Entopo, cugino di Esopo – Fiaba V – L'Aquila e il Serpente

L’aquila atterrò sulla roccia. Dai cespugli vicini si levò una nube di uccellini, in fuga precipitosa. Gli animaletti del sottobosco corsero a nascondersi. Il maestoso volatile rimase solo. E sembrò chinare la testa.
"Che ti succede, Aquila?" Domandò il serpente, da sotto un sasso lì accanto.
"Sono sola. Non riesco mai ad avvicinarmi a qualcuno tanto da parlare, fuggono tutti."
"Accade perchè hanno paura di te".
"Ma io vorrei la compagnia di qualcuno. Non sempre ho fame. Adesso, per esempio, sono sazia, e non li attaccherei mai."
"Ah," fece il serpente mettendo la testa fuori da sotto il masso "ma questo loro non lo sanno. Ti vedono arrivare possente, una vista da mozzare il fiato, e sanno che sei l’Aquila".
"Eppure non mi basta".
"Allora devi cambiare il tuo approccio", sibilò la serpe. "Non è utile essere aquila se vuoi parlare alla gente. Tu te ne stai lassù, nel cielo, in mezzo alle nubi. Devi scendere al loro livello."
"Scendere al loro livello? Cosa intendi?"
"Massì, per esempio…voli troppo alto."
"Dovrei volare più basso?" chiese stupita l’aquila
"Tanto per cominciare. Ma la gente del bosco non si fiderebbe lo stesso. Occorrerebbe un gesto esemplare. Che so…che ti strappassi le penne"
"Strapparmi le penne? Ma sei matto?"
"Sarebbe un’azione puramente dimostrativa" disse il serpente, ritirando prudenzialmente un poco il capo. "Ricrescerebbero in fretta, e tu avresti fatto vedere a tutti la tua buona volontà"
L’aquila ci pensò un attimo. "Mi hai convinto.", disse, e cominciò a strapparsi il piumaggio con il becco.
"Bene," fece il rettile uscendo dal suo riparo e arrotolandosi su se stesso. "Ma ancora non basta."
"Come, non basta?" replicò il grosso uccello ormai spennato.
"Non basta in quanto conservi ancora i simboli della tua forza, gli artigli. Chi mai oserebbe avere a che fare con una simile potenza bellicosa?"
"E quindi cosa suggerisci?"
"Rinuncia anche a loro. Temporaneamente, si intende, fino a quando non ti avranno accettato per quella che sei. Per dialogare seriamente occorre anche concedere qualcosa al proprio interlocutore, non pretendere di affermare quello che si è, ma smussare le differenze. Nel nostro caso, gli artigli. Se li sfreghi contro la roccia ne spezzerai le punte, e a quel punto nessuno oserà negare la tua seria volontà di confronto."
Fu doloroso, ma ormai l’aquila era determinata. Presto le possenti zampe ebbero le loro estremità scheggiate ed insanguinate.
"Ecco fatto! Adesso sono…"
"Ehm…Ehm…"
"Cosa c’è, Serpente? Non basta ancora?"
"Temo di no. Non mi ero accorto di quanto fosse maestoso il tuo sguardo. E’ lo sguardo di chi ha guardato direttamente il sole, di chi sa vedere lontano. Occhi del genere non sono auspicabili. Potrebbero far supporre che tu sola conosci la verità, e quindi non renderti adatta alla vita nella foresta moderna. Oggigiorno è chiaro che tutte queste distinzioni tra preda e predatore sono veramente retaggio di un passato oscurantista, come il volare. In un certo senso, dobbiamo imparare tutti a strisciare."
"E dovrei cavarmi gli occhi?"
"Ma no, non arrivare certamente a tanto" il serpente fece saettare la lingua "basterebbe sfregare la testa in quella polvere lì. Questo appannerebbe quel cipiglio intollerante e a quel punto sarebbe veramente per te possibile confonderti con tutti gli altri animali della foresta."
L’aquila eseguì. La bella testa era tutta impolverata, gli occhi lacrimanti accecati dalla terra e dallo sporco.
"Va bene così?" disse speranzosa.
"Perfetto!" Replicò il serpente, e avvicinatosi lestamente la morse.
Mentre l’uccello agonizzava dibattendosi sul terreno il rettile si tenne prudenzialmente a distanza. Quando fu tutto finito scosse la testa. "Tanto non mi piacevi comunque".

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 14 luglio 2006 su diavolerie e cattiverie, Entopo, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 13 commenti.

  1. “Oggigiorno è chiaro che tutte queste distinzioni tra preda e predatore sono veramente retaggio di un passato oscurantista, come il volare. In un certo senso, dobbiamo imparare tutti a strisciare.” questo è uno scivolamento sulla modernità…

  2. Bella davvero.

    Vorremmo che l’Aquila scendesse, perdesse se stessa, per poi farne l’uso che vogliamo.

    In fondo, credo che sia già accaduto…

  3. *interrupt*
    Il blog di Aqua chiude (spererei di no, ma…). Dovete assolutamente leggere il suo post finale, perchè dice alcune delle cose che ho tentato di comunicare in questi giorni in un modo molto più efficace di quanto sia riuscito a fare io.
    http://eau.splinder.com/post/8673041/Questo+blog+oggi+chiude.+Per+ferie+sicuramente%2C+per+la+vita+ci+stiamo+attrezzando.

  4. Non è vero! Le aquile vere non muoiono così, anzi le Aquile Vere non muoiono…altrimenti non sarebbero diventate vere…

    Ma la morale della favola è solo di non dar retta al serpente, o anche di rinunciare a parlare con chi scappa?

    (sai com’è io sono ancora a mezz’aria e si tratterebbe di una informazione importante per i prossimi svolazzi…)

  5. Come al solito la morale non è una sola…ho scritto il pezzo pensando ad una determinata situazione, e quando l’ho riletto me ne sono venute in mente altre due o tre alle quali si adattava anche meglio.

    E’ vero, le Aquile non muoiono così. Infatti questa aveva cessato di essere un’aquila (questo il suo errore).

  6. Davvero molto bella. Perchè non fai un tag dedicato alla produzione di Entopo?

  7. Adesso che hanno raggiunto una “massa critica”, forse sì…

  8. Bella e reale, davvero.
    ..Purtroppo.

    Politica a parte..Sai pensavo che è vero che per continuare ad essere quel che sei e guardare la verità, un po’ solo ci rimani.
    Anche se ci parli con gli animali della foresta, lo senti il freddo di chi vede in ogni apertura di ali una minaccia, una prepotenza, una superbia, alla fine addirittura un giudizio quando lo avverti che aquile si diventa pure.
    Perchè questa buona notizia che è stata data pure a te ( e non tua) significa – dicono – che non li accetti per quello che sono: cioè esseri che desiderano volare alto, guardare il sole..ma non chiamarsi aquile.

  9. Il loro guaio è che vogliono continuare a strisciare.

    x Claudio: accontentato…

  10. The last sculpture reminds me the origins of Mexico and those generic viagra commercials taht attack us everyday!

  11. Leggo solo ora questa fiaba che mi sembra una metafora della Chiesa in questi anni (ma forse sono un po’ fissato: vedo la Chiesa dappertutto…) Berlic scrive di averla composta pensando a una situazione e poi di aver constatato che la sua fiaba si sarebbe adattata anche ad altre situazioni. A me basterebbe sapere (sono anche un po’ curioso) a cosa pensava Berlic nel 2006 mentre scriveva questo pezzo, molto bello. Grazie!

  12. Berlicche ha problemi a ricordarsi cosa ha fatto in mattinata, altro che il 2006. Comunque ritengo che sì, possa avere a che fare con la Chiesa.

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