Eco del nulla

Ero un lettore onnivoro. Spaziavo dai polizieschi al fantasy, dai tomi storici all’avventura. Quel volume era un best seller, e parlava di cose che amavo: medioevo, misteri, labirinti. Così me lo portai a casa, e lo divorai.
Una caratteristica dei lettori onnivori, di quelli che leggono tanto, è che spesso colgono le fonti da cui gli scrittori hanno attinto. Gli originali. Perché nessuno che scriva lo fa partendo dal nulla.
Ora, una citazione è qualcosa che può anche far piacere. L’ammiccamento ci può anche stare. Anche la parodia è benvenuta. Ma quando un autore prende le idee altrui e le fa proprie, senza dirlo…ecco, è una cosa che non riesco a sopportare. Non sono pochi i libri che ho lasciato letti a mezzo oppure ho terminato con fatica perché li ho scoperti plagi di opere precedenti. Per fare di meglio del tuo modello devi essere veramente, veramente bravo.
E no, Eco non lo era.
“Il nome della rosa” è un libro enormemente sopravvalutato. L’idea di un frate investigatore la troviamo nella saga di Fratello Cadfael che nei paesi anglosassoni aveva appena acquistato notorietà. Il protagonista e il suo assistente sono chiaramente modellati su Sherlock Holmes e Watson, senza possederne statura e carisma ma rubandone temi e metodo. Il modus operandi dell’assassino è preso dai romanzi di Agatha Christie, veleno compreso (ma quell’idea era di Caterina de’ Medici). Il bibliotecario cieco è Jorge Luis Borges, al centro del suo labirinto. E così via.
A neanche un terzo del libro avevo già capito l’assassino. Mi mancava solo comprenderne il vero movente: ma era troppo stupido e irrealistico da potersi anticipare. I personaggi non si comportavano come persone vere, ma come marionette che lo scrittore muoveva per confermare la sua tesi. Storicamente non stava in piedi, e per uno che si atteggiava a storico questo era il peccato più grave, perché consapevolmente commesso.

Non avevo però  compreso quale fosse la cosa peggiore. Allora non ero ancora abbastanza attrezzato filosoficamente per cogliere in pieno l’intento dell’autore. Il suo nichilismo, la tesi portata avanti a scapito della realtà. Però capivo molto bene che qualcosa aveva avvelenato la trama: un volume che emana qualcosa che uccide. Ci misi qualche giorno, dopo averlo terminato, a comprendere cosa realmente mi disturbava, e l’intuizione mi arrivò improvvisa: in quel libro non c’era amore.
Nessun amore, di nessuno per nessuno. Perché se tutto è nulla, se tutto è solo nome, allora niente ha senso, neppure l’amore. Nessuno dei monaci crede nell’amore di Dio, o prova piacere ad essere un monaco. Per tutti è una scelta di vita incomprensibile. E allora perché lo sono? In cosa credono, dunque? Ogni cosa è sopraffazione, sesso, potere, ideologia. Il cristianesimo è una scusa, una maschera, non esiste. Ognuno di loro vive in una finzione.

Ma cosa mi può insegnare un libro del genere? Così diverso dalla vita che vedo, che provo ogni giorno? Un plagio erudito, un pastiche di cose già lette, assemblato male, senz’anima?
Nulla.
E da quel giorno ho chiuso con Umberto Eco.
Rimane la domanda, che mi sono fatta solo molto dopo: come mai un romanzo del genere riesce a diventare un best-seller? Come mai i critici, che pur libri ne devono avere letti almeno quanto me, non hanno colto quanto ho colto io, o, se lo hanno colto, non l’hanno detto?
E’ un interrogativo che faccio anche a voi. Chi aveva interesse a spingere un libro che diffamava la Chiesa, alterava la storia, echeggiava il nulla? E perchè?

rosa

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 23 febbraio 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 27 commenti.

  1. Proprio l’odio per la Chiesa. Lo stesso che è successo qualche decennio dopo con “Il codice da Vinci”…un giallo diventato best seller perché pieno di falsità date per certe sulla Chiesa.

    PS Anche per me fu il primo e l’ultimo libro di Eco, per le stesse ragioni oltre ad averci trovato un autocompiacimento della propria erudizione molto sgradevole.

  2. io credevo che fosse presa da romeo e giulietta e la citazione corretta fosse ”nomina nugae tenemus” :)
    ba

  3. gli amici juventini

    se vuoi ti facciamo leggere in anticipo quello che scriveremo di te quando finalmente stirerai le zampette

  4. Potremmo dire che Dio, la fede e il sacro hanno un enorme appeal, perfino quando sono presentati in una luce platealmente negativa e irrisoria… Sulla genesi di un best-seller le idee sono però tuttora confuse, lo stesso Eco sosteneva di possederne la ricetta ma poi nonostante i reiterati tentativi non gli è mai più riuscito di bissare il successo planetario de “Il nome della rosa”. Credo comunque che quest’ultimo libro sia più che altro una grande presa in giro della letteratura, un gesto estremo di nichilismo letterario: altro non sarebbero le lettere, secondo l’autore, che un gioco combinatorio dove vince chi è più bravo a rimescolare le carte. Era una tesi che nei suoi saggi sosteneva apertamente. Che poi il giochetto sia piaciuto non è affatto strano: corrispondeva allo spirito del tempo, e comunque Eco era una persona di grande intelligenza e capacità affabulatoria.

  5. Eco persona di grande intelligenza? Sicuro; ed era anche disposto alla consapevole menzogna, conseguenza della “meditata apostasia”. Esempio ora non più vivente della parabola, dall’Azione Cattolica al funerale laicista, di chi mette il mondo al primo posto. Da parte mia scambierò in ogni momento la sua fama con la tranquillità della mia coscienza e l’adesione alla verità.

    Ringrazio Malvino per gli auguri calcistici, ma devo dire che mi interessa poco: mi interessa molto di più quello che è scritto lassù. Sarà quando sarà, quel momento, per me come per te; ma io l’attendo, tu ne hai terrore.

  6. Caro Bericche, scommetto che la risposta te la sei già data. Scusa se mi dovessi sbaglare, ma penso che coincida con la mia: il DENARO! Per 30 denari Gesù fu venduto, per tanti in più c’è chi vende la menzogna e se stesso. Sappiamo che il denaro è lo sterco del diavolo, ma sterco è e sterco rimarrà.

  7. quanto te sta a rode er culo da uno a dieci? undici o dodici? famo tredici

  8. Be’, apparteneva a una generazione dove chi voleva fare una rapida e brillante carriera nell’ambito intellettuale doveva essere marxista organico. Così come nella generazione precedente bisognava essere fascistissimi… E oggi più modestamente si deve essere pro-gay. Quanto all’apostasia, sono dell’idea che chi “rottama” la sua fede senza mostrare poi alcun dubbio o pentimento, in realtà non l’ha mai avuta: probabilmente da giovane pensava che mostrandosi devoto e aderendo all’Azione Cattolica ci fossero buone possibilità di carriera, poi si avvide che da un’altra parte gli offrivano di meglio.

  9. a berli’, la letteratura è “lo scimmione più grosso vuole dominare l’orda ma lo scimmione più furbo glielo impedisce”
    oppure “il soprano e il tenore giacerebbero insieme ma il baritono non vuole”. il resto è tutta “ricombinazione”.
    hai buttato un sacco di tempo, se me lo chiedevi prima ti avrei spinto ad attenerti a valtorta…

  10. (quanto a eco e alla sua traiettoria – se mi si permette;
    io non sono un fan di eco, quando è morto monicelli, per dire, mi sono sentito molto più orfano;

    però mi diverte molto il fatto che:

    se uno non crede è perché non ha letto san tommaso d’aquino.
    ma se uno legge san tommaso d’aquino e DUNQUE smette di credere allora lo ha fatto per convenienza.
    boh.

    (oh, alla fine persino san tommaso d’aquino a quanto pare smise di credere in san tommaso d’aquino…)

  11. Eh pensare che non l’ho mai letto… più volte ho provato, presa dalla curiosità, dal nome, dalle recensioni, dal film (anche quello mai visto) ma mi sono sempre interrotta già alle prime pagine (cosa che mi è successa solo per questo libro): che abbia avuto una sorta di intuizione? Mah…

  12. Cara Serena, hai perso poco. se vuoi leggere gialli medievali di altro spessore, contenuto storico e originalità ti consiglio senz’altro quel fratello Cadfael di cui ho accennato di passaggio. Anche i telefilm che ne avevano fatto qualche anno fa erano insolitamente decenti.

    R&s, non bisogna solo leggerlo S.Tommaso, bisogna anche capirlo. E per capirlo non intendo intellettualmente. Io, però, né nessuno che conosco ha mai sostenuto che occorra leggere S.Tommaso per credere né che si creda dopo avere letto Tommaso: avete davvero delle strane convinzioni, voi laicisti. Probabilmente derivano dal non avere capito che cosa è il critianesimo che no, non è gnosi.

    Caro Malvino “che goduria”, il verme rode chi ce l’ha, e io non ho il verme. Tu invece sembri sapere di cosa parli. Ho lasciato il commento invece di rimuoverlo come usuale per mostrare l’esempio di persona che gode per quello che pensa essere la sofferenza altrui. Davvero, cari lettori, è questa la vostra aspirazione? Tranquilo, comunque: qui non si confida negli uomini.

  13. Quando lessi il nome della rosa anch’io notai subito il riferimento a Sherlock Holmes e Watson (tra l’altro pubblicizzata dal fatto che Guglielmo viene detto “da Baskerville”) ma la trovai una bella idea (mai sentito nominare fiino ad oggi fratello Cadfael). L’esordio del libro mi entusiasmò abbastanza. La visione del mondo che ne usciva poi mi trovava poi parzialmente d’accordo, dato che era lo stesso contesto culturale nel quale sono cresciuto. Di fatto è il pensiero debole: ogni ideologia porta violenza quindi solo rinunciare a qualsiasi credenza può fermare la violenza. Guglielmo è l’unico personaggio positivo (a parte Adso che è ininfluente), non perché ha una fede migliore, ma perché ha perso fede (o se ne è liberato). Il suo impegno, quasi da martire laico direi, è smorzare le violenze delle due “ideologie” eretica e ortodossa. Viene infatti criticato da Ubertino, mi pare, riguardo al suo passato da inquisitore, per aver sempre condannato solo le azioni malvagie e non le idee. E questo automaticamente nel lettore moderno fa crescere l’ammirazione per lui e per la sua filosofia di vita.
    Infatti qualche tempo ricordo che discussi con l’assistente ecclesiastico del mio gruppo scout (un domenicano tra l’altro), a proposito di queste due tendenze che esistono (a detta del romanzo) nel pensiero cristiano. Perché se davvero c’è una tendenza “francescana”, moderna e tollerante che apprezza il mondo e il riso e la scienza (c’è nel libro anche il discorso sull’invenzione degli occhiali: è lecito cercare di migliorare la vita terrena?), e una “domenicana”, oscurantista, odiatrice del riso e disprezzatrice della vita terrena, non bisognerebbe promuovere la prima e cercare di liberarsi della seconda? Perché Eco si è documentato bene, e una certa linea di pensiero contro il riso esisteva davvero. Se ne discuteva qualche mese fa in un post sul blog di Luciette a proposito del riso, dove avevo appunto posto questa domanda sulla realtà storica o meno degli arcigni monaci di Eco. E lei gentilmente aveva fatto qualche ricerca dicendo che sì, alcuni documenti vanno nella direzione del monaca che non ride.
    Per quanto quindi sia un libro a tesi, la tesi è affascinante. Eco gioca bene le sue carte e gli specchi deformanti di cui parla Sommavilla funzionano abbastanza. Almeno io, che ero ancora abbastanza giovane e inesperto ero caduto nella sua trappola: ne uscii convinto che ci fosse un cristianesimo buono e un cristianesimo cattivo.
    A fine lettura però ebbi anch’io una certa impressione di incompiutezza e, anni dopo, arrivai ad una conclusione che forse è implicita sia nella tua interpretazione che in quella di padre Sommavilla. C’è qualcosa che stona con l’esperienza della vita reale: manca completamente un personaggio positivo credente. Perché è vero che in giro si incontrano tanti credenti ideologizzati (di tante fedi) come Iorge, che di fatto usano ciò che credono per affermare se stessi, e che fanno paura. E anche tanta gente meschina che si finge credente per comodità, come gli altri monaci dell’abbazia. Però credo che chiunque incontri abbastanza spesso anche persone con una fede genuina o, anche quando non ci fosse una fede religiosa, una fiducia di fondo con cui affrontare la vita.
    La mancanza di un personaggio del genere è appunto ideologica, perché chi, come Eco, ha fatto una scelta nichilistica, deve ridurre ogni credente a un fanatico o a un ipocrita.
    Parlando di famosi best-seller storici a sfondo religioso si può fare un confronto con Shogun di James Clavell. Ecco, in quel romanzo lo spaccato di umanità è più onesto: il protagonista, come probabilmente l’autore, è agnostico e ci viene subito presentato come tale. Ci sono dei missionari fanatici e altri politicizzati, c’è un ex-convertito giapponese fattosi apostata ma anche un allievo dei gesuiti umile e pieno di fede, e diversi altri convertiti credibili.
    Se non avesse dei personaggi che effettivamente hanno trovato nel cristianesimo ciò che stavano cercando (anche l’amante del protagonista ad esempio), resterebbe senza senso anche il quadro storico. Questa assenza ne il nome della rosa è quantomeno sospetta.

  14. Grazie per la segnalazione

  15. Applausi a scena aperta, Berlicche, fratello mio in onnivoracità e apprezzamento per Ellis Peters.
    @ Zimisce, le storie di Fratello Cadfael sono anteriori al «Nome della Rosa e non escludo che Eco abbia preso lo spunto da lì. Te ne consiglio la lettura ma preferibilmente in inglese.

    Quanto al «Nome della Rosa» se anche non volete la mia opinione, ve la dò lo stesso: è la dimostrazione pratica di un concetto enunciato da Eco nel miglior libro che abbia mai scritto(*): «la tesi è come il maiale, non se ne butta via nulla». Infatti il NdR, oltre a essere derivativo nei concetti è – banalmente – pieno di paginate intere riprese di peso da testi medievali (senza essere un’esperta vi riconobbi un incubo di Adso da Melk, preso pari pari dalla «Coena Cipriani»; pezzi del «Physiologus», la «Storia di fra’ Michele minorita», la «Historia Fratris Dulcini Heresiarche, dai Rerum Italicarum Scriptores).

    Quando mio padre era studente universitario, negli anni Cinquanta, questa sarebbe stata roba da numero unico delle Feriae Matricularum. Gran tempista, Umberto Eco: se l’avesse scritto un po’ di anni prima ne avrebbe trovati, di recensori capaci di metterlo in mutande.

    (*) Comunque il mio requiem aeternam l’ha avuto. Per il suo libro migliore e soprattutto più utile: «Come si fa una tesi di laurea».

  16. Se posso dire qualcosa come avvocato d’ufficio di Eco (che tanto non mi pagherà più la parcella), andrebbe notato anche che “Il nome della Rosa” è sicuramente un libro dove affiora qualche vena polemica anticristiana, ma il Medioevo vi è quasi sempre utilizzato come metafora della società contemporanea (ovvero quella degli anni Settanta). I dolciniani che cercano di sovvertire tutto al grido dei loro slogan (“penitentiagite!”), e poi si integrano nell’establishment del monastero ritagliandosi il loro posticino di potere sono un riferimento trasparentissimo ai sessantottini. Come pure la catena di morti misteriose dietro cui si tende a leggere retroscena inesistenti è un chiaro riferimento a episodi che si susseguirono nei primi anni Settanta (morte di Feltrinelli, di Pinelli, di Pasolini eccetera). E così via. Non lo dico io, lo dichiarò lo stesso Eco e del resto è palese. Insomma Eco sbeffeggiò anche il ’68 e i suoi miti: beninteso dopo che questi erano ormai passati di moda, e dopo avervi preso parte traendone vantaggi. L’uomo era fatto così.

  17. @senm_webmrs
    Viste le molte raccomandazioni ho appena scaricato il primo della serie “a morbid taste of bones”

  18. Questo link produce una sola pagina, ma se non avete tempo vi chiedo di leggere almeno solo la zona ECO ultimo capoverso e che io ricordavo benissimo

    http://www.lsblog.it/index.php/cultura/6408-il-diritto-di-non-rispettare-i-vecchi

  19. @ Zimisce, spero sinceramente che ti piaccia :-D

  20. Diffamava la Chiesa?

  21. “Chi aveva interesse a spingere un libro che diffamava la Chiesa, alterava la storia, echeggiava il nulla? E perchè?”
    “La banalità del male” è la risposta. Hannah Arendt lo aveva già capito. Il male non ha senso, è ripetitivo, inutile.
    Per questo non ho mai voluto leggere nemmeno un riga di quel libro. Quando poi mi è stata mostrata da lontano la villa che Umberto Eco aveva a Montecerignone (Pesaro-Urbino), vicino alla chiesa di Santa Maria delle Grazie dove era vissuto il beato Domenico Spadafora con alcuni frati la cosa fu ancora più chiara. Mi dispiace per l’intelligenza sprecata di Eco. Spero solo che, vedendo Dio faccia a faccia, abbia capito e detto “sì” almeno di là. Il resto (soldi, potere, fama) sono la triste ricompensa che il diavolo da a quanti lo preferiscono a Dio.
    Dio abbia pietà di noi e di Umberto Eco.

  22. Insisto: diffamava la Chiesa? Come?

  23. Dmitri, confronta ad esempio l’Inquisizione tratteggiata da Eco, presa di peso dai romanzi gotici dell’800, con quella reale degli storici e dei documenti. L’aggravante è che quegli studi Eco li conosceva benissimo, ma ha scelto consapevolmente una strada diversa. Come ho accennato anche nel post non si capisce perché qualcuno dovesse scegliere entrare in un convento del genere, senza un briciolo di amore e con una fede che non è fede. Non ci sono le motivazioni, non sta in piedi. Basta leggere i documenti dell’epoca per rendersi conto che è tutta una balla. La Chiesa tratteggiata da Eco è una incomprensibile struttura oppressiva, non la forza che ha tenuto insieme l’Europa nel Medioevo quale è stata. Poi gli ignoranti (nel senso che ignorano la vera storia) lo leggono e si fanno un’idea sbagliata.
    Il medioevo di Eco è verosimile come il Nerone di Petrolini. Forse un po’ meno.
    cfr http://www.alleanzacattolica.org/indici/articoli/introvignem142.htm

  24. Qui l’intervista che Eco rilasciò a Messori (quella della «meditata apostasia»)
    http://www.famigliacristiana.it/articolo/dio-e-un-filosofo-non-un-ingegnere.aspx

    Non so come la pensano in Paradiso ma ho l’impressione che un professore universitario che ci si mette così d’impegno per menare per il naso gli sprovveduti (lettori del NdR e perché no, anche frequentatori del DAMS) qualche responsabilità morale di guasti assorti prodotti a terzi ce la possa avere…

  25. un altro dei motivi che mi calamita qui sono le acrobazie che si fanno fare alla parola “verosimile”.

    (naturalmente anche “vero” non scherza…)

  26. Ho letto il libro per caso, prima che diventasse di moda, e ne ho cavato l’impressione di una colossale menzogna, indegna di uno storico e comunque di un uomo di cultura. Ovviamente, il convento, con le sue abiezioni e gli omicidi, è immagine e metafora della Chiesa oscurantista, disposta a tutto pur di tenere soggiogati gli uomini con l’ignoranza di un testo ‘fondamentale’ per insegnare l’ironia. Ma se così è, come mai i monaci ricopiarono tutti i testi pagani dell’antichità (salvo quelli degli eretici), compresi gli scritti erotici e lubrichi? O forse qualcuno crede che i testi antichi ci siano pervenuti nelle pergamene originali, vecchie di secoli? Se c’è qualcuno che ha salvato la cultura classica, e con essa gran parte della nostra civiltà, sono stati proprio i monaci, che certo non meritavano questa indegna diffamazione. Ma si sa, il mondo è pieno d’imbecilli e i furbi li mettono nel sacco.

  27. Anch’io, a tempo debito e come senm_webmrs, ho letto “Come si fa una tesi di laurea” e lo ringrazio per le indicazioni su come vanno scritte le note bibliografiche.
    Su “Il nome della rosa”, quando uscì mi ricordo che amici, compagni di studio ecc, ecc … mi dicevano “devi leggerlo”, “grande libro” ecc, ecc … e pure le vendite gli davano ragione.
    Però, da diffidente e bastian contrario come sono, mi sembrava che ci fosse qualcosa di artificiale, mi sembrava il classico caso da “il troppo stroppia” così dissi che l’avrei letto qualche anno dopo, quando nessuno l’avrebbe più ricordato.
    In questo mi trovo in consonanza con Berlicche.
    Se invece fosse diventato un long seller avrei dovuto fare ammenda della mia diffidenza.
    Ora mi pare che i suoi momenti di celebrità siano stati in tutto 3: all’uscita del libro, a quella del film e adesso alla morte dell’autore.
    In definitiva, dopo un doveroso requiem per Eco e un link anche da parte mia sui “funerali laici”, mi sa che il momento della lettura del libro è per ora ancora molto lontana.
    http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/UN-LIBERO-PENSIERO-E-UN-AUGURIO-PER-ECO-.aspx

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