In mezzo al rumore

Uno fa le cose che pensa.
“Che pensa”. Che pensa siano convenienti. Non necessariamente vere, o giuste. Vere o giuste solo se pensa che il proprio bene faccia parte del bene di tutti.
Le virtù umane sono anche le virtù cristiane, e viceversa, ma di loro non importa a nessuno che non abbia un interesse per loro. Che non pensi gli convenga seguirle. Ma che accade se quelle virtù non gli dicono niente?

Non si combatte per difendere le leggi se non si crede più alla ragione per cui quelle stesse leggi sono nate. Se non penso che ogni vita sia sacra allora mi è lecito uccidere quanti mi infastidiscono, siano bambini non nati o persone che reputo inutili o dannose, e pure me stesso.
Uccido, e non ci vedo niente di male, niente di strano, perché è un’altra la prospettiva che mi guida. Altre parole, urlate da ogni dove.
Non sono neanche in grado di comprendere perché a qualcuno dovrebbe fare problema. Posso ancora capirlo, ma solo perché vivo in una società che un tempo era così. Reliquia di un educazione, di una visione del mondo differente ma che ha perso il nesso con la mia esistenza. Come brandelli di manifesti sul muro, frammenti di frasi stinte davanti a cui passo senza fermarmi.

Coscienza? Qualcuno ha detto coscienza? Una voce che sussurra parole che non riesco ad interpretare.

C’è ancora qualcuno che non si rassegna. Qualcuno per cui quelle paroline sussurrate da dentro hanno ancora un senso, in mezzo al rumore. Come in quei tempi, in cui quel linguaggio non era stato dimenticato. Se vogliamo che giustizia regni, abbiamo solo una strada: che tornino quei tempi, che le persone vedano di nuovo cosa sia il vero e il giusto e il bello.

Si può lottare per leggi giuste. Bisogna lottare per leggi giuste. Ma perché si capisca che sono giuste bisogna reimparare quel linguaggio. Altrimenti sarà come una lingua straniera imposta da un invasore, destinato a perdere perché nessuno comprende quanto dice.
La comprensione non si può imporre. Si può solo ottenere facendo vedere quanto più bello e umano e vero sia vivere così. Spiegando quelle parole. Anzi, ancora prima: dicendo, ascoltale.
Sono anche dentro di te. Non le senti, come cercano di farsi sentire, in mezzo a tutto questo rumore?

Non è Vangelo – XVIII – Alzati, Lazz…

Ditelo. Dite anche voi che non riuscite a sopportare lo stile falsamente diaristico in cui sono scritti i Vangeli, come se trattassero di fatti accaduti davvero e non di fanfaluche inventate da ignoranti in crisi mistica.
Levatevelo, questo pensiero. Ammettetelo: per quanto possano apparire al principio affascinanti gli episodi della vita di “G”, il carpentiere disoccupato diventato predicatore girovago, alla fin fine sono tutti uguali. Ripetitivi: arriva là, guarisce questo e quest’altro, raccomanda di non dire niente a nessuno e se ne va. I miracolati blaterano a destra e a manca, i discepoli non capiscono niente, gli onesti farisei sono accusati di tramare nell’ombra. Insomma, trame poco originali, senza vero pathos, senza approfondimento psicologico. I colpi di scena sono pochi e telefonati: dai, non mi dite che non l’avevate capito subito che il colpevole era Giuda. Perché hanno avuto tanto successo? Ve lo dico: effetti speciali, torbide storie di sesso e di orrore, un’azzeccata campagna pubblicitaria.

Guardate l’episodio di Lazzaro. Forse una volta poteva fare impressione ma oggi, dopo notti di morti viventi, risvegli di mummie e cadaveri che passeggiano nei supermercati sembra solo l’ennesimo remake di Romero, una serie tivvù con poco budget e sceneggiatura ritrita.
Non ve lo ricordate? Vi ravvivo io la memoria.

A G giunge notizia che un suo amico, tale Lazzaro, è malato gravemente. Chiunque abbia un minimo di pratica cinematografica già lo sa cosa accade dopo: se viene descritta la famiglia c’è da scommettere che questo crepa. Infatti. Ma G qui dimostra la sua vena perfida. Invece di precipitarsi a casa dell’amico morente lascia trascorrere il tempo necessario perché questo tiri davvero le cuoia. Perché ha aspettato? Possiamo tranquillamente leggere in questo atteggiamento da parte dell’autoproclamato Messia un appoggio al testamento biologico, alla sospensione dell’alimentazione per i malati terminali e in generale alle pratiche di eutanasia. Voleva evitare di salvare qualcuno già condannato, qualcuno che magari aveva pure espresso la sua volontà di non essere rianimato in caso di incidente. Non lo sappiamo con certezza, perché la Chiesa ha probabilmente nascosto le prove. Fosse vero sarebbe gravissimo. E’ appunto per evitare casi come questi che serve una legge: per potersi assicurare che non solo tutti quelli che devono morire muoiano davvero, ma che possibilmente lo facciano per propria mano o per mano di qualcun altro. Ambedue le possibilità a noi demoni stanno bene: suicida oppure omicida, qualcuno giù da noi arriva.

In ogni caso, alla fine il carpentiere si mette in marcia per la casa di Lazzaro, in Giudea, dov’è giustamente considerato nemico pubblico. I discepoli lo seguono malvolentieri; rischiano la vita. Ma a lui non importa, e non esita a metterli in pericolo tutti per raggiungere il capezzale del suo amichetto.

Lazzaro aveva due sorelle, un’arrogante maniaca del lavoro chiamata Marta e un’altra che di nome faceva Maria, una feticista dei piedi, pigra e piagnona.  E’ Marta che lo va ad accogliere, e lo cazzia violentemente sul fatto che non fosse stato presente alla dipartita del suo caro. Adesso arrivi? Sono tre giorni che è morto, gli rinfaccia. Non te ne frega niente, dice tra le righe. Getta addosso  a G tutta la colpa di quella morte, e noi non possiamo che essere d’accordo.
Il falegname abbozza qualche debole scusa tardiva. Arriva poi anche Maria, che replica il cazziatone. Umiliato, G si mette anch’esso a frignare come una ragazzina. Soffiatosi il naso, chiede di potere profanare il sepolcro dove giace il suo cosiddetto amico ormai decomposto.
L’evangelista si lascia qui scappare anche una perfida considerazione sull’igiene personale del defunto, che a quanto pare puzzava. Forse un sottile riferimento razzista?
Giunto alla tomba, G chiama il suo occupante: “Vieni fuori, lazzarone!” e questi esce dalla tomba drappeggiato come Boris Karloff ne “La Mummia”. Uh, il morto vive!

Questa la narrazione. Ovviamente, se l’episodio non è del tutto inventato, non si tratta che di una messinscena. Ma che, nella sua cruda essenzialità dilettantesca, rivela qualche accenno delle vere convinzioni del figlio del falegname

Vi pare che G rispetti la libertà di scelta di Lazzaro? E se lui non avesse voluto essere resuscitato? Perché non ha chiesto un consenso preventivo? C’era proprio bisogno di farlo uscire dalla tomba? Non poteva lasciarlo riposare in pace? Quello attuato dal presunto Messia si prefigura come accanimento terapeutico, dimostrato dal fatto che non solo era ineluttabile la morte del soggetto, ma che questo era davvero defunto.

Il falegname sarebbe anche imputabile di vilipendio di cadavere e di procurato pericolo per la salute pubblica. Il defunto già puzzava, lo si è detto. A voi farebbe piacere che un risorto se ne vada in giro a disseminare liquami necrotici ovunque? Immaginiamo cosa avranno detto i vicini. E’ quindi del tutto comprensibile che i migliori elementi della comunità si siano subito attivati per stroncare sul nascere questa minaccia all’ordine pubblico. Andando a denunciare il novello Frankenstein e i suoi esperimenti di rianimazione hanno compiuto il loro dovere.
Si capisce quindi che le autorità ricerchino il predicatore errante come un pericoloso terrorista in grado di minare la convivenza civile.

Cosa succederebbe, infatti, se tutti se ne andassero in giro a resuscitare parenti e amici? Pensate solo all’effetto sulla sovrappopolazione, per non parlare dei conti delle pensioni. L’INPS fallirebbe subito, gettando sul lastrico milioni di poveri pensionati.

Il comportamento folle e dissennato di G doveva essere quindi fermato. Per il bene  di tutto il popolo, come giustamente espresso dalla legittima autorità religiosa, quel folle doveva morire.
Perciò anche voi, umani, concordate con me. Meglio scrivere un bel testamento biologico che dica “se dovessero tentare di resuscitarmi, impeditelo”! Potrete così marcire in pace nella vostra tomba. Anche in caso di miracoli.

Populismi

Tutte le ideologie rispettabili da giovani sono state populismi.

In effetti un populismo non è che una formazione politica prima che i potenti la comprino.

Un’ideologia cessa di essere un populismo quando capisce che quello che lei stessa chiede è irrealizzabile, o il peggiore dei mali. Si vergogna allora così tanto che comincia a parlare d ‘altro.
Al che il popolo si sfila e comincia a cercare un’altra idea che non abbia ancora capito cosa accade quando i desideri si realizzano.
Di solito un populismo nasce per contrastare i danni del populismo precedente.

Il disprezzo degli ex-populisti per il popolo assomiglia al rifiuto dei propri genitori degli adolescenti. Invecchiando capiscono poi l’errore, e vorrebbero riallacciare i rapporti. Ma chi li vuole ancora?

Inutile (again)

Dieci anni, un po’ di più. Io non sono certo solito a riciclare i miei post, ma visto che questo l’ho scritto tanto tempo fa…
Credo che non abbia perso un filo di attualità. Anzi, se vogliamo, ne ha guadagnata.

La grande terrazza panoramica era piena di gente.
“Che ne dici tu, Piero, che arrivi da fuori?” chiese Aldo.
“Bè, certamente è una gran bella vista…” replicò Piero, guardandosi attorno.
Il suo sguardo fu attirato da una ragazza. Era male vestita, quasi sciatta. Poteva essere stata anche bella, un tempo, ma adesso il viso era grigiastro e sciupato, con gli occhi troppo grandi cerchiati e pesti. Camminava indifferente, strascicando quasi i piedi, e quando qualcuno l’urtava continuava con il suo passo lento senza neanche voltarsi. La vide avvicinarsi alla balaustra. La vista sulla città era spettacolare, da mozzare il fiato. Piero udì che Aldo gli stava dicendo qualcosa, ma lui non gli prestò attenzione: un presentimento gli attanagliava il cuore. La vide arrampicarsi sul corrimano, con difficoltà. Nessuno di quanti le stavano accanto la degnò di più di un’occhiata casuale, nessuno tentò di fermarla.
Piero si mise a correre. Alle sue spalle Aldo gli gridò qualcosa, ma andò perso nel rumore del sangue che gli rombava nelle orecchie.
Ormai la ragazza aveva scavalcato, e di spalle alla terrazza fronteggiava il vuoto. Lacrime le scorrevano sulle guance. Piero l’afferrò per un braccio.

In seguito Piero non rammentò mai cosa disse in quei minuti. La storia della ragazza era miserevole, malattia, soldi, anche amore, certamente solitudine. Piero offrì, promise, perchè una vita era in gioco. La ragazza piangeva forte, ma la mano di Piero non la lasciava. Poi, lentamente si voltò, e Piero la aiutò a scavalcare ancora la balaustra questa volta verso la salvezza.

“Cosa succede qui?”
Un uomo di media statura, occhialini, impermeabile, scarpe lucide e ufficiali – certo un Funzionario – e due uomini in divisa, robusti come armadi, fissavano con ostilità la coppia accanto al corrimano, la gamba della ragazza ancora alzata a superarne il bordo metallico. Un uomo e una donna di mezz’età, indicando Piero e la ragazza, sussurravano concitatamente all’orecchio del funzionario. Questi alzò la mano a tacitarli.
“Ho chiesto: cosa succede qui?”
Piero sorrise. “Questa ragazza stava…stava per fare qualcosa di disperato. Ma adesso va meglio.”
Il Funzionario spalancò gli occhi, come se non credesse a quello che aveva appena udito. “Ho capito bene? La…signora…stava per eutanasizzarsi e lei l’ha fermata?”
“Ma…certo.” Piero appariva perplesso. Alle spalle del terzetto Aldo gli faceva strani gesti, come per invitarlo a tacere.
La voce del Funzionario era gelida come i suoi occhi. “E lei ha osato ostacolare la volontà liberamente espressa di una persona?”
“Ma voleva uccidersi!”
“E con ciò? Non ha tutti i diritti di farlo? Evidentemente ha ritenuto di soffrire troppo per continuare a vivere. O crede di essere inutile. In ambedue i casi, impedirle di interrompersi le funzioni vitali non fa altro che prolungare le sofferenze di un essere umano e causare allo Stato una perdita in tempo e denaro. Questo è inaccettabile. Lei è un pericoloso prevaricatore, un violento.”
Piero era incredulo. “Ma cosa dite? E’ una vita, ha valore…”
“Ma certo che ha valore. Per questo per lo Stato – per tutti – sarebbe meglio smettere di pagare quel valore senza avere in cambio niente.” Il Funzionario fece un cenno, e i due uomini in divisa afferrarono Piero per le braccia.
Il Funzionario si accostò alla ragazza. “Dimmi cara” le sorrise parlando con voce suadente “hai scritto qualcosa per giustificare il gesto che vuoi compiere? Che ne spieghi i motivi?”
Lei annuì. “Certo, signore. Un testamento. Ce l’ho qui. Dice ogni…”
L’ometto con l’impermeabile annuì. “Allora è tutto a posto.” Si chinò è afferrò il piede della ragazza, sollevandolo fulmineamente. Lei ebbe appena il tempo di dire “Ma non…” che, sbilanciata, cominciò a cadere all’indietro.
L’urlo sembrò non finire mai, ma terminò anch’esso, con un tonfo nauseante. Il Funzionario si sporse. Il corpo giaceva molto in basso, sul marciapiede. La gente frettolosa ci girava attorno, senza fermarsi.
“Ma cos’ha fatto…?” gridò Piero disperatamente, trattenuto a forza dagli agenti.
Il Funzionario si permise un sorrisetto. “Ho eseguito la volontà scritta del soggetto. Eutanasia. E’ tutto in regola.”
“Ma aveva cambiato idea!”
Il Funzionario fece spallucce. “Le opinioni cambiano, gli scritti restano. Portatelo via.”
Mentre Piero veniva trascinato verso l’uscita, Aldo si accostò al Funzionario.
“Mi scusi, dottore, che cosa gli farete adesso? Non è cattivo, solo un pò arretrato…non conosce la Legge.”
Il Funzionario lo squadrò freddamente. “La Legge non ammette ignoranza. In ogni caso, da quello che sostiene, il suo…amico…è evidentemente pazzo.”
Un lento sorriso, che era quasi un ghigno, gli percorse il volto “E i pazzi sono inutili. Un peso per lo Stato e per la comunità”. Battè la mano sulla spalla di Aldo. “Al suo amico penseremo noi. Non soffrirà più.”

Al tempo dei nonni

Lo sapete, sono cattivo.

Ma sono un cattivo che si domanda il perché delle cose.
Sono anche quel tipo di cattivo che comincia a capire che quando televisioni e giornali riprendono unanimi una data notizia c’è da chiedersi: che cosa vogliono ottenere?
Sì, perché questo cattivo è convinto che nella maggior parte dei casi ormai non stiano informando il pubblico, stiano facendo propaganda per i loro padroni.
Prendiamo il caso di quei due signori già anzianotti ai quali è stata tolta la potestà della figlia. E’ interessante notare come la simpatia dei giornalisti, e di conseguenza di gran popolo, stia tutta con la coppia. I giudici, che di solito si adorano specialmente quando demoliscono leggi o ne coniano di nuove, in questo caso sono additati al pubblico disprezzo.

Non voglio entrare nel merito del caso, che non conosco. Dico solo che essere genitori all’età in cui si è nonni o addirittura bisnonni è una possibilità concessa da una scienza che non pensa e da un’ideologia che privilegia i soldi e il desiderio di “adulti” sul bene dei bambini. Fa bene il loro avvocato a ricordare esempi di noti personaggi con analoghe discendenze che nessuno pensa di sottrarre loro. Chissà, forse occorerebbe applicare a questi gli antichi metodi di educazione, del tempo dei nonni o anche più in là, per insegnare che non basta essere ricchi e famosi per fare tutto ciò che si vuole.
Ma le punizioni corporali sono fuori moda, come pure il bene dei bambini. Anche i tribunali dei minori vogliono abolire.

Oh, chiamatemi insensibile, arretrato, naturalista – no, quello va usato solo quando fa comodo. Però io penso davvero che la natura – cioè il modo in cui siamo fatti – abbia un senso. Se certe cose non sono comunemente possibili, una ragione c’è.

Così il compianto unanime per quei poveri vecchi mi fa pensare che un giudice ci penserà parecchio, la prossima volta, a sottrarre il figlio faticosamente concepito o comprato da qualche facoltoso o famoso vecchierello. E’ contro l’opinione pubblica; rovina il business. Penso male, sono cattivo.
In fondo i figli spesso vengono parcheggiati dai nonni. Diritto ad una mamma, ad un papà che possano essere davvero tali? Naaa. Quella è roba per bambini.

Dire, fare, lettera, testamento

Non è chiaro se la proposta di legge sul testamento biologico, che sta per giungere nelle aule parlamentari con le usuali forzature radicaleggianti dei finti democratici, sia in realtà un mezzo per cercare di eutanasizzare – se mi passate l’orrido neologismo – il governo o ricompattarlo. Perché se da un lato il tema dell’eutanasia, di cui questa proposta è chiaramente anticipatrice ed esplicito grimaldello, è un tema per così dire “caro” ad una sinistra mortifera, dall’altra è senza’altro possibile che si tenterà di sfruttare i prevedibili malumori per mollare una stoccata all’esecutivo. Un casus belli per apparire puliti.

Le unioni civili, quella indiscussa porcata di legge che è l’unico lascito degno di nota del fu governo Renzi, furono utilizzate per ricompattare un partito mugugnante contro il “nemico comune”. Quale nemico? quel cattolicesimo che ha costruito e costituito la civiltà occidentale. Se si vuole sostituirlo con una nuova ideologia è indispensabile liberarsi del suo retaggio. Per tornare al paganesimo che fu, e anche più in giù. Che poi anche alcuni esponenti formalmente cattolici si siano accodati dietro congruo compenso alla “nuova” morale progressiva la dice lunga sui danni che può fare la politica quando è staccata da un ideale da raggiungere.

I pochissimi civiluniti certificano l’ampiezza della menzogna sull’urgenza di quel provvedimento e il favore popolare pressoché nullo; i successivi pronunciamenti, ampiamente previsti, di giudici compiacenti, ridicolizzano gli sbandierati risultati della finta opposizione. Ma temo che da ciò non si sia imparato niente.

Possiamo sgolarci affermando che il caso di quel poveretto che è andato in Svizzera ad ammazzarsi non c’entra niente con quanto si vuole passare in aula: quello è stato puro suicidio. Non servirà, ma almeno serve a chiarire cosa si vuole ottenere in realtà, al di là di tutte le parole false che ci riversano addosso.

Avremo un bel dire che, una volta aperta la porta alla morte, sarà difficile richiuderla. Non ci saranno molti che presteranno orecchio a quanto accaduto in altri stati, dove si è partiti come qui con parole di dolce morte e si è finiti a trattenere con la forza vecchietti che cercavano di resistere a chi li sopprimeva. O a far fuori bambini, malati mentali, persone non autosufficienti, senza più neanche addurre scuse. Nel silenzio complice, persino nell’indifferenza.

Un poco di orrore da queste parti ancora quelle pratiche le suscitano. Quella parte politica che adesso spinge il provvedimento è, nominalmente, la stessa che esecrava la barbarie nazista, non così differente quanto a volontà di eliminare ciò che riteneva improduttivo. Almeno senza l’ipocrisia di dire che lo faceva per il loro stesso bene.

Perché quanto il padrone decide che è ora di sopprimere i pesi morti o tu hai una ragione per dirgli di no, per dire che quello non è una zavorra ma un essere umano vivo, oppure obbedisci. Anzi, porti avanti quella battaglia per la morte come se ne andasse della tua vita.
Attento, servitore del nulla. Cosa ti accadrà quando al tuo padrone non servirai più?

E noi, che pensiamo la vita sia sacra e non oggetto di mercato, che dobbiamo dire? Che dobbiamo fare? Dobbiamo farci sentire perché il nostro modo di vedere il mondo non divenga lettera morta. Non è ancora venuto il momento di scrivere il testamento biologico della fede.

I tempi cambiano

Mi ricordo, parecchi anni fa, che ogni tanto i giornali davano notizie di genitori poverissimi che vendevano i loro figli a qualche ricca coppia.
Fossero contadini calabri o zingari, i parenti degeneri erano additati al disprezzo universale. Come si poteva pensare di dare la propria prole in cambio di denaro? E quei ricconi, come osavano rompere il legame tra madre e figlio? Che cosa ci volevano veramente fare con quella creatura?
I titoli erano su più colonne, la condanna unanime.

Poi i tempi sono cambiati. Notizie del genere sono diventate sempre più rare, e poi sono sparite.
Forse non c’è più quella povertà, si può pensare, o c’è maggiore coscienza. Magari al pubblico non interessa più. Oppure quei ricconi hanno trovato altre strade.

Adesso sui giornali si possono leggere di nuovo notizie simili. Ma, a differenza di un tempo, sembra che quelle vendite risultino molto più simpatiche, quasi dovute; anzi, ci si indigna che qualcuno – evidentemente rimasto fermo ad un’altra era – si possa indignare.
Non si capisce più dove sia il reato; in fondo, si dà soddisfazione a due bisogni e la trattativa commerciale è diretta. Al limite si potrebbe discuetere sull’IVA. La mamma non è più un ostacolo; anche perché pare che in fondo non serva, dato che ambedue gli acquirenti sono spesso inadatti fisicamente, nonostante la buona volontà, a svolgere tale compito.

Adesso che grazie a giornalisti e giudici abbiamo capito cos’è davvero importante e che non ci si deve preoccupare più tanto del benessere del pupo, è ora di pensare alle prossime leggi.
Perché se gli adottanti hanno diritto alla felicità di comprarsi un bambino, quando quello stesso bambino non darà più loro la felicità – capricci, troppe spese, adolescenza – logicamente verranno a cadere le premesse. Quindi è del tutto naturale che se ne vogliano sbarazzare. In fondo, l’hanno comprato. Anche gli elettrodomestici hanno la garanzia e il diritto di recesso.
Se non vogliamo distruggere pure le leggi sull’abbandono di minore, io suggerirei di portarci avanti con i tempi e passare al prossimo step.
Che ne direste del bambino in leasing?

Non è Vangelo – XVII – Giovane ricco, mi ci ficco

Stanchi di sentire prediche sull’essere buoni? Decisi a fracassare e rovinare ogni cosa che vi sta attorno? Desiderosi della libertà assoluta, senza regole e leggi, che sola può dare soddisfazione ai vostri istinti animali, alla scimmia che sta in voi? Allora questo è il posto giusto. Qui da me potete trovare parole che prendono in giro chi pensa che la vita sia una cosa seria, e financo eterna.
Come quelli che prestano davvero ascolto a quei libercoli chiamati Vangeli. Illusi. Noi diavoli vi diciamo la verità: la verità non esiste, e l’eternità è un’illusione. Venite con noi, e vi faremo scoprire nella pratica quanto affermiamo.

Prendete ad esempio quell’episodio evangelico noto come “del Giovane Ricco”. Ne rammento brevemente la trama per coloro tra di voi che non l’hanno presente.

“G”, il figlio disoccupato del falegname, il protagonista dei libercoli di cui sopra, ha plagiato con le sue parole un giovanotto di buona famiglia. Questi, desideroso di compiacere il suo idolo, lo accosta e gli chiede cosa debba fare per guadagnarsi questa famigerata vita eterna. G è chiaramente in difficoltà, e dà una risposta banale, biascicando qualcosa sul fatto che occorre rispettare i comandamenti. Ma il giovane a quanto pare è un fanatico fondamentalista, e quindi gli replica che già lo fa. Il predicatore è preso di sorpresa – ma come, qualcuno che rispetta i comandamenti? Impossibile! – però intravede un possibile affare. Lo invita infatti a cedere i suoi beni e venirgli dietro. Il giovane, compreso l’inganno, gli risponde che non è così fesso e se ne va.

G a quel punto, per mascherare il suo fallimento, butta tutta la colpa addosso alla ricchezza. Essere ricco è incompatibile con il suo progetto politico, proclama. I discepoli, nella loro naturale avidità, sono perplessi per queste frasi populiste dall’impronta comunista: “Impossibile” dicono.  Il carpentiere fallito, con la sua innegabile astuzia, comprende che c’è aria di scissione. Smentisce subito le sue parole precedenti sostenendo che però al Nemico-che-sta-Lassù tutto è possibile. Tipica irrazionalità religiosa: a questo punto il Nemico non potrebbe far entrare direttamente nel suo ridicolo regno tutti quanti, senza sforzo? Cosa sono queste preferenze per alcuni ricchi? Quanto hanno pagato?

G rincara ancora la dose. Coloro che l’hanno seguito avranno un giorno cento volte tanto rispetto a quello che hanno lasciato, asserisce. Non è chiaro cosa intenda: se esproprieranno i legittimi proprietari fregandosi quanto quelli posseggono, oppure se auspica un’elevatissima inflazione .

Fino a qui la narrazione. Ma nel testo possiamo trovare diversi altri spunti. La prima osservazione che facciamo è che G elenca i comandamenti da rispettare, tralasciandone alcuni. E’ ovvio che questi ultimi si possono infrangere senza conseguenze. Ad esempio, nell’elenco manca quello di amare il Nemico-che-sta-lassù. Questa disposizione noi demoni l’abbiamo sempre rispettata, e dovreste fare così anche voi. Odiatelo pure, non ci sono conseguenze.

Da notare che se un ricco dà i suoi beni ai poveri questi non saranno più poveri, ma ricchi. Questo ci fa capire che G non conosce molto bene l’economia. Tant’è che ha anche affidato la cassa della sua ditta ad un ladro, tal Giuda Iscariota. Non sapeva proprio scegliere i collaboratori.

Bene ha fatto quel giovane, da imprenditore accorto, a fuggire da quel covo di sovversivi avidi e ladri. Si può fare filantropia e volontariato anche per conto proprio, ed essere onorati e ammirati per questo.
Perché essere tristi buttando via le proprie ricchezze, quando si può gioire facendo del bene con esse, soprattutto a se stessi? Perché sprecare i soldi per gente che non è stata capace di guadagnarne a sua volta, approfittatori incapaci, sanguisughe e parassiti?

In ogni caso, la richiesta del predicatore errante è una idiozia. A meno che, naturalmente, non intendesse proporsi come povero lui stesso, o come intermediario per la vendita di case, campi e del resto. Allora tutto quanto acquisterebbe un senso: dove ci si possa procurare i soldi per dare il centuplo ai propri collaboratori e la ragione della richiesta di cedere i beni. Furbetto, il tipo. Non c’è da stupirsi che i suoi seguaci abbiano fondato quella holding, la Chiesa. Ne hanno accumulata roba, loro, con la scusa dei poveri. Per forza avverte che ci saranno persecuzioni: quelle degli uffici delle imposte e degli antitrust che si attiveranno contro l’ ammasso di risorse.
A noi demoni, invece, il denaro non interessa: per noi i soldi sono come sterco, e li concediamo volentieri a quelli che ce li chiedono.

Nell’escludere quanti hanno guadagnato la tranquillità con il sudore della fronte dal suo progetto filomonarchico, il Regno, G usa un paragone ardito a base di cammelli e aghi. Che orrore! Che estrema crudeltà antianimalista nel voler far passare un cammello, una creatura vivente, per la cruna di un ago. Tutte le associazioni ambientaliste dovrebbero indire manifestazioni di protesta per un linguaggio così palesemente disumano.

La confusione però non finisce qui. Se “molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi”, non è più chiaro cosa conviene essere in classifica. Al fondo? All’inizio? A parte l’esaltazione dell’arbitraggio di parte, del favoritismo e della raccomandazione clientelare come sistema di vita, a questo punto risulta ovvio che la strategia migliore è la mediocrità, il rifiutarsi di eccellere. Evitando di prendere posizione potremo stare sicuri di non cadere nella parte bassa delle classifica se questa si dovesse rovesciare. Guardarsi quindi dal compiere atti meritevoli: non si sa mai, come la potrebbero prendere lassù. Piuttosto converrebbe cercare a tutti i costi di essere ultimi tra gli ultimi. Coloro che seguono davvero G dovrebbero non primeggiare in niente, ed essere i peggiori possibile. L’ha detto lui, eh.

Accompagnatevi quindi a noi demoni. Vi assicuro che più in basso di quaggiù è difficile arrivare, anche scavando.

Malachia

Il vecchio forse non era tanto vecchio, ma sicuramente dava quest’impressione. La barba lunga, l’occhio rosso, il vestire trascurato. Si fermò davanti al palco delle autorità, brontolando sottovoce.
La guardia del corpo si mosse verso quell’uomo male in arnese, ma il suo capo lo fermò. “Lascia perdere, lo conosco, è innocuo.”
I discorsi la stavano tirando in lungo. I politici avevano lasciato la parola all’alto clero. Coloro che potevano fuggire erano già spariti. I rimasti erano coloro che dovevano in qualche maniera presenziare alla cerimonia,  e gli sfaccendati. E poi quel tipo barbuto, che ascoltava sempre più corrucciato il religioso che dalla pedana lisciava le penne al governo come se ne andasse della sua salvezza.
Finché, mentre il sacerdote alzava il braccio per benedire, esplose.

“SAI CHE TI DICO??!” Urlò. L’oratore si interruppe e lo guardò attonito. “Sapete cosa vi dice il Signore? Che se non gli date gloria e non lo ascoltate, le vostre benedizioni porteranno solo sfiga. Anzi, già lo fanno”
Si fece avanti, fino sotto al palco. “Io vi spezzerò il braccio e vi butterò merda in faccia” proseguì il vecchio a piena voce. “la merda delle vittime che avete sacrificato per le vostre feste, perché finiate nel cesso con quella. Il SIGNORE” disse, guardando in faccia i presenti “aveva fatto un patto con voi, vi dava la vita e il benessere ed in cambio dovevate avere rispetto di lui. Dovevate insegnare quanto diceva, dire la verità e stare in pace con tutti trattenendo dal fare il male. Quando facevate così si stava bene, ah se si stava bene! Insegnavate le cose giuste e la gente vi ascoltava. Invece ora state facendo cosa cazzo volete e state insegnando balle! Avete rotto il patto. Beh, il Signore si è rotto pure lui. La gente vi guarda e le fate schifo, perché non fate quello che ha detto il Signore ma solo i vostri affari.”
“Devo fermarlo?” Sussurrò la guardia del corpo al suo capo, ma questi scosse la testa “Troppa gente. Lasciamolo finire.”
Una piccola folla si era radunata intorno al tipo barbuto. Alcuni ridevano e lo prendevano in giro.
Il vecchio si voltò verso di loro. “Hey, non siamo tutti figli dello stesso Padre? Perché fate i figli di puttana? Mi sembrate stranieri. Che ci fate qui? Se volete tenervi le vostre usanze, tornatevene a casa vostra!” Tornò a girarsi verso il palco, dove gli oratori stavano sgattaiolando via. Puntò il dito.”E voi, vi conosco…voi che tradite le vostre mogli e le avete mollate, loro che sono la vostra vita, la vostra carne… non vi vergognate? Pensate che il Signore sia contento? Avete fatto un sacco di discorsi, bla-bla, per giustificarvi, ma lassù si è stufato.  Per cosa? Non fate finta di non saperlo: quando dite che chi fa il male è buono lo stesso, o quando proprio voi parlate di giustizia… ”
“Adesso basta” disse il capo delle guardie. Lo presero di peso e lo portarono via, tra le urla e gli schiamazzi dei presenti. Mentre l’allontanavano si sentiva ancora urlare “…ma verrà, oh se verrà, e quel giorno…”

La folla si disperse, gli oratori se ne andarono. Rimase solo alcuni ragazzini e un giovane, che scriveva furiosamente con uno stilo. “Che stai facendo?” chiese uno dei bambini “Scrivo,” rispose il giovane mettendo da parte un’altra tavoletta. I bambini erano a bocca aperta: era così raro trovare qualcuno che conoscesse l’arte della scrittura. “Bene, bene, sono riuscito a mettere giù quasi tutto. Dovrò un po’ aggiustarlo nella forma, ma…. Senti, sai come si chiamava quel tipo che gridava?”, chiese il giovane al bambino.

Malachia“, rispose il ragazzino. E corse via, verso il Tempio.

 

Disperato tramonto

Con la tua vita puoi fare quello che vuoi, acquistare bambini per darle un senso o ammazzarti perché il senso non lo trovi. E’ il disperato tramonto del laico senza certezze, che pensava di potere comprare la felicità, equivocando sul significato di valori.

Le bubbole nelle quali credeva sono scoppiate: contenevano il nulla. Si atteggiava a uomo superiore, adesso si definisce animale. Ha un sussulto solo quando gli viene indicato il nuovo demone da abbattere: il fascista, l’omofobo, l’obiettore, l’inutile carcassa umana, il politico che infastidisce il potente che detta la linea. Allora si scatena, veste i colori di guerra. Manca poco per raggiungere la perfezione, solo ancora una persona da far sparire.
Urla, manifesta, scrive insulti su twitter. Non si accorge di essere morto.

Avesse almeno qualcuno a cui chiedere perdono.

Accanimento

L’italia sta morendo, e quelli al Parlamento pensano a farle scrivere il testamento biologico.

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Non è Vangelo – XVI – Fuori tempio

O voi tutti che odiate con tutto il cuore quel pateracchio insulso sulla vita di un piccolo predicatore palestinese noto come “Vangelo”, ben trovati! Anche oggi prenderemo un episodio di quella sottospecie di diario per cercare di estrarne il succo, calpestandolo e macinandolo nel processo.
Adesso esamineremo quanto pare sia accaduto a Gerusalemme la prima volta che G, il predicatore che si atteggiava a Figlio del Nemico-che-sta-Lassù, la visitò dopo avere cominciato a causare guai in giro.

Sì, in precedenza c’era già stato; come quella volta che si era perso ed era stato trovato nel Tempio di quella città a frignare con i dottori della Legge. I quali, poveretti, tentavano di tenerlo buono assecondando i suoi capricci.

Ma questa volta è diverso. Vuole acquistare visibilità per il suo progetto politico, quindi si presenta davanti alla cittadinanza con fare arrogante e pretenzioso, come se gli fosse tutto dovuto.
Ecco una lezione per i suoi seguaci: se volete impressionare le persone, conquistare consensi, usate la violenza verbale e fisica. Cosa fa infatti il figlio del falegname per prima cosa? Sale ancora al Tempio, luogo che evidentemente ha per lui un significato nostalgico, e dà fuori di matto.

Davanti al cosiddetto luogo sacro ci sono venditori che si guadagnano faticosamente da vivere nonostante la crisi. Hanno allegre bancarelle tramite le quali commerciano del tutto legalmente dando soddisfazione ai bisogni della popolazione. Ci sono coloro che espongono teneri animaletti, dolci colombe dal gaio richiamo, morbide pecore e buoi dagli occhi buoni com’è tradizione dei contadini di ogni dove; e poi quelli che svolgono il necessario lavoro di cambiavalute, servendo gli avventori con la cortesia e la discrezione che sono da sempre associati al loro mestiere.

Cosa fa allora G, questo arrogante falegname di campagna? Comincia a vandalizzare questi caratteristici negozietti, rovesciando i banchi, frustando i poveretti capitati lì per caso! Chissà quante famiglie ha rovinato, magari immigrati giunti lì a prezzo di grandi sacrifici e ora gettati sulla strada a causa di una singola testa calda! Vi potremmo mostrare fotografie di bambini in lacrime, di donne disperate, di cuccioli schiacciati: ne abbiamo quante volete.

La sua violenza è del tutto simile a quella dei contestatori odierni che devastano locali e spaccano vetrine. E’ uno squadrista ante litteram, un estremista, probabilmente ha simpatie naziste. Siamo sicuri che oggi G si metterebbe un passamontagna nero e tirerebbe molotov.
E con quale scusa, poi? Che facevano della “casa di suo padre” un luogo di mercato.
Capite? G rivela la sua vera natura di gretto populista contro il libero mercato e la circolazione delle idee. E’ un protezionista, un fondamentalista, uno zelota che si arroga il diritto di cambiare uno status-quo riconosciuto dalle più alte autorità del Tempio stesso. Al posto di aprire la casa di famiglia ai bisognosi, la chiude. La chiude perché è chiuso alle novità: ha una mentalità medioevale e brutale.

Invece di adeguarsi a quanto deciso da gente più esperta di lui va allo scontro, lasciando cadere quella maschera misericordiosa con il quale aveva tentato di ingannare tutti. Che però nascondeva il suo vero volto di intollerante fanatismo.
Che la follia alberghi in quell’uomo lo si comprende anche dalla risposta che dà a quanti gli chiedevano con quale autorità compisse tali gesti vandalici: che, se avessero distrutto il Tempio, lo avrebbe ricostruito in tre giorni.
Noi demoni siamo noti per fare le cose in fretta. Edifichiamo ponti e palazzi nel giro di una notte, al prezzo di appena qualche anima. Ma quella di G è chiaramente una boutade, una mancanza di serietà. Infatti diventa il primo capo di accusa contro di lui quando, arrestato per vari reati, sarà portato in tribunale.

Hai una bella voglia a dire che “parlava del suo corpo”: è solo una pezza messa dagli scrittoruncoli che hanno redatto quelle pagine per giustificare la dissennatezza del loro predicatore preferito. Un trucco difensivo che però alla prova dei fatti  non sta in piedi. Interpretiamola invece in senso letterale. Quando qualcuno fa una promessa di edificare qualcosa deve mantenerla: dov’è, adesso, quel Tempio che aveva preannunciato avrebbe rimesso in piedi? Ah-ah! Non esiste più! Vedete bene quanto ci si può fidare.

Dal suo comportamento in questa occasione possiamo trarre altre conclusioni per i suoi seguaci.

Intanto, che il Tempio è roba per puri e quindi quanti non lo sono andrebbero cacciati via a frustate.
Il che vuol dire che è inutile per gli esseri umani cercare il Nemico-che-sta-Lassù: sarà sempre fuori dalla loro portata. Se uno commercia, cambia soldi, vende animali, meglio se ne stia alla larga da quanto è sacro.
Per coerenza, la Chiesa dovrebbe perciò evitare accuratamente queste categorie, e tutto ciò che ha a che fare con il maneggio dei soldi. Non dimentichiamo che Giuda, secondo i Vangeli, “teneva la cassa”. I veri cristiani dovranno perciò cavarsela senza soldi, anzi, dovrebbero dare tutto ciò che hanno a chi solo li può sfruttare, cioè coloro che non credono. La povertà assoluta, meglio, la miseria è il vero traguardo  evangelico.

Secondo, è riportato che i suoi discepoli capirono la frase sui tre giorni solo dopo la (supposta) resurrezione. Questo vuol dire che, nel frattempo, non avevano compreso niente e pensavano che il loro maestro fosse un malato mentale. Così dovrebbero fare degli autentici seguaci: accogliere tutto ciò che dice l’autorità senza mai domandarsi se sia assurdo.
Non è vero che noi demoni siamo contro la fede: se è cieca ci sta bene.

Per ultimo, è assolutamente inutile costruire chiese. Se davvero Il Nemico volesse, e i suoi cosiddetti discepoli avessero abbastanza fede, in soli tre giorni e senza soldi sarebbero in grado di terminare qualsiasi cattedrale.
Male che vada, potrebbero chiedere il nostro aiuto. Già ora di chiese in giro per il mondo ne costruiamo un sacco. Non avete idea quanti architetti impieghiamo.

Se seguirete noi, invece, potrete recarvi nei centri commerciali proprio come se fossero chiese, anche di domenica. Nelle case del nostro Padre che sta Laggiù non abbiamo problema a far entrare quanta più gente possibile. Per noi, tutto si può vendere: anche l’anima.

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Caro Ippocrate ti scrivo

Caro Ippocrate,
ti scrivo perché voglio essere medico. Non equivocare, però: a me che i malati stiano meglio non importa nulla. Anzi, loro non mi interessano proprio. Se c’è una persona che deve stare bene quella sono io. Dovresti aggiornarti: oggi il medico fa molte più cose dei tuoi tempi. Il medico è quello che ammazza i bambini nella pancia della mamma, con mezzi ingegnosi. E’ quello che mette bambini nella pancia della mamma, solo che non si chiama più così, dato che poi deve sparire perché il bambino è già stato venduto. E’ quello che elimina il materiale organico superfluo, che una volta si poteva chiamare umano, vecchio o invalido, idiota o annoiato che sia. Un tempo i carnefici potevano anche essere ignoranti, adesso occorre essere medici.
Se vuoi essere boia, sai cosa devi studiare. Non vuoi esserlo? Difficile che ti assumano.

Quindi, caro Ippocrate, vedi bene che essere medici è la professione del futuro. Non sei felice? Ho solo una richiesta per te: quel tuo giuramento, che hai scritto molti secoli prima di qualsivoglia cristo. Dici di stare lontano da farmaci mortali, azioni corruttive, medicinali abortivi anche se richiesti. Ecco, come dire? Non sei al passo con i tempi. Siamo diventati molto più moderni da allora, da quando tu ti limitavi a curare. E’ il momento di cancellare quelle tue parole, dimenticarle. Danno fastidio.

Nel nostro nuovo ruolo di medici, lo sai cosa facciamo a chi dà fastidio?

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Mercoledì delle ceneri

Come forse sapete, sono un grande appassionato di T.S. Eliot, il poeta.
C’è una poesia che leggo una volta l’anno, in questo giorno. Si intitola Mercoledì delle Ceneri, Ash Wednesday.
La traduzione italiana che ho non mi ha mai soddisfatto. Così, con notevole incoscienza, vi presento la mia versione. Spero non vi dispiaccia troppo.

I

Perch’i’ no spero di tornar giammai
Perch’i’ no spero
Perch’i’ no spero di tornar
a desiderare questo dono d’uomo e quel fine d’uomo
io non mi sforzo più di sforzarmi verso cose così
(Perché l’aquila invecchiata distende le ali?)
Perché dovrei piangere
Il potere svanito del regno usuale?

Perch’i’ no spero di saper giammai
la gloria malata dell’ora positiva
Perch’i’ no penso
Perch’i’ so che non potrò sapere
il solo verace potere transitorio
Perch’i’ no posso bere
Là, dove alberi fioriscono, e sorgenti sgorgano, che niente v’è giammai.

Perché so che tempo è sempre tempo
e luogo sempre e solo luogo
e ciò che è attuale è attuale solo per un tempo
e solo per un luogo
Gioisco che le cose siano come sono e
rinuncio al volto benedetto
e rinuncio la voce
Perch’i’ no spero di tornar giammai
e quindi gioisco, dovendo costruire qualcosa
di cui gioire.

E prego Dio di avere pietà di noi
E prego ch’i’ possa dimenticare
Queste materie che troppo tra me discuto
Che troppo spiego
Perch’i’ no spero di tornar giammai
Lascia che queste parole rispondano
Per ciò ch’è fatto, che più non sarà fatto
Possa il giudizio non esser troppo pesante su di noi

Perché queste ali non sono più ali su cui volare
Ma solamente ale per battere l’aria
L’aria che ora è del tutto rada e arida
Più rada e più secca della volontà
Insegnaci ad avere cura e non curarci
Insegnaci a sedere fermi.

Prega per noi peccatori ora e nell’ora della nostra morte
Prega per noi ora e nell’ora della nostra morte

II

Signora, tre leopardi bianchi sedevano sotto un ginepro
Nel fresco del giorno, avendo mangiato a sazietà
Delle mie gambe mio cuore mio fegato e ciò che era contenuto
Nella vuota boccia del mio cranio. E Dio disse
Potranno queste ossa rivivere? Potranno queste
Ossa rivivere? E ciò che era stato contenuto
Nelle ossa (che erano già aride) disse stridendo:
Per la bontà di questa Signora
E per la sua amabilità, e per il fatto
che onora la Vergine in meditazione,
Noi splendiamo con brillantezza. E io che sono qui smembrato
Offro le mie azioni all’oblio, e il mio amore
alla posterità del deserto e al frutto della zucca.
E’ questo che raccoglie
Le mie viscere le fibre dei miei occhi e le parti indigestibili
Che i leopardi rifiutano. La Signora è ritirata
in una veste bianca, in contemplazione, in una veste bianca.
Lasciate che la bianchezza delle ossa espii a dimenticanza.
Non c’è vita in loro. Come io sono dimenticato
E vorrei essere dimenticato, così vorrei dimenticare
così consacrato, concentrato allo scopo. E Dio disse
Profetizza al vento, al vento solamente perché solo
Il vento ascolterà. E le ossa cantarono stridendo
Col ritornello della cavalletta, dicendo

Signora dei silenzi
Calma e affannata
Lacerata e più intera
Rosa di memoria
Rosa di dimenticanza
Consumata e che dai vita
Ansiosa fonte di riposo
La singola Rosa
E’ ora il Giardino
Dove tutti gli amori finiscono
Tormento terminato
Di amore insoddisfatto
Il tormento più grande
Di amore soddisfatto
Fine del senza fine
Viaggio senza arrivo
Conclusione di tutto ciò
Che non si può concludere
Linguaggio senza parola e
Parola di nessun linguaggio
Grazia alla Madre
Per il Giardino
Dove tutto l’amore finisce.

Sotto un ginepro le ossa cantarono, disperse e scintillanti
Siamo contente di essere disperse, facemmo poco bene una all’altra,
Sotto un albero nel fresco del giorno, con la benedizione della sabbia,
Dimenticandoci di noi e tra di noi, unite
Nella quiete del deserto. Questa è il paese che voi
vi spartirete tirando in sorte. E né divisione né unità
Importano. Questo è il paese. Abbiamo la nostra eredità.

III

Alla prima rampa della seconda scala
Mi voltai e vidi in basso
la stessa forma avvinta alla ringhiera
Sotto il vapore nell’aria fetida
lottare col diavolo delle scale che veste
il volto ingannevole di speranza e disperazione.

Alla seconda rampa della seconda scala
li lasciai avvinghiati, voltati in basso,
Non c’erano più volti e la scala era buia,
Umida, scheggiata, come la bocca bavosa di un vecchio, oltre riparo,
O la gola dentata di uno squalo antico.

Alla prima rampa della terza scala
C’era una finestra a fessure panciuta come il frutto del fico
E oltre i fiori di biancospino e una scena di pascolo
La figura dalle ampie spalle vestita in blu e verde
Incantava maggio con un antico flauto.
Dolce è chioma mossa, bruna chioma sulla bocca mossa,
Lillà e chioma bruna;
Distrazione, musica del flauto, gradi e gradini della mente sulla terza scala,
svanendo, svanendo; forza oltre speranza e disperazione
arrampicandosi sulla terza scala.

Signore, non sono degno
Signore, non sono degno
Ma dì solo una parola.

IV

Chi camminava tra viola e viola
Chi camminava attraverso
Le varie fila di verde diverso
Procedendo in bianco e azzurro, di Maria il colore,
Di piccole cose parlando
in ignoranza e conoscenza dell’eterno dolore
Chi si muoveva tra gli altri mentre camminavano
Chi fece quindi forti le fontane e le sorgenti rinfrescando

Fece fredda la roccia arida e fece solida la sabbia
Nell’azzurro della speronella, azzurro del colore di Maria
Sovegna vos

Qui sono gli anni che camminano attraverso, portando
via i violini e i flauti, confortando
Uno che si muove nel tempo tra il sonno e la veglia, vestendo

Luce bianca piegata, su di lei drapeggiata, piegata.
I nuovi anni camminano, riparando
attraverso una nube brillante di lacrime, gli anni, riparando
Con un nuovo verso la rima antica. Redimi
Il tempo. Redimi
La visione non letta nel sogno più alto
Mentre unicorni ingioiellati trascinano il carro dorato.

La sorella silenziosa velata in bianco e azzurro
Tra gli alberi di tasso, dietro il dio del giardino,
Il cui flauto è senza fiato, chinò la testa e fece un cenno ma non disse parola

Ma la fontana sorse su e l’uccello cantò giù
Redimi il tempo, redimi il sogno
La promessa della parola non udita, non detta

Fino a che il vento scuota mille sussurri dal tasso

E dopo questo nostro esilio

V
Se la parola perduta è perduta, se la parola spesa è spesa
Se la non udita,  non detta
Parola è non detta, non udita;
E’ ancora la parola non detta, la Parola non udita,
La Parola senza una parola, la Parola dentro
Il mondo e per il mondo;
E la luce rifulse nelle tenebre e
Contro la Parola il mondo disancorato ancora roteava
Attorno al centro della Parola silenziosa.

Popolo mio, che cosa ti ho fatto.

Dove potremo trovare la parola, dove la parola
risuonerà? Non qui, non c’è silenzio bastante
Non sul mare o sulle isole, non
Sul continente, nel deserto o nelle terre piovose
Per coloro che camminano nelle tenebre
Sia nel tempo del giorno che nel tempo della notte
Il giusto tempo e il giusto luogo non sono qui
Nessun luogo di grazia per coloro che evitano la faccia
Nessun tempo per esultare per chi cammina tra il rumore e va la voce a negare.

La sorella velata pregherà per
Coloro che camminano nelle tenebre, chi Ti ha scelto e Ti si oppone,
Coloro che sono lacerati dal laccio tra stagione e stagione, tempo e tempo, tra
Ora e ora, parola e parola, potere e potere, coloro che attendono
Nelle tenebre? Pregherà la sorella velata
Per i bambini alle porte
Chi via non andrà e pregare non potrà:
Prega per coloro che scelsero e si oppongono.

Popolo mio, cosa ti ho fatto.

La sorella velata pregherà tra i sottili
alberi di tasso per coloro che lei offendono
E sono terrorizzati e arrendere non si possono
E affermano davanti al mondo e negano tra le rocce
Nell’ultimo deserto tra le ultime azzurre rocce
Il deserto nel giardino il giardino nel deserto
Dell’aridità, sputando dalla bocca il seme di mela avvizzito

Popolo mio.

VI

Perch’i’ no spero di tornar giammai
Perch’i’ no spero
Perch’i’ no spero di tornar

Oscillando tra il proftto e la perdita
In questo breve transito dove il sogno incrocia
Il crepuscolo dai sogni incrociato tra nascita e morte
(Benedicimi padre) sebbene io non voglia volere queste cose
Dall’ampia finestra verso la riva di granito
Le bianche vele ancora volano verso il mare, verso il mare volando
Ali non spezzate

E il cuore perduto s’irrigidisce e gioisce
Nel perduto lillà e le voci perdute del mare
E lo spirito debole si sbriga a ribellarsi
Per la verga d’oro piegata e l’odore del mare perduto
Si sbriga a ritrovare
Il grido della quaglia e il piviere roteante
E l’occhio cieco crea
Le forme vuote tra le porte d’avorio
E l’odore rinnova il sapore salato della terra sabbiosa

Questo è il tempo  di tensione tra morire e la nascita
Il luogo di solitudine dove tre sogni si incrociano
Tra rocce azzurre
Ma quando le voci scosse dall’albero di tasso vagano via
Fa’ che l’altro tasso sia scosso e risponda.

Sorella benedetta, madre santa, spirito della fontana, spirito del giardino,
Non lasciare che che ci prendiamo in giro con falsità
Insegnaci ad avere cura e non curarci
Insegnaci a sedere fermi
Persino tra queste rocce,
In sua voluntade è nostra pace
E persino tra queste rocce
Sorella, madre
E spirito del fiume, spirito del mare,
Non permettere che io sia separato

E il mio grido giunga sino a Te.

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La la non basta

Mia figlia sta scoprendo il cinema.
E’ un po’ come i primi passi di una bambina. Prima i genitori la portano per mano, poi comincia a provare gusto e corre alla scoperta del mondo, portata dalla curiosità. E noi vecchi, che guidavamo, ora seguiamo. Così ieri sera, sebbene non ne avessi granchè voglia, ho trangugiato la cena in fretta e l’ho accompagnata a vedere una pellicola che le interessava. Quel “La La Land” fresco di oscar mancati e no.
Non ho visto il suo concorrente vincitore della statuetta, e quindi il mio giudizio è incompleto: ma, per quanto riguarda lo spettacolo di ieri sera, una vittoria non sarebbe stata immeritata.
Mentre andavo verso la sala avevo poche aspettative. E’ vero che sono sempre stato appassionato di musical, ma per qualche motivo ero scettico sul fatto che La La Land sarebbe stato all’altezza dei suoi antenati.
Beh, Gosling, l’interprete principale,  non è Gene Kelly e definitivamente non Fred Astaire, e neanche Emma Stone, la sua comprimaria, assomiglia molto a Ginger Rogers. Ma i due si difendono, recitano molto bene, in questo aiutati da una regia accorta e a tratti geniale.
Colori vivi, come i personaggi, per un mischiarsi di realtà e sogno che comincia dai numeri di danza; questi sono proprio belli, partendo da quello d’apertura, davvero spettacolare; musiche eccezionali, con almeno due o tre brani che rimangono in mente, primo tra tutti quel “City of stars” che in una certa maniera è il fil rouge del film.
Gli è stata mossa critica di una certa superficialità, specie nel finale. Nah. Il film arriva esattamente dove vuole arrivare: cioè allo stato dell’amore in questa nostra epoca.
****seguono lievi spoiler****

Questo è “Un Americano a Parigi” – esplicitamente citato più volte, specie nel finale – che incontra “Come eravamo“. Quanti errori si possano fare in una relazione! Buttare le proprie aspettative addosso all’altro; non riuscire a capirlo davvero; e, soprattutto, non impegnarsi fino alla fine, dando tutto, fidandosi. Sì, bello l’amore romantico e il danzare volando, ma poi la vita fa domande, e il futuro dipende dalle risposte. Quali sogni scegliere, e cosa davvero valga la pena. La terra del la-la, la Los Angeles degli studios, è perfetta per illudersi, ma le stagioni passano. Cosa rimane dopo i fallimenti o, peggio, dopo i successi? Le ultime parole dette l’uno all’altro dagli attori sono “Ti amerò per sempre”, e si comprende che è vero. Ma possono bastare? Manca l’ultimo passo, dire: “se non ci sei la vita è vuota anche se fosse piena di tutto il resto”, e trarne le conseguenze.
Io penso che sia il matrimonio, quel “sì” totale all’altro, il punto irreversibile che sigilla una vita assieme.  Senza quella promessa è un incontrarsi e lasciarsi; è il rimpianto per una verità alla quale è mancato il coraggio di essere realtà.

A mia figlia il film è piaciuto, anche se è uscita arrabbiata. Guardatelo e scoprirete perché.

Morte à la carte

C’è gente che si ricorda della morte solo quando vuole darla agli altri.
Non equivocate. A loro quel che davvero preme non è la fine delle sofferenze di qualcuno. Non gliene potrebbe fregare di meno. Tant’è che persone di quel tipo le cercano e le usano. Se servisse al loro scopo volentieri moltiplicherebbero quella sofferenza, taglierebbero quelle gole. Loro sono adoratori del nulla, e non si fermeranno davanti a nulla perché è esattamente quello il loro scopo. Che tutti vadano al nulla.

Dicono che una certa vita non ha senso, ma non sanno dire quale sia il senso della vita.
Ingannano. Anche se parlano con le bocche mielate di giornalisti, attori, politici. Gente cioè la cui professione è far credere una certa versione delle cose.
Cercheranno di convincervi che il nulla è bello. Non li ascoltate.
No, la morte non è il nulla. Neanche la vita è il nulla.
Solo chi disprezza entrambe può gioire quando un’esistenza finisce.
La morte? Lei fa il suo lavoro.

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Di strada

Tanti anni fa, quando studiavo ancora, mi trovavo a Rimini per seguire degli esercizi spirituali. Mentre l’autobus attraversava la sera riminese mi colpirono certe donnine che sostavano all’angolo delle strade. Mi domandai: perché loro sono lì, e io qui sopra? Non siamo fatti diversamente. Probabilmente abbiamo lo stesso desiderio di bello, di vero, in fondo di amore.
Una parte della risposta sta nella storia di ognuno, ciò che abbiamo incontrato; ma anche nella libertà, sia in quella che possediamo sia quella che ci è negata.
Quello che era vero allora lo è ancora adesso. Molte, troppe di quelle persone a quegli angoli di strada, a Rimini come nella nostra città, non hanno una scelta. Noi invece l’abbiamo. Riporto quanto ricevo da un amico della Comunità Papa Giovanni XXIII:

Nel mondo del 2017 esistono ancora gli schiavi. La tratta degli esseri umani non si è mai fermata ed oggi coinvolge 21 milioni di persone. Il 53% di questo traffico è a sfondo sessuale. Tra le donne coinvolte una su tre è minorenne. Sono le nostre figlie, le nostre bambine… portano nella carne il peso di 9 milioni di italiani clienti del supermercato del sesso.
La Comunità Papa Giovanni XXIII promuove la campagna “questo è il mio corpo” (http://www.questoeilmiocorpo.org) per far approvare la proposta di legge Bini circa l’introduzione di sanzioni per chi si avvale del prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione. Non si può affermare che chi va con le prostitute stia esercitando una libertà. Il cliente rappresenta la domanda in un mercato dove la merce è fatta da esseri umani.

“La merce è fatta di essere umani”. Dare un valore a ciò che è non è misurabile, ridurre l’infinito al finito, è la tentazione eterna dell’uomo. Pensare che si possa comprare o vendere una persona: un lavoratore, una donna, un bambino. Quante volte ci cadiamo anche noi, dandolo quasi per scontato. Senza ricordarsi che noi tutti percorriamo la medesima strada, che anche noi facciamo parte dell’umanità. Che se compriamo, possiamo anche essere venduti.

Quanto costa la vita di un fratello, di una sorella?
Che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?

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Non è Vangelo – XV – Allargate la via

Cari confratelli infernali e amici del peccato, nel nostro usuale appuntamento di oggi continueremo l’esame di quello che è conosciuto come “Discorso della montagna”: un assemblaggio di frasi sconnesse di “G”, il noto carpentiere disoccupato che in antico scorrazzava per la Palestina con i suoi amichetti.

Sarebbe demenziale, per il cristiano, prendere quel sermone del figlio del falegname e tentare di applicarlo alla vita moderna. Fermo restando che si tratta di elaborazioni successive di fatti mitici mai avvenuti, risulta evidente che chi lo ha pronunciato era in uno stato di esaltazione mistica, forse dovuta a consumo di alcolici o sostanze stupefacenti. Deve venire inteso come un idealismo spiritualista, non come un concreto modo di vivere la vita. E’ compito della Chiesa e dei suoi sacerdoti, che noi demoni non disdegniamo di consigliare di tanto in tanto, di spegnere i facili entusiasmi e ricondurre quelle parole azzardate ad un più sano realismo ecclesiale.

Sì, va bene essere la lucerna del mondo: ma con umiltà, senza esagerare. Ci sono tante persone più intelligenti: meglio lasciar parlare loro, evitando di sbagliare. La Legge e i profeti non sono aboliti, è chiaro, ma devono essere costantemente modificati perché siano al passo con i tempi. Cosa dice alle nuove generazioni il Vecchio Testamento o, se è per questo, il Nuovo? Niente. G ha dato ampio spazio ai suoi discepoli per reinterpretare quello che lui ha esposto, ammesso l’abbia fatto. Discernimento, ci vuole. Se una frase ci pare troppo dura è evidente che non può averla pronunciata davvero, e anche se fosse non riteniamola obbligante. Non si tratta di trasgredire la Legge, quanto di permettere a quelli che non fossero in grado di seguirla di considerarsi in piena comunione.  Sappiamo tutti, noi diavoli per primi, quanto sia pesante e insopportabile quella ideologia  che è nota come cristianesimo. Se poi uno ne ignora delle parti, come è giusto e auspicabile, non deve essere mai ritenuto in peccato. E’ ignorante, non può sapere che sbaglia. Lasciatelo stare così: vi assicuro che nell’ultimo giorno noi demoni avremo un occhio di riguardo sia per lui che per voi.

Perché correggere qualcuno spiegandogli che fa qualcosa di male, con il rischio che si rafforzi nell’errore? Non toglietelo dall’illusione, questi non hanno bisogno di redenzione. Se non può fare a meno di peccare non può, e basta. Dovrebbe scusarsi perché è fatto così?
Perché proclamare regole assurde, dicendo che chi insulta il proprio fratello commette peccato? Che chi lascia la moglie e si risposa fa adulterio? La psicologia si è aggiornata, non si può considerare una colpa quello di cui tutti i giornali alla moda dicono un gran bene.

Dovete amare i peccatori, e anche quello che li rende tali, il peccato. Chi invece pretende di indicare il giusto e lo sbagliato, di quelli nessuna misericordia. Se qualcuno ti da uno schiaffo, tu devi porgere l’altra guancia; non solo, ma devi accompagnare questo tuo fratello prendendo a tua volta tu stesso a schiaffi qualcun altro. Se ti si oppongono, per prova togli loro la tunica: se non ti danno anche il mantello non sono redenti e quindi puoi essere con loro duro quanto vuoi. Pregate sempre i vostri persecutori; se fate anche loro dei doni e vi adeguate alle loro richieste ancora meglio.
Per i cristiani bisogna amare i propri nemici: quindi, per essere amati, dovete perseguitare i cristiani. E’ scritto chiaramente,  volete andare contro le parole di G?
“Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini”: quindi evitate di praticarla e avrete la ricompensa. E anche l’elemosina, è detto “non sappia la tua sinistra quel che fa la tua destra”. Per evitare disguidi il modo migliore è non farla del tutto.
La preghiera va fatta nel segreto; non in pubblico. Chi prega in pubblico, in chiesa o altrove, va ripreso severamente. Che sia così segreta che voi per primi non vi accorgiate neanche di farla. Se ne doveste avere l‘impulso, sopprimetelo. Volete andare contro G, voi che ci credete?

Le ricchezze sulla terra sono soggetti a tignola e ruggine: a meno che non siano un conto bancario, preferibilmente segreto in maniera da non suscitare l‘invidia di coloro che sono meno abili di voi. Badate quindi a procurarvi un tesoro su nel paradiso fiscale. Là dov’è il vostro tesoro, là sarà il vostro cuore: e, diciamolo chiaramente, il vostro cuore non desidera spiagge tropicali sulle quali folleggiare?

Non preoccupatevi quindi di cosa mangiare e cosa vestire: affidate il tutto alle riviste di cucina e di moda, che dietro il giusto pagamento vi libereranno dell’affanno di pensarci voi stessi. La preoccupazione non può aggiungere una sola ora alla vostra vita, quindi non preoccupatevi di niente. Fatevi i fatti vostri, per dirla un po’ brutalmente: non immischiatevi nelle disgrazie altrui. Non cercate la pagliuzza nel loro occhio, lasciate pure che trovino la loro strada senza giudicarli.

Se vi troverete nel bisogno, bussate e troverete; nel caso quelli dentro non sentano, buttate giù la porta e prendete liberamente, è nel vostro diritto. Se non fossero in casa la colpa ricada su di loro. Tutto quello che volete gli uomini vi facciano, fatelo voi a loro: una mano lava l’altra, e c’è sempre bisogno di complici.

La via larga conduce alla perdizione, la via che conduce alla vita è stretta. E vi pare bello? Datevi quindi da fare per allargare quella via stretta, che diventi una comoda autostrada dove sia semplice passare. Lasciate perdere le porte anguste, inadatte ai volumi di peccatori del mondo contemporaneo, così i milioni di persone che si trovano nella colpa non avranno bisogno di cambiare e sforzarsi per accedervi.
Manco dovranno accorgersi di quella porticina,  se voi farete per bene il vostro lavoro. Se non sanno che esiste, se nessuno gliene parla, il loro flusso sarà enormemente facilitato.

E’ il momento di aggiornarsi, in maniera che il peccatore, non sentendosi giudicato, possa tornare in una Chiesa che non lo indica più come tale, ma lo accolga senza pretendere pentimenti.

Come quella Chiesa così rinnovata lo riceve, così anche noi, non più nemici ma collaboratori, lo ospiteremo in casa nostra. Per sempre.
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Mondo friabile

Stamattina, a messa, il sacerdote si è scagliato con una certa virulenza contro tutti quei cardinali, preti e fedeli che non capiscono la misericordia della nuova Chiesa e sono legati ad una struttura mummificata. Considerando che il suddetto sacerdote ha una certa rassomiglianza con il Boris Karloff del film “la Mummia” a me scappava da ridere. E’ un ex-missionario, che cambia abitualmente le frasi della messa in omaggio a una certa ideologia inclusiva di una cinquantina di anni fa. Mi domandavo se questo famoso nuovo non sia in effetti già un passato decrepito, come quella stagione, mentre l’antico a me pare eternamente giovane.

Ma sicuramente c’è confusione. Amici mi scrivono che il loro mondo si sta sgretolando sotto i loro occhi, “e al suo posto ne sta nascendo uno razionalmente incongruente, spiritualmente deprimente, emotivamente insostenibile”.
Un mondo friabile, dunque: ma mi domando piuttosto se ad essere friabile non siano le basi su cui questo nuovo mondo è costruito. C’è una certa parabola che ricorda che a costruire sulla sabbia, su ciò che non è solido e certo, ci sono certi rischi. Eppure è proprio ciò che, da talune parti, si chiede: il terreno solido appare troppo duro per certi gusti, occorre traslocare.

Un’altra cara amica mi ricorda che i giovani oggi manco sanno chi è Ponzio Pilato, figurarsi tale Amoris Letizia che con quel nome potrebbe anche essere una attricetta. Se solo due dei ragazzi della sua classe rammentano che Gesù è nato a Betlemme, è chiaro che il problema è un tantinello più profondo di improbabilissimi divorziati risposati dallo pseudo-coniuge intrattabile e figli bisognosi che pretendono l’eucarestia. Ma è invitandoli nella baracca sul greto del fiume che potranno trovare un posto sicuro contro le alluvioni della vita? Oltretutto se si dice loro “state pure fuori se avete altro da fare”?

Nel mezzo della tempesta, con il fiume che si ingrossa, se devo scegliere un riparo preferirò l’edificio costruito sulla roccia, più in alto. Il mio parroco ha detto che se lo Spirito Santo ci ha messo in questa situazione, lui saprà tirarci fuori. Non so se sia stato proprio lo Spirito Santo o la nostra libertà, comunque dietro c’è un disegno di cui noi ora vediamo solo i primi abbozzi. Di questo sono sicuro. Quante volte quelle che mi parevano disgrazie si sono rivelate la mano longa della Grazia in azione. Il nostro vedere è corto, nella migliore delle ipotesi.

Come dicevo a quei miei amici di prima, per il mondo friabile, tranquilli. I casi sono due: o è una prova per cui tra poco tutto si risolverà felicemente, o sono gli ultimi tempi.
Forse la seconda, mi hanno risposto, ormai siamo troppo oltre e non la si può più risolvere con risorse umane.
Potrebbero avere ragione. Se fossimo limitati alle risorse umane.

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Animali estinti e dove trovarli – Panda Buddhaci

Non tutte le razza di panda si sono salvate dall’estinzione. Si sono ormai perse le speranze di trovare altri Panda Buddhaci  – Ailurus Buddhaci – selvatici.
Questo animale assomigliava al suo cugino Panda gigante, da cui si distingueva per il colore del pelo, tendente al rossiccio, e la testa e la bocca di dimensioni maggiori. Un’altra differenza è che questo urside mangiava non solo bambù ma letteralmente di tutto. Di indole estremamente pacifica, non esitava ad abbracciare qualsiasi visitatore che si avvicinasse compresi, disgraziatamente, anche i cacciatori.

L’etologo Salvatore Messina, che lo studiò a lungo, descrive così la sua scomparsa:
“Fu un incidente orribile. Il loro numero era ridotto a causa dei bracconieri: quegli animali, al contrario di altre specie, non solo non li fuggivano ma li accoglievano e ospitavano nelle loro tane senza reagire neanche quando venivano uccisi, salvo che con mugolii di terrore. Nonostante questo, un sondaggio tra noi addetti ai lavori dava per certa la sua sopravvivenza in quanto specie protetta e per le sue abitudini alimentari molto meno sofisticate. Fu così che, confortati dal risultato, aprimmo al pubblico la loro riserva. Ci fu un’affluenza popolare straordinaria, ma incontrollata. Purtroppo i Buddaci erano abituati a mettersi in bocca quello su cui potevano mettere le zampe, così non si limitarono ad ingoiare il cibo ma anche la carta di giornale nel quale era avvolto, avvelenandosi, e persino le macchine fotografiche dei visitatori.” (“Panda where?”, 2008)

L’ultimo Panda buddaci morì tra dolori orribili con l’intestino perforato da una telecamera.

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Quasi vero

Vediamo tutti come sulla stragrande maggioranza dei media si stia dando contro il Presidente.
Ma che avete capito? No, non il nostro Presidente. Quell’altro, Trump. Brucia ancora, evidentemente, se ne parlano di più che dei disastri e scandali del nostro paese. La campagna stampa prosegue imperterrita, giorno dopo giorno. Poiché, è chiaro, Trump non avrebbe vinto senza le fake news. Quindi ogni giorno ne ascoltiamo di nuove sui media – se è stata una strategia vincente, avranno ragionato, perché non adottarla?
Questo articolo di “The Federalist” di qualche settimana fa elenca sedici-dico-sedici bufale che la stampa americana ha diffuso dopo l’elezione di Novembre. Cosa hanno in comune, a parte essere tutte bufale ed essere tutte contro il Presidente degli Stati Uniti? Che sono state tutte riprese dai nostri giornali più diffusi e dalla RAI. Tutte. Acriticamente. Ma mentre negli USA almeno le smentite sono un poco circolate, qui da noi manco l’ombra. E non è che il ritmo negli ultimi giorni sia calato: anche stamattina

Perciò, apprendendo come sia stata avanzata una proposta di legge per colpire con forza i diffusori di notizie false, o anche solo un pochetto esagerate, neh, non ho potuto fare a meno di pensare che se andasse in porto la sua approvazione i vertici RAI e delle nostre principali testate giornalistiche si troverebbero con più denunce che scissioni del loro partito. Ma non temete, cari lettori. Avranno la stampa dalla loro.

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Non è Vangelo – XIV – Un beato…

Colleghi demoni e simpatizzanti umani che condividete con me il progetto di mettere in luce, una volta per tutte, le incongruenze e le menzogne di quei libretti chiamati Vangeli, benvenuti ad una nuova tappa del nostro cammino.

Quest’oggi ci occuperemo di quell’episodio, ovviamente immaginario, della vita di G, il figlio disoccupato del falegname, chiamato il ‘Discorso della Montagna’.

Cosa viene raccontato in esso? Che G si imbatte in una folla di illusi e di falsi invalidi, che pretendono da lui guarigioni miracolose, autografi e cercano di avvicinarsi per farsi i selfie. Il carpentiere non si lascia sfuggire l’occasione: ammalato di protagonismo com’è, si siede su un sasso e comincia ad arringare i presenti.

E comincia a dire, beati questi, beati quelli.
Ora, ci potete credere? Qualcuno ha pensato che lo intendesse sul serio.
Vi rendete conto di quanto sono fessi i seguaci del Nemico-che-sta-Lassù? E’ ovvio che quello di G fosse un discorso retorico.
“Beati i poveri di spirito”. Cioè beati i deficienti. Beati quelli che non si fanno una loro idea del mondo, non sono pro-attivi e si lasciano mettere i piedi sulla testa. Ci siete caduti: stava chiaramente scherzando. Il mondo è dei furbi, di quelli che vi fregano la sedia da sotto il sedere.

Beato chi ha fame, beato chi piange? O uno è masochista – e data la propensione di G per farsi flagellare può anche darsi – o si capisce che essere beato così non conviene proprio. Quando mai se si piange si viene consolati? Allora bisogna evitare di frignare, anzi, darsi piuttosto da fare perché siano gli altri a piangere al posto nostro.

Beato chi cerca la giustizia? Da compatire, piuttosto! Se avete mai avuto a che fare con giudici ed avvocati, e non siete uno di noi, non avrete difficoltà a mandare a quel paese chiunque vi dicesse una cosa come questa.

Beati i miti? Solo se i forti li lasciano vivere. Per gli altri, è meglio se si procurano una buona arma.

Beati i puri di cuore? No, davvero, quando ne avete trovato uno ditemelo. Noi godiamo particolarmente a rendere loro la vita un inferno, a sporcarli, in modo che dopo all’inferno ci vengano volentieri.

Beati gli operatori di pace? Talvolta sì: posso nominare parecchi Nobel per la pace e altri pacificatori di professione che certamente se la passano bene. Abbiamo provveduto noi a questo, dopo esserci assicurati che la pace che intendevano fosse quella eterna dei loro oppositori. Ah, difficilmente troverete un manipolo di assassini guerrafondai peggiore di loro.

Che poi ai perseguitati appartenga il Regno dei Cieli, questa gliela possiamo concedere. Sulla nostra terra infatti gliene abbiamo fate passare di cotte e di crude. Che se lo tengano, il loro Regno: sarà nostra cura mandarli lì il prima possibile. Da quello al nostro dominio, e viceversa, abbiamo chiusa l’immigrazione.

Noi siamo assolutamente d’accordo nell’insultare, perseguitare, dire ogni falsità contro quei poveri imbecilli che si ostinano a credere alla favolette di G. Se lo meritano tutti! E’ loro la colpa, non la possono gettare su altri. Beati? Beati un… cavolo! Quello che il Nemico vuole è solo sofferenza insuperabile, inadatta all’uomo moderno.

Oggigiorno è assurdo il dover soffrire per qualcosa. Si chiama progresso, cari. Perché prendersela a cuore? Risparmiate e risparmiatevi guai e mal di pancia: evitate di chiedere cose impossibili.
Sarò più chiaro: quello che è tratteggiato nel discorso delle beatitudini forse poteva andare bene duemila anni fa, non certamente in una Chiesa moderna al passo con i tempi. La filosofia e la teologia hanno da molto superato la nozione che tutto quello che G diceva fosse da intendersi letteralmente. Ci sono le interpretazioni; ci sono i distinguo; è compito dei sapienti istruire il popolo. Seguirlo ti dà problemi? Ripensaci, mica vuoi fare il martire.

Designare oggi come “beate” certe categorie di persone è un’inaccettabile discriminazione verso chi non è in grado di raggiungere un simile ideale. Dovrebbe essere impedito ai fedeli, per il loro stesso bene, di perseguire vette irrealizzabili. Sarebbe irrispettoso verso i peccatori, che devono essere sempre accolti. A riguardo di questi, guai a insistere troppo che quello che fanno è male. Non si sa mai: potrebbero offendersi. E che accoglienza sarebbe?

La frase sul sale della terra, che se perde il sapore non vale niente, poteva andare forse duemila anni fa, quando non si conoscevano le spezie. Non siete sale? Embè, siate pepe, origano, finocchio! Il credente che si limita ad essere sale non sa cosa si perde.

G voleva dare compimento alla Legge: ma è chiaro che una Legge di così tanto tempo fa non ci vincola. I tempi sono cambiati, sarebbe ridicolo. Modernizziamoci. Le nuove leggi dei nostri illuminati statisti valgono molto di più di quegli antiquati relitti di un’era oscura.

Tipo “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio”. Non vedo perché ci sia da scandalizzarsi. La psicologia insegna che un po’ di adulterio è consigliabile, la legge lo permette. E’ ora che anche la Chiesa si adegui. O vorreste (ah!) giudicare?

Avrete capito ormai che G era un illuso, anche se a ben guardare qualche cosa giusta in quel discorso l’ha detta.
Non opponetevi al malvagio, è scritto, quindi non opponetevi a me, se lo fate siete poco evangelici.
Amate i vostri nemici, è scritto: se mi considerate nemico amatemi, dunque: non chiedo di meglio, io vi abbraccerò stretti stretti.

Se poi asserisce che quanto è di più di “sì sì, no no” viene dal Maligno, siamo d’accordo. Ma distinguiamo: siamo davvero sicuri che non esistano le sfumature, che il male sia sempre male e il bene sempre bene? Per ogni vostro impuntarvi su valori assoluti io posso tirarvi fuori eccezioni e contestazioni a profusione. Posso sommergervi di obiezioni, citare santi e lo stesso Vangelo. Sono io il maggior esperto di sacre scritture e di teologie. Non avrà un poco di ragione, questo benedetto Maligno che vi parla?
Non rispondete subito con un sì o con un no. Discutiamone.

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Astronomia per età oscure

Around the 6th century AD, Europe entered what’s known as the Dark Ages. This period of time from around 500 AD until to the 13th century witnessed the suppression of intellectual thought and scholarship around the continent because it was seen as a conflict to the religious views of the church.

Attorno al sesto secolo della nostra era, l’Europa entrò in quelle che sono conosciute come Età Oscure. Questo periodo di tempo tra circa il 500 DC. fino al 13esimo secolo vide la soppressione del pensiero intellettuale e degli studi nel continente perché era visto in conflitto con la visione religiosa della chiesa.

Quando ho letto questa frase sul sito Astronomy.com entro un articolo sugli studiosi di astronomia islamici (“Come gli studiosi islamici fecero nascere la moderna astronomia“) sono sobbalzato. Mi sono chiesto: ma davvero c’è ancora tanta ignoranza, specie da parte da chi vorrebbe scrivere articoli storici? Si ripropongono bufale smentite da un pezzo.
Perché quella frase che ho riportata è non solo inesatta, ma completamente errata. In effetti, avvenne proprio il contrario.

L’astronomia era una delle quattro “Arti liberali” del Quadrivio. Esse erano insegnate in tutte le scuole europee medievali a partire dal V secolo, quando furono codificate per la prima volta. Queste scuole erano quasi sempre sotto il patrocinio della Chiesa. La Chiesa infatti ha sempre incoraggiato apertamente lo studio delle stelle e dei pianeti, come mezzo per capire meglio il disegno di Dio e la sua Creazione. Monaci e anche santi, come San Ermanno lo Storpio, studiavano e copiavano trattati sulle meccaniche celesti e realizzavano strumenti astronomici. Papa Silvestro II (999-1003), Gerberto di Aurillac, era un astronomo al quale si deve tra l’altro la reintroduzione in Europa dell’astrolabio.

Se di fronte ai fatti ci fossero ancora dubbi basterà ricordare la Divina Commedia, infarcita di riferimenti astronomici in connessione con la divinità: “amor che muove il sole e l’altre stelle“. La Chiesa era così contraria agli studiosi che creò le università (no, quella di Fez era solo una madrassa)…

Non si può negare che, per larga parte del primo medioevo, i migliori astronomi fossero in territorio islamico. Ancora oggi i nomi di molte delle stelle più luminose sono arabi (Algol, Alcor, Altair…): la versione araba del greco da cui furono tradotte. L’eredità degli astronomi indiani e persiani conquistati nonché la disponibilità di testi classici perduti in occidente dava una netta superiorità agli studiosi di quelle terre rispetto agli omologhi europei, dove le conoscenze erano state spazzate via dalle successive ondate di invasioni.
Ma già nel 1200 una certa parità era stata raggiuunta, e nei secoli successivi il divario in favore dell’Europa divenne sempre maggiore. Quale il motivo?  Proprio la spinta della Chiesa, assente in Oriente, dove anzi gli studiosi vennero sempre più visti con sospetto se non con ostilità. Se nel cattolicesimo Dio ci incoraggia a conoscere il mondo perché esso è ragionevole, nell’Islam il mondo è soggetto al capriccio divino, e quindi imperscrutabile. Non molte possibilità di una vera scienza.

Quindi, onore agli astronomi islamici, ma se l’astronomia oggi è grande è per merito della Chiesa. Sì, anche Galileo era cattolico.

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