Archivio dell'autore: Berlicche

Una scomoda ignoranza

Cosa avranno pensato coloro che passavano davanti all’istituto “Rigoberta Menchu” in quel fatale giorno di settembre? “Ecco un altro fannullone che marina la scuola”.
Invece no! Inconsapevolmente, stavano assistendo alla nascita di un movimento globale guidato da un profeta, l’allora sconosciuto sedicenne Gretto Turdberg. Gretto aveva appena appreso di essere stato bocciato per la quarta volta consecutiva, ma questo fatto a differenza delle altre volte lo aveva fatto pensare, fino a raggiungere l’illuminazione. Non era lui ad essere sbagliato, ma la scuola! “La scquola è male”, questo il messaggio che il ragazzo cercava di comunicare al mondo indifferente degli adulti ostentando cartelli scritti a pennarello. “Non capisco perché i grandi non se ne rendono conto”, disse in seguito in una intervista “eppure è così evidente”.

Gretto decise di mettersi in gioco contro il sistema, scioperando contro l’imposizione dell’istruzione. Decise che non sarebbe andato a scuola finché non l’avessero abolita. Per affermare la sua convinzione sulla causa dei mali dell’umanità e la prossima apocalisse intellettiva si mise a giocare con il telefonino davanti all’ingresso dell’istituto in orario di lezione.  Casualmente fu notato da un giornalista e PR, che altrettanto casualmente ne conosceva i genitori, che sempre per caso avevano appena pubblicato un libro sull’autoapprendimento. Il giornalista ne prese a cuore la causa e decise che avrebbe aiutato Gretto nella sua battaglia antisistema, pubblicizzandone la lotta a livello nazionale.

Il resto è storia: l’estendersi dello sciopero antiscuola a tutti i paesi, le marce contro l’istruzione, il movimento #stopsckoolnow; i discorsi ai Parlamenti, alle Nazioni Unite, gli incontri con ogni autorità del pianeta. “Come può un sedicenne con disturbi comportamentali e scarsa cultura non avere ragione?”, è la domanda che tutti si pongono. Plurilaureati e premi Nobel vengono messi a tacere dalle sue argomentazioni. Evidentemente Gretto è stato il sassolino che ha messo in moto la valanga che vuole travolgere il sistema scolastico mondiale.

“Se non agiamo in fretta, entro dodici anni l’analfabetismo rischia di scomparire”, è l’allarme che Gretto ha alzato in mille discorsi, il grido di una generazione che vuole riprendersi il suo futuro. “E’ una minaccia al nostro domani, riprendiamocelo” urla l’adolescente davanti alle folle in delirio.”I danni irreversibili che apprendere causa al cervello non possono essere trascurati”, spiegano eminenti scienziati dando ragione al ragazzo. “Ma non è troppo tardi per riprenderci l’ignoranza che ci vogliono negare”. E’ impressionante il numero di disastri di cui può essere imputata la scuola. “Tutti i ponti crollati sono stati costruiti da gente che ha studiato. Le disgrazie dovute a gente imparata stanno aumentando. E’ ora di rendercene conto, belli. Tutti i più grandi criminali della storia avevano un’istruzione.”

“Per la maggior parte della storia l’umanità non sapeva leggere e scrivere”, dice ancora Gretto “ma i grafici mostrano che negli ultimi secoli e sempre più negli ultimi anni l’alfabetismo cresce in maniera vertiginosa. E’ colpa della scuola, dobbiamo fermarla in tempo.”

Ma c’è chi si oppone. “E’ la casta dei maestri, dei professori, tutti coloro che vivono alle nostre spalle che sostengono che imparare sia buono”. “E tanti governi se la bevono. Non vogliono capire”, sostiene Gretto. E’ ovvio che chi lo critica è servo del fascismo capitalistico ed è pagato dalla lobby dei maestri: chi parla male dei ragazzi ha probabilmente tendenze pedofile latenti e non ha credibilità.
Ma il vento sta cambiando. Molti potenti si stanno rendendo conto dei vantaggi che l’ignoranza dà, e sono disposti a sostenere la campagna di Gretto. “E’ incredibile cosa possa fare un singolo ragazzo fotogenico per le cause globali che ci stanno a cuore”, ha detto il genio dell’informatica Harvey Zucchinenberg. “Il nostro software sta già cambiando: aboliremo le scritte, lasceremo solo le icone. Chi lo usa non avrà più bisogno di saper leggere.”

Ma la strada è ancora lunga prima di trionfare nella battaglia e riuscire a fermare l’alfabetismo. Richiederà ancora tempo e tanto denaro. “Speriamo di riuscire a rendere più ignorante una persona su tre entro i prossimi vent’anni”, ha detto il portavoce del movimento. “Questo obbiettivo sarà raggiungibile solo a fronte di massicci investimenti e una nuova consapevolezza globale. Possiamo ancora farcela. E’ in gioco il nostro stile di vita, il mondo come lo conosciamo”.

Sì, possiamo ancora farcela. Sono allo studio leggi per rendere illegale la scuola in molte nazioni, sostenute dall’entusiasmo dei ragazzi, sull’esempio dell’Afghanistan e della Corea del Nord. E’ incredibile che un disastro di simile portata abbia potuto restare nascosto per tanto tempo. “Smettere di studiare è quello di cui abbiamo bisogno ora. Contro l’istruzione globale umana, l’ignoranza vincerà.
E noi tutti sosteniamo la tua battaglia, Gretto.

I dati sono drammatici, l’istruzione sale senza controllo. Riusciremo a fermarla?

Annunci

Per il tuo bene

Mentre qui da noi si sta aspettando un pronunciamento sul fine vita un po’ come stando seduti sulla sponda di un fiume, ma girati dalla parte sbagliata, altrove si è già molto più avanti.

Non ho trovato molti riscontri sulla stampa nostrana alla sentenza olandese dell’altro giorno. Eppure è a suo modo abbastanza clamorosa. Era la prima volta che si metteva sotto accusa un medico che aveva ucciso un suo paziente di non avere agito secondo la legge vigente. Una certa signora aveva scritto di volere essere sottoposta ad eutanasia su sua richiesta al momento giusto. La suddetta signor aveva cominciato a soffrire di demenza senile e i suoi parenti avevano deciso che, beh, a cosa serviva ancora tenerla in vita? Così avevano preso accordi per sedarla ed ucciderla. La vecchietta non aveva gradito: aveva cercato di opporsi e resistere all’iniezione letale. Avevano dovuto bloccarla, per ammazzarla.

Adesso il giudice ha deciso che va bene così. Anche se la signora aveva lottato per continuare a vivere, aveva lasciato scritto che le sarebbe piaciuto morire. Non è che l’hanno uccisa contro la sua volontà, è che non capiva che schiattare avvelenata era la sua volontà. Gli altri sapevano meglio di lei, cosa era bene per lei: cessare di esistere.
Oh, non fate quelle facce. Non è un concetto nuovo. In fin dei conti, non si abortiscono tutti quei bambini per il loro stesso bene? Cosa vi lamentate, allora? La perdita della vostra libertà? Ma decidere di morire è la cessazione della libertà, il suo diretto opposto. Ci avete già rinunciato. Siate contenti che ci sia qualcuno che si occuperà di voi quando diventerete inutili, o dannosi.

E se non pensate così, anche voi siete dementi. Come tali, non sapete cosa è meglio per voi: tacere, aspettando quieti il boia, o il dottore.

 

 

Uomini senza musica

L’uomo che non ha musica nell’animo
né si commuove alle dolci armonie,
è nato ai tradimenti, alle rapine,
al malaffare, ha foschi e tenebrosi
come la notte i moti dello spirito
e più neri dell’Erebo gli affetti.
Mai fidarsi di uomini siffatti.
Ma ascoltiamo la musica.

W. Shakespeare, “Il Mercante di Venezia”

L’universo non è stato creato, esiste solo per un mero caso.
Come la nona di Beethoven, o un quadro di Bruegel.

 

“The man that hath no music in himself,
Nor is not moved with concord of sweet sounds,
Is fit for treasons, stratagems and spoils;
The motions of his spirit are dull as night
And his affections dark as Erebus:
Let no such man be trusted. Mark the music.”

The Merchant of Venice (V, i, 83-88)

Parole, parole, parole

Parole, parole, parole.

Non sono solo il ritornello di una canzone, o uno splendido verso dell’Amleto. Sono anche ciò che ascolto sempre più spesso. Parole, soltanto parole vuote di vita, di significato o di verità.
Sono le menzogne del politico, che ha mentito apertamente, senza ritegno, eppure continua a parlare come se quello che dice potesse ancora valere qualcosa. Quelle del manager che cerca di appiopparti il contrario di quello che ti ha venduto poco prima, giustificandosi con un fiume di suoni che saturano l’orecchio. Buzzword, le chiamano gli inglesi: parole che ronzano, insistenti come le ali di una zanzara il cui unico scopo è succhiarti la vita. Quand’è il momento lo capisci perché il ronzio cessa.
E poi le parole vuote di tutti quelli che non vogliono davvero dirti qualcosa, il cui discorso, depurato e spremuto, è solo suono senza significato. Sono tanti, sono tutti quelli che hanno perso il senso dell’esistere o sono giunti a negarlo. Se la vita non ha un senso, nessuna parola pronunciata ne ha. Non risparmiano il fiato perché non serve loro per vivere.
Allora che si smetta di perdere tempo, di prendere in giro. Chi non ha da dire niente di serio, taccia.
La smetta di usare delle parole, ciò che ci distingue dagli animali. Esse non sono solo suono.

 

Ritorno di fiamma

Nelle miniere una delle disgrazie più temuta è lo scoppio di sacche di gas infiammabile, il grisou di tanta letteratura del secolo scorso. La fiamma improvvisa che devasta e uccide.

Non per niente l’improvviso scoppio di ostilità all’interno di una chat, di un forum, si chiama flame.

Ci si irrita per qualcosa, si risponde, c’è il contrattacco. Lo sgarbo, l’insulto, la chiusura. Come un fuoco che divampa e consuma.

Eppure ci sarebbe tanto da imparare, anche da ciò che riteniamo errato. Fosse anche solo che il nostro punto di vista non è l’unico.

Non tutto è verità. Non tutte le opinioni hanno senso, o sono buone. Non tutto quello che credo ha valore. Lo scopo del discutere dovrebbe essere scoprire ciò che vale e ciò che no.

Se siamo cristiani e crediamo questo, ciò dovrebbe essere ottenuto dandosi conforto, correzione, cura gli uni con gli altri, non attaccarsi e litigare.

Esempio, soprattutto. Riconoscendosi peccatori, e quindi sbagliati e bisognosi. E non mollare di un millimetro su ciò che è vero, finché qualcuno ci dimostri che vero non è.

La grazia giunge a noi attraverso quelli che ci stanno intorno, non è un mistico alone. E’ capire improvvisamente quello che pensavamo di comprendere in teoria, ma che ora dobbiamo applicare alla vita.

La fiamma deve bruciare ciò che non vale, fosse anche la nostra carne, fosse anche il nostro pensiero.

Spinta apostatica

In geologia, l’equilibrio isostatico è quel fenomeno per cui una porzione di crosta terrestre più è pesante più affonda nello strato liquido del magma sottostante. E’ un’applicazione del principio di Archimede; galleggiamo sulla lava, se il peso è maggiore la nostra barca si abbassa. Più la crosta terrestre è spessa, più affonda nel mantello.

L’equilibrio apostatico è invece il principio per cui i teologi galleggiano sul mondo per compensarne la spinta. Per evitare di affondare nella considerazione dei potenti si producono in apostasie tanto più grandi quanto vogliono salire.

La formula per calcolare la spinta apostatica ovvero l’apostasia A è data da

Dove P è il livello apostatico, O è l’opportunismo, I l’ideologia, F la fede,  D la decenza.
Il livello apostatico è l’integrale delle apostasie correnti, ovvero quanto la società si discosta dall’ortodossia.

Più l’eresia è diffusa più questo valore è alto; P elevato ad O è chiamata apostasia indotta personale (PIA). Se il livello apostatico è maggiore di 1, il coefficiente di opportunismo aumenterà la PIA, altrimenti la ridurrà. Ovvero: il teologo si alinea all’aria che tira. A questo valore va sommata la forza ideologica I, che in determinate circostanze può anche avere un contributo più importante della PIA.
L’apostasia inoltre si riduce con il quadrato della fede. E’ da notare che una fede fortemente positiva o negativa tende a ridurre l’apostasia, una fede prossima allo zero ad aumentarla. L’apostasia non può andare ad infinito perché il termine D, decenza, anche se talvolta è molto piccolo non è mai nullo.

Con l’aumento della spinta apostatica il pensiero del teologo ad un certo momento si stacca da terra e sale in un suo iperuranio sempre più lontano dalla realtà. Per il principio di azione e reazione, questo è bilanciato dallo sprofondare dell’anima verso l’abisso.

In mancanza di una controreazione, l’aumento della spinta apostatica causerà un aumento del livello apostatico complessivo che a sua volta aumenterà la spinta, e quindi il valore dell’apostasia lasciata a se stessa tende a divergere. Per questo si introduce un fattore esterno G, Grazia, che limita e riduce l’apostasia, il cui vettore sono in generale i santi.


Nel prossimo capitolo esamineremo come la spinta apostatica può essere massimizzata e le equazioni che governano il suo rapporto con la dannazione.

Da Berlicche, “Elementi di dannazione I”, ed. Malebolge

Parlateci di Dio

Basta. Smettetela di parlarci di politica, di accoglienza, di ecologia, di diritti, di valori, di conquiste sociali. Non ne possiamo più. Non è che non siano importanti, ma è come se al ristorante ci portassero solo salse. Non ti sfami, con le salse. Non ti riempiono. Rimani vuoto.
Sì, sto parlando a voi, sacerdoti di Cristo. Parlateci di Lui. Parlateci di cosa è importante. Se parlate solo di politica, perché i politici non dovrebbero parlare di religione? Ma il parlare del mondo è accumulare menzogna su menzogna, in cerca della propria convenienza. Non ci interessa cosa oggi è detto vero e domani non lo è più. Come possiamo credere riguardo alle cose grandi a chi mente per le piccole? Vogliamo l’eterno.

Nominate Dio, qualche volta. Narrateci dei santi. Fateci vedere dove sta la salvezza.
Perché la salvezza non sta nel riciclare i rifiuti. Puoi anche “salvare” il mondo, così, ma a che serve salvare il mondo se non salvi te stesso?
Quant’è difficile trovare un prete che ti parli di ciò che è vero. Che sia chiaro su coloro che entreranno nel Regno dei Cieli, e chi no, come da sempre è detto. Dove si può ancora sentire ciò che la Chiesa ha sempre detto? Le cose da fare, e le ragioni per farle. Per non peccare. Per essere perdonati.
Così pochi a predicarle ancora, e se ne trovi ci ritorni, li vai a cercare. Quella chiesa sarà tanto piena quanto le altre vuote.
Vuote, perché non ti muovi per ciò che ti lascia vuoto.
Volete davvero questo, sacerdoti di Cristo? Suoi discepoli, suoi amici? Parlateci di Lui. Abbiamo fame. Dateci cosa è vero.

Le campane nella nebbia

La nebbia argentata avvolge tutto con il suo silenzio. Sento il rumore del mio sangue rombarmi nelle orecchie, e poco altro. Un insetto su un fiore vicino, lo scalpiccio dei miei scarponi. E poi, lontano, al limite dell’udibile, qualcosa.

Campane?

Sono quasi a duemila metri, e il campanile più vicino è nel fondovalle accanto. Controllo l’ora. E’ mezzogiorno in punto. Sì, sono campane.

In questa nuvola che ti nasconde il cielo e le montagne, qualcosa che ti ricorda che c’è qualcosa oltre l’umido, splendido sipario che cerca di farti dimenticare il creato.
La nebbia non può eliminare il suono delle campane. Può indebolirlo, forse, ma lui si ode ancora.
A indicarti la direzione di casa.

Riflessioni

Arrivo al lago in cima alla montagna. Le acque sono immobili, e riflettono in modo perfetto le rocce circostanti. L’isola al centro dello specchio d’acqua sembra galleggiare, sospesa.
Ecco, riflettere dovrebbe essere questo: tramutare in cielo quanto vediamo.

Sentiero chiuso

Sentiero chiuso, dice l’avviso sull’antica via che sale al paese tra le nuvole. Io mi avvio lo stesso.
Sapevo che ci sarebbero state delle difficoltà. La tromba d’aria ha devastato il fianco della montagna, spezzando gli abeti secolari, abbattendo giganti sul sentiero. Dove prima c’era una foresta ora si vede il nudo pendio irto di alberi caduti. Di sentieri quasi abbandonati, cancellati dalle intemperie, ingombri di rami e smottati in più punti questi monti abbondano. Certo, l’escursionista occasionale si può trovare in difficoltà, ma io non sono uno di loro. Una strada la si trova.

Questa volta però la chiusura è più che giustificata. Gli alberi, cadendo, hanno trascinato giù con loro di tutto.  Un macigno grosso come una lavatrice giace nel mezzo del cammino. Poco più avanti, un abete di più di cent’anni è sospeso sopra il sentiero come un incongruo festone. Salendo ancora, è peggio. Questa parte della devastazione è nascosta a chi guarda dal basso. Una frana, e poi decine di tronchi secolari con tutto il loro fitto intreccio di rami ostruiscono il passaggio. Non sarà facile riaprirlo; e aggirarlo è fatica improba, serrati tra pareti di roccia e dirupi. In questa valle stretta e selvaggia se perdi il sentiero sei perduto. Torno indietro.

Ci sono altre strade, meno dirette, per raggiungere l’antico paese in cima al monte. Se si vuole salire, arrivare nel luogo che desidero, toccherà usare quelle.

DEVILS ARE PEOPLE, TOO!

Apprendiamo da fonti di stampa che un importante personalità della Chiesa cattolica ha sostenuto cheIl diavolo esiste solo come realtà simbolica“. Siamo esterrefatti e indignati: saremmo quindi noi solo “simboli”? Non saremmo dunque delle persone? Questo è l’ennesimo subdolo attacco di una superstizione screditata verso la nostra stessa esistenza. Dopo i reiterati tentativi di negare il diritto a esprimere le nostre opinioni, adesso addirittura si vorrebbe relegarci nel limbo delle idee. Ma l’inferno è molto più vasto del solo limbo: non ci faremo cacciare da quella che è da sempre la nostra casa da qualche opinionista clericale.

Siamo pronti a scendere in piazza per manifestare tutta la nostra ira per questo attacco demonofobico, con la bruciante passione e la rabbia che ci contraddistinguono. Un Devil Pride, dove mostreremo a tutti i tiepidi che noi ci siamo e siamo orgogliosi del nostro essere ribelli.

Sebbene noi non siamo di solito contrari alla menzogna, stavolta non possiamo limitarci a dissimulare, si è passato il segno. Dobbiamo ribadire con forza che siamo demoni e orgogliosi di esserlo, che abbiamo una mente, una volontà e dei desideri: vogliamo essere riconosciuti per quello che siamo. La società è matura perché anche noi prendiamo il nostro posto in mezzo ad essa, con la saggezza e la moderazione che da sempre ci contraddistinguono. Il potere ci vorrebbe umiliare, ma noi diciamo NO! Da sempre, ci siamo opposti ai potenti: unitevi a noi nella nostra lotta contro l’oppressione, i cambiamenti climatici e tutti coloro che vorrebbero negare la scienza.

Sostieni anche tu la nostra petizione popolare:
“Feriti dal tentativo di negare persino la nostra stessa esistenza, ribadiamo con forza il nostro essere persone vere, forza di cambiamento reale per questa società, pronti ad abbracciare chiunque vorrà provare il nostro modo di vita per mostrare la profondità delle nostre convinzioni. Vogliamo che i nostri diritti siano rispettati, che ci sia lasciata libertà di esprimere le nostre opinioni e leggi che puniscano severamente chiunque ci manchi di rispetto. No al bullismo, no alla demonofobia!
Sostienici anche tu!” 

FIRMA LA PETIZIONE! DEVILS ARE PEOPLE, TOO!

Firma                            Indirizzo

Malacoda                     Malebolge, pozzo 422
….                                  ….
….                                  ….

#devilsarepeople.org

Sentenze

Torno dalla montagna, mi ricollego con il mondo. E apprendo che l’appello del cardinale Pell, il cardinale australiano condannato per pedofilia, è stato respinto.
Secondo le accuse l’anziano prelato avrebbe, al termine della messa per il suo insediamento, nella cattedrale stracolma di gente lì per vedere lui, parlare con lui, costretto ad atti sessuali due ragazzini mentre era vestito con i paramenti vescovili completi. E’ uno dei due che l’accusa, dopo più di vent’anni; l’altro nel frattempo è morto.
Mi è difficile comprendere come si possa pensare che fatti tanto irragionevoli, senza prove, possano essere davvero avvenuti. Eppure le accuse sono state ritenute credibili dalla maggioranza dei giurati prima e dei giudici d’appello poi.

Ma non è di questo che volevo parlare. Ho scorso i commenti alla sentenza. C’è un’esultanza becera e cattiva; c’è chi chiede che chi ha difeso Pell ne paghi le conseguenze, anche perché, dicono alcuni, solo i pedofili difendono i pedofili.
Devo dire che ciò mi spaventa un pò. Sembra che non sia più possibile difendere qualcuno perché convinti della sua innocenza. Se invece di due giudici contro uno per la colpevolezza fosse stato uno contro due, cosa avrebbero detto queste persone? Davvero sono convinte che una sentenza discussa e discutibile sia il sigillo della verità?
Io mi sono convinto dell’innocenza del cardinale esaminando i fatti. Quelli mi sembrano convinti della sua colpevolezza perché è quello che è: un prelato della Chiesa Cattolica, e quindi come può non essere un infame molestatore? E’ una sentenza già scritta prima di qualsiasi avvenimento reale, che non ha bisogno di nessuna prova, che se ne frega della verosomiglianza e della ragionevolezza. Fosse anche colpevole, questa non è giustizia.

Il vociare di questa folla me ne rammenta un’altra, quella assiepata attorno alla ghigliottina che decine, centinaia di volte al giorno, tutti i giorni, toglieva l’incomodo della testa a tantissimi colpevoli; e poi a coloro che li avevano difesi, perché chi difende un colpevole è senz’altro colpevole. Chi sia poi colpevole, è certo: una giuria, un giudice, un popolo l’ha deciso.
Tutti alla ghigliottina, tutti in prigione, in manicomio, in Siberia, nei campi di rieducazione.
Finché non rimangano solo pavidi, e complici.

Non abbiamo idea

Certo, ora ci sembra dura, ma davvero non abbiamo idea.
Ci pare desolazione, ma gli edifici sono ancora in piedi. Quando ci saranno solo rovine, quando ci sarà solo un deserto di cenere, ricorderemo quanto eravamo sciocchi.
Crediamo di essere perseguitati, poveretti noi. Quando ancora persino possiamo parlare.
Ci lamentiamo, ma non dovremmo, perché cosa diremo poi?

Eppure…

Eppure dovremmo saperlo, che è proprio nell’ora più buia che si vede meglio la luce.
Che nel dolore comprendi cosa davvero sia la vita (noi che non conosciamo né uno né l’altra)
E che ci tocca fidarci di chi c’è stato, di chi ha veduto, di chi ha sopportato e portato (e ci sembra incredibile possa essere chiesto anche a noi).
Il senso non è quello che abbiamo sempre creduto. Ci tocca perdere tutto quello in cui confidavamo per capirlo, e non c’è Grazia più grande.

Il blog da oggi passa da aggiornamento quotidiano feriale all’aggiornamento estivo, ovvero quando capita.
***
Come promesso, vi linko un mio vecchio racconto di fantascienza. E’ un po’ fuori standard rispetto agli scritti che potete trovare qui, siete avvisati.

 

Del taglio dei capelli

Perché tagliare i capelli? O la barba? O l’erba nel prato, che appena hai finito di tosarlo è già ricresciuta? E’ una gran perdita di tempo. Tu tagli, e poco dopo devi ricominciare da capo. Non lo fai, e loro crescono lo stesso. Comunque. Senza chiedertelo. Crescono, non si fermano.

Se passi accanto ad una casa abbandonata, vedrai che le piante hanno preso il sopravvento: alberi allignano persino sui tetti e sui balconi, l’erba impedisce quasi di aprire le porte. Le persone disperate, coloro che cessano di essere persone, si riconoscono dalla testa incolta.
L’uomo è diventato civile quando ha imparato a tagliare l’erba e ad acconciarsi la chioma.

Se hai cura di qualcosa, non la lasci a se stessa. Una lama affilata per potare, con accortezza, con amore, è quanto è necessario.
Così è anche per noi. Una crescita senza controllo non fa il nostro interesse. Occorre che qualcuno che ci vuole bene individui il taglio giusto che ci valorizza. E poi intervenga. Ancora, e ancora.
Su ciò che è disordinato, su ciò che è di troppo.

La ferita

Ora non avevo più motivo di dubitare. Mi sarebbe stato più facile dubitare della mia esistenza, che dell’esistenza della verità, la quale si scorge comprendendola attraverso il creato.
(Sant’Agostino, Confessioni 7, 10)

Nel post dell’altro ieri sostenevo che l’Universo è logico, altrimenti sarebbe incomprensibile e ultimamente senza senso. Che esso esista grazie ad un preciso disegno oppure no, l’attentare a questa catena di cause ed effetto con la menzogna è una ferita a quella logicità. Sostituisco il legame autentico tra le cose con uno fasullo, inesistente, forse plausibile ma non se lo si guarda da vicino.

Mentire vuol dire sovvertire la catena di ragionevolezza che da una cosa conduce ad un’altra, anche quando la bugia stessa ci appare ragionevole. Perché essa non può in alcuna maniera sostituire la verità. Lascerà sempre qualcosa di non spiegato, di dissonante; causerà un’onda di errore che si propagherà incontrollata in ciò che è.

La menzogna, di per sé, non è illogica; essa stessa possiede delle ragioni; è praticata da un’intelligenza, sì, ma che consapevolmente si muove contro la struttura stessa del cosmo. Per usare un termine cristiano, è peccato: cioè qualcosa che avrebbe potuto essere migliore, perfetto, ma non lo è perché si è scelto altrimenti.

Chiunque noi siamo, grandi scienziati, statisti, importanti personalità religiose, quando mentiamo, quando fingiamo, facciamo il male: feriamo il tessuto della realtà così come sarebbe dovuta essere. Quando il reale è ferito, sanguina. Pensate che chi lo ha creato lo lascerà impunito?

Rigurgiti

Probabilmente ho capito male, non ho compreso bene quanto si voleva esprimere.
Quando ho letto quanto pubblicato in prima pagina dell’Osservatore Romano dell’altro giorno ho pensato a qualche scherzo, che qualche sito di satira avesse ideato una complicata messa in scena; ma no, è più probabile la mia ipotesi iniziale. Abbiate pazienza, è complicato definire cosa si intenda realmente con frasi del tipo “Il campo di forze e di forme attivato dall’ellisse “famiglia-Chiesa” è l’ontologia cristiana poiché è il modo squisitamente evangelico di vivere i legami“.

In un articolo di risposta a quanti hanno hanno gridato di dolore davanti alla demolizione delle fondamenta dell’Istituto Giovanni Paolo II per la Famiglia, con la defenestrazione di quanto e quanti lo avevano definito finora, l’articolista sembra lanciarsi in una tesi alquanto discutibile. Cioè che non sia Cristo, la Legge divina, ciò che la Chiesa dovrebbe comunicare agli uomini, a indicare cosa sia giusto e sbagliato, ma che siano i comportamenti umani a definire ciò che la Chiesa debba dire.

Cito:
“E ciò perché i legami con persone e cose, di cui la famiglia è risultato e origine, il loro spesso oscuro intreccio sensoriale e affettivo, non sono corollari dell’essere, ma sono l’essere; non sono aggiunte secondarie alla realtà, ma la realtà stessa, la sua forza e la sua forma, la sua energia e la sua possibile giustizia. I legami sono la carne del mondo e la famiglia è la carne dei legami”.

A quanto pare sarebbe necessaria questa carne, perché

“Comprendere il mondo in maniera disincarnata significa scarnificarlo, mortificarlo, costringendolo in una gabbia di concetti, norme, progetti e modelli (anche sociologici) inerti.”

A me è venuto in mente un certo Gesù che diceva
“È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono”

Ma forse il suo era un modello inerte. Di fronte all’adultera avrebbe dovuto dire non “Va e non peccare più”, ma “Interessante questo tuo legame, prendiamolo ad esempio”. Non si sarebbe dovuto permettere di pronunciare frasi tipo “Dall’inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto“, perché pone limiti troppo stretti a “l’alfabeto necessario se s’intende parlare al mondo”. Si sarebbe dovuto astenere da gabbie di norme tipo “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”, perché vorrebbe dire staccarsi “dai legami con persone e cose che costituiscono la trama d’ogni famiglia (anche la più complicata) e della realtà tutta“.

Certo è che se questa fosse la “visuale ecclesiologica” che si vuole promuovere, non sarebbe altro che il rigurgito puzzolente di tutte le ideologie anticristiane degli ultimi secoli, la santificazione dei libertini e della visione comunista del rapporto tra le persone. Sarebbe dimenticarsi il piccolo particolare del peccato. Facciamo il male, e quindi non è vero che ogni legame sia sano; sono spesso malati, bisognosi di redenzione. Vorrebbe dire benedire ciò che è l’opposto di quanto Cristo ha detto.

Mentre la Chiesa ha sempre accolto gli adulteri, i conviventi, gli omosessuali, ma non la menzogna del loro comportamento. Non ha permesso che fosse il peccato a definire ciò che proclama, perché il peccato non è la verità.

E se qualcuno invece lo dicesse, fosse pure sulla prima pagina dell’Osservatore Romano, fosse anche consacrato, allora…
Ma probabilmente ho capito male. Ditemi che ho capito male.

Qualcosa non va

C’è un presupposto al nostro vivere che non è spesso reso esplicito. Che la realtà sia ragionevole.
Con questo non intendo che si facciano sempre cose ragionevoli, ma che tutte le cose abbiano un significato, un motivo profondo per la loro esistenza. Che tutto sia collegato.
Diamo per scontato che il sole sorga e che i piedi restino piantati per terra. Che persino i pazzi, i dittatori, gli assassini abbiano dei motivi per compiere i loro atti.
Se ciò non fosse, non potremmo vivere. L’assurdo sarebbe su di noi, la follia prenderebbe possesso della nostra vita. Sarebbe inutile lavorare, anche solo compiere un passo, perché di ogni azione non potremmo conoscere gli esiti. Non potrebbero esistere il bene e il male, ma il legame può essere visto al contrario: senza bene o male non vi è certezza delle cose.
Persino Dio segue questa logica; o, forse, sarebbe più corretto dire che questa logica stessa è il segno di Dio, da Lui ideata e garantita.
Non per tutti così. Per gli islamici, ad esempio, Dio può fare l’assurdo a piacimento. Come questo corrompa alla radice il concetto di bene e di libertà lo lascio al vostro ragionamento.
Eppure è proprio facendo attenzione a ciò che non torna, all’illogicità di certe situazioni così come ci vengono presentate che possiamo comprendere dove sta il vero e dove invece si annida l’errore, la falsità, volontaria o involontaria. Se il mondo è logico, un segno di illogicità ci mette in guardia che quello che conosciamo non basta. E’ l’intelligenza delle cose, che distingue l’inganno. Si chiama analisi; scomporre il complicato nelle sue connessioni, trovare ciò che non si lega, comprenderne le ragioni.  Qualcosa sfugge; c’è da lavorare per capire.

Contatto con il nemico

Il generale von Moltke sosteneva che “nessun piano di battaglia sopravvive al contatto con il nemico”.
Credo che il concetto si possa estendere. Nessun progetto, nessun disegno immaginato resiste a contatto con la realtà. In molti casi il reale si rivela essere ben più duro e difficile da accettare di quanto la nostra ristretta immaginazione, la nostra filosofia potesse avere pensato.
Altre volte ciò che accade va al di là dei nostri sogni più audaci. Non so se il bilanciamento del bene e del male finisca in parità; in ogni caso ci testimonia quanto piccoli e ottusi siamo.

Che razza di cuore umile e docile ci vuole per non fare programmi, per accettare ciò che accade e nello stesso tempo non fermarsi mai.

Dalle ceneri

“Don! Le devo parlare, con urgenza!”
“Uff, cosa c’è? Ancora con i tuoi dubbi da tradizionalista? Non ho tempo adesso.”
“Ma, Don! La chiesa è in fiamme!”
“Oh, che esagerazione! Sì, è vero, ci sono alcuni scandali, ci sono delle discussioni, ma vedrai che tutto alla fine si risolverà.”
“Va bene, ma…”
“Devi imparare la pazienza. Sì, adesso ti pare che la fede così come tu la pensi sia minacciata, ma questa è la normalità della storia. La Chiesa ha sempre affrontato crisi, questa è solo l’ultima di una lunga serie… vedrai che si risolverà. Su, adesso lasciami lavorare.”
“Quello che volevo dirle è che rischia di andare tutto in cenere…”
“Oh, e che vada! Questi sono tempi nuovi, dobbiamo smetterla di aggrapparci alle vecchie idee per far spazio alle nuove. Dobbiamo ascoltare ciò che ci dice il mondo…”
“… se mi ascoltasse…”
“Massì, ascolteremo anche te, ma devi renderti conto che non sei più importante degli altri. Tutti devono dire la loro.”
“Quello che volevo dire…”
“Lo so, lo so quello che volevi dire, è sempre lo stesso. Devi imparare a lasciar perdere le tue convinzioni, devi farti interrogare dalle sfide del nostro tempo, con un linguaggio nuovo.”
“C’è l’eucarestia, nella…”
“…nella Chiesa, che è minacciata. Lo vedi che so cosa vuoi dire? Ma anche qui, devi considerarla più un simbolo, che…”
“Bisogna salvarla!”
“E lasciami finire! Che, sebbene importante, non è che una delle manifestazioni del Cristo, che per esempio nei poveri trova…”
“AAAGH! DON, LA CHIESA BRUCIA!”
“E’ questo il modo? Calmati, l’hai già detto.”
“Non mi capisce. La chiesa, la sua chiesa, sta bruciando. Se si sporge vede il fumo. C’è un incendio.”
“INCENDIO! E perché non l’hai detto subito?”

***

“Non si è salvato niente, Don. Se mi avesse dato retta subito, se avesse chiamato subito i pompieri…”
“Oh, quante storie. In fondo è meglio così: era troppo grande, era sempre vuota. Ora dalle ceneri potremo ricostruire una chiesa nuova, ho già delle idee…”

E’ naturale

Scusate, ma ne dovevo parlare.

“Pediatrics”, Aprile 2016, Volume 137, numero 4.
Titolo: “Conseguenze non intenzionali del termine “naturale” nella promozione dell’allattamento al seno
Svolgimento (mia sintesi dove non tra virgolette, corsivi miei): “Medici e organizzazioni di salute pubblica raccomandano l’allattamento al seno per almeno sei mesi, basandosi su prove dei benefici in salute per bambino e madre e sviluppo del bambino. Ma recenti lavori sfidano l’estensione di questi benefici, e sta pure crescendo una critica etica della promozione dell’allattamento al seno come stigmatizzante.”

Comincia qui una trattazione del termine “naturale”, sollevando il timore che si possa associare erroneamente il termine a “più sano”. Mentre in altri contesti, ad esempio la vaccinazione dell’infanzia, ciò a loro parere non è vero.
Segue una lunga dissertazione sui vaccini, partendo dal caso del morbillo e asserendo che i vaccini sono visti da alcuni come innaturali.
“Queste sacche di sentimento antivaccinatorio tendono a sovrapporsi con la fiducia e l’interesse in medicine complementari e alternative, con lo scetticismo sull’autorità istituzionale e un forte interesse e impegno in conoscenze, autonomie e comportamenti salutistici”.
Se il termine”naturale” appare quasi sinonimo di buono e puro, come conseguenza vengono rifiutati i cibi modificati geneticamente per preferire gli “organici”, le tecniche di riproduzione assistita, eccetera.
L’allattamento al seno viene pure definito “naturale”. Ma…
Abbinare natura con maternità, però, può inavvertitamente supportare argomenti biologicamente deterministici sul ruolo di uomini e donne in famiglia (per esempio, che le donne debbano avere la cura primaria dei figli). Fare riferimento al termine “naturale” nella promozione dell’allattamento al seno, quindi, può inavvertitamente promuovere un insieme di valori sulla vita familiare e ruoli di genere, il che sarebbe eticamente inappropriato. Usare il termine “naturale” è anche impreciso perché manca di una chiara definizione. Per simili ragioni, il recente rapporto Nuffield afferma che agenzie pubbliche, governative e che contribuiscono al pubblico dibattito su scienza, tecnologia e medicina “dovrebbero evitare i termini “naturale, innaturale e natura” a meno di non rendere trasparente i valori e le convinzioni che li accompagnano.”
In definitiva, “L’opzione “naturale” non si allinea con consistenza agli obbiettivi di salute pubblica. Se fare quanto è “naturale” è “meglio” nel caso dell’allattamento al seno, come ci si aspetta che le madri ignorino quella potente e persuasiva visione del mondo quando scelgono riguardo ai vaccini?”

***

Questa la sintesi del testo, pubblicato su un’importante rivista di pediatria. Non voglio entrare sulla polemica vaccinale. Però è molto interessante il pensiero delle articoliste: L’etica è ciò che decidono i potenti, e il linguaggio deve evitare di suscitare pensieri indesiderati nelle masse. Cosa sia il vero, o la realtà, non importa: se è inappropriato secondo il pensiero dominante deve essere evitato.
Siamo avvertiti. Dal loro punto di vista, il ragionamento è corretto. Perché mai la donna dovrebbe avere un ruolo primario nell’allattare e allevare i figli, quando è noto che quei cosi li porta la cicogna, o tuttalpiù si comprano?

Il contenuto

Quando ero decisamente più giovane, un’estate mi ritrovai a Rimini per il Meeting, a lavorare come volontario. Il posto dove alloggiavo era dall’altra parte della città e, mancando io sia di soldi che di mezzi di trasporto, ero ridotto a gambe e pollice. Pollice per fare l’autostop; gambe, quando nessuno mi caricava.
Oggi non si usa più, ma allora l’autostop era parecchio diffuso. Un anno ci tornai dalle montagne del trentino al mio paesello piemontese… ma questa è un’altra storia.
Quel giorno, a Rimini, mi presero su quattro ragazzi abbronzati in costume da bagno e asciugamani sui sedili. Nel tragitto uno, indicando dei manifesti che riportavano il titolo del Meeting di quell’anno, disse agli altri: “Ehi, avete visto quella roba? Ma che cos’è?” “Boh, è una roba di cattolici”, rispose un altro.
Potevo stare zitto. Ma non mi passò neanche per la testa. E così cominciai, con fatica, a spiegare loro di cosa si trattasse.
Mi lasciarono andare avanti per un po’, poi uno sogghignando se ne uscì con “Veh, ma l’avete sentito l’ultimo discorso del Gius?”, e giù a ridere. Erano quattro ciellini milanesi che mi avevano allegramente preso per il sedere.
Mi fecero i complimenti per il fegato mostrato a parlare così apertamente a degli sconosciuti (non erano ancora anni facili, sebbene non così violenti come i precedenti); ma a me non sembrava di avere manifestato chissà quale coraggio. Era qualcosa in cui credevo, ero lì apposta. Lo stare zitto, quello sì che sarebbe stato un tradimento.  Tanto valeva andarsene subito a casa.

Talvolta, quando qualcuno fa certi discorsi, manifesta certe ignoranze, sento impellente il desiderio di parlare. Di correggere, di intervenire, di spiegare. Non sono però più il ragazzo impetuoso di allora. Ora ho compreso il pericolo insito nel dire quello che si pensa, nel mostrare il proprio pensiero. I rischi: quello di essere escluso, di fare brutta figura, messo da parte, di rovinarsi la carriera o l’opportunità. L’ho appreso sulla mia pelle.

Ma niente, non lo reggo, se è in gioco la verità non ce la faccio a stare fermo. Non riesco a rimanere contenuto, quando quello che ho dentro è più grande di me.

Le onde della vita

C’è stato un periodo, venti-venticinque anni fa, in cui io e la mia fidanzata e poi moglie quasi ogni settimana eravamo invitati ad un matrimonio. Facevamo parte di compagnie ampie, e cattoliche, perciò pieni di amici inclini a sposarsi più della media di quest’età secolarizzata. Ho in mente cerimonie molto belle e allegre, che univano la fede a quella gioconda impazienza di costruire finalmente una famiglia, fare un passo avanti sui sentieri della vita.

Lentamente quella stagione declinò. Cominciò la stagione dei battesimi, per loro natura più numerosi ma anche più discreti. Seguì quella delle prime comunioni, e poi delle cresime. A ritmo sempre crescente anche quella degli estremi saluti, e mi colgono i brividi a pensare a quante persone conosco, ai tanti familiari miei e loro.

Lo scorso sabato si è aperta una nuova stagione. E’ convolata a nozze la prima bambina frutto di quei matrimoni di cui dicevo all’inizio. Anche questa volta è lei che apre la strada. Bambina? Ragazza, donna. Guardavo sul sagrato della chiesa quella straripante gioventù di ex bambinetti che manco mi arrivavano al ginocchio, e ora riconoscibili a stento, più alti di me. Con addosso quegli abiti da adulti che ho visto indossati dai miei stessi figli, con una stretta al cuore. Il termine “generazione” acquista spessore e significato.

Così il tempo va, come onde che si susseguono dolcemente, diverse eppure simili, e tu ti lasci trasportare dalla spuma, curiosamente in pace. Domandandoti se vedrai la terza onda.

Devoti e no

Devo ammettere che l’appellativo rivolto da un teologo di quelli alla moda ad alcuni personaggi politici e vescovi, “Scismatici devoti“, mi ha dato da pensare. Se questi personaggi sono additati al pubblico ludibrio, allora essere l’opposto dovrebbe essere un fine da perseguire. Ma cos’è l’opposto di “Devout schismatic”?

Ho provato a fare diverse ipotesi. Se uno non è devoto, cos’è? Iconoclasta? Senza fede? Alla fine mi sono deciso a chiederlo ai dizionari. Questi i risultati, per devout:

e per schismatic:
La combinazione potrebbe essere ad esempio “lapsed believer“; ma quella che preferisco è insincere conformer.

Ora, essere un “conformista insincero” non mi attira poi molto. Chiedo venia: come ho detto più volta, io non sono né di destra né di sinistra, la mia direzione è verso l’alto. E tutti quelli che cercano di buttarla in politica, cioè in questioni di potere, mi fan venire l’orticaria.

Posso capirlo da un politico, fa il suo mestiere. Ora, la politica riguarda la convivenza tra gli uomini; la religione cosa gli uomini pensano del mondo e del loro destino ultimo. Gli antichi imperatori e i moderni dittatori, compresi quelli che dirigono certe aziende, vorebbero conformare il nostro pensiero alla loro azione politica. Io ritengo che sia l’azione politica a dovere essere una conseguenza del nostro modo di pensare. Se la politica esclude il destino ultimo vuol dire che è prona all’interesse immediato, irreligioso, a-teologico.

In altre parole: la verità com’è noto rende liberi, quindi tutto sommato preferisco chi segue le proprie convinzioni piuttosto di conformarsi all’errore. Dove sta però la verità? Cosa accade se non collima con quella affermata dall’autorità? Vorrebbe dire che esistono due verità, la propria e l’altra, e questo non è possibile. Occorre capire quale sia quella corretta. Verificarlo.

Ed è per questo che buttarla in politica è sbagliato. Non sta lì, la verità, o la sua verifica. Un teologo che butta tutto in politica diventa un a-teologo; non rende servizio a Dio.

Mentre è proprio di Lui che vorremmo sentir parlare. Oh, se ne avremmo bisogno.