XIX – Non Credo…nella Chiesa

Credere nella Chiesa? Assolutamente no. Aggiungerò: chiunque possa credere in un’accozzaglia di esseri umani quale è la Chiesa del Nemico è un folle e uno stupido. E noi demoni siamo tutto meno che folli e stupidi.

In un certo senso i mortali possono anche essere tollerati se credono nel Nemico-che-sta-lassù. Sbagliano, certo, però in fondo anche noi diavoli un tempo ci credevamo, prima che Nostro Padre Infernale ci aprisse gli occhi. Ma seguire altri uomini? Degli esseri limitati ed idioti? Bisogna davvero essere dei fessi. E gli uomini lo sono.

Eppure è proprio quello il metodo che il nostro vecchio datore di lavoro ha escogitato per toglierci le anime dai denti. Una comunità di idioti che credono in lui. Che si ricordano l’uno con l’altro che devono evitarci (la memoria umana è corta). E, maledetti, funziona.
Se un umano pensa di fare da sé allora è probabile che l’eternità la passerà dalle nostre parti. Sì, perché preso da solo il mortale è un bocconcino facile per dei diavoli come noi. Come fa un essere di intelligenza ed astuzia limitate come l’uomo medio a sperare di batterci, noi che c’eravamo quando il sole ha cominciato a brillare? Non ha alcuna possibilità.

Se nessuno gli spiega perché resistere alle tentazioni non ci proverà nemmeno.
Se nessuno lo incoraggia ad avere speranza, cederà alla disperazione.
Se nessuno lo perdona, sarà schiacciato dal peso della colpa. O stabilirà di non avere nessuna colpa: il genere di mortale che ci piace di più, perché non si pone limiti nel dare dispiaceri al suo creatore.
L’essere umano con religione fai-da-te può sperare al limite di essere giusto; ma la giustizia che adopererà sarà la sua giustizia. Una giustizia alta come lui. Se è anche onesto, farà onestamente il male di cui è capace. Di tanto in tanto anche un po’ di bene, ma farà fatica a distinguerlo.

Sì, perché generalmente gli uomini sono convinti di essere il fratello maggiore.
Ve lo ricordate il fratello maggiore, nella parabola che gli umani chiamano “del Figliol Prodigo”? Dovreste averla studiata ai corsi di “conosci il tuo Nemico”. Il fratello maggiore è quello che sta a casa, onesto, giusto, e che si incavola perché suo padre perdona tutto a suo fratello lo scapestrato. Quasi nessuno si identifica con il ragazzo sciagurato, quello con le mani e il cuore bucato. Cosa che ci rende felici.
Pensano di non essere così. Di essere onesti e giusti. Che non fanno niente di male, loro. Ovviamente si sbagliano: se no, cosa staremmo a fare, noi?

Che grande coscienza dovrebbe possedere l’umano per comprendere quanti doni del Nemico, quale parte di eredità butta via ogni momento. Se sapesse la quantità di Grazia che gli viene riversata addosso durante ogni giorno che vive, ogni minuto! Ah, le volte che rimaniamo lì, a digrignare i denti perché il suo angelo custode si batte all’ultima piuma! Certo, questo tipo d’uomo non va in una città lontana a spendere i soldi paterni, si limita a sprecare i doni del cielo andando al lavoro e scordandosi della bellezza che gli è stata regalata. Quanti ne abbiamo dannati, tra la scrivania e la macchinetta del caffè! E a casa, in famiglia, nel tempo libero, credete sia diverso? Quanti anni scialacquati vivendo senza vivere, in attesa di noi!

La Chiesa, nel progetto del Nemico, dovrebbe essere quella casa a cui tornare. In cui c’è un padre che ti accoglie e che ti sfama con cose che nutrono. Se però l’umano è convinto di essere il fratello maggiore, penserà di essere già a casa. Quando uno si sente a casa, perché e dove dovrebbe tornare?

Proprio questo è il metodo principale per neutralizzare quel “Credo nella Chiesa”: convincere i mortali di non averne bisogno. Non ha senso cercare qualcosa di cui non si capisce la necessità, di cui si ignora persino l’esistenza. Così sussurriamo agli umani quanto sono bravi, belli e buoni; quanto sono giusti, quanto hanno ragione, sempre. Questo vale tanto di più se il mortale fa già parte della Chiesa. In fin dei conti, anche il fratello maggiore della parabola sbagliava stando a casa sua, no?

Uno che si crede migliore di tutti gli altri non ascolterà i consigli di nessuno. Peggiore l’opinione che ha degli altri, più alta quella di se stesso.
I fedeli devono sembrargli un’accozzaglia di vermi. Ogni caduta di un credente deve essere presa ad esempio per mostrare quanto sia poco affidabile una Chiesa così. Quando sono disprezzabili coloro che ne fanno parte! Non sono giusti, non sono bravi, commettono errori, non sono perfetti. Sì, non fategli desiderare niente di meno della perfezione. Non deve riflettere che la Chiesa è fatta apposta per i peccatori, e lui è uno di essi; che se fosse perfetta, non ci sarebbe posto per quelli come lui.
“Credo in una idea divina, ma non nella Chiesa”, occorre fargli dire. Così che dimentichi la realtà per un’idea.

Se poi riusciamo a sbaraccare del tutto la Chiesa, tanto meglio. Secondo le nostre previsioni non manca molto. In casa loro siamo riusciti a fare parecchia confusione. C’è chi è convinto che i figli cattivi vadano cacciati di casa; chi li vorrebbe seguire nei postriboli, per far vedere di essere moderni; chi vorrebbe trasformare la casa stessa in un casino. Quelli che hanno ancora lo spirito dei padri e di padri sono ormai molto pochi: quella stessa parola, padre, manca poco che sia messa fuorilegge.

Non facciamo troppe illusioni, però. Il Nemico gioca sporco: quante volte ci sembrava di averli sradicati per rivederli poi spuntare? E’ per questo che occorre spargere veleno a piene mani, in maniera che chi vorrebbe tornare veda una dissoluzione peggiore di quella che lascia e cambi idea. La Chiesa deve abbandonare l’umanità, come l’umanità deve abbandonare la Chiesa. Senza la Chiesa nessuno ricorderà chi sia il Nemico; senza l’umanità, la Chiesa non ha scopo. I fedeli del Nemico andranno combattendo tra loro ognuno per la propria strada, che si separerà sempre più da quella degli altri. Ma tutte le strade conducono nel buio, ai nostri fuochi senza luce.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 9 settembre 2016 su Non Credo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Ora rovescio tutto come un guanto e ne ricavo la migliore definizione di Chiesa che conosco

    Chapeau

  2. Veramente profondo. Fa pensare, grazie

  3. Identificarsi col “fratello maggiore”? Difficile.

    Quell’evangelico “fratello maggiore” da tempo deve covare non poco disprezzo per suo padre; gli sta sottomesso ma non lo ama, e non ama il fratello perché non ama il padre. Da una vita rimugina di andarsene; gli manca il coraggio?

    Nessuno dei figli ama il Padre come il Padre ama i figli: i due figli della parabola, in un modo o nell’altro, lo sopportano come una necessità pratica, un ripiego.

    E noi, e io?

  4. @ ToniS

    “E noi, e io?”

    Io faccio la ladrona, e rubo la risposta al primo Papa: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna.”

    Certo, a prima vista non è esaltante: come posso mancare di amare esattamente, precisamente come Dio, dal momento che me Ne cibo?

    I cani, che in un’altra parabola narrata dal Maestro, erano i soli ad avere umana pietà di Lazzaro e gli leccavano — non potendo far altro per consolarlo — le piaghe, mancano di questo privilegio indicibile, eppure spesso mi superano in empatia e carità — almeno verso gli umani, ché quella verso i cani già mi viene più facile.

    Allora è forse questo che, come umana, condivido, volente o nolente, col Padre del figliuol prodigo (e del Figlio infinite volte immolato e disperso in particole innumerevoli): questo stare di vedetta, questo guardare dall’alto, non con superbia, ma con un’insopprimibile passione per l’unità, per il tutto, per quella che chiamiamo “visione d’insieme” o “visione del mondo”, anche se è sempre solo un’approssimazione, uno dei tanti mondi possibili. Ma con dentro l’ardore dell’attesa che tutto possa accadere e nulla mai vada sprecato o perduto. L’unica differenza è che, per il Padre Dio Creatore, questa è una certezza, è realtà ineluttabile; per me, per adesso, è ancora solo Speranza, sempre più corroborata, ma mai definitiva.

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