L’intervallo

Luca sente vibrare la sua mano. Chi è che mi sta chiamando? Si chiede. Pensavo di averlo spento.
Eh, appunto. C’è solo uno che può chiamarti mentre hai il telefono spento: il Servizio di Controllo.
(Nota del narratore: in realtà sono davvero molti quelli che possono farlo, ma tu non sei tenuto a saperlo, a meno che non accada)

Quando ti chiama il Servizio di Controllo è sempre meglio prendere su la comunicazione. Se non dovessi farlo, probabilmente penserebbero che sei morto, o in seria difficoltà, o sei alle prese con qualcosa di illegale. In ogni caso in un tempo che varia da due a sei minuti rischi di trovarti accerchiato da benintenzionati in divisa, e le tariffe per gli interventi inutili sono parecchio salate.

Luca sbuffa, si porta la mano alla bocca e apre la comunicazione. “Sì, pronto?”
Tiene comunque spenta la telecamera. Non sa che l’operatore dall’altra parte può comunque attivarla (e lo sta facendo) ma comunque non è che gli importi molto.
“Buonasera, Luca. Sono l’operatore del Servizio di Controllo 2546231. Ci risulta che ha il ricevitore disattivato e non si è spostato dalla sua posizione negli ultimi venticinque minuti. Dato che non si trova al lavoro, o alla sua abitazione, o in uno dei suoi posti abituali, abbiamo temuto che lei sia in difficoltà. Ha bisogno d’aiuto? C’è un problema, o una minaccia alla sua incolumità? Siamo qui per aiutarla”.
Luca ascolta pazientemente. Non saprebbe dire se la voce dall’accento metallico sia generata da un bot automatico o da un operatore umano sottopagato in qualche ufficio in India; però anche di questo, ultimamente, non gl’importa.
(Nota del Narratore: la seconda ipotesi è quella corretta, ma l’operatore si trova in Angola e lavora da casa. La voce è comunque aggiustata elettronicamente in tempo reale per eliminare imprecisioni e accenti)

Luca risponde. “No, grazie, nessuna emergenza”, cercando di tagliare corto. Non ha fortuna.
“Dai dati non risulta che la sua automobile abbia guasti o malfunzionamenti oppure abbia esaurito l’autonomia, e anche il suo stato di salute attuale non sembra essere problematico: pulsazioni regolari, temperatura nei limiti, funzioni corporali n…”
“No, ho detto nessuna emergenza. Mi sono solo fermato un attimo lungo la strada”, ribatte Luca ancora con una certa cortesia.
“Grazie della conferma, Luca. Dobbiamo farle notare che spegnere il proprio ricevitore senza un motivo adeguato può privarla di un tempestivo accesso ai nostri servizi e della notifica di offerte in tempo reale…”
“Ne sono conscio”, cerca di intervenire Luca, ma la voce non s’arresta.
“… e potrebbe portare alla generazione di falsi allarmi come il presente. Le ricordiamo pertanto che il ripetuto spegnimento del proprio ricevitore senza un valido motivo costituisce causa di sanzione penale per procurato ostacolo della funzione pubblica. Siamo certi che non vorrà incorrere in una simile…”
“Ho capito, ho capito. L’accendo subito”.
“Grazie, Luca, e buona serata. Attendiamo la conferma della riaccensione entro i prossimi nove minuti…”

Luca chiude la chiamata e riaccende il ricevitore. La sua mano si illumina, le dita, finora grigie, assumono ciascuna il colore del social a cui sono dedicate. Venticinque minuti spento e… sessantasei notifiche? Luca sospira.
Durante la chiamata del Servizio di Controllo il sole è definitivamente tramontato. Il colore violetto delle cime si sta incupendo, è quasi scomparso; le nuvole sono passate dal rosso acceso a un profondo blu. Luca getta un’ultima occhiata al panorama che l’ha fatto fermare, al meraviglioso spettacolo ormai concluso, spegnere il suo ricevitore, e rimanere venti minuti distaccato dal mondo. Quindi, con un sospiro, risale in macchina, le ordina di partire e comincia con pazienza ed evadere la posta arrivata nel frattempo. E’ il prezzo da pagare per quella manciata di minuti di intervallo che si è concesso. Lo paga volentieri; ma non se lo può permettere spesso.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 11 Maggio 2022 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. ma sai che mi stai convincendo: dobbiamo fare più figli, molti figli!

    …se no chi si godrà tutto questo?

  2. Ma non dire fesserie, R&S. L’umanita’ ha fatto figli anche quando era in condizioni orribili. Le persone figliano come conigli anche sotto le bombe o durante invasioni e carestie. Figurati quanto possa influire il fatto di avere quaranta notifiche a cui rispondere o un maruga che ti rompe le palle al telefono

  3. Ci sono persone che pur di fare un dispetto ai cristiani e ai credenti in generale accetta volentieri un mondo come quello descritto nel post – e alcune commentano qui.

  4. Giuro che ho scritto il post di oggi prima del tuo commento…

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