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Un assaggio di pazzia

Con una persona che è stata determinante per la nascita di questo blog, alcuni anni fa, si discuteva della necessità di far nascere un quotidiano cattolico diverso.
Il mio interlocutore era, per esperienza diretta, molto critico nei confronti della esistente stampa di questo tipo. Mi portava esempi di come spesso queste testate fossero poco interessanti, autoreferenziali, in ritardo, vivessero di ritagli degli altri, e talvolta anche di pensieri degli altri. Dei non cattolici, per intenderci.

Era un ammiratore di certa stampa laica: non per i contenuti, ma per la maniera con cui riuscivano a proporsi, ad interessare. E far passare le loro vedute tramite questa forma.

Se io ero meno drastico di lui per alcuni giudizi sulla stampa cristiana, su questo certo concordavamo. Ho ben presente persone anche vicine a me che abitualmente consultano quei giornali di ideologia avversa proprio per la loro leggibilità; con il rischio di assumere inconsciamente certi giudizi non proprio veritieri.

La sua idea era fondare un giornale, possibilmente online, in cui i cattolici potessero davvero ritrovarsi. Ci mettemmo anche a buttar giù qualche idea, a saggiare il terreno per un tentativo.
Quel progetto non andò mai oltre una fase di sperimentazione locale. Ora lui scrive libri, io continuo a fare post.

Domani comparirà in edicola il primo numero di un quotidiano che sembra concretizzare quelle mie discussioni di tanti anni fa.
Sto parlando de “La Croce“. Che, a pensarci, sembra proprio una pazzia: un giornale cartaceo, in edicola oltre che sul web, di questi tempi magri e connessi.

Eppure ci scrivono, ci scriveranno sopra tanti che rispetto e che ammiro. Alcune delle migliori penne del nostro cattolicesimo, anche se forse meno note; tipo alcuni tra i link di questo blog, per intenderci. Già solo per questo varrebbe la pena farci un pensiero.

Cosa sarà questo oggetto misterioso che da domani potremo leggere non lo so. Gli ingredienti sono buoni, la forma anche. Direi che almeno un assaggio si può fare.
Se il gusto piace, poi si può continuare.

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