Entopo, cugino di Esopo – Fiaba XXI – Il volo della scimmia

Le scimmie oziavano al sole, dondolandosi pigramente dai rami di un banano. “Miii, ragazzi, che noia. Mi sento veramente infelice” disse una di loro. “Come mi piacerebbe essere come quegli uccelli lassù che volano sopra la giungla e i deserti. Se potessi volare, allora sicuramente sarei felice!”
Passava di lì per caso un vecchio sciacallo, acciaccato e zoppo, ma che l’esperienza aveva reso astuto. Sentendo la scimmia, gli venne un’idea.
“Ehi, Scimmia! Se vuoi volare, perché non voli?” latrò all’indirizzo del quadrumane che aveva parlato.
La scimmia si sporse dal ramo. “Vecchio Sciacallo, che vai blaterando? Sono una scimmia, non ho mica le ali!”
Lo Sciacallo mise in mostra i denti. “Ali? Chi ti ha detto che servono le ali? Non sono le ali che permettono di volare, ma le penne.”
La Scimmia si grattò la testa. “Penne? dici davvero?”
“Ma certo, amico” rispose lo Sciacallo “Si dà il caso che io sia un grande esperto. Ho vissuto in una terra al di là del mare dove tutti erano felici, ed erano felici perché volavano. Io ero quello che addestrava i giovani in questa abilità, e conosco perfettamente la teoria scientifica. Se ti dico che conosco il segreto del volo puoi crederci.”
Le altre scimmie del branco, udendo la conversazione, si erano avvicinate. “Che fortuna!” Si dissero le une alle altre “Un esperto scientifico di volo! Adesso saremo felici!”
“Dicci, Sciacallo, cosa dobbiamo fare per volare?” Chiese il capobranco.
Lo Sciacallo sorrise “Ve lo dirò. Come prima cosa, dovete acchiappare degli uccelli e procurarvi del bitume. Procurateveli e portatemeli qui.”
Le scimmie scattarono, e in capo a qualche ora tornarono con una dozzina di uccelletti e un grosso pezzo di bitume.
“Benissimo” disse lo Sciacallo. Adesso togliete loro le piume, e ammucchiatele lì. I corpi dateli a me, che li controllo”
Le scimmie eseguirono. “Fatto! Esclamarono. Gli uccelli andavano bene?”
“Abbastanza bene” disse lo sciacallo, sazio, leccandosi il muso. “Però erano piccoli e ossuti. Speriamo non sia un problema per il volo. Ora, una di voi si cosparga di bitume e si rotoli nelle piume.
“Io, io!” Disse il capobranco, impaziente di volare per primo. Eseguì, e le piume aderirono al suo corpo come una soffice nuvola.
“Bene,” disse lo sciacallo, “adesso il prescelto si arrampichi su quella rupe lassù e si lanci, e così potremo tutti vederlo volare!”
La grossa scimmia si arrampicò fino in cima alla roccia che dominava la pianura da uno strapiombo, e piena di entusiasmo si gettò giù.
Cadde con un forte thump! proprio in mezzo al branco che stava a guardare naso all’insù. Per un attimo ci fu silenzio, mentre la polevere sollevata dall’impatto si posava.
“Sciacallo, cosa è successo? Perché non ha volato?”
Lo sciacallo si avvicinò e annusò il rivolo di sangue che scorreva dal corpo. “Difficile dirlo. La teoria è sicuramente esatta, ci deve essere stato un problema tecnico. Esaminerò il corpo e vi farò sapere entro domattina cosa fare.”
L’indomani le scimmie trovarono che il corpo era sparito e lo Sciacallo aveva compagnia. “Vi presento mia moglie e i miei figli. Sono anche loro esperti di volo – il mio figlio maggiore è laureato in teoria della librazione cinetica, addirittura – e mi hanno aiutato a capire la causa dell’inconveniente di ieri. La nostra conclusione è che le piume fossero troppo piccole, e questo ha causato un carico aerodinamico eccessivo.”
“Eccellente, eccellente!” “Meno male che si è trovata la causa!” “Evviva!” esultarono le scimmie.
“Adesso andate a cercare altri uccelli, ma, mi raccomando, di taglia maggiore di quelli di ieri.” ordinò lo sciacallo. E così fecero.
La preparazione si ripetè, e questa volta lo Sciacallo divise l’onere del controllo con i suoi familiari. “Andavano bene?” chiesero le scimmie speranzose.
“Abbastanza, ” disse lo sciacallo, “anche se ci sono altre questioni fluidodinamiche che mi preoccupano un poco. Ma andiamo avanti, sono sicuro che presto potrete essere felici!”
“Urrah!” Gridarono le scimmie. E prepararono il prossimo volatore piumato.
Anche questo spiccò il balzo dalla rupe, e anche questo si spiaccicò al suolo come il precedente.
Lo sciacallo scosse la testa. “Proprio come temevo. Ma non preoccupatevi, avete visto come ha già volato molto di più del primo tentativo?”
“Sì!” “E’ vero!” ” E’ stato su molto di più!” “Ha quasi volato! Mancava pochissimo!” esclamarono i compagni di branco dello sfortunato.
“Adesso esaminerò le scatole nere e domani vi dirò come dovrete fare. Mi raccomando, non manca molto!”
E alla mattina dopo le scimmie trovarono che lo Sciacallo aveva portato altri esperti di volo. “Vi presento questi miei amici che hanno lavorato a lungo nel campo delle costruzioni aeronautiche, e che mi hanno aiutato ad individuare le cause dell’incidente. Il quale è stato causato dal bitume usato per attaccare le piume, che non era abbastanza saporito.”
“Saporito?”
“E’ un termine tecnico usato tra noi preparatori al volo. Vuol dire che non generava abbastanza aderenza portante. Il bitume di là dal mare era molto più adatto, ma sfortunatamente non ne possediamo. Ma i miei esperti dicono che sostituendolo con del miele la situazione dovrebbe migliorare. Quindi, procuratemi uccelli e miele selvatico!”
Le scimmie fecero per partire, ma una alzò la mano. “Mi scusi,signor Sciacallo…”
“Sì, dimmi?” latrò lo sciacallo.
“Ma…è sicuro di tutta questa storia? Io…”
Lo Sciacallo rise. “Oh poveri noi! Ditemi voi tutte: non è forse vero che al di là del mare sono tutti felici?”
“Sì, certo!” “E’ un fatto noto.”
“E il volo è un fatto scientifico. Gli uccelli volano, credo lo sappiate tutti.”
“Ah-ah! Certo!” “Come negarlo?”
“Quindi della scienza non c’è da dubitare. E io sono un esperto internazionale in materia, chiedete pure a chiunque dei colleghi qui presenti.”
I colleghi confermarono.
“Non lasciate che qualcuno vi dica che non potete volare! E’ in gioco la vostra libertà! Voi potete, e lo farete!”
“Evviva!!” Urlarono unanimi le scimmie.
“Ma l’avere dubbi, sia pure senza senso, denota grande intelligenza. Come premio, credo che dovresti essere tu a fare il primo volo, tra poco” disse lo Sciacallo rivolgendosi alla scimmia che aveva dubitato.
“Siiiiì! Evvai!” giubilò l’animale prescelto.
“E ora avanti, non indugiate, verso l’avvenire!” gridò lo Sciacallo. E le scimmie, gioiosamente, scattarono.

gufo-scimmia

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 22 maggio 2015, in Entopo con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti.

  1. m’hai sbalordito stavolta berli’. io credevo l’autocritica un ferrovecchio da comunisti del secolo scorso…

  2. E’ più o meno come l’autoconsapevolezza, caro r&s (quanto tempo!). Uno può avercela o non avercela.

  3. Un giorno dovrai spiegarmi come fai a trovare certe immagini in rete.

  4. Si, è vero; è l’autoconsapevolezza!
    Però tutti possono arrivare ad possederla basta che i propri ragionamenti siano coerenti con la realtà.
    Il problema, di oggi, è proprio tutto qui: non voler più riconoscere la realtà vome fonte di verità.
    Già un epoca che ha innalzato la scienza ha dio per rinnegare Dio poi, siccome solo Dio da vera felità, ha elaforato una filosofia “del pensiero debole” relativizzando proprio i dati naturali della realtà da cui essa dovrebbe partire per costruire una società, se no felice almeno giusta.

  5. Porci con le ali…

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