Il Covid e io – Il pass del vicino è sempre più verde

Alla fine, come narravo, anche il Covid ha deciso che ne aveva abbastanza di me.
Il ventunesimo giorno, nonostante fosse ormai più di una settimana che avevo completa assenza di sintomi e l’infiammazione fosse sparita, mia moglie ha preteso un tampone rapido per riammettermi a casa mia. Mi sono sottoposto di buon grado: l’ASL mi aveva ormai liberato, e la sevizia nasale ha certificato l’avvenuta guarigione. Il pomeriggio mi arriva un messaggio sul telefono: green pass disponibile per lo scaricamento. Oh, che efficienza, mi dico. Scarico, manco lo guardo e parto con tre settimane di ritardo per le agognate valli.

I camosci non mi hanno chiesto certificazioni. Non ho ancora capito se il mio fiato corto sui sentieri fosse dovuto alle conseguenze del morbo, alle tre settimane passate seduto ad una scrivania, al leggero sovrappeso della mia fascia lombare o ai miei anni che sono venti in più di vent’anni fa. Comunque, avendo scarpinato ogni giorno dai trecento ai mille metri di dislivello, del tutto infiacchito non sono.

Settimana montana terminata, porto tre giorni mia moglie al mare. La gente affolla le viuzze del borgo, perlopiù senza mascherina. Il green pass me lo chiede solo un ristorante, premurandosi di dire che non serve mostrarlo. L’idea che mi sono fatta è di un odio generale per il documento, l’insofferenza per qualcosa che si percepisce come un’invasiva interferenza burocratica senza un vero significato di protezione. Così, almeno, nei dialoghi da spiaggia orecchiati prendendo il sole. La gente non è, in generale, fessa.

Come avrete capito, io sono contrario. Mi sono chiesto se utilizzarlo, quel foglietto bianconero che mi sono conquistato via virus, o boicottarlo completamente. Alla fine ho deciso che l’avrei usato: non è immorale, è solo la forzatura di innominabili interessi, credo ben poco nobili. Il balzello dell’imperatore. Esprimendo però come faccio il mio disaccordo, e augurandomi che alla prossime elezioni (se mai ci saranno) chiunque l’abbia sostenuto sia spedito così lontano che non possa tornare qualsivoglia green pass possa mostrare. Come, a sentire i discorsi della gente, sembra probabile.

La sera dell’ultimo giorno decido di visitare una mostra – perennemente deserta – accessibile solo con il famigerato documento. Ma qulcosa va storto: il sistema non lo riconosce come valido. Mi ritiro imbarazzato.
Ci metto un po’ a capire come mai. Il green pass che mi hanno mandato non è quello di fine Covid, ma del tampone rapido, durata due giorni. Mi maledico per non aver controllato. Va bene, ora si tratta di scaricare quello giusto.
Che non c’è. Dopo due settimane. Il mio medico è in vacanza, l’ASL non risponde, e la claim che ho aperto sul sistema è la numero 3.178.382, il che è indicativo. Passano ancora diversi giorni prima che riesca ad azzeccare il giusto indirizzo telefonico e l’ora corretta a cui chiamare. Una gentile signora me lo sblocca nel giro di pochi secondi. La mia dottoressa, che aveva vanamente tentato pure lei per vie ufficiali e gerarchiche, si fa passare il numero perché “ce ne sono parecchi nelle stesse sue condizioni”.

Una parte del mio lavoro è assistere i problemi informatici sul campo. Conosco le difficoltà. Ma qui siamo di fronte ad uno Stato che, di fronte ad un obbligo imposto, non è capace di fornire ai suoi cittadini quello che lui stesso richiede, o anche solo chiare indicazioni, un modo di ottenere assistenza rapida, procedure non farraginose.

Non so cosa ne sarà del green pass nei prossimi giorni e mesi. La mia impressione è che il sistema collasserà di fronte alle sue contraddizioni, facendo la fine della in-famosa app immuni. Ma, chissà. In Cina la procedura sembra funzionare: se non obbedisci ti tagliano fuori dalla vita civile. Ti rieducano, se ti opponi, ed è ancora l’ipotesi migliore. Qui non ci siamo ancora.
Ancora.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 8 settembre 2021 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. Tra poco da noi finirà come in Australia. Campi di concentram…..Ehm di quarantena

  2. QED

  3. Innanzitutto grazie a Dio perchè quel maledetto pallone gonfiato puntuto se ne è andato a farsi bene dire. E allora grazie a Dio, perchè solo Lui può aprire o chiudere i cancelli. Sono preoccupata perchè la supponenza dei mandriani è veramente contagiosa. Mi domando come si senta la loro anima. Forse qualcuno…che dovrebbe occuparsi più della salute delle anime che dei corpi dovrebbe domandarglielo e non lo fa, e loro se ne servono quale sponsor e garante. Mio Dio!
    Tante povere persone sono talmente impaurite che piuttosto che usare la ragione e l’evidenza della ragione si attengono ai consigli stolti di chi va avanti …senza scrupoli, e quale sarà la loro collocazione post vita? Spero non sia la combustione eterna. Ma se minacciano addirittura ,mettendo in giro la voce che chi disobbedisce loro finirà nei containers, temo.. Dio ci aiuti. Lo farà, al di là di tutto.

  4. Io mi sono vaccinato, ho il green pass, non ho avuto nessun problema ne’ con il vaccino ne’ con certificato verde.vado dove voglio, faccio quello che voglio e ne’ mi infastidisco se mi chiedono il tanto odiato certificato! No, non mi creo mostri ideologici, ne’ sono incline all’opposizione a prescindere, ne’ amo le tane in cui, riconosciuti, si entra solo assembrati! Sono libero e contento di non rappresentare un pericolo per gli altri e fidarmi di chi e’ piu’ esperto di me!

  5. Sei proprio un bravo cittadino! Però, permettimi, non fai quello che vuoi; vai e fai quello che ti dicono. Se coincide con quello che vuoi, o che vuoi volere, tanto di guadagnato per te.

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