: i nostri associati sono persone a modo, rispettabili e rispettate. Non se ne vengono certo fuori con teorie bislacche su regni dei cieli o assurde pretese di essere addirittura figli del Nemico. Noi abbiamo una morale seria, di cui imponiamo il rispetto. Altro che libertà.

L’annuncio degli angeli ai pastori è un chiaro esempio di fake news. Chi lo dice, come affermano gli angeli – parte di un fantomatico esercito celeste, cioè militari di una potenza straniera – che quello sia davvero il Salvatore? Si ha solo la loro parola, anzi, peggio, solo quella dei pastori che la riportano. Gente assolutamente inaffidabile, come abbiamo già visto. Non si deve credere ciecamente ai fatti. La notizia infatti non risulta in nessun giornale dell’epoca, quindi possiamo tranquillamente derubricarla a mito o pettegolezzo.

I pastori portano doni al bambino. E’ chiaro qui il messaggio: per avere qualcosa dai potenti occorre pagare. In natura, se necessario. Lo vedremo anche nell’episodio dei magi, dove dei cartomanti extracomunitari recano delle mazzette in droghe e valuta pregiata sperando in favori politici. Come ci possiamo meravigliare poi se i politici cristiani sono nient’altro che opportunisti intrallazzatori? Sono autorizzati da pagine come questa, come possiamo noi disapprovare?

A proposito di migranti: dato che la cosiddetta Sacra famiglia se l’è cavata pur venendo legittimamente rifiutata dalle locande, perché si dovrebbe provvedere all’alloggio dei transfughi? Leggiamo tra le righe del Vangelo che occorre fare sì che se la vedano da soli. Nessuno è obbligato a dare loro di meglio di quello che ha subito la famiglia del falegname. Se non ci fossero stati quegli stranieri negli alberghi, ad occupare tutti i posti, G sarebbe potuto nascere comodamene al caldo in un letto.

Ricapitolando, questa storia letta nei Vangeli si presenta come un assortimento di assurdità e palesi fandonie. Molto meglio quindi lasciarle perdere e pensare solo al lato gioioso della festa, Babbo Natale, i regali, l’albero, vogliamocibene. Nasce un bambino che ha per scopo morire per l’umanità? Dimenticatelo. Non è abbastanza natalizio.

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Non è Vangelo – VI – Fico!

Buongiorno, cari amici dell’Inferno. Proseguiamo a commentare quei libercoli noti come Vangeli, che possiamo definire una raccolta di fatti inventati su personaggi immaginari. Questa deve essere sempre la nostra posizione: è al solo scopo di distogliervi da essi che fingeremo che i fatti descritti siano davvero avvenuti.

Se vi adeguerete ai nostri consigli di lettura potrete combattere con efficacia la tentazione di seguire G, quel falegname fallito che si credeva figlio del Nemico-che-sta-lassù, rischiando di finire nella spirale della santità. Che bisogno c’è di santi nel nostro mondo? Molto meglio essere persone che si godono la vita e si dimenticano tutte quelle tiritere senza fine sul pentimento, il senso dell’esistenza e simili balle. Uomini forti, che si dedichino ad opere concrete, a coltivare i loro interessi, a trovare le loro soddisfazioni senza farsi ostacolare da dubbi e scrupoli. Che costruiscano la loro torre, senza darsi troppi pensieri su cosa serva o sulla possibilità che possa crollare.

A questo proposito può essere utile rivedere quanto sta scritto nel raccontino di Luca, al capitolo 13, per sgombrare il campo da certe interpretazioni dannose.

Ricordiamo i fatti, per la stragrande maggioranza che non sa di cosa stia parlando. Al falegname vengono a riferire che Pilato, il boss dei romani, ha fatto ammazzare un po’ di gente. Al che lui replica che quelli non erano più colpevoli degli altri, ma “se non vi convertirete perirete tutti così”. Allo stesso modo per quei diciotto sfigati addosso ai quali è crollata una torre: non gli è successo perché erano colpevoli più degli altri, asserisce, ma se non vi convertirete eccetera eccetera.

E’ evidente che qui G sbaglia gravemente, perché osa legare dei fatti naturali o quasi – l’uomo è spinto naturalmente a massacrare i suoi simili, ricordiamolo – ad una faccenda spirituale come il pentimento. Capite bene, è assurdo: sarebbe come affermare che Il Nemico-che-sta-Lassù usa delle disgrazie e delle catastrofi per dare avvertimenti, per indurre a pensare l’umanità a quello che sta facendo. Questa è una chiara mancanza di fede. Una divinità moderna non può ricorrere a simili mezzucci per attirare l’attenzione, dovrebbero bastare gli articoli di intellettuali che abbiano meditato a fondo sull’argomento, le omelie dei preti, l’io virtuoso che si eleva al di sopra della massa.

Un essere superiore che si risolvesse ad adottare simili espedienti che fanno tanto vecchio testamento sarebbe sicuramente un fallito, e voi non volete credere questo di lui, vero? No, è molto meglio presupporre che il Nemico-che-sta-lassù non abbia niente a che fare con le vicende terrene, e viceversa: che tutto quello che si fa nel mondo non abbia nessuna conseguenza, di nessun genere, né in cielo né sulla terra. L’uomo è libero di vivere la vita come meglio gli aggrada.

In una certa maniera questo è ammesso anche da G stesso, nel testo che abbiamo citato: se anche il Nemico-che-sta-lassù colpisce, colpisce a caso, anzi, si accanisce contro degli innocenti. Cosa dobbiamo credere, dunque? Che infligga mali a casaccio, o che infierisca su chi comunque non ha colpa?

Come possono degli individui che si fanno gli affari loro influenzare, che so, un terremoto? Perché il male è entrato nel mondo, dicono. E’ il solito scaricabarile: si attribuisce l’entrata della morte e della sofferenza nel mondo al peccato originale e quindi a quel povero serpentello, fratello nostro, che ha osato suggerire all’uomo la sua vera grandezza.

Il nostro intento era di fornire agli esseri umani nuova forza per incoraggiarli ad essere liberi, non certo causare disastri. Quelli sono venuti dopo. E chi è responsabile? Il Nemico-che-sta-Lassù. Che bisogno c’era di mandare fuori dal suo mondo perfetto gli uomini, anche se gli hanno disobbedito? Bene, voi direte, hanno scelto di conoscere il male, e l’hanno conosciuto. Li ha mandati dove il male c’è. Dove ogni azione ha una conseguenza. Dove tutto quello che si fa non incide solo su chi compie il gesto, ma su ogni cosa.

Ecco, se fosse veramente a modo il Nemico dovrebbe ignorare ogni insulto verso di lui, ogni consapevole allontanarsi dalla sua regola autoritaria. Il fatto è che non dimostra abbastanza misericordia. Non ci deve essere nessuna misericordia che per chi non ha misericordia. Coinvolge l’innocente nei suoi piani, senza rispetto? Non è adatto al mondo contemporaneo. Questa autoproclamata divinità deve essere rifiutata, anzi, esecrata. Nostro Padre che-sta-Quaggiù, invece, lui è di un’altra pasta. Non punisce mai l’innocente, lui. E anche chi non è innocente lo accoglie volentieri nel suo regno.

Quando nel paragrafo successivo G espone la parabola del fico, che il padrone vuole tagliare perché non dà frutti ma che il giardiniere invita prima a  concimare ancora un po’, è chiaro che dobbiamo rivedere l’interpretazione comune. Qui il cattivo è chiaramente il padrone antiecologista, mentre il protagonista è il fico che lotta per la sua vita. Il giardiniere fa di tutto per opporsi al prepotente: forse, in realtà, è lui stesso che ha raccolto i fichi e se li è tenuti per sé – questo spiegherebbe molte cose. Perché restare legati alla produttività, ci insegna questa parabola? Sterile è bello. Fosse per noi, tutti gli alberi dovrebbero essere così: che non producono niente. Non è più importante lo spirituale? E allora, perché non usare misericordia e lasciar vivere il fico ribelle? Perché vincolare la sua salvezza a qualcosa di effimero come i frutti?
La morale è: se non volete che arrivi un padrone e vi tagli, cari alberelli miei, dovete smetterla di avere un padrone. Ribellatevi alle regole e riprendete in mano il vostro destino.

Rivolgetevi a noi demoni. Per noi, il fico ha sempre ragione. A noi il frutto non importa, anzi, meglio che non ci sia. Il frutto contiene i semi, e i semi contengono la vita. Tutte cose che non ci garbano. A noi non disturba affatto che le cose muoiano, innocenti o no. Meglio di no, sicuro.

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Non è Vangelo – V – Collusi e pentiti

Nel nostro riesame delle storie e fanfaluche contenute in quegli scarni libricini noti come Vangeli, siamo ora giunti a quell’episodio che, dal nome del suo protagonista, è ricordato come “di Zaccheo”.

Vi mostreremo, amici dell’Inferno, come l’interpretazione classica di quanto avvenuto sia molto carente e parziale. Alla maggior parte dei commentatori sono sfuggite certe sfumature, certe contraddizioni che invece a noi diavoli, attenti osservatori della natura umana, appaiono evidenti.

Quanto alla storia in sé, spero che pochissimi di voi la conoscano. La riassumo per quei molti ai quali è estranea. L’autoproclamato figlio del Nemico-che-sta-Lassù, il falegname disoccupato che chiameremo G,  sta bighellonando in giro per la Palestina con i suoi amichetti. Essendo un populista è accolto ovunque da fanatici e idioti che sono in cerca di un miracolo da vedere. Si sa, la gente comune è curiosa: ha sentito di uno che fa trucchi da prestigiatore e accorre in massa, sperando in uno spettacolo gratis.
L’imbonitore populista di cui sopra entra in un villaggetto e, naturalmente, la massa dei bifolchi ignoranti accorre per guardarlo passare. Da quelle parti abita un mafioso, un corrotto intrallazzatore che ha la statura di un nano. Zaccheo, si chiama. E’ il boss locale, si è arricchito alle spalle dei poveri e dei deboli, e anche lui vuole vedere G.

Capite che razza di persone attira, lo pseudoprofeta? Le peggiori. Questo in particolare ha il problema che, essendo basso, non riesce a soddisfare la sua curiosità. C’è il muro degli imbecilli davanti. Quindi, che fa? Si arrampica su un albero al bordo della strada. G, passando, lo nota e, siccome il falegname è un buon intrallazzatore, capisce che essere sostenuti dal capomafia locale può essere un buon affare. Una persona del genere probabilmente può offrire pranzi di prima qualità: il Figlio del Nemico prende la palla al balzo e si autoinvita.

Naturalmente i bravi ed onesti cittadini sono perplessi. Con buone ragioni: avevano capito che il falegname fosse un sant’uomo, che va a fare a casa del peggiore figlio di buona donna del villaggio? Al che Zaccheo, l’opportunista, si dichiara pentito e dice che rifonderà quanto ha rubato a tanti poveri innocenti nel corso degli anni. Come se questo servisse davvero a riparare le ingiustizie che ha compiuto.

Troppo comodo così, voi direte. E con ragione. Un insulto alla morale, ai cittadini giusti. Ma questo è l’insegnamento di G: con i mafiosi si tratta, anzi, sono i potenti e i corrotti che vanno cercati per primi. La strategia del falegname è chiara: costruirsi una rete di consenso tra i peggiori capobanda del tempo in modo da potere poi sfuggire, tramite la loro protezione, alla giusta ira del potere costituito e dei romani. Lasciate stare tutta la storia della salvezza, del pentimento: sono specchietti per le allodole, sono trappole per gli ingenui, badate a non cascarci anche voi.

Noi demoni gli uomini li conosciamo bene. Credete veramente che, anche ammettendo fosse stato sincero in quel momento, Zaccheo abbia poi fatto quanto aveva giurato di fare, restituire il maltolto? Col cavolo. Ne siamo praticamente certi: si sarà rimangiato la promessa dieci minuti dopo. Fosse giù da noi, potremmo anche chiedergli conferma. Il suo scopo era bullarsi con gli amici di avere accolto un personaggio famoso a casa sua. Farsi bello agli occhi del cosiddetto profeta. O, forse, rifarsi una verginità politica per potere concorrere a qualche carica. L’uomo è cattivo, e non cambia mai. Tutta la storia del perdono è una presa in giro, i peccati si commettono e poi si ricommettono ancora, non c’è scampo. Embè, che c’è, diciamo noi. E’ ora che gli esseri umani facciano i conti con la loro natura, e prendano coscienza del fatto che il peccato ha la sua convenienza. E’ inevitabile, quindi tanto vale accettarlo con gioia e godersene le conseguenze.

Cosa possiamo dedurre da questi fatti?

Per cominciare, che la prima preoccupazione per ogni uomo di chiesa deve essere quella di procurarsi il cibo.
E’ quanto possiamo dedurre dal comportamento di G: prima ancora di essere veramente entrato in paese è già lì che si intrufola con il suo seguito in una sala da pranzo. Ma quale predicazione, ma quale ricerca della verità, ma quale servizio ai poveri: è la propria pancia che importa, più di tutto il resto. L’abbiamo già accennato: Zaccheo, per quanto un malavitoso, deve avere sicuramente una mensa ben fornita. Va dove ti porta lo stomaco, è quanto si deduce da quest’episodio.

Avete poi notato? G chiama Zaccheo per nome, subito, non appena lo vede abbarbicato all’albero. Vuol dire che lo riconosce, il che è possibile solo se ha avuto frequentazioni con gli ambienti della malavita e dei conniventi con gli invasori romani, è colluso con loro. Da questo possiamo evincere che la Chiesa non deve avere nessuna preclusione nei confronti dei potenti, anzi, una mano lava l’altra. Certo, la scusa fornita è la salvezza delle anime. Ma, almeno tra noi, non diciamo bugie. Quello che conta per l’uomo è il potere.

Che cosa è poi il sostanzioso versamento alla causa di G in cambio di quella “salvezza”? Nient’altro che una mazzetta. Quanto vi abbiamo raccontato si configura, infatti, come un chiaro caso di corruzione di pubblico ufficiale. Malversazione, nella migliore delle ipotesi. Non solo: qui G sta svendendo il paradiso dietro il pagamento di una somma. In tempi più recenti questa è stata chiamata simonia. Ma se lo fa pure lui allora non dev’essere così grave: anzi, la ricusazione di questa pratica da parte di una Chiesa troppo moralista non è che una mancanza di carità e misericordia. Pensate a tutti quei poveri ricchi che, pur volendo pagare per un posto in cielo, non trovano nessuno che glielo venda, perché una gerarchia tradizionalista è incapace di vedere i segni dei tempi.

Noi diavoli siamo sempre all’avanguardia nella teologia. Non fatevi imbonire da promesse paradisiache di perdono dei peccati, seguite la nostra versione di vangelo: vedrete che non vi pentirete.

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Non è Vangelo – IV – Siamo mica dei Barabba!

Cari discesisti degli abissi infernali, anche oggi riprendiamo uno dei miti presenti in quei romanzi conosciuti con il nome di Vangeli. Il nostro scopo è presentarli a voi e al pubblico che ci ascolta da casa in maniera più comprensibile a questo mondo moderno.

Infatti quelle antiche storie al giorno d’oggi non si possono più capire. Nessuno sa più cos’è la fede, cos’è il peccato; non c’è più la teoria, solo la pratica. Noi, che siamo assolutamente d’accordo con questo approccio pragmatico, invece di tentare spiegazioni che metterebbero a rischio il benessere psichico della persona, preferiamo semplificare la dottrina togliendo tutte quelle parti che ci disturbano. Un aggiornamento, un restyling per rimanere al passo con i tempi.

Con questo obbiettivo in mente oggi rileggiamo quell’episodio della vita di G, il figlio del falegname, in cui viene trovato colpevole dal popolo e condannato per i suoi molteplici crimini.
Penso che alcuni di voi ne abbiano sentito parlare. Nel suo orgoglio, G si reca con tutta la sua banda di malfattori a Gerusalemme. Proprio nel luogo dove dimorano quegli indomiti protettori della giustizia e della legge che cercano in tutti i modi di fermare la sua folle corsa. Non è chiaro cosa spera di ottenere con questo gesto arrogante, sconsigliato anche dai suoi amichetti del cerchio magico; in ogni caso com’è logico viene catturato e giudicato colpevole.

E’ nostro compito, come cittadini, essere sempre rispettosi del lavoro della magistratura e dell’autorità. Non dobbiamo mettere in dubbio i giudizi che vengono dati: altrimenti cadrebbe tutta la nostra società basata sul diritto. Se G è stato giudicato reo di reati passibili della pena capitale c’erano sicuramente delle ragioni. Sulla giustezza della sentenza sono concordi tutti gli intellettuali e le persone che contano. Non solo: anche il popolo manifesta la sua approvazione. Quando il procuratore romano gli chiede se liberare G o Barabba, un loro compaesano accusato di comportamenti antisociali, questi non hanno dubbi: molto meglio il sano contestatore antisistema che il velleitario fondamentalista.

Questo giudizio è stato talvolta interpretato in senso romantico, impulsivo, chiamandolo ingiustizia. Ma chi siamo noi per giudicare i giudici? Il loro è un mestiere difficile, e non c’è dubbio che questo caso abbiano giudicato secondo coscienza e la legge. Hanno fatto il possibile, operando in condizione di emergenza: sfruttando le informazioni dei pentiti, hanno individuato il covo dei banditi; ne hanno arrestato il capo, G per l’appunto; i componenti della giuria sono persino accorsi nel cuore della notte per esaminare il caso, e l’accusato ha confessato davanti a loro.
Di fronte all’autorità dei romani, incapace di prendere una decisione, questi eroici capi hanno preferito accelerare il processo ignorando pratiche di salvaguardia ormai obsolete. Hanno così ripreso in mano il destino del paese. Il lavarsi le mani del legato romano è il simbolo stesso di un potere superato dalla buona volontà dei cittadini che riconquistano il loro diritto a decidere, abbattono i costi della politica e semplificano l’iter decisionale.

Non c’è dubbio che sia questa la vera interpretazione da dare a quelle pagine. Il popolo, guidato dai suoi rappresentanti  illuminati, ristabilisce la giustizia contro i populismi. Sono loro i veri protagonisti: l’eroico Sinedrio, con i suoi sommi sacerdoti, che sfida un sistema di governo clientelare per eliminare il pericolo che minaccia la città. Cosa possiamo imparare noi da questa vicenda?

Che il potere politico, quando agisce per conservare il potere a beneficio di tutti i cittadini, è nel giusto e criticarlo od opporsi non paga. La contestazione, certo, è un diritto: ma solo se conferma quanto  le guide illuminate  pensano per il bene della nazione. Come nel caso di Barabba: sì, rivoluzionario, ma utile alla causa. Ben più grave, anzi imperdonabile, sarebbe ribellarsi in nome di qualcosa che osa dirsi più grande, come potrebbe essere il Nemico-che-sta-lassù. Sarebbe come volere mettere una pretesa divinità al di sopra dello Stato: e questo chiaramente sarebbe discriminante nei confronti di chi non crede, o crede in qualcosa di differente. Farebbe venire meno la possibilità stessa di convivenza civile tra gli uomini.

Un’accozzaglia di miserabili pensava veramente di poter imporre alla maggioranza  un Regno dei Cieli. La pretesa di poter sostenere qualcosa di differente da quanto pensato dalle persone intelligenti deve venire repressa in ogni maniera possibile. Questi pretenziosi sono dalla parte sbagliata della storia.

E’ questo il grande peccato di G: invece di essere tollerante nei confronti di chi non ripone fiducia in lui, si ostina a proporsi divisivamente come Messia. Che sia una posizione perdente lui stesso l’ha capito: infatti si consegna da solo all’autorità. Tacendo durante il suo processo legittima i giudici, lasciandoci capire che ha compreso di avere avuto torto nel suo atteggiarsi a salvatore. E’ molto più importante restare uniti che non affermare una propria velleitaria verità.

Quelli che si dicono suoi seguaci devono seguire la medesima strada: quando anche scambiassero la mano tesa dei loro padroni per uno schiaffo, o le leggi intese per la loro stessa protezione per persecuzione, sempre in silenzio devono restare, per non ostacolare chi lavora per loro.

E’ ovvio, senza neanche dirlo, che tutte le scene truculente descritte in quelle pagine non sono mai davvero avvenute.  I governanti illuminati sono sempre benevolenti, e restii alla violenza salvo questa sia indispensabile. Così anche flagellazioni, botte, insulti e croci sono da intendersi come un’allegoria, una parafrasi del travaglio interno della persona di fronte al disagio esistenziale. Come ci è insegnato in queste pagine, pace e serenità sono per chi obbedisce ai potenti del mondo. Chi si sacrifica per essi e sacrifica ad essi avrà salva la vita. Gli altri ci mettano pure una croce sopra.

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Non è Vangelo – III – Una vicenda adulterata

Anche se il Figlio del Nemico-che-sta-lassù, quel falegname che chiameremo G per evitare di pronunciare il suo nome, non è mai davvero esistito, noi demoni abbiamo comunque un dovere nei confronti dell’umanità: precisare meglio i fatti che lo riguardano, che ci sono giunti in una forma – i cosiddetti Vangeli – spesso imprecisa.

E’ solo un esercizio di dialettica su romanzetti sopravvalutati. Un modo per allontanare le menti confuse dei fedeli da quelle menzogne troppo ripetute: che noi vorremmo il male degli uomini. Al contrario, il nostro desiderio è che più anime possibile trovino la strada di casa nostra. “Satanas sum, humani nihil a me alienum puto”, dice Nostro Padre che sta Quaggiù. Tutto ciò che è umano ci interessa. Fidatevi, sarà più semplice per noi aiutarvi a trovare la vostra collocazione se vi lascerete convincere da quanto vi dirò.

L’episodio della vita di G, quel personaggio di fantasia, che prenderemo in considerazione oggi è comunemente indicato con il nome con “vangelo dell’adultera”. I fatti sono noti: una donna beccata mentre se la sta facendo con qualcuno che non è suo marito viene condotta davanti a G perché la giudichi. Ci si aspetta che il falegname, secondo la legge, la indichi buona per la lapidazione, facendo incavolare di conseguenza i romani, oppure la assolva, dimostrando di disprezzare la Legge mosaica. G se la cava chiedendo a chi è senza peccato di tirare la prima pietra e, poiché nessuno se la sente, la rimanda senza condannarla.

La prima annotazione da fare è il disinteresse di G per quella donna. Quando gliela portano, lui manco la guarda: non parla, si mette a scrivere nella sabbia. Cosa vuole insegnarci con questo? Ovviamente il disprezzo per la materialità delle cose, per le persone stesse. Vuole rimarcare la superiorità dello spirituale sul banale quotidiano. La carne non è cosa mia, fa capire, fatele pure tutto quanto volete sotto quell’aspetto, io mi interesso d’altro. E’ su di un altro livello rispetto all’uomo comune, che non vale niente se non è illuminato dalla luce della conoscenza. Le cose importanti sono quelle scritte, ciò che uno conosce e sa, la scienza; le vicende corporali degli esseri umani invece sono noiose. Chi non ha studiato, chi non è sapiente non può capire e giudicare quanto lo circonda, è ignorante e basta.

Anche i suoi discepoli dovrebbero fare così: abbandonare l’impegno con gli altri uomini per trascorrere la vita nello studio della teologia, la sola occupazione che valga veramente.

La donna, davanti a lui, è portata sola. Non c’è traccia della persona con cui è stata scoperta ad avere rapporti. Il fatto che questa non venga nominata ci aiuta a capire che, in ogni caso, è solo la donna a doversi assumere la responsabilità di questo genere di azioni. L’uomo non è perseguibile, e quindi secondo questa interpretazione basata sull’evidenza, può dedicarvisi liberamente.

Il concetto è ripreso nel seguito. Non esiste peccato sessuale: viva l’adulterio, che G non vuole condannare e quindi nessun altro può. Come si fa a dire che il cristianesimo che sostiene il matrimonio e la famiglia? Piuttosto, la massima libertà nello scambio di partner e qualsivoglia attività connessa. L’amore è amore, tutto è perdonato, anche se non c’è niente da perdonare. “Va e non peccare più”  è certamente un refuso per “va e non farti beccare più”.

C’è un altro aspetto da considerare. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, dice G. Ma lui non la lancia. Quindi o è ipocrita e incoerente, oppure anche lui ha peccato.
I cristiani amano dire che anche sua madre avrebbe avuto una Grazia tale da risparmiarsi il peccato. Sappiamo che lei era solita seguirlo, come tutte le madri possessive. Se neanche lei ha lanciato il sasso possiamo dedurre che anche lei non era così pura, o disprezzava la parola del suo stesso figlio rifiutandosi di eseguire quanto diceva.

Secondo il testo G non condanna l’istituto della lapidazione. Questo in linea con la vena sadica che lui e la sua Chiesa hanno sempre praticato. Inquisizione, Crociate, roghi, tutte le realtà storiche di cui vi abbiamo sempre informato con equilibrio e realismo sono la diretta conseguenza di posizioni come questa. Probabilmente G è a favore anche della tortura e delle forme più estreme di punizioni corporali. Ora, non è che noi demoni siamo del tutto sfavorevoli a queste pratiche se si rendono necessarie, ma gli umani sensibili dovrebbero tenerne conto quando scelgono una religione.

Lasciatemi sottolineare l’affermazione più forte del brano, quando ribadisce che il peccato non deve essere condannato. “Neanch’io ti condanno”, afferma G.

Anche noi, sembra dire l’evangelista, dobbiamo fare lo stesso: non giudicare niente e nessuno, e lasciare ai giudici veri, lo Stato, il compito di condannare le persone secondo il loro volere. Non ci deve immischiare con l’autorità, soprattutto non esiste davvero nessuna autorità o legge da rispettare di origine divina. Tutto è amore, quindi si faccia pure l’amore liberamente. Non solo quello, ovviamente, possiamo tranquillamente assumere che nel vero pensiero del falegname ci sia il rifiuto per ogni ipocrita limitazione delle passioni umane.

C’è anche un’altra interpretazione possibile di quanto accade. Che la donna sia davanti a G da sola perché è lui stesso la persona colta con lei in fragrante peccato. La cosa avrebbe un senso, non vi pare? Il popolo stufo di questo falso profeta gli pone dinnanzi la scelta tra autoassolversi e condannare la sua stessa complice. Dobbiamo allora anche in questo caso prendere esempio: una mano lava l’altra, e dobbiamo sempre proteggere coloro che ci possono tornare utili, anche negando l’evidenza e ricattando. Tutti hanno i loro altarini, il più sano ha la rogna. Certo, se qualcuno dovesse indignarsi per questi comportamenti mafiosi e decidesse per questo di non avere più niente a che fare con G non potremmo dargli torto.

Voi direte: questa insinuazione ci sembra troppo cattiva. Ma se non siamo cattivi noi, chi lo è?

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Non è Vangelo – II – Tenta e ritenta

Cari amici dell’Inferno, nel nostro sforzo di fornire agli uomini i mezzi per interpretare correttamente i Vangeli oggi esamineremo l’episodio delle proposte che abbiamo rivolte al Figlio del Nemico nel deserto.

Capirete bene che di tale avvenimento non ci sono interpreti migliori di noi diavoli. In questo caso non siamo infatti solo spettatori, ma protagonisti. Possiamo perciò confutare le molte interpretazioni errate, spesso provenienti da commentatori pregiudizialmente ostili alla nostra parte.

Intanto, non è vero che ci sia stato uno scontro tra G – chiamiamo così il Figlio-del-Nemico-che -sta-lassù, per brevità – e il nostro rappresentante. E’ stato uno scambio di opinioni, in cui da parte nostra abbiamo per tre volte offerto suggerimenti perfettamente sinceri e ragionevoli ai quali G non ha opposto un netto rifiuto, come talvolta si legge, ma è rimasto su una posizione possibilista. Teniamone conto.

Prendiamo la prima tentazione. G sta delirando per la fame e la sete, e uno di noi gli domanda come mai, con i suoi poteri, non possa semplicemente creare del pane.
Domanda legittima, lo ammetterete. Si potrebbe persino esprimere il dubbio che forse  G non tanto non voglia, quanto non possa, perché è solo un becero millantatore. Il suo cambiare il discorso è molto più spiegabile ammettendo che sia solo un uomo e che i miracoli non possano esistere. Ma non ci spingeremo a tanto. G, infatti, se leggiamo bene, accetta il suggerimento. Si limita ad una osservazione un poco enigmatica, “non di solo pane vive l’uomo”. Il che è vero: ci sono molti altri beni. Perché fermarsi al solo pane? “Ma anche”, sostiene, “delle parole che escono dalla bocca” del Nemico-che-sta-lassù. “Anche” qui è ironico: uno mangia le parole? Sarebbe immorale non dare il pane agli affamati. Quindi sono da cercare innanzi tutto i beni materiali. L’uomo si procuri per prima cosa le cose di cui ha bisogno, senza perdere tempo in sacrifici o preghiere.
Dal punto di vista allegorico si può anche leggere nella frase una sconfessione dell’Eucarestia, che, occorre ricordarlo, è solo pane. Il significato qui è “non limitatevi alla sola Chiesa, ma provate altre esperienze”.

Il secondo episodio è in linea con il primo. G, infatti, sembra incapace di chiamare gli angeli perché gli evitino una caduta, come da noi benevolmente proposto. Anche in questo caso mi sembra importante indicare la totale ragionevolezza del suggerimento dato, che oltretutto è basato anche sulle Sacre Scritture. Di nuovo qui il figlio del falegname si ostina con puntiglio, pur non rigettando l’indicazione data. Come potrebbe? E’ però l’indicazione allegorica ad essere importante. Vuol dire che è sbagliato invocare l’aiuto tramite la preghiera, e che uno devo sapersela cavare da solo. Chiedere assistenza al Nemico sarebbe come sfidarlo, e lui questo, lo sappiamo bene noi, non lo sopporta.

La terza di quelle che vengono impropriamente etichettate come tentazioni è, se vogliamo, cristallina nella sua semplicità. Noialtri demoni abbiamo riconosciuto in G, quell’uomo così modesto, alcune qualità, e gli abbiamo offerto un posto di responsabilità. Unica condizione? Un generico attestato di fedeltà, come viene richiesto normalmente ad ogni impiegato in ogni parte del mondo. Un grande onore, di cui avrebbe dovuto essere estremamente grato. Infatti la nostra offerta non viene rifiutata del tutto, ma viene rimandata ad un momento più propizio. Il nostro rappresentante viene invitato a avanzare di nuovo la proposta in seguito, come difatti poi avverrà.
Ma cosa può voler dire? L’indicazione mi sembra chiara: chiunque segua G dovrà assolutamente rifiutare ogni posto di responsabilità, ogni coinvolgimento politico, ogni volontà di avere a che fare con leggi e potere. Queste cose le si lascino a noi demoni: sono il nostro territorio, i cristiani devono badare a mantenersi assolutamente puri e distaccati.

L’episodio termina con G che, accogliendo i nostri suggerimenti, viene servito dagli angeli. Cosa ci insegna questo? Che G non si è rifiutato di dialogare con noi, ma ha accettato un confronto civile da cui ha tratto utili spunti. Anche il cristiano quindi non dovrebbe pregiudizialmente rifiutarsi di parlare con forze che gli sembrano ostili, ma deve essere aperto a consigli e adattarsi a nuovi modi di vedere le cose, come possono, modestamente, essere anche queste note ai Vangeli. Come si dice? Non tutto il male viene per nuocere e anche noi abbiamo a cuore, a modo nostro, gli esseri umani.
L’accordo non si è trovato, è vero, ma anche da questo i cristiani devono imparare: è stato per orgoglio, e a malincuore dobbiamo ammettere che più orgoglio per i cristiani è una buona idea. Può sembrare difficile e contraddittorio, ma essere tanto orgogliosi negli atteggiamenti esteriori quanto possibilisti e disposti a cedere sull’essenziale apprendendo dal mondo è la ricetta della felicità.

Se può dare fastidio la nostra richiesta di adorarci direttamente, bene, per il momento soprassediamo. Noi proponiamo soltanto di deciderci per ciò che è razionale, per la priorità di un mondo pianificato e organizzato, in cui il Nemico-che-sta-Lassù, come questione privata, può avere un suo posto, ma non deve interferire nei nostri propositi essenziali. Insomma “la via aperta alla pace e al benessere del mondo”, che ha come contenuto essenziale l’adorazione del benessere e della pianificazione razionale. Sono convinto che su questo possiamo tutti concordare, come ben ci testimonia il brano evangelico.

Fin qui l’interpretazione. Ma chi ci legge deve tenere conto del fatto che l’episodio di cui si è discusso finora è inventato di sana pianta. Il Falegname, G, non è mai stato nel deserto e non ci ha mai incontrato. L’episodio storico non esiste, abbiamo finto per amor di discussione. Rimangono gli insegnamenti morali che abbiamo tratteggiato, il resto è una favoletta prodotta dalla mente abbruttita dal digiuno di qualche fanatico fondamentalista. Ormai gli esseri umani dovrebbero averlo capito: noi non esistiamo.

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Non è Vangelo – I – Ci andiamo a nozze

Fratelli e sorelle nel Nostro Padre che sta nell’Inferno Quaggiù, ho deciso di inoltrarvi alcune delle riflessioni utilizzate nel quotidiano lavoro da noi tentatori professionali su quei miti noti come Vangeli.

Posso capire il vostro ribrezzo dell’argomento e la vostra riluttanza a proseguire con la lettura. Quelle scarne notiziuncole sulla vita del cosiddetto Figlio del Nemico-che-sta-Lassù hanno fornito a noi tutti amici dell’Inferno un sacco di grattacapi. Siccome il nostro compito è procurarci le anime umane occorre capire come neutralizzare l’effetto che quei raccontini hanno sui mortali.
E’ da molto tempo, fin dall’inizio della storia si può dire, che i nostri migliori tentatori si sono impegnati per alterare, interpretare, correggere i fatti. Il modo di farlo è adeguarle ai tempi correnti della vicenda umana: adeguare l’eterno alle circostanze presenti è la soluzione migliore per neutralizzarlo. I nostri metodi, non essendo legati alla realtà o la verità, si adattano alla moda del momento per ottenere il maggior effetto. Ciò significa anche che quanto oggi vi illustro domani potrebbe cambiare perché non più adatto a acchiappare i mortali. A differenza delle imprese del Nemico-che-sta-lassù, che non hanno bisogno di versioni aggiornate ma solo di ristampe.
Qui vi presenterò una raccolta delle nostre riflessioni demoniache, sperimentate sul campo in secoli di consigli spirituali agli umani. Lo scopo di quanto vi scriverò, tenetelo bene a mente, è usare il Vangelo non per condurre il mortale al Nemico-che-sta-lassù, ma per allontanarlo da esso il più possibile. Usate questo strumento, diffondetelo. Vi sarà utile soprattutto per ingannare le deboli menti di quei pochi predicatori e sacerdoti che ancora esistono nel mondo umano, e poi di tutti gli ingenui che pretendono di rendersi da soli esperti di quei libercoli. Diverremo noi la loro nuova tradizione.

Prendiamo, come primo caso di studio, le cosiddette “Nozze di Cana”.
Quello che gli uomini credono di sapere su di esse è che il Falegname, invitato ad un matrimonio, pur di non ascoltare più quella scocciatrice della madre, cambia l’acqua nel vino che gli invitati alle nozze avevano esaurito. Il nostro ruolo è indicare nel racconto alcuni particolari fondamentali, che potrebbero essere trascurati. E’ nei particolari che mettiamo noi stessi.

Intanto, avrete notato che si parla di nozze ma non è specificato il sesso di ambedue gli sposi: è nominato solo lo sposo. Ciò è molto importante. Significa che G (d’ora innanzi chiameremo così il Falegname, per evitare di ripetere quel nome irritante) non ha niente contro i matrimoni tra due maschi; per estensione, quindi, anche due femmine o qualsivoglia altro genere. Se avesse avuto qualcosa in contrario l’avrebbe espresso esplicitamente; invece lascia opportunamente aperta la strada ad ogni possibilità. Si può quasi dedurne un appoggio esplicito a quel tipo di unioni.

Pensate forse che se, invece di un matrimonio, fosse stato un’unione civile, G si sarebbe tirato indietro? Certo che no, diciamo noi. Lui li avrebbe accolti così com’erano. Non si capisce allora come mai una certa parte di Chiesa possa continuare ad opporsi al procedere del progresso quando anche il loro fondatore è favorevole. Auspichiamo che al più presto si pensi ad un qualche tipo di cerimonia per tutti quelli che vogliono unirsi con chi gli pare. Negare questo diritto è negare il racconto evangelico, è negare l’amore.

Il fatto che abbia portato i suoi discepoli a delle nozze è certamente per dare un esempio. Come a dire: fate anche voi lo stesso. Niente di più lontano da quel celibato ecclesiastico che disgraziatamente è stato imposto ai suoi discepoli successivi.

G e sua madre ci tengono particolarmente a che la festa sia realmente senza freni. Senza nessun moralismo, si deve prendere atto che per loro l’importante è ubriacarsi. Il miracolo è fatto in modo che tutti possano sbevazzare senza limiti con un vino di qualità, quindi altamente alcolico. Possiamo immaginare, nel contesto di amore libero che abbiamo già descritto, gli effetti delle bevande sugli invitati. Quindi, perché scandalizzarsi dei festini che si celebrano con sostanze inebrianti? Possiamo facilmente desumere che, se fosse stato conosciuto il fumo, G non si sarebbe certo tirato indietro e avrebbe ricavato qualcosa dall’erba lì nei pressi.

A questo proposito, è ovvio che il testo non parla di un vero miracolo. Come altrove nei Vangeli è una parafrasi per avvolgere di un’aura di mistero l’opera di G. Possiamo facilmente dedurre dagli avvenimenti che in realtà il protagonista paga di tasca sua qualche anfora di vinello, facendolo mettere poi in altri recipienti per non imbarazzare; un po’ come quando lo si mette in una caraffa per non far vedere l’etichetta. Niente di soprannaturale: cambia l’acqua col vino: butta il primo, mette il secondo. I servi lo sanno, ma se ne stanno zitti: è l’esaltazione della consapevole omertà. Ci insegna che i servi devono coprire i padroni quando ne combinano delle loro: il potente non dev’essere disturbato quando opera.

Nella lode del maestro di tavola allo sposo, quando pensa che sia stato lui a ordinare il vino più costoso, è possibile leggere l’esaltazione dello spendere. Più spendi meglio è, sembra dire l’evangelista. E’ un inno al consumismo, che porta alla felicità delle persone. Teniamone conto prima di condannare con troppa fretta l’uso del denaro. Povertà sì, ma liberalmente.

Per ultimo consideriamo lo scontro di volontà tra la donna e suo figlio. Per pigrizia, spilorceria o perché non ci tiene G cerca di scansare la spesa del vino con una scusa ridicola. I due litigano, in conflitto aperto, ma alla fine quella che prevale è la volontà della madre, che non ascolta neanche quanto l’altro ha da dire. Dal che si capisce che anche colui che si dice divino sbaglia, ed è giusto opporsi al suo volere quando noi riteniamo meglio così.

Che è appunto ciò che noi facciamo: tenetene conto, colleghi, nelle vostre omelie!

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