Rigurgiti

Probabilmente ho capito male, non ho compreso bene quanto si voleva esprimere.
Quando ho letto quanto pubblicato in prima pagina dell’Osservatore Romano dell’altro giorno ho pensato a qualche scherzo, che qualche sito di satira avesse ideato una complicata messa in scena; ma no, è più probabile la mia ipotesi iniziale. Abbiate pazienza, è complicato definire cosa si intenda realmente con frasi del tipo “Il campo di forze e di forme attivato dall’ellisse “famiglia-Chiesa” è l’ontologia cristiana poiché è il modo squisitamente evangelico di vivere i legami“.

In un articolo di risposta a quanti hanno hanno gridato di dolore davanti alla demolizione delle fondamenta dell’Istituto Giovanni Paolo II per la Famiglia, con la defenestrazione di quanto e quanti lo avevano definito finora, l’articolista sembra lanciarsi in una tesi alquanto discutibile. Cioè che non sia Cristo, la Legge divina, ciò che la Chiesa dovrebbe comunicare agli uomini, a indicare cosa sia giusto e sbagliato, ma che siano i comportamenti umani a definire ciò che la Chiesa debba dire.

Cito:
“E ciò perché i legami con persone e cose, di cui la famiglia è risultato e origine, il loro spesso oscuro intreccio sensoriale e affettivo, non sono corollari dell’essere, ma sono l’essere; non sono aggiunte secondarie alla realtà, ma la realtà stessa, la sua forza e la sua forma, la sua energia e la sua possibile giustizia. I legami sono la carne del mondo e la famiglia è la carne dei legami”.

A quanto pare sarebbe necessaria questa carne, perché

“Comprendere il mondo in maniera disincarnata significa scarnificarlo, mortificarlo, costringendolo in una gabbia di concetti, norme, progetti e modelli (anche sociologici) inerti.”

A me è venuto in mente un certo Gesù che diceva
“È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono”

Ma forse il suo era un modello inerte. Di fronte all’adultera avrebbe dovuto dire non “Va e non peccare più”, ma “Interessante questo tuo legame, prendiamolo ad esempio”. Non si sarebbe dovuto permettere di pronunciare frasi tipo “Dall’inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto“, perché pone limiti troppo stretti a “l’alfabeto necessario se s’intende parlare al mondo”. Si sarebbe dovuto astenere da gabbie di norme tipo “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”, perché vorrebbe dire staccarsi “dai legami con persone e cose che costituiscono la trama d’ogni famiglia (anche la più complicata) e della realtà tutta“.

Certo è che se questa fosse la “visuale ecclesiologica” che si vuole promuovere, non sarebbe altro che il rigurgito puzzolente di tutte le ideologie anticristiane degli ultimi secoli, la santificazione dei libertini e della visione comunista del rapporto tra le persone. Sarebbe dimenticarsi il piccolo particolare del peccato. Facciamo il male, e quindi non è vero che ogni legame sia sano; sono spesso malati, bisognosi di redenzione. Vorrebbe dire benedire ciò che è l’opposto di quanto Cristo ha detto.

Mentre la Chiesa ha sempre accolto gli adulteri, i conviventi, gli omosessuali, ma non la menzogna del loro comportamento. Non ha permesso che fosse il peccato a definire ciò che proclama, perché il peccato non è la verità.

E se qualcuno invece lo dicesse, fosse pure sulla prima pagina dell’Osservatore Romano, fosse anche consacrato, allora…
Ma probabilmente ho capito male. Ditemi che ho capito male.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 30 luglio 2019 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 14 commenti.

  1. In un vecchio serial televisivo americano un bambino diceva: Che cavolo dici Willis

  2. Marina Di Marino

    Accipicchia… Ma no.. Non posso dirlo.. Non posso proprio dirlo

  3. Con licenza de’ superiori

  4. Sullo stesso argomento Avvenire nega che ci sia stata “epurazione” del corpo docente originario:

    https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/giovanni-paolo-ii-nessuna-epurazione

    Sarà, ma continuo a non capire: se il “nuovo” istituto GP2 vuole essere un rinnovamento dell’esistente, e non qualcosa di sostanzialmente diverso, perchè non procedere riformando “in continuità” l’istituto esistente? Da che esistono le università, i curriculum e i piani di studio cambiano continuamente, senza bisogno di licenziare e riassumere il corpo docente.

    L’approccio mi ricorda quello usato con la PAV: visto che non si potevano estromettere i membri a vita “non allineati al nuovo corso”, la si è sostituita con una “PAV v2.0”, alcuni dei cui membri tutto sono tranne che cattolici.

    Comunque… finalmente l’Osservatore Romano e Avvenire hanno rotto il muro del silenzio, anche se solo per attaccare la buona fede della controparte. E come diceva Gandhi: ““Prima ti ignorano. Poi ti deridono. Poi ti combattono. Poi vinci.”

  5. Riporto un commento che mi ha scritto un sacerdote su altro media:
    “Di fondo c’è una metafisica (e quindi una teologia) sbagliata: soltanto le Persone Trinitarie sono relazioni sussistenti, relazioni in se stesse, eterne, semplici e perfette. Noi siamo, in quanto creati e sempre creati, “relazione con Dio”. Per il resto siamo chiamati a intessere liberamente relazioni secondo verità e giustizia, imparando a lasciarci amare e ad amare. Se l’uomo viene ridotto alle sue relazioni, in chiave psico-affettiva, queste relazioni, anche quando fossero “sbagliate”, cioè non corrispondenti alla ragione, al bene e al vero, diventerebbero comunque un’esigenza e un diritto.

    Ma di metafisico e di teologico in questo momento ecclesiale c’è molto poco.”

  6. Hai capito il male

  7. Matteo 5:37
    Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno.

  8. “The Vandals sack Rome….again” (G.Weigel – July 29, 2019)

  9. Hai capito bene…. e sai che è solo un altro esempio della nuova ecclesiologia.

  10. E se lasciassi la risposta a san Paolo, lettera ai Galati, capitolo primo?

    “6Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. 7Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. 8MA SE ANCHE NOI STESSI, OPPURE UN ANGELO DEL CIELO, VI ANNUNCIASSE UN VANGELO DIVERSO DA QUELLO CHE VI ABBIAMO ANNUNCIATO, SIA ANATEMA!9”

    Naturalmente, si può sempre obiettare che san Paolo non era Cristo, e nemmeno Pietro, cioé Cefa…..
    E’ il bello della libertà.

  11. @Cavaliere: interessante comunque che Avvenire abbia pubblicato la lettera, e interessante quello che Moia dice (e non dice) nella risposta.

    Per esempio: “Nessuna resa dei conti” – ma poco sotto si fa una lunga critica, farcita di retorica, di un elenco di affermazioni degli ormai exdocenti del GP2, isolandole dal contesto e, a mio avviso, senza nemmeno provare a capire le motivazioni degli autori.

    Oppure: si parla di due Sinodi e di note a piè di pagina che fanno parte integrante del testo, ma ci si guarda dal ricordare che le Relazioni Finali contengono – per decisione di Papa Francesco – alcuni punti che il Sinodo aveva bocciato. Sia chiaro, il Papa aveva il diritto di cambiare le regole del Sinodo per far inserire quei punti nella Relazione, ma non li si faccia passare per quello che non sono.

    Infine mi colpisce molto questa frase di Moia: “Non si bene da dove nasca la convinzione che la dottrina (la legge) venga prima della pastorale (l’uomo). Non certo dal Vangelo dove si dice che «il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato»”

    Per me è l’esatto contrario. La dottrina ci aiuta a capire la Verità (di origine divina) che ci rende liberi; la pastorale comprende atti di governo e decisioni umane sulle quali non abbiamo garanzie di efficacia (per fortuna, spesso la Provvidenza ci evita il peggio, ma da bravo educatore il buon Dio ci lascia talvolta sperimentare sulla nostra pelle le conseguenze delle nostre scelte…).

    Per esempio, la dottrina ci ricorda di santificare le feste, liberando l’uomo da un lavoro servile che altrimenti sarebbe ininterrotto. La pastorale organizza il modo in cui la comunità nella pratica santifica le feste.

    Quindi una pastorale che si fonda nella dottrina (“il sabato fatto per l’uomo”) ci aiuta a camminare verso la Verità; una pastorale autoreferenziale che “accompagna” senza specificare la destinazione, rischia di diventare “un cieco che guida un altro cieco”, e si finisce tutti nel fosso.

  12. @ Felis

    E’ triste che non si comprenda che nella fede comune che ci anima verso il vero Dio, che però è anche vero (e perciò vulnerabilissimo) Uomo, l’eucaristia non sia solo quel “farmaco d’immortalità”, quel rimedio generoso e indispensabile alla cura e al lenimento delle nostre ferite che pure giustamente è posto in rilievo in una delle due “note della discordia” di Amoris Laetitia di nuovo dibattute in questo scambio epistolare pubblicato da Avvenire.

    Credo dipenda dalla difficoltà di comprendere, o anche solo vagamente intuire (altrimenti moriremmo tutti di dolore e angoscia, o saremmo gravati, in certi casi schiacciati da fardelli che non siamo ancora in grado di portare, in questa vita) di quanto concretamente e selvaggiamente possa ferire Nostro Signore ben vivo e presente nel Santissimo Sacramento dell’altare, il peccato ripetuto e perfino accettato come una sorta di normalità ineludibile, con un’alzatina di spalle e via.

    Piuttosto meglio astenersi dalla frequentazione dei sacramenti, almeno della Comunione (anche perché la confessione, con la penuria di sacerdoti, sta diventando sempre più difficile da praticare con assiduità), che accostarcisi per macellare di nuovo quel dolcissimo Cuore che vi palpita dentro, incessante e nascosto. Meglio soffermarsi a lungo a dialogare in silenzio davanti al Tabernacolo, che sfornare “comunicati di protesta” a valanga sul fatto di essere “esclusi”, emarginati dal banchetto-premio per i vincenti, i perfetti, sbavando di invidia non proprio evangelica.

    Lo dico ben sapendo quanto sia straziante l’attesa del momento in cui, finalmente, l’abbraccio con quel Signore e vero, Buon Pastore sia consentito in pienezza, almeno con la pienezza sempre limitata e sempre solo propedeutica a quella definitiva, che ci è possibile sperimentare quaggiù. Lo dico perché io per prima ho atteso 20 anni, dopo la mia conversione, prima di raggiungere quel momento, in cui ormai quasi non speravo più. Anche se la grazia della fede e della preghiera non mi avevano abbandonato, nonostante la stanchezza e l’aridità e anche il risentimento, visto che io non avevo infranto nessuna “legge”, nessun vincolo matrimoniale precedente, per trovarmi in quello stallo granitico, in quello sterminato deserto senza manna nè sorgenti zampillanti dalla dura roccia.

    Solo dopo, molto dopo, ho capito il profondo egoismo di quel risentimento, egoismo che nulla aveva a che fare con dottrine, sinodi o encicliche. Solo dopo ho capito almeno un poco il senso della Comunione-condivisione col soave, pazientissimo Prigioniero completamente “consegnato nelle mani dei peccatori”, provando “timore e tremore” nel momento di riceverlo non dico sulle mani (mai!), ma sulla mia linguaccia di cui giustamente san Giacomo apostolo scrive che è “un piccolo fuoco capace di incendiare una grande foresta”.

    (A proposito di roghi ed epurazioni)

  13. Continua la discussione su Avvenire, stavolta con una lettera del vescovo Camisasca (che all’istituto GP2 ha studiato e insegnato).

    https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/pastorale-della-famiglia-continuit-e-novit

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