Noi e il bisonte

Parto da un articolo che mi è stato segnalato da una affezionata lettrice.
Un piccolo di bisonte è stato soppresso dai guardiani del Yellowstone National Park. Un turista l’aveva ospitato all’interno del suo SUV per “salvarlo” dal freddo. In seguito a questo il vitellino era stato rifiutato dalla madre e dal branco.
“Un altro visitatore del parco aveva avvertito i turisti che non c’era bisogno di salvare il vitello (…) ma non l’hanno ascoltato. Pensavano sinceramente di fare un servizio. (…) Un frustrato portavoce del parco ha detto che la sua morte è stata causata dalla “preoccupazione fuori luogo” dei turisti”.
L’articolo prosegue notando che anche molti dei disastri della società odierna sono dovute a “preoccupazioni fuori luogo”. Si ignorano le prove che transessualismo e omosessualità sono un male per la persona umana, e li si incoraggia a cercare gli stessi atti e relazioni che impediscono alle loro ferite di guarire. Aborto, eutanasia…Si reagisce, spinti dal sentimento e dall’emozione, e si finisce per ammazzare il piccolo di bisonte. Il massimo del danno, fatto con tutte le migliori intenzioni.
Gli umani sono creati con la capacità per amore e compassione, ma hanno anche la capacità di permettere alle loro emozioni di zittire e persino sabotare la loro ragione. Dobbiamo chiedere a noi stessi: che tipo di interesse e preoccupazione stiamo davvero offrendo? Forse la natura umana non fornisce avvertimenti ovvi come quando abbiamo a che fare con la natura del bisonte. Oppure sì? Forse c’è saggezza nel guardare oltre la superficie nella natura più profonda. I segni ci sono se abbiamo gli occhi per vederli. Solo così la nostra assistenza può fare bene più che danno”.

Aggiungo un mio pensiero. Oggi viviamo come se la natura più profonda del nostro essere – cioè Dio – non esistesse. Come mi scrive un’altra persona,
se nel ’68 abdicavamo alla logica del mondo buttandoci anche a fare la rivoluzione nelle piazze (…), oggi abdichiamo perché accettiamo “i diritti dell’uomo” che il mondo ci presenta come fondamento della convivenza civile, evacuando Colui che è la sorgente della dignità dell’uomo. Quante volte ci toccherà sentir cantare “Imagine” prima di capirne il veleno? Quante volte renderemo omaggio all’idolo dei nuovi diritti per non essere divisivi?”

In altre parole, pensiamo di essere noi a salvare il mondo. Di potere essere noi, sentimentalmente, a decidere come è fatto un essere umano. Ma non è così: noi non possiamo salvare nessuno, siamo noi ad avere bisogno di essere salvati. L’errore prima o poi verrà rigettato, perché non è adeguato alla realtà. Chi lo segue sarà come un cucciolo senza madre e senza appartenenza – perché il suo io gli è stato sottratto. Morirà, un poco ogni giorno.

Io spero che quanti stanno battendosi, in parole, opere, firme e leggi, per un’idea dell’uomo errata stiano agendo per “preoccupazioni fuori luogo” e non per una cattiveria, per un vantaggio personale. Che siano convinti di fare del bene, in fondo. Perché si ingannano. Perché ingannati.
Spero che, vedendo il baratro, capiscano. Ma se non vediamo noi per primi l’inganno, se non cerchiamo di avvisarli – con ardore e misericordia – chi lo dovrebbe fare?

giovani-bisonti

VIII – Non Credo in una luce da luce

“Dio da dio, luce da luce, dio vero da dio vero”…Blah!

Avete mai letto tante parole abominevoli una dietro l’altra? Il loro suono è una tortura per noi demoni. La parte di ciò che gli umani chiamano “Credo” che le mette in fila è, tra tutte, quella che mi farebbe più piacere cancellare.

“Dio”, quell’immenso imbecille che crede di essere più grande di noi. “Luce”, quella fastidiosa caratteristica dell’universo che l’imbecille di prima ha escogitato per rischiararlo. Qualcosa da cui scappare il più lontano possibile, se si tiene alla privacy, rivelatrice di ogni affare che si vorrebbe tenere nascosto agli occhi degli impiccioni. E soprattutto “vero”, l’insopportabile pretesa che le cose stiano come stanno e non come dovrebbero essere.

Luce, dice di essere. Ma cosa ne sa il Nemico-che-sta-Lassù, della luce? L’ha creata, ma non la capisce. L’unico che ne è veramente in grado è Nostro Padre che sta Quaggiù, che di essa ha fatto la sua bandiera e il suo ideale. Lucifero, portatore di luce, era il nome che possedeva quando era ancora solamente il più grande tra gli angeli. Lui la luce non l’ha mai svilita incarnandosi nel regno umano. Lui sì che l’ha mantenuta pura, come avrebbe dovuto essere: piuttosto di usarla impropriamente ha scelto di non usarla affatto. Degradarla usandola per illuminare? Non sia mai, ci fa orrore. Tutto ciò che è materia, che è opaco, tale deve rimanere: deve essere eliminato, non illuminato. Siamo contro gli usi impropri. O tutto o niente: come per il bene, se non si può essere perfetti allora tanto vale lasciare perdere, e agire come si ritiene meglio. Questo noi facciamo: lavoriamo incessantemente per la rovina di ogni vivente, in maniera che il vero ideale risplenda più puro.  L’abominio più grande è proprio pretendere, come fa il Nemico, di mischiare quello che è superiore con ciò che è inferiore. La ragione prima del nostro contrasto con lui.

Sebbene gli uomini siano materia opaca, e quindi per noi solo contenitori da cui succhiare le anime marce, , quando condividono questa nostra visione ci possono tornare utili.

Questi scimmioni che credono davvero di essere saggi possono essere, opportunamente guidati, i nostri migliori servi. Li spingiamo a considerarsi puri, immacolati, a disprezzare tutto ciò che è carnale. Si pensano migliori, e sono sempre in cerca di un inferiore da epurare. Lo trovano facilmente in chiunque non condivida la loro visione e la loro purezza, cioè praticamente tutti gli altri. Quanti schiavi del Nemico abbiamo eliminato mediante loro! Il nazareno stesso è stato loro vittima. Giustificano ogni efferatezza con il loro fine superiore. Quanto ci piacciono!

Nel partito dei puri il bene è sempre sotto forma negativa, come divieto di qualcosa, come assenza. Gioiscono nel disprezzare, e così hanno bisogno dello scandalo, lo desiderano, per potere meglio indignarsi e giudicare. La persecuzione dell’impuro è il loro sport favorito: chi non rientra nel loro canone deve stare bene attento.

Questo genere di associazione ci è particolarmente cara, perché è una delle strade migliori che abbiamo per portare alla dannazione i nostri avversari. Proprio perché l’adesione alla nostra dottrina si presenta come una virtù e non come uno sghiribizzo personale, anche i più buoni, quelli con sincero desiderio di bene, vi si ritrovano.
L’importante è che al centro rimaniamo noi, con i nostri consigli, con il nostro sprone, con il togliere ogni dubbio o rimorso.

Grazie al loro impegno, il credere a un dio vero sceso in terra diventa impossibile. Se non fanno parte della Chiesa del Nemico la combattono strenuamente, se ne fanno parte ne allontanano gli unici che ne avrebbero bisogno, cioè i peccatori. Il loro comportamento è talmente odioso che rendono insopportabile il nome del Nemico-che-sta-lassù a tutti quelli che li incontrano. Pensano di servirlo, e rendono invece servizio a noi.

Alla fine chi fa quel che gli pare e piace e chi segue invece una sua ideologia ai nostri occhi interessati pari sono. Ambedue sono in fondo persuasi che quel “vero da vero” della formula che vogliamo cancellare non sia la realtà ma una invenzione.

Il risultato è che per loro il reale diventa incomprensibile. Si sforzano di capirlo usando il loro metro; più si sforzano, meno ci riescono e più rabbiosi diventano. Questo, sarete d’accordo con me, per noi è magnifico. Ogni cosa, ogni persona  è nemica. Niente di quel che vedono li soddisfa, perché non è secondo il loro disegno. Sono infelici, e di questo accusano gli altri, che rovinerebbero il mondo e quindi andrebbero eliminati.

Una divinità che si affianchi alle sofferenze umane e le prenda su di sé è per loro inescusabile. Si troverebbero improvvisamente a non avere più niente da fare: più nessuno da contestare, nessuno scandalo da rivelare, nessun oppositore da espellere o imprigionare. Il gioco sarebbe condotto da qualcun altro. La luce non sarebbe più quella gelida della lampada da interrogatorio in una stanza buia, ma quella calda e dorata di un mattino di primavera. Il Nostro padre ce ne scampi!

Sì, compagni di dannazione: al di fuori della Chiesa del Nemico, quella che in lui confida, non troverete nessuno che osi affermare che quell’uomo era davvero Dio, era davvero la luce. Tutti gli altri non si sanno spiegare chi fosse, e tuttavia rifiutano quella scandalosa commistione tra il superiore e l’inferiore che il falegname affermava.

Anche tra i suoi servi qualcuno dubita. Anzi, c’è chi è convinto del contrario. Pensa di essere meglio lui del Nazareno, che fosse solo un uomo di altri tempi. Crede di potere adattare quello che lui ha detto alle circostanze, alla sua brama di proibito. Chi fa questo sono i più puri dei puri, che cercano una Chiesa così perfetta che non avrebbe posto per nessuno, e i sommamente impuri, che vorrebbero una Chiesa così imperfetta da adattarsi alla loro mortalità.

Per tutti e due questi tipi di uomo quel versetto del Credo non significa più niente. Qualcosa li guida, ma non credo sia luce. Quella l’hanno spenta.

christ-the-lightgiver-icon-614

L’ultimo eresiarca

L’ultimo eresiarca si destò e guardò la finestra. Doveva avere dormito parecchio, perché sembrava essere l’alba: la luce al di là dei vetri tingeva di un vivace rosso le tende e le tapparelle semichiuse.
Faceva fatica a respirare, ma era normale: stava morendo. Nei giorni precedenti era stata una processione di persone, politici soprattutto. Tutti ad accreditarsi. A farsi vedere, a farsi fotografare. A rendere omaggio al vincitore agonizzante. A santificarlo. Tutto da ridere, lui che ai santi non aveva mai voluto credere.
Ma i suoi visitatori li capiva bene, oh se li capiva.
Al fondo della stanza, un movimento.
Un’infermiera. Una suora. Che strano che proprio lui, che aveva tentato in tutte le maniere di distruggere la Chiesa, si trovasse al secco fondo della vita accolto in un loro ospedale. O magari non così tanto strano. Forse non era riuscito a distruggerla del tutto, ma le sue eresie erano diventate ormai praticamente ortodossia. Si può dire che molti di loro erano quasi dei suoi.
Oh, quanti ne erano venuti anche di quelli, a rendergli omaggio, lodando il peggior nemico della loro razza. Tutto da ridere.
Fece un cenno all’infermiera, che avanzò verso il suo letto. Aveva un abito che non aveva mai visto, ma chi può contare gli ordini di suore? Si sentiva la gola arida come non mai, la pelle tesa e affilata. Almeno il dolore non c’era.
La suorina era giovane, giovanissima, anche carina. Lo fece bere, gli sistemò il cuscino. E per tutto il tempo lo guardò con due occhi enormi e scuri. Che strani quegli occhi. Cosa c’era in loro?
“Aoh, vuoi qualcosa?” le chiese, con voce gracchiante, quasi a disagio.
Lei abbassò per un attimo gli occhi, poi tornò a fissarlo. “Volevo chiederle se non si era un po’ pentito di tutto quello che ha fatto”, gli chiese, con voce veloce e chiara.
Lui tentò di ridere, ma dovette smettere perché gli venne da tossire. “Oh, sorella, manco me conosci. Che ne sai tu di quello che ho fatto?”
Lei sorrise, imperturbata. “Ma io so quello che lei ha fatto. La seguo da tempo. Lei ha sempre inseguito la sua idea di libertà, per sé e per gli altri. Generosamente. Ma spesso quella libertà era quella di fare il male.”
L’eresiarca fece per darle una risposta salace, ma questa gli morì sulle labbra. La solita cristianella sotuttoio, ma qualcosa in lei gli rendeva quasi impossibile darle le solite risposte. Ad un tratto capì che le solite risposte non bastavano più. Perché lo spettacolo stava finendo.
“Il male…il male è relativo. Quello che è bene per uno è male per l’altro. Lo capirai…”
“Non sto parlando di questo,” l’interruppe lei, “ma di quello che lei sa che è male. Perché lei sa cosa è male, al fondo del cuore. Lo sapeva anche quando si batteva per esso.”
“Io mi sono sempre battuto per il bene…”
“Per il bene di chi? E’ questo ciò a cui deve rispondere. Perché credo che un poco sappia quanto dolore ha arrecato. Quanto ne ha reso possibile.”
Si sentì montare la rabbia. Neanche qui, alla fine di tutto, lo lasciavano stare, questi integralisti? Chi l’ha mandata questa? Poi i loro occhi si incrociarono ancora, e lui capì con un sussulto cos’era quello strano sguardo che l’assillava.
Era pietà.
Si sentì un gran groppone. Cercò una risposta arguta, per una volta non ne trovò nessuna. Agitò la mano ossuta e macchiata. “Oh, lasciami stare, ragazzì. So’ vecchio, e quel che è fatto è fatto. Con il Padreterno me la vedo io. Discuteremo, e mo’ convinco anche lui.”
La suorina tacque. Gli rivolse un sorriso, ancora uno, poi silenziosamente uscì dalla stanza.
L’eresiarca si abbandonò sul cuscino. Si sentiva stanco, e nello stesso tempo stranamente leggero. Tra quanto sarebbero passati i dottori?
Si girò verso l’orologio, ma era fermo ad un’ora della notte. In effetti era strano. Non si sentiva il rumore del traffico, o quelli tipici dell’ospedale. Forse dopotutto era davvero notte fonda. Ma la luce dalla finestra?
Improvvisamente capì.
Il rosso lucore all’esterno non era il breve raggio dell’alba, ma qualcosa di molto più eterno e definitivo.

mani-anziano

Quando sarò grande

Non so se capita anche a voi.

Di tanto in tanto mi succede ancora di pensare “Quando sarò grande, farò…”

Mi prenderò una cascina in campagna, oppure vivrò in una casa in mezzo ai boschi, sui monti. Farò il giro del Monte Bianco. Andrò a Roma in bicicletta. Affrescherò la mia stanza.
Voi avrete altri sogni, è chiaro. E forse anche voi li piazzate in un futuro indefinito, che può essere la prossima estate o…

O.

Mi fermo e penso “Ma cosa sto dicendo?”.
Sono vecchio. Non così vecchio, ma ho una vita intensa, fin troppo intensa, e cerco di viverla al meglio. Ogni secondo è affollato. Anche se mi piacerebbe dipingere camera mia, riempire il soffitto di stelle e le pareti di paesaggi incantati, non ho una stanza per me. Vivo con la mia famiglia, e se anche avessi una camera per me e avessi il tempo per colorarla probabilmente finirei per fare cose diverse, perché ho cento desideri, mille interessi e diecimila responsabilità. Non mi basterebbero dieci vite per completare tutto ciò che vorrei. Anche se lo facessi, nel frattempo avrei desiderato altro.

Non sarò mai più grande di così. Lo dico al mio cuore: smetti di immaginarti cosa non può più essere, di potere crescere ancora, di avere un nuovo universo davanti. Ogni possibilità aperta.
E il mio cuore risponde: forse, quando smetterò di battere.

bambini-felici-evidenza

Catene

Il miglior modo per dominare qualcuno è fargli credere che le sue catene siano un vantaggio, una maniera di esprimere la sua libertà. Sarà lui stesso a chiedere di averne di più grosse.

shutterstock_128693780

Alla prova

L’immane massa di profughi che preme alle porte dell’Europa non è casuale. E’ il risultato di un preciso disegno, di scelte politiche. Ed è anche una prova per capire chi siamo realmente.

Per coloro che fuggono lontano spesso la meta sono nazioni che, in qualche modo, sono cristiane.
Ma l’Europa verso la quale scappano ha da tempo rinnegato le sue radici. Quelle radici che predicano l’accoglienza dello straniero, l’ospitalità al fratello sconosciuto, nel nome di Cristo.
Ci sono i grandi valori della laicità, l’illuminismo, e poi di quella sinistra che governa gran parte del continente. Giudicate dai fatti.
Quando il prossimo si fa davvero prossimo, quando non è più una sagoma distante ma una realtà sull’uscio, lì si vede.

Sappiamo bene cosa capita. Se la situazione a casa tua diventa intollerabile, se la minaccia alla vita è reale, si scappa. Fuggiremmo anche noi, credo. Se mai accadesse, e potrebbe accadere.
Affronteremmo anche noi la morte, prospettive incerte invece della certezza di fame e uccisioni. Pregheremmo anche noi che ci fosse qualcuno, là dove stiamo andando, che ci possa guardare come esseri umani, con una dignità, fratelli.

Sappiamo bene cosa è capitato. Le ragioni, le scelte di certi politici, di certe potenze ci saranno forse più chiare tra qualche decennio. Non è il caso, il fato cieco che muove tutte quelle persone. E’ una necessità artificiale, provocata. Voluta.
Una delle cause, almeno nel caso della Siria, è la persistenza dell’embargo, delle sanzioni decise ormai cinque anni fa dai governanti di quell’Europa di cui parlavamo. Quella che ha smarrito le sue radici.
Quei provvedimenti erano precise scelte politiche. Decisioni prese certo da più distante ancora delle nostre stanze del potere. Qualunque cosa si volesse ottenere, il risultato è stata una sofferenza tanto grande che ci è difficile comprenderla davvero.

Si sta per decidere il rinnovo di quelle sanzioni. Non c’è da illudersi che i grandi della Terra ci ascoltino. Hanno i loro programmi, i loro mezzi per piegare le idee e le opinioni. Anni di continue menzogne ce lo hanno insegnato. Ma possiamo rendere loro più difficile fare la cosa sbagliata.
C’è una petizione, aperta oggi, che raccoglie l’adesione di tanti di quelli che hanno sofferto sulla loro pelle le conseguenze dell’embargo. Ascoltiamoli, leggiamoli. Sentimo cosa hanno da dire, le loro testimonianze di prima mano da una terra in cui l’inferno si è fatto presente.

Firmiamo la petizione, e facciamola firmare. E’ un piccolo gesto, che a noi non costa. A noi che siamo messi poco alla prova, ma a cui comunque verrà chiesto conto di chi abbiamo accolto. Cosa abbiamo fatto per loro. Cosa abbiamo ignorato. Cosa ci siamo rifiutati di fare.
Da lì non potremo scappare, ma solo chiedere misericordia.

Firma qui

embargo

 

VII – Non Credo…in qualcuno nato prima di tutti i secoli

Non ci credo e non ci voglio far credere. Il che tutto sommato è facile: gli umani mica c’erano, prima di tutti i secoli. Noi sì. E da noi ci potete giurare, non scapperà neanche una parola in proposito. Nessuno riuscirà a farci testimoniare: quello che abbiamo visto resterà tra noi. Se vogliono saperlo, prima devono trovarci. E non è facile.

Fino a qualche tempo fa eravamo soliti intervenire direttamente nelle vicende umane. Non c’era nessuno che dubitasse davvero della nostra esistenza. Era un’altra epoca, e potevamo permetterci di essere molto più visibili di adesso.

Le circostanze sono cambiate. La civiltà moderna ci pone delle sfide alle quali noi dobbiamo essere pronti a rispondere. E se non lo sappiamo noi, che questa età l’abbiamo costruita secondo il nostro volere e desiderio, chi può saperlo?

L’uomo d’oggi neanche deve pensarci, ad un tempo prima del tempo. La nostra presenza potrebbe ricordaglielo. Allora per operare meglio dobbiamo nasconderci in quell’ombra che ci è congeniale. Sono da evitare tutte quelle azioni che possano anche solo suscitare dubbi sul fatto che noi esistiamo veramente. Dobbiamo portare al male, possiamo portare alla follia: ma con discrezione. Ci si nasconda dietro ad una malattia mentale, un disturbo della personalità o anche solo all’orgoglio: l’importante è che noi non veniamo percepiti come reali, che ogni atto malvagio, sadico, o autolesionistico non sia riconducibile a noi.

In questo siamo favoriti dall’essere invisibili alla scienza; o meglio, agli scienziati.
Quella degli scienziati è una particolare razza che abbiamo allevato con amore nel corso degli ultimi secoli. All’inizio avevano preso una brutta piega, sapete: facevano tutto per la maggiore gloria del Nemico. Poi siamo riusciti a convincerli che c’era qualcosa di meglio: la loro stessa gloria. Non è difficile ottenerla: basta non porsi alcuna domanda sul perché le cose accadano, anzi, organizzarsi per considerare queste domande prive di senso. Si trovassero davanti un’intera nostra squadra dotata di corna, alucce e forconi ci considererebbero non riproducibili sperimentalmente, quindi inesistenti e finirebbero con l’ignorarci.

La cosa bella dell’avere reso il nostro mondo invisibile agli occhi degli umani è che possiamo lavorare in pace. Mettere in testa ad una persona l’intenzione del peccato non è mai stato così semplice da quando si illudono che sia tutto istinto, io, super-io, condizionamento sociale o colpa degli eventi. Un tempo l’uomo si poneva lo scrupolo che sotto le tentazioni ci fosse il nostro zampino: ora, possiamo permetterci anche di mettere il nostro nome in chiaro su insegne di negozi e siti web, tanto chi ci crede che dietro ci siamo davvero noi? Non mettiamo più paura: in effetti, ci vengono a cercare. I vantaggi di essere poco conosciuti e avere buona stampa.

Se non credono alla nostra esistenza, figurarsi a quella dei miracoli: il sole può ruotare, le spine fiorire, i malati guarire inesplicabilmente e questi fessi troveranno mille modi per guardare da un’altra parte. Se giungono a negare le evidenze credete forse che si impressioneranno per un uomo che afferma di essere nato prima del tempo stesso? Considereranno la sua pretesa per qualche istante e poi proseguiranno senza minimamente chiedersi se sia vera o meno.

E questo, concorderete con me, ci va benissimo.

Ma ancora non ci basta. Non dobbiamo riposare sugli allori; dobbiamo portarci avanti, nella nostra opera di distruzione del Credo. Concentriamoci adesso su quel “nato”. Voi direte: che possiamo farci? E’ la maniera in cui il Nemico ha progettato le cose. E io vi risponderò: scemi, non siamo forse riusciti a corrompere ben altre evidenze? Se fino a ieri la nascita di un nuovo individuo era quanto di più simile ad un atto di amore gratuito che esistesse, adesso la nostra iniziativa sta cominciando a cambiare le cose. Un bambino comincia ad essere qualcosa che può essere comprato, preordinato, modificato, buttato via se non rispetta i canoni. Insomma, progettato.

Questo è il futuro, compagni miei. Se riusciremo a far guardare un figlio non come ad un dono ma un progetto allora tutta l’architettura celeste del mondo umano andrà a scatafascio. L’uomo è stato pensato dal Nemico a sua immagine e somiglianza: e ciò che costituisce il Nemico stesso, da prima dell’inizio del tempo, è di avere generato qualcuno da amare. Se invece di un amore gratuito abbiamo la pretesa, dove sparisce questa somiglianza? Il Nemico perderà ogni interesse per una specie per la quale ha letteralmente sacrificato se stesso e lo ripaga con il rinnegamento di ciò che lo costituisce. Tornerà a noi, dandoci mano libera con il mondo. E Nostro Padre infernale detterà le condizioni. Sì, perché sarà l’ora del Padre nostro che sta Quaggiù.
Credete forse che lui ci ami? Niente di così banale. Noi siamo suoi figli perché siamo forti, intraprendenti, secondo la sua misura. Non c’è pietà per chi sbaglia, per chi è debole. Sarà divorato, com’è giusto, da quelli più forti di lui, in modo che possiamo essere sempre più perfetti. Guardate me: pensate che abbia raggiunto la mia posizione grazie alla mia bontà? Pensate vi stia insegnando perché sono generoso? No, cari: la metà di voi che mi soddisferà di meno mi verrà data in pagamento.

Il futuro sarà così, come all’inferno così in terra: non ci sarà più spazio per una divinità che si divide in tre per potere amare meglio. Quello era prima di tutti i secoli. Il secolo presente è il nostro dominio, quello dove non si nascerà più per amore. Con l’illusione di un progresso, con parole di falsa benevolenza, con il miraggio di una felicità inesistente creeremo leggi per imprigionare l’uomo e divertimenti per inebetirlo, fino a quando non ci sarà più il tempo ma solo un eterno presente senza speranza di miglioramento.

Perché avremo la perfezione: esistenze artificiali secondo il nostro volere, nessuna nascita dato che non ci sarà nessuno da amare, non sarà permesso amare. Per tutti i secoli.

310px-Angelsatmamre-trinity-rublev-1410

 

 

Interiorizzazioni

Mia moglie parla fitto mentre piglia il caffè al banco del bar con una sua amica. Io colazione l’ho già fatta, e con la caffeina preferisco non esagerare. Per ingannare l’attesa mi guardo intorno. I quotidiani sono tutti presi, ma c’è Torino Sette, inserto de La Stampa sulle manifestazioni locali. Sfoglio sbadigliando. L’occhio mi cade su un articoletto firmato Luxuria sul Chemsex.

Se non sapete cos’è, bene. Il pezzo lo spiega a sommi capi: la moda in uso in certi ambienti soprattutto gay di rinchiudersi per giorni in una stanza a consumare droghe e sesso, tutte, tutto e tutti. Che al confronto sembra che i rave party siano delle veglie di preghiera per educande. Luxuria, che a quanto pare ne ha conoscenza diretta, descrive con pochi efficaci cenni l’orgia autodistruttiva dei partecipanti. Riporto la chiusura del pezzo:

Spetta alla nostra comunità lavorare sulla prevenzione e informazione anche se da noi i vari Adinolfi ne approfittano per equipararci tutti a drogati e magari anche assassini. Non esistono droghe gay e droghe etero, ci sono solo drogati: il Crystal Meth lo prende un gay a Londra come una donna incinta in California. I diritti civili sono altra cosa rispetto al diritto all’autodistruzione, spesso frutto di una persistente omofobia interiorizzata.

Rileggo un paio di volte, cercando di capire.
Hai appena terminato di descrivere l’effetto finale dell’abolizione di ogni morale, lo squallido risultato che si ottiene quando si afferma che nella pratica tutto è lecito. Invece però di arrivare a dire: ma ci devono essere allora dei limiti, e domandarsi quali essi siano, si preferisce tentare di spostare l’attenzione altrove. Ora, io non credo che Adinolfi o chi per esso abbia mai detto quello di cui viene lì accusato; in effetti, non penso che nessuno l’abbia mai detto. Che le droghe, la violenza omicida, non siano solo appannaggio degli omosessuali lo sanno tutti fin troppo bene.

Ma so anche che ci si butta verso la morte solo quando la vita non ha un senso. Sommessamente ricordo che quel diritto all’autodistruzione qualcuno lo chiama proprio diritto civile, lo chiama eutanasia. Lo stesso Luxuria. E’ pure lui interiormente omofobo, qualunque cosa voglia dire?

Tutti omofobi dentro, a quelle nottate di annichilimento chimico della propria vita, della propria umanità? E’ per questo che sono tanto diffusi proprio in quegli ambienti?
Cosa rimane per andare avanti, quando si perde la verità di lassù e quella di se stessi, e se ne diventa interiormente consapevoli?

chemsex-la-nuova-moda-del-sesso-chimico-in-gb_489241

L’argomento del serpente

Mi scrivono: “Legalizzata la sodomia. E c’è molto altro in attesa.

In realtà la sodomia era già legale. Quello che sostiene la legge appena approvata è diverso. Sta dicendo: socialmente, non importa in che buco metti cosa (scusate la volgarità), ogni scelta fa lo stesso.
Il che, come sappiamo bene, non è vero.

Come diceva l’(a)teologo Mancuso oggi alla radio, “i cattolici si devono rassegnare alla libertà individuale che trionfa”. L’argomento del serpente.
Permettetemi: io ho la libertà di non rassegnarmi.

occhio di serpente 2

La ferita e il Medico

Così anche questo capitolo della battaglia è giunto al termine. Le unioni civili sono state votate, e non penso che sarà il fatto di averlo fatto in modo palesemente anticostituzionale che fermerà i poteri forti che stanno loro dietro.
Per uno come me, che pensa che il fatto cristiano c’entri con tutto, è certamente un dispiacere. Ma so, e lo sapevo ben da prima, che non è certo una legge per quanto ingiusta ed errata che fa la differenza per il cuore umano. Ci sarà del male in più da redimere, ma questo per Grazia non spetta a noi.
Mi dispiace per quegli omosessuali che sono stati ingannati a credere che un pezzo di carta possa portare loro felicità o soddisfazione. Servirà solo a rendere più profondo il loro male, ma se ne renderanno conto in fretta. Sono stati solo pedine per forze a cui di loro interessa meno che niente. Il vero scopo di tutto ciò, come da tempo dico, è ben altro.

Ne possiamo vedere i segni in quello che ha detto uno degli estensori occulti di questa legge: “e adesso, droghe libere ed eutanasia“. Cosa hanno in comune queste cose? Presto detto: sono negazione di tutto ciò che vive. L’effetto finale della droga è la putrefazione della mente e del corpo. L’eutanasia è la cosciente distruzione della vita. E cosa sono le unioni omosessuali se non sterili pantomime, da cui non nasce niente se non carpito altrove?

Aprite gli occhi. E’ all’opera un potere che desidera la fine di ogni vivente, e leggi come questa non sono che stratagemmi per combattere l’unica forza che ancora almeno in parte gli si oppone: la Chiesa di Cristo. L’unica ancora a chiamare integralmente il bene con il suo nome: tutti gli altri spaventati codardi, opportunisti o illusi da una libertà che è autodistruzione. Ne vedremo presto altre conferme.

Dicevo che per me il fatto cristiano c’entra con tutto. Allora ignorare avvenimenti come quello di oggi, lasciare che siano, non ostacolarli o addirittura favorirli nell’illusione di poter praticare altre strade è gravissimo sbaglio. Perché così facendo sto dicendo che non è vero che c’entra con tutto. Ignoro una parte di reale: segno di ideologia. Come una malattia trascurata, ciò che viene tralasciato crescerà fino a fare ammalare, causando crescente dolore ed afflizione. La ferita è infetta. Non saranno i buoni propositi a evitare la cancrena.

Sinceramente soffro a vedere la divisione e il rancore tra chi dovrebbe essere unito per un unico scopo. Segno che Colui-che-divide ha fatto breccia. La malattia dilaga.
Presto, come sempre è accaduto, il Medico amputerà.

maggots

Chi sta con il popolo

Chi sta con il popolo?

Non è che abbiamo bisogno di ottobre per saperlo. Io al Family Day c’ero. So fare i conti con altre piazze.
Chi ha bisogno della fiducia dei voltagabbana per fare approvare una sua legge, non fidandosi neanche dei suoi, direi che di popolo ha un concetto ben strano.
Il punto non è comandare il popolo, ma ubbidire ad esso; meglio ancora, ubbidire alla realtà invece di pretendere di imporre la propria idea di essa con la forza.

Non ho dubbi che la realtà prima o poi si prenderà la rivincita, consegnando al letamaio della storia chi ha preteso di ingannarla. Purtroppo passerà del tempo, accadranno cose brutte che si sarebbero potute evitare. Dagli sbagli si impara, ma si paga cara questa conoscenza.
Intanto una cosa l’abbiamo appresa: cosa si nasconde dietro una faccia troppo piaciona per essere vera.
No, non è uno del popolo.

siamo-in-2-milioni-al-family-daye-ci-ricorderemo-dei-politici_ae8e8db8-c769-11e5-8612-9d9841d3d9ea_998_397_big_story_detail

 

VI – Non Credo…in un unigenito figlio di…

Mi preme ricordarvelo.

Stiamo parlando del Credo, quella strana filastrocca usata dagli uomini, quegli esseri di intelletto limitato, per ricordarsi in che cosa devono credere. O meglio, stiamo parlando della maniera di sabotarne tutti gli articoli, uno a uno, in maniera che non ci siano più per i mortali ragioni per credere. Credere al Nemico-che-sta-lassù, almeno. Sì, perché negli esseri umani è connaturato l’impulso di credere in qualcosa. Anche quelli che dicono di non credere a niente, in realtà a qualcosa credono: a noi. Perché al di fuori del Nemico ci siamo solo noi, i figli prediletti del Nulla.

Questo titolo di “unigenito”, invece, è decisamente “qualcosa”. Ditemi, non provate anche voi un senso di fastidio, quasi di ribrezzo? Qualcuno che dovrebbe essere la purezza assoluta, la totale lontananza da quella porcheria nota come ”materia”, che sceglie di annodarsi con la sua stessa creazione. “Genito”, generato. Invece di rimanere del tutto Altro, il creatore si mischia con la creatura. Davvero voi dareste fiducia a un’entità del genere? Lo riterreste credibile? Ma fatemi il piacere. E’ uno che non è in grado di rispettare le premesse, incapace di mantenere le distanze da quello che fa. Arrivare fino a immaginare un universo, d’accordo. Esercizio della fantasia. Ma incarnarsi…diamine, questo no.

E perché poi lo avrebbe fatto? Perché è nella sua natura amare, dice. Ma c’era proprio bisogno di un figlio per questo? Avrebbe potuto crearselo, costruirselo, obbligarlo ad essere come voleva. Invece no, lo ha generato dalla sua stessa sostanza.

Ce l’ha fatto capire chiaramente: noi non bastavamo. Noi demoni in fondo siamo le sue parole cristallizzate, siamo i suoi ex messaggeri. Il nostro modo di vedere le cose è completamente diverso da quello umano. Questo amore, noi non l’abbiamo mai capito bene. Tutte le emozioni e sentimenti umani li conosciamo perfettamente ma non vuol dire che li comprendiamo, come gli uomini non possono capire noi. Quello che noi chiamiamo odio, le nostre motivazioni sono in realtà qualcosa al di fuori della loro esperienza. Persino “odio” è una parola troppo blanda: come descrivere una tempesta dell’oceano parlando di gocce.

Anche il vero amore del Nemico ci è incomprensibile: a noi, figurarsi ai mortali. Ragione in più per non ricordarglielo, per tenere nascosto questo suo volto. Non bisogna mai permettere che gli umani si soffermino sul fatto dell’incarnazione. Potrebbero farsi l’idea sbagliata, cioè che c’è qualcuno che vuole loro bene.
Non solo sbagliata, ma sbagliatissima: dopo non presterebbero più attenzione a quello che noi raccontiamo.

Tanto l’uomo in generale non si rende per niente conto di quanto tutto ciò significhi. Lo capisse sul serio noi tentatori avremmo vita grama. “Figlio di dio, embè?” Questa è esattamente la reazione che dobbiamo suscitare. Indifferenza, incomprensione, stolida sottovalutazione.

Se un politico di secondo piano, o anche solo il vicino, venisse a trovarli lavorerebbero come muli per fare trovare la casa tutta in ordine. Il creatore dell’Universo scende tra loro e quelli non fanno una piega. Perché non capiscono quant’è grande l’Universo; la complicazione anche della più semplice forma di vita, il gioco delle reazioni chimiche, l’intrecciarsi perfetto delle leggi fisiche per loro deve rimanere abitudine e non fonte di stupore. Sapessero il numero di angeli che sovrintende ogni cosa intorno a loro rimarrebbero stupefatti.

Mentre ormai sono abituati al termine “Figlio di Dio” come se si parlasse del figlio della portinaia. Sono gli effetti di dare troppa confidenza ai mortali, come sosteneva nostro Padre che sta Quaggiù; e ora questa confidenza ci torna utile.

Basta pomparli un po’, convincerli che sono loro e non altri il vertice del cosmo. Esaltarli quando scoprono teoremi che sono stati pensati da ben prima che le stelle splendessero, applaudirli quando comprendono il funzionamento di una cellula progettata ben prima che qualsiasi vivente fosse davvero. Inorgoglirli per ogni aggeggio che la loro tecnica riesce a produrre, senza ricordare loro che quello stesso apparecchio svanirebbe in una nube di particelle indefinite se qualcuno smettesse di pensarli nel ticchettio del tempo.
Se loro sono così bravi, che se ne fanno del figlio dell’altissimo? D’accordo, ridicoli, è come se conoscendo il bricolage della domenica volessero progettare un grattacielo. Ma candidati per diventare dei magnifici dannati fai-da-te.

Estremamente utile è mettere in dubbio l’eccezionalità dell’incarnazione. Rimpicciolirlo abbinandolo a qualche effimera ideologia (”E’ stato il primo vattelapeschista”). E poi sostenere che quel carpentiere di Nazareth non fosse poi così uni-co; che non ci sarebbero poi tante difficoltà a trovarne una dozzina di simili a lui. Consiglio il tentatore accorto di farsi un elenco di uomini saggi da poter proporre per confortare quest’idea. Basta solo che poi non si approfondisca cosa questi saggi abbiano combinato veramente o quali siano state le conseguenze delle loro teorie.

Fondatori di religioni, semidei leggendari, avatar e guru: la frase magica è “anche loro…”. La sola cosa su cui non bisogna mai soffermare l’attenzione è che nessuno di questi ha mai osato proclamarsi Dio. Se, disgraziatamente, quest’argomento fosse tirato in ballo, ribattete che neanche il nazareno lo ha mai fatto, e se siete fortunati il vostro interlocutore sarà così ignorante da crederci. Se però sapesse il fatto suo, non demordete: ponete in dubbio l’onestà del falegname, la sua sanità mentale, la sua reale esistenza. Sarà difficile che vi troviate davanti qualcuno con la competenza necessaria a sconfessarvi, perché è molto più semplice denigrare e distruggere  che provare il vero. Se poi dinnanzi vi trovaste un osso duro, consolatevi: è uno su mille, e se siete fortunati gli avrete messo in testa qualche dubbio.

Non dovreste trovarlo difficile: noi siamo i multigeniti figli di nostro Padre: e lui è il padre della menzogna.

gesc3b9padre

Universi differenti

Una volta fantasy e fantascienza la scrivevano quasi solo gli uomini. Le donne erano decisamente poche. Catherine Moore, Ursula Le Guin, e non me ne vengono in mente altre di così notevoli.

Poi il vento è cambiato. Quasi tutti i grandi successi degli ultimi anni, libri e film derivati, le grandi saghe, sono il risultato delle fatiche di quello che un tempo era noto come gentil sesso. Twilight, Potter, Hunger games…e me ne vengono in mente un’altra dozzina. Gli uomini sono ormai in minoranza.

Non so voi, ma io percepisco quasi subito se un romanzo è scritto da un maschio o da una femmina. Le sensibilità sono del tutto diverse.

E’ difficile trovare un combattimento improbabile in un romanzo di un autore maschile. I personaggi hanno molti, molti meno dubbi esistenziali. Di solito c’è parecchio più sangue, anche gratuito. E anche il sesso è trattato in maniera diversa.
Le “Cronache del ghiaccio e del fuoco”, la sola serie di largo successo scritta dal “sesso forte”, è piena di grandi personaggi femminili. Visti con occhi maschili. Come i racconti delle varie autrici spesso privilegiano personaggi maschili, ma che un maschio trova spesso dissonanti. Non in ruolo. E’ complicato cambiare prospettiva, per quanto bravi si possa essere.

Essendo un maschio preferisco i romanzi “maschili”, anche se non disdegno certo quelli “femminili”. E’ una questione di affinità. Ma mi domando: dove sono finiti gli autori? Gli uomini non sono più capaci o interessati a scrivere, le donne sono più brave, o sono scelte editoriali? Forse anche il tipo di lettori è cambiato?
Può anche essere, può anche essere. La frontiera dello spazio è chiusa, le valli elfiche e i labirinti sono diventate videogiochi fin troppo saputi, hanno smarrito la magia. Non più sogni. Non più libri. Se il sottotesto diventa intimista, è l’autore intimista che stravince. E le donne in questo, ammettiamolo, sono migliori.

Ho  ancora un bel po’ di volumi dei vecchi tempi da terminare, e per quando li finirò la memoria fuggevole per l’età mi permetterà di ricominciare da capo. Ma, oh, donne o uomini, datemi nuovi universi. Li attendo.

tumblr_o4gmr6IU0D1qhttpto5_500

 

 

Ciò che rimane

Pare che in alcuni comuni spagnoli, in nome della libertà, si proibisca di esprimere liberamente la propria religione.
D’accordo, togliamo pure tutto ciò che è cristiano per rispetto agli atei. Però, per parità, poi togliamo tutto ciò che è ateo per rispetto ai cristiani.

Ero-ateo-fino-a-quando-ho-capito--io-sono-Dio-Maglie-a-manica-lunga

 

Cercatori d’infinito

Natura? Bella confusione. Il problema della natura è che oggi non si sa neanche cosa sia. Qualcuno la confonde con una misteriosa divinità che tutto ingloba, oppure un ostacolo che andrebbe rimosso per dare agli esseri umani la vera felicità. Sì, ma quale ostacolo? I limiti morali e fisici, pare. Il bisogno. Per potere essere o fare tutto quello che si vuole.

E questo fa capire, che, effettivamente, non si è compreso cosa si intende con natura delle cose.

Permettetemi una definizione un po’noiosa: natura è,

“Con riferimento a uomini, animali o cose, condizione o modo di essere originario, primitivo, intrinseco e che costituisce carattere fondamentale e stabile di una collettività o di un determinato tipo”,

recita la Treccani.

Lasciatemelo dire in maniera più pedestre: quello che qualcosa è, ciò che lo caratterizza e lo distingue. Ciò di cui siamo fatti.
La natura di un oggetto è quanto l’accomuna a tutti gli oggetti dello stesso tipo, e lo distingue da tutti quelli di tipo diverso. Un cavallo da un sasso, un fiore da un essere umano. Intrinseca: non può essere eliminata.
Capite quindi che “andare oltre la natura” vuol dire, di fatto, cessare di essere quello che si è per diventare qualcosa d’altro. Se pure sia davvero possibile.

Il concetto che abbiamo appena espresso è di solito abbinato ad un altro, quello di scopo. La natura di qualcosa trova la sua realizzazione, è compiuta, quando quel qualcosa raggiunge il suo scopo. Ad esempio, la natura dell’ombrello è riparare dalla pioggia. In un deserto un parapioggia non trova modo di esplicare la sua vera natura. Cosa si intenda con “fini naturali” e come questi vadano intesi sono duemilacinquecento anni che la filosofia lo discute. Però una definizione di uomo può essere proprio “essere vivente che prende coscienza della propria natura e ricerca i propri fini”.

Se la natura di qualcosa è ciò che lo definisce, allora essere “veramente” qualcosa vuol dire realizzarla pienamente.
L’uomo che vuole essere veramente uomo segue la sua natura. Per cosa abbiamo detto prima, prendere coscienza di sé e dei suoi fini. E qui arriva il difficile. Perché non tutti concordano su quali essi siano. O che l’uomo sia questo.
“Tutti gli uomini tendono alla felicità, e i pareri sono divisi solo sul contenuto di essa”, dice S.Agostino. Se la felicità, la realizzazione di sé, coincide con la piena conformità alla propria natura, allora definire in cosa consista sfugge di mano. Perché è evidente che niente, sulla faccia della terra, ci riesce a soddisfare pienamente. Conoscete qualcuno che sia del tutto soddisfatto? Voi, siete del tutto felici?

Anche l’immaginare l’umanità come pura biologia, nient’altro che una scimmia evoluta, o teorizzare l’abolizione dell’uomo, non risolve la questione. Perché non so voi, ma io voglio essere felice qui e ora, e di eventuali superumani futuri che non sono in grado di immaginare davvero non mi importa niente. Anche perché, per definizione, non sarebbero più uomini, non avrebbero più la mia stessa natura.

E’ su quello che davvero rende felici ora nella realtà che bisogna indagare. Questo l’avevano capito anche gli antichi filosofi per i quali, come ricapitola J. Annas,  “Nessuna esistenza viene vissuta secondo natura se non viene vissuta virtuosamente.” Le virtù sono ciò che, da esperienza, rende l’uomo migliore. Ciò che innalza l’uomo, e non l’abbassa. E che cosa siano questo alto e basso ogni uomo lo comprende, se si esamina nel profondo.
Ma, e questo è il paradosso, non sempre l’uomo riesce ad assecondare questa sua predisposizione. E’ come se ci fosse in lui un’altra natura, più oscura, che l’allontana da questa perfezione, preferendo un piacere immediato, la soddisfazione del bisogno, ad una gioia duratura e difficile da ottenere.

Il cristianesimo risolve il paradosso. Non siamo il nostro bisogno né il nostro limite, asserisce, altro ci de-finisce. Noi siamo cercatori di infinito. Il che sembrerebbe condannarci: come si fa a raggiungere l’infinito? E risponde: è quell’infinito che vuole raggiungere noi. I nostri bisogni ci spingono a cercarlo, e lui si fa trovare. Perché si è fatto uomo, incontrabile.

La nostra natura non è cercare di liberarsi della nostra natura, ma trovarne la fonte. Ci è amica. E’ come siamo fatti. E’ il nostro destino.

1e555599cc-960_oltre%20il%20muro

Capitani coraggiosi

O cari marinai di codesto vascello!

Stiamo salpando pe’ vasto mare, verso nuove terre e nuove ricchezze!
Non è il momento di dire no a tutto, di avere paura delle novità. Non facciamo i paurosi, siamo coraggiosi.
Io so che voi mi direte di sì. Vi siete imbarcati apposta con me in questa avventura: per il vostro guadagno, per il guadagno di tutti.
Guardate, io non è che faccio tante storie. Mettiamo ai voti se andare avanti. Se mi dite no, basta, si va tutti a casa. Quando abbiamo deposto il precedente capitano eravamo tutti d’accordo. Non lo chiamerò ammutinamento, ma piuttosto avvicendamento democratico. Allora mi avete scelto per guidarvi ed io ho acconsentito, e quindi il mio mandato è fare quelle imprese che prima nessuno, per mille motivi, ha mai avuto il coraggio di fare. Mi dite no? Si ritorna al porto. Finito. Basta paga, tutti a terra, e chissà quando passa un’altra nave. Io ve l’ho detto, eh, poi siete liberi, fate come volete.

Ma se avrete coraggio, si va avanti. La vedete questa ghinea? Vabbé, è un gettone dell’autoscontro, ma è come fosse una ghinea d’oro. La inchiodo all’albero maestro e il primo che mi avvista una grande balena bianca se la prende. Allora, tutti d’accordo a cercare Moby Dick? Si va per alzata di mano, ci si conta, oh, io c’ho messo la faccia con questa ricerca, ho promesso, quindi è una questione di fiducia. Non è che non ho fiducia in voi, è che voglio evitare i mugugni delle opposizioni, di quelli che dicono sempre no, che vorrebbero accontentarsi di cacciare i tonnetti, che non sanno osare. E’ necessario, diciamolo, via.

Se non vi va potete anche scendere. Accomodarsi fuori bordo. Non trattengo nessuno, io.  Il solo pericolo è la nostra paura. Qui si fa la storia. Andrà tutto bene, non preoccupatevi, io sto sempre dietro a voi.

Marinai, state sereni.

moby-dick1

V – Non Credo…in un solo Signore

Non credo in un solo Signore G…com’è che si chiamava?

E’ chiaro che noi diavoli non ci crediamo. E’ stato il più grande errore del Nemico-che-sta-lassù, questa incarnazione. Pensata chiaramente con l’intento di demonizzarci, se così si può dire. Non credete a tutta quella storia che l’abbia fatto per gli uomini. Noi sappiamo che sono bugie, come le altre che ci ha sempre detto. E’ stato palese fin dal primo momento, ed anche da un pochino prima, che non voleva altro che farci dispetto. Abbassarci, per così dire. Bene, c’è riuscito: adesso noi siamo quaggiù, ma ci vendicheremo: trascineremo con noi anche tutti i suoi cocchini.

C’è un solo Signore, per noi: ma il suo nome è diverso e ben più alto di quello di uno sconosciuto falegname  di uno sperduto villaggio, squallido persino per il metro umano. Noi non ci inchineremo mai a un uomo: e ai mortali insegniamo a imitarci.

Certo, sarebbe differente se fosse stato quel falegname ad inginocchiarsi davanti a noi: era arrivato a tanto così dal farlo davvero. Se non fosse stato per il suo orgoglio e la sua supponenza la storia sarebbe stata diversa. Adesso lui regnerebbe sulla terra con uno scettro di ferro, quale delegato di Nostro Padre-che-sta-Quaggiù. Aveva modo di suggellare la pace tra i nostri due imperi, ma ha rifiutato. Certa gente non capisce le opportunità quando le vede. Ne ha pagato le conseguenze con quattro chiodi e una lancia. Non si dovrebbe respingere alla leggera un’offerta fatta con la migliore buona volontà.

Ragione di più per sradicare dagli esseri umani una a una le righe del Credo: in particolare, proprio quella che afferma scioccamente che quel tale, quell’ibrido uomo-dio, possa essere il loro unico signore.

Le creature umane sono un ammasso di contraddizioni, frutto certo di cattiva progettazione. Da un lato vogliono essere come divinità, signori di loro stessi e del creato; e poi, non appena possono, lasciano ad altri la fatica di decidere e sono ben contente di farsi dominare.

Amano sottomettersi a qualcuno che si distingua, che colpisca la loro fantasia. Non per niente i dominatori che mettiamo in campo noi luccicano, incantano, imboniscono. Vesti dorate, corone, bellezza. Se non è il carisma, è la forza, i soldi, il potere.
Ah, sono facili da ingannare, gli uomini, il problema è mantenere a lungo l’inganno. Per questo i padroni, i divi che imponiamo loro cambiano tanto spesso.

Il Nemico no. Il Nemico sembra che goda a farsi rappresentare da mentecatti, da deboli, da bambini. La sua idea di Signore del Mondo? Un carpentiere di mezza età, vestito rozzamente, senza potere e senza ricchezza. Certo, aveva presa sul pubblico: ma niente che possa fare concorrenza ai nostri servi più scintillanti, i nostri prìncipi più potenti e convincenti. Prendete un umano qualsiasi: se il suo divo preferito dice il contrario del carpentiere, a chi credete che darà ascolto?
Celebrità che fanno quello che diciamo ne abbiamo quante ne vogliamo. Le persone di successo che ci devono un favore sono parecchie. Se no, non sarebbero di successo.

Mettiamo però che in qualche modo il discorso del falegname faccia presa. Che credano in lui.

Sono pronti ad accettare questa storia dell’“unico Signore”? Lasciare da parte tutte la altre fedeltà, comprese le proprie voglie e le proprie idee? E’ cosa assai dura per la bestia umana rinunciare alle proprie fissazioni e ai propri istinti animali. In questo fatica anche quando pensa di essere intelligente e profonda: perché in tal caso è dominata dall’orgoglio di quella intelligenza, e confida molto di più in se stessa che in una divinità e le sue leggi.
Non è difficile convincerli che seguire un Signore sarebbe pazzesco, che in realtà è molto meglio farsi dominare dai propri impulsi.
In fondo neanche quelli che avevano conosciuto davvero il falegname hanno creduto in lui fino in fondo. Dovevate vedere come scappavano, quando siamo andati a prenderlo.

Attenzione però ai passi falsi.
Quando ancora quel maledetto carpentiere non era uscito dal suo villaggio per andare a farsi ammazzare le cose erano più semplici. C’erano molti signori e molti dei: ed era facile indirizzare il cuore degli uomini verso quelli che più ci avvantaggiavano. Alla fine tutte le strade portavano a noi.

Adesso invece le strade del desiderio se le è prese tutte quel figlio dell’Uomo. Facendo credere ai mortali di essere lui il compimento di tutto. Si è fatto lui stesso strada.
Occorre impiegare tutta la nostra abilità per deviare il cuore e i passi degli uomini prima che imbocchino quel sentiero. Molto può essere fatto mimetizzandone l’imbocco. Unico Signore? Noi possiamo presentare una vasta varietà di scelta. Credono di entrare per la giusta porta, e si ritrovano in stanze che certo non si aspettavano. Accoglienti, almeno all’inizio, perché noi sappiamo bene come decorare le nostre esche.
Se gli uomini conoscessero davvero il loro Signore, saprebbero che dovrebbero sempre diffidare quando le cose appaiono troppo facili, troppo piacevoli. Quando ti lodano, quando tutto ti viene reso semplice, senza sforzo, quando non devi combattere ma solo seguire la corrente. Quello siamo noi.

Mi raccomando, sempre gentili e affabili con chi dobbiamo tentare; caustici con chi si oppone, con chi indica la croce. Se dovessero essere scontenti di qualche aspetto del simulacro di dio che gli stiamo porgendo, siate lesti a modificarlo. Adattate l’idolo che proponete ai loro gusti. Alla fine avranno trovato il dio perfetto, fatto a loro immagine e somiglianza. Sarà tardi quando scopriranno che quel dio è un imbecille incapace di salvarli dal loro destino. Perché esattamente uguale a loro.

L’unico in grado di salvarli è quello che noi abbiamo fatto appendere ad una croce ad invocare il suo paparino. Dovrebbero però avere il coraggio o la follia di seguirlo. Perché, però, quando ci sono signori molto meno esigenti?

Noi, per esempio. Noi non chiediamo la croce, ci accontentiamo di molto meno. La loro anima, da divorare ora e per l’eternità.

Cristo_Palatina_Cupola

Chiamiamola bellezza

Siamo fatti per la bellezza.

E’ incomprensibile. Perché? Cosa ci aggiunge un tramonto? Quale valore ha nella selezione naturale, nel mondo freddo e arido della competizione per la vita?

Eppure quel viola dei colli, le ossa candide delle nuvole nel cielo, il sole sfera arancione sfolgorante che bacia l’orizzonte, il profilo dei cipressi neri e i bianchi fiori d’acacia sono casa mia, sono quello che voglio, mi saziano, mi completano.

Siamo fatti per qualcosa, chiamiamola bellezza. Di cosa è segno quella bellezza?

image

 

La scintilla della vita

Scintille hanno accompagnato il concepimento di ognuno di noi. E no, non sto parlando metaforicamente.

Alcuni scienziati della Northwestern University hanno osservato, per la prima volta nel caso degli esseri umani, che al momento della fecondazione l’uovo rilascia “scintille” di zinco. Per rilevarlo hanno sfruttato la tecnica della fluorescenza, per cui all’osservazione l’uovo ha letteralmente brillato. Oh, certo, è un fenomeno biochimico, niente di così poetico in fondo. “Lo zinco controlla la decisione di crescere e cambiare in un organismo geneticamente del tutto nuovo”, dicono i ricercatori.

Bella scoperta. La cosa triste è che verrà usata probabilmente per selezionare, nella fecondazione in vitro, le uova che potrebbero essere migliori delle altre. Sembra che la quantità di “luce” emessa, infatti, sia proporzionale alla “qualità” della fertilizzazione.

Triste, sì. Perché non basta riconoscere che in quel momento è iniziato un uomo nuovo, se poi non ne tiri le conclusioni e ti rendi conto che anche quelli “meno brillanti” sono esseri umani.
A cui tu spegni la luce.

 

Squarci di suono

Tanti tanti anni fa, quando durante la Quaresima andavo a Messa, mi capitava di ascoltare spesso un certo canto. Le voci dei coristi si intrecciavano e ad un certo punto si levavano in un acuto straziante, che mi faceva mancare il fiato. “Si est dolor…” Era il Caligaverunt di de Victoria. Se sono entrato in un coro è anche per quello: per potere in qualche maniera afferrare più potentemente, ridire anche con la mia voce quello squarcio di suono come un lampo nelle tenebre.

Sono trent’anni che canto, eppure mi capita talvolta di commuovermi per un pezzo che magari ho fatto mille volte, tanto da perdere qualche battuta. Perché la musica più alta è quella che unisce la bellezza al senso, e il gustarla davvero è comprendere intimamente questo senso. Diceva molto bene chi asseriva che il canto è la massima espressione dell’umano. C’è chi ha detto anche che è  dimostrazione dell’esistenza di Dio. Io mi fermo prima: è la dimostrazione di quanto grande è l’opera di Dio. A cantarla come ad essere cantata.

caligaverunt

Cose accadute a sconosciuti

Cosa spinge a fotografare, a filmare furiosamente un avvenimento?
Mi è capitato molte volte. Sei così preoccupato dell’inquadratura, dei particolari tecnici, che l’evento scorre via senza che tu l’abbia davvero vissuto.

Tutto quello che rimane sono quelle foto, quei filmati. Che magari non rivedrai mai più; o che, nella migliore delle ipotesi, sarano uguali a quelli di mille altri, come cose accadute ad estranei.

Scambi la vita che stai vivendo con una immagine.
Potrai dire: io c’ero. Ma, in fondo, non sarà vero.

tantefoto

Scherzi

Ci verrà chiesto conto di ogni parola anche detta per scherzo. Questo non vuol dire che non si debba scherzare, ma che anche scherzando occorre essere seri.
Che significa essere seri? Che la verità di noi stessi e degli altri non cambia a seconda delle circostanze.
Più ancora di chi non scherza su niente è triste chi scherza su tutto, perché vuol dire che non ama davvero niente e nessuno.
E chi è più triste di chi non ama?

pensi-che-sia-uno-scherzo

IV – Non Credo… in un Creatore

“Non credo in un creatore del cielo e della terra”. Oh, che bello se tutti non lo credessero.

Cosa ci viene in tasca se riusciamo a convincere gli esseri umani che il cosmo non è opera di un creatore? Molto.
Il primo effetto è che le leggi della natura non sono un progetto buono, un libro da leggere per capire l’immensità del disegno divino, ma sono formule da apprendere per poter meglio dominare. Sono solo attrezzi da usare per i propri fini, quali essi siano. Nessun limite all’inventiva. Abusi? Ma quando mai.

La seconda conseguenza è che l’uomo stesso è solo un incidente di percorso. Al livello di pulci e canarini. Non è il cocchino di una divinità, non è fatto ad immagine di nessun dio. Nessun bisogno di considerarlo in maniera particolare, è solo una bestia un pochino più astuta. Gli è permesso quello che gli altri animali fanno. Nessuno status privilegiato: tutti gli animali sono uguali. Tranne per il fatto che alcuni animali sono più uguali degli altri.

La terza conseguenza è che l’uomo è insignificante. Niente di quello che fa ha senso, o sarà ricordato, perché il tempo è solo una distesa di anni senza significato. Quindi, perché muoversi, impegnarsi, oppure essere buoni? Ogni persona sarà divorata dei vermi, che diverranno essi stessi polvere.

Hai voglia a parlare di cielo stellato. Se tutte le cose visibili ed invisibili non hanno un Signore allora sono di chi se ne impossessa per primo, che fa quel che gli piace finché dura. Ciò vale specialmente per una scimmia astuta e vorace quali i nostri esseri umani.

Capite bene perché quindi dobbiamo cancellare dalla mente degli uomini, possibilmente ridicolizzandola, quell’idea di un Essere Supremo che crea ogni cosa, ed in particolare loro.

Quando i mortali erano gli ospiti di un mondo pressoché nuovo bastava operare per dimenticanza. Le cose quotidiane sono le stesse ogni giorno; il sole è sorto ieri e sorgerà domani. Gli oggetti, generalmente, rimangono dove sono stati posati. Per un certo tipo di uomo è semplice dare per scontata la propria esistenza. Perché domandarsi da dove arrivi quello che circonda? Sforzo inutile.

Sono d’accordo: individui del genere rientrano a stento nella definizione di essere umano. Ma quello dell’”inutile domandarselo” è un giochetto che riesce anche con i mortali più sofisticati. Basta elevarlo a dottrina filosofica alla moda: non farsi domande sulla vita non è più sintomo di stolidità, ma di intelligenza raffinata. Comunque sia, il nostro risultato è raggiunto.

Per gli altri possiamo servirci di quello che chiamano scienza. E’ complicata da manipolare: gli uomini rischiano di scoprire più di quello che compete loro e capire troppo. Ma basta fornire loro una teoria abbastanza verosimile e sponsorizzarla adeguatamente per evitare il pericolo.
Va bene, l’Universo è nato in qualche maniera: passate oltre, non fate chiedere loro perché.
Sembra fatto su misura per gli uomini? E’ un caso, o forse ci sono infiniti universi paralleli che non si potranno mai conoscere.
Come sia sorta la vita è incomprensibile? Diciamo che basta tirare fulmini in un brodo primordiale, e vedrai come se lo berranno.
La varietà degli esseri viventi? Signori, c’è l’evoluzione: e se poi manca qualche particolare sul come funzioni non importa, chi lo ricorda sia espulso dalla comunità scientifica.
Per domare la scienza basta chiamare scienza quello che scienza non è, e screditare tutto il resto. Non ci crederete a quant’è facile finché non avrete provato.
Vedete bene: che un creatore ci sia o non ci sia non è per niente dimostrato. Ma confondere dimostrazione con supposizione è tutto quello che ci basta. Le prove mica servono. Sono sufficienti i professori: e di quelli ne abbiamo quanti volete.

In questo gli scienziati vanno a braccetto con i filosofi: certi scienziati materialisti e certi filosofi, ovviamente, del genere che privilegiamo. Gli uni sono tutti per quanto è concreto, gli altri per ogni cosa spirituale. Una divinità che fa tutte le cose visibili e invisibili li sconcerta e delude entrambi, anche se per ragioni opposte. Il fisico perché non concepisce qualcosa di invisibile, dato che crede solo in ciò che può misurare; il filosofo perché non crede che qualcosa di misurabile abbia valore, e lo disprezza con tutto il cuore.
Per quest’ultimo tipo di pensatore è repellente anche solo il pensiero della materia, tutto perso dentro schemi mentali ben più alti della mera contingenza; almeno finché lo stipendio non ritarda. Un essere divino che abbia creato le cose concrete (e figuriamoci incarnarsi) è un’idea per lui assolutamente abominevole. Nella migliore delle ipotesi per lui l’essere supremo si occupa solo di regolette morali, non certo di terra e altre sostanze anche meno nobili.
Che poi tale disprezzo per quanto è materiale si risolva spesso in un “fa’ con quello che vuoi, sei un essere spirituale” è uno sviluppo che noi abbiamo coltivato sempre con la massima cura.

Di questi personaggi una volta ne contavamo ben di più, ma le mode passano: ne teniamo ancora alcuni in attività per poterli riutilizzare quando la moda ritornerà.

Ecco, un dio del genere esclusivamente spirituale sarebbe piaciuto anche a noi demoni. Ancora oggi, a tutto il tempo di distanza, non riusciamo a capire che ragione ci sia stata per creare l’Universo. Non posso negare che certi aspetti della corporeità siano persino piacevoli, ma gli inconvenienti superano di molto i vantaggi.

Il vostro umano è il tipo puramente spirituale o il tipo puramente materiale? L’uno o l’altro poco importa, in tutt’e due i casi il risultato sarà che rifiuteranno l’idea stessa di qualcuno che si immischia sia con la carne che con lo spirito, innalzando l’una per mezzo dell’altro. Se il cielo e la terra e ogni cosa visibile e invisibile non hanno origine da qualcosa di più alto potranno farne quello che vogliono. Cioè quello che suggeriamo noi.

Dimenticandosi di chi ha creato il loro cuore, e con essa ogni sasso e ogni stella. Incredibile, no?

DIO-PADRE-01a