Di cani e leggi

Ancora Chesterton. Un’altra citazione particolarmente adatta ai nostri tempi – che comincio a pensare siano i tempi di sempre – è quella che segue.

Sta parlando di un tipo d’uomo che, per non chiamare Idealista che implicherebbe troppa umiltà verso il bene impersonale, chiama Autocrate. Questi sono coloro che sostengono che “ogni riforma funzionerà perfettamente, perché loro vigileranno su di essa. Dove saranno e per quanto non lo spiegano chiaramente. Se gli chiedi poi come faranno ti risponderanno  ‘Oh, insisteremo certamente su questo’; o ‘Io non mi spingerei mai fino a questo punto’; come se potessero tornare su questa terra e eseguire ciò che nessun fantasma ha mai fatto con successo – costringere gli uomini ad abbandonare i loro peccati. Di questi è sufficente dire che non capiscono la natura di una legge più della natura di un cane. Se tu sguinzagli una legge. essa farà quella che fa un cane. Obbedirà alla sua natura, non alla tua. Tutto il senso che è stato messo  nella legge (o nel cane) andrà a compimento.  Ma non sarete in grado di portare a compimento neanche la minima cosa che vi siate dimenticati di metterci dentro.” (“Eugenics and other evils“, 1922)

Siamo in tempo di elezioni, e poi di referendum. La politica non è mai stata così distante dal sentire comune, forse perché troppo spesso fatta da chi pensa di conoscere cani e leggi, ma non capisce davvero cosa siano. Hanno lasciato liberi i mastini, che presto cominceranno a mordere. Il guaio è che, sentito l’odore del sangue, questi non riconosceranno più neanche coloro che pensano di esserne padroni.

cane feroce

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 1 giugno 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 62 commenti.

  1. Trovo un’inquietante analogia tra Renzi e Frank Underwood di House of Cards, che candidamente il premier ha confessato di vedere. Un potere fine a sè stesso che si automamtiene e che schiaccia il prossimo.

  2. …nemmeno chesterton riesce a spiegarmi come faccio a sentirmi mozzicato se le due checche della scala c si sposano fra di loro. vabbe’.

  3. R&S: col tuo ragionamento si può legittimare QUALSIASI COSA. Purché non riguardi il proprio orticello, of course.

  4. …e col tuo si può proibire qualsiasi cosa, basta che non piaccia a te o ai tuoi scrittori preferiti. che si chiamino gilbert o mohamed.

    lasciate fare a quegli altri, per un po’; voi vi siete già coperti abbastanza di gloria, non ti pare?

  5. Se due persone nella scala accanto sono checche e si baciano possono accadere le seguenti cose ad opera dei vicini di nome Mario e di nome Fassina-listasindaco-roma. Il secondo ti offre lo slogan “più froci e meno croci per Roma”. Spero che glielo permetterai, e così le due checche della scala accanto si sentiranno motivate a incamminarsi verso le elevate statistiche di ansioansiolitici e di suicidio. Altresì onestamente dovresti consentire a me di usare per loro l’annuncio che Dio li ama e che stanno sbagliando e che questa condizione e’ reversibile, anzi ogni inganno schiavizzante lo e’. Si può guarire da questa condizione e il successo e’ elevatissimo ma non te lo fanno sapere! Amico mio molla questa condizione di merda ( la condizione satanica e non la tua persona : tu non sei merda ma fai parte del corpo mistico di Cristo ed amarti e’ bello ancor prima che doveroso ) molla tutto e liberamente scegli la bellezza che tra le altre cose PROFUMA ANCHE . Poi caro r&s le due checche possono decidere. Non nego che il candidato di Fassina-listasindaco-roma possa aver ragione ma perché io non debbo parlare a quelle povere checche infelici ?

  6. Poi nell’intervento successivo dici che ci siamo gia’ coperti di gloria. A proposito di cani, la mia Treccani recentemente e’ stata mangiucchiata dal mio cane che ha inghiottito la pagina con la definizione di GLORIA. Caro r&s potresti darmi tu la definizione specie nel contesto in cui l’hai usata?

  7. Non capisci davvero, r&s? Manchi così tanto di fantasia?

    Salta fuori uno che dice: “non è un matrimonio quello, perché il matrimonio è tra uomo e donna”
    Al che un altro dice: “Omofobo! Osa criticare una legge dello stato! Per rispettare la libertà di opinione, sia multato, fatto tacere, messo in prigione!”
    Mentre gli pseudo-intellettuali, che si sentono ribelli mentre ripetono esattamente ciò che il potere dice, applaudono, dicono che non si può proibire niente, o ripetono: “come faccio a sentirmi mozzicato?”.

  8. berli’, ammetto e anzi rivendico il terzo* virgolettato.
    quanto al resto non è farina del mio sacco, puoi incartarlo e riportartelo a casa. o inghiottirlo così come l’hai rigurgitato.

    * e, guarda: ti accetto il primo; ed anzi rivendico la paternità dell’idea. sin dall’inizio proposi: chiamiamolo “filippo fra persone dello stesso sesso” e abbiamo risolto il problema.

  9. caro mario, scusa, non volevo snobbarti: mi eri solo sfuggito.

    gloria:

    nel tempo avete proibito, fra l’altro (spigolando qua e là):

    il prepuzio
    il gamberetto
    il coito interrotto
    l’attrice
    la balestra (nelle guerre fra cristiani)
    l’omosessualità
    la sacerdotessa
    la tonalità maggiore
    il preservativo
    il blues

    bravi.

    (…facciamo che basta, per un po’? non sarà anche ora di scuotere la nostra polvere dai vostri sandali eccetera?)

  10. Caro r&s, sappiamo quanto ti offendi quando ti facciamo notare che non sei che il servo del potere; pensi di essere il giullare, ma sei l’impiegato del teatrino di corte.
    Ma che le cose stanno così lo sai anche tu; e, filippo o non filippo, le cose sono quello che sono.
    Il moralista elenca cosa è proibito, chi ama spiega perché certe cose sono male. Tanto poi c’è sempre qualcuno che preferisce essere mozzicato a morte – anche questa è libertà.

  11. Berlicche: leggi e cani: ma infatti ci sono quelli che stanno dalla parte dei cani anche quando sbranano i bambini.

    Spietato: continui a dimenticare che lo scopo di assimilare l’unione omosessuale al matrimonio – anche senza il nome come ora – è quello di farsi la prole (produrla, commerciarla) o semplicemente anche questo ti va bene? A me se alla scala C si pompano ormoni, si commerciano ovuli, si affittano uteri, si contrattano bambini, si toglie loro la madre, li si alleva nella finzione che “genitori” possano essere due dello stesso sesso (perché alla finzione facciano da suggello), mi riguarda – anche perché per riguardo ai finti omogenitori pretenderanno che si insegni a tutti la stessa bugia.

  12. Caro R&S, ho letto la tua definizione di GLORIA e noto un elenco (avevo chiesto una definizione) di oggetti molti dei quali a sfondo sessuale. A proposito di lessico sessuale è mio dovere dirti che non ci ho capito un cazzo, tant’è che avrei preso la eroica decisione di infilare due dita in gola al mio cane e fargli rivomitare la pagina Treccani ove stava una sana e limpida definizione di Gloria. Ti ringrazio comunque della tua lodevole volontà di somministrarmi la definizione richiesta e ti chiedo perdono di non essere stato in grado di capire.

  13. A me risulta che anche chi ama arriva a proibire. Come si distingue un moralista (e chi ci gode, a vietare) da uno che ama davvero?

  14. servo, berli’?

    …magari; so’ peggio. lo faccio gratis.

    si può dire lo stesso di te?

    (gennari’, la prole gli omosessuali se la sono sempre fatta, informati. semmai vogliono farsela riconoscere…)

  15. Chi ti ama pedona chi sei anche quando condanna quello che fai.

  16. Ah, il perdono. E come si fa a sapere se uno si atteggia oppure no? Perché mica bisogna essere per forza in due, per fare il giochetto del poliziotto buono e di quello cattivo.

  17. Oserei dire che si vede.

  18. C’è il cinquanta per cento di probabilità di indovinare (m’ama/non m’ama). Ci può anche andare bene. Accontentiamoci.

  19. Indovinare? Che tristezza.

  20. @marcoz
    Oserei dire che chi si atteggia non perdona, concede l’illusione dell’oblio, cancellazione dell’accaduto dalla memoria.
    La motivazione? In fondo tu sei buono, tutti sbagliamo, se non facciamo così non si salva nessuno, altrimenti. È un’anestesia, ma il male rimane. La ferita, in fondo, non viene curata, non viene neanche considerata come tale.
    Il perdono vero fa male, brucia come la cauterizzazione di una ferita, ti fa rendere conto di esserne indegno, eppure ti viene dato. Ti rendi conto di meritare la peggiore condanna, ma non ti viene data. Vieni salvato per amore, e tu sai di non meritarlo. La tua ferita viene curata come tale.

  21. Non intendevo dire che si debba tirare a indovinare come se si trattasse di un testa e croce, ma che si può sempre sbagliare giudizio (il nostro successo dipende da vari fattori, tra cui la bravura dell’attore che abbiamo di fronte).
    Volevo quindi dire che abbiamo metà delle probabilità di imbroccarla, a prescindere. Non è poco.

  22. Cacciatrice,
    tu stai parlando di Perdono. Io sto su qualche gradino più in basso, visto che si partiva da proibizioni tra mortali (anche se, è vero, alcune spacciate per Verbo, Verità, Eccetera).

  23. Prova a rovesciare il giudizio, Marcoz. Tu riesci a perdonare l’attore?
    Poi, il punto è sempre quello: per riconoscere la verità devi stare sempre alla realtà; ma se non riconosci la possibilità della verità, allora non puoi neanche amare, o perdonare.

  24. Non ho bisogno di perdonarlo, perché lo scuso d’ufficio, a priori. In fondo, lo capisco.
    Però questo non significa che lascio fare come gira a lui.

    Abbiamo concezioni troppo diverse, sul tema verità. Non so come sia possibile superare l’ostacolo.

  25. “Non so come sia possibile superare l’ostacolo.”

    suvvia, sig. Marcoz, non è poi così difficile:

    ammetta di avere torto, e di averlo sempre* saputo.

    * “la risposta è dentro di te. Ed è…”

  26. No, la risposta è lì fuori: si chiama realtà. Dentro c’è solo il criterio per capire che è vera. Fare il contrario, cioè prendere i criteri da fuori per interpretare cosa si ha dentro, lo fa colui che è preda dell’ideologia.

    Scusare non è perdonare. Molto diverso. Scusare qualcuno è come tollerarlo: ti sopporto, ma non ti amo.
    Fino a quando non si riesce più a sopportare.

  27. ((Spietato: chiaramente ci fai e non dovrei insistere, ma per qualcun altro che leggendo dovesse passartela: i figli gli omosessuali li han sempre avuti come tutti: un padre + una madre; non possono pretendere il riconoscimento di artifici biotecnologici, schiavitù umana e finzioni giuridiche per farseli come li vorrebbero e come NON SONO, figli di due uomini o di due donne))

  28. @R&S
    “di averlo sempre* saputo”
    Non credo mi sia possibile inaugurare la nuova Epoca con una menzogna così autoevidente.

    @Berlicche
    Allora lo perdono subito.

    “ti sopporto, ma non ti amo”
    Va bene, lo concedo: tu ami, io no (la mia è una questione di tolleranza); tu sarai premiato, e io no.
    Però, in pratica, cosa cambia? Forse che lasceresti fare indisturbato qualcuno che insistesse a mettersi nelle condizioni di essere perdonato*?

    *ti seguo nella precisione semantica: si scusa chi ti pesta un pede sull’autobus perché non si regge agli appositi sostegni, mentre si perdona chi ti uccide un figlio durante una rapiina.

  29. «(gennari’, la prole gli omosessuali se la sono sempre fatta, informati. semmai vogliono farsela riconoscere…)»

    Si ammoderni, ora c’è un supermercato nuovo:

    http://www.corriere.it/cronache/16_giugno_03/madre-surrogata-troviamo-noi-incontri-illegali-dell-agenzia-usa-e9bd3662-28f0-11e6-b8af-ff693661c815.shtml

  30. Marcoz, ti potrei perdonare nel tuo non voler vedere il vero, ma non ti posso scusare.
    Forse non ti è chiaro una cosa: che chi si mette in condizione di essere perdonato dovrebbe essere conscio di fare il male, e cercare di non farlo più. Non è un automatismo, è il riconoscere una volontà e l’essere fratelli.
    In altre parole: il perdono arriva se sei serio. Altrimenti sarebbe come un bicchiere d’acqua su una duna del deserto. Evapora, e non serve a niente. Ma devi essere sempre disposti a verssarlo.

  31. Ho capito. Probabimente, nella maggior parte delle situazioni in cui tu e io subissimo un danno, ci comporteremmo alla stessa maniera (non vendicativa), solo che tu ti fregi di perdonare (quando sussitono le condizioni di cui sopra) mentre io* no.

    *dare per scontato il perdono significa solo comportarsi, agire senza astio, animosità.

  32. vabbe’. mistress, ma quelli so’ solo i tempi che cambiano.

    cambiano anche per gli eterosessuali cattolici difensori della famiglia naturale e/o tradizionale, che se vogliono otto dieci o dodici figli* oggi non devono più accontentarsi di una sola fattrice.

    non mi faccia fare i nomi, sono convinto che anche lei ne conosce qualcuno.

    * e tutti legittimi! aboliti i bastardi, e questo parrà un progresso persino a lei, spero.

  33. Ancora una volta, R&S si è dimostrato capace di sostenere qualsiasi posizione solo per giustificare il suo odio verso i cristiani.

  34. odio, bum!

    …non sono più capace di odiare il peccato, figurati il peccatore…

  35. Come cultura e creatività, amore e odio sono termini tra i più abusati.

  36. R&s, Proprio perché non odia il peccato odia. Ma non il peccatore, a giudicare dai suoi commenti.

    Purtroppo per te, Marcoz. il perdono non è quello. Quello si chiama timore, o quieto vivere, passività, lasciamostare. Che, in molti casi, è esattamente l’opposto del perdono.

  37. Quasi tutti i miei amici e molte persone che frequento, sono atee o agnostiche. Ma questo non impedisce loro di condurre una vita morale.
    In fondo detestano la “religione” in sé, non l’ethos che ne deriva e
    che affonda le sue radici nella lunghissima storia della speculazione filosofica e nella ricerca antropologica che da sempre impegna l’uomo.
    Una storia che precede e procede col cristianesimo, dove le verità rivelate incontrano la storia e il secolo dando loro un senso, e un fine.
    Oggi tutto è degradato a questa incredibile banalità: ateo = intelligente/progressista, credente = ottuso/oscurantista…

  38. Oggi tutto è degradato a questa incredibile banalità: ateo = intelligente/progressista, credente = ottuso/oscurantista…

    Voi avete per padre il demonio che è menzognero ed omicida fin dall’inizio

    come volevasi dimostrare

  39. Ok, io ho una domanda ingenua, forse. Leggo dappertutto: proibizioni. Proibizioni. Proibizioni. Proibizioni.
    Ma quali? Saró io ingenua e sciocca, ma a quanto pare esiste un regime dittatoriale, un lager…ma dov’è? Qual è?
    Non è che il problema è una cosa, solo una, un’indicazione nemmeno tra le più pesanti, che dà fastidio, perché il suo oggetto è stato eletto a divinità assoluta e scopo del vivere, e ci siete cascati come pere cotte pensando pure di essere più intelligenti facendolo?

  40. In questo gioco a chi è più intelligente e progredito, la realtà della sessualità che implica la naturale complementarietà tra maschio e femmina (per cui l’esistenza dell’uno è strettamente legata all’esistenza dell’altra, – come sanno bene anche i meccanici), è stata travolta dall’ideologia della “normalità” omosessuale, che la contraddice, e dunque la nega.
    Ed è paradossale che la naturale attrazione maschio-femmina venga oggi retrocessa a “eterosessualità”, una sottospecie tra altre, senza alcun carattere di preminenza.
    Questa logica dell’irrealtà viene oggi adottata dallo Stato, divulgata nelle scuole, imposta alla pubblica opinione con una propaganda martellante. Mentre ai laici e ai cattolici sgomenti, si rinnova caldamente l’invito a non insistere troppo, a farsi una buona volta da parte; insomma, non rompete le palle e pensate
    ai migranti.
    Ma quel che fa più male, è che quest’invito non proviene soltanto da un R&S qualsiasi, ma dai piani alti di quella che fino all’altroieri era la Chiesa dei principi non negoziabili.

  41. gattorandagio

    È incredibile Chesterton, già il post precedente mi aveva lasciato basito, questo pure. Il brano sembra scritto oggi e invece ha quasi un secolo.
    Non ci sarebbe nulla da aggiungere sennonché proprio oggi, a proposito di leggi e cani, mi sono capitate due cose.
    La prima riguarda il cane di una mia carissima amica. Questo pomeriggio lo stava portando tranquillamente in giro, è un Golden Retriever o giù di lì, che non farebbe male a una mosca e una volta che ha incrociato un mio gatto quasi scappava dalla paura. Però è un bel bestione e quando si mette in moto trascina come un trattore. Ci siamo trovati per strada io e la mia amica, scambiamo quattro chiacchiere, all’improvviso compare un microbo travestito da barboncino che si mette ad abbaiare come un forsennato. Il Golden della mia amica non fa altro che rispondere alla sua natura, si fionda verso il barboncino trascinandosi dietro la mia amica che prende una brutta botta alla spalla e riporta escoriazioni sulle mani.
    La seconda è leggere che Marina Terragni (oh, mica Giorgia Meloni) è stata censurata su Facebook in quanto “omofoba” perché ha espresso posizioni non proprio schierate con l’ideologia corrente sull’utero in affitto. La notizia forse è un po’ imbarazzante per tutti per cui se ne parla poco in rete. Ad ogni modo, i miei migliori auguri: hai voluto la bicicletta? Pedala!
    Forse è proprio vero, bisognerebbe pensare un poco di più sia alla natura sia alle leggi.

  42. “Il brano sembra scritto oggi e invece ha quasi un secolo”.
    Come certi scritti di Lewis o di Eliot o di Thibon. Li leggi e dici: ma come? ma non erano tempi meno grami, quelli? Non erano, evidentemente. Cosa che, a tutta prima, scombussola. Ma ripensandoci ispira ad assumere una certa virile compostezza. Quello che hanno sopportato i nostri maggiori possiamo trovare da sopportarlo anche noi. In fondo, Dio manda il freddo secondo i panni…

  43. ” Quello si chiama timore, o quieto vivere, passività, lasciamostare.”

    Non la metterei così. Diciamo che, nonostante sia dell’avviso che bisogna prendere contromisure nei confronti delle persone dannose, non ho nell’animo la tendenza a giudicarle umanamente. Questo mi impedisce di essere dispensatore di perdono.

  44. Parli di “persone dannose”, quindi dai un giudizio su di loro: “esseri umani che fanno danno”. La mancanza di perdono non è quindi data dalla mancanza di giudizio. Se non c’è il perdono vuol dire che manca qualcosa d’altro: ciò che rende possibile per il cristiano perdonare, un Padre comune che non smette di perdonarti neanche quando sbagli tutto lo sbagliabile.
    Mettiamola così: tu stai dando delle scuse per la tua mancanza di perdono, ma sei perdonato perché so che quanto è difficile vedere se non si è visto già. Cioè se non si è fatta l’esperienza di un grande perdono.

  45. Mi riferisco a danni acclarati. Devo fare un esempio?

    vuol dire che manca qualcosa d’altro
    Naturalmente. Come quando non è necessario il coraggio quando manca la paura.

    tu stai dando delle scuse
    Solo non mi sento istintivamente migliore degli altri (anche se c’è chi fa di tutto per fartelo pensare), altro che scuse.

    “Cioè se non si è fatta l’esperienza di un grande perdono.”
    Se il riferimento è a qualcosa che avrei fatto io e che ne avrebbe avuto bisogno, non c’è perdono altrui che tenga, una volta giunta la consapevolezza, perché è il perdonare se stessi il problema.

    N.B.: so di deludere, ma ci tengo a precisare che intrattengo questa conversazione puramente con spirito accademico, visto che non ritengo di avere grandi cose da farmi perdonare, secondo quello che è il metro di giudizio di questo luogo.
    Sottovaluto le azioni del mio passato? No, non sopravvaluto la mia esistenza, che è stata – ed è – noiosissima.

  46. Adesso Berlicche va a nozze, con questo lapsus:

    “secondo quello che è il metro di giudizio di questo luogo”

    doveva essere

    “se non considero il metro di giudizio di (…)”.

  47. non mi sento istintivamente migliore degli altri
    Guarda che per perdonare non bisogna essere migliore degli altri: bisogna riconoscere di essere come gli altri. Non è una questione d’istinto, a cui si può far dire cosa si vuole.

    Perdonarti? E quale potere hai tu di perdonarti? Se hai fatto oggettivamente del male – e anche la vita più noiosa ne ha occasioni continue – questo male è al di fuori di te, non ne hai il controllo. Ma occorre prima di tutto riconoscere che è male, e poi riconoscere di essere stato proprio tu a compierlo, di tua volontà. Poi sei perdonato: lo sei in continuazione, ma te ne accorgi, ha effetto solo dopo quel riconoscimento. Qualcuno ha pietà di te. Se no sono solo scuse.
    Ci si muove, si cambia, solo se si è amati.
    Edit: esperienza personale, naturalmente.

  48. “bisogna riconoscere di essere come gli altri”
    Era implicito.

    “E quale potere hai tu di perdonarti?”
    Più che potere, parlerei di possibilità. La risposta è: nessuna.

    Naturalmente si parla di colpa relativa a un danno consapevolmente, scientemente provocato.

    “anche la vita più noiosa ne ha occasioni continue”
    Certo, basta mettere su famiglia, per esempio.
    Dovrei già chiedere perdono per questo, in effetti, se non fossi stato completamente incapace di intendere, quando l’ho fatto.

  49. Ho capito male, Marcoz, oppure hai appena contraddetto tutto ciò che avevi affermato nel commento precedente?

  50. Per via dell’ironia sulla famiglia?

  51. No, avevo letto male.
    Quindi, se ora ho capito bene, per te non è possibile né perdonare né perdonarsi, ma solo scusare e scusarsi.
    Ma non sarebbe molto più grande essere perdonati, e perdonare?
    Non sarebbe quello che tutti desidereremmo?

  52. “E quale potere hai tu di perdonarti?”
    Si ha il dovere di perdonarsi; tu lo fai pensando che ti arrivi dall’alto -l’indulgenza-, altri prendono atto della non infallibilità della propria natura e sono indulgenti verso i propri “peccati” -anche verso i tuoi, perché non pensano d’essere depositari della verità-.

  53. “Ma non sarebbe molto più grande essere perdonati, e perdonare?”

    Sì, avendo la drammaticità tra i propri piaceri.

  54. Dmitri, quale dovere hai se non ne hai il potere?
    Se uno pensa di essere depositario della verità neanche li vede, i peccati. Per vederli occorre riconoscere di essere creature finite, di sbagliare: in altre parole si riconosce che esiste una verità, alla quale non si riesce ad aderire.
    tu lo fai pensando che ti arrivi dall’alto“: No, io non mi perdono. Io (spero) di essere perdonato: c’è una bella differenza.
    La differenza tra “Sono quel che sono e faccio quel che mi pare” è “Signore, perdonami perché sono peccatore; fa che io meriti il tuo perdono”.

  55. io perdono sempre tutti – me stesso incluso – quando sussistono le condizioni:

    buona fede*
    riparazione del danno
    autocorrezione

    (nel mondo reale ricordo di aver perdonato uno; se non erro nel 1973)

    * ricordo a tutti che nel 99% dei casi è possibile – e raccomandabile – pentirsi PRIMA. poche palle

  56. Berlicche, se non ti perdoni, vivi male. Io non sono credente e mi sono fatto l’idea che certe* prescrizioni abbiamo lo scopo di farti vivere meglio, la frustrazione e il rimorso mi fanno essere un pessimo compagno di viaggio. È il fine che non va perso di vista, non il mezzo.
    *non sono sempre le stesse, per esempio: se non vivi in Arabia Saudita il maiale, tutto sommato, te lo potresti pure mangiare e, visto che non c’è ‘sto gran bisogno de baionette, se qualcuno non fa figli non è la fine del mondo.

  57. Dmitri, ripeto la domanda: come fai a perdonarti se non puoi perdonarti?
    Uno non si può perdonare esattamente come non si può sollevare da terra prendendosi per il colletto e tirando. Ci si può scusare, e fare finta di credere alle proprie giustificazioni, ma è ben diverso.
    Tu sai che hai fatto il male. Può perdonarti solo chi ha potere su quel male, e tutto il resto.
    Ed è per questo che io vivo bene: perché so che mi vuole bene.

  58. Io non mi posso perdonare, ma tu puoi dare per scontato che ti “vuole bene”. Chi?

  59. Dio.
    Sì, potrei darlo per scontato. Ma allora non sarebbe altro che una scusa.
    Combatto ogni giorno perché non sia così.

  60. “Io non sono credente…”
    Complimenti, ha scelto di andarsene anche lui.
    Cristo (Dio o non Dio, fa lo stesso) non gli interessa, perché il peccato è un’invenzione dei bigotti, e di uno che lo libera dal peso mortale del peccato non ne ha bisogno.
    Lui è in pace con se stesso, è autosufficiente e non cerca nessun buon samaritano.
    Lui ce la fa da solo, perché il male si può evitare, e chi lo commette deve aspettarsi il giusto castigo della legge degli uomini. Quando c’è, c’è un condono, mai un perdono.

    Il male però è un oceano che preme sull’esile diga della legge umana: ci sono ferite che la legge degli uomini non riconosce, altre che spesso essa stessa produce. E ci sono mali che non hanno colpevoli, o colpevoli consapevoli, che non possono essere evitati, né riparati, né sanzionati.

    Può sempre riflettere meglio chi ha deciso di vivere nella bolla snob del “non sono credente”. Magari lo può fare con l’aiuto di qualche ode religiosa ebraica, come quel Salmo 29 di domenica scorsa, quando dice:
    “Alla sera ospite è il pianto
    e al mattino la gioia.”
    dove nel mezzo passa quella notte che nessuno vorrebbe vedere e veder arrivare.

  61. @ToniS: io non sono credenteè mia; il resto, le altre 917 battute, è roba tua, bolla snob inclusa. Rileggi serenamente quello che ho scritto, non c’è un solo concetto di quelli che mi attribuisci.

  62. @ dmitri
    Con “non credente” intendo tuot-court non cristiano, uno che, per un motivo o per l’altro, non crede nella “rivelazione”. D’accordo?.
    In verità, sono stanco di incontrare sempre più persone battezzate che si dichiarano non credenti.
    Hanno lasciato Cristo ai poveri illusi che si flagellano sperando nel paradiso ultraterreno, e che non sanno godersi la vita.
    Credo sia vero il contrario.
    Quel mio “anche lui” era rivolto a tutti questi (e a me stesso, nei momenti della tentazione).

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