Salvi

Chi pratica giochi al computer lo sa. A volte capita di fare la mossa sbagliata, la scelta che si rivela non essere corretta. Si tira un sospiro, si apre la cartella dei salvataggi e si ricarica la partita com’era prima del nostro errore.

E’ lo stesso concetto che c’è alla base dei backup. Se il tuo sistema si corrompe, viene danneggiato, o si commette anche qui un errore, lo si ripristina ad un certo momento del passato precedente l’istante fatale. Per chi programma, potere ripristinare velocemente un ambiente di sviluppo allo stato iniziale è quasi indispensabile.

C’è un aspetto di questa tecnica che spesso diamo per scontato. Ovvero, che noi sappiamo che qualcosa è andato storto, che c’è stato uno sbaglio che ci ha costretto a riavvolgere lo stato del sistema fino a un determinato momento del passato. Se così non fosse, non faremmo altro che immetterci in un circolo vizioso, commettendo ancora e ancora lo stesso errore. La coscienza del fatto che siamo ripartiti daccapo è parte integrante e necessaria del nostro processo.

Tutti noi abbiamo dei rimpianti; tutti noi attraversiamo dei momenti in cui ci diciamo: “Ma chi me l’ha fatto fare”, e desidereremmo mettere indietro l’orologio, posizionarci al momento precedente una scelta fatale. Ah, se avessi saputo. Ah, se avessi fatto.
No, non possediamo l’opzione di riavvolgere il tempo. Ogni nostra scelta ha un valore eterno. Solo chi crede ha un’opzione in più: un salvataggio non delle nostre azioni ma del nostro essere, un ripristino allo stato d’innocenza prima di sbagliare. Condizione necessaria: sapere di avere sbagliato, e voler cancellare ciò che è stato, non volerci ricadere. Un’opzione troppo spesso trascurata e sottovalutata, per essere la sola possibilità che abbiamo di salvare noi stessi, per evitare il game over.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 2 Maggio 2022 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 9 commenti.

  1. Probabilmente è un bene non possedere quell’opzione, altrimenti continueremmo a usarla ancora e ancora, cercando sempre di eliminare quel qualcosa che “è andato storto” ma ci sarà sempre un qualcosa che è andato storto.

    Credo sia un concetto già esplorato da qualche film – serie – fumetto, così al volo mi sovviene Steins Gate

  2. O anche il nostro “E’ già ieri” (2004)

  3. Se è per questo, il mitico “Groundhog Day” (Ricomincio da capo); o, più recentemente, l’anime RE: Zero (probabilmente il migliore isekai in circolazione) e la nuova serie “Summer Time Rendering”. Mi pare pure di avere intravisto una puntata di Don Matteo…

  4. Esatto! In effetti il film italiano era di fatto un remake di quello che hai citato con il grande Bill Murray :)

  5. Perché non vedere nei troppi rimpianti per un’aspettativa delusa, per quell’errore di progettazione che potevamo evitare, per le opportunità mancate, per le tante cure che non hanno portato il frutto desiderato…, perché non vedere in questo cruccio che ci assilla, l’incapacità di dominare il nostro orgoglio, di staccarci da tutto ciò che ci inchioda al mondo? “Se vuoi essere perfetto, vendi quello che possiedi e avrai un tesoro nel cielo” (Mt 19,16-22).

  6. Suggerisco al nostro illustre diavolo di approfondire anche la direzione opposta.

    Vale a dire, noi tendiamo a dare per scontato che se potessimo fare “annulla e ripeti” le cose andrebbero meglio, ma se invece andassero peggio?
    In realtà sappiamo pochissimo delle possibilità alternative, del come poteva essere e non è stato magari per un soffio, il proiettile che ci ha sfiorato e non ce ne siamo accorti. Ci lamentiamo del male che vediamo, ma non sappiamo neppure da quali peggiori mali siamo stati salvati.

    Ricordo che Berlicche alla morte di Stephen Hawking aveva immaginato un dialogo tra lui e Qualcuno che gli diceva “la malattia te l’ho mandata per farti un favore, senza la tua vita sarebbe stata molto peggiore”.

  7. @sircliges
    Però così ci avviciniamo forse troppo al “migliore dei mondi possibili” (cioè il meno peggio) ipotizzato da Leibnitz

  8. @zimisce.
    Direi che ci sono almeno due differenze fondamentali che eludono tale scenario. Innanzitutto nell’ottica di Leibnitz non c’è la Provvidenza perché il mondo non è governato ma va avanti per conto proprio, mentre qui è proprio l’azione provvidenziale di Dio che soccorre le creature; in secondo luogo non si parla del “migliore dei mondi possibili” ma solo di mondi relativamente peggiori o migliori l’uno dell’altro.

  9. Allargando il discorso, nella sua forma più radicale, questo desiderio di backup diventa brama di reset e persino di “gran reset”.
    Penso che qualcosa di simile a questa brama, stia alla base dell’ormai dilagante furia occidentale “woke” (e “cancel culture”), che si abbatte sopra ogni aspetto della realtà imponendone gli esiti all’intero corpo sociale. E penso anche che, sul piano individuale, stia alla base della fantasia di quel nato maschio che si pensa nato femmina e viceversa; ma anche qui con l’aggravante che, il reset forzato, più che a se stessi, viene imposto all’intera società nella forma mostruosa di una caritatevole costrizione totalitaria.

    Socialmente o individualmente che sia, si tratta pur sempre della voglia di spingere l’intera società verso altri “mondi possibili”, senza mai tener presente che in essi, accanto a qualcosa che qui e ora non è accaduto e lì di fatto può accadere, ci sia altro che qui e ora non è accaduto necessariamente anche lì mai accade; mondi che quindi (come più o meno propone Plantinga) devono poter esistere davvero e non solo in virtù di una costruzione mentale (come forse è vero per Leibniz).

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