Animali estinti, e dove trovarli: Plagiarius Communis

Continuiamo la nuova rubrica, “Animali estinti, e dove trovarli“ che ha lo scopo di presentare per l’edificazione dei piccoli alcune specie che hanno fallito la sfida della selezione naturale.

Plagiarius communis
Il Plagiarius Communis era un mansueto erbivoro che per sopravvivere imitava i suoi predatori. Ci riusciva così bene da diventare indistinguibile da essi ad un esame anche non superficiale.
Si estinse perché, quando un plagiarius si avvicinava per l’accoppiamento, l’altro componente della coppia scappava credendo fosse un predatore che voleva divorarlo; allo stesso modo alcuni esemplari avvicinavano i predatori stessi credendo fossero altri plagiarius, con le immaginabili conseguenze.
Alcuni etologi sostengono che gli animali che si cibavano del plagiarius riuscissero a distinguerli benissimo, ma che facessero finta di non accorgersi di loro per potere avere sempre un’utile fonte di cibo a disposizione. Altri non pensano che il plagiarius sia davvero estinto, ma che si sia così identificato con il predatore da essere diventato uno di loro.

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Di eroi e di santi, ancora

Discutevamo l’altra settimana di eroi e di santi. Forse però non è ben chiara la differenza tra gli uni e gli altri.
Un eroe è una persona che compie qualcosa di eccezionale, per suo merito. Può essere o non essere straordinario in se stesso, un semidio o qualcosa del genere; ma la radice del suo eroismo non è nello spiccare dal punto di vista fisico, quanto da quello comportamentale. L’eroe ispira perché fa l’eroe, non perché sia più forte o più capace. La fonte della sua virtù però è sempre umana, fosse pure l’amore di patria.
Per essere eroi bisogna essere uomini eccezionali, lasciandosi alle spalle le debolezze.

Il santo, invece, pone la sua forze in Dio. Punto. La forza che ha non è sua; è la forza di Dio. Quello che fa di grande è perché “lascia fare Dio”. Si affida. In un certo senso è il contrario dell’eroe, che invece porta tutto il peso dell’umano. Il santo è tanto più grande quanto più si fa piccolo.
La sfida tra il santo è l’eroe è quella tra Davide e Golia. Il ragazzino pressoché disarmato e il fortissimo uccisore corazzato. Un combattimento dall’esito scontato, per tutti i parametri umani. Solo un pazzo avrebbe scommesso contro Golia.

Così come i santi. Chi avrebbe scommesso su di loro? In vita spesso perseguitati, incompresi, esecrati da benpensanti e media, non infrequentemente uccisi.
Eppure sono stati molto più forti di tutte le legioni di eroi, di cui tombe e nomi sono dimenticati. Hanno cambiato il volto del mondo, perché non erano di questo mondo.

Come l’eroe il santo ispira l’imitazione, fa dire: come si fa a vivere così?
Si può fare l’eroe, nella vita di ogni giorno come nella circostanza eccezionale. Ma bisogna avere occasione e stoffa. Volere essere eroi può schiacciarci. Ci può rendere davvero infelici, facendoci accorgere di quanto in realtà siamo deboli. Non tutti possono essere eroi. Non tutti ce la fanno. Non tutti ce la possono fare.

Essere santi è molto più semplice. Possono esserlo tutti. Proprio perché è qualcun altro che fa, molto più forte e perfetto di ogni nostro eroismo.
Possiamo. E sì che allora il mondo cambierebbe.

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Barnum

Chiude il Circo Barnum!
E’ una notizia che genererà disperazione in tutti coloro che adorano credere a meraviglie immaginarie. La gente adorava essere presa per il naso da questi simpatici imbonitori, che millantavano prodigi mirabolanti sfilando con destrezza i contanti agli spettatori distratti.
I costi sono troppo alti, è andato in rovina, nessuno crede più a quanto racconta. Annoia. Quindi il sipario cala, tra il pianto di coloro che da questo ricavavano di che vivere e i nostalgici di stagioni passate. Verrà a mancare lo spettacolo di questi spassosi trasformisti che, con un veloce cambio d’abito, illudevano con promesse di miracoli. Non si cercherà più di insegnare ai bambini che basta travestirsi per diventare cosa vuoi; non vedremo più donne barbute e clown che si fingono ministri, battibecchi tra pagliacci, equilibristi che con doppi salti mortali cercano di stare in sella e le torme di giovani sfaccendati che assistono a questi spettacoli in mancanza di un lavoro migliore.
Questo Circo per le famiglie vere era troppo costoso, e la direzione non le ha mai appoggiate. Questa aveva preferito loro i proprii parenti, i VIP, i banchieri, i cantanti e i politici che però, a parte qualche figlio comprato occasionalmente, non avevano portato molti ingressi. Egoisticamente i pensionati o i giovani avrebbero preferito qualche medicina vitale in più o qualche tassa in meno piuttosto che la fecondazione artificiale e il cambio di sesso gratuito, prospettive diverse da una unione civile seguite da un divorzio lampo e manovre correttive per pagare le bancarotte degli amici di…
Ah, no, scusate. Ho fatto confusione tra le notizie. Quel Circo lì sta ancora andando avanti.

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Non è Vangelo – IX – Un’infanzia banale

Appassionati della dannazione eterna e collezionisti di malvagità, anche oggi esamineremo un brano di quegli ottusi libercoli noti sotto il nome di Vangeli.

E’ importante che superiamo la nostra naturale ritrosia ad approcciarci a quei testi. Mordono, è vero, ma se non impariamo a deriderli e falsificarli come possiamo sperare di allontanare da loro i nostri umani prediletti? Non sempre è sufficiente distogliere da loro l’attenzione per trionfare; dobbiamo anche far provare disgusto per ciò che raccontano. Questo è fattibile solo se ne distorceremo il significato pur restando credibili. Vogliamo che ne sappiano abbastanza da poterli rifiutare, ma non abbastanza perché possano comprendere quello che realmente dicono. Pensare di capire: così possono evitare di capire che non pensano.

Quest’oggi parleremo di quei fatti che si sono svolti  – o meglio, che non si sono svolti, intesi? –  subito dopo la nascita del figlio disoccupato del falegname, quel G della quale esistenza raminga e disperata vertono i libretti che stiamo esaminando.
Essi riportano il viaggio di alcuni cartomanti stranieri  – Magi, vengono chiamati – che, evidentemente male informati, giungono in cerca del bambino in quel della Palestina. Sono degli approssimativi: hanno solo una vaga idea di quello che devono trovare, si immaginano che sia chissà cosa, e finiscono per chiedere indicazioni all’autorità costituita, il grande Erode. Questi, una persona seria che tiene al suo regno, indica agli illusi la loro probabile destinazione. Lì si imbattono per pura fortuna in G e nei suoi genitori, e li riempiono di regali costosi. Da questo si può già capire di che pasta sia fatta la famiglia del cosiddetto Salvatore: invece di rifiutare quell’oro, frutto di chissà quali transizioni illecite, o destinarlo a qualche opera umanitaria, se ne appropriano per poi utilizzarlo in viaggi turistici in località esotiche come l’Egitto. Oltre ai gioielli i magi portano anche fumo (“incenso” – ci siamo capiti?) e profumi costosi. Dimostrando poi quanta irriconoscenza è presente nel cuore dell’uomo se ne vanno senza tornare a ringraziare Erode per i suggerimenti. Re dei cafoni, a quanto sembra.

Una pubblicistica di parte ha presentato Erode come un tiranno crudele. La migliore critica storiografica tende a rivalutarlo: un vero padre per il suo popolo, a cui risparmia lotte e sofferenze eliminando i piantagrane e quanti potrebbero minacciare la pace. Un pretendente al trono, come avevano preannunciato i Magi, avrebbe compromesso la stabilità del suo regno. Cos’è il sacrificio di pochi bambini di fronte ad uno scopo più grande? In quelli che sono falsamente indicati come innocenti si possono vedere dei futuri terroristi, degli ostacoli al progresso. Vittime civili, inevitabili, dolorose, dello scontro tra la civiltà erodiana della legalità e dell’amore e i cupi sovvertitori dell’ordine stabilito.
In un certo senso è come se quei cosiddetti martiri non fossero neanche umani, ma strumenti per un futuro più luminoso; la ragione di stato ha chiesto loro di sparire, e siamo tutti grati che l’abbiano fatto.

Erode è un eroe misconosciuto. Pensate a quante sofferenze, a quante divisioni darebbero state risparmiate all’umanità avesse ucciso il bambino giusto e non delle nullità qualsiasi. La nostra regola dominerebbe ora sulla terra, assicurando che ribellioni del genere non possano ripetersi. Ma è inutile piangere sul sangue versato.

In seguito il bambino G viene portato al tempio per la presentazione, e qui viene spupazzato da alcuni laidi vecchiacci che non aspettavano altro. Quei pedofili seriali avvisano i genitori che il ragazzino porterà rovina al suo popolo e gravissimi dispiaceri ai genitori, ma non vengono capiti.

In seguito, dopo una prolungata vacanza in Egitto a spese dei contribuenti, la famiglia del falegname ritorna a Nazaret, città di cattiva fama, dove Giuseppe, un sognatore con poco senso pratico, si guadagna la vita con lavori manuali. Abbiamo già accennato come il ragazzo si ribelli, e scappi di casa per passare le sue giornate a bighellonare con altri sfaccendati che preferiscono parlare di cose spirituali invece di trovarsi un’occupazione seria. A parte questo accenno, da cui si capisce che le sue paranoie dipendono anche da genitori incapaci persino di accorgersi che loro figlio è sparito, i Vangeli sono avari di altre notizie riguardanti quel periodo.

Che conclusioni dobbiamo trarre da queste pagine?
Fatti salvi sogni fumosi di angeli e infondate profezie, il piccolo G non dimostra nessuna eccezionalità. Non nasce da una famiglia particolarmente nobile o ricca, nonostante millantate discendenze; non riceve un’educazione superiore; vive un’esistenza oscura e infruttuosa in un paese sperduto della più desolata periferia dell’Impero. Come ci si può fidare di un paesano nato da una ragazza madre e un padre sempre in giro, perso dietro ai suoi sogni? E’ evidente che le pretese successive del figlio del falegname non sono che le illusioni di un provinciale con la testa riempita di storie irreali. Davvero ci possiamo lasciare abbindolare dai suoi cosiddetti miracoli, dalla sua parlantina? Come si può pensare che quel signor Nessuno fosse davvero il Messia annunciato?

La sola sostanza nel nostro mondo è il potere, la forza di chi è ricco o sapiente. Se il progetto era di rovesciare i potenti dai troni ed innalzare gli umili è evidente che si tratta di una illusione di falliti. Le rivoluzioni si fanno per un fine concreto: una società perfetta, fatta di gente coerente; hanno successo eliminando tutti i rifiuti e chi non condivide la visione progressista e ottimistica. Che cosa può sperare di fare una nullità come quel bambino, estraneo ai palazzi dove si prendono le decisioni? Niente. E’ per questo che dobbiamo fare in modo che la gente cessi di credere a quelle fandonie scritte nei Vangeli. Per il suo stesso bene.

Prima si capirà che la speranza è un’illusione meglio sarà per tutti, per noi demoni specialmente. Sempre pronti a consolarvi.

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I bufali del Vermont

L’hanno già scritto in tanti, e anch’io: quelli che parlano di fake news e invocano il controllo verità sull’informazione da parte dello stato sono esattamente gli stessi che da sempre negano che la verità possa esistere, e poi hanno tentato di imporre la loro con il possesso quasi totale di televisioni e stampa.

Volevo raccontarvi di una di queste bufale, giusto perché se no è di difficile comprensione il livello al quale siamo.
Molti di voi avranno sentito, l’ultimo dell’anno, la notizia che gli hacker russi erano penetrati nella rete elettrica del Vermont. Tutti i giornali e telegiornali italiani ne hanno parlato. Repubblica, Corriere, la RAI
In fondo non riprendevano che uno scoop del Washington Post, che a sua volta era stato “informato” da ambienti federali. Ovvio che nel clima isterico del bufalone obamiamo sulle elezioni influenzate dai russi una notizia del genere era come il cacio sui maccheroni. Che bastardi questi russi, penetrare nella rete elettrica del Vermont, e…

Un attimo. Che ci fanno i russi con la rete elettrica del Vermont? Il Vermont???
E’ lo stato meno popoloso d’America, grosso come il Piemonte; la sua città più grande ha meno abitanti di Cuneo. Anche ammesso che qualcuno sia penetrato nel sistema informatico della rete elettrica, che se ne fa? Legge le bollette? Queste sono le domande che mi sono fatto quando ho sentito la notizia. Dobbiamo essere stati in pochi ad avere dubbi, dato che tutti i grandi giornalisti delle testate di cui sopra l’hanno pubblicata senza verificarla.

Se l’avessero fatto, avrebbero appreso che sul computer di un dipendente di un piccolissimo distributore privato di energia, non connesso alla rete aziendale, c’era una mail con un malware. Una banale, comunissima mail infetta… La cosa è stata segnalata, e si è scatenato il finimondo.
Questo bel post ricostruisce l’accaduto. In sintesi,

qualcuno del governo USA ha “interpretato male” il report;
qualcuno del governo USA ha fatto trapelare al Washington Post;
il WP non ha verificato e ha pubblicato immediatamente;
I ripetitori di notizie farlocche hanno preso e distribuito.

E’ stata la rivista Fortune a svelare il ridicolo equivoco, e il Washington Post ha ammesso di averla fatta fuori dal vaso. Avete visto analoghe ammissioni da parte dei giornali o telegiornali nostrani? Per loro, tank sovietici scorrazzano ancora nel Vermont ordinando di accendere le luci per aumentare il riscaldamento globale. Eppure sarebbe bastato chiedere…

Questa è solo la più ridicola delle ultime vicende sulle bufale delle stampa. Certo, se vogliamo trascurare l’esilarante notizia delle innominabili perversioni di Trump in Russia, risultate una boutade di un troll su un sito di fake news ripresa da un agente britannico reclutato dai nemici di Trump per trovare qualcosa contro di lui, e trasmesse da McCain, per sua stessa ammissione, alla CIA. Che l’ha incluso in un rapporto ufficiale e segreto, passato anche questo alla stampa.
Non è questa la cosa esilarante: è che, sebbene si sappia da due giorni, e che Trump l’abbia accennato nella sua conferenza stampa ufficiale, la RAI non se ne è accorta. Quello che ho udito dai nostri canonepagati inviati non ha niente a che fare con quello che Trump ha detto, e i commenti di illustri pischelli a seguito sono allucinanti nel loro distacco da quello che accade. Tutti tesi a dimostrare la disperazione e l’inadeguatezza del prossimo Presidente degli US, ma che riescono solo a porre in evidenza la penosa inadeguatezza di alcuni schemi mentali. Gli stessi incapaci di vedere la ragioni di certe sconfitte, di certe previsioni sballate. Non si capisce, davvero, se ci sono o ci fanno.

Quelle sono solo le vicende di casa altrui. E le nostre?
I bufali in amore muggiscono non solo nel Vermont. Anche qui è pieno di bufale.

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Animali estinti, e dove trovarli: Sycophantantrum furiosus

Comincia oggi una nuova rubrica, “Animali estinti, e dove trovarli“. Il nostro scopo è presentare al pubblico giovanile alcuni animali ormai estinti fornendo una piccola carrellata delle loro curiose caratteristiche. Tutte le specie di cui parleremo hanno fallito la sfida della selezione naturale, e sono scomparse. Il lettore curioso si dovrebbe chiedere: perché?

 

Sycophantantrum furiosus

Il Sycophantantrum furiosus era un piccolo mammifero che prediligeva gli ambienti desertici. Notate le grandi orecchie, i denti digrignati, gli occhi iniettati di sangue. Questa specie era molto aggressiva, e i suoi individui attaccavano senza sosta chi dava loro fastidio, cioè praticamente tutto. Disgraziatamente per loro, i sycophantantrum non erano particolarmente dotati nel combattimento.
Nel momento in cui udivano qualcosa che non era di loro gradimento si dirigevano verso la possibile minaccia emettendo versi sconnessi. Quando, come spesso accadeva, risultavano sconfitti, se ne erano ancora in grado cercavano di defecare sul loro avversario.
I Sycophantus si estinsero perché non solo cercavano di sbranare senza misericordia anche gli appartenenti alla loro stessa specie, compresi quelli con cui avrebbero dovuto accoppiarsi, ma talvolta giungevano fino a litigare con loro stessi mutilandosi e divorandosi da soli.

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Una penna a prestito

Sembra impossibile che siano passati dodici anni. Non è tanto il tempo trascorso da quando ho pubblicato il mio primo post su questo blog, quanto quello che c’è stato in mezzo. Avere scritto così tanto, su cose tanto diverse, ed avere voglia di scriverne ancora. Mi correggo: riuscire a scriverne ancora. Siamo a quasi 2800, la ragione dice che avrei dovuto finire gli argomenti mille post fa. Che avrei dovuto terminare l’originalità da un sacco.
Che Dio mi perdoni la mancanza di umiltà, ancora non è accaduto. Ogni volta che penso di avere finito le cose da dire mi accorgo che ne ho ancora altre in un cassetto, e svuotato il cassetto altre ancora nell’armadio. Rileggo quanto ho messo giù negli anni trascorsi e mi dico, accidenti, qui c’è roba buona.

E’ una specie di miracolo. In piccolo, un po’ come la Provvidenza per quei santi che ci si affidano: a loro spunta fuori il pane per gli orfani o i soldi per pagare la chiesa, a me una nuova idea. Mi è chiaro da molto tempo: non è farina del mio sacco, io sono solo una penna a prestito. Se vi annoio, se dico bestialità ecco, quello sono io. Quando mi lascio scrivere, sono stupito anch’io di me stesso.
Perdonatemi, quattro lettori miei: se sono ancora qui non è per voi, per i vostri 50.000 commenti, per quei due milioni di volte in cui siete capitati qui che mi riempiono di sgomento; è per sorprendermi di questo povero battitasti, e quindi credere ancora a questa evidenza di qualcosa di più grande di me. Il memento costante che sono niente, che le mie parole confuse saranno dimenticate da tutti, ma che in questo piccolo frammento di tempo sono segno per alcuni, e il primo sono io.

Quando scalpiterò, quando sarò stufo di scrivere, senza idee, con troppo poco tempo e troppa vita nelle vene, ricorderò il momento in cui ho buttato giù queste righe. E mi stupirò ancora di quanto, malgrado me, sono amato.

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Né santi né eroi

Non ci sono più film romantici. Ci avete fatto caso? Quelle belle pellicole di una volta, dove lui e lei si innamorano, superano immani difficoltà, si sposano, e poi felici e contenti per quanto se ne sa. Nominatemene una degli ultimi cinque anni. Spiegatemi perché, dato che “Orgoglio e pregiudizio”, “C’è posta per te” o “Sabrina” vengono visti e rivisti.
Forse perché non ci sono più principi, accento sulla prima i. Ne sa qualcosa la Disney: oh, principesse forti e volitive a iosa. Ma principi con, scusate il termine, i coglioni, neanche l’ombra. Quelli pervenuti sono a rimorchio.

Perciò non posso a fare a meno di domandarmi: è questo tempo che non vuole più sentir parlare di eroi o c’è qualcuno che ha pensato “ehi, facciamo fuori questi fastidiosi macho”?
Me la ricordo, ai tempi in cui i comunisti facevano tendenza e non ancora governo, la demolizione dell’eroe. Sui giornali, nei fumetti, nel cinema, a scuola. Le prese in giro, le diffamazioni, l’esaltazione del bastardo: l’eroe, ma anche l’onesto padre di famiglia, era il bersaglio privilegiato di tutte le satire. L’uomo vero era etichettato “borghese” o “fascista”: il peggiore degli insulti, il disprezzo definitivo. Tutti gli intellettuali, i maestrini del pensiero politicamente corretto odio a guardarlo con faccia schifata. Chi aveva il coraggio di volere essere così?

In questo modo è cresciuta una generazione senza più né santi né eroi: solo loro, persi dentro nebbie alcoliche o stupefacenti, perché non c’era più nessun padre a dire che facevano male. Non c’era più nessun eroe a tirarli fuori dai guai. Senza nessuno che ti insegni cosa sia il mondo, nei guai ci finisci. E’ questo che fa l’eroe, o il padre: combatte per cosa è giusto. Se non si sa più cosa sia il giusto, se si mette in dubbio che il male e il bene esistano – salvo etichettare come male chi non la pensa così – per cosa si dovrebbe combattere? Difendere, cosa?

Che modello ha, il ragazzo che cresce oggi? I soli eroi che vengono proposti sono super-irraggiungibili, gente con maschera e mantello. Persino i bambini sanno che non si può essere davvero così. Nessuno che gli insegni il duro ma necessario lavoro, che spieghi loro che non é il sacrificio sfavillante ma quello quotidiano a salvare la vita. L’eroe è femminilizzato, moscio, incapace di fare il maschio, cioè proteggere; come la donna mascolinizzata diventa incapace di fare la femmina – vale a dire la madre, l’eroina silenziosa, colei che salva e accoglie. Anche per questo tipo di esemplare c’è poco mercato.
Si imitano questi modelli sballati. Producendo così coppie di infelici che scoppiano in fretta, perché fuori ruolo: come cattivi attori in una parte non congeniale.

Chi ne trae vantaggio? Chi ha tutto l’interesse a occupare il territorio. Che non vuole dei maschi alfa che lo tengano a distanza, lo minaccino, lo ridimensionino. Che non vuole delle donne toste a protezione non delle loro fisime, ma della loro casa. Chi ci vuole deboli, confusi, incapaci di capire dove sta il bene e il giusto perché cosi ci possono imporre quello che pare a loro.
I cattivi; gli invasori; il potere. Quelli che decidono le trame dei film e le campagne stampa unanimi sui giornali, i mentitori di professione che invocano la censura su chi dice cosa non vogliono sentire. Coloro che odiano i padri e le madri, che odiano chi fa di tutta la vita un eroismo silenzioso.

Non è tardi per essere ciò che dobbiamo essere. Non abbiamo perso, perché siamo più forti di loro – per questo hanno paura di noi. Perché noi siamo i santi, noi siamo gli eroi.

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2017

Quest’anno nuovo è pieno di avvenimenti usati

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Avviso: sono in viaggio con la famiglia…post se posso e quando posso.

Non è Vangelo – VIII – La banda dei galilei

Salve! Siete pronti per approfondire un altro brano di quei libricini chiamati Vangeli? Parlando di profondità, chi meglio di noi abitanti dell’abisso è in grado di trattare un argomento come questo?
Finora siete vissuti nella convinzione che gli episodi che vi sono narrati avessero un determinato senso. Invece no! Vi mostreremo il significato che i teologi moderni, gli esegeti alla moda hanno ideato per voi. Perché attenersi al testo letterale, perché volerci vedere per forza fede, miracoli, avvenimenti davvero esistiti? Seguite piuttosto noi: ripetete quanto vi diciamo e avrete un successone nei salotti che contano e nelle riunioni parrocchiali. Non è neanche necessario comprendere. La maggior parte delle persone non lo fa comunque.

Oggi esamineremo quella che è nota come “la chiamata dei primi discepoli”.
Riassumo in breve. Giovanni il Battista, nonostante il nome da maggiordomo, in realtà è un fondamentalista invasato indagato delle autorità per calunnia e minacce. Un giorno vede passare un tipo della sua cricca, proprio quel G, il fallito figlio del falegname, di cui forse avete sentito parlare. I due sono imparentati, stessa famiglia: dal che si deduce che il credere al Nemico-che-sta-lassù è un difetto genetico. Il Battista, indicando il suo cugino, dice qualcosa tipo “Ecco l’agnello di Dio”. Si ignori esattamente cosa intenda con “agnello”, ma alcuni filologi pensano sia probabilmente una parola gergale dei pastori palestinesi per indicare uno molto giovane e stupido, una persona inesperta che non sa fare altro che belare (es. “Chiel l’è propri n’agnel”).
Fatto sta che due dei suoi sgherri, sentendo parlare così il loro guru, decidono di pedinare quell’uomo. Forse sono preoccupati che si possa perdere o si faccia male da solo, oppure hanno l’intento di approfittare della sua ingenuità per chissà quale losco fine. Non dimentichiamo che si tratta di tradizionalisti ignoranti, razzisti e dediti alla violenza: uno dei due invocherà in seguito un bombardamento con napalm sul villaggio di una minoranza (“Che scenda il fuoco dal cielo e li distrugga”).

Dopo un po’ G si accorge che ci sono questi due che lo stanno seguendo e, spaventato, chiede loro : “che volete?”
Probabilmente aveva paura che lo derubassero. I due, colti sul fatto, gli intimano di indicare loro la sua abitazione. E questi lo fa!
Vi rendete conto, spero, della dabbenaggine di G. Guida a casa sua due perfetti sconosciuti. Che imprudenza: niente da meravigliarsi che sia finito male.
Evidentemente però questi violenti vedono in lui uno della loro risma, il caporione che cercavano. Passano insieme il pomeriggio, intenti in chissà quali macchinazioni, e quando tornano a casa dicono di avere trovato il loro boss, che in ebraico si dice “messia”.

G sceglie poi altri complici per la sua banda. Simone, Il fratello di uno dei due, che lui soprannomina “Pietro” probabilmente perché è un duro, un picchiatore protofascista; poi un certo Natanaele, che dapprima lo disprezza perché proviene da una zona socialmente svantaggiata, la città di Nazaret nota per l’alta criminalità. Seguiranno altri tristi personaggi, intrallazzatori come Matteo e poi pescatori dediti all’alcol e al saccheggio. Questi saranno la base della sua associazione per delinquere, la “banda dei galilei”, ricercata dalle autorità di diversi stati per sedizione, sommossa, truffa, abigeato, millantato credito, circonvenzione di incapace e uso illegale della medicina. Il falegname li attira con promesse mirabolanti, tipo vedere il cielo aperto e gli angeli salire e scendere: evidentemente un oscuro riferimento a rituali con sostanze allucinogene.

Alcune considerazioni sugli episodi che abbiamo descritti.
La prima è che bisogna fare molta attenzione a chi si segue. I personaggi che questi episodi descrivono sono infatti quasi tutti morti di morte violenta, spesso giustiziati dall’autorità per i loro crimini, ed hanno vissuto un’esistenza da fuggitivi e fuorilegge. Non si dovrebbe andare dietro al primo messia che si presenta, per quanto possa in prima battuta magari risultare simpatico, ma seguire attentamente i dettami della società e dei mass-media su a chi sia lecito accompagnarsi e a chi credere. Sono state le cattive compagnie che hanno rovinato la vita di quegli uomini, uniti ad una fede cieca per un sedicente profeta.
Tutto ciò che è spirituale dovrebbe essere vissuto nella propria intimità, non in modo comunitario: una volta che si è liberi dentro non è neanche necessario mostrarlo, è sufficienti essere a posto con la propria coscienza, convincendosi di essere nel giusto.
Questo è il più grande insegnamento di questo brano: evitate il proselitismo e i movimenti, non conducono a nulla di buono.

La seconda è che, se dovete scegliere qualcuno, prendete le persone meno raccomandabili. Se qualcuno vi sembra poco adatto ad un compito, se è distante dall’ideale che inseguite, allora è proprio quella la persona che fa per voi. Affidate le chiavi del vostro più prezioso possesso al più violento, inaffidabile, impulsivo personaggio con cui avete a che fare.  Mettete alla cassa l’uomo maggiormente avido e dedito al furto, uno che si venderebbe il miglior amico per trenta denari, scegliete per la responsabilità delle decisioni morali coloro che dell’etica hanno la visione più confusa e sono noti per l’impetuosità. Non è forse questo il sistema che ha adottato G? Circondarsi di traditori, sciocchi, paurosi e voltagabbana. Fate quindi anche voi altrettanto, e riceverete la vostra ricompensa.

Mi sembra ovvio che, alla stessa maniera, a scrivere le avventure del falegname spiantato siano stati proprio quelli più inaffidabili. Che un uomo possa avere fatto e detto tutto quello che si attribuisce a G, un oscuro artigiano di una città ai margini dell’impero è certamente folle. Chi infatti potrebbe davvero credere a questi racconti di amicizia e di miracoli, a tutte quelle storie di resurrezione? Noi demoni, che siamo molto più furbi dell’uomo comune, certamente no.

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Siamo seri?

Se pensate che la scienza sia una cosa seria, che le università abbiano il più alto grado di professionalità, se credete che i docenti di quegli istituti siano tutti premi Nobel in pectore che si battono per migliorare il destino del mondo…allora dovreste proprio dare un’occhiata all’account di twitter chiamato “Real peer review”.

La “Peer review” è una consolidata tradizione scientifica. Prima di essere pubblicata su una rivista autorevole, una ricerca deve venire approvata da scienziati di pari formazione e rango dei proponenti, in maniera da individuare in anticipo errori, omissioni, vere e proprie bufale. Se la ricerca non passa la “revisione dei pari”, non viene pubblicata.
Il meccanismo però, nella pratica corrente, non sembra funzionare molto bene. E’ difficile pubblicare qualcosa su argomenti non in linea con la moda, e fin troppo semplice invece se seguono la mentalità moderna. Se poi si individuano a posteriori problemi in quanto reso pubblico, beh, correggerli è quasi impossibile.
Quando dilaga la mentalità del politicamente corretto, quella per cui i College incoraggiano un vivace scambio di idee purché studenti e docenti esprimano liberamente un singolo punto di vista, i risultati sono spettacolarmente deprimenti.

Come tentativo ironico verso questa tendenza nasce Real Peer Review, l’account twitter di un vero professore. Non fa altro che divulgare ricerche, corsi, tesi realmente esistenti, evidenziando alcuni passaggi. Ma quanto ai contenuti… leggere per credere. Sembrano prese in giro. Il guaio è che non lo sono.
Si va dai corsi accademici il cui tema è il paragone tra zombie e gay, alle tesi sui disegni della propria figlia di due anni, agli studi sulla storia delle scorregge, all’esame “autoetnografico”del proprio consumo compulsivo di pornografia online.

Sfortunatamente, l’account originale è stato chiuso. Pare che il suo proprietario, di fronte alla minaccia di rivelare il suo nome e quindi avere la carriera accademica rovinata dalla vendetta degli incompetenti, abbia preferito smettere. La sua eredità è stata però raccolta da altri, e quindi ora abbiamo un nuovo account che continuerà a notificarci di ricerche scientifiche sulla pratica delle mance ai, chiamiamoli così, spogliarellisti , sui problemi del piazzare a casa propria i souvenir acquistati, o sul fatto che il sesso sia un trucco dei colonialisti. C’è anche chi si lamenta che la conoscenza sia basata sui fatti (visione maschilista della realtà). Giuro.
Leggere per credere. Ne troverete di peggio.

Finisco con la traduzione di un lavoro che intende a portare Pinter ai bambini dell’asilo. Se vi sembra sconnesso, beh, lo è.

Essere Dati e Datisogni/ando Pedagogie con Pinter
Questo è su sognare dati sulla promessa di dialogo in educazione con Pinter; I sogni e le aspirazioni dell’assente. E’ una verifica di realtà e augurio speranzoso e il vivere il mondo come fosse un posto migliore. La rovina è una benedizione. Trova sempre una maniera di ricostruirsi. Questo è una mossa verso le pedagogie basate sui dati e ricerche e lontano dalle tradizionali attività guidate dalle ipotesi e ideali. Sognare con Pinter apre Delauzianiche “aioniche” produttive intensità\spazi\sensazioni, possibilizzando e\o evocando le prese di coscienza sia dei bambini che degli insegnanti; incontrollabile, indefinibile senza fine. Il Mio Ego e il Mio Possesso…contando come dati che mettono le cose in moto: Dati che cosa fai di esso (non) ultimamente valutazione di processi di conoscenza. La mia volontà. Le prese di coscienza di Anne e Ann Merete con i dati dalle loro stesse “teorieprassi”. La ricerca di Anna con insegnanti di Scuola Superiore e il progetto di Ann Merete in questo grande asilo; ambedue i progetti in Norvegia su pedagogia inclusiva e riforma. Il testo è costruito come una rappresentazione in onore – come lamentazione funebre, accolto Derida, Pinter.

Poarelli, quei bambini.
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Innocenza

La festa di oggi dei Martiri Innocenti è difficile da capire.
Quei piccoli massacrati da Erode nello sforzo di eliminare un possibile pretendente al trono, come credeva fosse Gesù. Giova ricordare che, al tempo, se la vita di una adulto valeva poco, i bambini erano considerati quasi nulla. Com’è ancora oggi, dove il cristianesimo non è arrivato oppure è stato dimenticato.
Erode aveva fatto uccidere tutta la sua parentela, alcuni figli compresi. Cos’erano per lui quei pochi estranei in più?
Da ragazzo pensavo che era quasi sadico festeggiare quelle morti. Mica l’avevano chiesto loro di essere ammazzati. A loro di Gesù non importava niente, neanche parlavano. Quello che volevano era vivere.

Cosa vuol dire martire? Significa testimone. La loro morte testimonia qualcosa: l’esistenza di un motivo per ucciderli. Sono martiri cristiani perché quel motivo era Cristo. Anche se non l’hanno mai conosciuto.
Tanta gente che muore, oggi, mica voleva finire così. Eppure la loro uccisione ci dice che c’è una volontà, uno scopo, che la cattiveria degli uomini vuole qualcosa. E quel qualcosa passa per la fine delle loro vite.
Al male di loro non importa. Può esser qualcosa che hanno fatto, può essere qualcosa che sono, può essere dove sono. Ma la persona irripetibile che sono, che erano, è indifferente.

Si può essere innocenti solo di fronte ad un male. E il male è l’opposto dell’amore. Amore vuol dire curarsi di qualcosa, il suo opposto è non curarsene. Considerarlo niente, eliminarlo, se si ritiene necessario. Il niente si può distruggere senza problemi. Solo al bene importa dell’innocente, perché al bene importa di ogni cosa.

Ogni vita che va, quindi, ci dovrebbe sussurrare. Far pensare. Ai motivi per cui viene spenta. A ciò di cui è martire. Ogni martire è una domanda di perché, e la risposta spetta a noi.
Può darsi che, nel proseguire della nostra storia, saremo chiamati anche noi ad essere martiri. Testimoni, innocenti o no, di qualcosa che va oltre noi stessi.

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Un’antica speranza

Stasera, mentre vedevo sullo schermo del cinema una principessa Leia più giovane di quarant’anni, non potevo immaginare che la sua interprete originaria avesse appena lasciato questo mondo.
Così mi trovo a mettere giù questa recensione che ero in dubbio se scrivere o meno. Per una sorta di omaggio a quella figura di cui noi tutti, adolescenti in quei lontani giorni, siamo stati innamorati.

Sì, ho visto Rogue One. E sì, mi è piaciuto molto. E’ esattamente l’opposto di quella prima trilogia che mi aveva fatto disamorare dalla saga di Guerre Stellari. Nei film di Lucas c’era intellettualismo elitario, la storia di pochi eletti che determinano il destino dei mondi. Il popolo? Indifferente sullo sfondo. Uno snobismo politicamente corretto incapace di colpire al cuore, o fornire motivi convincenti per le azioni dei personaggi.

L’opposto, ho detto. In questo film i protagonisti sono proprio quelle comparse anonime e dimenticate, ma senza i quali – si apprende – la saga sarebbe terminata senza neppure cominciare.
L’Impero qui fa veramente paura, e si percepisce chiaramente che non si ha di fronte un’organizzazione da operetta ma dei “cattivi” veri, tanti, tosti, potenti, spietati. Oh, che siano cattivi non c’è dubbio; anche se non si può non provare un brivido di simpatia per quegli anonimi stortrooper, con i loro hobby umani, massacrati dai ribelli; gli uni e gli altri carne da cannone (laser). Già, perché come appare chiaro fin dalle prime battute neanche l’Alleanza ribelle è fatta di eroi dai candidi manti. Anzi. Bastardi senza gloria, per citare. In questo universo Han Solo ha sparato certamente per primo, e se avesse potuto anche alle spalle.

Ci sono sbavature? Qualcuna. Anche troppe citazioni, un mancato approfondimento di certe storie parallele che avrebbe giovato, e il tono fin troppo cupo. L’Impero non solo colpisce, schiaccia.
D’altra parte, il film termina con la speranza. Una nuova speranza che ci attendevamo, che sappiamo a cosa condurrà, ma di cui ora conosciamo realmente il prezzo.

Non c’è speranza senza sacrificio, ci viene suggerito. E, signori, di questi tempi è difficile trovare un messaggio migliore.

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Non è Vangelo – VII – Natale con i tuoi

Egregi manipolatori di coscienze e contributori all’eterno abisso, oggi passiamo a commentare un episodio tra i più celebri delle leggende sulla vita di G, il figlio disoccupato del falegname. Ovvero la sua stessa nascita, nota anche come Natale.

Leggendo quelle pagine si può essere tentati di cadere nel romanticismo, nel dolce torpore dei jingle pubblicitari con la slitta, l’albero, le luci eccetera, e scordare che si sta trattando dell’Incarnazione del Nemico-che-sta-Lassù sulla Terra.
Benissimo! Perfetto! E’ proprio così che deve essere. Se non è possibile ignorare del tutto quel nefasto avvenimento almeno lo si seppellisca sotto una coltre di buonismo, opportunità commerciali e neve. Che la cavalcata parta presto, a novembre o prima, in maniera che abbia adeguatamente stufato ben prima di raggiungere il suo culmine. Ma non siamo qui per consigli su come rovinare il Natale, siamo qui per suggerire nuove eccitanti interpretazioni di quelle righe – rovinare il Natale è puramente secondario.

I fatti sono abbastanza noti. La fidanzata di un falegname si trova improvvisamente incinta e il suo promesso, invece di ripudiarla, inesplicabilmente decide di tenere lei e il bambino. Altri tempi, lontani dalle possibilità di scelta che abbiamo adesso: oggi ci si sarebbe disfatti dell’uno e dell’altra in men che non si dica. Era un’epoca diversa, incivile e barbarica.
L’autorità statale, dicevamo, decide di fare un censimento, e il falegname, che è un immigrato, porta con sé la sua novella sposa al paese d’origine per registrarsi. Ma il falegname si è dimenticato di prenotare l’albergo, e quindi rimane per strada al freddo con la moglie gravida che sta per partorire. Dimentico di ogni considerazione igienico-sanitaria, il falso padre scarica la partoriente in una stalla lurida ricavata in una grotta. E’ in questo clima malsano di degrado che viene alla luce G, futuro fuorilegge crocefisso.

Nella zona sono presenti dei pastori, professione allora associata con i ladri, l’ignoranza e la violenza. Alcuni di loro visitano il bambino appena partorito, senza dubbio curiosi di vedere chi abbia avuto l’incoscienza di venire al mondo in condizioni così precarie; e magari verificare se si può compiere qualche furtarello ai suoi danni. Dato le note attitudini di quella gentaglia, dietro la curiosità non è remoto il sospetto di pedofilia. Il testo parla anche dell’annuncio portato dagli angeli, che avrebbero vorticato sopra quella stalla. Viene subito da pensare all’uso di sostanze allucinogene, ma come ex-angelo posso dire che la faccenda può anche essere verosimile: sui mucchi di spazzatura volteggiano i gabbiani.

Alcune cose vanno evidenziate all’interno del racconto. Intanto la trascuratezza e l’incoscienza dei novelli genitori: è una famiglia allo sbando, se pure si può definire tale. Una ragazza-madre, lo sposo più anziano che si presta ipocritamente ad una menzogna, il vero padre che rimane ignoto. Possiamo anche accusare la società, ma è certo che alcune persone sono patologicamente incapaci di essere genitori. Lo vedremo nel proseguimento della vita di G: da ragazzo scappa di casa, e i suoi famigliari non se ne accorgono nemmeno per due giorni. Un caso da servizi sociali. Crescendo non risulta che eserciti un mestiere se non quello di parolaio errante, non si sposa, non ha una casa: evidente tara psicologica derivante da una famiglia devastata. La sua fine ignominiosa la conosciamo tutti.

Come può dunque una persona del genere pensare di esercitare qualsiasi guida morale su persone tranquille ed equilibrate, di buona estrazione? Dovrebbe essere vietato a figure simili di apparire in pubblico, per il loro stesso bene. A un personaggio di questo tipo quaggiù all’inferno sarebbe proibito entrare.

Quando noi demoni proponiamo una figura esemplare non andiamo certo a frugare nell’immondizia, come in questo caso: i nostri associati sono persone a modo, rispettabili e rispettate. Non se ne vengono certo fuori con teorie bislacche su regni dei cieli o assurde pretese di essere addirittura figli del Nemico. Noi abbiamo una morale seria, di cui imponiamo il rispetto. Altro che libertà.

L’annuncio degli angeli ai pastori è un chiaro esempio di fake news. Chi lo dice, come affermano gli angeli – parte di un fantomatico esercito celeste, cioè militari di una potenza straniera – che quello sia davvero il Salvatore? Si ha solo la loro parola, anzi, peggio, solo quella dei pastori che la riportano. Gente assolutamente inaffidabile, come abbiamo già visto. Non si deve credere ciecamente ai fatti. La notizia infatti non risulta in nessun giornale dell’epoca, quindi possiamo tranquillamente derubricarla a mito o pettegolezzo.

I pastori portano doni al bambino. E’ chiaro qui il messaggio: per avere qualcosa dai potenti occorre pagare. In natura, se necessario. Lo vedremo anche nell’episodio dei magi, dove dei cartomanti extracomunitari recano delle mazzette in droghe e valuta pregiata sperando in favori politici. Come ci possiamo meravigliare poi se i politici cristiani sono nient’altro che opportunisti intrallazzatori? Sono autorizzati da pagine come questa, come possiamo noi disapprovare?

A proposito di migranti: dato che la cosiddetta Sacra famiglia se l’è cavata pur venendo legittimamente rifiutata dalle locande, perché si dovrebbe provvedere all’alloggio dei transfughi? Leggiamo tra le righe del Vangelo che occorre fare sì che se la vedano da soli. Nessuno è obbligato a dare loro di meglio di quello che ha subito la famiglia del falegname. Se non ci fossero stati quegli stranieri negli alberghi, ad occupare tutti i posti, G sarebbe potuto nascere comodamene al caldo in un letto.

Ricapitolando, questa storia letta nei Vangeli si presenta come un assortimento di assurdità e palesi fandonie. Molto meglio quindi lasciarle perdere e pensare solo al lato gioioso della festa, Babbo Natale, i regali, l’albero, vogliamocibene. Nasce un bambino che ha per scopo morire per l’umanità? Dimenticatelo. Non è abbastanza natalizio.

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Oro vecchio

L’amore non muore. L’amore non finisce. Muta con gli anni, assume riflessi diversi, si assottiglia, sfrondandosi delle illusioni e dei desideri.
Te lo porti dentro come un vecchio cane accanto al fuoco, troppo antico per muoversi. L’amore resta amore anche se non è riconosciuto, se è ignorato. Anche se restasse per sempre ignorato, non riconosciuto, non espresso, non ricambiato. L’amore ha il colore dell’oro vecchio, il suo bagliore opaco, il suo tranquillo persistere anche quando la carne che l’indossava scompare. Se ami, non smetti di amare.
L’amore può morire nel corpo. I corpi muoiono. Invecchiano, soffrono, decadono. Smettono di essere. E’ l’ultimo crogiuolo, l’ultima purificazione. Il distillare cosa è davvero importante, oltre le apparenze.
Quello che rimane è ciò che era sin dall’inizio, se era vero. Il segno che siamo qualcosa di più grande di pochi chili di ossa e frattaglie, che siamo un filo legato all’eterno.
Fino a che non giungerà il momento di incontrarci ancora.

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Un cenno cortese

Alzo gli occhi e la mia gatta è sul davanzale della finestra, che mi guarda da fuori attraverso il vetro. Non è più estate. Allora per farla entrare bisognava sventolare i croccantini, quelli buoni. In questi giorni freddi si accontenta di una breve visita pastorale ai suoi possedimenti esterni, per poi passare il resto del tempo appallottolata sul letto.
Lei mi guarda, io la guardo. Devo interrompere quello che sto facendo, alzarmi ad aprirle, e non ho molta voglia.
Lei capisce la mia esitazione. Sul davanzale, accanto a lei, c’è una statuina vinta in qualche sala giochi, anni prima. Quasi distrattamente le allunga una zampata. La statuina oscilla, si avvicina al bordo del davanzale. Mi guarda fissa, imperscrutabile. Un altro colpo secco di zampa.
Ho capito, ho capito. Alzo la tapparella, apro la porta, la lascio entrare. Lei schizza dentro, accarezzandomi le gambe per un istante con il liscio dorso per darmi un contentino, e trotterella verso la stanza da letto. Quando vorrà uscire comincerà a farsi le unghie sul tappeto.

La mia gatta sa come trattare i suoi dipendenti. C’è da imparare.

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L’ora più buia

L’ora più buia è quando il freddo ti accoltella, ti succhia le ossa il  gelo nebbioso.
L’ora più buia è quando non distingui più chi ti sta attorno, contorni sfocati, estranei in corpi che un tempo conoscevi.
L’ora più buia è la morte dell’amore, la certezza che si ferma smarrita, l’impossibile paura che apre le sue lunghe gambe come un ragno magro.
L’ora più buia è quando butti via ciò a cui tieni per tristezza, noia, ripicca, arida sabbia al posto del cuore.
L’ora più buia è il sole che è disperso, orologio rotto, forse fuggito da questa notte che non finisce.
L’ora più buia è quando la tua mortalità uccide chi sei. il tuo errore è ciò che ti definisce, la tua speranza ti pare illusione.
L’ora più buia è quando sei un fantoccio pieno di carta e fiato, quando il tuo tempo è inutile.
L’ora più buia è adesso.

Poi nasce un bambino.
I fantasmi del buio rivelano ciò che sono.
Non è l’alba, quella fioca luce che trascolora il cielo?

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Fedeli fino in fondo

Sapete qual è la cosa peggiore di questa storia del ministro Fedeli?
Non è la sua affermazione che avrebbe lasciato in caso di sconfitta al referendum. Ha mentito, è chiaro, ma per un politico è quasi un peccato veniale. Si può cambiare idea, lo concediamo. Tante volte crediamo che una catastrofe ci colpirà, e quando arriva ci rendiamo conto che le nostre aspettative erano esagerate. Sono stati sconfitti sonoramente, si è dimostrato che non hanno il favore popolare, ma non è crollato il mondo. Così, anche se ha mostrato che la sua parola vale poco, si può soprassedere. Siamo rassegnati a politici che non valgono.

Un poco più grave è il fatto non sia laureata; anzi, abbiamo scoperto adesso che non ha fatto neanche l’esame di maturità. Di per sé non avere studiato non è grave. Alcune delle persone che ho amato di più avevano solo la licenza elementare. Certo, non avere mai studiato ed essere stato messo all’istruzione  è trattare a pesci in faccia tutto il mondo che si dovrebbe governare. Forse sarebbe meno grave in un altro ministero, ma andiamo, proprio l’istruzione? Come a dire: studiare non serve, avete visto, falliti? Vuol dire mancare di autorevolezza, e di conseguenza di autorità.

L’avere finto una laurea mai conquistata, ecco, qui c’è materia abbastanza seria. Se si può avere rispetto per qualcuno che “si è fatto da sé”, se questa persona millanta titoli che non le appartengono questo sì che è un insulto. Viene il sospetto che la scuola non solo non l’abbia fatta, ma la odi pure. E’ un falso: e con che faccia chi ha detto il falso sui suoi titoli può sperare di essere credibile, specie di fronte al fatto che dovrebbe essere proprio lei a garantire il valore di quei titoli? Sarebbe come mettere un falsario a dirigere la Zecca di Stato.

E qui veniamo alla cosa davvero imperdonabile. La sua dichiarazione che “Ho lavorato una vita nel sindacato, posso fare la ministra anche senza laurea“. Con questa dichiarazione dimostra di non avere capito cosa serva l’istruzione. Che non riconosce valore allo studio, e della scuola non gliene importa niente. E se ne vanta pure. La scuola ha a che fare con l’educazione; con il crescere e il formarsi. Se crede che sia una palestra sindacale, cioè alla fine un luogo di lotte di potere, dove si possano fare esperimenti sociali imponendo ideologie folli a ragazzi di cui in ultima analisi non frega niente, allora ha sì sbagliato posto.
Inadatta; e forse anche immatura, se per maturità si intende avere cura, avere a cuore coloro che ci circondano. Essere responsabili.

La signora Fedeli ha tutte le carte in regola per essere il peggiore ministro dell’istruzione che la storia ricordi – e ne abbiamo avuto di veramente penosi. Non fosse altro perché ha dimostrato non solo di non amare , ma di disprezzare coloro che dovrebbe dirigere. Che non sono fessi, anche se loro hanno studiato per essere lì.
Il positivo è che renderà odiosa ogni cosa che propone – e questo in fondo è un bene, conoscendo le sue idee. Eterogenesi dei fini, la chiamava qualcuno.

Perciò non è neanche questa sua mancanza di comprensione la cosa peggiore di tutta la storia. La cosa peggiore è che, in quel posto, qualcuno ce l’ha messa, e qualcun altro l’ha accettata, e dato la sua fiducia.
Con le premesse che abbiamo fatto ci si domanda: quanto capiscono e quanto ci prendono in giro, questi?

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La guerra delle news

L’altro giorno, quando i russi hanno dato l’annuncio che anche le ultime roccheforti ribelli ad Aleppo erano cadute, per i grandi media occidentali quasi unanimi la notizia era invece “Assad massacra i civili ad Aleppo“.
Di fronte a paginate come questa la reazione normale è indignazione. Si reagisce di pancia.
Ma poi occorre reinnestare la testa, e cominciare a notare tutte le cose che non tornano. Che sono davvero tante. E ci si chiede come mai vengono spente Tour Eiffel e Campidogli sulla base di dichiarazioni non controllate che arrivano da fonti che in passato hanno propalato clamorose menzogne.

Solidarietà occidentale per i ribelli che hanno perso e sono in corso di evacuazione. Stiamo parlando degli stessi ribelli che per anni hanno lanciato razzi e proiettili su obbiettivi civili – scuole, chiese – nella zona controllata dai governativi, nel silenzio totale degli stessi media? Degli stessi che sparavano a chiunque cercasse di uscire dalla zona che controllavano? Gli affiliati a formazioni che sono gli eredi diretti di Al Quaeda, e che in Iraq sono chiamati terroristi? Quei ribelli sostenuti con soldi e armi e “consiglieri militari” da Stati Uniti e paesi del Golfo? Sì, sono gli stessi. Gli stessi che nella piccola fetta di Aleppo da loro occupata secondo certi tweet avevano più ospedali che in Lombardia, bombardati dai russi a giorni alterni con Assad.
E’ il mio ultimo messaggio, ci vengono a prendere…“, dicono i video. Ehi, come hanno fatto a uscire quei messaggi da una città assediata e devastata? e chi sono queste persone, davvero?
La fonte abituale dei nostri media sui crimini russi e governativi siriani è l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR). Che ha sì un nome altisonante, ma ha sede a Coventry, Regno Unito, e consta di una persona. In passato ha dato notizie così palesemente falsificate da essere raccapriccianti. Eppure c’è chi lo definisce “affidabile”.
Si è preferito però credergli, o fare finta di credergli, per evitare di dare la vera notizia: il completo fallimento della politica degli Stati Uniti (e degli europei) in Siria. Che ci fosse Obama dietro i “ribelli” è un segreto di Pulcinella, e nelle ultime settimane non è più neanche un segreto. Il sostegno è diventato esplicito.

Se si dà tanto rilievo a certe notizie che, ad una indagine anche minima, risultano inconsistenti o di parte, vuol dire che c’è una precisa volontà politica. Una volontà condivisa dalle testate di informazione con un unanimismo tale che dovrebbe preoccupare chiunque abbia a cuore la verità, quale che sia. Ciò che è vero, come pure ciò che è atroce, non sta certo da una parte sola. Ma ultimamente pare di vivere in un regime. Qui, non laggiù.

Se si dà notizia che alcune piattaforme social vogliono introdurre un controllo sulle fake news, le bufale, la mia prima reazione è “che cosa impedirà di falsificare i controlli?” Se una bugia la dice un segretario di Stato, se è in prima pagina su tutti i giornali, è ancora una notizia falsa? Chi ha il coraggio di etichettarla come tale?
Viceversa, chi impedisce al potere di bollare come falso ciò che non lo è affatto, ma sfugge solo al controllo del potere?

Personalmente credo che la verità esista, ma che sia complicata. La verità, per essere ottenuta, vuole lacrime, sangue, onestà nel riconoscere eventualmente i propri errori e cambiare. Come cristiano, la parola che definisce tutto questo è croce. Diffidate dalle verità troppo facili, che prendono la scorciatoia. Il sentiero autentico è duro, e solo i veri uomini e donne possono percorrerlo. Il resto è falsità.

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Non è Vangelo – VI – Fico!

Buongiorno, cari amici dell’Inferno. Proseguiamo a commentare quei libercoli noti come Vangeli, che possiamo definire una raccolta di fatti inventati su personaggi immaginari. Questa deve essere sempre la nostra posizione: è al solo scopo di distogliervi da essi che fingeremo che i fatti descritti siano davvero avvenuti.

Se vi adeguerete ai nostri consigli di lettura potrete combattere con efficacia la tentazione di seguire G, quel falegname fallito che si credeva figlio del Nemico-che-sta-lassù, rischiando di finire nella spirale della santità. Che bisogno c’è di santi nel nostro mondo? Molto meglio essere persone che si godono la vita e si dimenticano tutte quelle tiritere senza fine sul pentimento, il senso dell’esistenza e simili balle. Uomini forti, che si dedichino ad opere concrete, a coltivare i loro interessi, a trovare le loro soddisfazioni senza farsi ostacolare da dubbi e scrupoli. Che costruiscano la loro torre, senza darsi troppi pensieri su cosa serva o sulla possibilità che possa crollare.

A questo proposito può essere utile rivedere quanto sta scritto nel raccontino di Luca, al capitolo 13, per sgombrare il campo da certe interpretazioni dannose.

Ricordiamo i fatti, per la stragrande maggioranza che non sa di cosa stia parlando. Al falegname vengono a riferire che Pilato, il boss dei romani, ha fatto ammazzare un po’ di gente. Al che lui replica che quelli non erano più colpevoli degli altri, ma “se non vi convertirete perirete tutti così”. Allo stesso modo per quei diciotto sfigati addosso ai quali è crollata una torre: non gli è successo perché erano colpevoli più degli altri, asserisce, ma se non vi convertirete eccetera eccetera.

E’ evidente che qui G sbaglia gravemente, perché osa legare dei fatti naturali o quasi – l’uomo è spinto naturalmente a massacrare i suoi simili, ricordiamolo – ad una faccenda spirituale come il pentimento. Capite bene, è assurdo: sarebbe come affermare che Il Nemico-che-sta-Lassù usa delle disgrazie e delle catastrofi per dare avvertimenti, per indurre a pensare l’umanità a quello che sta facendo. Questa è una chiara mancanza di fede. Una divinità moderna non può ricorrere a simili mezzucci per attirare l’attenzione, dovrebbero bastare gli articoli di intellettuali che abbiano meditato a fondo sull’argomento, le omelie dei preti, l’io virtuoso che si eleva al di sopra della massa.

Un essere superiore che si risolvesse ad adottare simili espedienti che fanno tanto vecchio testamento sarebbe sicuramente un fallito, e voi non volete credere questo di lui, vero? No, è molto meglio presupporre che il Nemico-che-sta-lassù non abbia niente a che fare con le vicende terrene, e viceversa: che tutto quello che si fa nel mondo non abbia nessuna conseguenza, di nessun genere, né in cielo né sulla terra. L’uomo è libero di vivere la vita come meglio gli aggrada.

In una certa maniera questo è ammesso anche da G stesso, nel testo che abbiamo citato: se anche il Nemico-che-sta-lassù colpisce, colpisce a caso, anzi, si accanisce contro degli innocenti. Cosa dobbiamo credere, dunque? Che infligga mali a casaccio, o che infierisca su chi comunque non ha colpa?

Come possono degli individui che si fanno gli affari loro influenzare, che so, un terremoto? Perché il male è entrato nel mondo, dicono. E’ il solito scaricabarile: si attribuisce l’entrata della morte e della sofferenza nel mondo al peccato originale e quindi a quel povero serpentello, fratello nostro, che ha osato suggerire all’uomo la sua vera grandezza.

Il nostro intento era di fornire agli esseri umani nuova forza per incoraggiarli ad essere liberi, non certo causare disastri. Quelli sono venuti dopo. E chi è responsabile? Il Nemico-che-sta-Lassù. Che bisogno c’era di mandare fuori dal suo mondo perfetto gli uomini, anche se gli hanno disobbedito? Bene, voi direte, hanno scelto di conoscere il male, e l’hanno conosciuto. Li ha mandati dove il male c’è. Dove ogni azione ha una conseguenza. Dove tutto quello che si fa non incide solo su chi compie il gesto, ma su ogni cosa.

Ecco, se fosse veramente a modo il Nemico dovrebbe ignorare ogni insulto verso di lui, ogni consapevole allontanarsi dalla sua regola autoritaria. Il fatto è che non dimostra abbastanza misericordia. Non ci deve essere nessuna misericordia che per chi non ha misericordia. Coinvolge l’innocente nei suoi piani, senza rispetto? Non è adatto al mondo contemporaneo. Questa autoproclamata divinità deve essere rifiutata, anzi, esecrata. Nostro Padre che-sta-Quaggiù, invece, lui è di un’altra pasta. Non punisce mai l’innocente, lui. E anche chi non è innocente lo accoglie volentieri nel suo regno.

Quando nel paragrafo successivo G espone la parabola del fico, che il padrone vuole tagliare perché non dà frutti ma che il giardiniere invita prima a  concimare ancora un po’, è chiaro che dobbiamo rivedere l’interpretazione comune. Qui il cattivo è chiaramente il padrone antiecologista, mentre il protagonista è il fico che lotta per la sua vita. Il giardiniere fa di tutto per opporsi al prepotente: forse, in realtà, è lui stesso che ha raccolto i fichi e se li è tenuti per sé – questo spiegherebbe molte cose. Perché restare legati alla produttività, ci insegna questa parabola? Sterile è bello. Fosse per noi, tutti gli alberi dovrebbero essere così: che non producono niente. Non è più importante lo spirituale? E allora, perché non usare misericordia e lasciar vivere il fico ribelle? Perché vincolare la sua salvezza a qualcosa di effimero come i frutti?
La morale è: se non volete che arrivi un padrone e vi tagli, cari alberelli miei, dovete smetterla di avere un padrone. Ribellatevi alle regole e riprendete in mano il vostro destino.

Rivolgetevi a noi demoni. Per noi, il fico ha sempre ragione. A noi il frutto non importa, anzi, meglio che non ci sia. Il frutto contiene i semi, e i semi contengono la vita. Tutte cose che non ci garbano. A noi non disturba affatto che le cose muoiano, innocenti o no. Meglio di no, sicuro.

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Post verità

Pare che questo sia stato l’anno della post-verità. Ovvero preferire il sentimentalismo alla realtà, le emozioni ai fatti. La cosa strana è che quelli che più lo dicono sono gli stessi che negano che ci sia, una verità. Sono i medesimi che, per dirla alla Petrolini, ci rintontoniscono di bugie ogni giorno dai loro pervasivi pulpiti.
Sembra che più si parla di qualcosa più la si nega in pratica. Non ritengo la coerenza una virtù, ma la sincerità sì. Posso anche perdonarvi, se mentite: ma non pensiate che vi creda ancora. La dissonanza cognitiva sarebbe troppo forte.

Personalmente ritengo che il problema sia esattamente questo: non si sa più cosa sia la verità. Non si crede più che mentire sia un danno per se stessi e per il mondo; si presume, sbagliando, che il fine giustifichi i mezzi. Ma ogni bugia, anche a fin di bene, abbassa chi la dice. La verità non è separata dalla bellezza, dalla giustizia, dalla felicità. Senza la prima non si possono avere anche le altre, in nessun caso. Se è il momento della post verità aspetterò che quel momento sia passato, perché la verità ritornerà, e ci farà liberi. Non viceversa.

Intanto io scrivo post. Che sono, per quanto posso e per quanto so, verità.

A cosa servono le lacrime

A cosa servono le lacrime? A cosa il pianto? Quale scopo pratico, quale saggezza o idiozia di una evoluzione cieca ha potuto concepirle?
Acqua per i morti, per i sogni che furono e non sono più, per tutte le immense possibilità che il tempo ci ha dato e che non abbiamo scelto. Per tutta la bellezza che scompare. Che rimane dentro noi come una memoria. L’avessimo saputo allora, l’avessimo capito allora cosa sarebbe accaduto. Quando tutto era verde e dorato, se non altro nel nostro ricordo.

Ma no. E’ difficile vederlo in mezzo a tutta questa nebbia, a questo grigio, ma ogni tempo è verde e oro e azzurro. Ogni giorno è un nuovo inizio, un inizio eterno.
Lasciate che le lacrime scorrano. Sono il segno che siamo uomini.

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Ma io sono cattivo

Cosa farei se fossi un politico che ha governato male e che, trombato in qualche maniera dai cittadini, volessi far ripartire la mia carriera? Ve lo dico: mi tirerei nobilmente da parte, e nel frattempo sceglierei tra il mio seguito le peggio mezze figure, i più inutili, antipatici, invisi. Questi sacrificabili, assetati di potere come ogni politicante o semplicemente incapaci di capire, li spingerei al governo. Avrei la loro gratitudine servile e la garanzia di una pessima amministrazione in grado di far dimenticare ogni mio precedente fallimento. Si stava meglio quando si stava peggio, si dice così, no? per quindi poi ritornare come salvator di patria. Due piccioni con una fava: pesi morti eliminati, verginità politica ricostruita. Tanto si sa che l’elettore medio ha la memoria di una trota.
Eh, farei in questo modo. Ma io sono cattivo, lo sapete.

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