Finire il lavoro

Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Lc 14, 28

Ho premesso questa lunga citazione evangelica perché mi sembra insegni una lezione che oggi, evidentemente, molti cattolici hanno dimenticato. Il realismo.
In un articolo di oggi sull’Occidentale, Assuntina Morresi con altri commentatori asserisce che l’irrilevanza cattolica nelle ultime votazioni deriva dal criterio di giudizio di chi vota, indistinguibile dal resto del mondo. Insomma l’essere cattolici non conterebbe per la scelta del partito da votare.
Sono d’accordo solo in parte. Certo, quello descritto è un fenomeno presente. Ma ho verificato anche altre due tendenze che sono all’opposto di quelle descritte.

La prima è rappresentata da tutti quei veri credenti che sono andati a votare per il centrosinistra o il radicalismo convinti che fosse il meglio per la Chiesa stessa. In altre parole, non hanno votato malgrado l’essere cattolici, ma proprio in quanto cattolici. Non credo di sbagliarmi se dico che anche parecchi sacerdoti e prelati di alto rango abbiano fatto così. Il punto autentico qui è ancora più profondo: quale sia il criterio di voto di un cattolico. Abbiamo visto nella legislatura passata le forze più laiciste varare provvedimenti fortemente anticristiani nel silenzio quasi completo delle gerarchie, e le stesse stigmatizzare violentemente alcuni punti di vista dell’opposizione. Se il criterio di giudizio non sono più i “principi non negoziabili” ma “l’accoglienza”, se la demolizione della dottrina sociale della Chiesa è un particolare e l’indice è invece puntato su una concezione della vita diciamo “borghese”, allora uno può in coscienza votare anche chi la Chiesa non ha mai fatto mistero di volerla distruggere, salvo usarla quando ne ha bisogno. Si dimentichino allora leggi e provvedimenti o, peggio ancora, li si consideri il prezzo da pagare ad un certo “progresso” che si vuole inarrestabile, scordando del tutto la speranza cristiana. Si può pure dire che i momenti politici più significativi degli ultimi anni siano i discorsi di un paio di Presidenti al Meeting, ma occorre avere una memoria davvero selettiva.

A mio parere, avere fatto questa scelta consciamente rappresenta un atto di cecità totale, se veramente si tiene alla Chiesa. E’ un mio giudizio che si basa sull’analisi realistica dei fatti e delle circostanze, di cui sono ragionevolmente certo. Ma, appunto, è un giudizio mio: e io non ho la verità in tasca. Così non posso incolpare chi si è limitato a seguire pastori e persone autorevoli con un pensiero opposto a quello che ho.

La seconda tendenza è quella di cui ho già parlato: marciare sotto la bandiera dei duri e puri verso la sconfitta. Rileggiamoci pure l’incipit di questo post: se la torre fosse quella della chiesa, se il re fosse ipercattolicissimo e i nemici biechi infedeli, il costruire e il marciare rimarrebbero comunque un’idiozia. Se il nome del gioco è “portiamo qualcuno in Parlamento”, non essere riusciti a farlo vuol dire irrilevanza. Mi fa piacere che ci si sia trovati, si sia lavorato, che si sia fatta una bella esperienza: si è comunque perso rovinosamente, e non serve accusare altri, perché il nome del gioco è quello. Se non sai giocare meglio degli altri, perdi.
E’ come se una squadra fosse sconfitta 20 a 0 e si consolasse dicendo “però a centrocampo abbiamo fatto dei bei passaggi, e avevamo l’arbitro contro”. Non è una partita che mi piacerebbe guardare. E neanche rigiocare, dato che se prima ci si poteva illudere ora sappiamo i valori in campo. Sì, lo so che occorre essere liberi dall’esito. Ma non si deve essere liberi dal fine. Realismo vuol dire che non è il martirio ricercato che fa santi, e neanche dà testimonianza. Il cristiano costruisce, non è un talebano suicida.

Va bene, commentatori ne hanno lodato la novità: sarò sincero, se un certo partito avesse contribuito a fare eleggere una mezza dozzina di parlamentari sarebbe qualcosa di cui persino le opposizioni dovrebbero tenere conto per tenerlo buono. Specie se questi eletti fossero di segno diametralmente opposto a quelli che quel partito candidava.

Tiro le conclusioni, sperando di non avere offeso nessuno mentre cercavo di sviluppare il ragionamento.
Realismo vuol dire guardare in faccia ai fatti. Quello che è successo nella scorsa legislatura. Quello che è successo alle elezioni. La legge elettorale. Le ragioni di tutti. La vita.
Il pezzo del Vangelo che ho messo all’inizio termina con “chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. Averi può essere inteso non solo in senso materiale, ma anche tutte le convinzioni, i pre-concetti che si possiedono. Realismo, appunto.
Naturalmente, mi ci metto anch’io. Se ho sbagliato nel mio giudizio, saranno il tempo e i fatti a smentirmi.

Nel frattempo, pensiamo a cosa fare per uscire da questo pantano, tenendo conto che la politica è un mezzo, non il fine. Terminare davvero il lavoro che ci è stato dato. Senza sogni, senza illusioni. Realisticamente.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 7 marzo 2018 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 36 commenti.

  1. Riflessione lucida ed impeccabile, condivido in pieno, peccato non sia stato scritto e letto qualche giorno fa! Mi piacerebbe conoscere il nome che si nasconde dietro Berlicche…

  2. Non sono d’accordo con te. Anzi, secondo me il brano che citi porta proprio nella direzione opposta a quella per la quale tu lo hai usato.

    Cercando di essere sintetico:

    1) qui non si tratta di essere duri e puri ma di tornare a essere visibili. I cattolici sono destinati ad essere schiacciati da un mondo che va a tutta velocità in una direzione ormai fissata, ma è necessario che il mondo sappia chi sta schiacciando e cosa pensa. Questo non è possibile se i cattolici diventano monadi all’interno di partiti che di cattolico hanno poco.

    2) è necessario che il cattolicesimo produca una cultura. La cultura produce politica. Queste elezioni hanno segnato, secondo me, la fine definitiva del ciellinismo come fonte della politica cattolica, semplicemente perché CL è sparita. Dal mio piccolo osservatorio io vedo i figli dei miei coetanei di CL essere completamente omologati al mondo e noto che i ciellini sono spariti anche come presenza universitaria. Occorre un nuovo soggetto. I vecchi ciellini sono ancora attaccati a quel centro-destra che ha dato loro tante soddisfazioni: sono loro che sono attaccati ad un passato ormai morto.

    3) una torre non si costruisce dall’oggi al domani. Non si può ragionare in termini di vittoria in una singola elezione. La vittoria era fuori questione. Il giudizio sul PDF non può dipendere dal fatto di essere riuscito o no ad eleggere dei parlamentari. Certo, eleggerli sarebbe stato meglio…ma la vera partita si gioca adesso. Se il parziale insuccesso stimolerà ad impegnarsi di più e non provocherà un dissolversi di quanto si è aggregato intorno ad Adinolfi ed Amato (quest’ultimo è poco visibile mediaticamente, ma non è persona da trascurare) allora questo sarà un inizio e non un episodio.

    4) il PDF parte, per quanto sembri strano, dalla preghiera. Questo è davvero cattolico ed è comunque una vittoria, anche se mi rendo conto che non in molti capiranno cosa intendo dire. Il discorso di Gesù che tu citi arriva subito dopo un altra frase, che invita a considerare che occorre passare dalla croce. Il discorso che tu citi equivale a “Sei disposto a passare dalla croce? Fai bene i tuoi calcoli! Da solo non ce la puoi fare!”. Quanto è comprensibile questo discorso a chi ragiona come la Morresi, in termini utilitaristici, realistici, di rapporti di forza, etc.? Temo molto poco.

    In conclusione, non solo rivoterei PDF e lo rivoterò se ci sarà occasione, ma sono anche fortemente tentato di impegnarmici in prima persona.

    Un abbraccio.
    Poemen

  3. Caro Poemen,
    temo che il problema sia che si vogliono due cose opposte. Si vuole contare, ma non si accetta l’alleanza e il confronto con forze che potrebbero andare nella stessa direzione. Ci si concentra sui problemi della famiglia e l’opposizione al mondo, ma il mondo è parecchio più vasto; si vuole fare politica, ma si rifiuta la politica. In un certo senso è come essere i cinquestelle cattolici: anche loro hanno avuto e hanno lo stesso approccio. Con la differenza che a solleticare la rabbia e i bassi istinti si ottengono certamente molti più voti che appellandosi alla fede e alla ragione.
    Ragioniamo con i numeri: un partito come il PdF riuscirà a superare il 3%? E, se sì, cosa farà? Dovrà allearsi con qualcuno di quelli che ha rifiutato in prima battuta, oppure ogni sua iniziativa conterà zero. Mettiamo pure che prenda tutti i voti che può prendere. Tutti quelli che vanno a messa? Siamo al massimo al 10%. Cosa fa un partito al 10%? Non certo una maggioranza. E se fosse la maggioranza, che si fa, uno stato teocratico, tagliando i ponti con qualunque stato che non è cattolico? Mi è stato insegnato che il cattolicesimo, e anche la politica, è cosa diversa.
    1-Tu dici “destinati ad essere schiacciati da un mondo che va a tutta velocità in una direzione ormai fissata”. Non sono d’accordo: questa è mancanza di speranza, come ho scritto nell’articolo. Se siamo convinti che la realtà è quella che è sappiamo che la storia è provvidenziale. La testimonianza non si dà arroccandosi, ma stando in mezzo a coloro che si vuole convertire. Altrimenti quello che offriamo è il pensiero di “qualcun altro”, diverso, inassimilabile.
    2-Sono d’accordo che si deve produrre cultura. Ma non confondiamo la cultura con la politica. Mi è stato insegnato, da ciellino, ad incontrare tutti, ma con la mia faccia. Non è che si è legati al centro destra: è che dalle altre parti ci accolgono con i forconi. Sull’omologazione, credo che si dovrebbe aprire un’altra discussione, non ora.
    3-A parte Adinolfi, chi s’è visto? E anche lui poco, non certo per colpa sua. Il rischio è il partito-persona, più che il partito-famiglia. Come detto all’inizio, ci si poteva anche illudere sui numeri prima, ma ora sarebbe perseverare lungo una strada che si è vista fallimentare per i fini che si proponeva: contare. Perdonami, ma ho sentito “l’apprezzamento” riservato al PdF tra i giovani. Se si diventa una macchietta, cosa puoi testimoniare? Si diventa controproducenti.
    4-D’accordo la preghiera, ma occorre stare attenti a cosa si chiede. Il rischio è, come accennavo, confondere il mezzo con il fine. Mettiamo che ci sia un treno che si vuole fermare: ci mettiamo in mezzo ai binari pregando e gridando “Dio lo fermerà per noi?” Se lo facciamo saremo travolti, perché, come ho scritto in post precedenti, Dio non si lascia appiccicare come etichetta su ciò che pensiamo sia la cosa da fare. Specie se poi ci meniamo tra noi.
    E’ l’oggetto che definisce il metodo, mi è stato insegnato. Se fai politica non puoi non usare categorie che siano politiche, cioè di confronto con quanti non sono te.
    Wow. Grazie, Poemen, per il commento. Non credo che riuscirò a convincerti, ma spero di averti risposto.

  4. Ancora una notazione: quello che a me interessa veramente sono le ultime righe del post. Se questi approcci – il mio, i due che nomino – non bastano, occorre trovare un modo diverso, insieme. Noi più lassù.

  5. Maria Cristina

    Ci ha votato per PDF ha dato un voto ” inutile” . Il piano delle elezioni in e’ il piano della teoria dei belli ideali ma il piano della pratica , dell’ utile. L’ elettore cattolico dovrebbe chiedersi quale voto e’ piu’ utile per far realizzare nella pratica i miei valori? Non siamo sul piano della pura testimonianza dei valori. Se si foss solo sul piano della testimonianza allora si dovrebbe coerentemente non votare affatto, come spiega bene Padre Ariel Levi di Gualdo su L’ Isola di Patmos. Nessuno mi rappresenta veramente e dunque io cattolico non voto , testimoniando cosi’ che i miei valori non sono i vostri valori.
    Ma se si sceglie di ” giocare” bisogna come dice Berlicche sapere e accettare le regole del gioco. Votare un partito che avra’ al massimo il 2%e’ una scelta perdente . Allora meglio non giocare affatto.

  6. Conti Cesare

    Grazie infinite! Condivido pienamente e convintamente l’analisi che hai fatto … basterebbe un po’ più di coerenza e guardare con attenzione alla Dottrina Sociale della Chiesa … ma penso che anche molti zelanti “pastori” non sappiano nemmeno più cosa sia …. figuriamoci le povere pecorelle!

  7. Burato Massimo

    Il gioco è rimettersi su una strada buona.
    I radicali pur non essendo in parlamento da molto tempo e avendo pochi sostenitori hanno lottato per tante battaglie (a volte giuste altre meno) ottenendo anche dei risultati.
    Certamente essendo al governo si sarebbe più incisivi, ma anche solo il tentativo ha prodotto un cambiamento nelle proposte dei partiti (mi riferisco ai riferimenti alle politiche per la famiglia che sono emersi nelle ultime settimane di campagna elettorale).
    Il PDF ha ricordato l’identità a quei partiti che pur professandosi cristiani hanno sostenuto o non evitato l’affermarsi di leggi contrarie alla dignità umana.

  8. Ma prima di pensare ad essere rilevanti in politica dobbiamo ritrovare chi siamo. Se un prete dice in una messa no recito il credo perche non ci credo é continua ad essere parroco, se un prete difende l´omosessualitá é quando semplici catolici lo scoprono il vescovo e Avvenire lo coprono, se un prete in Argentina quando si discute la legge sull´aborto dichiara pubblicamente se dico quello che penso mi scomunicano e continua a “evangelizzare” i poveri, cosa possiamo fare in politica? Chi siamo? Cosa testimoniamo?

  9. Condivido in pieno l’analisi di Berlicche nella parte in cui denuncia l’errore “tattico” del voto al PDF (partito politico che – personalmente – mi ispira assai poca simpatia per via del suo mentore, quell’Adinolfi di cui fatico a fidarmi fino in fondo considerando la sua storia). Ciò che non condivido dell’analisi di Berlicche è la sua convinzione che l’unico voto accettabile per un cattolico alle recenti elezioni fosse quello per il centrodestra salviniano e berlusconiano. Mi spiego meglio: non c’è dubbio che PD, sinistra e M5S siano forze profondamente anticristiane sulle tematiche etiche. Le leggi su divorzio breve, unioni civili, dat e le “simpatie” per la liberalizzazione delle droghe leggere sono tutti provvedimenti voluti da queste forze e che si commentano da soli. Tuttavia dall’altra parte – il centrodestra – vedo dei partiti a favore della riapertura delle case chiuse, che sistematicamente alimentano paura e diffidenza nei confronti degli immigrati e che – soprattutto – propongono quel provvedimento a mio avviso estremamente iniquo (anche se a livello personale mi risulterebbe convenientissimo) che è la flat tax. Qui, se seguiamo il Vangelo citato da Berlicche e facciamo i conti, i casi sono due: o la flat tax era la classica “sparata” elettorale a cui nessuno credeva o era davvero una proposta seria, che però può essere realizzata solamente smantellando quanto ancora è rimasto del cosiddetto “welfare state”. Con un debito pubblico alle stelle, le percentuali di deficit da rispettare e le clausole di salvaguardia pronte a scattare in caso di assenza di coperture, infatti, una flat tax potrebbe essere implementata solamente attraverso drastici tagli alla spesa pubblica, ed in particolare riducendo significativamente le prestazioni sanitarie, pensionistiche e scolastiche. Questo porterebbe inevitabilmente ad una progressiva esclusione delle fasce di popolazione più deboli dall’accesso ad un livello di cure garantito che sia minimamente dignitoso e dalla possibilità di riscattarsi socialmente attraverso l’istruzione gratuita. Il tutto, al solo scopo di far pagare molte meno tasse a chi già guadagna magari anche centinaia di migliaia di euro. Tra i valori del Vangelo, personalmente, ricordo non solo l’indissolubilità del matrimonio, la tutela della vita specie nelle sue forme più deboli (feti, anziani) e la famiglia, ma anche l’attenzione verso chi è escluso, il farsi prossimi nei confronti di chi è in uno stato di indigenza e povertà, il non basare la propria vita sull’accumulazione di beni e denaro. E se dovessi sposare l’obiezione che il supporto ai più deboli è un qualcosa che deve nascere dalla spontanea volontà dei cittadini, da principi di sussidiarietà e dalla libera iniziativa delle associazioni di volenterosi sul territorio – anzichè essere imposto dal sistema fiscale dello Stato – farei poi onestamente molta fatica a sostenere che invece su altre questioni etiche (unioni civili, eutanasia, aborto, legalizzazione droghe, utero in affitto ecc.) sia la stato a dover legiferare in modo da porre dei limiti a certe derive. Rimango in altre parole convinto che ci sono delle cose oggettivamente giuste ed altre oggettivamente sbagliate e non mi crea imbarazzo pensare ad un ruolo anche “paternalista” dello stato che deve incentivare e promuovere con le proprie leggi ciò che è giusto e penalizzare ciò che è sbagliato, sia nelle materie etiche che in quelle (strettamente connesse) economiche. Per queste ragioni sono convinto che nessun partito tra quelli realmente in lizza per andare in Parlamento fosse realmente preferibile agli altri da un punto di vista cattolico. Tutti, per motivi diversi, erano profondamente distanti dalla forza e dalla radicalità del messaggio evangelico, che ha tra i suoi massimi pregi quello di mettere costantemente a nudo le nostre pigrizie ed i nostri ragionamenti di comodo, mentre i partiti politici fanno a gara per “pettinarli”, pur di accapparrarsi i voti. E purtroppo questo testimonia in maniera ancora più drammatica come il cattolicesimo non sia più in grado di proporre una cultura che sia convincente per la maggior parte degli uomini d’oggi.

  10. @Enrico.
    I criteri cattolici per scegliere chi votare sono i seguenti:

    https://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=4864

  11. xEnrico:
    premesso che ho già espresso in altra sede il mio giudizio sul cdx, vorrei però fare un paio di notazioni al tuo discorso.
    “Riapertura case chiuse”: io sono contrario, ma vorrei fare notare che nella Roma papalina, salvo brevi parentesi, le case chiuse c’erano eccome. Se il dito su questo è puntato di chi invece è per la prostituzione – sesso libero – di chiunque, direi che si tratta di calcolo.
    “alimentano paura e diffidenza nei confronti degli immigrati”: può darsi, ma il problema c’è. E’ inutile negarlo; e devo dire che alcuni immigrati riescono benissimo ad alimentare paura e diffidenza per conto loro. Che questo argomento sia ancora una volta cavalcato per interesse si può vedere da come hanno trattato quell’eletto della lega di colore. Devo dire che un simile razzismo, manco all’estrema destra. Personalmente credo che se tutti gli immigrati fossero come quello, non è che bisognerebbe permetterle loro di entrare con i barconi, bisognerebbe asfaltare il canale di Sicilia.
    Flat tax: mi sono già dichiarato incompetente in economia, ma gli esempi di altri paesi ci dicono che potrebbe anche funzionare. Siamo comunque a livello di opinioni.
    “ruolo anche “paternalista” dello stato”: io credo che meno stato c’è meglio è. Sussidiarietà: dove arrivano le persone, lo stato deve ritrarsi. Lo stato padre tende ad essere uno stato patrigno, perché i figli non sono abbastanza amati.

  12. La penso esattamente come B.
    Da tempo ormai ho imparato che se si vuol andare a votare in modo responsabile, occorre ogni volta ragionare più o meno con gli stessi criteri adoperati nei ballottaggi: decidersi sulle priorità cercando di portare oltre la soglia del 50% la coalizione (o la forza) politica che sembri tecnicamente meno devastante ai fini della migliore difesa del bene comune (cioè di tutti).
    E, tanto per fare qualche esempio, non è detto che questo non si possa ottenere meglio con un sistema fiscale di flat-tax piuttosto che col sistema corrente. Non è detto che la sussidiarietà funzioni peggio dello Stato assistenziale. Non è nemmeno detto che un’immigrazione severamente controllata non porti a un netto miglioramento della condizioni di vita dell’immigrato stesso…
    Insomma, non è detto che andando nel senso opposto al costoso e disastroso sistema adottato da tutti i governi di sinistra e di centrosinistra fino a oggi, le cose – qui e altrove – non possano andare un po’ meglio per tutti.

  13. “ruolo anche “paternalista” dello stato”: io credo che meno stato c’è meglio è. Sussidiarietà: dove arrivano le persone, lo stato deve ritrarsi”. Lo stesso argomento potrebbe essere usato da chi sostiene che lo stato non deve intromettersi nelle libere scelte di chi vuole drogarsi, di chi da omosessuale vuole un bambino, di chi vuole “suicidarsi” perché malato o non più desideroso di vivere, di chi non vuole tenersi il figlio che ha concepito ecc. In tutti i casi c’è qualcuno che sceglie, facendo del male a se stesso o ad altri. Il liberalismo sia in campo etico che economico non mette dei freni agli egoismi dei singoli; a mio parere uno stato qualche freno lo deve mettere, perché se lasciamo tutto alla libera volontà dei cittadini – specie con la mentalità individualista che predomina oggi – i più deboli rischieranno di rimanere schiacciati.

  14. @Enrico: la risposta all’individualismo non è la Stato, ma la società e i principi condivisi. Occorre ricominciare da zero in questo campo, ma è la sola speranza.

  15. Enrico, non sto parlando di liberalismo, sto parlando di sussidiarietà. Che è anche un principio della dottrina sociale della Chiesa. Al contrario, lo stato statalista è il figlio diretto delle ideologie illuministiche anticattoliche e, prima ancora, del protestantesimo. Lo stato fonte di ogni diritto… cioè quanto condannato dal Sillabo un secolo e mezzo fa.
    Se ho la forza oggi o la settimana prossima magari farò un post sopra per chiarire.

  16. Circa Roma papalina e l’esistenza fra le mura papaline di bordelli con prostitute, va ricordato che Dio rimprovero’ l’assassino di nome Davide dicendogli che gli aveva dato le migliori donne e se necessario avrebbe aggiunto altre concubine ma non doveva toccare la moglie del povero ufficiale fedele Uria. E’ lo stesso Dio del nuovo testamento, della purezza, della verginità, di Gesù Giuseppe e Maria. La spiegazione sta in un passo alla volta poiché la santità sessuale e’ difficile. La chiesa dei bordelli consentiti sapeva che se li avesse vietati era peggio. Ma mai ti ha indicato un bordello (con figli e figlie da salvare con prudenza e non con il carcere) ma ti indicava il tabernacolo e IL SUO SANTO CONTENUTO. La chiesa più di ogni altro consorzio umano conosce come sono fatti gli uomini. La sua prudenza viene travisata da complicità solo dai nemici della chiesa che non si pongono domande ma trasportano calunnie ricevute in affido.

    CARAMELLINA APOLOGETICA

    Nel vangelo “prostituta” appare “…Vi passeranno avanti” e Figliol prodigo. Innocenzo III°: “……Coloro che fanno uscire le pubbliche donne 💃 dal postribolo e le prendono in moglie👰ciò giovi per la remissione dei loro peccati…” E’ indulgenza plenaria!! La chiesa non è mai banale per gestire i problemi. Nazismo, prostituzione, schiavitù, guerra, la Chiesa prende l’uomo là dov’è, mostra misericordia, e lo guida fin dove si fa guidare. A chi dirà che per la Chiesa il sesso era tabù, con un morso👂staccategli un orecchio. Innocenzo III° tra l’altro
    non aveva fatto i conti con moderne leggi divorziste spenna-mariti‼️‼️

  17. Berlicche,
    grazie per la tua risposta. Hai ragione: non mi hai convinto…ma sono il primo a riconoscere la ragionevolezza di quanto dici.

    Mi limito a quattro punti:

    1) sono d’accordo con te quando dici che la cosa più importante è quanto scrivi alla fine del post. Però è anche chiaro che io e te non proporremmo, al momento attuale, le stesse soluzioni.

    2) riguardo alla mancanza di speranza…la mia non è mancanza di speranza. Io ho una speranza certa del buon esito finale. Quando dico che i cattolici, ma diciamo pure i cristiani, saranno asfaltati da un mondo che va ormai in una direzione fissata non sto disperandomi. E’ solo che ne vedo i segni ovunque. E’ vero, come dici, che la storia è provvidenziale…ma nessuno ci ha assicurato che il buon esito arriverà dopo una passeggiata. Cito: “Ricordatevi della parola che io vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra”. I cristiani svolgono nella storia il ruolo che Gesù ha svolto nella sua vita sulla terra: il mondo li asfalta salvo poi rendersi conto che avevano ragione e convertirsi. Anche a me piacerebbe che il mondo si convertisse PRIMA. Immagino che a Gesù non sarebbe dispiaciuto evitare la croce…ma temo che non sia possibile.

    3) Riallacciandomi al punto precedente: il cristiano è chiamato a diventare un altro Cristo. La sua vita è testimonianza di Cristo. Quindi anche nel fare politica il cristiano finirà per essere diverso dagli altri, sia dal punto di vista delle strategie che dal punto di vista dei criteri adottati. Il fatto che alla politica si giochi con le regole della politica è vero fino ad un certo punto. Ci sono certe regole che un cristiano non può accettare…e non è per essere “duro e puro”, è solo per continuare ad essere se stesso. Per un cristiano tutto è testimonianza (mentre noi che abbiamo una certa età ci ricordiamo di quando ci veniva detto che “tutto è politica”).

    4) “Stare in mezzo a coloro che si vogliono convertire” funziona solo se non diventi come coloro che vuoi convertire, se non finisci per adattarti ai loro schemi ed ai loro criteri di giudizio. Questo è molto difficile senza una compagnia. Per questo non mi convince la situazione del politico cattolico che “testimonia” stando isolato in un partito che va completamente da un’altra parte. Occorre recuperare una visibilità. Il fatto di essere una macchietta agli occhi di chi guarda con pregiudizio non dovrebbe essere una novità per i cristiani…da quando ci siamo preoccupati di avere una buona reputazione?

    Ti ringrazio ancora per lo scambio. Sarebbe bello proseguirlo davanti ad una birra o ad un bicchiere di vino!

  18. Berlicche, ma se, lasciando l’iniziativa alla sussidiarietà, si finisse per avere una fetta crescente di popolazione che non ha più accesso alle pensioni e alle cure sanitarie, questo ti parrebbe eticamente accettabile? In un mondo cristiano un simile problema non si porrebbe ma nel mondo d’oggi, se non ci fosse un minimo di azione redistributiva da parte dello Stato e se si lasciasse tutto in mano ai privati, sei davvero convinto che ci sarebbero persone a sufficienza pronte ad organizzarsi per sostenere adeguatamente chi è più debole? Personalmente ho più di un dubbio. E lo ha anche la Chiesa https://books.google.it/books?id=CoIsGAgKmzcC&pg=PA149&lpg=PA149&dq=chiesa+principi+fiscali&source=bl&ots=8BI2tUQpzg&sig=qYnVSDnOmQUQ2nrYlj3szHSzMg0&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwio5KnZn9_ZAhULuRQKHQ9CCuYQ6AEIXzAH#v=onepage&q=chiesa%20principi%20fiscali&f=false . Abbinare al liberalismo in materia economica una rigidità che dovrebbe essere riconosciuta e tutelata dallo stato nelle materie che toccano la vita ed il diritto di famiglia a me pare un’opzione incoerente. Lo ripeto: o si ritiene che lo Stato debba esercitare un ruolo nel premiare ciò che è bene e nel perseguire ciò che è male, oppure si deve ritenere che lo Stato debba entrare il meno possibile in tutte queste questioni e deve lasciare spazio all’iniziativa delle persone, non solo sulle materie economiche.

  19. xPoemen:
    1- Bene, cominciamo a proporne, magari tra tutti e due…
    2- Continuo a dire che siamo certi di essere asfaltati solo se continueremo a ripeterlo. Nessuno combatte una battaglia che sa di perdere. Io invece sono convinto che possiamo vincerla, basta discernere il vero dal falso. Poi è chiaro che la persecuzione nessuna ce la leva, e coloro che credono che la eviteranno se si dimostrano abbastanza succubi non sanno quello che fanno.
    3- Le regole sono diverse dalle strategie per vincere. Ad esempio, mentire agli elettori non è una regola, è una strategia. La sfida è dimostrare che giocando secondo una strategia cristiana si vince… se si gioca secondo le regole.
    4- Isolato? Per la verità l’intenzione sarebbe che non sia isolato, ma ce ne siano il più possibile. Poi la compagnia se non è lì sarà altrove. “Macchietta” non è cattiva reputazione, è nessuna reputazione. Vuol dire che la gente ti guarda e non percepisce un meglio, delle ragioni. Non stimoli neanche la curiosità.
    Sono più che d’accordo con il bicchiere… speriamo di reincontrarci!

    xEnrico: la sussidiarietà significa che lo stato non entra dove singoli o gruppi riescono a organizzarsi autonomamente, ma solo dove non ci riescono. Mai detto che lo stato debba uscire del tutto: quello è il liberalismo. Non confondiamo.
    Il punto però cruciale è dove lo stato prenda i diritti che assicura, cioè il bene e il male. Se sparisce Dio dall’orizzonte il criterio non può essere che l’arbitrio umano, cioè la legge del più forte. Come stiamo vedendo sempre di più adesso. Vedi la vicenda di Charlie Gard, di Isaiah Haastrup, di Alfie Evans. Ne parlerò oggi.

  20. @Enrico
    A me pare evidente che più lo stato arretra nella redistribuzione della ricchezza, più le famiglie (e di conseguenza la società) riprendono a funzionare. Se non si accetta questo assunto, non si può capire appieno l’origine della decadenza della famiglia, con il conseguente crollo demografico e etico attuali.
    Occorre dunque francamente ammettere che questa gravissima crisi economica (che, intendiamoci, è strutturale!) e lo sfrenato individualismo necessario alla nostra “povera” società dei consumi, sono i frutti avvelenati proprio di quel welfare-state deresponsabilizzante che la sinistra (ma anche parte della destra) politica, abbagliata da un certo modo di intendere (male) il cristianesimo, si ostina caparbiamente a difendere dallo “smantellamento”.
    E’ inevitabile: perdiamo progressivamente prima l’abitudine, poi la capacità e infine la volontà di preoccuparci l’uno dell’altro, man mano che, in cambio di crescenti contributi monetari, trasferiamo responsabilità personali e sociali a una qualche “salvifica” entità statale. Teoricamente la cosa potrebbe perfino funzionare, se non fosse che presto il sistema farraginoso inizia a pervertirsi con l’aumento incontrollabile delle “fragilità”, dei bisogni e dei bisognosi… a prescindere.
    Per invertire questa tragica tendenza, bisogna certamente agire con molta cautela, a piccoli passi. Ma quei passi vanno fatti con determinazione, e non sono rinviabili all’infinito.

  21. Mi dispiace, Berlicche,

    ma devo dire che concordo pienamente, stavolta, con poemen, e anche con l’analisi dell’espertissimo (per professione) contabile Enrico, circa il serio rischio di azzeramento del welfare, con una politica fiscale troppo semplificata e sempre meno interessata alla solidarietà: e il primo insegnamento, in questo senso, da parte di uno Stato dev’essere, come in tutti gli insegnamenti, basato sull’esempio.

    In caso contrario, le pubbliche istituzioni tenderebbero sempre più a coincidere con l’apparato di governo di una fortunata congrega di oligarchi, più o meno numerosi, asserragliati dietro una schiera di uomini e donne in divisa, che potranno anche farsi chiamare poliziotti, finanzieri, carabinieri, fanti, aviatori e quant’altro ma che, alla fin fine, non sarebbero altro che gli scherani, i “bravi” dei don Rodrigo e degli Innominati di turno.

    E comunque, colgo l’occasione per ringraziare Adinolfi, l’avvocato Amato e tutti gli uomini e le donne che hanno acconsentito a prestare la loro opera e le loro più diverse competenze a servizio dello sviluppo e della difesa degli ideali cattolici (li ho ritrovati tutti, nel programma del partito, e alle mie orecchie non stridevano per nulla con la compresente promessa di avversare lo “ius soli”, mi spiace per il segretario di Stato vaticano Parolin), anche in Parlamento.

    Ringrazio il Popolo della Famiglia, perché è stato in virtù dell’impegno, della speranza e del coraggio cristiani di quei candidati e di quelle candidate che, almeno per una volta, sono riuscita ad andare alle urne senza turarmi il naso. Adesso le mollette le userò solo per il bucato, evviva!

    P.S.: rivolgo un grazie molto sentito anche a Eppe, che me li ha fatti notare, nell’assordante silenzio generale dei mass media di ogni risma e simpatia politica, sia audiovisivi che della carta stampata.

  22. Ma, Marilù, di quale Stato stiamo parlando? E come speriamo di evitarlo, questo Stato futuro, se si sceglie consapevolmente di non contare niente? Quei candidati, Adinolfi, Amato, nessuno di loro siederà in parlamento. Non per caso, ma perché si è scelto così. Si è scelto di costruire la torre senza progetti e senza fondi. Perdonatemi, ma a me girerebbero alquanto se il mio voto fosse stato sprecato così.
    Non giriamo intorno al punto fondamentale: qual è l’obbiettivo? IL 3% tra 5 anni? E poi? La maggioranza tra 10? E poi? Lo stato teocratico tra 20?
    Qualcuno è in grado, realisticamente, di promettere qualcosa? Non credo.
    Non mi basta una strada, voglio capire dove arriva.

  23. Mi sembra che l’obiettivo possa solo essere quello di stare nella politica da cristiani cattolici. Vivendo questa cosa passo per passo. Capisco che non è la risposta che vuoi…vorresti una lista di milestones…

    Pensa di essere nel primo secolo dopo Cristo. Cosa avresti chiesto ai cristiani di allora? “Ma cosa volete fare? Qual è l’obiettivo? Mangiarvi l’impero romano? Fare un impero cristiano?”. Eppure lo hanno fatto! Certo che ci vuole il suo tempo! :-)

  24. Gentile Berlicche,

    fondare un quotidiano e poi un partito non mi sembra che siano decisioni assimilabili allo scegliere di non contare niente.

    Anche la Lega Nord, agli inizi, contava su un consenso pari a poco sopra il 3% (il 5%, se non ricordo male), eppure era riuscita a piazzare suoi uomini in ministeri chiave come quello degli Interni o del Tesoro.

    Il PdF ha racimolato solo lo 0,66%, a questa tornata elettorale? Ce ne saranno altre, “con la perseveranza salveremo le nostre anime” insieme alle iniziative politiche e alle leggi dello Stato (di diritto, e non degli affaristi).

    Del resto, anche il partito di Fitto non ha nemmeno avvicinato la quota 3% (ha superato di poco l’1%, se non erro). Pure questo risultato non è molto…realistico, non trova?

    Grazie comunque della replica e dell’opportunità di discutere anche di politica, qui nel Suo blog.

    Un saluto molto cordiale,
    marilù

  25. Grande Tonis! Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno! Sottoscrivo anche le virgole del tuo intervento! Hai usato parole perfette: volontà personale nell’aiutare il prossimo, deresponsabilizzazione…

  26. Da quanto scrivono alcuni commentatori sinceramente cattolici (che peraltro stimo molto) mi rendo conto quanto potente possa essere un banale equivoco.
    Parlo del Fit, un sistema fiscale che (se ben fatto!) in realtà porta autentica equità e grande trasparenza (cose che non si prestano a alimentare convenientemente determinati bacini elettorali).

    Certo, se si pensa che con la progressività del sistema di tassazione attuale i “ricchi” paghino per le necessità sociali più dei meno abbienti, allora vuol dire che non si è capito bene come funziona l’Italia della finanza pubblica (e dei “bacini elettorali”). Non si è capito che l’irpef è solo una delle decine di tasse e imposte che, associate al ginepraio di contributi, sussidi, agevolazioni fiscali, deduzioni e detrazioni varie, riescono di fatto spesso a fare il miracolo di riempire i portafogli più grossi e svuotare quelli più piccoli.

    L’avversione alla flat-tax (tassazione “unica” a blanda progressività, con no tax area e area a sussidio per fasce più deboli), e alla conseguente revisione del finanziamento pubblico della sanità e dell’università (salvo le doverose agevolazioni per i meno abbienti) nasce proprio da questo micidiale equivoco.

  27. http://www.gliscritti.it/antologia/entry/1549

    Joseph Ratzinger, Omelia del 26 novembre 1981 tenuta durante una liturgia per i deputati cattolici del parlamento tedesco nella chiesa di San Winfried a Bonn

    Lo stato non è la totalità dell’esistenza umana e non abbraccia tutta la speranza umana.
    L’uomo e la sua speranza vanno oltre la realtà dello stato e oltre la sfera dell’azione politica. […]
    Lo stato non è la totalità. Questo alleggerisce il peso all’uomo politico e gli apre la strada a una politica razionale. […] 

    Il primo servizio che la fede fa alla politica è la liberazione dell’uomo dall’irrazionalità dei miti politici, che sono il vero rischio del nostro tempo. Essere sobri ed attuare ciò che è possibile, e non reclamare con il cuore in fiamme l’impossibile, è sempre stato difficile; la voce della ragione non è mai così forte come il grido irrazionale. 

    Il grido che reclama le grandi cose ha la vibrazione del moralismo; limitarsi al possibile sembra invece una rinuncia alla passione morale, sembra il pragmatismo dei meschini.

    Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell’umanità dell’uomo e delle sue possibilità.

    Non è morale il moralismo dell’avventura, che intende realizzare da sé le cose di Dio. Lo è invece la lealtà che accetta le misure dell’uomo e compie, entro queste misure, l’opera dell’uomo. Non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica.

    (Amen)

  28. Milestones, Poemen? No, io sono per la programmazione Agile. :-) (questa non la capiranno tutti, ma vabbé)
    Nel primo secolo l’interesse era fare il cristianesimo. Appunto: non un partito.

    Marilù, il contare qualcosa non dipende dal fondare questo o quello, ma che in questo e quello ci sia gente. Implica scelte, implica alleanze… realismo! Anch’io posso fondare un partito, ma ci saremmo solo io e il mio gatto (se gli do i croccantini).

  29. @Berlicche

    “il contare qualcosa non dipende dal fondare questo o quello, ma che in questo e quello ci sia gente.”

    Berlicche, esattamente due anni fa, l’11 marzo 2016, trecento persone assistettero a Roma al Congresso fondativo del Popolo della Famiglia. Io mi sono iscritto – da casa – il giorno dopo e ho poi ricevuto la tessera numero 58; l’anno successivo la tessera 583 e quest’anno la 1119. Non ho ricevuto purtroppo nessun croccantino ma ti assicuro che sapere che più 200.000 persone hanno votato PdF è altrettanto gratificante!

    @Marilù

    Marilù, sono io che La ringrazio, davvero contento (e orgoglioso) di sapere che ha considerate degne di nota le mie indicazioni!

  30. “Pensa di essere nel primo secolo dopo Cristo. Cosa avresti chiesto ai cristiani di allora? “Ma cosa volete fare? Qual è l’obiettivo? Mangiarvi l’impero romano? Fare un impero cristiano?”. Eppure lo hanno fatto!”

    L’hanno fatto proprio perché non avevano l’obiettivo (diretto) di farlo. La distinzione tra Chiesa e Stato era ben chiara a quei cristiani.
    È la differenza tra fine e mezzo, di cui si è già parlato.
    Ciò non significa che non può esserci un “partito cristiano”. Ma significa che non si identifica necessariamente e unicamente con quello “della Famiglia” che, già dal nome, sembra occuparsi di un tema solo.
    Mentre invece un cristiano si occupa di ogni aspetto della società.
    Quando ho approfondito un po’ ho capito perché già da prima l’iniziativa del PdF non mi convinceva. Scusa la banalità che ora dico, ma a me il PdF sembra adattissimo come gruppo parrocchiale (o diocesano) di evangelizzazione… non come partito che interviene (direttamente) in politica. Allearsi con altri, quello sì poteva fare.

  31. Eppe, io ho cercato di richiamare al realismo, che è una virtù cristiana. Realismo significa, per quanto possibile, guardare alla realtà e non a qualcosa che magari fa pure piacere, è pure bella, me non è tutta la realtà.
    Il guaio del reale è che lasci fuori qualcosa quel qualcosa sarà proprio ciò che manderà in rovina.
    Più che indicare ciò, altro non posso fare. La libertà è la vostra.

  32. Berlicche, il realismo, come ogni “ismo” presta il fianco a qualche eccesso. Se fosse davvero virtù cristiana la troveremmo nel catechismo, dove abbiamo semmai “prudenza”, e Machiavelli sarebbe un santo. Grazie comunque per l’indicazione, che resta preziosa.

    Francesca, la famiglia è l’aggregazione sociale più diffusa in Italia: ce ne sono poco meno di 20 milioni. Non mi scandalizza il fatto che possa esserci un partito che voglia difendere nella società il diritto di ogni bambino a nascere, ad avere una mamma ed un papà, a venire educato dalla famiglia, società naturale fondata sul matrimonio, prima che dalla scuola e che voglia aiutare la famiglia nella cura dei suoi componenti anziani, malati e disabili. Semmai mi sorprende che tutti gli altri partiti considerino questi temi come residuali e marginali.

  33. “Non mi scandalizza il fatto che possa esserci un partito che voglia difendere nella società il diritto di ogni bambino a nascere, ad avere una mamma ed un papà, a venire educato dalla famiglia, società naturale fondata sul matrimonio, prima che dalla scuola e che voglia aiutare la famiglia nella cura dei suoi componenti anziani, malati e disabili. Semmai mi sorprende che tutti gli altri partiti considerino questi temi come residuali e marginali”.

    Non sono “residuali o marginali”, e non è che devi guardare alla campagna elettorale (di qualsivoglia partito) come ideale rappresentazione dei temi di cui si occupa e si occuperà.
    Da tempo, mi risulta che diversi osservatori cattolici, interpretando il sentiment di tanto popolo cattolico, lamentano il grave errore della divisione (e conflitto!) tra pro-life e pro-justice, e altre collegate, derivate, sviluppate in altre varie versioni e sotto-gruppi, fino a giungere talvolta alle monotematiche.
    [fino a qualche anno fa io stessa non sapevo “come dirlo” ma capivo benissimo questa roba menzognera insinuata nella Chiesa. Adesso che so i termini faccio anch’io l’intellettuale de noantri].

    Tutto questo per dire che, ad esempio, se un partito si occupa di tasse e di lavoro, non è che non si sta occupando di famiglia ma anzi mette tutte le condizioni (indispensabili) per creare una famiglia. Quindi: un tal partito può difendere la famiglia sia ad un livello esplicito (di predicazione politica) ma anche e soprattutto con i provvedimenti pratici e con le “predicazioni” su altri argomenti, indirettamente connessi.

    Quello che “scandalizza” me è piuttosto che i votanti del PdF si ritengano in qualche modo “con la coscienza a posto” per averlo votato, facendo un po’ sottintendere che tutti gli altri cattolici forse hanno la coscienza un po’ sporca.

    Sempre per tornare al cristianesimo dei primi secoli (e in effetti la realtà attuale potrebbe paragonarsi a quella antica): cristiani singoli e comunità cristiane interagivano e si trovavano ad entrare nei luoghi di potere con varie modalità, fino a trovarsi ad occupare anche posti “strategici” dell’impero romano… oppure trovandosi ad essere coniugi di non-cristiani… Pensa un po’ alle madri celebri di alcuni santi, figli di queste madri, i quali si convertirono in età adulta (e questo significa che la loro stessa famiglia, il loro stesso padre non era cristiano. O magari lo diventò dopo, non lo sappiamo).

    L’idea di isolarsi per costituire delle comunità di “puri” purtroppo proviene un pochino dai movimenti alla base del PdF, i quali, secondo me risentono di ideologie gnostiche (dal punto di vista religioso spirituale, intendo). Quindi, secondo me, già si trovano in posizione anomala rispetto al cattolicesimo.
    (e questa anomalia si riversa in politica. Anche se magari Adinolfi non c’entra niente con tutto questo. Però l’idea la sposa, eccome).

    Nota importante: il mio commento non significa che allora io sostengo la cosiddetta “contaminazione” e lobbistiche varie (che mi sembra di aver capito costituiscano le due fazioni in lotta a partire dall’iniziale Family Day).

    Il mio pensiero significa che, come cattolici, dobbiamo valutare di volta in volta come sia meglio agire.
    Credo che sia quel realismo che intende anche Berlicche.
    Se è questo mi trova d’accordo.
    Se è un’altra sfumatura spiegherà meglio lui cosa intende con “virtù del realismo”.

  34. Cari amici del PdF

    [chiedo scusa se intervengo ancora su questo post. Abbiate pazienza! :-) ]

    Pensare di poter difendere anche uno solo dei diritti che appartengono (o appartenevano!) da sempre all’uomo per natura e per grazia di Dio, e anche l’evangelico sperare in questo affidandosi a un partito serio (magari pure sinceramente cristiano) che però non metta primariamente in discussione lo strapotere regolatore e legislatore dello Stato in ogni campo a partire dall’economia, e non cerchi alleanze su questo fronte strategico, è a mio parere, una forma inconsapevole di cecità politica.

    Posso naturalmente sbagliarmi, ma la storia politica degli ultimi secoli qualcosa dovrebbe aver insegnato, almeno a noi cattolici.

    Avete mai considerato a fondo il caso dell’aborto? Vi siete chiesti come nasce questo cosiddetto “diritto” in tutti i Paesi di tradizione cristiana? E’ solo questione di incoerenza?
    No, e lo spiega bene un valente filosofo (e politico) italiano:

    “Si comincia con il diritto alla vita. Chi ha diritto alla vita ha diritto a una vita degna o ad «una vita veramente umana», come dice il § 26 di Gaudium et Spes; chi ha diritto a una vita veramente umana ha in primo luogo il diritto a che non sia ostacolata da interferenze altrui; chi ha diritto ad una vita non ostacolata ha diritto ad autodeterminarsi; e chi ha diritto ad autodeterminarsi ha diritto a rimuovere gli ostacoli che possono limitarlo. A quel punto, interviene un parlamento o una corte
    giurisdizionale a riconoscere che una madre, la quale ritenga che un figlio ostacoli la sua vita fisica, sociale e morale, ha diritto ad abortire.”
    [M.Pera, Diritti umani e cristianesimo]

    D’altra parte i governi, per legiferare su vita e famiglia hanno fatto ampio ricorso a consulenti esperti di economia e specializzati in “diritti umani”, come quella Francesca Klug della London School of Economics che, nel libro significativamente intitolato “Values for a Godless Age” scrive:
    “se i diritti devono diventare qualcosa di più di scudi di carta, allora occorre che alle corti – nazionali e internazionali – sia concesso il potere e l’autorità di sviluppare questo progetto.”

    Avete capito?: POTERE e AUTORITA’ di SVILUPPARE questo progetto!
    Insomma, per contrastare la deriva antiumana delle politiche “umanitarie” gestite da governi agenzie e corti nazionali e sovranazionali, occorre con urgenza unire tutte le forze che si oppongono a quel dirigismo e a quello statalismo che in due secoli hanno fagocitato la società tassando pesantemente, agendo sulla moneta sulla finanza e sull’educazione, distruggendo ogni corpo intermedio e ogni consuetudine, emarginando la Chiesa ignorandone il valore etico e morale, ingabbiando l’iniziativa privata in tutti i settori, abolendo di fatto il diritto privato e la responsabilità personale.

  35. Ho letto con particolare attenzione gli interventi di ToniS e ci sono alcuni spunti che, presi singolarmente, sono condivisibili. Il welfare state come tutte le cose umane non è esente da storture e perversioni e basta guardare a quell’altra balla spaziale che ha monopolizzato la campagna elettorale, ossia il reddito di cittadinanza, per capire quanto pericolose possano essere certe sue declinazioni. Ma smantellare l’assistenza sanitaria e l’offerta scolastica pubblica per finanziare la flat tax (non ci sono vie alternative) a mio avviso continua ad essere un’idea tutt’altro che etica. Che il welfare deresponsabilizzi i singoli è certamente vero, ma a deresponsabilizzare sono anche tanti altri messaggi e visioni del mondo di cui veniamo costantememte bombardati. Il nostro ego viene sollecitato in mille modi e tutto ci spinge a pensare solo a noi ed ai nostri desideri. Se il sistema rimane lo stesso ed a cambiare sarà soltanto la flat tax, l’unico risultato che avremo sarà quello che intere famiglie con disabili, malati con redditi bassi, poveri senza i mezzi per una scolarizzazione di livello dignitoso ecc. verranno totalmente abbandonati a loro stessi e a quelle poche persone (sempre meno) di buona volontà che decideranno di aiutarli. Egoisticamente non ho nulla contro la flat tax (con la quale – nella versione salviniana – più che dimezzerei il mio apporto in termini di irpef, avanzando in più ogni anno i soldi per farmi un bel viaggio per un mesetto dall’altra parte del mondo con tutta la famiglia o per comprarmi un’utilitaria), ma se guardo oltre il mio ombelico e faccio quattro conti, non posso che ritenerla una follia acchiappa-voti destinata, fortunatamente, a rimanere lettera morta. Con la prossima finanziaria ci sarà un bel da fare per scongiurare l’aumento dell’Iva, dopo di che di risorse ne rimarranno poche, ed un partito di ispirazione cristiana che non voglia prendere in giro gli elettori dovrebbe volerle destinare al sostegno della natalità, che è il vero dramma del nostro paese (altro che i diritti civili, o l’immigrazione e la sicurezza) , non a ridurre quasi di due terzi l’irpef dei professionisti che guadagnano centinaia di migliaia di euro.

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