Il Covid e io – La soluzione dell’ingegnere

Ho deciso di narrare un po’ più dettagliatamente il mio approccio al problema Covid e annessi, pur sapendo che probabilmente farò arrabbiare qualcuno.

Quando il vaccino si è reso disponibile per la mia fascia di età, mi sono posto la domanda se dovevo vaccinarmi.
Essendo io ingegnere, ho affrontato il caso come tale. Scientificamente, con cifre reali. Ovvero: il vaccino serve? Quanto serve? E’ sicuro? Quanto è sicuro?
Volevo capire se i rischi di vaccinarsi superassero i rischi di ammalarsi, con annesse e connesse tutte le altre considerazioni.

Così – era inizio estate – sono andato alla ricerca di dati. Innanzi tutto, davvero serve a prevenire il Covid? Sì, è stata la risposta, anche se non del tutto; però è innegabile che, se non conferisce una immunità totale, almeno ne riduce i nefasti effetti.
La seconda domanda era: è sicuro? E qui cominciano i guai. Perché purtroppo ormai si è capito che ha pesanti effetti collaterali, in alcuni casi anche fatali; anche se i temuti effetti a medio e lungo termine dopo nove mesi per fortuna non sembrano ancora essersi manifestati e si può usare un cauto ottimismo.

Quando ho fatto la mia analisi ancora molto non si sapeva. Ho usato quello che avevo. Allora si presumeva che l’estate 2020 sarebbe stata come quella 2021; se il Covid era quasi sparito allora, figurarsi quest’anno con tutti i vaccinati in più. Io poi avevo davanti un’estate praticamente monastica, da orso eremitico, ove il virus me lo sarei potuto pigliare al massimo da un camoscio.

Così ho rispolverato le mie nozioni di ricerca operativa, ho bilanciato e assegnato un peso a tutti i dati in mio possesso, tenendo conto della mia fascia di età, della mia salute generale, della mia predisposizione alle malattie respiratorie, del mio programma di prevenzione ormai più che annuale, di alcuni altri fattori. Ho fatto il calcolo.
Il risultato era marginalmente favorevole ad una non vaccinazione; data l’incidenza su di esso della probabilità di contrarre il morbo, se i contagi fossero ripresi quel risultato si sarebbe rovesciato. Così ho deciso di attendere settembre per vaccinarmi, quando si sarebbero avuti molti più dati sull’effettiva efficacia, effetti avversi e così via. Se il Covid sparisce nel frattempo, mi sono detto, meglio; tanto, le probabilità di prendermelo nel frattempo sono pressoché nulle.

Quando si fanno questo genere di calcoli, si deve avere presente che si sa operando su probabilità. Le chances di vincere al gratta e vinci sono bassissime, ma ciò non impedisce alla gente di giocare e talvolta vincere lo stesso. C’è sempre poi la possibilità di avere trascurato qualche fattore, ad esempio l’estrema virulenza della variante Delta che allora era ancora sconosciuta; c’è poi la famosa legge di Murphy.

Mia figlia è andata in viaggio di maturità con i compagni in Grecia; al ritorno, mi ha portato un souvenir. Sì, il Covid.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 6 settembre 2021 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 19 commenti.

  1. Ottimo post! Anch’io ho fatto il covid…e il vaccino ho valutato di non farlo. Ovviamente sto più cautelato del “consigliato”, quindi il rischio è inferiore del rischio di vaccinarmi….
    Grazie

  2. Tralasciando le implicazioni morali del vaccino, facendo un bilancio rischio-beneficio ha fatto bene a non vaccinarsi. A dicembre ci ammalammo tutti in famiglia, eppure siamo ancora qua a raccontarlo. Studi fatti in Israele dimostrano poi che chi ha avuto la malattia è molto più protetto dei vaccinati, anche contro le varianti, pertanto non faremo nessun vaccino.

  3. Caro Berlicche, prima di tutto mi auguro che stiate affrontando la covid senza conseguenze eccessivamente gravi. Ti dico subito, che mi è molto piaciuto il tuo “approccio dell’ingegnere”: io utilizzo l “approccio del veterinario” (ma sono convinto che anche “quello del camionista” andrebbe bene) e sono giunto alle tue stesse conclusioni. A questo proposito, se posso permetterlo senza essere troppo indiscreto, mi chiedevo se, oltra ad affrontare la questione della prevenzione, l “approccio dell’ingegnere” avesse già valutato gli eventuali passi terapeutici in caso di malattia. Consapevole della delicatezza della domanda e di tutte le controversie a proposito, potrei chiederti come state affrontando la malattia? Non si tratta di una domanda d’interesse accademico, ho imparato un po’ a conoscerti e a stimare le tue …berliccate. Nessun problema se ti astieni a rispondere. Ancora auguri, senza dimenticare una preghiera, per invocare la protezione della Santa Vergine su di voi!

  4. Anche noi stesso ragionamento, anche se filosofi ed economisti.
    Abbiamo avuto il covid infettati da parenti anziani che anziché stare a casa se la spassavano (e poi gli untori sono i bambini… vabbè).
    Io e il figlio 7enne asintomatici, la 11enne negativa nonostante abbia trascorso più tempo con questi parenti, mio marito bruttissima influenza curato ‐ dopo tre giorni di telefonate insistenti col medico di base che continuava a dire “tachipirina e vigile attesa” – guarito con cortisone, eparina e azitromicina (più vitamina C e D che già prendevamo tutti).
    Il covid si cura!
    Sono guariti, seppur in ospedale, anche i parenti anziani con tante malattie.
    Non è vero che il vaccino è l unica soluzione.

    Auguri di pronta guarigione!

  5. Conosci la storia dell’ingegnere che aveva dichiarato che i calabroni, secondo i suoi calcoli, non erano abbastanza aerodinamici da volare?
    “Eppure il calabrone non lo sa e vola lo stesso” fu la sua conclusione provocatoria, una sorta di sfida alla scienza.

    In realtà la spiegazione a questa apparente incongruenza era più banale: i calcoli dell’ingegnere contenevano un errore.

    La valutazione del rischio che descrivi è proprio il metodo che viene usato per decidere a chi dare un vaccino (non solo quello del covid). La differenza è che a fare il calcolo sono un team di persone con molta esperienza in ambito di rischio biologico. Si lavora in team pluridisciplinari in modo che ognuno possa analizzare il problema da un punto di vista diverso e l’equazione che si ricava alla fine è quanto più completa possibile.

    La tua equazione chiaramente non teneva conto del tuo contesto familiare.

    Come diceva la mia prof di bioinformatica a noi biologi, avere un’infarinatura di conoscenze in un dato ambito non ci permette di risolvere problemi in quell’ambito, ma ci fa capire a chi possiamo chiedere aiuto.

    Ora ho una domanda: cosa avrebbe potuto fare lo stato (l’AIFA, la CDC, …) per convincerti a fidarti dei suoi calcoli?

    Auguri di pronta guarigione a tua figlia! E speriamo che non ti contagi 🤞

  6. che disdetta. era meglio se ti portava un nipotino!

    riguardati berli’.

  7. una preghiera per te c’è sempre da parte mia, ma ora saranno intensificate, intanto forse può interessarti questo:

    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34466270/

  8. @Berlicche: Spero di sbagliarmi, ma dalla descrizione dell’approccio analitico, pare tu non abbia tenuto conto delle esternalità della tua decisione. A parità di altri fattori, se mi vaccino, proteggo non solo me stesso, ma anche la società e in particolare chi non può vaccinarsi. Non con efficacia del 100%; ma in termini probabilistici, ogni nuovo vaccinato apporta un beneficio agli altri – vaccinati e no. E paradossalmente, il beneficio marginale generato da ogni nuovo vaccinato è maggiore per i non vaccinati che per i vaccinati.

    Altro punto da valutare: la protezione non è istantanea, soprattutto per i vaccini multidose. Quindi “aspettare dopo l’estate” comporta degli svantaggi che forse molti hanno sottovalutato.

    Inoltre: hai fatto la stessa analisi la scorsa volta che hai avuto un malessere di stagione, per decidere se tenerti i sintomi o prendere un’aspirina, una tachipirina o un ibuprofene? Questi farmaci causano in Europa decine di migliaia di reazioni avverse e centinaia di morti ogni anno,

    In ogni caso, auguri di pronta guarigione!

  9. Il “vaccino” in questione, secondo quanto riportato dall’AIFA, non protegge altre persone dal contagio. Tanto che è ben spiegato che l’obiettivo di tale farmaco è quello di ridurre i sintomi gravi della malattia, non il contagio (e la possibilità di contagiare altri).

  10. @Edoardo: le implicazioni morali del vaccino non sono banali.

    L’uso di cellule staminali (risalenti a un bambino ammazzato prima della nascita decenni fa) assomiglia ad accettare un trapianto di organo da un donatore adulto morto in un attentato. In assenza di qualsiasi nesso causale (il bambino non è stato abortito allo scopo di produrre il vaccino, l’attentatore non ha niente a che fare con il paziente o con il chirurgo) si tratta di trarre conseguenze buone da un atto malvagio già compiuto. Certo, sarebbe meglio se aborto e attentato non fossero avvenuti, o se si potesse ottenere lo stesso beneficio in altro modo.

    D’altra parte, proteggere il prossimo dal contagio facendo ricorso a tutti i mezzi ragionevoli è un obbligo morale. In base alle conoscenze attuali, e nella maggior parte dei casi (persone sane che non hanno una protezione equivalente essendo appena guarite dal Covid), la vaccinazione mi sembra più che ragionevole (il beneficio non è trascurabile e il rischio di reazioni avverse è minore di altri rischi che accettiamo senza pensarci) e quindi dovuta.

    Di sicuro esistono casi particolari in cui il beneficio da vaccino è minore della norma, o il rischio maggiore della norma. In questi casi, rimane l’obbligo morale di proteggere se stessi e gli altri, quindi accettando volentieri di prendere maggiori precauzioni rispetto a chi si è vaccinato – es. mascherine, disinfettante, minimizzazione dei contatti.

    Infine, c’è chi si rifiuta di vaccinarsi e di prendere precauzioni sfoggiando la propria superiorità morale rispetto ai “tiranni” che vorrebbero obbligarlo a prendersi cura del prossimo; approfittando allo stesso tempo della protezione indiretta ottenuta grazie ai sacrifici, ai disagi e ai rischi degli altri; e volutamente esagerando i rischi e disprezzando i benefici per giustificarsi. A queste persone, se si dicono cristiane, non posso che dedicare l’intera collezione di invettive evangeliche, iniziando da “sepolcri imbiancati”.

  11. @Edoardo: “Il “vaccino” in questione, secondo quanto riportato dall’AIFA, non protegge altre persone dal contagio” – qui occorre una precisazione.

    Certo, l’obiettivo più urgente del vaccino è di ridurre il numero di casi gravi e quindi evitare il collasso degli ospedali. Il vaccino non ha un’efficacia del 100%; quindi, sì, non impedisce con certezza che un vaccinato si contagi e (magari rimanendo asintomatico) contagi qualcun altro.

    Ma il vaccino *riduce questo rischio*. Magari di tanto, magari di poco; ma lo riduce. In alcuni casi, stroncando l’infezione sul nascere; in altri, diminuendo il numero di virus prodotti; in altri, accorciando la durata dell’infezione.

  12. E’ male informato: 1) praticamente tutti i vaccini covid sono stati prodotti utilizzando (in una o più fasi) cellule tratte da bambini abortiti appositamente allo scopo di produrre vaccini e medicinali. 2) I bambini abortiti sono ben più di uno (qualche centinaio), 3) la distanza temporale non allevia la colpa, tanto più che le linee cellulari sono rese “immortali” e quindi parti di quei bambini ammazzati sono ancore vive oggi.
    4) con l’assunzione del vaccino così prodotto, senza una forte presa di posizione e una richiesta di vaccini etici, si dà implicitamente il via libera alla produzione di altri farmaci analoghi

    Contrariamente a quanto sostiene lei, la questione non è equivalente all’uso di organi di un morto ammazzato, bensì è molto più simile (se non la stessa cosa) di un sacrificio umano di un innocente come offerta al dio di turno al fine di “salvare” la vita di altre persone.

    Infine, nota personale, come padre mi ripugna l’idea di salvare la mia (o altrui vita) sfruttando la morte di un bambino. La sua “morale” ed etica non mi convince affatto, anzi, suscita in me – perdoni franchezza e forza dei termini – disgusto.

    Si guardi questo: https://lanuovabq.it/it/vaccini-da-feti-abortiti-contro-letica-dellopportunita

  13. Rispondo brevemente alle obiezioni sollevate.
    Felis: “tu non abbia tenuto conto(…) se mi vaccino, proteggo non solo me stesso, ma anche la società e in particolare chi non può vaccinarsi”
    Sì, ci ho pensato. Era uno dei fattori. La scommessa principale era infatti sul non contagiarmi; se non mi contagio, non posso passare niente a nessuno. Poi sarebbe interessante sapere quanti sono questi che non possono vaccinarsi. E che probabilità hanno di entrare in contatto con me.
    Ci sono studi che dicono tutto e il contrario di tutto, ma sembrerebbe che i vaccinati che contraggono il virus hanno la stessa carica virale di tutti gli altri. Dato che poi l’efficacia del vaccino sembra decadere rapidamente, non conviene farlo quando le probabilità di contagio (dato o subito) sono basse. Infine, i dati provenienti dai paesi ad alto tasso vaccinale sembrerebbero suggerire che il numero di contagi sia indipendente dalla vaccinazione. In ogni caso sono numeri che stanno aggiornandosi ora; si capirà meglio nei prossimi mesi.
    Circa gli effetti avversi, spero tu sia consapevole che un medicinale con effetti letali e avversi simili a quelli riscontrati (e minimizzati) non potrebbe mai essere stato approvato in altri tempi. Il semplice sospetto di avere causato una morte può impedirne approvazione e commercializzazione. Se stiamo usando vaccini che causano per determinati casi la morte (ed è certo), è perché si è in legislazione d’emergenza – e temo per altri motivi. Se hai a cuore gli altri, come affermi, dovresti chiederti il minimizzare questi rischi a chi porti vantaggio. Non si muore di solo Covid.

    Edoardo: purtroppo viviamo in una società in cui le cose che possediamo sono spesso “pagate” con la fatica, la sofferenza e la morte degli altri. A partire dai minerali nel nostro telefonino, proseguendo per i nostri abiti e gadget made in China, proseguendo per i cosmetici e i vaccini. Non ce ne rendiamo conto. Conoscessimo il vero valore delle cose… non credo che ciò sia eliminabile. Si chiama peccato originale.
    Quei bambini non sono stati “abortiti appositamente”; con milioni di aborti all’anno, che bisogno ce ne sarebbe? Concentrarsi sul solo vaccino non ha senso. L’unica cosa che possiamo fare è cambiare, poco alla volta, la mentalità con cui si usa l’altro essere umano. Di cui anche noi siamo colpevoli.

  14. @Edoardo: Se trarre il bene possibile dalla tragica morte di un innocente – morte di cui Lei non ha colpa, anzi morte che Lei avrebbe fatto di tutto per evitare se solo fosse stato possibile – la disgusta, figuriamoci trarre la salvezza eterna dalla morte dell’innocente per eccellenza – morte di cui io e Lei ci rendiamo colpevoli con i nostri peccati.

    Le cellule staminali fetali (o meglio alcune di esse) possono riprodursi indefinitamente e trasformarsi in qualsiasi tipo di tessuto, ma non possono dare origine di per sé a una nuova persona. Questo è possibile solo alle primissime divisioni dell’uovo fecondato (dando origine a gemelli monozigoti); oppure, nella clonazione animale, “trapiantandone” il nucleo in una cellula uovo. La persona abortita, purtroppo, è morta.

    Quanto alla Bussola, la seguivo regolarmente quando difendeva la vita (per esempio hanno fatto un ottimo lavoro informandoci sulle vicende di Charlie Gard e Alfie Evans) e la verità. Purtroppo negli scorsi mesi mi sembra si sia molto “smagnetizzata” da influenze no vax – spero si riprenda presto.

  15. @Berlicche: grazie del chiarimento, avevo frainteso.

    Quanto all’approvazione “troppo rapida” del vaccino, premetto che – come parte della mia esperienza professionale – mi occupo anche di gestione del rischio. Non sono al corrente di tutti i dettagli e di tutti gli studi fatti su rischi ed efficacia dei vaccini, ma – professionalmente parlando – non ho motivi di ritenere questa approvazione particolarmente inquietante, considerata la situazione; non più di tante altre.

    Purtroppo esiste un meccanismo psicologico che ci spinge a fare scelte irrazionali quando siamo di fronte a un rischio. Siamo portati per natura a dare più peso alle conseguenze delle nostre azioni, rispetto alle conseguenze delle nostre inazioni; e a dare più peso ai casi rari che ai casi comuni.

    Quindi, per esempio, la gente fuma, mangia troppo e male, non fa esercizio fisico, prende un ibuprofene al primo mal di testa, o supera i limiti di velocità in automobile senza darsi tanto pensiero – mentre si preoccupa molto di più di fronte a un viaggio in aereo o a una vaccinazione, sebbene siano statisticamente molto più sicuri.

    Questo, per chiarezza, non significa approvazione incondizionata di tutto quello che dice il ministro o la casa farmaceutica di turno.

    Infine, quanto alla durata dell’efficacia del vaccino, la mia sezione AVIS collabora a uno studio medico che serve proprio a valutarla. Se siete donatori di sangue, informatevi.

  16. Forza e coraggio Berlicche.

  17. Vaccinarsi non è un atto di solidarietà, e pensare di farlo per preservare gli altri dal contagio è insensato.
    Infatti:
    1 – Che i vaccini attualmente disponibili non preservino dall’infezione è dichiarato dagli stessi produttori.
    2 – Che i vaccinati infettati abbiano una carica virale più bassa è falso perché tuttora indimostrato.

    L’ultima dichiarazione in merito l’ha fatta il 21 Luglio 2021 il prof Francesco Vitale, epidemiologo di UniPa e componente del Cts dell’ISS:
    «In base alle mie conoscenze non ci sono dati scientifici a dimostrazione del fatto che il soggetto vaccinato e poi infettato abbia una carica virale tanto bassa da non potere a sua volta trasmettere ad altri»

  18. Tonis, nessuno dice che il vaccino protegga al 100% dall’infezione o dall’infettare altri se si viene contagiati. Ma esiste tutto un continuo di livelli di protezione tra il 100% del vaccino ideale e lo 0% di chi non si vaccina.

    Chi si vaccina protegge se stesso e gli altri in almeno tre modi:
    – E’ possibile, anche se non certo, che se viene a contatto con il virus stronchi l’infezione sul nascere
    – E’ possibile, anche se non certo, che una volta contagiato abbia una carica virale minore per una durata più breve – quindi diminuendo il numero atteso di persone da lui contagiate
    – E’ possibile, anche se non certo, che se si ammala non abbia bisogno di ricovero, e quindi lasci disponibili ad altri (magari malati di Covid, magari di un più “banale” infarto) le risorse limitate dei nostri ospedali.

    Anche se la riduzione del tasso di contagio offerta dal vaccino fosse relativamente bassa, data la diffusione del contagio, vaccinarsi vuol dire comunque tanti morti in meno e tanta sofferenza in meno. Vaccinarsi è responsabile, non è insensato; insensato è non fare niente finchè non sarà disponibile una soluzione perfetta.

  19. Felis, purtroppo ho appena visto gli ultimi dati americani sui contagi Covid. Per tutte le fasce d’età, a parte la prima e l’ultima, il tasso di contagi dei pienamente vaccinati sui non vaccinati è superiore, in alcuni casi nettamente. Sembrerebbe che addirittura il vaccino renda più vulnerabili, a meno che ciò non sia dovuto alla diversa percezione del pericolo e quindi all’incidenza di comportamenti a rischio. Sulla carica virale, gli studi vanno dal 40% al 100% – non riesco a dire quale sia il valore più attendibile. Quindi il punto 1 e 2 che dici non parrebbero così validi, almeno a guardare questi dati. Resta il terzo; ma abbiamo visto che sotto i 40 anni il tasso di ricovero è pressoché nullo. Quindi, come avevo detto fin dall’inizio, il vaccino sembra utile almeno in parte per le fasce d’età più vulnerabili, ma per le altre no.
    Spero che questa si veda: https://twitter.com/Peston/status/1436678258196688900/photo/1

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