Il titolo

Callisto era uno schiavo. Non che la cosa gli pesasse particolarmente. C’erano uomini liberi che se la cavavano molto peggio di lui; e senza dubbio parecchi cittadini romani che invidiavano la sua posizione. Perché Callisto non era uno schiavo qualunque. Era uno schiavo istruito, e valeva più sesterzi di quanti parecchi guadagnassero nell’intera vita.
Era alloggiato bene, nutrito discretamente, e il lavoro era scarso e leggero a sufficienza perché lui potesse dedicarsi al suo passatempo preferito, i libri.
Questi i lati positivi. I lati negativi era che il suo padrone non aveva purtroppo una biblioteca così ricca. Era sì un personaggio molto importante, un Prefetto. Ma Prefetto della provincia più pidocchiosa dell’Impero, distante uno sproposito dalle terre realmente civilizzate.
Anche oggi, fuori c’era tumulto. Come schiavo si sentiva abbastanza al sicuro, ma con questi fanatici non si poteva mai dire. Quanto avrebbe desiderato tornare a Roma. Perfino Cesarea già gli mancava.
“Callisto? Il Prefetto ti vuole.” disse il soldato.

“Ho un lavoro per te”, disse il Prefetto.”Una scritta.”
Callisto sapeva parlare e scrivere in otto lingue. Una abilità in gran parte sprecata, in questo buco di paese.
“Che scritta, padrone?”
“In tre lingue. Voglio latino, greco ed ebraico. Scendi da Lucio, digli di procurarti una tavola.”
“Cosa ci vuole scritto, eccellenza?”
“Gesù Nazareno, Re dei Giudei. Bello grosso, va bene? E’ da porre in cima ad una croce” disse, rivolgendosi al centurione accanto a lui.
Ah, era per quel profeta ebreo di cui si era discusso tutta la mattina. La folla fuori dal palazzo faceva paura.
“Immediatamente, padrone”.
Callisto, fuori dalla vista del Prefetto, sbuffò. Un lavoro da poco.

Il soldato sbirciò la tavola di legno con le lettere tracciate sopra. Il latino lo sapeva leggere, un poco almeno, ma gli altri scarabocchi…
“Che c’è scritto qui?” chiese allo schiavo. E’ la lingua di qua, no?”
“Yeshua Hanotsri Wemelek Hayehudim”, rispose lo schiavo.
“E che vuol dire?”
“La stessa cosa del latino.” rispose ancora. “Iesus Nazarenus Rex Iudeorum”.
Il soldato si strinse le spalle. Il bello dell’esercito romano era quello: ti poteva capitare di portare a morte anche un re. Sic transit gloria mundi, come diceva il tribuno.
Si mise sottobraccio la tavola e si avviò fischiettando dietro al corteo dei condannati.

Appena finì di sistemare il cartello sopra la testa del condannato capì che qualcosa non andava. Tutti quei tromboni giudei con i loro scatolotti appesi ovunque sembravano parecchio agitati.
Verificò se l’aveva appeso diritto. Sì, era perfetto. Guardò in basso. I tromboni se ne stavano andando di gran fretta, e altra gente parlottava. Che avranno, si chiese. Forse non gli piace che gli crocefiggiamo il re.
Scese dalla scala con precauzione, tenendosi lontano dal corpo insanguinato dai flagelli.

Il Prefetto alzò lo sguardo, spazientito. “Cosa c’è ancora?”
Il Capo del Sinedrio si schiarì la voce. “Se vostra Eccellenza acconsente, voremmo che fosse cambiato il cartello appeso sulla croce del condannato. Non…” qualcuno gli diede di gomito. “…Non ci sembra corretto. C’è un errore. Quel Gesù non è il Re dei Giudei, ma solo quello che dice di essere. Se…”
Il Prefetto alzò gli occhi al cielo. Questi non gliela contavano giusta. Ma non ne poteva davvero più.
“Basta. Sono io stesso che ho dettato quel cartello. L’avete fatto uccidere per quello? E quello c’è scritto. Il cartello è già appeso. Titulus crucis. Quello che è scritto è scritto”,  scandì, “non ho intenzione di sprecare tempo a cambiarlo. E adesso andate, prima che perda la pazienza del tutto.” Fece un cenno con la mano, e le guardie si avvicinarono con fare minaccioso ai postulanti.
Il Capo del Sinedrio e gli altri uscirono. “Niente da fare. Sembra parecchio irritato.”
“E’ un abominio. Una bestemmia. L’ha fatto apposta.” Mugolò un fariseo vicino a lui.
Caifa sospirò. “Anche se fosse, in fondo non è così grave. Anche se è così vicino alla città, quanti lo noteranno?”

Giovanni alzò la testa e guardò l’uomo appeso, l’uomo che aveva seguito per tre anni.  Lordo di sangue, il respiro affannoso. Gli cadde l’occhio sul cartello, in alto. Lesse, e poi lesse meglio, incredulo.
“Yshu Hnotsri Wmlk Hyhudim”. Lo scrivano aveva evidenziato le iniziali. YHWH. Il Tetragrammaton, il sacro e impronunciabile nome di Dio, che Lui stesso aveva fornito a Mosè tanto tempo prima.
“Io sono colui che è”. Quell’uomo era appeso lì sopra perché aveva affermato davanti al Sinedrio di essere Dio. Ed ora, sopra il suo capo, era appeso…
Si ricordò quanto aveva detto ai farisei: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono“.

I  loro sguardi si incrociarono. E, per quanto potesse essere incredibile in mezzo a quella sofferenza, a Giovanni parve quasi che sorridesse.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 11 aprile 2017 su Apocrifatti. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 24 commenti.

  1. L’amore si misura con il dolore. Quanto più si ama, tanto più si è disposti a soffrire per la persona amata. Il dolore diventa come la prova inconfutabile del vero amore. Diversamente ci si illude di amare, ma, in realtà, si cerca solo il nostro vantaggio. Il cristianesimo non è una questione di persuasione ma di grandezza.

  2. In ebraico, però, “Yeshua Hanotsri Umelek [non “Wemelek”] Hayehudim” non significa “Gesù Nazareno, Re dei Giudei”; significa “Gesù Nazareno e Re dei Giudei”, che suona altrettanto male in ebraico che in italiano. Non è impossibile, ma dubito che una persona che conoscesse l’ebraico avrebbe potuto tradurre in questo modo la frase latina.

  3. Disclaimer: Non conoscendo l’ebraico antico (e credo neanche tu, Giuseppe…) ho basato il raccontino su una notiziola che avevo trovato in diversi posti in rete (ad esempio: qui). Naturalmente sono conscio che l’interpretazione è, eufemisticamente parlando, discussa (ad esempio, qui). Dove stia la verità non lo so, e non ho i mezzi per saperlo. Però mi sembrava affascinante come spiegazione di quel brano particolare. Ho scritto quindi un racconto, come altri sui temi evangelici riuniti sotto quel tag. Tutti inventati, tutti che (forse) potrebbero essere veri. Prendeteli come sono: un modo per far pensare a quanto accadde allora.

  4. No, io l’ebraico antico lo conosco, e ti posso quindi confermare che la proposta è sbagliata o comunque improbabile. Convengo tuttavia che si tratti di una storia affascinante.

  5. un altro raccontino bello. bravo.

    [@ giuseppe: ma è così indispensabile che la fiction sia realistica? non ne resterebbe nulla…
    (a parte “gesù… E re…” in ebraico non saprei, ma in italiano suona; dipende da ciò che deve dire)]

  6. ®ricco&spietato:

    «ma è così indispensabile che la fiction sia realistica? non ne resterebbe nulla…».

    No, chiaramente la fiction non deve essere realistica. Però dipende: io quando guardo The Walking Dead non ho nessun problema a sospendere l’incredulità e accettare tranquillamente uno dei presupposti meno credibili nella storia delle opere di fantasia, cioè l’apocalisse zombie. Però se Andrew Lincoln (che è inglese) parlasse nella serie con un accento britannico molto posh, quando invece si suppone che sia un poliziotto della Georgia, sopporterei la cosa molto meno – anche se in realtà sarebbe una circostanza improbabilissima ma sempre molto più realistica di qualsiasi zombie. Spero che sia chiaro cosa intendo dire.

    «a parte “gesù… E re…” in ebraico non saprei, ma in italiano suona; dipende da ciò che deve dire».

    Per esempio?

  7. Ammesso che fosse scritto in ebraico, e non nella lingua correntemente parlata, cioè l’aramaico. Io non conosco né l’uno né l’altro, però mi risulterebbe strano che fosse scritto in una lingua che all’epoca era esclusivamente liturgica. Insomma, anche io ho delle riserve a riguardo.

  8. http://www.bibbiaweb.net/lett193a.htm

    “Per l’iscrizione in ebraico, invece, non si hanno elementi dai Vangeli e si possono solo fare congetture.
    Al riguardo, l’erudito ebreo Schalom Ben-Chorin ha avanzato l’ipotesi che la scritta ebraica fosse proprio quella riportata da Giovanni, “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”.
    Considerato che in ebraico la virgola non esiste e che la lettera “Waw” = sostituisce la virgola e la congiunzione “e”, ragionevolmente propone:

    quindi, traslitterato “Ieshua Hanozri W(u)melech Hajehudim”.

    Come si può ben vedere le iniziali delle quattro parole sono proprio corrispondenti al Tetragramma Sacro biblico, IHWH, il nome impronunciabile di Dio nell’ebraismo.”

    Non saprei valutare quanto sopra, parlo solo aramaico.

  9. Mi scuso, non mi copia il testo ebraico dopo “ragionevolmente propone”. Chi è interessato veda il link.

    Buona Pasqua.

  10. @Vanni:

    «Considerato che in ebraico la virgola non esiste e che la lettera “Waw” = sostituisce la virgola e la congiunzione “e”».

    Non è proprio così. È vero che l’ebraico ha rispetto ad altre lingue una preferenza per la costruzione sindetica, cioè la costruzione con la congiunzione (waw), ma non perché in ebraico non esiste la virgola. Ti faccio un esempio: in 1Re 9:20 si legge: «Quanti rimanevano degli Amorrei, degli Hittiti, dei Perizziti, degli Evei e dei Gebusei»; ebbene, in ebraico i nomi di questi popoli non sono separati dalla congiunzione, proprio come in italiano. Altrove invece la congiunzione si trova (non esiste una regola fissa), ma i termini che separa fanno comunque parte di un’enumerazione, sono per così dire equivalenti. Invece nel caso in esame, “Nazareno” e “Re dei Giudei” non fanno parte di un’enumerazione di termini analoghi, come potrebbe essere per esempio “Gesù Re di Giuda e Re di Israele e Re di tutto il mondo”.

    Va anche detto che Schalom Ben-Chorin ha effettivamente avanzato questa ipotesi un po’ stravagante (in Bruder Jesus. Der Nazarener in jüdischer Sicht, 1967, p. 180), ma senza chiamare in causa la mancanza di virgole dell’ebraico antico; si limita a enunciarla e basta. L’argomento della virgola è del curatore del sito, direi.

  11. Perché apporre un’iscrizione in ebraico sulla croce di un predicatore palestinese e indicarlo come re dei giudei?

  12. Che dire? Mi inchino di fronte a un esperto. Ma il racconto è bello lo stesso.

  13. @ dmitri: tanto per cominciare il Predicatore non era palestinese ma giudeo (nato a Betlemme, terra di Giuda, da una distinta famiglia locale, anche se poi vissuto a Nazareth di Galilea e per questo popolarmente noto come il Nazareno o il Galileo). Il nome “Palaestina” è documentato dal 135 d.C. nella denominazione della provincia di Syria Palaestina, coniato per cancellare anche il ricordo del regno di Giudea, nell’ambito di una damnatio memoriae voluta da Adriano e Marco Aurelio, dopo la rivolta di Bar Kochba, quando quel che restava della Gerusalemme giudaica fu romanizzato in Aelia Capitolina, la città del Sole e del Campidoglio, vietata agli ebrei.
    https://web.archive.org/web/20090711133540/http://www.usd.edu/~clehmann/erp/Palestine/history.htm

  14. “Però se Andrew Lincoln (che è inglese) parlasse nella serie con un accento britannico molto posh, quando invece si suppone che sia un poliziotto della Georgia…”

    …cioè aspe’: me stai a inzinua’ che FORSE PonzioPilato nun c’aveva la zeppola??!??undici!

    me dai un dolore, sallo.

    (e alla fine verrà fori che nun c’aveva manco un amico di nome Marcus Pisellonius. sta’ a vede’)

  15. [ah:
    “Per esempio?”

    mi scuserai, ma non impartisco lezioni. men che meno in casa d’altri, e men che men che meno gratis.
    (certo che se maneggi l’ebraico antico come l’italiano – e se lo stato dell’arte sei tu – finalmente si spiegano i cammelli e le vergini…)]

  16. @Giuseppe, chiedo scusa, ma mi sembra che il racconto, basato sull’ipotesi di quella lezione congetturata, renderebbe conto in maniera plausibile (un servo poliglotta come scrivano piuttosto che un madrelingua ebreo) di come avrebbe potuto capitare che il testo incorresse in una forma poco appropriata (insomma coerenza interna e verosimiglianza narrativa sarebbero salve).
    Purtroppo arrivo tardi, ma mi piacerebbe chiedere lumi sul secondo link fornito da Berlicche, che, trascurando la congiunzione, mi pare indichi l’errore soprattutto nell’aggiunta di un articolo indeterminativo

  17. @m:

    «mi sembra che il racconto, basato sull’ipotesi di quella lezione congetturata, renderebbe conto in maniera plausibile (un servo poliglotta come scrivano piuttosto che un madrelingua ebreo) di come avrebbe potuto capitare che il testo incorresse in una forma poco appropriata (insomma coerenza interna e verosimiglianza narrativa sarebbero salve)».

    Certamente, sì.

    «mi piacerebbe chiedere lumi sul secondo link fornito da Berlicche, che, trascurando la congiunzione, mi pare indichi l’errore soprattutto nell’aggiunta di un articolo indeterminativo».

    Purtroppo in ebraico non esiste l’articolo indeterminativo; la u prefissa a melek è appunto la congiunzione «e», e melek ha-Yehudim può voler dire solo «il re dei Giudei», sia con la congiunzione prefissa sia senza.

  18. @Ricco&Spietato:

    «mi scuserai, ma non impartisco lezioni. men che meno in casa d’altri, e men che men che meno gratis».

    Scusa tu per la richiesta tanto inurbana di un chiarimento.

    «(certo che se maneggi l’ebraico antico come l’italiano – e se lo stato dell’arte sei tu – finalmente si spiegano i cammelli e le vergini…)».

    Peccato: se ti fossi dedicato tu alle lingue antiche (e se fossi più liberale nel comunicare la tua esoterica sapienza), gomene e ragazze avrebbero da tempo rivelato tutti i loro segreti, e le Sacre Scritture non avrebbero più ombre.

  19. @Giuseppe

    grazie mille per avermi risposto!

  20. @Senm: sì, lo so.

  21. Con questo racconto, si dovrebbe essere meritato di essere assunto in Paradiso all’istante, esimio arcidiavolo Berlicche, per diventare un san Trismas in piena regola.

    Perciò è con ancora più ferma convinzione (e gratitudine) che auguro una splendida, gioiosissima Pasqua a Lei e a tutti i Suoi cari.

    Estendo gli auguri anche a tutti i frequentatori del blog, soprattutto a quelli (Giuseppe e senm_webmrs) che hanno avuto la pazienza e la gentilezza di impartirci dotte e graditissime lezioni di lingua e storia ebraica antiche, in questo blog che è sempre molto ospitale e che diventa sempre più interessante, anche grazie a interventi come i loro.

  22. Auguri anche a Lei, gentile Marilù. Buona Pasqua!

  23. Ma lo sa il mondo che qui sono raccolti i maggiori esperti di lingue antiche del globo ? :-)
    Scherzo…non ve la prendete…la mia è tutta invidia…Buona Pasqua!

  24. Anzitutto: Buona Pasqua a tutti!
    Caspita! Sto lontano un po’ di tempo da questo blog (e purtroppo mi sa che sarà sempre peggio per motivi di lavoro e famiglia) e mi ritrovo una incredibile discussione su lingue antiche.
    Complimenti a Berlicche per il racconto (che tale è, quindi potrebbe divergere un po’ dalla realtà storica), però cercando di non sbracare, mi piacerebbe inserire qualche dubbio sperando non sia del tutto immotivato.
    Allora: ammettiamo che il nostro Callisto fosse poliglotta, però …
    1) una cosa è parlare una lingua, altra cosa è saperla scrivere, specialmente se Callisto non era un ebreo e sapeva qualche rudimento elementare di questa lingua.
    2) qualche errore, vuoi per ignoranza (vedi prima), fretta o altro penso ci possa stare a sostegno del racconto verosimile di Berlicche; su questo potrei raccontare di relazioni manoscritte fatte da persone che scrivono “all’ora” (perciò nel senso di velocità) al posto del corretto “allora” (nel senso di “quindi”) e si tratta di italiani con diploma di scuola media superiore! Tralascio castronerie peggiori.
    3) mi inoltro in terra sconosciuta (Giuseppe per favore non infierire) ma dalle immagini che ho trovato, l’ebraico ha una “forma” dei caratteri più “pitturata” dei caratteri latini o greci, il Callisto di turno magari aveva una pessima grafia in ebraico che forse ha contribuito a qualche equivoco.
    Chiaramente, se avessimo il documento originale tutte le ipotesi potrebbero essere chiarite, stiamo parlando inoltre di una scritta fatta una volta sola, da una persona ignota. Mi piace pensare che il buon Cicerone del liceo quando redigeva i suoi scritti, qualche errorino l’abbia fatto anche lui e qualche successivo copista abbia successivamente corretto i suoi sbagli.
    Aggiungo infine un altro elemento. Nel caso ipotetico ci fosse stata effettivamente una scritta blasfema per gli Ebrei, forse si spiegherebbe meglio la richiesta di spezzare le gambe ai condannati e fare pulizia di tutto quanto. Non si trattava solo di un gesto di pietà verso quei tre poveracci e lasciare tutto puro per la festa di Pasqua, ma anche un modo di togliere in fretta quella scritta altamente irritante per i Sommi Sacerdoti.

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