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Valori e dolcificanti

Recentemente ho sentito affermare che se i sacerdoti non propongono ai fedeli i valori, nel giro di poco le parrocchie si svuoteranno e più nessuno entrerà nelle chiese, che chiuderanno i battenti.
Permettetemi una chiosa: se dal pulpito udiamo solo discorsi sui valori allora tanto vale chiudere subito. A che pro andare a sentire una predica che ci propone le stesse cose che si possono leggere, con molta più comodità e dette meglio, sulle pagine di qualsiasi quotidiano, e che la televisione ci somministra in dosi cavalline?
Prendo la prima e la seconda e la terza pagina di “Repubblica”, “La Stampa”, “Il Fatto Quotidiano” e anche “L’Unità” e le trovo trasudanti valori insegnati, sussurati, urlati da editorialisti e direttori di turno. Ci fanno la morale continuamente, proponendoci la loro visione della vita e cosa occorre fare per stare bene al mondo. E, nelle pagine interne, le diretta conseguenze di quelle prediche.
Per quale motivo io, cristiano del terzo millennio, dovrei alzarmi la domenica mattina per andarmi a sorbire le stesse cose da un sacerdote dall’eloquio zoppicante? Per sentire tuonare contro mafie, razzismo, disuguaglianze, povertà?

E alla stessa maniera, per quale motivo dovrei muovermi per altre battaglie, ad esempio conto l’aborto, l’eutanasia, il matrimonio omosessuale, e chi più ne ha più ne metta? Perché voglio conservare una tradizione? Perché sono battaglie che spero di vincere?
Ma per favore, non illudiamoci. Di fronte ci sono poteri molto più forti e astuti di noi. Quegli stessi poteri che decidono cosa scrivere nelle prime pagine dei giornali, di cosa si parla nei talk show, quale attrazione propinarci nel grande spettacolo. Se decidono che il clou della serata saranno matrimoni, omosessuali e no, che ci stracciamo le vesti a fare? E’ il passo succesivo a decenni di banalizzazione dell’amore, di demolizione della famiglia, di esaltazione di sesso e buoni sentimenti e fa’ ciò che ti pare. Di svuotamento di ogni significato, in maniera da imporne di nuovi. Se sono riusciti a far dimenticare l’evidenza originale dell’unione amorosa di uomo e donna e figli possono farci credere qualsiasi cosa. Il combattere eroicamente contro tutto ciò è senza speranza, fosse anche per difendere la nostra casa o i nostri cari o la nostra idea. Persino fosse l’idea di Dio.

Prodi cavalieri dalla bianca armatura, che assaltano i carrarmati. E vengono sterminati.

Se le chiese sono vuote è perché non sono il sale della terra, ma dolcificante. Perché una battaglia la si combatte fino in fondo solo se c’è una speranza,  un senso più grande che ci spinge a farlo.
Non la giustizia degli uomini, ma una giustizia più grande.
Non il buonismo degli uomini, ma un bene più grande.
Non l’amore degli uomini, ma un amore più grande.
Questo ”tutto più grande” se non è incontrabile, se non è sangue e carne resta solo un’astrazione. Il modo in cui si è reso fatto storico si chiama cristianesimo.
Se non si annuncia in primo luogo Cristo, e se Cristo non si fa sangue e carne nostri, in quello che facciamo, in quello che siamo, abbiamo già perduto. Non perduto una generica battaglia, ma noi stessi.
Partendo invece da Cristo possiamo essere tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi. Non saremo schiacciati perché Cristo è troppo duro per il piede di qualsiasi potere. Anche di quello che chiama il male bene, e cerca di farcelo credere parlando di valori, provando a farci dimenticare Lui.
Da quello, verrà tutto il resto. Ogni bontà, giustizia, verità. Non quelle fasulle che il mondo, cioè il potere, cerca di imporci. Quelle vere, quelle che liberano.

Le chiese resteranno aperte solo se ci si potrà trovare Cristo dentro. Che cosa ci andremmo a cercare, altrimenti?

Il Papa in mutande

Il paradosso è questo: che i discorsi del Papa con i giornalisti, Scalfari compreso, siano molto più letti e studiati di tutti gli altri. Di tutti quelli delle dichiarazioni ufficiali, pronunciati davanti a migliaia e milioni di persone, delle encicliche…

La cosa ha un po’ del voyeuristico. E’ come se sperassimo di trovare il Papa in mutande. Come se stessimo guardando dal buco della serratura del Vaticano, cercando di cogliere chi sta dentro con la barba lunga mentre si scola una birra e si gratta il sedere. Come se origliassimo una conversazione bisbigliata nell’altra stanza, una specie di fuorionda rispetto alla ufficialità del Magistero.
Perché, diciamolo chiaramente: sono ben pochi quelli che il Magistero se lo filano. Chi si legge tutti i discorsi papali sono una ristretta minoranza di entusiasti, i roadie papali, i veri aficionados. Non penso proprio tutti i cattolici. Neanche tutti i preti. Certamente non tutti i giornalisti, dato gli svarioni tipici di chi ha bigiato il catechismo dopo il primo giorno che si possono ascoltare.
Amici belli, quanti di coi hanno letto il discorso di Papa Francesco ai medici cattolici? Uno, due, abbassa la mano che ti ho contato…E ora, chi ha letto l’ultima intervista a Scalfari? Ecco.

I discorsi del Papa vengono presi, se va bene, per una frase o due. Un po’ storpiata, e se solo se va bene al redattore. Non interessano. Sono noiosi. Meglio: sono considerati noiosi. Controprova? Guardate quanti ne ha fatti Benedetto XVI. Alcuni sono delle vere bombe, stupendi. Eppure, quale si ricorda di più? Quello “scandaloso” di Ratisbona, frainteso e strumentalizzato a dovere.
E meno male.
Perché quello stupendo pezzo, in questa maniera, l’hanno letto tutti. O, se non tutti, molto di più di quelli che altrimenti l’avrebbero preso in considerazione. Il Papa che parla ai docenti di una facoltà teologica? Bleah. Il Papa che attacca l’Islam? Ehi, dai qui, fammi vedere.
Per lungo tempo è stato così. Il titolo, decidere cosa dire o non dire della Chiesa è stato affidato ai maestri del pensiero a capo delle redazioni, ai loro ammici dei salotti. La Chiesa è stata costretta a giocare in difesa, puntualizzando, sperando che si degnassero di scrivere quello che diceva e non quello che sceglievano di farle dire. Quello che sceglievano di riportare.
Una specie di fortezza, sempre più isolata. I suoi soli testimoni universalmente ascoltati ed invitati ovunque quei preti e teologi del dissenso il cui unico merito è di cercare di distruggere ciò che dicono di essere. La bellezza del bosco raccontata dai piromani.

Improvvisamente, tutto cambia. Non più i paparazzi che con i teleobbiettivi cercano di beccare un’immagine sgranata. No, il Papa è passato al contrattacco.

Sfruttando proprio la debolezza, il limite intrinseco di questa kultura del nulla che cerca di cancellare il cristianesimo.
Tu non parli di me? Io parlo con te. Non scrivi quello che dico? Bene, faccio in maniera che diventi una notizia. Che tu non la possa bucare. Soddisfo la tua voglia di gossip, di pettegolezzo, di sensazione. Perché in questa maniera non puoi tenermi nell’irrilevanza, per riffa o per raffa scriverai quello che dico. Quello che dice la Chiesa. Le parole del Papa. Ad ogni costo.
Tipo quello di affidare ciò che dice alla memoria di un laicista monomaniaco ottantenne. Già, perché sembra che il buon Scalfari, a differenza di quello che insegnano ai cronisti novellini, parlando con Francesco non abbia né registrato né preso appunti. Quindi non c’è da fidarsi troppo di quel virgolettato, certo non abbastanza da rivoluzionare un dogma.

Perché il dogma rimane, il magistero rimane. Ma milioni di persone hanno letto parole che altrimenti non sarebbero mai giunte alle loro orecchie. Che magari le hanno incuriosite. Che magari proveranno l’impulso di approfondire.
Nessun ateo egocentrico rifiuterà di pubblicare il dialogo del Papa, il Papa! con lui. Nessuno smisurato orgoglio può mancare di cedere alle lusinghe della vanità. Neanche quando risulta evidente che la tua idea di Dio farebbe ribaltare dalle risate un perito elettrotecnico. Neanche quando stai dando voce a chi è il tuo nemico da sempre.

Il pastore ha mollato la pecora nel recinto ed è andato a cercare le novantanove che si erano disperse in giro. Non potete non notarlo: è in mutande. Ma non è questo che importa.

Annaffiare bene

L’osservazione oggettiva è che Bergoglio è portato in palmo di mano dai mass media mondiali: piace, raduna folle, e questo senza affatto scendere a compromessi sulla dottrina. E’ chiara la preferenza di tanti verso di lui.

Non vedo perché scandalizzarsi di una preferenza. O di un carisma. Il carisma della comunicazione, in un mondo in cui la comunicazione è diventata in qualche maniera il mondo, diventa essenziale per poter -appunto- comunicare. La fede, ad esempio.

Bisogna però intendersi se il ruolo del Papa sia comunicare la fede o confermare la sua Chiesa. Non è un dubbio peregrino. Fino a pochi anni fa non si poneva, perché l’incontro con la Chiesa avveniva tramite sacerdoti, fedeli, missionari, non con un Papa che stava a Roma, a molti giorni di viaggio, e non si sapeva neppure che faccia avesse. Oggi accendiamo il teleschermo e ci troviamo davanti il pontefice, come fosse il testimonial di un prodotto.

Ratzinger era il Papa adatto a confermare la sua Chiesa. Il meglio, da questo punto di vista. Ma attacchi mediatici dei soliti nemici e il carattere schivo non lo hanno reso adatto a fare il testimonial. Il rischio del testimonial è identificare il prodotto con la faccia che ce lo propone. Se mi sta antipatico, tenderò a schifare anche ciò che – capitemi bene – pubblicizza. Ok, è irragionevole: ma è così che funziona. E’ il meccanismo della fede semplice, in qualche maniera affine all’innamoramento.

Ed è anche ciò che mi spaventa un poco. Perché, come l’innamoramento finisce, anche questo tipo di fede può seccarsi quando viene meno l’impatto del carisma. E, come sappiamo bene noi che ci siamo innamorati almeno una volta, viene sempre meno: per età, delusioni, cambiamenti nostri o altrui. O campagne ferocemente avverse – che arriveranno. Gesù era seguito dalle folle, sotto alla croce erano in tre.

Anche la fede rischia di fare la fine di quei semi gettati sulla roccia, che germogliarono e poi morirono perché non avevano radici. Se non si trasforma. L’innamoramento si deve mutare in amore, e anche la fede deve scendere in profondità, trovare le sue ragioni.

Ben venga il carisma, quindi. Ma che la fede che genera sia bene innaffiata, e metta radici.

Mistico! Cioè concreto

Solo due parole per chiarire un equivoco.
Il cristianesimo non è magia. Lo Spirito Santo non è un mumbo-jumbo da cartone animato, un colpo di bacchetta magica e zap! il cardinale, avvolto di stelline, sa a chi dare il suo voto.
La Grazia non è un quadrifoglio mistico per cui tutto inizia ad andarti bene. Non è ipnotismo e neanche un trucco mentale che Dio pratica su di noi. La fede non è una lobotomia, il tirarsi l’asciugamano sulla testa per non vedere la feroce bestia bugblatta, una convenzione o una circonvenzione.

No, non è. Se eravate convinti di questo avete sbagliato indirizzo, letture e parte della vita.

Dio non gioca con la nostra mente. Non tarocca la nostra libertà. Pensate realmente che se volesse non potrebbe tramutarci tutti in schiavi obbedienti e adoranti? Eppure non lo fa. Non lo fa probabilmente per la stessa ragione per cui anche noi, in genere, preferiamo qualcuno che ci ami liberamente, e non sotto gli effetti di filtri, droghe o tortura.
Il Signore si rivela a chi lo cerca. Il cristianesimo è il suo modo di presentarsi. Attraverso le facce, i corpi, le azioni delle persone. Di noi.
Noi siamo le mani di Dio. I suoi piedi. Anche il suo volto. Dice niente l’espressione “corpo mistico”? E’ uno dei modi con cui viene indicata la Chiesa, “Corpo mistico di Cristo”. Ecco, la parola “mistico” – un poco sputtanata da anni di new age e fumetti – vuol dire semplicemente che il sacro si rivela fisicamente. Diventa incontrabile.

Quindi l’azione dello Spirito Santo si risolve nel vedere un uomo che appare migliore, più santo, più lieto, più consapevole di quella che è l’opera di Dio di quanto siamo noi, e seguirlo.
La Grazia non è che vedere la bellezza e la verità che ci sono date oltre ogni nostro merito e lasciarsi cambiare, fino a risplenderne. La Fede è tirare le conclusioni da tutti questi indizi che la realtà ci propone, comprendere cosa sta dietro.

Detto in soldoni: non aspettiamoci bastonate alla San Paolo o angeli che sussurrano. Ci possono anche essere, ma nell’ordinario della vita il benedetto Spirito ha l’aspetto di un articolo su internet, la forma di un fatto che ci viene raccontato, il volto di quel nostro amico o familiare, di quella persona precisa, con tutti i suoi problemi e difetti ma che per un attimo “misticamente” risplende. Fa qualcosa, dice qualcosa, e improvvisamente comprendiamo che lì c’è qualcosa di eccezionale, qualcosa sta succedendo.

Può anche accadere tutti i giorni, magari sta avvenendo ora. La nostra libertà sta nel guardarlo, e volere capire. In modo da essere noi, a nostra volta, quel volto, quel corpo per qualcun altro.

Sede vagante

Bussarono alla porta.
Due rapidi tocchi, poi un’altro più distanziato. Io e mia moglie ci guardammo.
“E’ lui!” mi sussurrò.
Aprimmo la porta, con cautela. Due uomini intabarrati aspettavano sulla soglia. Mi bastò un’occhiata per capire che erano coloro che aspettavamo.
Mi scostai per farli entrare. Passando, Jurgen mi strinse le mani, con quel sorriso stanco che avevo visto tante volte sulla sua faccia nordica. Chiusi la porta. Mia moglie si stava già inginocchiando davanti all’altra persona, che aveva abbassato il cappuccio umido di pioggia.
Confesso che in quell’istante il mio cuore fece un balzo. Un volto che ricordavo, sia pure più giovane e senza quei sottili cambiamenti che qualche artista dei travestimenti aveva ritenuto opportuno imporgli. Ma non era possibile sbagliarsi. Mi inginocchiai anch’io, e anch’io baciai l’anello del Pescatore. “Santità”, dissi.
La sua mano, sorprendentemente forte, mi strinse la spalla. “Oh, lasciate perdere ed alzatevi. Sono io che dovrei inginocchiarmi, per quanto state facendo per me. In queste settimane la situazione è parecchio pericolosa. Rischiate molto.”
Mi raddrizzai. “Niente di eccezionale, Santità. Sono anni che ospitiamo “pellegrini segreti”. Siamo quasi abituati. Seminatori, pastori, anche qualche pescatore…e ora il timoniere.”
“E’ un grande onore”, aggiunse mia moglie.
“Sì, ma questa volta se vi scoprono non si accontenteranno di interrogarvi, multarvi o trattenervi qualche giorno”, disse Jurgen. “Per chi ospita sacerdoti le pene sono lievi, se non è recidivo. Persino chi ospita vescovi o cardinali se la può cavare con la confisca dei beni e un pochino di rieducazione. Però chi accoglie un Traditore dell’Umanità…”
Il Papa scosse la testa. “Quindi, cercherò di stare il meno possibile. Domattina presto partirò per la prossima casa sicura.”
Mia moglie fece per protestare, ma Jurgen alzò la mano. “Amici, come forse avete saputo siamo stati traditi. Eravamo tracciati, e non siamo del tutto certi di avere fatto perdere la pista. C’è la possibilità che riescano a risalire anche a voi. Meglio mettere il più strada possibile tra loro e noi.”

Fu una serata strana. Parlammo di come fosse precipitata la situazione in così poco tempo, in modo inaspettato. La persecuzione sempre più palese, le prime proibizioni. Di portare segni distintivi. Di chiamare le cose con il loro nome. Di predicare. Di fare discepoli. Nel silenzio generale, nell’assordante silenzio o addirittura nel compiacimento di tutti. Quel mandato di cattura, il giorno in cui le forze speciali avevano fatto irruzione in Vaticano. La carneficina, imprevista, deplorata: fatalità, errore umano l’avevano chiamata, reazione esagerata, e tuttavia giustificata dall’odiosità dei crimini. Quali crimini? Innanzitutto l’essere cristiani.
La verità era nascosta sotto le macerie annerite di S.Pietro. Che aveva cessato di essere la Santa Sede. Non c’erano più cardinali, il Papa era morto, la Sede era vacante, per sempre.
Si sbagliavano. La sede non era vacante, era semplicemente diventata vagante.

Gli ci erano voluti cinque anni per scoprirlo. Ufficialmente, intendo. L’avevano sempre saputo, ma avevano cercato di operare nell’ombra, per non dare speranza. Portare a termine la loro opera.
Mi fece vedere un dito ancora un po’ storto. “Non è mai guarito bene. Quella volta la Madonna mi protesse veramente. Credo che dopo abbia dovuto cambiare mantello, per come era ridotto male”. Bomba, fucile, veleno.
Alla fine si era saputo, nonostante le smentite. C’era ancora un Papa, che pellegrinava di nascosto di casa in casa come da millenni non accadeva.
Stasera era a casa nostra.

Mia moglie si scusò per la frugalità del pasto. Il Papa rise. “Nelle ultime due settimane ho digiunato così spesso che mi aveste dato acqua e pane duro le avrei mangiate con gusto. Nell’ultima città non abbiamo osato neanche andare ad acquistarci un panino. Invece qui sembra tutto molto buono!”
Benedisse la mensa, cominciammo a mangiare. Almeno ci lasciarono arrivare alla frutta.
Il bussare alla porta ci raggelò. Mi alzai.
“Nostro figlio”, dissi.
Aprii con prudenza la porta.
Mio figlio entrò. Capii subito. “Stanno arrivando”.
Il Papa e Jurgen si alzarono in piedi di scatto.
Feci loro segno di sedersi. “Inutile. A quest’ora devono avere già circondato la casa.”
Mia moglie andò alla finestra, mi chiamò con un cenno. Sbirciai tra le imposte socchiuse.
Una lunga fila di veicoli neri si muoveva per la strada. I pochi passanti schizzavano al riparo dei cancelli. Poi i motori si fermarono, le portiere si spalancarono e dozzine di uomini in assetto di combattimento ne uscirono correndo.
Fortunatamente, si diressero nella direzione sbagliata.

Sospirai. Fossimo stati a casa nostra e non in un anonimo appartamento a qualche isolato a quest’ora saremmo stati spacciati. “Per adesso tutto bene. Lasciamoli sfogare. Ma è bene che non vi fermiate oltre, se sanno di noi potrebbero individuare anche questa casa.”
Il volto del Papa era serio. “Mi dispiace che siate stati compromessi.”
Strinsi le spalle. “A casa nostra non troveranno niente. Torneremo e diremo che eravamo andati al cinema. Non hanno prove, ci torchieranno un po’ e ci lasceranno andare.”
“E se non lo facessero? Se invece vi trattenessero e vi interrogassero con i loro metodi?”
Mi cavai una busta dalla tasca. “Qui dentro c’è il prossimo indirizzo. Nemmeno io so qual è. Non possiamo dire ciò che non sappiamo.”
“Vi chiedessero di abiurare? In Francia già lo fanno.” Chiese Jurgen.
Fu mia moglie a rispondere. “Che ci provino.”
“Voi, piuttosto. Cosa succederà se vi dovessero prendere?” domandai.
Il Papa sorrise. “Rinuncerei immediatamente, è chiaro. Come forse sai, dato che nel samizdat è circolato, ho scritto una bolla apposta. “Mala tempora”. Rinuncia automatica, e i cardinali, che ormai sono ben trentacinque, eleggerebbero il mio successore. Le porte degli inferi non prevarranno neanche stavolta, sebbene ci siano andate vicino. Molto vicino.”
“E il Conclave della Chiesa Nuova?” chiesi.
Si rabbuiò. “Faccenda triste. Non avrei mai creduto che quei due, due vescovi che avevo nominato personalmente, avrebbero ceduto così. Non oso pensare quali pressioni…”
Jurgen sbuffò. “Pressioni? Promesse, piuttosto. Sappiamo tutti chi eleggeranno. Almeno Giuda i soldi li ha gettati via, alla fine.”
“Il fatto che alla fine un Conclave l’abbiano voluto fare dimostra che le cose non stanno andando come pensavano. Di fedeli ce ne sono ancora.”
“E nessuno si lascerà ingannare” ribadì mia moglie.
Sbirciai dalla finestra. “Credo sia il momento. Meglio andiate, ora.”
Mi inginocchiai un’ultima volta. Mi benedisse. “Mi spiace che non ci sia stato tempo per altro. Preghiamo di poterci rivedere, in futuro. Se rimarremo.”
E uscì dalla porta.
Mentre se ne andava, ancora in ginocchio, mormorai: “E da chi andremo, altrimenti? Solo qui ci sono parole di vita eterna.”

Vi Meraviglierete I – Anni turbolenti

Vi meraviglierete. O, almeno, cercherò di meravigliarvi, facendovi vedere come una serie di luoghi comuni che date per scontati siano fasulli. Lo spunto è l'enciclica "Mirari Vos", spesso deprecata, forse anche perché chi lo fa sa poco o niente dei motivi che spinsero papa Gregorio XVI a scriverla nel 1832. E magari non ne conosce neanche il vero contenuto. Questo è quanto vedremo insieme nei prossimi giorni.
Lo stupore è componente essenziale della conoscenza. Provate a prendere sul serio ciò che dico, sentitevene sfidati, verificate, così come ho fatto io. Mettetevi in discussione. Meravigliatevi.

Le idee della Rivoluzione Francese sono state esportate in tutta Europa da Napoleone. Lo scopo primo di Napoleone, muovendosi contro il resto dell'Europa, è saccheggiarla. La Rivoluzione ha prosciugato i forzieri dello stato francese. L'unica maniera per evitare una completa bancarotta è impossessarsi dei beni degli altri paesi. "Siamo perduti se non entrate al più presto nel paese nemico dove prendere mezzi di sussistenza ed effetti di ogni genere", manda a dire ai generali francesi il Comitato di Salute Pubblica nel 1994.
 Cosa di meglio che siano gli stessi popoli invasi ad aiutare la spoliazione? Il diffondere le idee rivoluzionarie diviene una maniera per assicurarsi una quinta colonna compiaciente. I beni ecclesiastici saranno svenduti sottoprezzo ai borghesi che diventeranno i più interessati sostenitori della "Rivoluzione".
Sono loro che, dopo la caduta di Napoleone, ormai potentissimi e immanicati ovunque, lottano perché quanto da loro acquistato non ritorni agli antichi proprietari.
 Dove non hanno il potere tramano per ottenerlo. E' il caso della Carboneria italiana, loro strumento, che susciterà decine di insurrezioni grandi e piccole negli stati componenti un'Italia che rimane ancora cattolica.

 Quando Gregorio XVI sale al soglio papale, nel 1831, siamo nel pieno di un sommovimento di cui ora a stento ci possiamo rendere conto.
 La Prussia discrimina pesantemente i cattolici. In Polonia è il regime russo che li reprime. Spagna e Portogallo perseguitano sanguinosamente la Chiesa. In Italia è morto Pio VIII, stroncato – si dice – per le preoccupazioni derivanti dalle rivoluzioni in Belgio e Francia. La Francia stessa e l'Austria si confrontano in Italia, appoggiandosi a sovrani e mestatori locali. I cardinali sono avvertiti di fare in fretta ad eleggere un nuovo Papa perché sta per divampare l'insurrezione. Infatti immediatamente scoppiano i moti di Modena, presto estesi alle regioni vicine, che solo le truppe austriache saranno in grado di fermare.
 Per il ristabilimento dell'ordine i poteri forti dell'Europa (Austria, Russia, Francia, Prussia e Inghilterra) fanno scontare al Papa il loro prezzo. Queste potenze – delle quali tre non cattoliche e tutte autoritarie – cercano di imporre allo Stato pontificio una riforma in senso liberale tramite un Memorandum. Il Papa accetta qualche imposizione, ma si rifiuta di concedere tutti i poteri ai laici come richiesto. Negli anni seguenti i territori pontifici saranno occupati spesso da guarnigioni di uno o dell'altra di queste nazioni e scossi da continue rivolte alimentate dall'esterno.

In questo panorama dove i complotti si succedono alle rivoluzioni giunge il caso del giornale L'Avenir, pubblicato in Francia dall'abbè Lamennais, che assume alcune posizioni liberiste su fede e politica. Su tutto questo Gregorio XVI scrive nel 1832 la sua prima enclica, quella Mirari Vos che esamineremo nei prossimi post.