Non fa male

Non so cosa abbiate pensato dopo avere letto i miei post sulla reazione al male.
Può darsi che mi dia troppa importanza; può essere che non vi abbiano toccato, che non vi abbiano fatto ragionare, che non li abbiate compresi o che, in fondo, non ve ne importi niente.

Eppure capire cosa sia che ci può far scattare, quale sia il livello al quale noi sentiamo la spinta irresistibile a ribellarci, è fondamentale per la nostra vita. Quantomeno ci aiuta a conoscere a che cosa realmente teniamo; dove sia il nostro cuore, il nostro tesoro per il quale siamo disposti a dare tutto.

E’ anche vero che sono cose difficili da comprendere a freddo. Ci facciamo continuamente illusioni su noi stessi. Quante volte il momento arriva e se ne va perché abbiamo avuto troppa paura, abbiamo valutato la tranquillità più di ciò che pensavamo di credere.
E così fuggiamo di fronte ai lupi, alle guardie, ai soldati che sono venuti a prendere il nostro amico.
Sappiamo essere molto elastici, quando ci conviene.

Anche fossimo davvero determinati, il nostro limite è difficile da definire. Posso illudermi che un certo passo ingiusto che ci viene imposto non sia poi granché, una battaglia che ci si può risparmiare; ma una errata valutazione può significare non essere più in grado di reagire in seguito, quando ogni cosa sarà peggiore.
Ah, avere le idee chiare su come agire…

Ogni cosa che facciamo dovrebbe essere un tentativo ironico. Ci diamo troppa importanza, come dicevo all’inizio. Forse il trucco è sapere dove si vuole andare ma non prendersi troppo sul serio; arrivare a fine giornata e dire, che casino ho combinato, ma valeva la pena. E ricominciare imparando.
Credo che Dio e la storia ci giudicheranno non dai nostri sbagli, ma da quanto abbiamo appreso da essi.

Certo, gli errori fanno male; le prendiamo spesso di santa ragione, fino a ridurci come pugili suonati sul ring. Le ferite il giorno dopo continueranno a fare male, ma va bene, perché ti ricordano che sei vivo e combatti.

È quando non fanno più male che occorre preoccuparsi.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 28 ottobre 2021 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Non trovo miglior commento del solito Chesterton:

    It is not a question of Theology,
    It is a question of whether,
    Placed as a sentinel of an unknown watch,
    You will whistle or not.
    (G. K. Chesterton, The Man Who Was Thursday)

    Il punto non è la Teologia,
    il punto è se tu,
    messo di sentinella per un turno di guardia sconosciuto,
    fischierai oppure no.

  2. Quando un uomo non è perseguitato a causa della sua fede non è facile sapere quello in cui crede e quanto profondamente vi crede. In realtà, quello in cui credo è ciò che accetterei di sostenere di fronte all’ironia, al silenzio o al disprezzo di coloro che stimo. Crediamo veramente solo in quello per cui accetteremo, nel caso ci trovassimo nella situazione, di essere considerati idioti o di soffrire

    Jean Guitton, “Che cosa credo”

  3. Cavaliere di San Michele

    Let me tell you something you already know. The world ain’t all sunshine and rainbows. It’s a very mean and nasty place, and I don’t care how tough you are, it will beat you to your knees and keep you there permanently if you let it. You, me, or nobody is gonna hit as hard as life. But it ain’t about how hard you hit. It’s about how hard you can get hit and keep moving forward; how much you can take and keep moving forward. That’s how winning is done!

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