Sull’orlo dell’abisso

il gruppetto si fermò sull’orlo dell’abisso.
Il terreno lì era smosso e la pavimentazione sbrecciata, lievemente in discesa verso il baratro che si spalancava verso il basso. Tutt’attorno si potevano intravedere, affastellati uno sull’altro, resti di colonne marmoree, di porte e di muri che un tempo dovevano essere stati maestosi e che, sebbene in rovina, ancora infondevano un senso di solidità che svaniva quanto più ci si avvicinava al bordo. A Giuseppe tutto dava l’impressione di pericolo, come se da un attimo all’altro ciò su cui poggiava i piedi potesse franare nel vuoto.

Si sporse cautamente. La luce svaniva, scendendo, e il buio era tutto quello che si poteva vedere.
Si voltò verso gli altri. “Spiegatemelo ancora, perché non ho capito. Perché è stato tolto il parapetto?”
Sospiri. “Perché non era a norma. Se l’avessimo lasciato avremmo potuto incorrere anche in multe e contravvenzioni.
“Ma così si rischia di cadere”, obiettò Giuseppe.
Smorfie. “L’importante è essere a posto con la legge”.
Giuseppe si guardò attorno. “Non andrebbe messo almeno un cartello, un avviso, qualcuno che fermi le persone prima che ci cadano dentro?”
“Sono abbastanza sicuro che ci sia un avviso di pericolo. Sul sito”, azzardò qualcuno.
“Sul sito”, ripeté Giuseppe incredulo.
“Oggi si fa tutto via internet”
“Quindi si dovrebbe consultare internet per evitare di cadere nella voragine?”
Mormorio imbarazzato. Si poteva udire il ronzio di qualche insetto, uno sgocciolare d’acqua, l’inquieto strofinare di piedi; ma dall’abisso non saliva niente, se non un silenzio profondo quanto esso.
“Quindi dite che si sta allargando”, azzardò Giuseppe per interrompere quell’assenza di parole.
“E’ molto più grosso di prima, sì”
“Quanto velocemente?”
“Eh, abbastanza”.
“Abbastanza. E avete provato a fermarlo?”
Altri mormorii. “Non credo che sia possibile fermarlo. Sta accadendo e basta. Possiamo solo dire di stare attenti e non caderci dentro”.
“Ma lo state dicendo?”
“Ecco, no. Ma in fondo è un fenomeno naturale.”
Giuseppe li guardò.”Quindi siete convinti che non ci sia niente da fare e non avete neanche tentato di porre un rimedio”.
Negazioni, scuse. “Non è vero, abbiamo scritto documenti. Ammonito. Quando ancora non era così grande, certo. Qualcuno ha anche tentato di chiuderlo…” “Già, è vero” “… ma era inutile. Adesso se ne sono resi conto tutti. Ormai l’abbiamo accettato, stiamo molto meglio”.
Giuseppe li guardò in volto. “Allora siete rassegnati? Franerà tutto dentro quel precipizio buio?”
“Eh, ma non succederà tanto presto… abbiamo tempo” “Sarà molto più semplice quando ci sarà meno a cui badare, potremo occuparci di ciò che è importante” “Dobbiamo rassicurare la gente. In fondo è solo un buco”.
“E’ vero che qualcuno c’è già finito dentro?” domandò Giuseppe, con voce dura.
Ancora silenzio. “Preferiamo non parlarne. Potrebbe dare cattiva impressione”, azzardò qualcuno.
“Quanti?”
“Eh… dicono parecchi.” “Comunque nessuno di significativo”
“Pensate di fare qualcosa a riguardo?”
Sguardi terrorizzati “Certo, pensiamo di prendere provvedimenti. Postare altre pagine web. Forse mettere cartelli. Cose del genere, ma non vogliamo che la voce si diffonda troppo. Cattiva pubblicità”.
“Lo sapete che voi dovreste mandare avanti questo luogo, vero? Ricostruirlo. Metterlo a posto. Se no, quando tornerà…”
Silenzio.
“Perché tornerà”.
Ancora silenzio.
Giuseppe si sporse di nuovo sull’abisso. “Ma quanto è profondo? Almeno questo, lo sapete?”
Sussurri imbarazzati. “A dire la verità, non ne siamo certi”.
“Avete usato uno scandaglio?”
“Non ha dato risultati. Non è bastato.”
“Passatemi quella torcia”.
Gli fu data. Giuseppe la lasciò cadere oltre l’orlo.
“Così almeno illuminerà il precipizio, andando giù. Un po’ di luce.”
La fiamma rimpicciolì rapidamente, in distanza, rischiarando il baratro mentre scendeva. Giuseppe intravide qualcosa che si muoveva, sulle pareti, ma le tenebre erano già tornate. Forse era stata un’illusione.  La torcia divenne un puntolino, fino a svanire dalla vista.
“Sta ancora cadendo” disse qualcuno.
“Questo abisso che ci vuole ingoiare è molto più profondo di quanto potessimo pensare.”
Un frammento di pavimento si staccò, precipitando con rumori di sassi smossi che diventarono presto echi lontani.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 9 settembre 2020 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. Ma quando tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?

  2. sircliges

    Mi hai tolto le parole di bocca!
    Ma ricordiamoci: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.” (Matteo 24,35)

  3. Strano che Giuseppe non sia stato misericordiosamente spinto nell’abisso… sia chiaro, per il bene della gente…

  4. Mentelibera, “sciamano”? Adesso ti fingi animista per ammollare patacche? Sparisci.

  5. Chissà perchè, mi aspettavo che lo buttassero di sotto…

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