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Maradona

Maradona era fantastico nel gioco del calcio e un disastro nella vita.
Sarebbe stato meglio per lui fosse stato il contrario.

Che bel pomeriggio

Lo so, forse a tanti di voi delle elezioni americane e del loro controverso risultato non importa una cippa. Male; pensate davvero che quello che sta capitando laggiù non abbia un riflesso anche qui? Pensate che la manipolazioni dei dati e delle coscienze a cui stiamo assistendo si limiti a quel paese lontano? Illusione. Noi ci siamo dentro fino al collo. Non comprendere la forza e l’estensione del potere che cerca di dirigere le nostre vite vuol dire consegnare, incoscientemente o scientemente, i nostri pensieri e la nostra esistenza a chi la può manipolare senza nessuno scrupolo.

Qualche esempio. Ieri, il team legale di Trump è riuscito ad andare in udienza in Pennsylvania per le frodi elettorali. Lo stresso Trump si è collegato per una dichiarazione; la diretta è stata seguita da centinaia di migliaia di persone.
L’esposizione è stata oggettivamente impressionante. Alla pretesa che non ci fossero abbastanza schede contestate da ribaltare il risultato è stato mostrato come queste fossero di molto superiori al minimo necessario. Sul fatto che non ci fossero prove, sono state fornite centinaia di testimonianze ed evidenze di anomalie statistiche nei voti che sconfinano nell’impossibilità fisica. E’ stato mostrato come i comportamenti adottati fossero stati in molti casi contrari alla legge. Come siano stati contati i voti senza supervisione. Come la catena di sicurezza per i dati informatici fosse compromessa.
Ad esempio, le schede elettorali richieste per posta sono state 1.800.000; ne sono (apparentemente) tornate 2.500.000.
Ad un certo punto hanno chiesto a colui che esponeva la causa per Trump della ripartizione per candidato di un particolare picco di voti immessi in piena notte. 570.000 voti per Biden, 3.200 per Trump. Si sono sentite chiaramente le esclamazioni di stupore in aula…

Questo, normalmente, dovrebbe essere da prima pagina. Sapete che copertura hanno dato i media, da CNN a New York Times, al Washington Post? Zero. Niente. Nicht. Nada. Twitter ha sospeso l’account del senatore che guidava l’audizione.

Sempre ieri, Sidney Powell, uno degli avvocati più famosi d’America, ha “rilasciato il kraken” (un celebre mostro marino, una metafora per qualcosa di assolutamente terrificante e distruttivo): due voluminose denunce in Georgia e Michigan con accuse tanto forti e circostanziate da lasciare a bocca aperta. Ne avete sentito parlare? No? E’ perché guardate i media del potere, che hanno del tutto nascosto la notizia. Twitter impedisce di allegare il testo delle denunce. Se cercate su Google, vi rimanda ad articoli di qualche giorno prima o del tutto scorrelati.

Questo probabilmente ha qualcosa a che fare con l’algoritmo usato per nascondere i fatti su Facebook. Si usano “punteggi segreti (…) che distinguono l’informazione seria dai siti spazzatura.” Sostituite la seconda parte della frase con “distinguono quello che noi vogliamo far vedere dalla roba che vogliamo nascondere” e avrete forse una visione più realistica di quanto accade. Zuckerberg, il boss di Facebook, ha riempito di milioni di dollari (350, pare) proprio i siti dove si sono verificati i peggiori brogli.

Ma cosa sperano di ottenere, voi direte? Bene, c’è un sondaggio fatto tra coloro che hanno votato Biden su otto notizie che i media non hanno diffuso o nascosto. Queste otto erano la accuse di Tara Reade di molestie contro Biden, lo scandalo finanzario del figlio di Biden, Hunter, il fatto che Kamala Harris sia di estrema sinistra, il tasso di disoccupazione che scende dopo la recessione da coronavirus, il salto in crescita economica, la pace favorita da Trump tra Israele e i suoi vicini arabi, l’indipendenza energetica dell’America che dal 2019 esporta petrolio, l’apparente successo nello sviluppo dei vaccini per il COVID (operazione Warp Speed). Di oltre 1700 elettori di Biden l’82% non aveva mai sentito parlare di almeno uno di questi punti, e un 6% combinato di loro non l’avrebbero votato se l’avessero saputo. Più che sufficiente per far vincere Trump. Potete anche non crederci, ma fate un po’ voi…

Signori, tutto quello che ho qui scritto è facilmente verificabile. Se non c’è niente da nascondere, perché viene nascosto? Potete anche essere convinti che Trump sia un cazzone, che Biden sia la scelta giusta, ma il fatto che, negli USA come qui, vi si impedisca di sapere ciò che accade, non può lasciarvi indifferenti.

Sempre, naturalmente, che il vostro cervello o il vostro cuore non siano ormai del tutto rinsecchiti.


Calvin: “Sai cosa ho notato, Hobbes? Le cose non ti disturbano se non ci pensi.”
“Così, d’ora in poi, io semplicemente non penserò a niente che non mi piaccia e sarò felice tutto il tempo”
Hobbes: “Non pensi sia una maniera di vivere sciocca ed irresponsabile?”
Calvin: “Che bel pomeriggio.”

Tengo famiglie

Leggevo di una ricerca sui comportamenti degli italiani dove oltre il 90% degli intervistati ritiene oggi molto importante la famiglia.
Bontà sua, uno dei ricercatori asserisce che

“Poco importa che la famiglia possa essere declinata in vario modo e anche tra persone dello stesso sesso, anzi in questi quasi 40 anni proprio la famiglia ha registrato le trasformazioni più radicali e ora è accettata al di là dei suoi componenti”.

E questo torna poco, perché cosa è dunque davvero famiglia? Se la definizione cambia, come si può essere sicuri che si stia parlando lo stesso linguaggio?

C’è uno scollamento su cosa sia davvero la famiglia, qualcosa che abbiamo scolpito in ogni nostra cellula, e cosa oggi si intenda per essa. Come nota anche lo stesso ricercatore,

“Non a caso gli atteggiamenti verso l’omosessualità mostrano un tendenziale prevalere di orientamenti disponibili all’accettazione della diversità. Si tratta di un cambiamento che realizzandosi in un tempo così breve non può essere ascritto al lento e irreversibile maturare di valori di tolleranza ma piuttosto all’azione di élite che hanno ridefinito gli atteggiamenti verso le differenze e in particolare verso l’omosessualità.”

In altre parole: ci hanno ordinato di cambiare le nostre idee in base a quello che il potere voleva, e noi abbiamo ceduto. Crediamo non perché sia vero, ma perché chi dissente viene bullizzato.

Questo cambiamento di paradigma è alla superficie, ancora non ha mutato i desideri profondi del nostro cuore: anche perché non può. E’ solo una mano di vernice su qualcosa di molto più solido e antico; se non viene costantemente riverniciato, il tempo basta a scrostarlo.

Ne è un indizio la risposta alla domanda su cosa tenga unita la coppia (al di là del tipo di coppia). La maggior parte degli intervistati risponde: la fedeltà.

Eppure, quanti oggi sono disposti a promettere fedeltà eterna? Quanti preferiscono la precarietà di rapporti pronti a sciogliersi alla prima avversità? E, dato il tasso di infedeltà e promiscuità di certi tipi di relazioni, come davvero si può chiamarle famiglia?

Chissà, forse un giorno riusciremo a riallineare quello che ci dice il cuore con la vita. Forse per molti non sarà oggi; ma possiamo comunque cominciare noi.

Quando si poteva dire il vero

Scorro desolato cento giornali e canali televisivi, e vedo ovunque la stessa notizia trattata con le medesime parole; opinionisti differenti dicono le stesse identiche cose, riportando gli stessi banali pensieri, adeguandosi scodinzolando a ciò che devono dire. Mi domando se non provino vergogna, se davvero ci credano, o se i soli rimasti a parlare e scrivere in pubblico siano i Leporello che accettano di continuare a servire complici i loro scandalosi padroni.

Ricordo il mio stupore quando scoprii, anni e anni fa, che il giornale che leggevo copiava banalmente articoli dal New York Times, limitandosi a tradurli e rifirmarli. Oggi, che è molto più semplice confrontare, mi stupisco del mio stupore. Tre anni fa proprio il New York Times ha licenziato il suo ultimo public editor, la persona che doveva vigilare sulla imparzialità e correttezza degli articoli, asserendo: sarà la rete il nostro cane da guardia. Bene, il cane da guardia ha mangiato il giornale. Le opinioni che il potere odia non trovano più nessuno spazio. Lì, come dappertutto. Ci illudevamo che ci fosse permessa un’informazione libera: ci stanno togliendo l’illusione.

C’era una volta l’uomo che faceva le cose perché era giusto, perché era vero. Che non avrebbe mai acconsentito alla menzogna. Non riesco più a trovarlo: non nei giornalisti, non nei giudici, certamente non nei politici. E’ lo schieramento, l’opportunità che decide l’atteggiamento la forma mentale; ormai non più il contrario.
I commenti su internet raggiungono punte di violenza verbale insopportabile, e ciò che è vero viene ferocemente deriso se favorisce la parte avversaria. Pare che le discussioni oneste siano un ricordo del passato.
Mi viene il dubbio che coloro che un tempo difendevano l’onestà delle intenzioni e le virtù fossero anche loro degli opportunisti: così facevano perché così spirava il vento.

Oppure si sono quasi tutti saggiamente nascosti in attesa che passi l’uragano. Tengono famiglia, magari anche se sono vescovi. E’ una possibile strategia; secondo altri, come dice un’articolo che ho letto recentemente, non puoi ritirarti, nasconderti o scappare, puoi solo trovare una posizione difendibile e trincerarti per il lungo combattimento. Il pezzo raccomandava l’acquisto di armi da fuoco.

Adesso ci pare esagerato, ma quante cose che non avremmo creduto possibili sono accaduti negli ultimi anni. Da parte mia, continuerò come sempre ho fatto, confidando nella verità di ciò che ho sperimentato e in altri cieli.
Che nostalgia, però, per i tempi in cui si poteva dire il vero.


Traduzione:
Dilbert: “Ieri qualcuno non era d’accordo con me, e gli ho fatto cambiare idea usando i dati e la ragione.”
Wally: “Questo non è possibile.”
Dilbert: “Neanche io lo pensavo, ma è successo.”
Wally: “Sento puzza di trappola.”
Dilbert: “Non ho dormito tutta la notte.”

Le porte dell’anno

Sono incappato in una poesia di cent’anni fa. Da noi non è conosciuta; mentre lo è in Inghilterra. Il re Giorgio VI la citò nel suo famoso discorso di Natale del 1939, quando era scoppiata la seconda guerra mondiale e il futuro appariva decisamente incerto. E’ normale per l’uomo pensare di cavarsela usando un suo progetto. Questo poema rovescia completamente la prospettiva: è inutile cercare la “strada giusta”, anzi, può essere uno sbaglio: meglio affidarsi alla sicura mano di Dio, come si affida un bambino al genitore andando verso il buio.

Oggi, ci hanno raccontato che è sbagliato dire che c’è una giusta direzione. C’è da meravigliarsi se ci siamo perduti?
Se sembrano essere smarriti tutti i sentieri, quell’affidarsi è ciò che ci serve.

Vi offro i versi nella mia traduzione.

Le porte dell’anno (“Dio sa.”)

E io dissi all’uomo che stava alle porte dell’anno:
“Dammi una luce perché io possa camminare sicuro nell’ignoto.”
E lui replicò:
“Va’ fuori nelle tenebre e metti la tua mano nella Mano di Dio.
Quello sarà per te meglio della luce e più sicuro di una strada conosciuta.”
Così andai avanti, e trovando la Mano di Dio m’incamminai felice nella notte.
E Lui mi guidò verso le colline e il sorgere del giorno nell’Est solitario.

Così calma, cuore mio :
Che bisogno le nostre piccole vite,
Umane vite, di conoscere hanno
Se Dio ha comprensione?
In tutte le vertiginose partite
Di cose che alte e basse stanno
Dio cela la Sua intenzione.

Dio sa. Il suo disio
E’ meglio. Gli anni la cui pianura
Avanti si stende, così bui
Alla nostra imperfetta visione,
Sono chiari a Dio. La nostra paura
E’ prematura; ha in Lui
Tutto il tempo piena provvisione.

Riposa quindi: fino a che Dio
Si decida il velo ad alzare
Dalla nostra impaziente vista
Quando, le più dolci fatture
Del severo volto della Vita a salutare,
Bello oltre ogni cosa prevista
Il pensiero di Dio sulle sue creature
riempirà il nostro io.

                                Minnie Louise Haskins, 1908 —  dalla raccolta The Desert

THE GATE OF THE YEAR

‘God Knows’

And I said to the man who stood at the gate of the year:
“Give me a light that I may tread safely into the unknown.”
And he replied:
“Go out into the darkness and put your hand into the Hand of God.
That shall be to you better than light and safer than a known way.”
So I went forth, and finding the Hand of God, trod gladly into the night.
And He led me towards the hills and the breaking of day in the lone East.

So heart be still:
What need our little life
Our human life to know,
If God hath comprehension?
In all the dizzy strife
Of things both high and low,
God hideth His intention.

God knows. His will
Is best. The stretch of years
Which wind ahead, so dim
To our imperfect vision,
Are clear to God. Our fears
Are premature; In Him,
All time hath full provision.

Then rest: until
God moves to lift the veil
From our impatient eyes,
When, as the sweeter features
Of Life’s stern face we hail,
Fair beyond all surmise
God’s thought around His creatures
Our mind shall fill.

Minnie Louise Haskins, 1908 — from collection The Desert

La formula della bellezza

C’è bellezza nel tramonto, c’è bellezza in una foglia. Ci può essere bellezza da mozzare il fiato anche in una formula matematica.
Dicevamo ieri che non sappiamo perché certi numeri sono quelli che sono, li sappiamo solo prendere per quello che valgono. C’è una formula, chiamata formula di Eulero, che unisce insieme alcune costanti apparentemente distantissime tra loro.
E’ questa:

Di pi greco abbiamo già detto, credo tutti lo conoscano. “e” è la base dei logaritmi naturali. “i” è l’unità immaginaria, la radice quadrata di meno uno. Elevando e a π per i, e sommando uno, si ottiene zero. Se fosse un film, questa pellicola ospiterebbe tutti i più famosi attori, da quelli romantici a quelli di azione. E sarebbe un capolavoro.

E’uno sguardo che lanciamo nell’incomprensibile infinito. Nella sua apparente semplicità stabilisce un rapporto tra valori che sembrano non essere neanche parenti. Utilizza somma, moltiplicazione, esponenziale, uguaglianza, tutte le operazioni matematiche di base. Sembra la firma lasciata da un grande artista sulla sua opera. Ci dice che, hey, voi ancora non capite di cosa è fatto il mondo in cui vivete. Ma sotto ha un senso e un ordine che vi sfugge.

Benjamin Peirce, un famoso matematico, dopo aver dimostrato l’identità in una lezione, disse: “Signori, posso dirlo con certezza, è assolutamente paradossale; non possiamo capirla, e non sappiamo che cosa significa. Ma l’abbiamo dimostrata, e quindi sappiamo che deve essere la verità”.

Ci sono verità che si possono dimostrare, e altre che si possono solo ammirare. Non per questo sono meno vere.

Un numero sconosciuto

Io lavoro spesso in contatto con un centro di assistenza. Quando incontrano qualcosa che non sono in grado di affrontare chiamano me, ed io risolvo il problema. Talvolta le chiamate sono del tipo “C’è questa cosa che ha sempre funzionato, e ora dà un errore. Cosa potrebbe essere?” Ed io devo spiegare che non posso saperlo fino a quando non mi forniscono qualche dato: il tipo di errore, quando si è verificato, informazioni sul contesto, cosa dicono i log dell’applicazione e così via. Riuscire a spiegare un fenomeno apparentemente misterioso implica di solito parecchio approfondimento.

Oggi mi hanno chiamato per un problema riguardante un certo programma. Quando ho chiesto perché stiano utilizzando quella versione e e non un’altra più nuova ed adatta, mi hanno replicato che l’altra dà spesso errore. Non ne ero al corrente: saperlo, e cercarne le cause, poteva essere auspicabile. Invece l’evento è stato ignorato, perché c’è una via d’uscita relativamente semplice.
Si può passare sopra ai messaggi che il reale ci manda, se essi non ci costringono a guardarli negli occhi. Occorre desiderio di conoscere ed apertura di mente per cogliere un richiamo.

Quando la realtà ti investe, è difficile negare che qualcosa stia accadendo. Oggi siamo abituati a considerarla come fatta di cifre. La scienza ci dice che il mondo ha delle leggi, e queste leggi sono fatte di numeri, di quantità.
Quello che la scienza non ci dice, e non ci può dire, è cosa siano questi numeri; perché ci siano; cosa vogliano realmente significare.
E, soprattutto, se ci siano davvero soltanto loro nella realtà.
Tutti conosciamo il valore di pi greco, almeno approssimativamente, ma nessuno di noi sa dire perché il valore sia proprio quello, né perché la formula del cerchio sia proprio quella e non un’altra.

Un cerchio è un affare semplice: anche se geometricamente conosciamo tutto di lui, tuttavia la ragione stessa del suo esistere è in una terra per noi misteriosa. La vita è decisamente più complessa. Come facciamo a sapere se può essere ridotta solo a numeri? Come facciamo a ignorare quelle che potrebbero essere chiamate esperienze spirituali, se spesso scegliamo di non vedere persino quanto i numeri ci suggeriscono?

La tentazione è spiegare un evento riducendolo a ciò che non è; negare che possa essere accaduto. Utilizzare la strada più comoda, dimenticare l’anomalia. Quante volte dopo che si è manifestato un baco del software particolarmente rognoso, coloro che avrebbero dovuto fare i test mi hanno detto: “Sì, l’avevamo visto, ma era successo una volta sola e avevamo pensato non fosse importante”.

Di fronte a quelle che potremmo chiamare esperienze mistiche, fatti inspiegabili, miracoli, la tentazione è quella di liquidarli come non esistenti, allucinazioni, anche quando ci sono molteplici testimonianze del contrario; anche quando capitano a noi stessi.

Così pensiamo di stare tranquilli, ridurre tutto a numeri abituali. Finché non compare un’altra segnalazione d’errore, un numero sconosciuto.

E’ stato Nettuno

Immaginate di guardare qualcosa. Siete distratti, pensate ad altro; non avete attese. Siete convinti che non ci sia niente in più da vedere, nulla da sapere oltre quello che vi dicono i vostri occhi.
Difficilmente vi accorgerete dell’imperfezione, del particolare fuori posto. Del conto che non torna.
Se invece state attenti, siete svegli, pronti; se osservate bene, se dietro quegli occhi mettete qualcosa, una mente, la ragione, allora potete cogliere il fruscio sommesso dell’Altro.

E’ così, ad esempio, che è stato scoperto il pianeta Nettuno. Alcune anomalie orbitali di Urano erano spiegabili con un altro corpo celeste di grande massa orbitante ancora più lontano; il pianeta fu individuato proprio dove i calcoli avevano indicato potesse essere. Il visibile spiegato dall’invisibile; l’invisibile che è causa del visibile.

Lo studio matematico delle anomalie è uno strumento prezioso per la scienza, per comprendere certi meccanismi nascosti; per individuare fenomeni ancora sconosciuti, o dove qualcuno o qualcosa sia intervenuto per modificare l’esistente. Di fronte all’evidenza dei numeri, l’ordito della nostra realtà, c’è poca scelta: o si accetta che ci sia qualcosa oltre ciò che si conosce, o si buttano avanti mani e scuse. Si minimizza, si nega, si cambia discorso. Si sceglie di ignorare, si sceglie di non sapere.

Vale per i pianeti, vale per le elezioni, e vale per tutto ciò che conosciamo. O che scegliamo di non conoscere.
Che cosa, o chi, c’è dietro ad ogni cosa?

(Nettuno? Non è pottibile, qualcuno deve pur ettere!)

La minaccia

La parola che mi è venuta in mente, leggendo la lunga intervista (“Perché Obama teme per la nostra democrazia”) concessa dall’ex presidente statunitense Obama alla rivista Atlantic in occasione della pubblicazione del primo volume della sua autobiografia, è “snob“.

La definizione di snob è “Persona che nell’atteggiamento o nel comportamento ostenta un’aristocratica, spesso eccentrica e non di rado ridicola distinzione e raffinatezza, nel tentativo di identificarsi con una categoria sociale superiore”. E’ fin troppo evidente come Obama, con la espressa complicità dell’intervistatore, ami porsi al centro dell’attenzione; tutto sembra ruotare attorno a lui. La maggior parte della conversazione è dedicata alla denigrazione, alternativamente sottile ed esplicita, dei suoi avversari. “Le maggiori minacce all’esperimento americano” sono ovviamente quanti non la pensano come lui. Sebbene ostenti disprezzo verso i piagnucoloni, e dica di comprendere “i classici eroi maschili nella cultura americana negli anni in cui crescevo: i John Wayne, i Gary Cooper, i Jimmy Stewart, i Clint Eastwood, per ciò che importa” non sembra propenso ad adottarli come esempio; la sua idea è un’altra. Ammette che “ci sono parti di cultura popolare che ho perso” ma sembra che questo non intacchi la sua convinzione di capire perfettamente detto popolo.

E’ difficile comprendere quanto sia genuina la sua dichiarata aspirazione di fare del mondo un posto migliore; considerando il numero di interventi militari che ha compiuto uno potrebbe anche credergli. Noi europei ne sappiamo qualcosa, dopo che la sua presidenza ha lasciato il Mediterraneo e il Medio Oriente completamente destabilizzato e noi soli ad affrontare il problema. Dietro le belle parole si intravede la volontà di imporre la “sua” democrazia, fosse anche con l’opposto della democrazia stessa. Sembra incapace di comprendere che lamentarsi del modo in cui viene ritratto e poi ritrarre i suoi avversari in modo anche peggiore (“Obama ha maggior rispetto per Genghis Khan, che bolliva vivi i suoi nemici, che per Trump”, asserisce il giornalista) non depone a favore della sua diversità.

Quello che mette un brivido a noi internettiani è la maniera in cui, dopo avere sfruttato la rete per andare al potere, ora che si è accorto che può essere usata anche contro la sua parte politica, si sia messo ad invocare il suo inscatolamento. E’ convinto che Internet e le reti sociali rappresentino “la singola più grave minaccia alla nostra democrazia” e auspica “una combinazione di regolamenti governativi e pratiche aziendali che affronti questo problema“. L’ironia è che le reti sociali più diffuse sono state nelle recenti elezioni spudoratamente dalla parte democratica  – giusto oggi si è avuta un udienza in merito al Senato degli Stati Uniti.

Esplicito il commento a questa intervista da parte del giornalista Glenn Greenwald: “Non c’è dubbio che i democratici si apprestino a usare il loro nuovo potere per esercitare molta più pressione che mai su Facebook, Google, Twitter ecc. per censurare qualsiasi punto di vista che ritengano “minaccioso”. Obama non potrebbe essere più chiaro su questo”, ha scritto Greenwald in un tweet.
Il modello sembra essere quello cinese, dove gli utenti sono tracciati e puniti se sgarrano. Considrando il controllo quasi assolto dei media da parte della sua parte politica, sembra una corsa ad eliminare anche le ultime tracce di dissenso. Magari utilizzando lo strumento giudiziario per purgare definitivamente gli avversari costantemente demonizzati, proprio come tanto bene è riuscito a casa nostra.

Arrivo al fondo dell’intervista, e ho un ultimo pensiero: Anche Robespierre sapeva parlare bene in pubblico, e quello che faceva era per il bene del popolo.

Ciò che davvero è

Come cristiani, sappiamo che la realtà, noi, la nostra coscienza, hanno un’unica fonte; sono creazioni di un’unica mano, e quindi non sono in contraddizione. Ciò che ci sta intorno è per un nostro bene; il reale va preso per quello che è, senza pretendere di forzarlo a quello che ci pare essere il nostro vantaggio; e la coscienza ci aiuta a decidere cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e ingiusto in ciò che ci sta davanti.

Il volere costringere ciò che c’è ai nostri desideri, è questo il male. Mentire, rubare, pretendere; imbrogliare, falsificare, uccidere. Sono tutti modi di volere piegare il mondo a noi stessi.

Non è possibile che la realtà ci inganni. Se lo pensiamo è perché pretendiamo che la realtà sia quello che non è. Oppure qualcuno sta alterando la realtà o la nostra percezione di essa. Che lotta contro noi stessi, che lotta contro il male dentro e fuori dobbiamo intraprendere se vogliamo giungere a ciò che davvero è.

Che bella faccia, distesa, ha chi accetta ciò che sta davanti a lui, certo che in fondo è tutto per il suo bene. Perché affannarsi tanto? Siamo verità anche noi.

Non è venuta bene

Il nostro ineffabile premier Conte, di fronte ad una platea di credenti, quelli della CGIL (non ho detto credenti in cosa…) ha pronunciato questa frase:

Natale, a prescindere dalla fede religiosa, è senz’altro anche un momento di raccoglimento spirituale. Il raccoglimento spirituale, farlo con tante persone non viene bene

Eh?
Intanto, quel “a prescindere” è un poco ambiguo. Se intende qualunque religione si abbia, bene, forse non è al corrente che il Natale è una festa cristiana, e per le altre religioni è una bestemmia. Se poi intendeva credenti e non credenti, esattamente un non credente che razza di “raccoglimento spirituale” dovrebbe avere di fronte ad un avvenimento che per lui non significa niente? Spirito, de che?

Ma la parte che più lascia perplessi è “Il raccoglimento spirituale, farlo con tante persone non viene bene”.
Che infanzia triste deve avere avuto il povero conticino, che natali solitari. Non so voi, ma se penso al Natale mi viene in mente una comunità che tutta assieme festeggia la nascita di Nostro Signore. Un popolo; cori, messe affollate, mettiamoci pure le tombolate. Quale concetto del cristianesimo ha questo signore? La Chiesa è una comunità, una compagnia di credenti, non dei poveracci che devono stare chiusi nella loro stanzetta a pregare un dio immaginario o a contemplare il proprio ombelico. Il presepe stesso è l’illustrazione di quel popolo in cammino. Non è Yoga, è Natale.

Capisco che voleva indorare la pillola prima di tirare la mazzata, ma gli è venuta francamente molto, molto male.

A Giuse’, fatte ‘na famiglia.

Arriva il tirannosauro

Se Darwin ha ragione, in principio erano lucertoline lunghe pochi centimetri. Alla fine del Mesozoico quelle simpatiche bestiole si sono evolute nel tirannosauro, tonnellate di muscoli e denti.
Così appare evidente che i media americani (e i nostri, accodati) si sono ormai evoluti in una forma di vita, chiamiamola così, molto più letale ed invasiva.

Siamo passati dall’equidistanza e neutralità, il mantra del giornalismo dei tempi andati, alla sottile partigianeria, fino ad arrivare al parteggiare esplicitamente; e poi da questo sostegno esplicito al considerare chi pensa in maniera differente non degno di parlare. Fino all’attuale: non sei degno di parlare, quindi ti mettiamo a tacere.
I commentatori televisivi che in diretta silenziano Trump, Twitter che lo cancella, e tutti gli altri che premettono “falso”ad ogni sua parola sono la nuova specie dominante. Se lo fanno con lui, figurarsi noi.
Il passo successivo è l’eliminazione fisica, che potrebbe scattare nell’istante in cui questi simpatici predatori venissero in possesso del potere di farlo. Se non sei degno di parlare, perché dovresti esistere?

Le opinioni non si censurano, ma le menzogne sì.“, è la chiosa. Ma chi decide cosa è menzogna? Chi li ha investiti, questi, della sapienza totale, della certezza di quella verità che fino a ieri negavano potesse esistere? Lascienza?

Chissà se davvero tutti i giornalisti sono unanimemente concordi con questo modo di agire, e se qualcuno sa che fine abbiano fatto tutti quei coraggiosi che si battevano per la libertà d’opinione, un’era geologica fa, prima dell’evoluzione. Quelli che fieramente imbracciavano lo pseudoVoltaire di «Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo»  a mo’ di bazooka. Sarà stata la selezione naturale, la trasformazione genomica, la sparizione degli inadatti ai tempi nuovi. A vederli adesso il filosofo degli intellettuali chic si rivolterebbe nella tomba. Ma tanto, anche il fatto che abbia detto quella frase era una balla.

Questa nuova specie appare vittoriosa ovunque, anche perché non è rimasto quasi luogo in cui si possa contraddirla, anche solo metterla in dubbio. Niente riuscirà a fermarla. Guardatela come orgogliosa della sua forza schiaccia i perdenti e leva il muso lordo di sangue verso quel cielo dove brilla, stranamente luminoso, un asteroide.

 

Otnemarezza

Mi scrive un amico a proposito del mio ultimo post:

(hai detto):
“Due cose mi fanno rizzare i capelli sulla testa:
1- che il 2020, l’anno della pandemia globale, dell’assalto globale alla libertà, assalto globale alla religione, e la tirannia globale del “grande azzeramento”, sia l’inizio dell’a lungo previsto e dovuto castigo
2- che non lo sia.”
Insomma, è l’opposto di una win-win situation. (…)  Spero di averti accanto nella fossa dei leoni, almeno facciamo due chiacchiere prima di essere sbranati.

A me il Giudizio Finale starebbe anche bene; è il contrario del “Grande azzeramento” che secondo alcuni il potere mondiale vorrebbe imporci; è il momento in cui ogni cosa (noi compresi) non è ridotta a zero, annullata, ma portata al suo vero valore, un valore eterno.

Nel caso opposto, la fossa dei leoni la vedo improbabile: sai gli animalisti, che storie farebbero per quei poveri felini, costretti a nutrirsi di sostanze indigeste… credo sia più probabile una baracca in qualche campo di concentramento, dove potremmo annoiarci a vicenda con chiacchere teologiche.

Ma in fin dei conti anche quella che potrebbe sembrare una sconfitta non è che un istante che passa. Perché, nonostante le apparenze, abbiamo già vinto.

 

Luci e campanelli

Quanto leggo sia avvenuto e stia avvenendo negli Stati Uniti in queste ore – le elezioni presidenziali o, meglio, lo spoglio dei voti e quanto connesso – accende in me campanelli e luci lampeggianti a iosa.

Sicuramente c’è qualcosa di molto, molto strano. Si può credere o non credere alle denunce di brogli o alle loro smentite. Ma le innumerevoli anomalie danno da pensare. Lo spoglio negli stati chiave interrotto contemporaneamente con Trump in netto vantaggio ma poi proseguito tenendo fuori gli osservatori repubblicani. L’improvviso aumento di schede per il suo avversario con percentuali bulgare. I voti misteriosamente persi per l’uno e trovati per l’altro. Una percentuale di votanti del tutto anomala, fino ad oltre il 90% quando raramente aveva sfiorato il 70%; un numero di voti superiori ai votanti registrati; la strana anomalia per cui nei medesimi stati in cui Trump perde vince il parlamentare repubblicano; migliaia di morti che votano… e molto altro. “Vinceremo in ogni caso”, avevano detto i democratici alla vigilia; ora per molti appare chiaro il significato.

Come ho detto, si può crederlo o non crederlo. Ma l’unica che veramente regna sovrana qui è la falsità. Colpisce che ancora una volta la narrazione dello stratosferico vantaggio democratico si sia rivelato una bugia. Se, come appare probabile, avranno la vittoria, i sostenitori di Biden potranno evitare ancora una volta di confrontarsi con la verità. O, meglio, continuare a raccontare e raccontarsi le loro false certezze.

Ma sapete qual è il campanello più squillante, la luce lampeggiante che più brilla? Che gli stessi media, gli stessi personaggi che hanno portato avanti per anni la falsa teoria dell’influenza russa sulle votazioni precedenti, di fronte alle dichiarazioni di Trump sui brogli, immediatamente, senza controlli o verifiche, le hanno etichettate come false; quando non censurate, come ha fatto Twitter.

Se hai la coscienza pulita ti difendi con la verità, non cerchi di fare tacere l’avversario, di nascondere quello che afferma.

Non so cosa accadrà ne prossimo futuro. Probabilmente Trump vincerà qualche ricorso, ma non penso possa vincerli tutti. Un giudice lo si trova, come ben sappiamo. E le cose si quieteranno, a meno delle attese vendette. Dubito che “Sleepy” Joe Biden arriverà in fondo al mandato, sembra già cotto adesso. E inizieranno tempi interessanti, per dirla alla cinese.

Ho letto un tweet, oggi che diceva:
“Due cose mi fanno rizzare i capelli sulla testa:
1- che il 2020, l’anno della pandemia globale, dell’assalto globale alla libertà, assalto globale alla religione, e la tirannia globale del “grande azzeramento”, sia l’inizio dell’a lungo previsto e dovuto castigo
2- che non lo sia.”

Mi sento un po’ così.

Ama, e fai cosa vuoi

Era assolutamente fedele, non amava niente e nessun altro. Non avrebbe mai tradito il suo unico grande amore: se stesso.

Il nemico

L’uomo (sì, siamo io e te) è cattivo. L’ho detto tante volte.
Solo quel principio di verità e bellezza di cui è impastato può spingerlo a cambiare.

Le ideologie, e anche le religioni, sono nate da questi uomini cattivi. Non c’è niente da fare, anch’esse hanno il germe del male, tutte. Solo ciò che nasce dal divino, da ciò che non ha male, può essere diverso.

Come gli uomini non sono tutti uguali, così avviene anche per le idee. Alcune sono peggio delle altre. Altre molto, molto peggio. Un uomo cattivo che segue una ideologia cattiva semina il male. E’ l’inferno aperto.

Una delle ideologie più maligna è quella che vi dice che siamo tutti buoni, che le idee e le ideologie sono in fondo tutte uguali.
E’ una distrazione. Un trucco. Guardate invece a ciò che è.
Guardate a chi uccide. Guardate a chi devasta. Guardate a chi mente (non a chi dicono che menta, ma a chi fa della menzogna la propria arma).
Chiedetevi quale sia l’idea che muove quelle persone. Non quale pensate che essa sia, ma proprio quella che è. Scopritelo.

Quelle idee sono il vostro nemico. Parlo di nemico in senso letterale: ciò che vi vuole distruggere, o più benevolmente usarvi prima di rendervi schiavo.
Distinguete bene. Questo nemico ama nascondersi, mimetizzarsi. Perché ama la menzogna. Quando esce al scoperto è perché pensa di avere già vinto.

Non c’è tregua, non c’è armistizio. Se si ferma non è per un desiderio di pace, ma per colpirvi con più forza.

Fate i nomi. Diteli, questi nomi. I falsi si indigneranno, insieme a coloro che hanno già asservito. Ma voi non ingannatevi. Parlate chiaro, non vi voltate.
Se il nemico non lo guardi in faccia, verrai colpito alla spalle.

La vita in marcia bassa

Sarà capitato anche a voi, forse, di sedere accanto ad un guidatore che non mette le marce alte.
Prima, seconda, terza, e poi rimane lì con il cambio in mano, l’acceleratore premuto, mentre il motore urla e voi fremete. “Metti quella quarta, metti quella quinta”… No, non c’è la polizia con l’autovelox; no, nessun trattore davanti. La strada è abbastanza dritta, la visibilità buona. Eppure niente, non si va. Sempre trattenuti, senza mai impiegare la piena potenza della vettura, oltre ogni possibile prudenza.

Forse sono io quello sbagliato, quello che tira sempre al massimo, che non vuole lasciare niente di intentato. Quello che non si trattiene, che non sa vivere quieto, che non accetta niente di meno del tutto. Che non è persa fino a che è finita. Che vuole tutto, e tutto non è abbastanza.

Che non riesce a vivere in marcia bassa.

La tecnica del cucù

E’ probabile che conosciate la tecnica del cucù.
Il cuculo depone il suo uovo in un nido altrui. Oh, com’è tenero quell’uccellino… ma presto cresce più di tutti i suoi fratelli, che uccide ad uno ad uno spingendoli fuori dal nido stesso. Alla fine rimane solo lui, nutrito da coloro che l’avevano accolto, la loro casa svuotata.

Leggo che il vescovo Love ha rassegnato le dimissioni. Chi è il vescovo Love? Era l’ultimo dei vescovi episcopaliani statunitensi – gli episcopaliani sono gli anglicani americani – a rifiutare il matrimonio tra persone dello stesso sesso nella propria diocesi.

E’ stato giudicato, e trovato colpevole di avere infranto il suo voto di ordinazione per quel suo rifiuto. Ha preferito dimettersi piuttosto che essere cacciato – cosa che sarebbe certamente avvenuta.

Nello sforzo di compiacere il mondo, gli episcopaliani hanno ammesso anche ciò che nonostante il loro essere protestanti avevano rifiutato finora: ordinazioni femminili, e poi l’esplicito abbraccio dell’omosessualità. Non che sia servito loro molto, se prevedono per loro stessi di sparire entro il 2050.

Anche perché chi ha scelto di restare fedele a quanto le Scritture dicevano, evidentemente, non trova più posto in quel nido presto desolato. E’ buttato fuori da quel nuovo padrone, quell’estraneo così coccoloso e gentile entrando, ma la cui vera natura si rivela presto. Poveri quegli uccellini che dopo averlo accolto continuano a nutrirlo.

Il guidatore

Sì, è vero che lo Spirito Santo guida la Chiesa e la storia della salvezza.

Ma non crediate che usi macchinone importanti, quelle che attirano commenti e sguardi. Preferisce utilitarie un po’ scassate, non quei veicoli di lusso perennemente guasti, che del resto non potrebbero percorrere i suoi strani itinerari. Questo guidatore non prende quasi mai la via dritta. Preferisce le viuzze, le strette strade poco illuminate, quelle dove tu non passeresti mai.  E tu disperi che possa farcela.

Però alla fine arriva, mentre tu sei fermo in coda in tangenziale.

L’eccitante distruzione della tomba di Confucio

E’ una storia che difficilmente sentirete raccontare; anche le ricerche su internet danno stranamente pochi risultati. Sembra che quanto accaduto in Cina durante la Rivoluzione Culturale sia stato dimenticato dal mondo – se pure il mondo l’ha mai saputo.

Magari voi non sapete neanche cosa sia stata, la Rivoluzione Culturale. Fu il riuscito tentativo, da parte di Mao Zedong, di riprendersi il potere divenuto incerto dopo il fallimento delle sue riforme, “il grande balzo in avanti”. Quel fallimento era costato decine di milioni di morti in carestie e un totale disatro economico. Per farlo dimenticare Mao pensò di addossare tutte le colpe ai capi di Partito infedeli. E, naturalmente, a tutto quanto poteva ostacolare il comunismo: cultura, famiglia, religione. Era il 1966.

Sventolando il “Libretto Rosso” delle sue massime, gli studenti cinesi si pigliarono la loro rivincita contro i professori. Di fatto la scuola cessò di esistere, e i giovani scesero nele piazze devastando e distruggendo quanto poteva essere ritenuto tradizionale. La critica e il dissenso erano banditi; ogni sospetto di dissidenza o pensiero indipendente causava un processo immediato, terminante con l’umiliazione pubblica, l’internamento in un campo di lavoro, la morte.

Nessuna delle religioni scampò alla furia distruttiva, sia direttamente che indirettamente. Buddismo, taoismo, confucianesimo, cristianesimo… Esse propagandavano la lealtà, la giustizia, la famiglia; tutto ciò che era inviso al Partito Comunista. Lenin aveva detto: «Il modo più facile per conquistare una fortezza è dal suo interno». Furono infiltrati o imposti membri del Partito tra le rispettive dirigenze, che stabilirono di rinunciare agli insegnamenti tradizionali sostituendoli con la fedeltà assoluta al Partito. Chi non si adeguava era etichettato come nemico del popolo e trattato di conseguenza.

Neanche i monumenti, i luoghi sacri e storici, scamparono alla distruzione. Almeno i quattro quinti di tutti i siti cinesi vennero completamente devastati, e un numero incalcolabile di libri e opere d’arte insostituibili distrutti irreparabilmente. Come esempio narrerò ciò che accadde alla tomba di Confucio.

Confucio, Kong Fuzi, più filosofo che figura religiosa, proponeva come strada per l’uomo la rettitudine e la giustizia, e l’armonia nelle relazioni sociali. Vissuto nel V secolo a.C., i suoi insegnamenti hanno segnato profondamente tutto l’Oriente. Insegnamenti però in diretto contrasto con la lotta di classe comunista. Anche per questo il 10 novembre 1966 un manipolo di circa 200 studenti pechinesi (“Guardie rosse”) si diresse verso il cimitero della famiglia Kong, dove riposavano il celebre fondatore e i suoi discendenti. Avevano giurato di annichilire gli affari della famiglia Kong.

Il 15 iniziò la distruzione. Fu infranta la stele posta davanti alle tombe, e si cominciò a scavare il sepolcro di Confucio. Furono anche radunati coloro che avevano partecipato all’ultima cerimonia pubblica in onore del filosofo e costretti a fare ammenda. La sua statua fu abbattuta e portata in giro per essere oltraggiata. Nel cimitero erano presenti circa 70 tombe di Confucio e dei suoi discendenti diretti, e altre duemila di membri della famiglia Kong. Furono abbattuti archi e monumenti, ma presto ci si rese conto che il lavoro era immenso; si stabilì quindi di limitarsi a scavare e distruggere i sepolcri più antichi e quelli più recenti. Fu mandata questa lettera a Mao:

O carissimo segretario Mao,
Centomila  membri delle masse rivoluzionarie vorrebbero annunciarti un eccitante sviluppo: ci siamo ribellati! Ci siamo ribellati! Abbiamo trascinato fuori la statua d’argilla di Kong il Secondo Figlio; abbiamo divelto la placca inneggiante all’insegnante di diecimila generazioni; abbiamo spianato la tomba di Confucio; abbiamo infranto la stele osannante le virtù di imperatori feudali e re, e abbiamo obliterato le statue nel Tempio di Confucio!

I numeri sono esagerati, e in realtà la tomba fu del tutto distrutta solo due giorni dopo quando, avendo perso la pazienza per il troppo tempo che ci si stava mettendo scavando a mano, le guardie rosse usarono la dinamite.

Le tombe furono aperte e, di fronte ai funzionari, i sarcofagi fatti a pezzi e ogni ricchezza in esso trafugata. Ciò causò una frenesia di saccheggio: nei tre mesi seguenti ogni sepolcro fu razziato. I morti più recenti, uomini e donne, furono denudati e appesi ad un albero per sei giorni, prima di essere gettati in un fosso e cremati. Il tanfo di putrefazione era tremendo.
Nel mese in cui l’armata rivoluzionaria soggiornò al sito furono bruciati o stracciati 100000 volumi e manoscritti, di cui 1700 di estrema rarità. Più di seimila oggetti vennero distrutti o danneggiati, di cui una settantina unici. Mille stele vennero frantumate. L’interno del tempio fu distrutto, come pure il palazzo e il cimitero; 5000 antichi pini abbattuti e duemila tombe violate.

La Rivoluzione Culturale causò, alcuni dicono, sette milioni di morti. E sembra essere il dimenticato modello di ciò a cui ora iniziamo ad assistere.

La Commissione per la Verità e la Riconciliazione

A chi pensa che l’uomo sia buono e che siamo tutti diretti verso un futuro migliore, invito a considerare con attenzione questo tweet di un professore di Berkeley, ex Segretario del Lavoro di Clinton, con un milione di follower:

“Quando questo incubo sarà finito, avremo bisogno di una Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Essa cancellerà le bugie di Trump, conforterà quel che sono stati danneggiati dalla sua odiosità, e farà il nome di ogni ufficiale, politico, esecutivo, e padrone dei media dei quali avidità e codardia hanno permesso questa catastrofe.”

No, davvero, è serio. Se pensate che non lo sia, leggetevi i commenti.
Ce ne sono che citano la Rivoluzione Culturale cinese, che azzerò il passato del paese distruggendo persino le tombe dei non allineati; e cosa non fece ai vivi. Sono nominati i Khmer rossi, che ammazzarono chiunque aveva avuto la minima relazione con l’occidente, i professori come l’estensore del tweet per primi, e non solo; Stalin, con i suoi gulag; e anche la rivoluzione francese, ricordando che quando il vento cambia sono gli epuratori alla Robespierre a essere epurati. Ma la citazione più frequente è quella di 1984, con il suo Ministero delle Verità. L’autore del post non deve averlo letto o, forse, averlo letto anche troppo bene.

Ma ci sono anche i numerosi commenti in appoggio. Ci sono le decine di migliaia di like. Quelli che suggeriscono misure anche più drastiche nei confronti di quei malvagi che hanno osato vincere un’elezione democratica.
Certo, occorrerebbe cavillare cosa quei suggeritori intendano con democratico. E’ ovvio che un popolo che non la pensa come loro debba essere rieducato.

Ciò che è più ironico è il nome della futura commissione. Per verità si intende “ciò che pensiamo noi”; riconciliazione vuol dire “adeguati, fai autocritica, così possiamo riconciliarci con te. Permetterti di vivere. O altrimenti”. Neolingua in purezza.
Si intende che saranno presi provvedimenti perché un fatto così increscioso, un’opposizione odiosa che vince le elezioni, non possa più accadere.

Non è poi così lontana la Cina, e neanche l’America.

Imbrutimento

Le pratiche che il cristianesimo ha creato, condiviso, diffuso per quasi duemila anni stanno una alla volta venendo meno. La protezione del non nato e dell’anziano, il dare alla vita un senso; la famiglia, il realismo delle cose e degli affetti, lo sguardo su un’eternità, un oltre; tutte le certezze che in qualche maniera l’uomo occidentale dava per scontate sono non solo messe in dubbio, ma cancellate. Diventa meritorio fare l’opposto; chi ancora pensa diversamente è considerato un animale pericoloso.

Se ancora permane una qualche illusione, il fantasma di quello che fino a poco fa tutti sapevano e ora nessuno ricorda, con il passare del tempo anche questa memoria sparirà, e torneremo al paganesimo delle antiche ere. Ci siamo forse già, divinità a parte. I valori comuni che una certa ideologia aveva sradicati dal cristianesimo definendoli comuni ed incancellabili sono svaniti. Quella filosofia si dovrebbe ricredere di fronte all’evidenza; se ancora esistesse, dato che anche lei è ormai sconfitta e dimenticata. Non c’è ancora una parola per definire il momento in cui siamo, in cui lo ieri sembra impossibile. Potremmo definirla l’Imbrutimento.

Qualcuno afferma che se quello che crediamo è vero, cioè che la verità è intimamente connessa con la realtà, non dobbiamo temere. Perché questa verità troverà un modo di trionfare, di ritornare, quando tutti vedranno l’ombra dell’abisso e si ricrederanno. Ma questa è una illusione darwiniana, quella in cui il cristianesimo sarebbe il modo di vivere più adatto al mondo in cui siamo. Il cristianesimo è in conflitto con il mondo, e il mondo aborre il cristianesimo; un mondo che, ci è stato detto chiaramente, non sarà salvato tutto quanto. Anzi.
La resurrezione non è stato un evento in mondovisione.

Per il credo  progressista è garantito che il bene vince sempre, andremo sempre verso una luce maggiore.
Permettetemi di dissentire. Il cristianesimo è il modo migliore di vivere, ma il male in questo mondo è più forte. Non è qui, su questa terra, che ci sarà il trionfo. E sul fatto che andiamo progressivamente verso il meglio, anche qui permettetemi di dubitarne. Dove sta scritto, perché dovrebbe essere così? Non è nient’altro che un’ipotesi forse illusoria.

Non poniamo quindi la nostra speranza in un ipotetico futuro migliore. Siamo in pieno Imbrutimento, ma i tempi potrebbero peggiorare ancora. La salvezza la dà Dio; non risiede in un determinismo storico, in un mito di progresso.
A doversela conquistare siamo noi, e la nostra libertà.

Gli intollerabili

Quando John Kennedy, formalmente cattolico, corse per la presidenza, c’era preoccupazione tra i protestanti statunitensi, forti di uno strenuo pregiudizio anticattolico, che se fosse stato eletto sarebbe stato la quinta colonna dei papisti per distruggere l’America.
Kennedy rispose con un discorso, a Houston, dove affermò sostanzialmente che la sua spiritualità (invero scarsa) non avrebbe minimamente influenzato la sua politica. Ovvero, la religione va rinchiusa nelle sacrestie, e non ha impatto nella vita pubblica. Nel caso di Kennedy, si può dire, neanche nella vita privata.
Il gesto gli fruttò la presidenza. Ha fatto indubbiamente scuola: quanti cattolici “adulti” abbiamo in politica, per il quale Cristo e la sua Chiesa sono al limite un distintivo per accaparrarsi i voti. Anche Joe Biden è formalmente cattolico, ma la sue azione politica va in senso contrario.

Davvero per vincere nel mondo bisogna non avere fede o, quantomeno, fare in modo che questa fede non influenzi minimamente la propria vita? E’ proprio quello che Cristo stesso rimproverava ai suoi oppositori. Chiamavano religione l’aderenza ad una regola astratta. Che fede è, se non cambia nel profondo il tuo modo di agire?

La conseguenza di questo atteggiamento è quanto possiamo vedere oggi: chiunque può proclamare la sua cattolicità e nello stesso tempo affermare e agire l’opposto di quanto la Chiesa ha sempre affermato e agito.

L’Occidente, negli ultimi secoli, ha vissuto nell’illusione che il punto di vista liberale fosse di per sé bastante alla vita. Come scrive Bari Weiss,

(…) Il credere nella sacralità dell’individuo sopra il gruppo o la tribù. Il credere che la regola della legge, e l’uguaglianza entro quella legge, sia il fondamento di una società libera. Il presumere che il giusto processo e la presunzione d’innocenza siano buone e la violenza di massa sia cattiva. Il credere che pluralismo sia una delle sorgenti della nostra forza; che la tolleranza sia una ragione d’orgoglio; e che la libertà di pensiero, fede e parola siano il fondamento della democrazia (…) Questo liberalismo si basava sulla visione che gli strumenti illuministi della ragione e del metodo scientifico possono anche essere stati ideati da uomini bianchi morti, ma erano i migliori strumenti per l’umano progresso che mai fossero stati trovati.

Ma la realtà si sta mostrando diversa. Quegli strumenti che prendevano dal cristianesimo rifiutandolo erano buoni solo per le loro radici; avendole tagliate, ora si sono disseccati. Pretendevano amore e distillano odio; pretendevano armoniosa uguaglianza e ottengono diversità in conflitto tra loro; pretendevano tolleranza e fanno tacere chiunque dissenta. Chiunque non voglia interiorizzare il loro dogma arrogante e pretenzioso è cacciato a forza fuori, eliminato; e un potere corrotto fino al midollo sorride e applaude. Ancora una volta i profeti sono uccisi.

Tra i commenti del post di ieri ho inserito il link a un articolo, “Amy Barrett e l’intollerabile”, che spiega, con più chiarezza forse di quanto abbia fatto io, ciò che dovremmo imparare dalla vicenda del Giudice Barrett. Perché ci colpisce così tanto? Perché stiamo vedendo un fatto inconsueto: che è possibile stare dritti di fronte all’orda dell’odio, e vincere. Che si può non arretrare di un passo, sostenere le proprie idee, essere se stessi, e la turba mostrerà chiaramente di essere composta di codardi, ignoranti, bulli.

“Se essere cattolici non è un segno di contraddizione per le ortodossie mondiali del nostro tempo, allora sicuramente stiamo sbagliando qualcosa”.

Certo, sono tanti. Certo, hanno dalla loro il potere; di far tacere, di azzittire con le urla e la violenza. Di spargere anche il sangue. Ma vuoi mettere lo spettacolo di uomini e donne liberi, finalmente, che non si piegano al male? Che possono cambiare il mondo, nel loro non inchinarsi ad esso? Si può vivere così.

Non ci dobbiamo vergognare di chi siamo, di cosa portiamo, di cosa pensiamo, perché quello che siamo, quello che portiamo, quello che pensiamo è il vero, la luce del mondo, un modo migliore di vivere la vita.