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Per strada – XII – Il momento dell'arrivo

All’InizioIl bruto, per cominciare – Naturalmente la divinità – All’anima – Lo spirito della cosa – Mangia questo totemMi divoro papà – Siamo fatti così – il genio e il desiderio – Non così in basso – E se fosse il giardino?

Abbiamo fatto un poco di strada insieme cercando di capire se veramente sia mai esistito quel bruto che innumerevoli libri, cartoni animati, film ci hanno raccontato. Abbiamo constatato come larga parte di quello che probabilmente consideravamo vero fosse in realtà solamente una congettura non sostenuta dai fatti. Ma questo dove ci porta? Se veramente un Dio ci ha creati, perchè ne abbiamo perso memoria? Perchè non ci ha detto subito tutto, perchè non ha camminato con noi?

Ma chi ci dice che non l’abbia fatto?

Quando andiamo a scuola, non ci insegnano subito le equazioni differenziali, non ci danno da leggere la Divina Commedia in prima elementare. Bisogna sapersi alzare in piedi prima di mettersi a correre. Forse era necessario che vedessimo l’errore prima di capire la correzione; che sapessimo il male che si può fare prima di comprendere cosa significa perdonare. Era necessario che dimenticassimo quanto sapevamo per poterlo reimparare.

Nella Genesi, mangiare del frutto della conoscenza del bene e del male non vuol dire che prima il male e il bene non ci fossero, che non fossimo liberi di fare uno o l’altro. Vuol dire che, come uomini, abbiamo scelto di conoscerli nella maniera più difficile, mischiandoci con essi.
Sia che sia stato creato, sia che si sia evoluto, l’uomo ha dovuto imparare dai suoi errori. Ha dovuto ammorbidire quel cuore duro di cui parla il Vangelo.
Perchè Dio camminasse sulle strade ha dovuto imparare a costruire le strade; per tramandarne gli insegnamenti ha dovuto imparare a scriverli.
Usando di quella libertà che gli è stata data, cadendo, deviando, sbagliando strada, ma continuamente cercando ciò che può colmare il suo cuore sempre sanguinante desiderio.
L’arrivo, quando si cammina, non arriva mai troppo presto o troppo tardi; arriva esattamente al suo momento.
E il momento è questo.

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Per strada – XI – E se fosse il giardino?

All’InizioIl bruto, per cominciare – Naturalmente la divinità – All’anima – Lo spirito della cosa – Mangia questo totemMi divoro papà – Siamo fatti così – il genio e il desiderio – Non così in basso – E se fosse il giardino?  – Il momento dell’arrivo

Non se avete mai giocato a "Civilization". E’ un gioco per computer molto famoso. Alla guida di una civiltà si ripercorre lo sviluppo dell’umanità dalla preistoria al prossimo futuro. I giocatori scelgono quale sviluppo culturale o scientifico perseguire: la scrittura porterà alle biblioteche, la scoperta dei metalli al rame, al bronzo, al ferro e così via. Ovviamente, dopo le sepolture rituali, occorre sviluppare il politeismo per poter ricercare alla fine il monoteismo…
Solo un gioco, certo: ma indice di una mentalità e di idee fossilizzate su errori antichi, quando non si pensava che la storia della religione potesse andare in senso opposto, passando da uno a molti dèi.

Errori che erano ben chiari a Wilhelm Schmidt (1868-1954), linguista e antropologo, referente di un gruppo di studiosi cattolici all’Università di Vienna. All’apparire del libro di Lang sulle antiche divinità supreme fu lui ad intuire per primo una possibile soluzione all’enigma della nascita della religione.

E se tutti i monoteismi, al di là delle differenze, non fossero che uno solo? E se tutti gli Esseri Supremi rintracciabili nelle diverse culture non fossero che la memoria offuscata dal tempo di un unico evento, databile all’inizio della storia della specie umana, in cui la divinità si è rivelata?
In altre parole: e se quanto raccontato nel libro della Genesi, un Dio che passaggia con l’uomo nel giardino dell’Eden, fosse realmente avvenuto?
Se non letteralmente, quantomeno come dinamica. Una realtà remotissima, offuscata da fraintendimenti, aggiunte, riscritture, rivelazioni ed interpretazioni successive; ma quantomeno una realtà.

Schmidt, con le sue brillanti argomentazioni e la sua mole di dati (4000 pagine, 12 volumi) difficilmente confutabile, ha ovviamente terrorizzato il mondo dell’antropologia, uno delle più secolarizzate branche della scienza esistenti. E quindi, al di là di alcuni aspetti problematici delle sue teorie, è stato rifiutato in blocco.
Non potendo negare i fatti – sì, anche quelli, ma esistono dei limiti – alla fine gli scienziati hanno dovuto alzare bandiera bianca. Finendo con l’affermare che non sapremo mai come è nata la religione; mai riusciremo a spiegare le tante similitudini nei culti di popoli così distanti tra loro, persi nelle nebbie del tempo. E quindi abbandonando a questo fine quello studio dei popoli primitivi intrapreso dai loro predecessori proprio per confutare quella tesi che, alla fine, dai fatti è nonostante tutto emersa.

Per strada – X – Non così in basso

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Durkheim affermava che gli aborigeni australiani hanno il livello culturale più basso possibile. Ma, al contrario di quello che il sociologo credeva, la loro religione non è limitata ad un totemismo senza dio: comprende solide nozioni di cosmologia ed un gruppo di Alti Dei che hanno creato il mondo.
Lo stesso tipo di convinzione che hanno altri gruppi estremamente primitivi in tutto il mondo. Pigmei, Figiani (sì, quelli simili "ai più bassi animali" secondo Darwin), gli abitanti delle Andamane…questo fatto, noto fin dalla fine del XIX secolo, all’epoca era stato aspramente contestato o ignorato.

Uno dei pochi a dargli il giusto rilievo fu Andrew Lang (1844-1912). Nel suo "The Making of Religion" (1898) attacca frontalmente il mito che il selvaggio non abbia l’idea di Dio. Dimostra, dati alla mano, che i gruppi più primitivi in tutto il mondo credono nell’esistenza degli Alti Dei (High Gods): eterni, onniveggenti e custodi della moralità. Insomma: lo stadio più antico della religione non sarebbe un indifferenziato animismo, ma il credere in un Essere Supremo eventualmente attorniato da dèi minori; e l’adorazione degli antenati e degli spiriti una degenerazione più tarda.
L’establishment antropologico, devoto all’idea di una evoluzione lineare della religione, non la piglia tanto bene. E ostracizza il suo lavoro. Ma man mano che le prove si accumulano – da citare Paul Radin, Mircea Eliade (1907-1986), Ninian Smart (1927-2001) – i fatti non possono più essere negati.

Naturalmente le immagini di questi "Alti Dei" tra le culture primitive variano molto. Possono essere molto attivi e interessati all’uomo; oppure simili a Demiurghi ritiratisi a vita privata dopo avere creato il mondo, lasciato in custodia a spiriti minori. Lang stesso pensava che gli alti Dei fossero troppo astratti ed esigenti per soddisfare il desiderio comune di un dio più permissivo e vicino agli esseri umani.

George Peter Murdock ha realizzato nel 1967 un’interessante analisi tabellare delle culture primitive. Ecco come le riporta nella parte dedicata alle religioni Rodney Stark nel suo "La scoperta di Dio":

Gruppi Nomadi

Dio Supremo attivo

42%

Dio Supremo inattivo

22%

Nessun Dio Supremo

36%

Numero di casi: 36  

Uso del Debbio (Agricoltura Taglia e Brucia)

Dio Supremo attivo

23%

Dio Supremo inattivo

44%

Nessun Dio Supremo

33%

Numero di casi: 144  

Gruppi Raccoglitori

Dio Supremo attivo

16%

Dio Supremo inattivo

27%

Nessun Dio Supremo

57%

Numero di casi: 120  

Tenete conto che "Nessun Dio Supremo" significa, in larga parte, il credere in un politeismo come quello delle culture classiche. Il punto di Lang è confermato in maniera evidente.

La questione ovvia è perchè le religioni primitive non siano un rozzo cumulo di superstizioni come Tylor, Spencer e gli altri credevano. Com’è possibile che popoli primitivi abbiano concetti più sofisticati di civiltà più tarde e sviluppate come i Greci e gli Egiziani? La sola risposta fornita ha causato così ampia costernazione tra gli antropologi che la domanda stessa è stata dichiarata irrilevante o irricevibile. Come vedremo.

Per strada – IX – Il genio e il desiderio

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Abbiamo visto come si sia cercato, e si cerchi, di dare base biologica al fatto religioso. Una visione alternativa può essere il considerarlo un qualcosa di culturale.

I nuovi elementi di una cultura non sorgono per iniziativa di intere tribù o società. Hanno la loro origine nel lavoro o nelle intuizioni di singoli, o tuttalpiù piccoli gruppi. Una volta sviluppata una nuova visione, un nuovo approccio – riguardi esso la divinità o la forma di un arco – questa idea si diffonde.
 
Vedere la religione come un fatto culturale che parte da un singolo e si diffonde è un approccio valido sia che la si consideri una rivelazione che una invenzione umana. Ma è stato ferocemente attaccato da coloro che consideravano ridicolo che l’uomo primitivo potesse essere un protofilosofo e non un bruto grugnente.
Tale disprezzo perde forza quando si risale alle radici delle innovazioni e si scoprono persone che, di fatto, erano teologi o veri e propri genii religiosi.
Il genio è colui che riesce a spiegare le cose meglio di quanto noi potremmo fare: il genere di persona che lascia una traccia nella storia, se chi sta attorno percepisce il suo valore.

Gli scettici attribuiscono la nascita delle religioni alla paura della natura, dei disastri, della morte. Paul Radin faceva notare che i popoli primitivi di tutto il mondo avevano in realtà paura di una sola cosa: delle incertezze della vita in tempi difficili. Non si rivolgevano alla divinità per le cose di tutti i giorni, ma per i desideri che solo il soprannaturale può concedere: un buon raccolto, un viaggio senza incidenti… come noi.

Questo non spiega l’origine della religione stessa, tuttalpiù la sua accettazione. Perchè, lo vediamo anche in noi, il momento in cui cominciamo a pensare che ci possa essere qualcosa oltre il quotidiano è nel momento di crisi, quando ci rendiamo conto di non avere il controllo del mondo, o nello stupore di scoprire che il mondo stesso è più grande, vasto e bello di quanto potremmo mai inventare. E cominciamo a domandarci: "Ma chi l’ha fatto?"
Tutti abbiamo la domanda. Di tanto in tanto qualcuno prova a dare una risposta.

La religione non risiede solo nella credenza nel soprannaturale, come Tyler e Spencer credevano, nè nei soli riti come afferma Durkheim. E’ nel desiderio, nella sete dell’uomo di dare un senso alla vita.

Per strada – VIII – Siamo fatti così

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Che la religione sia una caratteristica universale è ormai un fatto assodato. Ogni pretesa scoperta di popolazioni completamente atee è stato in seguito smentita.
Ma perchè tutti gli uomini la posseggono? L’imputato più ovvio è la stessa biologia umana.

Darwin aveva paragonato l’affezione di Dio all’uomo a quella di un cane per il suo padrone. C’è chi, come Alister Hardy, ha supposto che questo possa essere biologicamente vero, assimilando Dio ad un capobranco verso cui tutti gli esseri umani sono predisposti. Ma davvero l’uomo è gregario per natura?

Julian Jaines, invece, ha proposto che l’idea del divino sorga dal conflitto tra emisfero destro e sinistro del cervello. L’uomo primitivo "udiva" una metà del proprio cervello e ne attribuiva la voce agli dèi. Questa schizofrenia intrinseca di tutti gli uomini sarebbe terminata spontaneamente circa 3000 anni fa, quando l’evoluzione ha provveduto a riunificare le due "camere" cerebrali. La prova sarebbe nella diversa concezione divina riscontrabile tra l’Iliade e l’Odissea…

Pascal Boyer invece sostiene la teoria per cui l’uomo, abituato dall’evoluzione a vedere predatori dietro ogni cespuglio, sia in qualche modo portato da ciò a considerare l’immaginario come realmente esistente. Una preda portata a pensare che ci sia nascosto intorno qualcosa pronto ad attaccare ha più probabilità di rimanere viva di una che non si fa questi problemi. Da qui l’immaginarsi un Dio dietro ogni cosa di cui non si ha il controllo. La religione come illusione.
Peccato che la medesima considerazione si possa fare per la maggior parte della scienza, compreso la stessa teoria di Boyer. Chi ha mai visto la gravità, o questo supposto "circuito mentale"? Sicuro, se ne possono vedere gli effetti, come il cespuglio che si muove…

Anche Richard Dawkins, il nume tutelare dell’ateismo contemporaneo, ci ha provato con la sua invenzione dei "meme", la controparte culturale dei geni. Queste entità misteriose balzerebbero di cervello in cervello, come virus, in un processo di imitazione. Naturalmente per Dawkins il "meme" della religione sarebbe il più letale e maligno di tutti.
All’osservazione che allora anche le idee scientifiche sarebbero questa specie di oggetti virali il loro inventore ha risposto più o meno "sì, no, una specie, perchè la scienza non è arbitraria o capricciosa, mentre all’idea di Dio uno aderisce senza pensarci". Mandando così al macero millenni di pensiero teologico. E’ stato fatto notare come sia quantomeno bizzarro che Dawkins attacchi costantemente i credenti sul fatto che credano in quanto è inosservabile e poi basi il suo attacco su una entità inosservabile inventata a fini polemici.

In definitiva, tutti questi tentativi non sono altro che un modo di riproporre la teoria degli "istinti", in voga ad inizio secolo: tutto il comportamento umano sarebbe guidato da diciotto istinti fondamentali…idea che già negli anni ’30 era finita nel dimenticatoio. Non sono altro, in fondo, che un tentativo di sminuire la libertà e la ragione umana basandosi sulla genetica o sulla psicologia.
Che bisogno c’è di cercare una base biologica per la religione, quando quello che muove l’uomo è in realtà una mente intelligente e indagatrice ed un desiderio di felicità? 

Per strada – VII – Mi divoro papà

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L’approccio di Durkheim al fatto religioso – cioè considerarlo un grande trucco per unire la società e basta – può apparire assurdo a chi crede. Ma persino ad un esame superficiale presenta moltissimi problemi: non solo parecchi culti primitivi non hanno elementi totemici, ma il totemismo stesso è fonte di divisione interna, non di unione come si vorrebbe.

Eppure, specie nel secolo passato, ha avuto moltissimi seguaci. Quando vediamo la Chiesa ridotta ad agenzia umanitaria, o quando la si invita a seguire i suoi riti senza disturbare il manovratore, o considerarla solo come ciò che unisce l’Occidente, oppure quando si sottintende che neppure i preti credono a quello che fanno, bè, siamo proprio su questa linea. Una linea che evidentemente non può non piacere al "manovratore", a chi ha il potere, a chi vuole ridurre l’ineliminabile diversità del divino a instrumentum regni
Il fatto che la teoria non stia in piedi per chi ne è interessato ideologicamente diventa marginale.

Come è marginale il dato pratico per Sigmund Freud, che applica la sua teoria psicoanalitica al totemismo, rendendolo così veramente famoso.
Secondo Freud, i primi umani vivevano in un gruppo composto da un maschio dominante con femmine e figli. I figli, crescendo, erano allontanati dal padre. Ma, consumati dal desiderio per le donne, le loro madri, si alleavano e uccidevano (sacrificavano) il padre-totem. Di qui la nascita delle religioni, il "peccato originale" nascente dal complesso di Edipo, l’eucarestia cristiana…
Bel raccontino, senza uno straccio di prova o verosomiglianza. Ovviamente, un gran successo.

E queste sono state le teorie che hanno tenuto banco, specie nei testi scolastici, per così gran tempo. Evans-Pritchard, già nel 1965, faceva notare come pur essendo state tutte stroncate o messe in forte dubbio dai fatti, esse continuino ad essere insegnate senza che di questo allo studente sia dato conto. Se una tale osservazione valeva mezzo secolo fa…
Non è un caso che tutte, tutte quante siano in modo esplicito contrarie al cristianesimo. Ognuno dei suoi estensori era, in prima battuta, assai critico se non profondamente ostile all’idea cristiana. Si discute se fede e scienza siano incompatibili: qui potremmo dire che la scienza muove guerra alla fede. Ma attenzione: non la scienza di per sè, bensì le teorie spesso assai poco scientifiche di alcuni. Nello sforzo di demolire i fondamenti della religione, più che di comprenderli.

Nei prossimi giorni vedremo alcuni approcci più recenti al problema di dove nasca la religione.

Per strada – VI – Mangia questo totem

All’InizioIl bruto, per cominciare – Naturalmente la divinità – All’anima – Lo spirito della cosa – Mangia questo totemMi divoro papà – Siamo fatti così – il genio e il desiderio – Non così in basso – E se fosse il giardino?  – Il momento dell’arrivo

Che spesso nelle civiltà primitive accada ad una persona o un gruppo di identificarsi con un animale, definendosi imparentato con esso, è un fatto documentato da lungo tempo dall’etnografia.
Tylor dedicò a questo fenomeno un libro: Totemismo (1887). Ma fu W.Robertson Smith (1846-1894) che lo rese il centro di tutte le religioni primitive. L’ipotesi di Smith era che il totemismo fosse lo stadio iniziale di ogni religione: l’identificarsi dei "selvaggi" con un oggetto, più spesso un animale, definito totem, e quindi ritenuto sacro. Salvo in tempi difficili, quando il totem viene ritualmente sacrificato e divorato.

Questo approccio, formulato nel 1889, destò grande senzazione, anche se Tyler, Frazer e più tardi Kroeber, vale a dire i più famosi antropologi del tempo, lo definirono senza senso e frutto di fantasia, se non altro perchè in letteratura era conosciuto solo un esempio, e pure dubbio, di una simile pratica alimentare.
Quello che fece la fortuna della teoria fu che venne ripresa a loro modo da due personaggi di immenso successo: Emile Durkheim e Sigmund Freud.

L’approccio di Durkheim (1858-1917) ha dominato la sociologia per gran parte del XX secolo. Il suo concetto di religione era che essa non aveva nessuna relazione con Dio, o dèi, o alcunchè di religioso. Per lui, la religione era "quel sistema di credenza e pratiche relative a cose sacre che uniscono in una comunità sociale coloro che vi aderiscono". In altre parole, ogni pratica sacra o religiosa è solo una consapevole o inconsapevole maniera di sostenere la società e rafforzare il legame tra gli individui. E la più primitiva tra le forme di autoadorazione è il totemismo.

Sebbene ancora oggi tra i sociologi affermazioni del genere trovino poca opposizione, antropologi e studiosi di religioni comparate hanno da un pezzo evidenziato i buchi in questa concezione. Nessuno può essere credibile sostenendo l’esistenza di un gruppo primitivo che rigetta il soprannaturale. Neanche il buddismo che Durkheim usa come esempio, a parte forse per una ristrettissima elite. Veramente pensate plausibile che l’abbondanza di riti e rituali in tutte le culture umane sia una bufala? Neanche un’illusione, sostiene il famoso sociologo, ma una conscia mistificazione, l’adorare consapevolmente il nulla? Se voi no, molti "scienziati" sì: ad esempio, Rodney Needham nega che possa esistere uno stato mentale chiamato fede religiosa, e sostiene che ogni attività religiosa è solo espressione socio-emozionale.
Come nota Rodney Stark nel suo "Discovering God", "Occorre una grande quantità di sofisticato addestramento social-scientifico perchè una persona accetti una simile assurdità senza senso. La gente prega verso qualcosa!"
Eppure, se ci pensate, è esattamente questo ragionamento che tante volte ci viene rimproverato. A noi, che crediamo.

Per Strada – V – Lo spirito della cosa

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A portare un passo innanzi le idee di Tylor fu Herbert Spencer (1820-1903). Filosofo di grande successo, idolo dei salotti, positivista fino all’osso, cercò di imporre l’evoluzionismo in ogni campo.
Fu lui che si chiese: "ma perchè i primitivi credono che il mondo sia popolato di spiriti? Da dove gli arriva l’idea?" Dal fatto – spiegò – che i primitivi, non capendo come funziona la loro stessa mente, confondono veglia e sogno e morte e vita. 
Sognando le cose i selvaggi suppongono che queste debbano avere una doppia natura, che consenta loro di essere contemporaneamente nei sogni e nella realtà e che assume esistenza indipendente con la morte. Questa idea, nota come Ghost theory (Teoria dello Spirito), secondo Spencer spiegava il sorgere l’invenzione dei riti funebri, l’adorazione degli antenati, delle organizzazioni religiose e infine l’invenzione di Dio stesso. "Da ogni parte giunge prova che questa concezione ha veramente preso origine dai sogni dei selvaggi, e sopravvive dopo tutti i considerevoli avanzamenti della civiltà."

Ma Spencer queste prove non le fornisce. Come disse un suo critico, "ha in testa che il primitivo  non abbia l’idea di come funziona la natura, come se potesse condurre un esistenza pratica senza di essa". In definitiva, contrabbanda per certezza scientifica una mera speculazione a priori: Spencer riteneva che documentare le fonti fosse una perdita di energia e tempo. E.E.Evans Pritchard è sarcastico quando afferma "E’ un fatto degno di nota che tutti gli antropologi le cui teorie sulla religione primitiva sono state più influenti non siano mai stati neanche vicino ad un popolo primitivo. E’ come se un chimico non fosse mai entrato in un laboratorio".

Ironicamente per il suo autore, che coniò la frase "sopravvivenza del più adatto", anche questa teoria ha fatto il suo tempo. Soppiantata da quella è stata per lungo tempo l’ipotesi di maggior successo, non tanto nella sua formulazione originale quanto in quelle da essa derivate: il totemismo.

Sulla strada – IV – All'anima

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Uno dei più grandi critici del Naturismo fu l’antropologo inglese Edward Burnett Tylor (1832-1917). In effetti, la cattedra di antropologia ad Oxford fu creata apposta per lui. Fu proprio questo brillante accademico a coniare il termine Animismo per indicare le forme primitive di religione.

Tylor credeva che l’Animismo caratterizzasse "tribù molto basse sulla scala dell’umanità". Definiva il loro un mondo "bambinesco", sovraffollato di spiriti. Ogni cosa era abitata da spiriti: bastoni, pietre, capanne, fuochi, animali…molti spiriti ma nessun dio. Tylor era certissimo che le tribù primitive non fossero neanche in grado di immaginarselo, un Dio. E quando pure l’avevano, a suo parere era a causa del contatto con missionari, della contaminazione culturale…anche quando di fatto non c’era stata.
Nonostante ciò attribuiva alla religione un carattere universale: "dalla immensa massa di prove ottenute, dobbiamo ammettere che la credenza in esseri spirituali appare tra tutte le razze inferiori della quale ci è giunta approfondita conoscenza."

Tylor attribuiva l’Animismo – e quindi la religiosità stessa – a gravi limitazioni della infantile "mente primitiva". Non è che ci possiamo scandalizzare più di tanto, perchè questo era un punto di vista "scientifico", condiviso da praticamente tutti gli scienziati e gli studiosi più influenti dell’epoca. Charles Darwin paragonava gli indigeni della Terra del Fuoco ai "più bassi animali", Francis Galton dichiarava che il suo cane era più intelligente dei nativi del Sud Africa, ed Herbert Spencer sosteneva che la "mente primitiva" manca dell’idea di causa-effetto ed è "senza curiosità". Lucien Levy-Bruhl affermava che che i primitivi erano pre-logici e non sapevano neanche da dove arrivassero i figli, ed Emile Durkheim concordava.
Partendo da simili idee era impossibile che le religioni fossero altro che un cumulo di assurdità, e questi signori infatti le consideravano tali. "E’ meraviglioso come si possa tracciare l’animismo dalle razze inferiori fino alle convinzioni religiose delle superiori", scriveva Darwin a Tylor.

Come forse capirete, date le premesse, anche l’Animismo dovrebbe essere ormai solo un altro nome morto nella storia delle scienze. Ma è davvero così?

Per strada – III – Naturalmente la divinità

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Urghu, l’uomo primitivo siede nella sua caverna. La neve ne blocca l’ingresso, e lui giace tremando, sperando che il Cattivo Dio Gelo la smetta di usare il suo fiato bianco. Non sono bastati i sacrifici? Quand’ecco che l’ululare della voce del Cattivo Dio cessa. Prudentemente Urghu guarda fuori…ed ecco, quella luce bianca che non può essere che il dio delle storie, il dio Sole, che arriva a battagliare il suo maligno fratello!

Se avete gustato questa simpatica scenetta e siete convinti che in fondo deve essere andata più o meno così, allora siete seguaci del Naturismo. Che, almeno in questo contesto, non è prendere il sole con gli attributi di fuori ma una "scuola" di pensiero circa le origini della religione affermatasi a metà dell’800.
Il suo proponente fu Max Müller (1823-1900), tedesco trapiantato in Inghilterra, orientalista, grande teorico dello studio delle religioni. Quella che si dice una science-star: oggigiorno sarebbe ospite fisso dei talk-show.
Dallo studio dell’induismo Müller formulò la teoria secondo la quale le religioni hanno origine dalla personificazione delle forze della natura, e i miti non sono altro che la narrazione di fenomeni naturali. La mitologia era da lui considerata come ‘malattia del linguaggio’. Si comincia con idee astratte che, raccontate e riraccontate, si trasformano in personalità inventate.

Se la cosa può essere verosimile, fino ad un certo punto, con storie come quella di Apollo e Dafne, i Naturisti decostruendo e approfondendo arrivarono a considerare anche l’assedio di Troia come un mito solare. In effetti, quando cominciarono ad essere evidenti come alcuni dei supposti miti naturali avessero in realtà solide testimonianze storiche, il Naturismo era ormai irrimediabilmente compromesso come teoria, e in disgrazia ovunque tranne che nei circoli esoterici.
Più di tutto a demolirlo furono quelle testimonianze dai popoli primitivi che Müller si era sempre rifiutato di considerare. C’era, nei loro culti, molti di più di quanto fosse possibile estrapolare da fenomeni naturali; per non parlare del fatto che praticamente nessuno di quei "selvaggi" mostrava una particolare reverenza o interesse per sole, ghiaccio, vento o tempesta. I fenomeni naturali c’erano, e tanti saluti. Magari cercavano di controllarli tramite la religione; ma tra questo e adorarli c’è un discreto salto. Certo, paradossalmente nelle religioni delle culture più avanzate, dai Maya a Romani, troviamo qualcosa di simile; ma da questo estrapolare la loro origine era un’assunzione assolutamente gratuita.

Il Naturismo non sopravvisse neanche al suo fondatore. Peccato che, di tanto in tanto, si incontrino certuni che non lo sanno ancora.

Per strada – II – Il bruto, per cominciare

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Chi si avvicina allo studio delle civiltà, si accorge quasi da subito di una faccenda strana. Per quanto differenti e lontane tra loro possono essere le popolazioni, tutte, tutte quante hanno una certa forma di religione.

E’ ovvio che questo dovesse destare una certa forma di perplessità e disagio da parte di chi sosteneva come la religione non fosse altro che una sovrastruttura di comodo, un fardello ideato da pochi opportunisti, un incidente storico. E quindi verso la fine del XIX secolo si elaborarono un certo numero di teorie per giustificare questa assurdità. La convinzione comune era che i primitivi fossero in fondo poco distanti dalle scimmie, Darwin docet. E quindi che ti puoi aspettare da loro?

Eppure a chiunque abbia visto i dipinti delle grotte di Lascaux questa affermazione non può che sembrare indigesta. Per non parlare delle tribù che, nelle giungle sperdute di mezzo mondo, sono tecnicamente all’età della pietra ma sono composte di uomini non meno intelligenti di noi. Almeno, adesso ne siamo convinti; ma fino ad un secolo fa, anzi meno, l’articolo di fede degli scienziati era l’opposto, e chi osava dire che gli indigeni della Papuasia erano fratelli a noi e non biologiamente inferiori si beccava accuse di oscurantismo clericale, unite all’invito di mettersi al passo con i tempi. E già, perchè se no come si sarebbe potuto affermare che, al crescere dell’intelligenza umana, la religione doveva sparire?

Da dove era nata, però, questa spinta alla religiosità? Quale ne era l’origine? Forse poteva essere compreso studiando le civiltà antiche e, appunto, quelle contemporanee ma ferme ad uno sviluppo arcaico.
Sui dati raccolti da antropologi e studiosi in tutto il mondo, e spesso malgrado essi, furono avanzate quelle teorie sull’origine del fenomeno religioso a cui ho accennato. Le prenderemo brevemente in esame, e vedremo perchè non hanno retto alla prova dei fatti.

Per strada – I – All'inizio

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Noi tutti sappiamo che l’uomo primitivo, mosso dalla paura e non essendo così intelligente come noi, adorava la natura e gli spiriti; quindi, man mano che la civiltà avanzava e lui stesso si evolveva, divenne politeista ed infine monoteista, fino ad arrivare ai tempi moderni, al colmo del progresso, in cui l’uomo non crede più a niente salvo alla scienza.

Noi tutti lo sappiamo; l’abbiamo studiato, ce l’hanno detto, ci crediamo.

Che poi con ogni evidenza sia tutto falso, una serie di menzogne basate su colossali abbagli, ideologie defunte e cattive teorie, non ci passa neanche per l’anticamera del cervello.

Il fatto che le religioni primitive fossero crude e infantili come i loro fedeli era un’asserzione molto in voga nei circoli accademici un secolo e mezzo fa. Come spesso accade, le idee più in voga allora erano state elaborate da gente che non permetteva ai fatti di interferire con le loro teorie. Così Spiriti, Personificazioni della Natura, Totem e via andare sono entrati nel nostro immaginario, insieme ad attrici seminude legate ad un palo in attesa di essere sacrificate da bruti pelosi ad improbabili divinità.
Peccato che la ricerca sul campo abbia da un pezzo fatta piazza pulita di tutto ciò, e porti anzi a conclusioni che noi, cresciuti dal verbo positivista, troviamo quantomeno sconcertanti.
Nei prossimi giorni cercheremo di approfondire un poco questo tema. Sorprese. Non vi allontanate.