Di guance e giustizie

Le letture di oggi per la messa sono il terrificante resoconto di un assassinio di stato e l’evangelico “porgi l’altra guancia”. L’ascoltatore occasionale potrebbe restare perplesso: che diamine di esempio ci portano in chiesa, l’uccisione tramite calunnia di un innocente che aveva osato opporsi al potere su una questione marginale. E su casi come questo ci viene detto “non resistete al malvagio”? Eh, si ribolle un po’. L’istinto sarebbe quello di mettere mano alla spada, alla pistola, alla bomba.
Chi conoscesse la Bibbia potrebbe ricordare che, qualche tempo dopo, i responsabili di quell’omicidio vanno incontro ad una fine particolarmente cruenta. I tempi e modi della giustizia divina raramente coincidono con quelli degli uomini, anzi spesso ne travalicano pure il tempo della vita terrena. La vita e la giustizia, nella loro completezza, comprendono l’eterno.

Ma un altro fatto mi infastidisce. Prevedibile come un orologio, è arrivata dal pulpito la citazione di due personaggi storici: Martin Luther King e Gandhi. E chi non pensa subito a loro, di noi che siamo cresciuti in questi anni?
Senza togliere a quei due, che avevano le loro magagne ma che sono stati dei grandi, perché al loro posto non viene invece mai rammentata l’infinita schiera dei martiri e dei santi, uccisi come agnelli spesso in odium fidei? Sarebbe molto più logico, specie visto il luogo, per noi cattolici. Mi viene da pensare che l’innalzamento di certi idoli, così pervasiva che neanche più ci facciamo caso, corrisponda anch’esso a una particolare forma di ingiustizia, non così ovvia ed evidente ma forse persino più letale di quella esplicita. E’ un po’ come dire che che dobbiamo andare fuori dalla Chiesa per trovare buoni esempi, e che le memorie di tanti santi apostoli non della “non violenza”, ma di qualcosa di molto più grande, sono in fondo di ordine minore.
Ma sono convinto che la giustizia divina abbia già detto la sua, in un un tempo che non è questo tempo, in un luogo che non è questo luogo.

 

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Approdi

Siamo barchette sulla superficie di un oceano davvero molto profondo e tenebroso.

Ma una terra, un approdo c’è. Da quale luogo arriveremmo, se no?

 

Peggio di così

Mi ha colpito una notizia dagli Stati Uniti. Il consiglio comunale di Berkeley, California, la punta progressista dello stato più progressista degli Stati Uniti, ha dichiarato che esiste un’emergenza climatica che è “più significativa della seconda guerra mondiale” e ha chieso uno sforzo immediato per “stabilizzare umanamente la popolazione” e “rovesciare gli errori ecologici“. Come fare ciò? “Per fermare la sesta estinzione di massa si richiede uno sforzo per preservare e ristabilire metà della biodiversità terrestre in corridoi di fauna selvatica interconnessi” e, appunto, stabilizzare umanamente la popolazione.
Si va avanti citando Papa Francesco sul fatto che siamo sull’orlo del suicidio globale e che la creazione stessa è in gioco. Cosicché, costruendo e installando infrastrutture per l’energia rinnovabile, educando la cittadinanza ed evitando consumismo e narcisismo potremo salvare il pianeta.

Vabbé.

Sapete perché mi ha fatto impressione? Perché è la conferma che l’uomo non può vivere senza Dio. Quando si nega un principio superiore occorre inventarsi continuamente un idolo da adorare e un nemico da affrontare, educando coloro che non ne siano convinti.
Mentre il riscaldamento globale appare sempre più ogni giorno come fuffa, mentre le popolazioni occidentali consumiste e narcisiste fanno sempre meno figli, nella terra più ricca, istruita (Berkeley è città universitaria) e tecnologicamente più evoluta del pianeta si invoca la mobilitazione a regredire, chiamando ad un impegno più intenso che per una guerra che ha contribuito efficacemente a stabilizzare la popolazione mondiale massacrando qualche decina di milioni di persone. Ne consegue che chi nega tutto questo è peggio dei nazisti. Mi auguro di non finire nei loro campi di concentramento.

Francamente mi pare il genere di documento che può sfornare solo una classe di ricchi e viziati figli di papà, incapaci di capire il vero orrore perché incapaci di vedere il vero bello. Una elite che sembra essere la stessa ovunque, con le identiche parole d’ordine, con la medesima arroganza, con quella sete di senso che non riusciranno a colmare dovessero salvare tutti i pinguini, alimentare tutte le loro megamacchine e i loro jet ad energia solare.

Greetings loved ones
Let’s take a journey
I know a place
Where the grass is really greener
Warm, wet n’ wild…

PS: parlando di “corridoi di fauna selvatica interconnessi”, interconnected wildlife corridors, mi sono visualizzato i sentieri di canditi percorsi dagli orsetti gommosi di questo video…

La risoluzione 441\2 delle Nazioni Unite sulla soppressione di bambini sotto i dodici anni di età

Il Segretario dell’ONU fissa lo sguardo sull’uomo rivestito dal tradizionale mantello bianco ornato di piume e dice “La parola al rappresentante del Nuovo Impero Azteco. Ha la facoltà di parlare”.

“Vi ringrazio, signor Segretario, Onorevoli colleghi”, esordisce il diplomatico. “Intendo oggi dare la mia dichiarazione di voto sulla risoluzione che prevede tra l’altro il bando dei sacrifici umani per i bambini al di sotto dei dodici anni. Tale proposta è inaccettabile, e il mio paese la respinge senza mezzi termini. Mi domando come certe nazioni possano parlare di multiculturalismo e poi presumere di portarci via le nostre più antiche tradizioni. Pensate forse che noi sacrifichiamo i nostri figli per puro interesse o crudeltà? No, perché, come concordano il 97% dei nostri scienziati, è il solo modo efficace di fermare i cambiamenti climatici. Esiste una vasta letteratura in merito che questa assemblea non può ignorare. Noi rifiutiamo l’idea che i nostri cittadini debbano soffrire perché qualche burocrate ha deciso che non si devono uccidere bambini per il bene di tutti. L’idea che il sacrificio di adulti possa essere sufficiente nell’odierno scenario di mutamenti del clima è ridicolo. Otto secoli di esperienza ci dicono che questa proposta deve essere respinta. Il Glorioso Impero Azteco ha parlato”.

L’uomo si siede. “La parola al rappresentante della Federazione Inca”, recita il Segretario.
L’uomo si toglie la mantellina di alpaca e si alza in piedi. “Onorevoli colleghi, associo la mia voce a quella del molto rispettabile Ambasciatore Azteco. Il bandire oppure ostacolare il tradizionale disporre dei figli malati, deformi o anche solo indesiderati sarà considerato da tutti i popoli della nostra Federazione come una inaccettabile ingerenza nel nostro modo di vivere. Un malinteso senso di pietà non deve farci dimenticare che se le nostre terre sono così prospere è anche grazie al sacrificio di tante vite che non possiamo realmente considerare innocenti, in quanto il loro stesso essere un peso per la comunità ha causato la loro condanna. Se li facessimo sopravvivere, come potrebbero i nostri figli più forti entrare nella vita  con questo fardello aggiuntivo? Se poi dobbiamo parlare di quei, per fortuna rari, sacrifici resi necessari da eventi catastrofici particolari, faccio notare che sono tra le nostre più antiche e venerate tradizioni. Unire il progresso, cioè il disporre dei pesi morti, e la tradizione, ci ha permesso di restare una Condfederazione di Nazioni libera e vigorosa. Il nostro voto è no.”

“La parola adesso passa al rappresentante del Reich Germanico”
“Come i molto onorevoli colleghi che mi hanno preceduto hanno bene esposto, sarebbe del tutto intollerabile una moratoria della soppressione di tante vite inutili. Il bambino sotto i dodici anni non ha altri diritti che quelli dati dai suoi genitori; e ai suoi genitori questi sono dati dallo Stato, dal nostro glorioso Fuehrer. Perciò, di cosa stiamo parlando? Di vite non umane, di possibilità che forse un giorno si concretizzeranno, ma nel frattempo sono e devono rimanere a completa disposizione della Nazione. E se il Reich, per il bene del Reich stesso, non vuole perdere risorse dietro esseri non produttivi e a sottospecie umane che potrebbero contaminare la purezza stessa della razza, nessuna risoluzione potrà fargli cambiare idea. Il nostro voto è negativo.”

“Adesso parla il rappresentante delle Isole Normanne”
“Colleghi dell’Assemblea, è già stato detto molto. La Regina della Britannia e delle Terre del Nord mi ha personalmente incaricato di rivolgere il suo appello affinché questa proposta sia respinta, in nome del progresso. Nel nostro mondo sempre più tecnologico l’efficienza si misura dalla qualità. Che qualità possiamo avere se tanti mostri deformi rimangono in vita? Come possiamo dirci pietosi se a certi figli, amati nonostante la loro deformità, fosse concesso di vivere? A quali vite di sofferenze e privazioni li condanneremmo? No, neanche a noi fa piacere sopprimerli, ma sappiamo che è per il loro bene, oltre che per il bene più grande di tutta la nazione e, oserei dire, di tutto il mondo. Il giorno che le tecniche di diagnosi prenatale saranno sviluppate a sufficienza potremmo eliminare questi orrori, questi errori della natura direttamente prima della nascita; ma, fino a quel momento, il nostro è un convinto no.”

Il Segretario consulta i fogli che ha davanti. “Ora la parola passa al rappresentante della Repubblica Italiana”.
Vi fissa. “Allora, cosa intendete dire?”

Esegesi e sentimenti

In fondo neanche Nostro Signore, quando esponeva le sue parabole, veniva capito. Non che io voglia paragonarmi a Lui, è che talvolta sembra che anche i più semplici degli esempi rimangano incompresi. O, più probabilmente, sono io che sono troppo oscuro e ingarbugliato.

Così, non sembra che il post di ieri sia stato recepito del tutto. Lo riporto qui:

La ragione senza sentimento è una fredda megera, il sentimento senza ragione è la ragazza facile che si installa a casa tua e ti rovina.
Ambedue le specie andrebbero evitate.
Ma ancora più pericolose sono la fredda megera che fa leva sul tuo sentimento per i suoi interessi, e la ragazza facile che calcola la maniera di fregarti.

Eppure basta fare riferimento all’esperienza (scusate se sono sessista, signore mie… potete voltare l’esempio al maschile, in fondo è lo stesso).

Avete presenti quelle donne fredde, cerebrali, che non riusciresti a scaldare neanche con un falò? Che vedono cosa per loro è giusto e vanno avanti come panzer, togliti di sotto? Questo è il primo tipo descritto. Il secondo è la ragazza trullallera, che segue sempre il cuore, e finisce per rovinarti perché pensa solo al sentimento e mai a ciò che è pratico.
Gli altri due tipi sono ben più pericolosi, perchè hanno doppia faccia. Sono la donna cerebrale che gioca con i tuoi sentimenti e i sensi di colpa; parla di amore e non sa cos’è, fa appello al tuo buon cuore per manipolarti. E finalmente quel tipo di ragazza che apparentemente è tutta sentimenti; e ti svegli una mattina con l’appartamento vuoto e il conto in banca prosciugato.

Fin qui abbiamo parlato del sentimento amore; ma la stessa dialettica si può estendere ad altri sentimenti. Che so, la misericordia, la pietà. Chi sembra non provarne perché pone avanti il proprio interesse, e chi è così compreso da esse che il proprio interesse lo tralascia totalmente, finendo in rovina. E poi i bastardi spietati che alzano il sopracciglio sul comportamento altrui perché così gli conviene, e ancora chi pare tutto buoni propositi e alla fine si scopre che si è arricchito alle tue spalle. Sono sicuro che anche voi, ora che avete capito il gioco, potete fare altri esempi.

Dai, qualcosa vi verrà in mente. Acqua, acqua… fuochino…

Ragione e sentimento

La ragione senza sentimento è una fredda megera, il sentimento senza ragione è la ragazza facile che si installa a casa tua e ti rovina.
Ambedue le specie andrebbero evitate.
Ma ancora più pericolose sono la fredda megera che fa leva sul tuo sentimento per i suoi interessi, e la ragazza facile che calcola la maniera di fregarti.

Non basta la voglia

Qualcuno recentemente mi ha detto che anche nel Corano si possono trovare espressioni bellissime. Non ne dubito. Ma questo non vuol dire che quanto quel libro contiene sia vero, o che quella sia una strada giusta da prendere.

Non basta il desiderio perché una certa via sia quella da percorrere. Lo vediamo in ogni cosa, dal lavoro all’amore. Non è detto che il nostro modo di amare, la nostra voglia di amare sia quella corretta. Non basta la volontà per fare funzionare un matrimonio, per rendere autentico un rapporto. Sarebbe una pretesa. Raramente la realtà accetta di piegarsi alle nostre pretese. Il modo in cui ce lo fa sapere si chiama dolore.

Sere d’estate

Ho trascorso le estati della mia giovinezza in un paesino delle nostre valli, una frazione abbarbicata sulla montagna. Poche case, una piazza. La sera si era tutti lì, a parlare, giocare, organizzare qualcosa da fare. Eravamo poche decine di persone, ma c’era molta più vita in quel fazzoletto di terra che nel grosso comune giù a valle.
Doveva essere così ovunque, un tempo, quando la televisione non era ancora arrivata a tenere la gente chiusa nelle sue case.

Perché uscire in cerca di svago, quando lo svago arriva nel salotto? Così le famiglie hanno cominciato a riunirsi non più con altre famiglie, ma da sole e il resto del mondo fuori.

Ora la tecnica è andata ancora avanti. Oh, quando si litigava per il telecomando, perché uno voleva vedere la partita e l’altro lo sceneggiato. Ormai ognuno ha il suo schermo, il suo tablet, e lo spettacolo ti arriva personalizzato. Non c’è più bisogno di stare insieme, anzi: ci si può dare fastidio, nonostante le cuffie. La solitudine ha raggiunto la sua vetta definitiva.

Ma che belle quelle sere d’estate, in cui si scopriva la vita.

Affermazioni forti

Il Corriere ha definitoaffermazioni forti che hanno sollevato un polverone sui social” il fatto che il neoministro Fontana abbia detto “credo e dico (…) che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà”.

Hanno ragione. Sono affermazioni molto forti. Era ora, dopo anni di affermazioni deboli e inconsistenti. “Un bambino può avere due mamme o due papà”, ad esempio: sarebbe interessante sapere fisicamente come questo sia possibile. E’ ovvio che in questo secondo caso non si parla di niente di reale. Il bambino di cui parla Fontana è una persona concreta; l’altro un oggetto legale, di desiderio, un costrutto ideologico ad uso e consumo di uno stile di vita intrinsecamente sterile che non accetta di esserlo.

E’ il pensiero debole di chi non sa stare al mondo, e quindi si inventa un universo dove il bianco non sia bianco e il nero non sia nero, i bambini si possano comprare, fabbricare o, se sgraditi, eliminare. Dove tutto ciò che è reale può essere messo in dubbio, e il dubbio diventa l’unica cosa reale. Così che non è permesso opporsi al fatto che tutto sia permesso, e dire il vero è accolto da strilli scandalizzati e increduli.

Se si fosse in pericolo, chi si affiderebbe a qualcuno di debole?  Ecco, noi siamo in pericolo di smarrire ciò che ci rende umani. Affermare debolmente una cosa vuol dire non crederla davvero. Cioè raccontare balle, sollevare polvere. Che questa sia la normalità invocata da alcuni la dice lunga…

Un Dio orizzontale

“…Per Gesù Cristo, nostro amico e fratello.”

Devo ammettere che questa formula, sentita durante la messa, mi lascia molto a disagio. Ero abituato a quel “Nostro Signore” che, nei dialetti delle mie parti, sostituiva il nome di Dio: “Nossgnùr”.

In tempi passati la Chiesa ha spesso posto l’accento sulla regalità divina. Feste come “Cristo Re dell’Universo” testimoniano una teologia verticale dove sono evidenziati l’insignificanza dell’uomo, il suo esistere per volontà divina, il suo dipendere dalla Grazia. Dio Giudice, il primato della verità e il dogma sono tutti connessi a questo tipo di ordine cosmico. Una visione affine alla struttura della società com’è stata per secoli: il re, l’imperatore, la nobiltà, con i suoi doveri e la sua autorità derivante da quella celeste.

Ma la società oggi è diventata, almeno nominalmente, orizzontale. La rappresentatività delle élite è stata via via messa in discussione e demolita; nel nostro tempo nessuno direbbe che un presidente esercita il suo mandato per volontà divina. Specie certi presidenti. Alla verità, che fa liberi, oggi si preferisce la libertà, che permette di arrivare alla verità; il Dio che giudica è messo da parte, si preferisce quello misericordioso. Persino i tribunali umani spesso non seguono più la legge, ma le loro sensazioni. Si sono sostituite alle certezze morali non negoziabili atteggiamenti molto più possibilisti, fino quasi alla sparizione del peccato. Come se il bene fosse diventato un concetto confuso. Se Dio è il sommo bene, allora anche lui appare come somma confusione. Gesù ora è fratello, amico, compagnone. E con quale autorità un compagnone ha il diritto di sindacare i tuoi comportamenti? Un dio così diventa inutile per l’uomo, utile per un potere che non è più limitato da niente di superiore.

Se Cristo un tempo si seguiva perché “bisognava”, un’imposizione che lasciava il cuore arido e la ragione perplessa, oggi si dice che occorre farlo per amore. Ma l’amore non sorge a comando: è suscitato da una presenza eccezionale. Non ci innamoriamo di una mediocrità qualsiasi, né di un “buddy Christ” che non è in grado di dirci niente di definitivo su quello che è vero, bello, giusto. Perché non è che una proiezione di noi stessi.
Si può forse seguire uno sconosciuto per dovere, ma difficilmente perché ci dicono che dobbiamo essere innamorati di lui.

Forse il “Gesù sovrano” di un tempo non ha più molto senso in un mondo dove i sovrani contano solo come macchiette o come dittatori. Viene da domandarsi se è stata la teologia a plasmarsi sulla società o viceversa. Se ci si debba adeguare dimenticando il passato. Ma questo Gesù così trendy, l’odierno compare di bagordi che perdona tutto, è così distante dalla figura storica di quell’uomo che è Dio da renderlo incomprensibile. Da rendere immotivato il suo sacrificio, irrilevante il suo stesso esistere. Fino a farlo sparire in un volemosebene che è una dolciastra trappola mortale.

Sì, Gesù è nostro amico, nostro fratello, ma solo dopo che abbiamo riconosciuto la sua autorità. Il suo essere divino. Il suo essere Signore.
Solo dopo che avremo capito perché amarlo.

La passeggiata

Il baldacchino avanza; sotto, il sacerdote che porta Nostro Signore. Dietro, il paese, o quello che ne rimane, in corteo.

C’è chi segue in silenzio; e chi il silenzio non sa cos’è. Parla, parla, di ogni cosa, del più e del meno, di sport, di lavoro, di amici e parenti, spettegola e contratta. Sembra che si sia fuori a passeggiare, invece che a fare la processione del Corpus Domini. Né le preghiere né le meditazioni né i canti interrompono il flusso delle parole. Come se si fosse smarrito il senso di quello che si sta facendo.

Una bambina sparge petali di rosa; ma, invece di gettarli davanti al sacerdote che passa, al corpo di Cristo, sta dietro, alle spalle, e li getta davanti alla folla che segue. La gente la fotografa perché è tanto carina. Ma il senso del gesto è smarrito, completamente perduto. Non si sa più cosa sta davvero passando tra le case; pochissimi gli addobbi a quei balconi che un tempo onoravano con velluti e immagini l’incedere del corteo.

E mi ritrovo a pensare agli apostoli che seguivano Gesù, che sulle strade polverose della Palestina litigavano tra loro, discutevano, pensavano a tutt’altro senza capire chi accompagnavano.

Occorre una grande grazia per capire quale tesoro prezioso è con noi, piccoli uomini chiaccheroni e moralisti.

La vita degli uomini

Oggi è l’ultimo giorno di scuola di mio figlio. Il prossimo mese maturità, poi il resto della vita.
Inevitabilmente la mente torna al me stesso di anni fa, a quei medesimi giorni tanto lontani, così ancora vicini.
Certamente non mi immaginavo lui. Non immaginavo neanche la mia, di vita.

Come fai a far capire che capisci? Che ricordi quanto eri scemo, arrogante, di quante idee fesse e capite poco avevi in testa?
E nello stesso tempo quella voglia di fare, di essere, di cambiare che si scontrava frontalmente con il proprio limite.
Quanto sapevo, e quanto pensavo di sapere.
Oggi, non sono così diverso. Eppure so di essere cambiato, poco per volta di avere capito tanto. E tanto ho dimenticato.
Mi rivedo in mio figlio, così differente eppure così simile. Impegnato con ardore a commettere i miei stessi errori e sbagli nuovi. Non posso impedirglielo.

Non so che ne sarà di lui. Se i semi seminati spunteranno, o saranno soffocati dai rovi. Se la scultura abbozzata, informe, a tratti orrenda e meravigliosa che è adesso si levigherà, si definirà per diventare qualcosa di bello a vedersi. Non ciò che desideravo, certamente non ciò che desideravo, ma è tutto messo in conto, e compreso, e perdonato.

E’ questa la vita degli uomini.

La tempesta

Stamattina sono per la campagna. Ieri una tempesta ha scavato un solco di devastazione al mio paese; ma, grazie al cielo, qui non siamo in America e le case sono di solida muratura. Si è limitata a fare strage di tetti, di alberi, di cartelli stradali. Le mie piante carnivore, pur protette da un metro e mezzo di balcone, sono state lapidate dalla grandine, di cui ho trovato ancora i vasi pieni; le delicate trappole delle sarracenie fatte a pezzi, le dionee chiuse, serrate come bocche taciturne. Ho passato la serata a levar acqua dalla cantina, poi stamattina mi sono messo gli stivali e sono andato a verificare i danni nei campi.

Mentre procedo sul terreno allagato, ancora zuppo d’acqua, non posso fare a meno di notare quanto rigogliosa sia la vegetazione. E’ un mese che piove quasi tutti i giorni, e se a noi uomini può venire a noia le piante sembrano gradire. L’erba alta e fradicia mi bagna fino alla cintola; dagli alberi cade qualche gocciolone. Le rane cantano allegre, per loro è il paese delle meraviglie; in alto, uno sparviero se ne sta immobile a mezz’aria adocchiando una preda. Qui la grandine ha colpito poco o niente; appena qualche ramo spezzato, qualche foglia morsicata dal ghiaccio.

La natura attorno me prospera indifferente. Il diluvio di ieri è alle spalle, gli steli piegati si stanno raddrizzando. Gli alberi divelti saranno sostituiti, altri andranno al loro posto, perché la tempesta è il modo con cui il foglio viene cancellato, pronto per essere riscritto con parole diverse, calligrafia uguale. Lo ieri è memoria che scompare come l’acqua che rifluisce dai fossi. Gracida la campagna. Già gli insetti laboriosi ronzano per l’aria chiara, ancora ebbra di pioggia e vento, e fresca e nuova come solo le mattine di primavera sanno essere.

Niente di sacro

Fa quasi tenerezza vedere i superstiti esponenti del laicismo cercare una risposta al problema del male. Fanno di tutto per dimenticare la risposta cristiana, scegliendo di ignorare cosa dice veramente, e giocano con i soliti, vecchissimi concetti cercando di farli passare per nuovi.

(…) Se Dio, che è fonte del bene, non c’è, «tutto è permesso» (Dostoevskij) e si apre quindi il baratro del nichilismo etico (Nietzsche: la «morte di Dio»).
Ma l’aporia è superata, se al creazionismo teologico, razionalmente indimostrabile (Kant), e spesso antiscientifico (il «Disegno Intelligente»), si sostituisce l’idea filosofico-scientifica dell’autarchia sia della natura (Democrito e fisica moderna), sia dei suoi processi bio-evolutivi (Darwin e neodarwiniani), compreso quello che porta alla comparsa di
Homo sapiens.

Michele Martelli, “Il relativismo plausibile

Al di là dei paroloni, (“un relativismo storico e costruttivo, non distruttivo e nichilistico”), rimane la solita sbobba: “sarete come Dio”, ammantandovi di valori decisi di volta in volta a seconda della convenienza. Il suggerimento del serpente. La vecchia risposta.

Friedrich Nietzsche ci aveva avvisato: una volta rifiutato Dio, quello che ci aspetta in questa nostra era postcristiana è l’inversione dei concetti di bene e male. Umiltà, obbedienza, rinuncia personale, tutto ciò che era un tempo pensato come buono e giusto è stato sostituito dall’imporre il proprio volere, soddisfare le proprie voglie, schiacciare il debole, scacciare pensieri di una vita dopo la morte, vivere l’istante: le nuove virtù. Il Superuomo, l’opposto del Santo.

Un Superuomo che intende perseguire «la virtù della laicità» e della tolleranza, per cui nessun valore è «sacro» e indiscutibile. E quindi, non avendo niente di sacro, ti distruggerà se appena gli conviene.

L’abbiamo visto all’opera: l’aborto come diritto, l’eliminazione del bambino malato per il suo stesso bene, uomini che muoiono soli e disperati perché non esiste più una famiglia che stia loro accanto. Chi vogliono prendere in giro? Hanno gli stessi occhi del serpente. Quando parlano, lo si sente ridere.

Così può capitare che anche la Chiesa sia tentata. “Non credo nel dogma, credo nell’amore”, come se il dogma fosse diverso da una formulazione dell’amore. Come se negarlo fosse amore, e non egoismo travestito.
Il Signore ha affermato che divorziare e risposarsi è adulterio. Non è mancanza di misericordia affermarlo, non si è rigidi, poco accoglienti. E’ invece ricordare ciò che è vero: cioè che qualcosa di sacro esiste. E’ il ricordare che non siamo superuomini, al di là del bene e del male. Che l’essere felici passa proprio nel seguire la verità.

Cioè nel non peccare, ovvero mirare a quel bene che esiste e non a ciò che più ci è comodo. Come possono i nostri peccati essere perdonati se non c’è niente di cui essere perdonati? Se la Cristologia è derubricata a “Hey, amico!”, se il cristianesimo sociale è ostaggio di destra e sinistra invece che essere una presenza originale, se la teologia è dimenticata, ridicolizzata e trasformata in fetido moralismo, ci si può domandare dove siano finiti venti secoli di cristianesimo. Come se si fosse sbagliato tutto, prima, e ora occorresse inseguire quel superuomo opportunista; come fossimo servi che cercano di rendersi utili ad un nuovo padrone. Come se anche dentro la Chiesa si fosse realizzata l’inversione dei valori. E i suoi appartenenti preferiscano tacere di fronte al male, strattonati tra ciò che è sempre stato vero e ciò che il mondo asserisce. Quanti silenzi, o parole inopportune, di fronte alle scelte di nazioni, di giudici, di poveracci persi nel loro peccato.
Come se l’ortodossia fosse diventata la sintesi di tutte le eresie.

Eppure, se abbiamo davvero quella fede che fu di tanti prima di noi, non possiamo non sapere che i trionfatori di oggi saranno gli sconfitti di domani, e che quanti hanno scelto il silenzio rimarranno nel silenzio. Se anche la persecuzione verrà ancora, perché i superuomini non sopportano di sentirsi dire che sono anche loro uomini, non dovremo lamentarci, o gloriarcene.

Perché noi sappiamo che quanto è sacro, sacro davvero, rimane.

Cliccare sull’immagine per vederla meglio
Prima vignetta: “In non credo più nell’etica”
Seconda vignetta: “Per quanto mi riguarda, il fine giustifica i mezzi”
Terza vignetta: “Afferra quello che puoi mentre ti va bene, questo è quello che dico! Il diritto è nella forza! I vincitori scrivono i libri di storia!”
Quarta vignetta: “E’ un mondo cane-mangia-cane, così farò quello che voglio e lascerò siano gli altri a discutere se sia “giusto” o no.”
Quinta vignetta: <spinta> HEYY!
Sesta vignetta: Calvin – “PERCHE’ L’HAI FATTO?” Hobbes – “Eri sulla mia strada, ora non ci sei più. Il fine giustifica i mezzi.”
Settima vignetta: Calvin – “Non intendevo per tutti quanti, cretino! Solo per me!” Hobbes – “Ahh…”

Strano ma vero

Certo, è proprio strano. Uno pensa, è indotto a pensare, che la scienza tenda a sfatare tutti quelli che un libro di scuola di mia figlia chiama “miti della creazione”. Che so, l’immagine di un Dio che dice “sia la luce!” e pof! ecco l’universo. Con tutto il seguito della Genesi appresso. Poi un bel giorno uno scienziato salta fuori con una teoria come quella del Big Bang e, accidenti, funziona, sembra corrispondere ai dati; se non fosse per la sua imbarazzante somiglianza con quel Pof! sarebbe veramente magnifica.

Poi però uno pensa agli esseri viventi e si dice: hey, qui abbiamo Darwin, non si scherza, è tutto assodato. Altro che polvere e costole.
Uh, certo, anche qui ci sono alcuni problemi imbarazzanti. Questa benedetta vita, non si è mai riusciti ad andare neanche vicino a crearla artificialmente. Per quanti fulmini si siano scagliati in brodaglie primordiali, le molecole rimangono ostinatamente morte. La cellula, nella sua configurazione più semplice, è così complessa che non si capisce proprio come sia potuta sorgere per caso, così.

E poi ci sono questi studi recenti. Voi sapete che il DNA è composto di quattro tipi di molecole accoppiate. Gli uomini ne hanno circa tre miliardi raggruppate in 20.000 geni.
Ma tutti gli animali hanno anche del DNA nei mitocondri, che sono in un certo senso la centrale enegetica delle cellule. Nei mitocondri ci sono 37 geni e uno di questi, chiamato “COI”, è stato scoperto essere molto utile per catalogare le specie di viventi. Esso è una sorta di “codice a barre”: indica con ottima precisione quando una specie differisce da un’altra.

E qui gli studiosi hanno fatto una serie di scoperte sorprendenti. Intanto, che l’idea che più una specie è diffusa e numerosa più è diversa geneticamente, come il darwinismo esigerebbe, è falsa. Tutte le specie, grandi o piccole, hanno grosso modo lo stesso grado di diversità genetica. Inoltre i confini di ciascuna specie sono ben definiti: tra una e l’altra c’è poco o niente. Manca insomma quella fluidità prevista dalla teoria dell’evoluzione, mentre ci sono blocchi di viventi ben distinti con poca diversità tra loro. E qui giunge un’altra notizia inaspettata: la stragrande maggioranza delle specie viventi, nove su dieci, ha grosso modo la stessa età, cento-duecentomila anni, come si può dedurre appunto da questa varianza.

Ovviamente, per spiegare il collo di bottiglia ci possono essere un sacco di teorie. Ere glaciali, virus, catastrofi varie. Eppure uno non riesce a togliersi l’impressione che forse questo intoccabile darwinismo non sia poi così certo come ci vogliono fare credere. E, chiaro, pensare che un così gran numero delle specie che popolano la Terra sia apparso così, quasi da un giorno all’altro…
Ci deve essere un’altra spiegazione. DEVE esserci, vero?

Tutti contenti

Signori, lasciatemelo dire, sull’attuale crisi politica state ragionando di pancia invece che di cervello. #Iostocon… Bah.
Cominciamo con alcuni dati di fatto. E’ più importante un ministro delle finanze o l’intento che c’è dietro quel ministro delle finanze? Se un certo nome era sgradito, perché non si è fatto il nome di un paravento – ci sono tanti che si sarebbero prestati volentieri – per lasciarlo poi agire dal secondo piano?

La verità è che un governo Lega + Cinque stelle conveniva meno di tutti proprio a Lega e Cinque stelle. Troppe differenze: si sarebbero ammazzati di veti incrociati. Sarebbe durato forse tre-quattro mesi.

Ma occorreva che il tentativo fosse fatto, perché sarebbe stato controproducente dare l’impressione che non si era provato il possibile. Occorreva quindi che la colpa del fallimento ricadesse sul fronte avversario nella maniera più spettacolare possibile. Così è stato.

Credo che Mattarella e soci abbiano visto il trappolone dentro il quale si stavano cacciando, ma siano andati avanti lo stesso perché coloro che comandano davvero non possono permettere ribellioni. Siamo di fronte ad un potere così arrogante da essere sicuro di cavarsela in ogni caso, anche davanti alle falsificazioni della realtà più evidenti. Potrebbero avere ragione: non è accaduto così anche in passato? Così gli avvertimenti con tanto di testa di spread mozzata sul letto, coro mediatico unanime e conforme, accuse e disinformazione plateale e reiterata hanno seguito l’usuale copione. Tante di quelle balle che a qualcuna si rischia anche di credere, non fosse altro che per esaustione. Se giornalisti e commentatori fossero Pinocchio, ci troveremmo in una foresta di nasi.

Adesso? La briglia sarà allentata per qualche mese per far respirare l’asino e dagli l’illusione della libertà, l’Italia sarà saccheggiata silenziosamente un altro po’, e dopo si vedrà. Così, tutti contenti: i “mercanti” perché i populisti sono stati sconfitti e rintuzzati, i populisti perché un altro po’ di popolo è passato dalla loro parte, i vecchi partiti perché pensano di essere ancora vivi e non si accorgono di esser morti, e noialtri italiani perché…

Già, perché?

Lamentosa

Pioveva, e non avevamo neanche un governo da accusare, che occasione sprecata.
Adesso forse l’abbiamo, ma mi dicono che nasce sotto il segno delle bugie e del millantato credito. L’italia mediocre e truffaldina e’ ufficialmente al potere, la linea di demarcazione non poteva essere più netta, scrivono. Io dico che era ora che si mettessero in regola, abbiamo avuto per troppi anni governi di mediocrità che mentivano senza dichiararlo.
Per chi ha costruito le sue fortune sulle contestazioni e sulla feroce opposizione senza quartiere andare al potere vuol dire rendersi conto che governare è un altro paio di maniche, magari nel contempo distruggendo il paese con politiche insensate. Adesso che quel potere lo devono lasciare, possono rendersene conto ancora meglio.
Attendiamo con impazienza il momento in cui la critica pregiudiziale lascerà il posto alla critica giudiziaria. Nel frattempo, non perdiamo l’allenamento: sappiamo già che qualsiasi provvedimento sarà sbagliato, e la colpa sarà comunque loro, loro, di quelli là. O della nostra sfortuna, che non riusciamo mai ad eleggere un politico capace, un vero statista.

Non per nulla il cantante preferito dagli italiani è Domenico Mugugno.

Traduzione (cliccate sull’immagine per vederla meglio)
Prima vignetta: Calvin -“E’ tutto nella fortuna, Hobbes. Certa gente nasce fortunata e certa gente nasce sfortunata”
Seconda vignetta: Calvin – “In ambedue i casi, non c’è niente che tu possa fare. Non puoi combattere la fortuna.”
Terza vignetta: Hobbes -“Siamo diretti verso quel burrone!” Calvin – “Ahinoi! Cattiva fortuna!”
Quarta vignetta: Hobbes -“Ciao.” Calvin – “Vedi cosa intendo? Tu te ne vai per la tua strada, pensando ai tuoi affari, e improvvisamente la tua fortuna finisce!”
Quinta vignetta: Calvin – “Se tu sei – Ahi – sfortunato, che cosa puoi farci? Ahi! Sei condannato a soffrire! Ahi!”
Sesta vignetta: Hobbes – “Ooh, proprio nei cespugli spinosi. …Proprio come ieri.” Calvin – “Forse la mia fortuna domani cambierà.”

Non è più Occidente

Non sono d’accordo con chi identifica l’Occidente con la separazione tra Stato e Chiesa, con una civiltà “laica” caratterizzata dalla distanza fra la politica e la religione. Se guardo alla storia e alla geografia posso vedere come questa definizione non stia in piedi. Ci sono stati imperatori cinesi meno intrusivi in materia religiosa di certi presidenti; e non mi pare che la Regina d’Inghilterra, a capo della confessione anglicana, regni in un paese non occidentale. La rivoluzione francese, con la sua dea ragione, è stata antioccidentale?

Possiamo anche identificare l’occidente con la democrazia, con i diritti umani, con il libero mercato. Sono questi i tesori delle nostre terre, ciò che le costituisce, la loro anima più vera? Sono questi i nuovi dei che le proteggono? Sono loro che ci rendono felici?

Ma, prima ancora, ci dobbiamo domandare cosa sia questo inafferrabile Occidente. Esiste davvero, o è solo un’idea confusa di quella che identifichiamo con la nostra civiltà? Cosa accomuna Praga e Londra, Parigi e Messina, l’America coast to coast? I nostri anni dieci e gli anni dieci del secolo scorso, e di quello ancora prima?

Tutte le idee che ho elencato fanno parte dell’occidente, ma non sono l’Occidente. Sono le conseguenze di un particolare evento che noi cristiani indichiamo come l’Incarnazione. Come se l’irrompere di Cristo nel mondo li avesse rivelati, li avesse indicati come aspetti possibili e gradevoli del vero. No, non sono il vero. Sono parte del vero. Sono scoperte del vero, sue declinazioni rese evidenti da una visione del mondo cristiana. Sono, in altre parole, L’annuncio di Cristo che si è fatto cultura. Quella cultura che rifiuta lo schiavismo, che vede gli uomini come fratelli, che dà a Cesare quello che è di Cesare.

Il guaio è che si è pensato bastasse. Che, dopo che ci ha dato tutte queste cose belle e giuste il cristianesimo non servisse più. Che si possa essere fratelli anche senza. Si è ridotto Cristo ad uno schema, a qualcosa che non c’entra con la vita. La fede la si è data dapprima per scontata, poi per inutile, ora si asserisce sia dannosa. E’ per questo che l’Occidente sta morendo.

L’occidente è il cristianesimo che si fa cultura, abbiamo detto, e tuttavia il cristianesimo è molto più grande dell’Occidente. L’occidente che si crede autosufficiente, orgoglioso del suo essere e delle sue scoperte è un fantasma, è un’idea incompiuta, è come chi si ferma sul pianerottolo asserendo di avere raggiunto il cielo. Non credo che, qualunque sia l’aspetto di questo spettro, possa sussistere senza il cristianesimo. Non senza diventare altro da quella idea che ne abbiamo.

Domani l’Occidente diventerà altro, come è diventato costantemente altro nel corso di tutta la sua. Il suo punto cardinale sarà ancora occidente? O punterà piuttosto verso il basso?

Ciò dipenderà da se resterà fedele, in qualche maniera, a quella sua radice costitutiva.
Se non lo sarà, sappiamo cosa fanno le radici la cui pianta sia stata tagliata. Rinascono altrove.

Repellenti

Con ogni probabilità non lo sapete, a meno che non abbiate dei canali di informazione un poco più ampi dei tradizionali media italiani, ma questo venerdì 25 maggio si terrà in Irlanda un referendum importantissimo. Si tratta di decidere se verrà abrogato l’ottavo emendamento della Costituzione irlandese, ovvero quello che equipara la vita della madre a quella del suo bambino non nato. Gli irlandesi dovranno decidere se introdurre la possibilità dell’aborto senza limiti nella loro nazione. “Repel the 8th”.

Già. L’Irlanda è una di quelle poche nazioni che nell’ultimo mezzo secolo non si sono dotate di strumenti legislativi per eliminare le vite umane quando sono ancora nel grembo materno. A suo tempo questo emendamento passò con una maggioranza schiacciante. Che arretrati.

I sondaggi dicono che vincerà il sì all’abrogazione, ma non sarebbe la prima volta che questi sbagliano. Anche perché quella che sembrava una passeggiata trionfale per i fans di Erode appare oggi sempre più a rischio. Il margine di vantaggio dei sì si è assottigliato settimana dopo settimana.
Complice il fatto che i soliti motivi per l’introduzione dell’aborto, che hanno funzionato così bene altrove, ormai appaiono sempre più logori. Mortalità a causa della gravidanza? L’Irlanda ce l’ha tra le più basse d’Europa, molto minore dei paesi dove l’interruzione di gravidanza è praticata. Favorirebbe l’emanicipazione della donna? Allontanerebbe la povertà? Le statistiche dimostrano ampiamente il contrario. Chiunque abbia potuto vedere un’ecografia o un’altra immagine del bambino nel ventre della madre non può negarne l’umanità, e la scienza ora ne sa molto di più di quanto sente, di quanto soffre, di quanto mamma e figlio siano legati.

Ma quanto di questo giunge a conoscenza del cittadino? I grandi media sono tutti schierati per “repel the 8th”. La campagna pubblicitaria può contare su ingenti finanziamenti da parte di “amici interessati”: tanto per dirne una, Amnesty International ha ricevuto allo scopo 150.000 dollari da Soros: illegale, ma si sono rifiutati di restituirli. Con una mossa senza precedenti, Google e Facebook hanno deciso di rifiutare qualsiasi campagna pro o contro referendum; dato lo schieramento mediatico in campo, equivale a colpire quasi esclusivemante coloro che si battono per il mantenimento dell’emendamento.

In questi mesi di campagna, che ho seguito indirettamente, non si contano gli abusi , le intimidazioni, le blasfemie, le eclatanti menzogne messe in campo dai partigiani dell’aborto. Mette tristezza che tante persone si battano con simile maligna determinazione per la morte. Difficile distinguere se per denaro, per motivi libertini o eugenetici, per odio verso la Chiesa. Per pura e semplice ignoranza del vero. Tra tre giorni sapremo se in Irlanda esite ancora un popolo, o il potere avrà vinto un’altra battaglia sella sua strada verso il nulla.

Il valore del senza valore

I grandi valori laici sono assoluti solo fino a quando conviene.

La democrazia è magnifica finché vince la propria parte. In caso contrario è da ripensare.
Le leggi sono intoccabili solo se ci piacciono, altrimenti si dia spazio ai giudici creativi.
I diritti umani sono riservati agli amici. Se si nega che qualcuno sia umano, tutto diventa lecito.
Viva la libertà, anche quella degli altri, purché se ne stia ben lontana dai miei interessi.

Se un valore non vale che in determinate circostanze significa che non è qualcosa di fondamentale. E’ qualcosa di altro, è qualcun altro che gli dà significato.
O quel Qualcuno è un assoluto, Dio, o è un coglione come me e te che si atteggia a dio.
“Io sono dio, voi non siete niente”, per parafrasare. Il vecchio peccato originale ritorna.

Verremo cacciati anche dai nostri piccoli, patetici paradisi. Non da angeli, ma ciò che è reale.

Viva la salute

Ormai il giornale lo leggo solo più al bar. Lo sfoglio mentre sorseggio il cappuccino, in questo assonnato lunedì mattina. Una notiziola mi attrae lo sguardo: “Trump taglia i fondi federali alle cliniche pro aborto

Per quelli che frequentano come me certi siti di notizie è una vecchia novità. Ma mi colpisce il taglio del pezzo. “Il provvedimento colpisce in particolar modo “Planned Parenthood”, l’organizzazione senza scopo di lucro che fornisce servizi per la salute, tra cui l’aborto, e riceve sino a 60 milioni di dollari l’anno in finanziamenti…

Quasi mi va per traverso la brioche. “Planned Parenthood” senza scopo di lucro? Come no, tanto che  per mettere da parte qualche soldino vendeva i pezzi dei bimbi abortiti. “Con questi mi compro la Lamborghini“, gongolava un dirigente.
Che poi tra i “servizi per la salute” sia compreso anche uccidere i bambini, è una convinzione che forse anche alcuni sindaci e attivisti nostrani condividono: tipo quelli che si offendono a dire che una mamma aspetta un figlio e non un grumo di cellule cancellabile a piacere, o si risentono se si fa notare che selezionare le femmine abortendole è pratica diffusa. Mi domando la salute di chi.

Qui, come nei due o tre altri pezzi che ho scovato in giro che approfondiscono la notizia in senso negativo, è insinuato chiaramente che da pare di Trump si tratta di mossa politica. Oh, può essere: era nel programma del Presidente USA, erano mesi che ci tentava, adesso forse c’è riuscito. Ha fatto una promessa e ha dimostrato di avere le palle per mantenerla.

Avercene qui, di politici così.

Via dall’omelia – IV – Ciò che è importante

Per essere veramente al passo con i tempi il sacerdote deve rammentare che è sbagliato costruire sulla roccia, dato che quella non cambia; la sabbia che scorre è ciò che si confà all’evoluzione, flessibilità e pluralismo dell’Uomo Moderno.
Un tempo si annunciava il dio che si adorava senza conoscere, oggi questa va vista come un’inaccettabile ingerenza. Sarebbe irrispettoso dell’ignoranza altrui presumere che la Verità sia tale. Si vive benissimo anche senza, guardate le persone di successo. Oppure noi demoni.
Quello che è importante sono i valori. Il segreto della vita sono onestà e compassione. Se potete fingere di averli, è fatta.

(Da “I consigli di Zio Berlicche”, Malabolgia editore)

Ecumenici

Ecumenismo per alcuni cattolici vuol dire disprezzare il cattolicesimo per abbracciare tutto il resto.
In pratica, essere antiecumenici verso se stessi.
Devo ancora capire se si tratta di una particolare forma di schizofrenia, di autolesionismo o più semplicemente della solita mossa dell’antico avversario.