L’inganno

Di tutte le religioni orribili la più orribile è l’adorazione del dio interiore
G.K.Chesterton

C’è stato, o così mi raccontano, un tempo in cui una mela era una mela; un uomo, un uomo. Anche se la notte era piena di spiriti, la gente sapeva che in qualche maniera quelle entità sovrannaturali seguivano anch’esse delle loro leggi immutabili. Se qualcosa sembrava violarle, si poteva trattare di magia, dotata a sua volta di leggi, o di inganno. Parlare di inganno presuppone che ci sia una realtà che possa essere alterata, un’illusione che la maschera, ma che in fondo ciò che è vero e reale rimanga: sono sempre e solo i nostri occhi o la nostra mente ad ingannarci, non la sostanza delle cose.

Tutto questo non fa molto comodo a un essere umano che sia convinto di essere simile a un dio. Accade a noi tutti, lo sappiamo. Ma finché riconosciamo una realtà, l’esistenza di una verità, i disastri sono limitati. I guai veri iniziano quando pretendiamo di ridefinire ciò che ci circonda, quando cessiamo di vedere il mondo e proviamo a resettarlo, a riscriverlo a nostra immagine, o immaginazione. Per questo tipo di uomo il Dio autentico deve smettere di esistere perché gli fa concorrenza. Come fa questo uomo sciocco a orgoglioso ad accettare che la realtà sia altro da lui, al di fuori della sua portata? Per lui è inaccettabile un Dio che faccia da garanzia a ciò che è bello, vero e giusto.

Ma se il reale è al di fuori della sua portata, non lo è la sua interpretazione. E’ questo il mezzo con cui questo finto dio tenta di riscrivere l’Universo. Esso proclama che cio che conta non è più ciò che è, ma ciò che si dice di ciò che è. Ogni cosa viene ridefinita dalla volontà e dall’opportunità. Tutto passa attraverso l’uomo, i suoi desideri, le sue paure, il suo folle orgoglio. Non potendosi fare padrone del Cosmo, il finto dio ha preso a dire che il Cosmo è ciò che lui afferma, e nient’altro. Se anticamente si pensava che il nome descrivesse la cosa, ora il nome riscrive la cosa. La neolingua orwelliana al confronto è un giochetto da dilettanti.

Il principio di non contraddizione viene a cadere; se il preteso dio afferma che due cose non sono contraddittorie allora deve essere vero, a prescindere che lo siano. Il falso dio non solo può contraddirsi, ma deve farlo: perché il suo potere è affermato proprio dal fatto che contraddice la realtà. Senza menzogna, il reale avrebbe il sopravvento. L’imperatore sa che è nudo, ma non è la paura di essere considerati stupidi, come nella favola, che fa sì che i cittadini lodino i suoi vestiti: è la paura dell’imperatore. Ogni bambina che osi affermare la nudità imperiale sarà dichiarata pazza e mandata in galera. Il guardaroba imperiale non è un’illusione, è una imposizione.

Questo tentativo di riscrittura della realtà ha un limite: che la realtà non si fa riscrivere. L’uomo che si illude di essere dio scoprirà sulla sua pelle che cosa significhi illusione, cosa voglia davvero dire inganno.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 23 settembre 2021 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. “Ogni bambina che osi affermare la nudità imperiale sarà dichiarata pazza e mandata in galera. Il guardaroba imperiale non è un’illusione, è una imposizione.”

    il cavalier de la barre approva. con cappello e senza cappello.

  2. Pensa i poveretti che sono convinti di ciò che fanno…
    Convinti di avere “potere”
    Convinti di essere “qualcuno”
    Convinti di non essere servi…

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