Lamentosa

Pioveva, e non avevamo neanche un governo da accusare, che occasione sprecata.
Adesso forse l’abbiamo, ma mi dicono che nasce sotto il segno delle bugie e del millantato credito. L’italia mediocre e truffaldina e’ ufficialmente al potere, la linea di demarcazione non poteva essere più netta, scrivono. Io dico che era ora che si mettessero in regola, abbiamo avuto per troppi anni governi di mediocrità che mentivano senza dichiararlo.
Per chi ha costruito le sue fortune sulle contestazioni e sulla feroce opposizione senza quartiere andare al potere vuol dire rendersi conto che governare è un altro paio di maniche, magari nel contempo distruggendo il paese con politiche insensate. Adesso che quel potere lo devono lasciare, possono rendersene conto ancora meglio.
Attendiamo con impazienza il momento in cui la critica pregiudiziale lascerà il posto alla critica giudiziaria. Nel frattempo, non perdiamo l’allenamento: sappiamo già che qualsiasi provvedimento sarà sbagliato, e la colpa sarà comunque loro, loro, di quelli là. O della nostra sfortuna, che non riusciamo mai ad eleggere un politico capace, un vero statista.

Non per nulla il cantante preferito dagli italiani è Domenico Mugugno.

Traduzione (cliccate sull’immagine per vederla meglio)
Prima vignetta: Calvin -“E’ tutto nella fortuna, Hobbes. Certa gente nasce fortunata e certa gente nasce sfortunata”
Seconda vignetta: Calvin – “In ambedue i casi, non c’è niente che tu possa fare. Non puoi combattere la fortuna.”
Terza vignetta: Hobbes -“Siamo diretti verso quel burrone!” Calvin – “Ahinoi! Cattiva fortuna!”
Quarta vignetta: Hobbes -“Ciao.” Calvin – “Vedi cosa intendo? Tu te ne vai per la tua strada, pensando ai tuoi affari, e improvvisamente la tua fortuna finisce!”
Quinta vignetta: Calvin – “Se tu sei – Ahi – sfortunato, che cosa puoi farci? Ahi! Sei condannato a soffrire! Ahi!”
Sesta vignetta: Hobbes – “Ooh, proprio nei cespugli spinosi. …Proprio come ieri.” Calvin – “Forse la mia fortuna domani cambierà.”

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Non è più Occidente

Non sono d’accordo con chi identifica l’Occidente con la separazione tra Stato e Chiesa, con una civiltà “laica” caratterizzata dalla distanza fra la politica e la religione. Se guardo alla storia e alla geografia posso vedere come questa definizione non stia in piedi. Ci sono stati imperatori cinesi meno intrusivi in materia religiosa di certi presidenti; e non mi pare che la Regina d’Inghilterra, a capo della confessione anglicana, regni in un paese non occidentale. La rivoluzione francese, con la sua dea ragione, è stata antioccidentale?

Possiamo anche identificare l’occidente con la democrazia, con i diritti umani, con il libero mercato. Sono questi i tesori delle nostre terre, ciò che le costituisce, la loro anima più vera? Sono questi i nuovi dei che le proteggono? Sono loro che ci rendono felici?

Ma, prima ancora, ci dobbiamo domandare cosa sia questo inafferrabile Occidente. Esiste davvero, o è solo un’idea confusa di quella che identifichiamo con la nostra civiltà? Cosa accomuna Praga e Londra, Parigi e Messina, l’America coast to coast? I nostri anni dieci e gli anni dieci del secolo scorso, e di quello ancora prima?

Tutte le idee che ho elencato fanno parte dell’occidente, ma non sono l’Occidente. Sono le conseguenze di un particolare evento che noi cristiani indichiamo come l’Incarnazione. Come se l’irrompere di Cristo nel mondo li avesse rivelati, li avesse indicati come aspetti possibili e gradevoli del vero. No, non sono il vero. Sono parte del vero. Sono scoperte del vero, sue declinazioni rese evidenti da una visione del mondo cristiana. Sono, in altre parole, L’annuncio di Cristo che si è fatto cultura. Quella cultura che rifiuta lo schiavismo, che vede gli uomini come fratelli, che dà a Cesare quello che è di Cesare.

Il guaio è che si è pensato bastasse. Che, dopo che ci ha dato tutte queste cose belle e giuste il cristianesimo non servisse più. Che si possa essere fratelli anche senza. Si è ridotto Cristo ad uno schema, a qualcosa che non c’entra con la vita. La fede la si è data dapprima per scontata, poi per inutile, ora si asserisce sia dannosa. E’ per questo che l’Occidente sta morendo.

L’occidente è il cristianesimo che si fa cultura, abbiamo detto, e tuttavia il cristianesimo è molto più grande dell’Occidente. L’occidente che si crede autosufficiente, orgoglioso del suo essere e delle sue scoperte è un fantasma, è un’idea incompiuta, è come chi si ferma sul pianerottolo asserendo di avere raggiunto il cielo. Non credo che, qualunque sia l’aspetto di questo spettro, possa sussistere senza il cristianesimo. Non senza diventare altro da quella idea che ne abbiamo.

Domani l’Occidente diventerà altro, come è diventato costantemente altro nel corso di tutta la sua. Il suo punto cardinale sarà ancora occidente? O punterà piuttosto verso il basso?

Ciò dipenderà da se resterà fedele, in qualche maniera, a quella sua radice costitutiva.
Se non lo sarà, sappiamo cosa fanno le radici la cui pianta sia stata tagliata. Rinascono altrove.

Repellenti

Con ogni probabilità non lo sapete, a meno che non abbiate dei canali di informazione un poco più ampi dei tradizionali media italiani, ma questo venerdì 25 maggio si terrà in Irlanda un referendum importantissimo. Si tratta di decidere se verrà abrogato l’ottavo emendamento della Costituzione irlandese, ovvero quello che equipara la vita della madre a quella del suo bambino non nato. Gli irlandesi dovranno decidere se introdurre la possibilità dell’aborto senza limiti nella loro nazione. “Repel the 8th”.

Già. L’Irlanda è una di quelle poche nazioni che nell’ultimo mezzo secolo non si sono dotate di strumenti legislativi per eliminare le vite umane quando sono ancora nel grembo materno. A suo tempo questo emendamento passò con una maggioranza schiacciante. Che arretrati.

I sondaggi dicono che vincerà il sì all’abrogazione, ma non sarebbe la prima volta che questi sbagliano. Anche perché quella che sembrava una passeggiata trionfale per i fans di Erode appare oggi sempre più a rischio. Il margine di vantaggio dei sì si è assottigliato settimana dopo settimana.
Complice il fatto che i soliti motivi per l’introduzione dell’aborto, che hanno funzionato così bene altrove, ormai appaiono sempre più logori. Mortalità a causa della gravidanza? L’Irlanda ce l’ha tra le più basse d’Europa, molto minore dei paesi dove l’interruzione di gravidanza è praticata. Favorirebbe l’emanicipazione della donna? Allontanerebbe la povertà? Le statistiche dimostrano ampiamente il contrario. Chiunque abbia potuto vedere un’ecografia o un’altra immagine del bambino nel ventre della madre non può negarne l’umanità, e la scienza ora ne sa molto di più di quanto sente, di quanto soffre, di quanto mamma e figlio siano legati.

Ma quanto di questo giunge a conoscenza del cittadino? I grandi media sono tutti schierati per “repel the 8th”. La campagna pubblicitaria può contare su ingenti finanziamenti da parte di “amici interessati”: tanto per dirne una, Amnesty International ha ricevuto allo scopo 150.000 dollari da Soros: illegale, ma si sono rifiutati di restituirli. Con una mossa senza precedenti, Google e Facebook hanno deciso di rifiutare qualsiasi campagna pro o contro referendum; dato lo schieramento mediatico in campo, equivale a colpire quasi esclusivemante coloro che si battono per il mantenimento dell’emendamento.

In questi mesi di campagna, che ho seguito indirettamente, non si contano gli abusi , le intimidazioni, le blasfemie, le eclatanti menzogne messe in campo dai partigiani dell’aborto. Mette tristezza che tante persone si battano con simile maligna determinazione per la morte. Difficile distinguere se per denaro, per motivi libertini o eugenetici, per odio verso la Chiesa. Per pura e semplice ignoranza del vero. Tra tre giorni sapremo se in Irlanda esite ancora un popolo, o il potere avrà vinto un’altra battaglia sella sua strada verso il nulla.

Il valore del senza valore

I grandi valori laici sono assoluti solo fino a quando conviene.

La democrazia è magnifica finché vince la propria parte. In caso contrario è da ripensare.
Le leggi sono intoccabili solo se ci piacciono, altrimenti si dia spazio ai giudici creativi.
I diritti umani sono riservati agli amici. Se si nega che qualcuno sia umano, tutto diventa lecito.
Viva la libertà, anche quella degli altri, purché se ne stia ben lontana dai miei interessi.

Se un valore non vale che in determinate circostanze significa che non è qualcosa di fondamentale. E’ qualcosa di altro, è qualcun altro che gli dà significato.
O quel Qualcuno è un assoluto, Dio, o è un coglione come me e te che si atteggia a dio.
“Io sono dio, voi non siete niente”, per parafrasare. Il vecchio peccato originale ritorna.

Verremo cacciati anche dai nostri piccoli, patetici paradisi. Non da angeli, ma ciò che è reale.

Viva la salute

Ormai il giornale lo leggo solo più al bar. Lo sfoglio mentre sorseggio il cappuccino, in questo assonnato lunedì mattina. Una notiziola mi attrae lo sguardo: “Trump taglia i fondi federali alle cliniche pro aborto

Per quelli che frequentano come me certi siti di notizie è una vecchia novità. Ma mi colpisce il taglio del pezzo. “Il provvedimento colpisce in particolar modo “Planned Parenthood”, l’organizzazione senza scopo di lucro che fornisce servizi per la salute, tra cui l’aborto, e riceve sino a 60 milioni di dollari l’anno in finanziamenti…

Quasi mi va per traverso la brioche. “Planned Parenthood” senza scopo di lucro? Come no, tanto che  per mettere da parte qualche soldino vendeva i pezzi dei bimbi abortiti. “Con questi mi compro la Lamborghini“, gongolava un dirigente.
Che poi tra i “servizi per la salute” sia compreso anche uccidere i bambini, è una convinzione che forse anche alcuni sindaci e attivisti nostrani condividono: tipo quelli che si offendono a dire che una mamma aspetta un figlio e non un grumo di cellule cancellabile a piacere, o si risentono se si fa notare che selezionare le femmine abortendole è pratica diffusa. Mi domando la salute di chi.

Qui, come nei due o tre altri pezzi che ho scovato in giro che approfondiscono la notizia in senso negativo, è insinuato chiaramente che da pare di Trump si tratta di mossa politica. Oh, può essere: era nel programma del Presidente USA, erano mesi che ci tentava, adesso forse c’è riuscito. Ha fatto una promessa e ha dimostrato di avere le palle per mantenerla.

Avercene qui, di politici così.

Via dall’omelia – IV – Ciò che è importante

Per essere veramente al passo con i tempi il sacerdote deve rammentare che è sbagliato costruire sulla roccia, dato che quella non cambia; la sabbia che scorre è ciò che si confà all’evoluzione, flessibilità e pluralismo dell’Uomo Moderno.
Un tempo si annunciava il dio che si adorava senza conoscere, oggi questa va vista come un’inaccettabile ingerenza. Sarebbe irrispettoso dell’ignoranza altrui presumere che la Verità sia tale. Si vive benissimo anche senza, guardate le persone di successo. Oppure noi demoni.
Quello che è importante sono i valori. Il segreto della vita sono onestà e compassione. Se potete fingere di averli, è fatta.

(Da “I consigli di Zio Berlicche”, Malabolgia editore)

Ecumenici

Ecumenismo per alcuni cattolici vuol dire disprezzare il cattolicesimo per abbracciare tutto il resto.
In pratica, essere antiecumenici verso se stessi.
Devo ancora capire se si tratta di una particolare forma di schizofrenia, di autolesionismo o più semplicemente della solita mossa dell’antico avversario.

Caos

Ciò che chiamiamo caos è spesso solo una organizzazione che siamo troppo limitati per afferrare.

Il treno partirà in orario

Il treno partirà in orario. Il macchinista è molto preciso, e chi è sulla banchina farà bene ad affrettarsi a salire, o decidere di salire. Non tutti lo faranno.

In effetti, molti si rifiutano persino di entrare in stazione. O di riconoscere che il treno esista. Chissà cosa pensano, quando guardano quell’edificio, quella porta che conduce ai binari. Chissà cosa credono che sia.

Di tanto in tanto qualcuno è attirato dalla curiosità, entra e contempla la sagoma percossa dal tempo e dagli elementi della possente locomotiva e del convoglio. E’ vero, dall’esterno le carrozze non sembrano poi così confortevoli. Ma vi assicuro che l’impressione sparisce, una volta accomodati all’interno.

Eppure molta gente non sale. Alcuni li potete vedere voltati, in modo da non essere costretti a prendere nota di chi entra nei vagoni. Da non dover considerare l’esistenza stessa del treno, e il suo perché.

Perché esistono la locomotiva, la stazione, i vagoni? Per un solo scopo: intraprendere un viaggio. Andare verso una destinazione. Certo, c’è il piacere dei confortevoli scompartimenti, raramente affollati, ma non è questa la ragione per cui essi sono. Non dimenticatelo mai: si tratta di arrivare in un luogo, e quel treno è il solo mezzo per arrivarci. Ogni scusa o discussione sulla sua adeguatezza, su quanto sia veloce o diretto perdono di senso, considerando questo. Non ci sono altre vie. Questa è la verità.

Così affrettatevi a salire sul predellino. Perché il treno sta per partire, e non vi attenderà, siete avvertiti.
Il treno parte in orario, sempre.

Intorpidire, intorbidare

Intorpidire e intorbidare. Siamo immersi in una melma gelida, che rende quasi impossibile vedere avanti. Lo sporco ci si appiccica addosso. Non sappiamo più neanche bene chi siamo. Se non sappiamo chi siamo, come possiamo fare del bene a noi stessi? Come facciamo a volerci bene? Se non vogliamo bene a noi stessi, non possiamo volerne agli altri. Se possiamo dare la morte a noi stessi, possiamo darla anche agli altri.
Come sarebbe bello se vedessimo questa semplice verità. Ma torpido e torbido è il nostro sguardo, il nostro presente. Accecati, pensiamo che la vita potrebbe non essere buona. Perché non vediamo più la vita. Perché ci si vuole far credere che la vita è come funziona, non quello che è.
Il nostro sguardo sfugge il reale. Indifferenti a ciò che è buono.

Come dei ciechi che non vogliono il miracolo.

Il nostro compito

Discutevamo, qualche giorno fa, di come una visione del mondo cristiana possa spingere a muoversi per determinati temi. Mi è tornato in mente l’argomento questa sera, durante una interessante conferenza sulle DAT organizzata dagli amici della Baionetta e The Debater. I relatori hanno evidenziato come per giudicare il fine vita noi non possiamo fare a meno di partire da una visione dell’uomo che è quella cristiana.

Quello che già facevo notare: al di fuori dell’antropologia cristiana non c’è religione o sistema filosofico che valorizzi la vita umana come facciamo noi. Solo qui essa diventa indisponibile: alla soppressione, alla manipolazione, suscitando così le ire di chi vorrebbe invece averla a disposizione. Perché, è chiaro, nell’istante in cui la vita cessa di essere sacra ed assume un valore secondario rispetto a , che so, “la dignità”, o al suo aspetto funzionale, alla fine è il potente ad avere l’ultima parola su di essa. Vale a dire, “Vivi finché puoi produrre, o godere, cioè fino a quando servi. Se non mi servi più posso, anzi debbo sopprimenrti: per il tuo bene”.

E qui sta il punto: se si perde l’antropologia cristiana allora non si capiscono neanche più i termini della vicenda. Quante volte ho parlato con persone che non capivano, letteralmente non capivano, perché non si dovesse impedire a qualcuno di suicidarsi. Non c’è antropologia cristiana senza Cristo; se si perde Cristo, si perde la ragione.

E la domanda che mi sono posto, alla fine, è stata questa: ma che utilità allora hanno le nostre pur giustissime battaglie, legali, dialettiche e quant’altro, se un numero sempre maggiore di persone non le comprende neanche più? Se hanno smarrito il senso della realtà, se vedono e non comprendono, se non sanno trarre le conclusioni ultime da ciò che accade, come possiamo vincere e convincere?

Non dovremmo, prima di cercare di salvare la legge e la civiltà, cercare di salvare l’uomo?
Ma già lo sappiamo, l’abbiamo visto tante volte, che quest’uomo non si può salvare. Che non ci riusciamo, il nemico è troppo forte.
E qui sta il punto. Non siamo noi a salvare. Qualcun altro sì.
Qual è quindi il nostro compito?

La caduta di Cartagine

C’è un brano, nelle prime pagine de “L’uomo eterno” di Chesterton, dove l’autore parla dello scontro tra Cartagine, la “Città Nuova”, moderna, all’avanguardia, forte nei commerci, e Roma.

“C’era una tendenza in coloro che erano affamati di risultati pratici, separati dai risultati poetici, ad invocare spiriti di terrore e costrizione; a far muovere Acheronte disperando di poter piegare gli Dei. C’è sempre una sorta di oscura idea che questi poteri più tenebrosi faranno davvero qualcosa, senza perdersi in chiacchere.

Nella psicologia interna delle genti puniche questa strana sorta di praticità pessimistica era cresciuta ad enormi proporzioni. Nella Città Nuova, che i Romani chiamavano Cartagine, come nelle città madri della Fenicia, il dio che mandava avanti tutto portava il nome di Moloch, che era forse la stessa cosa di quell’altra divinità che conosciamo come Baal, il Signore. I Romani all’inizio non sapevano come chiamarlo o cosa farne di lui; dovettero andare indietro al più grossolano mito di origine greca o romana e paragonarlo a Saturno che divora i suoi figli.
Ma gli adoratori di Moloch non erano grossolani o primitivi. Erano membri di una civiltà matura e raffinata, abbondante in raffinatezze e lussi; erano probabilmente molto più civilizzati dei romani. E Moloch non era un mito; o in ogni caso il suo pasto non era un mito. Quelle persone altamente civilizzate si riunivano per invocare le benedizioni celesti sul loro impero gettando centinaia dei loro bambini in una grossa fornace. Possiamo solo comprendere la combinazione immaginando un gran numero di commercianti di Manchester con cappelli a cilindro con baffoni e basette che vanno in chiesa ogni domenica alle undici a vedere un bambino arrostito vivo. (…)

Perché gli uomini si trastullano con questa strana idea che cosa è sordido deve sempre rovesciare ciò che è magnanimo; che ci sia qualche oscura connessione tra cervello e brutalità, o che non importa se un uomo è ottuso purché sia anche spregevole? Perché pensano vagamente che tutta la cavalleria sia sentimento e tutto il sentimento debolezza? Lo fanno perché sono, come tutti gli uomini, ispirati primariamente dalla religione.

Per loro, come per tutti gli uomini, il primo fatto è la loro nozione della natura delle cose; la loro idea circa il mondo in cui vivono. Ed è la loro fede che la sola cosa definitiva sia la paura e quindi che il cuore stesso del mondo sia malvagio. Credono che la morte sia più forte della vita, e quindi le cose morte debbano essere più forti delle cose viventi; sia che queste cose morte siano oro e ferro e macchine o rocce e fiumi e forze della natura.

Può sembrare ridicolo dire che uomini che incontriamo nelle sale da tè o con cui parliamo alle feste in giardino siano degli adoratori segreti di Baal o Moloch. Ma questa sorta di mente commerciale ha la sua visione cosmica ed è la visione di Cartagine. Ha in essa l’errore brutale e grossolano che fu la rovina di Cartagine. Il potere punico cadde perché c’è in questo materialismo una folle indifferenza al reale pensiero. Con il non credere all’anima, ha cessato di credere nella mente. Essendo troppo pratica per essere morale, essa nega ciò che ogni pratico soldato chiama la morale di un esercito. Si trastulla con l’idea che il denaro combatterà dove gli uomini non combattono più.

Fu così con questi principi mercanti Punici. La loro religione era una religione di disperazione, anche quando le loro fortune pratiche erano speranzose.
Come potevano comprendere che i Romani potevano sperare anche quando le loro fortune erano senza speranza? La loro religione era una religione di forza e paura; come potevano comprendere che gli uomini possono ancora disprezzare la paura anche quando si sottomettono alla forza? La loro filosofia del mondo era stanca nel suo stesso cuore; su tutto erano stanchi di guerreggiare; come potevano comprendere quelli che continuano a condurre una guerra anche quando sono stanchi di essa? In una parola, come potevano comprendere la mente dell’Uomo, loro che si erano così a lungo piegati davanti a cose senza una mente, denaro e forza bruta e dei che avevano i cuori delle bestie? Si svegliarono improvvisamente alla notizia che le braci che avevano disdegnato così a lungo di calpestare stavano di nuovo alzandosi ovunque in fiamme; che Asdrubale era stato sconfitto, che Annibale era soverchiato numericamente, che Scipione aveva portato la guerra in Spagna; che l’aveva portata fin dentro l’Africa. Davanti alle stesse porte della città dorata Annibale combatté la sua ultima battaglia e perse; e Cartagine cadde come niente era caduto dal tempo di Satana. Il nome della Città Nuova rimane solo come un nome. Non c‘è pietra di essa rimasta sopra la sabbia. Un’altra guerra fu indubbiamente intrapresa prima della distruzione finale; ma la distruzione fu finale.

Solo uomini che scavavano in profondità le sue fondamenta secoli dopo trovarono un mucchio di centinaia di piccoli scheletri, le sante reliquie di quella religione. Perché Cartagine cadde perché era stata fedele alla sua stessa filosofia e aveva seguito alla sua logica conclusione la sua stessa visione dell’universo.

Moloch ha divorato i suoi figli.”

***

Ma Moloch è un dio che non muore facilmente. Causa la distruzione delle civiltà in cui dimora, come il verme del frutto, ma cadute quelle trova sempre nuovi seguaci, nuove civiltà da divorare dall’interno. Si è ammodernato, ha cambiato nome ma non le sue abitudini alimentari.

I fenici moderni sacrificano i loro bambini, e i Ioro vecchi, e i loro scemi del villaggio, e i loro malati a una divinità identica a quella antica, e non se ne rendono conto. Bisogna farlo, ce lo chiede la modernità, come direbbero Annibale e i re di Sparta.
Gli antichi spartani pensavano che eliminando i deboli sarebbero riusciti ad avere più forza per meglio difendere la loro città; i nuovi spartani pensano che eliminando i deboli riusciranno a fare a meno della forza. Potranno permettersi di diventare più deboli ancora, ancora più molli. Tanto Roma è quasi distrutta.

Dimostrano la loro pietà con l’essere senza pietà, asserendo che il migliore interesse delle loro vittime è morire senza ribellarsi, anzi, contenti, come i piccoli sacrifici inca dal cuore strappato o lasciati morire di fame e freddo sulle Ande; come i bambini arrostiti nei tophet fenici, piccoli Ifigenie e vedette lombarde per il bene della loro nazione; e dei loro governanti.

Sparta, come Cartagine, come l’impero Inca non sono più. Chesterton è stato preciso nel delinearne le cause della caduta. Credete che questa nostra città che adora il loro stesso dio possa salvarsi?

Cartagine sarà distrutta ancora.

Immaginario cattolico

Ormai, se frequentate un minimo il web, doveste sapere tutto sulla sfilata di gaudenti celebrità temporali addobbate di ciò che confà all’eterno. L’evento mondano era sull’immaginario cattolico; ma ben poco era lasciato all’immaginazione, tranne il cattolicesimo.

Non siate troppo severi con quei poveretti: non sanno quello fanno, mentre chi li ha organizzati probabilmente sì. Certo, se sapessero veramente cosa è una croce non sarebbero stati così pronti a sfoggiarla  – è un po’ come presentarsi addobbati di cappi, ghigliottine e cadaveri impalati. Chissà quanti ci hanno riflettuto, che sulla croce ci inchiodavano e inchiodano le persone fino alla morte. Una persona in particolare, poi.

Gli addobbi dei fatui personaggi mi hanno ricordato irresistibilmente gli abiti dei ricchi crapuloni di Hunger Games, quelli che brindavano in allegria mentre i sottomessi morivano di fame ed ammazzati. O le corti di certi decadenti imperatori, mentre i barbari premevano alle porte.

Volete sapere cosa mi ha colpito di più? La notizia evidenziata qui sotto

Capite, è un evento organizzato per farsi gioco del cristianesimo, ma l’unico dogma che non si può infrangere è il “vietato fumare”. Ciò chiude l’argomento: io non avrei mai potuto parteciparvi. Non ho mai acceso una sigaretta in vita mia, ma vi assicuro che vedendo tutto quello avrei fumato.

Ritornare, come bambini

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Matteo 18, 1-5

Io avevo sempre interpretato questo ammonimento di Gesù come un invito a perdere le nostre strutture di pensiero e vedere tutte le cose come la prima volta, stupiti perché ci sono.
Ma da poco mi è venuta alla mente un’altra possibilità. Cosa contraddistingue ancora il bambino? L’abbandono fiducioso all’abbraccio dei genitori. Chi non ha mai contemplato un piccolo addormentato al collo della mamma o del papà? Non ha timore, perché sa che è abbracciato, è voluto bene; che sua madre e suo padre faranno di tutto per proteggerlo, per tenerlo al sicuro, per fare quello che è bene per lui.

Si fida totalmente. La sua non è una fede cieca: è tutta la sua esperienza, è tutto il suo mondo che glielo ha insegnato. Non saprebbe esprimerlo a parole, il motivo della sua fiducia: quella è la sua realtà.

Srà crescendo che vorrà distaccarsi. Che metterà in dubbio. Che non si fiderà più del Padre, anzi. Per questo quando sento qualcuno che si defiisce cristiano adulto, mi ricordo di quell’ammonimento: se non ritornerete come bambini…

Il fiume e la sorgente

Il fiume si guardò, e si trovò bello, grande, potente. Le sue acque spumeggiavano, inarrestabili, tenute a freno unicamente da argini che il fiume stesso rispettava solo per convenienza. Avesse voluto, niente avrebbe potuto sottrargli il suo destino di allagare tutta la terra. Oh, sì, non c’era forza in grado di tenergli testa. Nessun albero, nessuna roccia, niente di niente poteva resistergli.

Peccato per quell’imbarazzante inizio. Lo zampillare incerto della fonte, lassù sulla montagna, indegno della sua maestosità presente. La sorgente tra le pietre che ruscellava a valle non era certo qualcosa di cui poter andare fieri, troppo piccola e meschina rispetto alla sua attuale possente importanza.

Ne posso fare a meno, si disse il fiume.

Perché solo noi?

Un messaggio su Twitter, parlando della faccenda Alfie Evans, qualche giorno fa chiedeva: ma come è possibile che ci siano praticamente solo credenti a combattere certe battaglie? E sosteneva che dovrebbe essere una lotta di tutte le persone di buona volontà.
Sono d’accordo. Ma pur dicendo questo, sospetto che in questa idea ci siano degli errori di fondo.

Intanto, una persona entra in azione se percepisce che qualcosa è per il suo interesse. Se non per il suo interesse immediato, per qualcosa di più alto: giustizia, bellezza, verità. Il caso in discussione rientra in questa categoria: è percepito come una orrenda ingiustizia che un bambino sia trattenuto pretestuosamente a morire, oltre quanto vogliono i suoi genitori e i fatti. Ma questo è valido solo se riteniamo la persona più importante dello stato e del denaro. E’ un punto di vista non banale ed unico al mondo, caratteristico di quel tipo di civiltà che possiamo chiamare cristiana. Non la troveremo al di fuori di essa. Che possa essere messa in dubbio in un paese formalmente cristiano è significativo.

Badate, con “azione” non intendo “discutere” o “commentare”; e neanche tutto ciò che potrebbe essere simile al tifo per una squadra o un partito, un passatempo, essere fan di qualche personaggio. E’ mettersi completamente in gioco. Spero che la differenza sia chiara.

E questo ci porta a considerare gli errori.

Il primo è pensare che la buona volontà possa sostenersi da sola, in assenza di una ragione costitutiva che la sostenga. Non è così: lo vediamo quotidianamente, e in questo caso è ancora più eclatante. Solo pensare che ci sia qualcosa più in alto può indurre qualcuno a sollevarsi e volare.

Il secondo è che questi valori condivisi tra gli esseri umani – verità, giustizia, bellezza – possano prescindere dalla loro fonte. Sì, tutti gli uomini li hanno, ma non per caso. Non nascono come mosche da un pezzo di carne, per generazione spontanea, come pensavano gli antichi. Hanno una fonte, e quella fonte è ognuno di quei valori in forma pura. La nostra civiltà le dà un nome, e quel nome è Dio.

Il terzo è che possa muoversi pure chi non crede che il bene e il male esistano. Un combattimento è contro qualcuno o qualcosa di ben definito. Se no, che senso avrebbe combattere? La definizione stessa implica una scelta precisa, che chi nega l’esistenza di un altro piano di realtà non può semplicemente giustificare.

Ecco perché ci sono solo quasi credenti a combattere. Perché la vicinanza alla fonte della vita fa ritenere preziosa ogni singola esistenza, e dà loro l’impulso di muoversi per essa. Certo, ci sono anche atei e agnostici che si battono. Perché non hanno ancora compreso che anche loro credono.

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Via dall’Omelia – 3 – Fastidio

Contrariamente a quanto possiate pensare, noi demoni non siamo per niente contenti quando un’omelia allontana le persone. Un sacerdote che accontenta sempre il suo uditorio, non lo mette mai in difficoltà, dice cose che piacciono a tutti, invece ecco, quello è il tipo che fa per noi.

Coloro ai quali viene detto che non hanno bisogno di cambiare rimarranno le orribili persone che sono. Se è detto che l’errore è accolto, continueranno a sbagliare e anzi diverranno sempre più miserabili. Il che ci sta benissimo. Quando una disposizione fastidiosa per il peccatore viene rimossa, noi malvagi ci sentiamo compresi e vincenti.

Che peccato che il Figlio del Nemico-che-sta-Lassù non abbia adottato questo criterio! Non avrebbe avuto bisogno bisogno della croce, non ce ne sarebbe stato motivo. Avrebbe avuto tutto il potere e la gloria; il nostro potere, la nostra gloria. Invece con lui, troppo scostante, sono rimasti solo i quattro gatti che sapete.
Noi, invece, accogliamo tutti. A parte loro.

(Da “I consigli di Zio Berlicche”, Malabolgia editore)

Demoralizzati

Non demoralizziamoci. Se ci de-moralizziamo, non abbiamo più un morale, una morale.
Cosa vuol dire? Che le nostre azioni non tendono più verso qualcosa di grande.
Ciò accade se consideriamo la morale come qualcosa che si fa da sé, cioè un moralismo. Il moralista cerca di innalzarsi tirandosi per i capelli. Non ci riesce, e si deprime.
Se andiamo alla fonte di ciò che ci fa muovere non possiamo perdere la moralità, perché ci accorgiamo che non dipende da noi. Ci è data. Da Qualcuno che ci solleva al di sopra di tutte le brutture, noi stessi compresi.

Alto sarà il nostro morale, alta la nostra morale.

Onori

Gli archeologi hanno scoperto un sito in cui 150 bambini sono stati sacrificati per ottenere maggiore prosperità alla loro nazione.
No, non è l’Inghilterra, è il Perù.
Lì, a quanto sembra, almeno dopo avere cavato loro il cuore li onoravano.

Hitler trionfante

Riposa in pace, Alfie. Siamo noi a non poter più dormire.

Lo spirito nella moneta

Il caffé del distributore automatico non è quel che si dice sopraffino, ma è utile per sopravvivere nei dopopranzi pomeridiani, quando ti assopisci con le dita sulla tastiera del computer mentre un filo di bava che ti scende dalla bocca. Mi tocca ricaricare la chiavetta: credito quasi esaurito. Frugo nel portafoglio, tutto ciò che trovo è un due euro.
Inserisco la moneta nella macchinetta. Clunk. La moneta viene rifiutata. Provo ancora e ancora, ma non c’è verso. La scruto: sarà fasulla? Non mi pare. In ogni caso, è una questione di sopravvivenza. Torno in uffico, domando ai colleghi: qualcuno mi può cambiare due euro?

“Per la macchinetta?”, chiede un collega “Te la rifiuta?”
“Proprio così”, sospiro.
“Buttala per terra con violenza”.
“Come?” Credo di avere sentito male.
“La moneta. Gettala per terra più forte che puoi, un paio di volte. Poi riprova. Funziona.”

Resto interdetto. Come è possibile? Ma ormai la mia curiosità è stuzzicata. Scaglio i due euro a terra, e poi ancora. Riprovo con la macchinetta. E questa volta il denaro viene accettato senza esitazione.
Sono sbalordito. “Neanch’io ci credevo, all’inizio”, mi conforta il collega. “Eppure funziona davvero”.

Io sono ingegnere, qui tutti hanno elevate competenze scientifiche. Eppure non sappiamo dare una spiegazione esauriente. “Piezoelettricità? Eliminazione delle cariche statiche?”
Io, pensoso, asserisco “Credo di sapere perché prima la moneta non veniva presa e ora sì”.
“Dai, diccelo”, mi incoraggano.
“Era parecchio che avevo quel soldo nel portafoglio. Lo spirito che abita la moneta si era affezionato a me, per questo non voleva lasciarmi. Dopo che l’ho colpito con violenza si è rattristato e ha deciso di abbandonarmi, e quindi si è lasciato prendere dalla macchinetta”.
Mi guardano con tanto d’occhi. “Ma va là…”

Ghigno. “Ma come, voi non sapete perché avviene un fatto, eppure rifiutate ua priori una possibile spiegazione solo perché non create all’esistenza degli “spiriti”. Su, vi sfido: dimostratemi che la mia teoria è errata”.
La cosa è finita in una risata. Quale uomo moderno crede agli spiriti?

Ma un pensiero mi frullava per la testa. Quante volte “sappiamo” che una cosa è impossibile… una moneta non può essere accettata da un distributore solo perché viene prima gettata  a terra, e tanto altro.
Poi la realtà ci smentisce, ma continuiamo ad essere ostinatamente convinti di sapere. Come se quello di cui siamo appena stati protagonisti e testimoni non avesse mai avuto luogo.

Eh sì, siamo strani noi umani.

Un piccolo segno

Ritardo e ritardo il post, sperando in novità su Alfie. E’ chiaro come quello che è avvenuto sia già un miracolo; e che abbia ancora di più reso evidente, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che stiamo combattendo contro il Male stesso. Non credo che ci sia qualcuno che possa ancora negarlo, non se è capace di leggere la realtà e i segni.

Uno potrebbe ancora dire “questi sono davvero convinti di fare al bambino un servizio, un’opera di misericordia”. Ma poi li cogli a mentire in maniera brutale e arrogante, sicuri dell’impunità, e comprendi come davvero ci sia la maiuscola davanti alla definizione delle loro azioni, nelle loro parole che stillano un nauseabondo miele avvelenato. Quanta mancanza di giustizia nella loro giustizia, quanta assenza di pietà nella loro pietà.

Ieri avevo scritto in un tweet “E’ chiaro che, se anche dovesse respirare da solo, lo ammazzerebbero comunque togliendogli il cibo o l’acqua. Ormai hanno stabilito di ucciderlo, e non si fermeranno di fronte a così poco“. Temo che i fatti mi stiano dando ragione; c’è un sacrificio umano da eseguire.

Spero ancora di non dovere mai usare il post che avevo preparato l’altra sera, quando la speranza umana era al minimo. Niente mi renderebbe più felice che il cestinarlo. Ma temo che qui avremo un tipo di segno diverso.
Il segno dei Santi Innocenti, dei Profeti, dei Martiri.
Non sappiamo ancora se si arriverà fino al sangue, ma so per certo che la morte è già stata vinta.

La cultura del telefonino

E’ la cultura del telefonino, se vogliamo.

Quella dove non guardi in faccia le  persone. Tutto quello che sono resta racchiuso in pochi pixel di icona,  in cuoricini su frasi e foto di cui davvero non ci importa; e la realtà fugge, persa in mille ruscelli di dati che guizzano nell’aria invisibili.

Se una persona cessa di essere una persona reale, un frammento dell’esistente, ed inizia ad essere solo un concetto, un qualcosa di astratto, come una frase, come una foto, allora come una foto la puoi cancellare, come una frase la puoi eliminare.

Se non ti piace, se ti infastidisce, se non ha abbastanza like per sopravvivere allora la rimuovi. Come non fosse mai esistita. Nell’era dell’informazione se controlli l’informazione puoi pensare di controllare anche le persone. Di poterle rimuovere. Se non ne hai sentito parlare non esiste.

Cosa possono importare allora due mani che non toccheranno mai un telefonino, due occhi che non vedranno mai uno schermo? La persona attaccata a quelle mani, quegli occhi è inutile. La sua esistenza è un’offesa alla normalità, è intollerabile. Va eliminata. Erasa.

Il telefonino, lui, non ha colpa. E’ solo un simbolo. E’ il feticcio di questa età che ha smarrito la meraviglia per cos’è vero. Rimuovere ciò che è scomodo è connaturato all’essere umano. Da quando Caino ha provato ad eliminare lo scomodo Abele, o prima ancora. E’ il credersi alla pari con Dio, la brama di decidere di ogni cosa.

Così non ci dobbiamo meravigliare se dei giudici hanno deciso della morte di un bambino “per il suo bene”. Si preoccupano per lui, con le migliori intenzioni. E’ inutile: non sa usare il cellulare, perciò non può essere felice. Perché si dovrebbe permettergli di vivere?
Disturba la cultura del telefonino, la felicità per tutti a dieci euro al mese. Come, prima di lui, è stato necessario eliminare altri irresponsabili che disturbavano la cultura della razza, del popolo, di questo desiderio di dominio assoluto. Meno male che ci sono i custodi che provvedono. Non sarà la ragione, o la logica a fermarli. Non illudetevi che possano adeguarsi al vero. Non capite? Sono su un altro piano, in un’altra cultura.
Cosa vi attendevate, che il giudizio fosse rovesciato, che andassero contro i loro colleghi? Era tutto deciso, da molto. Che il bambino muoia, per il bene di tutti. E’ ingeneroso il paragone che alcuni hanno fatto con Pilato. Pilato, Gesù tentò almeno di salvarlo.

Così un altro innocente morirà, perché disturbava. Non vi preoccupate: l’innocenza, come la persona, è un concetto astratto.