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Sì, sono cattivo

Quando scrivo che l’uomo è cattivo inevitabilmente ricevo parecchi commenti indignati, arrabbiati o semplicemente vogliosi di correggermi. A quanto pare dire una cosa del genere rientra in quello che non è corretto affermare, che è palesemente falso e che va contro quella che mi dicono essere la mia religione.
Tutte e tre queste assunzioni sono errate.

Non è corretto dire che l’uomo è cattivo? Eppure, confrontandomi con chi me lo dice, costui spesso pensa che esistano certi uomini che sono cattivi. Senza ridurmi ad hitlerum, archiviato per manifesta anzianità il Cavaliere, l’etichetta del cattivo del momento ce l’ha certamente Trump. Non più tardi dell’altro ieri ascoltavo per radio un regista dire che incarna tutto ciò che ha ucciso Elvis Presley, e meno male che la democrazia è salvata dai giudici e dai media. A parte la dissonanza cognitiva, è difficile negare che sia considerato corretto apostrofare almeno alcuni uomini come cattivi. Ma, e veniamo al secondo punto, è falso dire che tutti lo siano?

Qualcuno sostiene che in realtà è l’ambiente che rende cattivi, o la cattiveria non sia che un’invenzione cristiana. Errato: già per Ovidio
Video meliora proboque, deteriora sequor
che Petrarca traduceva in  “Et veggio ‘l meglio et al peggior m’appiglio”, San Paolo in “vedo il bene e faccio il male”. Esperienza di ognuno di noi: invece di fare quanto sappiamo che è giusto facciamo quanto è comodo. Si tratti di cioccolato, sesso o soldi. Messi alle strette, asseriamo che è nostro diritto. Questo farsi le leggi da sé, ovvero in ultima analisi considerasi il dio di casa propria, è quanto la Chiesa chiama da milenni “peccato originale”, asserendo che è qualcosa che tocca tutti quanti.
Insomma, siamo tutti, come ricorda il catechismo, inclini al male. “Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi.”. Chi pensa di non fare il male non è perché non ne fa, ma perché ha voluto dimenticare il concetto di male. Si considera senza peccato: può scagliare la prima pietra. I santi si confessano spessissimo.
Fare i cattivi. Questo significa essere cattivi.

E siamo al terzo punto. La mia religione asserisce diversamente? Abbiamo appena detto di no. No, non ho mai detto che l’uomo sia irremediabilmente cattivo. Sono convinto sia cattivo e basta. Il rimedio c’è: si chiama Incarnazione. Si chiama Redenzione. Che non avrebbe senso chiamare così, se non ci fosse niente da redimere. Non ci sarebbe misericordia, senza un male. Andremmo in Paradiso direttamente. Se non fossimo cattivi, mestier non era partorir Maria.

Ancora non siete convinti? Bene, ho qui le parole di uno che la pensava come me:
Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
Avrete indovinato di chi si tratta. Ditelo a lui, che sbaglia.

Questa sì che era cattiva; ma, d’altra parte, cattivo io sono.

Mosche contro il vetro

E’ rotta, dice Evan Williams. Chi è rotta? E chi è Evan Williams?
E’ internet ad essere rotta, asserisce nella sua intervista al New York Times questo signore. Che di internet un poco ne capisce, visto che ha fondato Blogger e Twitter.

“La gente usa Facebook per farsi vedere mentre si suicida, picchia e uccide, in tempo reale. Twitter è un alveare di troll e abusi che non  si riesce a fermare. Le false notizie, create per ideologia o profitto, corrono rampanti. Quattro adulti su 10 sono insultati online (…) . Twitter ha persino fatto di Trump il presidente (…) sono spiacente di ciò. (…)
Io pensavo che una volta che ognuno avesse pouto parlare liberamente e scambiare informazioni ed idee, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore”, dice Mr Williams. “Mi sbagliavo su questo”.

Cosa fa il nostro guru, allora? E’ convinto che occorra trovare il bandolo “dell’architettura della creazione di contenuti, distribuzione e monetizzazione”. Cioè un’altra soluzione tecnica ci può salvare.
“Penso che metterò a posto queste cose”, dice Mr. Williams.

Poveretto lui, poveretti quelli come lui. Illusi. Hanno sbagliato, talvolta lo riconoscono, ma come mosche contro il vetro continuano a pensare che sbattendo la testa prima o poi passeranno. Eppure il loro errore è così ovvio.
Hanno dimenticato che esiste il peccato originale.
Sì, l’uomo è cattivo.
Di tanto in tanto, qualcuno di loro se ne accorge. Pensando però che basterà poco a correggere il problema.
Perché quelli cattivi sono sempre e solo gli altri.

La vita sotto

Nell’angolo di casa mia c’è un bambù. Credo cha abbia almeno un centinaio di anni; il fico ne ha più di 200. Le sue canne svettanti possono arrivare alte come la casa, verdi sia d’estate che d’inverno. Quando nevica si piegano quasi fino a terra, poi si liberano del peso come piccole catapulte. Le sue radici arrivano almeno ad una decina di metri di distanza. Rigoglioso. In frenetico rinnovamento.

Fino allo scorso autunno.
Vedete, abbiamo una vicina. Che non sopporta il disordine. Il suo cortile sembra quei giardini zen fatti di plastica. Quando piove asciuga il balcone con uno strofinaccio, non sto scherzando.
E il bambù perde le foglie.
Da anni, raccoglie la spazzatura nel suo cortile, foglie che sconfinano incluse, e la butta da noi sopra il muro. Qualsiasi cosa ci sia dall’altra parte: gatti, automobili, noi. Mucchietti di pattume che dobbiamo raccogliere e gettare.

Così, quest’inverno, di fronte ad un bambù particolarmente rigoglioso, mio suocero ha preso una decisione drastica: l’ha rasato a zero.
E’ rimasta solo una montagnola che è un gomitolo di radici, alta mezzo metro. Arida, gli spuntoni delle canne come dita mozzate. Così, per tutto l’inverno, e poi mentre iniziava la primavera.
Sarà morto il vecchio bambù, mi chiedevo? Le settimane passavano e niente spuntava. Ucciso, pensavo.

Poi, all’improvviso, qualche giorno fa, un germoglio come una lancia ha attraversato un vaso da parte a parte ed ha cominciato la sua scalata al cielo. Nel giro di pochissimo cinque, dieci, trenta spuntoni rigidi e appuntiti, con appena un accenno di foglie in cima, hanno forato la terra e sono cresciuti, dieci, trenta centimetri, un metro…anche dove prima non vi era niente. Ovunque germogli, ovunque quella vita sotterranea emerge in cerca di luce.

Sembra non sia così facile ammazzare il bambù. Se ha solidi radici sotto, se il sole splende, forerà la corazza della terra e si tenderà ancora verso il cielo.

Il vento e le foglie

La prima guerra mondiale è distante nel tempo, ora, come lo era la presa di Porta Pia dalla mia gioventù.
Il rock è per i giovani d’oggi quello che per me era Caruso. La break-dance è distante quanto lo era il charleston. I Beatles sono molto più remoti del Trio Lescano, Happy Days e Guerre Stellari hanno gli anni che per me possedevano le pellicole del cinema muto.

Sì, il mondo invecchia, ma il bello del mondo è che non smette di ringiovanire.

Come le foglie sugli alberi, sempre quelle e sempre nuove. Cadranno, altre prenderanno il loro posto, e sarà come se ci fossero sempre state.
Io sono una vecchia foglia, e ai miei tempi intorno erano campi. Ora c’è una città.
Ma io sono sempre io, e anche il vento è quello. Quel vento che ci porta via, e neanche noi sappiamo dove.

Governanti

Dio ci scampi dall’essere governati dai più intelligenti, dai più forti o dai più simpatici.
Come sarebbe bello che ci guidasse chi è più uomo.

Sprechi

Lo sproposito, mi dicono 850 euro, che occorreva pagare per andare a sentire l’ex presidente Obama a Milano, non è che mi scandalizzi più di tanto. I personaggi pubblici si guadagnano da vivere in quella maniera: la notorietà si fa pagare.
Se non mi scandalizza, però mi dice molto sui componenti di questo quadretto. Chi sono, secondo voi, quelli che hanno pagato lo stipendio di un mese di qualcuno per una mezzoretta di discorsetto infarcito dei più banali luoghi comuni?
E soprattutto, perché hanno pagato?

Alla prima domanda apparentemente non è così difficile rispondere. Innanzi tutto, sono persone alle quali Obama piace. Questo le colloca in una precisa parte dello schieramento ideologico, quello che idealmente difende i poveri oppressi sfruttati, si batte per l’uguaglianza e lotta contro gli sprechi. Massì, avete capito: il radical-chic di sinistra, l’ex-sessantottino di successo, il borghese in cerca di riscatto proletario. E ricco. Perché, non so voi, ma qui ottocentocinquanta euri vogliono dire fare o non fare la vacanza, curare quel dente o sperare non si spacchi del tutto. A uno i soldi devono proprio uscirgli da dove non si dice per potere permettersi di buttarli in una mezz’oretta di orgiastica trance da progressismo. Capisco la passione per la politica, ma qui non è più politica. E torniamo al perché.

Perché é di moda? Perché si vuole vedere? Perché occorre farsi vedere? Perché è lì che si conta la gente che conta, quelli disposti a spendere per cause illusorie, a contribuire con i dané ad un certo progetto.
Essere disposti, insomma, a dare per ottenere. Quanti erano lì per dimostrare la loro lealtà?

Perché, signori, è ovvio che certe cause costano. Costa il jet privato e la carovana infinita di macchine di lusso. Costa la location e il personale.  Costa, che qualcuno venga ad insegnarci a controllare gli sprechi, di cibo ed energia. Perché è proprio lì la lezione. Come un uomo che ha sprecato tutto, dal Nobel a otto anni di potere che hanno lasciato il mondo peggiore, può farci vedere e toccare. Ottocentocinquanta euro a testa, per sentirsi dire che occorre muoversi contro le carestie. Detto da lui. Chissà se qualcuno li rimpiange.

Siamo andati sulla Luna

Quanti di noi, di fronte alle nostre proteste di fronte alla pretesa impossibile di qualche capetto, si sono sentiti rispondere con la frase “Quante storie! Siamo andati sulla Luna, vuoi che non riusciamo a…”?

Benissimo. Possibili repliche a questa affermazione sono:

Risposta costruttiva
“Dammi il budget della NASA e diecimila persone e te lo implemento senza problemi”

Risposta speranzosa
“Chiama la NASA. Se dai loro l’incarico magari ci assume come consulenti.”

Risposta complottista
“Siamo andati dove? Davvero?”

Risposta tagliente
“Quello che tu chiedi è molto più complesso”

Risposta più tagliente
“Ma quella era un’idea buona”

E via così. Certamente, queste frasi le potete usare se non avete paura di esser licenziati all’istante. Ho notato che chi ha idee su cosa si dovrebbe fare spesso non si sofferma  su piccoli particolari quali la loro implementazione, o le loro conseguenze. Elaborare il concetto è la gran parte del lavoro, no? E, soprattutto, questi geni non accettano critiche. Ne abbiamo tanti esempi in giro…

Abbiamo trovato il modo di andare sulla Luna, possibile che non ci riusciamo a liberare dei presuntuosi?

Di freddo e di mele

Qui in ufficio oggi si ghiaccia. Dev’essere l’effetto del riscaldamento globale, se maggio inizia con la neve sulla collina. Va bene, va bene, come una rondine non fa primavera così non sarà il gelo a primavera inoltrata che può negare quell'”inequivocabile cambiamento climatico causato dall’uomo” di cui parla qualche rivista.
Probabilmente saranno invece la crescente consapevolezza dei dati taroccati, delle verifiche inesistenti, delle assunzioni arbitrarie e della mancanza di reali prove. La scorsa settimana la cosiddetta marcia per la scienza contro i negatori del cambiamento climatico negli USA si è risolta di fatto con l’ennesima parata antiTrump gremita della solita sinistra estrema. A Denver nevicava sui manifestanti.
Io mi sento qui di fare una scommessa, con chiunque vorrà accettarla. Che di qui a cinque anni la temperatura media globale sarà più bassa di quella attuale: a mio parere, anche piuttosto più bassa. Cento euro. Chi se la sente?

Sarà la realtà a dire chi ha ragione. Come sempre accade: ragionamenti filosofici, ideologie, preconcetti durano fino a quando non vengono messi alla prova.

Narrano le storie che San Tommaso d’Aquino all’inizio delle sue lezioni mettesse una mela sul tavolo e dicesse “Questa è una mela. Chi non è d’accordo può anche uscire.”
Alcuni sostengono che la verità sia impossibile da conoscere, perché ognuno ha i suoi inevitabili preconcetti. Cioè che quella sia o no una mela non si può sapere, non importa saperlo e si vive bene lo stesso. Per alcuni potrebbe anche essere un sasso.
Permettetemi di dissentire. Questa posizione esistenzial-filosofica dura fino a quando non si prova a mangiare la mela.
Lo stato dei propri denti, dopo, dipende dalla verità.

Alla stessa maniera, non è affatto vero che se Dio esistesse o non esistesse sarebbe lo stesso: chi lo afferma ha già deciso che non esiste, e se c’è non c’entra. Ma se Dio (quello vero, la somma verità, bellezza, giustizia, non la sua idea illusoria) esistesse davvero allora bisognerebbe trarne conclusioni per la propria vita: il senso e la felicità di essa risiederebbero lì, ed il proprio agire dovrebbe essere di conseguenza.

E’ impossibile convincervi di ciò? Addentate la mela.

Perché non possiamo dirci cattolici

Non possiamo dirci cattolici perché i cattolici non contano niente.
Sì, lo so, non è una scusa. Ma è la realtà. Chi se li fila ancora, i cattolici? Non sono specie protetta, anzi, sono la sola specie che è possibile cacciare impunemente. Provate a toccare una qualsiasi minoranza di pervertiti, di stranieri, di lavoratori di qualche nicchia. I coltivatori di rucola e i sodomizzatori di capre possono trovare la loro sponda in Parlamento, la loro manifestazione, il loro articolo sul giornale che sancisca il loro sacrosanto diritto a qualche legge favorevole. L’indignazione, se qualcuno osa andare loro contro. I cattolici no. Guai se parlano. Ogni cosa loro sostengano sarà inseguita e distrutta, nello sforzo corale di distruggere il cattolicesimo stesso. Di cancellarne ogni vestigia, così che non sia più possibile essere legalmente cattolici. Essere facilmente cattolici. Essere impunemente cattolici.
Con il plauso, l’approvazione o l’indifferenza di coloro che un tempo erano cattolici; e magari lo sono ancora, ma non lo dicono più. Perché non possono dirsi cattolici.

Così assisto allibito alla esaltazione, da parte di coloro che un tempo si chiamavano cattolici, delle peggiore castronerie contro il cristianesimo. Contro il suo popolo. Contro la famiglia. Contro le persone. Contro la vita.
Adempiendo forse al precetto evangelico di amare i propri nemici, e andando forse ancora più in là, adorandoli pure.
E tali nemici ne approfittano. Come talvolta c’è chi abusa di chi lo ama. Disfacendosene quando è ridotto ad un guscio vuoto, a niente. Perché niente gli importa. A questo siamo. Ad abbracciare il male non per tirarlo verso il bene, ma perché non lo sappiamo più distinguere dal bene.
Come possiamo trasmettere il fascino di ciò che non ci affascina? Spiegare ciò che non abbiamo capito? Invitare a credere in ciò in cui non crediamo?

Abbiamo dato ascolto a troppe bugie, rendendocene conto solo dopo; ed alla bugia successiva abbiamo dato ascolto ancora, dicendoci che questa volta sarebbe stato diverso. Ogni volta. Pecore senza discernimento in mano a pastori confusi.
Sì, è questo il nostro peccato più grande. Il solo grande peccato. Credere a tutto tranne che in ciò in cui dovremmo credere davvero. Essendo cattolici.
Non credere più a Cristo. Non sapere più cosa ha detto. Non sapere più cosa dice. O, pur sapendolo, non fidandocene. Non credendoci veramente.
No, Signore, non andiamo a Gerusalemme. Là ci ammazzeranno.
Se ci andiamo non possiamo dirci cristiani. Non possiamo dirci cattolici. Ci farebbero del male. Non crederebbero a quello che diciamo.
E allora rinnegheremo. Non ci diremo più cattolici. Il gallo canterà, ma noi non piangeremo.
Quando Lui ci chiederà se lo amiamo, cosa risponderemo?

Crepa (piano piano)

Stiamo arrivando. Piano piano. Non ve ne accorgete? No, certo che no. Perché noi facciamo piano. Un passetto per volta. Un pezzettino per volta. Vi cambiamo. Cambiamo voi. Cambiamo te. Delicatamente. Profondamente. Cambiamo il modo con cui guardi agli altri. Cambiamo il modo con cui consideri quelli che ami. In maniera che non li ami più così. In maniera che non li ami più. Che li ami in modo diverso. Più rispettoso, diciamo. Allontanandoti. Lasciandoli andare. Tagliando i legami. Facendoti pensare che il loro bene sia non volere loro bene. Che sia il non volere il loro bene. In piccole cose. E poi nelle grandi cose. Ma non subito. Per gradi. Passando dall’amore al rispetto. Dal rispetto all’indifferenza. Dall’indifferenza a quello che c’è dopo, e dopo c’è tanto. Noi lo sappiamo. Ieri non potevate ammetterlo. Poi sono arrivati i casi speciali. I casi pietosi. Quasi mai veri. Mai veri del tutto. Ma erano un passo. Un piccolo passo. Per abituarvi. Piano piano. Per cambiarvi. Piano piano. La seconda volta che accade è già visto. La terza è noioso. La quarta si spinge più in là. Verso di noi. Piano piano. Dal caso pietoso a quello normale. Non ci si può tirare indietro. Non ci si può più tirare indietro. Chi si tira indietro sarà denunciato. Non è pietoso. Non ha pietà. La sua pietà vera sarà derisa. Sarà derisa perché vera. Sarà impedita perché vera. Sarà vietata perché vera. Quella falsa avrà vinto. Noi avremo vinto. Piano piano. Ti permetteremo di morire di sete. Ti faremo morire di sete. Per non morire di vita. Ma la sete è crudele. Saremo pietosi. Ti uccideremo con una pastiglia. Con una iniezione. Per pietà. La nostra pietà. Ti addormenteremo. Ti sederemo. Per non fartene accorgere. Non ve ne accorgerai. Non te ne stai accorgendo. Ti abbiamo sedato. Ti abbiamo addormentato. Basta una volta. Mille no. Ma basta un sì. Ci sarà il cedimento. Ci sarà il crollo. Siamo abili. Piano piano, a strisciare. Nelle crepe. Allargarle. Piano piano. Finché non ci sarete più. Ci saremo solo più noi. E verremo da voi. Forti. Senza più bisogno di andare piano. Avremo vinto. Vi guarderete intorno. Non ci sarà più nessuno. Solo noi. A dire che non avete più libertà. Che adesso siamo noi a comandare. E che dovete sparire. Obiezioni? No, non le accettiamo ormai. Dovevate parlare prima. L’avete fatto? Peccato, non vi abbiamo sentiti.
Avete parlato troppo piano.

 

Irritante

Che irritanti questi che vogliono il mio bene. Che vogliono salvarmi. Che mi amano.
Irritanti, supponenti, arroganti. Non l’hanno ancora capito? Lo so io cos’è il mio bene.
Danno la loro vita per me. Fanno sacrifici in mio favore. Dedicano a me il loro tempo e la loro fatica.
Che stronzi.
Pensano forse che questo dia loro il diritto di dirmi cosa fare? Di dare a me, proprio a me, dei consigli?
Lo ripeto, so io cos’è il mio bene. La mia convenienza. Non ho bisogno di salvatori. Di maestri. O di padri, di madri, di gente che mi giudica. Vogliono dare per me il loro sangue? Che facciano. Scelta loro. Non si aspettino ringraziamenti.

Vorrebbero insegnarmi. Ma chi sono, loro? Che titoli hanno? E, anche se li avessero, che mi interessa cosa affermano?
Non c’è nessuno che può dirmi cos’è la verità. La verità non esiste. La verità me la faccio da me.
Che stiano zitti. Che stiano in silenzio, che non si facciano neanche vedere.

Irritanti, questi giusti. Irritanti, questi perfettini.
Irritante soprattutto quello che dice che muore per salvarmi.
Poi, con questa scusa, mi giudica. La croce era il minimo, per uno così.

Ah, dimenticavo, non mi sono presentato. Io sono te.

Le conseguenze dell’amore

Bisogna fare attenzione a quello che ami. Può essere estremamente pericoloso.
Il cristianesimo ha fortemente a che fare con l’amore.  In effetti è il suo punto principale: Dio ha talmente amato il mondo da mandare suo Figlio a salvarci. E Lui stesso ha raccomandato: amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi.

Questo messaggio dà, evidentemente, sui nervi a qualcuno. A molta gente. Moltissima. Che quindi provvede a rimuovere il messaggio. O il messaggero.
Quando non ami, quando ti dà fastidio che qualcuno ami, non ti fa molto problema il modo della rimozione.
Può essere una bomba. Può essere un colpo in testa, o un coltello. Un carcere, una legge, un licenziamento, una battuta sarcastica. Anche solo il silenzio. O, peggio, l’assoluto disinteresse.

Se ami come dovrebbe amare il cristiano, allora ti importa anche di colui che uccide te, i tuoi cari, tuo padre, tua madre, i tuoi figli. I tuoi fratelli, che sono tutti, compreso colui che ti sta rimuovendo, nei modi sopra descritti o in tanti altri più diretti o più ingegnosi. Ti tocca non odiarlo, e questo può essere molto, molto difficile. Il suo scopo, anche se magari non se ne rende conto appieno, è proprio farsi odiare.
Per neutralizzare quel messaggio.

Così il giorno di festa che diventa lutto, la palma di gioia inzuppata di sangue, non sono che ciò che comunemente segue l’amare in un  mondo che non ne vuole sapere. Non sono eccezionali, non sono un caso. Sono la croce; sono la normalità. Quella, non il nostro asfittico accontentarci di gesti vuoti e promesse vane.

Ci viene chiesto, ogni giorno, di testimoniare. Ma il gallo canta per noi. Che non capiamo le conseguenze dell’amore.

Assassini globali

Astiterunt reges terrae , et principes convenerunt in unum…

Spero che non cadiate anche voi dal pero perché davvero siete convinti che Assad abbia bombardato con armi chimiche. Devo dire che, tra tutte le operazioni di notizie fasulle che ho visto, questa è tra le più goffe e ridicole. Che un capo di stato in sella da decenni possa, mentre sta vincendo e appena prima di una conferenza di pace, bombardare con un’arma vietatissima per ammazzare pochi civili in mezzo ad un deserto è a dir poco grottesca. Lo avesse fatto, o è un idiota integrale o poteva guadagnarci qualcosa; presumendo che un idiota non sia, ditemi cosa aveva da guadagnarci.

Questo unito a qualche altro piccolo indizio (che so, le immagini della strage palesemente fasulle, la mancanza di informazioni indipendenti, l’attacco con i gas denunciato per sbaglio 12 ore prima e simili piacevolezze) mi portano a ritenere, con una certa fondatezza, che sia stata un’operazione cinicamente studiata in anteprima da quelli che sono nominalmente le vittime. Volete altri indizi? Il fatto che, in mancanza di informazioni e prove, i capi delle diplomazie di diversi paesi abbiano puntato senza esitare il dito contro il presidente della Siria .

Neanche loro sono fessi. Se l’hanno fatto, o hanno rapporti molto molto buoni con i ribelli e quindi informazioni di prima mano che indicano senza dubbio Assad come colpevole, o hanno rapporti molto molto buoni con i ribelli e vogliono indicare Assad come colpevole.
La spudoratezza di riciclare una storia così debole denota o una arroganza suprema o molta fretta, unita alla convinzione che i nostri popoli siano composti di minus habens. In alcuni casi, viste le reazioni, può anche essere vero.

Deprimente. Ma ancora più deprimente è il fatto che la diplomazia americana si sia allineata con queste fake news, malgarado Trump.
E’ ovvio che è in corso la normalizzazione del Presidente. Magicamente, nelle ultime 24 ore le varie testate giornalistiche  che negli ultimi mesi hanno sparato palle incatenate ad alzo zero contro il miliardario hanno cominciato a trattarlo come un presidente.  Ha fatto quello che volevano; possono rallentare le bastonate.
Oh, potrebbero esserci anche esserci ragioni strategiche impellenti. Che ne sappiamo. Democrazia? Ma non fatemi ridere.

Qualcuno asserisce, o spera, che quella di Trump sia solo un falso cedimento. Che in realtà li stia ancora giocando. Da parte mia, sapendo le doti di negoziatore del POTUS, la vedo più come una disponibilità a negoziare. Il segnale sono le braghe calate, e parecchi morti.

Così sono i prìncipi di questo mondo. Spero per voi, di nuovo, che non aveste fiducia in qualcuno di loro. Volete sapere chi sono? Guardate chi ha cantato questa ballata di morte, senza dimostrare dubbi.
No, non sono loro. Quelli sono solo i loro utili idioti.

Il coraggio di essere

Non c’è attività più rischiosa del vivere, ma è anche quella che ti dà le maggiori soddisfazioni.

Una fede scontata

Le nebbie rendevano alberi e palazzi intorno a me, che tornavo dal lavoro, fantasmi grigi nella precoce notte invernale. Fu allora che notai quella stella brillante, a mezz’altezza. Un aereo? Eppure non sembrava muoversi. Anzi, pareva fissa, e relativamente vicina. Archiviai il mistero nella mente. Fu solo dopo qualche giorno, transitando in orari meno tenebrosi, che vidi come il fantomatico lume fosse posizionato sulla cima di una specie di guglia.
Cosa poteva essere? Il pilone di un nuovo ponte? Nella zona ferveva un rinnovamento urbanistico, con svincoli e viadotti che sorgevano improvvisi su antichi prati. Eppure era strano. Un pilone così aguzzo, isolato, quasi in mezzo al niente… sembrava quasi il campanile di una chiesa, di quelle moderne che sembrano vele, raggi di sole o, mi si perdoni, cacate di giganti.

il mistero mi si è chiarito a distanza di parecchie settimane, quando ho visto in giro i manifesti del nuovo outlet. La guglia era sostanzialmente un segnale pubblicitario, come i fasci di luce lanciati verso il cielo che avevo scambiati per quelli di una discoteca o delle giostre carnevalesche. Il giorno dell’apertura il traffico era paralizzato per chilometri attorno, e sì che avevano raddoppiato le strade.

Adesso, con la bella stagione, quella guglia la vedo molto meglio.Sia di giorno che di notte. E mi interroga.
Il senso di una civiltà, a mio parere, è rivelato da ciò chegli uomini che ne fanno parte innalzano verso il cielo.
Le torri di guardia, avevano un senso. I campanili, avevano un altro senso. Monumenti? Bandiere?
Questa nostra civilizzazione innalza segni che dicono “Qui si compra e si vende”.

E la gente si dirige a frotte nella nuova chiesa. Che non promette salvezza, ma solo sconti.
Sì, sto parlando dell’outlet.

Attenti all’etichetta

Un piccolo avviso a giornalisti, scientisti e blogger, nonché ai loro commentatori.
Una ricerca sociologica, una statistica sui comportamenti umani, una serie di interviste o anche di dati anagrafici spesso non sono scienza.
La scienza ha a che fare con il ricercare leggi e dimostrarle; con il fare esperimenti riproducibili per verificare queste leggi; con il predire comportamenti basandosi su ipotesi rigorose. Confrontate con ciò che spesso invece si vuole far passare sotto l’etichetta di scientifico. Dov’è la legge che lo spiega, dove le ipotesi dimostrate sperimentalmente? Ci sono casi che invalidano le ipotesi? Se sì, li si è considerati o sono stati semplicemente ignorati?

Feynman, uno dei più grandi scienziati del secolo scorso, in questo breve video, chiama quella “pseudoscienza“, fatta da pseudoesperti pseudoscientifici.
“Avendo io il vantaggio di aver personalmente scoperto quanto duro sia sapere davvero qualcosa, quanto cauto devi essere nel controllare gli esperimenti, quanto è facile che tu stesso faccia errori, io so cosa voglia dire “conoscere” qualcosa, e quindi vedo come loro (questi pseudoscienziati, ndt) ottengono le informazioni. E non posso credere che loro questo lo sappiano e abbiano fatto il lavoro necessario, e i controlli necessari e abbiano avuto la cura necessaria… ho il grande sospetto che non sappiano come questa cosa vada fatta.”

Perciò, prima di etichettare qualcosa come “scientifico”, assicurarsi che lo sia davvero e non un accozzaglia di dati raccolti in modo discutible, analizzati in base ai desideri più che ai fatti, e poi presentati ai creduloni per confermare quel che già si pensa di sapere. Propaganda, non scienza.

La differenza tra uno scienziato e uno pseudoesperto imbonitore è che il primo dovrebbe cercare la verità nella realtà per quella che è. Diffidate delle imitazioni.

Poi

Tutto è cupo, buio, freddo. Ciò che un tempo viveva ora è secco, duro come il cuore di un avaro. Non lo riconosci più, tu che lo ricordi al tempo del suo splendore. E’ avvizzito, è appassito. Ti ha deluso, tu che confidavi in lui. Ti ha lasciato in solitudine in questa nebbia, in questo gelo che non sembra finire. Anche la speranza è la fioca fiamma di una candela dallo stoppino corto e fumigante.

Poi, d’improvviso, senza che tu abbia fatto niente, immeritatamente è primavera.

Debolezza e forza

Appaiono forti come non mai, in questo momento storico, tutte le ideologie che vogliono depotenziare l’uomo.
Alla legge naturale e al senso di colpa derivante dal peccato si sovrappone il nuovo codice etico: ambientalismo (rinuncia al dominio del creato), sesso libero e omosessualismo ( rinuncia al dominio di sé), multiculturalismo globale (rinuncia alla propria identità culturale), politically correct (rinuncia alla realtà e alla onestà intellettuale). Con buona pace della volontà di potenza. Contro tutti queste rinunce ormai appare schierata quasi solo la Chiesa, alla faccia di Nietzsche, e neanche tutta.

Sono proprio i poteri forti che vogliono questa debolezza: perché chi è forte vuole essere ancora più forte, e una strada per ottenerlo è che i deboli siano ancora più deboli. Non c’è vincitore più completo di chi vince perché il suo avversario decide di perdere.

Il cristianesimo fa della debolezza e dell’umiltà la sua forza. Ma la debolezza del cristianesimo non è una rinuncia fine a se stessa: è la rinuncia alla menzogna, non alla realtà. E’ la rinuncia alla forza, non ad essere forti; la rinuncia a imporre il proprio volere, non al volere; la rinuncia al peccato, non alla virtù.
Diffidate di chi predica questo nuovo spiritualismo imbelle, questo catarismo degenere che si lascia usare dal mondo perché ogni cosa diventa lecita, tranne essere veri.

frog-holding-on

Fuori onda

Strane correnti ci muovono, e non capiamo cosa siano.
Una luce misteriosa si intravede, a volte, in alto, ma non la comprendiamo. C’è chi nega che esista davvero. La chiama illusione.
Ma cosa illumina questo nostro mondo?

Siamo pesci in cerca dell’acqua in cui nuotano.

In mezzo al rumore

Uno fa le cose che pensa.
“Che pensa”. Che pensa siano convenienti. Non necessariamente vere, o giuste. Vere o giuste solo se pensa che il proprio bene faccia parte del bene di tutti.
Le virtù umane sono anche le virtù cristiane, e viceversa, ma di loro non importa a nessuno che non abbia un interesse per loro. Che non pensi gli convenga seguirle. Ma che accade se quelle virtù non gli dicono niente?

Non si combatte per difendere le leggi se non si crede più alla ragione per cui quelle stesse leggi sono nate. Se non penso che ogni vita sia sacra allora mi è lecito uccidere quanti mi infastidiscono, siano bambini non nati o persone che reputo inutili o dannose, e pure me stesso.
Uccido, e non ci vedo niente di male, niente di strano, perché è un’altra la prospettiva che mi guida. Altre parole, urlate da ogni dove.
Non sono neanche in grado di comprendere perché a qualcuno dovrebbe fare problema. Posso ancora capirlo, ma solo perché vivo in una società che un tempo era così. Reliquia di un educazione, di una visione del mondo differente ma che ha perso il nesso con la mia esistenza. Come brandelli di manifesti sul muro, frammenti di frasi stinte davanti a cui passo senza fermarmi.

Coscienza? Qualcuno ha detto coscienza? Una voce che sussurra parole che non riesco ad interpretare.

C’è ancora qualcuno che non si rassegna. Qualcuno per cui quelle paroline sussurrate da dentro hanno ancora un senso, in mezzo al rumore. Come in quei tempi, in cui quel linguaggio non era stato dimenticato. Se vogliamo che giustizia regni, abbiamo solo una strada: che tornino quei tempi, che le persone vedano di nuovo cosa sia il vero e il giusto e il bello.

Si può lottare per leggi giuste. Bisogna lottare per leggi giuste. Ma perché si capisca che sono giuste bisogna reimparare quel linguaggio. Altrimenti sarà come una lingua straniera imposta da un invasore, destinato a perdere perché nessuno comprende quanto dice.
La comprensione non si può imporre. Si può solo ottenere facendo vedere quanto più bello e umano e vero sia vivere così. Spiegando quelle parole. Anzi, ancora prima: dicendo, ascoltale.
Sono anche dentro di te. Non le senti, come cercano di farsi sentire, in mezzo a tutto questo rumore?

Populismi

Tutte le ideologie rispettabili da giovani sono state populismi.

In effetti un populismo non è che una formazione politica prima che i potenti la comprino.

Un’ideologia cessa di essere un populismo quando capisce che quello che lei stessa chiede è irrealizzabile, o il peggiore dei mali. Si vergogna allora così tanto che comincia a parlare d ‘altro.
Al che il popolo si sfila e comincia a cercare un’altra idea che non abbia ancora capito cosa accade quando i desideri si realizzano.
Di solito un populismo nasce per contrastare i danni del populismo precedente.

Il disprezzo degli ex-populisti per il popolo assomiglia al rifiuto dei propri genitori degli adolescenti. Invecchiando capiscono poi l’errore, e vorrebbero riallacciare i rapporti. Ma chi li vuole ancora?

Al tempo dei nonni

Lo sapete, sono cattivo.

Ma sono un cattivo che si domanda il perché delle cose.
Sono anche quel tipo di cattivo che comincia a capire che quando televisioni e giornali riprendono unanimi una data notizia c’è da chiedersi: che cosa vogliono ottenere?
Sì, perché questo cattivo è convinto che nella maggior parte dei casi ormai non stiano informando il pubblico, stiano facendo propaganda per i loro padroni.
Prendiamo il caso di quei due signori già anzianotti ai quali è stata tolta la potestà della figlia. E’ interessante notare come la simpatia dei giornalisti, e di conseguenza di gran popolo, stia tutta con la coppia. I giudici, che di solito si adorano specialmente quando demoliscono leggi o ne coniano di nuove, in questo caso sono additati al pubblico disprezzo.

Non voglio entrare nel merito del caso, che non conosco. Dico solo che essere genitori all’età in cui si è nonni o addirittura bisnonni è una possibilità concessa da una scienza che non pensa e da un’ideologia che privilegia i soldi e il desiderio di “adulti” sul bene dei bambini. Fa bene il loro avvocato a ricordare esempi di noti personaggi con analoghe discendenze che nessuno pensa di sottrarre loro. Chissà, forse occorerebbe applicare a questi gli antichi metodi di educazione, del tempo dei nonni o anche più in là, per insegnare che non basta essere ricchi e famosi per fare tutto ciò che si vuole.
Ma le punizioni corporali sono fuori moda, come pure il bene dei bambini. Anche i tribunali dei minori vogliono abolire.

Oh, chiamatemi insensibile, arretrato, naturalista – no, quello va usato solo quando fa comodo. Però io penso davvero che la natura – cioè il modo in cui siamo fatti – abbia un senso. Se certe cose non sono comunemente possibili, una ragione c’è.

Così il compianto unanime per quei poveri vecchi mi fa pensare che un giudice ci penserà parecchio, la prossima volta, a sottrarre il figlio faticosamente concepito o comprato da qualche facoltoso o famoso vecchierello. E’ contro l’opinione pubblica; rovina il business. Penso male, sono cattivo.
In fondo i figli spesso vengono parcheggiati dai nonni. Diritto ad una mamma, ad un papà che possano essere davvero tali? Naaa. Quella è roba per bambini.

Dire, fare, lettera, testamento

Non è chiaro se la proposta di legge sul testamento biologico, che sta per giungere nelle aule parlamentari con le usuali forzature radicaleggianti dei finti democratici, sia in realtà un mezzo per cercare di eutanasizzare – se mi passate l’orrido neologismo – il governo o ricompattarlo. Perché se da un lato il tema dell’eutanasia, di cui questa proposta è chiaramente anticipatrice ed esplicito grimaldello, è un tema per così dire “caro” ad una sinistra mortifera, dall’altra è senza’altro possibile che si tenterà di sfruttare i prevedibili malumori per mollare una stoccata all’esecutivo. Un casus belli per apparire puliti.

Le unioni civili, quella indiscussa porcata di legge che è l’unico lascito degno di nota del fu governo Renzi, furono utilizzate per ricompattare un partito mugugnante contro il “nemico comune”. Quale nemico? quel cattolicesimo che ha costruito e costituito la civiltà occidentale. Se si vuole sostituirlo con una nuova ideologia è indispensabile liberarsi del suo retaggio. Per tornare al paganesimo che fu, e anche più in giù. Che poi anche alcuni esponenti formalmente cattolici si siano accodati dietro congruo compenso alla “nuova” morale progressiva la dice lunga sui danni che può fare la politica quando è staccata da un ideale da raggiungere.

I pochissimi civiluniti certificano l’ampiezza della menzogna sull’urgenza di quel provvedimento e il favore popolare pressoché nullo; i successivi pronunciamenti, ampiamente previsti, di giudici compiacenti, ridicolizzano gli sbandierati risultati della finta opposizione. Ma temo che da ciò non si sia imparato niente.

Possiamo sgolarci affermando che il caso di quel poveretto che è andato in Svizzera ad ammazzarsi non c’entra niente con quanto si vuole passare in aula: quello è stato puro suicidio. Non servirà, ma almeno serve a chiarire cosa si vuole ottenere in realtà, al di là di tutte le parole false che ci riversano addosso.

Avremo un bel dire che, una volta aperta la porta alla morte, sarà difficile richiuderla. Non ci saranno molti che presteranno orecchio a quanto accaduto in altri stati, dove si è partiti come qui con parole di dolce morte e si è finiti a trattenere con la forza vecchietti che cercavano di resistere a chi li sopprimeva. O a far fuori bambini, malati mentali, persone non autosufficienti, senza più neanche addurre scuse. Nel silenzio complice, persino nell’indifferenza.

Un poco di orrore da queste parti ancora quelle pratiche le suscitano. Quella parte politica che adesso spinge il provvedimento è, nominalmente, la stessa che esecrava la barbarie nazista, non così differente quanto a volontà di eliminare ciò che riteneva improduttivo. Almeno senza l’ipocrisia di dire che lo faceva per il loro stesso bene.

Perché quanto il padrone decide che è ora di sopprimere i pesi morti o tu hai una ragione per dirgli di no, per dire che quello non è una zavorra ma un essere umano vivo, oppure obbedisci. Anzi, porti avanti quella battaglia per la morte come se ne andasse della tua vita.
Attento, servitore del nulla. Cosa ti accadrà quando al tuo padrone non servirai più?

E noi, che pensiamo la vita sia sacra e non oggetto di mercato, che dobbiamo dire? Che dobbiamo fare? Dobbiamo farci sentire perché il nostro modo di vedere il mondo non divenga lettera morta. Non è ancora venuto il momento di scrivere il testamento biologico della fede.