I costumi sulle spiagge

Il loro burkini è colorato in modo vivace, lascia scoperto l’ovale del volto, le mani. La madre scorta il bambino che sguazza con il salvagente, come fanno tante altre madri molto meno vestite lungo tutto il litorale. Il gruppo che gioca a tirarsi il pallone tra le onde quiete è allegro, sembrano tante farfalle policrome. Sono giovani. Maschi pochi, ma non si distinguono, loro. L’abbronzatura da spiaggia livella le differenze di carnagione, i tratti somatici non sono poi così distanti. “Sarà un harem?” chiedo, per scherzo ma neanche poi tanto, a mia moglie. La gente che passa lancia occhiate furtive, non è educato fissare.

Se io in spiaggia metto il costume, se non vedo l’ora di togliermi maglietta e pantaloncini è per il sole, per il mare. Ci sono delle ragioni pratiche per spogliarsi, per indossarlo. Credo che lo terrei addosso anche su una spiaggia di nudisti, evita un sacco di problemi. Posso comprendere anche i mutandoni dei trisnonni, attinenti con il pudore. Spesso il costume oggi è un esporre spudoratamente la mercanzia, esibizione più che comodità. Anche se spesso l’unica cosa esibita è la nostra imperfezione di esseri carnali. Personalmente trovo che faccia risaltare molto più la bellezza un indumento che copre, piuttosto di quello che lascia scoperto. Nessuna donna è bella come quella che vedi di spalle, immaginata. Nell’era del consumo immediato, dell’amore – chiamiamolo così –  senza futuro forse questo non vale più. Sono di un’altra epoca, lo so.

Ma quel costume integrale, quel burkini, è altro. Lo vedi che è altro. Sono proprio i colori che danno da pensare. I colori sono una piccola ribellione dentro la sottomissione.
Una ragazza che lo indossa corre nell’acqua. Sembra felice, tra le onde. Spero che lo sia: che abbia deciso lei, di metterselo, lo abbia scelto tra tanti. Spero che sia libera di scegliere di toglierselo, un giorno; che capirà questa civiltà plasmata dalla libertà e comprenderà pure, anche se tanti sembrano dimenticarsela, la verità che ha generato quella libertà. Persino la libertà di far vedere troppa pelle. O troppo poca.

Sulla spiaggia, in tanti giorni, ho visto solo un topless. La donna che mostrava le tette al vento era stata probabilmente una sessantottina, una libertaria, a suo tempo. In quel periodo ormai remoto, quando era sicuramente già adulta e matura, quei seni erano una vista notevole; ma siamo cinquant’anni dopo. A suo modo, anche quella è una sorta d’uniforme. Perdonate il mio cuore d’esteta: di fronte a quelle rovine mi sono trovato a desiderare un burkini.

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Regali

Zuckenberg, in visita pastorale, ci ha “regalato” server per l’intelligenza artificiale. Si vede che pensava non ce ne fosse abbastanza di quella naturale.

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La terra sotto i piedi

Siamo onesti, ci aspettavamo un disastro, una strage, ma non questa. Attendevamo una mano assassina, una bomba, ed invece è stata la terra che ha ucciso. Curioso come la realtà sia sempre altro, come i nostri timori e le nostre paure siano costantemente in ritardo su quello che accade. Il terremoto? Eravamo avvertiti. Sappiamo di vivere su rocce che si muovono, si sbriciolano, tremano. La nostra casa è sull’orlo di vulcani, il centro della nostra penisola potrebbe diventare una distesa di lava in qualsiasi prossimo momento. Ma è un futuro che non c’è, un futuro ancora irrealizzato e che perciò non esiste. Con certezza accadrà: ma non ce ne occupiamo.  Seduti in spiaggia leggiamo il giornale sportivo. Guidiamo incollati al muso della vettura che ci precede. Qualcosa avverrà, sì, ma non ora. L’orlo della nostra veste è tirato, qualcuno ci sta strattonando per avvertirci, ma non ci voltiamo. Siamo così fragili che abbiamo paura che ci potremmo spezzare girandoci per vedere chi ci chiama. Cosa facciamo, allora? Continuamo a vivere, inconsapevoli, preoccupandoci sempre delle cose sbagliate, delle cose che in fondo non sono importanti.

Finchè, in un modo o nell’altro, ci mancherà la terra sotto i piedi.

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Marta, Marta

Qualche volta mi sembra che il tempo non basti mai. C’è sempre un programma da ultimare, un problema da correggere, un lavoro che aspetta.

Poi sento una vocina, nell’orecchio, che mi dice: “Marta, Marta”.
L’estate arriverà e terminerà, i ragazzi cresceranno e diverranno adulti, l’erba spunterà nei campi, malgrado me.
Marta, Marta, ricordati cosa è importante.

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Con oggi per me inizia il tempo estivo, ad aggiornamento incostante e aperiodico. Per il resto, sono sempre da queste parti a guardare crescere i fiori.

Ciò che disfa le nubi

Il cielo sembra un film di Fritz Lang sotto acido. Quando i primi goccioloni iniziano a cadere ci rifugiamo sotto i portici, ma presto la pioggia diventa come la polvere delle tempeste del deserto e ci sospinge contro i muri. Camerieri rassegnati sgomberano i tavoli dai quali sono fuggiti giapponesi e americani, con il loro calice in mano. Una ragazzina salta come un grillo in mezzo al fiume che è diventata la piazza, il torrente che è l’aria. In piedi, umidi, discutiamo di tutto e del tutto. “Non può durare così forte ancora a lungo”, ci diciamo, ma sembra non smettere mai.

C’è qualcosa di primordiale in questa pioggia che ci sospinge nelle nostre caverne di cemento e pietra. Puoi affrontarla, ma sai che verrai sconfitto. Ma pazienza, pazienza. Questo diluvio disfa le nubi. A notte, le stelle splenderanno su un cielo immemore. L’acqua fa crescere le cose.

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XVII – Non Credo…che lo chiameremo Signore

“Spirito Santo, che è Signore e dà la vita”.

Lo Spirito Santo? Non chiamiamolo Signore. E’ solo un pretenzioso essere che svolazza di qui e di là come un colombaccio in cerca di un tozzo di pane, uno spiritello dispettoso che soffia dove vuole, mostrandoti la lingua di fuoco. Sembra che lo faccia apposta a sabotare tutti i nostri tentativi di istruire gli umani sulle loro autentiche necessità e aspirazioni.

Si atteggia a Sapienza, ma è così davvero? Ma cosa pretende di sapere? Se gli esseri umani vogliono apprendere quello che realmente importa, quelli che devono interrogare siamo noi. Siamo noi demoni a custodire tutti i segreti più oscuri dell’animo dei mortali. Se gli uomini sapessero quale godimento noi proviamo nello sguazzare nei loro peccati più sordidi! Rabbrividirebbero a capire quanto sono nudi ai nostri occhi. Quanto li conosciamo bene, fino nei particolari che neanche loro osano confessarsi! Sono, per così dire, il nostro pane quotidiano. L’antipasto per quando li gusteremo direttamente bevendoli dalla loro anima.
Lo Spirito del Nemico vorrebbe rivelare loro le più alte verità. Ma agli uomini, salvo pochi patiti, non importa tanto di approfondire i misteri dell’universo, quanto i misteri della camera da letto della vicina. Che gliene importa che lo Spirito fosse presente quando è stata formata la Terra? Sono il gossip, il pettegolezzo, la storiella sconcia che solleticano il loro interesse. E’ di questi argomenti che vorrebbero conoscere tutto.

Anche lui, Il Nemico-Spirito, quei segreti li sa, è chiaro: ha dei rapporti di parentela stretti con il fabbricatore della storia umana. Ma, a differenza nostra, non li usa per esaltare la libertà delle persone a fare quello che pare e piace. No, lui preferisce ammonirle, far vedere loro la conseguenza delle azioni, istruirle sulla cosa migliore da fare. Migliore per lui, naturalmente.

E che noia! Cos’è la vita se non rischio? Noi diavoli gli uomini li incoraggiamo a scommettere contro la ragionevolezza, a vivere come se il cielo fosse vuoto e il Nemico non esistesse. E’ chiaro che vinciamo sempre noi.

Se ne sente parlare poco, di questo uccellaccio, ma è lui la mente dietro al Nemico-che-sta-lassù. Quello che tesse i suoi piani, l’eminenza grigia dell’ineffabile trio. Se vogliamo tarpare le sue ali dobbiamo minarne la credibilità, colpirlo nella reputazione. Renderlo insomma antipatico, un sapientino, un regista occulto dal quale è meglio stare alla larga. Può sussurrare quanto vuole: se troverà orecchie sorde, che non credono, può pronunciare la Parola ma nessuno l’ascolterà.

Non è che ci voglia molto sforzo. Per gli intellettuali lo Spirito santo è solo un concetto teologico, una balla inventata dai preti, nel migliore dei casi nient’altro che la linea telefonica tra il Padre e il Figlio. Mi ami, ma quanto mi ami…stucchevole.
Figurarsi per l’umano medio, che di queste cose non gliene può importare di meno.
Già la parola ‘Spirito’ è molto poco professionale: fa venire alla mente subito acchiappafantasmi e storiacce dell’orrore. Se poi ci uniamo ‘Santo’, un aggettivo che la maggior parte delle persone associa alla noia mortale, il più è fatto. Il nostro risulta, nell’immaginario collettivo, come una sorta di spettro pedante e inafferrabile, più una leggenda da film splatter a basso costo che una persona divina. Pessimo marketing, quel nome.

E questa figura evanescente vorrebbe sostenere di essere colui che dà la vita? Andiamo. E’ arcinoto che la vita è un processo chimico cominciato quattro fantastilioni di anni fa in qualche pozzanghera della Terra primordiale. Due saette, e magicamente ecco la prima cellula vogliosa di riprodursi. Questa è la nostra posizione ufficiale. Scientifica. Da quando l’abbiamo tirata fuori non c’è più nessuno che osi dire che è un’assurdità, che la vita è ben più di quello.

D’accordo, la storia della pozza non sta minimamente in piedi. Mai provata, a ma a noi questo non tocca. E’ al livello di quell’altra vicenda sullo scienziato che dà la vita alla sua creatura con i fulmini, quello di cui hanno anche fatto i film; ma, a differenza di quel romanzo, la si trova sui libri di scuola. Sul serio. E dovreste vedere come se la sono bevuta. Già, perché se no, quale alternativa ad un creatore? Da dove l’avrebbero presa la loro esistenza? Domanda imbarazzante.

Vedete quanto siamo premurosi? Altro che l’uccellaccio. Facciamo in modo da risolvere i loro problemi ancora prima che se li pongano, in modo da non surriscaldare il loro cervellino e solleticare la loro volontà.
Fatto sta che, se credono che la vita sia una caratteristica dei microbi e non qualcosa dato dal Nemico, gli uomini si sentono giustificati a farci quello che vogliono. E’ a buon mercato, capite. Gratis, perfino. C’è ne tanta in giro, anche se ne eliminiamo un po’ nessuno se ne accorge.

Non hanno la più pallida idea di quanto ci abbiamo messo, al tempo in cui non avevamo ancora deciso una diversa carriera, a regolare le costanti fisiche, a inventare le formule, a progettare nei minimi particolari ogni possibile effetto e controeffetto. Di tutti i possibili valori di tutti gli aspetti della realtà ce n’è solo uno che ha come risultato la vita. Non si rendono conto di quanto sia preziosa. Se capissero che ognuno di loro non è il risultato del caso ma è stato accuratamente disegnato fino al più piccolo pelo da ben prima che esistessero atomi ed elettroni, forse sarebbero un poco più cauti prima di consegnarcela.

Ma non è così. La vita è nostra, dicono, e ce la gestiamo come ci pare. Così la preziosa esistenza di ognuno di loro alla fine arriva a chi la utilizza davvero. Il Nemico dà la vita, noi la prendiamo. Perché dovremmo lamentarcene?
Oh, sì, possono permettersi di sprecarla. La butti? Non ti preoccupare, te la raccogliamo noi.

Altro che adorato e glorificato: dimenticato e inascoltato. Tutto quel soffiare del Nemico si risolve in aria fritta. Spegnete quel fuoco, mortali. Ve ne forniremo uno più grande noi. Uno che brucia molto, molto di più.

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I pazzi siete voi

“Ma io non ci sto più” gridò lo sposo e poi,
Tutti pensarono dietro ai cappelli,
Lo sposo è impazzito oppure ha bevuto…
“Alice”, F. DeGregori

Nel paradiso dei lavoratori, l’Unione Sovietica, chi pensava che ci fosse qualcosa che non andava nella società era chiaramente un pazzo. Niente può andare male in paradiso. Per questo tanti dissidenti furono internati in manicomio.

Nella nostra società moderna, per gli psicologi il pazzo non è chi crede a qualcosa differente dall’evidente realtà; è chi non crede a quanto dicono gli psicologi. Così è un pazzo chi ammazza ragazzini sparando loro addosso, ma se si serve di un aspiratore mentre sono ancora dentro la madre il folle è chi tenta di impedirglielo. Se un uomo ammazza a colpi di coltello dei disabili è pazzo, mentre potrebbe avere giustificazioni se lo facesse a colpi di pillole o togliendo loro acqua e cibo. Tutti i terroristi a quanto pare sono disturbati, non-integrati, instabili: perché se no ucciderebbero tante persone senza scopo? Forse che dovremmo credere a dei pazzi, quando asseriscono di avere dei motivi? Come mai però li definiscono matti, ma sono incapaci di fare altrettanto per i motivi che adducono? Ce ne fosse uno, che dica che l’Islam è follia, che le sure che invocano sono i deliri di un disturbato mentale.

Io credo però che non si tratti di follia. O meglio, che in quella follia ci sia un metodo. Non la chiamerò follia, ma con un nome ancora più antico. Lo chiamerò male.

“E io non credo più, e i pazzi siete voi”…
“Alice”, F. DeGregori

Adeguarci

“La società ci costringe ad adeguarci”

L’ho sentito stamattina alla radio, detta da una autorevole commentatrice durante un’intervista.

Costringe? Che è questa società, che ci schiavizza? Che ci fa “adeguare”? O siamo liberi, o siamo schiavi di questo mostro senza volto. Chi la fa, la società? Chi la dirige? Chi cospira contro di noi, dunque? Chi mi associa a ciò che non voglio, decide in mia vece, così violentemente da non lasciarmi scampo?

Oppure quello che ci manca è solo la consapevolezza di essere liberi, perché liberati?
Solo se c’è qualcosa, Qualcuno più in alto dell’imposizione umana, che garantisce per noi, che ci salva, allora quella liberazione viene, è già qui.
E niente e nessuno può costringermi ad adeguarmi.

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Trump l’oeil

Su Twitter, tanto per farmi del male, seguo il New York Times.
Negli ultimi mesi quel giornale sta facendo una campagna ossessiva e pervadente contro Donald Trump. Stiamo parlando di una media di tre-quattro tweet all’ora, con articoli annessi, il cui tono fanno sembrare le campagne di Repubblica e Manifersto contro Berlusconi un sorridente incoraggiamento politico.
Lo insultano. Lo ridicolizzano. Elencano i suoi errori e le sue gaffes. Lo deridono e affastellano interviste e grafici su quanto è becero, come sarebbe letale per l’America votarlo.
Devo dire che una simile campagna d’odio – nessun altro sentimento potrebbe esprimere tanta determinazione nel far male – mi rende quasi simpatico il magnate newyorkese. Per avere tanta bava alla bocca deve dargli tanto fastidio, devono cominciare a sentirsi davvero insicuri, temono sul serio di non riuscire a portare a casa l’elezione di Hillary.

Se non provo molta simpatia per Trump, mi è però chiaro che una vittoria della Clinton sarebbe una disgrazia immane: quella donna rappresenta il peggio delle forze anticristiane che il potere può mettere in campo. Ne ho già scritto: ne va della libertà della Chiesa negli USA e, per estensione, nel mondo. Che mi è anche confermato guardando chi l’appoggia.
Il New York Times, prima di attaccare Trump, dedicava un tweet su due a “quant’è bella l’agenda gay, quanto sono retrogradi chi non si adegua”, con annessi uteri in affitto e orinatoi vari. Gli stessi articoli ripresi dai nostri commentatori nostrani, spesso facendoli passare per proprii; i medesimi intellettuali che fanno un tifo sfegatato per Hillary, manco fossimo americani. Sanno che i loro progetti sono legati alla permanenza sul tetto del mondo di qualcuno che esercita quel tipo di potere; e, che se mancasse, ogni cosa, l’onda presente, sarebbe rimessa in discussione.

Così anche in Italia l’immagine del magnate newyorkese soffre di questo errore di prospettiva, di questa univocità di fonti. Si tratta di illusione, di una pittura fatta per ingannare l’occhio e la mente?
Non so cosa accadrà di qui a novembre. Dicono che una farfalla può causare una tempesta dall’altra parte del mondo; chissà cosa può generare un presidente.

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Quest’anno il premio Stige…

Cari amici demoni, quest’anno il premio “Stige” per la peggiore implementazione va a…Cornocurvo, per la gestione informatica della scelta dell’otto per mille dello Stato Italiano!
(applausi)
Leggo le motivazioni della giuria: “Anche quest’anno il nostro Cornocurvo si è distinto per la cura maniacale dei dettagli. Non solo l’utente non ha una chiara guida, ma le istruzioni sono estremamente fumose, discordanti e omettono con cura ogni cenno che potrebbe essere utile per capire cosa si debba fare. Se l’utente ha intelligenza e fortuna non comuni può anche riuscire nell’intento, ma dovrà scaricare non meno di cinque software diversi e con requisiti in conflitto tra loro, da tre siti differenti con connessioni lente e richieste di validazione assurde.
A tutt’oggi questa implementazione dell’Agenzia delle Entrate ha causato più di sessantotto milioni di bestemmie, centonovantottomila scatti di ira estrema, settantamila atti di disperazione e cinquecentododici perdite di fede. Il novantotto per cento degli utenti ha rinunciato prima della fine delle operazioni, compresi due premi Nobel e centinaia di docenti universitari e esperti informatici. Di fronte a tale risultati , non possiamo fare a meno di inchinarci davanti al diavolo che ha saputo ispirare un così nauseabondo guazzabuglio, facendolo pure pagare salatissimo ai contribuenti!”
Signori demoni, chapeu.

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Quando

Quando abbiamo smesso di dire la verità, e perché?
Quando è passata l’idea che tutte le opinioni sono giuste e ammirabili, e vanno difese?
Quando abbiamo cominciato a rispettare il male e a tollerare il maligno?
Quando abbiamo cominciato a sostenere che ci fosse il diritto a compiere ciò che è sbagliato?
Quando abbiamo visto punire chi si opponeva all’errore, e non abbiamo parlato?
Quando ci hanno convinto che non esiste il bene e il male, e chi non è d’accordo è male?
Quando abbiamo fatto finta di niente mentre ci imponevano l’orrore?
Quando abbiamo assistito a tutto quanto ho detto, ed abbiamo deciso che non ci interessava?
Quando abbiamo smesso di essere uomini?

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Coraggio

Se  abbiamo paura di indicare quanto è falso, come troveremo il coraggio di vivere quanto è vero?

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XVI – Non Credo…in un Regno senza fine

“…ed il Suo regno non avrà fine.”

Qui si vede chiaramente come il Nemico-che-sta-lassù sia chiaramente un tiranno antidemocratico.

Cominciamo con questa storia del Regno. E’ evidente che abbiamo a che fare con un nostalgico monarchico. E’ per questo che noi siamo grandi fautori della democrazia, ci dà l’occasione di parlar male dei re. La propagandiamo perché ci torna utile: avremo tutto il tempo di abolirla dopo che avremo assunto il potere  in via definitiva.
Democrazia: anche lei è una signora vecchia di migliaia di anni, ma con un poco di trucco sembrerà una giovincella. I re invece sono out, decrepiti, assolutamente non trendy. Se quando sente parlare di “regno senza fine” l’essere umano pensa automaticamente a sovrani imparruccati e sanguinari, cupi medioevi e via andare, capite che tutto quanto si accompagna a questa definizione avrà un che di obsoleto, saprà di muffa. Quello che vogliamo: che si passi oltre al Credo, che ci si ammoderni. Si lascino perdere le formule e la ragione, si dia spazio all’improvvisazione, all’impulso del momento. Si segua la moda, si lasci stare il vecchiume. Date retta: i migliori stilisti ce li abbiamo noi.

Qualcuno potrebbe pensare che qui all’inferno si sia anarchici, dato la nostra ribellione permanente. Niente affatto! Ci vuole disciplina per combattere le schiere angeliche, e vi assicuro che il demone che osasse dissentire da Nostro-Padre-che-sta-Quaggiù non durerebbe molto. Semplicemente, noi vogliamo un altro Regno: un regno di Libertà, non di Giustizia o Bellezza o Verità. Sarà Nostro Padre ad essere Re! Nel suo futuro dominio ognuno sarà libero di adorarlo ed eseguire senza discutere ogni suo ordine. Come è adesso all’inferno, ma felicemente esteso a tutto l’Universo.
Sarà il Regno di un forte, di un vero Re nel pieno del suo diritto.
Il Regno del Nemico è invece il Regno di un debole che vuole essere tale. Si permette di ascoltare anche i suoi sudditi; ha persino misericordia di loro. Invece di pretendere il loro omaggio si aspetta l’inchino spontaneo. E’ incredibile, potrebbe costringerli i suoi umani, e non lo fa; meglio per noi. E’ proprio questa sua mollezza che ci permette di mangiare. Aspetta che vedano e si convertano; ma hai voglia ad aspettare.

Perché se il Nemico asserisce, nel Credo, che quel suo regno non avrà fine, il nostro sarà ancora più lungo.  Avremo quella stabilità che lassù si sognano. La nostra forza sarà la nostra forza, che altro? Con essa ci libereremo di tutte le false idee che abbiamo messo in giro e che, una volta che il dominio sarà nostro, potremo tranquillamente eliminare perché non serviranno più.

Ad esempio: che la verità la faccia il popolo. Voi direte, non è possibile, sul serio qualche umano crede a queste balle? Ebbene sì, ve lo confermo: e questo la dice lunga sul comprendonio di quelle creature. Ci sono davvero alcuni che pensano di poter inventare a piacere le leggi e impersonare la giustizia. Ve lo do per certo: siamo stati noi a suggerire l’idea. Che la verità si possa decidere a maggioranza ci è tornato utile in più di un’occasione, come Pilato potrebbe confermare. Il Nemico si appella sempre alla ragione, ma è difficile ragionare con una folla che sa cosa vuole o, più probabilmente, sa cosa non vuole.

Il bello del popolo è che è fatto di umani; e ciascuna di quelle creature è quanto di più immondo, falso e credulone ci sia in natura. Per quale miracolo si spera possa saltare fuori dall’amalgama di tanti piccoli fessi un’entità capace di decidere, e decidere giustamente, batte anche la nostra inventiva. Si soffermassero un attimo capirebbero che il popolo è formato dai propri vicini di casa, gli stessi della riunione di condominio. Ognuno attento solo a se stesso. Un mortale può votare in modo contrario persino all’evidenza, se si usa per lui la giusta esca.

Siamo dell’opinione che ogni cosa debba avere un posto nel mondo secondo la sua natura. La natura della politica dev’essere quella di prevaricare sugli altri per ottenere il massimo vantaggio. Se si è convinti che la propria idea sia la migliore sarebbe ipocrita fare altrimenti, non trovate?

La politica per noi è il proseguimento della corruzione fatto con altri mezzi. Il suo scopo dev’essere la crescita personale del politico: in potere e denaro. Deve avere a cuore l’utilità per il popolo che amministra: deve quindi ricavare da esso un utile. Non deve agire per la gloria: è molto meglio umilmente tramare nell’ombra. La gente, in fondo, non conta nulla. Non dopo che ha dato il voto. Il nostro partito preferito è quello che non torna a giustificarsi. Ci importa poco che sia unico, purché tutti quelli che ci sono rispondano a noi.

E’ per questo che il Nemico preme per il Regno: perché l’uomo è debole, ed è meglio concentrare le forze su uno solo. E’ furbo, lui: al suo vicario dà le chiavi, ma si tiene la porta. Per quanto possiamo riuscire a corrompere, o ingannare, o manipolare, il Re rimane sempre lui. E’ frustrante: non avete idea quanti dei suoi portinai siano quaggiù da noi. Nonostante questo non siamo mai riusciti a cambiare la serratura.

Il popolo è pernicioso solo in una occasione: quando riconosce la verità. E’ un inconveniente sempre in agguato, perché è la realtà che la rende evidente. Finché si rimane nella teoria, possiamo far credere quello che vogliamo; ma quando arriva l’esperienza, ed è un’esperienza che tocca sul vivo, allora le nostre parole servono a poco.
Se si arriva a questo punto è chiaro che noi abbiamo sbagliato. Non abbiamo fatto abbastanza propaganda, non abbiamo ingannato a sufficienza, non abbiamo coccolato e vezzeggiato l’elettore in modo corretto. Abbiamo lasciato lo stesso trucco in opera per troppo tempo, e la gente si è accorta dell’inganno. A differenza del Regno del Nemico, sempre uguale a se stesso, perché il nostro impero sia eterno deve continuamente correggere il tiro. Ma non  preoccupatevi; finirà l’universo prima che abbiamo esaurito il numero delle menzogne a nostra disposizione.
A questo proposito, è ora di ricominciare.

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Realtà diminuita

Il gioco del momento è Pokemon Go, credo ne abbiate sentito parlare. Si inquadra con il telefonino quanto circonda, e si vedono sullo schermo sovrapposti al paessaggio i famosi mostriciattoli da acchiappare.
La chiamano realtà aumentata, ma non è così. Non è realtà quella che viene aggiunta dal gioco, è fantasia. La realtà vera è nascosta dietro la bestiolina digitale. Non la si vede più, c’è davanti l’immagine fasulla.
Ci dicono: credete a quello che vi facciamo vedere, vi divertirete. Ma la cosa è seria, perché sempre più quello che ci viene mostrato tende non solo a sovrapporsi, ma a sostituire il reale. Tanto che a chi non ci crede, chi rimane attaccato al vero, viene consigliato di tacere. Viene fatto tacere. E’ strano, è diverso, è qualcosa-fobo. Tranquilli, può venire curato. Curiamo anche te, se fosse necessario.

Così noi tutti siamo stirati, divisi, contesi tra  quanto ci dicono i nostri occhi, la nostra intelligenza e quanto ci dicono che dovremmo fare di quello che vediamo. Tra quanto vediamo e quello che ci dicono di vedere.
Mi ha colpito, stanotte, mentre seguivo le notizie che arrivavano da Nizza, la richiesta di non condividere le immagini più cruente. Devo confessare che la mia prima reazione è stata pensare “così sarà più facile minimizzare, edulcorare, fare finta”. Oggi ho sentito dire, “E’ stato un pazzo”. No, la tragedia è proprio la sanità mentale di chi compie questi atti. La follia è pensare che vengano compiuti per ragioni diverse da quelle da loro dichiarate. Al mostro sovrapposto.
E di questo ci rendiamo conto; o forse no, se preferiamo piuttosto credere a quel filtro imposto a quanto accade. Da cui a volte, al di sotto, spuntano frammenti che non ci sappiamo spiegare, e quindi preferiamo ignorare.

E’ solo un caso. Ma la vita ne è piena, più di quanto ce ne rendiamo conto.
Dovremmo mettere in dubbio, dare voce a quel disagio di fronte alle assurdità che ci impongono. Che ci è chiesto di accettare senza discutere. Facendo tacere la nostra intelligenza e il nostro cuore. Tutti sappiamo che ci sono maschi e femmine, tutti sappiamo chi uccide e perché, tutti sappiamo le ragioni di certe decisioni di potere…tutti sappiamo, ma non osiamo più dirlo. Non è più possibile dirlo.
La realtà diminuita ha preso il sopravvento, ci hanno ormai presi.

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Un mondo perfetto

Il problema non è pensare che il mondo possa essere reso migliore, è pensare che possa essere reso perfetto.

Rendere qualcosa perfetto significa eliminare tutto l’imperfetto, quali siamo ad esempio noi stessi. In un mondo perfetto noi non abbiamo posto.
A meno che, naturalmente, non ci riteniamo perfetti. In tal caso abbiamo un problema ancora peggiore.

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Limiti

Solo chi è incapace di vedere il proprio limite può considerare l’orgoglio una virtù.
Chi non comprende i propri limiti è pericoloso: non sa quando fermarsi.
Guai a farli guidare, specie in prossimità di divieti d’accesso e incroci con precedenza.

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XV – Non Credo…nel Giudice

“E di nuovo verrà, nella gloria,
per giudicare i vivi e i morti”

Non se potremo evitarlo. Perché non dovremmo dire la nostra in proposito? Siamo parte in causa.
Questa pretesa del Nemico-che-sta-Lassù di ritornare e giudicare è decisamente sopra le righe e pecca di realismo.

Il mondo è nostro. Gli umani sono nostri. Perché dovremmo permettergli di venire di nuovo, dopo che l’abbiamo scacciato? Non gli è bastato essere ucciso da quelli che pensava di salvare? E’ evidente che il popolo non lo vuole, la piazza si ribella all’imposizione dall’alto di un volere che si pretende divino.

Gli uomini l’hanno ucciso una volta, l’uccideranno ancora. In effetti lo fanno quotidianamente, con le loro azioni. La popolazione della Terra rifiuta i comandamenti calati dall’alto e fa di testa sua, in piena libertà. E se ne gloria. Noi demoni collaboriamo solo marginalmente, incoraggiando per quanto possiamo lo sforzo dei mortali nella loro ricerca di totale autonomia e indipendenza. Il nostro pagamento? Il minimo dovuto, incamerato quando a loro non serve più, dopo la fine della vita stessa. Se l’anima non la usano, tanto vale che la diano a noi.

Tornare, e poi? Chi pensa di essere?
Perché è quello il punto, se vogliamo rendere assurde quelle righe del Credo. Ha veramente il diritto di mettere su un tribunale, il Figlio del Nemico? Non è proprio lui che ha ripetuto in tutte le salse “non giudicare”? Predica bene e razzola male. D’accordo che subito dopo aggiunge “se non vuoi essere giudicato a tua volta”, ma che ipocrita è se poi, quando l’hanno fatto, si è lamentato tutto il tempo? E il Sinedrio, e Pilato, e la folla…l’hai voluto tu, quindi adesso taci e subisci. Troppo comodo dire “non sanno quello che fanno”: no, no, lo sanno bene.
Un tempo gli umani si sarebbero sottoposti a quel giudizio senza osare fiatare, come pecorelle. Ma siamo riusciti a portare una nuova consapevolezza nel loro spirito. Che dice “Ehi, chi sei tu per giudicarmi? Sei tu, creatore mio, che ti devi piuttosto giustificare per tutte le atrocità, il male, il dolore e per il fatto stesso di farmi esistere. Giudicato a tua volta.” E’ il Nemico ora a sedere sul banco degli imputati. E la giuria siamo noi.

Scommettiamo che si ribellerà a questa giusta pretesa e userà la forza per affermarsi, come suo solito? Imporrà quel suo ridicolo Giudizio Universale. Un giudizio finale che assomiglia proprio ad una vendetta. Mi avete appeso ad una croce? Adesso che me ne sono liberato attenti a voi. Vi voglio, vivi o morti.
Sì, sappiamo cosa racconta: misericordia e tutto il resto. Ma sta anche scritto che quello sarà il giorno dell’ira, dove si piangeranno lacrime amare e il tempo stesso brucerà.
Noi nelle fiamme stiamo a nostro agio, e non ci farà problema: perché a noi nessuno ci può giudicare. La verità fa male, lo sappiamo bene, ma che abbiamo a che fare noi con la verità? Quella è un affare per deboli, per gli schiavetti del Nemico: noi non ne siamo condizionati, siamo di un altro stampo. Non siamo d’accordo con quello che il Nemico definisce verità, quindi non ha il diritto di obbligarci ad adeguarci ad essa. Fine del discorso.

Perché un uomo dovrebbe essere portato davanti alla corte suprema solo per avere usato fino in fondo del suo libero arbitrio? Chi lo dice che solo perché uno non ha sfamato pezzenti o amato il prossimo deve subire una qualche pena? Il suo è un punto di vista come un altro. Più legittimo di tanti altri. Io chiamo bene ciò che per il Nemico è male; siamo uno contro uno, voglio vedere chi darà ragione a lui.

Alla fine cosa dovrebbe poi essere, questo giudizio? Nient’altro che la conferma di quello che già sappiamo. Chi viene con noi è perché lo ha desiderato. Ha agito o non agito perché preferiva stare con noi piuttosto che quei suoi noiosissimi santi. Avendo la possibilità di fare quello che si vuole, imporre il proprio volere agli altri, prendersi quanto piace, chi vorrebbe invece seguire uno che sorride sempre, fatica per gli altri e con ogni probabilità sarà ammazzato come un cane? Il mondo è dei potenti e dei prepotenti, sono loro che formano la nostra base di consenso. Loro, e tutti i fessi che si inginocchiano davanti a loro perché pensano convenga.
Desiderate il male, umanucci miei? E noi ve lo diamo, quanto ne volete. La scelta è vostra, tutta vostra: se c’è una cosa che fa il Nemico è comunicare per tempo cosa vi aspetta. Che poi non ci crediate, e ignoriate ogni avvertimento non è nostra pertinenza. Noi possiamo al limite suggerire, ma mai obbligare. I cattivi siete voi.

D’accordo, il bravo tentatore sa come spingere il mortale che gli è affidato verso la sua giusta destinazione. Convincendolo che tutto quello che fa è bene; oppure che tutto quello che fa è male. Che sia la voluta ignoranza o la disperazione, il risultato è quello che conta: l’umano penserà di non potersi salvare comunque, e agirà di conseguenza. Quindi è meglio che gli umani non ci pensino al Giudizio Finale, anzi, che neghino ci possa essere. Che si illudano di vivere una sola vita definitiva da sprecare come meglio possono.

Sarebbe ingiusto, del tutto ingiusto per il Nemico salvare chi non desidera essere salvato. Prendersi per forza chi l’ha rifiutato fio all’ultimo istante, e oltre. Non sarebbe un giudice, ma un tiranno. E di questo gli diamo atto: fa quello che ha detto, mantiene le promesse, da fesso qual è.

Se poi dovesse veramente ritornare ancora, beh, nessun problema. Non lo temiamo, anzi.
Gloria? Il terrore accompagnerà la sua seconda venuta. Sì, la gente sarà terrorizzata, e farà bene. Sai che rottura di scatole dovere passare tutti i secoli lassù tra i beati, tra la luce e la bontà.

Quel giorno sarà il giorno in cui finalmente tutta la nostra potenza sarà svelata, in cui prenderemo definitivamente possesso del reame che ci è stato promesso dal Nostro Padre che sta Quaggiù. Dove trascorreremo l’eternità con coloro che ne saranno stati giudicati degni.

E ce ne saranno, oh se ce ne saranno. Non temiamo certo la solitudine qui all’Inferno.

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I pirati d’Atlantide

Sono stato trascinato, sabato, in uno di quei luoghi popolarmente noti come parchi divertimenti.
Compatitemi, o gente che leggete. So di essere fatto strano: ad esempio mi chiedo come persone che prendono l’auto anche per andare a comprare il pane dietro l’angolo si accollino caldo e fatiche per farsi entusiasticamente sballottare e strizzare fino allo scrocchio d’ossa. E me lo chiedo io, che amo fare le scale a piedi anche fino al quinto piano. Essere scagliati a testa in giù a cento all’ora è senza dubbio una bella botta d’adrenalina; ma, se anche le mie vertebre me lo permettessero, mi sfugge dove stia il bello di farsi centrifugare consapevolmente la cervicale.

Massacri cinetici a parte, sono rimasto colpito dalla maestosità e dall’inventiva di certe soluzioni. Alcuni dei progettisti sono delle teste davvero buone. Guardando le statue titaniche di poseidoni e uomini pesce mi domandavo: qual è la differenza con altre opere dei millenni andati? La Sfinge, le celebri immagini di dei, eroi e faraoni? Certo, il materiale; forse però se gli egizi o i greci avessero conosciuto le resine stampate i loro colossi li avrebbero fatti così, invece che di pietra, marmo o bronzo.

In cosa sono diversi un’antico titano scolpito e la sua plasticosa reinvenzione moderna? L’abilità artistica? La quantità di lavoro? La fede, per così dire, in quello che si rappresenta?
Forse la stessa differenza che c’è tra i corsari originali e i loro tartarugati imitatori lungocriniti che si esibiscono sul palco: gli originali erano più piccoli, più brutti, più pericolosi perché tutto ciò che è originale è pericoloso: non lascia tranquilli. Gli artisti dello spettacolo però non imitano loro, ma la loro immagine idealizzata; lasciandone fuori tutto ciò che è disgustoso, opinabile, sgradevole. Sono sopportabili perché si sa che sono fasulli. Nessuno vorrebbe abitare vicino ad un autentico pirata, una mummia assassina, un velociraptor.

Nessuno? Forse lo vorrebbero gli stessi di cui sopra, coloro che amano farsi scrocchiare il collo e rovesciare le budella. Non lo so dire: non sono uno di loro.

Compatisco con tutto il cuore l’ipotetico archeologo del remoto futuro, se dovesse rinvenire quei fregi di uomini pesce guerrieri, una delle loro bronzee effige di truci armigeri nel corso degli scavi di questa nostra civiltà dimenticata. Cosa sarà costretto ad inventare per giustificarne la presenza. Quale nuovo mito prenderà il via.

La scoperta del secolo, immagino. Atlantide era in Val Padana.

47. Fuga da Atlantide

Astuzia

Io vado in montagna da una vita, ho girato le valli in lungo e il largo, eppure c’è un animale che ho veduto raramente, molto più raramente di camosci e stambecchi. Il serpente, la vipera.
Mi è capitato  – dal vivo – solo in due occasioni. Nella prima, un viperotto si è rifugiato con somma velocità sotto un sasso, non appena mi ha sentito arrivare; nell’altra, camminando nell’erba alta ho intravisto davanti a me un lunga coda che se la dava, con licenza parlando, a gambe.

Ci pensavo stamattina, mentre sentivo ripetermi: “Siate astuti come serpenti“. Il serpente sa che, a tu per tu con qualcuno dotato di lunghi arti, non ha chances. Quindi si nasconde, non si espone. Se vogliono farlo fuori sotto una pietra, scappa sotto un’altra. Le vipere coraggiose non sopravvivono. Forse ci è chiesto questo, oggi come allora. Meno orgoglio, più astuzia.
Cercheranno di snidarci, è chiaro. Ma conviene? Sappiate che il serpente, quando è messo alle strette, morde.

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La confessione

“Prego, si accomodi.”
“Grazie” (si siede)
Sono qui per confessare l’omicidio di mia moglie”
“Ah! E quando…”
“Domani, se è possibile.”
“Bene, bene…vediamo…quanti anni ha sua moglie?”
“34.”
“Uhm…quindi non è possibile usare la causa della vecchiaia…sa, è una ragione abbastanza praticata in questo periodo. Risparmi per lo stato, pensioni…ma è inutile se è così giovane, pazienza. E’ malata? Cancro? Alzhaimer?”
“No, sanissima”
“Ah, peccato, peccato. Niente di terminale, quindi. Anche questa sarebbe stata una causa magnifica. Ne è sicuro, vero? Una minaccia di Parkinson…”
“No. Il raffreddore?”
“Non è abbastanza. Vediamo…tare genetiche? E’ per caso mongoloide?”
“No.”
“Allora neanche questo. Problemi mentali? Pazza? Isterica?”
“Neanche questo.”
Ci sono differenze di classe? Di razza? Di religione?
“Neanche questo, no.”
“Ma non ci siamo proprio! Suvvia, mi dia qualcosa. La tradisce?”
“Non che io sappia.”
“Escludiamo anche il delitto d’onore. E’ fuori moda ma, sa com’è…litigate, è violenta? La legittima difesa…”
“Non farebbe male ad una mosca.”
“Ed è distante, disinteressata, la trascura…”
“Al contrario. Mi ama, credo.”
“Scusi, ma allora è lei che ama qualcuno d’altro…l’amore potrebbe essere la giusta spinta…”
“Al momento, no.”
“Non va bene, insomma! Avete figli? Li minaccia, o peggio? Potrebbe farlo?”
“Sì, due figli. Stravede per loro.”
“Questioni di soldi?
“Nessuna. In effetti, lei guadagna quanto me. Stiamo bene.”
“Insomma, ma allora perché…”
“Perché mi annoia. Ho voglia di cambiare, tornare a fare un po’ di vita, e lei mi potrebbe dare fastidio.”
“Oh, e non poteva dirlo prima? Si sente minacciato nella sua integrità di uomo dalla presenza della sua compagna, e quindi ha deciso che per il suo benessere morale, spirituale eccetera lei deve morire. Giusto così?”
“Sì, è così.”
“Finalmente ci siamo riusciti. Visto che abbiamo trovato una giustificazione? Bastava applicarsi.”
“Quindi è a posto così?”
“A posto. Ti assolvo per il tuo prossimo peccato nel nome del…”

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Lo schiavo ideale

Lo schiavo ideale non è quello che non si lamenta della sua situazione, ma colui al quale la schiavitù piace. E magari ne fa propaganda, convinto di essere il padrone.
Ne abbiamo ampio esempio guardandoci attorno. Ci sono tanti che un tempo si atteggiavano a ribelli, ma ormai è così evidente che il potere è dalla loro che rimane solo un vezzo. Nel concreto, il potere è passato a reprimere i residui liberi, chi non la pensa come loro.
Chi non la pensa come loro? Tutti quelli che chiamano ancora il bene “bene”, l’amore “amore”, la vita “vita”. Chi pensa che la persona sia sacra. Chi pensa che i bambini nascano da mamma e papà. Insomma, i cultori dell’ovvio, i simpatizzanti del concreto, i seguaci del normale.

Il potere sta imponendo un altro modo di pensare. Prende l’eccezione, l’anomalia, e pretende di considerarla la norma. Fatto questo provvede a perseguitare e proibire ciò che in precedenza era la realtà. Non solo nell’atto, anche nel pensiero.
Un tempo il ritornello era “che male ti fa se…”; oggi si è passati a “se non sei d’accordo, ti faccio male”. Usando la forza bruta di una legge che non riconosce niente di più alto di se stessa. L’ultimo caso, per oggi, è quello della clinica belga multata per non avere ucciso una paziente. Sì, perché sapete, nel 2003 il Belgio ha introdotto l’eutanasia, motivandola con pochi casi pietosi; poco più di un decennio dopo si ammazzano i bambini, i pazzi, chiunque ne fa richiesta anche per futili motivi. E’ la prima causa di morte; la maggioranza delle volte al “paziente” non viene neanche chiesto il consenso. Non manca poi così tanto all’obbligo della soppressione di chi si pensa inutile o inferiore.

Perché, è chiaro, se una clinica cattolica viene condannata a rimborsare i parenti per essersi rifiutata di ammazzare la vecchia zia, detta clinica sarà obbligata a diventare schiava o a chiudere. Come le agenzie di adozioni che non vogliono affidare bambini a coppie gay, i farmacisti che non vogliono vendere farmaci mortiferi, le scuole che rifiutano l’ideologia gender, prossimamente i tabaccai che non vendono droga. Si tratterà di scegliere tra la propria fede e la vita sociale, il lavoro, una carica. Si tratterà? E’ già così: sarà peggio.
Come abbiamo detto molte volte, è questo lo scopo ultimo di quelle lotte per i diritti, condotte da un potere a cui dei diritti non frega niente, ma che vuole schiavi. Possibilmente ideali: ne fa ampia propaganda. “Il domani ci appartiene“, cantano gli schiavi felici. Appartenere, considerate bene la scelta delle parole. Una volta che sarà loro, vedremo cosa ne faranno.

Vediamo già torme di anziani impazienti di affidarsi alle mani di chi non vede l’ora di ammazzarli. Sarà punita severamente l’ostetrica che, sollevando il neonato, oserà dire “è un bambino”, “è una bambina”. Chi prova a mettere su famiglia è già guardato con disprezzo e dissuaso con ogni mezzo; sarà indicato a dito come i folli e i lebbrosi di un’altra era. Se proverà ad educare i figli gli sarà impedito: il nuovo futuro non ammette altri maestri oltre se stesso.
Quel giorno tutto ciò che è male sarà non solo permesso, ma obbligatorio. Ciò che è bene sarà proibito. In altre parole, saremo all’inferno.

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XIV – Non Credo…sia salito al Cielo

Salito al cielo? Meno male. Non ne potevamo più di avercelo sulla terra.

Siamo ironici, certo. Quella della salita al cielo è menzogna pura e semplice. Lo volesse il cielo (appunto) che se ne fosse andato. Ma il nazareno è un po’ come quelle infezioni rognose che non ti riesci a togliere mai del tutto. Tra pane, vino e gente riunita che prega ce lo ritroviamo sempre tra i piedi.

Si decidesse, una buona volta. O resta lassù e la smette di rompere le scatole a noi, alla nostra opera continua di miglioramento del mondo, o torna e si sottomette finalmente al nostro dominio. Troppo comodo sedere alla destra del Padre e fare il mantenuto: e poi parlano di nepotismo.

Quelle righe del Credo certificano che abbiamo a che fare con qualcuno che ha fatto dell’ingerenza nei fattacci altrui la ragione dell’esistenza. Padre e Figlio, proprio una bella coppia. Stanno lassù e pretendono di fare il bello e cattivo tempo. Cancellare la loro pretesa significa riaffermare il valore della libertà.

L’abbiamo fatto scappare là in cima, dove spera di essere al sicuro da noi, ma che il Nemico se ne stia nei cieli ad esercitare la sua signoria non ci piace. Su di noi non ha potere, è chiaro, ma perché quelli che stanno in alto dovrebbero avere qualche privilegio rispetto a coloro che sono più giù? Noi pensiamo che il cosmo dovrebbe essere governato dal basso: e chi sta più in basso di noi? Siamo noi la vera demonocrazia: se volete parteciparvi, non avete che da cadere. Accogliamo tutti.

Dobbiamo abbattere i privilegi dei potenti. Riportarlo sulla terra, in senso figurato ovviamente. Oppure fare in modo che se ne stia lassù una volta per tutte, in quei cieli tanto lontani, e la smetta di voler avere influenza sulle cose della terra. Te ne sei andato? E allora ciao.

Banalizzarlo o renderlo remoto? Sistemi differenti, stesso risultato. Non è complicato. Basta prendere quello che ha detto e lasciare fuori lui.

Banalizzarlo vuol dire dimenticarsi che lui è Figlio del Nemico. Vuol dire renderlo fratello, di più, amico, di più, compagnone. Di quei compagnoni un po’ scemi che sparano sentenze ma a cui in fondo si vuole bene.
Di quei compagnoni a cui nessuno con un po’ di cervello chiederebbe consigli su come ci si debba comportare, o sulle cose della vita in generale. Hey, Nazarè, fratello ammé, come butta? E cose del genere.
Il Figlio fratellone è un tipo allegro, che non si sognerebbe mai di chiedere cose impegnative. E’ un complice quando vuoi pigliarti qualche libertà, perché in fondo la libertà è quella che conta, no? E’ l’amico che tutti vorrebbero, perché è un gregario e fa’ tutto quello che gli chiedi. Uno che non esiste, insomma.
Facciamolo parlare d’amore e d’amicizia ma trascuriamo il fatto che sia verità. Proclamiamo il messaggio e lasciamo perdere il contenuto.
Certo, i suoi discepoli li ha chiamati amici. Anche Giuda: ma questo è meglio non ricordarglielo, ai mortali.
Potrebbero rammentarsi della Croce, o dell’Ascensione, e queste sono memorie pericolose: perché potrebbero rendersi conto chi sia il compagnone con cui hanno tanta confidenza. Chissà quanta di più se lo conoscessero davvero.

Renderlo remoto è invece far dimenticare che lui è stato uomo. Pensarlo così in su da non potersi mischiare con la materia. Avvolgerlo nelle nubi in mezzo alle quali è risalito, quelle che impediscono di vederlo, e continuare a guardare in alto. Che ci sia o non ci sia davvero, lì in mezzo, a quel punto non fa differenza.
Le nubi assumono tante forme, puoi vederci quello che vuoi. Una divinità lontana nei cieli è molto utile: non ha niente a che fare con la terra. Diventa un idolo; e l’idolo ha per scopo il piacere di chi lo adora. Se l’importante è piacere, ci si dedica al piacere e poi al compiacere. La divinità remota è la preferita dai potenti, non intralcia il loro lavoro. E chi è che rende i potenti tali? Noi, è chiaro.

Sia che voliamo alto sia che razzoliamo basso il risultato è identico. Il Figlio storico, quello che è vissuto, ha predicato ed è morto sulla croce è rimosso, sostituito con una sua immagine. Meglio: una nostra immagine.

Si torna ai bei tempi quando lui non era ancora venuto. Anzi, migliori: il Nemico compagnone e il Nemico fuori dal mondo sono bugie che sostituiscono la verità. Quando anche il vero nazareno tornasse da dove lo abbiamo mandato la gente lo guarderebbe stranita e direbbe: ma tu non sei quello che noi conosciamo. Sei un impostore.
Esagero? Ovviamente no. Quanti sono i mortali che credono di sapere tutto sul Nemico e la sua Chiesa, e di essa hanno un concetto completamente errato? Poche cose mi danno più allegria del vedere i servi del Nemico affannarsi a negare e a smentire tutte le panzane che noi mettiamo in giro. La cosa più buffa è la gente che a queste crede veramente.

Un Nemico così come gliel’abbiamo venduto non ha nessun potere. Non è uno che possa salvare realmente le persone. Si limita al sentimentalismo idiota mentre la vita della gente va a rotoli, o neanche quello, sperduto lassù tra le nubi. Che ci sia o non ci sia è lo stesso, quindi tanto vale dimenticarsene.
Gli umani non possono sopportare la mancanza di un dio: se non ce n’è nessuno disponibile ne fabbricano subito uno. Con il materiale che hanno: cioè loro stessi.
Poi provano a salvarsi, e a salvare gli altri. Mai sentito niente di più ridicolo? Quelle insignificanti creature credono di averne il potere. Pensano di riuscire a battere in astuzia, forza, sapienza e volontà noi, esseri vecchi quanto l’universo e ugualmente freddi e implacabili. D’accordo, siamo stati noi a suggerirglielo. Ma il punto è che loro ci hanno creduto.

Ci conoscessero per quello che siamo, altro che di un amicone avrebbero bisogno. Se sapessero cosa li aspetta, frugherebbero ogni nuvola per trovare qualcuno che li possa aiutare. Sbagliando, perché non è nelle nuvole che lo possono trovare. Per nostra disgrazia è molto più presente di così. Ma non siamo certo noi che andremo a dirglielo.

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I terroristi al potere

Cosa hanno in comune i governanti dell’unione europea e i terroristi islamici che hanno ammazzato venti persone a Dacca? L’appartenenza ad un ceto agiato, ottime scuole, convinzione assoluta di dovere educare le masse.
Cosa condividono l’importante personaggio islamico che in televisione dà la colpa della strage di cui sopra all’occidente che esaspera i poveri e i commentatori che attribuiscono la brexit agli anziani, ai paurosi e agli ignoranti? Se ipotizziamo la loro sincerità, il disprezzo per il popolo e la volontà di addossare ad altri la colpa, negando i problemi reali.

Le rivoluzioni e le controrivoluzioni sono sempre stati appannaggi di felici pochi. Le sollevazioni, i massacri, il terrorismo hanno i loro architetti in ricchi figli di papà che vogliono cambiare il mondo secondo la loro idea. Quando ci riescono diventano i più feroci guardiani del nuovo ordine, pronti a reprimere con qualunque mezzo sollevazioni simili alla loro. Non a caso la testa della comunità europea appartiene ai nipotini di quel Lutero che affermava
 “Verso i contadini testardi, caparbi e accecati, che non vogliono sentir ragione, nessuno abbia un po’ di compassione, ma percuota, ferisca, sgozzi, uccida come fossero cani arrabbiati…” 
e che sia la massoneria, con il suo concetto iperelitista di potere, a detenerne le chiavi. Non per niente l’attuale terrorismo islamico nasce da un progetto perseguito e finanziato dai regnanti di alcuni precisi paesi arabi.

La gente comune è troppo occupata a vivere la vita per idealizzarla. Organizzare una rivolta o un attentato richiede tempo, conoscenze, soldi. Oltre che quel disprezzo per lo status quo che nasce dalla sua assidua frequentazione.

I ricchi giovanotti che si fingevano proletari e costruivano barricate per sparare meglio ai soldati, loro sì figli del popolo, de “I Miserabili”, i borghesi carbonari che servirono da carne da cannone e poi da parlamentari per Cavour, i nostri sessantottini anarcocomunisti e figli di buona famiglia, tutti appartengono alla stessa razza. Li potremmo chiamare figli dell’ideologia; se non vengono ammazzati ne diventano i più arcigni custodi. Il potere contestato dell’opera di Hugo era l’avanguardia di pochi anni prima; i carbonari al governo falsificarono elezioni e schiacciarono il popolo; i nostri sessantottini…guardateli, dove sono. Nella rivoluzione francese, gli storici hanno provato che i rivoluzionari veri, onnipresenti ovunque, erano una manciata. Molti, molti meno di tutti coloro ai quali hanno tagliato la testa.

Il dubbio viene che sia così che va avanti la storia. I figli dei privilegiati di ieri diventano i capi dei rivoltosi di oggi, gli oppressori di domani. Occupano il loro posto di dominio per i meriti ottenuti sul campo o per raccomandazione? Forse per riuscire ad avere il potere occorre avercelo già. Comunque sia, non contiamocela troppo di democrazia. La democrazia è roba per ricchi; gli altri, pensino a sopravvivere e a votare secondo le indicazioni.

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