Battaglie di retroguardia

Faccio, come premessa,  un esempio preso dal Signore degli Anelli, così magari mi capirete meglio. (Seguono spoiler, se qualcuno – disgraziatamente per lui – non l’avesse ancora letto o visto i film. In tal caso potete anche saltare agli asterischi successivi)

Dopo la grande vittoria a Minas Tirith, dove le forze degli orchi sono state massacrate e persino il Re dei Nazgul è finalmente morto, l’esercito dei “buoni” è però ridotto a malpartito.
Sono pochi quelli in grado di combattere, mentre Mordor è ancora piena di eserciti nemici che stanno per scatenarsi. Gandalf e Aragorn sanno che la loro sola possibilità di vittoria è, è sempre stata, nella distruzione dell’anello, la riuscita dell’impresa di Frodo. Sulla cui strada sono appunto quegli eserciti nemici…
Così accettano di uscire in campo aperto, di combattere una battaglia contro forze soverchianti e senza misericordia pur di dare tempo e possibilità che accada quel che deve accadere. Che il piccolo, il debole, l’improbabile li salvi tutti.

I soldati di Gondor non vanno a Mordor perché comandati, o succubi di convinzioni antiquate e sbagliate. La loro lotta non è solo una difesa della tradizione, dei valori degli “uomini dell’ovest”. Non è una guerra che possono sperare di vincere con la forza bruta, di cui il nemico possiede il predominio. Sanno che dovranno soffrire, forse anche morire, per qualcosa che sanno che in fondo non potrà portare alla vittoria.
Ma lo fanno lo stesso. Non cedono.

***

Se pensate che io scriva certi miei post, ad esempio quello di ieri, perché voglio difendere una tradizione siete proprio fuori strada. Se pensate che lo faccia perché sono parte di una Chiesa che dice che certe cose sono peccato avete capito poco. Non è per odio o disprezzo, non per attivismo o perché pagato. Non mi piacciono le manifestazioni, non sopporto chi insulta un altro per quello che é, e tutti, anche quelli che a mio parere sbagliano gravemente, li riconosco come miei fratelli.

Ma non posso lasciare perdere la verità. La verità di cui parlo non è negare le nozze gay, o l’eutanasia, o l’aborto. Quelli sono particolari, sono effetti. Pensate che io viva per resistere al “cambiamento ineluttabile e progressivo”? Cazzate. Se domani mi svegliassi in un paese che ha approvato come legge tutte quelle cose sarebbe un giorno nero per tutti, ma non toglierebbe un briciolo alla verità. Se domani si instaurasse un regime ateo e omicida come in Corea del Nord, in Cina o nella vecchia Unione sovietica io non cesserei di essere quello che sono. Non sono le leggi degli uomini che mi definiscono. Mi possono rendere la vita migliore o peggiore, ma la verità sta altrove.

I regimi crollano. Le leggi cambiano. Le leggi di Nerone, di Ezzelino da Romano, di Stalin sono finite come i loro regimi. Credevano di essere eterni, sono morti nel loro vomito e nei loro escrementi. Non gli è sopravvissuta la loro ideologia, il cui trionfo vedevano ineluttabile.
Il problema non è resistere, o protestare. In questo caso  “loro” ci portano a giocare sul loro terreno e, come ogni generale sa, questo è un terribile vantaggio. Le battaglie di retroguardia sono solo il difendere la fuga di chi si vede già sconfitto.
Il combattimento vero è altrove. E’ nel fare vedere in che maniera la fede può cambiare il mondo. E’ mostrare come il cristianesimo possa innalzare l’essere umano, farlo vivere meglio. L’unica cosa in grado di portare alla vera vittoria.

Se diamo tutto il nostro vigore solo alla resistenza a menzogne vuote, abbiamo già perduto.  Per ché abbiamo perduto la fede che Cristo possa cambiare il mondo.

Sarà la nostra faccia da salvàti a salvare il mondo. Perché farà vedere la menzogna che c’è dietro chi nega la realtà delle cose, i servimorte, gli adoratori del nulla. Come accadde al tempo degli imperatori romani, che avevano già tutti i mali che oggi si vorrebbe reintrodurre; come è riaccaduto mille volte e sta accadendo ora per mille persone, domani per altri mille, da duemila anni.

Amici, è la verità che vince, non noi e i nostri progetti anche buoni. Non è indignarci che ci fa vivere una vita migliore, non è protestare che raddrizzerà l’ingiustizia, non sono le petizioni o le leggi, giuste e ingiuste, che faranno rivivere i morti.
Per mostrare la faccia da salvati, bene , dobbiamo esserlo. Per mostrare la verità dobbiamo aderire ad essa, anche con le misere forze che abbiamo, malgrado tutti  i nostri poveri errori. Se non avete ancora incontrato questa cosa che fa gustare la vita cento volte di più, che fa abbandonare rabbia e disprezzo, ecco, io ve l’annunzio. Si tratta di un uomo, il suo nome è Cristo.

Se l’avete già incontrata ecco, io ve la ricordo. Come la ricordo a me.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 23 maggio 2013 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 29 commenti.

  1. L’ha ribloggato su Il Guerriero della Luce.

  2. Conosce “The Last Ringbearer”, di Kirill Yeskov? È una prosecuzione della storia del Signore degli Anelli che si basa sull’idea che la storia “canonica” sia una narrazione epica composta da chi vinse quella guerra ed ebbe tutte le motivazioni per raccontarla in maniera da sembrare il depositario del Bene.

    La vera storia, secondo Yeskov, è che Mordor è una giovane civiltà scientifica che ha combattuto e perso contro una più antica e oppressiva cultura magica (quella degli Elfi e dei loro alleati).

    Trovo che la coincidenza tra la scoperta di questa rilettura da parte mia e il suo paragone tra la sua posizione e quella dei gondoriani sia davvero divertente.

  3. «The Last Ring-bearer was written for a very specific audience, too – it’s just another “fairy tale for junior scientists” of which I am one. It is meant for skeptics and agnostics brought up on Hemingway and brothers Strugatzky, for whom Tolkien is only a charming, albeit slightly tedious, writer of children’s books. Those were the people who got the biggest kick out of the novel.» (http://ymarkov.livejournal.com/273409.html)

    Ed ecco qua, con poca spesa, l’identikit spirituale e i gusti letterari del Censore.

  4. @censore

    buffo veramente.

    Ora mi metto ascrivere “The next Ring and the Fox”

    Dove la vera storia è che Mordor incapace di raggiungere l’uva, che pur lo attrae, la diffama non avendo le capacità per distruggerla.

    Sempre più divertente.

  5. C’è sempre stata da parte dell’uomo un’inclinazione a redimere il diavolo. :)

  6. @senm_webmrs: evidentemente ci sono stati dei clamorosi problemi di comprensione. Esattamente, dove avrei scritto che quel testo corrisponde ai miei “gusti letterari” o al mio “identikit spirituale”? Ho scritto – si vada a rileggere il commento che palesemente ha travisato – che trovavo curiosa la coincidenza tra questo articolo e l’aver scoperto l’esistenza di questa rilettura…

    @Alèudin: a differenza di molta altra gente, non ritengo che le storie narrate nei romanzi siano oro colato.

    @Piero B.: e, certamente ancora più diffusa, anche la tendenza a scrivere cose false per indorare la miseria della propria menzogna.

  7. Giusto, ma “calunnia calunnia qualcosa resterà” ci viene da uno che aveva bisogno di indorare la propria menzogna?

  8. Oh, io ho letto sia Hemingway che gli Strugatsky – conosco la prima pagina di “Old man and the sea” a memoria e avevo la collezione completa di “fantascienza sovietica”…
    Questo tizio pare abbastanza interessante. Di apocrifi ne ho letti a valangate – in effetti, alcuni dei racconti su questo blog sono proprio di quel tipo. Se mai capiterà gli darò un’occhiata volentieri, alcune sue considerazioni sembrano intriganti. Anche se dubito molto che avrà il respiro letterario tolkeniano.
    Assicuro il Censore e i fedeli lettori che so capire molto bene la diffrenza tra un’opera letteraria e la realtà, cosa che invece non sembra applicarsi a certi commentatori dei miei post. Se a volte utilizzo opere letterarie o cinematografiche come esempio è perché un qualche genio ha espresso un moto dell’animo, un fatto, una circostanza in un modo così vivo che io non riuscirei a fare. Ed essendo ben conosciuto posso portarlo ad esempio per fare capire meglio. Se io cito la gelosia di Otello il lettore con un minimo di cultura capisce al volo il sentimento irrazionale e mortifero. Chi guarda il dito invece della luna dirà “Otello non è mai esistito”. Da esperienza, difficilmente avrà letto Shakespeare e si sarà precluso dal capire meglio l’animo umano.
    Una domanda al Censore: dato che mi sembra ovvio dalle sue parole che lei il testo che cita non l’ha mai visto e quindi si basa su un sentito dire – chiamiamola fede? – almeno “Lord of the Rings” l’ha letto?

  9. Il Signore degli Anelli è un libro che amo alla follia, per motivi letterari e personali. Dal punto di vista filosofico, ci sono cose che mi piaciono e cose che invece non mi convincono. Mi piace la riflessione sul potere e sulla sua facoltà di corrompere (è geniale che, se ci pensi, non si dica mai in tutto il libro quale sia il vero potere dell’anello, a parte l’invisibilità che non ha praticamente nessun ruolo narrativo), ed è indimenticabile l’atmosfera malinconica che Tolkien riesce a dare alla fine del mondo della magia. Molto meno convincente è la divisione netta, metafisica, tra male e bene che in genere è tipica di opere di valore artistico un po’ inferiore (tipo Indiana Jones, per intenderci). Un allievo in questo è, per strano che possa apparire, Stephen King; nei suoi libri apparentemente caotici ci sono buoni e cattivi, e quasi magicamente i buoni anche se non si conoscono finiscono per allearsi, e allo stesso modo i cattivi (l’esempio più eclatante è L’ombra dello scorpione che peraltro è il suo libro che amo di più).

    Per quanto riguarda il combattere battaglie di retroguardia: secondo me alcune di quelle che citi non lo sono. Non lo è la condanna dell’aborto e dell’eutanasia; può essere una posizione non condivisibile (e io non la condivido) ma è evidentemente un “valore non negoziabile” che contribuisce a delimitare il campo morale della dottrina cattolica. Il tentativo di mantenere questo insegnamento morale a livello di legislazione è secondo me condannato al fallimento, ma comprendo il dilemma nel politico ed elettore cattolico (altro discorso per le discussioni che abbiamo avuto sui “Liverpool care pathways”: là la tua posizione, e quella della Chiesa, è una cantonata più che una battaglia di retroguardia perchè l’accettazione della storia naturale della vecchiaia e della malattia non contrasta in nessun modo la dottrina cattolica). Sull’omosessualità invece credo invece che la battaglia sia proprio di retroguardia. La società è cambiata, e l’omosessualità è passata dall’essere una sottocultura clandestina ad una realtà largamente accettata, di cui fanno parte anche coppie stabili che non avrebbero altri motivi di allontanarsi dalla loro confessione di appartenenza. In questo tipo di discussioni io ho spesso fatto un esempio, che tu non hai mai commentato: quello dell’uguaglianza dei due sessi di fronte alla legge, che è una novità assoluta del diciannovesimo-ventesimo secolo (non sto parlando delle rivendicazioni femministe più ardite, ma di diritto di voto, diritto familiare, diritto di proprietà, diritto ereditario). L’attribuzione di pari dignità ai diversi orientamenti sessuali è una rivoluzione di pari portata, con cui è inevitabile scendere a patti in qualche modo. Mi rendo conto che l’analogia non è perfetta: seppure il vecchio e nuovo testamento sono adamantini sull’inferiorità della donna rispetto all’uomo, e più di un papa si espresse (ex cathedra?) contro il suffragio femminile la condanna dell’omosessualità è più codificata nella dottrina e nel catechismo. Però le argomentazioni che tu fai per giustificare la posizione della chiesa, apodittiche nel loro richiamarsi all’ordine naturale, non sono in nessun modo diverse da quelle anti-femministe che potevano essere portate avanti all’inizio del novecento in Vaticano (e in altri contesti religiosi).

  10. Bene, Quente, non è così vero che non si dica quale potere ha l’anello. Ha il potere di dominare tutti gli altri: cioè asservire a sé tutte le potenze del mondo.
    Guarda che è solo in quest’epoca moderna e confusa che si è persa la divisione, non metafisica ma estremamente reale, tra il bene e il male. E ho il vago sospetto che tale confusione serva soprattutto a una delle due parti. Ti faccio poi notare che anche i personaggi “buoni” sono tentati dal male, e talvolta cadono: vedi Boromir. Ciò che fa essere buoni non è una bontà intrinseca, ma la rinuncia al male – vedi la tentazione di Galadriel, la caduta di Saruman. Il Sirmarillion è pieno di questi personaggi al limite.
    King è, a mio parere, uno dei più grandi scrittori del nostro tempo. In italiano, oltre tutto, si perdono un sacco di sfumature. Non gli perdòno solo certe sue astuzie commerciali, di mestiere.

    Non hai inteso bene cosa intendevo con battaglie di retroguardia. E’ il tipo di battaglia che combatt mentre ti stai ritirando, sei in fuga di fronte al nemico. In un certo senso sei già convinto che il nemico abbia vinto, e tutto quello che vuoi è arginarlo. E’ una mentalità perdente, ed è esattamente quella che il nemico desidera. Hai ben presente, no? “E’ inutile combattere Sauron, lui ha già vinto”. Lo dice nei Palantir, lo ripetono Saruman e Vermilinguo e tutti gli altri.
    E INVECE NO!
    Sauron è solo un’ombra di morte. Le posizioni che tu dai per scontate essere le uniche possibili sono il risultato di una capillare opera di disinformazione e corruzione mentale, operata con cospicuo scialo di fondi da parte di alcune entità solo in parte venute allo scoperto nel corso degli ultimi decenni – o paio di secoli. Storicamente è mpossibile tracciarle, se uno avesse la voglia.
    Vuoi un esempio? Quello che dici dell’uguaglianza di fronte alla legge è in massima parte sbagliato.
    I cattolici, da quando furono stabilite le democrazie, erano per l’estensione del diritto di voto a tutti, a prescindere dal censo e dal sesso. Benedetto XV, nel 1919, si spese per la causa del suffragio femminile che fu recepito dall’Italia solo trent’anni dopo. Era piuttosto la massoneria (la tua famosa “laicità”), la padrona di tanti stati negli ultimi due secoli, ad essere fortemente contraria. La Chiesa ha sempre approvato il diritto ereditario femminile, anzi, è stata lei a promuovere le leggi in favore e a protezione della donna. Che ha il suo fondamento nel vangelo: “Non c’è più uomo o donna, schiavo o libero…” Credo che dovresti leggere il libro “Sposati e sii sottomessa”, al riguardo, che è un gran bel libro a prescindere.
    Di tutto quello che ho detto naturalmente posso portare le prove documentali. E allora chiediti: non è che hai ascoltato troppo Vermilinguo?

  11. cachorroquente Vaticano, contesti religiosi… ma parliamo dello stesso inizio Novecento dove l’egemonia culturale occidentale era data da quell’ideologia darwiniana che ha partorito l’antropologia criminale? Suvvia mi sembrano sono molto più apodittiche le tue argomentazioni; come quella volta che sul discorso dell’attuale approvazione (dicasi plagio) dell’omosessualità dicesti che il Qoelet (nulla di nuovo sotto il sole) è stato inficiato. Come se bastassero queste inezie o l’uomo sulla luna ad averlo invalidato. Ma forse eri ironico.
    Sarebbe bastato scoprire nei libri aperti di Tommaso d’Aquino e dei gesuiti Bellarmino e Suarez come era già stata scritta una perfetta e ragionevole distribuzione dell’autorità dei principi, delle rivendicazioni delle persone, delle possibilità della democrazia, dell’uso e abuso della proprietà e della giusta funzione della libertà. È aprendo i loro libri che si scopre quanto sia stata assurda e inutile la deviazione verso la direzione sbagliata in cui ci hanno portato gli ultimi 400 anni d’incidenti assortiti. Niente di più divertente del notare come oggi le brusche svolte verso il punto di partenza sono attuate proprio da quelli che si considerano i leader più progressisti e subito dopo si sollevano e si oppongono alla tendenza del progresso liberale e umanitario.

  12. … sta di fatto che… al di là di tutto… nessun pensiero per Don Andrea Gallo è comparso in questo blog.

    Non starai difendendo alcuna tradizione… ma chissà perché mi aspettavo tutto questo “silenzio”.

    Eppure stiamo parlando di un uomo di Chiesa… un grande uomo di Chiesa…

  13. Andy, non ho parlato di Don Gallo perché non mi interessa parlare dei morti seguaci di ideologie morte. Credeva nel comunismo e non in Cristo, nel mondo che lo incensava perché trovava in lui un’utile pedina e non nella Chiesa. Spero per lui, che ora vede cosa è vero, nella misericordia divina. Ho pregato per questo, e per tutti quelli che ha sviato.

    Quente, nel mio commento sotto ho lasciato indietro la cosa più importante. Cioè che l’unica battaglia che ha senso, per un cristiano, è quella per parlare di Cristo, portare Cristo. Senza di quella si perde tutto, con quella si vince tutto. L’impero romano aveva aborto, schiavitù, tutto ciò che si vorrebbe reintrodure adesso. La Chiesa primitiva non fece manifestazioni contro. Non cessarono perché furono vietate, cessarono perché molti diventarono cristiani e videro e capirono.

  14. @censore

    Non ti ho detto come va a finire il mio romanzo: la volpe non riuscendo a raggiungere l’uva si mangia la propria onestà intellettuale finendo per rimanere affamata visto che era poca cosa.

    Tra l’altro c’è anche un romanzo che si chiama “Ateismo e anticattolicesimo”, constato ogni giorno come sia oro colato per moltissimi.

  15. Ogni volta che sento l’espressione “guardare il dito che punta la luna” mi ricordo della scena del film dei Monty Python “il senso della vita” in cui si viene a dire più o meno che è proprio del uomo in piena ricerca della verità il distrarsi con dettagli insignificanti. L’impertinenza (o meglio, la non-pertinenza) è sintomo di immaturità; tipico dei ragazzi fermarsi a guardare il dito e scagliarsi contro le metafore, deridere i paragoni e insultare le similitudini senza mai prendere in considerazione la luna. Ad ogni modo nessuno è sempre immune da impertinenza, capita a tutti talvolta di fermarsi al dito. Qualcuno poi è volutamente impertinente, intenzionato a trascinare gli interlocutori verso dito. Ed ecco che la Luna rimane nascosta: il “piccolo, il debole, l’improbabile” che può salvare tutti e che per ciò è sempre temuto dagli emuli di Erode e dai “servimorte”, che cercano in ogni modo di annientarlo. Ecco l’unica “battaglia” che merita di essere “combattuta”, la difesa di chi non può difendere se stesso. Ma per farlo servono armi adeguate ed efficaci: la Fede, i doni dello Spirito, l’imitazione di Cristo, la “faccia da salvati”. Ma forse è un bene che la luna rimanga nascosta, forse la Provvidenza ha disposto così perché (forse) chi vede solo il dito non è (o non è ancora, o non è in quel momento) in possesso delle armi adeguate a difendere la luna ed è giusto quindi che se la prenda con il dito. Forse solo chi vede la luna è adeguatamente armato e motivato per difenderla.
    Scusate la mia impertinenza.

  16. Dico ancora due-parole-due su Don Gallo e poi sull’argomento taccio. Il mio giudizio molto duro deriva dai video suoi che ho visto, dai libri e dalle interviste dove condivideva appieno l’ideologia mortifera dei nemici giurati del cristianesimo. Ma era un sacerdote, cosa che io non sono, e con le sue mani rendeva Cristo presente. E, nonostante tutto, a differenza di altri aveva scelto di restare nella Chiesa – anche se non ho mai capito bene perché. Il Signore scrive dritto anche su righe storte; ha incontrato tanta gente che di Chiesa proprio non ne aveva mai veduta: non se se quella gente l’ha portata a Cristo come avrebbe dovuto o verso altro, ma comunque c’è stato. La Chiesa è fatta di peccatori. La sapienza che lo giudica, per fortuna di tutti, non è la mia.

  17. @Berlicche: aspetta un attimo, io non ho detto che la Chiesa si è opposta al diritto ereditario femminile, o che il cristianesimo è stato contro le donne (perchè storicamente non è così). Ammetto che non conoscevo la posizione di Benedetto XV, e quindi mi correggo sull’opposizione diretta al suffragio femminile (che la massoneria fosse misogina invece lo sapevo bene). Ma il suffragio femminile è solo una parte della parità dei sessi di fronte alla legge, rispetto al diritto di proprietà e di ammnistrazione del patrimonio e all’elettorato passivo.
    Qua sotto cito dall’enciclica casti connubii (Pio XI 1930):

    “(…) Questa emancipazione dicono dovere essere triplice: nella direzione della società domestica, nell’amministrazione del patrimonio, nell’esclusione e soppressione della prole. La chiamano emancipazione sociale, economica, fisiologica; fisiologica in quanto vogliono che la donna, a seconda della sua libera volontà, sia o debba essere sciolta dai pesi coniugali, sia di moglie, sia di madre (e che questa, più che emancipazione, debba dirsi nefanda scelleratezza, già abbiamo sufficientemente dichiarato); emancipazione economica, in forza della quale la moglie, all’insaputa e contro il volere del marito, possa liberamente avere, trattare e amministrare affari suoi privati, trascurando figli, marito e famiglia; emancipazione sociale, in quanto si rimuovono dalla moglie le cure domestiche sia dei figli come della famiglia, perché, mettendo queste da parte, possa assecondare il proprio genio e dedicarsi agli affari e agli uffici anche pubblici.

    Ma neppure questa è vera emancipazione della donna, né la ragionevole e dignitosa libertà che si deve al cristiano e nobile ufficio di donna e di moglie; ma piuttosto è corruzione dell’indole muliebre e della dignità materna, e perversione di tutta la famiglia, in quanto il marito resta privo della moglie, i figli della madre, la casa e tutta la famiglia della sempre vigile custode. Anzi, questa falsa libertà e innaturale eguaglianza con l’uomo tornano a danno della stessa donna; giacché se la donna scende dalla sede veramente regale, a cui, tra le domestiche pareti, fu dal Vangelo innalzata, presto ricadrà nella vecchia servitù (se non di apparenza, certo di fatto) e ridiventerà, come nel paganesimo, un mero strumento dell’uomo.”

    E mi risulta che Pio IX nel 1909 si espresse in maniera simile. Sottolineo nella Casti Connubii: “emancipazione economica, in forza della quale la moglie, all’insaputa e contro il volere del marito, possa liberamente avere, trattare e amministrare affari suoi privati, trascurando figli ecc. ecc.”.

    Le basi di posizioni che oggi nessuno nella Chiesa porterebbe avanti (quindi: di retroguardia?) era la stessa della condanna dell’omosessualità: il richiamo all’ordine naturale e i testi di Paolo e dei padri della Chiesa.

    Per quanto riguarda Tolkien: sì certo, anche i buoni sono corruttibili e in particolare la storia di Saruman e di Denethor è particolarmente affascinante. Però per farti un esempio di fantasy in cui è totalmente assente l’idea di una contrapposizione tra due opposti schieramenti, e dove invece il male (visto come disordine, malattia) nasce dagli egoismi e dalla mancanza di empatia presente in entrambi i campi, vedi “La principessa Mononoke”.

  18. Quente, “Le basi di posizioni che oggi nessuno nella Chiesa porterebbe avanti”??? Ma sei sicuro di avere capito bene quello che dice l’enciclica?
    Sta sostanzialmente dicendo che la donna in carriera, che trascura figli e marito, che abortisce come e quando vuole per inseguire il miraggio dell’autorealizzazione come l’hanno menata certi per anni prima o poi si pentirà amaramente di quello che sta facendo, perché rinnega il suo vero essere di donna per essere uno preudomaschio. Gli effetti li vediamo chiaramente oggi, che quella profezia si è realizzata: quarantenni che hanno sacrificato tutto si ritrovano sole e senza figli, e ricorrono a dolorose fecondazioni artificiali per cercare di recuperare quello che hanno consapevolmente perduto. Purtroppo il potere che fa le mode e le leggi ha fatto in modo che nella società d oggi la donna sia in qualche modo costretta a lavorare, e così i figli crescono senza genitori in asili nido.
    Ti ricordi il film molto carino di qualche anno fa “Baby Boom“, con Catherine Keaton? O questa canzone? A quanto pare, se non le porta avanti la Chiesa…
    Te l’ho già detto: leggiti “Sposati e sii sottomessa”.

    Se in Mononoke (lo scrivevo anch’io qui) non esiste un vero personaggio positivo a tutto tondo, però noi riusciamo a cogliere lo stesso dove sta il male e dove sta il bene. La ricerca di Ashitaka è proprio una ricerca di senso e di bene (credo che potrei parlare per ore di quel film, temo di dovermi autolimitare). In Tolkien non dimentichiamo che l’avversario è proprio una semidivinità maligna, non un essere umano.
    Casualmente proprio stasera ho visto un altro film d’animazione, Epic. Carino. Ma se in Mononoke le forze della corruzione e della vita erano legate dal ciclo taoistico e quindi l’ombra una dell’altra, qui la corruzione è tout court il male. Sì, manca un poco di spessore, come sa chi mette il letame nell’orto.

  19. Tu confondi due cose.

    Una è la visione tradizionale della famiglia che è espressa dall’enciclica, e che mutatis mutandis (perchè è evidente che sarebbe motivo di imbarazzo se espressa in quei termini da un papa odierno) potrebbe essere condivisa da un cattolico anche oggi.

    L’altra è la risposta alla semplice domanda: di fronte alla legge, la donna dovrebbe avere gli stessi diritti di un uomo? Leggo da qualche parte che pio IX nel 1909 disse, adamantinamente, no. Trovo degli estratti dell’enciclopedia cattolica del 1912: a parte alcuni momenti abbastanza esilaranti (ma forse irrilevanti al fine del nostro dibattito) in cui si dice che non bisogna temere un affollamento di donne nella carriera accademica perchè la natura limita da sola le possibilità del sesso femminile (si fa notare anche come ci sono solo 100 donne su 30.000 medici in Germania), trovo abbastanza chiaro (per quanto contorto) questo passo qua:
    “Therefore the political activity of man is and remains different from that of woman, as has been shown above. It is difficult to unite the direct participation of woman in the political and parliamentary life of the present time with her predominate duty as a mother. If it should be desired to exclude married women or to grant women only the actual vote, the equality sought for would not be attained. On the other hand, the indirect influence of women, which in a well-ordered state makes for the stability of the moral order, would suffer severe injury by political equality. The compromises in favour of the direct participation of women in political life which have of late been proposed and sought here and there by Catholics can be regarded, therefore, only as half-measures. The opposition expressed by many women to the introduction of woman’s suffrage, as for instance, the New York State Association opposed to Woman “Suffrage”, should be regarded by Catholics as, at least, the voice of common sense. Where the right of women to vote is insisted upon by the majority, the Catholic women will know how to make use of it.”

    Ma torniamo all’enciclica del 1930. Di nuovo: lasciamo stare la visione filosofica, e concentriamoci sulle domande pratiche.
    Deve avere diritto la donna alla partecipazione attiva alla politica? Può amministrare la cosa pubblica? Deve avere delle limitazioni nelle professioni che esercita? Il dilemma, come si legge nell’enciclopedia del 1912, si pone non solo per le rivendicazioni delle donne stesse ma anche per tutta una serie di problemi sollevati dal mutamento della società (il lavoro femminile in fabbrica, la necessità di poliziotti, guardie carcerarie, infermiere donne ecc. ecc.; qualche anno dopo, dunque tra il 1912 e le dichiarazioni di Pio XI, c’è stata la prima guerra mondiale che questi problemi li ha fatti esplodere).
    La casti connubii si esprime così:

    “Tuttavia se in qualche luogo le condizioni sociali ed economiche della donna maritata debbono mutarsi alquanto per le mutate consuetudini ed i mutati usi della umana convivenza, spetta al pubblico magistrato adattare alle odierne necessità ed esigenze i diritti civili della moglie, tenuto conto di ciò che è richiesto dalla diversa indole naturale del sesso femminile, dall’onestà dei costumi e dal comune bene della famiglia, purché l’ordine essenziale della società domestica rimanga intatto, come quello che fu istituito da un’autorità e da una sapienza più alte della umana, cioè divina, e non può essere cambiata per leggi pubbliche o per gusti privati.”

    In sostanza non puoi dirmi che la risposta alla domanda “La donna dev’essere uguale di fronte all’uomo di fronte alla legge” per il Papa, nel 1930, poteva essere “sì”.

    Nella prima metà del ventesimo secolo la Chiesa, in base agli insegnamenti precedenti e alle opinioni comuni (quanto meno nelle fasce moderate e conservatrici della società) nell’epoca (medici donne, che bizzarria!) dava disposizioni normative che considerava fondate sull’ordine naturale e divino. Esattamente come accade oggi per l’omosessualità. Le motivazioni (il rischio di trascurare il ruolo di madre e di moglie) sono evidentemente incidentali.

    Riformulo il concetto perchè sia più chiaro il parallelo: l’eguaglianza formale di uomo e donna è una novità assoluta sviluppatasi nell’arco di meno di un secolo. Non ha nulla di naturale: uomini e donne hanno differenze fisiologiche e cognitive (anche se non enormi) e soprattutto differenze nel ruolo riproduttivo. L’attuale situazione di parità dei diritti è possibile solo grazie all’evoluzione culturale, medica e tecnologica. Ancora all’inizio del ‘900 i conservatori, e la Chiesa tra loro, ritenevano innaturale che una donna fosse un deputato o un leader politico.

    Trent’anni fa pochissime persone pensavano che una coppia omosessuale potesse esercitare tutti o alcuni ruoli che storicamente vengono attribuiti alla famiglia all’interno della società, e reclamare che questi ruoli fossero riconosciuti pubblicamente. Oggi la società è cambiata.

    Per questo ritengo che la battaglia della Chiesa sia una battaglia di retroguardia.

  20. PS un’ultima cosa (e scusa la graforrea) sulle donne quarantenni che seguono la carriera e poi si trovano disperate a ricorrere all’inseminazione artificiale. Secondo me le donne oggi si trovano di fronte a degli stimoli incredibilmente contraddittori (che non provengono, se non minimamente, nè dal femminismo nè dalla chiesa cattolica, entrambi agenti culturali minoritari):
    – l’ossessione della produttività, della carriera, del guadagno, della gratificazione professionale quando invece magari molte donne (e uomini!) potrebbero essere strafelici facendo un tranquillo lavoro d’ufficio o manuale e dedicare il resto del proprio tempo ai figli (o al Risiko, o al teatro No, o che ne so io)
    – il messaggio sparato a 360° dai media per cui TUTTE le donne devono avere istinto materno a palla e se le donne (anche le più carrieriste e ciniche e bambinofobe, tipo Cristina di Grey’s Anatomy) finiscono senza figli sono condannate alla disperazione. Puoi non crederci, ma il motivo è che leggi tanti libri fantasy ma guardi poche sitcom e commedie romantiche. Neanche Sex and the City (per dire) si sottrae a questo clichè.

    Questi due messaggi possono andare bene se vivi in Islanda (che non per niente ha una natalità pazzesca) o in altri paesi che pullulano di tutele. In Italia, specialmente con l’attuale situazione economica, non solo è difficile perseguire una carriera di un certo livello facendo nel mezzo dei figli, ma in alcuni casi è difficile sbarcare il lunario se non rimandando le gravidanze. Detto questo lo stereotipo di donna in carriera che descrivi è un classico delle attuali quarantenni e cinquantenni. Ti assicuro che le mie coetanee i figli li vogliono fare, e si adoperano per farli, magari non a 25 anni ma a 30 sì. Quando è possibile.

  21. Innanzi tutto, Quente, una questione di metodo. Se tra cent’anni facessero una ricerca su quello che pensava il cristianesimo su qualche argomento sociale, e il ricercatore prendesse il primo libro che trova con un prete in copertina, e quel prete fosse Don gallo, pensi che da quel libro riuscirebbe a capire in modo equilibrato e certo il pensiero cattolico sull’argomento? Non credo. Attento alle tue fonti. Possono essere ben parziali, ed infatti se leggi bene vedi che lo sono.
    Poi, ti faccio notare che anche oggi il minitero è chiamato non dei pari diritti, ma delle pari opportunità. Questo perché, mi dispiace, ma i diritti delle donne e degli uomini sono ben differenti, tanto quanto sono differenti uomni e donne. Un uomo non sta mesi con il pancione, la donna sì. Deve essere protetta. Nella legislazione famigliare, ad esempio. dare gli stessi diritti vuole dire che la parte più debole, di solito quella femminile, ci rimetterà. La legislazione del lavoro, tanto per dirne un’altra, è differente. E non è quello che dice l’enciclica stessa? Ti faccio notare che prima queste leggi non c’erano, non c’era tutela, la donna veniva sfruttata fino alla consunzione. E’ stata la cattolicità a porre le prime leggi a protezione dei diritti della donna e della famiglia, di cui un tempo il marito poteva disporre come voleva. Proprio perché la donna è vista come una creatura di pari dignità.
    Quente, stai guardando dall’estremità sbagliata del cannocchiale.
    Nel medioevo certe badesse comandavano anche su monasteri maschili. Le regnanti non erano certo poche. Se fai un salto al castello della Manta, o alla sacra di San Michele, vedrai le pareti affrescate con teorie di sante e regine con libri e spade. Alla faccia del tuo secolo.
    Anche oggi, dove non mi pare che siano posti troppi limiti all’attività femminile, le donne in politica sono una minoranza. Non per cattiveria umana, ma perché le donne sono diverse dagli uomini; aspirano a cose diverse, fanno le cose diversamente. Il che è diverso dal non potere o non sapere fare politica. E, ritorno a dire, sulla politica di inizio secolo vallo a dire ai massoni, non certo ai cattolici.

  22. Si avvicinano tempi difficili…
    Giovedì il progetto Galan. Ieri ero a cena con nostri amici, cattolici un tempo in sintonia col magistero, che in proposito sciorinavano tutta la serie di “in fin dei conti”, “il male minore”, “ormai è una strada obbligata” e qualcuno è addirittura arrivato a “se l’Italia vuole essere ‘avanti’ dovrà accettare ciò che è ormai la regola nei paesi più progressisti”. Mi sono sentita molto sola, cercando come faccio al solito, di analizzare punto per punto, argomento per argomento, in modo tranquillo e alla luce del vangelo – al quale si supponeva che fossero avvezzi tutti i presenti, non eravamo mica a una puntata di un talk-show. Mi è venuto in mente il film “l’invasione degli ultracorpi”. Quando qualcuno ha poi cercato di chiudere il dibattito asserendo che “abbiamo diversi ‘punti di vista’, tutti rispettabili” ho capito che era ora di tacere e pregare e lasciare il posto alla Fede. Dio sa quello che fa.
    Accetto volentieri di venire bollata perfino tra coloro che mi stanno più vicini da reazionaria o cose peggiori. Penso a tutti i martiri che ogni giorno patiscono ogni dolore fino alla morte per la fede in Cristo, siano loro l’esempio.
    Grazie a tutti voi e ai vostri blog. Prego per voi.

  23. Rodolfo Casadei

    Ma chi te l’ha detto che chi partecipa a una manifestazione pubblica contro le leggi gay non vive e non testimonia Cristo? Pensi che chi partecipa alle Sentinelle in piedi non abbia amici, amori, figli, passioni, capacità di donarsi, ecc? Perché vuoi segare l’uomo in due, cristiano nel privato, conformista e sottomesso a livello pubblico? Sei tu che fai il gioco del nemico, non chi cerca di vivere una vita intera, fatta di impegno sia nei rapporti personali che nella dimensione pubblica.

  24. Credo di essere stato equivocato.
    Intanto, sabato scorso ero alle sentinelle qui a Torino, quindi direi che il giudizio che mi si attribuisce non è affatto quello che volevo dare. Suggerirei di rileggere con attenzione e calma.
    Poi, dove ho scritto che bisogna essere “conformista e sottomesso a livello pubblico”? Proprio il contrario, direi. Per riprendere l’esempio del post, a Mordor ci si va. Ma non ci va per Osgiliath, non ci si va per cercare di sostenere ancora un po’ la passata gloria di Gondor. Io non ci sto a manifestare “contro” qualcuno. Se io vado, se io marcio, è “per” qualcuno.
    Io non so sabato perché erano lì tutti quelli che c’erano. Di alcuni so abbastanza per certo che di vivere e testimoniare Cristo gliene frega ben poco. Perché c’ero io, magari adesso lo dico con un post.

  25. L’ha ribloggato su Betania's Bare ha commentato:
    Grazie Berlicche!
    Maurizio

  26. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Se domani mi svegliassi in un paese che ha approvato come legge tutte quelle cose sarebbe un giorno nero per tutti, ma non toglierebbe un briciolo alla verità. Se domani si instaurasse un regime ateo e omicida come in Corea del Nord, in Cina o nella vecchia Unione sovietica io non cesserei di essere quello che sono. Non sono le leggi degli uomini che mi definiscono. Mi possono rendere la vita migliore o peggiore, ma la verità sta altrove.

    I regimi crollano. Le leggi cambiano. Le leggi di Nerone, di Ezzelino da Romano, di Stalin sono finite come i loro regimi. Credevano di essere eterni, sono morti nel loro vomito e nei loro escrementi. Non gli è sopravvissuta la loro ideologia, il cui trionfo vedevano ineluttabile.
    Il problema non è resistere, o protestare. In questo caso “loro” ci portano a giocare sul loro terreno e, come ogni generale sa, questo è un terribile vantaggio. Le battaglie di retroguardia sono solo il difendere la fuga di chi si vede già sconfitto.
    Il combattimento vero è altrove. E’ nel fare vedere in che maniera la fede può cambiare il mondo. E’ mostrare come il cristianesimo possa innalzare l’essere umano, farlo vivere meglio. L’unica cosa in grado di portare alla vera vittoria.

  27. rodolfo casadei

    Il combattimento è ovunque e sempre, e ha molti volti. Chi fa distinguo propone in realtà la diserzione.

  1. Pingback: Battaglie di retroguardia

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