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Assassini VII – Oltre il limite

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La legge si è spinta fino al suo limite. Un cielo muto.

Ma c’è stato un momento in cui tutto è cambiato. Il cielo muto ha parlato, ed ha chiamato "Figlio" un uomo.
E questo uomo ha detto cose che non erano mai state dette prima. Che non solo non devi uccidere il tuo nemico, ma lo devi amare. Non solo che non devi reagire al male sterminando il tuo avversario o ricambiando occhio per occhio, ma che devi porgere l’altra guancia. Ha detto che lo stesso destino attende non solo chi uccide, ma chi pensa di uccidere. Non solo chi tradisce, ma chi in cuor suo pensa di tradire. Il pensiero è identico all’atto. Un atto maligno corrisponde ad un pensiero maligno. E dunque per cambiare il mondo, cambiare la legge del mondo, dobbiamo cambiare prima noi stessi.
E questo ha accompagnato ad una promessa: chi vive questo, chi ama, non solo vivrà in eterno in un cielo che nessuno può ancora vedere, ma vivrà cento volte meglio già su questa terra.

Chi ha detto queste cose è stato ammazzato. Dalla legge del leone, e la legge dell’uomo non è stata in grado di fermare ciò. Ma quell’uomo è risorto: perchè niente può trattenere la legge di Dio.
La pace è la promessa; cessa la legge dell’evoluzione, la legge del leone, del lupo e del cane. Cessa la legge dell’uomo, questa legge arida fatta di precetti e divieti e morale. Arriva un’altra legge, un’altra promessa.

E tutto cambia; tutto sta cambiando. I bambini giocano sotto i pini, tra gli aghi assassini. Ridono. Non è meraviglioso?

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Assassini VI – Tribunali

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Come fare allora ad impedire che il più forte prenda il sopravvento, che siano la sua legge e il suo interesse a vincere?
Il forte può essere trattenuto solo da uno più forte di lui, o dalla consapevolezza di una convenienza che va oltre l’immediato.

I gendarmi, i giudici, i tribunali sono il modo in cui si è tentato di fermare il forte con la forza, imponendo con la spada la bilancia che dà lo stesso valore all’occhio mio e all’occhio tuo.
Un mezzo che regge fintanto che il forte non si fa tribunale.

Ma altre leggi scritte dall’uomo fin dai tempi antichi, scese dalle montagne sacre ed uscite dai deserti, si spingono un poco più in là. Sono state redatte da saggi che hanno molto meditato sull’uomo, su quel suo inestinguibile desiderio di bene e inesauribile scegliere il male. Dicono che non devi uccidere neanche se ne hai motivo o opportunità. Amare i prossimi, i nostri amici, e risparmiare i nemici. E, siccome una cosa del genere non può essere accettata in un mondo dove regna la legge del leone, allora si spostano un po’ più su. In un cielo che è oltre questo mondo, dove uccidere è male.
Se uccidere mi può dare il predominio in questo mondo, la sola motivazione per non farlo è che ci sia un altro posto in cui le mie azioni, quello che faccio in questo mondo, si ripercuotono. Un posto in cui anch’io dovrò rendere conto. Un’altra vita, in cui questa sarà pesata.

Oh, questo ha fermato qualcuno. Ha creato pace dove non ce n’era. Ha permesso di creare le città, dove persone possono vivere senza uccidersi. Talvolta.
Però la scimmia omicida alla prima occasione salta fuori. Perchè, sghignazza, questo cielo chi l’ha visto?

Assassini V – La legge del leone

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Oh, voi direte, ma "non uccidere" è vecchio come il mondo. Mica i leoni si ammazzano l’un con l’altro. Sanno che conviene loro convivere per non annientarsi reciprocamente. Anche i pini si appoggiano a vicenda.
Per eliminare le altre piante.
La pace del leone è la pace di colui che è così forte da permettersi di lasciare sopravvivere gli altri. E’ la tregua armata che salta nell’istante stesso in cui c’è un interesse da una o l’altra parte. E’ la simbiosi senza amore che nasce dal tornaconto.

Ma il trattenersi dall’opprimere o sopprimere il debole va veramente in senso contrario alla selezione naturale?
Il fatto che noi uomini capiamo il bene e il male, e tendiamo al bene, vuole dire che ciò è scritto in noi. Come la forma della tela del ragno, come l’istinto di caccia del lupo. Chi non crede in Dio può sostenere che la selezione naturale abbia prodotto in noi questa caratteristica. Che, se si è tramandata, vuol dire che è bene per la nostra razza. E le civiltà più prospere sono quelle che più seguono questo modello.

In esse il debole sopravvive perchè il forte lo sostiene. Ma anche il debole contribuisce con la sua intelligenza esplorando quanto circonda e trovando nuovi sistemi per migliorare la condizione di tutti. Può farlo perchè non deve combattere ogni giorno per la vita. Chi si trova in difficoltà ha più probabilità di superarle perchè viene aiutato. Non c’è perdita di risorse per guerre e massacri. Una famiglia stabile consente di crescere figli più equilibrati e di successo, con maggiori mezzi.
Questo non vale per gli animali, per cui il debole è solo un peso; solo un essere intelligente in grado di tramandare ciò che scopre se ne può avvantaggiare. Solo l’uomo, quindi, ha convenienza a sviluppare un’etica.

Rimane però un problema: Ciò che è valido a livello di specie può non essere valido a livello di individuo. E, siccome siamo intelligenti, occorre una motivazione intelligente per oltrepassare la spinta animale a predare, ad accaparrarsi le risorse. Non ce la facciamo da soli a smettere di essere assassini. La legge scritta nei cuori non basta: perchè sia efficace occorre che dai cuori passi alle azioni.  
Perchè il leone è sempre in agguato.

Assassini IV – I salvati

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Ma perchè ci pare vera? Perchè definiamo male l’uccidere, il rubare, il sopraffare? Perchè, quando come abbiamo visto la legge del mondo è fare a pezzi, sfruttare o sottomettere l’avversario non appena si può?
Dobbiamo quindi pensare che ci sia un salto? Che in questa ininterrotta catena di morte manchi un anello? Perchè o questo trattenerci dall’uccidere è un difetto, una debolezza che pagheremo cara e che ci farà scomparire dalla storia per mano di chi non ha simili remore; oppure rappresenta qualcosa di nuovo, il passaggio ad una nuova legge, valida per noi soli.
In altre parole il tirarsi fuori dalla natura, dal circolo dei lupi e dei cani, per adottare una nuova legge; una nuova alleanza.
Siamo figli di Caino, che obbediva a quella vecchia legge, ma ci è stata data la possibilità di salvarci. Siamo stati salvati dal nostro destino di distruttori.

Negli ultimi quarantamila anni abbiamo eliminato o sottomesso ogni possibile minaccia. Belve pericolose. Malattie. Le forze della natura, il freddo, il buio. Ormai i soli nemici che ci rimangono siamo noi stessi.
Ma noi siamo quel livello della natura che si rende conto di essere qualcosa di più. Che si rende conto che c’è un qualcosa di più, qualcosa a cui rendere conto.
Noi siamo i salvati. Salvati da che? , voi direte.
Salvati da noi stessi.

Assassini III – Figli di Caino

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Se questa è la selezione naturale, allora si applica anche agli umani. Per ogni nazione diventa essenziale eliminare le altre, sabotarle, strozzarle in culla. Ogni città, se appena ne ha la possibilità, dovrebbe bruciare le proprie confinanti; togliere loro il cibo, l’acqua, farle sopravvivere solo come schiave. In un paese, il vicino deve essere assassinato nel sonno prima che sia lui a farlo; le sue figlie violentate e lasciate vivere solo se gravide. Ogni ideologia non può che mirare all’eliminazione di ogni altra, se vuole prosperare, se vuole sopravvivere.

Eppure ciò ci ripugna.

Tratteniamo la mano che dovebbe sfracellare il cranio del neonato. Ci arrestiamo mentre stiamo per dare fuoco alla casa con la gente dentro. Non gettiamo il veleno nel pozzo. Non più, almeno.
Perchè lo facevamo, oh sì, lo facevamo. Siamo figli di Caino.
In alcuni luoghi si fa ancora.
Non lo facciamo perchè qualcuno ha detto che occorre amare il proprio prossimo. Palese assurdità, in questo mondo in guerra con il diverso da sè. Eppure…eppure sapete la cosa strana?
La cosa strana è che ci siamo fermati perchè ci è parsa vera.

Assassini II – Sopravvivere

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Come i pini, così ogni altra creatura. In natura non c’è secondo premio. O sopravvivi, ovvero vivi sopra il cadavere del tuo avversario, o sei letteralmente carne morta. Ti estingui; sei meno efficiente e quindi non competitivo. Se il tuo concorrente riesce meglio di te vince, e quindi il gioco sta nell’impedirgli di vincere.
Togliendogli il sole; avvelenandolo; fermandolo prima che nasca. Non c’è mezzo vietato o troppo crudele. Neanche lo sterminio, il genocidio, la guerra preventiva.
Perchè questa è la legge: sopravvivere.

Madre Natura guarda con amore i suoi figli, coccolando colui che rimane vivo dopo avere massacrato i suoi fratelli.

Assassini I – Pineta

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Sei nella penombra della pineta. Di qui il mare non si sente più.
L’odore di resina sì, invece, anche se a starci dentro uno non ci fa più caso.
Che bello, che pace, pensi.
Poi ti guardi intorno. I tronchi rugosi a perdita d’occhio sostengono una verde cupola d’aghi. A riempire ogni spazio, intercettare ogni raggio di luce che possa colpire il suolo, cosparso di uno spesso strato di aghi.
Morti.
Niente vi cresce. Sotto il tetto verde vi è veleno per ogni creatura. La pace è quella di un cimitero, la resina e l’ombra le armi assassine. Le cicale cantano una nenia funebre.
Il pino uccide. Non vuole concorrenti.
Da trecento milioni d’anni vince così la lotta per sopravvivere.
E’ l’evoluzione, bellezza.