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L’occhio indiscreto

E naturalmente c’è la domotica. La casa informatizzata.
Ormai quasi tutti gli elettrodomestici hanno la possibilità di connettersi in rete, ad internet. Il televisore, la sveglia, il tostapane, gli spazzolini da denti. Mi dicono anche certi giocattoli erotici (non chiedetemi come e perché: mi sono rifiutato di approfondire). Tutti questi oggetti possono essere controllati remotamente: accendere le luci mentre non ci siamo, far bollire l’acqua della pasta, far pulire al robottino un’altra stanza…

Tutto ciò che può essere controllato remotamente, beh, può essere controllato remotamente. Anche non da noi: dal costruttore, o da qualcuno che sappia come fare. Per non parlare del fatto che l’informazione viaggia nei due sensi: il vostro televisore intelligente comunica ai suoi fabbricatori che cosa avete guardato e per quanto tempo, e cosa ne facciano poi questi dell’informazione sta a voi pensarlo. Se ci voleste pensare.

Tracciando l’attivarsi della vostra sveglia connessa si può conoscere a che ora vi alzate, e la musica che preferite per tiravi su dal  letto. Il vostro allarme intelligente comunica quando non ci siete, il vostro frigorifero smart i vostri cibi preferiti. Non dimenticatevi eventuali telecamere, webcam e sensori. Incrociando questi dati innocenti con le vostre spese diligentemente annotate dalla vostra carta di credito, programmi sofisticati possono farsi della vostra vita un’idea abbastanza precisa. Che possono poi utilizzare per proporvi il nuovo prodotto che non vi può non piacere.

Probabilmente, tra qualche anno, ci saranno enti che riusciranno a tracciare di noi un profilo completo. Sapranno tutto, o quasi, deducendolo dai nostri atti. Ogni nostro illusorio segreto. Le aziende ci faranno causa se mai dovessimo prendere una decisione autonoma che sballa i loro algoritmi.
Certi comportamenti asociali si potranno prevedere, ed eventualmente essere soppressi. Tuttto sta a capire cosa sarà per “loro” un comportamento asociale.

Questo è in una certa misura già possibile oggi. Semplicemnte non esiste un soggetto abbastanza forte per sapere utilizzare queste informazioni o imporre in base ad esse un suo certo disegno. Ancora.
Il Grande Fratello, insomma, sembrerà un cugino di campagna. Anche perché a tutto questo ci sottoporremo volontariamente. Lo stiamo già facendo, visto che siamo su internet.

Il Creatore, che sa tutto di noi, ci ha lascito la nostra libertà. Chissà questo ipotetico burattinaio cosa vorrà farne di noi.

Male che vada, possiamo andare a vivere in una baita in montagna. Senza corrente elettrica e telefonino.
Almeno, finché ce lo lasceranno fare.

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Il tempo del lupo

Leggete i segni dei tempi e pensate di averli capiti
suggerendo di tralasciare altari e preghiere,
stringerci la mano festanti e raccontare barzellette.
Non vedete che nessuno ride, nessuno alza il braccio
se non in segno di morte?

Leggete questo tempo, il tempo del lupo,
che è anche il tempo dell’agnello
massacrato in silenzio, ma quel che è peggio
dimenticato

come il piatto del giorno prima in frigo
che nessuno ha il cuore di mangiare.

La menzogna perfetta

A chi vuoi credere, a me o ai tuoi stessi occhi?
Chico Marx

Stiamo entrando nell’epoca della perfetta riproducibilità della menzogna. Ve ne siete accorti, spero.
E’ possibile ingannare un animale con uno specchio, facendogli credere di avere a che fare con un rivale, invece che con il suo riflesso. Gli spettatori fuggivano terrorizzati, davanti alla ripresa dei fratelli Lumiere di una locomotiva che si avventava su di loro. Oggi guardiamo film dove mostri, dei ed eroi combattono tra loro e non sono più comparse vestite con buffi costumi. Sembrano reali.

Già con la tecnologia odierna è possibile creare immagini o spezzoni audio fasulli, indistinguibili da quelli veri. Perfino con attrezzature quasi casalinghe. Basta il programma giusto. Con i fondi che si possono permettere i davvero ricchi, o uno Stato, non c’è niente che impedisca la realizzazione di qualsiasi tipo di prova audio o video virtualmente indistinguibile da una autentica.

Anche oggi possiamo essere ragionevolmente sicuri solo di ciò che si è visto e udito in pubblico, di fronte a testimoni. Si può prevedere che presto neanche questo sarà sufficiente. Chi ha il potere potrà creare qualsiasi illusione e farcela credere reale. Non guardate all’omino dietro la tenda.

Io credo però che la realtà, il vero, abbia una qualità che nessuna riproduzione potrà mai ottenere. Se non potremo più credere ai nostri occhi e alle nostre orecchie, rimane sempre il cuore: quell’organo che la sapienza sostiene sia in grado di discriminare tra ciò che è menzogna e cosa non lo è.
Impariamo ad usarlo.
Se i burattinai giocheranno con le ombre, badiamo a rimanere nella luce.

Non del tutto

Occorre essere appassionati di samizdat – la verità fatta passare per note clandestine, come fu nell’Unione Sovietica – per cogliere la tremenda cappa di propaganda, di oppressione mediatica, di falsità e disinformazione in cui siamo prigionieri.
Per afferrare quali sono le notizie che non circolano, mentre sulle nostre reti nazionali girano ossessivamente sempre le stesse facce che dicono sempre le stesse cose.
Voi l’avete saputo, che so, che Trump vuole togliere i fondi alle multinazionali abortiste; che Formigoni è stato prosciolto per tutte le accuse rivoltegli, il fatto non sussiste; chi davvero bombarda chi in Siria…?
Non penso, se ascoltate i notiziari alla radio o alla televisione; se leggete i “soliti” giornali.

Non parlare di ciò che non si adatta al tuo disegno: ignoralo, come non esistesse, e smetterà di esistere. Non sarà visibile, tranne a pochi fanatici nel samizdat.
Se non puoi ignorarlo, diffamalo.

Io non sono certo tifoso di certe parti politiche e sono all’opposto del loro modo di pensare, ma la tempesta diarroica in cui ogni giorno vengono sottoposti da anni me li rende in una certa maniera simpatici. E’ la simpatia per l’underdog, il perseguitato; quella che spinge a dire “Beh, se questi mentitori acclarati al potere continuano a sparlare contro qualcosa di falso ci deve pur essere!”; e alla fine magari votare per loro (non io). Come i democratici in USA contro Trump, le televisioni, le radio, i giornali di questo regime si stanno scavando la fossa con le loro menzogne, e non se ne rendono conto. Perché non conoscono ormai altro modo. Gli è andata bene per anni.

Forse perché alla fine sono sicuri che riusciranno a normalizzare anche loro. Vedi cosa è successo con tanti altri che parevano irriducibili. Ma non del tutto, non del tutto.

Il racconto di altri regimi, meno morbidi di questo, ci insegna che le verità non si possono seppellire etichettandole come fake news. Esse tendono a risorgere. E se anche i potenti e i loro servi trionferanno ancora e ancora alle elezioni, e si metteranno d’accordo tra loro, e ci toglieranno un altro po’ di quel bello e quel giusto per dipingerci sopra le loro tristissime pagliacciate multicolori, ci sarà sempre un popolo nascosto, un popolo che non crede perché crede. E loro non avranno vinto.

Non del tutto.

Ruote che girano

Mio figlio ha appena preso la patente. Siete avvertiti, voi tutti là fuori. Frequentate le strade a vostro rischio e pericolo. Sapete com’è, no? Un adolescente maschio neopatentato è, a meno di non possedere abilità innate, un concentrato letale di arroganza e ignoranza. Non ne sa abbastanza per sapere quanta paura deve davvero avere. Oh, ricordo bene la sensazione; fino a quando ho appreso, forunatamente senza grandi conseguenze, che quando una ruota perde aderenza non c’è molto che tu possa fare. Troppo veloce, curva stretta, ghiaietta, pioggia, gomme lisce… quante cose possono andare storte, che non consideriamo fino a quando è tardi. E allora avremmo tanto voluto che qualcuno ci avesse avvisato prima: o, più spesso, che avessimo ascoltato prima quel qualcuno.

Ha voluto comprare una macchina. Terza mano, centomila chilometri, tutti i suoi risparmi di anni. Temporaneamente alloggiata sul praticello davanti casa. E qui c’è un problema.
Perché per uscire da quel prato occorre andare in retromarcia  per una ventina di metri, lungo un percorso sinuoso che un serpente si spaccherebbe la schiena a seguirlo, contornato di alberi, pilastri di pietra, vasche, cordoli da restarci intrappolato, cespugli e stretto che l’automobile ci passa appena. Pure io, che sono vent’anni che lo faccio, se non sto attento rischio di rimanere incastrato o lasciare qualche bollo.
Figurarsi uno che non ha ancora capito con precisione da che parte girare le ruote.

Le prime volte lo abbiamo guidato. Gira il volante di lì, no, dall’altra, troppo, fermo, adesso avanti, ancora, vai. L’altra sera, voleva uscire; ma c’ero solo io, in casa, febbricitante per una brutta influenza.
Così ci ha provato. Per una ventina di minuti ho sentito il motore andare e venire, prima e retromarcia, retromarcia e prima e infine fermarsi. “Non ce la faccio più, non ci riesco”, mi ha urlato. Gli ho replicato di continuare, che poteva… Ma ormai aveva rinunciato.
Così mi sono ficcato il giaccone, sono uscito, mi sono messo al volante, e gli ho fatto vedere come non fosse distante che una sola manovra – mezzo metro avanti, le ruote girate nel senso giusto e poi indietro – dall’uscire dall’inghippo.
Mentre mi ringraziava e filava via, pensavo a quante volte ci capita. Siamo ad un passo dalla salvezza e non la vediamo, perché siamo troppo avvolti dalla disperazione, dalla certezza di non farcela. Di come possa bastare poco a trovare la giusta manovra in mezzo alla strada tortuosa. Un suggerimento, un esempio, la disponiblità a capire.

E poi andare, andare.

Come un sasso

La disgrazia delle ideologie –  comunismo, capitalismo – è che hanno avuto successo. Lo hanno avuto perché contengono una parte di verità (libertà! uguaglianza!); e un impulso sufficiente può far sì che quella parte di verità determini un temporaneo trionfo. Ma, presto o tardi, la falsità contenuta nei loro stessi presupposti prende il sopravvento, e conduce a rovina tutto, anche il bene e il bello che erano stati costruiti.

Come un sasso tirato in aria con forza sembra debba salire all’infinito, ma presto o tardi la gravità ineluttabile ha la meglio, e ricade con gran tonfo, e rovina.

Così di ogni cosa lanciata da mano d’uomo.

Carne, e altro

Sono venticinque anni che sono fidanzato.
A volte mi chiedo come sarebbe stato se io e mia moglie non fossimo stati cattolici di quelli che prendono sul serio le encicliche tipo Humanae Vitae, capisciammé.

Data la mia carnalità che, nonostante sia più anziano di quella enciclica, non accenna a diminuire, penso sarebbe andata a finire male. Senza quel rispetto che nasce dall’attesa paziente dell’altro, dai suoi tempi, dei suoi desideri, è fin troppo facile rendere l’altra metà della coppia un oggetto per le proprie voglie; incattivendosi se non vengono prontamente esaudite, fino magari a cercare altrove quello che scioccamente pensiamo necessario.
Mentre invece è già tutto lì: ed è qualcosa che si scopre nel tempo, e si riscopre ancora e ancora e ancora. Amando e riamando la persona che il Destino ti ha messo accanto in quella sera brumosa di un quarto di secolo fa.

Il bello di essere cattolici è che la carnalità è il centro di quello in cui credi. Non un dio sperso in una nebbia indefinita, ma Uno che ha fatto della materia la propria casa. Carne, ma più che carne, perché l’uomo è più che carne.
Più vado avanti con gli anni più scopro che quello che la Chiesa ha sempre insegnato su quanto debba accadere tra uomo e donna è vero, vero in una maniera che non sognavo potesse essere possibile quando ero giovane, quando ero inesperto.
Attenti, voi che del desiderio siete schiavi, e pure voi che vorreste liberare tutti dal desiderio. In un modo o nell’altro riducete l’uomo a ciò che non è.

E dopo, come farà ad amare per davvero?

 

Pastori

In questo mondo di lupi vale la pena farsi agnelli solo se si può contare su un pastore forte, che ci riporti a casa sull spalle dopo averci ritrovato.

Evidenza

Finché non comprendiamo che le cose potrebbero non essere non possiamo comprendere che le cose sono
GKC

Forse questo tempo in cui è messa in dubbio la verità delle cose più evidenti è la più grande grazia che possa toccarci.
Dopo avere vissuto un tempo che si traveste di falsi colori perché è grigio e desolato più di un deserto, un giorno alzando la testa non potremo non stupirci dell’abbagliante azzurro del cielo e del profondo blu del mare, e ogni foglia e ogni bambino sarà come un miracolo. Diventerà evidente cosa non possiamo pretendere: dare la vita, o la felicità. Perché tanti possono dire come le cose si trasformino, ma nessuno può immaginare come il niente diventi qualcosa.
Beati coloro che si accorgeranno della realtà e si stupiranno di ciò che c’è da sempre, perché avranno in dono la vita.
Bisogna perdere una cosa per comprendere di averla avuta, e non c’è mancanza più grande di ciò che davamo per scontato ed invece scopriamo necessario. Ogni boccata d’aria, ogni sorso d’acqua valgono tutti i tesori del mondo. Un milione di falsità non possono dare una sola verità.
La forza della vera fede è allora non la tradizione, ma la conversione: voltarsi verso ciò che c’è da sempre e vederlo di nuovo. Vederlo nuovo.
C’è un solo Dio adatto a ciò, uno che muore e poi risorge, ed è stato tanto saggio da mettere la primavera dopo l’inverno, per fare spuntare gemme da rami denudati e fiori dal fango gelato.
Perché potessimo credere.

 

Completezza

La differenza tra il bene e il male è che il male usa se stesso, il male dentro noi e dentro gli altri, per allontanarci da ciò che è vero.
Il bene invece usa il male dentro di noi e dentro gli altri, quella mancanza di cui niente è più insopportabile, per attirarci a Lui.

Ecco la nostra scelta: maledire ciò che manca alla perfezione, o desiderare la completezza.

La giusta battaglia

La giusta battaglia andrebbe combattuta non perché è una battaglia, o perché è giusta, ma per amore al vero.
Se anche poi la vincessimo, rischieremmo di scoprire che è perché siamo diventati come il nemico. E non esiste sconfitta più definitiva.

 

 

Avvelenati

Chesterton, nella sua biografia di S.Tommaso d’Aquino, scrive che “il santo è un farmaco perché è un antidoto. Ne consegue che il paradosso della storia è che ciascuna generazione viene convertita dal santo che le si contrappone più nettamente“.

Oltre che ad essere storicamente verificabile, l’osservazione ha senso. La conversione è abbandonare la vecchia, cattiva strada per imboccarne una nuova, migliore. Ma se quel pessimo sentiero viene giustificato, lodato come segno dei tempi e definito inevitabile, chi può volerlo lasciare? Occorre la speranza che ci sia una via differente, che non attraversi terre tossiche, mortali. Occorre mostrare una via differente, come fa l’esploratore con una nuova pista. L’antidoto.

Questo fa il santo: legge la storia e il presente e apre ciò che sembrava chiuso, impossibile. Il male cessa di essere un’obiezione, ci si trova a camminare con passo leggero su sentieri antichi e sempre nuovi.
Per questo non troverete santi impegnati ad accarezzare il mondo. La schiena del mostro è piena di tossina appiccicosa. Si rischia di non riuscire più a togliere la mano e fuggire.
E rimanere lì, avvelenati, a disseccarsi piano.

 

Respiri

Cielo grigio, raffiche fredde, pioggia. Oh, sarebbe bello se ci fosse sempre il cielo azzurro e un sole caldo, invece di questo tempo cupo.

O no?

L’abbiamo visto nei mesi scorsi, quando la siccità ha bruciato la nostra terra. Avremmo volentieri scambiato quel blu lassù in alto con qualche nuvola di tempesta.
Tutto ciò che è liscio, uniforme, può apparire forse desiderabile all’inizio, ma presto ci riempie di un terrore innominabile. Avete presente le prime animazioni al computer? Le si guardava e si capiva subito che erano false. Non c’erano sfumature, macchie, varianti. Non erano vive.

Confondiamo realtà e desiderio. Abbiamo un’idea di perfezione troppo limitata. Asettica, mancante dell’alito di vita. La vita, cioè noi, è sempre un po’ sghemba. Irregolare. Complessa.
Come una nube temporalesca, che turbina di acqua, di lampi, che respira di futuro.

Surrogati

Discutevamo davanti alla macchinetta del caffé della mancanza, tra le scelte, del caffé corretto.
C’era chi obiettava che gli alcolici non vanno d’accordo con il lavoro, ma d’altra parte al giorno d’oggi ci sono aromi per ogni cosa. Non mi dite che il gelato al whisky ha visto del vero liquore.

Così si è tolto dai piaceri degli uomini ciò che fa male, lasciando solo l’involucro illusorio dell’autenticità. C’è il caffé decaffeinato, che non si comprende cosa serva dato che la caffeina è l’unica ragione per cui valga la pena berlo. Ci sono le birre senza alcool e le sigarette senza nicotina; e magari pure le donne che donne non sono. Così l’uomo non si riduce in cenere, ma non si capisce se per mancanza di vero fuoco o mancanza di vero uomo.

Fosse solo questo. Ma temo qualcuno stia cercando di sostituire ogni gioia pericolosa con un surrogato. Qualcosa che le somiglia, ma innocuo. Anche il cristianesimo si vuole correggere: vogliono togliere di mezzo la croce e lasciare solo l’amore.
Ma l’amore senza croce come potrà risorgere, e fare risorgere noi? Che gusto avrà la nostra esistenza, senza ciò che la insaporisce?

Volendo, la possiamo chiamare vita senza vita.

Trovare il tempo

Parlavamo a pranzo tra amici commentando alcune storie tristi; le conseguenze di una libertà mal spesa, di quelle conquiste moderne come il divorzio che causano più vittime innocenti di una guerra.
Quando come noi si ha il mondo come famiglia allargata ne senti tante, di brutte; ma anche tante di belle. Piccoli miracoli. Solo che in qualche maniera le belle si raccontano poco. Sarà che diamo per scontato che tutto vada bene, e solo l’eccezionalità ci smuove; sarà che quando narriamo la bellezza chi ascolta sembra attribuirci una fortuna speciale. “Eh, beato te che sei lì, che fai questo, che hai visto…”
E allora vieni anche tu! Non c’è un’esclusiva, solo una Grazia che, come dice la parola stessa, ci è data gratis, non per merito nostro; che non si dimezza se la dividi con qualcuno, ma raddoppia. Il dono di un cuore da bambini, curioso ed appassionato.

Basta solo smetterla di accampare scuse, sostenere di non averne il tempo, e provare a cambiare davvero. Come dobbiamo fare anche noi ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Perché, se smettiamo, quest’era di male, uguale a tutte le ere di male e sofferenza e solitudine dall’inizio del mondo, ci ripiomba addosso. E ci toglie quel cuore giovane, che può essere donato solo da chi l’ha creato. Senza non siamo che ombre che sembrano vivere.

O trovi il tempo, o il tempo trova te.

Carpe diem

Leggenda vuole che le carpe si dimentichino delle cose dopo tre secondi, così per loro ogni giro della vasca è sempre esplorare un territorio nuovo. Un eterno illusorio presente.

Ho il sospetto che le elezioni politiche siano pensate per aver luogo appena oltre il tempo di azzeramento della memoria umana, così che le promesse elettorali fatte e non mantenute siano state nel frattempo scordate. Figurarsi poi se non si sono mai vissuti certi fatti, certi momenti: la memoria che ne abbiamo non sarà che la costruzione che altri ne fanno. Falsa persino fosse vera. Viviamo ricordi che non sono i nostri, e siamo convinti siano autentici.

Ma certi fatti non scavano solo la carne, scavano anche l’anima. Di ciò che davvero importa ricorderemo sempre il giorno e l’ora, perché porteremo per sempre la cicatrice sul nostro spirito.
Che sia il taglio maligno dell’assassino, o quello del chirurgo che ci ha guarito.

Piccola cosa

Sono le cose piccole che fanno andare avanti l’Universo. Le cose nascoste. Quelle che nessuno sa, nessuno conosce, quelle alle quali nessuno dà importanza, a parte chi è direttamente coinvolto; e forse neanche.
Ogni riflesso, ogni tocco, ogni parola sono il manifestarsi di Dio. Il Suo disegno svelato nell’istante. Ciò che percepiamo appena contiene il senso del mondo, spesso più di ciò che è apparenza.

Il cosmo è composto di tanti piccoli atomi, e invisibili particelle ancora più inafferrabili.
E nessuno può dire che è piccola cosa.

L’astronomo e il Grande Botto

Nel 2001, in occasione della morte dell’astronomo Fred Hoyle, Repubblica ne pubblicò un necrologio intitolato “Fred Hoyle l’uomo che inventò il big bang”. Sarebbe difficile trovare un titolo più fuorviante. Infatti, come si può peraltro leggere più avanti nell’articolo, “Hoyle era il più ferrato e caustico avversario della teoria del “big bang””. Quello che inventò fu il termine, “Grande Botto”, inteso in senso derisorio. Con il quale non è vero che “confutò la teoria” dato che, come mi fa notare l’amico Antudo che mi ha mandato una dettagliata disamina di quell’articolo, “una teoria non può essere confutata da una parola, almeno non in ambito scientifico”.

Nel pezzo del giornale leggiamo che
«Hoyle può essere ricordato come l’astronomo che guidò una rivoluzione nell’astrofisica britannica, contro l’accettazione acritica dell’ ortodossia cosmologica», ha scritto il Times. Fred Hoyle era forse il più grande degli scienziati “eretici” della sua generazione.”

“Mah!”, mi replica il lettore, “Fu per anni il maggiore oppositore della teoria che si dimostrò vera, l'”atomo primigenio” del prete gesuita G. E. Lamaitre. Hoyle battezzò malignamente tale teoria “Big Bang”. L’ortodossia allora riconosceva l’universo eterno ed infinito, con tutte le conseguenze filosofiche che esso implicava. Il Big Bang frantumava questa visione dogmatica ed indimostrata. Hoyle fu un coerente sacerdote del fideismo nell’universo eterno, contro le nuove evidenze.” Altro che eretico, altro che rivoluzione.

“A questa teoria Hoyle contrapponeva l’ ipotesi dello “Steady State”, di un universo stazionario eguale a se stesso nell’eternità”, continua Repubblica.

“Un’ idea sbagliata che presumeva creazione continua di materia dal nulla quantistico.”, fa notare Antudo. “La teoria fu inventata ad hoc per opporsi già dall’indomani della sua presentazione a quella del big bang che creava incubi ad ogni ateo osservante. L’uomo, per la prima volta della sua storia provava scientificamente che Tutto aveva avuto un inizio. La più grande scoperta della storia”, per la quale, e non contro la quale come opina Repubblica, continuavano ad accumularsi prove.

Non è la sola idea azzardata che l’astronomo portò avanti. “Aveva dedicato articoli e libri per dimostrare che era impossibile che la vita fosse nata sulla Terra: «Che quella faccenda complicata e complessa che è una cellula sia nata spontaneamente e per caso sulla Terra ha la stessa probabilità che un tornado, passando su un deposito di rottami, ne tiri fuori un Boeing 747 perfettamente funzionante». Per l’ astronomo Hoyle, infatti, non v’ era dubbio che la vita provenisse dallo spazio e fosse stata inseminata da qualche asteroide”

Ora, aveva ragione sulla prima parte, ma parlando di asteroidi “non era che spostare il problema, non trovare una soluzione. (…) L’ateismo dogmatico ama mettere la sporcizia sotto il tappeto. Uno scienziato dovrebbe solo dire la verità: la scienza non sa come sia nata la vita. Punto.”

Forse oggi non ci rendiamo conto di quanta rabbia abbia suscitato la teoria, ormai largamente provata, del Big Bang, in quella comunità scientista che aveva sempre ridicolizzato il racconto della Genesi. Ciò che si asseriva essere solo nella migliore delle ipotesi un racconto allegorico trovava inaspettatamente conferma proprio da quella scienza che avrebbe dovuto, secondo loro, smentirlo. Così come oggi si possono agevolmente trovare articoli che raccontano di quella o quell’altra reazione chimica che avrebbe dato origine alla vita, quando non ci si è mai neanche avvicinati a creare sperimentalmente in laboratorio il più semplice dei viventi. E una teoria senza esperimenti che la provino è fuffa. Hoyle era il paradigma dello “scienziato” ateo che si oppone all’evidenza.

Sia per la nascita dell’universo che per quella della vita scienziati e filosofi un pochino più onesti intellettualmente ipotizzano una causa trascendente: l’Universo creato da Qualcuno che non è Universo, la vita da Qualcuno che vive in modo differente da noi. E’ una ipotesi. Oh, come sarebbe bello se quel Qualcuno venisse tra noi, in carne ed ossa, per confermarla di persona…

Sesso, rivoluzioni e controrivoluzioni

Tutto cominciò con la cosiddetta liberazione o rivoluzione sessuale, o così dicono. In realtà i libertini erano presenti sulla piazza da due o tre secoli almeno, e nella Russia sovietica come in altri paesi si era ad intermittenza “rivoluzionato” già da un pezzo con divorzio istantaneo e aborto libero. Rivoluzione che poi non era che una restaurazione di certe attitudini comuni ai tempi di Nerone come di Sardanapalo. Sesso senza regole o restrizioni? Niente di nuovo sotto il sole.

Niente di nuovo a parte la disponibilità di anticoncezionali realmente funzionanti su larga scala. Pubblicizzati come il mezzo per liberare le donne dal loro fardello di maternità, si sono rivelati alla lunga il mezzo per togliere il rispetto alle donne per la loro maternità. La pornografia planetaria, la donna oggetto non più di desiderio ma di piacere stanno lì a dimostrarlo.

Una conseguenza non da tutti prevista – ma certo sì da chi quella “liberazione” promuoveva – è stata la distruzione della famiglia. Se a legare una coppia è solo il piacere e non un progetto, un destino, allora l’indissolubilità non ha senso, perché cessato il piacere cessa anche il matrimonio. I letti casuali non sono il meglio per tirare su una famiglia e dei figli: l’impatto devastante del divorzio sulla psiche dei bambini e sul benessere degli adulti è testimoniato da mille ricerche e statistiche.

Ai tempi di quella rivoluzione io ero piccolo, ma c’ero. Ricordo bene il dualismo tra una morale borghese che non riusciva a stare dietro alle novità e l’edonismo sfrenato abbracciato da media ed intellettuali, dove tutto sembrava diventato lecito; talmente sfrenato che alcune delle sue forme più estreme sono sparite, scese nell’ombra come un fiume carsico che c’è ma non si vede. Se non si vuole vedere.

La punta di diamante della trasformazione dei costumi erano i paesi del nord, in particolare la Svezia. Il mito delle donne svedesi, calde e disponibili, attraversò la mia adolescenza. Loro aprivano la strada, noi seguivamo. Mi ricordo la mia perplessità all’ascoltare un’intervista ad un “maschio latino”, che asseriva che ormai anche le italiane erano altrettanto disponibili se non di più, e migliori a letto. In effetti, a giudicare da quello che vedevo e sentivo attorno, poteva anche essere vero. Non verificai mai.

Così è un po’ la nemesi di quel mito giovanile apprendere che la Svezia stringe ulteriormente la vite sugli abusi sessuali che a quanto pare laggiù sono estremamente numerosi. Qualcuno ipotizza che ora, in quel paese, per andare a letto con una donna senza rischiare di andare dopo in galera bisogna prima stipulare con lei un contratto scritto.
Un po’ tipo il matrimonio, insomma.

E’ anche la conseguenza dello scandalo Wenstein americano, del “movimento #metoo” e della valanga di denunce da parte di attrici e non solo – basta vedere cos’è successo alla cerimonia dei Golden Globe, tuttte quelle bellezze vestite di nero e con le tette fuori. Che soffre dello stesso identico problema di quello che denuncia, una visione della sessualità ideologica e moralistica. Ma che è ormai agli antipodi di quella liberazione sessuale di cui parlavamo – ad ogni illusione corrisponde una disillusione uguale e contraria.

Ed è una nuova illusione pensare che basti questo moralismo d’elite a regolamentare una volta per tutte i rapporti tra i sessi. Senza qualcosa che unisce oltre il desiderio, al di sopra della voglia, al di fuori dell’opportunità sociale, tutto diventa rapporto di forza e violenza. Quella più esplicita e fisica degli uomini, quella più sottile delle donne. Solo una vera consapevolezza di cosa regga e regoli i rapporti tra i sessi – no, prima ancora, tra le persone – può portare ad una liberazione autentica. Non sessuale, ma dal peccato: cioè dal vivere peggio di come si potrebbe, preda di una solitudine che nessun sesso libero può spegnere.

 

La decima dell’aneto

E’ ancora una volta quel tempo dell’anno in cui mi domando perché continuare a fare questo blog. A oggi sono tredici anni che lo faccio. Il blog. E domandarmelo. Non per questo la domanda si è fatta banale.
Mi faceva notare giusto oggi un’amica che siamo rimasti in ben pochi di quelli che eravamo all’epoca. Sia come presenza che, purtroppo, fisicamente. Di amici ne abbiamo dovuti salutare tanti, in quest’anno appena trascorso.
E’ proprio per questo che non posso essere banale. Che non posso essere ideologico. Discutere e pontificare sulla decima della menta e dell’aneto. O pubblicare foto di gattini, che forse mi procurerebbe qualche lettore in più, ma che darebbe al blog uno scrittore di meno, io. I miei gatti sono troppo bastardi perché riesca ad intenerirmi più di tanto per dei cuccioli che diventeranno piccoli assassini.
E’ un mio difetto, se così si può dire: non mi fermo all’apparenza immediata, all’aspetto morbidoso di qualunque cosa si parli: micini o leggi. Ne sono costituzionalmente incapace. Devo trovarne il senso. Devo capire come vanno a finire le cose. E da dove partono.
Mi guardo intorno e vedo che ciò non interessa in fondo a molti. E’ molto più semplice contuinuare a dare le decime. E anche meno, naturalmente, sono coloro interessati a quanto ho da dire io in proposito. Lo metto in conto.
Però, proprio perché siamo rimasti così in pochi, non mollo. Non ne sarei capace. O meglio: ne sarei perfattamente capace. Ma cesserei di volere trovare il fondo, le due estremità. Cesserei di essere io.

Forse dovrei provarci. Omologarmi. Pagare la decima anch’io. Cosa me ne faccio di tutto quell’aneto? Poi potrei essere più contento. Riuscirei a guardare i telegiornali per intero. Mi indignerei per quello  di cui bisogna indignarsi per essere alla moda. Avrei più tempo libero, visto che non dovrei approfondire il reale, scrivere tutti questi articoli, stare dietro a commentatori e troll. Potrei, che so, giocare di più ai videogiochi.
Quasi quasi ci provo. Invece di giudizi e racconti, teneri cuccioli.

Su, dai. Bisogna fare esperienze, nella vita. Rinnovarsi.

Comincerò postando immagini di gattini.

Nessun cattivo qui

Il cristianesimo e il buonismo “eliminano” ambedue il cattivo. Ma in maniera opposta.
Il cristianesimo perché quello si converte e chiede perdono; il buonismo asserendo che il malvagio non ha bisogno di chiedere perdono perché il male non esiste e, se esiste, non è colpa sua e la libertà è più importante. Dove questo male fosse troppo evidente per essere negato lo si rimuove semplicemente dalla narrazione, sperando in tale maniera di cancellarne l’esistenza.
Mi ricorda la difesa da adottare contro la famosa Vorace Bestia Bugblatta di Traal descritta nella “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams. Consiste nel mettersi un asciugamano sugli occhi, dato che la Bestia è talmente stupida da credere che se voi non vedete lei, lei non vede voi.

Il male è stupido, ma non così stupido. Vi vede benissimo, anche se fate finta di non notarlo. Non è tacendo del lupo che si può salvare Cappuccetto Rosso; in una certa maniera il contrario.
Un mondo in cui non si ammonisce più dell’esistenza dei cattivi sarà dominato dai cattivi che nessuno più riconosce. Un dubbio viene: com’è che in un tempo in cui pare obbligatorio il rispetto di chi pratica ciò che era chiamato male, gli unici cattivi rimasti sono coloro che quel male si ostinano ad additarlo come tale?
Sembrerebbe proprio il piano diabolico di qualcuno; l’aggettivo non è casuale.
Aggettivo che si riferisce ad un personaggio che dicono non esista, e meglio è, dato che altrimenti dovremmo trovare il buono pure in lui.

 

Famiglia allargata

Perchè l’ultima parola non sarà la morte, ma l’Amore
Upi

Oggi c’è stato il funerale di un’affezionata lettrice dei primi tempi del blog, che ormai vede direttamente l’Epifania del Signore. Tra due giorni operano al cuore il piccolissimo figlio di alcuni nostri amici, battezzato ieri da Papa Francesco, e quasi contemporaneamente una bambina di nostra conoscenza subirà un trapianto di midollo. Ci sono altri malati, e gente in difficoltà morali o materiali, e pure per loro ci è chiesta preghiera.
Pensavo ieri che solo il cristiano possiede questa famiglia allargata, dove ci si interessa di persone magari mai viste e che non si conosceranno mai alla stessa stregua di quelle più care e vicine. Dove si prega sinceramente che avvenga cosa è meglio per loro. Non è un aderire meccanico e scontato, come ci ricordavano i genitori di cui ho detto prima. Ma un atto di amore.

Compiango chi non crede, che può al massimo offrire un augurio. Che non pensa al destino ultimo altrui, perché non lo fa del proprio. Che prende la notizia del bisogno del prossimo come un dato di fatto al quale non si può fare niente, passivo ingranaggio in un mondo troppo materiale per permettere la speranza, lamentandosi al limite dell’insipienza dei politici o dello Stato.

E’ come essere orfani permanenti, indifesi di fronte ad un caso cieco se non per vuoti gesti scaramantici.
Come figli scappati di casa. Incuranti, o forse inconsapevoli, del Padre che aspetta il loro ritorno.
Qui si prega anche per loro.

Epifania

Per credere occorre trovare; per trovare occorre cercare; per cercare occorre desiderare; per desiderare occorre mancare; per mancare occorre esista una pianezza.

Il mondo non è una nostra finzione. Neanche una tragedia senza senso, della quale ci illudiamo di potere scrivere la storia. E’ qualcosa di voluto, come noi lo siamo; basta riconoscerlo.