Salvarsi la vita

Recentemente una coppia mia amica, molto religiosa, ha dovuto affrontare il dolore di un figlio che ha deciso di sposarsi solo civilmente. Di questi tempi è già qualcosa che almeno un matrimonio ci sia; e la lama della libertà purtroppo a volte ferisce assai profondamente.
Paradossalmente questa lama spesso ci colpisce proprio quando pretende di salvarci. Ad esempio, il divorzio doveva “salvare” il matrimonio; ma il numero dei matrimoni in Italia comincia a scendere proprio a partire dall’avvento del divorzio stesso. E’ un dato oggettivo e, se volete considerarlo, perfettamente significativo della menzogna che sta alla base di certa propaganda.

Ci sono un mucchio di ragioni per non sposarsi, o per sposarsi civilmente. Ma sono vere? Non è che per “salvarci” la vita, ce la roviniamo?
Bene, ci sono risposte. Documentate. Avevo cominciato a tradurre un po’ di materiale, ma ho scoperto che in gran parte è un lavoro già fatto. Vi rimando alla pagina appena citata per le fonti, e mi limito qui ad un elenco schematico; eventuali altre fonti sono linkate nel testo. Lo ripeto: sono dati di ricerche reali.

I paesi dove la famiglia è più in crisi hanno livelli di violenza domestica molto più alti, quasi doppi, rispetto a quelli dove la famiglia tradizionale è ancora solida. Le donne con figli che subiscono più violenze dal proprio partner sono quelle non sposate e conviventi. L’uxoricidio è 9 volte maggiore nelle coppie di fatto.

Il matrimonio favorisce l’abbassamento della criminalità e dei comportamenti antisociali.

Le donne (e i loro figli) hanno tre volte meno probabilità di vivere sempre in povertà, se sono sposate, rispetto a quelle single o conviventi

La convivenza prematrimoniale non migliora la scelta del partner, anzi al contrario innalza la propensione al disaccordo e al divorzio in caso di matrimonio successivo. Il peggioramento aumenta al crescere del tempo di convivenza.

Le coppie di fatto hanno da 2 a 2,5 volte più probabilità di rompersi di quelle sposate. Inoltre, il 97% delle coppie intatte in cui i figli abbiano oltre 15 anni sono coppie sposate. La convivenza a lungo termine è molto rara.

Gli uomini conviventi hanno quasi quattro volte più probabilità, rispetto ai mariti, di aver tradito l’anno precedente, ma anche le donne conviventi -generalmente più fedeli degli uomini-, hanno presentato otto volte più probabilità, rispetto alle mogli, di tradire il partner.

I massimi livelli di soddisfazione sessuale fisica ed emotiva li hanno le coppie sposate, arrivate al matrimonio senza precedenti esperienze sessuali

Le persone non sposate passano molto più tempo negli ospedali, sino al doppio; hanno probabilità molto maggiore di morire prematuramente; hanno più cancri, ictus, malattie cardiache. I rischi aumentano anche con il divorzio.   
I maggiori disturbi mentali sono tra i divorziati e separati, i minori tra gli sposati. Il matrimonio è antidoto efficace allo stress.

Le persone sposate hanno migliore salute e benessere e felicità in genere di ogni altra categoria relazionale, indipendentemente dal clima sociale e normativo.
I conviventi e divorziati presentano livelli parecchio più elevati di depressione e maggiori livelli di consumo di alcol rispetto ai loro coetanei sposati.

I bambini di famiglie monoparentali o con genitori acquisiti tramite convivenza hanno meno incoraggiamento e aiuto nella scuola e in generale.
In famiglie disgregate o separate i figli hanno molto più spesso basso stato occupazionale in età adulta. I figli di non sposati hanno molti più problemi psichiatrici, alimentari, comportamentali, relazioni sessuali precoci. Se cresciuti con padri single o acquisiti hanno uso e consumo di droga molto più elevati. La propensione al divorzio dei figli di divorziati è più che doppia. Inoltre mostrano livelli più elevati di ansia/depressione e comportamento antisociale rispetto ai bambini i cui genitori restano sposati.
Il meglio per i figli è crescere con i genitori biologici e stabilmente sposati.

Alcuni paesi europei sono caratterizzati da modelli familiari particolarmente stabili. Questi paesi si trovano in diverse zone d’Europa, ma tutti hanno in comune la caratteristica di essere fortemente dominati dalla confessione cattolica. Paesi con una quota più alta di unioni di fatto hanno un’alta proporzione di unioni instabili. Poi, anche all’interno del matrimonio se si crede si sta decisamente meglio. La persona per cui si prega tradisce di meno.

I tassi di divorzio e separazioni, per l’Italia, sono doppi tra gli sposati con rito civile rispetto a quelli sposati con rito religioso. In altri paesi sono anche parecchio più alti.

Ecco, dopo tutti questi dati – e sono un bel po’ – come si può dire sul serio che il meglio per la propria vita e per quelli a cui vogliamo bene sia mantenersi “liberi”?
E già che siamo in tema: che cosa desiderate veramente? Davvero non volete qualcuno che vi ami per sempre, e da amare per sempre?

matrimonio

Le 7 opere di crudeltà spirituale – 6 – Sopportare pazientemente le persone moleste

Cari compagni demoni di ogni girone e bolgia,
grazie per essere qui anche oggi a seguire le nostre lezioni. Il tema è sempre quello: come mutare quelle che sono chiamate “Opere di Misericordia Spirituale” in qualcosa di più conforme ai nostri gusti di Figli di Nostro Padre che sta Laggiù. L’opera che oggi esaminiamo recita così:

6 – Sopportare pazientemente le persone moleste.

Capisco bene che vi grattiate tra le corna. Anch’io condivido la vostra perplessità. La prima cosa che ci viene in mente è “perché?”
In effetti detto così è abbastanza inspiegabile. Per quale motivo uno dovrebbe perdere tempo a trattare bene chi lo infastidisce? Non ha senso. Non ha senso per noi immortali, figurarsi per gli umani che vivono pochissimo. Alcuni tra i nostri più fini intelletti si sono misurati con questo interrogativo per secoli, e quaggiù di celebri pensatori ne abbiamo parecchi, ve lo posso assicurare. Io vorrei tentare di illustrarvi le conclusioni che abbiamo raggiunto qui al Dipartimento delle Tentazioni tramite esempi pratici.

Per prima cosa, interroghiamoci su cosa voglia dire “moleste”. Molesto è qualcuno che dà fastidio, che impedisce di fare quello che si vorrebbe. Come vedrete, incitare i molesti a disturbare è una delle nostre attività più redditizie.

Avete presente le scatoline metalliche con le ruote, sapete, quelle che servono agli umani per arrivare rapidamente in un dato luogo? Quando sono a bordo di esse non c’è niente di meglio che mettere loro davanti qualche vecchietta che attraversa la strada, un anziano con il cappello che non sa dove svoltare, un tizio che parla al telefonino guidando con una mano sola. Più hanno fretta più l’effetto è devastante.
Quello che gli umani non sanno è che spesso questi rallentatori molesti non sono nient’altro che nostri agenti, anime possedute oppure diavoli in permesso premio. Sapessero chi davvero ha dato loro la patente!

Solo con il raccolto di bestemmie ci ripaghiamo il costo della trasferta del demone. Quando poi ciò fa scattare un comportamento imprudente, e magari qualche anima viene messa a nostra disposizione con anticipo sui programmi, ah! Altro che tentazioni della carne! Qui c’è il vero business.

E in famiglia. La madre che ricorda che occorre fare i compiti durante la partita, o che passa l’aspirapolvere  mentre si è al telefono con qualcuno a cui si tiene. Il padre che fa notare sempre le stesse inezie. I figli che hanno sempre bisogno di qualcosa quando ci si vorrebbe rilassare. Basta poco per creare un clima infernale. Il tentatore attento sa cosa si può ottenere con una parola di troppo.

Ci sarà poi una ragione per cui tutte le più grandi ditte hanno trasferito i loro call-center qui da noi. Noi offriamo tariffe agevolate e mano d’opera a basso costo. E garantiamo chiamate rigorosamente nei momenti meno opportuni.

Dovreste dare un’occhiata all’infrastruttura che abbiamo messo su per garantire almeno un paio di chiamate durante le Messe. Ormai riusciamo a disturbare, statisticamente, più del 30% delle eucarestie. Ah, il dolce suono della suoneria a tutto volume durante la consacrazione! E non avete idea dei peccati mortali che questo suscita in parroci e fedeli.

Spero che questi piccoli esempi vi abbiano convinto del perché il Nemico chiede pazienza per i molesti. Pensate cosa accadrebbe se gli umani cominciassero davvero ad esercitarla. Un disastro.

Quelli che viaggiano in automobile potrebbero capire che in fondo non c’è tutta quella fretta di arrivare. In coda dietro il trattore, potrebbero accorgersi della bellezza della campagna; mentre aspettano che la vecchierella con la spesa attraversi la strada potrebbero essere presi perfino da commozione per la lumacosa vegliarda che ricorda la loro nonna.

In famiglia, poi, che disastro sarebbe! La moglie che dal letto chiede per la ventesima volta di controllare che i figli nella loro cameretta respirino potrebbe destare nel marito, invece che irritazione, tenerezza per quelle sue preoccupazioni così sciocche ma così materne. I figli magari finirebbero per capire che i burberi rimproveri paterni sono la sua maniera di dire vuole loro bene, un abbraccio di parole. E i genitori potrebbero comprendere come gli atti di maleducazione e le ribellioni costanti non sono indice di cattiveria ma desiderio dei giovani di trovare una loro strada. Tutti eventi che, spero siate d’accordo con me, è meglio evitare a tutti i costi. Non per niente chiediamo a tutti i nostri rappresentanti di impegnarsi in favore del divorzio breve: perché la pazienza non abbia il tempo di essere esercitata.

Spero di avervi convinto. Tenersi accanto le persone moleste, avere pazienza con loro, è per l’essere umano un modo di capire che nessuno è perfetto. Un fatto che bisognerebbe tenere sempre nascosto ai mortali, in quanto potrebbero malauguratamente cominciare ad amare gli altri nonostante le loro imperfezioni. Una volta che cominciano a capire che anche il molesto è un creatura come loro non si può dire dove li porterà questo filone di pensiero. Persino ad affermare che sono loro fratelli…no, basta parolacce. Ci siamo capiti.

Finché terrete l’umano che vi è stato affidato con gli occhi fissi sul suo orologio, sul suo compito, sulla strada, sul televisore e non alla persona che gli sta vicino, non c’è problema. E’ quando posa su di loro uno sguardo diretto, li vede davvero, che occorre preoccuparsi ed intervenire.

Capite perché è essenziale convincere che quello che stanno facendo – lavoro, gioco, quello che è – sia più importante del disturbatore: è un modo per persuaderli che ciò che vale più di tutto il resto sono loro stessi. Quando uno ama se stesso più di ogni altra cosa noi lo amiamo, lo amiamo così tanto che lo invitiamo a tavola con noi, come portata principale.

Ecco quindi cosa occorre consigliare:

6 – Liberarsi degli altri in fretta       

Sia come sia, la nostra ragione principale per intervenire rimane quella di dare fastidio al Nemico che sta Lassù. Quello che infastidisce Lui, fa piacere a noi!

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I post delle crudeltà spirituali sono pubblicati su La Croce

Tradimenti

Non penso che i ragazzi di oggi siano più superficiali di quelli di ieri. Però sicuramente vivono in un mondo più superficiale. E, mi dicono, anche i rapporti tra loro sono spesso tutti superficiali. Dalle amicizie a quelli che dovrebbero essere per forza di cose più profondi per poter diventare qualcosa di buono.

Ma è la ragione affermata di questa superficialità che mi spaventa: “Perché abbiamo paura di essere traditi”.

Non so che esperienza di tradimento possano avere questi adolescenti. Da dove abbiano preso le loro categorie. Dalla famiglia, o dalla scuola; dalla televisione o da quegli stessi amici che superficialmente conoscono. Chi gli abbia insegnato a non fidarsi; che non esiste verità; che non esiste niente per cui valga la pena di lottare e di soffrire, perché alla fine si verrà traditi.
Ma so che, chiunque sia stato, avrà molto da rendere conto, perché con la verità avrà portato via ad una generazione anche la bellezza e la giustizia; con la fede, anche l’amore e la carità.

Non se ne rendono conto, i giovani, ma sono stati già traditi. Da chi avrebbe dovuto insegnare loro tutto, e che ha dato loro il nulla. Questi ragazzi sono stati traditi da qualcuno che non li ha mai amati.

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Cose pazzesche

Ne parlo sempre troppo poco, di Maria. E’ perché sono un testone, uno di quei testoni che fanno una fatica boia a dire quello che provano, quello che sentono. Sono un timido con il nucleo di un razionalista, un pigro che ha sempre timore di disturbare. Eppure se, qualche annetto fa, non avessi trascorso buona parte di una serata in ginocchio davanti ad una sua effige (siamo uomini d’argilla, abbiamo bisogno di qualcosa a cui fissare lo sguardo) adesso con ogni probabilità io non sarei qui a scrivere, voi non sareste lì a leggermi.

Forse è proprio lo strabiliante effetto di quella serata, dove finalmente domandai non cosa volevo ma cosa avevo bisogno, che mi rende così burbero e dimentico. Come un adolescente ribelle che, colpito sul vivo, mai e poi mai ammetterebbe che in fondo la mamma sa bene quello che fa.
Non sono più adolescente, ma in fondo mi è rimasta quella tentazione di fare da me. Fare a meno della Madre.

Quel debito non lo potrò mai ripagare, però di tanto in tanto quella tentazione la vinco. Così vi parlo del film che ho visto l’altra sera, “Terra di Maria”.
E’ un documentario un po’ sui generis, come lo era la precedente opera del suo autore, quell'”Ultima Cima” di cui vi ho già parlato. Che evidentemente gode un sacco a spiazzare l’osservatore con qualcosa che di inatteso (un po’ come, per esempio, un blog cattolico marchiato da un diavoletto).
Non voglio dirvi niente che possa rovinarvi la sorpresa. Diciamo solo che c’è un approccio inconsueto ad un libro molto famoso, l’incontro con diverse personalità affascinanti dal passato controverso, un viaggio in alcuni luoghi che un razionalista liquiderebbe con uno sbuffo, compiendo un grave errore.
Perché è sempre un errore sottovalutare la realtà, anche quando ci sembra pazzesca.

Mia figlia ad un certo punto si volta verso di me e mi chiede “Ma è vero?”
E cosa posso risponderti, figlia mia? E’ una questione di fede. Non nell’Altissimo, ma nelle persone che stanno raccontando la loro esperienza. Puoi scegliere se buttare via tutto quello che ti narrano, la loro vita, e tenerti la tua certezza che una certa cosa è folle, un’altra illogica, un’altra ancora impossibile.
Ma poi devi cercare come giustificare in altra maniera ciò che vedi. Non è una cosa semplice.

Forse certe volte occorre proprio fare cose pazzesche, credere a cose pazzesche, buttare via la propria vita e rifondarla daccapo per capire che i pazzi eravamo noi. Che credevamo di sapere, adolescenti ribelli e infelici in cerca di risposte che non pensavamo possibili. Mentre tutto quello di cui avevamo bisogno era chiederlo alla Mamma.

Pregare

Il guaio di quando preghiamo non è che chiediamo troppo, ma troppo poco

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Tu sei meglio di così

Tu sei meglio di così. Ne sono sicuro. Non so perché quest’ostinazione, questa cattiveria. Non so quali siano le cause, da dove arrivi. Ma tu sei meglio di così.

Stai consapevolmente cercando di fare male. Ne giosci? Non è bello fare del male agli altri. Nessun tipo di male. Posso arrivare a capirlo nel caso di nemici. Nel caso di qualcuno che ti odia. Sempre sbagliato, ma comprensibile. Ma farlo a chi non conosci affatto? A chi ti vuole bene? Perché vuoi allontanarci da te? Se tu ci fai il male, possiamo perdonarti; ma siamo anche noi uomini, e ogni volta è sempre più difficile. Ci vuole davvero un grande amore. e l’amore talvolta si stanca. Qualcosa ti corrode, non so cosa. Ma tu sei meglio di così.

Perché menti, consapevolmente menti? Perché tutta questa falsità? Pensi che avremmo meno rispetto di te, se dicessi la verità? No, anzi: perché per la verità ci vuole coraggio. Quando la menzogna si scopre, un pochino di te muore per noi. Ti possiamo perdonare, ma non possiamo dimenticare. Quanto a te, il falso poco a poco ti cambia. Ti fa vedere cose che non sono, ti illude. Ti imprigiona nella tua stessa rete di bugie. Pensaci bene a quel che fai. Tu sei meglio di così.

Non te lo dico per moralismo. Non te lo dico perché ti odio, o ti disprezzo, al contrario. Io tengo a te in un modo che tu forse non capisci, ma che potresti comprendere se solo volessi. Con il tempo, con la misericordia, potresti capire. Te lo dico perché ciò che scegli di essere ti cambia. Forse non te ne accorgi, ma vivi male, vivi sempre peggio. C’è una disperazione in fondo alla tua anima, che te l’annerisce. Strato dopo strato, sempre più pesante è la coltre che ti ricopre. Giorno dopo giorno splendi di meno. Oh, quanta luce che puoi emanare, se solo vuoi! L’ho vista. Ma adesso è fioca come una fiamma che sta per spegnersi. Tu sei meglio di così.

Se solo tu volessi.

Se solo tu volessi, saresti molto meglio di così.

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Le 7 opere di crudeltà spirituale – 4 – Consolare gli afflitti

Compagni demoni, colleghi nella tentazione, la conferenza di oggi si incentra su come ribaltare a nostro favore quella che i servi del Nemico che sta Lassù chiamano “quarta opera di misericordia spirituale”:

Recto: 4 – Consolare gli afflitti

E’ assolutamente vero, come asseriscono alcuni dei servi del Nemico che sta Lassù, che non sopportiamo le persone allegre. Che avranno da esserlo, questi mortali?
Ma non è così vero che ci piacciono le persone tristi. In realtà a noi piacciono le persone disperate.
La tristezza è pericolosa, perché gli umani tristi sono più ricettivi a quello che il Nemico cerca di dire loro. Per distrarli occorre trasformare la tristezza in qualcosa di più utile: malinconia, ira, disprezzo, indignazione, orgoglio. Ma da preferire è sempre la disperazione.

Prendete ad esempio quando l’anima di uno di loro si distacca dal corpo e comincia il viaggio verso le nostre bolge o verso la luce lassù. Se aveva fede i suoi funerali possono essere un disastro per noi. Alcune cerimonie funebri sembrano delle feste, come se veramente conoscessero quello che noi diavoli, ahimè, vediamo per certo: la nauseabonda gioia delle anime che ci sono sfuggite e si riuniscono ai loro desideri. Troppo poca afflizione sulla quale lavorare, e talvolta anche i mortali su cui di più abbiamo investito possono restarne ammirati e perplessi.
Quanto rendono noi diavoli allegri, invece, le morti colme solo di materia, di orrore per una fine che si pensa definitiva. Di paura per la tomba da cui non si esce e a cui non si vorrebbe mai pensare. Cosa affligge di più di sapere che si vive inutilmente, e la propria fine si avvicina?
Quella sì che è disperazione! Una mancanza di speranza tale che la parola stessa diventa assurda.
Ah sì, fanno bene a piangere: piangerebbero ancora di più, se sapessero cosa c’è dopo. Per gli indifferenti che non versano lacrime, o hanno solo gioia maligna, non c’è da preoccuparsi: sono probabilmente già nostri.

Ve ne ho parlato per farvi capire quanto importante sia per noi l’afflizione. Una persona afflitta può rendere infernale la vita a quelli che le stanno accanto. Un anticipo di casa nostra!

Per consolarla occorre avere speranza. Occorre avere una meta da raggiungere, e pensare che si possa farlo. Se non si ha chiaro dove si vuole arrivare, e neanche perché si debba camminare, chi cade non si rialzerà mai. Preferirà stare a terra a piagnucolare, lamentandosi del mondo crudele. O del Nemico: la nostra scelta preferita.
Certo, il nostro avversario si è speso moltissimo per far comprendere alle sue creature che nulla è mai perduto, e che la carne in cui vivono è importante, sì, ma non definitiva. Ma è stato veramente stolto nel nascondere il suo amore dentro apparenze di dolore. Persino quel trucchetto che ancora ci brucia, la resurrezione, l’ha indissolubilmente legato ad una croce. Il suo argomento principale contro di noi, e così spaventevole a vedersi! Fossi nel Nemico, licenzierei immediatamente il responsabile delle relazioni pubbliche.

Dopo che eravamo riusciti ad eliminare il Figlio del Nemico persino i suoi discepoli, dopo tutto ciò che avevano visto e udito, erano afflitti. Per consolarli è stato costretto a usare quel giochino indegno fuggire dal sepolcro che gli avevamo preparato.
Se anche le sue truppe scelte erano demotivate, pensate quanto è facile ingannare un semplice mortale. Basta fargli credere che quello che desidera non si potrà mai realizzare e che tutto il suo mondo è destinato ad andare scatafascio.

Prendete tutte le ideologie, i falsi profeti, le convinzioni bislacche che abbiamo scagliato in faccia al Nemico in questi secoli. La maggior parte di loro erano tentativi così patetici, così assurdi, così irragionevoli che anche ai nostri tentatori più seri scappava da ridere quando li proponevano agli uomini.

Eppure, quante volte siamo riusciti a convincere milioni di umani che i nostri fantocci non potevano non vincere? Che il loro trionfo era pressoché scontato, e quindi era inutile combattere? Sconfortati e afflitti, hanno mollato. E non importa se prima o poi l’assoluta inconsistenza di quello che architettiamo viene rivelata: nel frattempo ha causato tali e tanti disastri che persino agli occhi di quei creduloni degli umani diventa indifendibile.
Tanto noi abbiamo già pronta la balla successiva.

Anche tra i servitori del Nemico ci sono parecchi perdenti che non si lasciano più consolare. Sono convinti che la loro parte sia destinata al fallimento, che sia incapace di resistere a quelle novità che noi le gettiamo contro una dopo l’altra. E’ veramente ironico: quello a loro pare irresistibile modernità non sono altro che le vecchie, classiche perversioni, le antiche divinità con una mano di vernice e nuovi nomi.
Se si rendessero conto che tutto ciò che ritengono inevitabile è già stato da loro debellato e sconfitto non una, ma molte volte, certo riacquisterebbero coraggio, sarebbero consolati.

Ma noi ci guardiamo bene dal dirglielo.

Attenti, quindi, diavoletti miei! Non lasciate mai capire agli umani quanto sia fragile e inutile la loro afflizione. Fate in modo che si rotolino in essa come un dannato nel fango bollente della sua bolgia.

Se qualcuno di loro per qualche disattenzione da parte vostra riacquistasse la speranza, guadagnasse un poco di sicurezza per l’avvenire, stroncatelo immediatamente.
Non bastasse il richiamo ad un passato illusorio e irraggiungibile per il quale struggersi, trovate qualcosa che non va nel presente: anche un minimo particolare, con cui affliggerlo. Una frase, una circostanza, una contrarietà…Basta poco per preoccupare e gettare nello sconforto questi mortali, che si illudono che tutto debba andare secondo i loro disegni.

Dalla nostra parte abbiamo, strano a dirsi, la realtà, che è sempre diversa da quanto ci si attende. E se il Nemico se ne può servire, perché noi dovremmo essere da meno?

Eccovi quindi la definizione della nostra nuova opera di crudeltà spirituale:

Verso: 4 – Affliggere i consolati

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 Anche questo pezzo è stato pubblicato su “La Croce“.
Domani (Venerdì) in edicola la nuova “conferenza”.

 

 

 

Gli eredi della cenere

Rumore di sirene, puzza di fumo nella mattina fredda e nebbiosa. Brucia un mobilificio lungo la via, pochi metri più in là.
Non so se siete mai stati in un luogo devastato da un incendio. Ogni cosa è secca e screpolata, e l’odore acido della cenere prende alla gola, anche se ormai fredda. Monconi scuri si affacciano come osceni vermi. Non è il bianco, il pallore, che segna la mancanza di colore e di vita. E’ il nero, sfumatura dell’assenza.
Il fuoco divora le cose. Con la mente completi travature, ricostruisci pareti, ricrei ciò che ha cessato di essere. Del passato non restano che echi che svaniscono. Il fantasma di esistenze terminate.

La cenere è la realtà che si sfalda, che perde la sua consistenza. La cenere è morte. E’ quello di cui siamo fatti, la nostra eredità. E’ quanto vorremmo cancellare, che non disturbi questo nostro istante troppo breve. Ma le fiamme si alzano su ciò che conosciamo, e che più non sarà.
Il sole ruoterà nella galassia, e quando tornerà dove siamo ora di noi, dei nostri pensieri, desideri, sogni, aspirazioni, di ogni cosa che abbiamo vissuto ed amato, niente rimarrà. Neanche il ricordo, forse solo un’impronta fossile seppellita nell’argilla. Saremo cenere, milioni di anni di cenere, una cenere eterna.

A meno che questo nostro presente, questo nostro flebile respirare un’aria antica, tutto il nostro vivere abbia un senso. Un senso che non sta nella cenere, nei mozziconi di legno bruciati, nelle vite fuse dal calore. A meno che i nostri piedi, le nostre ossa, la cenere che cammina che noi siamo possano ancora percorrere sentieri di altre ere, perché il nostro compito non si ferma ad un’unica terra.
A meno che non ci sia qualcuno che ama la nostra cenere, e le permetta di esistere, eternamente.

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Leviamoci ‘sto dente

Mi sono levato il dente.
Il giudizio è importante, ma quando è causa di dolore bisogna rivedere le proprie priorità. Ho così preferito dare l’addio ad una parte di me piuttosto che conservare l’integrità.
Si deve togliere, mi ha detto il dentista, un poco stupito che un adulto come me conservasse ancora questi oggetti così fuori moda.  Ho dovuto dargli ragione. Chi sono io per avere ancora il dente del giudizio? Mi sono chiesto. Se il tuo dente ti dà scandalo, toglilo.

Ho pensato a tutta una serie di sostituti: l’indifferedente, il per-dente, il dente avvelenato. Per il presi-dente non avevo il quorum, ho troppe spese in questo periodo. Così ho dovuto mordere il freno ed ho optato per l’opzione nichilista, il classico buco.

Mi aspettavo facesse male, ma non me ne sono neanche accorto. Il giudizio un istante prima c’era e poi è sparito, come un editoriale di ieri.
Come stai, mi hanno chiesto conoscenti preoccupati. Io ho risposto “Testa confusa, dolori dappertutto, mi sembra di non capire niente e sono stanco e irritabile. Quindi tutto normale.”

Questo era l’altro ieri. Ho smesso di assumere sostanze, c’è la crisi, e ho licenziato Brufen e Tachipirina. La lingua batte dove il dente non duole più. Mi sembra tutto un po’ strano, lì nella mia bocca. Manca qualcosa.
Mi abituerò. Tutto, nella nostra vita di uomini, parla di mancanza.

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Horror vacui

E’ fuori di dubbio che, in Libia come in Danimarca, stiamo raccogliendo quanto abbiamo seminato.
Un tempo si diceva Horror vacui per indicare che, quando esiste un vuoto, c’è qualcosa che lo riempie. La natura aborrisce il vuoto. Ma talvolta ciò che lo riempie non è così piacevole.

Se non ci fosse il vuoto, non fosse stato creato il vuoto tutto sarebbe stato molto diverso. E’ difficile occupare quanto è già pieno.
E’ molto più semplice svuotare. Svuotare di ordine, svuotare di senso, svuotare di Dio.
Un tempo Dio riempiva tutto il cosmo con la Sua presenza, tramite le sue creature. Poi si è deciso che erano le creature ad importare, e non Dio. E un creatore è diventato inutile e imbarazzante, perché stava là a ricordare che una creatura non può tutto: ad esempio, non può farsi da sé.
Le cose imbarazzanti dapprima le si nasconde, perché non siano viste dagli ospiti; poi ci si libera di loro.
Dio occupava uno spazio bello grosso. Grande è il vuoto che si è fatto. I nichilisti dicono che è grande come l’universo stesso e si sa, sono i nichilisti che oggi dominano le nazioni.

Ma un nichilista non ha difese contro chi questo suo vuoto ipotetico, questo suo nulla mentale lo vuole occupare. Può solo continare a ridere ebete, rivendicando la superiorità del niente, sperando che l’ingombro che ha usurpato il suo nulla cessi di esistere.
Sciocco. Niente che esiste cessa di esistere. Né Dio, né ciò che ha preso il suo posto.

Così l’orrore del vuoto si è trasformato in un altro orrore. Dal Dio che ha dato la vita per ciò che è, a ciò che sceglie di non essere, a chi toglie la vita di ciò che è per riempirlo di altro. Qualcuno che non sarebbe mai entrato se non l’avessimo fatto entrare, se non gli avessimo creato spazio, non avessimo creato un vuoto.

Perché l’abbiamo già detto: quando c’è un vuoto qualcosa lo riempie. Noi siamo gli uomini vuoti, ci ricordava un poeta molti anni fa. E ciò che ora viene per noi ci riempie di orrore.

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Le 7 Opere di carità spirituale – 5 – Perdonare le offese

Carissimi diavoli, arcidiavoli, demoni e compagni di dannazione,
benvenuti alla quinta puntata del rovesciamento di quelle che i nostri avversari chiamano “Opere di misericordia spirituale”.
Quest’oggi ci occuperemo di

Recto: 5 – Perdonare le offese

No, realmente. Non sto scherzando. Davvero il Nemico che sta Lassù pretende che gli esseri umani perdonino quanti li offendono. So che può sembrare impossibile. A noi di stirpe infernale ci vuole qualche minuto per comprendere l’idea. Finché non l’ho visto con i miei occhi anch’io ero scettico. Ma può accadere: di fronte a parole malvagie, azioni maligne, sgarbi intenzionali, alcuni umani perdonano coloro che li offendono invece di odiarli e distruggerli.

Errore di fabbricazione? Un comportamento così contrario alla legge della selezione del più forte è inspiegabile altrimenti. Ma non illudiamoci sia un caso. Che sia stato progettato è reso evidente dal fatto che il Nemico che sta Lassù accetta al suo seguito solo quegli umani che questo strano difetto ce l’hanno e lo usano.

Le conseguenze per noi sono enormi. Se questa debolezza autodistruttiva rende gli uomini così appetibili al Cielo, è chiaro che noi, per banchettare delle loro anime, dobbiamo agire in senso opposto. Noi ci nutriamo e prosperiamo grazie a tutti coloro che non perdonano mai.

E’ nel nostro interesse lavorare su due fronti: togliere l’idea di perdono alla nostra vittima, e insegnare ai nostri protetti ad insultare sempre meglio, più a fondo, con parole che facciano il più male possibile.

Per ottenere il maggior effetto bisogna cominciare quando sono piccoli. Infatti gli esseri umani imparano questa perversione, il perdono, dai loro genitori.
Quante volte le madri e i padri, invece di punire severamente i loro pargoli che hanno compiuto qualche guaio, condonano loro tutto? Togliere ai bambini genitori che li amano e sostituirli con qualcuno che non perdona mai o consente loro tutto è la prima mossa di una vera educazione al disprezzo.

L’offesa è un tipo di male specificatamente diretto contro qualcuno. Colpisce nell’amor proprio, mette in discussione chi ne è il bersaglio, i suoi affetti, la sua personalità, le sue abitudini. Le offese fanno tanto più male quando attaccano ciò che è caro. Oppure il punto debole: l’offesa peggiore è quella che ha un fondo di verità. Gli uomini equilibrati, con niente da nascondere, certi di se stessi, degli insulti se ne fanno un baffo. Ci scherzano persino su: intollerabile! Quelli che non hanno una figura pubblica da difendere, a cui non importa niente delle calunnie, sono difficili da provocare, possono permettersi di perdonare. Per questo occorre allevare buoni creatori di offese.

Quando i giovani diavoli che fanno l’apprendistato da tentatori vengono da me per chiedere consiglio, io chiedo sempre di vedere le discussioni dei loro protetti. Se gli uomini che hanno in custodia, quando replicano ai loro interlocutori, cominciano con un insulto più o meno velato allora mi complimento con il loro demone: sta facendo un buon lavoro. Un lavoro ottimo è quando la discussione diventa solo un pretesto per insultare l’avversario. Ogni mala parola è musica per le mie orecchie aguzze.
La goduria di vincere una diatriba non perché si ha ragione, ma perché si accoppa l’avversario a parole, può essere insegnata. Una volta che il nostro protetto capisce che, anche avendo torto marcio, può avere la meglio offendendo è tutta discesa.

Le soddisfazioni più grosse ci vengono da quegli spiriti eletti che ricercano le altre persone solo per riversare su di loro tutto il loro disprezzo, il loro odio, tutto il putridume che abbiamo così sapientemente coltivato.

Un’offesa bene calibrata è come un tarlo che rode. Non si può lasciarla invendicata! Non si può tacere! Deve diventare il centro del pensiero, come un insetto che fa la sua tana nell’anima e lì figlia la sua progenie immonda. Guai dimenticarla.
A volte anche a chi ama scappa una parola di troppo. Quanto facile dimenticarsi di quell’amore per concentrarsi sulla parola scappata! Alla fine è proprio l’amore a fuggire.

Se le offese che hanno un fondo di verità sono quelle che suscitano più reazione, sono quelle assolutamente false che corrompono di più chi le riceve. Proprio perché immeritate, scatta l’orgoglio. Ricordate, compagni diavoli: l’orgoglio è sempre vostro amico. L’onore offeso brucia per molto tempo. Quel che frega l’offeso è che sa di essere nel giusto. Se è nel giusto, non capisce perché dovrebbe abbassarsi a perdonare. Quanti uomini integerrimi abbiamo condotto alla nostra tavola con questo espediente! Avevano ragione: hanno passato il resto della vita a curarsi l’amor proprio ferito e meditare vendette.
Se poi l’offesa è rivolta contro ciò a cui la persona tiene davvero, le reazioni possono essere per noi di estrema soddisfazione. Devo proprio farvi esempi? Insultare la madre, i padre, i famigliari è ottimo per far saltare i nervi a chi è impermeabile alle offese personali. Una bella bestemmia farà balzare dalle sedie e rendere rabbiosi anche i servi del Nemico più compassati. E quanti massacri compiuti da coloro che si sono autonominati custodi del loro dio! Una vignetta cattiva può causare più dolore innocente di uno squadrone di torturatori.

Nota finale: perdonare è molto diverso dal “passarci sopra”. La tolleranza non è una virtù del Nemico. Il perdono ricuce lo strappo, la tolleranza lo nasconde: ma lo strappo resta, e il tessuto finirà per aprirsi e mostrare quanto c’è sotto. Per ovviare alla propaganda avversaria non c’è niente di meglio che accusarli di essere intolleranti. Se siamo fortunati, la prenderanno come un’offesa.

In conclusione, dobbiamo moltiplicare le offese, farle ricambiare, dobbiamo renderle il normale modo di comunicazione tra le persone. Far dimenticare loro che sono fratelli, e il dovere di perdonare settanta volte sette. Se lo scordano coloro che amano, figurarsi gli altri.

Verso: 5 – Passare all’offensivo
"Oh, go to Heaven!"

Le  “7  Opere di Crudeltà Spirituale” sono pubblicate sul quotidiano  “La Croce

Viviamo

Nell’Italia di fine ‘800 la situazione economica e politica era alquanto più sgradevole di quella odierna. Eppure i cattolici, scacciati dallo Stato, trovarono la maniera di cercare di porer rimedio allo stato delle cose fondando un numero impressionante di associazioni, di società di mutuo soccorso, di fondazioni, di cooperative che in parte sopravvivono persino ancora oggi.
Allo statalismo cieco che stava devastando il paese, causando una fuga verso altre nazioni come mai in precedenza, si contrapponevano uomini liberi, coscienti, audaci.
Se il singolo era facilmente divorato, quelle compagnie di un tempo ormai lontano riuscirono ad arrestare il declino, ridando speranza.

Probabilmene il mondo di oggi è ancora più umanamente devastato di quello di allora. Non c’è quasi più un io che possa dire “noi”. Il cristianesimo esalta l’io; dove non c’è, tutto si basa sulla forza del singolo. Ma se si sta da soli si è divorati facilmente.
Sì, più di ogni altra cosa manca l’umano. Cos’è l’umano? E ‘ un uomo che si interroga su chi è, e, scopertolo, aiuta anche gli altri a capirlo. L’umano è curiosità, è forza, è fede.
E’ andare dietro ad uno più umano di noi, perché attirati da quello che porta, da una comunanza di destino. E’ un giudizio che diventa atto.
Senza di questo siamo solo macchine che ubbidiscono ad una programmazione altrui, che non capiamo.

Ma noi siamo più che macchine, più che servi di uno statalismo sciocco, più che scimmie da slogan. E allora troviamoci, mettiamo insieme ciò che sappiamo fare, il nostro lavoro. Abbiamo cose grandi nel cuore, condividiamole e fioriranno. Viviamo.

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Spam

Il commento sembra vero, ma non lo è. È, mi sembra, un’antica risposta ad altro post. Se non fosse così fuori luogo non me ne sarei probabilmente accorto. Non avrei notato il sito di riferimento, l’email che punta a qualcosa che vende nonsoche, pastiglie miracolose o parodie di orologi.

In una certa maniera fa tenerezza questo spam che si finge qualcun altro per interessare, per farsi cliccare, per esistere. È la stessa strategia di altri personaggi, più umani, ma forse altrettanto irreali. Che si illudono di potere esistere solo fingendo, solo facendo credere di essere altro, solo corrompendo.

Quando invece tutto quello di cui avrebbero bisogno sarebbe essere davvero loro stessi.

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Gli occhi di oggi

Pensavo in questi giorni quanto poco, in fondo, conosciamo il nostro passato. Il nostro guaio è che abbiamo gli occhi di oggi; occhi che hanno già visto la fine della storia.
Se esistesse la macchina del tempo, un nostro amico dal futuro potrebbe dirci quanto siamo sciocchi a credere a certe promesse, a fidarci di questo o di quello. Ci direbbe cosa andrà a finire male e cosa finirà bene; quali tragedie ci attendano, e noi inconsapevoli e ciechi. Vedremmo i segni non visti, capiremmo la grandezza di profeti inascoltati e la piccineria di alcuni che crediamo grandi.

Ma i nostri occhi non sono occhi del futuro. Sono gli occhi di oggi. Occhi che non sanno di futuri non vissuti, e devono scegliere con quello che vedono. Occhi che vedono poco, miopi, spesso superficiali. Che talvolta preferiscono chiudersi piuttosto che guardare a qualcosa che può confonderli. Occhi chiusi persino su ciò che è avvenuto ieri, dietro casa nostra; a cui viene fatto scegliere cosa ricordare, cosa guardare. Occhi che guardano altrove, che non hanno mai visto un film o letto un libro su parti enormi della storia dei nostri padri. Ci siamo mai chiesti perché?
Ci sono storie che non è facile raccontare. Certe menzogne sono ancora troppo grandi, forse lo saranno sempre.
Ci siamo illusi che fossero finite con il crollo dei regimi che le avevano create. Ma la menzogna non era dei regimi, era degli uomini che li hanno sostenuti. Occhi che hanno visto la fine della storia ma non l’hanno accettata, e sono rimasti occhi di ieri: lezione non appresa.

Quanta fatica ci costa fare il meglio che possiamo, sempre. Quanto dolore tenere aperti questi nostri occhi che tanti ci vorrebbero far chiudere.

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Assassinio

Miss Marple è arrivata da poco ai Caraibi. Si guarda intorno. Potrà essere anche un arzilla vecchietta inglese, e sarà anche trascorso mezzo secolo dalla pubblicazione della sua avventura, ma certamente non la manda a dire.
Agatha Christie sapeva come costruire un best seller. Ho letto in pochi libri primi capitoli così implicitamente sessuali come quello che ho trovato in “Murder in the Caribbeans” (Miss Marple nei Caraibi).  E’ messo in chiaro fin da subito: la zietta detective nata dalla penna della famosa romanzista conosce tutte le perversioni che i ragazzi moderni conoscono, e forse anche qualcuna che loro sono troppo giovani per sapere. E’ così che risolve i delitti. Conosce le miserie degli esseri umani.

A metà del secondo capitolo, ho un sussulto. Leggo queste parole:

There were representatives of all ages in the room. (…) There were middle-aged couples from the North of England. There was a gay family from Caracas complete with children…*

” a gay family”…
La perplessità è di breve durata. L’allegra famiglia di cui parla il testo è, per l’appunto, una famiglia normalissima e lieta; niente a che fare con l’omosessualità. Il termine che la scrittrice usa per definire colloquialmente gli omosessuali l’ho già incontrato nel capitolo precedente, è “queer”.

Per due volte in poche pagine quella “gay family” ritorna, inconsapevole dell’equivoco a cui, cinquant’anni dopo, potrebbe portare il suo appellativo. Neanche Miss Marple, con tutta la sua esperienza dell’animo umano, avrebbe potuto prevedere che qualcosa di così assolutamente innaturale sarebbe diventato, in un certo senso, normale.  Tanto da rendere in qualche modo irreale, fuori dal tempo, equivoca quella gaia famigliola in vacanza.
Reliquia di un tempo in cui il significato delle parole non era stato ancora assassinato.

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  * “C’erano rappresentatnti di tutte le età nella stanza (…) C’erano coppie di mezz’età dal nord dell’Inghilerra. C’era un’allegra famiglia di Caracas completa di bambini…”

 

Le nane hanno la barba

Nei mondi fantasy di Tolkien e Terry Pratchett le donne dei nani hanno la barba. Magari appena un po’ più corta.
Nel nostro mondo generalmente no, a meno di disfunzioni pilifere da atleta sovietica o circo Barnum a cui può peraltro rimediare una ceretta.
A parte queste eccezioni, quando si vede una barba si è ragionevolmente certi di trovarsi di fronte ad un uomo. Se poi quest’uomo si vuole vestire da donna, e farsi chiamare con un nome da donna, è un vezzo problematico di cui può rendere conto al suo psicologo.
Quando però un uomo così viene ingaggiato per esibirsi allora o si è veramente al circo Barnum o qualcuno ha interesse a dire qualcosa, a spese del pubblico pagante.
Quale potrebbe essere questo messaggio? Che non importa come ti vesti e come ti fai chiamare, importa chi sei? Nonsenso. Quell’uomo è lì proprio perché si veste e si fa chiamare in un modo particolare.
Ma, d’altra parte, com’è che si dice avesse affermato Barnum a proposito dei suoi spettatori? “Ogni minuto nasce un fesso “.

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Senza soluzione

Togliere Dio non elimina il problema del male nel mondo, ma solo tutte le sue possibili soluzioni.

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Le 7 opere di crudeltà spirituale – 3 – Ammonire i peccatori

Cari colleghi diavoli, demoni, creature del buio tutte che seguite le mie parole,
siamo giunti al terzo appuntamento con quelle che i servi del Nemico che sta Lassù chiamano “opere di misericordia spirituale”. Quella che oggi vi insegnerò a sovvertire è una che ci riguarda da vicino.

Recto: 3 – Ammonire i peccatori

Sentendo dire “peccatori” voi tutti avete avuto un sobbalzo. Vi capisco bene. Quando qualcuno tocca il nostro cibo noi tutti ci irritiamo un po’. E’ davvero imperdonabile che tentino di sottrarci le anime che noi ci siamo guadagnate tentando. Ma rassicuratevi: c’è più fumo che arrosto.

Questo perché Nostro Padre Infernale ha provveduto per tempo a darci una strategia efficace. Affumicando non solo i peccatori nostra preda, ma anche coloro che dovrebbero ammonirli.

E’ un’opera di misericordia, abbiamo detto. Mi accorgo di non avervi ancora spiegato cosa sia la misericordia. La misericordia è quel sentimento umano che li spinge ad avere pietà dei loro simili quando li vedono in difficoltà, e aiutarli.
Vedo tra voi molti, non avvezzi al mondo terrestre, stupiti o confusi. Proprio così: invece di approfittare della debolezza per sottometterli o nutrirsene, alcuni uomini danno una mano a coloro che sarebbero le loro naturali prede. Finendo spesso per essere a loro volta predati proprio da quelli che hanno aiutato.

Amare il prossimo è innaturale e perverso, e nessuno di noi può accettarlo.

Per capire come fermare questa incomprensibile follia bisogna osservare che la misericordia è sempre rivolta verso qualcuno. Se vogliamo azzerarne l’efficacia dobbiamo orientare l’attenzione non più verso qualcuno, ma verso qualcosa. Nello specifico, verso il peccato.

Il peccato noi sappiamo bene cosa sia: è quel di meno, quel buco che talvolta hanno gli esseri umani nel loro rapporto con il Nemico. Un buco nel quale noi possiamo insinuarci per nutrirci della loro anima.

Noi demoni non siamo in grado di creare da soli quel buco. Abbiamo tentato tante volte, inutilmente. Solo la libera scelta dell’essere umano può dissipare i veleni della gioia, della giustizia, della bellezza, della verità che lo proteggono come una corazza dai nostri assalti. Solo se si allontana volontariamente dalla perfezione del Nemico si crea uno spazio per noi.

Per compiere quella scelta deve essere attirato dal peccato. Come fare, se significa vivere peggio? Dobbiamo rendere peccare attraente. Dobbiamo indurlo a ignorare, o sottovalutare, le conseguenze delle sue azioni.

Questo è l’ABC della tentazione, la teoria che voi tutti avete studiato. E senza dubbio conoscete anche la maniera migliore di arrivare a fare ciò: staccare la connessione del peccato con la realtà.

Gli umani sono stupidi. Sventoli davanti a loro un po’ di piacere e dimenticheranno che per ottenere quel piacere si stanno distruggendo. Così stupidi che non è neanche necessario concedere a loro il piacere vero, basta dire che è alla moda. Anche quando non vi sarà più piacere ma solo dolore continueranno come prima, senza comprendere cosa stanno sbagliando.

Prendete ad esempio il sesso. Il Nemico lo usa per far capire cosa significa “dare la vita con amore”? E noi togliamo la vita e togliamo l’amore. Senza di ciò rimane solo l’usare l’altro per svuotarsi di fluidi, fare una faticosa ginnastica e vivere brevi attimi di godimento animale. Voi pensereste che gli uomini fuggano da questo evidente di meno. Ma se noi rendiamo il sesso un dovere sociale, un mito, un diritto fasullo, se mettiamo in ridicolo coloro che perseguono quella completezza per cui il Nemico l’ha progettato, ecco che raggiungiamo il nostro risultato. I ragazzini non vedranno l’ora di praticare la corruzione, per diventare come tutti gli altri. Una volta dentro, credete che ammetteranno mai che quello che fanno non basta, che li rende infelici? Ma neanche se ci sbattono il naso. Diventeranno adulti tristi che propagheranno il loro errore.

Gli ammonimenti diventano per loro incomprensibili, perché non hanno esperienza della felicità. “Ma come”, dice il peccatore su nostro suggerimento, “perché mi rimproveri? Io non so facendo nulla di male: anzi, se non lo facessi sarei escluso dal gruppo, sarei ridicolizzato. Se fa schifo fuori e dentro, se finisce in odio e egoismo è colpa di lei, di lui, dell’altro, della società. Cosa c’entra quel tuo peccato con la mia vita? Aggiornati, non siamo più nel medioevo…”

Cosa può disturbare questo splendido processo? Che colui che ammonisce del pericolo ne mostri la concretezza, quanto peggio si vive, e il peccatore riesca a vedere oltre le nostre illusioni.
Per evitarlo dobbiamo far sì che non venga tanto ammonito il peccatore quanto rimproverato il peccato.

Quanti succulenti pasti abbiamo perso perché un amico ha preso da parte una delle nostre prede e gli ha fatto capire le conseguenze dei suoi gesti! Ma quanti credete che abbiano convinto le prediche che dicono “il sesso è male”?

Sì, colleghi tentatori! I nostri migliori alleati sono i rigidi censori che maledicono le perversioni e tuonano sulla corruzione dei costumi. Che dicono “state buoni”, senza spiegare il perché. Ma i loro rimproveri sono senza carne, e quindi impossibili da digerire.
Chi più odioso di chi vorrebbe impedirti di fare quel che pare e piace, se ti dice che è sbagliato ma non te ne illustra il vero motivo? Non viene voglia di fare l’opposto di ciò che insegna?

Tutti quei moralisti che ammoniscono sul peccato astratto e schifano il peccatore meriterebbero la nostra cittadinanza onoraria, perché dimenticano proprio ciò che li dovrebbe muovere: la misericordia per una persona vera. Vorrebbero salvare, e condannano senza neanche avere visto l’accusato.

Il loro agire è inefficace, un di meno. E come abbiamo detto che si chiama il di meno?

Ecco allora la versione infernale della terza opera di misericordia, che, possiamo dirlo, è il manifesto della nostra missione:

Verso: 3 – Incoraggiare il peccato

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Pubblicato (sotto pseudonimo) su “La Croce“.

Il discorso del Presidente

A tutti, quasi a tutti, sembra essere piaciuto il discorso del nostro nuovo Presidente. Quelli ai quali non è piaciuto sembrano non averlo neanche letto, cassandolo a priori.
Permettetemi di distaccarmi sia dagli uni che dagli altri. Io l’ho letto, e non mi è piaciuto.

Probabilmente è colpa mia. Certamente è colpa mia, che pretendo troppo, che ho idee troppo estreme, mentre la politica è compromesso. Tutta un’altra storia.
Ma a mio parere il compromesso deve volare alto. Se non lo fa, si trova trascinato ancora più giù dalla bassezza degli uomini.
E’ colpa mia, lo ripeto: per me la politica dovrebbe partire da un ideale, e poi da questo discendere nella concretezza. Questo ideale, per me, non può risiedere nelle parole umane. Fosse anche quelle riunite sotto il nome di Costituzione.
Perché “la Costituzione che si invera nelle risposte alla (…) vita” (dei cittadini), come ha scritto qualcuno, come dice il Presidente, a me non basta. Delle norme non risponderanno mai alla sete della mia vita. Non saranno mai tutta la verità. Soprattutto se si afferma di volerla cambiare, quella Costituzione, per “adeguarla”.
Adeguare vuol dire che c’è qualcosa che viene prima. Un modello. Che vorrei detto, non taciuto.

E garantire questa Costituzione significa, significa: ma cosa significa veramente? Cosa significa, se il suo senso si adatta a umori di giudici?

Ed ecco quello che per me è il punto dolente, quello che davvero non mi piace. Non piace a me, cattolico, con certe idee e certa formazione. Quello che non mi piace è che il discorso non è cattolico.
Non capitemi male. Non pretendevo che citasse santi e papi. Capisco bene chi è che parla, e in che occasione.
Quello che intendo dire è che il discorso non è cattolico per impostazione. Sì, d’accordo, Mattarella è cattolico, o così mi dicono: ma questo suo esserlo non traspare minimamente da quello che dice.
E’ come parlasse un linguaggio differente. Anzi, senza forse: parla un linguaggio differente. Il linguaggio del potere, il linguaggio dello Stato, il linguaggio di quella politica che obbedisce solo a se stessa. Parole, schemi mentali che hanno il sapore di ideologie antiche, sepolte e dissepolte. Parlano di libertà; parlano di diritti; e quei diritti e quella libertà sono sospesi in un vuoto, non hanno una fonte. Non hanno un Padre. Una impostazione del tutto diversa, si può dire opposta, rispetto a quella cristiana. Tutto è impersonale, un fatto di volontà, uno sforzo senza volto. Un retorico appello a tutto l’appellabile, condannando il condannabile e auspicando l’auspicabile.

Probabilmente sbaglio io a pretendere qualcosa di diverso. A desiderare qualcosa di differente dalle solite parole. Una cosa del genere, fosse fatta, desterebbe forse anche scandalo. Perché quello che mi pare si voglia da questo Presidente sia essere scipito, impersonale, che passi attraverso la mente come acqua sulla pietra, senza lasciare segno. Suono di parole.

E’ certamente colpa mi se non mi è piaciuto. Ma sapete, io sono un cattolico, e non posso fare a meno di sperare. Non negli uomini, non nei prìncipi: ma, come dicevo, questa è un’altra storia.

Boanerghes

Se tra noi cattolici nell’annunciare il Vangelo mettessimo metà dell’impegno che spendiamo nel menarci reciprocamente le chiese dovrebbero fare doppi turni.
C’è chi parla di “sindrome di Farinata“. Io chiamo questo nostro difetto la sindrome dei Boanerghes, i figli del tuono.

La vicenda è nota: la mamma degli apostoli Giacomo e Giovanni  – così soprannominati – andò da Gesù e gli chiese di privilegiare i suoi figli nel prossimo Regno di Dio. Uno seduto a destra e l’altro a sinistra del trono, e tutti gli altri sotto.

Quando ripenso alla faccenda non posso non prendere ad esempio la pazienza di Gesù, che invece di agire come avrei fatto io – lascio lo spazio all’immaginazione – con delicatezza fa capire alla donna che non ha compreso una beata cippa.

Se l’intervento fosse stato un po’  più deciso, dite che ci saremmo risparmiati tutti i wannabepapa che lasciano la strisciolina “riservato” sugli scranni celesti? Avremmo evitato tutti coloro che hanno passato gli ultimi anni a fare, da “adulti”, il contrario di quello che chiede il Magistero ma adesso si sono scoperti Mastri Inquisitori? E forse non ci sarebbero stati tutti quei figli maggiori che spingono per rimandare tra i porci i loro fratelli prodighi tornati a casa ?

Beh, probabilmente no, li avremmo avuti comunque. L’uomo tende a non imparare mai, a non vedere come quell’episodio evangelico, quella parabola che pure conosce a memoria possa applicarsi al proprio caso. Di solito è un brutto caso di ostruzione oculare a forma di trave.
Ma è quello il bello, sapere che abbiamo sempre bisogno di essere salvati.
Provare a fare la volontà del Padre, non quella che pensiamo essa sia. Fidandosi dello Spirito Santo, che ci soffia dentro tanti carismi differenti, cercare l’unità.
Accontentandosi di una panca in basso, ma con vista cielo.

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Le 7 opere di crudeltà spirituale – 2 – Insegnare a chi non sa

Cari compagni diavoli, demoni e larve infernali,

siamo oggi al secondo passo nel sovvertimento di quelle che il Nemico chiama opere di misericordia spirituali. Oggi prenderemo in esame, per rovesciarla, la seconda di esse:

Recto – “Insegnare a chi non sa”.

Anche voi, tentatori miei, siete perplessi?
E’ difficile da capire, ma sembra proprio che il Nemico voglia che gli umani imparino.
Vi domanderete, ma per quale motivo? Delle menti deboli come le loro come possono comprendere come è fatto l’Universo? E poi perché questa conoscenza deve essere disponibile a tutti, e non solo ai meritevoli? Perché non farne un segreto, da passare a chi ne è degno?

E’ proprio per argomenti come questo che Nostro Padre che sta quaggiù ha deciso di allontanarsi dal Creatore. Dove sta il vantaggio nell’essere potentissimi esseri angelici se poi si permette a delle creature infime come gli uomini di conoscere argomenti che solo menti superiori come le nostre possono apprezzare?

In effetti quella del Nemico sembra essere una vera e propria perversione. Invece di scegliere i migliori per rivelare i suoi progetti, i veri sapienti, va a cercare gli ignoranti, i disadattati, i relitti.
I nostri studiosi sono giunti ad una conclusione: il Nemico sa che i suoi disegni sono folli, e va a prendere coloro che non sono in grado di criticarli.
Il nostro dovere di diavoli diventa illustrare agli uomini l’assurdità dei progetti di lassù.

Sono le intelligenze che conoscono poco ma credono di sapere tutto quelle che ci è più facile convincere. Pensano di sapere già, e orgogliosamente non si preoccupano di imparare quanto non rientra in quello che sanno. Anzi, lo disprezzano.
Capite allora l’importanza per quelli di lassù di “insegnare a chi non sa”. Sono convinti che se gli umani apprendessero le opere del Creatore giungerebbero a conoscerlo meglio e amarlo di più. E questo a noi non va.

Le succulente anime umane non devono rendersi conto davvero di quanto è concesso loro. Solo così saranno nostre. Il modo migliore è agire alla radice: che non si accorgano di non sapere. Fare sì che non si facciano domande, che non chiedano perché.

Se il sole e la luna sono divinità, nessuno si piglierà la briga di misurarli. Se la verità non esiste allora è inutile cercarla. Se la realtà è illusoria non vale la pena darsi da fare per conoscerla. Se poi fosse l’arbitraria costruzione di un dio capriccioso perché prendersi il disturbo di studiarla, dato che lo stesso dio potrebbe cambiarla a piacimento?

Ma un Nemico che ha fatto un cosmo ragionevole, e l’ha dato agli uomini perché lo capissero e l’usassero…è un invito ad adoperare quel cervello che noi preferiremmo rimanesse il meno usato possibile.

Ecco preparato il terreno di scontro tra noi e il Cielo. Oh, vorrei che voi menti limitate riusciste a capire lo sforzo fatto da noi arcidiavoli per tenere nell’ignoranza il genere umano! Una battaglia ancora aperta ma che, posso dirlo con giusto orgoglio, stiamo vincendo. Non ritengo opportuno svelarvi tutte le nostre strategie, ma credo che qualche accenno sarà d’aiuto.

E’ una lotta dura. Abbiamo mandato i barbari a bruciare biblioteche e loro i monaci a riscriverle. Hanno abbinato le scuole alle chiese, e noi le abbiamo rese statali. Loro hanno inventato le università: noi i baroni universitari.

Società segrete, religioni gnostiche, best-seller complottisti sono tutti metodi che usiamo per travestire l’ignoranza da conoscenza. L’essere umano ha la tendenza a credere molto di più a ciò che gli viene sussurrato all’orecchio che a quello rivelatogli apertamente.
Più è assurda e sciocca la menzogna suggerita, più l’umano si convincerà di essere a parte di misteri esclusivi.

Il nostro capolavoro è stata la scienza. Tutta invenzione del Nemico, glielo concediamo. Ma non immaginava come l’avremmo usata.
La scienza spiega la bellezza del creato? E noi diciamo che quel creato non c’entra con il suo creatore. Che chi sa non ha bisogno di credere. Scienza contro fede.
Come se davvero gli umani sapessero tutto! Che siamo riusciti a far credere questo, contro ogni evidenza, testimonia l’assoluta imbecillità del genere umano.

Come abbiamo fatto ad ottenere un risultato tanto eclatante?
E’ un metodo semplice. Prendo una scoperta scientifica – ma qualsiasi panzana va benissimo – e sostengo che neghi qualche aspetto del cristianesimo. Voilà! E’ guerra.
I nostri partigiani credono che la scienza sia contro la fede. I fedeli che la fede sia contro la scienza.
Gli uni pensano di sapere già tutto. Gli altri che niente del loro possa essere messo in discussione, rivisto, capito meglio. Capissero di non sapere, e lavorassero insieme per conoscere, allora sì che saremmo fregati.

Può accadere, badate bene. Quanti scienziati cristiani! Quante scoperte fatte da coloro che ci sono sfuggiti! Ma, ancora una volta, l’importante è passarlo sotto silenzio. A questo ci pensa il nostro Ministero della Propaganda. Ci pensate voi, cari amici tentatori, a nascondere la scomoda verità, parlando di tutto tranne di ciò che è importante.

Spero abbiate capito. E’ sbagliato pensare che basti istruire un ragazzo perché diventi ateo e quindi cibo per noi. Questo è il genere di bufala che siamo noi a propagandare: evitiamo di finire nella nostra stessa rete. Ci piace l’istruzione solo se decidiamo noi cosa insegnare.

Questa è la nostra battaglia.
A chi vuole sapere, raccontate solo ciò che ci fa comodo, e rendetelo orgoglioso delle inutilità che apprende.
Tutti gli altri devono essere dissuasi dal farsi domande: al posto delle risposte, date loro informazioni. Un tempo era più complicato: oggi basta piazzarli davanti ad un televisore o certi giornali.

Riassumendo, cari diavoletti miei, la nostra seconda opera di crudeltà spirituale può essere riscritta nella seguente maniera.

Verso: Insegna a credere di sapere

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Questi miei consigli crudeli vengono anche riportati, sotto pseudonimo, su “La Croce“.

Il secreto dell’urna

Cara Fatina,
voglio un Presidente che sia o sia stato un politico attivo e conosciuto
ma non di destra e neppure di sinistra
che nel corso della sua attività abbia accontentato tutti
e non abbia scontentato nessuno
che non si sia fatto nemici e non sia stato criticato dai giornali
che non sia stato inquisito, denunciato e perfino condannato
che sia italiano e possa rappresentare tutti gli italiani
ma non rappresenti gli italiani come tutti pensano siano
di bell’aspetto, o almeno non brutto,
che piaccia e non dispiaccia
possibilmente donna, gay e di colore
ma non cattolico, per carità.
Fatina, ti prego,
fammelo trovare!

 

*****

Carissimo,

ma alla tua età credi ancora ai Presidenti?

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Oltre le apparenze

Se non vediamo il senso della vita è perché siamo troppo bassi, e non riusciamo a sbirciare oltre le apparenze.

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