Non è Vangelo – XXXII – Ma che ci frega, ma che ci importa

Cari nemici dei Vangeli, anche oggi discuteremo del modo migliore per rimuovere dalla faccia del nostro mondo quei nefasti libretti.
Dobbiamo essere realisti: dato che, nonostante tutti i nostri sforzi, sono stati scritti e diffusi, è inutile illudersi che possano essere cancellati. Oh, ci abbiamo provato. Più li distruggevamo più rispuntavano, come accade quando tentano di estirpare i mali che seminiamo: quello che è proibito diventa appetibile più di prima. Nel nostro caso il motore è la voglia di trasgredire, che non basta mai; nel caso dei Vangeli, l’inesplicabile fascino che il contenuto di quelle pagine esercita persino sulle anime marce dei nostri protetti, e le fanno apparire indecentemente desiderabili.

Se li vogliamo sul serio eliminare, la strada da seguire non è quella della forza, ma quella dell’insignificanza. Se li faremo apparire inutili, noiosi, antiquati chi mai vorrà perdere tempo a cercarli ed utilizzarli?
Per ottenere questo risultato dobbiamo per prima cosa indottrinare per benino quelli che sono i principali diffusori di quelle orrende pagine. Sì, parroci, catechisti, quella gente lì. Ogni volta che uno di loro prende le pagine di quei libretti e ne propina al pubblico la sua versione personale, la sua spiegazione edulcorata, la sua rielaborazione privata, asserisce che sono troppo difficili da capire per il volgo. Sta di fatto facendo il nostro gioco! Sta convincendo la gente di essere in presenza di vicende cervellotiche e complicate, che non si comprendono senza cultura teologica superiore. Ogni volta che, invece di partire dal Vangelo, un sacerdote si mette a declamare nell’omelia un tema di sua scelta, magari preso dalla prima pagina del nostro quotidiano preferito oppure udito da una nostra televisione, allontana un poco di più il pensiero di G, il falegname palestinese, da quello della gente.

Falegname che, badate bene, ci ha messo del suo. Sì, d’accordo, le parabole: così semplici che non siamo mai riusciti a trovare un modo funzionante per fare dire loro quello che a nostro giudizio dovrebbero. Ma G non ha sempre parlato con quelle favolette: talvolta ha detto le cose direttamente, ed è proprio in quelle circostanze che si è inimicato la gente. Come quando aveva dato da mangiare a tutta quella folla con pani e pesci, e volevano farlo re. Ha asserito che se non avessero mangiato la sua carne e bevuto il suo sangue non avrebbero avuto parte con lui. Che avreste fatto voi? Avreste pensato; questo è un cannibale, è pazzo, si è rincoglionito. A meno che, naturalmente, non aveste trascorso del tempo con lui vedendo quello che faceva e ascoltando quello che diceva. Come poteva uno che parlava con tanta chiarezza e autorità fare un simile passo falso? Come crederlo un illuso, un impostore, un folle? Allora i conti non vi sarebbero tornati, avreste capito che intendeva qualcosa di differente dal significato immediato, e sareste restati come gli apostoli, dicendo con Pietro: se andiamo via da te, da chi andremo? Solo tu hai parole che spiegano la vita.

Ma, cari miei, G non c’è più, a meno che non diate retta a quella favoletta dell’eucarestia. Quello che intendeva lo si può comprendere solo dai suoi discepoli. Ma se questi lo abbandonano, se questi non credono più nemmeno loro a quel miracolo continuo  e preferiscono parlare di tutt’altro… oh, magari anche bello e importante, sociale e culturale e via andare… cari miei, il Vangelo e colui del quale parla sono morti, perduti, e di loro non frega niente a nessuno.

Perciò, figlioli dell’abisso, capite la nostra missione? Parlare di pietà, parlare di morale, parlare di solidarietà e persino di misericordia, ma senza mai nominare la loro fonte. Dare l’illusione che siano qualità umane, garantite, ineluttabilmente acquisite. Che tutte le condividano. Senza mai nominare la loro fonte. E parlare solo di quelle, ed agire solo con quelle, senza, l’avrete capito, mai nominare la loro fonte.

Vi garantisco che nel giro di pochissimo quei librettini di cui sopra saranno dimenticati, perché cominceranno a dare fastidio. Non appariranno più così aggiornati, anzi, saranno obsoleti rispetto ai nuovi catechismi che noi avremo cura di elaborare basandoci sulle nostre idee. Quando entreranno in conflitto con le nuove regole, il vincitore sarà chiaro: il valore più aggiornato, più moderno, più vicino a quello che stampa, televisione, cinema e quant’altro dicono sia vero. Verrà il giorno, ve lo dico io, che i Vangeli saranno vietati nelle stesse chiese, almeno nelle loro parti più fastidiose.

Poi, è chiaro, ci si servirà della pietà per ammazzare i deboli, la solidarietà servirà a derubare finanziando solo ciò che ci interessa, la morale sarà utile per abbattere tutti quanti tentano di dissentire. Vorrete mica lasciar parlare quel fascio-omofobo cattolico, vero? Sarebbe contro la democrazia, contro la libertà, si faccia tacere. E’ una questione di misericordia. Diamogliela, e taccia per sempre.

Capite, miei cari maledetti? Se la risposta a “volete andarvene anche voi” sarà “e perché dovremmo rimanere?”, e questa replica riposerà su mille omelie insignificanti, diecimila appelli a volersi bene e nessun dio, allora la vittoria sarà nostra.

La colpa, chiaramente, sarà proprio di G. Avrebbe potuto legare i suoi discepoli a sé con promesse di salute, di ricchezza, di ogni tipo di piacere e goduria a spese degli altri come facciamo noi. I nostri discepoli ci sono fedeli finché agitiamo davanti a loro quelle illusioni di promesse che non abbiamo nessuna intenzione di mantenere. I suoi invece li ha lasciati liberi, ed ecco il risultato. Nutrirli con il proprio corpo e il proprio sangue, che assurdità. Come si può pretendere che leggano ancora di queste baggianate, quando  ci sono mille film, diecimila serie e un milione di video musicali molto più interessanti? Quando i suoi parlano del mondo al mondo, senza mai nominare ciò che mondo non è? Né il sopramondo, né il sottomondo, che siamo noi. Ma noi non ci offendiamo per questo, anzi. Ci conosceranno poi.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 21 luglio 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. diecimila appelli a volersi bene e nessun dio,

    Da incorniciare

  2. Mi ha risollevato una giornata fiacca.

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