Il nome dello sconosciuto

Attraversiamo un periodo storico in cui l’evidenza del male, la sua opera innegabile ci balza addosso dalle notizie in ogni momento dalla giornata. Eppure sembra esserci l’incapacità assoluta di chiamarlo con il suo nome.

Diventa integralismo, assolutismo, follia omicida o suicida; quando non viene chiamato diritto. La lingua si inceppa, se si tenta di dire cos’è davvero.

Forse perché se si ammette che il male possa sul serio esistere, allora bisogna anche dire che c’è un bene. Forse perché è proprio Lui, il nome di quel bene, che è vietato dire, è vietato considerare. Atto di accusa contro noi stessi, che l’abbiamo voluto cancellare da questo vacuo presente, da dove però non è mai andato via. Come uno straniero. Come un esule nella sua stessa patria. Come uno sconosciuto dal viso familiare.

Il male che non si vuole o non si riesce a nominare ha già vinto nel cuore. Non si può fermare ciò che si sceglie di ignorare. Riusciremo a salvarci solo se oseremo affermare che esiste; se riusciremo a dire quello che davvero è.
Solo se riconosceremo quello sconosciuto potremo essere perdonati.

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Sei un asino

Sei un asino, mi diceva sempre mia madre. E’ meglio che tu te lo metta in testa. Non puoi aspirare ad essere qualcosa di più di quello che sei.
Ma io non ci stavo. Ero sempre arrabbiato, un brutto carattere dicevano tutti. E mia madre: crescerà.

Quando qualcuno mi chiedeva un lavoro io facevo sempre il diavolo a quattro. E poi vennero quei due. Vennero, e fecero per portarmi via. Che vogliono questi? Mi chiesi. “Che fate?”, chiese il mio padrone. “Te lo riportiamo subito”, dissero. Il mio padrone non rispose niente. Forse era stupito nel vedere che non li pigliavo a calci.
Ero stupito anch’io.

No, veramente, non so perché. Forse perché non erano il mio padrone, forse perché non li avevo mai visti. Avevano un viso gentile, abbronzato, i piedi sporchi di fango come chi arriva di lontano. Mi portarono con loro, non distante. E c’era questo tipo strano, che quando mi vide si avvicinò, e mi parlò.

Capite, non sono abituato a che qualcuno mi parli. Non gentilmente, almeno. Di solito sono urla. Non mi capiscono. Lui, invece…
Non so perché, ma gli credetti. Gli permisi qualcosa che avevo negato ad ogni altro, ribellandomi con tutte le mie forze. Sottomettendomi a quella che mi era sempre sembrata un’insopportabile umiliazione.
Va bene, ve lo dico: lui mi cavalcò.

Non ero mai stato tanto imbarazzato ma, in qualche maniera, era…glorioso. Ricordo tanta gente, tantissima gente, che neanche al mercato. E grida e canti. Io andavo avanti, lui in groppa, e non mi pareva pesante affatto. La gente buttava davanti a noi, sulle pietre e sulla fanghiglia di primavera, mantelli, rami di palma e di olivo, e parlava del figlio di non so chì.

Io sono ignorante, io sono un asino. Ma non ricordo una giornata del genere, né penso che ci sarà mai più. Ad un certo momento, ben dentro la città, lui scese, mi ringraziò, e mi riportarono indietro.
Non l’ho più rivisto. Di tanto in tanto incontro qualcuno di quelli che l’acclamavano. Certi quando mi vedono voltano la testa.

Cosa mi disse per farmi cedere, chiederete. Mi disse che quello sarebbe stato il giorno più importante della mia vita, anzi, di parecchie vite. E non perché io sarei diventato più di quello che ero, ma perché sarei stato esattamente quello che ero.
Un asino, figlio d’asina.
E di quello, in quel momento, aveva bisogno il mondo.

Asino che sa ascoltare - foto di Gustavo Piccinini

Dannate virtù – III – Uomini forti

Cari demoni miei, com’è bello vedervi anche oggi qui. Vogliosi di imparare come sia possibile ospitare i mortali virtuosi nelle nostre case d’accoglienza infernali. Come estimatore della buona tavola vi posso assicurare che pochi piaceri sono paragonabili a succhiare lentamente un’anima finita quaggiù praticando quelle che in vita pensava essere virtù. Questi dannati hanno un sapore forte, inconfondibile. E tra tutte le virtù cardinali, a mio parere, quella il cui gusto è più gradevole e persistente è

3 – La fortezza

Voi sapete che la fortezza è la capacità con cui un mortale resiste alle tentazioni e persegue il bene contro tutte le difficoltà. Contro un animo forte noi possiamo lanciare la pigrizia, la viltà, la paura; possiamo servirci, come abbiamo visto in precedenza, della virtù della Prudenza, alterandola opportunamente.

Tutte queste tecniche sono ampiamente sperimentate e danno ottimi risultati, ma il sapore distinto e caratteristico di cui vi dicevo prima, sommamente gradito ai nostri palati arcidiabolici, si ottiene non demolendo la fortezza, ma fortificandola ancora di più.

Pensate a un mortale che abbia paura dei ladri. Comprerà per l’ingresso di casa sua una porta blindata. Poi metterà due, tre, dieci serrature e catenacci. Le sbarre alle finestre. Allarme in ogni stanza, e anche perimetrale. Alzerà i muri esterni. Sopra ci metterà cocci di bottiglia, anzi, filo spinato. Elettrificato. Cani da guardia. Telecamere…

Alla fine, la sua dimora diventerà un fortilizio da cui non si vede cosa accade fuori. Al cui interno morirà disseccato e abbandonato perché non ha lasciato mai entrare nessuno. Tranne noi demoni, che nessun muro ha mai tenuto fuori perché siamo già dentro.

Credo che abbiate capito dove voglio arrivare. Ancora una volta alla virtù che sconfigge se stessa. All’uomo che resiste alle tentazioni perché non ne ha nessuna. Impermeabile a tutto quello che la vita offre. Che non sbaglia mai perché sta già sbagliando tutto. Pietrificato, chiuso dentro se stesso. Chiuso anche al Nemico-che-sta-lassù, a tutte le sue creature.

Qui, e parlo per i tentatori, occorre fare bene attenzione. E’ davvero sottile la distinzione tra un santo in clausura e la chiusura del dannato. Tutto consiste nella ragione per cui lo si fa, la direzione in cui fugge chi scappa dal male. Se la direzione è verso l’alto, allora aiuto! Più salgono e più vedono oltre le loro muraglie, il loro orizzonte si amplia, e poveri noi.
Se il forte però si fortifica non per amore, ma per timore nostro…la paura è qualcosa che conosciamo molto bene, e che amiamo.
Al sicuro dietro le porte serrate questi campioni si complimenteranno l’un l’altro per la loro fermezza, esercitandosi per una battaglia che non combatteranno mai. E’ inutile bussare, non apriranno. Troveranno ogni scusa per non rimuovere i chiavistelli. Custodiranno la loro fortezza di confine anche quando l’avversario li avrà oltrepassati e invaso il paese che avrebbero dovuto difendere.

Esiste poi un’alternativa per noi altrettanto succosa: quando i mortali dalla difesa passano all’attacco.

Quanto ci piacciono i giusti che si sostituiscono al Giudice. Ma ci entusiasmiamo ancora di più se brandiscono lo spadone del paladino e menano fendenti in nome del loro principio supremo preferito.
Vorrebbero affettare quanto secondo loro è male, e se la prendono con coloro che a loro parere lo incarnano.

Ma i loro colpi si limitano a ferire uomini come loro, non certo noi o il male che portiamo.
Ah, i cavalieri senza macchia e senza paura. I vendicatori, i supereroi, più forti di ogni essere umano.
E per questo inesistenti.

Si illudono di togliere il male distruggendo i malvagi. Non lo sanno quanto gioiamo quando uno di quelli che abbiamo corrotto viene spedito a noi? Sono i nostri martiri: senza pentimento, in peccato mortale, li accogliamo a braccia e bocche spalancate come si conviene a dei figli spirituali. E quando anche non si giunga a questi estremi, pochi argomenti sono così poco convincenti come quelli che i giusti e i forti cercano di imporre con le sberle, i divieti, il disprezzo o l’indifferenza.

Lo sappiamo bene: se c’è una cosa che può distaccare del tutto un’anima dal Nemico-che-sta-lassù è provare a inculcare a forza la sua legge. Tutto ciò che è imposto è estraneo, e l’estraneo che non ha amore viene sempre rifiutato. Persino quando ne fa le spese la felicità terrestre o eterna.

Il Nemico si serve della debolezza, lo sappiamo bene: non è mai così presente come quando noi facciamo inciampare qualcuno. E’ lì che cerca di rialzarlo e, se lo tira su, per noi è un guaio. Non possiamo quindi che essere grati a quegli uomini forti che si pigliano l’incarico di calpestare al posto nostro i caduti, per farli restare a terra.

Come un carrarmato vanno avanti per la loro strada. Schiacciando quanto trovano lungo il percorso, senza domandarsi se per caso la direzione sia quella sbagliata. Appena possono, sparano cannonate ai nemici e agli amici di ieri.

Se anche loro stessi cadono, questo non li trattiene dall’essere forti con gli altri. Se supplicati, non recedono: ascoltano solo ciò che vogliono, perché considerano il resto debolezza. I puri e duri parlano solo tra loro, e se uno di loro ha dubbi lo cacciano via dal consesso. E’ stato un debole! Non può più essere uno di noi!

Che ridicoli. Non si rendono conto di quanto deboli siano in confronto a noi demoni, i veri forti, esseri superiori che non sbagliano mai e per questo esiliati da un potere ostile qui in quest’inferno. Esiliati da un Nemico che ama farsi debole, e che perciò alla fine perderà contro noi perduti. E’ questo che dà tanto gusto a quegli umani: ci assomigliano, in fondo.

Pensano che l’essere forti voglia dire imporsi con la forza su tutto e tutti. Finirà che si vorranno imporre anche sul Nemico, dettare a lui e a tutti ciò che ritengono meglio. Non è quello che ha fatto anche nostro Padre che sta Quaggiù? A noi piacciano tanto gli imitatori. Quello è il sapore che preferiamo!

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Quaresimale III

“Vorrei sapere che dicono i giornali, la televisione, la gente oggi sulla Chiesa. Cos’è la Chiesa?”, chiese, fermandosi un attimo nel cammino come a prendere fiato.

Gli altri si guardarono. “Beh, in genere dicono che la Chiesa è il Vaticano” disse uno.

Annuirono tutti. “Sì, il Papa e i Vescovi. E i preti.”

“E poi?”

“E poi, la Chiesa deve essere povera per i poveri. Deve aprirsi al mondo.” “Già, e deve lottare per la pace”. “E per i diritti!”

“E poi?”, insistette.

“E poi qualcuno dice che è difesa della tradizione e della morale. Della famiglia, contro il relativismo e le ideologie.”

“E poi?”, chiese ancora.

“E poi…alcuni parlano di affarismo, di scandali…e poi i conflitti tra progressisti e conservatori…autorità morale, l’abbiamo già detto? Una reliquia del passato oscurantista…Comunque, un’importante religione, uno dei tre monoteismi, e…”

“Va bene, va bene”. Stettero un attimo in silenzio.

“E voi, chi dite che io sia?”

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Il massacro

L’altro giorno stavo guardando la partita finale dell’Italia al torneo di rugby sei nazioni. Contro la fortissima squadra gallese reggevamo alla pari, fino alla fine del primo tempo. Nel secondo è iniziato il massacro. Mete su mete avversarie, noi umiliati.
I giocatori del secondo tempo erano quelli del primo. Non era cambiata la capacità tecnica; hanno preso il sopravvento la fatica e lo sconforto, la certezza di essere incapaci a vincere.

Gli studiosi di antiche guerre lo sanno: sono fantasia quelle ricostruzioni cinematografiche dove i due eserciti corrono uno incontro all’altro agitando spade per combattere in scontri singoli con il nemico. Si usava ai tempi di Achille, forse, non certamente dalla classicità in poi. Le battaglie di un tempo erano lo scontro di masse compatte, scudo contro scudo. Erano l’unione. la disciplina e l’addestramento che le vincevano. Pochissimi morti e feriti, fino a quando una delle due parti, troppo stanca o spaventata, non si disuniva, cedeva e fuggiva. Ed era allora che iniziava il massacro.

Ma cos’è che tiene uniti? In due parole: la speranza di vittoria.

Che i tempi sembrino cambiare è vero, ma che ciò sia inevitabile è tutto da dimostrare. Gli strateghi nemici hanno tutto l’interesse a disunire in anticipo i loro avversari, perché l’avversario disunito viene facilmente battuto. I pavidi, gli incerti, i pessimisti cominceranno a scappare. Saranno inseguiti, e ad uno ad uno catturati o uccisi.

Il mondo va verso la dimenticanza di padre e madre, verso la negazione del legame eterno tra uomo e donna, verso la cancellazione di Dio? Non credo. Perché queste cose sono scritte dentro all’uomo, sono come l’uomo è fatto. Sì, aggirarle è tecnicamente possibile. Facendosi e facendo del male. Ma questo gli strateghi avversi lo tacciono, presentando come inarrestabile quello che a ben vedere è pura illusione, la volontà di pochi ricchi e potenti che non vogliono limiti alla loro ricchezza e alla loro potenza.

E mentono, insinuando il dubbio, anzi, la certezza della sconfitta. I difensori, impauriti, corrono a nascondersi.

E il massacro inizia.

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Certe liti tra cattolici sembrano una gara a chi ce l’ha più puro.

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Circondati

Nunc videbitis turbam quae circumdabit me

E’ difficile qualche volta togliersi l’impressione di essere circondati dal male e dall’ingiustizia. La cattiveria delle persone, l’egoismo, la sopraffazione sembrano essere la cifra del mondo, la sua espressione più comune. Chi è stato lasciato dal coniuge per una botta di testa, per un capriccio. La condanna da parte di una giustizia nella migliore ipotesi approssimativa e superficiale, nel peggiore maligna e interessata. L’amico traditore, il subdolo confidente. Il collega interessato solo alla carriera che ti accusa per brillare. E così via, e così via.
Un male senza spiegazione, intenzionale, ingiusto e irrimediabile, che devasta quanto ti è caro, che sembra macchiare senza rimedio la tua vita.

Circondati da ogni parte, e tutti che sembrano dire: che aspetti? Vieni con noi, collabora con noi. Vedrai che sarà meglio, che vivrai senza tanti assilli. Quando sarai dei nostri, avrai la pace che cerchi, avrai tutti i vantaggi. Troveremo qualcun altro da schiacciare, qualcun altro da prendere in mezzo. Lo troveremo insieme.

E nel momento buio ti domandi se veramente sei tu il fesso, se quella vita senza verità e senza morale non sia la migliore. Se gli ingiusti non balleranno sulla tua tomba.

E sei lì, sulla soglia, il piede incerto.

Poi qualcuno ti mette una mano sulla spalla, e ti dice, amico, non vedi? Ti paiono felici, questi che hanno scelto il male, la menzogna? Guardali bene. Sono molto più rosi di te, divorati da dentro. Guarda la triste fine che fa chi di loro inciampa, spolpato senza rimpianti. Guarda i loro volti, i loro occhi, se non distolgono lo sguardo. Ti sembra gioia?

Tutto quello che guadagnano con il male si muterà in niente. E anche loro.


Dannate virtù – II – Uomini giusti

Demoni e collaboratori demoniaci tutti, bentrovati in questa seconda puntata del nostro seminario specialistico sulle virtù. Oggi affronteremo la seconda virtù cardinale…ecco, vedo che alla parola cardinale un certo brusio eccitato si è diffuso tra il pubblico. Non fatevi trarre in inganno: non sto parlando dei collaboratori del Nemico-che-sta-lassù che ci hanno dato tante gioie e tante preoccupazioni in passato, ma di un termine che, nel linguaggio degli uomini, vuol dire “basilare”. Un tempo persino i bambini umani conoscevano a memoria l’elenco di queste virtù fondamentali: ora, anche tra noi se ne è quasi dimenticato il senso.
Mi fa piacere: vuol dire che abbiamo lavorato bene.

Oggi affronteremo la virtù cardinale forse più importante di tutte:

2- Giustizia

Se la Prudenza è la virtù che distingue tra il bene e il male, la Giustizia è comprendere e fare la volontà del Nemico. Capite, diavoli miei? Da farci arricciare la coda, quello che potrebbe accadere se i mortali si mettessero sul serio a praticarla. Ci si spaccano le corna, a sbattere contro un uomo che la usa davvero. Ma non preoccupatevi: abbiamo millenni di esperienza nella perversione di questa virtù. Abbiamo a disposizione i migliori avvocati, quaggiù, e negli ultimi secoli abbiamo sviscerato ogni strada per portare alla dannazione persino un uomo giusto.

Per prima cosa dovete riandare con la mente al fatto fondamentale: la mente umana è troppo piccola per comprendere da sola la ragione del Nemico e il governo che questa esercita sul mondo, che si chiama appunto Giustizia. Se lo è la mente, figurarsi il suo spirito. Il mortale potrà anche tentarci, ma non può riuscirci. Quindi ripiegherà su una approssimazione, cioè le regole.

Le regole in fatto di giustizia sulla Terra sono chiamate Leggi. Per quanto limitate, se rimanessero fedeli allo spirito del Nemico sarebbero pericolosissime. Sino dall’inizio abbiamo lavorato perché non sia così.
Abbiamo sibilato dentro le orecchie di ogni legislatore fin dall’alba del tempo. Perché attenersi ai dettami celesti, quando è tanto più comodo le leggi crearle in proprio? Forse che una legge fai-da-te è meno bella di quella scritta dentro ogni uomo? Beh, in realtà sì: ma questo non impedisce agli uomini di farsele lo stesso, e di farsele piacere.

Ecco dunque il primo trucco: far sì che la giustizia che gli uomini adoperano non sia quella del Nemico, ma quella decisa da loro. Saranno convinti di essere giusti, e in realtà seguiranno una simulacro fabbricato ad uso e consumo di creature come loro stessi.

Questo abbiamo ottenuto: uomini che si dicono giusti non perché praticano la giustizia, ma perché l’adorano; invece di esercitarla, sacrificano ad essa. Spesso con il tipo di sacrifici che a noi piacciono di più: quelli umani.

Non è difficile convincere coloro che fanno le leggi a seguire il loro vantaggio; ancor meno difficile far credere che le loro leggi siano le più giuste, persino quando si scontrano con la Giustizia del Nemico.
E’ legge dello Stato, diranno. O meglio: glielo faremo dire. Fino a quando si dimenticheranno di quando quella legge non c’era, e delle vere ragioni per cui è stata scritta. La volontà senza una ragione diventa arbitrio; si troveranno a esercitare un’ingiustizia tanto più tremenda quanto più rigorosa sarà la loro dedizione ad essa.
Tutto ciò ha un interessante corollario: pensando di essere nel giusto, si metteranno ad accusare il Nemico stesso di essere in realtà ingiusto. Ci pensate, il Nemico ingiusto! Li ha creati, ha dato ordine alla loro vita, ha promesso loro un giudizio di misericordia invece di ributtarli nel nulla dal quale li ha tirati fuori, e viene maledetto per i suoi giudizi! Giudicato dalle sue stesse creature, con il loro intelletto da formica! Ah, son soddisfazioni.

Il metro che usa il Nemico per giudicare le sue creature è esattamente lo stesso che la creatura ha utilizzato nei confronti degli altri. Dà loro quanto desiderano: se nel loro occhio c’è lo scintillio del boia, difficilmente troveranno lassù quella misericordia che loro stessi non hanno esercitato.

Di un tribunale così insopportabilmente diverso dal loro metro di giudizio piccino piccino negheranno la stessa esistenza. Non crederanno più al Giudice finale, perché non si adegua a loro.

Se lo schema che ho fin qui descritto non funziona, c’è quello speculare. Ovvero: attribuire al Nemico stesso le leggi umane.

Non è semplice, è un tipo di tentazione per demoni esperti. Ma quando riesce il risultato è spettacolare. Credendo di esaltare il Nemico, questo tipo di giusti esalteranno la loro stessa idea; credendo di fare il bene, faranno il nostro gioco. E non crediate che siano al sicuro dai nostri forconi perché non sanno quello che fanno. In fondo al loro cuore lo conoscono bene – è il Nemico stesso che si preoccupa di dirglielo. Ma cosa volete che sia un piccolo prurito di coscienza, quando si è convinti di essere assolutamente nel giusto? Otteniamo così un triplo effetto: ci guadagniamo l’anima dell’implacabile persecutore orgoglioso della propria giustizia e l’odio verso il Nemico di coloro che vengono perseguitati in suo nome. E, in aggiunta, tutto il dolore provocato. Che, come sapete, è seme di altro odio se non temperato da quella giustizia che noi stiamo demolendo.

Così, che sia l’imporsi dello Stato sul Nemico, su ciò che è, oppure l’innalzamento di false idee a Legge, il risultato è la rinuncia dell’uomo a ciò che è giusto in nome della giustizia. Trasformiamo la legalità in giustizia e otterremo per mezzo dei giusti l’inferno in terra.

Sappiamo che il Nemico riequilibrerà la vita degli uomini dove loro non vedono. Essi scorgono solo una faccia della sua giustizia, quella terrestre. La celeste, che mette ogni cosa al suo posto, è nascosta dove non possono arrivare mentre sono in vita. Quando la vedranno e capiranno, non avranno più così fretta a dichiarare il Nemico ingiusto; ma quel giorno saremo noi a reclamare Giustizia su di loro.

Si deve pur mangiare, no?

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Quaresimale II

Di certo non è cattolico quello. E’ un politico.
Di certo non è cattolico quello. E’ un opportunista.
Di certo non è cattolico quello. E’ un affarista.
Di certo non è cattolico quello. Ne ho sentito parlare malissimo.
Di certo non è cattolico quello. E’ uno di quelli.
Di certo non è cattolico quello. E’ di destra.
Di certo non è cattolico quello. E’ di sinistra.
Di certo non è cattolico quello. Gli piacciono le donne.
Di certo non è cattolico quello. Non gli piacciono le donne.
Di certo non è cattolico quello. E’ troppo tradizionalista.
Di certo non è cattolico quello. E’ troppo progressista.
Di certo non è cattolico quello. Non ha morale.
Di certo non è cattolico quello. E’ moralista.
Di certo non è cattolico quello. Non so che ha fatto di male, ma qualcosa ci sarà pure.
Macché prossimi e cristi, macché preti e papi
Di davvero cattolico al mondo ci sono solo io.
Io cattolico, io dio.

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“E’ vero quello che dici. Quanti sono quelli che fanno proprio così!”

Il gioco della morte

Un ascensore scende vertiginosamente. La porta si spalanca. Un uomo scende, sembra stupito. Da un altro ascensore scende una donna: i due si conoscono, sono legati tra loro. Ma non sanno perché sono lì, né come ci siano finiti. Percorrono un breve lussuoso corridoio, che dà su un bar sfavillante. Dietro al bancone c’è un individuo dai capelli bianchi che si inchina e dice loro: “Benvenuti a Quindecim”.

Questo è l’inizio di Death Parade, un anime – cartone animato giapponese – che è trasmesso laggiù in questi giorni. Miracoli dell’informatica, ormai anche noi a pochi giorni di distanza possiamo gustarla sottotitolata. Normalmente non parlerei di qualcosa a cui pochi possono essere interessati, e con una certa difficoltà dato che passeranno ancora sicuramente mesi prima che si possa vedere doppiata in italiano*. Ma devo ammettere che questa serie è eccezionale, e merita una recensione anche se non è ancora chiaro, a sole due puntate dal termine, dove andrà a parare.

Il tema è annunciato dal titolo: infatti i due smemorati verranno informati dal barista che non potranno lasciare quel luogo fino a che non prenderanno parte ad un gioco che avrà come posta le loro stesse vite.

Segue lieve spoiler del primo episodio, che conoscete già se avete visto qualsiasi altra recensione sul titolo. Evidenziare per leggere o saltare a dopo

***

Il barista non dice il falso, ma sta nascondendo loro qualcosa. La posta sono sì le loro vite, ma in senso diverso da quello che viene in mente di primo acchito.
Il barista è infatti un arbitro. Incaricato di giudicare la sorte delle anime dei defunti. I suoi due ospiti sono in effetti già morti in un incidente stradale. Il gioco che si accingono a fare, abbastanza truculento, ha il compito di “far emergere l’oscurità” di chi vi partecipa. Il giudizio non avviene per cosa si è fatto in vita, ma sulla maniera in cui  ci si pone durante il gioco. Si sacrificherà l’avversario, pur di vincere? Naturalmente le esperienze vissute, che ricorderanno poco a poco fino a rammentare la propria fine, influenzeranno il loro comportamento e quindi la decisione del giudice stesso.

A fine gioco i giudicati riprenderanno l’ascensore, diretti verso il nulla o la reincarnazione – così almeno è detto.

Sebbene il giudizio non sia quello cristiano, i problemi sono abbastanza simili per suscitare molti interrogativi. Come potete immaginare, spesso siamo di fronte a veri casi limite, che mettono a dura prova anche le nostre coscienze. Tutto ciò intrecciato con la trama principale, che coinvolge l’arbitro già citato, il suo superiore e una misteriosa ospite umana.

Cosa occorre per giudicare bene un uomo? Com-patire con lui, la misericordia, o il distacco impersonale scevro da emozioni? E che cosa giudicare, una vita di sacrifici o di dissoluzione oppure la singola decisione che rovescia ogni cosa?

*** fine spoiler***

La trama è avvincente e mai banale, intensissima, e suscita tanti interrogativi, ad ogni livello. Il disegno e le animazioni sono eccellenti, di quella Mad House che è probabilmente la migliore tra le case giapponesi. La sigla d’apertura, in stridente contrasto con il tema trattato, è una delle migliori che abbia mai visto.
E’ possibile, certo, che negli ultimi due episodi che rimangono da trasmettere (sempre che non sia prolungata) mi sia riservata una delusione. Ma finora siamo andati di bene in meglio. Guardatela, se potete: così potremo discuterne.

*doppiato (Dynit): se no, potete vederlo in streaming sottotitolato in italiano ad esempio qui

L’abbraccio del Gius – una chiosa per ciellini e non solo

Ci è stato ricordato, recentemente, che i discepoli di Cristo che andavano per i villaggi della Palestina erano il volto di Gesù per coloro che incontravano.
Tutti noi cristiani siamo il volto di Cristo per coloro che incontriamo. Un volto parecchio deludente, il più delle volte. Perché chi vede noi troppo spesso vede solo noi.
Tutti i grandi santi, i grandi carismi della Chiesa, sono stati grandi non per chissà quale alchimia, ma perché permettevano di vedere meglio quel volto intrecciato con il nostro.
La testimonianza dei santi non consiste in una storia edificante, ma nel mostrare che possiamo seguire anche noi la strada che hanno percorso loro.
Non “leggere il Gius”, “cercare di capire il Gius”, non solo almeno: ma vivere quello che lui stesso ha vissuto, capire quello che ha capito. In una certa maniera essere il Gius, ovvero, essere davvero noi stessi.

Questo ci permette di diventare “l’abbraccio del Gius”, come l’abbraccio del Gius era l’abbraccio di Cristo.

abbraccio Gius

Dannate virtù – I – Uomini prudenti

Amici demoni e amici dei demoni, benvenuti a questo nostro corso avanzato di Guida alla Dannazione. I temi con cui ci cimenteremo sono più complessi e arditi rispetto a quelli fino ad ora trattati. Infatti, mentre fino a questo momento vi ho insegnato come rovesciare le migliori intenzioni degli uomini per condurli a condividere la nostra tavola, ora vi educherò alla perversione di quelle stesse intenzioni. E’ mia intenzione prendere una ad una le virtù che si suppone portino infallibilmente al Nemico-che-sta-Lassù e mostrarvi come si possa, con pochi suggerimenti diabolici, trasformarle in una scorciatoia per i nostri laghi di pece.

Le virtù dalle quali voglio partire sono quelle che vengono chiamate, dagli umani colti, cardinali. Ovvero, cardini di quello che i filosofi mortali indicavano essere una vita vera e degna. E’ chiaro: queste virtù arrivano direttamente dal Nemico, come tutto quello che ci ripugna. Se l’umano attingesse a quella fonte saremmo spacciati. Ma c’è quel vecchio difetto di progettazione: il mortale è costretto a metterci del suo. Qui possiamo intervenire noi.

I – Prudenza

Cominceremo dalla Prudenza. Chi è l’uomo prudente? E’ colui che esercita il discernimento. Distingue il male dal bene, il falso dal vero, e sceglie quest’ultimo.
Il tentatore comune potrebbe semplicemente reindirizzarlo verso le falsità. Ci può anche stare: esiste però un approccio più sofisticato che alla fine garantisce persino maggiori soddisfazioni.

La prudenza infatti chiede di fare una scelta. Quanto difficili sono le scelte per gli umani, con la loro vista limitata! Sono veramente creature penose e incomplete. L’importante per noi è che non scelgano il bene. La mancanza di bene è quello noi chiamiamo male.

Sarà quella la mia vera lei? Sarà quello il mio vero lui? Prudenza. Non impegniamoci troppo, potremmo sbagliare. Per sempre? Prudenza. Per sempre è troppo lungo. Stiamo insieme per un mesetto rinnovabile, poi si vedrà. Amore eterno? Prudenza, non leghiamoci. E così, di prudenza in prudenza, mireranno sempre più in basso, fino a fallire completamente il bersaglio.

La prudenza che non vuol dire scegliere bene, ma non scegliere affatto: quella è la prudenza che piace a noi. Quella della virtù diventa una scusa per non rischiare, per non mettersi in gioco, per non vivere.

Quelli stanno facendo il male? Stanno distruggendo ogni cosa buona? Prudenza. Potrebbero avere le loro ragioni. E poi non è prudente parlare troppo forte, esporsi. Potrebbe capitarci qualcosa di brutto.

La vulnerabilità dell’uomo prudente è nella paura. E’ la paura che dobbiamo instillare nei cuori. Paura di prendere decisioni. Paura che qualcosa vada storto. Paura di disturbare, di rompere, di giudicare, di giocarsi tutto. Prudenza, dovrete sussurrare agli orecchi degli indecisi. La prudenza è una virtù, suggerite sorridendo. Vuoi mica sbagliare? Tramite la prudenza ingigantite ogni dubbio, ogni perplessità. Sarà vero? Non sarà vero? Meglio rimandare, posporre, aspettare fino ad un momento più favorevole. Cioè mai.

Se i nostri vessilli – ce ne sono tanti, di ogni foggia e colore – sventolano sull’alto di mille edifici è perché abbiamo convinto tanti buoni ad essere prudenti invece di usare la Prudenza.

Invece di giudicare, preferiscono voltarsi dall’altra e attendere. Invece di invocare il Nemico che dia loro la Sapienza, vogliono usare la loro, che non è mai stata gran che. Buon per noi.

Se la Prudenza è una virtù, certo non vincola noi creature infernali. Noialtri non vogliamo averci niente a che fare. Quindi, all’arrembaggio: prendiamoci quello che non ci spetta. I nostri fedeli seguaci non si lasciano distrarre da perplessità e ripensamenti. Si deve afferrare il frutto quando è maturo, e se il caso anche abbattere la pianta. Noi non siamo prudenti: siamo astuti. I prudenti sono la nostra cena.

So che non è la vostra lettura preferita, ma sappiate che una volta il Figlio del Nemico ha parlato ai suoi discepoli di vergini prudenti. Delle ragazze che avevano previsto dei possibili problemi e si erano premunite: acquistando olio in più per le loro lampade.

Ma la saggezza delle vergini sagge non consiste nell’avere accumulato olio per lampade, quanto nell’esserselo portato dietro. Così come la stoltezza delle vergini stolte non è non avere olio, ma l’avere lasciato spegnere la lampada. Guai a voi se questo dovesse essere compreso! L’idea che dovete far passare è invece che quelle stolte erano tali perché non avevano acquistato abbastanza roba.

La prudenza, nel mondo moderno, è avere lo spazzolino da denti di riserva. Magari anche due o tre, nel caso di qualche strano incidente. E’ prudenza un buon conto in banca, una provvista di commestibili, una casa grande, un paio di servizi da tè, un set completo di piatti buoni nel caso venisse a cena il Presidente. E’ prudenza non fare figli perché ce la si vuole ancora godere, e poi vuoi farli venire in questo schifo di mondo? E’ prudenza avere due auto e cinque vestiti belli. E’ prudenza non dare la carità a quel povero, caso mai si affezioni. Se diamo, poi rimaniamo senza noi. Prudenza è conservare quello che si ha, e procurarsene altro. Non si sa mai.
Vi piacciono? Le ho suggerite io.

Vedete bene, cari aspiranti satanelli: ho trasformato l’uomo prudente, che sa bene giudicare e, quando lo fa, si impegna tutto senza lasciare indietro niente, in un avido accaparratore troppo impaurito del mondo per riuscire a vivere. Si riempirà la casa di idiozie, e si rifiuterà di fare alcunché che ritiene imprudente per paura di perderle.

Quando l’unico modo per possederle davvero, per avere davvero una vita, sarebbe perderle.

Spero di essere stato convincente. La Prudenza, che normalmente sarebbe per noi un veleno dei peggiori, può essere trasformata in preziosa alleata. E se qualche umano, leggendo queste righe, si domanderà dubbioso se la sua prudenza sia quella buona per il Cielo o per L’Inferno, bene! Massima prudenza nel decidere, figliolo. Prenditi il tuo tempo.

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Anche queste dannate virtù le potete leggere prima su “La Croce

TIME TO GO

Quando ho letto il messaggio l’ho fissato per qualche secondo. Era in qualche modo atteso, ma ciò non diminuisce il dolore. Poi ho preso il post di oggi e l’ho messo da parte. Prima c’è da salutare un maestro.
Quando il mio blog era ancora bambino gli ho dedicato un articolo. Ho letto quasi tutti i suoi 70 libri, in lingua originale. L’ho citato molte volte, ho anche tradotto un suo raccontino. Su molte cose la pensavamo diversamente, ma era senza dubbio alcuno lo scrittore contemporaneo con maggior senso dell’umorismo e dell’umano, unito ad una genialità assoluta nel vedere le cose da prospettive diverse e nuove. Prospettive che spargeva con incredibile prodigalità nelle sue pagine.
E’ morto Terry Pratchett, signori. Il mondo oggi è un pochino più povero.

Spero che al di là del deserto di sabbia nera e della notte senza fine abbia finalmente trovato quello che, con tanta evidenza, desiderava.

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La caduta

Il vecchio laicista osservò la sua vita, e trovò che aveva fatte tante cose buone.
O che a lui parevano buone, si corresse.
Aveva affermato che non era lecito che si rispettasse la legge
Aveva proibito la politica a chi la pensava in altro modo, chiamandola democrazia
Aveva diviso ciò che Dio ha unito, e curiosamente questo non aveva tolto la solitudine
Aveva unito ciò che neanche Dio può unire, e neppure questo aveva tolto la solitudine
Aveva asserito che si può essere cosa si vuole senza sapere cosa si è
Aveva fatto in modo che si potessero comprare bambini, grandi o piccoli a seconda dei casi
Aveva impedito che si chiamasse madre chi aveva partorito
Aveva fatto in modo che le donne partorissero il meno possibile, salvo transazioni finanziarie
Aveva sostenuto il diritto di uccidere ed essere uccisi, purché il soppresso fosse abbastanza debole
Aveva coscienziosamente legalizzato ciò che serve ad alterare la coscienza e a toglierla a chi non l’ha
Aveva istruito bambini su come si fanno i bambini rendendoli non più bambini
Aveva tollerato tutti ma sopportato nessuno
Aveva abolito Dio. Così ora ogni uomo era solo.
E tutto ciò, tutto ciò non aveva il minimo senso, e non dava la minima felicità.
Scavalcò la balaustra e, coerentemente, si gettò nel nulla.

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Quelle cose un po’ folli

Sono quelle cose che possono sembrare un po’ folli a chi non le ha mai fatte. Due notti in treno, fatica, panini, spese e ipotermia per un incontro di pochi minuti.
Son le cose un po’ folli che fa chi è innamorato.
Lo siete stati anche voi, talvolta? Sapete di cosa parlo? Qualsiasi sacrificio sembra nulla, quando il cuore desidera.
Potreste dire non ho più l’età per gli innamoramenti, e forse neanche per i pernottamenti un po’ all’addiaccio. Nel mio caso l’invecchiare è una faccenda di scorza: è questa che sopporta il peso degli anni, l’interno permane bambino come un tempo. La scorza si adegua.
E a Roma volevo esserci, per vederla. No, non sono più un innamorato di primo pelo. Ho trascorso due terzi della mia vita con questa signora. L’innamoramento con gli anni è diventato qualcosa di più intenso, consapevole, speciale. Io sono quel che sono grazie a lei, e cosa sarei stato senza non so dire: ma sarebbe stato un di meno.

L’avete capito di cosa sto parlando? Massì, quella compagnia sui generis chiamata Comunione e Liberazione. Vivo con lei da tanto tempo, e so che i suoi momenti migliori sono quelli dove diventa popolo, una bellezza percepibile anche al più ottuso commentatore. Come certe signore, si veste bene e si riempie di quel fascino che le quotidiane conversazioni possono in una certa maniera avere offuscato.

L’occasione? Incontrare il Papa. Vederlo, per me, la prima volta dal vivo. Sentire cosa abbia da dirci.
Così mi preparo. Con tre amici, trentadue ore via, la metà di viaggio. Riempio lo zaino. Due seggiolini, per me e un altro. Panino. Cambi, ombrello e mantellina antipioggia pesante – esagerata? Sono ancora umido dal Giubileo delle Famiglie del 2000. Libri da leggere che non leggerò, libretti dei canti e delle ore che non userò, carte per passare il tempo che passerà comunque, caricabatterie, pila a manovella…starò prendendo troppo?

La prima notte in cuccetta trascorre mezza insonne. A chi guida il treno devono avere dato da poco la patente, a giudicare dagli scossoni. Meno male che sono abituato a dormire poco, ma i miei compagni di viaggio hanno occhiaie tipo Fossa delle Marianne. Arriviamo presto in piazza, si fraternizza con dei salentini, entriamo tra i primi, ad appena otto file dalle sedie più avanzate. Già, sedie. E dieci chili di seggiolini che me li sono portati a fare? Ma va bene, e va bene anche che in cielo non ci siano nuvole. Peccato che tiri un vento gelido, che neanche la settimana scorsa nella neve in cima ai monti faceva così freddo. Ringrazio in cuor mio di aver diffidato della quasi primavera romana e non esser passato al giubbotto.

Mamma mia quanti siamo, di tutte le età. E’ un peccato che il Papa arrivi che ci siamo appena scaldati la voce. Quasi mio malgrado faccio foto al Pontefice che passa, non si twitta più perché i telefoni sono i tilt. Il vento fa scrocchiare i microfoni e invola le berrette dei vescovi. E poi il Papa parla.

Ci sono stati parecchi commenti sul fatto che il Papa ci abbia rimproverati, corretti. Qualcuno si è anche fregato le mani, sperando in divisioni. Gente che gioisce se pensa che un altro soffra: ve li lascio.
Di fronte ad un tuo difetto che vede, chi ti vuole bene che fa? Viene, e te ne parla. Il nemico che fa? Va, e ne parla a tutti.
Il Papa ci vuole bene. Da uno che mi vuole bene accetto tutto, specie quando ha ragione.
Ha ragione che talvolta siamo troppo autoreferenziali; ha ragione sul fatto che dobbiamo “svuotare lo stivale”; ha ragione che è Cristo quello che dobbiamo seguire innanzi tutto. Vi ricordate don Giussani no? Non ci chiedeva di essere d’accordo con quello che ci diceva. Ci ha insegnato un metodo per confrontarci con tutto, e un metodo va usato, non chiosato.
A dirla tutta, quante volte il Gius stesso ci ha “pettinati” in maniera anche parecchio più decisa di così! Metà delle Equipe – conversazioni con i responsabili – sono lui che dice che non abbiamo capito niente…

Qualche anno fa mi domandavo: “Che accadrebbe se invece di un pontefice amico come Giovanni Paolo II e Benedetto ci fosse qualcuno a noi ostile?” E mi sono sempre risposto: se andiamo via di qui, da chi andremo, Signore? Non è che se non vengo accarezzato quello che ho detto fino a cinque minuti prima sulla fedeltà alla Chiesa e al Papa deve cessare. Il Gius stesso ne ha patite parecchie; e con lui praticamente ogni santo della Chiesa. Sono in una certa maniera convinto che sia quasi obbligatorio, per la santità, venire perseguitato dagli amici. Ben vengano, allora, un po’ di bastonate. Se ci sono vuol dire che lo Spirito ci pensa abbastanza forte da sopportarle; e di crescere attraverso di esse.
In fin dei conti, il Papa è un gesuita, e i gesuiti vennero addirittura sciolti…

E poi il discorso è finito, e ci tocca andare via. Che bella giornata. Giornata piena di vero e di bellezza. E se lo zaino era troppo pesante, pieno di roba inutile, la prossima volta imparerò a viaggiare più leggero, con meno preoccupazioni. Però i seggiolini alla fine mi sono serviti, nel deserto della notte alla stazione Ostiense.
Al ritorno, ho dormito come un bambino.

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Posto d’onore

Sabato, come forse saprete se avete letto i miei tweet, ero a Roma. Del perché ero lì e di altre cose vi parlerò poi. Oggi vi voglio solo dire una cosetta a corredo di quella festa della donna appena trascorsa.

Ero a Roma , dicevo, e sono tornato ai Musei vaticani. Era da trent’anni o poco più che non li visitavo. Mi aspettavo ore di coda, invece ne ho trovata parecchio meno che al Prado o agli Uffizi. Ma neanche di questo voglio parlarvi, quanto di una stanza particolare all’interno del percorso di visita, accanto alla Sistina. E’ uno stanzone dedicato ad un tema: la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione. L’impianto della sala è relativamente recente, risale a centocinquant’anni fa circa, comunque ben prima di certi furori femministi.

Tutta la sala, nelle decorazioni e nei contenuti, è dedicata al genio femminile nella storia della salvezza. Nella Bibbia, e nei Vangeli; le grandi sante e, nella parete di fondo, un enorme affresco. Dove, con mio stupore, al centro non c’è Dio, ma Maria; e le persone della Trinità le stanno attorno come comprimari. A lei, donna, umile e alta più d’ogni creatura, il posto d’onore in questa sala al centro del centro della cristianità.

Si dica quel che si vuole, ma significherà pur qualcosa.

Proclamazione del Dogma dell'Immacolata Concezione di Francesco Podesti 1857 - 64

Quaresimale I

Il guaio di molti cristiani è che parlano dell’amore di Dio invece di farlo vedere
il guaio di molti cristiani è che non vogliono giudicare ma sono giudicati.
il guaio di molti cristiani è che non parlano chiaro per paura di allontanare, ma a nessuno interessa chi non parla chiaro.
il guaio di molti cristiani è che scambiano la tolleranza per amore, che è come chiamare l’indifferenza interessamento.
il guaio di molti cristiani è che seguono un piano pastorale, ma è un piano inclinato
il guaio di molti cristiani è che vorrebbero anche convertirsi, ma non sanno più a cosa
il guaio di molti cristiani è che sanno esattamente cosa pensa Dio
il guaio di molti cristiani è che forse sanno cosa pensa Dio, ma non gliene importa niente
il guaio di molti cristiani è che vogliono avere i loro spazi
il guaio di molti cristiani è che Dio è troppo grande per entrare nel loro spazio
il guaio di molti cristiani è che sono atei
il guaio di molti cristiani è che sono talvolta come forse sei tu, come certo sono io.

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Le 7 opere di crudeltà spirituale – 7 – Pregare per i vivi e per i morti

Signorie vostre demoniche, vi ringrazio per essere rimasti con noi fino ad ora. Con oggi siamo giunti all’ultimo capitolo del nostro viaggio nelle Sette Opere di Misericordia Spirituale, che abbiamo visto come trasformare, opportunamente per noi, in altrettante opere di crudeltà spirituale.

Arrivati al termine, devo confessarvi che il termine crudeltà che ho scelto per etichettarle non mi soddisfa pienamente. La crudeltà infatti, nel comune vocabolario umano, è qualcosa di assolutamente perverso e maligno, ma senza un vero scopo. Se perversità e malignità si adeguano perfettamente alla mia indole, la seconda parte non è così vera. Infatti in me, e in noi diavoli in generale, l’essere crudeli ha uno scopo preciso: l’allontanare dal Nemico che sta lassù, il più possibile, il mortale che abbiamo tra le grinfie.

E questo per due ragioni: il nutrirci di lui, e l’arrecare dispiacere Lassù. In ambedue le ragioni è la nostra gioia, la nostra completezza. Mentre invece, per coloro che vivono ancora come schiavetti del loro signore celeste, essere completi risiede in quella specie di dipendenza reciproca che chiamano comunione.

Questo ci porta appunto all’ultima Opera:

Recto: 7 – Pregare per i vivi e per i morti

Devo ancora una volta approfondire i termini per coloro di voi che hanno poca dimestichezza con il mondo mortale, per i quali immagino questa storia della preghiera desti non poche perplessità. Lasciate che vi definisca meglio in cosa consiste: nel supplicare qualcuno, in questo caso il nostro Nemico o uno dei suoi intermediari, che avvenga qualcosa che chi prega desidera ardentemente.

Sconcertante. Se non si adopera la violenza, senza ricattare, come sperare di essere esauditi? Perché qualcuno dovrebbe concederci qualcosa, se non ne ha lui per primo un vantaggio? A quale scopo pregare per altri, vivi e perfino morti, e non solo per se stessi?

Sono interrogativi a cui è difficile dare una spiegazione. Dopo molto studio delle faccende umane, sono giunto alla conclusione che sia appunto la comunione, quella strana collaborazione che vi descrivevo pocanzi, la risposta alla questione. Per qualche motivo il Nemico incoraggia i mortali ad occuparsi l’uno delle faccende degli altri. Quella famosa misericordia che avevamo già incontrato.
Ma sul perché debba aspettare che sia una delle sue insignificanti creature a implorarlo prima di agire in favore di un’altra anima altrettanto insignificante ci è ignoto. Ha forse a che fare con la libertà dei mortali, o con il metterli alla prova, e può darsi persino sia legato a quel dolore che sembra incapace di impedirci di usare.
Certo è che più di una volta abbiamo visto Nemico sottrarci all’ultimo un boccone che davamo già per acquisito. E’ uno dei trucchi che usa più spesso, uno dei vantaggi che ha grazie all’essere fuori da quel tempo che invece lega noi e gli esseri umani. Noi riusciamo a vedere solo quanto accade nel presente; ma se qualcuno in futuro pregherà per la salvezza dell’uomo a cui ci stiamo dedicando questo non ci è dato da conoscere.
Sapete tutti cosa accade: stiamo dando il tormento a qualche tizio ed improvvisamente ci troviamo sbattuti fuori, avvolti da una luce dolorosa, impediti a proseguire. Oppure abbiamo fatto di tutto per non farlo incontrare con i Servi del Nemico, e questi si presentano a lui inaspettati; o, peggio ancora, arriva da Lassù una parola, un avvenimento che distrugge in un attimo anni interi di nostre accurate preparazioni.

Non che non possa accadere comunque, anzi; ma in caso di preghiere è quasi garantito che la Grazia del Nemico arrivi a romperci le uova nel paniere. Rassicuratevi però, nessun automatismo. Demonietti miei, non c’è da spaventarsi: sta in ogni caso all’umano accettare il suggerimento che gli arriva di Lassù. Fosse altrimenti, qui da noi ci sarebbe una bella carestia.

Come evitare allora una preghiera efficace? Ci sono moltissime maniere. Vi elenco le più utili.

Invece di far concentrare l’umano che avete in custodia su una persona reale, sviate la sua attenzione su soggetti generici. Più spirituali e meno concreti sono, meno beneficio ne trarrà lui personalmente e colui per cui prega. Guidatelo verso slanci sentimentali non rivolti in ginocchio al Nemico, ma gettati lì spontaneamente, così come capita. Ci abbiamo messo secoli a far credere che la preghiera, al contrario di qualunque altra attività, non abbia bisogno di metodo e forma per servire a qualcosa. Non buttate via il lavoro di tanti demoni migliori di voi.

Fate sorgere continuamente dubbi sul fatto che funzioni davvero; evidenziate dove non è servita, e dove invece sia esaudita suggerite che sarebbe andata così comunque. Mai e poi mai deve essere attirata l’attenzione sul fatto che la preghiera peggiore per noi è quella che si affida integralmente alla buona volontà del Nemico stesso. “Sia fatta non la mia, ma la tua volontà” è una frase che il Nemico sembra trovare irresistibile.
Tenete conto che gli umani raramente hanno ben presente per cosa o per chi pregare. Chiedono cose piccole, che non hanno probabilità di essere, quando potrebbero e dovrebbero chiederne di grandi, se vogliono sfuggire ai nostri forconi e alle nostre forchette. Quanto grandi lo sa solo il Nemico, ed è per questo che quando si lasciano andare totalmente nelle sue braccia sono così pericolosi.

Evitate di fare sì che coinvolgano santi e specialmente la Madre. Abituateli a considerarli una superstizione popolare, e non un filo diretto con Lassù che li aiuta a trovare le parole giuste.

Ma più di tutto, educateli all’egoismo. Se li convincete che è la sola libertà che decide della sorte degli uomini, è fatta. Perché pregare per uno che ha deciso di peccare? Perché perdere tempo per chi è già dannato? Se anche i buoni tacciono sui peccati altrui, se pensano del prossimo “ha scelto lui così”, mai si muoveranno per dire una preghiera in suo favore. Sarebbe inutile, per il loro modo di pensare; e noi avremo la vita (loro) molto più facilmente.

Eccoci dunque all’ultima definizione:

Verso: 7 – Fatevi gli affari vostri

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Non siate legati

Dai nostri archivi -
Manca ormai solo una settimana al referendum, e il ritmo delle dichiarazioni e delle prese di posizione ormai si è fatto frenetico.
Le principali testate dell’informazione nostrana, dal Corriere a Repubblica, hanno abbandonato ogni pretesa di neutralità e appaiono schierate decisamente per il sì. Lo slogan dei sostenitori dell’abolizione, “Non siate legati”, è pervasivo sui muri di tutt’Italia. Ma anche in radio e in televisione le prese di posizione si sprecano: da quelle esplicite a quelle implicite in una battutina, una spiritosaggine, una leziosità gratuita.

Il governo Prodi, che addossa ai suoi predecessori tutta la colpa di un referendum che forse si poteva evitare, non prende una posizione diretta ma fa capire che se il referendum passasse non sarebbe un problema. Anzi, i problemi potrebbero piuttosto arrivare da un mancato quorum o, peggio ancora, da una sua improbabile sconfitta.
Non si vede però come, di fronte a uno schieramento favorevole quasi ininterrotto da sinistra a destra, i pochi fautori del no possano sperare in una vittoria. La propaganda del sì fa vedere giovani che, capelli al vento, ridono e scherzano sulla loro decapottabile; il no enumera dati statistici e ricerche, insieme a immagini che vorrebbero essere scioccanti ma, sulla scorta della pubblicistica avversa, risultano essere più grandguignolesche che efficaci.

I sostenitori del sì parlano di ripristino della libertà. “Forse che non si è responsabili della propria vita?” ha detto il segretario dei Democratici di Sinistra Veltroni oggi, a margine di un incontro sulla situazione in Kossovo. “E’ finita l’era dello Stato paternalistico che ti obbligava a fare quello che secondo alcuni era giusto: nell’era dell’autodeterminazione e della libertà tutti questi divieti eccessivi hanno ormai stufato.”
“Che serve mantenere una legge che nessuno rispetta?” tuonava ieri l’altro il segretario radicale Pannella, promotore del referendum, durante una manifestazione a sostegno del Sì. Le statistiche sono liquidate con un cenno della mano “Nessuno le legge in ogni caso. Dovremmo rimanere tutti legati per far piacere ai pochi Don Chisciotte che si illudono di potere cambiare la storia?”
Capezzone, segretario del partito, rincara la dose: “Noi non obblighiamo nessuno. Se qualcuno, anche dopo l’abolizione della norma, vorrà continuare a rispettarla, sarà liberissimo. Coloro che decidessero di non continuare a farlo, e secondo noi sono la maggioranza degli italiani, non danneggeranno nessuno.”

Il trionfo del referendum abrogativo appare ineluttabile. Forse anche per questo Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, non arriva allo scontro e lascia libertà di voto. “Dentro il nostro partito ci sono sensibilità diverse” ha affermato “Non ci sembra giusto schiacciarci su una sola posizione”.
La sola opposizione al quesito referendario, in effetti, arriva dall’area centrista e dai leghisti. In ordine sparso, con abbondanti distinguo, vari politici si sono espressi contro l’abolizione. “Non siamo liberi di farci del male”, dice il Presidente della Regione Lombardia Formigoni – “Da noi non è mai stato un problema mettere in pratica questa legge”.
Anche Umberto Bossi rincara la dose: “In Padania le cose le facciamo bene, questo referendum è per far piacere a quelli del sud che la legge non l’hanno mai rispettata.”
Ma in questo è contraddetto dai dati sventolati dai suoi oppositori: i giovani, specie il sabato sera, la legge non la rispettano proprio, né a Milano né altrove.

Non rimane quindi che stare ad attendere il risultato della consultazione. Ricordiamo che, anche se vincesse il sì, non sarà vietato allacciarsi la cintura di sicurezza. Semplicemente non sarà più obbligatorio. Non dubitiamo che qualcuno continuerà a metterla, anche se, forse, saranno in pochi.

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Neve intatta

Il colle e il cielo argenteo quasi si confondono. La salita è di neve intatta. Se qualcuno è passato, ormai i suoi segni sono stati cancellati. Nessuna traccia rimane.
E poi ci sono io. Fiato corto, poche gambe, a ritornare dove avevo fallito un anno fa.
Sì, fallito. Avevo riconosciuto il mio limite. Eppure ci riprovo, oggi. Perché il mio limite non mi impedisce di tentare di superarlo. Di provare ad essere migliore di quanto sia stato.

Potete dare tutte le scuse che volete, per non camminare. Pretendo troppo? No, io non pretendo niente. Io indico il colle, lassù, e apro il sentiero. Seguite, se volete. Adesso sapete dov’è.

C’è una strada a da aprire in mezzo alla neve intatta, e so che lo farò io. Non c’è nessun altro, qui, oltre me. Che fatica, ma anche che grandezza, che bellezza, che gioia.

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Sorpassi

Il laicismo ha superato il cristianesimo, ma non si è accorto che dall’altra parte arrivava un TIR.

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Salvarsi la vita

Recentemente una coppia mia amica, molto religiosa, ha dovuto affrontare il dolore di un figlio che ha deciso di sposarsi solo civilmente. Di questi tempi è già qualcosa che almeno un matrimonio ci sia; e la lama della libertà purtroppo a volte ferisce assai profondamente.
Paradossalmente questa lama spesso ci colpisce proprio quando pretende di salvarci. Ad esempio, il divorzio doveva “salvare” il matrimonio; ma il numero dei matrimoni in Italia comincia a scendere proprio a partire dall’avvento del divorzio stesso. E’ un dato oggettivo e, se volete considerarlo, perfettamente significativo della menzogna che sta alla base di certa propaganda.

Ci sono un mucchio di ragioni per non sposarsi, o per sposarsi civilmente. Ma sono vere? Non è che per “salvarci” la vita, ce la roviniamo?
Bene, ci sono risposte. Documentate. Avevo cominciato a tradurre un po’ di materiale, ma ho scoperto che in gran parte è un lavoro già fatto. Vi rimando alla pagina appena citata per le fonti, e mi limito qui ad un elenco schematico; eventuali altre fonti sono linkate nel testo. Lo ripeto: sono dati di ricerche reali.

I paesi dove la famiglia è più in crisi hanno livelli di violenza domestica molto più alti, quasi doppi, rispetto a quelli dove la famiglia tradizionale è ancora solida. Le donne con figli che subiscono più violenze dal proprio partner sono quelle non sposate e conviventi. L’uxoricidio è 9 volte maggiore nelle coppie di fatto.

Il matrimonio favorisce l’abbassamento della criminalità e dei comportamenti antisociali.

Le donne (e i loro figli) hanno tre volte meno probabilità di vivere sempre in povertà, se sono sposate, rispetto a quelle single o conviventi

La convivenza prematrimoniale non migliora la scelta del partner, anzi al contrario innalza la propensione al disaccordo e al divorzio in caso di matrimonio successivo. Il peggioramento aumenta al crescere del tempo di convivenza.

Le coppie di fatto hanno da 2 a 2,5 volte più probabilità di rompersi di quelle sposate. Inoltre, il 97% delle coppie intatte in cui i figli abbiano oltre 15 anni sono coppie sposate. La convivenza a lungo termine è molto rara.

Gli uomini conviventi hanno quasi quattro volte più probabilità, rispetto ai mariti, di aver tradito l’anno precedente, ma anche le donne conviventi -generalmente più fedeli degli uomini-, hanno presentato otto volte più probabilità, rispetto alle mogli, di tradire il partner.

I massimi livelli di soddisfazione sessuale fisica ed emotiva li hanno le coppie sposate, arrivate al matrimonio senza precedenti esperienze sessuali

Le persone non sposate passano molto più tempo negli ospedali, sino al doppio; hanno probabilità molto maggiore di morire prematuramente; hanno più cancri, ictus, malattie cardiache. I rischi aumentano anche con il divorzio.   
I maggiori disturbi mentali sono tra i divorziati e separati, i minori tra gli sposati. Il matrimonio è antidoto efficace allo stress.

Le persone sposate hanno migliore salute e benessere e felicità in genere di ogni altra categoria relazionale, indipendentemente dal clima sociale e normativo.
I conviventi e divorziati presentano livelli parecchio più elevati di depressione e maggiori livelli di consumo di alcol rispetto ai loro coetanei sposati.

I bambini di famiglie monoparentali o con genitori acquisiti tramite convivenza hanno meno incoraggiamento e aiuto nella scuola e in generale.
In famiglie disgregate o separate i figli hanno molto più spesso basso stato occupazionale in età adulta. I figli di non sposati hanno molti più problemi psichiatrici, alimentari, comportamentali, relazioni sessuali precoci. Se cresciuti con padri single o acquisiti hanno uso e consumo di droga molto più elevati. La propensione al divorzio dei figli di divorziati è più che doppia. Inoltre mostrano livelli più elevati di ansia/depressione e comportamento antisociale rispetto ai bambini i cui genitori restano sposati.
Il meglio per i figli è crescere con i genitori biologici e stabilmente sposati.

Alcuni paesi europei sono caratterizzati da modelli familiari particolarmente stabili. Questi paesi si trovano in diverse zone d’Europa, ma tutti hanno in comune la caratteristica di essere fortemente dominati dalla confessione cattolica. Paesi con una quota più alta di unioni di fatto hanno un’alta proporzione di unioni instabili. Poi, anche all’interno del matrimonio se si crede si sta decisamente meglio. La persona per cui si prega tradisce di meno.

I tassi di divorzio e separazioni, per l’Italia, sono doppi tra gli sposati con rito civile rispetto a quelli sposati con rito religioso. In altri paesi sono anche parecchio più alti.

Ecco, dopo tutti questi dati – e sono un bel po’ – come si può dire sul serio che il meglio per la propria vita e per quelli a cui vogliamo bene sia mantenersi “liberi”?
E già che siamo in tema: che cosa desiderate veramente? Davvero non volete qualcuno che vi ami per sempre, e da amare per sempre?

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Le 7 opere di crudeltà spirituale – 6 – Sopportare pazientemente le persone moleste

Cari compagni demoni di ogni girone e bolgia,
grazie per essere qui anche oggi a seguire le nostre lezioni. Il tema è sempre quello: come mutare quelle che sono chiamate “Opere di Misericordia Spirituale” in qualcosa di più conforme ai nostri gusti di Figli di Nostro Padre che sta Laggiù. L’opera che oggi esaminiamo recita così:

6 – Sopportare pazientemente le persone moleste.

Capisco bene che vi grattiate tra le corna. Anch’io condivido la vostra perplessità. La prima cosa che ci viene in mente è “perché?”
In effetti detto così è abbastanza inspiegabile. Per quale motivo uno dovrebbe perdere tempo a trattare bene chi lo infastidisce? Non ha senso. Non ha senso per noi immortali, figurarsi per gli umani che vivono pochissimo. Alcuni tra i nostri più fini intelletti si sono misurati con questo interrogativo per secoli, e quaggiù di celebri pensatori ne abbiamo parecchi, ve lo posso assicurare. Io vorrei tentare di illustrarvi le conclusioni che abbiamo raggiunto qui al Dipartimento delle Tentazioni tramite esempi pratici.

Per prima cosa, interroghiamoci su cosa voglia dire “moleste”. Molesto è qualcuno che dà fastidio, che impedisce di fare quello che si vorrebbe. Come vedrete, incitare i molesti a disturbare è una delle nostre attività più redditizie.

Avete presente le scatoline metalliche con le ruote, sapete, quelle che servono agli umani per arrivare rapidamente in un dato luogo? Quando sono a bordo di esse non c’è niente di meglio che mettere loro davanti qualche vecchietta che attraversa la strada, un anziano con il cappello che non sa dove svoltare, un tizio che parla al telefonino guidando con una mano sola. Più hanno fretta più l’effetto è devastante.
Quello che gli umani non sanno è che spesso questi rallentatori molesti non sono nient’altro che nostri agenti, anime possedute oppure diavoli in permesso premio. Sapessero chi davvero ha dato loro la patente!

Solo con il raccolto di bestemmie ci ripaghiamo il costo della trasferta del demone. Quando poi ciò fa scattare un comportamento imprudente, e magari qualche anima viene messa a nostra disposizione con anticipo sui programmi, ah! Altro che tentazioni della carne! Qui c’è il vero business.

E in famiglia. La madre che ricorda che occorre fare i compiti durante la partita, o che passa l’aspirapolvere  mentre si è al telefono con qualcuno a cui si tiene. Il padre che fa notare sempre le stesse inezie. I figli che hanno sempre bisogno di qualcosa quando ci si vorrebbe rilassare. Basta poco per creare un clima infernale. Il tentatore attento sa cosa si può ottenere con una parola di troppo.

Ci sarà poi una ragione per cui tutte le più grandi ditte hanno trasferito i loro call-center qui da noi. Noi offriamo tariffe agevolate e mano d’opera a basso costo. E garantiamo chiamate rigorosamente nei momenti meno opportuni.

Dovreste dare un’occhiata all’infrastruttura che abbiamo messo su per garantire almeno un paio di chiamate durante le Messe. Ormai riusciamo a disturbare, statisticamente, più del 30% delle eucarestie. Ah, il dolce suono della suoneria a tutto volume durante la consacrazione! E non avete idea dei peccati mortali che questo suscita in parroci e fedeli.

Spero che questi piccoli esempi vi abbiano convinto del perché il Nemico chiede pazienza per i molesti. Pensate cosa accadrebbe se gli umani cominciassero davvero ad esercitarla. Un disastro.

Quelli che viaggiano in automobile potrebbero capire che in fondo non c’è tutta quella fretta di arrivare. In coda dietro il trattore, potrebbero accorgersi della bellezza della campagna; mentre aspettano che la vecchierella con la spesa attraversi la strada potrebbero essere presi perfino da commozione per la lumacosa vegliarda che ricorda la loro nonna.

In famiglia, poi, che disastro sarebbe! La moglie che dal letto chiede per la ventesima volta di controllare che i figli nella loro cameretta respirino potrebbe destare nel marito, invece che irritazione, tenerezza per quelle sue preoccupazioni così sciocche ma così materne. I figli magari finirebbero per capire che i burberi rimproveri paterni sono la sua maniera di dire vuole loro bene, un abbraccio di parole. E i genitori potrebbero comprendere come gli atti di maleducazione e le ribellioni costanti non sono indice di cattiveria ma desiderio dei giovani di trovare una loro strada. Tutti eventi che, spero siate d’accordo con me, è meglio evitare a tutti i costi. Non per niente chiediamo a tutti i nostri rappresentanti di impegnarsi in favore del divorzio breve: perché la pazienza non abbia il tempo di essere esercitata.

Spero di avervi convinto. Tenersi accanto le persone moleste, avere pazienza con loro, è per l’essere umano un modo di capire che nessuno è perfetto. Un fatto che bisognerebbe tenere sempre nascosto ai mortali, in quanto potrebbero malauguratamente cominciare ad amare gli altri nonostante le loro imperfezioni. Una volta che cominciano a capire che anche il molesto è un creatura come loro non si può dire dove li porterà questo filone di pensiero. Persino ad affermare che sono loro fratelli…no, basta parolacce. Ci siamo capiti.

Finché terrete l’umano che vi è stato affidato con gli occhi fissi sul suo orologio, sul suo compito, sulla strada, sul televisore e non alla persona che gli sta vicino, non c’è problema. E’ quando posa su di loro uno sguardo diretto, li vede davvero, che occorre preoccuparsi ed intervenire.

Capite perché è essenziale convincere che quello che stanno facendo – lavoro, gioco, quello che è – sia più importante del disturbatore: è un modo per persuaderli che ciò che vale più di tutto il resto sono loro stessi. Quando uno ama se stesso più di ogni altra cosa noi lo amiamo, lo amiamo così tanto che lo invitiamo a tavola con noi, come portata principale.

Ecco quindi cosa occorre consigliare:

6 – Liberarsi degli altri in fretta       

Sia come sia, la nostra ragione principale per intervenire rimane quella di dare fastidio al Nemico che sta Lassù. Quello che infastidisce Lui, fa piacere a noi!

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