XXV – Non Credo… nella Resurrezione dai morti

C’è anche la questione della materia.

I mortali hanno strani concetti sulla materia. Cercano di capire cosa sia, come siano fatte le cose, e sono abbastanza ridicoli da pretendere di riuscirci. Detto tra noi, non ne hanno la più pallida idea.
Faccio un paragone per i nostri lettori di stirpe umana. E’ come guardare un vestito, chiedersi di cosa sia composto, esaminarlo ben bene e concludere che è fatto di rosso. Oh, sono così tronfi gli uomini della loro sapienza! Se sapessero quanto poco sanno abbasserebbero di parecchio la cresta. Ma va contro i principi di noi diavoli insegnare l’umiltà; quindi i mortali potranno sempre contare sulle nostre lodi sperticate, sul nostro compiacimento del loro orgoglio, e sul nostro silenzio su ciò che è davvero importante.

Gli esseri umani conoscono della materia di cui sono fatti loro stessi una verità: essa è mortale. Si corrompe, si dissolve, non c’è più. Come tutte le verità noi cerchiamo di fargliela dimenticare. Attirare la loro attenzione sul fatto che la loro bella vita finirà avrebbe ripercussioni negative sui nostri affari. La maggior parte degli umani preferisce bearsi in una menefreghistica dimenticanza, riservando i pensieri sulla propria dipartita per il momento in cui saranno troppo deboli e stanchi per fare altro male. Nel momento in cui l’aggancio tra la loro anima negata e il grumo di sostanza che chiamano corpo si dissolverà, da quell’istante saranno a nostra disposizione.

E’ nella abituale illogicità del Nemico-che-sta-Lassù pensare di ridare a quelle stesse anime un nuovo corpo al posto di quello che hanno usurato.

Alla materia noi siamo sempre stati contrari, sin da quando eravamo nel comitato di progettazione dell’Universo e non si era ancora arrivati alla nostra estrema protesta contro la dittatura del Nemico. Adesso, a tante ere di distanza, possiamo dire con certezza che del mondo materiale siamo diventati i maggiori esperti. Sappiamo farne valere tutte le caratteristiche, sfruttarlo in profondità per ottenere da lui il peggio. Ma questa ristrutturazione che hanno in mente lassù per il dopo sarebbe per noi estremamente svantaggiosa. Il corpo che vorrebbero ridare alle anime da loro predilette mancherebbe di tutte quelle deliziose particolarità che ci hanno permesso di tenere in mano nostra gli esseri umani per così tanti millenni. Il loro eterno desiderio di infinito? Sarebbe soddisfatto. Come potremmo lavorare così?

Sempre che l’intenzione sia vera, naturalmente, e non un inganno propagandistico per sottrarci il cibo. Non riusciamo a capire perché ricreare un corpo nuovo ed immortale per creature che hanno già manifestato il peggio di loro in un involucro provvisorio. Persino quelli che han deciso di non scendere assieme a noi nel nostro esilio infernale ma di rimanere ostinatamente attaccati al Nemico ne hanno combinate, secondo il giudizio di lassù, di cotte e di crude. Il che sarebbe un motivo per rimuoverli per sempre dall’esistenza, no?
Invece, per quante ne abbiano fatte, lassù sono sempre disposti ad accoglierli. Se mai decidano di tornare. Lo scopo di tanta ostinata misericordia da parte del Nemico non può essere che quello di farci dispetto, di allontanare da noi la nostra principale fonte di cibo e sollazzo. Invidia, insomma, per tutte le anime che scelgono il nostro buio invece della sua luce.

Fatto sta che la prospettiva di una nuova vita dopo la morte esercita un certo fascino su quelle animucce ingrate la quale esistenza, a paragone della nostra, non è molto più lunga di quella di una farfalla. Li incoraggia a non considerare le nostre offerte di piaceri molto più concreti ed immediati, li distoglie dalla disperazione di quello che credono un imminente nulla. Non riescono neanche ad immaginarselo per bene, questo nulla: non possono fare a meno di ricordare l’eco della loro creazione nell’eternità.

Per distoglierli da questa certezza di un infinito oltre la morte abbiamo dovuto inventare interi sistemi filosofici basati sull’ignoranza e sulla pretesa. Per togliere forza a quel loro Credo dobbiamo foraggiare schiere intere di scienziati e di intellettuali, di sapienti e di dottori. Non che ci dia troppo fastidio: l’investimento, per così dire, si ripaga da sé.

Quel paradiso (e quell’inferno, certo) devono essere negati se vogliamo che gli uomini si rivolgano a noi. Devono essere sostituiti con concetti assolutamente materiali: il paradiso dei lavoratori, la memoria eterna dei meritevoli, l’inferno dello sfruttamento. Pallidi fantasmi delle realtà eterne, ma molto più alla portata delle menti deboli degli umani.

Si erigano statue agli eroi, dunque, si intitolino vie e piazze, si asserisca con convinzione che non saranno mai dimenticati. La rimozione dell’effige che ne occupava prima il posto, la sostituzione della targa con il nome del precedente eroe deve essere fatta con discrezione. Anche se, probabilmente, nessuno ricorda chi fossero. La memoria umana è ancora più breve della loro vita.

Sostituiamo il paradiso di materia con un paradiso materiale. Se questo dovesse essere troppo deludente, se si accorgessero che è sempre promesso e la promessa non è mai mantenuta, ci si può sempre rifugiare nel cinismo o nello spirituale. Quest’ultima soluzione è particolarmente efficace. Toglie ogni concretezza alla resurrezione dei morti e riduce i santi ad una macchietta da spot pubblicitario, impossibile da credere.
Se il paradiso deve essere raffigurato, sia pieno di angioletti che suonano l’arpa su nuvole di zucchero: abbastanza da fare venire il diabete anche al fedele più tosto. Non si faccia mai riflettere che sarà la carne a risuscitare, che quelli che erano morti avranno occhi e bocca e dita nuove, e suonare l’arpa sarà solo un optional per i cultori della musica. Sarà l’eternità per tutti, e la vita del mondo mortale sarà presto solo un ricordo, un’ombra breve quanto un lampo. Forse i risorti, quei pochi che non avranno creduto alle nostre promesse, se la spasseranno; ma anche noi, con il resto di voi, ve l’assicuro.

luca_signorelli_resurrection_of_the_flesh_1499

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 20 ottobre 2016 su Non Credo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: