Di prede e predatori

La stradicciola di campagna è stretta tra la bealera gonfia d’acqua e il bosco. Le acacie strabordanti di fiori bianchi gettano poco profumo, il polline è stato lavato via dalla pioggia. Il sole basso proietta una mia ombra alta il doppio di me. Mentre pedalo imposto, quasi sovrappensiero, il problema trigonometrico: quanto è alto il sole? Il mio ragionamento è interrotto da una, due, tre sagome in mezzo al passaggio. Sono coniglietti, color caffelatte chiaro, la codina bianca a ciuffo, gli occhioni neri, il naso curioso. Mi guardano perplessi pedalare verso di loro: quando sono a due metri, si ricordano della loro razza e con un salto spariscono tra i cespugli.

Attenti, piccolini. Siete così minuscoli, forse alla prima uscita della vostra vita. Ma se continuate in questo modo non durate molto. Da dove sono posso vedere il nido delle poiane, mezzo chilometro più in là, in cima ad una vecchia quercia; e conosco la macchia d’alberi dove la volpe ha la tana. Io sono molto più grosso e rumoroso di quei cacciatori, e traspiro sudore e vento. Se non notate me, se restate immobili in campo aperto, la morte vi arriverà addosso senza che ve ne accorgiate.

Poi un pensiero mi colpisce: ma perché, tra preda e predatore, le nostre simpatie vanno alla preda? Sì, d’accordo, i coniglietti con gli occhioni, ma anche i volpacchiotti, i piccoli della poiana debbono mangiare. Non è che abbiano altra scelta, e la vita per loro non è meno dura. Mi ricordo la carcassa dalla coda rossa a marcire in mezzo al campo, lo scorso anno; o la poiana morta che ho trovato a inizio primavera, sui bordi di un campo non lontano di qui.

Perché dunque tifiamo per il debole? Perché aiutiamo il passero a scappare dal nostro gatto, che ci guarda con aria delusa? C’è una ragione? In fondo noi siamo i predatori finali, nessuno ci sta alla pari come potenziale distruttivo, come determinazione, come ferocia. Forse il nostro parteggiare per la preda è solo un calcolo inconscio e interessato, l’ostilità verso i concorrenti. O, forse, in altre epoche, avremmo tifato per il leone, per l’aquila, senza ombra di pietà per quegli sciocchi batuffoli tanto imprudenti da rimanere fermi a guardarci allo scoperto. Mentre ora siamo diventati miti, come coniglietti appena usciti dal nido.
Mi domando se appariamo, agli occhi dei nostri predatori, inconsapevoli allo stesso modo.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 12 Maggio 2022 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Prendete esempio da me che sono mite e umile di cuore….

  2. Cavaliere di San Michele

    Caro Berlicche, mi farai impazzire con i termini… Rari? Strani? Desueti?

    A giarilli e lobelie ci arrivavo, ma adesso cos’è una bealera? (manco so dove cada l’accento….)

    Già che ci siamo, aspetto ancora di sapere cosa sono le kjinne

  3. Una bealera (io l’ho sempre pronunciata bialéra) è un torrentello o ruscello artificiale usato per irrigare i campi. Devo dire che sono rimasto sul serio sorpreso quando ho letto che quello che avevo sempre considerato un torrente autentico, che solcava la campagna dove ero solito scorrazzare da bambino, era artificiale ed era stato scavato più di settecento anni prima.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Bealere_di_Torino

    Le kjinne sono animali caratteristici dei monti del Ghan; si potrebbero definire un incrocio tra i furetti e gli scoiattoli volanti. Nidificano generalmente in piccole comunità sulle cime degli alberi, si nutrono di frutta, semi e piccoli animali. Di aspetto delicato, negli esemplari adulti le ali membranose sono dotate di caratteristiche frange che possono raggiungere anche i quindici centimetri. Particolarmente pregiata la pelliccia, specie quella invernale di un bianco purissimo. Possono essere addomesticati come compagnia e come guardia. Il loro grido di allarme, altissimo e stridulo, è proverbiale.

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