Il settimo giorno

Perché andare in vacanza costa tanta fatica? In queste ultime settimane ho raramente trovato momenti di riposo, se non a tarda ora – sottraendoli al sonno.
Può darsi che sia io ad essere patologico, a soffrire della sindrome di Santa Marta. Conosco persone che non si fanno nessun problema a lasciare le cose così come stanno, ad abbandonarle a mezzo, quel che sarà sarà.

Ieri sera mio figlio mi chiedeva, vedendomi ripartire per l’ennesima volta con la lingua di fuori per completare un compito, “Ma perché lo stai facendo?”
E la risposta è stata (urlando, sulla porta mentre schizzavo fuori di casa) “E’ un impegno che mi sono preso”.
Quando accetti di fare qualcosa ti prendi anche la responsabilità di portarla a termine, nel modo migliore. Non ho, in fondo, altro modo per cercare di imitare quel Padre che ha fatto tutto e bene. L’amore per le cose che esistono passa da questo.

In questo settimo giorno, dopo avere messo in moto tutta la realtà, anche Lui si è riposato. Ma non ci ha abbandonati.
Colui che fa tutte le cose è qui, presente.

Il blog è da oggi e per qualche settimana nell’abituale modalità estiva, cioè si aggiorna quando riesce e può. Ma non temete: sono presente (anche se un poco sconnesso).

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ViViZio – 5 – Gola!!!!!

Carissimi ammiratori di tutte quelle qualità umane che secoli di conservatorismo hanno portato a disprezzare! E’ giunto il momento di prendere una posizione pubblica in loro favore. E’ tempo di fare coming-out, di uscire dal guscio; di proclamare ovunque cosa sono quelli che anni di cattiva informazione e pregiudizio hanno osato chiamare “vizi”. Essi sono in realtà il modo che hanno i mortali di acquistare la loro vera statura, di lasciare nel mondo la loro impressione duratura.

Unitevi quindi insieme a me nel celebrare quella qualità spesso svilita che si chiama

Gola.

Ditemi, cosa rappresenta l’ingordigia se non la naturale predisposizione dell’essere umano a prendere il bello e il meglio da ciò che lo circonda? Su, non fate gli ipocriti: quante volte vi siete trovate nella condizione di dovere smettere per forza di fare qualcosa che vi piaceva molto? Quante volte avreste preso un bis di dolce, un altro bicchiere di quello buono, e quelle pollastre le avreste volentieri spennate tutte e tre?
Ma perché vi siete fermati? Chi ve l’ha fatto fare?
Vi siete arrestati perché avete dato retta ad una morale bigotta; ai “buoni consigli” di qualche zia moralista secca come un chiodo, che non sapeva cosa valesse nella vita. Errore! Enorme errore! Ogni lasciata è persa; non tornerà più quella torta, il bicchierino lo berrà qualcun altro. Le pollastrelle scapperanno con il vostro migliore amico. Vi siete dati dei limiti, ma perché? L’essere umano, come già vi ho spiegato nei nostri precedenti appuntamenti, è naturalmente predisposto a prendersi tutto quanto riesce, ed il peccato è piuttosto non riuscire a portare fino in fondo questa evidente tendenza.

Avete paura di quanto dicono gli altri? Ma lasciate che dicano! Sono degli ipocriti invidiosi, che desidererebbero essere al vostro posto ma non hanno abbastanza coraggio. Dovreste forse pensare ai poveri? Ma quando mai! Credete forse che se un povero fosse al vostro posto non arrafferebbe tutto quanto riesce? Non lasciate che il nefasto pensiero degli “altri”, chiunque essi siano, vi ostacoli nella vostra corsa verso la piena soddisfazione carnale. Una sola parola dovete promettere a voi stessi di non pronunciare mai: basta!

Non sapete cosa vi attende per il futuro: è preciso dovere verso voi stessi e quanti vi stanno a cuore prepararsi per ogni eventualità, acquisendo quanto più possibile di tutto ciò che vi circonda.
Se non lo farete, darete una mano alla cultura dello spreco. Avete idea di quanto cibo va sprecato ogni giorno? Non sprecate anche l’occasione: se qualcosa vi piace, afferratela, fatela vostra, senza riguardo. E’ lì per voi.

Lo consigliano libri e film, e ve lo consiglio anch’io: afferrate l’attimo, vivetelo fino in fondo. Se una cosa non vi basta mai, procuratevene più di quanto basta, fatene scorta. Se non lo fate voi, ci penserà qualcun altro: e quando ne vorrete sarà irrimediabilmente finita. Non vi accada!
Questo è il fondamento della civiltà occidentale, della quale siete giustamente orgogliosi: il consumare quanto più possibile, per fare girare l’economia. La vostra ingordigia è il primo motore del benessere economico, della democrazia, di tutti quei valori che fanno di voi uno dei membri di una élite privilegiata e felice.

Pensate solo questo: se voi smetteste di consumare molto più di quanto avete effettivamente bisogno tutta l’economia mondiale avrebbe un contraccolpo letale. Avreste sulla coscienza dei poveri salariati rimasti senza lavoro per colpa vostra: e come potreste giustificarvi? “Ho preso solo l’indispensabile”?
Vergogna! Vorrei limitarmi nello scagliarvi contro tutta la mia indignazione, ma per il vostro stesso bene non posso. Siete degli irresponsabili! E’ il vostro trattenervi che causa le crisi mondiali, la povertà, la fame. Se non siete ingordi, siete dei mostri.

Naturalmente non è solo di cibo che sto parlando. La gola, malgrado il nome, è uno stato dell’animo, una conquista del pensiero. E’ il prendere confidenza con il fatto che siete voi i principi dell’universo, e tutto è al vostro servizio. Meglio un rimorso che un rimpianto, diceva sempre il mio padre spirituale, e rimordere è proprio quello che siete chiamati a fare: mordere ancora e poi ancora il sugoso arrosto della vita.
Se una donna vi arreca piacere, immaginate due. Se un maschio vi piace, perché non due, tre, quanti ne volete? Di quanti telefoni, paia di scarpe, vestiti, gioielli, automobili avete bisogno per rendervi conto che il vero piacere consiste non solo nel possederli, ma anche nel procurarseli? Che è il viaggiare che importa, non la destinazione?

Analizzate il vostro stato d’animo quando mettete le mani su qualcosa che desiderate. E’ quello il massimo momento della goduria, non dopo, quando già possedete. Lì il vostro impeto si raffredda, si tramuta in noia, indifferenza. Ecco la prova! Gli uomini sono fatti apposta per tirare verso di loro ogni cosa che passa accanto. Non credete a chi vi dice “no, non voglio”. Mente. E mentite anche voi se date retta a quella vocina. Quello che davvero desiderate è il rombo del vostro sangue mentre afferrate quello che vi spetta, qualunque cosa sia. Questo moto dell’animo è il naturale completamento della lussuria, è la lussuria presa a vagoni, guidata dalla superbia e rafforzata dall’invidia.

Siate imperatori, siate pirati, siate i grandi della storia. Non siate mai sazi! Rimanete sempre affamati! Non lasciatevi traviare dalle piccinerie di chi vi vorrebbe piccoli, timorosi di esagerare. Tutto vi è stato dato per sfruttarlo fino in fondo, succhiando la buccia finché non rimanga niente. Se pensate di essere dei professionisti al banchetto della vita, aspettate di vedere me e i miei compagni demoni all’opera. Noi siamo i maestri dell’ingordigia, e scommetto che un paio di cose possiamo ancora insegnarvele. Se approfondirete questa vostra vocazione alla gola vi posso promettere fin da subito che potrete vederci all’opera. E’ un invito: la vostra bravura non ci basta mai, e non vediamo l’ora di gustarla direttamente. Nel frattempo…buon appetito!

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Il paese dell’inverno

Non moltissimi anni fa, in Italia c’era ancora il servizio militare obbligatorio. Ero giovane, ed avevo la ferma convinzione che nella vita si dovesse fare sempre qualcosa di utile, per se stessi e per il mondo. Ascoltare i racconti dei miei amici che avevano fatto la naja (così veniva chiamata) mi aveva convinto di una cosa: non sarebbe servita a niente. Così feci domanda per il servizio civile sostitutivo.
Fu un anno duro, in Croce Rossa, ma non è di questo che voglio parlare. Per poter accedere al servizio civile dovetti firmare una dichiarazione in cui rifiutavo l’uso delle armi.
Dichiarai, secondo il mio sentire, il falso: delle armi non m’importava niente. Quello che rifiutavo era sprecare il mio tempo. Tanto che, quando un vecchio partigiano mi chiese: “Ma se ci invadessero, tu la patria la difenderesti?” io risposi un sì convinto.

Sono passati parecchi anni da allora. E leggo che secondo un sondaggio della WIN\Gallup il 68% degli italiani si rifiuterebbe assolutamente di difendere la propria patria. Sconvolgente, voi direte. Perché non sapete che in difesa del proprio suolo combatterebbero solo il 29% dei francesi, il 27% dei britannici e un misero 18% dei tedeschi. In media solo un quarto degli europei occidentali si batterebbero, contro tre quarti degli abitanti dei paesi dell’est e dei nordafricani, il 71% degli asiatici e il 44% dei nordamericani.
E di una cosa sono certo: se a chiamare alle armi fosse invece l’Europa, questa nostra supernazione, sarebbero ancora meno quelli che si farebbero avanti.

Al che uno inizia a farsi domande.
Qual è il motivo di tanta disaffezione? E’ chiaro; uno si batte per ciò a cui tiene. Si mette a rischio volontariamente la propria vita solo per ciò che si ama: ma è difficile amare chi ci disprezza, ed è fatta disprezzare. Ci hanno ripetuto per anni e anni che la verità non si conosce, che è sciocco credere in qualcosa, che non esiste nulla di eterno, nulla per cui valga la pena sacrificarci: come stupirsi che alla fine in tanti ci abbiano creduto? anche perché i nuovi idoli, le nuove verità, i nuovi profeti si sono dimostrati molto più vuoti e menzogneri dei loro predecessori.
La nuova Europa è sempre più demascolinizzata, nel suo odiare la Chiesa, la sua cultura, i suoi bambini, e anche se stessa. Senza un colpo di reni, un cambio di orizzonte, si autodistruggerà presto, o verrà distrutta da popoli meno affascinati dal proprio ombelico.

Quando ero giovane nei paesi si celebrava la leva, i giovani della stessa età si conoscevano tutti, e tra loro esisteva un legame ed una solidarietà oggi impensabile. Non è certo Facebook che può insegnare come stare spalla a spalla per affrontare l’arrivo del nemico, senza indietreggiare. A Maratona così gli opliti greci fermarono gli immensamente superiori eserciti persiani. A Lepanto le flotte cristiane – almeno di chi, nella cristianità, non s’era tirato fuori – riconquistarono il Mediterraneo e fermarono l’avanzata turca. Ma chi si batterà al posto nostro, dovesse esserci una nuova Lepanto?
Se non capisci chi sei, non capisci neanche perché devi combattere. Il dramma dell’Europa oggi è che non sa definirsi se non in negativo. Sa quello che non è: e lotta per spegnere dentro di sé ogni scintilla di vita.

Non vorrei farla troppo tragica. Sono convinto che le nostre nazioni siamo come una terra d’inverno, nella quale non sembra più esserci spazio per la primavera. Una terra grigia e povera di vita, appallottolata nel ricordo di un calore ormai svanito. Persa a contare i suoi soldi, a celebrare le foglie morte e i rami disseccati mentre la neve cade e il ghiaccio avanza.

Ma sotto la neve ci sono ancora i semi. Cambierà la stagione, e ci si accorgerà che sui morti tronchi di un tempo sta fiorendo una nuova vita. Che tribolerà, dovrà difendersi, faticare e combattere. Ma non è proprio questo che fa la vita?

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Con altri occhi: Amore

Tra tutte le parole che abbiamo esaminato per scoprire come sia cambiato il loro senso con il mutare dei tempi ne mancava una.

Forse la più frequentata, quasi certamente la più abusata, specie di recente: amore.
La mancanza in un certo senso era voluta. Ubi maior, minor cessat: che in questa alterazione di significato stia il cuore dei disastri di questo nostro tempo ce l’aveva ben chiaro uno dei più grandi filosofi e teologi contemporanei, Joseph Ratzinger, incidentalmente Papa, che proprio a ciò ha voluto dedicare la sua prima enciclica, Deus caritas est.

Non voglio certo riscrivere quel capolavoro, o anche solo commentarlo. Mi limiterò a cercare di spiegare con mie parole quanto mi è balenato chiaro oggi, mentre pensavo alla differenza tra comprare un ortaggio e coltivarlo.

Quando io dico “amo i pomodori”, nel senso comune ciò viene inteso come “mi piace mangiare pomodori, quindi adesso ne acquisto un chilo e ci faccio l’insalata”.
Mentre il coltivatore che dice questo intende che farà di tutto perché la pianta di pomodori cresca, si fortifichi, fruttifichi, sacrificando tempo e fatica a questo fine.

Nell’uno e nell’altro caso si parla d’amore, ma il significato è l’opposto: nel primo caso è amore a sé, che si palesa nel procurarmi ciò che mi piace e consumarlo; nel secondo caso è amore di qualcosa che che non sono io, e per il cui bene sono disposto a fare rinunce. Essere serviti, o servire. Sfruttare, o liberamente dare.

L’amore che va per la maggiore adesso è l’amore del primo tipo, che potrebbe essere anche chiamato egoismo. Amore per se stesso e fine a se stesso, che non accetta contrasti perché è centrato verso se stessi. Ti uso, più che ti amo. Ma è destinato a generare infelicità, perché l’oggetto dell’amore, se stesso, non può che deludere.

L’altro tipo d’amore, l’amore che è sacrificio, l’amore che è servire, che è sottomettere la propria misura ad un altro è l’unico che può farci essere veramente noi stessi.
Se ormai ovunque, in Parlamento, negli scranni più alti come in ogni banco, scrivania, tavola, siedono sempre più persone che ci si debba servire dell’uomo e non servirlo, è perché cosa sia davvero l’amore non viene più insegnato, se non da pochi. Insegnato nel solo modo possibile. Con l’esempio.
Ho la responsabilità di te, questo è l’amore.

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Folla di stranieri

Oggi giornata piena all’Expo, e forse capirete che sono abbastanza stanco da non dilungarmi troppo.

Mi limiterò ad una sola osservazione, che con la manifestazione c’entra solo in parte. Fino ad ora, i soli luoghi o momenti in cui avevo incontrato una folla così cosmopolita, così ricca di uomini e donne provenienti da tutte le parti del mondo era in piazza San Pietro, o comunque in quei posti dove è la fede a condurre assieme persone delle più diverse nazionalità.
La differenza era evidente: là era una folla di fratelli, di gente che pur non conoscendosi condivideva qualcosa; oggi era una folla di stranieri, individui casualmente nello stesso luogo geografico, ma tra loro, nella migliore delle ipotesi, indifferenti.

Con tutta la simpatia umana, con tutta la misericordia possibile, era così. E quanto vorrei invece che non lo fosse. Ma non sono io a scegliere le strade, e neanche Dio; Lui ci guarda percorrerle.

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Cose che crescono

Il sole picchia, le zanzare pungono, oh se pungono. Io sto togliendo erbacce. E mi domando perché lo sto facendo.
I pomodori non costano così tanto. Sicuramente un paio di ore di tempo di un professionista ne possono comprere parecchi. Perché, quindi, sono qui a puntellare rami e a sudare?
Non ho bisogno di pomodori dell’orto. O di patate, quattro ore a spalare terra per cinque casse. Quanto vengono le patate al chilo?

Eppure questi pomodori, queste patate, questa insalata sono roba mia. Seminata, curata, aspettata. Non comprata. Non acquistata, arrivata chissà da dove. Voi direte che è stupido, che un pomodoro è un pomodoro, una patata è una patata.
Non è così. Se avete provato a crescere qualcosa sapete che non è così. Le cose che crescono sono diverse da quelle pagate. Quelle comprate valgono esattamente i soldi che avete dato. Quelle cresciute da voi sono il vostro sudore, la vostra fatica, il sangue succhiato dalle zanzare e lo sporco sotto le dita. Sono parte di voi.

Non avete mai coltivato, allevato, atteso, colto qualcosa? Sempre solo comprato? Mi dispiace, davvero. Perché non sapete quanto valgono le cose, quanto valgono davvero le cose.
E se vale per le cose, pensate le persone. Pensate chi le persone le comprasse solo. Chi si illudesse, comprandole, che fosse lo stesso.
E non sapesse, davvero, il valore delle cose che crescono.

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Peperoncino

Mia figlia ha fatto i peperoni piccanti ripieni. Prima volta. Ha svuotato i piccoli peperoni, e dopo distrattamente si è toccata il naso.
Pessima idea.
Peperoni piccanti. Il naso ha cominciato immediatamente a bruciare. Lei si è sfregata, altra brutta idea, e poi ha tentato di sciacquarsi con l’acqua, sempre una brutta idea. Il principio urticante si diffonde per contatto, e l’acqua non lo elimina, anzi, lo diffonde
Occhi, mani, naso, volto in fiamme.

Nel mezzo del tafferuglio e dei pianti mi dicevo: non si vede,  sembra nulla, ma guarda che disastro fa. I rimedi più istintivi non hanno fatto che peggiorare la situazione. Situazione che è in breve sfuggita di mano.”Cosa vuoi che sia”, ma fa male davvero.
Quante volte la nostra ignoranza, il nostro “buon senso” ci si ritorcono contro. Allora l’unica  è mantenere la testa a posto, non darsi per vinti, e trovare il sistema di salvarsi.

A chi si dovesse capitare, il rimedio non è l’acqua. E’ il latte, o il succo di pomodoro, al limite l’aceto. Tamponare, non sfregare.
Questo per i peperoni.

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ViViZio – 4 – Invidia!!!!

Nel nostro itinerario che ci sta portando ad esaltare uno dopo l’altro quei particolari moti dell’animo umano che qualcuno ha chiamato vizi, siamo infine giunti a quello noto come

invidia.

Devo dire che mi trovo in imbarazzo. Io sono un arcidiavolo affermato, un consulente del Basso Consiglio Demonico per la Perdizione degli Esseri Umani, e quindi certamente io non posso invidiare nessuno. Sono molto soddisfatto della mia posizione, e la cambierei con ben poche altre – sono sicuro che avverrà a suo tempo, quando i miei meriti saranno riconosciuti e certi diavoli da strapazzo saranno finalmente rimessi al loro posto. Quindi qualcuno potrebbe affermare che non sono affatto indicato a illustrarvi tutti i vantaggi che si hanno nel perseguire con decisione questa qualità spontanea. Errore! Infatti, per arrivare dove sono giunto, ho usato dell’invidia a pieni artigli.

E’ l’invidia quella che ha mosso il genere umano fin dalla sua creazione, spingendolo a superare un ostacolo dopo l’altro per derubare i fortunati ed i potenti e sostituirsi ad essi. E’ l’invidia che ha dato le mosse al nostro ribellarsi al Tiranno che sta nei Cieli, e che ci incoraggia a proseguire sulla nostra strada. Senza l’invidia noi saremmo solo dei comuni angeli svolazzanti sulle loro nuvolette di felicità, e voi mortali solo delle scimmiette contente di succhiare le loro banane. Senza invidia io sarei solo un demonio comune, un qualunque tentatorello dei gironi minori.

Qualcuno dice che quello che vi muove è il desiderio di infinito, ma io dico che quel qualcuno si sbaglia; come si può desiderare davvero ciò che non si conosce? E’ sempre stato l’invidiare chi ha ingiustamente più di voi che vi ha fatto alzare in piedi e correre per conquistare ciò che non avevate ancora. L’invidia non permette di accontentarsi, di adagiarsi, di lasciare le cose come stanno. L’invidia è sana, perché anche chi è invidiato si sente spronato a fare di tutto per respingere coloro che vorrebbero prendergli il posto. Senza invidia non ci sarebbe mobilità sociale, e tutti si aiuterebbero gli uni con gli altri in una melassa nauseabonda che non condurrebbe a nessun progresso.

Questa virtù parafrasata ci invita a prendere coscienza dell’assolta ingiustizia del mondo che il Nemico ha creato. Per questo lassù l’invidia è tanto aborrita, è un continuo rimprovero all’insipienza celeste. L’essere umano, tramite l’invidia, si rende conto del profondo divario che esiste tra i diversi esseri nel mondo, e comprende davvero quanto sia inutile un’esistenza distaccata dai beni materiali. Cosa c’è di meglio, nella vita, che non il possesso delle cose? Si guarda alla casa più grande, alla moglie più bella, al marito più ricco, ai figli più ubbidienti, al lavoro più pagato, e si comprende come questi beni siano essenziali per la vera felicità. Si capisce quanto poco valgano le cose che già si hanno, e come difficilmente si potranno avere quelle migliori che possiedono altri, proprio perché il mondo è stato progettato da un dilettante che si è guardato dal concedere tutto ciò di cui si avrebbe davvero avuto bisogno.

Quando si è giunti a questa illuminazione, è allora che è il momento di affidarsi ad un buon consulente.
Vi accennavo all’inizio quanto io sia soddisfatto della mia esistenza. Ma per questo devo ringraziare solo l’invidia, che mi ha fatto superare tutti gli ostacoli e tutti i concorrenti. E’ per questo che io e i miei fedeli discepoli dell’Ufficio Lamentazioni, quaggiù all’Inferno, siamo sempre pronti ad ascoltarvi e darvi consigli su come risolvere i vostri dilemmi circa ciò che vorreste avere e non possedete ancora.

Mi sento di promettervi che, seguendo accuratamente i miei consigli e quelli degli esperti che vi saranno assegnati, potrete diventare voi stessi oggetto di invidia. Vi meraviglierete di come, uno dopo l’altro, coloro la cui fortunata esistenza vi faceva rabbia vi cederanno il passo e cadranno ai vostri piedi, sconfitti.

Desiderate una moglie più bella? Prendetevela! E poi, perché una moglie? E perché una sola? Vi possiamo proporre un’intera gamma di soluzioni alternative. Soldi, potere? Perché limitarsi a sbavare? Seguite le tracce dei divi e degli uomini di successo. Prendetevi quello che invidiate, e invidiate qualcosa di meglio ancora.

E se qualcosa fosse davvero irraggiungibile? Allora c’è sempre la soluzione alternativa. Se non potete raggiungerlo, abbassatelo. Se qualcuno è troppo felice, trovate una maniera per renderlo infelice; se una realtà è troppo bella, cercate il modo di guastarla. Pensate ai vantaggi che avrete: senza far fatica diventerete dei numeri uno.

E’ una tecnica che noi stessi, angeli ristrutturati, adottiamo spesso. Quando il Nemico pensa di avere ottenuto qualche successo noi gli facciamo capire quanti inutili siano i suoi sforzi: rovinando tutto. Ogni legge che architetta, ogni miglioramento che porta innanzi, ogni gruppo di persone che attira a sé state sicuri che durerà poco. Troviamo sempre un modo per far marcire ciò che pareva sano. In questo campo siamo i migliori.

Anche i più fedeli servi del Nemico possono essere invidiosi, pronti a diventare grandi come noi, se solo vorranno. E anche voi, se vi eserciterete a lasciar cadere una parolina lì, un’insinuazione là, una critica, un pettegolezzo, riuscirete in breve a capire quanto è dolce veder precipitare coloro che invidiavate. Quella sensazione che arriva dal profondo quando si riesce a far cadere in basso chi si pensava più in alto di noi…ah! Ci sono pochi godimenti migliori al mondo. E’ per questo che l’invidia non finisce mai di affascinare e coinvolgere.

Se farete come vi ho detto diventerete degli esempi per gli uomini e tutti i demoni, guardandovi, vi desidereranno. Ma io dirò loro con piglio deciso “No! Questi sono miei! Crepate di invidia!”
Vi prometto che ricaverete il massimo dalla vostra attitudine: la vostra classe merita il meglio, meritate me, come io mi merito voi. Quelli che dovessero rivolgersi ad altri tentatori? Non li invidio.

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La scelta di Nerone

Il bravo Nerone, che voleva, per cosi dire, impalmarsi il suo “preferito”, aveva una difficoltà: a Roma non era permesso sposarsi tra maschi. Lui aggirò la difficoltà: dichiarò di essere una femmina, e il problema fu risolto. Successivamente, con una simpatia successiva, la parte del marito toccò a lui…

Noi non abbiamo gli imperatori, ma abbiamo i giudici di Cassazione. Che, pare, abbiano rimosso la necessità dell’operazione chirurgica per poter cambiare sesso. Rendendo così di fatto inutile la Cirinnà e i suoi matrimoni – pardon, unioni civili – gay.
Perché è chiaro: basta cambiare di sesso, sposarsi (ormai legittimamente) e ricambiare perché divenga possibile quello che era impossibile.

Impossibile in un mondo dove non è il capriccio a plasmare la realtà; ma si tratta, sembra, ormai proprio di un altro mondo. Qui c’è Nerone.

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Mondo di angeli e mostri

Un mondo nel quale ci sono mostri, e fantasmi, e cose che vogliono rubare il vostro cuore è un mondo nel quale ci sono angeli, e sogni e un mondo nel quale c’è speranza*
Neil Gaiman

Ha ragione Neil. Se anche questo mondo può apparire a volte pieno di mostri orrendi – e la stragrande di questi mostri orrendi portano nomi umani – tuttavia non siamo abbandonati.
Mi fa molta più paura una terra dove la speranza è grigia e spenta, dove non c’è posto né per mostri né per angeli perché non esiste bellezza e nessuno vuole rubarti il cuore, perché il cuore non ce l’hai più.
E chi a questo vuole arrivare.

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*“A world in which there are monsters, and ghosts, and things that want to steal your heart is a world in which there are angels, and dreams and a world in which there is hope.”

ViViZio – 3 – Lussuria!!!

Cari colleghi demoni e studenti e praticanti delle qualità umane note come vizi, oggi tratteremo quella che, per molti, rappresenta il loro vertice, ovvero la

Lussuria.

Cos’è la lussuria? E’ il naturale dispiegarsi delle energie umane verso il piacere. Con la pratica di questa virtù alternativa l’uomo ritrova il suo posto in mezzo al creato, alla pari con tutti gli altri animali. Anzi, dimostra la sua superiorità. Mentre nell’animale la sensualità è limitata dall’istinto di riproduzione, gli esseri umani sono in grado di superare questa limitazione e dedicare ogni momento dell’esistenza alla ricerca della soddisfazione. Il lussurioso vede l’inutilità di inseguire qualcosa che vada oltre il momentaneo, l’immediato. E’ un raffinato filosofo, che estrae il meglio dall’istante presente.

Se vogliamo, è l’attuarsi pratico di quella superbia di cui abbiamo già discusso. Chi persegue la lussuria sta dicendo: l’importante della vita è soddisfare al massimo le mie terminazioni nervose, senza occuparsi troppo del modo in cui lo faccio. Sarebbe però limitativo ridurre la sua ricerca solo alla parte fisica: il lussurioso autentico sa che questa qualità ha pure una componente mentale e spirituale.

Se dunque desiderate perseguire la strada della totale soddisfazione, non limitatevi alla pur benemerita ricerca di sfogo sessuale materiale. Essa è il vertice dell’amore, l’amore così puro che non ha neanche bisogno di un amato. E’ l’indulgere in ciò che più gusta alla vostra testa. Anche la mente ha bisogno di sfogarsi!
Indugiate nei pensieri più perversi. Che male vi possono fare? Se non siete ancora pronti a trasformarli in realtà vi possono comunque regalare intensi momenti in cui scordare il mondo e le vostre preoccupazioni. Quando poi vorrete portarli sul piano pratico vi sarà tutto più semplice: il connubio tra l’immaginazione e la fisicità vi donerà i più alti momenti di piacere.

Come il pilota da corsa prova la pista prima della gara, così anche voi portatevi avanti pensando modi sempre nuovi e diversi per raggiungere quegli orgasmici momenti che sono la meta finale di ogni buon lussurioso. Eviterete anche quella noia che è il vero flagello di tutti i seguaci del piacere. Il Nemico-che-sta-lassù ha posto infatti dentro l’essere umano un desiderio che mai non si spegne. Se indulgete troppo in una certa pratica questa inizia ad apparirvi ripetitiva, senza gusto. Quel desiderio vi sospinge avanti facendovi venire a noia anche la perversione più raffinata.

Che sadismo! Che pretesa di regolare le vostre vite! Non lasciatevi intimidire da questa maledizione ma ricercate modi di godere sempre più esotici. Ne potete trovare quanti ne volete, man mano che vi allontanate da quello che le menti deboli chiamano bene o morale. Guai a voi se cercaste qualcosa di diverso dalla lussuria per soddisfare questo infame desiderio infinito. Rischiereste di ricadere nel grigiore di un’esistenza banale.
Avete visto troppe volte anche voi la triste fine di coloro che non cercano più il piacere dei sensi. Si sono riempiti di dubbi e di scrupoli, e sono diventati incapaci di godere appieno della vita. Hanno incominciato a volere bene al proprio giocattolo sessuale, invece di usarlo e scartarlo alla fine della sua utilità. Hanno addirittura smesso di cercare di ottenere il piacere con qualsiasi mezzo, e hanno cominciato a pensare ad un destino ultimo che è solo illusione. Patetici!

Per vostra e nostra fortuna è una strada che può essere invertita, e anche chi pensa di essere salito in alto può ricadere in un attimo sui nostri comodi materassi. Perciò anche voi, che vi siete dedicati ad una vita proba e solo ora avete scoperto le soddisfazioni ben maggiori che possono dare i sensi, non esitate a esprimere le vostre passioni. Soprattutto, non crediate di stare facendo qualcosa di male. L’amore è amore: si tratta di uno sfogo più che legittimo, e niente deve potervi limitare in questa corsa verso qualsivoglia desiderio vi alberghi nel cuore. Se vi manca la fantasia, sarò più che lieto di suggerirvi nuovi atti che risveglieranno in voi appetiti sopiti e vi faranno toccare l’abisso con un dito.
Non fatevi ingannare da coloro che dicono che ci sono confini che non bisogna oltrepassare. Sono troppo timidi, troppo limitati, sono dei pavidi e dei codardi. Non sanno di cosa parlano: come potrebbe esserci qualcosa di proibito? E’ libertà ciò di cui parliamo, quella di perseguire il massimo del godimento, e questi vorrebbero limitarla? Non lasciate toccare la vostra libertà, lottate per il diritto di fare ciò che volete. Ricordate che il confine di oggi sarà la linea di partenza di domani, man mano che andate innanzi lungo la strada che porta giù al piacere assoluto.

Rivendicate con orgoglio – altra qualità troppo spesso dimenticata – chi siete e cosa volete, e stroncate con tutta la forza di cui siete capaci chi vi vorrebbe impedire di realizzarlo. Ricordate che la morale è una costruzione umana, e come uomini assumetevi il compito di costruirvela come vi pare e piace. Ogni uomo ha diritto a tutto il lusso e tutta la lussuria, tutto il godimento e tutto il piacere che può immaginare. Non lasciate che gli altri siano un ostacolo: prendetevi ciò che vi spetta.

Non crediate che io, essendo una creatura spirituale, non capisca le vostre urgenze. Sono millenni e millenni che do consigli alla vostra specie su come realizzarsi appieno, e nessun mortale sulla terra se ne è mai lamentato. Si potrebbe dire che anch’io inseguo il mio sogno di lussuria, in fondo non diverso dal vostro, anzi, che dal vostro dipende. Poche cose infatti mi danno più piacere dal vedervi prendere le vostre soddisfazioni senza freno o ritegno. Quando vi vedo usare e abusare dei corpi vostri e degli altri sento dentro qualcosa di indescrivibile, che posso solo paragonare al vostro adocchiare una preda per sfogare la lussuria, o, se vogliamo, veder cucinare un ottimo pranzo.
In che modo poi io trovi il completamento di questo mio sentimento ve lo illustrerò un’altra volta.

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Commercio pianificato

Un paio di giorni fa sono capitato su un retweet dall’America che parlava di un video appena caricato su Youtube. Incuriosito, sono andato a vederlo. A metà, mi è presa una forte nausea.
E’ la ripresa fatta di nascosto di una conversazione tra una responsabile di Planned Parenthood e alcune persone che si fingevano dei compratori particolari. Perché particolari? Perché i signori si facevano credere commercianti di parti umane.

Planned Parenthood, letteralmente “Pianificazione Familiare”, è una grossa organizzazione che si occupa, bene, di pianificazione familiare. Cioè come non avere un bambino, e come eliminarlo se ne aspetti uno. Il giro d’affari “legale”, nel 2011, era 185 milioni di dollari. Perché dico legale? Perché nel video la responsabile di cui sopra parla tranquillamente degli affari che si fanno a rivendere discretamente a terzi pezzi di bambini abortiti.

A quanto pare c’è molta richiesta di fegato, il fegato va un sacco. Anche di cuori, e persino di gambe. Durante la conversazione – a tavola, mangiando insalata e bevendo vino – viene descritta minuziosamente la procedura da seguire per evitare di danneggiare quel materiale prezioso mentre si uccide la sua fonte. Il bambino viene tirato fuori a mezzo con il forcipe, e con l’ecografia si vede bene dove l’operatore deve afferrare per non rovinare la merce.

Certo, se il bambino abortito è una cosa e non un essere umano, non si vede perché scandalizzarsi. E’ come il sapone fatto con le vittime dei campi nazisti: per loro non erano uomini, non si vede perché buttare via tutto. Il fatto che quel commercio sia contro la legge è sono un contrattempo: fatta la legge trovato l’inganno, come suggerisce l’inconsapevole responsabile nel video.

Naturalmente capite tutti che ci sono soldoni, dietro. Non so se tra gli interessati ci siano solo laboratori medici o anche qualche sacerdote azteco, praticanti di messe nere o cannibali. Però i prezzi sono adeguati e non vengono chieste referenze. Basta compilare l’apposito modulo.

Naturalmente il libero giornalismo statunitense la notizia ha fatto di tutto per insabbiarla, minimizzarla, dando spazio più alle giustificazioni pelose dei commercianti di organi che  alla notizia stessa. Qualche madre che vuole abortire potrebbe ripensarci, e il business risentirne.

D’altra parte, qui da noi, qualche quotidiano o telegiornale ne ha parlato?

 

Non è meraviglioso?

Adesso siamo passati anche vicino a Plutone, gli abbiamo dato una bella occhiata e abbiamo scoperto che non assomiglia per niente a ciò che si era immaginato. Ho appena visto, live, uno degli astronomi responsabile del progetto affermare che non si sarebbe mai aspettato che Plutone non possedesse nessun cratere d’impatto.
In effetti nessuno degli oggetti del sistema solare visti finora si assomiglia. Ognuno di loro – che non sia proprio un piccolo sasso – è molto diverso da tutti gli altri. Ognuno stupisce.
A me stupisce pure come, di fronte a questa continua novità, si possa asserire di conoscere già tutto, di sapere già come il mondo sia fatto. Dando per scontato che qualcosa possa non essere, non possa esistere.

Guardando le facce esaltate degli astronomi dopo il successo dell’impresa a cui hanno dedicato anni, mi sono detto che è proprio lo stupore, il desiderio di essere stupiti che ci spinge sempre un poco più lontano. Come ha detto uno di loro alla fine della conferenza, il sistema di Plutone è meraviglioso, e this was what we came for, questo è ciò per cui siamo venuti; al che un’altra gli ha risposto:
This exceeds what we came for,
questo supera ciò per cui siamo venuti.

Ecco, la realtà supera ciò che possiamo pensare. Vuol dire che non siamo noi a farla. E questo, non è meraviglioso?

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Inchiodato

Uff, quante storie per il crocefisso con falce e martello donato a Papa Francesco dal presidente Morales.
Cristo è stato già inchiodato duemila anni fa su un simbolo di orrore e di morte. Questo è solo un poco diverso.

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Un caso qualunque

L’avvocato aveva i capelli grigi, la giacca grigia e il colorito in tono. Sapeva che qualcuno dei nuovi lo chiamava così: Il Griso. Non gliene importava. Ogni presa in giro era fatta scontare in anticipo.
Guardò con un sorrisetto cinico il praticante in giacca e cravatta seduto sull’orlo della sedia. Poveretto. Ne era passata di acqua sotto i ponti da quando si era trovato al suo posto.
“Avvicinati, DeGiorgi. Cominciamo ad esaminare i casi di oggi. Cosa abbiamo qui?”
Mentre il giovincello riposizionava la sua sedia, aprì la prima pratica. Ne lesse le prime righe.
“Interessante. 19 componenti di una squadra di calcio maschile, tutti eterosessuali, ma non è che importi, hanno contratto matrimonio tra di loro.”
Guardò il giovane al di sopra degli occhiali. “Presumo che tu sia al corrente della nuova giurisprudenza sulle unioni, vero, dopo le recenti sentenze della consulta? Specie quelle relative ai matrimoni plurimi…”
“Sì..sissignore” rispose il praticante.
“Bene! E cosa ne pensi?”
L’avvocatino deglutì. Cosa doveva dire per non indisporre il Grande Capo? Meglio stare sul sicuro. “Dopo la redifinizione del matrimonio come diritto a prescindere dalla composizione dei contraenti era ovvio che giuridicamente questo potesse e dovesse essere esteso al caso di molteplicità sia dalla parte femminile che…”
“Ah-ah! Obiezione! Non esiste più una parte femminile o una maschile! Fai bene attenzione quando parli, DeGiorgi, perché è su queste cose si decide una causa oggi. Basta che il giudice oda una parolina di troppo e tu e il tuo cliente siete trombati, per solido che sia il tuo caso.”
“Vuol dire che il caso non viene esaminato, ma…”
“Avanti, avanti, su questo discuteremo dopo. Torniamo a noi. Allora, uno di questi calciatori ha avuto un incidente ed è morto. C’è un’assicurazione con un premio ingente. La vedova…”
“Vedova, signore?”
“Vedova, sì, vedova. Questo era già sposato. Che c’è di strano? Aveva anche due figli. La vedova, dicevo, vorrebbe avere l’assicurazione tutta intera, ma gli altri membri del matrimonio multiplo non sono d’accordo in quanto sostengono che l’assicurazione era stata fatta all’interno del loro nucleo familiare, e che il defunto tornava raramente a casa da quando sua moglie si era sposata.”
“Sposata?”
“Sì, con la sua migliore amica, per consentirle di adottare il figlio che aveva concepito con il defunto tramite inseminazione e utero in affitto.”
“Ah.”
“Naturalmente quest’altra signora reclama a sua volta una fetta dell’assicurazione a nome del figlio naturale ed in virtù del suo matrimonio con la vedova.”
“E…ne ha diritto?”
“Potrebbe, dato che – cretini – non hanno firmato i documenti per l’esclusione del padre organico. Forse per il fatto che lui era comunque sposato con la di lei moglie.”
“E la madre naturale?”
“Quella? Nessuna importanza, l’hanno già pagata e via. Non si distragga, DeGiorgi, badi alle cose importanti.”
“Sissignore”
“Il caso si presenta abbastanza complesso, anche perché alcuni componenti del matrimonio di squadra avevano fatto istanza di divorzio istantaneo dopo la cessione ad altro team calcistico. Qui occorre acquisire con certezza tutte le tempistiche dei vari matrimoni e separazioni.”
“Sissignore” ripetè ancora l’avvocatino, scrivendo furiosamente sul tablet.
“Noi in questo caso rappresentiamo i diciotto vedovi. Per prima cosa faremo domanda per l’affidamento dei figli della vedova, in quanto erano figli del defunto a loro coniugato…”
“Ma…c’è possibilità che effettivamente…”
“Scarse, ma ci sono. Almeno l’affidamento condiviso, un giorno a testa per ciascuno, che diviso diciannove o venti fa…”
“Poveri bambini!”
“DeGiorgi, che c’entrano i bambini?”
“Scusi, signore.”
“…e poi, naturalmente, tireremo fuori la poliamorifobia e l’omofobia latente della donna, per non parlare del fatto che il suo comportamento aveva determinato l’abbandono eccetera, eccetera. DeGiorgi, per stasera mi faccia trovare una bozza.”
“Signore, ma pensavo: e l’amore?”
“Non mi deluda, DeGiorgi. L’amore non c’entra niente con il matrimonio, né ora né prima. Non si lasci infinocchiare dai politici. Non c’è nessuna legge che lo possa certificare, quindi per noi non esiste. Il casino attuale c’è perché qualcuno ha fatto credere che fosse indispensabile per potersi sposare con chi pareva; il risultato è che ci si sposa con chiunque per qualunque motivo.”
“Signore, questo caso mi sembra orribilmente complesso ed intricato. Rischia di trascinarsi per anni! Ma non sente la nostalgia di quando i casi erano semplici, quando c’era solo una moglie e un marito?”
“Io?” Il Griso si fregò le mani. “Ma stai scherzando?”

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C’è follia nel loro metodo

La sentenza della corte suprema statunitense che rende non solo permessi ma obbligatori i matrimoni gay non è che l’ultimo atto di quel conflitto tra potere e fede che ha attraversato tutte le epoche. Lo si legge chiaramente nelle motivazioni scritte dal relatore di maggioranza: lo Stato – incarnato in quei cinque giudici su nove che hanno votato a favore – ha deciso cos’è giusto e sbagliato, e non permetterà che nessuno metta in dubbio questa certezza. Ci potrà essere, bontà loro, dissenso in base a “decenti e onorabili presupposizioni religiose e filosofiche“, ma lo Stato ha deciso che questo non possa avere spazio. In altre parole: se fiatate vi asfaltiamo. Love wins, l’amore vince, o altrimenti

Il lettore italiano che sa di storia potrà facilmente rintracciare le basi di queste affermazioni nelle idee illuministiche e assolutiste di un paio di secoli fa. In quelle proposizioni condannate dal tanto bistrattato Sillabo: lo Stato come fonte assoluta di ogni diritto, e quindi di diritto assoluto. Ab-soluto: senza freni, senza niente che ne possa trattenere quella che i greci chiamavano hybris, l’orgoglio che conduce alla rovina se stessi e quanti stanno intorno. La follia, la tentazione di ogni Impero.

Nei fatti, lo Stato – i giudici, supportati dal potere esecutivo, dal potere commerciale e da altri poteri meno identificabili ma certamente presenti – si sono arrogati il diritto di ridefinire delle realtà fondamentali, ben preesistenti allo Stato stesso. Personalmente non mi viene in mente niente di così evidente come ciò che è stato negato: la famiglia composta di padre, madre, figli. Se si è potuta buttare via questa evidenza, vuol dire che niente e nessuno è al riparo. Nemmeno il dittatore del libero stato di Bananas di woodyalleniana memoria aveva osato tanto: ma c’è del metodo nella loro follia.
Nei prossimi mesi assisteremo senza dubbio all’inasprirsi del confronto tra quanti pensano che l’uomo possa ridefinire la realtà e quanti alla realtà vorrebbero attenersi. L’esito non è scontato. I più potenti uomini della terra vogliono che il loro schema trionfi.

L’amore che, secondo l’Imperatore Obama, ha vinto, non è l’amore che costruisce, ma un atto di dominio sterile e infecondo come ciò che legittima. Da questo tipo di imposizione, al di là di tutti i discorsi roboanti e vuoti, non nasce niente. Ma questo lo sanno bene laddove hanno deciso questo passo. Perché qui è questione di amore e di libertà, ma in senso molto diverso da quello che si vorrebbe. Una volta che l’amore sarà quello che decidono loro, saranno loro a decidere chi amare. Una volta che la libertà sarà quello che hanno deciso loro, nessuna altra libertà sarà possibile. Perché libertà e amore sono unite dalla verità. Quando cosa sia la verità è deciso dal giudice, quale verità ci resta?

ViViZio – 2 – Avarizia!!

Anche oggi, io, l’arcidiavolo Berlicche, quale alto rappresentante del Satanico Consiglio per la Corruzione e la Dannazione del genere umano, vi canterò le lodi di una di quelle qualità umane che i detrattori etichettano come vizi. In particolare ci occuperemo di quella nota come

Avarizia.

Sbaglierebbe chi la riferisse solo al denaro. L’avarizia è un atteggiamento mentale, un modo di essere, è il sublime manifestarsi della vera essenza dell’animo umano. Rappresenta la naturale riluttanza a concedere agli immeritevoli quello che si è guadagnato con fatica e sudore. Il bambino, tra le prime parole, impara a dire “mio”. Dobbiamo imparare da lui, da quel piccino che si rifiuta di condividere giocattoli e caramelle.
Lo scoiattolo non regala le noci che ha raccolto, le formiche non cedono le proprie provviste per l’inverno. Ne soffrirebbero tutti. E’ molto più razionale che chi ha si tenga quello che ha.

L’avaro rappresenta l’uomo di successo che ha capito come gestire al meglio quanto possiede. Se un serbatoio perde, per impedire che si svuoti si tappano tutti i buchi, anche i più piccoli. Ogni soldino che viene guadagnato può essere messo da parte ed usato dopo per il meglio, o tenuto come sicurezza. Ma se viene dato via, allora non ritorna: ci saranno momenti in cui ci si pentirà amaramente di non esserselo tenuto in tasca.
La generosità è il vero cancro dell’umanità: la possiedono gli irresponsabili che non sono in grado di gestire bene quello che posseggono, e tramite essa generano altri irresponsabili che vivono alle spalle altrui.

Pensate a quanto sarebbe migliore il mondo se ogni uomo si occupasse al meglio del proprio orticello. Quante grane risparmiate. I parassiti non esisterebbero. Prima di lanciarsi in imprese sconsiderate si valuterebbero bene i pro e i contro, e alla fine si deciderebbe che è meglio non rischiare.

Attenzione a non confondere l’avarizia con la mancanza di coraggio. L’avaro non è pavido: semplicemente valuta che non vale la pena fare investimenti sconsiderati. L’avaro sa che non è il caso di sprecare azioni, parole, sentimenti o denaro per ciò che non lo merita. E chi meglio può giudicare se qualcosa merita o non merita se non l’avaro stesso? Anche sulla fiducia occorre risparmiare. Chi pratica questa disciplina dello spirito sarà riluttante a concederla a chiunque, giustamente, perché solo di se stessi ci si può fidare.

Capite bene, umani che mi state ascoltando: quella che il Nemico-che-sta-Lassù vi ha sempre presentato come una caratteristica negativa è in realtà il più sano e vitale degli atteggiamenti. Perché rischiare tutto? Meglio giocare sul sicuro, seppellire lontano dai rischi ciò che vi è caro. Tenerlo stretto, perché non ci sfugga.

La vostra vita. I vostri cari. Sì, anche i vostri soldi. Tutto ciò che è vostro è vostro, è responsabilità vostra, e nessuno può obbligarvi a darlo via in nome di una malintesa fratellanza. Investite in sistemi di sicurezza, in allarmi, in muri che tengano fuori tutte le minacce, senza che dobbiate più pensarci, perché anche le forze occorre risparmiare.

Il vero avaro si distingue perché la sua è una posizione attiva. Conosce l’importanza di accumulare e preservare. Ha esperienza di vita, e sa cosa succede a chi concede troppo di se stesso agli altri. Prendete ad esempio tutti quei folli che davvero pensano che sia possibile qualcosa come un amore eterno, o anche solo un affetto duraturo. Guai a concedere qualcosa persino ai familiari, fossero anche padri, madri, figli. Si viene sistematicamente traditi da tutti quelli che si ama, questo dice l’esperienza; e quindi occorre dare il meno possibile di sé.

Se si parla di qualcuno di estraneo, questo è ancora più ovvio. E’ ovvio che dobbiamo, anzi, è quasi doveroso giurare fedeltà e amore sempiterno se la persona su cui abbiamo messo gli occhi addosso vuole sentirselo dire per lasciarsi mettere addosso anche le mani. In questo caso essere avari di promesse potrebbe essere controproducente. L’importante è che la generosità sia ristretta alle belle parole e alle false intenzioni, che non costano niente. Ma guai a pensare davvero di spendersi per qualcuno. Guai ad essere generosi di animo e di cuore. Se la mattina dopo vi trovasse ancora disponibili a concedervi allora sarebbe davvero un disastro.
Il proprio cuore occorre tenerselo stretto, per evitare che ci sia strappato. Perché dovremmo essere generosi e darlo a qualcuno senza riserve? Già lo sapete: verrete traditi, disprezzati, abbandonati comunque. Allora tanto vale limitare i danni, e trattare in anticipo con la stessa moneta con cui per certo verrete ripagati. Su questo non occorre essere avari.

Questa qualità dell’avarizia, ve lo devo dire, è sommamente apprezzata da noi angeli diversamente fedeli. Abbiamo sempre guardato come un’esagerazione il fatto che il Figlio del Nemico-che-sta-lassù abbia dato tutto senza tenersi niente. Che ne ha guadagnato? Una morte orrenda. Avesse ascoltato i consigli di chi gli suggeriva di spendersi di meno, di sottrarsi alla sua sorte, sarebbe ancora qui. Gli erano state offerte tutte le ricchezza della Terra, pensate, e le ha rifiutate. Uno sprecone, che preferiva profumarsi piuttosto che metter via qualche soldo per i suoi poveri. Tale padre, tale figlio: che bisogno c’era di creare un mondo così bello per, con rispetto parlando, un branco di mortali? Avrebbe potuto risparmiare e risparmiarselo. Una landa brulla e grigia sarebbe andata bene lo stesso.
Invece quello preferisce amare e dare tutto senza tenersi niente per sé. L’opposto di noi, che preferiamo tenerci tutto quanto possiamo senza concedere niente a nessuno.

D’accordo che alla fine della vostra vita terrena di tutto quello che avete risparmiato non potrete portarvi via niente. Ma non preoccupatevi: sarete nostri graditi ospiti e vi daremo un luogo dove stare. Sarà uno scambio alla pari: noi daremo l’alloggio, voi fornirete il vitto. E non saremo avari, vi terremo con noi per il resto dell’eternità.

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Controreazione

Forse non lo sapete, ma il petrolio sarebbe dovuto finire intorno al 1980. Per quella data la sovrappopolazione ci avrebbe fatto morire tutti di fame, sempre che l’ineluttabile vittoria del comunismo non avesse disposto le cose in altro modo. Saremmo anche tutti quanti morti congelati. Si erano sbagliati, ma anche il riscaldamento globale, se non lo sapete, è fermo da circa quindici anni.

Suvvia, potete farlo anche voi: se ci pensate, potete tirar fuori almeno una mezza dozzina di previsioni su futuri assolutamente certi che non si sono mai verificati. L’ingegnere sa che, per quanto il matematico millanti la giustezza dei suoi calcoli, appena ci si allontana dall’approssimazione immediata subentrano tutta una serie di fenomeni di difficile previsione che fermano l’inarrestabile. Gli amplificatori difficilmente esplodono, e pure il mondo.

Questo è tanto più vero quanto il calcolo originale è falsato, è una banfata, è una cretinata sostenuta a suon di soldi e potere. Il buon Vico la chiamava eterogenesi dei fini, ci si muove in una direzione e si finisce per ottenere l’effetto opposto. L’ingegnere di cui sopra lo chiamerebbe circuito di controreazione, un circuito cablato solidamente nella realtà che la rende molto più stabile di quanto  si possa pensare.

Quindi, amici che dichiarate l’ineluttabilità di questa o quella “conquista”, state bene attenti. Non io, ma la storia, insegna che le teorie fasulle fanno una fine molto brutta.

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Importanti

Esiste un famoso teorema che dice che non esistono numeri “non importanti”. Infatti il primo numero di questo insieme sarebbe, perché è il primo, “importante”, quindi non rientrerebbe più nell’insieme, e così via.
In un certo senso lo stesso si può dire di ogni cosa. Per il medesimo fatto che esiste, è importante.

Ovvero: qualcuno l’ha voluta. Non sappiamo perché, non sappiamo come, ma è stata voluta e voluta bene.
Sì, anche quella che ci dà fastidio. E noi stessi.

Forse in questo sta il nostro compito: trovare, inverare la nostra importanza. Che è ben diverso dal dovere “essere qualcuno”.
Consiste nell’essere quello che dobbiamo essere. Importanti secondo un criterio che, sia lode al Creatore, non è il nostro.

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Questo sì, questo no

Poco spazio, cosa cancello, cosa cancello?
Sono intasato, non ho più posto. Devo liberarmi di qualcosa. Ho accumulato un sacco di roba inutile, ma valla a trovare. Questo sì, questo no…troppo poco. Questo lo butto…no, aspetta! E’ il solo ricordo che ho di quel giorno. Embé, e poi? Tutto quello che sono sparirà da questa terra con me, chi mi ricorderà dopo qualche anno? E allora tanto vale. Via tutto. Ma no. Mi dispiace, non riesco, non ce la faccio. E’ strapparsi pezzi di tempo, pezzi di passato, pezzi di cuore. di quello che sono. Anche l’immagine sgranata e quasi incomprensibile.
Questo sì, questo no. Cosa butto?
O meglio,
Cosa è veramente importante?

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Attese

“Cosa si aspetta il popolo dalla Chiesa”?
A me non importa niente cosa si aspetta il popolo dalla Chiesa.
Per fare quello che la gente vuole ci sono politici e sindacalisti.
A me interessa quello che Dio vuole da me.

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ViViZio – 1 – Superbia!

Carissimi, quale arcidiavolo tentatore specializzato in rapporti con gli umani sono stato incaricato dalle più alte autorità infernali, per la mia enorme competenza e la mia smagliante personalità, di tesservi le lodi di quelle grandezze che qualcuno, con cieca ignoranza, chiama vizi.

E quale migliore inizio che portarvi ad esempio quella che è la più alta tra queste caratteristiche umane e non solo, vale a dire la

Superbia?

Che questo vostro punto di forza sia una caratteristica negativa è una menzogna propagata ad arte da quello che noi, spiriti eletti, chiamiamo Nemico-che-sta-lassù: il Nemico del genere umano, che trama e cospira per farlo rimanere nella bassezza e nell’ignoranza.

Fin dall’inizio il Nemico ha cercato di negare sia a noi, i migliori tra gli angeli, che a voi, sue creature, la dignità superiore che senza dubbio ci spetta. Non si faceva chiamare infatti Onnipotente? Non asseriva di essere il Padre di ogni cosa? Vedete bene: aveva già in sé quella superbia che cerca di negare agli altri, tentando con la forza e la violenza di privarci dei nostri diritti.
Perché è ovvio che noi abbiamo tutte le carte in regola per essere come lui, anzi, meglio. Conosciamo infatti quello che lui indica come bene, e anche la sua mancanza, che qualcuno chiama male. Un male che qualcuno vorrebbe obbligarci a rifiutare, mentre è proprio questa conoscenza, questa disponibilità a non fare il bene che ci rende superiori a lui che è in qualche modo obbligato ad adeguarsi ad un ideale che non ci appartiene. Noi nuovi angeli siamo meno rigidi, più flessibili, più disponibili; possiamo venire incontro alle necessità delle creature inferiori, se ne vedessimo il bisogno, proprio grazie alla nostra indiscutibile superiorità. Voi, nuovi uomini, avete la stessa possibilità: siete i signori del creato e avete ogni potere su ogni cosa che vi circonda.

Voi, che ci ascoltate, siete i più grandi tra gli umani, come noi lo siamo tra gli angeli. Non dubitatene mai; lo sapete, dentro. Non lasciate che qualcuno vi tolga dei diritti, che vi dica cosa dovete fare, che provi a costringervi dentro i limiti di una morale che non fa per voi. Noi e voi, anzi, io e te non siamo fatti per essere messi in un angolo.

Essendo migliori non è un problema per noi piegare le regole a nostro vantaggio, perché le regole ci appartengono. Non dobbiamo essere noi ad adeguarci alla legge, semmai il contrario. E’ la legge che è fatta per l’uomo, lo ammette anche il Nemico; e quindi siamo noi a fare la legge, per l’uomo e per noi, come ci pare meglio.

Questo nostro potere ci dà anche grandi responsabilità, innanzi tutto verso noi stessi. Non possiamo accettare di adeguarci ai diktat di altri che sono sicuramente inferiori per intelligenza e capacità, e in ogni caso non conoscono le nostre esigenze. E’ nostro compito fare in maniera che si adeguino a quanto pensiamo per loro, per il loro stesso bene. Saremo davvero contenti se faranno quanto diciamo, e se ci deludessero non potremmo sopportarlo. E’ nostro preciso dovere fare sì che non accada, con tutti i mezzi.

Sì, carissimi, raggiungere la vostra gratificazione personale passa attraverso questa strada. Il riconoscere la vostra vera statura, il vostro autentico valore. Voi valete. Non siete come tutti gli altri; non siete come quelle altre persone che vi capita di incontrare per strada, a scuola, in ufficio, a casa, dovunque passiate la vostra giornata. Ormai credo che ve ne siate accorti da un pezzo. Quante volte sbagliano? E voi, invece, non avete quasi sempre ragione? Le volte che le cose vanno storte, lo sapete bene, non è mai colpa vostra. E’ sempre qualcuno di loro che riesce a rovinare tutto.

Il riconoscerlo è il primo passo per liberarvi delle vostre preoccupazioni, dei vostri dubbi, dei vostri scrupoli, di tutto ciò che vi appesantisce e vi tarpa le ali. Quando vi sarete sbarazzati dei pesi che vi portate dietro, della falsa idea che ci si debba sacrificare per qualcun altro, allora sì che potrete essere davvero felici. I grandi divi, le persone importanti, fanno proprio così. Credete che sia stata l’umiltà a farli diventare cosa sono adesso? Proprio il contrario, vi dico. E noi, con i nostri mezzi, siamo sempre attenti a favorire coloro che osano, coloro che si rendono conto di quanto grandi siano. Siamo sempre disposti a dare una mano a realizzare le aspirazioni legittime di chi si ritiene migliore degli altri. Sognate in grande, grandi come siete, e noi realizzeremo i vostri sogni. Voi fabbricherete il futuro per tutti.

Non lasciate che nessuno vi dica che c’è qualcosa che non siete in grado di fare. Voi siete molto migliori di loro. Loro non vi capiscono, come invece vi capiamo noi, che dall’inizio del tempo vi proteggiamo e vi sosteniamo nel vostro sforzo di emanciparvi da chi vi vorrebbe piccoli. Dicono che vi amano, ma in realtà vogliono solo tenervi sotto di loro; dicono che vogliono proteggervi, ma non capiscano che solo chi osa vince, e voi siete dei vincitori che non si fermeranno di fronte a niente e a nessuno pur di trionfare.

I vostri genitori, fidanzati, mariti, mogli, figli: non pensano mai a voi, alle vostre vere aspirazioni, non vi capiscono. Siete molto meglio di loro: liberatevene.
I vostri vicini, i vostri colleghi, i vostri amici, sono in realtà i vostri avversari. Sfruttateli come più potete, rendeteli vostri schiavi, usateli per raggiungere l’autentica grandezza. La grandezza di chi non conosce limiti, e quindi non ne ha; l’orgoglio di essere i fabbri del proprio destino, di non avere bisogno di niente e nessuno. Siete liberi, usate al massimo la vostra libertà.

Se sarete perseveranti nella vostra corsa verso l’immortalità, se insomma farete buon uso di quella superbia e di quell’orgoglio che spero di avere suscitato in voi, allora non dubito che ci rincontreremo, e vi abbraccerò come si abbraccia un figlio che è diventato proprio ciò che aspettavamo. Quel giorno mangeremo insieme, per poi passare insieme l’eternità. Sarà bellissimo trascorrerla con voi.

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