XXI – Non Credo… che sia Santa

Gli esseri umani mica l’hanno capito cosa vuol dire santa. Va bene, dobbiamo ammetterlo: un pochino di quella confusione è anche merito nostro.

Prima di insegnarvi come abbattere la pretesa che la Chiesa del Nemico-che-sta-lassù sia santa dobbiamo almeno noi comprendere che significa. Il senso originale di “santo” è qualcosa o qualcuno di separato, distinto, che non si mischia con l’ordinario. Che non può essere sporcato, che è inviolabile per definizione. Che è saldo, sicuro. Insomma questi nel Credo sostengono che non solo i peccati e le brutture ordinarie non hanno presa sulla Chiesa, ma che neanche noi demoni, con tutta la nostra potenza, saremmo in grado di farne quello che vogliamo.

Questo, lo capite bene, è ridicolo. Se volessimo potremmo impadronirci in ogni momento della fortezza del Nemico. E’ solo per sfizio che ci limitiamo a violarla, a rovinarla, a oltraggiarla. Già solo questo basterebbe a bocciare come del tutto sballata la sua pretesa di santità.

Credete che noi non siamo in Vaticano o in ogni parrocchia? Ci siamo, eccome. Non ci credereste a quanti ne abbiamo sul libro paga, dei suoi presunti servi, quanti sono nostri utili idioti o anche solo conoscenze interessate.

Pensate che i preti, i vescovi, i cardinali siano immuni al nostro consiglio? Ci sono tra voi parecchi diavoli che ad un concetto come questo si faranno grasse risate. Non solo non sono immuni, ma spesso ci cercano; anzi, credono di fare il loro mestiere tanto meglio quanto più ci danno ascolto.

Sono tantissimi i sacerdoti che non credono più. Magari sono entrati nella Chiesa perché avevano una fede vera, ed una volta lì hanno scoperto con raccapriccio quanta corruzione, quanto male conteneva. Sono rimasti orripilati da pessimi sacerdoti e da meschinità ; la fede l’hanno perduta, e adesso credono solo al loro tornaconto. Di tanto in tanto qualcuno di loro si rende conto che è diventato esattamente come chi gli ha fatto smarrire l’idea del bene: in tal caso, puniamo severamente il suo demone tentatore per avergli permesso di accorgersene.

Ma questo è ancora niente. Non c’è solo gente che inganniamo; ci sono anche quelli che sanno perfettamente con chi hanno a che fare, quando parlano con noi. Non solo non gliene importa, ma ne sono contenti: credono che ciò li aiuterà ad avere successo. A fare i loro interessi. Il Nemico ormai lo considerano, giustamente, un perdente. E’ incredibile come proprio chi dovrebbe avere un’idea chiara di quelli che sono i nostri poteri e i nostri fini finisca per sottovalutarci e dimenticare cosa l’attende. L’illusione e l’orgoglio degli umani sono la nostra più grande forza.

Un sacerdote che non sia santo non solo è inutile alla Chiesa, è utile a noi. Purtroppo, però, la mancanza di santità di tanti non basta a cancellare la santità della Chiesa stessa. L’ha costruita bene, il Nemico; è lui che garantisce la sua inviolabilità. Per quanto traditori siano gli armigeri sulle mura e talvolta persino i comandanti delle truppe, il castello continua a non cadere. E’ proprio il suo non mollare la presa che ci impedisce di abbatterne le torri.

Finché non riusciremo ad interrompere il collegamento della Chiesa con lassù non l’avremo vinta. Non facciamo a nostra volta l’errore di sottovalutare il Nemico: la sua Grazia è un’arma potente e sleale, che ci costringe ad arretrare. Non cesserà di concederla fino a quando ci sarà anche un solo uomo che sia santo, che conservi quel rapporto con lui, o anche solo il desiderio di quel rapporto. Fino a quel giorno la fortezza non crollerà.

I santi, malgrado tutti i nostri sforzi, sono più numerosi di quanto ci augureremmo. Non lasciamoci ingannare dalla nostra stessa propaganda, ci sono ancora troppi esseri umani, troppi preti e laici che insistono a fidarsi del Nemico, a confidare in lui. Le nostre piccole vittorie, le loro piccole cadute troppo spesso non bastano a fare capitombolare il mortale nei nostri calderoni, specie se questi sa bene che esistono e provvede a riprendersi dopo ogni scivolone. E’ proprio quella Chiesa non dannata che li aiuta. La santità degli uomini non è un muro che noi possiamo infrangere una volta per tutte, è una strada da cui possiamo tentare di sviarli ma su cui possono sempre tornare.

E’ sul cancellare quella strada, o fare sì che porti da tutt’altra parte,  che dobbiamo concentrarci.
La fortezza può anche continuare a stare dritta, per quello che ci importa, e può anche darsi che le nostre porte non prevarranno mai su di essa: ma se nessuno vorrà più entrarci il nostro lavoro sarà compiuto. Ogni volta che un credente dimentica il suo catechismo la Rocca diventa un luogo più remoto. Ogni volta che un prete racconta la sua idea di Chiesa invece di quello che la Chiesa è, sempre più gente si perde, cercando quello di cui avrebbe bisogno e non trovandolo. Ogni volta che un vescovo ascolta noi, le nostre idee, i nostri schemi piuttosto che la voce dei suoi predecessori, le sue pecorelle si domandano per quale motivo dovrebbero ancora cercarla, quella Rocca, quando evidentemente si sta assai meglio a casa nostra.

E’ una questione di marketing: se i venditori non sono convinti del loro prodotto e sotto sotto consigliano quello della concorrenza, quella santità che tanto ci disturba smetterà di esistere. Perché nessuno la vedrà più. Diventerà invisibile e invivibile.

Se la santità è differenza dal mondo, una volta che la Chiesa e il mondo coincidono non è che non ci sarà più il mondo, non ci sarà più la Chiesa. Nessuna santa separazione; nessun pastore, solo pecore smarrite e noi lupi affamati. Salvare vuol dire mette al sicuro; una volta che si è perduto quel luogo protetto, quel riparo dal pericolo, nessuno può essere salvato. Se il santuario è smarrito, non c’è più un luogo al quale tornare. Se lo si pensa una minaccia invece che un aiuto, non lo si cercherà, lo si eviterà con cura.

Nessuno si salva. Tutto diventa nostro, ed è inutile che scappiate, mortalucci: dove andrete, senza un luogo santo in cui rifugiarvi?

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 23 settembre 2016 su Non Credo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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