Mi sento strano

“Mi sento strano” disse Chet.
Pippi lo guardò. C’era qualcosa che non andava. “Hai dormito, stanotte? Hai un aspetto orribile.” Gli accarezzò la guancia, poi posò la mano sul viso di lui. “Che strano, sei caldo. Sei stato al sole?”
“Ma ti pare? E’ mattina.”
“E non ti sei truccato?”
Chet scosse la testa. “No, perché?”
“Sei molto pallido. Pensavo ad un fondotinta.”
In quell’istante Chet ebbe come un singulto e le vomitò addosso. Pippi, orripilata, stette come impietrita. Quando ebbe finito, Chet crollò di lato. La guardò con occhi acquosi, e sussurrò “Aiutami!”
Pippi urlò.

Hans era un Solutore, ed era di turno, quella mattina. La chiamata arrivò proprio mentre stava prendendo servizio. Il suo colore era rosso, massima urgenza. Cominciamo bene, si disse.
“Probabile omicidio”, disse il sistema.
“I particolari,” chiese Hans , mentre programmava il suo viaggio verso il luogo del fatto.
“Un uomo è morto stamattina nella sua abitazione. I sintomi sembrano indicare avvelenamento. La compagna dell’uomo ha effettuato una chiamata di soccorso alle 8:04. Un medibot è arrivato all’abitazione alle 8:09 ed ha disgnosticato un collasso incipiente. L’uomo è stato portato in una struttura per il trattamento antiveleno ma non è stato possibile identificare l’agente mortale. L’uomo è deceduto alle 09.59, e il sistema ha deciso l’allerta.”
Hans annuì. Con ogni probabilità, la compagna. Era sempre così, in questi casi. La compagna, o qualche delusione. A meno che non si fosse trattato di un incidente…
Mentre l’auto correva verso la sua destinazione, Chet esaminò i profili del morto e della compagna. Vite tranquille, nessun colpo di testa, relazione stabile da ventiquattro anni. L’ipotesi dell’incidente riprendeva quota: non c’era niente ad indicare qualche tipo di dramma nascosto. Bene, se invece ci fosse stato l’avrebbe scoperto presto.
I microbot della scientifica stavano setacciando la casa. “Novità?” li interrogò Hans .
“Nessuna”, risposero in coro.
Contattò la Medicura. “Non abbiamo ancora identificato il veleno” gli comunicò il sistema. “Ma questa è una struttura locale. Il corpo è stato mandato in un centro specializzato per ulteriori analisi”.
“Quando saranno disponibili?” Chiese Hans .
“Nel pomeriggio” rispose la Medicura.
“Quali erano i sintomi dell’avvelenamento?”
“Forte rialzo della temperatura corporea. Gli organi hanno cominciato a fallire senza apparente motivo. E’ stato programmato un trapianto ma il paziente è deceduto prima che potesse essere agganciato alle apparecchiature sostitutive”.
“E dite che non avete ancora trovata la causa?”
“Nessuno dei 489 veleni diagnosticabili da questo centro è stato rilevato nell’organismo o presenta sintomi simili.”
“Com’è possibile? Era una persona giovane…”
“Sessantadue anni, tre mesi, otto giorni”.
“E tra il manifestarsi dei primi sintomi e la morte sono trascorse…”
“Poco più di due ore.”
“Appunto. Una dose in grado di ucciderlo così rapidamente si sarebbe dovuta trovare.”
“Questo Medicura non è in grado di fornire soluzione”.”
Hans sospirò. Certo, quello era compito suo.

“Ah,” si disse Hans , “Questa è certamente una colpevole”.
La compagna del morto era una donna di tranquilla bellezza, come tutte. Era molto pallida. E, sebbene la temperatura della stanza fosse normale, stava sudando.
Il Solutore confermò nella mente la sua tesi iniziale. “Coscienza sporca. Adesso devo solo scoprire come e perché l’ha fatto”
“Buongiorno, signora. Sono Hans, il Solutore di questo distretto.” le disse, porgendole la mano.
“Bu-buongiorno” replicò lei, senza muoversi.
“Capisco il suo dolore, ma è necessario che capiamo meglio cosa possa essere successo.”
La donna annuì, stringendosi le mani attorno al petto.
“Sta tremando come una foglia. Non dovrebbe essere difficile ottenere una confessione. Proviamo con la gentilezza.” Hans le si accostò, come per confortarla.
“Su, signora, non faccia così. Io…” Si interruppe. Le aveva posato una mano sulla spalla. Scottava. “Ma cosa…”
“Aiuto”, sussurrò Pippi guardandolo con occhi enormi e disperati.

In quasi dodici anni di lavoro come Solutore Hans aveva chiamato il Supervisore solo tre volte. Questa era la quarta. Il Supervisore ascoltò la sua relazione senza mostrare emozione.
“La sua idea sul caso?” Chiese alla fine.
“Potrebbe essere un omicidio-suicidio,” rispose Hans , “ma i profili dei deceduti non corripondono, e non ci sono indizi che conducano verso questa soluzione. La donna ha perso coscienza nel giro di venti minuti, e non ha detto niente che potrebbe fare pensare a questo tipo di…Supervisore?”
La sua chiamata era stata messa in attesa. Il logo del Servizio girava lentamente a mezz’aria, mentre una scritta l’invitava a restare in linea. Un minuto dopo, il volto del Supervisore ricomparve. Aveva un’inconsueta ruga sulla fronte. “Credo che possiamo escludere l’omicidio-suicidio. C’è un altro caso nel suo distretto, un uomo, con sintomi analoghi.” Guardò intensamente Hans . “Siamo di fronte o ad un assassino seriale oppure un qualche disastro naturale. Bisogna intervenire immediatamente. Si rechi a casa della terza vittima e scopra se ha qualcosa in comune con le prime due. Immediatamente.”

La terza vittima abitava a poca distanza dalle prime due, ma sembrava non si conoscessero: esaminando le rispettive utenze non trovò nessuna comunicazione reciproca. Anche il nuovo deceduto non aveva niente di eccezionale. Viveva da solo, ed era di età più avanzata degli altri due, quasi centodieci anni. Esaminò il tracciato dei suoi spostamenti negli ultimi giorni, incrociandoli con gli altri dati. All’inizio della settimana vi era un riscontro: secondo il sistema, era passato a meno di un metro dalla prima vittima. Ah, ecco: il primo defunto era un locatore di elementi pensili. Aveva svolto un lavoro, una consegna, per il nipote della terza vittima. Che era stata presente.

Dunque, questo il collegamento. Ma dove lo portava? Era stato un incontro casuale. Non aveva senso, se si presumeva intenzionalità nelle morti. Quindi la causa del decesso doveva essere qualcosa con cui ambedue erano entrati in contatto. Ma se era così allora la compagna della prima vittima, come aveva fatto a morire? Non era stata presente al loro incontro, e svolgeva un lavoro completamente diverso. Heinz si mordicchiò il labbro. “Sistema, effettua un controllo di consistenza nelle abitazioni e sulle persone di tutti coloro che la prima vittima ha contattato nell’ultima settimana nel suo lavoro”.
Un minuto dopo, i risultati. “Rilevo condizioni possibilmente anomale in tre casi distinti. Due persone non si sono recate al lavoro, senza fornire giustificazione. Una terza non ha risposto alla chiamata, nonostante la sua presenza sia rilevata in casa.”
Hans aveva un pessimo presentimento.

Il volto del Supervisore sembrava intagliato nel metallo, mentre Hans relazionava. Era chiaramente nel panico. “Abbiamo altri otto casi. Di questi, due sono ancora vivi, ma la Medicura non è in grado di salvarli. Non sappiamo ancora quale sia la causa. Abbiamo raccomandato di segnalarci immediatamente altri possibili problemi medici che presentino gli stessi sintomi.”
“Quali sono questi sintomi?”
“Debolezza, pallore, vomito, febbre…”
“Febbre? Di che?”
“Non inteso come ‘voglia’, ma nel suo senso antico. Per febbre un tempo si intendeva un rialzo della temperatura interna, dovuta a una malattia o…” Hans incespicò sulle parole. Un pensiero assurdo gli aveva attraversato la mente.
“Non è possibile”, disse.
“Cosa non è possibile, Hans ?”
“Potrebbe essere una malattia.”
Il Supervisore sbuffò. “Sia serio. Sono tre secoli che non esistono più malattie.”
“Forse è per questo che il Medicura non riesce a riconoscere i sintomi. Non sono più nella sua memoria. Non servivano, e sono stati rimossi.”
“Controlli, ma mi sembra un’idea assurda. Anche se le malattie non fossero state spazzate tutte via, abbiamo nel nostro corpo quelle cose…”
“I fagi”.
“Quelle cose, appunto, che eliminano ogni…come si chiamavano? Visus?”
“Virus, credo”
“Appunto, tutti quelli. Non ce li hanno ancora tolti, i fagi, vero? Se ne era parlato, un po’ di tempo fa.”
“Non credo, Supervisore. Almeno, io li ho ancora.”
“Quindi, vede, è un’idea assurda. Si concentri piuttosto sugli elementi che la prima vittima, Chet, vendeva. Scommetto che sono impregnati di qualche tossina”.
“Sì, Supervisore.”

Diciotto ore dopo, i casi erano ottantasei, di cui solo quattro ancora in vita. Il materiale che la vittima aveva venduto era risultato innocuo. Quel che era peggio, si erano verificate delle morti anche in altri distretti. Hans cercò tra i programmatori di Medicura, ma nessuno aveva le competenze per potere distinguere una malattia se ne avesse vista una. Le informazioni inerenti erano da lungo tempo state eliminate perché inutili. Il più anziano tra loro era categorico. “Programmo MediCure da quasi novant’anni, e le posso assicurare che quelle robe non ci sono mai state. Ho chiesto a mio padre, e pensa che le abbiano tolte già ai suoi tempi, tenevano un sacco di posto e non servivano a niente.”
“Chi potrebbe avere informazioni in merito?” domandò Hans
“Non ne ho idea. I fondi alle ricerche biomediche che non riguardino l’invecchiamento li hanno tagliati molto tempo fa, e non credo che ci sia un solo istituto che investighi su virus o batteri. I fagi funzionano alla perfezione.”
“Mi spiega un attimo questa storia dei fagi?”
“Le ha nel suo corpo delle cellule speciali che li producono. Sono minuscoli esserini ingegnerizzati per attaccare nel suo sangue qualsiasi cosa che non sia lei. Grazie a loro, e ad altri sistemi, le malattie si sono estinte.”
“Ma se arrivasse una malattia nuova? Ho letto che un tempo si diffondevano anche per contatto.”
“I fagi la riconoscerebbero come estranea e l’attaccherebbero. Sono tre secoli che funziona così, e non ha mai fallito.”
“Capisco. Ma se ci fosse qualcosa di completamente nuovo? qualcosa che i fagi non riconoscono? E se fossero i fagi stessi ad attaccare l’organismo, credendolo un nemico?”
“Fantasie.” replicò il tecnico, indispettito.
“Lo chiedo ancora: e se fosse così? Ci sarebbe qualcuno a cui rivolgersi, in grado di capirci qualcosa? Un esperto.”
Il programmatore ci pensò un attimo. “Nessuno che conosca. Credo di no. Forse qualche teorico, qualche storico, ma per fare queste cose ci vogliono attrezzature e non penso che in giro ce ne siano ancora. Nn è un campo che attiri molto, dato che è senza sbocchi.”
“Quindi se una peste, una nuova malattia mortale uscisse fuori dal nulla, saremmo del tutto indifesi?”
“Sì, ma non può accadere.” Il programmatore di MediCura scorse qualcosa nel volto di Hans . “Vero? Vero?”
Hans chiuse la comunicazione. Questa indagine l’aveva sfinito. Si sentiva spossato. Si passò le mani sulla fronte.
La trovò calda.

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