Archivi categoria: Crudeltà spirituale

Insopprimibili verità

Non stiamo discutendo se un omosessuale possa essere un buon genitore, ma se una coppia dello stesso sesso possano essere genitori adeguati.

Adeguati a che? La domanda è fondamentale. A mio parere c’è solo una risposta: adeguati al bambino.

Quando coltiviamo una pianta, dobbiamo stare attenti alle esigenze della pianta stessa. Non bastano acqua, terra, sole. Troppa acqua e la pianta marcisce, poca e secca; se gradisce l’ombra guai a metterla troppo esposta. Magari potrebbe venire qualcuno a chiederci: hai bagnato il tuo vaso? Noi rispondiamo sì, e quello va via considerandoci buoni agricoltori. Ma, nel frattempo, la nostra pianta è morta. Forse non sappiamo neanche perché.
Se così è per una pianta, figurarsi per un bambino. Che, in più del vegetale, ha una consapevolezza, ha un cervello che è un vulcano in ebollizione. Gli hai dato da bere? Sì. Gli hai dato da mangiare? Sì. Gli hai dato amore? Sì. Ah, allora va bene.

Ma era quello giusto?

C’è chi sostiene che la scienza afferma con certezza che essere allevati da una coppia omosessuale o eterosessuale sia lo stesso. Possiamo affidarci alla scienza, certo. Ma, per giudicare, abbiamo in questo caso anche qualcosa in più: l’esperienza.
Noi tutti siamo figli. In alcuni casi siamo anche padri, e madri.

Tra nostro padre e nostra madre c’era differenza, vero? A nostra volta noi siamo diversi da nostra moglie, nostro marito.
Sarebbe stato molto diverso se, invece di mio padre, avessi avuto due volte mia madre. O viceversa. Mi sarebbe mancato qualcosa: la forza, o la dolcezza. Il coraggio o la perseveranza. La pazienza o la tenacia. Come esempi, come insegnamento, ma non perché uno dei miei genitori fosse inadeguato, ma perché erano complementari. Complementari perché erano e sono un maschio e una femmina. C’è differenza. Voi sapete che c’è.

Un diritto che si invoca non può prescindere dalla realtà. Dire “è lo stesso” fa a pugni con la MIA esperienza.
Considerate adesso la vostra, di esperienza: è differente? No, non rispondete ideologicamente, subito.
Prendetevi un minuto.
Ricordate, pensate.

L’importante è che voi, proprio voi e nessun altro per voi, giudichiate in base a quello che è stato, quello che è reale.

E se anche per voi fosse o fosse stato differente, riflettete su questo: io e tanti altri abbiamo verificato, vissuto qualcos’altro. Chiunque lo neghi deve fare i conti con questa realtà; e la mia testimonianza, quella di tutti quelli che conosco invalida ogni perentorio giudizio ideologico che si possa avere. Perché noi ci siamo, esistiamo, occorre fare i conti con quello che diciamo. Ciò che nega l’esistente per affermarsi non può che essere una menzogna. (No, non è un ragionamento confessionale. Pensateci bene: niente di quello che ho detto lo è)

Non fatevi lavare il cervello da menzogne strumentali, da una finta scienza che alle prove dei fatti è una bugia. Pensateci bene, se non stiate avallando il falso.
Se lo è, chi ve lo fa fare?

scientifically-possible-bring-dead-plant-back-life_598f2cb7aaf89ce3

Annunci

Le 7 opere di crudeltà spirituale – 7 – Pregare per i vivi e per i morti

Signorie vostre demoniche, vi ringrazio per essere rimasti con noi fino ad ora. Con oggi siamo giunti all’ultimo capitolo del nostro viaggio nelle Sette Opere di Misericordia Spirituale, che abbiamo visto come trasformare, opportunamente per noi, in altrettante opere di crudeltà spirituale.

Arrivati al termine, devo confessarvi che il termine crudeltà che ho scelto per etichettarle non mi soddisfa pienamente. La crudeltà infatti, nel comune vocabolario umano, è qualcosa di assolutamente perverso e maligno, ma senza un vero scopo. Se perversità e malignità si adeguano perfettamente alla mia indole, la seconda parte non è così vera. Infatti in me, e in noi diavoli in generale, l’essere crudeli ha uno scopo preciso: l’allontanare dal Nemico che sta lassù, il più possibile, il mortale che abbiamo tra le grinfie.

E questo per due ragioni: il nutrirci di lui, e l’arrecare dispiacere Lassù. In ambedue le ragioni è la nostra gioia, la nostra completezza. Mentre invece, per coloro che vivono ancora come schiavetti del loro signore celeste, essere completi risiede in quella specie di dipendenza reciproca che chiamano comunione.

Questo ci porta appunto all’ultima Opera:

Recto: 7 – Pregare per i vivi e per i morti

Devo ancora una volta approfondire i termini per coloro di voi che hanno poca dimestichezza con il mondo mortale, per i quali immagino questa storia della preghiera desti non poche perplessità. Lasciate che vi definisca meglio in cosa consiste: nel supplicare qualcuno, in questo caso il nostro Nemico o uno dei suoi intermediari, che avvenga qualcosa che chi prega desidera ardentemente.

Sconcertante. Se non si adopera la violenza, senza ricattare, come sperare di essere esauditi? Perché qualcuno dovrebbe concederci qualcosa, se non ne ha lui per primo un vantaggio? A quale scopo pregare per altri, vivi e perfino morti, e non solo per se stessi?

Sono interrogativi a cui è difficile dare una spiegazione. Dopo molto studio delle faccende umane, sono giunto alla conclusione che sia appunto la comunione, quella strana collaborazione che vi descrivevo pocanzi, la risposta alla questione. Per qualche motivo il Nemico incoraggia i mortali ad occuparsi l’uno delle faccende degli altri. Quella famosa misericordia che avevamo già incontrato.
Ma sul perché debba aspettare che sia una delle sue insignificanti creature a implorarlo prima di agire in favore di un’altra anima altrettanto insignificante ci è ignoto. Ha forse a che fare con la libertà dei mortali, o con il metterli alla prova, e può darsi persino sia legato a quel dolore che sembra incapace di impedirci di usare.
Certo è che più di una volta abbiamo visto Nemico sottrarci all’ultimo un boccone che davamo già per acquisito. E’ uno dei trucchi che usa più spesso, uno dei vantaggi che ha grazie all’essere fuori da quel tempo che invece lega noi e gli esseri umani. Noi riusciamo a vedere solo quanto accade nel presente; ma se qualcuno in futuro pregherà per la salvezza dell’uomo a cui ci stiamo dedicando questo non ci è dato da conoscere.
Sapete tutti cosa accade: stiamo dando il tormento a qualche tizio ed improvvisamente ci troviamo sbattuti fuori, avvolti da una luce dolorosa, impediti a proseguire. Oppure abbiamo fatto di tutto per non farlo incontrare con i Servi del Nemico, e questi si presentano a lui inaspettati; o, peggio ancora, arriva da Lassù una parola, un avvenimento che distrugge in un attimo anni interi di nostre accurate preparazioni.

Non che non possa accadere comunque, anzi; ma in caso di preghiere è quasi garantito che la Grazia del Nemico arrivi a romperci le uova nel paniere. Rassicuratevi però, nessun automatismo. Demonietti miei, non c’è da spaventarsi: sta in ogni caso all’umano accettare il suggerimento che gli arriva di Lassù. Fosse altrimenti, qui da noi ci sarebbe una bella carestia.

Come evitare allora una preghiera efficace? Ci sono moltissime maniere. Vi elenco le più utili.

Invece di far concentrare l’umano che avete in custodia su una persona reale, sviate la sua attenzione su soggetti generici. Più spirituali e meno concreti sono, meno beneficio ne trarrà lui personalmente e colui per cui prega. Guidatelo verso slanci sentimentali non rivolti in ginocchio al Nemico, ma gettati lì spontaneamente, così come capita. Ci abbiamo messo secoli a far credere che la preghiera, al contrario di qualunque altra attività, non abbia bisogno di metodo e forma per servire a qualcosa. Non buttate via il lavoro di tanti demoni migliori di voi.

Fate sorgere continuamente dubbi sul fatto che funzioni davvero; evidenziate dove non è servita, e dove invece sia esaudita suggerite che sarebbe andata così comunque. Mai e poi mai deve essere attirata l’attenzione sul fatto che la preghiera peggiore per noi è quella che si affida integralmente alla buona volontà del Nemico stesso. “Sia fatta non la mia, ma la tua volontà” è una frase che il Nemico sembra trovare irresistibile.
Tenete conto che gli umani raramente hanno ben presente per cosa o per chi pregare. Chiedono cose piccole, che non hanno probabilità di essere, quando potrebbero e dovrebbero chiederne di grandi, se vogliono sfuggire ai nostri forconi e alle nostre forchette. Quanto grandi lo sa solo il Nemico, ed è per questo che quando si lasciano andare totalmente nelle sue braccia sono così pericolosi.

Evitate di fare sì che coinvolgano santi e specialmente la Madre. Abituateli a considerarli una superstizione popolare, e non un filo diretto con Lassù che li aiuta a trovare le parole giuste.

Ma più di tutto, educateli all’egoismo. Se li convincete che è la sola libertà che decide della sorte degli uomini, è fatta. Perché pregare per uno che ha deciso di peccare? Perché perdere tempo per chi è già dannato? Se anche i buoni tacciono sui peccati altrui, se pensano del prossimo “ha scelto lui così”, mai si muoveranno per dire una preghiera in suo favore. Sarebbe inutile, per il loro modo di pensare; e noi avremo la vita (loro) molto più facilmente.

Eccoci dunque all’ultima definizione:

Verso: 7 – Fatevi gli affari vostri

inferno

Le 7 opere di crudeltà spirituale – 6 – Sopportare pazientemente le persone moleste

Cari compagni demoni di ogni girone e bolgia,
grazie per essere qui anche oggi a seguire le nostre lezioni. Il tema è sempre quello: come mutare quelle che sono chiamate “Opere di Misericordia Spirituale” in qualcosa di più conforme ai nostri gusti di Figli di Nostro Padre che sta Laggiù. L’opera che oggi esaminiamo recita così:

6 – Sopportare pazientemente le persone moleste.

Capisco bene che vi grattiate tra le corna. Anch’io condivido la vostra perplessità. La prima cosa che ci viene in mente è “perché?”
In effetti detto così è abbastanza inspiegabile. Per quale motivo uno dovrebbe perdere tempo a trattare bene chi lo infastidisce? Non ha senso. Non ha senso per noi immortali, figurarsi per gli umani che vivono pochissimo. Alcuni tra i nostri più fini intelletti si sono misurati con questo interrogativo per secoli, e quaggiù di celebri pensatori ne abbiamo parecchi, ve lo posso assicurare. Io vorrei tentare di illustrarvi le conclusioni che abbiamo raggiunto qui al Dipartimento delle Tentazioni tramite esempi pratici.

Per prima cosa, interroghiamoci su cosa voglia dire “moleste”. Molesto è qualcuno che dà fastidio, che impedisce di fare quello che si vorrebbe. Come vedrete, incitare i molesti a disturbare è una delle nostre attività più redditizie.

Avete presente le scatoline metalliche con le ruote, sapete, quelle che servono agli umani per arrivare rapidamente in un dato luogo? Quando sono a bordo di esse non c’è niente di meglio che mettere loro davanti qualche vecchietta che attraversa la strada, un anziano con il cappello che non sa dove svoltare, un tizio che parla al telefonino guidando con una mano sola. Più hanno fretta più l’effetto è devastante.
Quello che gli umani non sanno è che spesso questi rallentatori molesti non sono nient’altro che nostri agenti, anime possedute oppure diavoli in permesso premio. Sapessero chi davvero ha dato loro la patente!

Solo con il raccolto di bestemmie ci ripaghiamo il costo della trasferta del demone. Quando poi ciò fa scattare un comportamento imprudente, e magari qualche anima viene messa a nostra disposizione con anticipo sui programmi, ah! Altro che tentazioni della carne! Qui c’è il vero business.

E in famiglia. La madre che ricorda che occorre fare i compiti durante la partita, o che passa l’aspirapolvere  mentre si è al telefono con qualcuno a cui si tiene. Il padre che fa notare sempre le stesse inezie. I figli che hanno sempre bisogno di qualcosa quando ci si vorrebbe rilassare. Basta poco per creare un clima infernale. Il tentatore attento sa cosa si può ottenere con una parola di troppo.

Ci sarà poi una ragione per cui tutte le più grandi ditte hanno trasferito i loro call-center qui da noi. Noi offriamo tariffe agevolate e mano d’opera a basso costo. E garantiamo chiamate rigorosamente nei momenti meno opportuni.

Dovreste dare un’occhiata all’infrastruttura che abbiamo messo su per garantire almeno un paio di chiamate durante le Messe. Ormai riusciamo a disturbare, statisticamente, più del 30% delle eucarestie. Ah, il dolce suono della suoneria a tutto volume durante la consacrazione! E non avete idea dei peccati mortali che questo suscita in parroci e fedeli.

Spero che questi piccoli esempi vi abbiano convinto del perché il Nemico chiede pazienza per i molesti. Pensate cosa accadrebbe se gli umani cominciassero davvero ad esercitarla. Un disastro.

Quelli che viaggiano in automobile potrebbero capire che in fondo non c’è tutta quella fretta di arrivare. In coda dietro il trattore, potrebbero accorgersi della bellezza della campagna; mentre aspettano che la vecchierella con la spesa attraversi la strada potrebbero essere presi perfino da commozione per la lumacosa vegliarda che ricorda la loro nonna.

In famiglia, poi, che disastro sarebbe! La moglie che dal letto chiede per la ventesima volta di controllare che i figli nella loro cameretta respirino potrebbe destare nel marito, invece che irritazione, tenerezza per quelle sue preoccupazioni così sciocche ma così materne. I figli magari finirebbero per capire che i burberi rimproveri paterni sono la sua maniera di dire vuole loro bene, un abbraccio di parole. E i genitori potrebbero comprendere come gli atti di maleducazione e le ribellioni costanti non sono indice di cattiveria ma desiderio dei giovani di trovare una loro strada. Tutti eventi che, spero siate d’accordo con me, è meglio evitare a tutti i costi. Non per niente chiediamo a tutti i nostri rappresentanti di impegnarsi in favore del divorzio breve: perché la pazienza non abbia il tempo di essere esercitata.

Spero di avervi convinto. Tenersi accanto le persone moleste, avere pazienza con loro, è per l’essere umano un modo di capire che nessuno è perfetto. Un fatto che bisognerebbe tenere sempre nascosto ai mortali, in quanto potrebbero malauguratamente cominciare ad amare gli altri nonostante le loro imperfezioni. Una volta che cominciano a capire che anche il molesto è un creatura come loro non si può dire dove li porterà questo filone di pensiero. Persino ad affermare che sono loro fratelli…no, basta parolacce. Ci siamo capiti.

Finché terrete l’umano che vi è stato affidato con gli occhi fissi sul suo orologio, sul suo compito, sulla strada, sul televisore e non alla persona che gli sta vicino, non c’è problema. E’ quando posa su di loro uno sguardo diretto, li vede davvero, che occorre preoccuparsi ed intervenire.

Capite perché è essenziale convincere che quello che stanno facendo – lavoro, gioco, quello che è – sia più importante del disturbatore: è un modo per persuaderli che ciò che vale più di tutto il resto sono loro stessi. Quando uno ama se stesso più di ogni altra cosa noi lo amiamo, lo amiamo così tanto che lo invitiamo a tavola con noi, come portata principale.

Ecco quindi cosa occorre consigliare:

6 – Liberarsi degli altri in fretta       

Sia come sia, la nostra ragione principale per intervenire rimane quella di dare fastidio al Nemico che sta Lassù. Quello che infastidisce Lui, fa piacere a noi!

hqdefault
I post delle crudeltà spirituali sono pubblicati su La Croce

Le 7 opere di crudeltà spirituale – 4 – Consolare gli afflitti

Compagni demoni, colleghi nella tentazione, la conferenza di oggi si incentra su come ribaltare a nostro favore quella che i servi del Nemico che sta Lassù chiamano “quarta opera di misericordia spirituale”:

Recto: 4 – Consolare gli afflitti

E’ assolutamente vero, come asseriscono alcuni dei servi del Nemico che sta Lassù, che non sopportiamo le persone allegre. Che avranno da esserlo, questi mortali?
Ma non è così vero che ci piacciono le persone tristi. In realtà a noi piacciono le persone disperate.
La tristezza è pericolosa, perché gli umani tristi sono più ricettivi a quello che il Nemico cerca di dire loro. Per distrarli occorre trasformare la tristezza in qualcosa di più utile: malinconia, ira, disprezzo, indignazione, orgoglio. Ma da preferire è sempre la disperazione.

Prendete ad esempio quando l’anima di uno di loro si distacca dal corpo e comincia il viaggio verso le nostre bolge o verso la luce lassù. Se aveva fede i suoi funerali possono essere un disastro per noi. Alcune cerimonie funebri sembrano delle feste, come se veramente conoscessero quello che noi diavoli, ahimè, vediamo per certo: la nauseabonda gioia delle anime che ci sono sfuggite e si riuniscono ai loro desideri. Troppo poca afflizione sulla quale lavorare, e talvolta anche i mortali su cui di più abbiamo investito possono restarne ammirati e perplessi.
Quanto rendono noi diavoli allegri, invece, le morti colme solo di materia, di orrore per una fine che si pensa definitiva. Di paura per la tomba da cui non si esce e a cui non si vorrebbe mai pensare. Cosa affligge di più di sapere che si vive inutilmente, e la propria fine si avvicina?
Quella sì che è disperazione! Una mancanza di speranza tale che la parola stessa diventa assurda.
Ah sì, fanno bene a piangere: piangerebbero ancora di più, se sapessero cosa c’è dopo. Per gli indifferenti che non versano lacrime, o hanno solo gioia maligna, non c’è da preoccuparsi: sono probabilmente già nostri.

Ve ne ho parlato per farvi capire quanto importante sia per noi l’afflizione. Una persona afflitta può rendere infernale la vita a quelli che le stanno accanto. Un anticipo di casa nostra!

Per consolarla occorre avere speranza. Occorre avere una meta da raggiungere, e pensare che si possa farlo. Se non si ha chiaro dove si vuole arrivare, e neanche perché si debba camminare, chi cade non si rialzerà mai. Preferirà stare a terra a piagnucolare, lamentandosi del mondo crudele. O del Nemico: la nostra scelta preferita.
Certo, il nostro avversario si è speso moltissimo per far comprendere alle sue creature che nulla è mai perduto, e che la carne in cui vivono è importante, sì, ma non definitiva. Ma è stato veramente stolto nel nascondere il suo amore dentro apparenze di dolore. Persino quel trucchetto che ancora ci brucia, la resurrezione, l’ha indissolubilmente legato ad una croce. Il suo argomento principale contro di noi, e così spaventevole a vedersi! Fossi nel Nemico, licenzierei immediatamente il responsabile delle relazioni pubbliche.

Dopo che eravamo riusciti ad eliminare il Figlio del Nemico persino i suoi discepoli, dopo tutto ciò che avevano visto e udito, erano afflitti. Per consolarli è stato costretto a usare quel giochino indegno fuggire dal sepolcro che gli avevamo preparato.
Se anche le sue truppe scelte erano demotivate, pensate quanto è facile ingannare un semplice mortale. Basta fargli credere che quello che desidera non si potrà mai realizzare e che tutto il suo mondo è destinato ad andare scatafascio.

Prendete tutte le ideologie, i falsi profeti, le convinzioni bislacche che abbiamo scagliato in faccia al Nemico in questi secoli. La maggior parte di loro erano tentativi così patetici, così assurdi, così irragionevoli che anche ai nostri tentatori più seri scappava da ridere quando li proponevano agli uomini.

Eppure, quante volte siamo riusciti a convincere milioni di umani che i nostri fantocci non potevano non vincere? Che il loro trionfo era pressoché scontato, e quindi era inutile combattere? Sconfortati e afflitti, hanno mollato. E non importa se prima o poi l’assoluta inconsistenza di quello che architettiamo viene rivelata: nel frattempo ha causato tali e tanti disastri che persino agli occhi di quei creduloni degli umani diventa indifendibile.
Tanto noi abbiamo già pronta la balla successiva.

Anche tra i servitori del Nemico ci sono parecchi perdenti che non si lasciano più consolare. Sono convinti che la loro parte sia destinata al fallimento, che sia incapace di resistere a quelle novità che noi le gettiamo contro una dopo l’altra. E’ veramente ironico: quello a loro pare irresistibile modernità non sono altro che le vecchie, classiche perversioni, le antiche divinità con una mano di vernice e nuovi nomi.
Se si rendessero conto che tutto ciò che ritengono inevitabile è già stato da loro debellato e sconfitto non una, ma molte volte, certo riacquisterebbero coraggio, sarebbero consolati.

Ma noi ci guardiamo bene dal dirglielo.

Attenti, quindi, diavoletti miei! Non lasciate mai capire agli umani quanto sia fragile e inutile la loro afflizione. Fate in modo che si rotolino in essa come un dannato nel fango bollente della sua bolgia.

Se qualcuno di loro per qualche disattenzione da parte vostra riacquistasse la speranza, guadagnasse un poco di sicurezza per l’avvenire, stroncatelo immediatamente.
Non bastasse il richiamo ad un passato illusorio e irraggiungibile per il quale struggersi, trovate qualcosa che non va nel presente: anche un minimo particolare, con cui affliggerlo. Una frase, una circostanza, una contrarietà…Basta poco per preoccupare e gettare nello sconforto questi mortali, che si illudono che tutto debba andare secondo i loro disegni.

Dalla nostra parte abbiamo, strano a dirsi, la realtà, che è sempre diversa da quanto ci si attende. E se il Nemico se ne può servire, perché noi dovremmo essere da meno?

Eccovi quindi la definizione della nostra nuova opera di crudeltà spirituale:

Verso: 4 – Affliggere i consolati

Sadness_of_the_devil_by_ceeguin

 Anche questo pezzo è stato pubblicato su “La Croce“.
Domani (Venerdì) in edicola la nuova “conferenza”.

 

 

 

Le 7 Opere di carità spirituale – 5 – Perdonare le offese

Carissimi diavoli, arcidiavoli, demoni e compagni di dannazione,
benvenuti alla quinta puntata del rovesciamento di quelle che i nostri avversari chiamano “Opere di misericordia spirituale”.
Quest’oggi ci occuperemo di

Recto: 5 – Perdonare le offese

No, realmente. Non sto scherzando. Davvero il Nemico che sta Lassù pretende che gli esseri umani perdonino quanti li offendono. So che può sembrare impossibile. A noi di stirpe infernale ci vuole qualche minuto per comprendere l’idea. Finché non l’ho visto con i miei occhi anch’io ero scettico. Ma può accadere: di fronte a parole malvagie, azioni maligne, sgarbi intenzionali, alcuni umani perdonano coloro che li offendono invece di odiarli e distruggerli.

Errore di fabbricazione? Un comportamento così contrario alla legge della selezione del più forte è inspiegabile altrimenti. Ma non illudiamoci sia un caso. Che sia stato progettato è reso evidente dal fatto che il Nemico che sta Lassù accetta al suo seguito solo quegli umani che questo strano difetto ce l’hanno e lo usano.

Le conseguenze per noi sono enormi. Se questa debolezza autodistruttiva rende gli uomini così appetibili al Cielo, è chiaro che noi, per banchettare delle loro anime, dobbiamo agire in senso opposto. Noi ci nutriamo e prosperiamo grazie a tutti coloro che non perdonano mai.

E’ nel nostro interesse lavorare su due fronti: togliere l’idea di perdono alla nostra vittima, e insegnare ai nostri protetti ad insultare sempre meglio, più a fondo, con parole che facciano il più male possibile.

Per ottenere il maggior effetto bisogna cominciare quando sono piccoli. Infatti gli esseri umani imparano questa perversione, il perdono, dai loro genitori.
Quante volte le madri e i padri, invece di punire severamente i loro pargoli che hanno compiuto qualche guaio, condonano loro tutto? Togliere ai bambini genitori che li amano e sostituirli con qualcuno che non perdona mai o consente loro tutto è la prima mossa di una vera educazione al disprezzo.

L’offesa è un tipo di male specificatamente diretto contro qualcuno. Colpisce nell’amor proprio, mette in discussione chi ne è il bersaglio, i suoi affetti, la sua personalità, le sue abitudini. Le offese fanno tanto più male quando attaccano ciò che è caro. Oppure il punto debole: l’offesa peggiore è quella che ha un fondo di verità. Gli uomini equilibrati, con niente da nascondere, certi di se stessi, degli insulti se ne fanno un baffo. Ci scherzano persino su: intollerabile! Quelli che non hanno una figura pubblica da difendere, a cui non importa niente delle calunnie, sono difficili da provocare, possono permettersi di perdonare. Per questo occorre allevare buoni creatori di offese.

Quando i giovani diavoli che fanno l’apprendistato da tentatori vengono da me per chiedere consiglio, io chiedo sempre di vedere le discussioni dei loro protetti. Se gli uomini che hanno in custodia, quando replicano ai loro interlocutori, cominciano con un insulto più o meno velato allora mi complimento con il loro demone: sta facendo un buon lavoro. Un lavoro ottimo è quando la discussione diventa solo un pretesto per insultare l’avversario. Ogni mala parola è musica per le mie orecchie aguzze.
La goduria di vincere una diatriba non perché si ha ragione, ma perché si accoppa l’avversario a parole, può essere insegnata. Una volta che il nostro protetto capisce che, anche avendo torto marcio, può avere la meglio offendendo è tutta discesa.

Le soddisfazioni più grosse ci vengono da quegli spiriti eletti che ricercano le altre persone solo per riversare su di loro tutto il loro disprezzo, il loro odio, tutto il putridume che abbiamo così sapientemente coltivato.

Un’offesa bene calibrata è come un tarlo che rode. Non si può lasciarla invendicata! Non si può tacere! Deve diventare il centro del pensiero, come un insetto che fa la sua tana nell’anima e lì figlia la sua progenie immonda. Guai dimenticarla.
A volte anche a chi ama scappa una parola di troppo. Quanto facile dimenticarsi di quell’amore per concentrarsi sulla parola scappata! Alla fine è proprio l’amore a fuggire.

Se le offese che hanno un fondo di verità sono quelle che suscitano più reazione, sono quelle assolutamente false che corrompono di più chi le riceve. Proprio perché immeritate, scatta l’orgoglio. Ricordate, compagni diavoli: l’orgoglio è sempre vostro amico. L’onore offeso brucia per molto tempo. Quel che frega l’offeso è che sa di essere nel giusto. Se è nel giusto, non capisce perché dovrebbe abbassarsi a perdonare. Quanti uomini integerrimi abbiamo condotto alla nostra tavola con questo espediente! Avevano ragione: hanno passato il resto della vita a curarsi l’amor proprio ferito e meditare vendette.
Se poi l’offesa è rivolta contro ciò a cui la persona tiene davvero, le reazioni possono essere per noi di estrema soddisfazione. Devo proprio farvi esempi? Insultare la madre, i padre, i famigliari è ottimo per far saltare i nervi a chi è impermeabile alle offese personali. Una bella bestemmia farà balzare dalle sedie e rendere rabbiosi anche i servi del Nemico più compassati. E quanti massacri compiuti da coloro che si sono autonominati custodi del loro dio! Una vignetta cattiva può causare più dolore innocente di uno squadrone di torturatori.

Nota finale: perdonare è molto diverso dal “passarci sopra”. La tolleranza non è una virtù del Nemico. Il perdono ricuce lo strappo, la tolleranza lo nasconde: ma lo strappo resta, e il tessuto finirà per aprirsi e mostrare quanto c’è sotto. Per ovviare alla propaganda avversaria non c’è niente di meglio che accusarli di essere intolleranti. Se siamo fortunati, la prenderanno come un’offesa.

In conclusione, dobbiamo moltiplicare le offese, farle ricambiare, dobbiamo renderle il normale modo di comunicazione tra le persone. Far dimenticare loro che sono fratelli, e il dovere di perdonare settanta volte sette. Se lo scordano coloro che amano, figurarsi gli altri.

Verso: 5 – Passare all’offensivo
"Oh, go to Heaven!"

Le  “7  Opere di Crudeltà Spirituale” sono pubblicate sul quotidiano  “La Croce

Le 7 opere di crudeltà spirituale – 3 – Ammonire i peccatori

Cari colleghi diavoli, demoni, creature del buio tutte che seguite le mie parole,
siamo giunti al terzo appuntamento con quelle che i servi del Nemico che sta Lassù chiamano “opere di misericordia spirituale”. Quella che oggi vi insegnerò a sovvertire è una che ci riguarda da vicino.

Recto: 3 – Ammonire i peccatori

Sentendo dire “peccatori” voi tutti avete avuto un sobbalzo. Vi capisco bene. Quando qualcuno tocca il nostro cibo noi tutti ci irritiamo un po’. E’ davvero imperdonabile che tentino di sottrarci le anime che noi ci siamo guadagnate tentando. Ma rassicuratevi: c’è più fumo che arrosto.

Questo perché Nostro Padre Infernale ha provveduto per tempo a darci una strategia efficace. Affumicando non solo i peccatori nostra preda, ma anche coloro che dovrebbero ammonirli.

E’ un’opera di misericordia, abbiamo detto. Mi accorgo di non avervi ancora spiegato cosa sia la misericordia. La misericordia è quel sentimento umano che li spinge ad avere pietà dei loro simili quando li vedono in difficoltà, e aiutarli.
Vedo tra voi molti, non avvezzi al mondo terrestre, stupiti o confusi. Proprio così: invece di approfittare della debolezza per sottometterli o nutrirsene, alcuni uomini danno una mano a coloro che sarebbero le loro naturali prede. Finendo spesso per essere a loro volta predati proprio da quelli che hanno aiutato.

Amare il prossimo è innaturale e perverso, e nessuno di noi può accettarlo.

Per capire come fermare questa incomprensibile follia bisogna osservare che la misericordia è sempre rivolta verso qualcuno. Se vogliamo azzerarne l’efficacia dobbiamo orientare l’attenzione non più verso qualcuno, ma verso qualcosa. Nello specifico, verso il peccato.

Il peccato noi sappiamo bene cosa sia: è quel di meno, quel buco che talvolta hanno gli esseri umani nel loro rapporto con il Nemico. Un buco nel quale noi possiamo insinuarci per nutrirci della loro anima.

Noi demoni non siamo in grado di creare da soli quel buco. Abbiamo tentato tante volte, inutilmente. Solo la libera scelta dell’essere umano può dissipare i veleni della gioia, della giustizia, della bellezza, della verità che lo proteggono come una corazza dai nostri assalti. Solo se si allontana volontariamente dalla perfezione del Nemico si crea uno spazio per noi.

Per compiere quella scelta deve essere attirato dal peccato. Come fare, se significa vivere peggio? Dobbiamo rendere peccare attraente. Dobbiamo indurlo a ignorare, o sottovalutare, le conseguenze delle sue azioni.

Questo è l’ABC della tentazione, la teoria che voi tutti avete studiato. E senza dubbio conoscete anche la maniera migliore di arrivare a fare ciò: staccare la connessione del peccato con la realtà.

Gli umani sono stupidi. Sventoli davanti a loro un po’ di piacere e dimenticheranno che per ottenere quel piacere si stanno distruggendo. Così stupidi che non è neanche necessario concedere a loro il piacere vero, basta dire che è alla moda. Anche quando non vi sarà più piacere ma solo dolore continueranno come prima, senza comprendere cosa stanno sbagliando.

Prendete ad esempio il sesso. Il Nemico lo usa per far capire cosa significa “dare la vita con amore”? E noi togliamo la vita e togliamo l’amore. Senza di ciò rimane solo l’usare l’altro per svuotarsi di fluidi, fare una faticosa ginnastica e vivere brevi attimi di godimento animale. Voi pensereste che gli uomini fuggano da questo evidente di meno. Ma se noi rendiamo il sesso un dovere sociale, un mito, un diritto fasullo, se mettiamo in ridicolo coloro che perseguono quella completezza per cui il Nemico l’ha progettato, ecco che raggiungiamo il nostro risultato. I ragazzini non vedranno l’ora di praticare la corruzione, per diventare come tutti gli altri. Una volta dentro, credete che ammetteranno mai che quello che fanno non basta, che li rende infelici? Ma neanche se ci sbattono il naso. Diventeranno adulti tristi che propagheranno il loro errore.

Gli ammonimenti diventano per loro incomprensibili, perché non hanno esperienza della felicità. “Ma come”, dice il peccatore su nostro suggerimento, “perché mi rimproveri? Io non so facendo nulla di male: anzi, se non lo facessi sarei escluso dal gruppo, sarei ridicolizzato. Se fa schifo fuori e dentro, se finisce in odio e egoismo è colpa di lei, di lui, dell’altro, della società. Cosa c’entra quel tuo peccato con la mia vita? Aggiornati, non siamo più nel medioevo…”

Cosa può disturbare questo splendido processo? Che colui che ammonisce del pericolo ne mostri la concretezza, quanto peggio si vive, e il peccatore riesca a vedere oltre le nostre illusioni.
Per evitarlo dobbiamo far sì che non venga tanto ammonito il peccatore quanto rimproverato il peccato.

Quanti succulenti pasti abbiamo perso perché un amico ha preso da parte una delle nostre prede e gli ha fatto capire le conseguenze dei suoi gesti! Ma quanti credete che abbiano convinto le prediche che dicono “il sesso è male”?

Sì, colleghi tentatori! I nostri migliori alleati sono i rigidi censori che maledicono le perversioni e tuonano sulla corruzione dei costumi. Che dicono “state buoni”, senza spiegare il perché. Ma i loro rimproveri sono senza carne, e quindi impossibili da digerire.
Chi più odioso di chi vorrebbe impedirti di fare quel che pare e piace, se ti dice che è sbagliato ma non te ne illustra il vero motivo? Non viene voglia di fare l’opposto di ciò che insegna?

Tutti quei moralisti che ammoniscono sul peccato astratto e schifano il peccatore meriterebbero la nostra cittadinanza onoraria, perché dimenticano proprio ciò che li dovrebbe muovere: la misericordia per una persona vera. Vorrebbero salvare, e condannano senza neanche avere visto l’accusato.

Il loro agire è inefficace, un di meno. E come abbiamo detto che si chiama il di meno?

Ecco allora la versione infernale della terza opera di misericordia, che, possiamo dirlo, è il manifesto della nostra missione:

Verso: 3 – Incoraggiare il peccato

diavolo_perduti
Pubblicato (sotto pseudonimo) su “La Croce“.

Le 7 opere di crudeltà spirituale – 2 – Insegnare a chi non sa

Cari compagni diavoli, demoni e larve infernali,

siamo oggi al secondo passo nel sovvertimento di quelle che il Nemico chiama opere di misericordia spirituali. Oggi prenderemo in esame, per rovesciarla, la seconda di esse:

Recto – “Insegnare a chi non sa”.

Anche voi, tentatori miei, siete perplessi?
E’ difficile da capire, ma sembra proprio che il Nemico voglia che gli umani imparino.
Vi domanderete, ma per quale motivo? Delle menti deboli come le loro come possono comprendere come è fatto l’Universo? E poi perché questa conoscenza deve essere disponibile a tutti, e non solo ai meritevoli? Perché non farne un segreto, da passare a chi ne è degno?

E’ proprio per argomenti come questo che Nostro Padre che sta quaggiù ha deciso di allontanarsi dal Creatore. Dove sta il vantaggio nell’essere potentissimi esseri angelici se poi si permette a delle creature infime come gli uomini di conoscere argomenti che solo menti superiori come le nostre possono apprezzare?

In effetti quella del Nemico sembra essere una vera e propria perversione. Invece di scegliere i migliori per rivelare i suoi progetti, i veri sapienti, va a cercare gli ignoranti, i disadattati, i relitti.
I nostri studiosi sono giunti ad una conclusione: il Nemico sa che i suoi disegni sono folli, e va a prendere coloro che non sono in grado di criticarli.
Il nostro dovere di diavoli diventa illustrare agli uomini l’assurdità dei progetti di lassù.

Sono le intelligenze che conoscono poco ma credono di sapere tutto quelle che ci è più facile convincere. Pensano di sapere già, e orgogliosamente non si preoccupano di imparare quanto non rientra in quello che sanno. Anzi, lo disprezzano.
Capite allora l’importanza per quelli di lassù di “insegnare a chi non sa”. Sono convinti che se gli umani apprendessero le opere del Creatore giungerebbero a conoscerlo meglio e amarlo di più. E questo a noi non va.

Le succulente anime umane non devono rendersi conto davvero di quanto è concesso loro. Solo così saranno nostre. Il modo migliore è agire alla radice: che non si accorgano di non sapere. Fare sì che non si facciano domande, che non chiedano perché.

Se il sole e la luna sono divinità, nessuno si piglierà la briga di misurarli. Se la verità non esiste allora è inutile cercarla. Se la realtà è illusoria non vale la pena darsi da fare per conoscerla. Se poi fosse l’arbitraria costruzione di un dio capriccioso perché prendersi il disturbo di studiarla, dato che lo stesso dio potrebbe cambiarla a piacimento?

Ma un Nemico che ha fatto un cosmo ragionevole, e l’ha dato agli uomini perché lo capissero e l’usassero…è un invito ad adoperare quel cervello che noi preferiremmo rimanesse il meno usato possibile.

Ecco preparato il terreno di scontro tra noi e il Cielo. Oh, vorrei che voi menti limitate riusciste a capire lo sforzo fatto da noi arcidiavoli per tenere nell’ignoranza il genere umano! Una battaglia ancora aperta ma che, posso dirlo con giusto orgoglio, stiamo vincendo. Non ritengo opportuno svelarvi tutte le nostre strategie, ma credo che qualche accenno sarà d’aiuto.

E’ una lotta dura. Abbiamo mandato i barbari a bruciare biblioteche e loro i monaci a riscriverle. Hanno abbinato le scuole alle chiese, e noi le abbiamo rese statali. Loro hanno inventato le università: noi i baroni universitari.

Società segrete, religioni gnostiche, best-seller complottisti sono tutti metodi che usiamo per travestire l’ignoranza da conoscenza. L’essere umano ha la tendenza a credere molto di più a ciò che gli viene sussurrato all’orecchio che a quello rivelatogli apertamente.
Più è assurda e sciocca la menzogna suggerita, più l’umano si convincerà di essere a parte di misteri esclusivi.

Il nostro capolavoro è stata la scienza. Tutta invenzione del Nemico, glielo concediamo. Ma non immaginava come l’avremmo usata.
La scienza spiega la bellezza del creato? E noi diciamo che quel creato non c’entra con il suo creatore. Che chi sa non ha bisogno di credere. Scienza contro fede.
Come se davvero gli umani sapessero tutto! Che siamo riusciti a far credere questo, contro ogni evidenza, testimonia l’assoluta imbecillità del genere umano.

Come abbiamo fatto ad ottenere un risultato tanto eclatante?
E’ un metodo semplice. Prendo una scoperta scientifica – ma qualsiasi panzana va benissimo – e sostengo che neghi qualche aspetto del cristianesimo. Voilà! E’ guerra.
I nostri partigiani credono che la scienza sia contro la fede. I fedeli che la fede sia contro la scienza.
Gli uni pensano di sapere già tutto. Gli altri che niente del loro possa essere messo in discussione, rivisto, capito meglio. Capissero di non sapere, e lavorassero insieme per conoscere, allora sì che saremmo fregati.

Può accadere, badate bene. Quanti scienziati cristiani! Quante scoperte fatte da coloro che ci sono sfuggiti! Ma, ancora una volta, l’importante è passarlo sotto silenzio. A questo ci pensa il nostro Ministero della Propaganda. Ci pensate voi, cari amici tentatori, a nascondere la scomoda verità, parlando di tutto tranne di ciò che è importante.

Spero abbiate capito. E’ sbagliato pensare che basti istruire un ragazzo perché diventi ateo e quindi cibo per noi. Questo è il genere di bufala che siamo noi a propagandare: evitiamo di finire nella nostra stessa rete. Ci piace l’istruzione solo se decidiamo noi cosa insegnare.

Questa è la nostra battaglia.
A chi vuole sapere, raccontate solo ciò che ci fa comodo, e rendetelo orgoglioso delle inutilità che apprende.
Tutti gli altri devono essere dissuasi dal farsi domande: al posto delle risposte, date loro informazioni. Un tempo era più complicato: oggi basta piazzarli davanti ad un televisore o certi giornali.

Riassumendo, cari diavoletti miei, la nostra seconda opera di crudeltà spirituale può essere riscritta nella seguente maniera.

Verso: Insegna a credere di sapere

demon-reading-book-md

Questi miei consigli crudeli vengono anche riportati, sotto pseudonimo, su “La Croce“.

Le 7 opere di crudeltà spirituale – 1 – Consigliare i dubbiosi

Cari lettori, come forse sapete mi è stato chiesto di riportare sul quotidiano La Croce, di cui vi ho già parlato, una serie di conferenze che ho tenuto nella IX Bolgia sul tema “Le opere del Nemico: come sovvertirle”. Mentre è in edicola la seconda parte vi propongo qui la prima. Per ragioni di sicurezza ho dovuto assumere uno pseudonimo umano, ma voi sapete chi sono davvero.

 
***

Colleghi demoni, diavoli, tormentatori e incubi

Ho deciso di esporvi, per vostra corale domanda, una serie di considerazioni che vengono dalla mia plurimillenaria esperienza di tentatore nel mondo degli esseri umani. Già in passato le mie esperienze hanno avuto veste letteraria, e causato innumerevoli tentativi di imitazione. Ma nel rassicurarvi con tutta la mia onestà di arcidiavolo sull’autenticità di quanto state per ascoltare, vi ammonisco: prendete sul serio le mie parole. Spesso il confine tra condurre un’anima a condividere per l’eternità la nostra tavola e invece vederla involarsi dal Nemico che sta lassù è sottilissimo. Tra l’essere una portata al nostro eterno pranzo ed essere fuori dalla nostra portata il passo è breve. Quindi, attenti e pronti. Ne va della dannazione.

La traccia che intendo seguire è l’elenco di quelle che tra gli umani devoti al Nemico sono note come “Sette opere di misericordia spirituale“. Capisco il vostro senso di disgusto e repulsione. Ma tutto ciò che ha un verso può essere rovesciato. Eccovi, quindi, le

Sette opere di crudeltà spirituale

Recto: 1- Consigliare i dubbiosi

Prima di tutto sgomberiamo dal campo un equivoco: non è vero che il Nemico che sta lassù disprezzi il dubbio.

Al contrario: lo provoca continuamente, si direbbe quasi che lo esige.

Pensate a quando ha mandato il suo Figlio qui da noi. Nostro Padre Infernale lo aveva consigliato correttamente: se proprio vuoi farlo, aveva detto al Nemico, fallo per bene. Fallo nascere dove tutti possano vederlo, figlio di un Imperatore e della più bella umana che riesci a creare. Accompagna la sua nascita con prodigi tali che nessuno possa dubitare che ci sei tu in mezzo. E se qualcuno ancora fosse incerto dopo tutto questo, bene, i fulmini sono fatti apposta no? E cosa ti servono le tue legioni di angeli, allora?

Niente. Non ha voluto ascoltare ragioni.

Lo ha fatto venire al mondo nella più sfortunata periferia della Terra, in una stamberga, da due oscuri sempliciotti locali. Ditemi, allora: questo non fa forse venire dei dubbi su chi fosse realmente?

Ma tale Padre, tale Figlio. Noi siamo stati perfettamente onesti con lui. Nel deserto, gli abbiamo offerto massima visibilità. Il comando su tutti i regni della Terra. Nessuno avrebbe avuto dubbi: lui era il Messia. Pensate abbia accettato? Macché! Ha preferito andare avanti a guarire quattro storpi e due ciechi.

Da tutto questo, cari compagni, potete capire che al nostro Nemico il dubbio non dispiace poi tanto. Sembra anzi che cerchi di provocarlo. Ma, demoni miei, qui sta la differenza con noi.

Perché vedete, quello a cui tiene è che l’essere umano quel dubbio poi lo sciolga. Lo spinge a farsi le domande, e poi risponde. Conta sul fatto che il dubbioso usi la ragione per uscire dalla sua incertezza e arrivare a lui.

Questa è la vera differenza tra il Nemico e noi. Noi non sopportiamo le scelte, quella cosa chiamata libertà. La libertà che piace a noi è quella del suicida: una libertà che mette fine a tutte le libertà. A noi non va chi si fa domande.

Come si fa ad impedire le domande? Si nega che ci possa essere una risposta. Per questo possiamo contare proprio su quel dubbio che sembra piacere tanto al Nemico, dipingendolo come fine e non come mezzo.

Per confermare i dubbiosi il Nemico si fa forte della realtà, dell’evidenza, della verità. Sono ormai anni che la nostra strategia principale è proprio questa: negare la realtà, distruggere l’evidenza, assicurare che la verità non si può conoscere.

Il tentatore esperto sa bene come si fa. Anche se ogni giorno l’umano respira bellezza e vita si può fargli credere che il mondo in cui vive è brutto e colmo solo di morte. La menzogna di uno diventa quella di tutti. La diffidenza è nostra amica.

Il dubbio può rendere la vita di un uomo così simile all’Inferno che quando scenderà da noi respirerà di sollievo.

Che i cristiani abbiano torto: solo su questo non si deve tentennare. Tutto deve essere reso incerto, per i nostri protetti, salvo la certezza del dubbio.

Ci abbiamo messo secoli, ma ormai gli uomini di sicurezze non ne hanno più alcuna. Grazie alla nostra opera non sono neanche convinti del loro stesso sesso, o del fatto che un bambino nasca da un uomo e una donna. Cosa c’è di più evidente? Eppure dubitano anche di questo.
La mamma è certa? Ormai neanche quella. Se pure questo hanno smarrito, non riusciranno a raggiungere certezze assai più profonde.

Siamo ragionevolmente certi che, se il crocefisso tornasse, i tommasi moderni non perderebbero la loro incredulità neanche mettendo tutto il braccio nei buchi dei chiodi.

Ormai abbiamo fatto breccia pure tra gli agenti del Nemico, quelli che la domenica dovrebbero predicare le certezze della fede e consigliare i dubbiosi. Un’omelia che declini il dubbio che tutte le religioni siano in fondo uguali, che tutte abbiano fallito, vale più di diecimila atti impuri per distruggere la residua fede del popolo.

Confermare i fratelli è fuori moda. Confidiamo che resti tale.

Uno dei migliori risultati della nostra propaganda è proprio fare credere che la misericordia sia solo quella materiale. Che nessuno abbia il diritto di dire a qualcuno che sbaglia, che vive male, che le sue convinzioni sono errate. E’ curioso vedere come non ci arrivino, neanche dopo avere verificato che non basta essere ricchi per essere felici. Anzi.
Cosa vi dicevo sul negare la realtà?

Se i pastori del Nemico si occupano solo più del corpo, facciano pure: basta che l’anima la lascino a noi.

Alcuni di voi potranno obiettare che l’anima ondivaga, al palato, vale molto meno del sano peccatore che bestemmia il Nemico con ineffabile convinzione. Posso essere d’accordo per il gusto, invero scipito, ma dovete ammettere una cosa: con questa strategia il cibo non ci manca assolutamente. Poca qualità, ma volete mettere la quantità?

Quindi ecco la versione infernale di quelle opere di misericordia spirituale di cui dicevamo all’inizio:

Verso: 1- Consigliare il dubbio

diavolo1bv3