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Segni e segnali

Mi raccontano di un giovane benvoluto che muore, e della chiesa piena ai suoi funerali. E della reazione di una persona all’accaduto: “Cosa mi ha insegnato questo? Goditela finché puoi!”

Certo, segni e segnali possono essere fraintesi. Mi ricordo di un romanzo di Terry Pratchett in cui la scritta “Road works” non veniva interpretata da un autista come “Lavori stradali” ma “La strada funziona“, con effetti nefasti. Un gioco di parole intraducibile in italiano, ma che illustra come basti non afferrare il senso reale delle frasi, o degli avvenimenti, per comprenderli al contrario.

Così è forte la tentazione di rimediare alla fuga dei giovani dalla chiesa dando loro quello che vogliono, o che dicono di volere. Esattamente quello che accade nelle famiglie che si sfasciano, con figli viziati o sbandati.

Chi è l’adulto che si farebbe dare consigli su cosa fare della vita da un adolescente? Eppure pare che sia questo che qualcuno sponsorizza.

Dalla mia esperienza, è il metodo più sicuro per perdere quel giovane per sempre: non per niente è il metodo che oggi è applicato ovunque, nelle chiese vuote. I soli giovani che ho visto rimanere sono quelli a cui è stata fatta una proposta forte, sicura, a cui aderire anche a prezzo di rinunce e sacrifici – una proposta da adulti. Una proposta fatta di verità e realtà. Quella che a suo tempo è stata fatta a me.

Si, i giovani ci segnalano che hanno bisogno di qualcosa, come fanno tutti i giovani da sempre.
Di una strada che funzioni. Non di essere compiaciuti con novità antiche quanto il diavolo.