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Perfetti.11 Niente di nuovo

Ancora oggi ogni persona sensata giudicherebbe degna di riprovazione una dottrina, una morale che conducesse all’indifferenza dello spirito nei riguardi di qualunque verità, dell’emanicipazione totale della libertà da ogni impegno, al predominio della carne e dei suoi appetiti sulla ragione. Era a questo che finiva per giungere il Catarismo.

Vidal, “Dottrine degli ultimi ministri catari”, 1906

Leggendo queste righe non ho potuto fare a meno di avere un brivido. Sono vecchie di poco più di cento anni, ma sembra invece passato un millennio. Quello che allo scrittore pareva incredibile oggi è realizzato: la dottrina a cui conduceva in ultima analisi il catarismo è oggi non solo dichiarata sensata, ma addirittura l’unica sensata da parte di un certo potere.
Il catarismo è perseguitato dall’autorità civile medioevale innanzi tutto per le sue conseguenze nel tessuto sociale. Le famiglie sono distrutte, è raccomandato prendersi amanti piuttosto che contrarre matrimonio, i figli sono considerati l’evento più nefasto che possa capitare ad una donna. Il giuramento, il vincolo su cui tanta parte della società medioevale si fonda è rifiutato. E’ permessa ogni menzogna pur di raggiungere il proprio fine.  E’ incoraggiato il suicidio.
Le conseguenze, se portate alla loro naturale conclusione, sembrano dovere essere la dissoluzione della società. Qualcosa da evitare a tuti i costi.

Eppure, guardate oggi.

La nostra civiltà sembra essere in preda ad una passione di morte.
I figli sono considerati come l’evento più nefasto che possa accadere ad una donna, che con qualsiasi scusa può sopprimerli prima che giungano al mondo. Qualcuno teorizza anche dopo.

Il matrimonio è disprezzato, e si cerca in ogni maniera di favorire ed esaltare il legame senza legami. A parte il caso della coppia strutturalmente infeconda, incapace di dare vita, per cui il matrimonio è invece preteso. Morte e sterilità su vita e fecondità.

Il relativismo, l’egoismo onanistico elevato a sistema di pensiero è il pensiero unico delle elite che possono permettersi di ignorare la realtà.

Il suicida non è più ostacolato, non si cerca più di convincerlo a desistere. Lo si applaude, lo si porta in palmo di mano.

Se il malato non volesse suicidarsi c’è sempre qualcuno che può sostituirsi alla sua volontà. I casi di Terry Schiavo, di Eluana Englaro sono in tutto e per tutto macabre riproposizioni odierne del rito dell’endura, dove il simpatizzante cataro non troppo in salute veniva fatto letteralmente morire di fame e sete.

Sì, i catari sono tra noi. O meglio: gli adoratori della morte, che in altri secoli hanno assunto il nome di manichei, o catari, ed oggi si chiamano…lo sapete anche voi.

Da sempre i cristiani, che invece adorano la Vita e la Verità, si sono opposti a loro. Anche oggi, che il regno della tenebra sembra così singolarmente vincente. Che il Principe di questo mondo, il nemico dela vita e della verità,  appare su molti fronti vittorioso.

I cristiani sanno che è un’illusione. Sanno che adorare la morte porta la morte, anche tra i suoi stessi adoratori, specie tra di loro. Quello che si chiede, si ottiene.
I cristiani sanno che alla fine la verità prevale. Che dopo che la vita è stata uccisa, risorge.
E voi, lo sapete?

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Perfetti.10 La storia di un amore

Alla conclusione della nostra brevissima galoppata attraverso la storia dei catari rimangono le domande.
La Chiesa avrebbe potuto agire diversamente, date le circostanze storiche?
Cosa sarebbe successo in tal caso?
Quali sono state le conseguenze ultime delle scelte fatte?

Domande alle quali è difficile se non impossibile dare una risposta definitiva.
Abbiamo visto che per parecchio tempo la tolleranza è stata la norma. Anche nel periodo più aspro delle persecuzioni al di fuori di poche aree ristrette essa è continuata con poche eccezioni. Ma proprio quelle eccezioni, nella coscienza collettiva, hanno finito per segnare profondamente il modo stesso di vedere della Chiesa spesso al di là delle intenzioni originarie.
La Chiesa del XIII secolo entra da protagonista, e non più solo come terreno di conquista, nell’agone politico. Il papato che la governa per avere la sua libertà deve creare un equilibrio di forze, non può permettere che vi siano poteri decisa a impadronirsene. Deve imbrigliare sia la spinta sia ad usare ai propri fini la fede sia la tentazione di crearsi una propria Chiesa parallela. Episodi come l’assassinio di Thomas Beckett in Inghilterra, o quello dei legati papali che dà origine alla crociata albigese sono proprio sintomi di tale lotta, di cui la storica contrapposizione tra guelfi e ghibellini è un aspetto.

La crociata albigese è la reazione di una Chiesa che si sente – ed è – minacciata fisicamente. Se i cristiani sono ancora convinti che 

La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima. “Dio non si compiace del sangue – egli dice -, non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell’anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia… Per convincere un’anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte…”
(Benedetto XVI citando Manuele II Paleologo a Regensburg)

però sempre più vedono l’eresia come una irragionevole, diabolica minaccia. Che il “non imporre la fede” significhi anche essere disposti ad accettare una apostasia persino violenta, pena lo snaturamento stesso del messaggio, è una lezione che verrà appresa solo dopo parecchio tempo e molti dolori.
Dopo la fine del catarismo, la caduta della tensione, vi sarà la serie dei Papi “pessimi” che per la commistione con il potere abuseranno della loro posizione. Quelli che Dante inserisce nel suo Inferno. A seguire, l’esilio avignonese, causato dalla lotta per il potere tra le famiglie romane. Il trasferimento della corte papale in Francia è opera di quella stessa dinastia di monarchi che proprio le lotte in Linguadoca avevano contribuito a rendere potenti.
  
La lezione imparata nella crociata contro gli albigesi rende impossibile un’altra crociata contro cristiani; l’Inquisizione, pur tra alti e bassi, si dimostra uno strumento utile tanto che verrà ripreso due secoli dopo in altri contesti. Il nodo che lega ordine sociale e cristianesimo si è ormai stretto,  non verrrà sciolto che parecchi secoli dopo.

Forse se si vuole avere un’idea di cosa sarebbe accaduto si può pensare a cosa successe nella cosiddetta Riforma. Le opzioni eretiche, liberalmente espresse, trovarono ascoltatori attenti ed entusiasti soprattutto in una nobiltà che aveva forti vantaggi pratici nel distaccarsi politicamente ed economicamente dalla Chiesa cattolica. Le conseguenze furono ben più drammatiche e durature di quelle della crisi albigese.

E’ proprio dell’uomo esplorare strade, è proprio della ragione accorgersi dal’esperienza quando queste sono fallimentari, sbagliate. La storia del cristianesimo è la storia di un incontro, la storia di un amore. Ma anche nelle storie d’amore ci sono insincerità, gelosie, tradimenti. La tentazione di imporsi con la forza, di usare coloro ai quali vogliamo bene. Magari pensando di fare il loro bene, magari ricercando proprio quel bene. Non credo che nessuno di noi, nessuno di noi uomini che abbiamo amato e amiamo siamo stati immuni da ciò. In fondo sono ciò che ci permette, una volta riconosciuti quali errori, di andare avanti, di amare ancora più profondamente. 
 
Ma la Chiesa non cresce con la forza umana; poi, alcuni cristiani hanno sbagliato per ragioni storiche, hanno sbagliato la strada, hanno fatto eserciti, hanno fatto guerre di religione: quella è un’altra storia, che non è questa storia d’amore. Anche noi impariamo con i nostri sbagli come va la storia d’amore. Ma come cresce? Ma Gesù l’ha detto semplicemente: come il seme della senape, cresce come il lievito nella farina, senza rumore”. 
(Omelia di Papa Francesco a S.Marta, 24 aprile 2013)

Perfetti.9 Arrivano i rompiscatole

Abbiamo uno status quo, che funziona, soddisfacente. Può essere un marchio di fabbrica, un modello di distribuzione di file musicali, un movimento di opinione, un modello di civiltà.
Poi arrivano i rompiscatole. Quelli che pensano di avere capito tutto anche se non hanno capito niente. O, peggio ancora, che consapevolmente vogliono ritagliarsi la loro fetta, sostituirsi, impiegando qualsiasi metodo.

Magari all’inizio ci parli. Fai notare loro che stanno sbagliando. Cerchi di convincerli a rientrare nei ranghi. Ma è inutile. Non serve. Non ti stanno a sentire, anzi, gli attacchi peggiorano. Vedi il rischio concreto che questi impostori ti danneggino seriamente, danneggino seriamente tutto quello che andava così bene.
Cosa fai? Non è che agisci da te, se non sei proprio una testa calda. Li denunci.

E a quel punto la palla passa al potere giudiziario o politico. Che, se condivide con te una certa visione del mondo, non è che ci va giù leggero.
Il congolese che vende cinture taroccate finisce in una cella sovraffollata di altri come lui. La casalinga la cui figlia di sette anni ha scaricato venti canzoni si vede arrivare una richiesta di un milione di euro. I dissidenti vengono interdetti, imprigionati, espulsi,  esiliati.
Magari tu non volevi veramente questo. Però sei sollevato nel vedere che il tuo problema sembra risolversi. Forsi godi anche del fatto che il rompiscatole che ti ha causato tanti problemi soffra un pochetto. Adesso tocca a lui.

Ma quando il potere arriva, non è che si muove secondo la tua visione. Va con la sua. Il suo criterio è ciò che gli conviene. Non quello che conviene a te.
E il congolese viene giustiziato con un colpo in testa, la casalinga con annessa figlia viene gettata sulla strada. Si dichiara guerra allo stato canaglia, che non si adegua, e i bombardieri ne spianano esercito e città.
Una legittimissima operazione di polizia. In fin dei conti stavano facendo consciamente il male. Tu non ne hai colpa, ti sei limitato a invocare la giustizia contro coloro che l’infrangevano. Per il bene comune.

Hai chiesto che si intervenisse contro i rompiscatole, contro gli eretici, e sei stato accontentato con massacri e roghi. E il dubbio ritorna.
Non si sono confuse le cause e le conseguenze? Il chiedere l’intervento della forza è forse una scusa per coprire le proprie mancanze? Di fronte allo sbaglio e al male devo essere tollerante? Quanto?
E’ nella mia inazione o nel mio agire il pericolo?
Che conseguenza avrà la mia mancanza di fede nella bontà di ciò che cerco di proteggere?

Perfetti.8 Le ultime fortezze

La persecuzione violenta degli eretici in Linguadoca terminò in pratica con la fine della predicazione della crociata, nel 1213. Il resto dei massacri che continuarono fino a metà secolo può essere inquadrato nel purtroppo usuale contesto di guerra civile e usurpazioni reciproche.
Simone di Montfort, che poteva contare solo su un pugno di avventurieri per mantenere il potere, vide erodere dalle rivolte le sue acquisizioni e alla fine lasciò la pelle sotto le mura di Carcassonne. Il figlio non aveva la stoffa del padre e fallì nella riconquista. La lotta tra i vari potentati contrapposti – Francia, Aragona, Impero -e i signori locali attraversò diverse fasi, nelle quali i catari poterono ricostruire le strutture perse nella guerra. Non riacquistarono però più la sicurezza e tranquillità del secolo precedente.

Nel 1215 si tenne il concilio Lateranense IV, che precisò alcuni dogmi in funzione anticatara e stabilì norme e limiti della lotta all’eresia.  All’opera dei vescovi e dei sacerdoti troppo spesso insufficiente si andarono affiancando i nuovi ordini predicatori, nati apposta per questo scopo e composti di persone molto più motivate.
Si stava per aprire una nuova fase nella lotta contro l’eresia, cioè la creazione dell’Inquisizione.

Fu una nascita quasi casuale. Per ovviare alle mancanze e agli eccessi dei giudici secolari, fin troppo veloci nell’accusare di eresia per infangare avversari o mettere le mani sul loro patrimonio, furono incaricati alcuni religiosi, quasi sempre frati e in particolare domenicani, di verificare, investigare (inquirere) se le accuse rispondessero al vero.
Presto si capì che occorreva regolamentare il metodo, per evitare eccessi e personalismi. A ciò contribuirono non poco le vicende di alcuni personaggi, come Corrado di Marburgo o Giovanni da Vicenza, che abusarono delle loro prerogative.

A parte alcune eccezioni però bisogna rimarcare che l’inquisitore rappresentava una garanzia per gli innocenti. Chi ammetteva il proprio errore se la cavava con pene assolutamente lievi. Ben diverso era ovviamente il caso di eretici autentici. In tal caso la scomunica e il sequestro dei beni rendeva la presenza dei frati quantomeno sgradita. Gli inquisitori – come tutti i chierici – non potevano comminare sentenze di morte. Queste erano semmai a discrezione del braccio secolare, ovvero del signore sul cui territorio gli inquisitori agivano.

Nel caso i signori fossero ostili, l’inquisizione non poteva operare. Nel sud della Francia i signori locali certamente lo erano. Quando Raimondo di Trencavel cercò di riprendere il controllo delle terre avite, nel 1240, fu accolto entusiasticamente da parte della nobiltà locale e dai catari. Ma dopo qualche massacro di preti i rivoltosi subirono il contrattacco delle truppe reali, che colsero il pretesto per poter strappare all’influenza dell’Aragona quelle regioni. La rivolta fallì, anche perché Raimondo VII di Tolosa scelse di schierarsi con il Papa.
Quando Papa Gregorio morì Raimondo VII però pensò bene di tentare a sua volta il colpo contro il monarca francese, appoggiato dai signori filocatari. Se aveva cercato comunque di non irritare la Chiesa, un episodio sanguinoso compromise i rapporti diplomatici. Due inquisitori domenicani nel maggio 1242 erano in transito ad Avignonet, ospiti nel castello del balivo di Raimondo VII. Sfortunatamente per loro questi era cataro: una pattuglia di eretici da lui chiamati fece irruzione nella camera dei religiosi e li uccise tutti, trafugandone anche i registri. L’accaduto destò grave commozione e, nonostante fosse stato appreso con gioia dai catari, di fatto segnò la fine della loro immunità. Raimondo VII fu scomunicato, sconfitto e alla fine si arrese.

Mentre prima Raimondo per convenienza aveva ostacolato l’inquisizione, ora, per segnare la sua distanza dagli eretici, partecipò attivamente alla loro persecuzione. Il nucleo del catarismo della regione era la fortezza di Montsegur, considerata imprendibile, dove alloggiavano diverse centinaia di catari. Era ben noto che i mandanti del massacro di Avignonet risiedevano lì. La rocca fu assediata e dopo parecchi mesi alla fine cadde. Se il signore del castello mercanteggiò la sua resa, duecento persone, l’elite catara, si rifiutarono di rinnegare e si fecero bruciare.
Da questo colpo la setta eretica non si riprese mai più. Privata delle sue protezioni e dei suoi perfetti migliori, senza la possibilità di predicazione aperta, e nello stesso tempo non in grado di rispondere efficacemente a una nuova generazione di sacerdoti e frati molto più motivati ed istruiti dei loro predecessori, l’eresia si spense del tutto nei primi decenni del 1300.

In Italia, analogamente, le sconfitta o la morte dei potenti protettori degli eretici unita alla predicazione cattolica e fatti eclatanti come l’assassinio da parte catara di Pietro da Verona arrestò la diffusione delle dottrine ereticali senza bisogno nè di crociate nè di roghi di massa. Unica notevole eccezione, la presa della città di Sirmione nel 1278, un po’ la Montsegur d’Italia, con la seguente cattura e rogo da parte degli scaligeri di circa duecento perfetti nell’arena di Verona.

Se le attività inquisitoriali continuarono fino ai primi anni del 1300 il basso livello degli accusati e delle pene conseguenti testimoniano che il catarismo si poteva considerare ormai defunto.
La sua parabola aveva però causato l’affermarsi di una concezione di Chiesa che avrebbe causato gravi conseguenze nei secoli seguenti.

Perfetti.7 Il prezzo delle armi

Raimondo di Tolosa era ondivago e simpatizzava con gli eretici, ma era cattolico e non stupido. Si presentò nudo davanti alla cattedrale di Tolosa chiedendo l’assoluzione, la scomunica fu revocata e si unì alla crociata. Non così il giovane Raimondo Ruggiero, visconte di Beziers, legato ben più profondamente con l’eresia, che rifiutò di sottomettersi.
Nel luglio del 1209 le armate crociate si mossero contro Beziers. Anche Filippo Augusto, re di Francia, dopo parecchi rifiuti aveva dato il suo sostegno…indiretto. Innocenzo sperava in un potente signore che ristabilisse l’ordine, quello che si muoveva era invece un esercito numeroso sì ma raccogliticcio.

Il visconte, rendendosi conto di non potere fare fronte da solo a un esercito così imponente, chiese ai suoi sudditi di resistere e si recò a Carcassonne. I cittadini di Beziers, da parte loro, “non credevano in nessun modo che l’esercito potesse mantenersi e che entro 15 giorni si sarebbe disperso dato che occupava lo spazio di una lega e le strade bastavano appena a contenerlo“. Eccesso di confidenza, grosso sbaglio di valutazione.
A Beziers i catari erano forse appena il 10%, ma la città era dotata di forte spirito di indipendenza. I cittadini scelsero non solo di resistere, ma contrattaccare.
L’incursione ebbe come bersaglio il campo dei ribaldi. Cattiva scelta. Questi non erano veri crociati ma vagabondi in cerca di preda al seguito dell’esercito, gente dura e di pochi scrupoli. La sortita fu respinta, e i ribaldi a piedi nudi inseguirono i malcapitati in ritirata: con le mazze e i picconi scalzarono le pietre delle mura e abbattono le porte. I difensori furono presi dal panico e abbandonano gli spalti.
Gli stessi crociati furono presi di sorpresa dal corso degli eventi. Mentre questi si armavano e correvano alla città, all’interno era già saccheggio e massacro.
Se la cifra di ventimila morti che Amaury, delegato papale, millanta nella sua relazione è certamente di molto esagerata e Beziers stessa pochi anni dopo appare tutt’altro che spopolata, è indubbio tuttavia che strage ci sia stata. Se la frase “Uccidete tutti: Dio riconoscerà i suoi” che è attribuita al legato papale è quasi certamente apocrifa, tuttavia è indicativa del fatto che la tolleranza nei confronti dell’eresia stava cominciando a diventare un grave fattore di colpa.

Non è inutile far notare ancora una volta che le leggi di guerra del tempo, se proteggevano la città che si arrendeva prima del primo assalto, davano questa completamente in mano – vite degli abitanti comprese – all’assalitore che la conquistasse con la forza.
Gli eventi di Beziers impressionarono profondamente: Narbona e parecchie piazzaforti minori si arresero infatti senza combattere. Carcassonne, assediata e a corto d’acqua, capitolò dopo poco. Il visconte Raimondo Ruggiero, nonostante avesse un salvacondotto, fu imprigionato e morì poco dopo di dissenteria. Simone di Montfort, condottiero abile e incline ad usare la spada e il terrore, fu scelto a succedergli.
Seguirono campagne contro i Trencavel, l’altra grande famiglia nobile catara, e contro Raimondo di Tolosa a cui fu rinnovata la scomunica. Nel 1211 i principali centri catari erano stati conquistati. I perfetti che non avevano abiurato l’eresia, alcune centinaia, erano stati messi al rogo da Simone. Innocenzo dichiarò conclusa la crociata, ma la guerra continuò. Divenne un conflitto sempre più aspro e crudele per il potere locale. Pietro di Aragona, di provata fede cattolica, scese in campo con Raimondo di Tolosa contro Simone di Montfort, e ci lasciò la pelle.
La parte di Chiesa che continuava ad insistere sulla predicazione era ostacolata dal risentimento per la violenza e le sofferenze della guerra civile. I catari, se avevano ricevuto un colpo durissimo e perso gran parte dei loro protettori politici, non erano però sconfitti. Fuggiti in rifugi sicuri o in Italia cominciarono a riorganizzarsi.
Era finita la stagione della tolleranza, e la guerra aveva dimostrato di essere inefficace e controproducente. Si apriva una nuova fase.

Perfetti.6 Guerra

Cominciando a parlare della crociata contro gli albigesi può essere utile rammentare che sbaglieremmo ad inquadrare gli avvenimenti con le nostre categorie contemporanee e con le innumerevoli leggende nere, spesso prive di fondamento, costruite nei secoli.

Come ho già ricordato all’inizio, gli assedi delle città, le razzie e gli incendi delle stesse sono eventi tutt’altro che rari nell’epoca in cui stiamo parlando, anzi, sono quasi la dolorosa normalità. Non c’è cittadina per quanto piccola che non sia fortificata e che non abbia una guarnigione.
Federico I, quando qualche anno prima di questi fatti scende in Italia, attacca e distrugge una dopo l’altra parecchie città, tra cui Milano. La stessa Francia del sud è teatro di piccole guerre feroci e continue. Una delle accuse a carico dei capi della Linguadoca è appunto quella di uso smodato di mercenari che devastano i territori.
La società dell’epoca è guerresca dalla testa. I nobili sono allevati come guerrieri e addestrati al combattimento fin dall’infanzia; in mancanza di bersagli esterni, come ad esempio le crociate verso Gerusalemme, non lasciano passare molto tempo senza attaccare briga gli uni verso gli altri.

Già, le crociate. Uno dei motivi per cui sono state indette, certamente secondario ma non meno importante, è appunto fare in maniera che le energie esuberanti dei soldati cristiani non si rivolgano verso i loro fratelli nella fede. La pressione musulmana sul sud del continente, fatta di saccheggi e razzie ma anche di vere e proprie spedizioni di conquista, è stata senza dubbio alleggerita dal contrattacco che da qualche decennio la cristianità sta portando verso le terre sotto il dominio dell’Islam. Ma checché qualcuno dica, il motivo principale per cui i crociati si muovono non è né l’avidità né la sete di conquista: è il desiderio autentico di difendere la Chiesa, e di trovare in questa maniera una espiazione per i propri numerosi peccati.

Nel tentativo di limitare lo spirito guerresco e arginare le devastazioni la Chiesa ha provato di tutto. Ha cercato di renderla affare di poche elite, i cavalieri; ha imposto loro un preciso codice di comportamento; ha limitato le armi (ad esempio l’uso della balestra e mercenari) e i giorni in cui è possibile guerreggiare; ha ideato la tregua di Dio e la pace di Dio; ha posto sotto la sua protezione le popolazioni civili sotto pene severe per chi infrange le regole.

Apparentemente questi provvedimenti non sono serviti a molto. I cavalieri raramente sono esempio di virtù e fanno piuttosto a gara per perseguire i vizi, dal desiderare la donna d’altri – magari violentandola – all’uccidere. Le balestre e le truppe mercenarie sono diffusissime; le tregue costantemente infrante; le chiese sono saccheggiate al pari degli altri edifici. Se nel corso dei secoli un certo miglioramento si nota, è tuttavia un cambiamento fragile, in balia delle strategie del prossimo condottiero.

E’ anche per questo che l’approvazione della violenza sia pure contro i nemici giurati della Chiesa è molto discussa tra i cristiani, con voci anche fortemente contrarie.  Notate bene, però: il pacifismo per la mentalità dell’epoca è comunque incomprensibile. Se alle offese personali si dovrebbe porgere l’altra guancia, il prendere le armi contro l’ingiustizia non è assolutamente messo in discussione.
Abbiamo visto come nei decenni precedenti contro gli eretici si sia ricorsi perlopiù a mezzi di persuasione pacifici, alla predicazione. Nel resto d’Europa idee non proprio ortodosse sono discusse abbastanza liberamente, con ampia tolleranza. Ciò che in Francia fa precipitare la situazione è la possibilità evidente che si formi uno stato esplicitamente anticristiano, che non si riconosce nel cristianesimo ma nei suoi nemici, e disposto ad usare la violenza per affermare se stesso. Questo spinge ad attraversare il confine; la crociata è sentita come una mossa difensiva non più evitabile.

La crociata agisce su due piani: da un lato, con la promessa di remissione dei peccati dei combattenti, spinge a prendere le armi anche coloro che esiterebbero; dall’altra toglie la protezione della Chiesa a chi si oppone ad essa, esponendo chi non si dissocia a quello che, almeno in teoria, dovrebbe essere risparmiato a fratelli nella fede.
Probabilmente nelle intenzioni di Innocenzo III c’era un’operazione di polizia internazionale rapida e decisa, che avrebbe demolito le roccheforti dell’eresia e ripristinato in poco tempo quello stato di diritto che vedeva minacciato. Non andò così.

Perfetti.5 Verso lo scontro

La bolla ad abolendam, che segue le dichiarazioni del concilio Lateranense III del 1179, è il primo vero passo di reazione della Chiesa nei confronti dell’eresia.
In precedenza l’azione contro gli eretici era lasciata all’iniziativa dei singoli vescovi. Per paura, pigrizia, convenienza, inadeguatezza questa azione è spesso venuta a mancare. Così è successo nel sud della Francia, dove i vescovi, spesso scarsi o peggio, sono coinvolti nelle lotte di potere nobiliari e assolutamente inefficaci nel loro lavoro. Saranno quasi tutti sostituti da Innocenzo III.

La bolla afferma che l’azione contro l’eresia è obbligatoria. Chi non si muove è scomunicato. Chi, con piena consapevolezza, e nonostante tutte le occasioni di pentirsi persevera nell’eresia può essere consegnato all’autorità secolare. Cosa significa questo? Che la Chiesa ritira la protezione, lo scudo che sempre esercita tra il potere e il popolo. La scomunica, poi, implica che la persona o la città colpita non può ricevere sacramenti. In un’epoca come quella medioevale, dove il senso della comunità è fortissimo, rappresenta un enorme peso e umiliazione, ben più che l’embargo moderno.

Non sono previste, dalla bolla, altre pene esplicite. Che l’interdetto però non basti è manifestato dalla bolla successiva sull’argomento, del 25 marzo 1199: la Vergentis in senium. Innocenzo III, Papa giovane e combattivo, vuole rimettere a posto le cose soprattutto in Italia, dove in città pure teoricamente appartenenti al Papa come Viterbo e Orvieto la presenza catara era fortissima. Tramite questo decreto chi aiuta, ospita e segue gli eretici è colpito dal marchio dell’infamia, che significa perdita dei diritti politici e l’immpossibilità ad esercitare la professione e trasmettere in eredità. Quest’ultima condizione è particolarmente gravosa, ed è giustificata dalla “lesa maestà” nei confronti del Cristo.

Naturalmente tra il dire e il fare…se la città è recalcitrante, gli editti papali rimangono inosservati. Pietro Parenzo, potestà di Orvieto, cerca di imporli ma viene assassinato. La reazione popolare porta alla sconfitta degli eretici. In seguito l’impopolare provvedimento sulle eredità viene rivisto.
Ma se la bolla è mirata soprattutto verso le terre papali, la sua efficacia è intesa per tutta la cristianità.
Innocenzo si dà un gran da fare per rimuovere il clero corrotto, promuovere missioni di predicazione. L’interdetto e il togliere la sede vescovile con inerente perdita di prestigio dalle città renitenti è un mezzo potente di convinzione. Cerca di fare in modo che i vari movimenti di riforma che viaggiano ai margini dell’eresia come umiliati e valdesi possano riconfluire nella Chiesa. E’ disposto a permettere anche la traduzione in volgare delle scritture, purché approvata.
Per la Linguadoca, incarica i cistercensi – allora l’elite della cultura cattolica – di predicare contro gli eretici: “negotium pacis et fidei“, l’impresa della pace e della fede.

Nonostante qualche risultato positivo, però, nel complesso per i cistercensi si trattò di un fallimento. L’intreccio politico dei poteri regionali in guerra perenne tra loro era troppo difficile da sciogliere.

Dal 1206 aveva cominciato ad operare sul territorio Domenico di Guzman, il futuro fondatore dei domenicani, che con la sua vita ascetica, la sua cultura e argomentazioni razionali aveva colto grandi successi. Per un attimo sembrò che fosse possibile ottenere la vittoria grazie alla perseveranza; ma la situazione improvvisamente precipitò.

L’uomo più potente della regione, Raimondo VI, conte di Tolosa e marchese di Provenza, benché personalmente non cataro mal sopportava le interferenze papali che gli impedivano ad esempio di usare mercenari contro i suoi avversari. Aveva confiscato il patrimonio del vescovo di Carpentras e difendeva apertamente gli eretici. Così fu scomunicato nel 1207.
Papa Innocenzo aveva cercato di fare intervenire contro Raimondo Filippo, re di Francia e suo superiore feudale, ma questi si era rifiutato. La possibilità di una spedizione punitiva aveva però spinto Raimondo a cercare un’intesa con i legati papali. Quando questi furono assassinati da un suo ufficiale, Raimondo non ebbe la prontezza di rammaricarsene.

Era un attacco diretto, una sfida, un oltraggio al papato che non poteva essere ignorato. Innocenzo rinnovò la scomunica e diede ordine ai legati di concedere a chi avesse preso le armi contro Raimondo le stesse indulgenze date a chi combatteva in Terrasanta. Era cominciata la cosiddetta crociata contro gli Albigesi.

 

Perfetti.4 Qualcosa sta crescendo

Le prime notizie riguardo a catari in occidente ci arrivano dalla Germania, da Colonia, dove nel 1143 fu processato un gruppetto di eretici. La maggior parte si pentirono, ma durante l’interrogatorio pubblico due vennero catturati dalla folla e bruciati vivi. Evervino, che presenziava al processo insieme all’arcivescovo locale al momento del linciaggio, racconta che affrontarono l’agonia del fuoco non solo con sopportazione ma addirittura con gioia.
Ecberto, monaco fratello di Santa Elisabetta di Schönau, ebbe contatti approfonditi con i catari nel decennio successivo, e potè valutarne la forza missionaria. Nel 1163 predicò contro un gruppo presente a Magonza, e diversi dei suoi sermoni sono giunti fino a noi. E’ la prima descrizione approfondita della dottrina catara che possediamo. La comunità, già attiva da tempo tanto che possedeva un cimitero privato, si disperse dopo che il loro capo tornò all’ortodossia e i recalcitranti vennero espulsi.
Sia Ecberto che Evervino notano un fatto mai riscontrato prima: quello cioè di trovarsi davanti una Chiesa perfettamente organizzata, gerarchicamente complessa e con ruoli precisi. La forza del movimento era appunto nella ristretta elite di perfetti, disposti a qualunque rinuncia e anche al martirio. Il resto dei simpatizzanti, che si sposavano e mangiavano carne, non avevano neanche il diritto di pregare ma erano comunque affascinati da queste figure austere e rigorose.

Evervino dopo i fatti di Colonia si rivolge a Bernardo di Chiaravalle, il migliore predicatore della Chiesa in quel momento, per capire come comportarsi con questi nuovi eretici.
Riguardo ai giustizieri improvvisati, Bernando dice “Approviamo il loro zelo, ma non esortiamo ad imitarli, perché la fede deve essere indotta con la persuasione, non imposta con la forza.” La preoccupazione verso gli eretici è che non “venisse permesso loro di sospingere tante persone all’errore“. Auspica che agli uomini e alle donne che vivevano in comune fosse concessa l’opportunità di prendere i voti monastici, altrimenti suggerisce di “espellerli a buon diritto dalla Chiesa“.
Bernardo interviene poi personalmente, recandosi a predicare nel cuore di quello che si è già affermato come l’epicentro della diffusione del catarismo: Francia meridionale. Nella città di Albi nel 1145 ottiene un successo spettacolare contro quell’Enrico di cui abbiamo già detto – in precedenza un legato papale vi era stato sbeffeggiato. Ma nel villaggio di Verfeil presso Tolosa incontra inaspettata resistenza: gli viene impedito di predicare dal clangore delle armi sbattute dai cavalieri attorno alla Chiesa. L’eresia ha ormai messo radici profonde, e gode della protezione del potere. “C’è bisogno di molta predicazione” conclude il santo.

Quasi nello stesso istante il movimento cataro comincia a diffondersi anche in Italia. Questa terra è presa nella feroce lotta tra Federico Barbarossa, i comuni e il Papa. L’imperatore brucia una città dopo l’altra ed alimenta la serie degli antipapi. In questa situazione la propaganda anticattolica fa presa e l’eresia si espande sostanzialmente indisturbata, con epicentri Concorezzo e Desenzano.

Ma è nella Linguadoca, dove c’è un vuoto di potere centrale e una miriade di piccole famiglie nobili in fortezze inaccessibili, che una religione che rigetta ogni influenza esterna – compreso il pagamento delle decime alla Chiesa – fa veramente presa. La nobiltà del luogo simpatizza per loro: e questo sarà insieme il motivo del loro sviluppo e la loro rovina.
Nel 1165 uno specie di concilio, con presenti diversi vescovi cattolici e nobili, fu convocato a Lombers vicino ad Albi per ascoltare la petizione di alcuni capi catari. I “buoni uomini” (come erano chiamati) si rifiutarono di riconoscere l’Antico Testamento. Quando furono messi alle strette sul contenuto del loro credo fecero una dichiarazione di apparente ortodossia. Richiesti però di giurare quanto affermato si rifiutarono. Nonostante tutto furono lasciati liberi di andare.
La scena si ripetè nel 1177 a Tolosa con il locale vescovo cataro e il suo vice, e anche qui il salvacondotto fu rispettato, ma una spedizione li catturò tre anni dopo nel poco distante borgo fortificato di Lavaur. Abiurarono, e furono ripagati con dei canonicati a Tolosa.

L’eresia era sempre più aperta e alla luce del sole. Le potenti dinastie dei Trencavel di Albi e dei Foix erano favorevoli all’eresia. Spesso le vedove dei signori feudali diventavano perfette; i loro mariti, quando non esplicitamente passati all’eresia, erano marcatamente anticlericali, saccheggiando chiese ed imprigionando o espellendo vescovi. Se Raimondo V conte di Tolosa nel 1177 aveva usato la chiesa cattolica contro i suoi avversari Trencavel, il figlio Raimondo VI pendeva molto di più dalla parte catara.

Nel frattempo però il conflitto tra Federico e il papato era giunto al termine, e la Chiesa aveva ora la tranquillità sufficiente per riorganizzarsi. Papa Lucio III aveva idee molto chiare sull’eresia. E lo dimostrò con la bolla del 1184 “Ad abolendam“.

4.continua

Perfetti.3 Gli eresiarchi dell’anno Mille

Con la scomparsa dell’arianesimo, la grande eresia che aveva diviso la chiesa fino al sesto secolo, la Chiesa era stata pressoché unita nella dottrina. Quando le eresie si ripresentarono, all’inizio del nuovo millennio, la cattolicità fu quindi in una certa maniera colta di sorpresa.
Due fatti ostacolavano il diffondersi delle eresie. S.Paolo indicava che, all’avvicinarsi degli ultimi tempi, esse sarebbero rispuntate. Quindi gli eretici dovevano in primo luogo superare l’avversione popolare che vedeva in loro segnali di sventura e catastrofi imminenti. Come abbiamo poi visto la Chiesa era l’ordinatrice della società. Le autorità civili perciò non potevano tollerare idee che erano in tutto e per tutto sovversive dell’ordine costituito.

Mentre il clero poteva avere remore ad usare la forza, il potere laico queste remore non le possedeva. Così i primi roghi in occidente furono accesi ad Orleans dal re Roberto il Pio, desideroso di far vedere che manteneva l’ortodossia. A Bucy-le-Long fu la folla a penetrare nel palazzo vescovile e a linciare due eretici che il vescovo tratteneva, incerto sul da farsi.

I movimenti ereticali in questo periodo sono di due tipi. Singoli studiosi o gruppetti di chierici che fanno particolari interpretazioni delle scritture; e poi autonominati riformatori della Chiesa che si spingono un po’ più in là e finiscono talvolta per diventare anche capi politici.
In un certo senso è la Chiesa stessa ad avere dato la stura al secondo tipo di eresiarchi: nel XI e nel XII secolo la spinta interna di riforma è fortissima, tra la popolazione ma anche nel papato stesso. La repressione del malcostume clericale troverà poi ufficializzazione con la serie dei Concili Lateranensi del XII secolo che lo puniranno severamente.
La severa condanna della simonia e del nicolaismo (uso e abuso di denaro e sesso da parte degli ecclesistici) era condivisa da santi ed eresiarchi, ma questi ultimi cercarono di passare dalla riforma alla rivoluzione. Esemplare la storia di Arnaldo da Brescia, il più famoso degli agitatori eretici, che sfidò il Papa contando su popolo e Imperatore; abbandonato da questi, venne impiccato. Gli altri – Enrico di Losanna, Pietro di Bruys, Tanchelmo per citare i più famosi – finirono ben presto anche essi la loro parabola.

C’è da notare che questi erano solo la punta dell’iceberg, coloro che si ponevano anche con la violenza in contrapposizione. Le piccole eresie, le posizioni non proprio limpide erano comunemente tollerate, e la Chiesa preferiva tentare di rimettere le cose a posto tramite predicazione e, al limite, confronti pubblici.
Paradossalmente era spesso la Chiesa che proteggeva l’eretico dalla popolazione o dall’autorità civile che avrebbe voluto andare per le spicce. Pietro di Bruys, che faceva roghi di crocefissi, venne linciato dalla folla e tuffato dentro uno di essi. Enrico, catturato rinnega; lasciato andare, riprende la predicazione, e imprigionato una seconda volta muore poco dopo. Tanchelmo muore assassinato e i seguaci si disperdono.

In questa confidenza che sarebbe bastata la forza del Vangelo per ottenere il pentimento da parte degli eretici si deve il ritardo con cui il cattolicesimo si mosse contro il catarismo. Non aveva forse davvero compreso di trovarsi davanti a qualcosa di completamente diverso da un singolo capo carismatico o errori da ignoranza: una struttura organizzata, con vescovi e concili, infiltrata ai livelli più alti del potere e con capacità di sviluppare una efficace contropredicazione. Quando se ne renderà conto lo scontro diverrà quasi inevitabile.

Perfetti.2 Il latte è opera di Satana

Chissà quanti dei turisti – o dei negozianti – che vendono souvenir catari in quel di Carcassonne sa veramente chi erano questi eretici.
In effetti non lo sanno con certezza neanche gli studiosi: si pensa, con ragionevole fondamento, che derivino dai Bogomili, una setta eretica attiva a Costantinopoli dopo l’anno mille con ramificazioni in Bulgaria e Bosnia.
Il termine stesso cataro è di discussa interpretazione: se arrivi dal termine greco per indicare la purezza o, più prosaicamente, da “gattari” per il supposto uso felino in alcune cerimonie.
In occidente furono chiamati anche albigesi, dalla città di Albi dove erano particolarmente diffusi; fiorirono principalmente nel sud della Francia e nel centro-nord italiano.
Questi furono infatti i territori dove godettero di particolare impunità o addirittura appoggio. Altrove, come in Germania dove apparirono per la prima volta o nel nord della Francia e in Inghilterra le condizioni politiche di forte potere centrale li stroncarono presto.

Se qualcuno tra i miei lettori ha l’idea che i catari siano stati dei giocondi e miti riformatori, ostacolati solo dalla cupa Chiesa cattolica, bene, si sta sbagliando un poco.
La dottrine catare (ce ne sono parecchie varianti: tra loro erano divisi) sono un dualismo manicheo. In altre parole, vi era un principio del bene e uno del male, e il mondo era stato creato da quello del male. Tutto ciò che è materiale è male: il cibo, il sesso, i figli…i veri catari sputano per terra quando vedono un bambino piccolo o una donna incinta, perché sono il mezzo con cui Satana entra nel mondo. I giuramenti non hanno senso, Gesù non è mai morto in croce e peraltro non è mai neanche esistito come uomo reale, l’Antico Testamento è falso come larga parte di quello Nuovo, il corpo “tunica di carne” non ha nessuna importanza e può essere gioiosamente sacrificato, il proprio e quello degli altri.
Con un particolare rito, l‘endura, il fedele cataro in punto di morte si garantisce il paradiso, a patto che dopo non prenda più cibo. Volendo, si può far soffocare…E’ narrato nelle cronache il caso di una madre che infranse il rito dando il latte alla figlioletta neonata.

Il nucleo forte della predicazione catara sono i cosiddetti perfetti. Rappresentano l’elite, i convinti, che si obbligano a digiunare tre volte la settimana, a non mangiare alimenti di origine animale, a non toccare mai persona di sesso opposto, e amministrano il consolamentum, l’atto di passaggio formale alla perfezione. Sono queste persone dalla vita ostentatamente esemplare che si pongono con stridente contrasto con un clero cattolico spesso ignorante e dissoluto a convincere e stupire. I perfetti hanno il loro principale bersaglio nelle famiglie bene abbienti e nobili, che possono offrire loro protezione. Il catarismo non sarà mai veramente un movimento di massa, nè diffuso tra i poveri, quanto tra le classi medio alte che sentivano il bisogno di purificazione.
Quando la Chiesa si accorge che qualcosa di estraneo si è introdotto e diffuso, ormai è tardi. E per parecchio tempo non seppe veramente cosa fare…

2.continua

Perfetti. La terra desolata

Le invasioni barbariche in europa non finiscono con il crollo dell’impero romano. Continuano fino all’anno mille, e oltre: longobardi, danesi, normanni, arabi, mongoli sono solo le ultime ondate di popoli che arrivano a distruggere ciò che si è appena faticosamente riusciti a costruire. Ognuno di queste genti porta il suo retaggio di usanze, spesso crudeli. La guerra è quasi permanente. Mancano strutture che diano ordine, sicurezza. Di fatto, quasi ovunque, l’unica autorità che sia riconosciuta per autorevolezza, tolleranza, desiderio di pace e di benessere, anche cultura è quella della Chiesa.

Quando pensiamo alla Chiesa poco dopo l’anno mille non dobbiamo fare l’errore di immaginarcela così come è adesso.
Se il clero è la parte più istruita della popolazione, il livello tuttavia è spesso assai basso. Mancano le scuole, le università saranno fondate solo in seguito. I monasteri sono tra i pochi luoghi di diffusione dell’istruzione.
Nel sacerdozio affluiscono anche persone che non sono guidate dalla ricerca di Dio, ma a volte anche del loro stesso interesse. Professione, non vocazione. Molti sacerdoti conducono vite non proprio morigerate.
In un mondo dove spesso il vescovo fa anche da autorità civile e a volte è da essa scelto, non sono rari i casi in cui a ricoprire la carica finiscono persone poco adatte al ruolo. O decisamente sbagliate. L’attrazione per il potere passa anche sopra ciò che dovrebbe essere sacro.
La dottrina stessa è ancora spesso poco chiara, ancora non così definita. Ma la tensione spirituale e religiosa è presente in ogni strato della popolazione. L’ateismo intellettuale è praticamente sconosciuto. Il cristianesimo è il collante che garantisce il vivere civile, che previene la sopraffazione, fa cercare la pace e previene la violenza.

Già, la violenza. Allora come oggi la si rifuggeva, ma la considerazione per la vita umana era allora molto differente. Nelle culture romana e ancora di più in quelle dei vari popoli invasori essa era valutata molto poco. Il retaggio degli antichi guerrieri e conquistatori era ancora pesante.
Non c’è praticamente città italiana che, nel medioevo centrale, non sia stata assediata, affamata, espugnata, bruciata, devastata, anche più volte. Se non era guerra, erano incursioni e guerriglie. Tagliare tutti gli alberi per chilometri fuori dalle mura di una città avversaria era pratica comune. Se una città assediata non si arrendeva allora gli abitanti erano alla mercè dell’avversario vittorioso.
Quanto poi alla delinquenza, la prigione praticamente non esisteva. La pena per ogni cosa dal furto in su era la morte.

Se l’autorità civile ricorre senza troppi patemi a violenza estrema, la Chiesa da parte sua tenta poco per volta di smorzarla. La cavalleria, invenzione cristiana, è il tentativo di dare regole morali all’esercizio della guerra. I religiosi, unici, cercano di fare da pacieri tra le parti in lite. Di propagandare la misericordia. Si studiano i modi per alleviare le povertà estreme.
La cosa funziona così bene che da landa desolata l’Europa ridiventa in pochi secoli l’avanguardia tra le nazioni. Il cristianesimo è il tessuto vitale che sostiene questa rinascita.

In questo quadro che ho rapidamente disegnato compare, per la prima volta dopo più di seicento anni, un’eresia all’interno della cristianità. Il catarismo.

1.continua