Archivio dell'autore: Berlicche

Maradona

Maradona era fantastico nel gioco del calcio e un disastro nella vita.
Sarebbe stato meglio per lui fosse stato il contrario.

Che bel pomeriggio

Lo so, forse a tanti di voi delle elezioni americane e del loro controverso risultato non importa una cippa. Male; pensate davvero che quello che sta capitando laggiù non abbia un riflesso anche qui? Pensate che la manipolazioni dei dati e delle coscienze a cui stiamo assistendo si limiti a quel paese lontano? Illusione. Noi ci siamo dentro fino al collo. Non comprendere la forza e l’estensione del potere che cerca di dirigere le nostre vite vuol dire consegnare, incoscientemente o scientemente, i nostri pensieri e la nostra esistenza a chi la può manipolare senza nessuno scrupolo.

Qualche esempio. Ieri, il team legale di Trump è riuscito ad andare in udienza in Pennsylvania per le frodi elettorali. Lo stresso Trump si è collegato per una dichiarazione; la diretta è stata seguita da centinaia di migliaia di persone.
L’esposizione è stata oggettivamente impressionante. Alla pretesa che non ci fossero abbastanza schede contestate da ribaltare il risultato è stato mostrato come queste fossero di molto superiori al minimo necessario. Sul fatto che non ci fossero prove, sono state fornite centinaia di testimonianze ed evidenze di anomalie statistiche nei voti che sconfinano nell’impossibilità fisica. E’ stato mostrato come i comportamenti adottati fossero stati in molti casi contrari alla legge. Come siano stati contati i voti senza supervisione. Come la catena di sicurezza per i dati informatici fosse compromessa.
Ad esempio, le schede elettorali richieste per posta sono state 1.800.000; ne sono (apparentemente) tornate 2.500.000.
Ad un certo punto hanno chiesto a colui che esponeva la causa per Trump della ripartizione per candidato di un particolare picco di voti immessi in piena notte. 570.000 voti per Biden, 3.200 per Trump. Si sono sentite chiaramente le esclamazioni di stupore in aula…

Questo, normalmente, dovrebbe essere da prima pagina. Sapete che copertura hanno dato i media, da CNN a New York Times, al Washington Post? Zero. Niente. Nicht. Nada. Twitter ha sospeso l’account del senatore che guidava l’audizione.

Sempre ieri, Sidney Powell, uno degli avvocati più famosi d’America, ha “rilasciato il kraken” (un celebre mostro marino, una metafora per qualcosa di assolutamente terrificante e distruttivo): due voluminose denunce in Georgia e Michigan con accuse tanto forti e circostanziate da lasciare a bocca aperta. Ne avete sentito parlare? No? E’ perché guardate i media del potere, che hanno del tutto nascosto la notizia. Twitter impedisce di allegare il testo delle denunce. Se cercate su Google, vi rimanda ad articoli di qualche giorno prima o del tutto scorrelati.

Questo probabilmente ha qualcosa a che fare con l’algoritmo usato per nascondere i fatti su Facebook. Si usano “punteggi segreti (…) che distinguono l’informazione seria dai siti spazzatura.” Sostituite la seconda parte della frase con “distinguono quello che noi vogliamo far vedere dalla roba che vogliamo nascondere” e avrete forse una visione più realistica di quanto accade. Zuckerberg, il boss di Facebook, ha riempito di milioni di dollari (350, pare) proprio i siti dove si sono verificati i peggiori brogli.

Ma cosa sperano di ottenere, voi direte? Bene, c’è un sondaggio fatto tra coloro che hanno votato Biden su otto notizie che i media non hanno diffuso o nascosto. Queste otto erano la accuse di Tara Reade di molestie contro Biden, lo scandalo finanzario del figlio di Biden, Hunter, il fatto che Kamala Harris sia di estrema sinistra, il tasso di disoccupazione che scende dopo la recessione da coronavirus, il salto in crescita economica, la pace favorita da Trump tra Israele e i suoi vicini arabi, l’indipendenza energetica dell’America che dal 2019 esporta petrolio, l’apparente successo nello sviluppo dei vaccini per il COVID (operazione Warp Speed). Di oltre 1700 elettori di Biden l’82% non aveva mai sentito parlare di almeno uno di questi punti, e un 6% combinato di loro non l’avrebbero votato se l’avessero saputo. Più che sufficiente per far vincere Trump. Potete anche non crederci, ma fate un po’ voi…

Signori, tutto quello che ho qui scritto è facilmente verificabile. Se non c’è niente da nascondere, perché viene nascosto? Potete anche essere convinti che Trump sia un cazzone, che Biden sia la scelta giusta, ma il fatto che, negli USA come qui, vi si impedisca di sapere ciò che accade, non può lasciarvi indifferenti.

Sempre, naturalmente, che il vostro cervello o il vostro cuore non siano ormai del tutto rinsecchiti.


Calvin: “Sai cosa ho notato, Hobbes? Le cose non ti disturbano se non ci pensi.”
“Così, d’ora in poi, io semplicemente non penserò a niente che non mi piaccia e sarò felice tutto il tempo”
Hobbes: “Non pensi sia una maniera di vivere sciocca ed irresponsabile?”
Calvin: “Che bel pomeriggio.”

Tengo famiglie

Leggevo di una ricerca sui comportamenti degli italiani dove oltre il 90% degli intervistati ritiene oggi molto importante la famiglia.
Bontà sua, uno dei ricercatori asserisce che

“Poco importa che la famiglia possa essere declinata in vario modo e anche tra persone dello stesso sesso, anzi in questi quasi 40 anni proprio la famiglia ha registrato le trasformazioni più radicali e ora è accettata al di là dei suoi componenti”.

E questo torna poco, perché cosa è dunque davvero famiglia? Se la definizione cambia, come si può essere sicuri che si stia parlando lo stesso linguaggio?

C’è uno scollamento su cosa sia davvero la famiglia, qualcosa che abbiamo scolpito in ogni nostra cellula, e cosa oggi si intenda per essa. Come nota anche lo stesso ricercatore,

“Non a caso gli atteggiamenti verso l’omosessualità mostrano un tendenziale prevalere di orientamenti disponibili all’accettazione della diversità. Si tratta di un cambiamento che realizzandosi in un tempo così breve non può essere ascritto al lento e irreversibile maturare di valori di tolleranza ma piuttosto all’azione di élite che hanno ridefinito gli atteggiamenti verso le differenze e in particolare verso l’omosessualità.”

In altre parole: ci hanno ordinato di cambiare le nostre idee in base a quello che il potere voleva, e noi abbiamo ceduto. Crediamo non perché sia vero, ma perché chi dissente viene bullizzato.

Questo cambiamento di paradigma è alla superficie, ancora non ha mutato i desideri profondi del nostro cuore: anche perché non può. E’ solo una mano di vernice su qualcosa di molto più solido e antico; se non viene costantemente riverniciato, il tempo basta a scrostarlo.

Ne è un indizio la risposta alla domanda su cosa tenga unita la coppia (al di là del tipo di coppia). La maggior parte degli intervistati risponde: la fedeltà.

Eppure, quanti oggi sono disposti a promettere fedeltà eterna? Quanti preferiscono la precarietà di rapporti pronti a sciogliersi alla prima avversità? E, dato il tasso di infedeltà e promiscuità di certi tipi di relazioni, come davvero si può chiamarle famiglia?

Chissà, forse un giorno riusciremo a riallineare quello che ci dice il cuore con la vita. Forse per molti non sarà oggi; ma possiamo comunque cominciare noi.

Quando si poteva dire il vero

Scorro desolato cento giornali e canali televisivi, e vedo ovunque la stessa notizia trattata con le medesime parole; opinionisti differenti dicono le stesse identiche cose, riportando gli stessi banali pensieri, adeguandosi scodinzolando a ciò che devono dire. Mi domando se non provino vergogna, se davvero ci credano, o se i soli rimasti a parlare e scrivere in pubblico siano i Leporello che accettano di continuare a servire complici i loro scandalosi padroni.

Ricordo il mio stupore quando scoprii, anni e anni fa, che il giornale che leggevo copiava banalmente articoli dal New York Times, limitandosi a tradurli e rifirmarli. Oggi, che è molto più semplice confrontare, mi stupisco del mio stupore. Tre anni fa proprio il New York Times ha licenziato il suo ultimo public editor, la persona che doveva vigilare sulla imparzialità e correttezza degli articoli, asserendo: sarà la rete il nostro cane da guardia. Bene, il cane da guardia ha mangiato il giornale. Le opinioni che il potere odia non trovano più nessuno spazio. Lì, come dappertutto. Ci illudevamo che ci fosse permessa un’informazione libera: ci stanno togliendo l’illusione.

C’era una volta l’uomo che faceva le cose perché era giusto, perché era vero. Che non avrebbe mai acconsentito alla menzogna. Non riesco più a trovarlo: non nei giornalisti, non nei giudici, certamente non nei politici. E’ lo schieramento, l’opportunità che decide l’atteggiamento la forma mentale; ormai non più il contrario.
I commenti su internet raggiungono punte di violenza verbale insopportabile, e ciò che è vero viene ferocemente deriso se favorisce la parte avversaria. Pare che le discussioni oneste siano un ricordo del passato.
Mi viene il dubbio che coloro che un tempo difendevano l’onestà delle intenzioni e le virtù fossero anche loro degli opportunisti: così facevano perché così spirava il vento.

Oppure si sono quasi tutti saggiamente nascosti in attesa che passi l’uragano. Tengono famiglia, magari anche se sono vescovi. E’ una possibile strategia; secondo altri, come dice un’articolo che ho letto recentemente, non puoi ritirarti, nasconderti o scappare, puoi solo trovare una posizione difendibile e trincerarti per il lungo combattimento. Il pezzo raccomandava l’acquisto di armi da fuoco.

Adesso ci pare esagerato, ma quante cose che non avremmo creduto possibili sono accaduti negli ultimi anni. Da parte mia, continuerò come sempre ho fatto, confidando nella verità di ciò che ho sperimentato e in altri cieli.
Che nostalgia, però, per i tempi in cui si poteva dire il vero.


Traduzione:
Dilbert: “Ieri qualcuno non era d’accordo con me, e gli ho fatto cambiare idea usando i dati e la ragione.”
Wally: “Questo non è possibile.”
Dilbert: “Neanche io lo pensavo, ma è successo.”
Wally: “Sento puzza di trappola.”
Dilbert: “Non ho dormito tutta la notte.”

Le porte dell’anno

Sono incappato in una poesia di cent’anni fa. Da noi non è conosciuta; mentre lo è in Inghilterra. Il re Giorgio VI la citò nel suo famoso discorso di Natale del 1939, quando era scoppiata la seconda guerra mondiale e il futuro appariva decisamente incerto. E’ normale per l’uomo pensare di cavarsela usando un suo progetto. Questo poema rovescia completamente la prospettiva: è inutile cercare la “strada giusta”, anzi, può essere uno sbaglio: meglio affidarsi alla sicura mano di Dio, come si affida un bambino al genitore andando verso il buio.

Oggi, ci hanno raccontato che è sbagliato dire che c’è una giusta direzione. C’è da meravigliarsi se ci siamo perduti?
Se sembrano essere smarriti tutti i sentieri, quell’affidarsi è ciò che ci serve.

Vi offro i versi nella mia traduzione.

Le porte dell’anno (“Dio sa.”)

E io dissi all’uomo che stava alle porte dell’anno:
“Dammi una luce perché io possa camminare sicuro nell’ignoto.”
E lui replicò:
“Va’ fuori nelle tenebre e metti la tua mano nella Mano di Dio.
Quello sarà per te meglio della luce e più sicuro di una strada conosciuta.”
Così andai avanti, e trovando la Mano di Dio m’incamminai felice nella notte.
E Lui mi guidò verso le colline e il sorgere del giorno nell’Est solitario.

Così calma, cuore mio :
Che bisogno le nostre piccole vite,
Umane vite, di conoscere hanno
Se Dio ha comprensione?
In tutte le vertiginose partite
Di cose che alte e basse stanno
Dio cela la Sua intenzione.

Dio sa. Il suo disio
E’ meglio. Gli anni la cui pianura
Avanti si stende, così bui
Alla nostra imperfetta visione,
Sono chiari a Dio. La nostra paura
E’ prematura; ha in Lui
Tutto il tempo piena provvisione.

Riposa quindi: fino a che Dio
Si decida il velo ad alzare
Dalla nostra impaziente vista
Quando, le più dolci fatture
Del severo volto della Vita a salutare,
Bello oltre ogni cosa prevista
Il pensiero di Dio sulle sue creature
riempirà il nostro io.

                                Minnie Louise Haskins, 1908 —  dalla raccolta The Desert

THE GATE OF THE YEAR

‘God Knows’

And I said to the man who stood at the gate of the year:
“Give me a light that I may tread safely into the unknown.”
And he replied:
“Go out into the darkness and put your hand into the Hand of God.
That shall be to you better than light and safer than a known way.”
So I went forth, and finding the Hand of God, trod gladly into the night.
And He led me towards the hills and the breaking of day in the lone East.

So heart be still:
What need our little life
Our human life to know,
If God hath comprehension?
In all the dizzy strife
Of things both high and low,
God hideth His intention.

God knows. His will
Is best. The stretch of years
Which wind ahead, so dim
To our imperfect vision,
Are clear to God. Our fears
Are premature; In Him,
All time hath full provision.

Then rest: until
God moves to lift the veil
From our impatient eyes,
When, as the sweeter features
Of Life’s stern face we hail,
Fair beyond all surmise
God’s thought around His creatures
Our mind shall fill.

Minnie Louise Haskins, 1908 — from collection The Desert

La formula della bellezza

C’è bellezza nel tramonto, c’è bellezza in una foglia. Ci può essere bellezza da mozzare il fiato anche in una formula matematica.
Dicevamo ieri che non sappiamo perché certi numeri sono quelli che sono, li sappiamo solo prendere per quello che valgono. C’è una formula, chiamata formula di Eulero, che unisce insieme alcune costanti apparentemente distantissime tra loro.
E’ questa:

Di pi greco abbiamo già detto, credo tutti lo conoscano. “e” è la base dei logaritmi naturali. “i” è l’unità immaginaria, la radice quadrata di meno uno. Elevando e a π per i, e sommando uno, si ottiene zero. Se fosse un film, questa pellicola ospiterebbe tutti i più famosi attori, da quelli romantici a quelli di azione. E sarebbe un capolavoro.

E’uno sguardo che lanciamo nell’incomprensibile infinito. Nella sua apparente semplicità stabilisce un rapporto tra valori che sembrano non essere neanche parenti. Utilizza somma, moltiplicazione, esponenziale, uguaglianza, tutte le operazioni matematiche di base. Sembra la firma lasciata da un grande artista sulla sua opera. Ci dice che, hey, voi ancora non capite di cosa è fatto il mondo in cui vivete. Ma sotto ha un senso e un ordine che vi sfugge.

Benjamin Peirce, un famoso matematico, dopo aver dimostrato l’identità in una lezione, disse: “Signori, posso dirlo con certezza, è assolutamente paradossale; non possiamo capirla, e non sappiamo che cosa significa. Ma l’abbiamo dimostrata, e quindi sappiamo che deve essere la verità”.

Ci sono verità che si possono dimostrare, e altre che si possono solo ammirare. Non per questo sono meno vere.

Un numero sconosciuto

Io lavoro spesso in contatto con un centro di assistenza. Quando incontrano qualcosa che non sono in grado di affrontare chiamano me, ed io risolvo il problema. Talvolta le chiamate sono del tipo “C’è questa cosa che ha sempre funzionato, e ora dà un errore. Cosa potrebbe essere?” Ed io devo spiegare che non posso saperlo fino a quando non mi forniscono qualche dato: il tipo di errore, quando si è verificato, informazioni sul contesto, cosa dicono i log dell’applicazione e così via. Riuscire a spiegare un fenomeno apparentemente misterioso implica di solito parecchio approfondimento.

Oggi mi hanno chiamato per un problema riguardante un certo programma. Quando ho chiesto perché stiano utilizzando quella versione e e non un’altra più nuova ed adatta, mi hanno replicato che l’altra dà spesso errore. Non ne ero al corrente: saperlo, e cercarne le cause, poteva essere auspicabile. Invece l’evento è stato ignorato, perché c’è una via d’uscita relativamente semplice.
Si può passare sopra ai messaggi che il reale ci manda, se essi non ci costringono a guardarli negli occhi. Occorre desiderio di conoscere ed apertura di mente per cogliere un richiamo.

Quando la realtà ti investe, è difficile negare che qualcosa stia accadendo. Oggi siamo abituati a considerarla come fatta di cifre. La scienza ci dice che il mondo ha delle leggi, e queste leggi sono fatte di numeri, di quantità.
Quello che la scienza non ci dice, e non ci può dire, è cosa siano questi numeri; perché ci siano; cosa vogliano realmente significare.
E, soprattutto, se ci siano davvero soltanto loro nella realtà.
Tutti conosciamo il valore di pi greco, almeno approssimativamente, ma nessuno di noi sa dire perché il valore sia proprio quello, né perché la formula del cerchio sia proprio quella e non un’altra.

Un cerchio è un affare semplice: anche se geometricamente conosciamo tutto di lui, tuttavia la ragione stessa del suo esistere è in una terra per noi misteriosa. La vita è decisamente più complessa. Come facciamo a sapere se può essere ridotta solo a numeri? Come facciamo a ignorare quelle che potrebbero essere chiamate esperienze spirituali, se spesso scegliamo di non vedere persino quanto i numeri ci suggeriscono?

La tentazione è spiegare un evento riducendolo a ciò che non è; negare che possa essere accaduto. Utilizzare la strada più comoda, dimenticare l’anomalia. Quante volte dopo che si è manifestato un baco del software particolarmente rognoso, coloro che avrebbero dovuto fare i test mi hanno detto: “Sì, l’avevamo visto, ma era successo una volta sola e avevamo pensato non fosse importante”.

Di fronte a quelle che potremmo chiamare esperienze mistiche, fatti inspiegabili, miracoli, la tentazione è quella di liquidarli come non esistenti, allucinazioni, anche quando ci sono molteplici testimonianze del contrario; anche quando capitano a noi stessi.

Così pensiamo di stare tranquilli, ridurre tutto a numeri abituali. Finché non compare un’altra segnalazione d’errore, un numero sconosciuto.

E’ stato Nettuno

Immaginate di guardare qualcosa. Siete distratti, pensate ad altro; non avete attese. Siete convinti che non ci sia niente in più da vedere, nulla da sapere oltre quello che vi dicono i vostri occhi.
Difficilmente vi accorgerete dell’imperfezione, del particolare fuori posto. Del conto che non torna.
Se invece state attenti, siete svegli, pronti; se osservate bene, se dietro quegli occhi mettete qualcosa, una mente, la ragione, allora potete cogliere il fruscio sommesso dell’Altro.

E’ così, ad esempio, che è stato scoperto il pianeta Nettuno. Alcune anomalie orbitali di Urano erano spiegabili con un altro corpo celeste di grande massa orbitante ancora più lontano; il pianeta fu individuato proprio dove i calcoli avevano indicato potesse essere. Il visibile spiegato dall’invisibile; l’invisibile che è causa del visibile.

Lo studio matematico delle anomalie è uno strumento prezioso per la scienza, per comprendere certi meccanismi nascosti; per individuare fenomeni ancora sconosciuti, o dove qualcuno o qualcosa sia intervenuto per modificare l’esistente. Di fronte all’evidenza dei numeri, l’ordito della nostra realtà, c’è poca scelta: o si accetta che ci sia qualcosa oltre ciò che si conosce, o si buttano avanti mani e scuse. Si minimizza, si nega, si cambia discorso. Si sceglie di ignorare, si sceglie di non sapere.

Vale per i pianeti, vale per le elezioni, e vale per tutto ciò che conosciamo. O che scegliamo di non conoscere.
Che cosa, o chi, c’è dietro ad ogni cosa?

(Nettuno? Non è pottibile, qualcuno deve pur ettere!)

La minaccia

La parola che mi è venuta in mente, leggendo la lunga intervista (“Perché Obama teme per la nostra democrazia”) concessa dall’ex presidente statunitense Obama alla rivista Atlantic in occasione della pubblicazione del primo volume della sua autobiografia, è “snob“.

La definizione di snob è “Persona che nell’atteggiamento o nel comportamento ostenta un’aristocratica, spesso eccentrica e non di rado ridicola distinzione e raffinatezza, nel tentativo di identificarsi con una categoria sociale superiore”. E’ fin troppo evidente come Obama, con la espressa complicità dell’intervistatore, ami porsi al centro dell’attenzione; tutto sembra ruotare attorno a lui. La maggior parte della conversazione è dedicata alla denigrazione, alternativamente sottile ed esplicita, dei suoi avversari. “Le maggiori minacce all’esperimento americano” sono ovviamente quanti non la pensano come lui. Sebbene ostenti disprezzo verso i piagnucoloni, e dica di comprendere “i classici eroi maschili nella cultura americana negli anni in cui crescevo: i John Wayne, i Gary Cooper, i Jimmy Stewart, i Clint Eastwood, per ciò che importa” non sembra propenso ad adottarli come esempio; la sua idea è un’altra. Ammette che “ci sono parti di cultura popolare che ho perso” ma sembra che questo non intacchi la sua convinzione di capire perfettamente detto popolo.

E’ difficile comprendere quanto sia genuina la sua dichiarata aspirazione di fare del mondo un posto migliore; considerando il numero di interventi militari che ha compiuto uno potrebbe anche credergli. Noi europei ne sappiamo qualcosa, dopo che la sua presidenza ha lasciato il Mediterraneo e il Medio Oriente completamente destabilizzato e noi soli ad affrontare il problema. Dietro le belle parole si intravede la volontà di imporre la “sua” democrazia, fosse anche con l’opposto della democrazia stessa. Sembra incapace di comprendere che lamentarsi del modo in cui viene ritratto e poi ritrarre i suoi avversari in modo anche peggiore (“Obama ha maggior rispetto per Genghis Khan, che bolliva vivi i suoi nemici, che per Trump”, asserisce il giornalista) non depone a favore della sua diversità.

Quello che mette un brivido a noi internettiani è la maniera in cui, dopo avere sfruttato la rete per andare al potere, ora che si è accorto che può essere usata anche contro la sua parte politica, si sia messo ad invocare il suo inscatolamento. E’ convinto che Internet e le reti sociali rappresentino “la singola più grave minaccia alla nostra democrazia” e auspica “una combinazione di regolamenti governativi e pratiche aziendali che affronti questo problema“. L’ironia è che le reti sociali più diffuse sono state nelle recenti elezioni spudoratamente dalla parte democratica  – giusto oggi si è avuta un udienza in merito al Senato degli Stati Uniti.

Esplicito il commento a questa intervista da parte del giornalista Glenn Greenwald: “Non c’è dubbio che i democratici si apprestino a usare il loro nuovo potere per esercitare molta più pressione che mai su Facebook, Google, Twitter ecc. per censurare qualsiasi punto di vista che ritengano “minaccioso”. Obama non potrebbe essere più chiaro su questo”, ha scritto Greenwald in un tweet.
Il modello sembra essere quello cinese, dove gli utenti sono tracciati e puniti se sgarrano. Considrando il controllo quasi assolto dei media da parte della sua parte politica, sembra una corsa ad eliminare anche le ultime tracce di dissenso. Magari utilizzando lo strumento giudiziario per purgare definitivamente gli avversari costantemente demonizzati, proprio come tanto bene è riuscito a casa nostra.

Arrivo al fondo dell’intervista, e ho un ultimo pensiero: Anche Robespierre sapeva parlare bene in pubblico, e quello che faceva era per il bene del popolo.

Ciò che davvero è

Come cristiani, sappiamo che la realtà, noi, la nostra coscienza, hanno un’unica fonte; sono creazioni di un’unica mano, e quindi non sono in contraddizione. Ciò che ci sta intorno è per un nostro bene; il reale va preso per quello che è, senza pretendere di forzarlo a quello che ci pare essere il nostro vantaggio; e la coscienza ci aiuta a decidere cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e ingiusto in ciò che ci sta davanti.

Il volere costringere ciò che c’è ai nostri desideri, è questo il male. Mentire, rubare, pretendere; imbrogliare, falsificare, uccidere. Sono tutti modi di volere piegare il mondo a noi stessi.

Non è possibile che la realtà ci inganni. Se lo pensiamo è perché pretendiamo che la realtà sia quello che non è. Oppure qualcuno sta alterando la realtà o la nostra percezione di essa. Che lotta contro noi stessi, che lotta contro il male dentro e fuori dobbiamo intraprendere se vogliamo giungere a ciò che davvero è.

Che bella faccia, distesa, ha chi accetta ciò che sta davanti a lui, certo che in fondo è tutto per il suo bene. Perché affannarsi tanto? Siamo verità anche noi.

Non è venuta bene

Il nostro ineffabile premier Conte, di fronte ad una platea di credenti, quelli della CGIL (non ho detto credenti in cosa…) ha pronunciato questa frase:

Natale, a prescindere dalla fede religiosa, è senz’altro anche un momento di raccoglimento spirituale. Il raccoglimento spirituale, farlo con tante persone non viene bene

Eh?
Intanto, quel “a prescindere” è un poco ambiguo. Se intende qualunque religione si abbia, bene, forse non è al corrente che il Natale è una festa cristiana, e per le altre religioni è una bestemmia. Se poi intendeva credenti e non credenti, esattamente un non credente che razza di “raccoglimento spirituale” dovrebbe avere di fronte ad un avvenimento che per lui non significa niente? Spirito, de che?

Ma la parte che più lascia perplessi è “Il raccoglimento spirituale, farlo con tante persone non viene bene”.
Che infanzia triste deve avere avuto il povero conticino, che natali solitari. Non so voi, ma se penso al Natale mi viene in mente una comunità che tutta assieme festeggia la nascita di Nostro Signore. Un popolo; cori, messe affollate, mettiamoci pure le tombolate. Quale concetto del cristianesimo ha questo signore? La Chiesa è una comunità, una compagnia di credenti, non dei poveracci che devono stare chiusi nella loro stanzetta a pregare un dio immaginario o a contemplare il proprio ombelico. Il presepe stesso è l’illustrazione di quel popolo in cammino. Non è Yoga, è Natale.

Capisco che voleva indorare la pillola prima di tirare la mazzata, ma gli è venuta francamente molto, molto male.

A Giuse’, fatte ‘na famiglia.

La giustificazione

Agente #1 – “Accostate, prego”
<Il furgone si ferma al posto di blocco. Le due persone a bordo si guardano, poi abbassano il finestrino>
Guidatore – “Agente, qualcosa che non va? Che, stavo oltre i limiti?”
Agente #1 – “No signore, è un normale controllo. Patentelibretto” (Sbircia nella vettura). “Devo dirvi, signori, che le vostre mascherine non sono regolamentari. Sembrano passamontagna.”
Guidatore – “Eeeh, siamo tipi prudenti, con questo virus più si è coperti meglio è, non crede?”
Agente #1(Poco convinto) “Sarà. Comunque, state viaggiando per necessità?”
Passeggero – “Assolutamente, agente. Teniamo stato di necessità. Lavorando, stiamo.”
Agente #1 – “E che lavoro è?”
Passeggero – “Pulizie. Per l’impresa di famiglia. Vuole l’autocertificazione?”.
Agente #1 – “No, non è necessario” (controlla i documenti) “Mi apre la porta del furgone?”
Guidatore – (teso) “Eeeh, agente, non c’è niente…”
Passeggero – (in fretta) “Prego, agente, è aperto…”
<l’agente apre la porta del furgone e guarda all’interno>
Agente #1 – “E questo chi è?”
Passeggero – “Nostro cugino. Sta dormendo, poveretto”
Agente #1 – “Che strana mascherina. Non copre il naso. Sembra più un bavaglio.”
Passeggero – “Che vuole farci, agente, a nostro cugino piace bere, e quando beve parla troppo, dice cose senza senso, spara balle che non stanno né in cielo né in terra, quindi noi gli mettiamo la mascherina in bocca così non disturba e sveglia i bimbi. Se ha dei dubbi controlli pure, ah.”
Agente #1 – “Ma certo, sapevo che c’era un giustificazione, mica si imbavaglia la gente così, senza motivo. Fate attenzione quando frenate, anche se sembra legato bene. Non vorrei si facesse male.”
Guidatore – “Stia tranquillo, agente, noi ci teniamo a nostro cugino. E’ per il suo bene. Vogliamo solo che stia un po’ zitto e ci lasci lavorare.”
Agente #1 – “Va bene, va bene” (restituisce i documenti) “A posto, potete andare”
Guidatore – “Grazie, agente, buonanotte.”
(il furgone riparte e si allontana. L’agente #1 torna alla sua vettura dall’agente #2)
Agente #1 – “Hai visto quelli? Per un attimo ho temuto che stessero andando ad una festa… Ma ti devi fidare della gente. Quelli erano onesti lavoratori, non dei sospetti. A fare il nostro lavoro finisci che vedi imbrogli dappertutto…”

Trasporto valori: uguaglianza

Cari discepoli, ben trovati! Oggi lo zio Berlicche, il più amichevole arcidemone che potrete mai incontrare da vivi, comincerà ad istruirvi su ciò che è necessario seguire per vivere nel mondo moderno.

Abbiamo visto l’altra volta che l’essere umano non può fare a meno dei valori, se vuole vivere nella società contemporanea.
E’ possibile che possiate essere incerti su alcuni di questi valori, nonostante l’istruzione continua che i nostri collaboratori vi impartiscono tramite i mezzi di comunicazione. Anche voi vi dovete adeguare, se non volete rimanere esclusi e fuori moda! Se siete chiusi, se siete tradizionalisti, se ancora al fondo del vostro animo avete un residuo di quel dannosissimo catechismo che vi hanno imposto da piccoli, ora è il momento di cambiare. Lasciate che il nostro messaggio vi riempia e vi possegga, rilassatevi e svuotate la mente: non avete bisogno di pensare, perché pensiamo già noi a tutto. Non crediate di essere un caso particolare: il primo valore di cui parleremo è proprio l’uguaglianza.

Uguaglianza! Quale espressione più dolce e soave? Significa che sono cancellate tutte le antiche discriminazioni, gli atavici favoritismi e squilibri, e tutti quanti voi uomini siete uguali. La giustizia realizzata, altro che quella che promette il Nemico-che-sta-lassù.

Pensi di essere migliore del tuo vicino? Bene, lui pensa lo stesso di te! Ma noi possiamo dirvi che, ai nostri occhi, apparite indistinguibili gli uni dagli altri. Perché quindi affannarsi tanto per distinguersi, per lasciare un segno? Sono cose passeggere, e cercare di primeggiare causa solo conflitti inutili. Io, io, voi dite! Se invece piglierete coscienza di essere solo un anonimo puntolino in una folla enorme ed indistinta comprenderete quanto si viva più tranquillamente adeguandosi al pensiero comune. Non fate i guastatori, seguite la massa. Avete i vostri diritti: che volete di più?

Siete tutti uguali, e noi vi valorizziamo per questo! Se per caso qualcuno dovesse sostenere di valere, noi gli diciamo: ma certamente! Vali in quanto anche tu come tutti partecipi al bene collettivo, e contribuisci con il tuo essere membro produttivo della società. L’uguaglianza significa anche che chi non dovesse essere più in grado di fornire questo contributo deve essere eliminato, in quanto diverso. E’ doloroso, ma necessario.

Se l’uguaglianza è un valore, la diversità deve essere combattuta con qualsiasi mezzo. Sono ammissibili solo le diversità utili, quelle che rendono uguali. Ma cose come il pensiero indipendente, la persona come soggetto unico e irripetibile, l’opinione in dissenso con ciò che tutti dovrebbero pensare… capite anche voi: non hanno posto nel nostro nuovo mondo. Sono mele marce. Ci fossero dei casi di queste odiose perversioni, vanno ricondotti all’uguaglianza; se non fosse possibile vanno esclusi; vanno silenziati e allontanati; vanno curati; vanno purtroppo eliminati, se non si potesse fare altro.

I valori sono comuni, e per ciò che è eccezionale non c’è posto. Prendetevi le vostre soddisfazioni, ma non sperate di diventare qualcosa di più di quello che siete. Fatica sprecata. Tanto è uguale.

Arriva il tirannosauro

Se Darwin ha ragione, in principio erano lucertoline lunghe pochi centimetri. Alla fine del Mesozoico quelle simpatiche bestiole si sono evolute nel tirannosauro, tonnellate di muscoli e denti.
Così appare evidente che i media americani (e i nostri, accodati) si sono ormai evoluti in una forma di vita, chiamiamola così, molto più letale ed invasiva.

Siamo passati dall’equidistanza e neutralità, il mantra del giornalismo dei tempi andati, alla sottile partigianeria, fino ad arrivare al parteggiare esplicitamente; e poi da questo sostegno esplicito al considerare chi pensa in maniera differente non degno di parlare. Fino all’attuale: non sei degno di parlare, quindi ti mettiamo a tacere.
I commentatori televisivi che in diretta silenziano Trump, Twitter che lo cancella, e tutti gli altri che premettono “falso”ad ogni sua parola sono la nuova specie dominante. Se lo fanno con lui, figurarsi noi.
Il passo successivo è l’eliminazione fisica, che potrebbe scattare nell’istante in cui questi simpatici predatori venissero in possesso del potere di farlo. Se non sei degno di parlare, perché dovresti esistere?

Le opinioni non si censurano, ma le menzogne sì.“, è la chiosa. Ma chi decide cosa è menzogna? Chi li ha investiti, questi, della sapienza totale, della certezza di quella verità che fino a ieri negavano potesse esistere? Lascienza?

Chissà se davvero tutti i giornalisti sono unanimemente concordi con questo modo di agire, e se qualcuno sa che fine abbiano fatto tutti quei coraggiosi che si battevano per la libertà d’opinione, un’era geologica fa, prima dell’evoluzione. Quelli che fieramente imbracciavano lo pseudoVoltaire di «Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo»  a mo’ di bazooka. Sarà stata la selezione naturale, la trasformazione genomica, la sparizione degli inadatti ai tempi nuovi. A vederli adesso il filosofo degli intellettuali chic si rivolterebbe nella tomba. Ma tanto, anche il fatto che abbia detto quella frase era una balla.

Questa nuova specie appare vittoriosa ovunque, anche perché non è rimasto quasi luogo in cui si possa contraddirla, anche solo metterla in dubbio. Niente riuscirà a fermarla. Guardatela come orgogliosa della sua forza schiaccia i perdenti e leva il muso lordo di sangue verso quel cielo dove brilla, stranamente luminoso, un asteroide.

 

Otnemarezza

Mi scrive un amico a proposito del mio ultimo post:

(hai detto):
“Due cose mi fanno rizzare i capelli sulla testa:
1- che il 2020, l’anno della pandemia globale, dell’assalto globale alla libertà, assalto globale alla religione, e la tirannia globale del “grande azzeramento”, sia l’inizio dell’a lungo previsto e dovuto castigo
2- che non lo sia.”
Insomma, è l’opposto di una win-win situation. (…)  Spero di averti accanto nella fossa dei leoni, almeno facciamo due chiacchiere prima di essere sbranati.

A me il Giudizio Finale starebbe anche bene; è il contrario del “Grande azzeramento” che secondo alcuni il potere mondiale vorrebbe imporci; è il momento in cui ogni cosa (noi compresi) non è ridotta a zero, annullata, ma portata al suo vero valore, un valore eterno.

Nel caso opposto, la fossa dei leoni la vedo improbabile: sai gli animalisti, che storie farebbero per quei poveri felini, costretti a nutrirsi di sostanze indigeste… credo sia più probabile una baracca in qualche campo di concentramento, dove potremmo annoiarci a vicenda con chiacchere teologiche.

Ma in fin dei conti anche quella che potrebbe sembrare una sconfitta non è che un istante che passa. Perché, nonostante le apparenze, abbiamo già vinto.

 

Luci e campanelli

Quanto leggo sia avvenuto e stia avvenendo negli Stati Uniti in queste ore – le elezioni presidenziali o, meglio, lo spoglio dei voti e quanto connesso – accende in me campanelli e luci lampeggianti a iosa.

Sicuramente c’è qualcosa di molto, molto strano. Si può credere o non credere alle denunce di brogli o alle loro smentite. Ma le innumerevoli anomalie danno da pensare. Lo spoglio negli stati chiave interrotto contemporaneamente con Trump in netto vantaggio ma poi proseguito tenendo fuori gli osservatori repubblicani. L’improvviso aumento di schede per il suo avversario con percentuali bulgare. I voti misteriosamente persi per l’uno e trovati per l’altro. Una percentuale di votanti del tutto anomala, fino ad oltre il 90% quando raramente aveva sfiorato il 70%; un numero di voti superiori ai votanti registrati; la strana anomalia per cui nei medesimi stati in cui Trump perde vince il parlamentare repubblicano; migliaia di morti che votano… e molto altro. “Vinceremo in ogni caso”, avevano detto i democratici alla vigilia; ora per molti appare chiaro il significato.

Come ho detto, si può crederlo o non crederlo. Ma l’unica che veramente regna sovrana qui è la falsità. Colpisce che ancora una volta la narrazione dello stratosferico vantaggio democratico si sia rivelato una bugia. Se, come appare probabile, avranno la vittoria, i sostenitori di Biden potranno evitare ancora una volta di confrontarsi con la verità. O, meglio, continuare a raccontare e raccontarsi le loro false certezze.

Ma sapete qual è il campanello più squillante, la luce lampeggiante che più brilla? Che gli stessi media, gli stessi personaggi che hanno portato avanti per anni la falsa teoria dell’influenza russa sulle votazioni precedenti, di fronte alle dichiarazioni di Trump sui brogli, immediatamente, senza controlli o verifiche, le hanno etichettate come false; quando non censurate, come ha fatto Twitter.

Se hai la coscienza pulita ti difendi con la verità, non cerchi di fare tacere l’avversario, di nascondere quello che afferma.

Non so cosa accadrà ne prossimo futuro. Probabilmente Trump vincerà qualche ricorso, ma non penso possa vincerli tutti. Un giudice lo si trova, come ben sappiamo. E le cose si quieteranno, a meno delle attese vendette. Dubito che “Sleepy” Joe Biden arriverà in fondo al mandato, sembra già cotto adesso. E inizieranno tempi interessanti, per dirla alla cinese.

Ho letto un tweet, oggi che diceva:
“Due cose mi fanno rizzare i capelli sulla testa:
1- che il 2020, l’anno della pandemia globale, dell’assalto globale alla libertà, assalto globale alla religione, e la tirannia globale del “grande azzeramento”, sia l’inizio dell’a lungo previsto e dovuto castigo
2- che non lo sia.”

Mi sento un po’ così.

Ama, e fai cosa vuoi

Era assolutamente fedele, non amava niente e nessun altro. Non avrebbe mai tradito il suo unico grande amore: se stesso.

Orrore cosmico

Non so se avete mai sentito parlare di H.P.Lovecraft. Forse i nomi di Cthulhu, Yog-Sothoth, del Necronomicon vi dicono qualcosa?
Lovecraft era uno scrittore americano, vissuto nei primi decenni del secolo scorso, e scriveva storie che si potrebbero definire dell’orrore.
Ma niente, o quasi, pazzi assassini e squartamenti; pochissimo sangue nelle sue opere. I suoi mostri sono esseri così al di fuori dalla realtà umana da essere incomprensibili. Divinità inenarrabilmente potenti, antiche di eoni, che hanno della nostra specie la stessa comprensione ed empatia che potremmo avere noi per dei moschini. I suoi scritti sono pervasi da un senso di allarme, disagio, la sensazione crescente che sotto il sottile velo della realtà si nasconda qualcosa di così orribile che, dovessimo alzarlo, la follia sarebbe l’unica fuga .

Non ero mai riuscito a comprendere da dove nascesse davvero questo orrore; un articolo che mi hanno suggerito me lo ha fatto capire. Lovecraft ipotizza che quella che noi chiamiamo realtà non abbia nessun senso. Che ogni nostra attività, ogni nostro progetto, siano inutili e vani. Che non solo non esistano certezze, ma che lo stesso concetto di certo sia vano. Le entità che popolano i suoi scritti, i Grandi Antichi come Cthulhu e gli ineffabili Dei Esterni, sono assolutamente altro, e il cosmo stesso è maligno o, nel migliore dei casi, del tutto indifferente. La più grande divinità creatrice, Azathoth, il Signore del Cosmo, è cieco e idiota e danza sul suo trono al centro dell’universo al suono di flauti blasfemi suonati dai suoi cortigiani.

L’opera di Lovecraft è espressione di un universo anti-razionale, in cui la razionalità greca e cristiana è solo un’apparenza illusoria, ormai abbandonata. La sua cosmogonia, paradossalmente, è coerente proprio per questo rifiuto estremo a cui neanche l’ateismo arriva. Il relativismo è contraddittorio proprio perché nega un significato autentico mentre pretende di affermarlo. La parabola di distacco dalla ragione ultima delle cose, dal divino, iniziata con umanesimo e proseguita con l’illuminismo, finisce in qualcosa ancora più raccapricciante del nichilismo.

L’orrore nasce proprio da questo straniamento: la completa mancanza di significato di ogni nostra opera, la scoperta della vera natura dell’universo, l’irrealtà del reale. La mente si rifiuta di considerare che ogni nostra azione, e noi stessi, siamo niente. Nel profondo di noi c’è l’esigenza di bene, di bello, di vero. Non esiste niente di peggio che negarlo; niente può condurre la nostra mente nel nulla cosmico come un dio disordinato, arbitrario e irrazionale. Vuol dire niente leggi; vuol dire niente logica. Vuol dire che non c’è niente di comunicabile, neanche l’amore; non è possibile alcun rapporto o pensiero coerente. E’ aprire la porta alla pazzia, come i tristi e folli personaggi di Lovecraft.
E’ adorare Cthulhu.


Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn

Il nemico

L’uomo (sì, siamo io e te) è cattivo. L’ho detto tante volte.
Solo quel principio di verità e bellezza di cui è impastato può spingerlo a cambiare.

Le ideologie, e anche le religioni, sono nate da questi uomini cattivi. Non c’è niente da fare, anch’esse hanno il germe del male, tutte. Solo ciò che nasce dal divino, da ciò che non ha male, può essere diverso.

Come gli uomini non sono tutti uguali, così avviene anche per le idee. Alcune sono peggio delle altre. Altre molto, molto peggio. Un uomo cattivo che segue una ideologia cattiva semina il male. E’ l’inferno aperto.

Una delle ideologie più maligna è quella che vi dice che siamo tutti buoni, che le idee e le ideologie sono in fondo tutte uguali.
E’ una distrazione. Un trucco. Guardate invece a ciò che è.
Guardate a chi uccide. Guardate a chi devasta. Guardate a chi mente (non a chi dicono che menta, ma a chi fa della menzogna la propria arma).
Chiedetevi quale sia l’idea che muove quelle persone. Non quale pensate che essa sia, ma proprio quella che è. Scopritelo.

Quelle idee sono il vostro nemico. Parlo di nemico in senso letterale: ciò che vi vuole distruggere, o più benevolmente usarvi prima di rendervi schiavo.
Distinguete bene. Questo nemico ama nascondersi, mimetizzarsi. Perché ama la menzogna. Quando esce al scoperto è perché pensa di avere già vinto.

Non c’è tregua, non c’è armistizio. Se si ferma non è per un desiderio di pace, ma per colpirvi con più forza.

Fate i nomi. Diteli, questi nomi. I falsi si indigneranno, insieme a coloro che hanno già asservito. Ma voi non ingannatevi. Parlate chiaro, non vi voltate.
Se il nemico non lo guardi in faccia, verrai colpito alla spalle.

La vita in marcia bassa

Sarà capitato anche a voi, forse, di sedere accanto ad un guidatore che non mette le marce alte.
Prima, seconda, terza, e poi rimane lì con il cambio in mano, l’acceleratore premuto, mentre il motore urla e voi fremete. “Metti quella quarta, metti quella quinta”… No, non c’è la polizia con l’autovelox; no, nessun trattore davanti. La strada è abbastanza dritta, la visibilità buona. Eppure niente, non si va. Sempre trattenuti, senza mai impiegare la piena potenza della vettura, oltre ogni possibile prudenza.

Forse sono io quello sbagliato, quello che tira sempre al massimo, che non vuole lasciare niente di intentato. Quello che non si trattiene, che non sa vivere quieto, che non accetta niente di meno del tutto. Che non è persa fino a che è finita. Che vuole tutto, e tutto non è abbastanza.

Che non riesce a vivere in marcia bassa.

Sapere quel che si sfa

Ripensavo a quella scritta che ho commentato l’altro giorno, “Morte al Nazareno”. L’esatta posizione di tanti sul Calvario, quel giorno di quasi duemila anni fa. Gesù disse di loro, “Non sanno quello che fanno”. Qualcuno, almeno.

Ne sono certo, parecchi di coloro che hanno bruciato quelle chiese non sanno davvero cosa stanno facendo. Non sanno cosa sia la Chiesa, e chi fosse quel Nazareno. Non conoscono quella storia di bene lunga venti secoli, la ragione ultima per cui ci possono non essere le guerre, ci può non essere la schiavitù, ci può non essere il dominio della forza e dell’uomo sull’uomo; la ragione per cui ci sono ospedali e orfanotrofi e università e tutte quelle miriadi di piccole imprese di carità e misericordia che, senza che ce ne accorgiamo, riempiono e hanno riempito il nostro mondo di oggi.

Quei piromani la loro idea della Chiesa l’hanno presa dai giornali, dalle televisioni, dai film, dai libri; è un racconto, una narrazione di qualcosa di strano ed esotico, fatto di palazzi e cardinali, di dogmi misteriosi e leggende nere, e che in ultima analisi ha a che fare con la Chiesa reale più o meno quanto un film hollywoodiano rispetto alla verità storica. E’ stato insegnato loro che quell’entità che chiamano Chiesa è un moloch inutile, dannoso, retrogrado e autoritario, e questo basta a renderli ciechi di fronte alla realtà.

Quelli che scrivono “morte al Nazareno” non lo conoscono. Ma neanche i miei colleghi, i miei amici, neanche i miei familiari lo conoscono. Parlo con loro ogni giorno, e anche in loro c’è la stessa ignoranza; c’è la stessa indifferenza. E neanch’io lo conosco, quando rimango prigioniero di quella stessa narrazione, quando vedo o ascolto ciò che non è Chiesa raccontarmi cos’è Chiesa; persino quando la Chiesa stessa, una sua parte almeno, si racconta.

Solo quando vedo i miei amici, e momenti di miei amici, di miei conoscenti, di miei parenti; quando vedo il volto dei tanti santi che mi capita di incrociare, quando li ascolto, quando ragiono sull’immenso bene che percorre sotterraneo il mondo per quel Nazareno ucciso e risorto duemila anni fa, solo allora capisco, solo allora comprendo. Solo guardando loro.

Cosa comprendo? che devo essere anch’io qualcuno da guardare, perché solo vedendo me chi mi sta vicino vedrà cosa quel Nazareno morto, ma mica tanto, può fare, ha fatto, continua e continuerà a realizzare fino che su questo mondo si troverà un poco di fede. Finché sapremo quello che facciamo, almeno noi.

Trasporto valori: un nuovo inizio

Carissimi lettori,
qui è il vostro zietto preferito, Berlicche l’Arcidemone, che vi parla.

Dopo tanti anni ad inseguire le paranoie e le insulsaggini del Nemico-che-sta-Lassù, è ora di cambiare strada.
Sempre a parlare di peccati, di virtù, di comandamenti, di vizi… adesso basta! Sono cose che ai diavoli moderni come noi, e anche a voi, non interessano più. Quella era l’antica tradizione. Ormai è morta e sepolta. Quei pochi tradizionalisti rinsecchiti che ancora ci credono sono una razza volta all’estinzione, e non sarà mai troppo presto, Per così tanti anni ci hanno impedito di arrivare a quel mondo nuovo che bramiamo dal profondo, al rovesciamento delle vecchie strutture di potere e all’affermazione del nostro paradiso. Un paradiso per tutti, ben diverso da quel club elitario che vi è stato finora venduto come desiderabile.

No, è ora di un cambiamento. Le antiche virtù non solo hanno fatto il loro tempo, esse sono un ostacolo da superare. Ormai dobbiamo parlare di valori, quel terreno comune che ogni essere umano dovrà coltivare per arrivare alla perfetta integrazione nel Grande Piano. Senza valori da condividere e portare avanti come potrebbe formarsi quell’umanità nuova che tanti di noi, Nostro-Padre-che-sta-Laggiù per primo, hanno desiderato così ardentemente? Speriamo tutti che anche voi brucerete con noi per l’impazienza di realizzarla.

I valori hanno un vantaggio: la flessibilità. Sono legati ad un momento storico, trovano la loro utilità nel fatto che ci sono utili. Se un domani questa utilità dovesse cessare, potremmo esaltare valori che siano anche antitetici ai precedenti. Quale problema c’è? Dato che ormai è universalmente e scientificamente noto che la verità non esiste, non c’è nessun impedimento ad essere sfumati sulle definizioni. Se qualcuno dovesse protestare, bene, la retta interpretazione la daremo noi. Siamo qui apposta, al servizio dell’umanità.

I valori vedeteli come dei fili legati alle vostre estremità, che vi aiutano a camminare, a stare in piedi. Tiriamo il filo di ciò che scegliamo per il vostro bene di privilegiare e voi agite: senza che da parte vostra ci sia bisogno di usare libertà o ragione per comprendere, senza che dobbiate fare fatica o cercare di eccedere i vostri limiti. Pensiamo a tutto noi, per voi.

Quali sono dunque questi valori? Va bene, ve ne fornisco un elenco: ma ricordate che potrebbe cambiare senza preavviso, se così fosse necessario.
Parleremo nei prossimi giorni di tolleranza, inclusività, uguaglianza, multiculturalismo, ambientalismo, autostima e dirittosità.
Come, cos’è la dirittosità? E’ un valore importantissimo! Seguitemi in quest’avventura dell’apprendimento e anche voi l’imparerete. Presto.

Vostro affezionato,

Arcidemone Berlicche

La tecnica del cucù

E’ probabile che conosciate la tecnica del cucù.
Il cuculo depone il suo uovo in un nido altrui. Oh, com’è tenero quell’uccellino… ma presto cresce più di tutti i suoi fratelli, che uccide ad uno ad uno spingendoli fuori dal nido stesso. Alla fine rimane solo lui, nutrito da coloro che l’avevano accolto, la loro casa svuotata.

Leggo che il vescovo Love ha rassegnato le dimissioni. Chi è il vescovo Love? Era l’ultimo dei vescovi episcopaliani statunitensi – gli episcopaliani sono gli anglicani americani – a rifiutare il matrimonio tra persone dello stesso sesso nella propria diocesi.

E’ stato giudicato, e trovato colpevole di avere infranto il suo voto di ordinazione per quel suo rifiuto. Ha preferito dimettersi piuttosto che essere cacciato – cosa che sarebbe certamente avvenuta.

Nello sforzo di compiacere il mondo, gli episcopaliani hanno ammesso anche ciò che nonostante il loro essere protestanti avevano rifiutato finora: ordinazioni femminili, e poi l’esplicito abbraccio dell’omosessualità. Non che sia servito loro molto, se prevedono per loro stessi di sparire entro il 2050.

Anche perché chi ha scelto di restare fedele a quanto le Scritture dicevano, evidentemente, non trova più posto in quel nido presto desolato. E’ buttato fuori da quel nuovo padrone, quell’estraneo così coccoloso e gentile entrando, ma la cui vera natura si rivela presto. Poveri quegli uccellini che dopo averlo accolto continuano a nutrirlo.