Prendo nota

E’ un fatto ben conosciuto nei mondi multidimensionali del multiverso che la maggior parte delle grandi scoperte sono dovute ad un breve momento di ispirazione. C’è un sacco di lavoro di vanga, ovviamente, ma quello che fa scattare il tutto è la vista, diciamo, di una mela che cade o una teiera che bolle o l’acqua che tracima da una vasca. Qualcosa scatta nella testa dell’osservatore e quindi ogni pezzo va al suo posto.

Terry Pratchett, Sourcery

Ogni tanto qualcuno mi chiede come faccio a scrivere tanto, ad avere fatto millemila post ogni giorno da tanti anni, senza quasi mai ripetermi. Bene, è questione di organizzazione.

Il mondo intorno a noi è una continua fonte di ispirazione. Le persone, soprattutto. Quando si interagisce con gli altri ci mettiamo in gioco, stimoliamo l’immaginazione e la nostra capacità critica. Il difficile è ricavare da questo accumularsi di esperienza qualcosa che valga la pena di ripetere; condensare il proprio pensiero in parole.

Quando ciò accade, è come il flash di una macchina fotografica; le parole si affastellano, le frasi si formano praticamente da sole; Terry Pratchett direbbe che una particella di ispirazione ha colpito la nostra materia grigia.

Attenzione però: le idee si decompongono in fretta, nel giro di minuti. Se ti viene un’intuizione meravigliosa e te la coccoli nella mente, pieno di gioia per avere avuto un’illuminazione tanto geniale, e ti riprometti di scriverla giù bene una volta tornato a casa – come si può dimenticare qualcosa di simile! – Stai sicuro che al momento di fissarla su carta fisserai sconsolato lo spazio vuoto nella tua mente dove fino ad un attimo prima essa razzolava felice. Persa per sempre.

Quando l’idea colpisce, bisogna agire in fretta.
Fino a qualche anno fa il mio strumento principale per tenere conto delle folgorazioni era lo scontrino.

Sapete cos’è lo scontrino, no? Quel pezzo di carta che ti danno quando acquisti qualcosa, e che io tendo a ficcare in tasca o nel portafoglio. In tasca generano simpatiche poltiglie quando i pantaloni vanno in lavatrice; nel portafoglio formano malloppi che forniscono eccellenti ricordi dieci anni dopo, quando siamo costretti a buttarli via per eccesso di spessore (Ma guarda! Lo scontrino della gelateria di quella volta a Rimini!)

Lo scontrino è però anche un eccellente fonte di spazio bianco. Lo spazio bianco è quella cosa in cui annoti la trovata; l’ubiquità della ricevuta cartacea la rende uno strumento privilegiato per lo scopo. Sempre se riesci a trovare una matita, o una biro.
In qualche cassetto ho mucchi di scontrini scarabocchiati. Il loro guaio principale è che tendono a scolorire nel tempo, rendendo illeggibili quei geroglifici già al limite della comprensibilità.

Oggigiorno, lo scontrino è reso obsoleto dalle note che puoi prendere sul cellulare. Non così immediate quanto a scrittura, ma meno tendenti a perdersi in tasche dimenticate.

L’ultima difficoltà da superare è capire cosa accidenti voleva dire quella notazione, che avevi tanto chiara qualche giorno fa. Cosa avrò mai voluto dire con “di nuovo umani – mi permetto di dissentire“? Era la geniale soluzione per una situazione del libro, oppure un suggerimento per il blog?
Niente, non mi viene. E cosa scrivo adesso, nel mio post quotidiano?
…Perché non un pezzo su come annotare le idee?

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 18 novembre 2021 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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