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Entopo, cugino di Esopo – Fiaba IV – Le convinzioni della mosca

Era un pomeriggio caldo, e gli animali della giungla discutevano su chi fosse il più importante tra di loro.
Il tapiro disse: “Il più potente è la tigre. Mette paura solo a vederla. E’ agile ed ha artigli affilati. E’ certamente la più importante.”
Ma lo struzzo rise: “Hai mai visto una tigre attaccare un rinoceronte? Un rinoceronte ha la corazza così spessa che i denti più affilati gli fanno un baffo. Se prende con il suo corno una tigre la apre in due. Non c’è dubbio chi tra i due sia il più potente.”
“Però il rinoceronte cede il passo all’elefante”, fece la mangusta, “che è molto più grosso ed intelligente. Non c’è nessuno che possa vantarsi di far fare quello che vuole all’elefante.”
“Sì, io” disse una vocina.
Tutti si voltarono verso la mosca.
“Io sono molto più potente dell’elefante” proseguì l’insetto. “Quando ho voglia di andare da qualche parte senza fare fatica mi basta salire su uno di quei pachidermi e farmi trasportare, e loro eseguono senza fiatare. Se poi ho fame, L’elefante mi fornisce tutto quello di cui ho bisogno, ad intervalli regolari. Quel bestione è completamente al mio servizio. Vedete bene”, si pavoneggiò seduta su un gran cumulo di escrementi “che non si può trovare alcun animale che stia alla pari di me per importanza!”

Entopo, cugino di Esopo – Fiaba III – La nave

Una nave che trasportava alcuni animali per un circo urtò uno scoglio e cominciò ad imbarcare acqua. Poichè si avvicinava una tempesta e il timone era in avaria i marinai abbandonarono il vascello gettandosi in mare con una scialuppa. Gli animali si trovarono così da soli sull’imbarcazione: prima di fuggire un marinaio aveva aperto le gabbie.
Per primo prese la parola il leone:
"O voi tutti animali, sono pronto ad assumere il ruolo di capitano, come consegue dal fatto di essere il più nobile di tutti voi; ai miei comandi, riguadagneremo la libertà"
"Ehi, ferma" interloquì la tigre, "nella giungla forse sarai anche il re ma qui chi ti da questo diritto?"
"La tigre ha ragione, " disse il pitone, "E’ ovvio che il capitano non posso essere che io."
"Tu? Ci vogliono le mani per manovrare questa nave," asserì il gorilla "e qui le possiedo solo io"
"E quindi farai il timoniere, caro mio" sibilò il pitone, " ci vuole qualcuno con il sangue freddo in una situazione del genere e quindi sono sicuramente il più adatto".
"Io sono il re!" Ribadì il leone.
"E quindi non puoi essere il capitano," ribadì la tigre. "Occorre agilità per fare il capitano. Se bastassero le mani allora gli uomini dovrebbero essere i migliori".
"Non accetteremo nè capitani nè re", bofonchiò il facocero.
"Noi orsi non aspiriamo ad essere capitani" disse l’orso bruno "ci accontenteremo di un posto di responsabilità".
La zebra e lo struzzo guardavano impaurite, le scimmie saltavano su e giù senza prendere una posizione. Il gorilla le guardava male, poichè era convinto che avrebbero dovuto parteggiare per lui.
Scoppiò un parapiglia, e dopo molte unghiate e parecchi morsi fu stabilito che si sarebbe formato un comitato per decidere il da farsi. "Intanto dobbiamo capire quanto grave è la falla, perchè l’acqua mi lambisce le zampe" disse la zebra, che era stata nominata presidente. "Credo che potremmo mandare qualcuno di piccolo e che non abbia avuto altri incarichi a sincerarsene. Dove sono, ad esempio, i topi?"
Intervenne un albatros che aveva seguito gli avvenimenti appollaiato su una murata: "I topi? E’ da tempo che sono scappati. Sono saltati in acqua mentre ancora eravate vicino alla costa. Ormai la corrente vi ha trascinato lontano."
E se ne volò via, sulle ali delle raffiche di vento, mentre le nere nuvole di burrasca cominciavano a riversare la prima pioggia sulle onde sempre più alte. 

Entopo, cugino di Esopo – Fiaba II – La pozza delle rane

Dal manoscritto attribuito ad Entopo, il cugino di Esopo.

In primavera le pioggie avevano formato una pozza d’acqua limacciosa dove, come talvolta accade, un gran numero di rane aveva trovato casa. Si andava ormai verso l’estate, e il sole splendeva caldo nel cielo, asciugando il tenue rivo che alimentava il minuscolo laghetto.
Una lucertola si avvicinò al bordo del piccolo stagno. Aveva vissuto nella zona alcuni anni e quindi conosceva la sorte che presto sarebbe toccata agli abitanti dello specchio d’acqua.
Quindi si rivolse a loro con queste parole: "Amiche rane, il sole splende e tra poco la vostra pozza sarà del tutto asciutta. Il fango non riuscirà più a nascondervi, e verranno gli uccelli del cielo a nutrirsi di voi. Mentre il ruscello scorre ancora, scendete fino alle paludi dove potrete sopravvivere anche alla stagione calda!"
Le rane lo ascoltarono e poi cominciarono a schiamazzare. "Che strano discorso! Senti quest’altra: due uccelli erano su un ramo. Videro una rana che saltava, volarono per prenderla ma questa fu più veloce di loro e si nascose. Questa è una bella storia!"
La lucertola sbattè le palpebre, perplessa. Non capiva che cosa c’entrasse con l’avvertimento che aveva dato loro. Riprovò.
"Attente, amiche rane! Già l’acqua è ridotta ad un rivolo. Senza di essa non potrete deporre le uova e sarete sterminate. Dovete trovare del fango che non si secchi. Provvedete quando ancora potete, perchè tra breve sarà troppo tardi."
Al che le rane gracidarono: "E’ bello scaldarsi al sole e fare un tuffo nel limo. Ma anche fare serenate alla luna non è da sottovalutare. Canteremo di quanto sono stupidi gli uccelli, così tutti lo sapranno."
La lucertola scosse la testa e se andò via. Di lì a pochi giorni, da una fessura nella roccia osservò gli uccelli raccogliere ad una ad una le rane indifese dalla fanghiglia secca e mangiarsele.

La Tigre, L'Elefante e le scimmie

E’ stato recentemente trovato nel monastero di Santa Cunegonda un antico manoscritto contenente alcune fiabe, attribuite a Entopo, un cugino di Esopo. Vi presento la prima della serie.

Nella giungla, l’Elefante aveva regnato per gli ultimi anni. La Tigre era scontenta delle regole che l’Elefante imponeva, ma sapeva che difficilmente avrebbe potuto averla vinta contro la forza del pachiderma. Perciò decise di cercare aiuto per i suoi progetti, e pensò alle scimmie. Andò a visitarle, e cominciò a tenere loro un discorso.

"Amiche scimmie, questa situazione è intollerabile. L’elefante vi usa e vi prevarica. Con la sua proboscide vi ruba la frutta dai rami più alti " – e le scimmie annuirono – " con il suo immenso corpo schiaccia tane e arbusti, con le sue zanne devasta gli alberi e il verde di questa nostra bella terra." – le scimmie applaudirono, convinte – "Vi ricordate poi quando venne il tifone? Forse che l’elefante ha fatto qualcosa? NO! Ha lasciato che il vento soffiasse e la pioggia cadesse. Se mi prenderete come Gran Monarca, non permetterò che queste cose si ripetano. Basta ladrocini, basta alberi abbattuti, basta tifoni! Vi prometto libertà dall’elefante."
Le scimmie acclamarono il discorso. L’elefante certamente era molto meno bello da vedere della Tigre, e molto più antipatico. Poichè avevano, come tutte le bestie, la memoria corta, non si ricordavano più dei tempi in cui era la Tigre a regnare.
"Amiche scimmie, l’elefante con la sua stazza ha un vantaggio intollerabile sugli altri animali, in quanto il suo barrito possente può essere udito in tutta la giungla. Chiedo perciò a voi, con le vostre belle zampe prensili e con il vostro numero, di legare la sua proboscide, in modo che tutte noi bestie deboli possiamo farci sentire ed esporre le nostre ragioni."

Detto fatto, le scimmie calarono in massa sull’Elefante addormentato e al suo lungo naso fu fatto un bel nodo.
La Tigre allora levò il suo ruggito che si sentì fino in fondo agli acquitrini più remoti della giungla.
L’elefante con la proboscide legata fu facile preda per la Tigre e le altre fiere che non aspettavano che questo.
Tutti gli accoliti della Tigre, lupi, serpenti, avvoltoi, scesero a banchettare.
L’Elefante fu spolpato fino all’osso. Le scimmie, tutto intorno, lanciavano alte strida e saltavano eccitate.
Ma la Tigre, avendo dovuto dividere la preda, non era sazia. Spiccò un balzo e atterrò con una potente zampata una scimmia.
"Ma ti abbiamo aiutato!" strillò l’animale. La Tigre sorrise, mostrando i lunghi denti. "Certo, mi avete aiutato, ed infatti adesso sono Re e sono io la Legge. Ma sono anche Tigre." E la divorò.