Cercando Sauron

Non ho ancora visto “Gli anelli del potere”, la nuova serie targata Amazon ambientata nel mondo de “Il Signore degli Anelli” e, dopo avere letto le critiche, non so se lo farò. E’ stata compiuta l’operazione che tutti i sinceri appassionati a ragione temevano; si prende qualcosa di molto amato e lo si riscrive, adattandolo al gusto moderno o, meglio, al gusto che si vorrebbe imporre al mondo. D’accordo, è qualcosa che talvolta in passato è riuscita. Avrebbe potuto funzionare anche stavolta, se non fosse stata per la cattiva mossa di inimicarsi i fan. Jackson li aveva coccolati, consultati, e se l’è cavata nonostante qualche licenza di troppo, anche perché aveva saputo conservare il cuore dell’opera. Non così, pare, per quest’ultimo adattamento. “Stroncato” non rende l’idea.

Qualcuno vi potrà dire che le critiche sono dovute al razzismo. Certamente nani ed elfi di colore non ci acchiappano per niente con la dettagliata storia narrata da Tolkien, ma in fondo sono particolari, che non possono essere usati come scusa per rigettare ogni critica. Ci sarebbero stati metodi più furbi per introdurre epidermidi differenti, ma c’è stata la scelta consapevole di sbattere la cosa in faccia al pubblico. Così come è stata una scelta consapevole quella di virilizzare le donne e rendere gli uomini effeminati. Che pena; la Galadriel originale, una regina in tutto e per tutto, l’ultima tra gli antichi e la più grande tra gli Alti Elfi, aveva molto più fascino, era molto più donna. Meno di quello, non ne vale la pena.

Il problema dell’impostazione che è stata data al racconto è che è il diretto opposto di ciò che “il Signore degli Anelli” voleva comunicare. Frodo vince perché ama, e ama in modo umile, non perché è forte oppure orgoglioso. E’ eroico perché è normale, e non vuole essere un eroe; ma fa quello che deve. Così Aragorn, Gandalf e gli altri indimenticabili personaggi. Questa è una lezione che è in qualche modo inseparabile dal cristianesimo; dal concetto di famiglia, di patria, di bene e di male, e quindi di Dio. Tutte cose che si vorrebbero perdere, fare in maniera che più nessuno le ricordi. Il partire cercando di distruggere questi presupposti è esattamente ciò che farebbero un Sauron o un Saruman.

Gli “Anelli del potere” sono altro da “il Signore degli Anelli”. “Liberamente ispirato da”, si potrebbe dire; discendenti degeneri di antenati nobili, di cui conservano il nome ma non la statura. Dimenticare ciò che è vero: il metodo migliore per rendere l’eccezionale poco interessante, o persino inguardabile. Che spreco; tutti quegli orgogliosi eroi che cercano di trovare e distruggere Sauron, e non si accorgono che Sauron sono loro stessi.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 13 settembre 2022 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 20 commenti.

  1. E non può che essere così se non ci si pente dei propri errori di orgoglio. Gli elfi a cercare vendetta contro il volere dei Valar, gli uomini a rifiutare uno dei doni di Iluvatat. Ma di tutto questo cammino di redenzione non vi è traccia nella serie…

  2. concordo, tra i mille difetti quello che mi ha colpito di più è stato il capovolgimento del senso del peccato e della salvezza: i Noldor che hanno mosso guerra a Morgroth sono eroi puri, non si menziona il terribile peccato di cui si sono macchiati nè il fatto che fossero bandito da Valinor fino alla redenzione alla fine della prima Era. E Valinor stessa non è presentata come una meta desiderabile, bensì come una prigione dorata dove esiliare gli Elfi che creano problemi.

  3. Sì, come se fosse possibile dire a qualcuno “Vai a Valinor, va’”. Magari a nuoto.

  4. Sto vedendo la serie, e il mio giudizio sintetico e parziale (finora 3 episodi) è che può certamente piacere a chi non conosce i libri che ci sono dietro, ma difficilmente potrà entusiasmare chi invece lo sa. Noi lettori ce lo possiamo far piacere per l’aria che si respira, certe ambientazioni, certi nomi; ma solo previo drastico abbassamento delle aspettative. Per dirla con la vecchia terminologia scolastica: è un atto imperato, non un atto elicito.

    In parte ci sono motivi legali: Amazon non ha comprato i diritti dal Silmarillion o altri racconti, ma solo i diritti sulle vicende riassunte per sommi capi nelle Appendici al Signore degli Anelli. Certo, trattandosi di Tolkien, “sommi capi” equivale comunque a qualche centinaio di pagine… Perciò di certe cose la serie non può proprio parlare, semmai alludere. Per esempio in una scena si vedono in una palazzo elfico delle statue, tra cui una che probabilmente raffigura Luthien e il cane Huan, ma essi non sono nominati. Uffa.

    Sulle razze, posso anche soprassedere con un sospiro. È un blackwashing assolutamente inutile: quando hai già messo nella storia un Elfo e un Nano che fanno amicizia, ma che altro antirazzismo ti serve ancora??? Comunque, se non altera sostanzialmente qualche personaggio, pazienza, è sopportabile. Basta che non raggiungano le vette di abominio raggiunte nel film sulla Torre Nera, con il pistolero Roland interpretato da un n-word (abominio, non per il colore intrinseco dell’epidermide, ma perché Roland non può non assomigliare a Clint Eastwood).

    Le donne sono virilizzate, ma in modo stupido. Per l’ansia da prestazione girl power, gli sceneggiatori fanno fare a Galadriel alcune scelte come dire discutibili. Anzi completamente imbecilli. È diventata la caricatura del maschio alpha, che deve sempre ostentare la sua virilità e superiorità e “arrivo io e sono più dotato di voi, toglietevi di mezzo o vi frantumo” – il che forse ci dice davvero qualcosa sul girl power, sebbene non nel senso sperato dagli sceneggiatori: il gilrl power è quando le femmine imitano i difetti dei maschi.

    Non mi pare però si possa dire che gli uomini sono effeminati. Elrond da giovane è Elrond, cioè un abile diplomatico. Arondir, l’elfo silvano un po’ n-word inventato per la serie, è davvero un guerriero. Halbrand dobbiamo ancora capirlo, sembra una versione più tormentata di Aragorn. E nel terzo episodio vediamo Elendil (il padre di Isildur) che ha davvero un’aura di paternità e regalità. Lui sì che è davvero virile ma nel senso migliore del termine. Questo finora è un punto a favore.

    Il problema maggiore, e il mio timore per il futuro, è il seguente. Peter Jackson aveva catturato fedelmente lo spirito del libro, perciò le occasionali deviazioni dalla trama non ponevano problema. Questa serie riuscirà a catturare fedelmente lo spirito della storia a cui si ispira? Ma qual è quello spirito? Copio da una lettera di Tolkien (la si trova in premessa alla nuova edizione del Silmarillion):

    «Comunque, tutto questo materiale riguarda principalmente la Caduta, la Mortalità e la Macchina. Inevitabilmente la Caduta, e questo è un tema che ricorre in molti modi. Ricorre nella Mortalità, specialmente nei condizionamenti che essa esercita sull’arte e sull’aspirazione creativa (o, come sarebbe meglio dicessi, subcreativa), le quali apparentemente non hanno funzioni biologiche e anzi sembrano tenersi lontane dalle gratificazioni della semplice vita biologica ordinaria, con cui, nel nostro mondo, si trovano solitamente in conflitto. Al contempo, quest’aspirazione si sposa a un amore appassionato per il mondo reale primario che la ricolma del senso della mortalità e che pure però la rende insoddisfatta. La “Caduta” può manifestarsi in vari modi. Può assumere, per esempio, il tratto della possessività: abbarbicandosi alle cose fatte “da sé”, il subcreatore desidera in questo caso essere Signore e Dio della propria creazione privata. Si ribellerà quindi alle leggi del Creatore, specialmente alla mortalità. Queste cose (da sole e assieme) produrranno allora il desiderio del Potere, il quale mira a rendere la volontà più rapida ed efficace, e dunque condurranno alla Macchina (vale a dire alla Magia). Con questa espressione intendo infatti indicare l’uso di qualsiasi schema o di qualsiasi strumento esterno (insomma, i congegni meccanici) in alternativa allo sviluppo delle proprie potenzialità e dei propri talenti interiori, o anche l’uso di questi talenti per una malvagia intenzione di dominio: demolire il mondo reale o costringere le volontà altrui. La Macchina è la più evidente forma moderna di Magia che possediamo, e le due sono più strettamente correlate di quanto comunemente si ritenga. Non ho adoperato frequentemente la “magia” e infatti la Regina elfica Galadriel è costretta a lamentarsi con gli Hobbit per l’uso confuso del termine che essi fanno, allorché lo applicano sia agli stratagemmi e alle manovre del Nemico, sia alle azioni degli Elfi. Ho usato poco “magia” poiché per la seconda – le azioni degli Elfi – non esiste un termine appropriato (e a causa di ciò tutti i racconti umani patiscono la medesima confusione operata dagli Hobbit). Ma gli Elfi sono lì (nei miei racconti) proprio per dimostrare la differenza. La loro “magia” è Arte, liberata da molte delle sue limitazioni umane: più facile, più veloce, più completa (il prodotto e la sua ideazione in corrispondenza perfetta). E il suo scopo è precipuamente l’Arte, non il Potere; la subcreazione, non la dominazione e il rifacimento tirannico della Creazione. Gli “Elfi” sono “immortali”, almeno finché dura questo mondo: e quindi si preoccupano più della sofferenza e del fardello che l’assenza della morte carica sui mutamenti apportati dal tempo che non della morte in sé. Nelle sue varie manifestazioni, invece, il Nemico è sempre “naturalmente” preoccupato del puro Dominio, e dunque è il Signore della magia e delle macchine. »

    La storia degli Anelli del Potere è intrecciata alla storia della caduta di Numenor, la versione tolkeniana di Atlantide. Il più grande regno umano che cadde per la propria hubris, quando gli uomini nella loro follia pensarono di ribellarsi alla natura che era stata data loro, e diventare come dei a sé stessi.

    Ma qui sta il cuore del problema: noi siamo Numenor! La nostra civiltà, oggi, è Numenor! Noi soffiamo della stessa malattia di Numenor e non ci nascondiamo che Amazon ne è uno dei principali araldi.

    Sarà capace Amazon, e ne ha davvero la volontà, di trasporre fedelmente una storia che, se davvero se ne capisce lo spirito, è la più grande condanna del mondo contemporaneo e la più efficace dimostrazione della sua follia?

    Eh, boh.

  5. Sono d’accordo quasi su tutto: dissento sulla perfezione degli elfi: ho letto il Silmarillon moltissimo tempo fa ma mi par di ricordare che (gli elfi) non sono perfetti e Galadriel stessa è tentata dal male. Quella che vediamo ne “Il Signore degli Anelli” (convengo che Peter Jackson ha trovato un’attrice decisamente più brava), ricordo, è di qualche migliaio di anni più adulta ed è comunque tentata dall’unico anello.
    Rimprovero tuttavia alla serie di aver trascurato un proemio che spieghi di Iluvatar. Rimprovero anche la presenza di Isildur, secondo me troppo presto (pare che l’unico anello non sia ancora comparso).
    Concordo sui buchi dovuti all’inclusività (per qualche motivo ho sempre creduto che da una famiglia di Wakandesi non potesse nascere un giapponese biondo, o se per questo che da un branco di lupi potesse nascere un chihuahua…) e sulla smania di virilizzare il sesso femminile.
    Buona giornata a tutti.

  6. No, gli elfi sono tutt’altro che perfetti, com’è chiaro leggendo il Sirmarillion (o lo hobbit, se è per questo), come hanno ricordato anche altri lettori. Ma l’approccio usato nei loro confronti dalla serie, finora, cozza frontalmente con quello che “sappiamo”. Nel momento in cui è ambientata la serie, Galadriel è già piuttosto anzianotta, eh…

  7. Cavaliere di San Michele

    “quando hai già messo nella storia un Elfo e un Nano che fanno amicizia, ma che altro antirazzismo ti serve ancora???”

    Standing ovation

  8. Ho appena finito di vedere i primi due episodi, cercherò di spoilerare il meno possibile e mi limiterò a commentare particolari isolati.

    I primi cinque minuti con Galadriel bambina, tutto sommato, promettevano bene: finalmente una rappresentazione dei Noldor non troppo infedele, con alcuni dei loro pregi e dei loro difetti.

    E poi, si cade nelle classiche omissioni, nei classici stravolgimenti, nei classici stereotipi:
    – Non si accenna minimamente al giuramento di Fëanor e a tutti i mali che ne sono derivati, a partire dal fratricidio di Alqualondë
    – All’epoca rappresentata, nella cronologia di Tolkien, Galadriel è già felicemente sposata con Celeborn e mamma di Celebrían da più di 1000 anni…
    – La scena sdolcinata tra Elrond e la sua futura suocera??? EEEEEWWWW!!!!!!!!!
    – L’accesso a Valinor diventa una concessione del potere civile e non un dono (anzi, nel caso dei Noldor un perdono) da parte dei Valar; e viene rappresentato con effetti speciali e colori ultravivaci, tutto il contrario di Tolkien (vedi ad esempio quanto Gandalf dice a Pippin prima dell’assedio di Minas Tirith)
    – Fëanor che avrebbe costruito i Silmaril a colpi di martello?
    – Ostilità tra i nani del clan di Durin e gli elfi di Eregion? Ma se erano così amici (fin dall’inizio della Seconda Era) che Celebrimbor e il nano Narvi avevano costruito insieme la porta occidentale di Khazad-dûm!
    – I nani ridotti a macchiette testarde dal vago accento scozzese (e io che pensavo fosse impossibile far peggio di Peter Jackson…)
    – E dulcis in fundo, Galadriel – dopo non si sa quanti giorni dispersa nell’oceano – a nuoto o su una zattera – che viene ripescata con l’abito PERFETTAMENTE PULITO E SENZA IL MINIMO STRAPPO?!????! Ok, evidentemente le nobildonne elfiche usano sottovesti di mithril…

    Paradossalmente, la scelta di rappresentare Galadriel come “quella che deve essere più tosta di tutti” – sebbene ovviamente presa per correttezza politica – è forse la più giustificabile dal punto di vista delle fonti: dopotutto suo zio Fëanor era così “focoso” che quando è morto si è ridotto in cenere… potrebbe aver preso da lui.

  9. In effetti Galadriel è descritta da Tolkien come la più tosta e coraggiosa di tutti, e chiamata Nerwen (ragazza-uomo, oggi politamente scorrettissimo) per forza e statura. Il nome Galadriel (“Incoronata di luce”) è quello datole da suo marito…
    Edit: Per chi non lo sa, Felis parla di “futura suocera” perché Elrond sposa la figlia di Galadriel

  10. Anche io ho qualche riflessione da fare, alcune serie altre meno.

    Del tipo che, nella mia stolta adolescenza, scrissi una drammatizzazione di Beren e Luthien, con tanto di sottotrame dei personaggi secondari e, nella seconda metà, una Galadriel sul piede di guerra a causa della morte del fratello amatissimo. Credo che sia in un cassetto da qualche parte, nascosta, per la vergogna che provai qualche annetto dopo ripensandoci. Oggi la sto rivalutando.

    Non credo che l’opera di Tolkien possa essere adattata con successo da chi fondamentalmente non è in grado di capire il pensiero dell’autore, anzi, lo odia.
    Tolkien aveva uno sguardo ampio sulla realtà, sulla vita, sulla morte, sull’odio e sull’amore, Tolkien guardava a ciò che è eterno. Questi guardano ciò che succede oggi, nell’opulenta società occidentale, ne sono ossessionati e la proiettano ovunque, non vedono oltre il loro proverbiale orticello.

    Per usare quell’insensata analogia nel primo episodio, per cui ancora alterno imbarazzo e ilarità, Tolkien era una barca, questi che hanno fatto Rings of Power sono sassi.

  11. Ah, e trovo incredibilmente stupido il piagnisteo di Amazon sui cattivi uomini bianchi etero che fanno recensioni negative in massa perchè non vogliono donne forti e minoranze rappresentati eccetera, quando quello che è di fatto il suo diretto concorrente usa gli stessi ingredienti e NESSUNO si lamenta, anzi, ha un grande successo. Con un quarto del budget.

  12. Be’ devo dire che a me nel “diretto concorrente” il casting “colour blind” qualche problema me lo crea. Chi è quel nobile dalla pelle scura? In Game of thrones c’erano personaggi bellissimi di varie coloriture: il mercante nero che inganna daeneris a Qart e si fa proclamare re. I vari membri della casa dei Martell, vagamente ispanici/arabi. C’era di tutto, ma tutto con un senso, perché in quel mondo si era voluto ricostruire una società ispirata a vari pezzi di storia umana. Uno può anche dire “L’impero di Valyria era come l’impero romano, anche persone delle discendenze più diverse potevano scalare i ranghi della società”. Ma me lo devi spiegare, non mettere attori a caso e costringere lo spettatori a far finta che le differenze non ci siano. Mi da ancora più fastidio che nel mondo del signore degli Anelli, perché là è molto più forte la compontente “mitologica” e se Tolkien avesse deciso di descrivere gli elfi come creati con varie pigmentazioni (e se non avesse esplicitamente citato degli uomini neri nell’esercito di Sauron) non sarebbe cambiato nulla a livello della sospensione dell’incredulità.

    Cioè, negli anni ’10 mi fai un casting perfetto, prendendo attori britannici, gallesi, danesi a fare una dinastia nordica, un attore portoghese a fare un principe del sud (e una indiana a fare la sua amante) ecc…. negli anni ’20 di colpo mi è chiesto di ignorare completamente le origini degli attori e far finta di niente quando la figlia del nobile di colore e della principessa diafana dei targaryen non ha nulla della madre. Sarebbe questo il segno rispetto verso le arie etnie?

  13. zimisce sono d’accordo su tutto! il “nessuno si lamenta” è riferito agli autori dello show, che non si stanno lamentando del sessismo e del razzismo dei loro spettatori…perchè a differenza di rings of power la loro serie è scritta bene e diverte, anche se hanno fatto tutte le cose che scrivi!

  14. Mi piace come riassumi il problema generale degli sceneggiatori/scrittori di oggi, incapaci di immaginare storie che riguardino tutta l’umanità perché ossessionati dai temi cari alla loro società. Anzi neanche alla società in generale, sono probabilmente temi cari alla loro cerchia estesa di conoscenze.

  15. “Siccome vale per i partecipanti al corso di yoga genfluido consapevole e sostenibile che frequento, deve valere per tutti”

  16. Signori, non vi prendo in giro, c’è una scena in cui gli uomini di Numenor sono in fermento, perchè “arriveranno gli elfi e ci ruberanno il lavoro”! Mancavano i berretti rossi con MAKE AMERICA GREAT AGAIN.

  17. Non oso neanche immaginare il piano pensionistico degli elfi

  18. @Cacciatrice: “Non credo che l’opera di Tolkien possa essere adattata con successo da chi fondamentalmente non è in grado di capire il pensiero dell’autore, anzi, lo odia.” – parole sante…

    “Make Númenor great again”? Fantastico :-)

    Però, i repubblicani non hanno nulla in contrario all’immigrazione (quella legale). La posizione della gilda mi sembra più vicina a quella di Corbyn e dei Lexiteer britannici.

  19. @Berlicche: bisogna vedere la performance dei fondi di investimento elfici. Supponendo un rendimento del 5% netto (dopo tutto, la banca centrale di Tol Eressëa non ha ancora inventato i tassi negativi…), relativamente stabile anno su anno, un elfo dovrebbe lavorare 50 anni, pagando il 10% di contributi, per assicurarsi una rendita perpetua pari al suo ultimo stipendio. Con tassi al 2%, occorrono 121 anni di contributi (o 91 anni con 20% di contributi).

    Considerando la longevità degli elfi, mi sembra un ottimo affare!

    Certo, su tempi così lunghi c’è sempre la possibilità che qualche Ainu corrotto invada il tuo regno e mandi in fumo la tua pensione… ma l’appendice B del Signore degli Anelli insegna che questi eventi accadono meno di una volta per millennio. ;-)

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