La pannocchia che non ti aspetti

In coincidenza con la conferenza sul clima siamo stati inondati dal solito diluvio di articoli catastrofisti e previsioni sballate. Sono quarant’anni che vanno avanti, e non UNO degli oracoli di sventura si è realizzato.

Il ghiaccio nell’Artico c’è, nell’Antartico è record, gli orsi bianchi impazzano, i boschi crescono e i deserti arretrano, la fame non è mai stata così bassa, i disastri naturali sono stabili o in diminuzione. Eppure i vati del clima e politici connessi continuano imperterriti a rotolarsi al suolo mugolando che se non agiamo subito moriremo tutti! Per poi saltare sul SUV per correre a prendere il jet privato. Chissà a cosa sono serviti i fantastiliardi già spesi. Uno potrebbe anche sospettare che ci sia qualcosa dietro.

L’ultima previsione in cui sono incappato è questa: nei prossimi dieci anni la produzione di granoturco crollerà. Lo dice la NASA!
Ci sarebbe da preoccuparsi. Se non fosse che la produzione di mais, quest’anno, è stata la seconda per quantità di tutti i tempi, in salita, e non si vede (dato l’andamento sostanzialmente stabile del clima degli ultimi anni) su quali fatti ci si possa basare per previsioni così disastrose. Sì, perché la scienza si basa sui fatti; quando non ci sono i fatti si chiama teoria, o ideologia. O menzogna.

A cosa servono queste previsioni? O meglio, a chi? A meno che non siano proprio loro la causa del raccolto prodigioso. Quando vengono usate come concime.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 2 novembre 2021 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. https://www.italiaoggi.it/news/per-la-fine-del-mondo-bisogna-aver-pazienza-2531782

    «In occasione della presentazione il responsabile americano del Programma Onu per l’Ambiente (Unep), Noel Brown, ha dichiarato che «intere nazioni potrebbero essere spazzate via dalla faccia della terra a causa della crescita del livello del mare, se la tendenza al riscaldamento globale non sarà invertita». L’allarme è di quelli che non ammette tentennamenti: «I governi hanno una finestra di dieci anni per risolvere il problema dei gas serra prima che la situazione sfugga totalmente al controllo umano», perché il riscaldamento «sta provocando lo scioglimento delle calotte polari e la conseguenza è che il livello degli oceani crescerà di un metro, in pratica in dieci anni le Maldive e altre isole prive di rilievi significativi rischiano di essere sommerse dall’acqua». L’Egitto, secondo uno studio congiunto Unep e US Environmental Protection Agency, perderà il 20% delle sue terre coltivabili perché il delta del Nilo sarà sommerso.

    Ho (volutamente) trascurato un piccolo dettaglio: questo rapporto è del 1989 ed i disastri si sarebbero dovuti verificare entro il 2000, ma a quanto pare le previsioni erano un tantino esagerate.»

  2. Capisco il fastidio per l’ubiquità del’ambientalismo (insegnando in una scuola non sopporto aver il libro di geostoria invaso da risccaldamento globale, agenda 20-30 ecc…), ma davvero “i deserti stanno arretrando”? Sarebbe una magnifica notizia.

  3. Sì, i deserti un poco arretrano, in generale. Il Sahara ha un trend decrescente negli ultimi 40 anni, così il Gobi. Da notare che ci sono anche articoli che, per il primo, dicono il contrario – occorre analizzare le fonti. In generale le foreste e la vegetazione sono aumentati di parecchio negli ultimi anni per merito del cambiamento climatico: in Asia, Europa e NA, mentre declinano in SA e Africa per la deforestazione.
    Edit: per chi ha voglia di leggerselo, il rapporto IPCC 2019 sull’argomento: https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/sites/4/2019/11/06_Chapter-3.pdf

  4. Sapevo che in Europa le foreste stavano aumentando anche per uno sfruttamento più consapevole. Ma ho sempre considerato l’attività umana come un fattore di impoverimento del suolo, come effetto sia dell’agricolura che dell’allevamento. E anche il cambiamento climatico non aiuta le regioni mediterranee. Anceh storicamente, sappiamo che la Sicilia dell’impero romano era fertilissima e aveva tre fiumi navigavibli, che Creta e Cipro erano boscose ecc… Mi colpisce quindi che il Sahara possa arretrare, forse oggi si pratica meno l’allevamento ai suoi margini?

  5. A L’Aria-che-tira su La7 c’era il mio amico prof. Battaglia, promotore di un appello di oltre mille scienziati tra cui Zichichi e premi Nobel contro la bufala del disastro climatico. E autore di libri sull’argomento zeppi di cifre e grafici. Ospiti al talk anche due signorine, una presentata come la Greta Italiana in partenza per Glasgow; l’altra, esponente dei Verdi. La prima, che come Greta forse non ha tempo di stare sui banchi visto che deve far carriera come capopopolo internazionale, aveva come argomento forte il seguente: i Grandi della Terra hanno detto, la stragrande maggioranza degli scienziati ha detto. L’altra non l’ho sentita, ma dato il mestiere non c’era bisogno. Col conduttore che metteva fretta a Battaglia e nessuna alle altre. Vista l’aria-che-tirava ho fatto clic. Io, quando mi invitavano in tivù, chiedevo prima l’elenco dei partecipanti, onde sapere preventivamente se mi andavo a cacciare in una trappola ai miei danni.

    http://www.rinocammilleri.com/2021/11/battagliapersa/

  6. Leggevo tempo fa che aumenta la massa verde per l’eccesso di anidride carbonica, il pianeta ha strumenti di autoregolazione e riequilibrio, in più lavora con orizzonti temporali più lunghi

  7. I boschi e le foreste sono importanti per tantissimi motivi, ma non per la fotosintesi. Infatti il vero “polmone verde” della Terra non è l’Amazzonia ma la sterminata prateria di fitoplancton degli oceani. Inoltre, se è vero che lo sfruttamento dei suoli con la coltivazione intensiva ne ha spesso determinato il degrado, una concimazione più razionale e l’introduzione della rotazione e del riposo hanno via via restituito fertilità e struttura ai terreni. Naturalmente, essendo l’attività fotosintetica delle piante giovani particolarmente intensa, i pioppeti, le abetine e le altre produzioni destinate al taglio, sarebbero da preferire rispetto alla salvaguardia dei boschi centenari (sempre per la lotta alla CO2).

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