XIII – Non Credo…che sia risorto

Risurrezione, risurrezione. Quante volte ne abbiamo sentito parlare. Quante volte ce l’hanno menata con questa storia. Come se la morte fosse davvero qualcosa di cui preoccuparsi. Se i mortali sapessero, altro che della morte avrebbero paura: della vita, dovrebbero essere terrorizzati.

La vera sostanza delle cose è immortale, questo lo sanno tutti. Soprattutto noi. Perché poi il Nemico-che-sta-Lassù abbia pensato questo dualismo strano, lo strano intreccio tra tempo e spazio, è un mistero. Questa idea folle di un Universo concreto. Soprattutto questa assurdità di creare un essere chiamato Uomo che rimbalzi tra un tempo finito e un tempo eterno. Che bisogno c’era? Noi siamo stati contrari fin da subito. Perché creare anime senza scadenza, per poi legarle alla materia che decade? A quale scopo? Forse non ti bastiamo?, gli abbiamo chiesto. La materia è opaca, inferiore in tutto al nostro splendore. Noi diciamo sì ad ogni cosa che ci dici, siamo pronti ad imporre il tuo volere con ogni mezzo, gli uomini neanche capiscono cosa chiedi. Siamo potenti: tu ci hai fatto così. Queste creature, invece, sono assolutamente inutili. Sono deboli, piccole, stupide. Non riuscirebbero a vedere oltre il loro corpo neanche se tutti i tuoi angeli ballonzolassero davanti. Noi, invece…

In risposta lui si è limitato a dirci che era così che lui faceva le cose.
E noi ci siamo detti: che fesso. Ha capito niente della vita.
Così gli abbiamo dato una sveglia. Sì, perché la morte a quel tempo era tutto un altro affare. Non c’era la coscienza del male, e quindi neanche la paura di schiattare. Quella è merito nostro. Siamo stati noi a farli diventare davvero mortali, quando li abbiamo allontanati dalla fonte del loro esistere. Prima non avevano paura: sapevano che non lasciavano niente che non avrebbero ritrovato. Dopo che li abbiamo fatti cacciare, tutto un altro paio di maniche.
Sul terrore degli esseri umani di lasciare la vita noi basiamo la nostra esistenza.

Noi demoni siamo degli esperti di morte. E’ grazie alla morte che noi mangiamo. L’animuccia putrida del peccatore si distacca dal corpo: è un po’ come pelare un frutto, la buccia si getta via. Il sugo sta tutto dentro. Noi beviamo solo quello nero, intriso di egoismo, di orgoglio e di disperazione. Perché, senza la prospettiva di una vita dopo la morte, l’uomo, per godersi i pochi istanti che pensa di avere, fa quello che gli pare. Cioè quello che pare a noi.

La resurrezione cambia tutto. Dice a quei sacchi di materiale organico che non è tutto lì. Che niente finisce.
E’ per questo che dal Credo vogliamo cancellare quelle due righette. Perché non si sappia. Perché non ci si creda.
Senza la resurrezione il Figlio del Nemico sarebbe solo un altro profeta defunto, un illuso messo a morte dal suo stesso popolo. Come si fa a credere ad uno così? Neanche quelli che lo conoscevano davvero, che lo hanno sentito parlare e visto operare, ci sono riusciti.
Senza la resurrezione, i mortali sarebbero tutti nostri.

Cosa si può fare, allora, con un dio risorto?
La cosa più semplice è ignorarlo.
Non sto scherzando. Non pensarci, mortaluccio. Risorgere è una cosa per pochi eletti, non certo per te. Che impatto ha sulla tua vita che quel falegname se ne sia andato oppure no in giro con i suoi piedi dopo che glieli avevano inchiodati? Davvero nessuno. Non ti concede l’avanzamento di carriera, non ti compra la macchina nuova o le scarpe belle, non ti fa trombare questo e quello. Uscire dalla propria tomba è tuttalpiù un affare da divinità, mica da semplici esseri umani. Provvedi a farti gli affari tuoi, altro che avere in mente cosa c’è dopo la morte. Anzi, manco alla morte devi pensare. Non pensare proprio. Il verme ti attende, goditela finché puoi.

Anche perché, a dirtela tutta, mica è così certo che sia poi risorto. Non ci credere, amico. Quali prove ci sono? Un sepolcro vuoto? Le testimonianze di quattro donnette, dei suoi collaboratori? Bell’affare. Tu che faresti, se risorgessi dopo che ti hanno ammazzato? Io quantomeno andrei dai miei assassini a fargliela pagare. Mi farei vedere da tutti, che imparino chi è il Signore del Mondo. Lui invece no. Aveva altro da fare? Aveva qualcosa da nascondere? O è stata tutta una montatura?

Noi lo possiamo confermare. E’ stata tutta una montatura. Non aveva nessun diritto di stare nella tomba, era il maledetto Figlio del Nemico. Non aveva nessun diritto di morire, invadendo il nostro territorio. Non avete idea dello sconquasso che ha combinato sotto, a casa nostra. Ci abbiamo messo un secolo a fare ordine.
Soprattutto, non aveva nessun diritto a ritornare alla vita.

E’ stata pura slealtà. Come fai a combattere contro qualcuno che, per quanto l’ammazzi, non muore? Vuol dire che vince su tutto il male che possiamo scagliargli contro, e che se si vuole davvero continuare a vivere per sempre è lui da seguire. Per questo la nostra strategia è negare finché si può, e poi fare finta che non sia mai successo. Esaltare la libertà di fare tutto il male possibile, che ci è data, facendo dimenticare le conseguenze di quella libertà, che sono date anch’esse, e non tutte in questo mondo.

Per nostra fortuna, come dicevamo all’inizio, gli umani sono generalmente incapaci di vedere oltre la loro materia. Solo se la morte muore si capisce che c’è altro. E’ come intendere che sarebbe risorto dalle Scritture: sì, era stato profetizzato, ma diventa chiaro solo dopo che è avvenuto. Anche a noi interessa che capiscano che occorre fare il bene solo dopo, quando la loro anima si troverà dinnanzi al risorto stesso a giustificarsi.

Mentre dovrebbe essere lui a giustificarsi, per non essersi imposto a tutti con la forza. Seppellendo tutte le obiezioni, tutte le libertà.

Quando gli abbiamo chiesto perché si sia preso il disturbo di morire e risorgere per poi dirlo solo a pochi amici lui ci ha guardato, ci ha sorriso – sorriso, capite – e ci risposto che era così che lui faceva le cose. Tutte nuove.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 28 giugno 2016 su Non Credo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. “Quando gli abbiamo chiesto perché si sia preso il disturbo di morire e risorgere per poi dirlo solo a pochi amici lui ci ha guardato, ci ha sorriso – sorriso, capite – e ci risposto che era così che lui faceva le cose. Tutte nuove.”

    Davvero saporita e sapiente questa risposta data ai demòni, cioé ai Cherubini e alle Virtù di un’altra, lontanissima era, invece che a un devoto ma sinceramente perplesso san Giuda Taddeo, intorno al tavolo dell’Ultima Cena. Rieccheggia anche un po’ quel “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.” Senza però minimamente accennare a cani e porci. Un soave ravvedimento divino e un sospiro — tutto nuovo eppure… classico — della Sua misericordia.

    Così come è inesorabilmente classica la insopprimibile inclinazione alla menzogna di certi arringatori: “Siamo stati noi a farli diventare davvero mortali, quando li abbiamo allontanati dalla fonte del loro esistere. Prima non avevano paura: sapevano che non lasciavano niente che non avrebbero ritrovato.”

    No, no: prima del peccato originale i nostri progenitori erano proprio immortali, anima e corpo insieme, come riferisce il Catechismo della Chiesa Cattolica*, “anime viventi”, come dice il testo del Genesi. Senza contare il testo del capitolo 2 della Sapienza, in cui si afferma chiaramente che la morte è entrata nel mondo — nell’intero Creato, dunque, e non solo sulla Terra o solo negli esseri di natura organica — a causa dell’invidia del diavolo.

    E poi c’è il famoso, splendido passaggio sulla palingesi dell’Umanità e di tutta la creazione nel capitolo 8 della lettera di san Paolo ai Romani: “19 Poiché la creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio; 20 perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui** che ve l’ ha sottoposta, 21 nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio. 22 Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio; 23 non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l’ adozione, la redenzione del nostro corpo.”

    (Mi perdoni la pedanteria, Mister, ma data l’importanza cruciale del tema, mi è sembrato giusto precisare).

    *capitolo terzo della sezione esplicativa del “credo”, paragrafo 6, settore IV, numeri 374, 375 e, soprattutto, 376, laddove si legge: “(…) Finché fosse rimasto nell’intimità divina, l’Uomo non avrebbe dovuto né morire, né soffrire. L’armonia interiore della persona umana, l’armonia tra l’uomo e la donna, infine l’armonia tra la prima coppia e tutta la creazione costituiva la condizione detta “giustizia originale”.”

    ** quel “colui” non è certo Dio creatore, ma il suo (e nostro, di umani e viventi in generale) ostinato, perfido Avversario.

  2. Precisi, precisi, Marilù.
    E’ un peccato (letteralmente) che quella immortalità i nostri progenitori non abbiano avuto tempo di praticarla.

  3. A ben vedere, quanto a tempo, avrebbe avuto tutto il tempo del mondo.
    Più che altro, non hanno voluto crederci, nell’immortalità.
    Grazie sempre della Sua gentilezza.

  4. errata corrige: avrebbeRO avuto tutto il tepo del mondo.
    Battitura troppo ferttolosa, sorry.

  5. ehm, una volta di più: “teMpo” e “fRettolosa”.
    Mannaggia al peccato originale

  6. Comunque: sia lodato Gesù Cristo!

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