Entopo, cugino di Esopo – Fiaba XVII – La Formica, la Cicala, e l’Altro

Se ci pensate è la più grande ironia di tutti i tempi. Il liberismo, il libero mercato, l’ideologia per cui è ingiusto, inefficiente e sbagliato limitare in qualsiasi maniera l’iniziativa economica e non solo, in ultima analisi il capitalismo…che all’improvviso si trasforma nel suo contrario. Ciò che ci salva non è più la libertà, ma la sua limitazione.

Siamo oggettivi: di fronte ai sacrifici chiesti ai greci quelli che stiamo compiendo noi in Italia sono come rinunciare al terzo trancio di pizza. Ditemi se anche a voi, di fronte ad essi, non vi girerebbero parecchio le scatole. Ed hai una bella voglia a dire che sono necessari, che l’alternativa è peggiore.

Perché in fondo il problema dei greci è di averci creduto. Sì, avere creduto veramente che tutto fosse possibile. Che la libertà fosse illimitata. Che i prestiti non potessero essere restituiti con comodo. Che qui si è tutti buoni, e mai ci approfitteremmo di te, amico ateniese.

Non so se avete presente quella favola che parla di cicale e di formiche.
Un tempo la soluzione finale era lasciare la cicala fuori al freddo. Non ti sei data da fare? Arrangiati. Zoom su corpo di cicala coperto di neve e di formiche che banchettano al caldo.
Da un certo punto in poi il buonismo prevalse. “Su vieni dentro, amica cicala. Scaldati con noi, divideremo il cibo raccolto”
Dato i tempi, direi che è necessaria una terza versione…

***

L’estate era quasi al suo culmine. La Cicala cantava gaia, attirandosi più di uno sguardo seccato dalle Formiche che passavano, cariche di semi e frammenti vegetali per l’inverno. Ad un tratto si interruppe.
“Cosa c’è, amica Cicala? Non canti più?” chiese una voce dal terreno.
La Cicala si sporse, ma non riuscì a vedere chi le stava parlando. “Uh, non è che non ne avrei voglia, ma la stagione avanza e forse dovrei mettere qualcosa da parte…”
“Ma cosa dici, amica Cicala!” Esclamò la gradevole voce dal basso “tu stai già lavorando! Stai fornendo a tutti i lavoratori del prato una eccezionale offerta turistica! Non devi preoccuparti di cercare il cibo! Vedrai, penso a tutto io.”
La Cicala annuì, perplessa, e continuò a cantare.

“Formica, ehi, Formica”
La Formica, udendo la voce, si voltò. “Chi è là? Non ti vedo.”
“Sono un amico, non ti preoccupare” Disse la Voce. “Senti, che ne diresti di collaborare con la Cicala per la raccolta di cibo?”
La Formica scosse la testa. “Quella buona a nulla? E perché dovrei?”
“Per due buoni motivi” replicò la Voce. “Primo, perché fate tutt’e due parte dello stesso prato. Secondo, che il canto della Cicala attira un sacco di altri insetti, e questo vuol dire più cibo per tutti.”
“Davvero?” Chiese un po’ stupita la Formica.
“Ma certamente! E’ teoria economica di base. Potrete permettervi molte più larve perché saranno gli interessi a ripagare l’investimento. Allargate il formicaio: diventerete potentissimi, dominerete i vicini. Facendo così ci sarà anche posto per la Cicala” assicurò la Voce.
“Ma c’è il rischio che le giovani larve diventino menefreghiste come lei…” obiettò la Formica.
“Che dici! In ogni caso vi farà bene rallentare un poco il ritmo. Voi Formiche sarete più riposate e contente, e potreste anche mettere su qualche milligrammo, che non sarebbe male.
La Formica ristette qualche istante, poi si strinse tutte le spalle. “Proviamoci”.

Era ormai parecchio che il sole non faceva più capolino fuori dalle nubi grigie. Un freddo così non lo si vedeva da tempo, alla faccia delle teorie che sostenevano che il prato si stesse riscaldando. La cicala occupava da sola quasi tutta la Sala Grande del formicaio. E mangiava. Oh se mangiava.
La Formica si affacciò nel tunnel buio. Al fondo una serie di piccoli luccichii, come le stelle in un cielo che non poteva esistere.
“Voce, ehi, Voce…” chiamò la Formica
“Dimmi, cara…” disse la Voce melliflua dal fondo della galleria
“Noi ti abbiamo ascoltato, ma le cose si stanno mettendo male. Abbiamo fatto schiudere troppe larve, che ci stanno esaurendo le scorte. Per non parlare della Cicala che da sola mangia come un esercito.”
La Formica si arrestò, come cercando le parole.
“E allora?” la incoraggiò la Voce.
“E allora…cosa possiamo fare? Non possiamo mandar fuori la Cicala, perché è così grossa che demolirebbe mezzo formicaio, e se il freddo entrasse farebbe strage. E non possiamo – uhm – mangiarla, perché se le dessimo battaglia crollerebbe la sala comune.”
“Capisco”. La Formica udì come un sospiro, che poteva però anche essere una risata. “Vi aiuterò io. Ma occorrerà fare tutti dei sacrifici.” disse la Voce.
“Uh…quali sacrifici?” chiese la Formica.
“Per prima cosa, occorrerà ridurre la differenza tra popolazione attuale e popolazione sostenibile. Alcune delle larve e delle pupe dovranno essere sacrificate per il bene comune,” scandì la Voce. “cioè tutte quelle che non possiamo permetterci di mantenere”
“Ma è terribile! E chi si prenderà la responsabilità di decidere questo?” inorridì la Formica
“La proposta è mia, mi assumerò io questo peso” disse la Voce, “e c’è da sperare che non saranno molte. Ma farò quel che devo. E poi anche la Cicala dovrà dare parti di sé”.
“Parti di sé?”
“Sì, quelle più inutili: le ali, le elitre, forse anche qualche zampa e le antenne. E’ inevitabile” si rincrebbe la Voce. “e anche di questo mi incaricherò io”.
“Ma così morirà” esclamò la Formica
“Se così fosse, sarà per il bene di tutti, e un altro problema sarà risolto. Ma naturalmente” ribadì la Voce “è nell’interesse di tutti che questo avvenga il più tardi possibile”.
“E se si ribellasse?”
“Oh, non ti preoccupare, so come immobilizzarla”.
La Formica si voltò. “Mi pare che non abbiamo molta scelta. Lo dirò alle altre.” Si arrestò. “Voce?”
“Sì?”
“Senti, in tutto questo tempo non mi hai ancora detto come ti chiami veramente”
“Oh, scusa, avrei dovuto presentarmi” Fece un passo avanti dal fondo della buia galleria. “Puoi chiamarmi Ragno”.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 15 febbraio 2012 su Entopo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. infatti di solito qualunque ragno tesse una TELA.

    E questo ora è IL Ragno, (mai ce ne fu uno maggiore) che sta preparando la sua grande tela da molto, molto, tempo, con pazienza, calcolando bene tutti i fili che gli servono, invisibli e precisissimi.
    NESSUNO potrà sfuggire a quella tela, oppure dovrà prendere una decisione fatale, se volesse scamparla…..(non sarà facile quella decisione); inoltre il suo Avversario gli ha dato tutti i vantaggi, facendogli credere, per un bel po’ di tempo, di aver vinto LA Partita, quella decisiva, prevista e predisposta fin dall’Inizio..

  2. infatti di solito un ragno tesse una TELA.

    E questo ora è IL Ragno, (mai ce ne fu uno maggiore) che sta preparando la sua grande tela da molto, molto, tempo, con pazienza, calcolando bene tutti i fili che gli servono, invisibli e precisissimi.
    NESSUNO potrà sfuggire a quella tela, oppure dovrà prendere una decisione fatale, se volesse scamparla…..(non sarà facile quella decisione); inoltre il suo Avversario gli ha dato tutti i vantaggi, facendogli credere, per un bel po’ di tempo, di aver vinto LA Partita, quella decisiva, prevista e predisposta fin dall’Inizio.

  3. Come in “terribilis est locus iste”: qualcosa che ti dà uno scossone mentre cammini a occhi chiusi e ti fa render conto che stai camminando sull’orlo di una voragine senza fondo. Terribile in questo senso, non era un giudizio negativo sulla storia.

  1. Pingback: CEDRI e CICALE di Valeria Lenzi Bonfiglioli | girasoliazzurri

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