Non è Vangelo – XII – Lebbroso chi legge

Sinceramente, come tutte le cose che faccio, quale demonio devo domandarmi come mai gli umani subiscano il fascino di G, il figlio disoccupato del falegname. Non è mai stato un bell’esempio: non ricco, non bello, non potente, non particolarmente simpatico; per certo non a noi diavoli, ma neanche a quegli uomini importanti, nostri amici, con cui ha avuto a che fare. Quello che bisogna ammettere, leggendo quelle operette da quattro soldi note come Vangeli, è che invece i disperati, i problematici, la gente che non vale niente accorreva a lui, forse riconoscendo di essergli simile.
Il fenomeno si può spiegare facilmente: non avevano di meglio da fare. Senza televisione e giornali a riempire la giornata, senza intellettuali a spiegare loro il mondo, senza attori e cantanti a proporre i loro video in streaming, come avrebbero potuto passare il tempo tutte queste persone in passato? Fortuna che ora abbiamo colmato la Terra di distrazioni, e quindi predicatori erranti come quell’antico palestinese sono diventati obsoleti ed inutili. Pensiamo noi, adesso, a insegnare come si vive e perché si vive, senza che il popolo debba più pensarci sopra o farsi domande alle quali, tanto, non può dare risposta. L’uomo è una bestia, dice sempre Nostro Padre Infernale; è solo un’anima da succhiare.

Un aiuto ad ammaliare gli ignoranti era dato a G dalla sua abilità nella pratica abusiva della professione medica. Dato che asseriva di esser Figlio del Nemico-che-sta-Lassù pretendeva di avere l’autorità su ogni cosa, ogni aspetto della realtà. Persino quella sulle malattie e le deformità, che sono sempre state cose nostre. Capite l’arroganza? Ditemi voi se non abbiamo tutte le ragioni per odiarlo. E’ stato lui a dichiararci guerra per primo, invadendo il nostro territorio e minando il nostro business.

Così, è raccontato, arriva questo lebbroso. Lebbroso… riuscite a pensare a qualcosa di più disgustoso? Se sì, vuol dire che non avete ben presente la lebbra. Le persone sensibili tengono a distanza gente così. E’ scritto anche nella Legge di quei cosi, gli ebrei, di cui G faceva parte. Sebbene la Legge sia un’idea del Nemico-che-sta-lassù, noi spesso prendiamo come punto di orgoglio che sia rispettata letteralmente. Non c’è niente che faccia rigettare la giustizia come una Legge feroce che si dimentica dello scopo per cui è scritta. Siamo specialisti, noi, in quel tipo di decreti. La nostra giustizia può essere un poco differente da quell’altra che arriva da lassù, ma in fondo che gusto c’è ad avere il potere se non lo si esercita? Tutto quello che facciamo è per il bene del popolo. In una certa maniera, noi siamo il popolo.

Ad ogni buon conto, c’è questo incontro. Il lebbroso che domanda di essere guarito e G che, disgraziatamente, acconsente.

Intanto, qui dobbiamo intenderci: è avvenuto o no questo episodio? Anche se G fosse davvero vissuto, cosa che non è, chi ce lo dice che quello fosse sul serio lebbroso? E chi assicura che poi, dopo, quel tizio fosse proprio risanato? Un po’ di sano dubbio è obbligatorio. In fin dei conti abbiamo solo la narrazione dei Vangeli; già il fatto che non si citi nessun certificato medico, nessun elenco di testimoni, nessun consulto di primari di fama internazionale ci fa capire che si tratta di una notizia esagerata, quasi sicuramente falsa. Non è che non ci fidiamo. Vorremmo; ma senza una ufficialità, senza il bollino dello Stato, senza una discussione e un timbro ministeriale non ci sembra possibile. Faremmo un cattivo servizio a informare i nostri lettori di questa supposta guarigione miracolosa, o di altri episodi simili: rischieremmo di creare scompiglio, e non si capirebbe più dove sia la verità. Che non esiste, è chiaro, e quindi va difesa da tutti coloro che saltano troppo velocemente alle conclusioni.

Voi adesso potreste pensare che siamo di parte. Invece no: è G stesso che corre in aiuto alla nostra tesi, perché ribadisce e ripete al presunto lebbroso guarito di non dire niente a nessuno. Lui stesso, evidentemente, pensava che un fatterello del genere non fosse da pubblicizzare. Per quale motivo? Non lo sapremo mai. Certo è che gli uomini di Chiesa dovrebbero imparare. Qualsiasi azione loro compiano di bene dovrebbe essere tenuta rigorosamente riservata; piuttosto di lamentarsi del fatto che i mezzi di comunicazione non danno loro il minimo rilievo, dovrebbero esserne grati fino a domandare loro stessi di non comparire affatto nelle cronache. Protestando, vanno contro il dettame evangelico; ed è doloroso che proprio loro non se ne rendano conto, pur con tutti gli sforzi che facciamo per aiutarli.

Anche dal lebbroso c’è da imparare. Sebbene gli fosse stata fatta una raccomandazione (Non dire niente! Presentati all’autorità!) questi non dimostra la minima gratitudine e provvede subito a fare il contrario di ciò che gli è stato richiesto. Non è un caso che questo episodio sia compreso nei Vangeli: essi vogliono insegnarci che non si devono ascoltare gli uomini di Chiesa. Dobbiamo trarre spunto ed esempio da questo episodio, perché ci insegna che qualsiasi cosa ci venga chiesta da quei signori deve essere rigorosamente ignorata o, ancora meglio, va fatto l’inverso. Usate la vostra testa, e fate quanto vi suggeriamo!

In questa maniera, come il presunto lebbroso, diventerete padroni del nostro destino e completamente autosufficienti. Guariti? E’ nel vostro diritto essere sani, e non è dovuta la minima gratitudine a chi provveda eventualmente a ristabilire questo stato. La vostra non può essere una preghiera, che riconoscerebbe il vostro dipendere. E’ una richiesta anzi, meglio, una pretesa. Se Il Nemico-che-sta-lassù è buono non può non ascoltarvi, dato che sapete meglio di lui di cosa avete bisogno. Deve quindi darvi quello che desiderate, senza che voi concediate niente. Se grazia, che miracolo sarebbe se voi doveste fare qualcosa per meritarvela? E allora guardatevene bene.
Meno male che noi demoni non siamo costretti a tanto. No, non siamo buoni, noi.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 2 febbraio 2017 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Marco Primavera

    L’ha ribloggato su Felicemente Stanchi.

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